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	<title>terreno Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Il giardino delle meraviglie? E&#8217; a Milano, quartiere Corvetto</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2020 08:08:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Associazione Per i Diritti umani ha intervistato Aliou Diop, dell&#8217;associazione Sunugal sul nuovo progetto in atto presso il C.I.Q. &#8211; Centro Internazionale di Quartiere: il Giardino delle meraviglie. Che cos&#8217;è il&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="966" height="640" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/sunu-5-min.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14779" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/sunu-5-min.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 966w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/sunu-5-min-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/sunu-5-min-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 966px) 100vw, 966px" /></figure>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani </strong></em>ha intervistato Aliou Diop, dell&#8217;associazione Sunugal sul nuovo progetto in atto presso il C.I.Q. &#8211; Centro Internazionale di Quartiere: il Giardino delle meraviglie.</p>



<p>Che cos&#8217;è il C.I.Q. Centro Internazionale di Quartiere?</p>



<p>E&#8217; un progetto nato tre anni fa; come associazione Sunugal abbamo lavorato – per 15 anni presso la Fabbrica del vapore a Milano – sui temi che riguardano la Cultura. Abbiamo, poi, saputo di un bando del Comune di Milano, abbiamo partecipato e lo abbiamo vinto. Ci siamo ritrovati uno spazio di circa 1000mq, messo abbastanza male e ci siamo impegnati a sistemarlo.</p>



<p>Grazie a tante realtà lo abbiamo ristrutturato ed è partito come luogo di incontro, di scambio di idee; siamo nel quartiere Corvetto e il nostro obiettivo è quello di creare un luogo che sia un punto di riferimento per le famiglie, per gli abitanti, per gli artisti, per i giovani, per tutti. Le nostre attività vanno dai laboratori per bambini fino alle presentazioni di libri, film, danza, teatro, etc. E&#8217; un luogo aperto alla cittadinanza.</p>



<p>Durante il primo lockdown come vi siete organizzati?</p>



<p>Abbiamo iniziato a fare pulizie perchè, dietro allo spazio, c&#8217;era un&#8217;area, una discarica; durante il lockdow, quindi, abbiamo iniziato a bonificarla e a sistemarla. Più andavamo avanti nel lavoro e più l&#8217;abbiamo arredata, anche con piante ed è diventata un bel giardino.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/ciq_2_mpiACvb-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14780" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/ciq_2_mpiACvb-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/ciq_2_mpiACvb-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/ciq_2_mpiACvb-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/ciq_2_mpiACvb-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/ciq_2_mpiACvb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Gli abitanti del quartiere vi hanno aiutato?</p>



<p>Prima e dopo il lockdown sì. Durante, tramite corrierei, sono arrivate alcune piante e anche con l&#8217;associazione DARE &#8211; che ha sede qui da noi – continuiamo a sistemare e a organizzare attività: poche settimane fa abbiamo ricevuto il WWF, abbiamo pintato arbusti autoctoni lombardi, un signore ci porta ogni giorno i prodotti del suo orto e ci dà consigli su come coltivare la terra&#8230;</p>



<p>Dopo il lockdown, le famiglie del quartiere con cui collaboriamo sono tornate a fare grigialte, cene. A socializzare.</p>



<p>Cosa vorreste diventasse questo giardino delle meraviglie?</p>



<p>Il giardino vuole essere un ulteriore spazio a disposizione della cittadinanza. E&#8217; vero che lo spazio all&#8217;interno è grande, ci sono varie sale, ma più si va avanti con le attività e più ti rendi conto che a Milano mancano gli spazi e averne uno in più diventa fondamentale.</p>



<p>Il giardino vuole essere un luogo in cui si possono fare iniziative d&#8217;estate, dove i bambini possono giocare, fare i compiti, fare laboratori. Anche l&#8217;orto sarà didattico, sull&#8217;esperienza del giardinaggio.</p>



<p>In che modo state cercando le risorse per organizzare altri progetti interessanti?</p>



