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	<title>tabù Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<title>tabù Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Lovegiving. Il diritto alla sessualità</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jun 2018 07:44:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Alessandra Montesanto Associazione per i Diritti umani ha intervistato per voi Maximiliano Ulivieri, personal life e love coacher. Project manager per la difesa dei diritti delle persone con disabilità, scrittore, attore. Ci&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">A cura di Alessandra Montesanto</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/maxincarrozzinabuona-klse-u1090961806339dxc-1024x576-lastampa-it-638x425-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10913" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/maxincarrozzinabuona-klse-u1090961806339dxc-1024x576-lastampa-it-638x425-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="638" height="425" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/maxincarrozzinabuona-klse-u1090961806339dxc-1024x576-lastampa-it-638x425-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 638w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/maxincarrozzinabuona-klse-u1090961806339dxc-1024x576-lastampa-it-638x425-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 638px) 100vw, 638px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong> </em>ha intervistato per voi Maximiliano Ulivieri, personal life e love coacher. Project manager per la difesa dei diritti delle persone con disabilità, scrittore, attore. Ci parlerà del lovegiving e della battaglia per la garantire l&#8217;amore erotico alle persone con disabilità.</p>
<p align="JUSTIFY">Ringraziamo moltissimo Maximiliano Ulivieri per la sua disponibilità.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/maxincarrozzinabuona-klse-u1090961806339dxc-1024x576-lastampa-it-638x425.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10900" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/maxincarrozzinabuona-klse-u1090961806339dxc-1024x576-lastampa-it-638x425.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="638" height="425" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/maxincarrozzinabuona-klse-u1090961806339dxc-1024x576-lastampa-it-638x425.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 638w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/maxincarrozzinabuona-klse-u1090961806339dxc-1024x576-lastampa-it-638x425-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 638px) 100vw, 638px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><i>Il diritto alla sessualità è un diritto universale, ma vuole specificare perché bisogna parlare dello stesso diritto per le persone con una disabilità fisica o psichica?</i></p>
<p align="JUSTIFY">Cominciamo a definire bene cosa significa avere diritto alla sessualità. Nel 1999 ad Hong Kong dall’Assemblea Generale della WAS, riaffermata in seguito nel documento <i>WAS Declaration: Sexual Health for the Millennium, </i>pubblicato nel 2008, in cui veniva descritto lo stato dell’arte della sessualità nel mondo e delineate le proposte tecniche per riconoscere, promuovere, garantire e proteggere i diritti sessuali per tutti. Venivano dunque illustrati 11 differenti diritti sessuali, noti come<i>“diritti universali umani basati sulla libertà, dignità ed uguaglianza di tutti gli esseri umani”</i>.</p>
<p align="JUSTIFY">La WAS ribadiva inoltre che <i>“come la salute è un diritto umano fondamentale, così la salute sessuale deve essere un diritto umano basilare. I seguenti diritti sessuali devono essere riconosciuti, promossi, rispettati e difesi da tutte le società attraverso tutti i mezzi, con l’obiettivo di fare in modo che tutti gli esseri umani e le società sviluppino una sessualità salutare. La salute sessuale è il risultato di un ambiente che riconosce, rispetta ed esercita questi diritti sessuali”</i>.</p>
