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	<title>tossicodipendenza Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;Buone notizie&#8221;. Dalla tossicodipendenza si PUÒ uscire!</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jul 2024 15:02:30 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/07/art.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="473" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/07/art-473x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17617" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/07/art-473x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 473w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/07/art-138x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 138w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/07/art-768x1664.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/07/art-709x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 709w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/07/art.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 945w" sizes="(max-width: 473px) 100vw, 473px" /></a></figure>



<p></p>



<p>A cura di Martina Foglia </p>



<p>Come ci dimostra questa intervista, dalla tossicodipendenza si può uscire con l&#8217;aiuto di professionisti qualificati a cui affidarsi, acquisendo consapevolezza in se stessi, riconoscendo i propri errori ed imparando da questi! La storia di Valerio insegna che con la determinazione e la costanza si possono affrontare percorsi dolorosi e difficili e iniziare una nuova vita! </p>



<p>Vuoi presentarti ?</p>



<p>Sono Valerio ho 41 anni e vivo a Pavia. Come lavoro faccio l&#8217;educatore presso la &#8220;Casa del Giovane&#8221; di Pavia in una struttura chiamata &#8220;Casa accoglienza&#8221;, una comunità terapeutica e specialistica per ragazzi che vanno dai 14 ai 25 anni. </p>



<p>Quando e perché sei entrato in comunità? </p>



<p>Sono entrato in comunità per la prima volta a diciotto anni, esattamente nel 2000. Ero molto giovane, ma mi sono reso conto che avevo un problema con la cocaina di cui non riuscivo più a farne a meno. Ho chiesto aiuto allla mia assistente sociale dell&#8217; epoca che mi ha indirizzato al Sert di zona; in due mesi sono riuscito ad entrare in comunità. </p>



<p>So che oggi fai il mestiere di educatore nella stessa comunità che ti ha accolto da giovane: cosa ti ha spinto a fare questa scelta?  Raccontaci in breve le tappe salienti del tuo percorso</p>



<p>Ho scelto di tornare a lavorare con i ragazzi per cercare di mettere al servizio la mia esperienza di dipendenza e disagio, sperando possa essere loro da stimolo.</p>



<p>All’epoca ho avuto la fortuna di incontrare sulla mia strada persone che mi hanno accolto e supportato durante il mio percorso senza mai giudicarmi, anche nei momenti più difficili mi hanno sempre sostenuto, facendomi sentire parte di una famiglia allargata e questo mi ha permesso di fidarmi e di conseguenza di sperimentare cose nuove come, ad esempio, relazioni sincere ed è quello che cerchiamo di fare anche oggi. </p>



<p>Quali attività esistono per il reinserimento di questi ragazzi all&#8217;interno della società? </p>



<p>Per il reinserimento dei ragazzi sinceramente siamo un po&#8217; carenti; ci sono borse lavoro e tirocini che avviano al lavoro perchè, dato che sono per la maggior parte giovani,  sono a carico della famiglia e pochi cercano una vera indipendenza al di fuori del nucleo familiare. Per chi finisce il percorso di riabilitazione si stabiliscono degli incontri di verifica mensili per monitorare l&#8217;andamento. </p>



<p>Come comunità aiutate concretamente e periodicamente i ragazzi del parco di Rogoredo (nel milanese): cosa fate in particolare? Siete riusciti a salvare qualcuno di loro? </p>



<p>Come comunità accogliamo chi dal &#8220;bosco di Rogoredo&#8221; vuole provare ad uscire e in questo momento abbiano due ragazzi che sono in comunità da più di un anno e stanno molto bene; negli anni ne abbiamo accolti parecchi, alcuni hanno mollato altri no. </p>



<p>Pensi che da parte delle istituzioni ci sia il giusto supporto per il lavoro che fate? </p>



<p>Le istituzioni concretamente fanno ben poco per supportare il lavoro che facciamo; Rogoredo per esempio è un servizio di volontariato dove le istituzioni non ci aiutano minimamente e tutti i costi sono a carico dei volontari. </p>



<p>Avete anche realizzato un documentario che racconta il percorso di chi entra all&#8217;interno della comunità e il lavoro che viene regolarmente svolto per aiutare questi ragazzi&#8230; Ci vuoi raccontare come è nata l&#8217;idea, come hanno reagito i ragazzi? </p>



