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	<title>tratta Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Non c’è posto per te! Campagna di sensibilizzazione in tema di violenza di genere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Oct 2023 08:00:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani sostiene e divulga la seguente Campagna: Campagna di sensibilizzazioneperché nessuna donna vittima di violenza sia più esclusa dai Servizi Antiviolenza L’ultimo rapporto Istat in tema di violenza di genere&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ca.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="548" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ca.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17232" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ca.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ca-300x214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p></p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> sostiene e divulga la seguente Campagna: </p>



<p><strong>Campagna di sensibilizzazione<br>perché nessuna donna vittima di violenza sia più esclusa dai Servizi Antiviolenza</strong></p>



<p><em>L’ultimo rapporto Istat in tema di violenza di genere ci dice che il&nbsp;<strong>94%</strong>&nbsp;delle&nbsp;<strong>Case rifugio</strong>&nbsp;si è dotata di&nbsp;<strong>criteri di esclusione dall’accoglienza delle ospiti</strong>. La campagna di sensibilizzazione “<strong>Non c’è posto per te!</strong>” rivolge specifiche&nbsp;<strong>richieste ai Servizi Antiviolenza e alle Istituzioni</strong>&nbsp;per far sì che nessuna donna vittima di violenza sia più esclusa dai Servizi in questione. Essa è aperta alla sottoscrizione sia di Enti e Gruppi che di singole persone&nbsp;</em><em>(per aderire o per informazioni scrivere a&nbsp;<a href="mailto:info@informareunh.it">info@informareunh.it</a>).</em></p>



<figure class="wp-block-image" id="attachment_18872"><a href="http://www.informareunh.it/formica-paola-panchina-rossa-ostile-2023-def/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="http://www.informareunh.it/wp-content/uploads/Formica-Paola-panchina-rossa-ostile-2023-def-300x214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Su un prato circondato da fogliame variopinto c’è una panchina rossa." class="wp-image-18872"/></a><figcaption>L’immagine scelta per la campagna di sensibilizzazione “Non c’è posto per te!” è una “panchina rossa ostile” realizzata dall’illustratrice Paola Formica. Essa vuole essere il simbolo di un’accoglienza selettiva che va superata. Si tratta di una panchina rossa sulla cui seduta è stato applicato un divisorio per impedire che le persone senza fissa dimora vi si possano sdraiare. Essere senza fissa dimora è uno dei criteri di esclusione dall’accoglienza delle ospiti adottati dalle Case rifugio.</figcaption></figure>



<p>Nell’Italia in cui i casi di violenza di genere sono quotidiani e possiamo contare un femminicidio ogni tre giorni, alcune delle più frequenti esortazioni rivolte alle donne che subiscono violenza sono: «<em>Denunciate! Rivolgetevi ai Servizi!</em>». Tali esortazioni danno per scontato che qualunque donna si rivolga ai Servizi Antiviolenza troverà accoglienza e sarà benaccetta. Ebbene, non è così. Vi sono alcune<strong>&nbsp;donne</strong>&nbsp;che sono&nbsp;<strong>escluse dalle Case rifugio</strong>. Sono donne con&nbsp;<strong>difficoltà complesse</strong>&nbsp;in cui esiste spesso una compresenza di limitazioni o di fragilità e che quindi hanno bisogni importanti per numero e per specificità. Da qui deriva una&nbsp;<strong>minore possibilità di riuscire in autonomia</strong>&nbsp;a trovare aiuto e soluzioni, la qual cosa innesca un circolo vizioso di rifiuti e solitudine: lo svantaggio comporta debolezza ulteriore e questa aumenta l’esclusione e la cancellazione della persona e della donna. Sono donne esposte a&nbsp;<strong>discriminazione multipla/intersezionale</strong>, un tipo di discriminazione causata dalla compresenza nella stessa persona di più fattori di rischio (ad esempio, essere donna e fare abuso di sostanze; oppure essere donna ed avere una disabilità, ecc.).</p>



<p>Il&nbsp;<strong>94,1%&nbsp;</strong>delle&nbsp;<strong>Case rifugio</strong>&nbsp;si è dotata di&nbsp;<strong>criteri di esclusione&nbsp;</strong>dall’accoglienza delle ospiti, mentre il&nbsp;<strong>61,4%</strong>&nbsp;di esse ne ha introdotto di ulteriori in relazione ai&nbsp;<strong>figli e figlie delle ospiti</strong>&nbsp;(dati relativi all’anno 2021, fonte: Istat,&nbsp;<a href="https://www.istat.it/it/archivio/287411?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Sistema di protezione per le donne vittime di violenza – anni 2021-2022</em></a>, 7 agosto 2023).</p>



<p>Stiamo parlando di donne che le Case rifugio respingono, ma nel rapporto Istat i criteri di esclusione sono indicati in modo asettico, come se si trattasse di una prassi inevitabile, accettabile e senza conseguenze per le donne:&nbsp;<strong>abuso di sostanze e dipendenze, disagio psichiatrico, essere senza fissa dimora, tratta e prostituzione, status giuridico,</strong>&nbsp;<strong>essere agli ultimi mesi di gravidanza, altri criteri di esclusione</strong>.</p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><strong>Il dettaglio dei dati Istat sui criteri di esclusione adottati dalle Case rifugio</strong></td></tr><tr><td><em>Il 94,1% delle Case rifugio (317 in valori assoluti) si è dotata di criteri di esclusione dall’accoglienza delle ospiti.</em>&nbsp;<em>L’81,9%&nbsp;delle Case rifugio (276 in valori assoluti)&nbsp;non accoglie&nbsp;donne che fanno&nbsp;abuso di sostanze e con dipendenze; l’80,7%&nbsp;(272 Case rifugio) non accoglie donne con&nbsp;disagio psichiatrico; il&nbsp;71,2%&nbsp;(240) donne&nbsp;senza fissa dimora; il&nbsp;37,1%&nbsp;(125) donne&nbsp;vittime di tratta e prostituzione; il&nbsp;20,8%&nbsp;(70) quelle prive di uno specifico&nbsp;status giuridico; il&nbsp;19,9%&nbsp;(67) donne agli&nbsp;ultimi mesi di gravidanza; il 10,1% (34) donne respinte sulla base di altri criteri di esclusione (dati relativi all’anno 2021, Tavole 16 e 17 del file con i dati sulle&nbsp;</em><a href="https://www.istat.it/it/files/2023/08/Tavole-appendice-Case-Rifugio-2021.xlsx?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Case rifugio</em></a><em>&nbsp;contenuto in: Istat,&nbsp;</em><a href="https://www.istat.it/it/archivio/287411?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Sistema di protezione per le donne vittime di violenza – anni 2021-2022</em></a><em>, 7 agosto 2023). Ulteriori&nbsp;criteri di esclusione&nbsp;dall’accoglienza sono applicati dal 61,4%&nbsp;delle&nbsp;Case rifugio (207 in valori assoluti) in relazione ai&nbsp;figli e figlie delle ospiti. Il 42,4% delle Case rifugio (143) pongono&nbsp;limiti all’età&nbsp;nell’accoglienza dei figli/figlie&nbsp;delle ospiti, il 48,4% (163) pongono&nbsp;limiti di genere, il 7,7% (26) ulteriori criteri di esclusione (dati relativi all’anno 2021, Tavola 18 del file con i dati sulle&nbsp;</em><a href="https://www.istat.it/it/files/2023/08/Tavole-appendice-Case-Rifugio-2021.xlsx?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Case rifugio</em></a><em>&nbsp;contenuto in: Istat,&nbsp;</em><a href="https://www.istat.it/it/archivio/287411?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Sistema di protezione per le donne vittime di violenza – anni 2021-2022</em></a><em>, 7 agosto 2023).</em></td></tr></tbody></table></figure>



<p>Non sappiamo&nbsp;<strong>cosa ne sia di queste donne escluse</strong>&nbsp;dalle Case rifugio, il rapporto non lo dice, ma non è difficile immaginare quale possa essere la loro sorte. Il citato rapporto Istat ha rilevato i criteri di esclusione solo per le Case rifugio, ma abbiamo avuto riscontro che le richieste di aiuto di diverse donne con disabilità siano state ignorate anche da diversi Centri antiviolenza (CAV). Pertanto la nostra riflessione è&nbsp;<strong>rivolta a tutti i Servizi Antiviolenza</strong>.</p>



