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	<title>terapia Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Dove si appoggia il giorno</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jul 2025 09:43:12 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



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<p><br></p>



<p>di Jorida Dervishi Mbroci</p>



<p></p>



<p>Non c’erano palazzi. Solo case. Case basse, coi tetti vicini al cielo e i muri un po’ vissuti. Sembravano appoggiate al suolo con delicatezza, come se anche loro, un giorno, potessero decidere di andarsene.<br>Lei camminava piano. I passi senza fretta, lo sguardo che toccava tutto. Non faceva foto. Non prendeva appunti. Era il cuore che registrava tutto.<br>Sapeva che li stava guardando per l’ultima volta, quei posti. Lo sapeva, anche se nessuno gliel’aveva detto. Anche se non c’era nessun addio scritto. C’era solo il corpo che sentiva: “guarda bene, perché dopo sarà diverso.”<br>Ogni angolo le diceva qualcosa. Ma lei non rispondeva. Accoglieva tutto in silenzio, come si fa con le cose importanti. Con quel rispetto che si dà solo ai ricordi che fanno ancora male.<br>L’ultimo giorno era andata al centro commerciale. Lo faceva sempre, quando voleva stare in mezzo al mondo senza dover parlare con nessuno. Aveva preso un gelato – crema e fragola – e si era seduta vicino alla fontana. Guardava le persone passare, senza fretta. Le mani che reggevano le buste, i volti distratti, le voci basse.<br>Non succedeva niente, ma lei sentiva tutto. Era come se in quel momento si fosse accorta davvero che stava finendo. E aveva lasciato che finisse, senza opporsi.<br>Poi era andata via. Un’altra città. Un altro ritmo.Aveva ricominciato da sola, col passo lento di chi ha perso qualcosa ma non vuole perdersi anche lui. Aveva costruito piano, con le mani e con la testa. Aveva pianto senza fare rumore. E poi aveva sorriso. Non perché fosse tutto a posto, ma perché nonostante tutto, era ancora lì.<br>Era questo che la teneva in piedi: non la forza, ma la scelta di non sparire. Ogni giorno. Anche quando era più facile chiudersi, lei si apriva un po&#8217;. Anche quando era più comodo dire “non ce la faccio”, lei provava ancora.<br>Poi era tornata. Per un progetto, per pochi giorni. Ma non era passata dai luoghi di prima. Aveva scelto strade nuove, quelle dove nessuno la conosceva. E lì, stranamente, aveva respirato.Aveva sentito che si può tornare, ma in modo diverso. Che si può riconoscere qualcosa senza doverlo rivivere.<br>I luoghi veri, quelli dove aveva amato e sofferto, erano rimasti dietro.Non li aveva evitati. Li aveva semplicemente rispettati.Non era ancora il momento.E forse non lo sarà mai.Ma va bene così.<br>Chi l’aveva lasciata, lei lo sapeva.Una frase sola, basta.Non serve nominarli per sapere quanto hanno fatto.E non è lì che voleva guardare.<br>Lei guardava avanti.Alla luce che filtra tra le cose, anche quando sembra non esserci.Alle mani che non tremano più.Al cuore che batte piano, ma regolare.<br>Aveva capito che non serve capire tutto.Che si può vivere anche con le ferite aperte, se impari a non toccarle ogni giorno. E che ci sono dolori che si tengono con cura, come si tiene qualcosa che ha lasciato un segno ma ti appartiene.<br>La sua forza non era visibile. Era nei piccoli gesti. Nel mettersi in ordine anche quando dentro è confusione. Nel tornare a casa con le buste della spesa e sentirsi comunque forte. Nel non chiedere più scusa per il proprio dolore. Nel dire “oggi ci sono” anche quando la voce è bassa.<br>Dio, se c’è,  lei lo sentiva lì. Nel secondo esatto in cui decideva di non lasciarsi cadere. In quel momento preciso in cui, senza spettacolo, si rialzava. Né miracolo, né magia. Solo resistenza, silenziosa, vera.<br>E così ogni giorno si appoggiava. Al tempo, al gesto, al proprio nome detto piano. A quel filo che tiene insieme tutto anche quando sembra che tutto stia per crollare.<br>Si appoggiava al giorno, e il giorno si lasciava tenere. Come una promessa non detta. Come una mano che non stringe, ma c’è.<br>E alla fine, era questo il miracolo. Non che fosse passata. Ma che lei, con tutto quel dentro,stava ancora lì.</p>



<p><br>Content creator: Boris Maretto</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Congo: alle prese con Malaria, Vaiolo delle Scimmie ed Ebola</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jan 2025 10:30:08 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Dalla fine di ottobre a Panzi, nel Congo, si è diffusa una grave forma di Malaria, come dichiarato anche dall&#8217;Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità).</p>



<p>Sono già stati registrati diversi decessi nel giro di poco tempo e i sintomi principali sono: febbre, affaticamento, difficoltà respiratorie, forte anemia. L&#8217;epidemia ha colpito principalmente soggetti di età compresa tra gli 0 e i 14 anni. La risposta sanitaria è arrivata da una squadra dell&#8217;area interessata, supportata dall&#8217;OMS, che si è occupata soprattutto di capire meglio come fronteggiare la situazione, ma anche come sensibilizzare la popolazione riguardo alla prevenzione e alla terapia adatta.</p>



<p>La Repubblica Democratica del Congo da quest&#8217;estate deve fare i conti anche con il Vaiolo delle Scimmie e l&#8217;Ebola. Nell&#8217;area, si è assistito ad un peggioramento dell&#8217;insicurezza alimentare negli ultimi mesi, ad una bassa copertura vaccinale e ad un accesso molto limitato alla diagnostica e alla gestione dei casi più seri. C&#8217;è anche mancanza di rifornimenti e mezzi di trasporto così come carenza di personale sanitario. </p>



<p>Il contagio purtroppo non accenna ad arrestarsi, tant&#8217;è che ha coinvolto anche nostri connazionali e non si sa ancora come avvenga con esattezza. </p>



<p>Se il mondo globalizzato permette di muoversi da un luogo all&#8217;altro, i Paesi con un rischio più alto di diffusione sono quelli con situazioni socioeconomiche e sanitarie più compromesse, ma è anche vero che chi è povero difficilmente può spostarsi dal luogo in cui vive (e coloro che vorrebbero partire in maniera irregolare, se così malati, non vengono caricati sui barconi, nè possono affrontare un percorso a piedi). </p>



<p>Il continente africano è ricco di risorse minerarie, di risorse umane, di saggezza purtroppo, però, le condizioni delle popolazioni sono altamente disagiate a causa del malgoverno e dello sfruttamente da parte delle potenze occidentali: se le malattie si propagano, lì come qui, le persone hanno il diritto &#8211; fondamentale &#8211; alla cura, anche tramite la cooperazione internazionale, nel caso di Paesi come il Congo. </p>



<p>La Malaria sta colpendo, abbiamo scritto, principalmente neonati e ragazzini: sta colpendo il futuro. E non possiamo permettercelo. </p>
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		<title>Incanto del bosco: dialoghi in natura</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Dec 2024 09:10:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto Ringraziamo molto Francesca Celeste Sprea, ideatrice del progetto &#8220;Incanto del bosco&#8221; che si trova presso Moltepulgo (Cornedo Vicentino). Quando nasce il progetto Incanto del bosco? Incanto del bosco è nato circa tre&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/bo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="747" height="734" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/bo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17840" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/bo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 747w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/bo-300x295.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/bo-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w" sizes="(max-width: 747px) 100vw, 747px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p>Ringraziamo molto  Francesca Celeste Sprea, ideatrice del progetto &#8220;Incanto del bosco&#8221; che si trova presso Moltepulgo (Cornedo Vicentino).</p>



