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		<title>Discorso integrale di Mattarella</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2023 11:33:08 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/matt.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="656" height="492" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/matt.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16793" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/matt.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 656w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/matt-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /></a></figure>



<p>Associazione Per i Diritti umani ringrazia di cuore il Presidente Sergio Mattarella. </p>



<p>&#8220;Un anno addietro, rivolgendomi a voi in questa occasione, definivo i sette anni precedenti come impegnativi e complessi. Lo è stato anche l’anno trascorso, così denso di eventi politici e istituzionali di rilievo. L’elezione del Presidente della Repubblica, con la scelta del Parlamento e dei delegati delle Regioni che, in modo per me inatteso, mi impegna per un secondo mandato. Lo scioglimento anticipato delle Camere e le elezioni politiche, tenutesi, per la prima volta, in autunno. Il chiaro risultato elettorale ha consentito la veloce nascita del nuovo governo, guidato, per la prima volta, da una donna. È questa una novità di grande significato sociale e culturale, che era da tempo matura nel nostro Paese, oggi divenuta realtà.</p>



<p>Nell’arco di pochi anni si sono alternate al governo pressoché tutte le forze politiche presenti in Parlamento, in diverse coalizioni parlamentari. Quanto avvenuto le ha poste, tutte, in tempi diversi, di fronte alla necessità di misurarsi con le difficoltà del governare. Riconoscere la complessità, esercitare la responsabilità delle scelte, confrontarsi con i limiti imposti da una realtà sempre più caratterizzata da fenomeni globali: dalla pandemia alla guerra, dalla crisi energetica a quella alimentare, dai cambiamenti climatici ai fenomeni migratori.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://images2.gazzettaobjects.it/methode_image/2023/01/01/Altri_Mondi/Foto_Altri_Mondi/0f9ea0a24fe36261c8deafabfcc2e6d3-0009_528x329.jpg?v=202301010826&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>La concretezza della realtà ha così convocato ciascuno alla responsabilità. Sollecita tutti ad applicarsi all’urgenza di problemi che attendono risposte. La nostra democrazia si è dimostrata dunque, ancora una volta, una democrazia matura, compiuta, anche per questa esperienza, da tutti acquisita, di rappresentare e governare un grande Paese. È questa consapevolezza, nel rispetto della dialettica tra maggioranza e opposizione, che induce a una comune visione del nostro sistema democratico, al rispetto di regole che non possono essere disattese, del ruolo di ciascuno nella vita politica della Repubblica. Questo corrisponde allo spirito della Costituzione. Domani, primo gennaio, sarà il settantacinquesimo anniversario della sua entrata in vigore. La Costituzione resta la nostra bussola, il suo rispetto il nostro primario dovere; anche il mio.</p>



<p>Siamo in attesa di accogliere il nuovo anno ma anche in queste ore il pensiero non riesce a distogliersi dalla guerra che sta insanguinando il nostro Continente. Il 2022 è stato l’anno della folle guerra scatenata dalla Federazione russa. La risposta dell’Italia, dell’Europa e dell’Occidente è stata un pieno sostegno al Paese aggredito e al popolo ucraino, il quale con coraggio sta difendendo la propria libertà e i propri diritti. Se questo è stato l’anno della guerra, dobbiamo concentrare gli sforzi affinché il 2023 sia l’anno della fine delle ostilità, del silenzio delle armi, del fermarsi di questa disumana scia di sangue, di morti, di sofferenze.</p>



<p>La pace è parte fondativa dell’identità europea e, fin dall’inizio del conflitto, l’Europa cerca spiragli per raggiungerla nella giustizia e nella libertà. Alla pace esorta costantemente Papa Francesco, cui rivolgo, con grande affetto, un saluto riconoscente, esprimendogli il sentito cordoglio dell’Italia per la morte del Papa emerito Benedetto XVI. Si prova profonda tristezza per le tante vite umane perdute e perché, ogni giorno, vengono distrutte case, ospedali, scuole, teatri, trasformando città e paesi in un cumulo di rovine. Vengono bruciate, per armamenti, immani quantità di risorse finanziarie che, se destinate alla fame nel mondo, alla lotta alle malattie o alla povertà, sarebbero di sollievo per l’umanità. Di questi ulteriori gravi danni, la responsabilità ricade interamente su chi ha aggredito e non su chi si difende o su chi lo aiuta a difendersi. Pensiamoci: se l’aggressione avesse successo, altre la seguirebbero, con altre guerre, dai confini imprevedibili.</p>



<p>Non ci rassegniamo a questo presente. Il futuro non può essere questo. La speranza di pace è fondata anche sul rifiuto di una visione che fa tornare indietro la storia, di un oscurantismo fuori dal tempo e dalla ragione. Si basa soprattutto sulla forza della libertà. Sulla volontà di affermare la civiltà dei diritti. Qualcosa che è radicato nel cuore delle donne e degli uomini. Ancor più forte nelle nuove generazioni. Lo testimoniano le giovani dell’Iran, con il loro coraggio. Le donne afghane che lottano per la loro libertà. Quei ragazzi russi, che sfidano la repressione per dire il loro no alla guerra.</p>