<p>Solitamente l’introduzione di meccanismi di esclusione – che siano formalizzati o meno – non è percepita come discriminatoria da chi li pone in essere, ma tale percezione non è corretta: escludere dai Servizi Antiviolenza anche una sola donna costituisce una discriminazione, ed il fatto che siano escluse le donne con difficoltà complesse pone questioni etiche e giuridiche che non possono essere liquidate evocando l’inconsapevolezza della gravità della pratica. Infatti tutta la letteratura scientifica sul tema rivela che le donne che sono esposte a discriminazione multipla/intersezionale corrono un&nbsp;<strong>rischio significativamente più alto di subìre violenza</strong>&nbsp;rispetto alle altre donne. Ad esempio, il rischio di subìre&nbsp;stupri o tentati stupri&nbsp;è doppio per le donne con disabilità (10%) rispetto a quelle senza limitazioni funzionali (4.7%) (fonte: Istat,&nbsp;<a href="https://www.istat.it/it/files/2015/06/Violenze_contro_le_donne.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia. Anno 2014</em></a>).</p>



<figure class="wp-block-image" id="attachment_19156"><a href="http://www.informareunh.it/case-rifugio-criteri-esclusione-dati-istat-2021-grafico/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="http://www.informareunh.it/wp-content/uploads/Case-rifugio-criteri-esclusione-dati-Istat-2021-grafico-300x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-19156"/></a><figcaption>Il grafico a torta su cui domina l’arancione del 94% delle Case rifugio che hanno adottato criteri di esclusione dall’accoglienza delle ospiti, con un esiguo spicchietto azzurro (il 6% delle Case rifugio che non li hanno adottati), ben esprime anche in modo visivo le proporzioni della pratica discriminatoria. Grafico: Simona Lancioni – Fonte: Istat,&nbsp;<a href="https://www.istat.it/it/archivio/287411?utm_source=rss&utm_medium=rss">Sistema di protezione per le donne vittime di violenza – anni 2021-2022</a>, 7 agosto 2023, Tabella 17 del file con i dati sulle&nbsp;<a href="https://www.istat.it/it/files/2023/08/Tavole-appendice-Case-Rifugio-2021.xlsx?utm_source=rss&utm_medium=rss">Case rifugio</a>&nbsp;(anno 2021).</figcaption></figure>



<p>Vero è che spesso i Servizi Antiviolenza dispongono di risorse limitate e di personale non specificamente formato ad affrontare la complessità che alcuni casi possono presentare. Sotto questo profilo va chiarito che non stiamo chiedendo ai singoli Servizi di affrontare questi casi in autonomia, li stiamo invece invitando ad affrontarli organizzandosi in modo diverso. Si tratta di costruire&nbsp;<strong>reti territoriali</strong>&nbsp;che mettano in comune risorse e competenze, nonché di disporsi a lavorare con&nbsp;<strong>équipe multidisciplinari</strong>&nbsp;a composizione variabile, coinvolgendo di volta in volta le professionalità utili e necessarie ad affrontare in modo adeguato i casi in questione. I Servizi Antiviolenza sono invitati a adottare un nuovo approccio di base in cui il&nbsp;<strong>principio di inclusione</strong>&nbsp;per ogni tipo di limite, difficoltà, disagio o patologia della donna che chiede aiuto sia considerato come una premessa ineluttabile, un elemento di eccellenza, sia dal punto di vista organizzativo concreto (accessibilità dei Servizi Antiviolenza, inclusione dei figli/e anche con disabilità, operatrici formate, ecc.), che dal punto di vista etico e culturale. Esistono già&nbsp;<strong>esempi virtuosi</strong>&nbsp;di Servizi Antiviolenza che si sono disposti a lavorare in questo modo (se ne legga a&nbsp;<a href="http://www.informareunh.it/servizi-antiviolenza-preparati-ad-accogliere-donne-con-disabilita/?utm_source=rss&utm_medium=rss">questo link</a>), si tratta solo di seguirne le orme.</p>



<p>Ancor meno ricevibile è l’argomentazione, talvolta proposta, che si tratti di casi residuali, giacché le donne che rientrano nei criteri di esclusione indicati dalle Case rifugio&nbsp;<strong>non sono affatto in un numero trascurabile</strong>, ed in ogni caso non può considerarsi trascurabile nessun numero superiore allo zero. In merito va evidenziato che laddove il principio di accessibilità sia rispettato, emerge una&nbsp;<strong>dimensione altrimenti invisibile</strong>&nbsp;di richieste e aumenta la consapevolezza dei propri diritti e delle condizioni di violenza subìte anche da parte di donne con maggiori difficoltà e disagio.</p>



<p>Infine vale la pena di ricordare che chiunque operi nella Rete Antiviolenza è vincolato/a al rispetto dei princìpi di<strong>&nbsp;uguaglianza e non discriminazione</strong>&nbsp;sanciti dall’articolo 4 della&nbsp;<a href="http://www.informareunh.it/wp-content/uploads/ConsiglioEuropa-ConvenzioneIstanbul-VolenzaDonne2011.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Convenzione di Istanbul</strong></a>&nbsp;(la&nbsp;<em>Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica</em>), che è stata ratificata dall’Italia con la&nbsp;<a href="http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2013/07/01/13G00122/sg?utm_source=rss&utm_medium=rss">Legge 77/2013</a>, e che costituisce il riferimento normativo più elevato in tema di contrasto alla violenza di genere.</p>



<p>La presente campagna di sensibilizzazione, denominata “<strong>Non c’è posto per te!</strong>”, è pertanto finalizzata a far sì che&nbsp;<strong>nessuna donna vittima di violenza sia più esclusa dai Servizi Antiviolenza</strong>.</p>



<p>È importante sottolineare che non rientra nelle finalità di questa campagna discreditare i Servizi Antiviolenza. Non trarremmo alcun vantaggio da una simile operazione, e l’intera comunità ne sarebbe danneggiata. L’unico obiettivo della campagna è promuovere un’accoglienza senza discriminazioni. È proprio la consapevolezza di quanto sia&nbsp;<strong>preziosa e vitale</strong>&nbsp;la funzione svolta da tali Servizi, che rende intollerabile che qualcuna ne sia esclusa. Riteniamo infatti che rifiutarsi di accogliere anche una sola donna vittima di violenza significhi abbandonarla nelle mani del suo aggressore o del suo assassino, oppure relegarla in una condizione di subordinazione ed esclusione nel contesto in cui vive, e questo… ecco,&nbsp;<strong>questo deve finire!</strong></p>



<p>Più si accoglie senza discriminazioni, più le donne “tutte”, anche senza difficoltà complesse, modificano la propria percezione rispetto alle condizioni di vita di ciascuna e si possono attivare per chiedere aiuto e per sensibilizzare altre persone. Così si promuove il&nbsp;<strong>diritto per tutte di essere accolte e aiutate</strong>. Auspicabilmente, in questo modo, le stesse operatrici, le Reti di aiuto e i Servizi Antiviolenza diventano promotori e promotrici di consapevolezza ed emancipazione anche delle donne con limitazioni e difficoltà complesse.</p>



<p><strong>Richieste per i Servizi Antiviolenza</strong></p>



<ul><li><strong>Eliminazione dei meccanismi di esclusione dall’accoglienza</strong>&nbsp;delle ospiti e dei loro figli e figlie – formalizzati o meno – in ottemperanza alle disposizioni contenute nella Convenzione di Istanbul.</li><li><strong>Costituzione di reti territoriali</strong>&nbsp;finalizzate alla presa in carico delle donne vittime di violenza che sono esposte a discriminazione multipla/intersezionale.</li><li><strong>Disposizione a lavorare in</strong>&nbsp;<strong>équipe multidisciplinari</strong>&nbsp;a composizione variabile, coinvolgendo di volta in volta le professionalità utili e necessarie ad affrontare in modo adeguato la complessità che ciascun caso più presentare.</li></ul>



<p><strong>Richieste per le Istituzioni</strong></p>



<ul><li><strong>Introduzione del rispetto del principio di non discriminazione</strong>&nbsp;quale requisito richiesto per l’accesso ai fondi pubblici da parte dei Servizi Antiviolenza.</li><li><strong>Fissare un tempo di adeguamento</strong>&nbsp;entro il quale i Servizi Antiviolenza debbono eliminare i meccanismi di esclusione dall’accoglienza delle ospiti e dei loro figli e figlie – formalizzati o meno – onde evitare la sospensione dei finanziamenti pubblici.</li></ul>



