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	<title>Tahrir Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>A Mubarak onori, a Morsi il pavimento: come cancellare le ultime tracce delle rivolte egiziane del 2011</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 07:07:38 +0000</pubDate>
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<p>di Giuseppe Acconcia</p>



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<p>Lo scorso
lunedì l&#8217;ex presidente egiziano Mohammed Morsi è morto mentre era
in corso un&#8217;udienza dei tanti processi che ha dovuto affrontare negli
ultimi sei anni. Alcuni giornali hanno avanzato dubbi sulle
circostanze della morte e think tank come Amnesty International e
Human Rights Watch hanno chiesto un&#8217;indagine indipendente sulle cause
della morte. Da mesi, giornalisti e politici avevano lanciato appelli
denunciando le sue precarie condizioni di detenzione, puntando il
dito soprattutto sulla sua condizione di diabetico sessantasettenne
senza accesso alle dovute cure e costretto a passare ore e ore a
dormire per terra in cella. Tutto questo mentre l&#8217;anziano ex
presidente Hosni Mubarak è stato rilasciato nel 2014, tutte le
accuse a suo carico sono andate via via cadendo e tutti i privilegi
della sua carica sono stati ripristinati, nonostante gli episodi di
corruzione, la chiusura del Partito nazional-democratico, i crimini
commessi in trent&#8217;anni, le centinaia di morti in piazza Tahrir, lo
stato di emergenza permanente. 
</p>



<p>Chi non
ricorda la solerzia con cui i media egiziani davano notizia
costantemente delle sue precarie condizioni per giustificarne il
rilascio? Nessun media locale ha invece parlato della volontà di
Morsi di confrontarsi a porte chiuse con i giudici per condividere
informazioni riservate, come riportato da varie fonti. Di sicuro
Morsi aveva notizie da rivelare, anche secondo la giustizia egiziana:
uno dei capi di imputazione per l&#8217;ex presidente era spionaggio per il
partito che governa la Striscia di Gaza Hamas, e per il movimento
sciita libanese Hezbollah. Ma rispondiamo a due domande che
resteranno forse senza risposta per molti anni: Morsi ha davvero
governato l&#8217;Egitto nel suo anno al potere tra il 2012 e il 2013?
Morsi ha portato gli islamisti al potere o ha fatto a pezzi la
Fratellanza musulmana?</p>



<p><strong>Morsi ha
davvero governato nel suo anno al potere tra il 2012 e il 2013?</strong></p>



<p>Con la morte
di Morsi viene cancellata l&#8217;ultima traccia delle rivolte del 2011.
L&#8217;ex presidente era lo scomodo residuo di una fase storica
estremamente problematica per l&#8217;attuale regime militare egiziano che
è iniziata con le proteste di piazza Tahrir del 25 gennaio 2011 ed è
culminata con l&#8217;elezione del primo presidente democraticamente eletto
della storia egiziana, con non poche manovre dietro le quinte, il 30
giugno 2012, e si è chiusa con il colpo di stato militare del 3
luglio 2013. Morsi è stato seppellito in fretta e furia il giorno
dopo la sua morte a Medinat Nasser e sono stati vietati funerali
pubblici a Sharqeya, la sua regione di origine, i cui abitanti hanno
sempre votato in massa per la Fratellanza musulmana. Questa assenza
di celebrazioni e di riconoscimenti per un presidente eletto fa
sorgere un quesito molto serio, e cioè se Morsi sia mai stato
veramente al potere in Egitto. 
</p>



<p>Di sicuro
Morsi non godeva dell&#8217;ausilio del parlamento, a maggioranza
islamista, che è stato sciolto immediatamente dopo la sua elezione
per il solito gioco di concessioni e repressioni a cui la Fratellanza
musulmana è stata sottoposta in Egitto prima del golpe del 2013. Non
ha mai potuto contare sul sostegno dei giudici, e per questo aveva
tentato il passo di estendere i poteri presidenziali bypassando il
controllo della magistratura. Neppure esercito e polizia rispondevano
alle richieste dell&#8217;ex presidente: al punto che gli islamisti stavano
organizzando le loro ronde per mettere in sicurezza il palazzo
presidenziale (Morsi è stato arrestato dalla guardia presidenziale),
le sedi del partito Libertà e Giustizia e della confraternita. Non
solo, lo stesso attuale presidente Abdel Fattah al-Sisi, da ministro
della Difesa del governo islamista, ha tradito la fiducia di Morsi
chiedendone l&#8217;arresto e procedendo al golpe militare del 2013.
L&#8217;unico successo dell&#8217;ex presidente egiziano è stata l&#8217;approvazione
della Costituzione nel dicembre 2012, ma anche su questo ci sarebbe
molto da dire. La Carta non è mai entrata in vigore, è stata
criticata da giudici, attivisti e lavoratori, è stata approvata con
i soli voti degli islamisti. Morsi ha poi concesso diritto di
cittadinanza a siriani e palestinesi: provvedimento cancellato dal
suo successore. 
</p>