<p>Gli ultimi anni sono stati duri. Ciò che abbiamo vissuto ha provocato o ha aggravato tensioni sociali, fratture, povertà. Dal Covid &#8211; purtroppo non ancora sconfitto definitivamente – abbiamo tratto insegnamenti da non dimenticare. Abbiamo compreso che la scienza, le istituzioni civili, la solidarietà concreta sono risorse preziose di una comunità, e tanto più sono efficaci quanto più sono capaci di integrarsi, di sostenersi a vicenda. Quanto più producono fiducia e responsabilità nelle persone. Occorre operare affinché quel presidio insostituibile di unità del Paese rappresentato dal Servizio sanitario nazionale si rafforzi, ponendo sempre più al centro la persona e i suoi bisogni concreti, nel territorio in cui vive.</p>



<p>So bene quanti italiani affrontano questi mesi con grandi preoccupazioni. L’inflazione, i costi dell’energia, le difficoltà di tante famiglie e imprese, l’aumento della povertà e del bisogno. La carenza di lavoro sottrae diritti e dignità: ancora troppo alto è il prezzo che paghiamo alla disoccupazione e alla precarietà. Allarma soprattutto la condizione di tanti ragazzi in difficoltà. La povertà minorile, dall’inizio della crisi globale del 2008 a oggi, è quadruplicata. Le differenze legate a fattori sociali, economici, organizzativi, sanitari tra i diversi territori del nostro Paese – tra Nord e Meridione, per le isole minori, per le zone interne &#8211; creano ingiustizie, feriscono il diritto all’uguaglianza.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://images2.gazzettaobjects.it/methode_image/2023/01/01/Altri_Mondi/Foto_Altri_Mondi/d2e7dc2abbf72fa7ddcd1d8728cf3ab5-0010_528x329.jpg?v=202301010826&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>Ci guida ancora la Costituzione, laddove prescrive che la Repubblica deve rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che ledono i diritti delle persone, la loro piena realizzazione. Senza distinzioni. La Repubblica siamo tutti noi. Insieme. Lo Stato nelle sue articolazioni, le Regioni, i Comuni, le Province. Le istituzioni, il Governo, il Parlamento. Le donne e gli uomini che lavorano nella pubblica amministrazione. I corpi intermedi, le associazioni. La vitalità del terzo settore, la generosità del volontariato. La Repubblica – la nostra Patria – è costituita dalle donne e dagli uomini che si impegnano per le loro famiglie. La Repubblica è nel senso civico di chi paga le imposte perché questo serve a far funzionare l’Italia e quindi al bene comune.</p>



<p>La Repubblica è nel sacrificio di chi, indossando una divisa, rischia per garantire la sicurezza di tutti. In Italia come in tante missioni internazionali. La Repubblica è nella fatica di chi lavora e nell’ansia di chi cerca il lavoro. Nell’impegno di chi studia. Nello spirito di solidarietà di chi si cura del prossimo. Nell’iniziativa di chi fa impresa e crea occupazione. Rimuovere gli ostacoli è un impegno da condividere, che richiede unità di intenti, coesione, forza morale. È grazie a tutto questo che l’Italia ha resistito e ha ottenuto risultati che inducono alla fiducia.</p>



<p>La nostra capacità di reagire alla crisi generata dalla pandemia è dimostrata dall’importante crescita economica che si è avuta nel 2021 e nel 2022. Le nostre imprese, a ogni livello, sono state in grado, appena possibile, di ripartire con slancio: hanno avuto la forza di reagire e, spesso, di rinnovarsi. Le esportazioni dei nostri prodotti hanno tenuto e sono anzi aumentate. L’Italia è tornata in brevissimo tempo a essere meta di migliaia di persone da ogni parte del mondo. La bellezza dei nostri luoghi e della nostra natura ha ripreso a esercitare una formidabile capacità attrattiva.</p>



<p>Dunque ci sono ragioni concrete che nutrono la nostra speranza ma è necessario uno sguardo d’orizzonte, una visione del futuro. Pensiamo alle nuove tecnologie, ai risultati straordinari della ricerca scientifica, della medicina, alle nuove frontiere dello spazio, alle esplorazioni sottomarine. Scenari impensabili fino a pochi anni fa e ora davanti a noi. Sfide globali, sempre. Perché è la modernità, con il suo continuo cambiamento, a essere globale. Ed è in questo scenario, per larghi verso inedito, che misuriamo il valore e l’attualità delle nostre scelte strategiche: l’Europa, la scelta occidentale, le nostre alleanze. La nostra primaria responsabilità nell’area che definiamo Mediterraneo allargato. Il nostro rapporto privilegiato con l’Africa. Dobbiamo stare dentro il nostro tempo, non in quello passato, con intelligenza e passione. Per farlo dobbiamo cambiare lo sguardo con cui interpretiamo la realtà.</p>



<p>Dobbiamo imparare a leggere il presente con gli occhi di domani. Pensare di rigettare il cambiamento, di rinunciare alla modernità non è soltanto un errore: è anche un’illusione. Il cambiamento va guidato, l’innovazione va interpretata per migliorare la nostra condizione di vita, ma non può essere rimossa. La sfida, piuttosto, è progettare il domani con coraggio. Mettere al sicuro il pianeta, e quindi il nostro futuro, il futuro dell’umanità, significa affrontare anzitutto con concretezza la questione della transizione energetica. L’energia è ciò che permette alle nostre società di vivere e progredire. Il complesso lavoro che occorre per passare dalle fonti tradizionali, inquinanti e dannose per salute e ambiente, alle energie rinnovabili, rappresenta la nuova frontiera dei nostri sistemi economici. Non è un caso se su questi temi, e in particolare per l’affermazione di una nuova cultura ecologista, registriamo la mobilitazione e la partecipazione da parte di tanti giovani.</p>