<p>La campagna di sensibilizzazione “<strong>Non c’è posto per te!</strong>” è promossa da&nbsp;<a href="https://www.informareunh.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Informare un’h- Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli</strong></a>&nbsp;in collaborazione con le seguenti professioniste:&nbsp;<strong>Maria Giulia Bernardini&nbsp;</strong>(ricercatrice in Filosofia del Diritto presso l’Università di Ferrara),&nbsp;<strong>Martina Gerosa&nbsp;</strong>(urbanista, disability &amp; accessibility manager),&nbsp;<strong>Nadia Muscialini&nbsp;</strong>(psicoanalista e psicologa presso il Servizio Sanitario Nazionale),&nbsp;<strong>Piera Nobili&nbsp;</strong>(architetta),&nbsp;<strong>Maria Cristina Pesci&nbsp;</strong>(medica psicoterapeuta del progetto&nbsp;<a href="https://www.mondodonna-onlus.it/chiama-chiama/?utm_source=rss&utm_medium=rss">CHIAMA chiAMA</a>&nbsp;di Bologna gestito congiuntamente dalle Associazioni MondoDonna&nbsp;e&nbsp;AIAS di Bologna&nbsp;– Associazione Italiana Assistenza Spastici), e, chi scrive,&nbsp;<strong>Simona Lancioni</strong>, in qualità di responsabile del centro promotore della campagna. Inoltre la campagna ha ottenuto i&nbsp;<strong>patrocini</strong>&nbsp;della&nbsp;<a href="https://www.uildm.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>UILDM Nazionale</strong></a>&nbsp;(Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), del&nbsp;<a href="https://www.cerpa.org/index.html?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>CERPA Italia</strong></a>&nbsp;(Centro Europeo di Ricerca e Promozione dell’Accessibilità), dell’Associazione&nbsp;<a href="https://www.femminilemaschileplurale.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Femminile Maschile Plurale</strong></a>&nbsp;(FMP) di Ravenna.</p>



<p>Per favorire la diffusione dell’iniziativa attraverso i social sono state prodotte alcune brevi&nbsp;<strong>clip informative</strong>&nbsp;curate dalle professioniste coinvolte nel progetto. Alla predisposizione dei filmati hanno collaborato anche&nbsp;<strong>Alessandro Pecori</strong>, responsabile operativo dello sportello&nbsp;<a href="https://www.informarecomunicando.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Informarecomunicando</strong></a>&nbsp;di Pisa, che ha fornito un supporto tecnico;&nbsp;<strong>Delphine Caron</strong>, docente della lingua dei segni italiana (LIS) ed attivista per i diritti delle donne e delle persone sorde che ha prodotto il filmato in questa lingua; e l’Associazione&nbsp;<a href="https://www.blindsight.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Blindsight Project</strong></a>&nbsp;che ha curato la&nbsp;<strong>audiodescrizione&nbsp;</strong>e&nbsp;<strong>sottotitolazione&nbsp;</strong>delle clip allo scopo di rendere fruibili i contenuti informativi anche dalle persone con disabilità sensoriali, in particolare hanno collaborato&nbsp;<strong>Laura Raffaeli</strong>, presidente dell’Associazione,&nbsp;<strong>Laura Giordani</strong>, che ha curato i testi dell’audiodescrizione,&nbsp;<strong>Barbara Paradiso</strong>, che ha curato la sottotitolazione,&nbsp;<strong>Alessandra Paganelli</strong>, che ha prestato la voce per l’audiodescrizione, e&nbsp;<strong>Luca Ruffini&nbsp;</strong>della Pselion Web Agency, che ha curato il mix e il montaggio. Tutto il materiale è liberamente fruibile dai seguenti link:</p>



<ul><li><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/890686091903767?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Presentazione della campagna di sensibilizzazione “Non c’è posto per te!”</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Simona Lancioni</strong>.</li><li><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/1592015391329730?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Servizi Antiviolenza</em><em>: una proposta di organizzazione inclusiva</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Nadia Muscialini</strong>.</li><li><a href="https://www.facebook.com/watch/?v=701102201930193&utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Un esempio virtuoso di Servizio Antiviolenza inclusivo: lo Sportello CHIAMA chiAMA di Bologna</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Maria Cristina Pesci</strong>.</li><li><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/6694673277246546?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>I princìpi di uguaglianza e non discriminazione nella Convenzione di Istanbul</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Maria Giulia Bernardini</strong>.</li><li><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/288624384147677?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Accessibilità e inclusione dei Servizi Antiviolenza</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Piera Nobili</strong>.</li><li><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/1013677256565119?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>L’accessibilità delle informazioni sui Servizi Antiviolenza</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Martina Gerosa</strong>, riprese di&nbsp;<strong>Diego Villalón</strong>.</li><li><em><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/3677549922476465?utm_source=rss&utm_medium=rss">La campagna di sensibilizzazione “Non c’è posto per te!” in LIS</a></em>, a cura di&nbsp;<strong>Delphine Caron&nbsp;</strong>(alla traduzione in LIS ha collaborato&nbsp;<strong>Mita Graziano</strong>, le riprese sono state fatte preso il&nbsp;<strong>Museo della Seta&nbsp;</strong>di Como, mentre le opere sullo sfondo sono dell’artista<strong>&nbsp;Davide Molteni</strong>).</li></ul>



<p>Inoltre, per consentire l’accesso alle informazioni a chi ha difficoltà a utilizzare i consueti testi scritti, questa campagna di sensibilizzazione è stata realizzata anche nella&nbsp;<strong>versione facile da leggere e da capire</strong>&nbsp;(<em>Easy To Read</em>, disponibile a&nbsp;<a href="http://www.informareunh.it/wp-content/uploads/Non-c-e-posto-per-te-linguaggio-facile.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>questo link</strong></a>), a cura di&nbsp;<strong>Francesca Stella</strong>, formatrice nazionale del linguaggio&nbsp;<em>Easy To Read</em>&nbsp;e lettrice di prova del gruppo dell’<a href="http://www.anffasudine.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>ANFFAS di Udine</strong></a>&nbsp;(Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), e nella&nbsp;<strong>versione con i simboli della</strong>&nbsp;<strong>comunicazione aumentativa alternativa</strong>&nbsp;(CAA, disponibile a&nbsp;<a href="http://www.informareunh.it/wp-content/uploads/Non-c-e-posto-per-te-CAA-def_compressed.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>quest’altro link</strong></a>), a cura di&nbsp;<strong>Stefania Costantini&nbsp;</strong>(educatrice socio-pedagogica).</p>



<p>L’immagine scelta per questa campagna di sensibilizzazione è stata realizzata dall’illustratrice&nbsp;<strong>Paola Formica</strong>. Essa raffigura una panchina rossa, uno dei simboli del contrasto alla violenza di genere, ma questa, a differenza delle altre, è una “<strong>panchina rossa ostile</strong>”, infatti sulla seduta è stato applicato un divisorio per impedire che le persone senza fissa dimora vi si possano sdraiare. Essere senza fissa dimora è uno dei criteri di esclusione dall’accoglienza delle ospiti adottati dalle Case rifugio. L’opera vuole essere il simbolo di un’<strong>accoglienza selettiva che va superata</strong>.</p>



<p>La campagna di sensibilizzazione “Non c’è posto per te!” è rivolta ai Servizi Antiviolenza, alle Istituzioni e a tutta la popolazione. Essa è&nbsp;<strong>aperta alla sottoscrizione</strong>&nbsp;sia&nbsp;di&nbsp;<strong>Enti&nbsp;</strong>e&nbsp;<strong>Gruppi</strong>&nbsp;che di&nbsp;<strong>singole persone</strong>&nbsp;(per aderire o per informazioni scrivere a&nbsp;<a href="mailto:info@informareunh.it">info@informareunh.it</a>).</p>



<p>Simona Lancioni<br>Responsabile di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa)</p>



<p><strong>Nota su Informare un’h</strong><br>Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) è un servizio informativo in tema di disabilità della&nbsp;<a href="https://pisa.uildm.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">UILDM Sezione di Pisa</a>&nbsp;(Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare). Il centro presta molta attenzione alle questioni di genere, è impegnato da vent’anni nella promozione dei diritti delle&nbsp;<a href="https://www.informareunh.it/documentazione/donne-con-disabilita/?utm_source=rss&utm_medium=rss">donne con disabilità</a>, ed in particolare nel contrasto alle discriminazioni multiple e alle&nbsp;<a href="https://www.informareunh.it/la-violenza-nei-confronti-delle-donne-con-disabilita/?utm_source=rss&utm_medium=rss">violenze</a>&nbsp;che esse subiscono. Per info:&nbsp;<a href="mailto:info@informareunh.it">info@informareunh.it</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="http://www.informareunh.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.informareunh.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</p>



