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	<title>Teheran Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Torna ad essere libero il regista iraniano Jafar Panahi</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2023 10:13:16 +0000</pubDate>
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<p>Dopo quasi sette mesi di detenzione arbitraria, il regista iraniano<strong> Jafar Panahi</strong> è stato rilasciato su cauzione due giorni dopo aver iniziato uno sciopero della fame per protestare contro la sua detenzione. (Sua moglie Tahereh Saeedi ha postato su Instagram una foto di Panahi che lasciava la prigione su un veicolo).  </p>



<p> &#8220;<strong>È straordinario, un sollievo, una gioia totale</strong>. Esprimiamo la nostra gratitudine a tutti coloro che si sono mobilitati ieri&#8221;, ha detto  il suo distributore francese, il <strong>produttore Michele Halberstadt</strong>. &#8220;La sua prossima battaglia è far riconoscere ufficialmente l&#8217;annullamento della sua condanna. È fuori, è libero, e questo è già fantastico&#8221;.</p>



<p>Jafar Panahi, 62 anni, <strong>era stato arrestato l&#8217;11 luglio</strong> e avrebbe dovuto scontare una condanna a sei anni comminatagli nel 2010 dopo la sua condanna per <strong>&#8220;propaganda contro il sistema</strong>&#8220;. Il 15 ottobre, la Corte Suprema ha annullato la condanna e ha ordinato un nuovo processo, alimentando le speranze del suo team legale che potesse essere rilasciato, ma è rimasto in prigione.  </p>



<p><br>L&#8217;arresto di Panahi a luglio è avvenuto dopo che aveva partecipato a un&#8217;udienza in tribunale dove era imputato il collega regista Mohammad Rasoulof, che era stato arrestato pochi giorni prima. Rasoulof è stato scarcerato il 7 gennaio dopo aver ottenuto una licenza di due settimane per motivi di salute e si ritiene che sia ancora fuori dal carcere. </p>



<p>Il regista era stato arrestato mesi prima che scoppiassero le attuali proteste contro il regime, ma la sua prigionia è diventata un simbolo della difficile situazione degli artisti che si sono opposti alle autorità. Panahi è stato rilasciato dalla prigione di Evin a Teheran &#8220;due giorni dopo aver iniziato il suo sciopero della fame per la libertà&#8221;, ha scritto su Twitter il Centro per i diritti umani in Iran (CHRI) con sede negli Stati Uniti, mentre il quotidiano riformista iraniano Shargh ha pubblicato un&#8217;immagine di Panahi che abbraccia giubilante un sostenitore.<br>  </p>



<p>&#8220;Jafar Panahi è stato temporaneamente rilasciato dalla prigione di Evin grazie agli sforzi della sua famiglia, di rispettati avvocati e rappresentanti del cinema&#8221;, si legge in una nota della Casa del cinema iraniana, che raggruppa professionisti del settore. L&#8217;annuncio che Panahi avrebbe intrapreso uno sciopero della fame secca ha suscitato un&#8217;ondata di preoccupazione in tutto il mondo per il regista, che ha vinto premi in tutti i tre festival cinematografici più importanti d&#8217;Europa.<br>  &#8220;Oggi, come molte persone intrappolate in Iran, non ho altra scelta che protestare contro questo comportamento disumano con il mio bene più caro: la mia vita&#8221;, aveva detto Panahi nella dichiarazione pubblicata dalla moglie. &#8220;Rimarrò in questo stato fino a quando forse il mio corpo senza vita non sarà liberato dalla prigione&#8221;, ha detto.</p>



<p>  <br>Personaggi del cinema sono stati tra le migliaia di persone arrestate dall&#8217;Iran nella sua repressione delle proteste scatenate dalla morte il 16 settembre in custodia di Mahsa Amini, 22 anni, che era stata arrestata per presunta violazione del suo rigoroso codice di abbigliamento per le donne.<br><br>L&#8217;attrice Taraneh Alidoosti, che aveva pubblicato proprie immagini di se stessa senza il velo islamico, era tra le persone arrestate, anche se è stata rilasciata all&#8217;inizio di gennaio dopo essere stata trattenuta per quasi tre settimane.  </p>



<p> <br>Panahi ha vinto il Leone d&#8217;Oro alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2000 per il suo film &#8220;The Circle&#8221;. Nel 2015 ha vinto l&#8217;Orso d&#8217;oro a Berlino per &#8220;Taxi Tehran&#8221;, e nel 2018 ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura a Cannes per &#8220;Tre facce&#8221;.<br>L&#8217;ultimo film di Panahi, &#8220;No Bears&#8221;, che come gran parte dei suoi lavori recenti ha come protagonista lo stesso regista, è stato proiettato alla Mostra del cinema di Venezia del 2022 quando il regista era già dietro le sbarre. Ha vinto il Premio Speciale della Giuria.<br>   </p>



<p><br><br> <br></p>



<p></p>
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		<title>Gli orsi non esistono: Jafar Panahi e il suo Cinema di denuncia del regime in Iran</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2022 07:36:30 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p></p>