<p>E così il
presidente islamista è stato ridicolizzato in politica estera dai
suoi detrattori: per le sue dichiarazioni sulla “distruzione”
della Diga della rinascita in Etiopia, per le sue possibili
concessioni sul triangolo di terra che divide Egitto e Sudan, per il
suo atteggiamento meno appiattito sulle posizioni israeliane
nell&#8217;operazione Pillar of Defense nel 2012. Infine, Morsi non ha mai
ottenuto il sostegno dei rivoluzionari liberali e socialisti che non
hanno accettato di formare un governo di coalizione con la
Fratellanza musulmana dopo la sua elezione. Insomma, il primo
presidente egiziano è stato manipolato e marginalizzato al punto che
il suo anno al potere è stato cancellato con un tratto di penna
anche dai libri di storia egiziana, come se non fosse mai esistito. 
</p>



<p><strong>Morsi ha
portato gli islamisti al potere o ha fatto a pezzi la Fratellanza
musulmana?</strong></p>



<p>Ora che l&#8217;ex
presidente egiziano non c&#8217;è più, resta da domandarsi cosa ne sarà
della Fratellanza musulmana egiziana e quale è stato il suo ruolo
politico. Di sicuro Morsi ha segnato la storia della confraternita
che per la prima volta nella sua storia di ottant&#8217;anni ha formato un
partito politico, nonostante la sua fragilità dopo anni di
repressione, ha partecipato al voto e vinto le elezioni. Chi può
dimenticare la sua euforia alla vigilia della nomina a guida del
partito, Libertà e Giustizia, che abbiamo potuto constatare di
persona in un&#8217;intervista che ci ha rilasciato Morsi durante
l&#8217;assemblea del partito nella città satellite del Cairo, 6 Ottobre,
nel 2011. Non solo questo, la Fratellanza musulmana è stata
essenziale per il movimento rivoluzionario che nel 2011 ha costretto
alle dimissioni l&#8217;ex presidente Mubarak sia per le sue capacità
organizzative sia per le sue capacità di mobilitazione. Una volta al
potere i Fratelli musulmani hanno dimostrato di essere un movimento
moderato-conservatore che può governare un paese come l&#8217;Egitto con
il dovuto sostegno da parte delle istituzioni statali. 
</p>



<p>Morsi si è
trovato involontariamente ad essere il leader in questa fase storica
così delicata per il movimento dopo la defenestrazione, voluta dai
militari, del vero leader carismatico della Fratellanza Khairat
al-Shater. Purtroppo però sarà anche ricordato come il politico che
ha riportato il movimento nell&#8217;illegalità e nell&#8217;inattività
politica. Sono migliaia le condanne a morte decise contro gli
islamisti dopo il golpe del 2013, le ultime nove sono state eseguite
pochi mesi fa (sebbene prima del 2013 non si eseguissero le condanne
a morte in Egitto) per l&#8217;attentato contro il procuratore generale
Hesham Barakat nel 2015. Il partito Libertà e giustizia è stato
sciolto e così anche la confraternita dopo gli attacchi alla polizia
di Mansoura nel 2014. Scuole, ospedali e opere caritatevoli della
Fratellanza sono state messe sotto controllo, congelati i beni dei
businessman più influenti, chiusi i rubinetti dei finanziamenti dal
Qatar, così come le sedi di al-Jazeera al Cairo. Eppure Morsi resta
un simbolo di una breve epoca che non verrà dimenticata facilmente
dai sostenitori della Fratellanza in tutto il mondo, inclusi il
presidente turco Recep Tayyip Erdogan e l&#8217;emiro del Qatar, Tamim
la-Thani, dalle centinaia di martiri di Rabaa al-Adaweya, il sit-in
islamista riunitosi per affermare la sua legittimità nel quartiere
residenziale di Medinat Nasser al Cairo, disperso nel sangue il 14
agosto 2013, dagli islamisti egiziani e non solo delle diaspore in
Europa e negli Stati Uniti che hanno lasciato il paese in seguito
alla repressione su larga scala decisa dal regime militare. 
</p>