<p><strong>Pubblichiamo di seguito gli elenchi, in costante aggiornamento, dei Soggetti aderenti</strong></p>



<p><strong>Adesioni degli Enti/Gruppi</strong>&nbsp;(in ordine di arrivo)</p>



<p>1 Diritti alla Follia<br>2 Studio Legale Ferlin<br>3 Associazione Il Coraggio<br>4 Associazione Michele Baù – Angeli con le ali<br>5 Associazione per i Diritti Umani<br>6 Centro di Relazioni Umane di Bologna<br>7 Associazione Code per Curiosi<br>8 Associazione Diritti Senza Barriere<br>9 Gruppo Donne UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare)<br>10 Associazione Libere Sinergie<br>11 Progetto Aisha<br>12 Circolo Chico Mendez<br>13 Centro per l’alternativa alla psichiatria Francesco Lorusso<br>14 Centro Antiviolenza Vittore Buzzi di Milano<br>15 CCDU – Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani<br>16 Superando.it<br>17 Coordinamento Etico dei Caregivers di Pisa<br>18 Gruppo Donne del GALM (Gruppo Animazione Lesionati Midollari)<br>19 Comunità Fragole Celesti<br>20 Associazione DisabilmenteMamme</p>



<p><strong>Adesioni di persone</strong>&nbsp;(in ordine di arrivo)</p>



<p>1 Vittoria Doretti<br>2 Paola Cavalieri<br>3 Giuseppe Zecchini<br>4 Anna Francesca Masiero<br>5 Sara Boicelli<br>6 Silvia Cutrera<br>7 Vincenzo Lorubbio<br>8 Simona Ferlin<br>9 Luisella Bosisio Fazzi<br>10 Orietta Baù<br>11 Silvia Fasolin<br>12 Sara Bonanno<br>13 Simone Madussi<br>14 Ubaldo Balestriere<br>15 Simona Sforza<br>16 Aldo Schiavello<br>17 Simona Maffei<br>18 Isabella Groppi<br>19 Federica Danesi<br>20 Sofia Cuberli<br>21 Luisa Mariani<br>22 Antonella Rosa<br>23 Federico Girolomoni<br>24 Chiara Cuberli<br>25 Marta Silimbani<br>26 Maria Tarallo<br>27 Elisabetta Stellato<br>28 Annalisa Cuberli<br>29 Nadia Fiorentino<br>30 Eliane Rodrigues<br>31 Maria Grazia Nichetti<br>32 Sara Lancioni<br>33 Marcella Corsi<br>34 Paolo Addis<br>35 Vito Totire<br>36 Simonetta Cuberli<br>37 Luca Benvenga<br>38 Mario Bernardini<br>39 Ivonne&nbsp;Pattuelli<br>40 Marina Lombardi<br>41 Paola Persici<br>42 Alberto Brugnettini<br>43 Cinzia Mancini<br>44 Laura Scudieri<br>45 Nathalie Paris<br>46 Maria Chiara Quadrini<br>47 Linda Lamborghini<br>48 Bimba Landmann<br>49 Sandra Rossetti<br>50 Pietro Lodi<br>51 Cinzia Pennati<br>52 Vincenzo Cadoni<br>53 Andrea Pancaldi<br>54 Mara Ruele<br>55 Mauro Pirani<br>56 Emanuele Giorgi<br>57 Gabriele Giorgi<br>58 Antonella Tarantino<br>59 Maria Paola Giubileo<br>60 Francesco Comelli<br>61 Barbara Badiani<br>62 Grazia Trunfio<br>63 Giovanni Conte<br>64 Tommasa Lombardi</p>
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		<title>Non rinnovare gli accordi Italia-Libia</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2022 16:27:12 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memorandum.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="577" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memorandum.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16671" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memorandum.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memorandum-300x169.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memorandum-768x433.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>ll prossimo mercoledì 26 ottobre a Roma, alle ore 14.30 presso la Sala Cristallo dell’hotel Nazionale in Piazza di Monte Citorio 131, <strong>per chiedere all’Italia e all’Europa di riconoscere le proprie responsabilità e non rinnovare gli accordi con la Libia.</strong></p>



<p>Dopo la conferenza stampa, le organizzazioni invitano la società civile a scendere in piazza durante<strong>&nbsp;la manifestazione organizzata alle 17,30 in Piazza dell’Esquilino.&nbsp;</strong></p>



<p><strong>100.000 persone respinte in Libia in 5 anni, #NONSONODACCORDO </strong></p>



<p></p>



<p>Amnesty International sta raccogliendo le firme. </p>



<p>Se entro il 2 novembre il governo italiano non deciderà per la sua revoca, il Memorandum Italia–Libia verrà automaticamente rinnovato per altri 3 anni. Si tratta di un accordo che da ormai 5 anni ha conseguenze drammatiche sulla vita di migliaia di donne, uomini e bambini migranti e rifugiati.<strong>&nbsp;Dal 2017 ad ottobre 2022 quasi 100.000 persone sono state intercettate in mare</strong>&nbsp;dalla guardia costiera libica e riportate forzatamente in Libia, un paese che non può essere considerato sicuro. Le organizzazioni chiedono al governo italiano di riconoscere le proprie responsabilità e di non rinnovare gli accordi con la Libia.</p>



<p><em>Memorandum of Understanding</em> tra le autorità italiane e libiche. Rinnovo che avverrà automaticamente il 2 di novembre, ammenoché una delle parti (il governo italiano o quello libico) non si opponga prima della scadenza, annullando così l’accordo. Prospettiva che appare alquanto improbabile visto l’attuale scenario politico, che certamente porterà alla proroga del MoU per altri tre anni, da febbraio 2023 a febbraio 2026.</p>



<p>La chiamata all’azione – lanciata dal network europeo <a rel="noreferrer noopener" href="https://abolishfrontex.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Abolish Frontex</a> assieme all’assemblea <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.dirittodimigrare.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Diritto di Migrare | Diritto di Restare</a>, <a href="https://mediterranearescue.org/news/15-ottobre-stop-al-memorandum-italia-libia/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mediterranea S.H.</a> e <a rel="noreferrer noopener" href="https://mobile.twitter.com/soliwrilibya?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Solidarity with Refugees in Libya</a> – è stata raccolta in diverse città europee, dove ci saranno marce e sit-in fuori dai consolati e dalle ambasciate italiane di Parigi, Londra, Berlino, Barcellona, Madrid, Bruxelles, Berna e Zurigo. In Italia, invece, ci saranno azioni sia nei grandi centri, da Napoli a Torino passando per Roma e Milano, che in provincia, come a Brescia, Carpi e Schio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memor.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="577" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memor-1024x577.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16672" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memor-1024x577.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memor-300x169.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memor-768x433.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memor-1536x866.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memor.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>La&nbsp;<strong>richieste avanzate dai promotori</strong>&nbsp;sono la fine di tutti i finanziamenti e della cooperazione con la cosiddetta Guardia costiera libica, la fine della criminalizzazione del soccorso civile in mare e delle persone in movimento, la chiusura dei centri di detenzione libici, l’attivazione di una missione europea di salvataggio in mare, l’evacuazione di tutte le persone in movimento presenti in Libia verso i paesi sicuri dell’Ue. Rivendicazioni molto simili a quelle del movimento&nbsp;<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.refugeesinlibya.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Refugees in Lybia</a>, nato un anno fa da persone migranti bloccate nel paese nordafricano, per&nbsp;<strong>opporsi a condizioni di vita inumane e chiedere l’immediato trasferimento in Europa</strong>. Lo scorso gennaio, dopo oltre cento giorni di sit-in permanente sotto la sede dell’UNHCR di Tripoli, centinaia di manifestanti&nbsp;<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.meltingpot.org/2022/01/refugees-in-libya-rastrellati-e-incarcerati-con-il-beneplacito-dellunione-europea/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">vennero sgomberati</a>&nbsp;con la forza dalle milizie libiche e rinchiusi nelle carceri di Ain Zara, nel&nbsp;<strong>silenzio complice</strong>&nbsp;delle istituzioni internazionali per i rifugiati.</p>



<p>Oggi, oltre <strong>trecento di loro si trovano ancora in quelle orribili prigioni</strong>, mentre le <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.facebook.com/refugeesinlibya/videos/634219774822658/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">condizioni di sicurezza</a> del paese peggiorano ulteriormente, con l’inasprimento del conflitto tra i governi di Tripoli e Tobruk che fa presagire una nuova guerra civile. Solo pochi giorni fa, <strong>17 persone migranti sono state <a rel="noreferrer noopener" href="https://fb.watch/g8dFHLym2W/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">bruciate vive</a> in una barca presso la città di Sabrata</strong>, presumibilmente da trafficanti: è ormai nota la vicinanza (se non l’identità) tra i gruppi di trafficanti e le milizie libiche della sedicente guardia costiera sostenute dal governo italiano. </p>