<p>Lo scorso anno abbiamo girato questo documentario intitolato &#8220;Scaltri ingenui&#8221;. E&#8217; nato per caso: un operatore ci ha fatto conoscere questo regista (Fabio Longagnani) che è venuto in comunità e si è appassianotato e incuriosito delle storie degli utenti e degli operatori, ha trascorso alcuni mesi da noi. I ragazzi hanno partecipato entusiasti al progetto e sono stati coinvolti in prima persona, c&#8217;è chi ha raccontato il proprio percorso e chi ha dato una mano al regista dietro le quinte. La cosa bella è che molte scuole hanno dedicato alcune mattinate alla proiezione del documentario con le testimonianze dei ragazzi stessi. </p>



<p>Quali sono le tue più grandi soddisfazioni? Cosa hanno imparato o imparano i ragazzi da te e tu da loro? </p>



<p>La più grande soddisfazione nel lavoro che faccio è vedere &#8220;rifiorire&#8221; molti di questi ragazzi, quando si lasciano aiutare e cominciano a fidarsi. É un percorso quotidiano che fai con loro e molto faticoso, ma allo stesso tempo, quando vedi che si &#8220;accende&#8221; quella fiammella di speranza in loro e cominciano a star bene è fantastico. Da loro imparo un sacco di cose: una su tutte, l&#8217;entusiasmo che hanno giovani.  Io cerco di portare un po&#8217; di speranza e dò loro anche fiducia</p>



<p>In base alla tua esperienza cosa ti senti di dire ai ragazzi di oggi per evitare che prendano strade pericolose? Il tuo motto è? </p>



<p>Ti direi che il mio motto è: &#8220;Vai avanti e non mollare&#8221;, nel senso che tante volte qualcuno ti fa vedere una strada che non hai mai preso e ti senti perso e vulnerabile e ti verrebbe voglia di lasciar perdere il percorso, invece è lì che devi fidarti e affidarti! Poi un bel giorno cominci a vedere &#8220;la luce&#8221; e sei talmente contento che ti dici: &#8220;Meno male che in certi momenti non ho mollato&#8221;</p>