<p>Nonostante
un&#8217;economia al collasso, secondo i dati della Banca mondiale che
attesta al 60% il numero di egiziani in condizioni di povertà o
vulnerabilità, Al-Sisi governerà almeno fino al 2030, in seguito
alla riforma costituzionale approvata nell&#8217;aprile 2019, Mubarak
riceverà gli onori riservati ai presidenti, mentre nessun tributo è
stato concesso a Morsi, pur sempre il primo presidente eletto della
storia egiziana, in attesa che la Fratellanza musulmana egiziana si
risvegli finalmente dal suo torpore. 
</p>
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		<title>Morsi muore in tribunale: Egitto in fiamme</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jun 2019 06:38:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Patrizia Cecconi (pressenza.it) Violenti scontri in Egitto per la morte improvvisa dell’ex presidente Morsi durante un’udienza in tribunale. Il generale Al Sisi, che lo destituì e arrestò con un colpo di Stato nel&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/06/xMohamed-Morsi-dire-720x499.jpg.pagespeed.ic.5aX18CG_yB.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Morsi muore in tribunale: Egitto in fiamme"/><figcaption>(Foto di Agenzia Dire)</figcaption></figure>



<p>di Patrizia Cecconi (pressenza.it)</p>



<p>Violenti scontri in Egitto per la morte improvvisa dell’ex presidente Morsi durante un’udienza in tribunale. Il generale Al Sisi, che lo destituì e arrestò con un colpo di Stato nel luglio 2013 sta rafforzando le misure di sicurezza, ma l’Egitto è in fiamme.</p>



<p>Il trattamento di Morsi in prigione non era certo dei più teneri – ammesso per assurdo che le prigioni egiziane siano mai state luoghi di espiazione delle colpe secondo i canoni del diritto umanitario – e già un comitato di avvocati aveva denunciato le condizioni di salute dell’ex presidente aggravate dal trattamento penitenziario.</p>



<p>Tutto questo fa del primo presidente egiziano eletto democraticamente un martire dei Fratelli Musulmani e il suo seguito, anche grazie alla durezza repressiva di Al Sisi, ha continuatato a considerarlo un eroe e a rimpiangerlo. La sua morte, quindi, in un’aula di tribunale in cui era chiamato più che a difendersi a sopportare le numerose accuse tra cui quelle, ben gradite a Israele, di cospirazione con Hamas in Palestina ed Hesbollah in Libano, farà nuovamente scoppiare l’Egitto dove, né Morsi né tanto meno Al Sisi hanno mai rappresentato modelli di tolleranza e di democrazia impostata sulla tutela dei diritti umani.</p>



<p>Un altro campione dei diritti umani, il presidente turco Erdogan, ha pubblicamente dichiarato Mohammad Morsi&nbsp; un martire oltre che un fratello e questo equivale ad assestare un duro colpo ad Al Sisi che, a torto o a ragione, viene considerato il suo carnefice.</p>



<p>Ricordiamo che Morsi era stato presidente del partito Giustizia e Libertà fondato sull’onda della “rivoluzione” di piazza Tahrir e precedentemente era stato deputato al parlamento egiziano come esponente del movimento dei Fratelli Musulmani.Dopo aver ottenuto la vittoria elettorale ed aver assunto democraticamente il mandato presidenziale, Morsi aveva iniziato a lavorare sul suo progetto di “rinascita dell’Egitto” basato sull’applicazione dei principi basilari della “sharia”, la legge islamica.</p>



<p>Forse fu questo orientamento fondamentalista, contrastato dalla parte laica e comunque dalla parte meno integralista, che lo considerò un traditore per le modifiche alla Costituzione e per la durezza che accompagnava il suo integralismo religioso, ad aprire le porte al generale Al Sisi. Ma non va sottovalutato neanche il manifesto e profondo “non gradimento” di Morsi da parte di Israele, visti i suoi rapporti con Hamas e Hesbollah, nel segnare la sua fine.</p>