<p></p>



<p>Quando nasce il progetto Incanto del bosco?</p>



<p><br>Incanto del bosco è nato circa tre anni fa. Avevo da poco conosciuto il proprietario del bosco, un ex architetto in pensione, amante dell’arte, della letteratura, della “bellezza”. Avevamo appena varcato il cancello per entrare nella proprietà e gli raccontavo di un mio progetto di educazione sensoriale rivolto ai bambini e ai ragazzi. Un progetto che vuole porre l’attenzione e sviluppare<br>non solo i cinque sensi tradizionali, ma anche quelli che io chiamo i sensi dell’anima: il senso di responsabilità, il senso di cura, il senso di gratitudine, il senso della bellezza o della sacralità della vita… Questi sensi non si sviluppano seduti sui banchi di scuola, ma in un luogo che brulica di vita.<br>E quel luogo (se pensiamo ad un progetto scolastico) non può che essere il giardino della scuola.<br>Vissuto però non come spazio di “sfogo”, ma come spazio sacro che va esperito con consapevolezza. Parlavo con il proprietario di tutto questo e non ebbi nemmeno il tempo di finire il discorso che mi disse: “Francesca hai quattro ettari a tua disposizione, decidi quello che vuoi fare e facciamolo!”. Gli risposi semplicemente “Va bene”, ma ci ho messo un anno a capire che diceva sul serio. Quindi abbiamo fondato l’associazione per dare inizio a quello che io chiamo il “sogno del bosco”.<br> <br> <br> <br>E&#8217; una realtà che si rivolge a giovani e adulti: quanto è importante il dialogo tra generazioni?<br> <br>Il progetto è nato proprio con questo intento, creare un luogo magico, un luogo speciale per i giovani, in cui entrare in punta di piedi, chiedendo il permesso, in cui connettersi con una natura quasi selvaggia e dunque alla parte più “selvatica” di noi stessi. Le nuove generazioni, chiuse tra le quattro mura della scuola, di casa, della palestra… hanno perso il contatto con la “vita”. Questo<br>luogo è per loro.<br>Abbiamo iniziato i primi lavori con i volontari e soci fondatori dell’associazione ma, causa maltempo e varie vicissitudini personali, ci siamo fermati per lungo tempo. Per portare un po’ di energia al progetto l’altra estate ho coinvolto mia figlia e i suoi amici più stretti, un gruppetto di adolescenti dai 14 ai 17 anni. Ho chiesto loro di venire a dare una mano, a pulire il bosco, a creare qualche installazione… e loro hanno accettato. Abbiamo trascorso insieme delle bellissime giornate: caldissime giornate estive all’ombra degli alberi, tra le risate di questi ragazzi che, seppur con tempi e modi tutti loro, hanno fatto un grande lavoro di pulizia. In cambio si mangiava tutti insieme. Si sono uniti anche i fratelli più piccoli, di 8 e 10 anni, e insieme si si divertivano tutti.<br>In quel momento si è creato un dialogo prima di tutto tra di loro!<br>Il sogno del bosco si stava concretizzando proprio in quei momenti, quando i ragazzi stessi si prendevano cura del bosco! E si prendevano cura di sé, dimenticando il telefono e costruendo relazioni più autentiche.<br>Il dialogo con l’adulto diventa spontaneo e naturale in occasioni di incontro come queste.<br>Per esempio, nell’estate appena trascorsa, Andrea e Stefano hanno realizzato dei gradini per rendere più sicuro un tratto di sentiero. Hanno lavorato benissimo, ma hanno avuto bisogno dei consigli di uno dei nostri volontari, Gianni, settantenne tuttofare. Mentre lavoravano parlavano di moto, di auto e della vita. Erano anime che si incontravano, al di là della loro età, e che in quel momento condividevano un pezzo di sé mettendosi al servizio del bosco.<br>Questo è il senso del dialogo tra generazioni, lo scambio, la vita stessa… se noi adulti stessimo ad ascoltare i discorsi dei giovani potremmo scoprire quanta ricchezza c’è nei loro cuori. E quante cose possiamo imparare da loro.</p>



<p> <br>Potete fare alcuni esempi delle vostre idee e proposte, spiegandoci il loro significato e la loro utilità?</p>



<p><br>Il progetto prevede la realizzazione di un parco sensoriale, in cui bambini, giovani e adulti possono riconnettersi alla natura e a se stessi grazie a dei percorsi e zone dedicate ai vari sensi, come per esempio la “panchina della gratitudine”: in quella panchina ci si siede con la persona che ci accompagna e le si manifesta la propria gratitudine per qualcosa che ha significato molto per noi.<br>Oppure si può ringraziare la Grande Madre, il Cielo, il Sole, la Foresta… qualsiasi cosa. L’importante è dimostrare sincera gratitudine… un po’ alla volta si impara a sentire dentro di sé il grande miracolo della vita.<br>E poi c’è “l’albero degli Wow”, o l’albero della meraviglia: ciascuno è invitato a scrivere su un foglietto quel momento della sua vita in cui ha detto “wow”, a raccontare l’episodio in cui ha provato meraviglia. Poi appende il biglietto all’albero. Sole, pioggia e vento cancelleranno quelle scritte… ma sarà occasione per scrivere nuovi momenti wow: l’esistenza ci regala sempre tanti momenti incredibili, basta saperli cogliere…<br>Abbiamo coinvolto anche gli studenti di due licei artistici, Valdagno e Vicenza, che realizzeranno le tabelle botaniche degli alberi e delle sculture o installazioni artistiche che renderanno magico camminare nel bosco.<br> <br>Come stanno rispondendo bambini, ragazze e ragazzi alla proposta de Incanto del bosco?</p>



<p><br>Sono venuti anche i ragazzi degli scout a fare pulizia e qualche lavoro di ripristino muretti franati.<br>Abbiamo prima di tutto salutato insieme il bosco, le piante, gli animali e anche gli esseri invisibili che lo popolano. Inizialmente mi guardavano come se fossi un po’ squilibrata, ma alla fine dei due giorni di attività erano felici, desiderosi di tornare, consapevoli che avevano creato un legame profondo con quel bosco, che lo sentivano loro e che volevano ritornare.<br>La vera ecologia si fa quando scatta la scintilla d’amore. Il bisogno di tornare, il desiderio di prendersi cura e di amare la terra, la sensazione di essere amati dalla Grande Madre. Magari non ne sono del tutto consapevoli… ma nel cuore hanno sentito l’amore.<br> <br> <br> <br>Ritornare in Natura per ritornare in se stessi, al proprio Sè autentico…E per chi vive in città, quali possono essere le pratiche per ritrovarsi? </p>



<p><br>Prendersi cura del verde cittadino, piantare alberi, aderire agli appuntamenti “plastic free” per fare pulizia in città, ripopolare in modo consapevole e rispettoso i parchi, creare giardini sul balcone o piccoli orti sul davanzale della finestra… Si possono fare molte cose anche in città.<br>Creare occasioni di incontro e soprattutto dire di sì.<br>I ragazzi che partecipano al nostro progetto hanno detto “Sì”. “Si” alla fatica di lavorare col caldo estivo, “si” ad alzarsi presto la mattina, “si” a mettere da parte il telefono e per mettere le mani nella terra.<br>Lo hanno fatto per “amore”: prima di tutto per quel sentimento di profonda amicizia che li lega a mia figlia, poi per l’amicizia che li lega tra loro, avendo trovato un’occasione di incontro diversa dalle solite, e poi per amicizia con me, avendo creato un dialogo vero anche con l’adulto.<br>Hanno detto di sì a fare altro. Ma perché questo avvenga è necessario prima di tutto creare il terreno relazionale su cui seminare. A quel punto anche in città si possono creare e vivere momenti e luoghi di riconnessione alla natura e alla propria anima.</p>