<p align="JUSTIFY">Chiaro? Per me sì, ma non per tutti. Le persone più “semplici” intellettualmente, tanto per usare un termine delicato e non offensivo, nel pensare al diritto alla sessualità commentano dicendo “ok, allora tutti hanno diritto al sesso a prescindere dalla propria condizione e dunque portatemi colui o colei con cui poterlo fare”. Non è questo il senso. Diritto alla sessualità vuol dire che lo Stato si attiva ad abbattere tutte quelle barriere, fisiche o culturali, che non ti permettono di poter accedere liberamente a tale diritto. Cosa vuol dire nello specifico. Ad esempio, partendo dalle barriere culturali, si può cercare di evitare stereotipi di bellezza diffondendo la diversificazione dei corpi, magari attraverso i media. Abituare l’occhio alla diversità. Chiaramente questo non riguarda solo le disabilità. Tutti colori che si differenziano dallo stereotipo di bellezza. Vale per chi è “troppo” grasso o “troppo” magro. O “troppo” alto o “troppo” basso. Oppure con deturpazioni estetiche dovute a traumi o sindromi come la Tratcher-Collins o la Neurofibromatosi 1. Ecco, allora, che per difendere il diritto alla sessualità si devono abbattere certi stereotipi così da rendere attraente qualsiasi corpo. Oppure abbattere le barriere fisiche. Ogni persona deve poter frequentare quei luoghi dove ci si può conoscere, così da poter avere più possibilità di trovare la persona giusta. Entrare nei locali. Potersi muovere liberamente con i mezzi. Mettere tutti nelle condizioni di poter comunicare. La comunicazione è fondamentale nella ricerca di un partner. Ci sono situazioni che rendono complessa questa possibilità. In questi casi, lo Stato può aiutare con la tecnologia.</p>
<p align="JUSTIFY">Abbiamo compreso, allora, cosa voglia dire “diritto alla sessualità”? Abbattere tutte quelle barriere che ostacolano la libertà di poter accedere a questo diritto. Ci sono altri ostacoli oltre a quelli descritti? Sì, quelli dovuti a gravi condizioni di disabilità. Non stiamo parlando solo di sesso con un’altra persona ma anche della possibilità di scoprire il proprio corpo. Questa scoperta per molti è preclusa da disabilità gravi oppure ostacolata o ignorata da genitori con mentalità molto chiusa o iperprotettiva.</p>
<p align="JUSTIFY">Detto questo, vi chiederete: perché si deve parlare dello stesso diritto per le persone con disabilità? La risposta è già nella domanda: persone. Una persona con disabilità è una persona. Per cui ha desideri come tutte le persone.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>Lei è il fondatore del comitato LOVE GIVER: quando è nato e come funziona la sua attività?</i></p>
<p align="JUSTIFY">Il Comitato LoveGiver è nato nel 2013. Il Comitato è una ONLUS. Il Comitato è formato da psicologi, sessuologi, medici, educatori e attivisti. Il Comitato si occupa dell’assistenza alla sessualità a persone con disabilità. Questa figura rappresenta un concetto che racchiude allo stesso tempo “rispetto” e “educazione”, che solo per un paese civile può rappresentare la massima espressione del “diritto alla salute e al benessere psicofisico e sessuale”.</p>
<p align="JUSTIFY">Per questo motivo parlare semplicemente di Assistenza Sessuale può risultare estremamente riduttivo. Qualificarne il concetto più complesso attraverso la definizione “Assistenza all’emotività, all’affettività, alla corporeità e alla sessualità”, permette di comprendere meglio tutte quelle sfumature in essa contenute.</p>
<p align="JUSTIFY">L’assistenza all’emotività, all’affettività, alla corporeità e alla sessualità si caratterizza con la libertà di scelta da parte degli esseri umani di vivere e condividere la propria esperienza erotico-sessuale a prescindere dalle difficoltà riscontrate nell’esperienza di vita.</p>
<p align="JUSTIFY">L’assistente sessuale è un operatore professionale (<b>uomo o donna</b>) con orientamento <b>bisessuale, eterosessuale o omosessuale</b> che deve avere delle caratteristiche psicofisiche e sessuali “sane” (è bene ribadire l’importanza di una <b>selezione accurata degli aspiranti assistenti sessuali</b>).</p>