<p>L’altro cambiamento che stiamo vivendo, e di cui probabilmente fatichiamo tuttora a comprendere la portata, riguarda la trasformazione digitale. L’uso delle tecnologie digitali ha già modificato le nostre vite, le nostre abitudini e probabilmente i modi di pensare e vivere le relazioni interpersonali. Le nuove generazioni vivono già pienamente questa nuova dimensione. La quantità e la qualità dei dati, la loro velocità possono essere elementi posti al servizio della crescita delle persone e delle comunità. Possono consentire di superare arretratezze e divari, semplificare la vita dei cittadini e modernizzare la nostra società. Occorre compiere scelte adeguate, promuovendo una cultura digitale che garantisca le libertà dei cittadini.</p>



<p>Il terzo grande investimento sul futuro è quello sulla scuola, l’università, la ricerca scientifica. È lì che prepariamo i protagonisti del mondo di domani. Lì che formiamo le ragazze e i ragazzi che dovranno misurarsi con la complessità di quei fenomeni globali che richiederanno competenze adeguate, che oggi non sempre riusciamo a garantire. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza spinge l’Italia verso questi traguardi. Non possiamo permetterci di perdere questa occasione. Lo dobbiamo ai nostri giovani e al loro futuro.</p>



<p>Parlando dei giovani vorrei – per un momento — rivolgermi direttamente a loro: siamo tutti colpiti dalla tragedia dei tanti morti sulle strade. Troppi ragazzi perdono la vita di notte per incidenti d’auto, a causa della velocità, della leggerezza, del consumo di alcol o di stupefacenti. Quando guidate avete nelle vostre mani la vostra vita e quella degli altri. Non distruggetela per un momento di imprudenza. Non cancellate il vostro futuro. Care concittadine e cari concittadini, guardiamo al domani con uno sguardo nuovo. Guardiamo al domani con gli occhi dei giovani. Guardiamo i loro volti, raccogliamo le loro speranza. Facciamole nostre. Facciamo sì che il futuro delle giovani generazioni non sia soltanto quel che resta del presente ma sia il frutto di un esercizio di coscienza da parte nostra. Sfuggendo la pretesa di scegliere per loro, di condizionarne il percorso. La Repubblica vive della partecipazione di tutti. È questo il senso della libertà garantita dalla nostra democrazia. È anzitutto questa la ragione per cui abbiamo fiducia. Auguri!&#8221;</p>
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		<title>Accordo Italia-Libia, la strada senza uscita</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Nov 2019 07:06:29 +0000</pubDate>
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<p>di Antonella Freggiaro (abareka.com)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="730" height="310" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/unnamed-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13239" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/unnamed-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 730w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/unnamed-1-300x127.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 730px) 100vw, 730px" /></figure></div>



<p>Nei prossimi giorni il governo si appresta a chiudere la manovra economica e il dibattito politico si accalora sull’eliminazione di questa o quella tassa: la plastica, gli zuccheri, le auto aziendali. I leader politici fanno crociate in televisione per dimostrare chi è il vero paladino che eliminerà più balzelli nell’interesse dei cittadini. Effettivamente è molto comodo rispondere a domande banali su plastica e bibite e sicuramente non si rischia di far saltare il governo. Quindi tutti d’accordo, giornalisti inclusi.</p>



<p>A voler mettere in difficoltà chi governa ci sarebbe una piccola questione da risolvere oltremare. Certo non si tratta di una cosa urgente e soprattutto non ci mette e non ci toglie neanche un euro nelle tasche (apparentemente).<br>Sabato scorso è stato prorogato in maniera automatica il&nbsp;<a href="https://www.info-cooperazione.it/2017/02/cosa-abbiamo-firmato-con-la-libia/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Memorandum d’intesa Italia-Libia</strong></a>&nbsp;sui migranti (Memorandum of understanding, Mou) stipulato dal governo italiano (Gentiloni &amp; Co.) con il governo di Tripoli il 2 febbraio 2017. Due anni di continuative denunce di violazioni dei diritti umani documentate dalle Nazioni Unite e perpetrate nei centri di detenzione libici. Tratta di esseri umani, torture, violenze sessuali, stupri e abusi di ogni tipo, il tutto all’interno di strutture finanziate anche dal governo italiano. Delitti commessi dai funzionari pubblici libici, dai miliziani che fanno parte di gruppi armati e dai trafficanti in un contesto di assoluta impunità che il nostro governo ha deciso di&nbsp;<strong>prorogare automaticamente per altri tre anni</strong>.</p>



<p>Non i politici in TV ma le organizzazioni della società civile e alcuni giornalisti “militanti”, hanno sollevato un piccolo polverone negli ultimi dieci giorni precedenti la data di tacito rinnovo. Niente di nuovo, se non ricordare al ministro degli Esteri di Maio i terribili fatti accaduti in questi due anni, una&nbsp;<strong>lista infinita di criticità e violazioni</strong>&nbsp;che avrebbero dovuto innescare un dibattito politico ben più ampio di quello sulla manovra finanziaria.</p>