<p>Abbiamo lanciato la campagna di raccolta fondi MERAVIGLIAMOCI (<a href="https://www.produzionidalbasso.com/project/meravigliamoc-i-q-coltiviamo-idee-nel-giardino-delle-meraviglie/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.produzionidalbasso.com/project/meravigliamoc-i-q-coltiviamo-idee-nel-giardino-delle-meraviglie/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>) perchè il giardino è vivibile, ma non è ancora finito: ad esempio, bisogna sistemare la parte elettrica, il sistema di irrigazione, bisogna sistemare l&#8217;ingresso.</p>



<p>Se i DPCM ce lo permetteranno, tutte le domeniche siamo nel giardino a lavorare&#8230;Se qualcuno volesse regalarci piante o venire ad aiutarci, ne saremmo contenti.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Amazzonia: inferno incontrollato</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Sep 2019 07:18:12 +0000</pubDate>
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<p> di Tini Codazzi</p>



<p>Nel 2011 il grande scrittore uruguaiano Eduardo Galeano scriveva nel suo libro <em>Los hijos de los días (I figli dei giorni)</em>: “Si la naturaleza fuera un banco ya la habrían salvado”. Niente di più vero, affermazione schiacciante, soprattutto in questo momento in cui siamo testimoni del grande rogo che sta sterminando l’Amazzonia.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="954" height="550" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/incendio1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12991" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/incendio1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 954w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/incendio1-300x173.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/incendio1-768x443.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 954px) 100vw, 954px" /></figure>



<p>
I
mezzi d’informazione ci hanno già mostrato immagini e video
sull’enorme incendio che sta mangiando la più grande foresta
tropicale del mondo. Tre paesi sono coinvolti in questa tragedia:
Brasile, Paraguay e Bolivia. Si è già parlato della dinamica che da
anni i governi di turno di questi paesi eseguono: si porta avanti la
deforestazione, si attende dei mesi per far asciugare il terreno e
poi gli si dà fuoco. Agosto e settembre sono i mesi con il maggior
numero di incendi. Non esiste fuoco naturale in Amazzonia, questa
zona è troppo umida per provocare in modo naturale un incendio. I
ricercatori del IPAM (Istituto di Ricerca Ambientale del Amazzonia)
in Brasile, da anni denunciano che esistono persone che praticano i
roghi e che ovviamente nella stagione secca possono peggiorare e
provocare incendi fuori controllo. Molte volte questi incendi non si
spengono con la pioggia e quindi finiscono per propagarsi velocemente
e violentemente come sta succedendo adesso. 
</p>



<p>
Le
polemiche sulle politiche ambientali di Bolsonaro in Brasile le
conosciamo, si punta il dito contro di lui, per l’opinione pubblica
è basicamente il responsabile di questa tragedia, ma pochi sanno che
anche Bolivia e Paraguay sono altrettanto responsabili. 
</p>



<p>Il deputato ed ex ministro boliviano Carlos Sánchez Berzaim e associazioni e ONG ambientaliste boliviane affermano che nell’Amazzonia boliviana i roghi sono stati impulsati ed autorizzati da Evo Morales per ampliare le coltivazioni illegali di coca, eseguire migrazioni interne con l’obiettivo di cambiare la mappa sociopolitica della nazione beneficiando gruppi economici di dubbia reputazione che lavorano accanto al regime. È da anni che in Bolivia si parla di come Morales ha difeso con violenza la diffusione ed espansione di coltivazioni illegali di coca con il fine di finanziare il narcotraffico. Ad oggi si parlano di 80.000 ettari. Lo scorso 16 luglio, il Viceministro della Difesa Sociale e delle Sostanze Controllate (già potremmo discutere su questo Ministero…), Felipe Cáceres García ha ammesso la deforestazione e i roghi per preparare il terreno alle coltivazioni di coca nell’area protetta del Territorio Indigena e Parco Nazionale Isiboro-Securé (TIPNIS). Morales è stato criticato perché nel luglio scorso ha firmato una modifica di un decreto del 2001 che autorizza nella regione amazzonica la deforestazione e i roghi controllati per attività agricole, principalmente nelle regioni di Santa Cruz e Beni, a centro nord del paese. Dopo le denunce da parte dei governi locali, il gruppo boliviano Kuña Mbarete ha promosso una petizione per l’abrogazione del decreto e accusa il presidente Morales di: “Violazione dei diritti umani degli indigeni e della natura, di biocidio ed ecocidio causato nella zona di Chiquitanía in più di 1 milioni di ettari, e per l’attentato contro il 25% dell’ossigeno prodotto nel pianeta”. Sta di fatto che queste terre non solo servono para la coltivazione della coca, servono anche per l’ampliamento della produzione agricola e l’allevamento, anche se i ricercatori della zona dicono che queste terre non sono adatte a ciò, la produzione agricola quindi è totalmente negativa per il terreno.  </p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="704" height="396" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/fiume-amazonas.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12992" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/fiume-amazonas.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 704w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/fiume-amazonas-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 704px) 100vw, 704px" /></figure>