<p align="JUSTIFY">Attraverso la sua professionalità supporta le persone con disabilità a sperimentare l’erotismo e la sessualità. Questo operatore, formato da un punto di vista teorico e psicocorporeo sui temi della sessualità, permette di aiutare le persone con disabilità fisico-motoria e/o psichico/cognitiva a <b>vivere un’esperienza erotica, sensuale e/o sessuale</b>. Gli incontri, infatti, si orientano in un continuum che va dal semplice massaggio o contatto fisico, al corpo a corpo, sperimentando il contatto e l’esperienza sensoriale, dando suggerimenti fondamentali sull’attività autoerotica, fino a stimolare e a fare sperimentare il piacere sessuale dell’esperienza orgasmica.</p>
<p align="JUSTIFY">L’operatore definito del “benessere sessuale” ha dunque <b>una preparazione adeguata e qualificante</b> e <b>non concentrerà</b> esclusivamente l’attenzione sul semplice processo “meccanico” sessualità. Promuoverà attentamente <b>anche l’educazione sessuo-affettiva</b>, indirizzando al meglio le “energie” intrappolate all’interno del corpo della persona con disabilità.</p>
<p align="JUSTIFY">Uno degli obiettivi è abbattere lo stereotipo (ancora pervasivo) che vede le persone con difficoltà e disabilità assimilate alla “asessualità” o comunque ritenute non idonee a vivere e sperimentare la sessualità. E’ importante, in questo senso, riuscire a superare l’idea di “angeli asessuati”.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>In Italia è ancora un tabù parlare di questo tema? E nel resto di Europa?</i></p>
<p align="JUSTIFY">In Italia è un tabù parlare di sessualità in generale. Non solo per le persone con disabilità. Basta ricordare che non c’è neanche un’educazione sessuale nelle scuole. Le motivazioni sono varie, certamente culturali, probabilmente anche religiose. In realtà nel “sotterraneo” la sessualità viene vissuta in svariati modi: locali di scambisti, BDSM, sesso estremo e molti altri. In superfice però tutto tace. Ci vergogniamo pure di parlare di masturbazione. Non sappiamo neanche scherzare con la sessualità, giocare. Ogni volta che si nomina il sesso si diventa terribilmente seri. Ci dimentichiamo che il sesso è l’energia più potente che ci è stata data e viverla ci può dare la spinta a gioire della vita. In Europa certamente la situazione è migliore. Non in tutti i Paesi ma certamente in molti.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>Come dovrebbero agire le istituzioni?</i></p>
<p align="JUSTIFY">Le istituzioni devono aumentare la capacità di percepire i bisogni inespressi. Non si devono mettere solo in modalità passiva, attendendo le istanze a gran voce ma ricordarsi che nella vita di una persona ci sono molti aspetti, non solo alcuni e spesso quelli più taciuti sono i più importanti.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>Può riassumerci la sua proposta di legge da lei presentata? E a che punto è il suo iter?</i></p>
<p align="JUSTIFY">“In Italia lo scoglio delle barriere architettoniche e sociali continua a negare la piena cittadinanza e lo sviluppo individuale di migliaia di cittadini che convivono con una forma di disabilità. Accessibilità e parità di trattamento è la chiave per un’azione massiccia di interventi che garantiscano​ il pieno inserimento delle persone con disabilità. Così sia, ma senza perbenismi e riserve sessuofobiche: nella giornata di oggi rilancio la mia proposta di regolamentazione della figura di assistente sessuale per le persone con disabilità che dal settembre 2014 giace in Commissione sanità al Senato”. Così ha parlato il senatore del Partito Democratico, Sergio Lo Giudice, in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità.</p>
<p align="JUSTIFY">Il ddl 1442, steso con il mio contributo, quello di Fabrizio Quattrini (membro del Comitato, psicologo, sessuologo e psicoterapista) e del Senatore Sergio Lo Giudice, introdurrebbe, come in altri paesi europei, una figura professionale che, dopo aver seguito un attento percorso di formazione, accompagnerebbe le persone con disabilità fisica, intellettiva o mentale verso la scoperta del proprio corpo e della sfera affettiva e sessuale. È una proposta di civiltà per il diritto alla salute – afferma Lo Giudice – che col raggiungimento di una condizione di benessere psicofisico, emotivo e sessuale permetterebbe a molte e a molti di uscire dall’emarginazione affettiva e relazionale”.</p>