<p>Credo che non ci sia altro da aggiungere a questa bellissima intervista &#8230; Posso solo dire che è una fortuna il fatto che esistano strutture come questa che danno la possibilità a molti giovani, anche minorenni, di iniziare una nuova vita. E voglio concludere con una frase di Tiziano Terzani: &#8220;l&#8217;unica rivoluzione possibile è quella dentro di noi&#8221;.</p>
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		<title>Laila Haidari. Essere donna e attivista in Afghanistan</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Aug 2018 10:56:13 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>Abbiamo inaugurato il mese di agosto con una bella iniziativa, organizzata presso il nuovissimo ristorante SAMARKAND, a Milano. Un luogo dove si possono gustare ottimi piatti, un the allo zafferano sorprendente, ascoltare musica e incontrare persone di grande impegno e cultura.</p>
<p>Abbiamo avuto il piacere di conoscere LAILA HAIDARI, una giovane donna coraggiosa che ha deciso di aprire, a Kabul, una casa di accoglienza per aiutare le persone ad uscire dal tunnel della tossicodipendenza.</p>
<p>In occasione della presentazione, al festival di Locarno, del documentario che parla della sua attività &#8211; dal titolo “Laila at the bridge” &#8211; l&#8217;attivista è stata invitata a Milano dai nostri cari amici Amin Wahidi (cineasta e poeta di etnia hazara) e Basir Ahang (giornalista di etnia hazara) che ringraziamo molto per questa occasione importante.</p>
<p>Il sogno di Laila Haidari è quello di poter costruire un ospedale per continuare a salvare vite umane in una città, in un Paese devastato e in cui i diritti &#8211; soprattutto delle donne &#8211; vengono negati ogni giorno. Cerchiamo di aiutarla, ognuno di noi come può.</p>
<p>Ecco per voi il link per il video dell&#8217;incontro:</p>
<p><a href="https://youtu.be/ugEsogJujRI?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0">https://youtu.be/ugEsogJujRI?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Galere d&#8217;Italia&#8221;: 12mo rapporto Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2016 07:38:03 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-280.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5728" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5728" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-280.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (280)" width="498" height="506" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-280.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 498w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-280-295x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 295w" sizes="(max-width: 498px) 100vw, 498px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E&#8217; stato presentato a Roma il <strong>12° Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione “Galere d&#8217;Italia”</strong>. I <strong>dati</strong> che emergono mostrano che, dalla fine dell&#8217;anno al 31 marzo 2016, sono stati registrati 1331 detenuti in più nelle carceri italiane. Il tasso di affollamento è attualmente al 108% e 3950 persone sono prive di un posto regolamentare. Il tasso di detenzione è invece nella media europea. L&#8217;Italia ha circa 90 detenuti ogni 100 mila abitanti. Risulta essere particolarmente alto il numero degli imputati: i detenuti in attesa di sentenza definitiva sono il 34,6% del totale (la media europea è del 20,4%).</p>
<p>I <strong>detenuti stranieri</strong> sono meno, in percentuale, rispetto al 2009. Oggi rappresentano il 33,45% della popolazione detenuta. La media europea è del 21% circa. Essi risultano essere in percentuale più alta rispetto agli italiani in custodia cautelare. Cresce inoltre l&#8217;istituto della messa alla prova e i dati mostrano che le misure alternative alla detenzione e il braccialetto elettronico portano la recidiva a tassi prossimi allo zero. Sono stati inoltre presentati i risultati delle visite dell&#8217;Osservatorio di Antigone nelle sezioni psichiatriche e alcuni dei casi seguiti dal difensore civico dell&#8217;Associazione relativamente ad episodi di morti e presunte violenze.</p>
<p>Infine, il rapporto evidenzia che gli <strong>Stati Generali dell’Esecuzione Penale</strong>, voluti dal Ministero della Giustizia on. Andrea Orlando, sono stati un’importante e innovativa occasione di partecipazione democratica alle scelte istituzionali in materia di esecuzione penale. Gli Stati Generali sono stati un percorso di riflessione e approfondimento durato circa un anno durante il quale 18 tavoli di lavoro, composti da personalità esperte del sistema penitenziario e di diverse discipline, hanno dibattuto e prodotto riflessioni e proposte circa l’esecuzione della pena. Antigone vi ha preso parte attivamente, attraverso alcuni dei suoi componenti. L’esito finale dovrà ora incrociarsi con la discussione parlamentare del disegno di legge delega del Governo per la riforma dell’ordinamento penitenziario, approvato alla Camera e al momento fermo al Senato.</p>