<p>In
questi 14 anni di potere, Morales e la sua dittatura castro chavista
hanno usato queste terre per i loro affari loschi, modificando e
creando delle leggi per lo sfruttamento delle terre e quindi delle
popolazioni indigene che lì vivono. 
</p>



<p>Che
dire del Paraguay. Il paese è stato recentemente criticato per non
proteggere la foresta dagli agrochimici. A metà agosto, l’ONU ha
redatto un report affermando che la nazione è responsabile di
violazioni di diritti umani per non aver fatto dei controlli adeguati
su attività inquinanti illegali. Gli esperti della Commissione dei
Diritti Umani dell’ONU affermano che il paese non controlla le
attività di fumigazione con agrochimici causando l’intossicazione
di persone, tra cui bambini, e anche l’inquinamento delle acque,
del suolo e delle coltivazioni. Sebbene le vittime di questo fatto
vivevano e lavoravano in zone lontane dall’Amazzonia, si sospetta
che la zona colpita dagli incendi, cioè il Distretto di Bahia Negra,
al confine con il Brasile e la Bolivia, sia anche stato colpito da
queste fumigazioni illegali e ovviamente, anche in questo caso dalla
feroce e incontrollata deforestazione, che il fuoco sia stato gestito
in modo inappropriato, che gli allevatori abbiano usato tecniche non
adeguate e che la cosa sia sfuggita di mano scatenando questo inferno
che stiamo vedendo ormai da settimane. La stessa canzone per i tre
paesi coinvolti. 
</p>
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		<title>Perù: le multinazionali e l&#8217;espropriazione dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2016 06:58:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Silva Nella provincia di Celendin, a 77 chilometri da Cajamarca, a nord del Perù, la libertà di movimento è stata ridotta ai minimi termini, da quando la multinazionale Yanacocha, di proprietà della&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Veronica Silva</p>
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<div id="js_e" dir="LTR">
<table border="0" width="643" cellspacing="0" cellpadding="0">
<colgroup>
<col width="643" /></colgroup>
<tbody>
<tr>
<td width="643">Nella provincia di Celendin, a 77 chilometri da Cajamarca, a nord del Perù, la libertà di movimento è stata ridotta ai minimi termini, da quando la multinazionale Yanacocha, di proprietà della Newmont Corporation, ha acquistato i terreni della zona per ampliare la miniera d’oro omonima e sviluppare il progetto estrattivo Conga. Ha comprato anche la strada pubblica che conduce a casa di Máxima e alla comunità di Santa Rosa, dove vivono circa 200 famiglie. Yanacocha possiede tutto, tranne una terra. Da 24 anni, Máxima Acuña Chaupe, 44 anni e meno di un metro e cinquanta di altezza, vive a Tragadero Grande, nei suoi 24,8 ettari farciti d’oro, e non intende andarsene. Mentre le sue mani laboriose scorrono tra il coltello e la buccia delle patate che affetta fini per il minestrone, inizia a raccontare e le parole si mischiano allo scroscio della pioggia che si abbatte sul tetto di lamiera. Ricorda il 9 agosto del 2011, quando Yanacocha, con le ruspe e il consenso della polizia, ha tentato di sgomberarla per conquistarsi a forza il pezzo mancante al suo piano. Eppure Máxima ha ottenuto legittimamente il suo campo nel 1994. Così dicono i documenti. Nelle zone alto-andine le terre sono proprietà delle comunità che le danno in concessione ai contadini. Si può vendere unicamente se i 2/3 della collettività firmano il consenso, insieme a chi detiene il possesso della singola parcella. Nel 1996 Yanacocha ha comprato centinaia di ettari direttamente dalla comunità di Sorochuco, tra cui, a suo dire, anche il terreno di Máxima. Lei però non è stata interpellata e, ignara della compravendita, non solo ha rischiato di essere cacciata a forza, ma è stata denunciata per aver invaso illegalmente