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	<title>tolleranza Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Morsi muore in tribunale: Egitto in fiamme</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2019 06:38:00 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/06/xMohamed-Morsi-dire-720x499.jpg.pagespeed.ic.5aX18CG_yB.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Morsi muore in tribunale: Egitto in fiamme"/><figcaption>(Foto di Agenzia Dire)</figcaption></figure>



<p>di Patrizia Cecconi (pressenza.it)</p>



<p>Violenti scontri in Egitto per la morte improvvisa dell’ex presidente Morsi durante un’udienza in tribunale. Il generale Al Sisi, che lo destituì e arrestò con un colpo di Stato nel luglio 2013 sta rafforzando le misure di sicurezza, ma l’Egitto è in fiamme.</p>



<p>Il trattamento di Morsi in prigione non era certo dei più teneri – ammesso per assurdo che le prigioni egiziane siano mai state luoghi di espiazione delle colpe secondo i canoni del diritto umanitario – e già un comitato di avvocati aveva denunciato le condizioni di salute dell’ex presidente aggravate dal trattamento penitenziario.</p>



<p>Tutto questo fa del primo presidente egiziano eletto democraticamente un martire dei Fratelli Musulmani e il suo seguito, anche grazie alla durezza repressiva di Al Sisi, ha continuatato a considerarlo un eroe e a rimpiangerlo. La sua morte, quindi, in un’aula di tribunale in cui era chiamato più che a difendersi a sopportare le numerose accuse tra cui quelle, ben gradite a Israele, di cospirazione con Hamas in Palestina ed Hesbollah in Libano, farà nuovamente scoppiare l’Egitto dove, né Morsi né tanto meno Al Sisi hanno mai rappresentato modelli di tolleranza e di democrazia impostata sulla tutela dei diritti umani.</p>



<p>Un altro campione dei diritti umani, il presidente turco Erdogan, ha pubblicamente dichiarato Mohammad Morsi&nbsp; un martire oltre che un fratello e questo equivale ad assestare un duro colpo ad Al Sisi che, a torto o a ragione, viene considerato il suo carnefice.</p>



<p>Ricordiamo che Morsi era stato presidente del partito Giustizia e Libertà fondato sull’onda della “rivoluzione” di piazza Tahrir e precedentemente era stato deputato al parlamento egiziano come esponente del movimento dei Fratelli Musulmani.Dopo aver ottenuto la vittoria elettorale ed aver assunto democraticamente il mandato presidenziale, Morsi aveva iniziato a lavorare sul suo progetto di “rinascita dell’Egitto” basato sull’applicazione dei principi basilari della “sharia”, la legge islamica.</p>



<p>Forse fu questo orientamento fondamentalista, contrastato dalla parte laica e comunque dalla parte meno integralista, che lo considerò un traditore per le modifiche alla Costituzione e per la durezza che accompagnava il suo integralismo religioso, ad aprire le porte al generale Al Sisi. Ma non va sottovalutato neanche il manifesto e profondo “non gradimento” di Morsi da parte di Israele, visti i suoi rapporti con Hamas e Hesbollah, nel segnare la sua fine.</p>



<p>Il generale Al Sisi, a sua volta, non brillò né tuttora brilla per metodi democratici e, dopo aver fatto arrestare tutti gli esponenti della Fratellanza musulmana, schiacciò brutalmente nel sangue ogni manifestazione di sostegno all’ex presidente, tanto che in pochi giorni si contarono migliaia di morti.</p>



<p>Ora sono in corso scontri violenti e si teme un altro bagno di sangue perché la morte di Morsi è considerata prossima ad un omicidio per le condizioni in cui era mantenuto come prigioniero.</p>



<p>La Fratellanza musulmana ha invitato a manifestare in tutto il mondo davanti alle ambasciate egiziane e ha chiesto agli egiziani di partecipare in massa ai suoi funerali. Le misure di sicurezza, lo sappiamo per esperienza, hanno puramente funzione repressiva e i metodi di Al Sisi non sono certo meno duri di quelli all’epoca contestati a Morsi.</p>



<p>Forse, incredibilmente e sperabilmente, il bagno di sangue che tutti gli osservatori si aspettano verrà mitigato da una scelta della Confederazione calcistica africana la quale, avendo tolto al Camerun la sede per il torneo della Coppa d’Africa ed avendola spostata in Egitto – perché considerato fino a ieri più sicuro – farà partire venerdì prossimo la prima sfida. Sarà un evento calcistico il momentaneo pacificatore di una situazione incandescente? Forse.</p>