<p> <br> <br>Come è stata la risposta delle istituzioni (ad esempio: l&#8217;iter burocratico per avviare il progetto è stato faraginoso?</p>



<p><br>L’iter burocratico è impegnativo. Le risposte a volte arrivano dopo mesi. Non è sempre semplice trovare appoggio nelle istituzioni. Ma quando credi in qualcosa sai che nulla ti può fermare.<br> <br> <br>Volete anticipare le vostre prossime attività?</p>



<p><br>Stiamo organizzando degli eventi di Forest Bathing rivolti a tutti, per vivere la natura, il bosco e la relazione con se stessi in modo più profondo. Ad ogni evento abbineremo esperienze sensoriali o culturali in modo da diffondere l’amore per la bellezza utilizzando diversi linguaggi.<br>È tutto in fase di costruzione e progettazione. Siamo sempre alla ricerca di nuovi volontari che abbiano davvero voglia di mettersi in gioco.</p>
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		<title>Una sentenza della Corte dei diritti dell&#8217;Uomo. Per restare umani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Nov 2024 13:30:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(di Damiano Aliprandi, www.news-forumsalutementale.it) Associazione Per i diritti umani, nel 2025, si occuperà del tema del benessere mentale e oggi pubblichiamo questa notizia importante. Per la prima volta, grazie all’impegno di L’Altro Diritto –&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/men.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="700" height="465" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/men.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17798" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/men.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/men-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></figure>



<p></p>



<p>(di Damiano Aliprandi, www.news-forumsalutementale.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss </p>



<p></p>



<p><strong>Associazione Per i diritti umani, nel 2025, si occuperà del tema del benessere mentale e oggi pubblichiamo questa notizia importante.</strong></p>



<p>Per la prima volta, grazie all’impegno di L’Altro Diritto – Società della Ragione Onlus e Fondazione Franco Basaglia, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha stabilito che l’Italia ha violato i diritti umani di un paziente psichiatrico, immobilizzato con forza e trattato con farmaci pesanti in un ospedale. Questa pratica è stata condannata come inumana e degradante. La recente sentenza della CEDU nel caso Lavorgna c. Italia rappresenta un precedente di grande rilievo per il sistema giudiziario italiano, poiché è la prima volta che la Corte condanna l’Italia per violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo in un caso di contenzione meccanica e farmacologica all’interno di un reparto psichiatrico. La sentenza riconosce che il trattamento riservato al paziente durante la sua degenza presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) dell’Ospedale di Melzo è stato inumano e degradante, in violazione del divieto assoluto di trattamenti inumani e degradanti stabilito dall’articolo 3 della Convenzione.</p>



<p>Il caso coinvolge Matteo Lavorgna, diciannovenne all’epoca dei fatti, affetto da un disturbo psicotico non altrimenti specificato. Il giovane era stato ricoverato volontariamente il 30 settembre 2014 su consiglio del suo psichiatra, il quale aveva ritenuto necessario un intervento protetto per evitare che la situazione degenerasse. Tuttavia, in seguito a un episodio di aggressività verso i genitori durante una visita, lo SPDC aveva applicato misure di contenzione meccanica, immobilizzando Lavorgna al letto per quasi otto giorni consecutivi, nonostante fosse già sottoposto a pesanti sedazioni farmacologiche. Il ricorso, depositato presso la CEDU, si basava sulla denuncia del giovane per maltrattamenti e coercizione da parte del personale medico, con accuse riguardanti anche l’omissione di un’adeguata verifica sulla necessità di prolungare la contenzione meccanica, nonostante Lavorgna fosse in stato di calma apparente e sotto controllo medico. In Italia, la sua denuncia era stata archiviata dal tribunale, che aveva ritenuto legittimo l’uso della contenzione in quanto misura necessaria per evitare rischi futuri.</p>



<p>Nella sentenza del 7 novembre scorso, la Corte di Strasburgo ha stabilito che il trattamento subito da Lavorgna costituisce una violazione sostanziale e procedurale dell’articolo 3 della Convenzione. La Corte ha, infatti, evidenziato come la prolungata contenzione meccanica non fosse giustificabile, in quanto la condizione di pericolo che ne aveva determinato l’applicazione non persisteva più con tale intensità, mancando così di motivazioni oggettive e necessarie. Inoltre, la Corte ha censurato l’inefficacia dell’indagine condotta in Italia, non ritenendola conforme agli standard richiesti per un accertamento trasparente e indipendente. Gli interventi delle due associazioni sopracitate hanno contribuito in modo significativo alla decisione della Corte, sostenendo che, in assenza di norme chiare sui limiti della contenzione meccanica in ambito psichiatrico, tale pratica debba essere giustificata solo in casi di necessità assoluta e comprovata, come prevede l’articolo 54 del Codice penale. Le organizzazioni hanno evidenziato che la contenzione non può essere usata a scopo cautelare, ma esclusivamente per rispondere a un pericolo concreto e imminente, come confermato dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione italiana nel caso Mastrogiovanni.</p>



<p>La decisione della CEDU apre un’importante riflessione sulla necessità di stabilire regolamentazioni più precise e rigide in merito all’uso della contenzione in contesti psichiatrici. Il caso Lavorgna solleva interrogativi su un utilizzo della contenzione che appare non solo ingiustificato dal punto di vista della necessità medica, ma anche lesivo della dignità umana. Tale pratica si pone in contrasto con il principio di proporzionalità richiesto per le misure restrittive della libertà individuale. Inoltre, la sentenza sollecita una riforma dei protocolli sanitari italiani, poiché attualmente mancano norme specifiche che disciplinino la contenzione meccanica e farmacologica. La Corte Europea ha ribadito che la contenzione meccanica non deve essere considerata un intervento terapeutico, ma un mezzo di sicurezza, utilizzabile solo come ultima risorsa e per il minor tempo possibile. La condanna dell’Italia segna, quindi, un passo significativo verso una maggiore tutela dei diritti delle persone affette da disturbi psichiatrici e potrebbe stimolare il legislatore italiano a intervenire con normative specifiche, in linea con gli standard di diritti umani delineati dalla CEDU e dalle linee guida del Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura (CPT).Una sentenza della Corte dei diritti dell&#8217;Uomo. Per restare umani.</p>
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		<title>&#8220;Buone notize&#8221;: Bruno. Una vita dedicata a insegnare che la diversità è una risorsa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Apr 2024 08:49:40 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/frangi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="954" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/frangi-954x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17488" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/frangi-954x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 954w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/frangi-279x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 279w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/frangi-768x825.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/frangi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1033w" sizes="(max-width: 954px) 100vw, 954px" /></a><figcaption>Bruno Franci e Laura Costa, sua collaboratrice</figcaption></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>A cura di Martina Foglia </p>



<p></p>



<p>Sul nostro periodico online abbiamo sempre scritto di negazione o violazione di diritti in Italia e nel mondo. Abbiamo pensato che, in questo momento storico così negativo, sì debba porre l&#8217;attenzione su ciò che di buono il nostro paese ed il mondo hanno da offrire. Abbiamo quindi deciso di creare una nuova rubrica intitolata &#8220;Buone notizie&#8221; nella quale approfondiremo storie e&nbsp;realtà che tutelano i Diritti, favorendo così l&#8217;inclusione e la socializzazione delle&nbsp; &#8220;minoranze&#8221;. Apriamo questa rubrica con una bellissima intervista a Bruno Frangi, vicepresidente di Aus Sportiva Niguarda nonché Coordinatore e&nbsp; Direttore della stessa.</p>