il suo stesso terreno. Dopo quasi 4 anni di processo penale, il 17 dicembre 2014 Máxima è stata riconosciuta innocente dal tribunale di Cajamarca. Ma Yanacocha non si arrende. Incuranti di un processo in corso, convinti che Máxima sia nel torto, gli uomini della vigilanza privata dell’azienda intervengono fisicamente nel terreno per rimuovere ogni attività vitale della donna. A luglio 2015 la casa di Máxima era un campo bombardato di macerie. Terra smossa al posto del recinto per i porcellini d’india. Un rettangolo di pietre grigie a ricordo di una casa in costruzione e zolle bruciate dove prima c’era un campo di patate. «A volte, di notte, qualcuno in cavallo gira intorno alla nostra casa. Li sento sempre più vicini. Si fermano e poi se ne vanno». dice con la voce un po’ rotta Máxima. E così nel tentativo di difendere un diritto amministrativo, una proprietà che suppone sia sua, la Corporation lede i diritti umani di un’intera famiglia. Mentre Yanacocha pensa che il conflitto giri intorno a una terra, Máxima parla di Terra. La sua resistenza non è solo difesa legittima di un possesso. Máxima, come gran parte della popolazione della regione, è in pié de lucha contro il progetto Conga nel suo insieme. Si sente investita della responsabilità di difendere il territorio dall’attacco della multinazionale che al posto di cinque laghi sorgivi e del paramo alto-andino vorrebbe una miniera d’oro a cielo aperto. Se Máxima non lascia la sua casa, Conga no va e la Newmont rischia di perdere il corrispettivo economico di 11.3 milioni di once d’oro e 3.1 miliardi di libbre di rame, la quantità di minerali che si stima estrarre nei prossimi 19 anni. Chi rappresenta la multinazionale crede che la resistenza ambientalista della contadina sia verde come i dollari che spera di ottenere per abbandonare le sue terre. Questo anno è stato assegnato il “Nobel per l’ambiente”, il premio Goldman 2016, il massimo riconoscimento per coloro che nel mondo si battono a difesa dell’ecosistema, anche mettendo ad alto rischio la propria vita. Il premio, nel 2015, venne assegnato a berta Cáceres, la militante honduregna uccisa il 3 marzo scorso. è per questo che noi siamo oggi in piazza per dire nessuna (donna) protettrice della Pachamama (madre-terra) in meno, questa settima è stata acredita fisicamente, ancora un&#8217;altra volta la nostra protettrice dei laghi.</p>
<p>Sabato scorso, a Milano, il collettivo <i>Alfombra Roja</i> ha organizzato un presidio per denunciare l&#8217;abbandono del percorso di uguaglianza e ri-articoliamo la resistenza attraverso la esperienza artistica-femminista dove il corpo libero colpisce lo spazio politico. Tradizionalmente, un tappeto rosso è usato per indicare il percorso intrapreso dai capi di Stato in occasioni cerimoniali e formali. Nel contesto attuale, in cui i nostri diritti fondamentali sono calpestati, l&#8217;uso del rosso nelle donne sdraiate, ha come significato il &#8220;tappeto rosso&#8221; (Alfombra Roja) che coinvolge lo spazio pubblico, mostrando in particolare lo Stato e l&#8217;urgenza di una nuova via sui diritti sessuali e riproduttivi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A breve <em>l&#8217;Associazione per i Diritti umani</em> e <em>Alfombra Roja</em> annunceranno un&#8217;importante iniziativa&#8230;seguiteci!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/4af3baf0-4ebb-436f-8839-71c26e762d78.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7074" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7074" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/4af3baf0-4ebb-436f-8839-71c26e762d78.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="4af3baf0-4ebb-436f-8839-71c26e762d78" width="960" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/4af3baf0-4ebb-436f-8839-71c26e762d78.