<p><strong>Antigone</strong>, associazione “per i diritti e le garanzie nel sistema penale”, è nata alla fine degli anni ottanta nel solco della omonima rivista contro l’emergenza promossa, tra gli altri, da Massimo Cacciari, Stefano Rodotà e Rossana Rossanda. E’ un’associazione politico-culturale a cui aderiscono prevalentemente magistrati, operatori penitenziari, studiosi, parlamentari, insegnanti e cittadini che a diverso titolo si interessano di giustizia penale. In particolare Antigone promuove elaborazioni e dibattiti sul modello di legalità penale e processuale in Italia e sulla sua evoluzione; raccoglie e divulga informazioni sulla realtà carceraria, sia come lettura costante del rapporto tra norma e attuazione, sia come base informativa per la sensibilizzazione sociale al problema del carcere anche attraverso l&#8217;Osservatorio nazionale sull&#8217;esecuzione penale e le condizioni di detenzione; cura la predisposizione di proposte di legge e la definizione di eventuali linee emendative di proposte in corso di approvazione; promuove campagne di informazione e di sensibilizzazione su temi o aspetti particolari, comunque attinenti all’innalzamento del modello di civiltà giuridica in Italia, anche attraverso la pubblicazione del quadrimestrale Antigone.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;iter burrascoso del decreto svuotacarceri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jan 2014 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[amnistia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla fine del 2013 è stato approvato, con il decreto legge n. 146, l&#8217;abbassamento della pena massima da 6 a 5 anni per i reati di lieve entità come, ad esempio, lo spaccio di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/r-CARCERE-large570.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/r-CARCERE-large570.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="133" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Alla<br />
fine del 2013 è  stato approvato, con il decreto legge n. 146,<br />
l&#8217;abbassamento della pena massima da 6 a 5 anni per i reati di lieve<br />
entità come, ad esempio, lo spaccio di sostanze stupefacenti che è<br />
la principale causa del sovraffollamento degli istituti penitenziari<br />
italiani. Ma l&#8217;iter della riforma carceraria prosegue: dal 14<br />
gennaio, infatti, la Commissione Giustizia, in Senato, ha esaminato<br />
quattro ddl sui temi dell&#8217;amnistia e dell&#8217;indulto. </div>
<p>
Secondo<br />
l&#8217;articolo 1 del ddl 20, unificato al 21, &#8220;è <strong>concessa<br />
amnistia per tutti i reati commessi entro il 14 marzo 2013</strong><br />
per i quali – si legge &#8211; è stabilita una pena detentiva non<br />
superiore nel massimo a quattro anni, ovvero una pena pecuniaria&#8221;.<br />
All&#8217;articolo 3 del ddl si legge che &#8220;<strong>è<br />
concesso indulto, per tutti i reati commessi fino a tutto il 14 marzo<br />
2013</strong>,<br />
nella misura non superiore a tre anni per le pene detentive e non<br />
superiore a 10.000 euro per le pene pecuniarie&#8221;. Previste anche<br />
misure di revoca o esclusione dell&#8217;indulto e di rinuncia<br />
all&#8217;amnistia. Vengono affidate al ddl 21 altre norme che entrano più<br />
nello specifico sia dei reati previsti sia da quelli esclusi ma che<br />
ancora devono concludere l&#8217;iter di discussione in <strong>commissione<br />
Giustizia</strong>,<br />
presieduta da <strong>Francesco<br />
Nitto Palma</strong><br />
(Forza Italia). L&#8217;esame congiunto riprenderà l&#8217;8 gennaio 2014. Il<br />
ddl 21 prevede, per esempio, che l&#8217;indulto non si applica a pene per<br />
<strong>associazione<br />
mafiosa</strong><br />
anche straniera, <strong>riciclaggio</strong><br />
denaro sporco, <strong>strage</strong>,<br />
<strong>usura</strong>,<br />
<strong>sequestro<br />
di persona</strong><br />
a scopo d&#8217;<strong>estorsione</strong>,<br />
saccheggio, associazione a delinquere finalizzata al <strong>traffico<br />
di sostanze stupefacenti </strong>e<br />
anche produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti o<br />
psicotrope. Queste sono solo alcune delle novità introdotte dai due<br />
ddl, l&#8217;esame adesso entrerà nel vivo con il seguito della<br />
discussione e l&#8217;esame congiunto degli altri due dei quattro disegni<br />
di legge.</p>
<div dir="LTR" id="Sezione1">
 Non serve a risolvere il problema<br />