<p>Il film uscirà nelle sale italiane il prossimo 6 ottobre. </p>



<p></p>



<p>Un regista è costretto a seguire a distanza, tramite un computer, le riprese clandestine del suo ultimo film che viene girato nella città di Teheran perchè si trova esiliato in un remoto paesino rurale, al confine tra Iran e Turchia: le autorità governative lo considerano un dissidente e gli vietano di lavorae. Nel piccolo villaggio, il cineasta all&#8217;inizio viene accolto con curiosità: qui, nonostante il veto, sta realizzando un&#8217;opera che riguarda due coppie di innamorati che tentano di fuggire dal Paese di origine dopo anni di ricerca dei documenti falsi per l&#8217;espatrio, ma si ritrova a fotografare un ragazzo e una ragazza che si baciano, denunciando un amore proibito; l&#8217;immagine diventa la prova all&#8217;interno di un processo pubblico, secondo le leggi e le tradizioni ataviche del luogo, che vedrà coinvolti il regista, i due giovani, la comunità, il Potere e&#8230; un bambino. E l&#8217;artista, prima apprezzato dopo aver superato una certa diffidenza verso chi è estraneo da parte degli abitanti del paesino, ora diventa il possibile testimone di una grave ingiustizia.</p>



<p>Il protagonista del film, suo malgardo, è lo stesso Jafar Panahi che, al termine della narrazione, tira il freno a mano della sua vettura, dopo aver assistito a una situazione drammatica e aver preso una decisione difficile, ma eticamente necessaria.</p>



<p>Il cineasta iraniamo fin dal 2010 è perseguitato dal regime per le sue posizioni politiche ed è quindi sottoposto ad una serie di misure che limitano la sua libertà personale, e i diritti fondamentali quali: svolgere la propria professione e esprimere le proprie opinioni. Lo scorso luglio è stato nuovamente arrestato per aver sostenuto il collega Mohammad Rasoulof, ma ha proposto alla 79ma Mostra del Cinema di Venezia il film intitolato <em>Gli orsi non esistono </em>(<em>No bears</em>), vincendo il Premio Speciale della Giuria.</p>



<p>Lo spettatore segue, nella prima sequenza, i movimenti di una coppia in procinto di scappare dal Paese grazie a passaporti contraffatti per poi spostare lo sguardo verso le immagini di un computer che riflettono quelle di un film che si sta svolgendo nella capitale. Questi primi minuti narrativi contengono una dichiarazione di intenti del nuovo lavoro di Panahi: una riflessione accurata, intellettualmente complessa, sulle possibilità della tecnologia nel mescolare finzione e realtà con l&#8217;intento di dimostrare che, spesso e soprattutto nei Pasi sotto dittatura, l&#8217;attualità violenta supera la fantasia. Non solo autore, ma anche sceneggiatore e attore, Panahi vuole svelare l&#8217;ignoranza, l&#8217;ipocrisia, la brutalità del Potere sia nelle grandi città sia nei villaggi interni del suo Paese in cui a farne le spese è la società civile e in particolare i giovani che avrebbero diritto ad una vita e ad un futuro sereni. Per continuare a denunciare, quindi &#8211; come con tutti gli ultimi suoi film &#8211; Panahi utilizza gli strumenti a disposizione: cinepresa a mano (che permetterà di utilizzare anche ad una persona inesperta purchè si documenti), zoom, rottura della quarta parete, il pedinamento degli attori (vedi la scena con i contrabbandieri); e poi schermo del computer e del telefono cellulare per moltiplicare le immagini e creare un&#8217;opera meta-cinematografica come nella lezione appresa dal Maestro Abbas Kiarostami di cui è stato aiuto regista.</p>



<p>Molto rimane fuori campo per sottolinerare da una parte l&#8217;importanza dell&#8217;immaginazione e del coinvolgimento di chi prende parte alla visione e, dall&#8217;altra, per fare un riferimento alla censura da parte del regime che opprime la libera creatività e condiziona le scelte di vita delle persone. E chi sono in fondo gli orsi del titolo? Sono proprio gli uomini al potere, gli esponenti delle istituzioni politiche e teocratiche che utilizzano tradizioni antiquate, la mentalità ottusa e patriarcale e abitudini reiterate per generare paure, per minacciare e per eliminare gli oppositori. Il Cinema è Cultura e la Cultura può essere un&#8217;arma pacifica per contrastare la repressione: ecco perchè i cineasti vengono imprigionati e i giovani vogliono trovare una via di fuga in Europa se soltanto una presunta fotografia scattata inavvertitamente può mettere in pericolo l&#8217;esistenza stessa di due innamorati, senza nemmeno lo scrupolo di coinvolgere un bambino in una vicenda paradossale e brutale allo stesso tempo.</p>



<p>In un&#8217;inquadratura, infine, si vedono una sedia vuota un posto lasciato libero: quel posto verrà riempito da chi deciderà di continuare a battersi per la Verità e, a tal proposito, noi ci sentiamo di dedicare questa recensione all&#8217;attivista Masha Amini e a tutte le donne iraniane (e non solo) che osano affermare i diritti universali anche al costo più alto.</p>
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		<title>Manifestazione Iran. Proteste contro il regime islamico</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jan 2020 07:01:41 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/01/20/manifestazione-iran-proteste-contro-il-regime-islamico/">Manifestazione Iran. Proteste contro il regime islamico</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p>di Heliya Haq </p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/PHOTO-2020-01-19-13-40-31-2-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13539" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/PHOTO-2020-01-19-13-40-31-2-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/PHOTO-2020-01-19-13-40-31-2-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/PHOTO-2020-01-19-13-40-31-2-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/PHOTO-2020-01-19-13-40-31-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Negli ultimi giorni sono in corso proteste in Iran che vedono come protagonisti giovani che hanno voglia di dare una svolta alla loro vita e liberarsi di questa dittatura che continua a regnare, sempre di più. Mettere in atto queste proteste costa purtroppo spesso la vita di molte persone. Ormai sono più di 40 anni che il governo maschera quella che è la vera volontà del popolo e le sue continue ribellioni.&nbsp; &nbsp; </p>