<p>Già nel 2017 l’Onu aveva puntato il dito contro la&nbsp;<strong>guardia costiera libica</strong>, denunciandone il coinvolgimento in “gravi violazioni dei diritti umani”. Altrettanto note erano le condizioni dei&nbsp;<strong>centri di detenzione</strong>&nbsp;presenti nel paese, che sempre nel 2017 l’<a href="https://www.info-cooperazione.it/2017/11/unhchr-visita-i-centri-di-detenzione-disumana-la-cooperazione-ue-libia-orrori-inimmaginabili/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alto commissario delle Nazioni Unite</a>&nbsp;per i diritti Umani, Zeid Ra’ad Al Hussein, aveva definito “un oltraggio alla coscienza dell’umanità”. Ad oggi i centri di detenzione accessibili da Onu, Oim e organizzazioni umanitarie sono in tutto tre, a fronte dei 19 gestiti direttamente dal governo libico, mentre non possediamo dati certi sul numero di prigioni ufficiose.<br>Per non parlare della&nbsp;<strong>recente vicenda di Abd al Rahman Milad</strong>, noto come al Bija, immortalato in un video pubblicato dal Times nell’atto di frustare persone appena salvate dal mare. Come racconta il giornalista Nello Scavo nell’inchiesta pubblicata su Avvenire, nel maggio del 2017 Bija partecipò a una riunione con delegati inviati dal governo italiano, organizzata a Catania. In una recente intervista rilasciata a Francesca Mannocchi, l’uomo, oggi reintegrato dalla Guardia costiera libica, ha svelato di essere stato ricevuto al ministero dell’Interno, ma di non ricordare se agli incontri fosse presente anche Marco Minniti.</p>



<p>Insomma gli elementi non mancano certo per mettere il tema dei rapporti con la Libia la centro del dibattito politico. Il piccolo polverone delle ultime settimane e il pressing di alcuni esponenti della maggioranza ha quantomeno costretto il ministro degli Esteri a fare qualcosa, o almeno fare finta di farla. Ecco allora l’idea di richiedere la&nbsp;<strong>riunione della commissione congiunta dei due Paes</strong>i prevista dall’articolo 7 del MoU per arrivare ad alcune modifiche.<br>Una nota è partita in fretta e furia da Roma e ora si attende la risposta di Tripoli. L’Italia chiede un sostanziale&nbsp;<strong>miglioramento delle condizioni dei campi</strong>&nbsp;di detenzione libici impropriamente definiti centri di accoglienza nel Memorandum e di rafforzare la presenza nei centri di organismi internazionali come Unhcr e Oim, che però continuano a segnalare la mancanza di condizioni minime di sicurezza necessarie. Per non parlare poi dei centri non ufficiali gestiti dalle milizie e difficilmente influenzabili dal Memorandum.</p>



<p>“Il governo libico riceverà quello che suggerisce il governo italiano, lo studierà e assumerà una posizione”. Questa la reazione che arriva dal consigliere per i media del premier<strong>&nbsp;Fayez al-Sarraj</strong>, contattato dall’ANSA, in merito alla&nbsp;<strong>richiesta di modifica</strong>, che comunque da sabato scorso è da considerare rinnovato per un altro triennio, fino al 2 febbraio 2023. C’è da aspettarsi che dalla Libia arrivi presto un OK a qualunque proposta italiana di modifica, ovviamente ci sarà da&nbsp;<strong>pagare il conto</strong>. E per l’ennesima volta saranno i libici a presentarcelo e non è detto che non ci costi quanto una micro tassa della finanziaria.</p>