<p align="JUSTIFY">Il ddl 1442 “Disposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità” è stato sottoscritto anche dalle senatrici e dai senatori Cirinnà, D’Adda, Guerra, Ichino, Manconi, Maran, Mastrangeli, Mattesini, Pezzopane, Puppato, Ricchiuti, Sonego, Spilabotte, Valentini, Bencini e Maurizio Romani. Gli assistenti sessuali sono presenti in Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Svizzera e Austria.</p>
<p align="JUSTIFY">Purtroppo, il ddl non è mai stato calendarizzato, quindi discusso. Chiaramente con il nuovo governo ci vuole qualcuno che lo ripresenti. Una legge nazionale però non è l’unica via. Ci può essere anche una regione a voler sperimentare con una legge regionale tale figura.</p>
<p align="JUSTIFY">Concludo dicendo che il Comitato “LoveGiver” ha comunque realizzato il primo corso a settembre 2017 formando 17 persone, uomini e donne e di qualunque orientamento sessuale. Gli operatori formati sono pronti ad intraprendere la professione.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>Il diritto alla sessualità è un diritto universale, ma vuole specificare perché bisogna parlare dello stesso diritto per le persone con una disabilità fisica o psichica?</i></p>
<p align="JUSTIFY">Cominciamo a definire bene cosa significa avere diritto alla sessualità. Nel 1999 ad Hong Kong dall’Assemblea Generale della WAS, riaffermata in seguito nel documento <i>WAS Declaration: Sexual Health for the Millennium, </i>pubblicato nel 2008, in cui veniva descritto lo stato dell’arte della sessualità nel mondo e delineate le proposte tecniche per riconoscere, promuovere, garantire e proteggere i diritti sessuali per tutti. Venivano dunque illustrati 11 differenti diritti sessuali, noti come<i>“diritti universali umani basati sulla libertà, dignità ed uguaglianza di tutti gli esseri umani”</i>.</p>
<p align="JUSTIFY">La WAS ribadiva inoltre che <i>“come la salute è un diritto umano fondamentale, così la salute sessuale deve essere un diritto umano basilare. I seguenti diritti sessuali devono essere riconosciuti, promossi, rispettati e difesi da tutte le società attraverso tutti i mezzi, con l’obiettivo di fare in modo che tutti gli esseri umani e le società sviluppino una sessualità salutare. La salute sessuale è il risultato di un ambiente che riconosce, rispetta ed esercita questi diritti sessuali”</i>.</p>
<p align="JUSTIFY">Chiaro? Per me sì, ma non per tutti. Le persone più “semplici” intellettualmente, tanto per usare un termine delicato e non offensivo, nel pensare al diritto alla sessualità commentano dicendo “ok, allora tutti hanno diritto al sesso a prescindere dalla propria condizione e dunque portatemi colui o colei con cui poterlo fare”. Non è questo il senso. Diritto alla sessualità vuol dire che lo Stato si attiva ad abbattere tutte quelle barriere, fisiche o culturali, che non ti permettono di poter accedere liberamente a tale diritto. Cosa vuol dire nello specifico. Ad esempio, partendo dalle barriere culturali, si può cercare di evitare stereotipi di bellezza diffondendo la diversificazione dei corpi, magari attraverso i media. Abituare l’occhio alla diversità. Chiaramente questo non riguarda solo le disabilità. Tutti colori che si differenziano dallo stereotipo di bellezza. Vale per chi è “troppo” grasso o “troppo” magro. O “troppo” alto o “troppo” basso. Oppure con deturpazioni estetiche dovute a traumi o sindromi come la Tratcher-Collins o la Neurofibromatosi 1. Ecco, allora, che per difendere il diritto alla sessualità si devono abbattere certi stereotipi così da rendere attraente qualsiasi corpo. Oppure abbattere le barriere fisiche. Ogni persona deve poter frequentare quei luoghi dove ci si può conoscere, così da poter avere più possibilità di trovare la persona giusta. Entrare nei locali. Potersi muovere liberamente con i mezzi. Mettere tutti nelle condizioni di poter comunicare. La comunicazione è fondamentale nella ricerca di un partner. Ci sono situazioni che rendono complessa questa possibilità. In questi casi, lo Stato può aiutare con la tecnologia.</p>
