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	<title>Taksim Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Istanbul, un tranquillo gay pride di paura nella Turchia di Erdoğan</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2016 07:56:12 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(da Likiesta.it)</p>
<h2 class="subtitle">La manifestazione a favore della comunità LGBT era attesa per domenica 23, ma è saltata per &#8220;motivi di ordine pubblico&#8221;. In piazza Taksim solo poliziotti, lacrimogeni e arresti: così la Turchia si allontana dall&#8217;Europa</h2>
<div class="bylineList"><label>di </label> <span class="byline">Daniele Viotti*</span></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La Basilica di Santa Sofia</strong> nasce come cattedrale cristiana per poi diventare luogo di culto per i greci-ortodossi, poi cattedrale cattolica, poi moschea di rito musulmano per venire, infine, sconsacrati e trasformata in un museo da Atatürk nel 1935. Negli ultimi anni, però, è stata fatta pressione sul governo per farla tornare un luogo di culto. Non è ancora possibile nonostante sia presente una sala preghiera. Dal 2013, poi, i muezzin sono stati autorizzati a invitare alla preghiera due volte al giorno dai suoi imponenti minareti. La Basilica di Santa Sofia è una <strong>metafora perfetta di quello che sta succedendo in Turchia nel 2016.</strong> Un processo di contro-secolarizzazione per mano del leader<strong> Recep Tayyip Erdoğan,</strong> primo ministro dal 2003 e primo presidente direttamente eletto nel 2014.</p>
<p>La controversa gestione del potere da parte di Erdoğan è da sempre sotto i riflettori. La Turchia sta affrontando un lungo percorso di avvicinamento all’Unione Europea ma<strong> le posizioni sui diritti civili e le libertà fondamentali sono una spada di damocle inesorabile. </strong>Da anni le associazioni che difendono queste libertà vivono un clima di pressione perenne e ho potuto vederlo personalmente nella giornata di domenica 26 giugno, quando mi sono recato <strong>a Istanbul per la celebrazione di un Pride che non si è tenuto. </strong>Il governo, infatti, ha vietato la manifestazione per non meglio precisate “ragioni di ordine pubblico”. Come co-presidente dell’Intergruppo LGBTI al Parlamento Europeo ho ritenuto necessario andare a vedere.</p>
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<div class="lf-inner">
<blockquote><p>Quando siamo arrivati alla zona della manifestazione, vicino alla famosa piazza Taksim, ad attenderci non c’erano contestatori (questo sarebbe stato il quattordicesimo Pride di Istanbul, evento a cui partecipano sempre circa 100 mila persone e ha sempre attirato contestatori esterni) ma tantissima polizia. Il segnale era chiaro, e forse chi di solito contesta si è sentito abbastanza tutelato</p>
<footer><cite></cite></footer>
</blockquote>
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<div class="lf-col1 lf-size1 lf-text lf-block">
<div class="lf-inner">
<p>Ho passato la giornata di domenica con militanti dei diritti civili e associazioni. Alle 10 del mattino un grande hotel del centro ha concesso gratuitamente una sala riunioni per decidere come muoversi e cosa fare.<strong> L’ambasciata norvegese ha scortato tutti noi &#8211; organizzatori del Pride compresi &#8211; in giro per la città.</strong> Infine siamo arrivati alla zona della manifestazione, vicino alla famosa piazza Taksim, dove ad attenderci non c’erano contestatori (questo sarebbe stato il quattordicesimo Pride di Istanbul, evento a cui partecipano sempre circa 100 mila persone e ha sempre attirato contestatori esterni) ma tantissima polizia. Il segnale era chiaro, e forse chi di solito contesta si è sentito abbastanza tutelato.</p>
<p>Il resto è cronaca. Proviamo a marciare, a rivendicare, a farci sentire. La polizia non permette riprese e fotografie. Vengo fermato più volte mentre cerco di testimoniare in diretta sulla <a href="http://www.facebook.com/danieleviotti74?utm_source=rss&utm_medium=rss"><u>mia pagina Facebook</u></a>. Le forze dell’ordine ci accerchiano. <strong>C’è un clima di forte tensione che diventa improvvisamente un clima di paura.</strong> Spingono, provocano, creano le situazioni per la reazione. Fanno cariche. Spingono i manifestanti nelle vie secondarie e li bloccano, li picchiano (senza lasciare lividi, sono bravi in questo). <strong>Sparano gas lacrimogeni e li sparano ad altezza uomo</strong> (tre ragazzi verranno colpiti agli occhi dai gusci dei proiettili). Vengono fermati e arrestati diversi militanti tra cui il capo del comitato organizzatore. Viene arresta anche la mia collega parlamentare europea Terry Reintke.<strong> I fermati saranno circa venti, arrestati in varie occasioni. Fortunatamente verranno tutti rilasciati in serata.</strong></p>
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<div class="lf-size1 lf-quote lf-block">
<div class="lf-inner">
<blockquote><p>Erdoğan sta usando la strategia della goccia cinese. In Turchia la polizia è violenta e il governo intrusivo ma non agiscono in modo aperto. Non chiudono le associazioni per i diritti LGBT, non vietano i Pride per motivi ideologici ma attaccano ai fianchi cercando pretesti. Le manifestazioni per i diritti civili, le espressioni di pensiero laico hanno sempre dei problemi, piccoli o grandi e il loro svolgimento è sempre difficoltoso</p>
<footer><cite></cite></footer>
</blockquote>
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<div class="lf-inner">