<p>Secondo un calcolo fatto da Oxfam Italia, tra il 2017 e il 2019 il nostro Paese ha finanziato interventi per un costo pari a oltre<strong>&nbsp;150 milioni di euro</strong>. A questa cifra, vanno aggiunti anche i quasi 370 milioni di euro che l’Unione europea ha dedicato dal 2014 al settembre 2019 in programmi in Libia per la gestione delle migrazioni.</p>
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		<title>Rapporto OXFAM: cresce il divario tra ricchi e poveri</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Feb 2019 07:52:26 +0000</pubDate>
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<p>Nel 2018: 26 ultramiliardari possedevano la stessa ricchezza della metà più povera del pianeta. A dirlo è il nuovo <span lang="zxx"><a href="https://www.oxfam.org/en/pressroom/pressreleases/2019-01-18/billionaire-fortunes-grew-25-billion-day-last-year-poorest-saw?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener">rapporto Oxfam 2019</a> </span>pubblicato alla vigilia del meeting annuale del <span lang="zxx"><a href="https://tg24.sky.it/economia/2019/01/19/davos-2019-temi-ospiti.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Forum economico mondiale di Davos</a></span>. Anche l&#8217;Italia è in linea con i dati globali: il 20% più ricco dei nostri connazionali possedeva, nello stesso periodo, circa il 72% dell&#8217;intera ricchezza nazionale. L&#8217;aumento della povertà estrema, secondo Oxfam, colpisce, prima di tutto, i contesti più vulnerabili del nostro pianeta, uno su tutti l&#8217;Africa subsahariana.</p>
<p>Il sistema fiscale: pesa di più sulle categorie più povere della società tassando i redditi da lavoro e consumo. Le imposte sul patrimonio, come quelle immobiliari, fondiarie o di successione hanno subito, infatti, una riduzione &#8211; o sono state eliminato del tutto &#8211; in molti paesi ricchi e vengono a malapena rese operanti nei paesi in via di sviluppo. L&#8217;imposizione fiscale a carico dei percettori di redditi più elevati e delle grandi imprese si è significativamente ridotta negli ultimi decenni. Secondo l&#8217;Oxfam, se I&#8217;1% dei più ricchi pagasse appena lo 0,5% in più in imposte sul proprio patrimonio, si avrebbero risorse sufficienti per mandare a scuola 262 milioni di bambini e salvare la vita a 100 milioni di persone nel prossimo decennio.</p>
<p>Un tema importante affontato nel Rapporto Oxfam riguarda la disuguaglianza di genere. A livello globale, infatti, gli uomini possiedono oggi il 50% in più della ricchezza netta delle donne e controllano oltre l&#8217;86% delle aziende. Il divario retributivo di genere è pari al 23% in favore degli uomini. In più, in questo dato non si tiene conto del contributo gratuito delle donne al lavoro di cura. &#8221;Le persone in tutto il mondo sono arrabbiate e frustrate – spiega Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia &#8211; Ma i governi possono apportare cambiamenti reali per la vita delle persone assicurandosi che le grandi aziende e le persone più ricche paghino la loro giusta quota di tasse, e che il ricavato venga investito in sistemi sanitari e di istruzione a cui tutti i cittadini possano accedere gratuitamente. A cominciare dai milioni di donne e ragazze che ne sono tagliate fuori. I governi possono ancora costruire un futuro migliore per tutti, non solo per pochi privilegiati. È una loro responsabilità&#8221;.</p>
<p>A livello globale, i servizi sanitari sono sistematicamente sottofinanziati o esternalizzati ad attori privati. La conseguenza è che i più poveri rischiano di venirne spesso esclusi. In molti Paesi una sanità di qualità sono diventate un lusso che solo i più ricchi possono permettersi. Ogni giorno 10 mila persone nel mondo muoiono perché non possono permettersi le cure mediche. Uguale situazione per quanto riguarda l&#8217;istruzione.</p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Essere un’impresa socialmente responsabile conviene</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Sep 2018 06:26:08 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Cecilia Grillo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Molte imprese, come vedremo meglio nel prossimo articolo, preferiscono non aderire ai principi di RSI perché ritengono, erroneamente, che non sia economicamente conveniente e che l&#8217;adesione comporti loro delle ingenti incombenze economiche.</p>
<p>Perché dico erroneamente? Ci sono molte ragioni per cui a un&#8217;impresa converrebbe impegnarsi nel rispetto dei criteri di responsabilità sociale e in questo articolo, ne delineerò solo alcune.</p>
<p>1) In primo luogo la riduzione dei rischi: l&#8217;utilizzo dei criteri ESG (environmental, social, corporate governance) riduce notevolmente il verificarsi di rischi non necessari: le imprese vengono infatti valutate anche in base alla loro corporate governance, alle pratiche lavorative adottate, ai rischi ambientali e all&#8217;impatto sociale causato.</p>
<p>Le imprese vengono interrogate, prima della loro istituzione, in merito al rispetto di criteri volti alla tutela di diritti umani: i fondatori hanno una comprovata esperienza nell&#8217;evadere le tasse? I prodotti dell’impresa potrebbero violare i diritti umani o gli standard ambientali in un certo numero di paesi? Tali prodotti e processi potrebbero essere in grado di contribuire al cambiamento climatico?</p>
<p>Tali rischi, se non adeguatamente affrontati, possono influire negativamente sulla valutazione complessiva della società: la sostenibilità consiste fondamentalmente nell&#8217;identificare aziende ben gestite che hanno una visione a lungo termine.</p>
<p>2) Migliorare il marchio dell&#8217;azienda</p>
<p>Essere un&#8217;impresa socialmente responsabile può rafforzare l&#8217;immagine di un&#8217;azienda e costruire il suo marchio: la percezione pubblica è fondamentale per la fiducia dei clienti e degli azionisti nell&#8217;impresa.</p>
<p>Così, se è in grado di proiettare una propria immagine positiva, un&#8217;impresa può farsi un nome non solo per il fatto di essere finanziariamente redditizia, ma anche grazie alla propria consapevolezza sociale.</p>