 del sovraffollamento, è molto peggio di un indulto. E, soprattutto,<br />
 premia i mafiosi”. Questo il commento del procuratore aggiunto di<br />
 Messina, Sebastiano Ardita, esaminando il decreto svuotacarceri.<br />
 Ardita è una delle persone più competenti in materia essendo stato<br />
 per nove anni direttore generale dei detenuti del Dipartimento<br />
 dell’amministrazione penitenziaria e spiega che le critiche più<br />
 pesanti riguardano la “liberazione anticipata speciale”, ovvero<br />
 la norma che porta da 45 a 75 i giorni di sconto concessi ogni sei<br />
 mesi di detenzione. Misura che prevede una retroattività al 2010.<br />
 “Avendo deciso di affrontare il sovraffollamento rinunciando alla<br />
 sanzione penale – scrive Ardita nella sua relazione –, il<br />
 legislatore d’urgenza sembrerebbe da un lato aver effettuato una<br />
 opzione minimale, e dunque certamente non in grado di risolvere il<br />
 problema dell’affollamento, e dall’altro avere scelto i soggetti<br />
 da scarcerare tra i mafiosi e i più pericolosi ( condannati a pene<br />
 lunghe) e solo in parte minima tra coloro che sono stati raggiunti<br />
 dall’intervento penale a pioggia (in primo luogo extracomunitari e<br />
 tossicodipendenti)”.</p>
<p> La misura prevista dal decreto si<br />
 applica a tutti i detenuti, 416-bis compresi, perché si basa come<br />
 unico presupposto sull’“opera di rieducazione. Che,<br />
 attenzione, non vuol dire altro che colloqui con la famiglia,<br />
 attività teatrali, attività sportive. Nessuno escluso, dunque. Ma<br />
 quanto la liberazione anticipata inciderà realmente sul problema<br />
 per cui Strasburgo rischia di condannarci, e cioè il<br />
 sovraffollamento? Non potrà che incidere in modo molto marginale<br />
 – scrive Ardita – &#8220;potendo riguardare al più qualche migliaio di<br />
 soggetti.</p>
<p> Non usciranno certo di galera i<br />
 poveri cristi, o saranno pochissimi, mentre verranno premiati –<br />
 non si sa a fronte di cosa – coloro che sono stati condannati a<br />
 pene lunghe. TRADOTTO: chi deve scontare, da sentenza, sei anni di<br />
 carcere potrebbe uscire dopo tre anni e mezzo. “Anche un<br />
 penitenziarista poco esperto – prosegue il procuratore aggiunto –<br />
 può ben comprendere come uno strumento così concepito venga a<br />
 minare alle fondamenta i principi stessi del trattamento<br />
 penitenziario, che presuppone sempre percorsi nei quali i benefici<br />
 siano il frutto di sacrificio, attraverso la revisione critica del<br />
 proprio passato criminale e la provata volontà di reinserirsi nel<br />
 tessuto sociale”.</p>
<p> Un regalo, bello e buono, a chi ha<br />
 commesso gravi delitti e non ha mostrato neanche il minimo segno di<br />
 pentimento. C’è poi un altro elemento che vale la pena<br />
 evidenziare. Il ministro Cancellieri ha messo in piedi il decreto<br />
 per svuotare le carceri sovraffollate, ma coloro che hanno condanne<br />
 pesanti, i criminali veri, sono in celle doppie o al massimo triple,<br />
 non sono certo stipati come bestie sulle brandine a quattro piani.</p>
<p> Più che rispondere alle accuse di<br />
 Strasburgo, il provvedimento potrebbe tornare utile a delinquenti<br />
 dentro i nostri confini&#8221;. Ardita conclude la sua relazione con<br />
 una domanda importante: perché destinare il costo sociale di<br />
 quest’operazione ai cittadini, che ne pagherebbero la<br />
 pericolosità, visto che – statisticamente – il numero dei reati<br />
 aumenterebbe?</p>
</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione2">
<div style="font-weight: normal;">
Intanto<br />
 vi segnaliamo la seguente iniziativa che ci sembra utile e<br />
 interessante</div>
<div style="font-weight: normal;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/carcerazioni_jpg_w202_h.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/carcerazioni_jpg_w202_h.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="font-weight: normal;">
&nbsp;</div>
</div>
<div dir="LTR" id="Sezione3">
<h2 class="western" style="font-weight: normal;">
carcerAzioni.<br />
 Prigionie dei nostri tempi</h2>
<p>Sono<br />
 la libertà e la sua privazione i temi centrali dell&#8217;iniziativa<br />
 <strong>carcerAzioni.<br />
 Prigionie dei nostri tempi</strong>,<br />
 che dal <strong>7<br />
 dicembre 2013</strong><br />
 all&#8217;<strong>11<br />
 aprile 2014</strong><br />
 coinvolgerà alcuni spazi dedicati alla cultura di Roma Capitale &#8211;<br />
 Casa della Memoria e della Storia, Casa dei Teatri, Sala Santa Rita,<br />
 Nuovo Cinema Aquila, Teatro di Villa Torlonia &#8211; oltre al Museo<br />
 storico della Liberazione di Via Tasso e al Museo Laboratorio della<br />
 Mente.</p>
<p> Attraverso<br />
 <strong>mostre,<br />