<p align="JUSTIFY">Abbiamo compreso, allora, cosa voglia dire “diritto alla sessualità”? Abbattere tutte quelle barriere che ostacolano la libertà di poter accedere a questo diritto. Ci sono altri ostacoli oltre a quelli descritti? Sì, quelli dovuti a gravi condizioni di disabilità. Non stiamo parlando solo di sesso con un’altra persona ma anche della possibilità di scoprire il proprio corpo. Questa scoperta per molti è preclusa da disabilità gravi oppure ostacolata o ignorata da genitori con mentalità molto chiusa o iperprotettiva.</p>
<p align="JUSTIFY">Detto questo, vi chiederete: perché si deve parlare dello stesso diritto per le persone con disabilità? La risposta è già nella domanda: persone. Una persona con disabilità è una persona. Per cui ha desideri come tutte le persone.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>Lei è il fondatore del comitato LOVE GIVER: quando è nato e come funziona la sua attività?</i></p>
<p align="JUSTIFY">Il Comitato LoveGiver è nato nel 2013. Il Comitato è una ONLUS. Il Comitato è formato da psicologi, sessuologi, medici, educatori e attivisti. Il Comitato si occupa dell’assistenza alla sessualità a persone con disabilità. Questa figura rappresenta un concetto che racchiude allo stesso tempo “rispetto” e “educazione”, che solo per un paese civile può rappresentare la massima espressione del “diritto alla salute e al benessere psicofisico e sessuale”.</p>
<p align="JUSTIFY">Per questo motivo parlare semplicemente di Assistenza Sessuale può risultare estremamente riduttivo. Qualificarne il concetto più complesso attraverso la definizione “Assistenza all’emotività, all’affettività, alla corporeità e alla sessualità”, permette di comprendere meglio tutte quelle sfumature in essa contenute.</p>
<p align="JUSTIFY">L’assistenza all’emotività, all’affettività, alla corporeità e alla sessualità si caratterizza con la libertà di scelta da parte degli esseri umani di vivere e condividere la propria esperienza erotico-sessuale a prescindere dalle difficoltà riscontrate nell’esperienza di vita.</p>
<p align="JUSTIFY">L’assistente sessuale è un operatore professionale (<b>uomo o donna</b>) con orientamento <b>bisessuale, eterosessuale o omosessuale</b> che deve avere delle caratteristiche psicofisiche e sessuali “sane” (è bene ribadire l’importanza di una <b>selezione accurata degli aspiranti assistenti sessuali</b>).</p>
<p align="JUSTIFY">Attraverso la sua professionalità supporta le persone con disabilità a sperimentare l’erotismo e la sessualità. Questo operatore, formato da un punto di vista teorico e psicocorporeo sui temi della sessualità, permette di aiutare le persone con disabilità fisico-motoria e/o psichico/cognitiva a <b>vivere un’esperienza erotica, sensuale e/o sessuale</b>. Gli incontri, infatti, si orientano in un continuum che va dal semplice massaggio o contatto fisico, al corpo a corpo, sperimentando il contatto e l’esperienza sensoriale, dando suggerimenti fondamentali sull’attività autoerotica, fino a stimolare e a fare sperimentare il piacere sessuale dell’esperienza orgasmica.</p>
<p align="JUSTIFY">L’operatore definito del “benessere sessuale” ha dunque <b>una preparazione adeguata e qualificante</b> e <b>non concentrerà</b> esclusivamente l’attenzione sul semplice processo “meccanico” sessualità. Promuoverà attentamente <b>anche l’educazione sessuo-affettiva</b>, indirizzando al meglio le “energie” intrappolate all’interno del corpo della persona con disabilità.</p>
<p align="JUSTIFY">Uno degli obiettivi è abbattere lo stereotipo (ancora pervasivo) che vede le persone con difficoltà e disabilità assimilate alla “asessualità” o comunque ritenute non idonee a vivere e sperimentare la sessualità. E’ importante, in questo senso, riuscire a superare l’idea di “angeli asessuati”.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>In Italia è ancora un tabù parlare di questo tema? E nel resto di Europa?</i></p>
<p align="JUSTIFY">In Italia è un tabù parlare di sessualità in generale. Non solo per le persone con disabilità. Basta ricordare che non c’è neanche un’educazione sessuale nelle scuole. Le motivazioni sono varie, certamente culturali, probabilmente anche religiose. In realtà nel “sotterraneo” la sessualità viene vissuta in svariati modi: locali di scambisti, BDSM, sesso estremo e molti altri. In superfice però tutto tace. Ci vergogniamo pure di parlare di masturbazione. Non sappiamo neanche scherzare con la sessualità, giocare. Ogni volta che si nomina il sesso si diventa terribilmente seri. Ci dimentichiamo che il sesso è l’energia più potente che ci è stata data e viverla ci può dare la spinta a gioire della vita. In Europa certamente la situazione è migliore. Non in tutti i Paesi ma certamente in molti.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>Come dovrebbero agire le istituzioni?</i></p>