<p>Più di 1.500 dei nostri compatrioti sono stati uccisi dal regime iraniano nel mese di novembre, a cui ha fatto seguito il blocco dell’utilizzo di internet per impedire la diffusione di video che mostrano episodi di crudeltà e violenza avvenuti nei confronti del popolo iraniano sceso in strada per rivendicare i propri diritti senza voler sfociare nella violenza. &nbsp;<br>Addolorati da questa tremenda notizia, ne abbiamo appresa un’altra che ci ha causato altrettanto immenso dolore: la morte di 176 passeggeri al bordo dell’aereo colpito dal missile lanciato dalla guardia della rivoluzione islamica. <br>È importante non restare in silenzio in questo momento, ma rendere noto all’intero mondo quanto dolore e uccisioni sta causando il regime islamico, sperando che un giorno giustizia possa essere fatta.</p>



<p>Noi, iraniani residenti in Italia, riteniamo di vitale importanza trasmettere il messaggio dei nostri compatrioti costretti a vivere nella paura. Il giorno sabato 18 gennaio, alle ore 11:00 ci siamo riuniti a Milano in piazza Cordusio per esprimere la nostra avversione verso il regime islamico ed esprimere solidarietà verso le famiglie afflitte dal dolore per i diversi e tristi episodi che si sono verificati. Per il popolo iraniano che in generale continua a dover subire l’oppressione imposta. </p>



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		<title>È finito il mito del grande Iran?﻿</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jan 2020 08:09:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Giuseppe Acconcia Le autorità iraniane hanno ammesso l&#8217;abbattimento del volo Boeing 737 dell&#8217;Ukraine International Airlines per &#8220;errore umano&#8221;. Questo &#8220;imperdonabile&#8221; errore, come lo ha definito il presidente Hassan Rouhani, è avvenuto a poche&#46;&#46;&#46;</p>
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<p> di Giuseppe Acconcia</p>



<p>Le autorità iraniane hanno ammesso l&#8217;abbattimento del volo Boeing 737 dell&#8217;Ukraine International Airlines per &#8220;errore umano&#8221;. Questo &#8220;imperdonabile&#8221; errore, come lo ha definito il presidente Hassan Rouhani, è avvenuto a poche ore dal raid alle basi degli Stati Uniti in Iraq, ordinato dall&#8217;esercito iraniano, in seguito all&#8217;uccisione nella notte tra il 2 e il 3 gennaio scorso del comandante delle milizie al-Quds, Qassem Soleimani, in un raid Usa nei pressi dell&#8217;aeroporto di Baghdad. Questa spiazzante ammissione di responsabilità (per certi versi rivoluzionaria se confrontata con i silenzi di altri Paesi in situazioni simili) è senza dubbio un segno di trasparenza, voluto dalla Guida suprema, Ali Khamenei. Non solo, le forze armate iraniane si sono dette pronte a &#8220;riforme essenziali nei processi operativi per evitare simili errori in futuro&#8221; e che chi ha commesso l&#8217;errore verrà punito. Eppure il ministro degli Esteri, Javad Zarif, ha giustificato l&#8217;errore iraniano dovuto a un &#8220;momento di crisi causato dall&#8217;avventurismo degli Usa&#8221;, rilanciando così le responsabilità in campo avversario. Purtroppo, l&#8217;abbattimento del Boeing e le 176 vittime che ha causato segneranno inevitabilmente un ridimensionamento sulla valutazione delle capacità militari iraniane.</p>



<p>
<strong>La
fine di un mito?</strong></p>



<p>
Se, da
una parte, la limitata risposta iraniana che ha colpito la base Usa
di Ain al-Asad in Iraq poteva essere giustificata da un calcolo
razionale per evitare un&#8217;escalation del conflitto, dall’altra,
l&#8217;errore del Boeing 737 non ha nessuna giustificazione. Non solo, ha
messo in luce una mancanza di accuratezza più generale del sistema
di difesa iraniano, senza precedenti. In altre parole, ha offuscato
il mito di un Paese che ha conquistato sul campo e suo malgrado un
ruolo essenziale per la gestione dei conflitti nella regione. Fino
alla morte di Soleimani, sebbene l&#8217;Iran non abbia davvero mai voluto
esportare il modello della Repubblica islamica, nata dopo la
rivoluzione del 1979, ha dovuto sopperire alle mancanze e alle
assenze degli Stati Uniti che non hanno saputo gestire le fasi
post-belliche in Iraq e in Afghanistan. Il riconoscimento di questa
azione di bilanciamento essenziale, negli interessi dei maggiori
attori regionali, inclusa la Russia di Vladimir Putin, è culminato
nell&#8217;approvazione dell&#8217;accordo sul nucleare, raggiunto a Vienna nel
luglio del 2015. Ora però si apre una nuova stagione, in cui la
vulnerabilità militare iraniana è stata smascherata dagli errori
nella risposta all&#8217;uccisione di Qassem Soleimani.&nbsp;</p>