<p>Il generale Al Sisi, a sua volta, non brillò né tuttora brilla per metodi democratici e, dopo aver fatto arrestare tutti gli esponenti della Fratellanza musulmana, schiacciò brutalmente nel sangue ogni manifestazione di sostegno all’ex presidente, tanto che in pochi giorni si contarono migliaia di morti.</p>



<p>Ora sono in corso scontri violenti e si teme un altro bagno di sangue perché la morte di Morsi è considerata prossima ad un omicidio per le condizioni in cui era mantenuto come prigioniero.</p>



<p>La Fratellanza musulmana ha invitato a manifestare in tutto il mondo davanti alle ambasciate egiziane e ha chiesto agli egiziani di partecipare in massa ai suoi funerali. Le misure di sicurezza, lo sappiamo per esperienza, hanno puramente funzione repressiva e i metodi di Al Sisi non sono certo meno duri di quelli all’epoca contestati a Morsi.</p>



<p>Forse, incredibilmente e sperabilmente, il bagno di sangue che tutti gli osservatori si aspettano verrà mitigato da una scelta della Confederazione calcistica africana la quale, avendo tolto al Camerun la sede per il torneo della Coppa d’Africa ed avendola spostata in Egitto – perché considerato fino a ieri più sicuro – farà partire venerdì prossimo la prima sfida. Sarà un evento calcistico il momentaneo pacificatore di una situazione incandescente? Forse.</p>