 incontri, letture, proiezioni, laboratori e performance</strong>,<br />
 <em>carcerAzioni</em><br />
 ricerca e approfondisce il significato di libertà, un valore oggi<br />
 sempre più negletto, incerto ed esposto al rischio di perdita delle<br />
 garanzie conquistate nella storia dell&#8217;umanità. La prigionia nelle<br />
 carceri, l&#8217;isolamento dal mondo per scelta o impedimento fisico, il<br />
 disagio esistenziale diventano <strong>temi</strong><br />
 di una serie di <strong>appuntamenti</strong>,<br />
 momenti di approfondimento che aprono lo sguardo sull&#8217;altro per<br />
 riconoscervi la nostra stessa condizione, soltanto apparentemente<br />
 differente.</p>
<div style="font-weight: normal;">
La<br />
 scelta del tema nasce dall&#8217;osservazione delle enormi trasformazioni<br />
 a cui tutti assistiamo e che stanno modificando anche il nostro<br />
 quotidiano, come le trasmigrazioni da un bacino all&#8217;altro del<br />
 Mediterraneo, dal Sud al Nord del mondo, causa di tragiche<br />
 sofferenze umane. Il mondo occidentale e democratico è uno snodo<br />
 fondamentale per tornare a discutere di libertà dell&#8217;individuo<br />
 contemporaneo, di prigioni come metafora dell&#8217;esistenza umana, di<br />
 segregazione come vera e propria chiusura al mondo, impedimento come<br />
 reclusione. Un approfondimento sul &#8220;carcere&#8221; nel senso<br />
 etimologico della parola, dal latino &#8220;càrcer&#8221; &#8211; recinto,<br />
 chiuso e quindi prigione &#8211; che ha radice dal verbo co-èrcio da cui<br />
 il significato di luogo ove si restringe, si rinchiude ed anche si<br />
 castiga e si punisce.</div>
</div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal;">
Per il programma completo della<br />
manifestazione: www.comune.roma.it/cultura?utm_source=rss&utm_medium=rss</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Le vittime sono ancora i bambini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jun 2013 05:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione]]></category>
		<category><![CDATA[indigeni]]></category>
		<category><![CDATA[iritti]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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		<category><![CDATA[narcotraffico]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[tossicodipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mercoledì 26 giugno: ieri è stata la giornata internazionale contro la droga e le tossicodipendenze di cui, spesso, anche i bambini ne sono le vittime incosapevoli. E noi vogliamo raccontarvi una storia. E&#8217; quella&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/06/FRATELLI-DIMENTICATI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/06/FRATELLI-DIMENTICATI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Mercoledì<br />
26 giugno: ieri è stata la giornata internazionale contro la droga e<br />
le tossicodipendenze di cui, spesso, anche i bambini ne sono le<br />
vittime incosapevoli. E noi vogliamo raccontarvi una storia.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E&#8217;<br />
quella dei <i>tarahumara, </i>una<br />
popolazione indigena che risiede in Messico, chiamati così dagli<br />
Spagnoli: loro si definiscono “<i>raràmuri</i>”<br />
che significa “pianta adatta per la corsa”, perchè la corsa è<br />
da loro molto seguita. Si contano tra i 50.000 e i 70.000 tarahumara,<br />
alcuni di loro sono transumanti, altri stanziali: vivono nelle grotte<br />
tra le montagne o in piccole capanne di legno o pietra, coltivano<br />
mais e fagioli e si dedicano all&#8217;allevamento.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Dal<br />
punto di vista religioso, i “dottori” o le “guide spirituali”<br />
praticano la magia bianca e la magia nera e lo sciamano è il<br />
guardiano che deve sovraintendere alla comunità, facendo da tramite<br />
tra gli uomini e gli astri. Il “Male” è spesso identificato con<br />
l&#8217;uomo bianco che approfitta della persone, che non rispetta la<br />
Natura, che vuole impossessarsi delle ricchezze senza condividerle.<br />
Tutto questo è frutto della colonizzazione, irrispettosa e violenta.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Secondo<br />
la  tradizione tarahumara, Dio creò i <i>raràmuri</i>,<br />
mentre il diavolo gli <i>chacabochi</i><br />
e la leggenda vuole che i <i>raràmuri</i><br />
furono sconfitti, in una sfida, dai chacabochi per cui Dio si<br />
arrabbiò e condannò i <i>raràmuri</i><br />
alla povertà. I raràmuri, ancora oggi, vivono nelle foreste, tra i<br />
monti,  nella miseria e, spesso, i bambini fanno uso di sostanze<br />
stupefacenti ma, cosa ancor più grave, vengono sfruttati dai<br />
narcotrafficanti.
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