<p>
<strong>Iran
più forte o più debole?</strong></p>



<p>
Che il
ruolo regionale iraniano fosse ormai in crisi lo hanno dimostrato
altri due eventi che hanno preceduto l&#8217;escalation degli ultimi
giorni. Prima di tutto le proteste in Iraq dello scorso autunno. A
essere attaccati dai manifestanti non sono stati solo gli interessi
statunitensi nel Paese ma anche il ruolo iraniano nel periodo
seguente alla disastrosa guerra del 2003 che ha segnato la fine del
regime di Saddam Hussein. Per ben tre volte è stato attaccato il
consolato iraniano a Najaf così come le proteste contro nepotismo,
corruzione e disoccupazione giovanile hanno preso di mira sia gli
Stati Uniti sia l&#8217;Iran. E così Teheran è stata smascherata. Nel
perseguire questo ruolo di stabilizzatore regionale ha curato fin qui
principalmente i suoi interessi economici, bypassando le sanzioni Usa
in Iraq, riempiendo il mercato locale di prodotti iraniani a partire
dalle automobili, beneficiando dello status quo, e non ha fatto gli
interessi di tutti gli iracheni. Questo è successo non solo in Iraq
ma anche in Siria (pensiamo al sostegno incondizionato di Teheran per
Bashar al-Assad), in Yemen, in Afghanistan e negli altri Paesi dove
movimenti locali come, Hezbollah in Libano, fanno riferimento
continuamente nella loro ideologia politica alla Rivoluzione iraniana
del 1979. Se il parlamento iracheno ha chiesto la fine della presenza
militare statunitense dopo il raid non concordato contro Soleimani,
la piazza ha chiesto anche la fine delle interferenze iraniane nel
Paese e del sistema settario che incancrenisce le divisioni e
continua ad arricchire solo le élite curde, sunnite e sciite. Questo
dimostra anche un&#8217;altra cosa e una volta di più che la strategia di
esportazione della democrazia e di &#8220;Grande Medio Oriente&#8221;,
inaugurata da George Bush con la guerra in Iraq, è completamente
fallimentare.&nbsp;</p>



<p>
<strong>Soleimani:
un simbolo che muove le masse?</strong></p>



<p>
Eppure
la possibile fine del mito del grande Iran non sarebbe mai arrivata
senza l&#8217;assassinio del carismatico generale Soleimani. La sua morte,
oltre a favorire chiaramente gli interessi israeliani nella regione,
ha suscitato il risveglio dei sostenitori della rivoluzione iraniana
della prima ora che sono scesi a milioni in strada (con decine di
morti nella calca) per partecipare ai suoi funerali e ricordarlo, in
un moto di unità nazionale che mancava in Iran dalla guerra
Iran-Iraq (1980-1988). Non sono mancati i giovani iraniani, della
diaspora nel mondo e anche nel Paese, che hanno gioito su Instagram e
altri social network per questa uccisione, augurandosi un attacco
statunitense che finalmente mettesse fine al regime degli ayatollah e
alle restrizioni che opprimono tanti giovani iraniani. Dopo la morte
di Soleimani, i conservatori iraniani sono più deboli all&#8217;interno
del sistema politico iraniano e nella regione. Lo dimostrano le
lacrime della guida suprema Ali Khamenei ai suoi funerali e
l&#8217;impossibilità di una risposta militare dura contro gli Stati Uniti
per evitare un conflitto che distruggerebbe la Repubblica islamica
per come la conosciamo.&nbsp;</p>



<p>
<strong>La
natura anti-sistema delle nuove proteste</strong></p>



<p>
L&#8217;uccisione
di Soleimani ha avuto l&#8217;effetto immediato di archiviare la stagione
delle proteste anti-governative per il caro vita, la disoccupazione e
il ritardo nel pagamento dei salari del 2018 e del 2019 per aprire
forse una nuova stagione di contestazioni. I giovani iraniani che si
sono riuniti alle porte dell’Università di Teheran e a Isfahan
dopo l’ammissione di responsabilità nell’abbattimento del Boeing
ucraino da parte dei pasdaran iraniani lo scorso sabato hanno una
natura anti-sistemica (tra gli slogan si sente “Via il bugiardo”,
“Morte a Khamenei”) in continuità con le ondate di proteste, nel
1999, 2003, 2009 e 2011 che chiedevano una radicale riforma del
khomeinismo, delle istituzioni e delle consuetudini su cui si fonda
la Repubblica islamica. L’uccisione di Soleimani e le seguenti
rappresaglie hanno riaperto quindi una spaccatura che non si è mai
davvero sopita tra le correnti politiche iraniane, divise tra
sostegno incondizionato alle istituzioni post-rivoluzionarie e la
necessità di modernità e riforma che parte dai giovani iraniani.</p>



<p> Tutto questo non vuol dire che da domani il &#8220;grande Iran&#8221; sparirà dalla regione o non sarà più lo &#8220;stato canaglia&#8221; odiato dai Repubblicani che è stato fino ad ora. Non vuol dire neppure che gli Stati Uniti d’ora in avanti avranno vita facile in Medio Oriente con gli annunci strampalati di Trump che avrebbe voluto colpire i siti culturali iraniani, subito smentito dal Pentagono, mentre saranno proprio i jihadisti dello Stato islamico (Isis), fortemente osteggiati da Teheran, ad avere vita più facile del previsto per qualche tempo. L&#8217;Iran continuerà invece a essere un attore regionale essenziale e questo lo dimostra la nomina del successore di Qassem Soleimani, l&#8217;altrettanto conservatore, Ismail Qani. Non solo, la straordinaria superiorità che hanno dimostrato sul campo le milizie controllate dai pasdaran dalla Siria all&#8217;Iraq fino all&#8217;Afghanistan proseguirà, soprattutto per le strutturali mancanze degli Stati Uniti. Non è detto poi che questa debacle dei conservatori non apra una strada nuova ai moderati di Zarif e Rouhani per rinegoziare l&#8217;accordo sul nucleare, reso carta straccia dall&#8217;uscita unilaterale voluta da Trump nel 2018, dalla ripresa dell&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio, dalle debolezze europee e dalle nuove sanzioni annunciate dagli Usa. Questa componente politica potrebbe aprire la strada a una nuova pagina nei rapporti bilaterali con Washington, come auspicato dallo stesso Trump che vorrebbe un Iran &#8220;prospero&#8221; e utile per fare &#8220;business&#8221;, come ha chiaramente detto annunciando di non voler rispondere militarmente al raid iraniano alla base di Ain al-Asad. I moderati iraniani potrebbero sfruttare questa fase per avvantaggiarsi in vista del voto per le presidenziali del 2021 che sembravano sicuro appannaggio delle componenti conservatrici di Raisi e Qalibaf, approfittando delle nuove mobilitazioni e della dura sconfitta che l&#8217;uccisione di Soleimani chiaramente ha avuto per i conservatori iraniani.&nbsp;Eppure con il 2020, il mito del grande Iran potrebbe essere archiviato. Il suo mito di invulnerabilità, di capacità militare, di difensore anti-imperialista in Iraq, Siria e Afghanistan risulta incontrovertibilmente offuscato. Gli iraniani fanno errori di calcolo, come tutti gli altri attori regionali, e l&#8217;abbattimento del Boeing ucraino lo dimostra, anche gli iraniani sono malvisti, come gli Stati Uniti, da parte delle popolazioni di questi Paesi, e le proteste in Iraq lo dimostrano, l&#8217;Iran non può fare passi falsi sul piano militare, pena l&#8217;annientamento, e la reazione ai raid Usa lo dimostra.&nbsp;&nbsp;</p>