<p>&nbsp;</p>



<p>Bruno Frangi, nato a Como il 18 agosto 1963. Da oltre 35 anni mi occupo in ambito volontariato di sport per persone con disabilità, nella fattispecie per gli sport dell’acqua, divenendo negli anni Tecnico e Docente di tutte le Federazioni Olimpiche e Paraliompiche. Ho condotto diversi progetti rilegati all’inclusione sportiva e sociale in diverse città d’Italia e all’estero, riuscendo a far comprendere e nel far capire (questo molti anni fa), che è possibile inserire l’utenza con disabilità, all’interno di società dei così detti “normo dotati”, inserendo nei comparti societari anche l’utenza con “abilità diverse.”<br>Ha diretto per molti anni scuole di formazione per istruttori a Como e portato avanti in diverse città Italiane, progetti in ambito del nuoto. Dal 2016 in forza anche a Niguarda, ricoprendo la carica di Vice Presidente di Ausportiva , Coordinatore e Direttore Tecnico. A Cernobbio ho creato la prima scuola subacquea inclusiva sott’acqua, costruendo una palestra a dieci metri di profondità. Ho creato sull’Isola di Capri una vera cultura verso la disabilità e l’inclusione, idem a Porto Ceresio (VA), in Danimarca, Cernobbio (CO), Massa Lombarda (RA), e altri vari progetti in diverse Regioni Italiane.<br>Ma la soddisfazione più grande: essere arrivato a Niguarda molti anni fa, gestendo una ventina di persone in due istruttori, e ora avere quattordici istruttori con al seguito circa duecento utenti nelle varie discipline, e questo grazie alla Presidenza, al nostro Direttivo, alla segreteria operativa, e ai fantastici tecnici che ho l’onore e l’onere di dirigere. A tutti loro un mio più sentito e doveroso “grazie!”.<br></p>



<p>Come è nata la tua passione per il nuoto?</p>



<p><br>La mia passione per il nuoto nasce molti anni fa quando iniziai a nuotare, da li a qualche piccola competizione in acque libere e subito intrapreso la scuola di subacquea, ricoprendo alcuni importanti ruoli per una società Comasca di attività Subacquee. Conobbi molti anni fa una splendida ragazzina colpita molto giovane da Ictus Celebrale a cui insegnai ambientamento e acquaticità. Da li l’amore per donare agli altri la mia passione.</p>



<p><br>Come hai scelto di insegnare la disciplina del nuoto alle persone con disabilità?</p>



<p><br>Ho molto amato studiare nuoto, l’acqua, e tutto quello che grava attorno a questo fantastico mondo chiamato H2o. Credo che insegnare “seriamente” a persone con disabilità, sia solo una missione, ma un mettersi costantemente in gioco…. Chi non conosce bene la nostra “materia”, rischia di fare seri e gravi danni. Insegnare ad una persona così detto “normale”, lo saprebbero fare in tanti io credo, se hanno passione, ma insegnare a persone con abilità diverse e con gravi patologie, lo sa fare solo chi ama questo mondo, ha competenze, ha studiato e conosce bene la materia. Come dico io bisogna: “ saper essere, saper fare e saper far fare…”Attualmente collabori con AUSportiva Niguarda come istruttore di Nuoto e di palestra con persone mielolese. </p>



<p>Come sei venuto a conoscenza di Ausportiva?</p>



<p><br>Vero che dirigo gli istruttori di Palestra e Piscina, ma i miei studi mi portano anche in palestra ove ho studiato con Indianapolis (U.S.A.) un metodo innovativo per i malati gravi di Parkinson , avendo prima acquisito studi e competenze in ambito del pugilato e della Muai Thay Thailandese . Da qui un nuovo e innovativo metodo “di fare palestra” per persone Tetra-Plegiche – Paraplegiche –<br>Emiplegiche (e non solo) che sta dando eccellenti risultati, informando e formando sul campo, un nuovo tecnico a cui sto trasmettendo obiettivi, finalità e intenti. Poi vero che dirigo la palestra, ma sono i nostri istruttori principalmente gli artefici degli eccellenti risultati portati avanti e a compimento. Poi arriva il nuoto e la subacquea di cui me ne occupo personalmente in toto, sia la parte organizzativa che tutta la parte tecnica.<br>Sono stato chiamato dal Comitato Italiano Paralimpico a dirigere AUSPORTIVA nel 2016 , avendo i titoli per farlo e le competenze in Lombardia. Ricordo ancora quando il Presidente Francesco Mondini mi chiamò; non ci pensai due volte cosa rispondere, ed ora eccomi qui da molti anni insieme a voi.</p>



<p><br>Nei corsi di nuoto che svolgi sei in contatto con persone con disabilità anche motoria, cognitiva o con disabilità neurodivergenti, che hanno anche diverse età. Ci puoi spiegare in breve quali sono i diversi approcci che utilizzi per stimolarli nel nuoto?</p>



<p><br>Modi e metodi utilizzati, vengono dagli studi, dalla mia preparazione ma soprattutto da oltre 35 anni di esperienza quasi “quotidiana”. Credo di averne visti di casi davvero tanti, e lavorato con molteplici disabilità, ma che tutti avevano un comun denominatore ovvero: “la volontà di trasmettere a tutti loro passione, emozioni, di far innamorare i miei utenti qualunque età avessero dell’acqua, ma soprattutto di saper comunicare con loro e fornire un’ampia motivazione”. Un feed- back continuo mi ha sempre fornito i dati che indicavano se erano sereni, felici, ma soprattutto non avevano più paura dell’acqua, ma al contrario, l’acqua era diventata per loro un trasmettitore di<br>emozioni. Poi c’è chi ha voluto imparare anche gli stili natatori, chi ha voluto passare all’agonismo, chi alla subacquea ricreativa, o chi, semplicemente, trova nell’acqua un benessere psicofisico e di rilassamento in tutta autonomia.</p>



<p><br>Quali sono i benefici che le persone con disabilità ricavano dal nuoto?</p>



<p><br>Riduzione della spasticità &#8211; riduzione del dolore &#8211; aumento dell’ampiezza del movimento &#8211; aumento in termini di forza &#8211; aumento delle risposte sull’equilibrio statico e dinamico &#8211; miglioramento della circolazione periferica &#8211; incremento della gittata sistolica &#8211; incremento delle condizioni fisiche generali &#8211; aumento delle motivazioni psicosociali &#8211; aumento della motivazione e dell’autostima &#8211; miglioramento delle capacità di apprendimento.<br>Obiettivi pedagogici – Obiettivi Sportivi – principio dell’apprendimento e della relazione d’aiuto .<br></p>



<p>So che sempre in collaborazione con AUSportiva, avete istituito un corso per insegnare ai caregiver le tecniche natatorie per portare i loro parenti con disabilità in acqua… parliamone…</p>