<p align="JUSTIFY">Le istituzioni devono aumentare la capacità di percepire i bisogni inespressi. Non si devono mettere solo in modalità passiva, attendendo le istanze a gran voce ma ricordarsi che nella vita di una persona ci sono molti aspetti, non solo alcuni e spesso quelli più taciuti sono i più importanti.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>Può riassumerci la sua proposta di legge da lei presentata? E a che punto è il suo iter?</i></p>
<p align="JUSTIFY">“In Italia lo scoglio delle barriere architettoniche e sociali continua a negare la piena cittadinanza e lo sviluppo individuale di migliaia di cittadini che convivono con una forma di disabilità. Accessibilità e parità di trattamento è la chiave per un’azione massiccia di interventi che garantiscano​ il pieno inserimento delle persone con disabilità. Così sia, ma senza perbenismi e riserve sessuofobiche: nella giornata di oggi rilancio la mia proposta di regolamentazione della figura di assistente sessuale per le persone con disabilità che dal settembre 2014 giace in Commissione sanità al Senato”. Così ha parlato il senatore del Partito Democratico, Sergio Lo Giudice, in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità.</p>
<p align="JUSTIFY">Il ddl 1442, steso con il mio contributo, quello di Fabrizio Quattrini (membro del Comitato, psicologo, sessuologo e psicoterapista) e del Senatore Sergio Lo Giudice, introdurrebbe, come in altri paesi europei, una figura professionale che, dopo aver seguito un attento percorso di formazione, accompagnerebbe le persone con disabilità fisica, intellettiva o mentale verso la scoperta del proprio corpo e della sfera affettiva e sessuale. È una proposta di civiltà per il diritto alla salute – afferma Lo Giudice – che col raggiungimento di una condizione di benessere psicofisico, emotivo e sessuale permetterebbe a molte e a molti di uscire dall’emarginazione affettiva e relazionale”.</p>
<p align="JUSTIFY">Il ddl 1442 “Disposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità” è stato sottoscritto anche dalle senatrici e dai senatori Cirinnà, D’Adda, Guerra, Ichino, Manconi, Maran, Mastrangeli, Mattesini, Pezzopane, Puppato, Ricchiuti, Sonego, Spilabotte, Valentini, Bencini e Maurizio Romani. Gli assistenti sessuali sono presenti in Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Svizzera e Austria.</p>
<p align="JUSTIFY">Purtroppo, il ddl non è mai stato calendarizzato, quindi discusso. Chiaramente con il nuovo governo ci vuole qualcuno che lo ripresenti. Una legge nazionale però non è l’unica via. Ci può essere anche una regione a voler sperimentare con una legge regionale tale figura.</p>
<p align="JUSTIFY">Concludo dicendo che il Comitato “LoveGiver” ha comunque realizzato il primo corso a settembre 2017 formando 17 persone, uomini e donne e di qualunque orientamento sessuale. Gli operatori formati sono pronti ad intraprendere la professione.</p>
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		<title>Campagna Internazionale per sensibilizzare sulle mutilazioni genitali femminili (MGF)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jun 2016 10:53:21 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-356.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6103" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6103" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-356.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (356)" width="540" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-356.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 540w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-356-300x279.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 540px) 100vw, 540px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><em>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</em> aderisce alla seguente campagna:</p>