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/4af3baf0-4ebb-436f-8839-71c26e762d78-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/4af3baf0-4ebb-436f-8839-71c26e762d78-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/1b5ad981-8726-4e53-9234-9b4ad6e0a96c.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7075" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7075" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/1b5ad981-8726-4e53-9234-9b4ad6e0a96c.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="1b5ad981-8726-4e53-9234-9b4ad6e0a96c" width="960" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/1b5ad981-8726-4e53-9234-9b4ad6e0a96c.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/1b5ad981-8726-4e53-9234-9b4ad6e0a96c-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/1b5ad981-8726-4e53-9234-9b4ad6e0a96c-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Storia di una cooperativa sociale minacciata dalla mafia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2015 07:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>27 agosto 2015: l&#8217;ennesima intimidazione. questa volta una minaccia di morte rivolta al direttore generare della Cooperativa Giovani in Vita, Domenico Luppino.&#160; &#160; &#160; La Cooperativa Sociale Giovani in Vita conta oggi 26 soci&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>27<br />
agosto 2015: l&#8217;ennesima intimidazione. questa volta una minaccia di<br />
morte rivolta al direttore generare della Cooperativa Giovani in<br />
Vita, Domenico Luppino.&nbsp; </p>
<p></p>
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<p>La Cooperativa Sociale Giovani in Vita conta oggi 26 soci ed è nata nel nell&#8217;ambito del PON Sicurezza e Sviluppo nel Mezzogiorno d&#8217;Italia 2002-2006 come risultato di un progetto del Consorzio di nove comuni della Piana di Gioia Tauro denominato &#8220;Impegno Giovani&#8221; di cui faceva parte il comune di Sinopoli, allora amministrato da Domenico Luppino (oggi Direttore Generale della Cooperativa) e da questi fortemente voluta anche per dare una risposta concreta alle diverse intimidazioni subite da parte della criminalità organizzata. </p>
<p> La Cooperativa aveva ed ha come principale finalità il recupero di soggetti svantaggiati attraverso l&#8217;offerta di un&#8217;opportunità di lavoro sia nel settore agricolo, con la coltivazione e produzione sui terreni confiscati alla &#8216;ndrangheta, sia nel campo dei servizi offerti anche e soprattutto ad altri imprenditori agricoli vittime della mafia che hanno difficoltà a reperire le maestranze disposte a lavorare sui loro terreni.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://1.bp.blogspot.com/-Y2ciPcGPOW0/VeGA_sQnMPI/AAAAAAAADDs/PqPif6Mtx-0/s1600/unnamed%2B%2528167%2529.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="239" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/08/unnamed-%28167%29.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<p> La cooperativa opera su un totale di circa 700 ettari di terreni coltivati a uliveto, agrumeto e seminativo divisi tra confiscati, sequestrati o di proprietà di altre aziende agricole private. Risale al 2008 l’assegnazione dei primi terreni (circa trenta ettari) confiscati ad alcune famiglie malavitose dei comuni di Oppido Mamertina e Varapodio, entrambi in prov. di Reggio Calabria, e Limbadi (provincia di Vibo Valentia) e di Sinopoli stesso. La nostra scelta di offrire un&#8217;opportunità LEGALE di lavoro a uomini e donne del posto, ha da sempre riscontrato l&#8217;opposizione da parte di molte persone e talvolta anche da parte di taluni che, in maniera nemmeno tanto velata e seppur lontani dalla &#8216;ndrangheta, ci hanno &#8220;suggerito&#8221; di &#8220;lasciar perdere&#8221; perché &#8220;contro certe realtà è una battaglia persa&#8221; (cit. testuale). Per non parlare poi dei vari attentati, furti, incendi e quant&#8217;altro, che la Cooperativa, e ancor più il direttore Luppino, hanno subito sistematicamente in oltre dieci anni di attività.&nbsp; </p>