<p><br>Le attuali definizioni di handicap sono numerose e ognuna, per il proprio aspetto, indubbiamente interessante; sono prevalentemente incentrate sulla persona, cioè sull’handicap come elemento invalidante che l’individuo porta sulle proprie spalle, ma la stessa disabilita può colorarsi di sfumature di maggiore accettabilità o di insuperabile rigetto, a secondo del contesto ambiente in cui l’individuo si trova ad agire. Un costruttivo approccio di recente acquisizione, suggerisce di spostare l’attenzione dalla “menomazione” in sé, e focalizzarla sull’interazione tra individuo e ambiente, cioè, sull’incontro con gli ostacoli che “l’ambiente acquatico” ( o non) pone alla persona<br>con disabilità. Il nuoto costituisce un’occasione stimolante per evitare di elaborare la mentalità sbagliata che talvolta la società stessa pone alla persona con disabilità; il contesto sportivo, essendo arbitrario e modulabile per definizione, può rivelarsi un terreno fertile per esperimenti di integrazione pratica, socio-sportiva , culturale. AUSportiva (Associazione Unità Spinale Settore<br>Sportivo, Ospedale Niguarda) , attraverso questa singolare iniziativa , vuole trasmettere a tutti i genitori ( o accompagnatori/caregiver ) che parteciperanno a questa “nuova sfida”, valori sportivi, di confronto, di sperimentazione, di vera pratica sportiva, e nel mettersi in discussione e alla prova, in una identificazione attraverso questa disciplina che ha caratteristiche riabilitative e sportive senza pari. Sostengo che: “ Chi perde non è chi arriva ultimo, ma chi resta seduto a guardare”<br>Si vuole mettere in rilievo il valore universale riconosciuto, dell’attività sportiva come opportunità per far crescere i propri figli/e sul piano fisico e psichico, per divertirsi, per stare con gli altri, per sentirsi bene, per scoprire le proprie risorse e per confrontarsi con i propri limiti (e questa opportunità ne sarà l’esempio). Ciò significa per i genitori: da un lato, mettere in discussione le proprie certezze e, dall’altro, aprirsi a nuove prospettive rispetto al proprio potenziale, non solo in quanto a prestazione sportiva ma anche sotto il profilo umano e relazionale.</p>



<p>Lo sport è indubbiamente una spinta a crescere, a superare se stessi, a riconoscere il valore degli altri, ad accettarsi per quello che si è. Nello sport la fatica dà una marcia in più verso nuovi orizzonti di crescita, genera un’energia speciale che stimola la voglia di lottare per una meta, stimola a raggiungere traguardi per i quali vale la pena di mettere in gioco sé stessi fino in fondo, crea uno spazio virtuoso in cui volontà e impegno valgono più del corpo e della forza fisica. Da qui nasce l’idea di uniformarsi ai recenti protocolli tecnici , confermando che, anche l’utenza di “ Persone con disabilità” ha esigenze, problematiche e necessità di esistere all’interno dei Centri Sportivi Comunali e Privati (ovvero fuori dalle mura di una Azienda Ospedaliera). Per la richiesta univoca di alcuni genitori di poter realmente vedere abbattuto il muro della “diversità” anche all’interno dell’Ospedale Niguarda, nasce questa sentita iniziativa (senza precedenti a Milano per quanto riguarda il “modo” di fare nuoto) . Il progetto di AUSportiva, ha la presunzione di dare, (in futuro), un protocollo tecnico in grado di FAR ACCOGLIERE questi ragazzi/e “speciali”, nei corsi di nuoto specifici per la loro patologia anche nelle piscine Comunali, portarli ad una efficiente autonomia natatoria, al fine di ottenere l’inserimento nei corsi collettivi settimanali, e ove possibile, avviarli all’attività agonistica, e tutto questo può nascere solo dallo “stare bene in acqua”. Il “ percorso” , non vuole divenire un modello a sostituzione dei corsi natatori per ragazzi con “specifiche necessità”, ma solo un modo per visualizzare attraverso le proprie sensazioni, emozioni e sperimentazioni, quali modelli e percorsi tecnici un domani il proprio figlio/a andrà a percepire e andrà ad attuare . AUSportiva, attraverso il suo multidisciplinare parco Tecnico, ha voluto quindi proporre questo particolare metodo, utilizzando una nuova e innovativa proposta “tecnico- applicativa” rivolta ad un numero ristretto di genitori e/o accompagnatori, ritenuti anch’essi<br>“speciali”, proprio come lo sono i loro figli o i loro assistiti. L’obbiettivo primario posto, sarà la conoscenza dell’ACQUA attraverso le sue proprietà e caratteristiche nonché, i primi approcci per quanto concerne la fase più importante quale è “L’AMBIENTAMENTO ACQUATICO”. Questo:</p>



<p><br>PROGRAM SETTING-IN PERIOD SPECIALE (Programma speciale di ambientamento), vuole divenire<br>una base di partenza per tutti coloro che, con il proprio figlio/a o conoscente, vorranno<br>sperimentare:</p>



<ul><li>l’ambientamento acquatico attraverso una nuova cultura dell’acqua;</li><li>alcune tecniche e metodologie per un corretto e adeguato processo di conoscenza e padronanza<br>nello “stare bene in acqua”</li><li>la conoscenza dell’acqua, importante trasmettitore di “emozioni”;</li><li>la filosofia di AUSPORTIVA sull’abbattimento delle barriere culturali e sociali attraverso lo sport.<br>L’identificazione di una struttura consona ad accogliere l’utenza diversamente abile.<br>Attraverso “la sperimentazione GENITORI/FIGLI” – CAREGIVER/ALLIEVO, si dovranno consolidare nuove<br>proprie potenzialità e trarne tutti i benefici, percorrendo due strade le quali portano a:</li><li>l’attività adattata (percorso irrinunciabile per conseguire un reale sviluppo prestativo)</li><li>l’attività integrata (chiave di volta per far si che lo sport rappresenti la strada maestra per un<br>corretto e concreto reinserimento sociale)<br>Il programma si propone dunque di “formare” ed “informare” i genitori , i volontari e gli<br>accompagnatori, rispetto ad un adeguato approccio degli utenti, all’attività in acqua. Un<br>programma che propone in modo coinvolgente per “mettersi in discussione”, conoscendo<br>l’elemento H2o in cui fanno attività i propri figli/e o i propri assistiti. E’ un momento per fare<br>attività, un modo univoco per raggiungere una buona conoscenza e padronanza delle principali<br>gestualità tecniche in ambito natatorio, e la presa di coscienza dei primi rudimentali e fondamentali<br>fattori che determinano il benessere psicofisico in acqua.</li><li></li></ul>



<p>Quali sono le tue più grandi soddisfazioni ricevute in questo ambito?</p>



<p><br>Vedere persone fantastiche come la mia Martina Foglia, raggiungere obiettivi incredibili e<br>nel vederla felice in acqua. Sono queste le cose che ancora mi emozionano e mi fanno<br>amare il mio lavoro.</p>



<p></p>



<p>Questa intervista dimostra come a volte la passione possa coincidere con il lavoro e come attraverso la tenacia e la costanza di pochi si arrivi a creare una realtà che possa attivamente aiutare le persone con disabilità a migliorare la propria qualità di vita, attraverso il raggiungimento di obiettivi che si pensavano irraggiungibili, aumentando così la loro autostima e la loro capacità di relazione con l&#8217;altro. Ringraziamo infinitamente Bruno Frangi per la sua infinità disponibilità .</p>



<p><br>PS caro Bruno ti ringrazio personalmente per tutto quello stai facendo per me e per tutte le persone con disabilità nel campo del nuoto! Se ho raggiunto importanti traguardi è anche merito tuo; ti stimo tantissimo e ti voglio bene! So che non me ne vorrai, ma questa intervista la vorrei dedicare ad una persona molto importante per me che sta rinascendo da un&#8217;impresa molto ardua. Ho iniziato proprio con lei la mia sfida con l&#8217;acqua, un grazie immenso a Federica Gentile, sapete a volte per affrontare l&#8217;acqua ci vuole coraggio e anche grazie a lei se l&#8217;ho acquisito. Nella vita ci vogliono persone che hanno coraggio di affrontare imprese che inizialmente sembrano essere impossibili.</p>



<p></p>
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		<title>C.S. Torna Diversinsieme a Milano !</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Mar 2024 16:50:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani è lieta di annunciare – e di invitarVi – alla prossima edizione di Diversinsieme: sabato 4 maggio dalle ore 11.00 alle ore 18.00 presso Biblioteca Chiesa Rossa (MM2, fermata:&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/Diversinsieme.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/Diversinsieme-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17468" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/Diversinsieme-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/Diversinsieme-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/Diversinsieme-768x1086.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/Diversinsieme-1086x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1086w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/Diversinsieme.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1414w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></a></figure>