<p>In altre regioni del mondo è già successo. Ma in altre regioni del mondo l’influenza israeliana e gli intrecci di alleanze e “disalleanze” tra paesi più o meno fratelli non erano confrontabili con l’Egitto, troppo vicino al Medio Oriente e ai suoi signori, locali e d’oltre oceano.</p>
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		<title>“VenerdIslam”: la parola Madanyya</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2016 06:44:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Monica Macchi Continuiamo l’incursione nel vocabolario dell’Islam in preparazione dell’incontro con il prof. Massimo Campanini, il 28 aprile al Centro Asteria di Milano, ore 19. MADANYYA Questa parola è apparsa in Piazza&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i> </i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">di Monica Macchi</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Continuiamo l’incursione nel vocabolario dell’Islam in preparazione dell’incontro con il prof. Massimo Campanini, il 28 aprile al Centro Asteria di Milano, ore 19.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/madanyya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5664" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-large wp-image-5664" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/madanyya-562x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" width="562" height="1024" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/madanyya-562x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 562w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/madanyya-165x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 165w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/madanyya-768x1401.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/madanyya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1406w" sizes="(max-width: 562px) 100vw, 562px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="CENTER">MADANYYA</p>
<p align="CENTER">
<p align="JUSTIFY">Questa parola è apparsa in Piazza Tahrir quando Rami Essam, il cantante simbolo della rivoluzione cantava: “Kulluna ihda wahda wa talabna haga wahda: madanyya” cioè “Siamo tutti un’unica mano e abbiamo un’unica richiesta: madanyya!”. Ma cosa significa “Madanyya”? Questa parola ha avuto e ha tuttora diverse traduzioni: qualcuno ha proposto “civilismo”, qualcuno “civismo”, Khaled Fouad Allam optava per “secolarismo” e altri ancora usano il termine “laicità” che però tradizionalmente in arabo è 3almanyya la cui radice è 3ilm “scienza, educazione” ma che nel linguaggio corrente ha assunto un disvalore come simbolo della “miscredenza” dell’Occidente e che è quindi caduto in disuso.</p>
<p align="JUSTIFY">Personalmente credo che più della traduzione, sia importante coglierne il significato che come si evince dalla foto qui sotto è duplice in quanto Madanyya ricomprende “non religioso e non militare” e assume un significato dirompente rispetto all’Islam inteso come “din wa dawla” (religione e Stato) collocandosi nel solco del superamento del mito identitario che dalla distinzione tra reato e peccato teorizzata da Ibn Rushd (Averroè) e Ibn Bajja (Avempace) arriva sino alla teologia di Mahmoud Taha che fa risalire l’uguaglianza alla separazione tra spirituale e legislativo.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Violenza sulle donne a Tahrir, di Vincenzo Mattei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jul 2013 04:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[dittatura]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
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		<category><![CDATA[Tahrir]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vincenzo Mattei ci ha dato il permesso di pubblicare questo suo articolo, uscito su Il Venerdì di Repubblica il 6 giugno 2013. Lo pubblichiamo molto volentieri e ringraziamo il giornalista. “Le violenze sessuali a&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
Vincenzo Mattei ci ha dato il<br />
permesso di pubblicare questo suo articolo, uscito su Il Venerdì<br />
di Repubblica il 6 giugno 2013. Lo pubblichiamo molto volentieri e<br />
ringraziamo il giornalista.</p>
<p>
“Le violenze<br />
sessuali a sfondo politico erano molto usate dal regime di Mubarak.<br />
Recentemente hanno ripreso piede. I Fratelli Musulmani hanno<br />
ereditato questa pratica”. Nahla Enany, 23 anni, è seduta al Café<br />
Riche, uno degli storici bar del centro de Il Cairo, frequentato<br />
spesso da giornalisti locali ed internazionali, insieme a Azza Balba,<br />
Nour El Oda Zaky, Marwar Nissar, Bussana Said e altre signore di<br />
mezz’età. Sono tutte attiviste, giornaliste e membri di vari<br />
partiti politici come El Dustur (La costituzione), Tayraan Shaabi<br />
(Corrente Popolare) e El Tugammau. Sorseggiano il tè e parlano di<br />
quello che succede nel paese in mezzo alla spessa coltre di fumo<br />
delle loro sigarette.<br />
</p>
<div align="JUSTIFY">
Nahla parla senza<br />
sosta, spiega con quali tecniche e in quali occasioni le violenze<br />
vengono messe in pratica: “Bisogna fare una differenza tra violenze<br />
perpetrate dal singolo e quelle dal gruppo”. Quest’ultime sono<br />
ben preparate ed organizzate con lo scopo di demolire totalmente la<br />
volontà della donna. “In tutte le testimonianze di aggressione che<br />
abbiamo nei nostri file, non ce n’è nessuna che parla di volontà<br />
dell’aggressore di toccarla, ferirla con lame affilate. Violenze<br />
che accadono solo durante manifestazioni e marce politiche. Dobbiamo<br />