La<br />
droga arricchisce le grandi organizzazioni criminali e alimenta un<br />
commercio illegale basato sul sangue, sulla violenza e sugli abusi<br />
proprio dei più deboli. In Messico (come in molti altri Paesi del<br />
centro e sud America) il problema del narcotraffico è aumentato in<br />
maniera esponenziale: dopo l&#8217;egemonia della Colombia negli anni &#8217;90,<br />
i “cartelli” messicani hanno preso il sopravvento, favoriti dalla<br />
coltivazione in loco e dal traffico della droga sintetizzata e<br />
destinata agli Stati Uniti e all&#8217; Europa.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Tra<br />
le numerose zone impervie, all&#8217;interno del Messico, vi è la Sierra<br />
Tarahumara, una catena montuosa situata nel nord-ovest del Paese,<br />
un&#8217;area molto isolata e difficile da raggiungere e, proprio qui,<br />
vivono i <i>raràmuri. </i>A<br />
peggiorare la situazione, nell&#8217;ultimo anno, una terribile siccità ha<br />
colpito la sierra, esponendo gli indigeni al rischio di malnutrizione<br />
se non addirittura, alla fame: problema ulteriore che si è andato ad<br />
aggiungere, come dicevamo, all&#8217;indigenza e all&#8217;analfebetismo. Proprio<br />
a causa di questa debolezza economica e sociale, i <i>raràmuri</i><br />
(e, in particolare, i bambini e gli adolescenti) sono preda dei<br />
narcotrafficanti che &#8211; con le minacce o con la promessa di denaro &#8211;<br />
li arruolano negli  eserciti del crimine.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
<i>Fondazione Fratelli<br />
dimenticati </i>ha,<br />
quindi, deciso di aprire, nei villaggi, numerosi centri in cui i<br />
bambini e i ragazzi possano frequentare la scuola e, quindi, essere<br />
inseriti in percorsi di prevenzione e di reinserimento, attraverso<br />
l&#8217;educazione all&#8217;amore, al rispetto dell&#8217;Altro e della vita, alla<br />
cooperazione: ai valori positivi. Per offrire questa opportunità ai<br />
giovani, la Fondazione ristruttura vecchi edifici, acquista lavabi,<br />
materassi e anche librerie; ha dovuto, nel corso del tempo, sistemare<br />
anche le cisterne per la raccolta dell&#8217;acqua,  costruire le tettoie<br />
per i sebatoi del gas e garantire assistenza sanitaria: i progetti,<br />
infatti, si articolano in attività che si pongono l&#8217;obiettivo di<br />
migliorare le condizioni di vita della popolazione da tutti i punti<br />
di vista: quello pratico e quello cuturale. Perchè si deve partire<br />
proprio dalla cultura, per cambiare mentalità e stile di vita. E<br />
ricominciare a credere, onestamente, nel futuro.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
<i>Fondazione Fratelli<br />
Dimenticati Onlus</i>,<br />
per poter continuare a realizzare tutto questo, vi chiede un<br />
contributo per il <u>sostegno<br />
a distanza</u>;<br />
un sostegno che serve ad abbattere i costi di gestione dei vari<br />
progetti:<a href="http://www.fratellidimenticati.it/sostegno-a-distanza/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"> http://www.fratellidimenticati.it/sostegno-a-distanza/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
effettuare le offerte:</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Paypal,<br />
con versamento in conto corrente postale n. 11482353, con bonifico<br />
bancario (fiscalmente deducibili), oppure direttamente presso le<br />
filiali de “I fratelli dimenticati”</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Il caso di Stefano Cucchi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jun 2013 03:43:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[diritto alla vita]]></category>
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		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
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		<category><![CDATA[medico]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[prigione]]></category>
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		<category><![CDATA[tossicodipendenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“La morte di mio fratello non è un caso di malasanità: Stefano non sarebbe mai arrivato in ospedale se non fosse stato massacrato”. E i medici, “indegni di indossare il camice”, “hanno le loro&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
“La<br />
morte di mio fratello non è un caso di malasanità: <strong>Stefano</strong><br />
non sarebbe mai arrivato in ospedale se non fosse stato massacrato”.<br />
E i medici, “indegni di indossare il camice”, “hanno le loro<br />
responsabilità, loro lo hanno lasciato morire”. Queste sono state<br />
le prime parole pronunciate da Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, che<br />