<p>E&#8217; importante inserire il <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.meltingpot.org/tag/accordo-italia-libia/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Memorandum Italia-Libia</a> nel contesto della vasta <strong>politica europea di respingimento ed esternalizzazione delle frontiere</strong>. Infatti, come denuncia <a href="https://twitter.com/seawatchcrew/status/1579888559846264833?utm_source=rss&utm_medium=rss">Sea Watch</a>, è proprio <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.meltingpot.org/tag/frontex/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Frontex</a> a fornire le coordinate alla guardia costiera libica per effettuare i respingimenti in mare, che sono stati 16.500 solo nel 2022 e almeno 80 mila dal 2017. A tal proposito, il 5 ottobre è partita l’ennesima <a rel="noreferrer noopener" href="https://privacyinternational.org/press-release/4962/eu-ombudsman-opens-inquiries-frontex-and-eeas-their-support-develop-surveillance?fbclid=IwAR3D4KhJY5_5ZWxaxLANNC1F27FFcnJpNXaph55VaaMcbSV9hioOE0MPD2A&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">investigazione</a> del difensore civico europeo contro l’agenzia europea di guardia delle frontiere, che indagherà anche sulla EEAS (<em>European External Action Service</em>), provando a far luce sui training formativi e sulla sorveglianza aerea effettuate da Frontex a supporto della GACS, l’Amministrazione Generale per la Sicurezza Costiera libica. Inoltre, è bene ricordare che l’azione italiana ed europea non si limita a finanziare le capacità e le infrastrutture di <em>pull-back</em> dal Mediterraneo alla Libia e di detenzione, ma si spinge ancora più a sud, supportando direttamente anche la ‘difesa’ del confine meridionale del paese. Questo significa altre deportazioni e altra morte, stavolta nel deserto: il Sahara, sotto la cui sabbia non si contano i corpi, è oggi un cimitero più grande del Mediterraneo, e per l’Ue <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.meltingpot.org/2022/10/radio-melting-agadez-niger-la-porta-blindata-del-deserto/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Agadez</a> è divenuta nevralgica almeno quanto Tripoli.  </p>



<p>Grazie al lavoro investigativo di molte ONG indipendenti come Amnesty International, alle testimonianze di chi arriva in Italia, ai movimenti come <a rel="noreferrer noopener" href="https://twitter.com/RefugeesinLibya?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Refugees in Libya</a>, alle inchieste giornalistiche, dopo cinque anni dalla <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.meltingpot.org/tag/legge-minniti-orlando/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">legge Minniti-Orlando</a> <strong>possiamo dire che della Libia sappiamo tanto, se non tutto</strong>. Sappiamo <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.meltingpot.org/2022/09/utilizzo-dei-fondi-pubblici-in-libia-la-giornalista-sara-creta-ricorre-alla-cedu/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">cosa succede nei centri di detenzione</a>, sappiamo delle torture, dei respingimenti violenti, della tratta, dei lavori forzati, delle <a rel="noreferrer noopener" href="https://twitter.com/BaobabExp/status/1579045718626799617?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">violenze sessuali</a>, delle uccisioni di massa. Sappiamo che questo <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.oxfamitalia.org/accordo-italia-libia-5-anni-dopo/#:~:text=Un%20patto%20costato%20ai%20contribuenti,fermare%20le%20morti%20in%20mare.?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">è costato</a> ai contribuenti italiani quasi un miliardo di euro, solo per quanto riguarda le missioni militari. </p>



<p>Negli ultimi cinque anni sono state&nbsp;<strong>oltre 85.000 le persone intercettate in mare e riportate in Libia</strong>: uomini, donne e bambini andati incontro alla&nbsp;<strong>detenzione arbitraria, alla tortura, a trattamenti crudeli, inumani e degradanti, agli stupri e alle violenze sessuali, ai lavori forzati e alle uccisioni illegali</strong>.</p>



<p>Sono intrappolati in un paese devastato dal conflitto, dove l’illegalità e l’impunità consentono alle bande criminali di prosperare. Molti, temendo per la propria vita e non avendo una via d’uscita sicura e legale dal paese, tentano di raggiungere l’Europa su fragili barche.&nbsp;<strong>Sempre più persone vengono fermate e riportate in Libia</strong>, a seguito delle misure messe in atto dai governi europei per chiudere la rotta marittima e contenere le persone in un paese non sicuro.</p>



<p><strong>La maggior parte dei rifugiati e dei migranti in Libia proviene dall’Africa subsahariana e settentrionale</strong>, mentre un numero minore proviene dall’Asia e dal Medio Oriente. I motivi per cui hanno lasciato i loro paesi d’origine sono vari. Alcuni sono fuggiti a causa di guerre, carestie o persecuzioni. Altri sono partiti in cerca di una migliore istruzione o opportunità di lavoro. Molti di loro intendono rimanere in Libia, mentre altri sognano di raggiungere l’Europa, o sono spinti a farlo dal peggioramento delle condizioni in Libia.</p>



<p>Vogliamo che non si rinnovino gli accordi tra Italia e Libia per la dignità di ogni essere umano!</p>
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		<title>Quando l&#8217;essere umano diventa merce</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2022 09:23:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Ilaria Damiani Una miniera di diamanti in Africa – immagine tratta dal sito “Gem Rock Auctions”. Nel film di Martin Scorsese “Blood Diamond”, protagonista l’attore Leonardo Di Caprio e ambientato nella Sierra Leone&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Di Ilaria Damiani</p>



<p>Una miniera di diamanti in Africa – immagine tratta dal sito “Gem Rock Auctions”.</p>



<p>Nel film di Martin Scorsese “Blood Diamond”, protagonista l’attore Leonardo Di Caprio e ambientato nella Sierra Leone del 1999, il pescatore Solomon (Djimon Hounsou), durante la guerra civile, viene catturato da una fazione ribelle, separato dalla famiglia, deportato in un campo per prigionieri e costretto ai lavori forzati in una miniera di diamanti. Con crudezza il film ci fornisce, nel contesto della narrativa, uno spaccato dell’attività criminale della tratta dell’essere umano, perpetrata da uomini senza scrupoli per i loro loschi affari.</p>



<p>Quali gli elementi caratterizzanti di questo grave atto delittuoso? L’assenza totale del consenso della persona che subisce il crimine e il suo sfruttamento, a prescindere dal trasferimento o meno in un altro Paese.</p>



<p>L’articolo 3 del Protocollo 1 delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale stabilisce che <em>“la tratta di persone”</em> consiste nel “ <em>reclutamento, trasporto, trasferimento, alloggiamento o accoglienza di persone con la minaccia di ricorrere alla forza, o con l&#8217;uso effettivo della forza o di altre forme di coercizione, mediante il rapimento, la frode, l&#8217;inganno, l&#8217;abuso di autorità o una situazione di vulnerabilità, o con l&#8217;offerta o l&#8217;accettazione di pagamenti o di vantaggi al fine di ottenere il consenso di una persona avente autorità su di un&#8217;altra ai fini dello sfruttamento. Lo sfruttamento include, come minimo, lo sfruttamento della prostituzione di altre persone, o altre forme di sfruttamento sessuale, lavori o servizi forzati, schiavismo o prassi affini allo schiavismo, servitù o prelievo di organi</em>.”</p>



<p>La tratta e la conseguente riduzione in schiavitù delle persone hanno origini nell’antichità: chi vinceva una guerra riduceva in schiavitù il popolo che la perdeva.</p>



<p>Oggigiorno questo problema coinvolge oltre 40 milioni di persone, soprattutto in Africa: il Global Slavery Index, nel 2018, ha evidenziato che 9.2 milioni di individui vivono nel suddetto Paese in condizioni di schiavitù. Il 40% delle vittime del traffico umano è costretto ai lavori forzati (nel campo dell’agricoltura, della pesca, nelle miniere e nelle industrie). Queste persone lavorano in condizioni di lavoro pericolose, in ambienti abusivi e non ricevono alcuna paga.</p>



<p>Il 63 % delle vittime del traffico umano è costretto ad un matrimonio forzato. Molte di queste sono bambine: le giovani ragazze (secondo l’ILO) vengono cedute dalle stesse famiglie per poter ripagare i debiti, per avere del denaro in cambio o per risolvere le controversie tra le famiglie.</p>