<p> L&#8217;idea che ci spinge, però, ad andare avanti sulla nostra strada, e anzi a cercare sempre nuove opportunità di crescita e miglioramento per il nostro territorio, è la convinzione che solo attraverso la creazione di occasioni di lavoro, alternative al profitto &#8220;facile&#8221; proposto dalle organizzazioni criminali, riusciremo ad essere uomini e donne veramente liberi, anzi, come ci piace dire&#8230; </p>
<p> uomini e donne ‘NDRANGHETA FREE </p>
<p> Ecco perché da alcuni anni, ormai, abbiamo intrapreso un nuovo impegno confezionando la marmellata prodotta con le arance, i limoni, le clementine e gli altri frutti dei terreni confiscati e l&#8217;imbottigliamento dell&#8217;olio, fino a poco tempo fa venduto sfuso all&#8217;ingrosso, realizzato con le olive raccolte nei terreni di Sinopoli, Oppido Mamertina e Limbadi. </p>
<p> Nonostante gli svariati tentativi di impedirci o quantomeno ostacolarci nel nostro lavoro, stiamo proseguendo con fermezza sulla nostra strada e stiamo portando avanti il nostro progetto. Anzi, il nostro impegno nella ricerca di nuove opportunità di lavoro per la crescita della Cooperativa stessa e quindi degli uomini e delle donne che la compongono, è sempre maggiore. Ecco perché da meno di un anno abbiamo aperto un nostro punto vendita a Firenze ed un altro è in fase di apertura a Messina; abbiamo anche avviato un laboratorio di pasticceria e prodotti da forno sempre a Firenze e stiamo collaborando con Associazioni, Cooperative e altre realtà pubbliche e private di rilevanza anche nazionale e internazionale. </p>
<p> Giovani in Vita, solo per parlare degli ultimi anni, si è resa promotrice di alcune importanti iniziative sociali quali la costituzione di una Rete di Imprese denominata Calabria Solidale (un progetto di Chico Mendes Coop. Scarl di Milano) – rete di produttori calabresi che promuovono i principi di legalità, trasparenza, solidarietà, rispetto del lavoro, tutela dell’ambiente e del territorio e che mette in relazione piccoli agricoltori di una delle regioni italiane con maggiori difficoltà di sviluppo con i consumatori solidali – e di una Cooperativa di Comunità (TENORCA Terre Normanne di Calabria) finalizzata al recupero dal rischio di estinzione di un intero Comune, quello di Arena in provincia di VV, e al recupero di una specie di legume, il fagiolo Zicca Janca, coltura che sta scomparendo; la sottoscrizione di un Patto di Collaborazione con la &#8220;Misericordia di Firenze&#8221; per la fornitura a titolo gratuito delle eccedenze alimentari e dei prodotti in scadenza per la redistribuzione alle persone in difficoltà; un accordo di collaborazione con Emergency, finalizzata alla fornitura di prodotti alimentari e al riconoscimento di una parte del ricavato delle vendite alla stessa Associazione; una collaborazione con l’Associazione &#8220;SOS Rosarno&#8221; finalizzata all&#8217;impiego di migranti africani ospiti della tendopoli di San Ferdinando. </p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
Cooperativa ha anche avviato rilevanti rapporti commerciali con<br />
realtà quali SIAF, importante azienda pubblico-privata specializzata<br />
nelle forniture per le mense scolastiche e ospedaliere, e CTM<br />
Altromercato, la principale organizzazione di fair trade presente in<br />
Italia (con circa 300 Botteghe del Mondo) e tra le principali a<br />
livello internazionale.</p>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
https://www.facebook.com/pages/Cooperativa-Giovani-In-Vita-RC/344764342204778?ref=aymt_homepage_panel&utm_source=rss&utm_medium=rss</div>
<p></p>
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