<p>Alle 23 circa, con tutti i fermati rilasciati, e con la situazione ormai tranquillizzata, siamo andati nei luoghi in cui avevano organizzato la festa finale del Pride. Migliaia di ragazzi. Nessun poliziotto. <strong>Il problema non era il Pride in sé: era la manifestazione, la visibilità. </strong>Erdoğan sta usando la strategia della goccia cinese. In Turchia la polizia è violenta e il governo intrusivo ma non agiscono in modo aperto. Non chiudono le associazioni per i diritti LGBT, non vietano i Pride per motivi ideologici ma attaccano ai fianchi cercando pretesti. Le manifestazioni per i diritti civili, le espressioni di pensiero laico hanno sempre dei problemi, piccoli o grandi e il loro svolgimento è sempre difficoltoso. C’è sempre qualcosa che non va. Si punta al logoramento. Lento, inesorabile. <strong>Parlando con tantissime ragazze e tantissimi ragazzi lì a Istanbul mi viene raccontato di questo continuo attacco mirato alle libertà personali.</strong> Un comportamento che rende semplicemente incompatibile la Turchia con il progetto europeo.</p>
<p>Scrivo queste righe mentre torno a Bruxelles. Mi attiverò immediatamente per informare della situazione il mio gruppo parlamentare (S&amp;D), il presidente del parlamento Martin Schulz e la Commissione Europea (con il nostro commissario agli affari esteri Federica Mogherini). È una situazione da denunciare assolutamente ed è inammissibile che l’Europa stringa accordi con la Turchia per affrontare la crisi dei profughi siriani. In un periodo storico come questo, anche dopo il voto al referendum inglese, l’Unione Europea deve essere in grado di dare risposte chiare sulla sua identità e sulla sua progettualità. <strong>Quello che ho visto a Istanbul ieri, semplicemente, con l’Europa, non è compatibile.</strong></p>
<p><strong>*Parlamentare europeo S&amp;D &#8211; Partito Democratico</strong></p>
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		<title>La Turchia e il diritto di espressione</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 05:02:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La notte tra, martedì e mercoledì scorso, è stata ancora una notte di scontri in Turchia. I manifestanti sono per lo più giovani sotto i trent&#8217;anni e anche intellettuali che, in un primo momento,&#46;&#46;&#46;</p>
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 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/06/TURCHIA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/06/TURCHIA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="212" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La notte<br />
tra, martedì e mercoledì scorso, è stata ancora una notte di<br />
scontri in Turchia.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
I<br />
manifestanti sono per lo più giovani sotto i trent&#8217;anni e anche<br />
intellettuali che, in un primo momento, avevano speranto che Erdogan<br />
potesse rappresentare un buon compromesso tra le forze religiose e<br />
conservatrici e quelle laiche e filoccidentali. Ma ora si sono uniti<br />
alle voci del dissenso, soprattutto dopo che il Premier ha ribadito<br />
che il progetto urbanistico di Piazza Taksim &#8211; da cui è partita la<br />
rivolta &#8211; andrà avanti lo stesso. Linea dura confermata anche dal<br />
sindaco della città di istanbul, Huseyin Avni Mutlu, che ha<br />
affermato: “Continueremo ininterrottamente con le nostre misure,<br />
fino a quando elementi marginali saranno resi inoffensivi”. E le<br />
misure, fino alle tre dell&#8217;altra notte, sono state ancora i lanci di<br />
lacrimogeni, mentre, all&#8217;alba, i bulldozer hanno portato via i<br />
detriti e scardinato le barricate.Intanto la protesta continua anche<br />
ad Ankara e, come a Istanbul, la polizia ha reagito con lanci di gas<br />
e cannoni ad acqua.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Dall&#8217;inizio<br />
di questa situazione, il 31 maggio, si contano quattro persone<br />
decedute, centinaia di feriti e oltre 70 arresti, tra cui<br />
avvocati-attivisti che Erdogan ha definito “vandali” e<br />
“terroristi”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma tutto<br />
questo ancora non è sufficiente. Il Consiglio Supremo della Radio e<br />
della Televisione (Rtuk) turco &#8211; un organismo di controllo nominato<br />
dal governo &#8211; ha deciso di multare le piccole tv che hanno trasmesso<br />
in diretta le manifestazioni, adducendo come motivazione, il fatto<br />
che: “Hanno danneggiato lo sviluppo fisico, morale e mentale di<br />
bimbi e giovani”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Come sta<br />
reagendo, q tutto ciò, la comunità internazionale?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Gli<br />
Stati Uniti hanno espresso preoccupazione ed esigono il rispetto<br />
della libertà di espressione, di assemblea e di associazione, oltre<br />
ad di avere una stampa libera ed indipendente.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
portavoce del Cancelliere tedesco, Steffen Seibert, ha affermato che:<br />
“Solo il dialogo può servire a calmare la situazione in modo<br />
duraturo”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
Italia, il Ministro degli Affari esteri, Emma Bonino, ha sostenuto<br />
che Piazza Taksim non è come Piazza Tahrir, in Egitto, e che il<br />
nostro Paese vuole una Turchia pienamente democratica in Europa. Ha,<br />
inoltre, aggiunto: “ L&#8217;adesione della Turchia all&#8217;UE può avere un<br />
effetto benefico per il Paese. Nelle piazze e nelle strade si sta<br />
svolgendo un esame di maturità del governo turco” e sottolineato<br />
che, da parte della polizia turca, c&#8217;è stata una reazione<br />
sproporzionata alle manifestazioni in Gezi Park.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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