<p>3) Maggiori profitti</p>
<p>Un altro elemento da tenere in considerazione è dato dal profitto: le aziende socialmente responsabili, indipendentemente dal campo di azione, hanno dimostrato di essere più redditizie, secondo quanto riportato da differenti studi relativi alla correlazione fra le operazioni etiche delle imprese e i maggiori profitti ottenuti.</p>
<p>4) Risparmio sui costi</p>
<p>Ridurre l&#8217;uso delle risorse, di rifiuti e di emissioni, non solo può aiutare la salvaguardia dell&#8217;ambiente, ma può anche convenire economicamente all’impresa limitando a quest&#8217;ultima il rischio di incombere in sanzioni economiche causate dalla violazione di provvedimenti legislativi.</p>
<p>5) Coinvolgimento dei clienti</p>
<p>Costruire relazioni con i clienti è fondamentale per un&#8217;azienda di successo; secondariamente l&#8217;attuazione di una politica di responsabilità sociale può influire sulle decisioni di acquisto dei clienti: alcuni clienti sono disposti a pagare un prezzo maggiore per un prodotto se sanno che una parte del profitto verrà utilizzato per una causa meritevole.</p>
<p>In breve, costruire un rapporto positivo con i clienti e le loro comunità può portare a un aumento delle vendite e conseguentemente dei profitti.</p>
<p>6) Trovare e mantenere personale di talento</p>
<p>Essere un&#8217;azienda responsabile e sostenibile può facilitare l&#8217;assunzione di nuovi dipendenti o il mantenimento di quelli esistenti. I dipendenti possono essere motivati a rimanere più a lungo, riducendo così i costi dovuti all&#8217;interruzione del rapporto di lavoro e al reclutamento.</p>
<p>7) Aiutare le aziende a distinguersi dalla concorrenza</p>
<p>Quando le aziende sono coinvolte nella comunità, si distinguono dalla concorrenza. Costruire relazioni con i clienti e la loro comunità aiuta a migliorare l&#8217;immagine del marchio.</p>
<p>8) Accesso finanziario</p>
<p>Gli investitori sono più propensi a sostenere un&#8217;attività considerata rispettabile e sostenibile: l&#8217;investimento socialmente responsabile esprime il giudizio di valore dell&#8217;investitore; alcun investitori evitano aziende o industrie che offrano prodotti o servizi che l&#8217;investitore percepisce come dannosi.</p>
<p>Come per esempio le industrie del tabacco, dell&#8217;alcool sono comunemente evitate da persone che cercano di essere investitori socialmente responsabili.</p>
<p>Molti altri inoltre sono i benefici che un’impresa può ottenere decidendo di essere socialmente responsabile, quali la riduzione degli oneri normativi, l’accesso a incentivi per la green-economy, l’identificazione di nuove opportunità di business, l’attrazione dell’attenzione dei media, l’aumento delle vendite e del sentimento positivo dei consumatori, il miglioramento della qualità della vita nelle comunità in cui si fa business.</p>
<p>Si può concludere affermando che la responsabilità sociale delle imprese ai giorni nostri si collochi subito al fianco di profitti e perdite come un indice di riferimento per la longevità e il successo di un&#8217;azienda e quindi sorge spontanea una domanda: Perché non essere imprese socialmente responsabili?</p>
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		<title>Volete sostenerci? Sarebbe bello.</title>
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		<pubDate>Tue, 16 May 2017 13:19:50 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Care amiche e cari amici,</p>
<p>siamo tutti alle prese con la dichiarazione dei redditi, dovere sociale per il Bene comune.</p>
<p>La nostra associazione non può ricevere 5 o 8 X 1000, ma per chi volesse, è possibile fare una donazione liberale che si può, comunque, detrarre&#8230;Potete effettuare la donazione tramite Paypal o tramite bonifico bancario. Per info, potete scriverci alla mail: info@peridirittiumani.com</p>
<p><strong>Il vostro piccolo contributo sarebbe importante per noi per:</strong></p>
<ul>
<li>invitare relatori dall&#8217;Italia e dall&#8217;estero per i nostri incontri pubblici</li>
<li>organizzare attività per le scuole, senza dover chiedere un &#8220;obolo&#8221; ai genitori degli alunni</li>
<li>affittare spazi prestigiosi per i nostri convegni</li>
<li>pubblicare testi cartacei da condividere con i cittadini, con gli insegnanti, con gli studenti</li>
<li>attivare corsi di approfondimento rivolti a tutte e a tutti</li>
</ul>
<p><strong>Vi ringraziamo anticipatamente !</strong><br />
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<p><strong>IBAN IT33O0335901600100000074882</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>PRIDE: lavoratori, omosessuali e diritti negati</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2015 06:53:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Gran Bretagna, storia recente: nel 1984 l&#8217;allora Primo Ministro, Margaret Thatcher, decide di chiudere una serie di impianti estrattivi con la conseguente perdita di molti posti di lavoro. Nasce, così, una grande mobilitazione dei&#46;&#46;&#46;</p>
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<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Gran<br />
Bretagna, storia recente: nel 1984 l&#8217;allora Primo Ministro, Margaret<br />
Thatcher, decide di chiudere una serie di impianti estrattivi con la<br />
conseguente perdita di molti posti di lavoro. Nasce, così, una<br />
grande mobilitazione dei minatori in molte zone del Paese, uno<br />
sciopero imponente che blocca le attività per quasi un anno.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In un<br />
villaggio del Galles, Delays, molte famiglie riescono a vivere solo<br />
grazie all&#8217;estrazione del carbone, per cui la scelta politica ed<br />
economica risulta ancora più grave: ecco, però, che un gruppo di<br />
londinesi si unisce agli operai nella lotta. Si tratta di un gruppo<br />
di giovani omosessuali che costituiscono il “Lesbian and Gays<br />
Support the Miners” (LGSM).
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Non<br />