<p></p>
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		<title>Iran. Rivolte, minacce e repressione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Nov 2019 06:55:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 24 novembre 2019 sono state effettuate le elezioni ad Hong Kong dopo le proteste: i voti nei distretti hanno premiato chi ha sostenuto la rivolta: questo risultato spingerà la governatrice a trattare&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Lo
scorso 24 novembre 2019 sono state effettuate le elezioni ad Hong
Kong dopo le proteste: i voti
nei distretti hanno premiato chi ha sostenuto la rivolta: questo
risultato spingerà la governatrice a trattare sulle richieste dei
giovani ribelli? Ma oggi vogliamo parlarvi di cosa sta accadendo in
Iran, altro Paese “caldo” in tema di diritti umani. 
</p>



<p>Le manifestazioni sono partite dopo il rincaro del costo della benzina (+ il 50% fino a 60 litri al mese, +300% sopra quella soglia) e i leader – quelli che vengono indicati come tali – rischiano l&#8217;impiccagione. Amnesty International ha dichiarato almeno 106 morti durante gli scontri tra manifestanti e Polizia in decine di città.  </p>



<p>Sebbene
il motivo principale delle proteste sia l&#8217;aumento dei prezzi del
carburante,&nbsp;<em>Al
Jazeera</em>&nbsp;<a href="https://www.aljazeera.com/news/2019/11/iran-protests-600-words-191118060831036.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">racconta</a>&nbsp;di
un diffuso malessere nella popolazione a causa delle difficoltà
dell&#8217;economia iraniana, con posti di lavoro sempre più scarsi e un
tasso di inflazione superiore al 40%. Lo scorso 15 ottobre, il Fondo
monetario internazionale (FMI)&nbsp;<a href="https://www.reuters.com/article/us-iran-economy-imf/iran-economy-to-shrink-95-this-year-amid-tighter-us-sanctions-says-imf-idUSKBN1WU28M?utm_source=rss&utm_medium=rss">ha
previsto</a>&nbsp;una
contrazione nel 2019 dell&#8217;economia iraniana del 9,5% a causa
dell&#8217;impatto delle pesanti&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2018/08/06/stati-uniti-reintrodotto-sanzioni-iran/?utm_source=rss&utm_medium=rss">sanzioni
economiche statunitensi</a>&nbsp;su
quasi tutti i settori dell&#8217;economia del paese, arrivate dopo la
criticata decisione del presidente americano Donald Trump di uscire
dall&#8217;accordo sul nucleare iraniano.

</p>



<p>
Il
giornale conservatore Kayhan, vicino alla Guida suprema Ali Khamenei
minaccia una repressione violenta per i “rivoltosi”, in
particolare dopo che un esponente delle Guardie della Rivoluzione
islamica e due guardie della milizia volontaria Basij sono state
accoltellate a morte a ovest della capitale, Teheran. L&#8217;accusa per i
presunti assassini è quella di “baghi”, ossia ribellione armata
contro le autorità e i principi della Repubblica islamica.</p>



<p>L&#8217;Alto Commissariato dell&#8217;ONU per i diritti umani si è detto “particolarmente allarmato dal fatto che l&#8217;uso di proiettili veri (contro i manifestanti) avrebbe provocato un numero significativo di morti”. In molte zone strategiche della capitale sono schierate forze dell&#8217;ordine antisommossa, la situazione negli ultimi  giorni appare più calma e Internet pare che ricomincerà a funzionare a patire dalle province.  </p>



<p>Teheran accusa sempre gli Stati Uniti di interferenza e, secondo il ministro degli Esteri, Mohammad Javad Zarif, “anche gli europei che sostengono i disordini saranno responsabili delle conseguenze delle loro pericolose provocazioni”.  </p>