<p align="JUSTIFY">Ai Media</p>
<p align="JUSTIFY">Tv/Web/Giornali/Radio</p>
<p align="JUSTIFY">Siamo un gruppo di attivisti impegnati in una campagna globale per promuovere consapevolezza e sensibilizzare sul tema delle Mutilazioni Genitali Femminili (MGF).</p>
<p align="JUSTIFY">Secondo i recenti dati dell’Unicef sarebbero 200 milioni le donne che portano i segni delle MGF e si stima siano circa 86 milioni le ragazze a riscio di essere mutilate nei prossimi 10/15 anni.</p>
<p align="JUSTIFY">Desideriamo richiamare l’attenzione dei media nazionale e internazionali affinché ci aiutino a costruire un dialogo pubblico sulle MGF.</p>
<p align="JUSTIFY">Da sempre i media nazionali e internazionali non danno sufficiente spazio al tema delle MGF e della Violenza di Genere, limitando le notizie quando qualcosa di grave accade. Abbiamo bisogno di media che adottino un aproccio alla tematica più inclusivo e non pregiudizievole in modo da facilitare la partecipazione dei lettori e aiutare coloro che provengono da culture dove si praticano le MGF a costruire un dialogo, spezzando il tabù che rende difficile la comunicazione. Ogni articolo che appare sui media potrebbe aiutare molte giovani a rischio a domandarsi criticamente sulla validità di questa pratica. Informare famiglie e giovani è essenziale così come lo è informare i leader religiosi e politici che sostengono le MGF a vario titolo. Non possiamo pensare ad un mondo senza MGF senza l’aiuto dei media.</p>
<p align="JUSTIFY">In quanto attivisti, stiamo pianificando un approccio inclusivo ed eterogeneo perché questa pratica venga abbandonata. Ciascun gruppo di attivisti si impegnerà a livello nazionale utilizzando le strategie più efficaci in base al proprio contesto socio culturale.</p>
<p align="JUSTIFY">Desideriamo chiamare i giovani a partecipare a questa campagna coinvolgendoli della realizzazione di poster, film, saggi, poesie;</p>
<p align="JUSTIFY">Desideriamo fare formazione per famiglie e comunità, professionisti (giornalisti, medici, infermieri, artisti);</p>
<p align="JUSTIFY">Desideriamo indirizzare un appello ai leader religiosi e politici delle varie comunità praticanti chiedendo di siglare pubblicamente la messa al bando delle MGF nelle loro comunità e paesi.</p>
<p align="JUSTIFY">Per fare tutto questo abbiamo bisogno che i Media sostengano il nostro impegno offrendo spazi informativi inclusivi e critici sull’argomento.</p>
<p align="JUSTIFY">Con l’aiuto dei media, alcuni attivisti sono riusciti a fare la differenza in India, dove la comunità musulmana dei Dawoodi Bohra pratica le MGF. I Bohra nella diaspora, compresi i leader religiosi, si sono impegnati a mettere al bando le MGF nella loro comunità e i media hanno giocato un ruolo determinante nel diffondere la notizia attraverso i continenti, ottenendo sempre più consenso tra le autorità clericali Bohra di vari paesi.</p>
<p align="JUSTIFY">Tutti dobbiamo essere consapevoli che le MGF sono un tabù dentro e fuori le comunità che le praticano. Coloro che le sostengono credono che si tratti del loro patrimonio culturale da preservare e trasmettere, altri ritengono sia un precetto della religione, altri pensano che sia un rito di passaggio indispensabile perché una bambina diventi donna, l’unico modo per acquistare uno status sociale che abbia valore. È comune l’idea che una donna mutilata sia una donna pura e una moglie fedele. Tutte idee e convenzioni partorite in seno a società patriarcali che controllano e limitano la libertà delle donne.</p>
<p align="JUSTIFY">Secondo le legislazioni internazionali le MGF sono considerate un abuso su minore per una serie di ragioni: sono fatte senza l’autorizzazione della bambina, non hanno alcun beneficio alla salute della stessa, la privano della propria integrità condannandola ad una esistenza di pene fisiche e psicologiche e spesso alla morte.</p>
<p align="JUSTIFY">Diversi paesi hanno una legge che mette al bando le MGF, nonostante ciò crediamo che la legge non sia sufficiente a scalfire una pratica cosi radicata nelle diverse comunità che la praticano. Le MGF sono una forma di violenza e in quanto tale il prodotto di una cultura, per questo abbiamo bisogno di un cambiamento culturale che nasca dall’interno di ogni comunità che sostiene la pratica.</p>