<p></p>



<p><strong>Associazione Per i Diritti umani</strong> è lieta di annunciare – e di invitarVi – alla prossima edizione di <strong>Diversinsieme:</strong></p>



<p><strong>sabato 4 maggio dalle ore 11.00 alle ore 18.00</strong></p>



<p><strong>presso Biblioteca Chiesa Rossa (MM2, fermata: Abbiategrasso)</strong></p>



<p><strong>DIVERSINSIEME</strong></p>



<p>Una giornata dedicata all&#8217;inclusione sociale e alla conoscenza reciproca; la diversità è parte della nostra specie e del nostro mondo ed è una risorsa! Ma quanti hanno anche paura di chi (o di ciò) che è differente o non ancora conosciuto? Come si può superare la paura e come si posso abbattere i pregiudizi e gli stereotipi? Con l&#8217;incontro, la compagnia, le domande e le risposte.</p>



<p>Venite, dunque, a conoscerci! Molte le attività in programma, come potete leggere sul volantino: musica, arte, laboratori ludico-creativi, e cultura.</p>



<p>La giornata è per grandi e bambini, per coloro che hanno voglia di mettersi in gioco, di creare legami, di fare festa. </p>



<p>DIVERTIMENTO e RIFLESSIONE, questo siamo noi!</p>



<p>E vi aspettiamo numerose-i, con i figli, nipoti, studenti, alunni, amiche, amici, familiari, etc&#8230;</p>



<p>Facciamo numero, facciamo sentire le nostre voci (anche cantando!).</p>



<p>SAVE THE DATE: sabato 4 maggio, presso Biblioteca Chiesa rossa a Milano. Orario: 11-18. Evento organizzato da Associazione Per i Diritti umani</p>
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		<title>“Art(E)Attualità”. Antonio Ligabue a Monza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Apr 2022 08:19:54 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2736-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2736-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16248" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2736-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2736-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2736-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2736-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2736-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Enigmatica la vita e l&#8217;Arte dell&#8217;artista Antonio Ligabue: nato in Svizzera, ma dato poi in adozione, muta il proprio cognome (materno, Laccabue) in Ligabue. Un&#8217;infanzia travagliata, quella dell&#8217;artista, a causa delle difficili condizioni economiche della coppia che lo aveva in affido e a causa delle malattie di cui era affetto, il gozzo e il rachitismo, condizioni che compromisero lo sviluppo fisico e psichico della persona. Dopo aver aggredito la madre adottiva, viene espulso dalla Svizzera e ospitato in Italia, a Gualtieri, dove conduce una vita da nomade, lavorando saltuariamente come bracciante o manovale. Solo nel 1928, grazie all&#8217;incontro con Renato Marino Mazzacurati che ne comprese il talento artistico, decise di dedicarsi totalmente alla pittura e alla scultura, le uniche sue possibilità di mitigare le ossessioni e la solitudine profonda.</p>



<p>Ripercorriamo una parte delle opere di Antonio Ligabue in una esposizione allestita presso:<strong> Villa reale di Monza: “Antonio Ligabue. L&#8217;uomo, l&#8217;artista” visitabile fino al 1 maggio 2022</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2738-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2738-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16249" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2738-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2738-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2738-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2738-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2738-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p>La sua ansia di libertà è nelle penne del volatile, la sua rabbia (e il suo dolore) nella lotta delle fiere. Se crediamo che l&#8217;Arte sia comunicazione, l&#8217;Arte di Ligabue è proprio questo: comunica le angosce, più o meno consapevoli, di ogni essere umano tramite uno stile “zavattiniano”, popolare, che può essere ricondotto al Primitivismo in pittura, al Realismo in Letteratura e al Neorealismo in Cinematografia.</p>



<p>La rappresentazione della realtà è filtrata dalle necessità interiori dell&#8217;artista, la gioia improvvisa come il tormento, così come i suoi numerosi autoritratti che vogliono indagare l&#8217;anima, ma l&#8217;anima di un estraneo, di chi non si riconosce nemmeno nel proprio volto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2765-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2765-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16250" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2765-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2765-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2765-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2765-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2765-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2745-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2745-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16252" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2745-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2745-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2745-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2745-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2745-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p>Sembra quasi di sentire gli odori di ciò che ritrae: dell&#8217;erba appena tagliata, della terra bagnata dalla pioggia, del sangue versato dagli animali, dei campi arati; oppure di sentirne i rumori: del fulmine che squarcia il cielo, della bestia che ruggisce, di quella che si lamenta prima di morire&#8230;Un uomo immerso, in maniera totalizzante, nella Natura che lo circonda, una sineddoche: una parte (Ligabue) per il tutto (il cosmo).</p>



<p>Figure, colori, movimento: è proprio l&#8217;incanto del Tutto che vuole raffigurare, quella meraviglia che lui stesso ha provato, esaltato dalla follia che accompagna i suoi giorni e il suo sguardo; quella follia che lo induce a farsi animale, nella postura e nei versi emessi dalla bocca, e ritorna il senso di una comunicazione non verbale, non necessariamente razionale, ma istintuale, priva delle sovrastrutture della cultura e della civiltà. Un “Ragazzo selvaggio”, per recuperare di nuovo un riferimento filmico, un “Candide” per citare Voltaire: questo è stato Ligabue, un folle che ha amato, più di chiunque altro, gli esseri fragili come lui e gli esseri potenti come avrebbe forse voluto essere, cogliendo con grande lucidità lo squilibrio ontologico nel vivente, tra deboli e forti, nell&#8217;eterna lotta per la sopravvivenza, e cogliendo in maniera espressiva grazie all&#8217;impasto cromatico che rende sulle tele, quanto il Potere sia il motore di ogni azione, ragionata e non.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2741-1-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2741-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16253" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2741-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2741-1-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2741-1-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2741-1-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2741-1-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2758-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2758-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16255" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2758-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2758-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2758-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2758-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2758-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2755-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="861" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2755-861x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16256" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2755-861x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 861w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2755-252x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 252w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2755-768x914.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2755-1291x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1291w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2755-1721x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1721w" sizes="(max-width: 861px) 100vw, 861px" /></a></figure>



<p>La scultura è parte integrante della sua produzione artistica: il 16 maggio del 1941 Ligabue può uscire dall&#8217;ospedale psichiatrico in cui era stato internato e sono gli anni della seconda Guerra mondiale: i due eventi sono tra loro correlati in quanto la violenza del conflitto e quella nel manicomio riportano alla sua mente il ricordo del patrigno bavarese, spesso ubriaco che lo picchiava con la cinghia. Il ricordo viene utilizzato dall&#8217;artista in maniera eidetica, ovvero l&#8217;immagine prende vita PRIMA nella mente dell&#8217;autore dell&#8217;opera e successivamente nell&#8217;opera stessa. Ecco, così nascono i dipinti e le sculture di Ligabue: in particolare in queste ultime Ligabue dalla pittura passa a dare forma plastica ai suoi soggetti, realizzati in terracotta con dovizia di particolare e precisione maniacale (oggetti che successivamente furono fatti cuocere in fornace per fermarli nelle forme di bronzo e conferire loro eternità); le sculture sono prova ulteriore del genio artistico di un uomo profondamente malato ed emarginato che, nonostante questo, ha saputo sprigionare una grande creatività, una enorme energia grafica e manuale e una sapienza rara nello stare <strong>nel </strong>e <strong>per</strong> il mondo naturale. Un invito, quello di Ligabue, che dovremmo rifare nostro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2763-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2763-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16257" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2763-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2763-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2763-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2763-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2763-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2762-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-8" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2762-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16258" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2762-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2762-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2762-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2762-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2762-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p>Per chi non lo avesse già visto, consigliamo la visione del film intitolato “ Volevo nascondermi” di Giorgio Diritti, proprio sulla figura dell&#8217;artista.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2771-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-9" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2771-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16259" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2771-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2771-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2771-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2771-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2771-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2752-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-10" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2752-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16260" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2752-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2752-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2752-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2752-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2752-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>
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		<title>La bellezza salverà il mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Dec 2021 08:18:51 +0000</pubDate>
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<p>di Martina Foglia</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="311" height="162" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/p1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15929" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/p1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 311w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/p1-300x156.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 311px) 100vw, 311px" /></figure></div>