<p>Minacce,
accuse e violazioni dei diritti umani: bisogna continuare a
monitorare la situazione in Iran anche perchè Khamenei
ha  etichettato i manifestanti che intraprendono azioni violente come
&#8220;criminali&#8221; e accusato &#8220;nemici stranieri&#8221; di
alimentare i disordini nel Paese.</p>
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		<title>Libertà per #Nasrin &#8211; avvocata iraniana condannata a 33 anni di carcere e 148 frustate.</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Sep 2019 07:51:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nasrin Sotoudeh è un’avvocata iraniana, attivista per i diritti umani che è stata condannata a&#160;33 anni di carcere&#160;e 148 frustrate dalla giustizia di Teheran.&#160;Nasrin era già stata condannata a 38 anni di prigione nel&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="800" height="450" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/rErHZxSbkJYtmYO-800x450-noPad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13057" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/rErHZxSbkJYtmYO-800x450-noPad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/rErHZxSbkJYtmYO-800x450-noPad-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/rErHZxSbkJYtmYO-800x450-noPad-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p><strong>Nasrin Sotoudeh è un’avvocata iraniana, attivista per i diritti umani che è stata condannata a&nbsp;33 anni di carcere&nbsp;e 148 frustrate dalla giustizia di Teheran.</strong>&nbsp;Nasrin era già stata condannata a 38 anni di prigione nel settembre del 2018 e si trova&nbsp;<strong>rinchiusa in condizioni durissime nel carcere di Evin.</strong><br><br><strong>Che colpa ha Nasrin?</strong></p>



<p>Quella di essersi&nbsp;<strong>battuta contro l’applicazione di una norma del codice penale</strong>&nbsp;iraniano in base alla quale&nbsp;<strong>si&nbsp;impedisce di nominare un avvocato di fiducia&nbsp;alle persone imputate di reati</strong>&nbsp;tra cui quelli contro la&nbsp;sicurezza nazionale.</p>



<p>Nel 2012 Narin ha vinto il Premio Sakharov per la libertà di pensiero.</p>



<p>Dal 13 giugno 2018 si trova rinchiusa nel carcere di Evin.<br><br><strong>L&#8217;ultima condanna arriva dopo un processo che si è tenuto in contumacia</strong>&nbsp;poiché Narsin &#8211; in base a quanto detto dal marito &#8211; si è rifiutata di presentarsi in aula perché&nbsp;<strong>le era stato negato il diritto alla scelta dell&#8217;avvocato.</strong></p>



<p><strong>Chiediamo al Governo italiano e alle istituzioni europee che si attivino prontamente con le autorità iraniane per chiedere la liberazione immediata di Nasrin.</strong></p>