<p>In altre regioni del mondo è già successo. Ma in altre regioni del mondo l’influenza israeliana e gli intrecci di alleanze e “disalleanze” tra paesi più o meno fratelli non erano confrontabili con l’Egitto, troppo vicino al Medio Oriente e ai suoi signori, locali e d’oltre oceano.</p>
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		<title>Un sacerdote coraggioso divide la pittura, promuove l’unità﻿﻿﻿﻿</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2016 07:51:35 +0000</pubDate>
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<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-658.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7442" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-658.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-658" width="704" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-658.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 704w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-658-300x273.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 704px) 100vw, 704px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Negli ultimi anni, alcune persone e alcuni gruppi all’interno e all’esterno dall’Iran hanno sollevato il tema dei diritti umani, della giustizia, della cultura dell’inclusione nel Paese. Anche se a questo coro si stanno unendo sempre più voci, è ancora raro vedere un sostegno espresso dalla classe ecclesiastica dell’Iran. Pertanto, quando un membro del clero dell’Iran parla a sostegno dei diritti dei cittadini e delle minoranze, ciò infonde speranza in moltissimi cuori.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Detto questo, l’ayatollah Abdol-Hamid Masoumi-Tehrani, un sacerdote di alto rango in Iran, che è anche calligrafo e artista, si distingue per il suo impegno pubblico verso l’unità. I suoi contributi all’armonia sociale in Iran hanno attirato l’attenzione e il consenso da molte parti del mondo.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Recentemente l’ayatollah Tehrani ha dipinto una nuova opera che ha diviso in otto parti corrispondenti a otto gruppi religiosi del Paese. Ha dedicato queste parti del dipinto agli zoroastriani, agli ebrei, ai cristiani, ai mandei, agli iarsaniani, ai baha’i e ai musulmani sunniti e sciiti, considerandoli tutti «aspetti essenziali della cultura nazionale dell’Iran e serbatoi spirituali e religiosi dell’intera regione».</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">«La nostra identità nazionale sarebbe incompleta senza ciascuno di loro», scrive in una dichiarazione sul suo sito Web.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Le parti della sua pittura simboleggiano la frammentazione delle varie popolazioni che compongono la cittadinanza dell’Iran, una frammentazione che egli attribuisce al fanatismo religioso e a pretese di accesso privilegiato alla verità.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Spiegando il simbolismo delle divisioni del suo quadro, egli afferma: «Come il corpo politico della società umana soffre a causa di estraniamenti e separazioni, allo stesso modo ogni sezione di quest’opera sarebbe incompleta se non fosse accompagnata dalle altre sezioni. Questo pezzo è completo solo quando si mettono assieme tutte le parti».</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">In passato, l’ayatollah Tehrani ha fatto altri gesti di riconciliazione e di fraternità verso le minoranze religiose. Nell’aprile 2014, ad esempio, ha donato ai baha’i del mondo una riproduzione calligrafica di un versetto sacro tratto dagli scritti baha’i. Il suo gesto ha riconosciuto la persecuzione contro la minoranza religiosa più grande dell’Iran e nello stesso tempo ha auspicato che ai baha’i dell’Iran sia riconosciuto un legittimo posto accanto ai loro concittadini, nel lavoro per la prosperità e la felicità del Paese.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">I coraggiosi gesti di questo membro del clero iraniano hanno colpito molte persone dentro e fuori i confini del Paese e hanno ispirato alcuni suoi colleghi di altre confessioni musulmane, nonché di altre religioni del mondo, a offrire il proprio sostegno alle sue azioni per la pacifica convivenza religiosa.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Con questo ultimo gesto, l’ayatollah Tehrani coglie il desiderio di molti dei suoi concittadini che auspicano «un futuro in cui questa terra non appartenga solo a una certa religione, classe, etnia, o ideologia, ma appartenga a tutti gli iraniani, senza alcuna discriminazione».</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Articolo originale in inglese: <a href="http://news.bahai.org/story/1135?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://news.bahai.org/story/1135?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </span></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/11/20/un-sacerdote-coraggioso-divide-la-pittura-promuove-lunita%ef%bb%bf%ef%bb%bf%ef%bb%bf%ef%bb%bf/">Un sacerdote coraggioso divide la pittura, promuove l’unità﻿﻿﻿﻿</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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