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	<title>trasparenza Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Il cioccolato: un&#8217;amara realtà</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2022 08:29:29 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Martina Foglia </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/ciocco.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="254" height="198" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/ciocco.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16079"/></a></figure></div>



<p>Ho avuto l&#8217;occasione, frequentando un corso di Politiche rurali all’università,  di fare una ricerca sulla produzione del cioccolato, questa prelibatezza non a caso chiamata “cibo degli Dei”, ed è così che ho scoperto un’amara verità . La materia prima viene prodotta in alcuni Paesi in via di sviluppo, centro/sud America , Asia e soprattutto Africa che con la Costa d’Avorio detiene il primato della produzione mondiale (40%) Il paradosso che subito mi ha colpito è che i contadini che coltivano il cacao da una intera vita, non hanno mai assaggiato una tavoletta di cioccolato, non ne conoscono il gusto. Ho visto un documentario in cui un reporter francese fa assaggiare per la prima volta un quadratino di cioccolato ad alcuni contadini e ho visto le loro facce stupite. E’ stato commovente ma anche terribile in un certo senso, mi sono chiesta come fosse possibile che chi produce non riesca a consumare il prodotto finito. La verità è che in Africa non esistono aziende per la lavorazione e trasformazione del cacao, tutto il prodotto viene acquistato dalle grandi multinazionali come Nestlè, Ferrero ecc e portato in occidente per essere lavorato, naturalmente pagando pochissimo i coltivatori. Se ciò non bastasse, nelle piantagioni sono impiegati come mano d’opera bambini ed adolescenti, veri e propri schiavi, prelevati anche dai paesi limitrofi: l’<em>Associazione Save the Children</em> stima in 615.000 i minori coinvolti.</p>



<p>All&#8217;interno di realtà come la nostra è impensabile l’impiego di bambini in attività lavorative, mentre in questi paesi logorati da fame e povertà, questa sembra essere l’unica soluzione, negando loro un’infanzia alla quale avrebbero diritto, come tutti i bambini del mondo. E’ logico che noi consumatori non possiamo, una volta saputo cosa succede veramente, chiudere gli occhi e far finta di nulla, continuando beatamente a mangiare il nostro amato cioccolato… </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/fair.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="191" height="264" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/fair.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16080"/></a></figure></div>



<p>Dovremmo fare qualcosa, cioè rifiutare i prodotti che provengono dai luoghi in cui esiste questo sfruttamento. Dovrebbe esserci più chiarezza e trasparenza da parte delle aziende sia per quanto riguarda la provenienza delle materie prime sia per quanto riguarda il processo produttivo, ma purtroppo la maggior parte delle volte non e così. L’unica cosa che potremmo fare, da quanto ho capito, è comprare cioccolato equo-solidale, cioè cioccolato certificato non proveniente da coltivazioni dove è presente il fenomeno dello sfruttamento minorile. Le aziende al contrario, possono fare molto come si sono impegnate a fare la Ferrero e la Nestlè: acquistare, pagando meglio, solo da contadini consociati in cooperative che si impegnano a non sfruttare i minori (anche se a dirla tutta delle multinazionali c’è poco da fidarsi). E così anche un prodotto all’apparenza innocuo e tanto “buono” come il cioccolato, nasconde un lato oscuro e amaro, che ci induce a pensare che tutto sia relativo, dipende sempre da in che parte del mondo tu sia nato.</p>
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		<title>Assange non verrà estradato</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jan 2021 08:47:12 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/154738140-9b7f2f21-68dd-46a8-a9f4-b3a9f78209d6.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14946" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/154738140-9b7f2f21-68dd-46a8-a9f4-b3a9f78209d6.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/154738140-9b7f2f21-68dd-46a8-a9f4-b3a9f78209d6-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></figure>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Partiamo da Chalsea Manning, la fonte che, nel 2010, ha passato a Julian Assange e a WikiLeaks molto materiale riservato grazie al ruolo di analista di intelligence durante le operazioni militari statunitensi in Iraq; è stata arrestata &#8211; in condizioni lesive dei diritti umani &#8211; con accuse riguardanti la sicurezza nazionale; è stata, poi, rilasciata, dopo sette anni e quattro mesi, nel 2017, per grazia di Barak Obama; ritorna in carcere nel 2019 per non aver testimoniato di fronte al Gran Giury a proposito di WikiLeaks, ritrovando la libertà nel marzo 2020.</p>



<p>Edward (Joseph) Snowden è un informatico e attivista americano, ex tecnico della CIA che, nel 2013, ha rivelato altri documenti secretati, in particolare riguardanti un programma di intercettazione telefonica tra USA e Europa e altri programmi di sorveglianza Internet. Il giorno del suo 30mo compleanno viene accusato di aver violato l&#8217;Espionage Act e di furto di proprietà del governo; ha ottenuto il diritto di asilo a Mosca, dove ora lavora e si è sposato, e ha costituito la Freedom of the Press Foundation, di cui è presidente, un&#8217;organizzazione, con sede a San Francisco, che ha lo scopo di proteggere i giornalisti dalla sorveglianza del governo.</p>



<p>E arriviamo a Julian Assange: personalità controversa, che ieri &#8211; 4 gennaio 2021 &#8211; ha visto concludersi il processo a suo carico con le accuse, da parte degli Stati Uniti, ancora una volta, della diffusione di files riservati. Accuse da parte degli Stati Uniti con l&#8217;avallo del Regno Unito. Gli USA hanno già fatto ricorso. </p>



<p>La Corte ha deliberato che Assange non verrà estradato, rimarrà a Londra, a causa delle sue cagionevoli condizioni di salute, ma la vera questione, cruciale, riguarda il Diritto all&#8217;informazione da parte dei giornalisti e degli organi di stampa e il diritto dei cittadini ad essere informati correttamente.</p>