<p></p>



<p>Firmaimo la petizione su:  <br><a href="https://www.change.org/p/libert%C3%A0-per-nasrin-giuseppeconteit-italymfa-federicamog-salviamonasrin?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.change.org/p/libert%C3%A0-per-nasrin-giuseppeconteit-italymfa-federicamog-salviamonasrin?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </p>
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		<title>Tre volti: il nuovo film di Panahi sull&#8217;Iran di oggi, la censura, i diritti delle donne</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/12/05/tre-volti-il-nuovo-film-di-panahi-sulliran-di-oggi-la-censura-i-diritti-delle-donne/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Dec 2018 08:31:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Alessandra Montesanto L&#8217;immagine mossa di una giovane donna in un video registrato con il cellulare: la donna si chiama Marziyeh e si sta appellando ad un&#8217;altra signora, un&#8217;attrice nota in tutto il&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/imm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-11760 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/imm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="150" height="214" /></a></b></span></p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>L&#8217;immagine mossa di una giovane donna in un video registrato con il cellulare: la donna si chiama Marziyeh e si sta appellando ad un&#8217;altra signora, un&#8217;attrice nota in tutto il Paese, affinchè convinca i suoi genitori a darle il permesso di realizzare il sogno di lavorare nel Cinema e nel Teatro. Altrimenti, dice Marziyeh, si toglierà la vita. La giovane donna vive reclusa in un piccolo villaggio rurale e arcaico.</p>
<p>L&#8217;attrice famosa, Behnaz Jafari, ascoltato il tragico messaggio, decide di abbandonare le riprese del film a cui sta lavorando, per andare in cerca della ragazza e verificare la veridicità del video. Inizia, così, un viaggio tra i villaggi dell&#8217;Iran profondo; un percorso effettuato in macchina, con alla guida lo stesso regista Jafar Panahi, durante il quale si intrecciano le vicende di altri personaggi, spesso femminili. Saranno, infatti, tre le donne protagoniste di questa storia, come tre sono i volti citati nel titolo. Ogni tappa del viaggio, su strade impervie e sempre più sterrate, rappresenta una riflessione sul tessuto politico-culturale del Paese.</p>
<p>L&#8217;attrice, quella importante, viene accolta dalla famiglia della ragazza e dalla comunità locale con tutti gli onori, ma a Marziyeh viene negata la possibilità di svolgere la sua stessa professione. Questo è il mistero che avvolge il racconto, ma non sarà l&#8217;unico.</p>
<p>Ha vinto l&#8217;Orso d&#8217;oro a Berlino nel 2015, Jafar Panahi, con il film intitolato <em>Taxi Teheran</em>. Torna nelle sale cinematografiche con il suo ultimo lavoro <em>Tre volti</em> in cui lui stesso si ritrova alla guida di un&#8217;automobile, personaggio diegetico e narratore di una vicenda che vede protagoniste tre donne, simboli della società iraniana contemporanea.</p>
<p>Prima di parlare del film, però, bisogna ricordare che Panahi si trova agli arresti domiciliari a causa del regime liberticida che vige nel Paese, ma la sua Arte riesce a sconfinare grazie alla tecnologia digitale e ai canali social. E <em>Tre volti</em> inizia proprio con un video, girato con un cellulare, che veicola un messaggio inquietante: se la giovane Marzyeh non riuscirà a realizzare il sogno di diventare attrice, si toglierà la vita. Questo è il motore di un viaggio nell&#8217;interno dell&#8217;Iran, tra i villaggi dove la cultura e la tradizione sono più arretrate rispetto alla capitale, Teheran.</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/6VE4oZlepQo?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>La riflessione di Panahi, come sempre nei suoi ultimi film, non si ferma a sottolineare la differenza tra città e campagna, ma insiste sul tema della censura, a cui lui stesso è stato ed è sottoposto. Anche questa pellicola, infatti, è stata considerata “illegale” perchè, secondo le autorità, mina l&#8217;onorablità dell&#8217;Iran e degli iraniani: ed ecco, quindi, che i familiari e la comunità di Marzyeh non vogliono che lei esca dalle mura domestiche e dal recinto in cui è stata cresciuta perchè deve ricalcare lo stereotipo della “brava ragazza”, devota al parentado, senza pretendere alcun tipo di emancipazione. Ma c&#8217;è chi fa da contraltare, ed è l&#8217;attrice ormai affermata, Benhaz Jafar, che qui recita se stessa. Affermata sì, ma nel film reietta perchè lavorava in televisione prima dell&#8217;avvento della Rivoluzione khomeinista e ora viene disprezzata da tutti (torna il tema della censura).</p>
<p>Premiato all&#8217;ultima edizione del festival di Cannes per la Migliore Sceneggiatura, il film di Panhai rappresenta anche una riflessione sul Cinema e sulla differenza tra finzione e realtà: il regista, e attore, osserva il video inviato da Marzyeh e si interroga sulla sua veridicità, non vedendo stacchi nel montaggio. Qui si annida il primo dubbio, ma anche il nucleo del discorso: qualsiasi forma di rappresentazione non può mai essere identica al Reale e, quindi, veritiera. Come si può, quindi, condannare un artista? Il tema fondamentale diventa quello della libertà di espressione. Ma anche quello della manipolazione delle immagini e delle parole per fare propaganda o, comunque, per orientare l&#8217;opinione pubblica.</p>
<p>C&#8217;è, sicuramente, un omaggio al Maestro Abbas Kiarostami, ai suoi paesaggi quasi dipinti, ma le strade percorse dall&#8217;auto con i suoi viaggiatori sono quelle dei villaggi del nord-ovest, nella zona turcofona, dove affondano le radici del genitori e dei nonni di Panahi. Un omaggio anche alla sua famiglia di origine.</p>
<p>Strade in salita, acciotolate, difficili da percorrere, così come è difficile ottenere la tutela dei diritti fondamentali per le donne nella società iraniana. Donne riprese spesso in primo piano, mentre l&#8217;uomo (lui, Panahi) si fa riprendere di spalle, quasi a voler ammettere la propria rassegnazione di fronte al mancato sviluppo democratico della situazione politica  e a voler rimarcare il ruolo, negativo, della parte maschile nel tessuto sociale e nella vita delle mogli, figlie, sorelle&#8230;</p>
<p>Non abbiamo volutamente fatto cenno al terzo volto importante nella sceneggiatura; consigliamo, inoltre, di rimanere a guardare fino alla fine dei titoli di coda E poi ognuno farà le proprie considerazioni. E poi ognuno farà le proprie considerazioni.(Ricordiamo che i dialoghi italiani sono a cura di Babak Karimi).</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Iran, Nasrin Sotoudeh arrestata: il Parlamento UE ne chiede immediato rilascio</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/06/15/iran-nasrin-sotoudeh-arrestata-il-parlamento-ue-ne-chiede-immediato-rilascio/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Jun 2018 16:40:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Valentina Tatti Tonni E’ del 14 giugno la notizia di un nuovo arresto per l’avvocato Nasrin Sotoudeh a Teheran, in Iran. A darne annuncio il marito che ha precisato di non sapere ancora&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #252525;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/c55a7acfe93335070c73661657f2747c.jpg-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10862" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/c55a7acfe93335070c73661657f2747c.jpg-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="690" height="442" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/c55a7acfe93335070c73661657f2747c.jpg-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 690w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/c55a7acfe93335070c73661657f2747c.jpg--300x192.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 690px) 100vw, 690px" /></a></b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">di Valentina Tatti Tonni</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">E’ del 14 giugno la notizia di un nuovo arresto per l’avvocato Nasrin Sotoudeh a Teheran, in Iran. A darne annuncio il marito che ha precisato di non sapere ancora quali siano le accuse nei suoi confronti. Immediata la risposta del presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani che su twitter avrebbe cavalcato l’onda della nuova diplomazia: &#8220;Il Parlamento europeo sta dalla parte di tutti i difensori dei diritti umani. Invito l&#8217;Iran a rilasciare immediatamente il premio Sakharov, Nasrin Sotoudeh&#8221;.</p>