<p>Il Global Slavery Index ha stimato che oltre 400.000 persone in Africa sono vittime di sfruttamento sessuale. Questa cifra rappresenta circa l’8 % di tutte le persone (bambini compresi) &#8211; a livello mondiale &#8211; vittime di sfruttamento sessuale.</p>



<p>Per alcuni paesi africani (ad esempio Nigeria e Sud Sudan), a causa dei conflitti, è difficile reperire dati certi, per cui è probabile che essi siano sottostimati. Nella Repubblica Democratica del Congo si rileva invece il più alto tasso di vittime del traffico umano: ben il 26,3% di esse è situato in questo Paese. Invero lo Stato ha ottenuto alcuni progressi nell’attività di contrasto della tratta delle persone, impegnandosi fra l’altro nella lotta contro l’uso dei bambini in guerra, promulgando leggi che criminalizzano tutte le forme di traffico sessuale e alcune forme di sfruttamento lavorativo. Tuttavia, questi interventi non si possono definire sufficienti ad arginare il fenomeno.</p>



<p>Il traffico umano viene considerato la versione moderna della schiavitù e l’attività criminale più sviluppata al mondo, dopo lo spaccio e il commercio della droga (Cfr; Wiki- note 36-37-Tratta Esseri Umani-Jeremy Haken, in Transnational Crime In The Developing World).</p>



<p>Le Nazioni Unite dividono la tratta degli esseri umani in tre categorie: traffico sessuale, traffico lavorativo e il traffico degli organi.</p>



<p><strong>Il traffico sessuale</strong>. Secondo le Nazioni Unite, il traffico sessuale è la forma più di diffusa di traffico umano. Riguarda gli uomini, le donne e i bambini. Lo sfruttamento può essere di diverso tipo: la mera prostituzione, la pornografia, la pedofilia. A queste vittime viene fatto credere che l’attività che svolgono sia una forma legittima di lavoro. Le violenze, le vessazioni e la manipolazione psicologica sono all’ordine del giorno. Chi viene sfruttato sessualmente rischia di contrarre malattie veneree che spesso hanno un esito fatale.</p>



<p><strong>Traffico lavorativo. </strong>Il lavoro forzato è sempre esistito, fin dalla notte dei tempi. Basti ricordare, ad esempio, la famosissima schiavitù degli ebrei da parte dei faraoni egizi, raccontata nell’Antico Testamento. Secondo il Global Slavery Index, la schiavitù per debiti in Africa costituisce da sola il 54% dello sfruttamento lavorativo. È questo il fenomeno del “peonaggio” che l’Enciclopedia Treccani definisce come una “<em>particolare forma di lavoro forzato, per secoli diffusa soprattutto nei paesi di dominazione spagnola e derivata dal costume, introdotto dai conquistatori, di anticipare denaro agli indigeni, esigendo in corrispettivo che lavorassero la terra per retribuzioni minime fino a estinzione del debito”,</em> rendendo in tal modo le obbligazioni assunte impossibili da estinguere e costringendo di fatto la vittima a rimanere schiava per sempre.</p>



<p><strong>Il traffico di organi. </strong>In un report del 2021 dell’Interpol è emerso che il traffico degli organiin Nord Africa è una questione preoccupante, in quanto <em>“i gruppi criminali si approfittano della disperazione dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati e li costringono a vendere i loro organi. I migranti minorenni non accompagnati sono soggetti ad un particolare rischio di essere soggetti al traffico di organi.”</em>L’Africa è un terreno fertile per questo tipo di crimine perché la legislazione non è forte e al contempo esiste una grave povertà. È un mercato fiorente, altamente lucrativo: un compratore può spendere in media 150 mila dollari per un organo vitale, mentre il donatore riceve invece una cifra esigua.</p>



<p><strong>Lo schema</strong></p>



<p>La tipica vittima del traffico umano vive in un paese caratterizzato da una forte instabilità politica, da persecuzioni (sia di tipo religioso che politico), da povertà diffusa e scarsità di lavoro. In questo contesto si inserisce il reclutatore: egli cerca specificatamente persone che vivono in condizioni critiche e che desiderano migliorare la propria condizione. La ricerca avviene attraverso i media, le agenzie del lavoro, i contatti locali. Spesso, lo stesso reclutatore condivide un passato simile a quello delle sue vittime.</p>



<p>Poiché l’instabilità politica, la corruzione e la povertà rendono difficile per i più deboli l’ottenimento di un passaporto, diventa invece molto facile per i reclutatori ingannarli, offrendo loro i documenti necessari per il viaggio e la prospettiva di una vita migliore. Una volta che la vittima cade nella trappola, rimane ingabbiata nei loschi traffici dell’organizzazione criminale.</p>



<p><strong>Si rilevano due tipi di traffici: esterno e interno.</strong></p>



<p><strong>Il traffico interno</strong> o domestico, avviene all’interno dello stesso paese. La gente è costretta ad abbandonare le aree rurali di origine per spostarsi in quelle urbane, dove viene sfruttata in diversi tipi di attività illecite.</p>



<p><strong>Il traffico internazionale</strong> consiste, invece, nel reclutare e spostare le persone da un paese ad un altro. Rispetto a quello domestico, questo tipo di traffico è di dimensioni maggiori e anche le richieste sono più numerose. Esso viene gestito da organizzazioni criminali internazionali.</p>



<p>Nell’ambito di entrambi i traffici le persone sfruttate subiscono ulteriori vessazioni quali: stupri, torture, intimidazioni verbali giornaliere. Il passaporto viene confiscato e la libertà di movimento viene ridotta.</p>



<p>Copiosa è la produzione dei provvedimenti legislativi per far fronte al grave problema del traffico di esseri umani, che tuttavia ad oggi non è stato ancora debellato, anche a causa della difficoltà ad individuare le proporzioni del fenomeno, non disponendo di dati precisi ed inequivocabili. Infatti, le stime fornite dalle Organizzazioni non governative e dall’ONU non esprimono valori conformi, né esistono in merito statistiche rappresentative. (Cfr; Wiki -Tratta Esseri Umani- note 3-4-5-6-7-).</p>
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		<title>Feminist Asylum : per un effettivo riconoscimento dei motivi d&#8217;asilo propri alle donne, ragazze e persone LGBTIQA+</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Nov 2021 08:09:00 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Le violenze sessuali e sessiste (in particolare le violenze domestiche, lo sfruttamento sessuale, il matrimonio forzato, le mutilazioni genitali, la tratta di esseri umani, le legislazioni discriminatorie, il ripudio, la privazione dei figli) sono altrettanti motivi specifici alle donne, le ragazze e le persone LGBTIQA+ a fuggire dal loro paese e a chiedere asilo in Europa.</p>



<p>Fuggire, mettersi in cammino significa quasi sistematicamente essere esposte alla violenza e allo sfruttamento lungo tutto il loro percorso migratorio: violenza sessuale esercitata dai passatori o nei campi profughi, sfruttamento sessuale o lavoro forzato, reclusione nelle reti di tratta dei paesi di transito &#8211; incluso nei paesi europei &#8211; minacce, traumi e pericoli subiti dai loro figli-e. Arrivate in Europa, le attendono procedure di asilo inadeguate e un&#8217;accoglienza indegna!</p>



<p>Questo benché, dal 2008, la Convenzione sulla lotta contro la tratta di esseri umani abbia stabilito l&#8217;obbligo di accogliere in Europa le vittime della tratta e le condizioni necessarie per questo. Poi nel 2011, la Convenzione di Istanbul, firmata da tutti i Paesi europei, ha esteso i motivi d’asilo previsti dalla Convenzione di Ginevra del 1951 alla persecuzione e alla violenza contro le donne legata al genere: in questi casi la protezione internazionale è un diritto!</p>



<p>Dobbiamo però constatare che nella pratica i Paesi d&#8217;Europa raramente rispettano i loro impegni: le ragioni delle domande d’asilo legate alle violenze fondate sul genere non vengono prese in considerazione, sia perché le condizioni di ascolto e di analisi non sono favorevoli alla messa in luce di queste specifiche violenze, sia perché questi obblighi di accoglienza vengono ignorati dai rappresentanti delle autorità nazionali.</p>