anticipiamo quale fu l&#8217;esito di quella protesta, ma sicuramente essa<br />
diede un segnale forte ai britannici, e a tutto il mondo, in<br />
direzione della tutela dei diritti civili: si parla di dignità dei<br />
lavoratori e di rispetto per l&#8217;amore tra persone dello stesso genere.<br />
Un anno dopo, nell&#8217;85, i miners decisero di partecipare ad uno dei<br />
più grandi gay-pride nella capitale inglese: un insegnamento di<br />
solidarietà reciproca che dovrebbe valere anche a distanza di<br />
trent&#8217;anni.</p>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Lungamente<br />
applaudito alla sezione “Quenziane des Réalisateurs” del<br />
Festival di Cannes dello scorso anno, <i>Pride</i><br />
è una commedia sociale, colorata e scoppiettante che, fra i sorrisi<br />
e le gags molto “british”, porta a fare anche riflessioni di<br />
stretta attualità.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<i>Pride</i><br />
è, infatti, l&#8217;orgoglio di chi protesta, di chi ha ancora la voglia e<br />
il coraggio di scendere in piazza a gridare che i diritti non vanno<br />
calpestati e i diritti fondamentali (come quello alla vita, alla<br />
salute, al lavoro, all&#8217;istruzione) appartengono a tutte e a tutti,<br />
senza distinzioni di nazionalità, di ceto, di età. Ma c&#8217;è anche il<br />
diritto all&#8217; amore che non va sottovalutato perchè le<br />
relazioni affettive stanno alla base di una buona qualità<br />
dell&#8217;esistenza.</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Gli<br />
anni &#8217;80 – quelli in cui il regista Matthew Warchus e lo<br />
sceneggiatore Stephen Beresford ambientano la pellicola – sono<br />
stati l&#8217;epoca dell&#8217;edonismo reaganiano, seguito a ruota dall&#8217;era<br />
della lady di ferro e dall&#8217;Occidente intero, caratterizzata, quindi,<br />
da una forte sperequazione sociale, in cui i ricchi (cocainomani<br />
affaristi) erano lontani anni luce dalla working class (sempre più<br />
schiacciata da debiti e tasse).
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Regista<br />
e sceneggiatore raccontano quel periodo attraverso le vicende del<br />
capo dei minatori &#8211; Mark Ashton che fonda il comitato di lotta contro<br />
la chiusura degli impianti &#8211; e la grintosa Hefina Headon che,<br />
affiancata dal dolce Cliff, darà vita al movimento di sostegno degli<br />
omosessuali. Oltre a loro, gli altri compagni di avventura che più<br />
diversi di così non potrebbero essere. Questa è la chiave,<br />
originale e interessante, del film: un film scritto e diretto da due<br />
professionisti del teatro che sanno come creare il giusto ritmo alla<br />
narrazione, tramite regia, montaggio, musica e dialoghi. Uno dei temi<br />
principali, infatti, è la convivenza possibile tra persone che<br />
appartengono a mondi molto differenti tra loro: i nerboruti operai,<br />
che hanno una mentalità chiusa, retrograda e maschilista, vengono<br />
affiancati al gruppo chiassoso, sregolato e anticonformista dai gay.<br />
All&#8217;inizio il rapporto arriva quasi ad essere violento, nelle parole<br />
e nei fatti, ma col tempo e la conoscenza, la situazione cambia a tal<br />
punto che si instaura tra loro un&#8217;amicizia. Ma un legame di questo<br />
tipo, partito con premesse così difficili, necessita di intelligenza<br />
e di apertura mentale: prima curiosità, poi fiducia e poi<br />
solidarietà e questo viene reso possibile in un contesto<br />
storico-politico che certo non agevolava l&#8217;antirazzismo e<br />
l&#8217;antidiscriminazione. Anzi.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
scene del film riportano alla mente altre pellicole di grande<br />
successo, come ad esempio <i>Grazie<br />
signora Tatcher</i><br />
e <i>Billy Elliot</i><br />
e c&#8217;è un omaggio musicale doveroso a Ken Loach, il regista<br />
britannico che più di tutti ha saputo raccontare quegli anni in<br />
quell&#8217;area geografica: una bellissima <i>Bread<br />
&amp; Roses</i><br />
cantata a cappella. Un momento da brividi che si inserisce, quasi<br />
come una preghiera, in una colonna sonora pop e ritmata che fa venire<br />
voglia ancora di ballare.
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Mai<br />
si scade nella volgarità, ma le battute degli attori sono incisive,<br />
nonostante il testo sia leggero; le sequenze sono state girate<br />
proprio nei luoghi in cui si è svolta la vicenda reale per non<br />
dimenticare il fatto drammatico che fa da sfondo alla trama. E,<br />
infine, non è da dimenticare il fatto che la storia, che qui si<br />
intreccia a quella con la “S” maiuscola, propone una riflessione<br />
anche sullo scambio generazionale: uomini adulti, con un&#8217;educazione<br />
conservatrice, si affiancano a giovani con poca esperienza in vari<br />
settori. E tutti impareranno qualcosa dagli altri, ricordando agli<br />
spettatori l&#8217;importanza di quei valori positivi su cui si basa la<br />
civilità occidentale e umana.
</div>
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		<title>Dire NO a violenze e razzismi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jun 2014 04:05:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione per i Diritti Umani ha aderito alla “Carovana delle culture” organizzata da: Convergenza delle culture Sanpapè, I cammini aperti Onlus, Associazione Unisono Spazio Baluardo, Studio 3R, Movimento alianza Pais. Una manifestazione che si&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;Associazione<br />
per i Diritti Umani ha aderito alla “Carovana delle culture”<br />
organizzata da: Convergenza delle culture Sanpapè, I cammini aperti<br />
Onlus, Associazione Unisono Spazio Baluardo, Studio 3R, Movimento<br />
alianza Pais. Una manifestazione che si è tenuta a Milano lo scorso<br />
21 giugno per rispondere, con vitalità, alla violenza e al razzismo<br />
che serpeggiano in alcuni quartieri della città.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Vi<br />