<p><br>Qualche tempo fa, una domenica fredda d’inverno, volevo uscire ma non avevo nessuna idea di  cosa fare e soprattutto dove andare, poi, parlando con una mia amica, decidiamo di andare a<br>visitare la Pinacoteca di Brera.<br>Io non sono particolarmente appassionata di mostre o gallerie d’arte, ma volevo fare qualcosa di diverso dal solito e stare al caldo.<br>Mi è capitato di andare a visitare esposizioni di pittori o di fotografi non riuscendo però a godere della bellezza<br>delle opere esposte perché la gente era molta e non c’era modo di soffermarsi a riflettere sul messaggio che il quadro voleva trasmettere.<br>Quella domenica invece, mi ritrovai in un ambiente grandissimo, tranquillo e soprattutto non affollato, un ambiente dove è possibile sedersi su comode poltrone e ammirare le opere esposte con tutta calma.<br>La tranquillità e il silenzio che si respiravano mi hanno permesso di poter, per la prima volta, capire<br>la “bellezza” che queste opere d’arte regalano.<br>Ho provato emozioni e sensazioni che mi hanno fatto riflettere su quanto, a volte, l’Uomo possa essere geniale nel produrre opere ricche di significati profondi pur non trascurando la tecnica e i dettagli. L’utilizzo di determinati colori e il loro accostamento ha suscitato in me la voglia di immergermi totalmente nel quadro e nel concetto che esso voleva esprimere: mi sono sentita soggetto dell’opera, quindi, e in quel momento, anch’io facevo parte del contesto in cui era stata dipinta. Da un’immagine fissa, costruivo una storia partendo dai personaggi che vedevo rappresentati arricchita dalle mie sensazioni: dall’allegria all’amarezza, all’inquietudine.<br>La bellezza è soggettiva, ma certamente qualcosa di bello è qualcosa che ha la capacità di trasmettere emozione, di affascinare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="600" height="450" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/pinacoteca-di-brera-francisco-hayez-il-bacio-e1539853632352.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15930" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/pinacoteca-di-brera-francisco-hayez-il-bacio-e1539853632352.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/pinacoteca-di-brera-francisco-hayez-il-bacio-e1539853632352-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p><br>In quest’epoca, dominata da conflitti economici, sociali e culturali, quando si riesce a intravedere qualcosa di bello, è come se questo momento “riabiliti” l’essere umano , dia la possibilità di pensare positivamente così da ritrovare un preciso posto nel mondo.<br>La bellezza è uno strumento per poter trasmettere positività nella vita quotidiana e di conseguenza anche nell’animo dell’individuo, che riesce a conservare così quella parte ottimista che oggi tende a dimenticare.<br>Proprio perché alla bellezza si può attribuire una funzione terapeutica, dovrebbe essere accessibile a tutti;  musei, le gallerie, ecc. dovrebbero prevedere giornate gratuite per tutti.<br>Certo, non è sufficiente la bellezza dell’arte per dimenticare tutti i problemi e le difficoltà della vita, ma è un passo verso la positività: non solo l’arte , ma anche l’architettura, le piazze, gli spazi condivisi; una città pulita, colorata, fiorita trasmette positività , voglia di viverla, trasmette senso di appartenenza …. perché la bellezza non appaga solo l’occhio ma anche l’anima.<br>Come diceva Peppino Impastato:<br><em>“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la<br>paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da<br>operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante<br>sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo<br>fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe<br>educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la<br>rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.”</em></p>
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		<title>Categorie protette, anoressia e amore per la vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Nov 2021 09:43:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha intervistato Maria Cristina Pizzuto e la ringrazia per la sua testimonianza. A cura di Alessandra Montesanto Sono nata a Milano e la mia infanzia l&#8217;ho trascorsa a Bresso&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/cris-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15843" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/cris-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/cris-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/cris-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/cris-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/cris-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ha intervistato Maria Cristina Pizzuto e la ringrazia per la sua testimonianza.</p>



<p>A cura di Alessandra Montesanto </p>



<p>Sono nata a Milano e la mia infanzia l&#8217;ho trascorsa a Bresso (MI)</p>



<p>All&#8217;età di 13 anni la mia famiglia si è separata. Mio papà è rimasto a Bresso, (MI) mentre io e mio fratello di 10 anni in meno di me, siamo andati ad abitare a Gorgonzola (MI).</p>



<p>Ho frequentato lì tutte le superiori. Era un Liceo scientifico sperimentale ad indirizzo ambientale.</p>



<p>Ho fatto i primi 6 mesi di università alla Bicocca con facoltà di Geologia. Al secondo anno avrei potuto prendere l&#8217;indirizzo di geologia marina ma mi sono fermata molto prima perché avevo capito che non era quella la mia vera vocazione. Appena ho trovato lavoro sono uscita da scuola.</p>



<p>Ho scritto dalla terza media circa, in primis poesie poi mi sono dedicata sia a quelle che a scrivere racconti con modalità diverse di scrittura.</p>



<p>Attualmente abito a Fara Gera d&#8217;Adda (BG) e ho da poco un contratto di collaborazione occasionale con un&#8217;azienda di Energia Luce/Gas.<br><br>Fai parte delle cosiddette&nbsp;&#8220;categorie protette&#8221;: ci puoi spiegare in cosa consistono, se ci sono dei vantaggi oppure no nel farne parte e perchè tu ne faccia parte? </p>



<p>Sì certo. Io ne faccio parte perchè 4 anni fa mi sono ammalata e il mio fisico non può più fare alcuni movimenti ripetitivi e ha una bassissima resistenza allo sforzo. In realtà non è che appartenere alle Categorie Protette sia un grande privilegio. Questo vuol dire che hai un handicap e se questo non viene riconosciuto più del 75%, non ti spetta nessun aiuto economico. Come nel mio caso. Così devi cercare di sopravvivere come puoi visto che lo Stato non ti aiuta, come anche il collocamento mirato per la ricerca di un lavoro consono alle tue problematiche.<br>Insomma non è per niente vantaggioso ed è molto difficoltoso andare avanti, ma fortunatamente ho un buon carattere e non mi arrendo tanto facilmente. Ho sempre speranza in un futuro migliore, anche se so che dovrò fare fatica. </p>



<p>Ti occupi anche di scrittura. Perchè hai scelto questa forma di comunicazione, cos&#8217;è per te la scrittura? </p>



<p>In realtà è una passione che mi porto dietro da quando sono giovane ed è iniziato tutto come una forma di sfogo. Mettevo su carta tutte le emozioni e sensazioni provate. Poi andando avanti con gli anni sono cambiata e così anche il mio modo di vedere la scrittura. Volevo portare tramite i miei scritti un messaggio al mondo, seppur nascosto all&#8217;interno della trama del libro. E così ho fatto.</p>