<p>Noi militanti che viviamo in Europa vogliamo che le cose cambino. Ci rifiutiamo di accettare che le persone vittime di violenza di genere, invece di essere protette, continuino ad essere trattate come indesiderabili. Vogliamo far sentire la nostra voce ai leader europei affinché motivi specifici dell&#8217;asilo per donne, ragazze e persone LGBTIQA+ siano effettivamente riconosciuti. Oggi, 11 novembre 2021, invitiamo i popoli d&#8217;Europa a sostenere questo nostro approccio civico firmando la petizione europea, disponibile in diverse lingue sul sito <a href="http://www.feministasylum.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><u>www.feministasylum.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</u></a>.</p>



<p>Questa petizione è indirizzata alla Commissione Europea, al Parlamento Europeo, al Consiglio Europeo e a tutti i governi nazionali dell&#8217;area Schengen. Chiede che siano messe in atto misure concrete per garantire che tutte le convenzioni internazionali firmate in Europa e nell&#8217;area Schengen non rimangano lettera morta.</p>



<p>&nbsp;Noi richiediamo:</p>



<p>&nbsp;• il dispiegamento da parte della Commissione Europea e dei governi nazionali dei mezzi necessari per mettere in atto procedure e strutture adeguate all’effettivo riconoscimento dei motivi di asilo specifici per donne, ragazze e persone LGBTIQA+;</p>



<p>&nbsp;• l&#8217;effettiva applicazione della Convenzione di Istanbul e della Convenzione sulla lotta contro la tratta di esseri umani &#8211; garantita dall&#8217;istituzione di una struttura europea di monitoraggio &#8211; affinché le vittime di violenza di genere siano riconosciute, sostenute e beneficino di protezione internazionale;</p>



<p>&nbsp;• vie legali agevolate permettenti a donne, ragazze e persone LGBTIQA+ di deporre una domanda asilo in Europa.</p>



<p>Questa petizione è lanciata dalla coalizione <em>Feminist Asylum</em>, che riunisce già fin d’ora movimenti, collettivi, associazioni, partiti e sindacati impegnati nella difesa dei diritti delle e dei migranti e dei diritti delle donne e delle persone LGBTIQA+.</p>



<p>La campagna per la raccolta firme proseguirà per 6 mesi, consentendo ad altri collettivi civici, ma anche a qualsiasi persona di far sentire la propria voce e di manifestare il proprio sostegno per porre fine alle politiche di chiusura dei Paesi europei.</p>



<p>I paesi d&#8217;Europa hanno i mezzi per essere una terra di asilo degna di questo nome. Chiunque abbia subito violenze sessiste e sessuali nel proprio Paese o sulla via dell&#8217;esilio deve ottenere asilo e beneficiare di condizioni di accoglienza e di cura che consentano loro di ricostruire la propria vita in sicurezza. Ci rifiutiamo di essere complici delle politiche di esclusione e di morte che colpiscono delle persone che si trovano in situazioni delle più precarie al mondo. Non rinunceremo a questa lotta volta al rispetto del diritto fondamentale delle donne e delle persone LGBTIQA+ di ogni paese a vivere in dignità e sicurezza.</p>
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		<title>Il lavoro minorile in Messico</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2021 07:00:36 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Messico-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15389" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Messico-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Messico-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Messico-1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Messico-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p> </p>



<p>di Nicole Fraccaroli </p>



<p>I bambini in Messico sono coinvolti nelle peggiori forme di lavoro minorile, compreso lo sfruttamento sessuale commerciale, a volte come risultato della tratta di esseri umani, e in attività illecite come la produzione e il traffico di droga. I bambini svolgono anche compiti pericolosi in agricoltura, compresa la produzione di peperoncini, caffè, canna da zucchero e pomodori.</p>



<p>Sebbene quasi il 60% dell&#8217;occupazione avvenga nel settore informale, gli ispettori del lavoro federali e alcuni statali sono autorizzati a svolgere ispezioni nel settore informale solo in risposta a reclami. Inoltre, la mancanza di risorse umane e finanziarie ha limitato la capacità del governo di far rispettare adeguatamente il diritto del lavoro e penale, e il governo non ha pubblicato informazioni complete sui suoi sforzi in relazione a tale materia. Inoltre, i programmi sociali per combattere il lavoro minorile non riguardano tutti i settori rilevanti del lavoro minorile in Messico.</p>



<p>La povertà, che colpisce gran parte della popolazione, è responsabile dell&#8217;alto tasso di lavoro minorile. Circa 3,5 milioni di bambini messicani lavorano trasportando legno o cemento oppure come domestici.</p>



<p>Questi bambini, sfruttati perché spesso sottopagati rispetto ad un adulto che fa lo stesso lavoro, lavorano in condizioni difficili e mettono quotidianamente in pericolo la loro salute. Lavorano tutto l&#8217;anno o solo durante il periodo del raccolto e solo pochi ricevono istruzione. Infatti, guadagnare uno stipendio per aiutare i propri genitori è più importante che ricevere un&#8217;istruzione.</p>



<p>Il costo del lavoro dei bambini che lavorano nelle piantagioni è di appena 1,6 MXN $ l&#8217;ora e rappresenta il 5,7% di ciò che fa un adulto. Gli adulti sono invece pagati MXN $ 350 al giorno. Gli agricoltori non hanno problemi a dare lavoro ai bambini perché non mangiano molto, non si lamentano e non hanno bisogno di sussidi lavorativi. L&#8217;incuria dei loro genitori si aggiunge anche alla mancanza di attenzione da parte delle autorità statali e federali.</p>



<p>I genitori danno la priorità al lavoro rispetto all&#8217;istruzione nella vita dei loro figli. Su quasi 400 bambini lavoratori che si trovano nelle piantagioni di Coahuayana, solo la metà va a scuola tre ore al giorno, con insegnanti molto giovani e che di solito non parlano la loro lingua.</p>



<p>La direttrice del Centro per i Lavoratori Migranti di Coahuayana, Baudelia Gabino Arceo, ha affermato che mentre i bambini hanno dai sei ai sette anni e possono tagliare qualsiasi tipo di frutta, i loro genitori li portano a lavorare nei campi. “I lavoratori giornalieri si preoccupano solo del denaro. A loro non importa se i loro figli hanno mangiato o sono andati a scuola. Tutto ciò di cui si preoccupano sono i soldi”, ha affermato. Erick Emanuel Saavedra Maldonado, un insegnante di scuola elementare, ha confermato che sebbene l&#8217;istruzione sia gratuita, i genitori spesso si rifiutano di far andare i propri figli a scuola.</p>



<p>Secondo l&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), nel mondo lavorano 218 milioni di bambini tra i 5 ei 17 anni. Di questi, 152 milioni sono vittime del lavoro minorile e quasi la metà di loro, 73 milioni, lavora in condizioni pericolose. Michoacán è classificato tra gli stati con la maggior parte del lavoro minorile nel paese. Questi bambini sopravvivono a malapena in condizioni di miseria; e molti di loro lavorano per più di 12 ore al giorno e non hanno nemmeno la possibilità di andare a scuola.</p>



<p>I bambini vengono sistematicamente privati dei loro diritti individuali, in particolare il diritto a vivere dignitosamente, il diritto al cibo, alla salute, all&#8217;istruzione, al gioco e il diritto alla propria identità. &#8220;La situazione deve cambiare e affinché ciò accada, questo gruppo vulnerabile dovrebbe smettere di essere costretto a lavorare&#8221;, ha dichiarato la direttrice del Centro. Di fatto, le statistiche mostrano che sette lavoratori su dieci di età compresa tra i 5 e i 17 anni vivono nelle zone rurali del Messico.</p>



<p>Secondo l&#8217;UNICEF c&#8217;è stato un aumento del 5,5% del lavoro minorile in Messico dall&#8217;inizio della pandemia. Le ONG locali che si prendono cura delle famiglie indigene nella capitale del Messico hanno dichiarato che negli ultimi due anni il lavoro minorile è raddoppiato. Secondo gli esperti questa tendenza potrebbe continuare: dal 10 al 15% dei bambini non andrà a scuola. Come è stato poi comprovato dal Servizio Statale per la Protezione dell’Infanzia, il lavoro minorile resta dunque un problema serio e diffuso soprattutto nelle zone rurali del Messico.</p>



<p>Nel 2019, il Messico ha ospitato oltre 115.000 bambini migranti, per lo più provenienti dai paesi di El Salvador, Guatemala e Honduras, che fuggono dalla violenza e dalla povertà. Circa 40.500 di questi minori erano minori non accompagnati. I bambini migranti, in particolare quelli che viaggiano da soli, sono più vulnerabili alla tratta di esseri umani, al reclutamento forzato da parte di gruppi criminali organizzati e ad altre peggiori forme di lavoro minorile. L&#8217;Istituto Nazionale per le Migrazioni (INM) è responsabile dell&#8217;applicazione dei diritti dei bambini migranti e la Commissione Messicana per l&#8217;Assistenza ai Rifugiati (COMAR) è incaricata dell&#8217;assistenza ai rifugiati. Tuttavia, a causa di un aumento del numero di migranti, compresi i minori non accompagnati, sia INM che COMAR potrebbero aver ridotto i finanziamenti per svolgere i loro mandati.</p>