<p>Uno dei fondamenti deontologici del Giornalismo è quello di proteggere le fonti, se queste sono accertate e verificate; ricordiamoci che quarant&#8217; anni fa la pubblicazione dei Pentagon Papers sulla guerra in Vietnam ha strappato il velo di Maya sulla necessità degli interventi militari americani in tema di politica estera (e anche interna), per fare un esempio. Oggi, invece, si tace la censura, si tacciono gli arresti e le violazioni dei diritti fondamentali in quegli Stati che si dicono “democratici”. Nell&#8217;epoca della iper-tecnologi e del liberismo sfrenato non capiamo quando è utile porre confini alle parole e alle idee e quando, invece, è controproducente. Per la trasparenza e la Giustizia contro la mancanza di Etica di certi (troppi) governi.</p>
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		<title>Perché MSF non ha firmato il codice Ong &#8211; Direttamente dalla loro voce</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Aug 2017 08:11:31 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>MSF </strong>ha formalmente informato il Ministero dell’Interno che <strong>non può firmare il Codice di Condotta per le navi delle ONG</strong> impegnate in attività di soccorso nel Mediterraneo.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/msf199590high.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9217" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/msf199590high.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="760" height="380" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/msf199590high.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 760w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/msf199590high-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 760px) 100vw, 760px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“<em>Anche se non siamo nelle condizioni di poter firmare questo Codice di Condotta nella sua forma attuale, <strong>MSF rispetta già molte delle disposizioni che non rientrano tra le nostre preoccupazioni principali</strong>, tra cui la trasparenza finanziaria</em>”, dichiara <b>Gabriele Eminent</b>, <strong>Direttore Generale di MSF</strong>. “<em>MSF continuerà a condurre le operazioni di ricerca e soccorso sotto il coordinamento della guardia costiera italiana (MRCC) e in conformità con tutte le leggi internazionali e marittime pertinenti.</em>”</p>
<p>Per MSF, alcuni degli impegni presentati nel Codice di Condotta potrebbero <strong>ridurre l’efficienza e la capacità dell’attuale risposta di ricerca e soccorso</strong> (SAR) con gravi conseguenze umanitarie. Alcune proposte – in particolare quella secondo cui di regola le navi impegnate in un soccorso devono sbarcare i sopravvissuti in un posto sicuro invece di trasferirli su altre navi – rappresentano limitazioni non necessarie ai mezzi che sono oggi a disposizione. Sin dall’inizio delle proprie operazioni in mare, MSF ha accettato, e a volte direttamente effettuato, <strong>trasbordi da altre imbarcazioni sulle proprie navi</strong>, sempre su richiesta o sotto il coordinamento del Centro di Coordinamento del Soccorso Marittimo (MRCC) di Roma.</p>
<p>Un sistema di andata e ritorno di tutte le navi di soccorso verso i punti di sbarco comporterebbe una riduzione delle navi di soccorso presenti nella zona SAR, e questo indebolirebbe la già insufficiente capacità di ricerca e soccorso, con un <strong>conseguente aumento di morti in mare</strong>. Inoltre, elementi che introducono una non necessaria mancanza di chiarezza su chi contattare e quando, potrebbero rallentare le operazioni di soccorso, quando i minuti possono fare la differenza tra la vita e la morte.</p>
<p>La versione definitiva del Codice chiarifica che la polizia giudiziaria agirà “senza pregiudicare l’attività umanitaria in corso”, ma questa nozione resta soggetta a interpretazione e <strong>la richiesta che la polizia non sia armata non è stata adottata</strong>. La presenza di funzionari di polizia armati a bordo e l’impegno che gli operatori umanitari raccolgano prove utili alle attività di investigazione sarebbero una violazione dei principi umanitari fondamentali di indipendenza, neutralità e imparzialità. Questo sottometterebbe le organizzazioni umanitarie agli interessi politici e militari di uno Stato membro dell’Unione Europea e come MSF non possiamo accettarlo perché avrebbe un impatto sull’accesso alle popolazioni in pericolo, così come sulla sicurezza delle nostre équipe, ovunque nel mondo.</p>
<p>La responsabilità di condurre operazioni di ricerca e soccorso in mare risiede sugli Stati. Le attività di soccorso da parte di attori non governativi come MSF sono solo una misura temporanea finalizzata a riempire il “vuoto di responsabilità” lasciato dagli Stati. Gli Stati membri dell’UE devono avviare un meccanismo di ricerca e soccorso dedicato e proattivo per supportare l’Italia e riconoscere i suoi lodevoli sforzi nel salvare vite in mare, a dispetto di una risposta insufficiente da parte degli altri Stati Membri europei.</p>
<p>MSF ha inviato una<a href="https://www.medicisenzafrontiere.it/notizie/codice-di-condotta-la-lettera-di-msf-al-ministro-dellinterno?utm_source=rss&utm_medium=rss"> lettera formale in cui spiega con maggiori dettagli le ragioni della decisione</a> di non firmare.</p>
<p><em>Nei primi 6 mesi del 2017, le ONG hanno effettuato il 35% del totale delle operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale. MSF da sola ha salvato e portato in sicurezza più di 16.000 persone. Da quando abbiamo iniziato le operazioni di ricerca e soccorso nel 2015, MSF ha strettamente rispettato tutte le leggi internazionali, nazionali e marittime applicabili nel Mar Mediterraneo, così come il proprio codice di condotta, la Carta dei Principi di MSF, che si basa sull’etica medica e i principi umanitari</em> (<a href="http://www.medicisenzafrontiere.it/chi-siamo/principi/la-carta-dei-principi?utm_source=rss&utm_medium=rss">disponibile qui</a>).</p>
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