<p>Parli di anoressia. E&#8217; un&#8217;esperienza diretta? E, in caso, cosa vorresti consigliare sia a chi ne soffre sia a chi cerca di sostenere le persone affette da questa malattia? </p>



<p>Si, è un&#8217;esperienza che ho vissuto più o meno a 16 anni. E&#8217; stata bruttissima: vivevo perennemente in un tormento interiore succube di emozioni confuse e contrastanti, persino con la mia indole. Mi stavo trasformando in qualcosa che non ero e non lo potevo permettere. Così ho deciso di uscire e ci sono riuscita, ma gran parte della mia forza la devo alla Fede in Dio e in Cristo. Il messaggio contenuto in questo libro &#8220;Boccioli di Rose: diario di un&#8217;anoressica&#8221; è fondamentalmente la speranza. Si può uscire da quel tunnel ma ci vuole una volontà sovrumana, ma si può, e come ce l&#8217;ho fatta io, che non sono nessuno, possono farcela anche tante altre persone.<br>Fatevi aiutare in qualsiasi modo, ma soprattutto dovete volerne uscire con tutte le vostre forze, se no risulterà sempre un fallimento che si perpetuerà nel tempo. E&#8217; una malattia subdola, ma nel libro spiego come ho fatto ad uscirne, e mi sono permessa, in base alla mia esperienza, di dare consigli sia alle persone affette da questa malattia che ai famigliari.</p>



<p>Ci parli dell&#8217;Antropologia gnostica e del motivo per cui sei interessato a questa disciplina?</p>



<p>Sono sempre stata curiosa dell&#8217;universo, dell&#8217;uomo e dei meccanismi che regolano la vita. Questa curiosità mi ha spinto a frequentare questa disciplina, da cui però mi sono staccata dopo dieci anni di frequentazione. Il passo è stato fatto quando ho capito che questo corso andava a fomentare la mia superbia, il desiderio di voler essere qualcuno o di essere importante nella vita. Niente di più sbagliato perchè l&#8217;amore è puro altruismo e non ha un fine anche personale. E&#8217; stata dura rendersene conto, ma quando ho compreso che stavo seguendo una strada sbagliata alla finalità del mio cuore, mi sono staccata.</p>



<p>Credi che si possa amare la vita, nonostante tutto?&nbsp;</p>



<p>Assolutamente si. Se si guarda la bellezza del mondo ci si rende conto di trovarsi all&#8217;interno di un meccanismo regolatore talmente complesso da far rimanere stupefatti. Dalla perfezione della corolla di un fiore, a quella di un essere vivente in carne e ossa. La vita stessa è un miracolo e solo per questo dovrebbe andare rispettata. Poi noi esseri umani, con i nostri egoismi, roviniamo ciò che c&#8217;è stato donato, e le nostre debolezze non ci permettono di vivere una vita serena. Ma dovremmo cominciare a capire che siamo solo noi che possiamo decidere come vivere questa vita, perchè la società è una costruzione dell&#8217;uomo, e solo l&#8217;uomo, con le sue scelte, la può modificare.<br>La vita non è brutta, siamo noi con i nostri capricci o con ciò che non accettiamo la rendiamo tale, ma la realtà oggettiva è che è estremamente semplice. Una volta che i tuoi occhi percepiscono questa semplicità non puoi che rimanere meravigliato della sua bellezza anche se siamo circondati dalle tenebre.</p>
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		<title>Coronavirus: il 40% nel mondo dei contagi sono d&#8217;importazione ,il problema non sono solo i migranti irregolari che sono il 2% del totale</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jul 2020 07:11:55 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="800" height="400" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/Libia-migranti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14467" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/Libia-migranti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/Libia-migranti-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/Libia-migranti-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>AT SEA &#8211; JUNE 8: Migrants aboard HMS Bulwark having been rescued by Royal Marines, following their attempt to reach Italy on by boat from Libya, on June 8, 2015 in transit to Catania, Sicily. The Royal Navy has reportedly rescued 1200 migrants in the Mediterranean in the last 12 hours. (Photo by Rowan Griffiths &#8211; Pool /Gety Images)</figcaption></figure></div>



<p><strong><em><br>Amsi ,UMEM e UXU : bene controllare tutti i provenienti dai Paesi in cui l&#8217;epidemia è in fase acuta, ma urge intensificare anche gli accordi bilaterali.</em></strong></p>



<p>Così l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia <strong>(Amsi)</strong> ,Comunità del mondo arabo in Italia <strong>(Co-mai)</strong> e l&#8217;Unione Medica Euro Mediterranea<strong> (Umem) </strong>presentano le loro statistiche riguardo il Coronavirus nel mondo e in Italia grazie alla collaborazione dei nostri rappresentanti in 72 paesi e le numerose ricerche e studi internazionali con esperti in materia.</p>



<p> Il  40% dei contagiati nel mondo sono d&#8217;importazione, persone provenienti da Paesi in cui l&#8217;epidemia è in fase acuta</p>



<p>l’85% dei contagiati sono concentrati in circa 10 Paesi </p>



<p> i motivi dell’ aumento dei contagiati a giugno sono: contagi d&#8217;importazione, mancanza di rispetto delle tre regole importanti (mascherine, distanziamento sociale ed igiene )</p>



<p>aumento del numero dei guariti e curati a casa grazie al protocollo terapia a domicilio in particolare i primi 5 giorni consigliato da UMEM e Amsi in 72 Paesi è aumentata l&#8217;immigrazione irregolare a giugno verso la Libia e l&#8217;Europa, ma sono circa il 2% dei contagiati in Europa</p>



<p>i migranti regolari e irregolari contagiati dall&#8217;inizio della crisi in Italia sono il 6% del totale ,in Europa sono l&#8217;8% dei contagiati .</p>



<p><em>&#8220;Sono statistiche che ci invitano tutti a non abbassare la guardia e continuare a rispettare le tre regole importanti e controllare bene tutti i confini (aeroporti ,pullman, auto ,treni e mare ) per combattere il Coronavirus d&#8217;importazione senza distinzione in particolare nelle regioni dove c’è maggiore mobilità e dove si sono registrati contagi e focolai come il Lazio ,Veneto , Lombardia ,Puglia ,Trento ,Piemonte Liguria ,Sicilia ,Calabria ,Basilicata ed Emilia Romagna . Sicuramente va combattuta anche l&#8217;immigrazione irregolare che è in aumento nel mese di giugno e vanno tutelati diritti umani e universali in particolare in Libia e aiutare i Paesi di origine nelle loro battaglie contro l&#8217;immigrazione irregolare con progetti concreti di cooperazione internazionale in loco e far rispettare gli accordi bilaterali. </em></p>



<p><em>Ribadiamo le nostre proposte e richieste urgenti al Governo Italiano:</em></p>



<p>Tessera prevenzione Covid 19 per i migranti irregolari in tutte le regioni</p>



<p>aumentare i controlli sanitari nei centri dei migranti in Italia</p>



<p>controllare tutti i provenienti dai Paesi a rischio sia migranti che turisti</p>



<p>coinvolgere di più i medici e i professionisti della sanità ed i medici di famiglia e i pediatri di origine straniera e italiani per intensificare la prevenzione e superare la difficoltà linguistica e paura di rivolgersi alle strutture pubbliche per non essere denunciati </p>



<p>sostenere la Tunisia in questo momento difficile che sta provocando una maggiore immigrazione verso l&#8217;Italia ,Francia ed i Paesi europei</p>



<p>aver un ruolo più incisivo in Libia a favore dei diritti umani e evitare tragedie e uccisioni dei migranti nei CPR come è successo ultimamente e succede da sempre con il silenzio di tutti</p>



<p>rivedere il sostegno ,il finanziamento e il rispetto dei diritti umani e universali della Guardia costiera libica .</p>
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