sensibilizzare la gente”.</div>
<div align="JUSTIFY">
Nahla è sdegnata:<br />
“Se mi capita qualcosa, con chi vado a lamentarmi? A chi vado a<br />
denunciare l’aggressione, alle autorità? Ma sono queste che<br />
incoraggiano gli assalitori! “C’è solo un modo: agire con<br />
associazioni come Tahrir Bodyguard, Benet Masr e OPantiSH (Operation<br />
anti Sexual Harassemnt)”, dichiara.</div>
<div align="JUSTIFY">
Surayya Bahagat è la<br />
fondatrice di Tahrir B.G. Il 25 gennaio era scesa in piazza per<br />
l’anniversario della rivoluzione ma è stata assalita da alcuni<br />
uomini. Ha sfogato la sua collera e la sua indignazione aprendo<br />
l’account di Tahrir.B.G. su Twitter e, nel giro di poche ore, aveva<br />
già migliaia di <i>followers</i>.<br />
L ‘associazione organizza corsi pratici di autodifesa personale e<br />
teorici per insegnare alle donne le modalità di aggressione e come<br />
evitare il pericolo; diffonde informazioni, sia in strada che su<br />
internet, per sensibilizzare gli egiziani su questa terribile piaga<br />
che sta affliggendo il paese. </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/donne-Tahrir-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/donne-Tahrir-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div align="JUSTIFY">
Quello che accade in<br />
piazza Tahrir è un attacco politico, molto ben organizzato. Le<br />
tecniche che gli aggressori per violentare o molestare le donne sono<br />
ben studiate: come circuirle, come isolarle, accerchiarle. Vogliono<br />
allontanare il mondo femminile dalla piazza. e E invece noi dobbiamo<br />
esserci per denunciare le violenze”. “I corsi di autodifesa sono<br />
aperti a tutte, non solo alle egiziane”, dice Zeinab Sabet,<br />
collaboratrice di Surayya, tra le prime volontarie del progetto. “È<br />
un ottimo modo per aiutare le donne. Non fermerà le violenze, ma non<br />
saranno colte alla sprovvista. Con i social network diffondiamo<br />
informazioni A Tahrir facciamo volantinaggio, parliamo con le<br />
persone, cerchiamo il loro aiuto, diamo numeri di cellulari da<br />
chiamare in caso di necessità”</div>
<div align="JUSTIFY">
I ragazzi e le<br />
ragazze che aderiscono a Tahrir.B.G, portano dei gilet rifrangenti ed<br />
elmetti gialli da carpentiere in modo da essere notati facilmente .<br />
Insieme all’associazione Benet Masr (i cui ragazzi indossano<br />
magliette bianche con la scritta in rosso “Contro le violenze<br />
sessuali”), a febbraio hanno organizzato la “Marcia delle donne”,<br />
partita dalla moschea di Zeida Zeinab. Hanno partecipato in tante,<br />
bambine, anziane, politiche e donne in carriera, semplici cittadine,<br />
madri di famiglia … La marcia ha un valore intrinseco che è quello<br />
di far partecipi i passanti ignari. Molte egiziane si fermavano sui<br />
marciapiedi e domandavano i motivi della manifestazione. La loro<br />
reazione positiva si poteva leggere dall’espressione entusiasta e<br />
dal segno di approvazione dei loro volti. Gli slogan più gettonati<br />
erano: “Non rimarremo in silenzio”, “Non ci piegherete”, “Non<br />
fuggiremo via”, “Venite ad affrontarci voi stupratori, perché<br />
non abbiamo nessuna intenzione di starcene a casa!”. </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/donne-tahrir-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/donne-tahrir-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div align="JUSTIFY">
Nancy Omar, è la<br />
presidentessa di Benet Masr: “Ai corsi spieghiamo che cosa sono le<br />
molestie, i vari tipi di molestatori, simuliamo possibili attacchi a<br />
sfondo sessuale. Insegniamo ai volontari a capire le diverse<br />
tipologie delle vittime e degli aggressori, come una ragazza può<br />
reagire: c’è chi ammutolisce nel panico, chi picchia l’aggressore<br />
o chi viene presa dall’isteria”.</div>
<div align="JUSTIFY">
C’è anche una rete<br />
di comunicazione passaparola tra i membri e il loro circolo di<br />
amiche.</div>
<div align="JUSTIFY">
“I volontari che<br />
vanno porta a porta nei quartieri a fare volantinaggio. E a parlare<br />
con i venditori ambulanti che sono a Tahrir per aiutarci: hanno i<br />
nostri numeri di cellulare, se accade qualcosa ci avvisano<br />
immediatamente. Noi cerchiamo di istruirli per riconoscere le<br />
situazioni di pericolo durante gli scontri, e sapere come<br />
comportarsi”</div>
<div align="JUSTIFY">
Sul perché<br />
quest’escalation di violenze nei confronti delle donne, Nancy non<br />
ha dubbi.</div>
<div align="JUSTIFY">
la donna è presente<br />
ai seggi elettorali, controlla il regolare svolgimento del voto.<br />
Partecipa alle manifestazioni, e tra le urla la sua voce si<br />
distingue. Più acuta e sovrasta quella degli uomini. Il ruolo della<br />
donna nella società è molto più attivo di quello degli uomini, c’è<br />
una dedizione. Ha un senso di giustizia più profondo, e non vuole<br />
che nessuno le rubi la sua libertà. Il nostro corpo è qualcosa che<br />
ci appartiene, non esiste nessuno che ha il diritto di violarlo.<br />
Qualcuno vede come una minaccia l’impegno della donna egiziana<br />
nella costruzione della società, la sua partecipazione”</div>
<div align="JUSTIFY">
Senza le donne la<br />
piazza non ha la stessa forza</div>
<div align="JUSTIFY">
“Meno della metà.<br />
Quello che è successo il 25 gennaio per il 2° anniversario della<br />
rivoluzione è stato meschino”, violenze e stupri di gruppo, l’uso<br />
della forza bruta e di armi da taglio.</div>