<p align="JUSTIFY">Le culture cambiano, è sempre accaduto nel breve o lungo termine. Le persone fanno le culture non viceversa. Pratiche crudeli e arcaiche sono state sradicate da diverse culture nel corso della storia umana. Questo ha coinvolto forze esterne e interne, norme e leggi ma più di tutto la formazione. Nella specifica circostanza, i Media potrebbero avere un ruolo importante condividendo storie positive e iniziative promosse dalle singole persone che nascono dal basso e non solo quelle delle grande agenzie internazionali.</p>
<p align="JUSTIFY">Media nazionali e internazionali dovrebbero tenere conto della rappresentazione. Ogni persona, in ogni società (nei paesi di origine e nella diaspora) ha il diritto di vedere la propria storia rappresentata, di potersi identificare. Dovremmo poter leggere storie che riflettono la nostra esperienza nella stessa misura in cui dovremmo aprirci ad altrui esperienze. Le società mondiali sono circolari, le persone si muovono costantemente costruendo relazioni, il volto delle nostre società è stratiforme ed eterogeneo, nessuno dovrebbe restarne escluso o mal rappresentato. La molteplicità dovrebbe essere la lente attraverso cui immaginare la nostra realtà.</p>
<p align="JUSTIFY">Chiediamo ai media di dare voce a chi non ce l’ha e condividere le storie di chi è direttamente o indirettamente coinvolto con l’esperienza delle MGF, quindi non solo donne ma anche uomini. Aprendo un dialogo pubblico sull’argomento, sarà possibile promuovere maggiore consapevolezza e invitare i lettori a empatizzare con la tematica. Crediamo che anche attraverso i media sia possibile sollecitare l’interesse delle forze politiche a prendere provvedimenti per mettere al bando, dove non si sia già fatto, le MGF educando e emancipando le future generazioni a rifiutare la pratica in quanto viola i diritti fondamentali del bambino e della donna.</p>
<p lang="en-US"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Firmato</span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tasleem – India (Attivista)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tesfaye Maleku – Ethiopia (attivista)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Valentina Mmaka – Kenya/South Africa (artista-attivista)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">John Wafula – Kenya  (attivista)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Mamboleo – Kenya (artista-attivista)</span></span></span></p>
<p lang="en-US"><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Diana Kendi – Kenya (media)</span></span></span></p>
<p lang="en-US"><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Jane Gatwiri – Kenya (media)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Christina Keller Hufnagel – Germany (attivista)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Kameel Ahmady – Iran (attivista ricercatore)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Francis Baraka – Kenya (artista &#8211; attivista)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Rena Herdiyani – Indonesia (activist)gua – Kenya (attivista)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Mariya Taher/USA (ricercatore attivista)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">Nwachukwu Kelechukwu – Nigeria (</span></span></span></span><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">attivista</span></span></span><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">)</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">Tony Mwebia – Kenya  (</span></span></span></span><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">attivista</span></span></span><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">)</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">Alessandra Montesanto – Italy (attivista/media)</span></span></span></span></p>
<p lang="en-US"><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Rayehe Mozafarian – Iran (activist)<br />
Sayydah Garrett &#8211; USA (activist)<br />
Asenath Mwithigah &#8211; Kenya (activist)</span></span></span></p>
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