<p align="JUSTIFY">Sotoudeh è il simbolo della lotta per i diritti umani in Iran e vincitrice del premio Sakharov per la libertà di pensiero. Nella sua carriera, valorizzata ancor di più dal fatto di essere Donna, ha difeso numerosi prigionieri politici, giornalisti e donne, comprese quelle della recente campagna “Le ragazze di Enghelab Street” arrestate per essersi tolte il velo, l’hijab, in luoghi pubblici e averlo sventolato in segno di protesta e libertà. Una richiesta legittima che però il Presidente Rouhani non sembra voler tutelare fino in fondo, nonostante le sue aperture al popolo, lasciando di fatto carta bianca alla Guida Suprema Khamenei che, nell’ordinamento dello Stato rappresenta il vertice della Repubblica e che aveva condannato il gesto ritenendo l’hijab “uno strumento di immunità e non restrizione” che impedirebbe alle donne di intraprendere “uno stile di vita deviato”.</p>
<p align="JUSTIFY">Questo sistema duale di poteri era stato introdotto dopo la rivoluzione del 1979 quando la monarchia dell’imperatore Pahlavi venne rovesciata da Khomeini con una linea anti-occidentale e anti-americana, portando in auge una visione il più possibile teocratica all’interno di cui l’attuazione dei diritti umani spesso vacilla sotto l’influenza di un’interpretazione restrittiva del Corano.</p>
<p align="JUSTIFY">Nasrin Sotoudeh, come all’epoca aveva riportato Amnesty International, era già stata arrestata nel settembre del 2010 con l’accusa di svolgere attività contro la sicurezza nazionale e per questo era stata condannata a 11 anni di carcere. La sentenza fu ridotto in appello a 6 anni con il divieto di svolgere la professione forense per dieci anni.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. A Teheran le lumache fanno rumore</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Mar 2018 10:55:28 +0000</pubDate>
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<p>Zahra &#8216;Abdi è una giovane scrittrice – classe 1974 – nata e cresciuta in Iran e che ora vive in Canada. <i>A Teheran le lumache fanno rumore</i> è il suo romanzo di esordio (edito in Italia da Francesco Brioschi), un libro che intreccia le vicende di tre donne che appartengono a generazioni diverse: una donna anziana, una madre; una ragazza, una figlia; una signora di mezza età, una innamorata. L&#8217;amore è al centro del testo in tutte le sue declinazioni. Principalmente per un ragazzo, Khosrou, scomparso dai tempi della guerra Iran-Iraq, figlio, fratello, innamorato.</p>
<p>Le storie raccontate ruotano intorno a questa perdita: al dolore, al ricordo.</p>
<p>“<i>Qualcuno ha detto che è stato fatto prigioniero; un altro che è disperso a seguito di un bombardamento. Ma lui coi prigionieri non è mai tornato. Mamma è arrivata fino al confine con l&#8217;Iraq, ma suo figlio non c&#8217;era. Suo figlio non è mai tornato.”</i></p>
<p>Ogni figura femminile &#8211; Shirin, Afsun, e la Madre – si fà portavoce di un momento della Storia del Paese che ha visto nel recente Passato, una rivoluzione, una guerra, un cambiamento sociale, politico e che vede schiacciati i suoi cittadini dalle sanzioni economiche e dalla mancanza di diritti.</p>
<p>Anche i personaggi di contorno risultano importanti all&#8217;interno della narrazione: un padre, un marito, i poliziotti perchè formano il puzzle di una società maschilista, patriarcale, oggi come ieri, di una nazione spesso corrotta, in bilico tra tradizione e modernità, dove solo i giovani e le donne si fanno paladini di nuovi valori e nuove aperture.</p>
<p>“<i>Spiare sul posto di lavoro, in macchina, a casa, in borsa, al computer è diventato uno sport comune”.</i></p>
<p>I capitoli portano il nome di due donne, la narrazione è alla prima, seconda o terza persona singolare: di volta in volta il lettore è chiamato a mettersi nei panni delle protagoniste per comprenderne le emozioni, gli stati d&#8217;animo. La forza del libro è anche questa: la capacità di introspezione psicologica, che si tratti di persone che vivono nel Presente o nel Passato, giovani e meno giovani.</p>
<p>Una prosa, quella di &#8216;Abdi, spontanea, fresca che non dimentica la liricità, in alcuni momenti, e l&#8217;evocazione della violenza perchè la Persia è questo: poesia e sofferenza, speranza e disillusione.</p>
<p>Molti i riferimenti culturali (la scrittrice è laureata in Letteratura e Sufismo), in particolare al Cinema, alle opere internazionali e a quelle dei grandi registi iraniani: spesso la realtà supera la fantasia, ma l&#8217;immaginazione può servire a sconfinare, ad aprire varchi nella mente e a decidere di lottare per un Futuro migliore, nell&#8217;alleanza, in questo caso, tra due donne, una madre e una figlia.</p>
<p>Su questa umanità segnata e ferita, un albero di noci osserva, protegge, ricorda e le lumache forse un giorno non faranno più rumore.</p>
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		<title>&#8220;Art(E)attualità&#8221;. Tala Madani, artista iraniana e la critica al patriarcato</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Aug 2017 11:13:00 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Chit Chat</em>. Video di animazione silenziosa, un stop-motion di Tala Madani &#8211; giovane artista di Teheran, classe 1981 &#8211; di oltre duemila immagini dipinte al minuto, che illustrano le strutture di potere, i fondamentalismi e il sessismo.</p>
<p>I protagonisti maschili nelle opere di Tala Madani sono sia tragici sia comici: esseri primitivi arroganti e ignoranti, resi animati da un rendering creato dall&#8217;uso di un&#8217;applicazione di vernice spessa. Madani esegue una critica delle strutture patriarcali delle società nel mondo.</p>
<p><em>Chit Chat</em> raffigura una raffica di infruttuose trattative tra un anonimo gruppo di uomini. Informe e facilmente malleabile, è difficile da decifrare dove finisce una cifra e l&#8217;altra inizia. Gli uomini, durante il loro futile scambio, diventano sempre più violenti, mentre l&#8217;innocuo titolo dell&#8217;opera assume una connotazione più sinistra, quella di un eufemismo usato, invece, per il conflitto, la brutalità e la guerra.</p>
<p><b>Progetto: CHIT CHAT, MOMA, New York – Luglio 2017 </b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0151.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9302" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0151.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0151.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0151-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0151-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0151-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0153.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9304" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0153.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0153.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0153-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0153-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0153-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a> <a 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