<div align="JUSTIFY">
Nour El Oda Zaky,<br />
giornalista, attivista e membro del partito Dustur aggiunge il suo<br />
punto di vista …“Gli attacchi mirano a distruggere<br />
psicologicamente la donna egiziana, per allontanarla dalla politica.<br />
Dopo aver tentato di tutto a livello nazionale, ci muoveremo a<br />
livello internazionale. Sottoporremo il caso al Tribunale dell’Aja,<br />
per far condannare il governo egiziano responsabile di tali reati.<br />
Vogliamo una condanna contro il Presidente della Repubblica egiziana,<br />
per la sua responsabilità politica, e una condanna penale contro il<br />
Ministro degli Interni perché non ha garantito la sicurezza a<br />
Tahrir” </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/donne-tahrir-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/donne-tahrir-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div align="JUSTIFY">
Grazie al costante<br />
lavoro e alla presenza delle diverse associazioni a Tahrir, i casi di<br />
violenze sono diminuiti drasticamente, anche se il pericolo è sempre<br />
dietro l’angolo. Questi movimenti non sono sufficienti ad sradicare<br />
i soprusi senza l’aiuto dei grandi nazionali. E sarà importante il<br />
ruolo e l’azione del governo, nell’approvare nuove leggi, più<br />
moderne, e una riforma strutturale delle forze di polizia.</div>
<div align="JUSTIFY">
Il cammino da<br />
percorrere è ancora lungo.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/vincenzomattei1_2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/vincenzomattei1_2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;">Vincenzo Mattei</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>La voce e il futuro del popolo egiziano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jul 2013 05:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione]]></category>
		<category><![CDATA[dignità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Reuters/Salem) Una piazza Tahrir gremita di persone e di bandiere. Fuochi d&#8217;artificio, grida di gioia e braccia alzate al cielo: dopo Mubarak, la voce del popolo si è alzata anche per la deposizione di&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/cordone_01_941-705_resize.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/cordone_01_941-705_resize.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="213" width="320" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;">(Reuters/Salem)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Una<br />
piazza Tahrir gremita di persone e di bandiere. Fuochi d&#8217;artificio,<br />
grida di gioia e braccia alzate al cielo: dopo Mubarak, la voce del<br />
popolo si è alzata anche per la deposizione di Mohamed Morsi, a<br />
distanza di un anno dal suo insediamento.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
Ministro della Difesa e capo dei militari, Abdel Fattah el Sissi ha<br />
dichiarato: “ Le forze armate hanno provato in tutti i modi a<br />
promuovere la riconciliazione nazionale negli ultimi mesi e, a<br />
novembre, hanno chiesto il dialogo nazionale, ma il presidente<br />
Mohamed Morsi ha respinto la richiesta”; e Mohamoud Badr, portavoce<br />
del movimento dei Ribelli Tanarod, ha aggiunto: “L&#8217;Egitto è la<br />
patria di tutti, nessuno escluso. Continuiamo la nostra rivoluzione<br />
per pane, libertà e dignità umana”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
presidente eletto, dunque, è stato deposto: la Costituzione è<br />
sospesa ed è stato nominato “presidente ad interim” il giudice<br />
della Corte Costituzionale, Adli Mansour.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Una<br />
Costituzione che va rivista anche e soprattutto in tema di diritti<br />
umani; una costituzione da cui è stato escluso il divieto di<br />
discriminazione per genere e razza e che non tutela le minoranze<br />
religiose. Nell&#8217;Egitto di Morsi, ad esempio, la comunità musulmana<br />
sciita e i cristiani copti hanno vissuto in un clima di violenza e di<br />
paura costanti.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Non è<br />
stata abolita la tortura né si è smesso di sottoporre imputati<br />
civili ai processi della corte marziale, pratica, questa, contraria<br />
al diritto internazionale.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Brutte<br />
notizie anche per quanto riguarda il diritto di espressione: sono<br />
stati messi in atto processi e minacce nei confronti dei blogger,<br />
considerati “blasfemi” e si è tentato di mettere a tacere e di<br />
impedire l&#8217;operato di molti rappresentanti delle Oragnizzazioni non<br />
governative.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Infine,<br />
mentre le piazze egiziane esultano, non sono mancati incidenti e<br />
violenze. Da domenica scorsa si sono registrate 39 vittime causate<br />
dagli scontri tra oppositori e difensori della presidenza e Human<br />
Rights Watch, in un comunicato, denuncia che “almeno” 91 donne<br />
sono state molestate sessualmente se non stuprate in piazza Tahrir,<br />
complici la folla e la confusione.
</div>
<table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/cordone_03_941-705_resize.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/cordone_03_941-705_resize.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="240" width="320" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;">(Reuters/Waguih)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p></p>
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