proponiamo il video con alcune interviste ai partecipanti che abbiamo<br />
realizzato per voi. La musica in sottofondo ricorda proprio il<br />
carattere non violento e allegro della carovana perchè, come scritto<br />
anche sul volantino, è stata: “Un&#8217;onda di colori, voci ed<br />
espressioni diverse che portano equilibrio, felicità, evoluzione!”.</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
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		<title>Hai dato soldi agli zingari !</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Mar 2014 04:38:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il lavoro delle associazioni, degli organi di stampa, degli insegnanti e di tanti altri è importante soprattutto per abbattere i pregiudizi; è un lavoro necessario se, nel 2014 e in una città grande e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/03/untitled-31.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/03/untitled-31.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
lavoro delle associazioni, degli organi di stampa, degli insegnanti e<br />
di tanti altri è importante soprattutto per abbattere i pregiudizi;<br />
è un lavoro necessario se, nel 2014 e in una città grande e<br />
cosmopolita come Milano, un ragazzo si rivolge al Sindaco e lo<br />
apostrofa con queste parole: “Hai dato i soldi agli zingari e ai<br />
rom, sei una merda”.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Certo,<br />
si può dissentire dalle scelte politiche e istituzionali che<br />
riguardano i cittadini, ma bisogna vedere i modi e le motivazioni.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
corso della prima Giornata della legalità, che si è tenuta il 21<br />
marzo presso il Teatro Dal Verme, il sindaco, Giuliano Pisapia, è<br />
stato contestato da Alessandro, uno degli studenti in platea. Più<br />
volte il ragazzo ha urlato la suddetta frase al primo cittadino che<br />
lo ha invitato ad un confronto diretto e più pacato e, una volta<br />
impugnato il microfono, Alessandro ha criticato la scelta di<br />
aumentare i costi dell&#8217;Imu, dell&#8217;Irpef e dei biglietti dei trasporti<br />
pubblici, aggiungendo che invece siano stati regalati dei soldi agli<br />
zingari “mentre vedo nel mio quartiere gente che non arriva a fine<br />
mese. Io mi informo”.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ecco, è<br />
un bene che i giovani si informino, ma la responsabilità è degli<br />
adulti che si occupano di informazione, che costruiscono le notizie,<br />
che formano &#8211; con le loro parole &#8211; l&#8217;opinione pubblica. Mescolare, in<br />
maniera superficiale, il tema della crisi economica, con i tagli ai<br />
servizi e con gli “zingari” è frutto di malainformazione, di<br />
stereotipi e di diffidenza generati dalla mancanza di<br />
approfondimento.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Non<br />
vogliamo prendere posizione sull&#8217;operato di Pisapia, né questa è<br />
una difesa d&#8217;ufficio, ma siamo d&#8217;accordo con lui quando dice, come ha<br />
ricordato anche allo studente: “ &#8230;Non bisogna mettere tutti sullo<br />
stesso piano, ma bisogna giudicare persone per persona, per l&#8217;impegno<br />
che ci mette, se fa le cose per se stesso o per gli altri”. Se i<br />
soldi non ci sono, non ci sono né per gli italiani, né per gli<br />
stranieri. Tutti dobbiamo rimboccarci le maniche e, magari, smettere<br />
di alimentare le barriere mentali verso altre persone di diversa nazionalità<br />
e di fomentare una guerra tra poveri. Anche di spirito.
</div>
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		<item>
		<title>Una battaglia di civiltà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Jan 2013 07:58:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
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		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un paio di giorni fa è uscita una “piccola” notizia. “Piccola” perchè è stata riportata solo da alcuni giornali, per lo più regionali, e da Internet, ma molto significativa. Nicoletta Ditadi, una signora non&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<b><br /></b></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Un<br />
paio di giorni fa è uscita una “piccola” notizia. “Piccola”<br />
perchè è stata riportata solo da alcuni giornali, per lo più<br />
regionali, e da Internet, ma molto significativa.
</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Nicoletta<br />
Ditadi, una signora non vedente, aveva acquistato su Groupon un<br />
soggiorno presso l&#8217;hotel Monaco Sport si Santo Stefano di Cadore, in<br />
provincia di Belluno, specificando, all&#8217;impiegata della reception,<br />
che, insieme al marito, sarebbe stata accompagnata da Lara, un<br />
labrador, il suo cane-guida.</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Dall&#8217;albergo<br />
le hanno risposto che il cane avrebbe richiesto un supplemento<br />
economico di 9 euro per le pulizie e che la colazione le sarebbe<br />
stata servita in una stanza a parte, per non <i>turbare</i> gli altri<br />
ospiti.</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
La<br />
signora e il marito hanno ricordato al Direttore della struttura,<br />
Sergio De Candido, la legge che tutela la presenza degli animali<br />
domestici negli alberghi, ma hanno anche sporto denuncia ai<br />
carabinieri di Mirano. I due coniugi non hanno chiesto risarcimenti<br />
per l&#8217;episodio di discriminazione, ma si sono rivolti alle forze<br />
dell&#8217;ordine per una “battaglia di civiltà”.</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
A<br />
quel punto, il Direttore ha rivolto le proprie scuse, ma ha anche<br />
“offerto” alla signora Ditadi un altro soggiorno in cambio del<br />
ritiro della denuncia. La signora e il marito hanno deciso di non<br />
ritirarla.</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Lasciamo<br />
a voi i commenti su questo episodio.</div>
</div>
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