si è sempre battuta per far emergere la verità sulla morte del<br />
fratello e che continuerà a farlo, anche dopo la sentenza di primo<br />
grado.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma<br />
ripercorriamo, brevemente, la vicenda, premettendo che, nella maggior<br />
parte dei casi, i poliziotti e i medici, in Italia, lavorano bene,<br />
proteggono, salvano, tutelano e curano i cittadini ma, qualche volta,<br />
si verificano delle eccezioni. Che fanno paura, che fanno rabbia.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Stefano<br />
aveva 31 anni, era un geometra, appassionato di boxe. Ma soffriva<br />
anche di epilessia ed era tossicodipendente e, per questo, era stato<br />
in cura presso alcune comunità terapeutiche.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il 15<br />
ottobre 2009 viene trovato in possesso di 21 grammi di hashish e il<br />
giudice decide per la custodia cautelare. Una settimana dopo, Stefano<br />
Cucchi muore.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Al<br />
momento dell&#8217;arresto pesava 43 kg (per 176 cm di altezza) magro sì,<br />
ma in buone condizioni fisiche. Il giorno successivo, durante il<br />
processo &#8211; avvenuto per direttissima &#8211; il ragazzo presenta difficoltà<br />
a camminare e a parlare e ha evidenti ematomi agli occhi; ancora una<br />
volta, il giudice stabilisce, per lui, la custodia cautelare. Le<br />
condizioni di Stefano continuano a peggiorare: la visita presso<br />
l&#8217;ospedale Fatebenefratelli accerta lesioni ed ecchimosi alle gambe,<br />
la frattura di una mascella e alla colonna vertebrale e un&#8217;emorragia<br />
alla vescica: il 22 ottobre, Stefano muore all&#8217;ospedale Sandro<br />
Pertini.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Cosa è<br />
successo dopo il decesso?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
personale carcerario nega di aver picchiato Stefano e sostiene che il<br />
ragazzo sia morto a causa della tossicodipendenza oppure per<br />
condizioni fisiche già precarie oppure ancora per aver rifiutato il<br />
ricovero al Fatebenefratelli; il sottosegretario di Stato, Carlo<br />
Giovanardi, insiste col dire che sia morto sempre per abuso di<br />
sostanze stupefacenti o per anoressia, aggiungendo anche che fosse<br />
sieropositivo (in seguito si è dovuto scusare con i familiari di<br />
Cucchi per queste sue dichiarazioni); i medici sostengono che il<br />
giovane rifiutava il cibo e le cure. Con le indagini preliminari si<br />
riesce a dimostrare che, a causare la morte, sarebbero stati i traumi<br />
causati dalla violenza subita in carcere e dall&#8217;ipoglicemia causata<br />
dal digiuno per la mancata assistenza sia da parte degli operatori<br />
sanitari sia da parte degli agenti penitenziari.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
indagini procedono, dal 2009 al 2013, e il 13 dicembre 2012 i periti<br />
incaricati anche dalla Corte stabiliscono che le lesioni riscontrate<br />
sul corpo del ragazzo potrebbero essere state causate da un pestaggio<br />
o da una caduta accidentale e che “non vi sono elementi che<br />
facciano propendere per l&#8217;una piuttosto che per l&#8217;altra dinamica<br />
lesiva”, nonostante le testimonianze di alcuni detenuti che fanno<br />
chiari riferimenti all&#8217;uso della violenza da parte dei secondini.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il 5<br />
giugno scorso, la III Corte d&#8217;Assise condanna in primo grado sei<br />
medici dell&#8217;ospedale Sandro Pertini a due anni di reclusione per<br />
omicidio colposo (con pena sospesa) e assolve sei persone, tra<br />
infermieri e guardie penitenziarie, per non aver commesso alcuna<br />
azione che abbia contribuito al decesso di Stefano Cucchi o, per<br />
dirla con precisione, per “mancanza di prove”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
lettura della sentenza ha suscitato lo sdegno da parte del pubblico<br />
in aula e le lacrime di Ilaria, la sorella di Stefano che continuerà<br />
a combattere per affermare la verità e la giustizia.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Molti<br />
gli omaggi, le dediche e anche gli approfondimenti culturali su<br />
questa vicenda: ricordiamo, ad esempio, il documentario <i>148<br />
Stefano, mostri dell&#8217;inerzia</i>,<br />
realizzato da Maurizio Cartolano e sponsorizzato da Amnesty e<br />
Articolo 21 e anche la canzone <i>Fermi<br />
con le mani</i> di Fabrizio<br />
Moro, un modo diretto per veicolare un messaggio sul diritto alla vita e per avvicinare<br />
anche i più giovani a questa storia e alle necessarie riflessioni<br />
che essa fa scaturire.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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