<p>Il Senato messicano ha ratificato l&#8217;accordo Stati Uniti-Messico-Canada (USMCA) il 19 giugno 2019 e il successivo Protocollo di emendamento il 12 dicembre. L&#8217;USMCA include un capitolo sul lavoro che inserisce gli obblighi lavorativi al centro dell&#8217;accordo e li rende pienamente applicabili. In questo capitolo, il Messico si impegna a adottare e mantenere nei suoi statuti, determinati regolamenti e pratiche per abolire efficacemente il lavoro minorile e proibire le peggiori forme di lavoro minorile.</p>



<p>Nel 2019, il governo ha rivisto la legge generale sull&#8217;istruzione per rafforzare l&#8217;accesso all&#8217;istruzione per i bambini indigeni, afro-discendenti e migranti, nonché i figli dei lavoratori agricoli migranti.</p>



<p>Il governo ha stabilito politiche relative al lavoro minorile. Tuttavia, esistono lacune politiche che ostacolano gli sforzi per affrontare il lavoro minorile, compresa la considerazione di tutte le peggiori forme di lavoro minorile.</p>



<p>Inoltre, sebbene il governo abbia stabilito un piano di sviluppo nazionale, molti ministeri del governo non hanno sviluppato, pubblicato o implementato piani specifici per i ministri come richiesto dalla legge sulla pianificazione nazionale, compresi i piani con componenti per prevenire ed eliminare il lavoro minorile.</p>



<p>Secondo Save the Children Mexico, il fallimento dei governi locali e federali nell&#8217;attuazione dei programmi sociali nazionali contribuisce fortemente alla povertà.</p>



<p>È importante sottolineare che, in considerazione della volontà del governo messicano di includere le raccomandazioni del Comitato delle Nazioni Unite sui Diritti dell&#8217;Infanzia nei piani settoriali del governo federale; il sottosegretario agli Affari Multilaterali e Diritti Umani del Ministero degli Esteri messicano (Martha Delgado) ha riconosciuto che uno degli obiettivi della nuova diplomazia multilaterale del Messico è portare gli standard internazionali sui diritti umani in Messico, rendendoli parte degli sforzi del paese per rafforzare le sue istituzioni e sviluppare le sue capacità. Il suo invito all&#8217;azione è significativo in quanto ciò fornirebbe vantaggi tangibili al popolo messicano, e quindi anche ai bambini, in termini di protezione, effettivo godimento dei loro diritti, prevenzione delle violazioni dei loro diritti e libertà fondamentali e garanzia di una migliore qualità della vita.</p>



<p>Diverse sono le proposte che potrebbero essere portate all’attenzione del governo messicano per garantire l’implementazione dei diritti dei minori e prevenirne violazioni, così come previsto dagli obblighi internazionali vincolanti per il Messico. Alcuni esempi possono includere:</p>



<p>Alzare l&#8217;età minima per lavorare all&#8217;età fino alla quale l&#8217;istruzione è obbligatoria e adottare una politica che affronti tutte le peggiori forme di lavoro minorile;</p>



<p>Formare gli ispettori del lavoro federali e statali sul Protocollo di Ispezione del Lavoro per Sradicare il Lavoro Minorile e Proteggere i Lavoratori Adolescenti, e garantire che le sue linee-guida relative all&#8217;identificazione e alla sanzione delle violazioni del lavoro minorile siano seguite; e infine</p>



<p>Garantire che le forze dell&#8217;ordine penali indaghino e perseguano le violazioni relative alle peggiori forme di lavoro minorile, compresi i casi di tratta di persone.</p>



<p>Il governo del Messico ha compiuto fino ad ora sforzi significativi in ​​tutte le aree pertinenti per combattere le peggiori forme di lavoro minorile, ed è necessario che persegua nel suo impegno con costanza e determinazione.</p>
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		<title>Tratta e sfruttamento delle donne nigeriane: l’impatto delle politiche di esternalizzazione sul diritto alla protezione</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2021 07:40:21 +0000</pubDate>
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<p>(da asgi.it) </p>



<p><em>Il contenimento della mobilità dalla Libia e il ricorso ai progetti di rimpatrio cd. volontario hanno un impatto specifico sull’accesso alla protezione delle persone migranti. Il presente focus analizza, attraverso cinque approfondimenti, il modo in cui le donne nigeriane sottoposte a tratta e bloccate in Libia vengono di fatto escluse dalla protezione internazionale ed esposte al rischio di re-trafficking.</em></p>



<p>Una delle vie per raggiungere l’Italia dalla Nigeria è quella che passa per la Libia, dove le donne e le ragazze inserite nelle reti della tratta sono nella maggior parte dei casi sottoposte a violenze e abusi.&nbsp;</p>



<p>Malgrado la condizione di estrema vulnerabilità, anche loro subiscono le conseguenze delle politiche di esternalizzazione dei controlli di frontiera messe in atto in Libia dall’Italia con il sostegno delle organizzazioni internazionali. Tali politiche sono finalizzate a impedire l’attraversamento del Mediterraneo verso l’Italia e a tracciare canali di mobilità forzata verso i paesi di origine e verso paesi di transito che diventano “hub” per il controllo e la selezione della mobilità.</p>



<p>In altre parole, le donne vittime di tratta si trovano sempre più spesso di fronte alla scelta obbligata di rientrare nel proprio paese di origine attraverso programmi di rimpatrio “volontario” gestiti dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni e finanziati dall’UE e dai suoi stati membri fra cui, in primo piano, l’Italia.</p>



<p><strong>Il presente<em>&nbsp;focus</em>&nbsp;fornisce uno sguardo sugli effetti delle politiche di esternalizzazione sul fenomeno della tratta dalla Nigeria e sull’effettivo accesso alla protezione delle donne che vi sono soggette.</strong></p>



<p>Il contributo di<strong> Odinakaonye Lagi </strong>analizza i fattori sociali, culturali e storici che determinano la marginalizzazione sistemica delle donne nello Stato di Edo, in Nigeria, e come tale struttura renda possibile il dilagare della tratta. Lagi ripercorre inoltre quali sono gli strumenti, in primo luogo normativi, messi in campo dalle autorità per arginare il fenomeno e per proteggere le donne e quali le principali criticità e inefficienze di tale sistema di protezione. </p>



<p><a rel="noreferrer noopener" href="https://sciabacaoruka.asgi.it/wp-content/uploads/2021/05/Lagi-Le-intricate-relazioni-esistenti-tra-tradizioni-pratiche-culturali-e-violenza-di-genere.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>LE INTRICATE RELAZIONI ESISTENTI TRA TRADIZIONI, PRATICHE CULTURALI E VIOLENZA DI GENERE NELLO STATO DI EDO, IN NIGERIA, E LA TRATTA DI ESSERI UMANI PER SFRUTTAMENTO SESSUALE</strong></a></p>



<p><strong>Enrica Rigo</strong> e <strong>Nazzarena Zorzella</strong> analizzano i sistemi di protezione per le donne sottoposte a tratta presenti nell’ordinamento italiano, le loro criticità, le loro potenzialità e le attuali evoluzioni giurisprudenziali. In particolare, Enrica Rigo approfondisce la questione della rilevanza del genere e della persecuzione di genere in relazione al riconoscimento della protezione internazionale con particolare riferimento alle condizioni che determinano l’esposizione alla tratta. Nazzarena Zorzella pone a confronto le tutele per le donne sottoposte a tratta derivanti dal sistema della protezione internazionale e dal sistema previsto dall’art. 18 del Testo unico immigrazione e la complessa questione della collaborazione e cooperazione con le autorità per l’accesso alla protezione. </p>



<p><a rel="noreferrer noopener" href="https://sciabacaoruka.asgi.it/wp-content/uploads/2021/05/Rigo-La-rilevanza-del-genere.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>LA RILEVANZA DEL GENERE NELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DELLE DONNE VITTIME DI TRATTA</strong></a><a rel="noreferrer noopener" href="https://sciabacaoruka.asgi.it/wp-content/uploads/2021/05/zorzella-il-sistema-di-protezione.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">IL SISTEMA DI TUTELA DELLE DONNE VITTIME DI TRATTA PROVENIENTI DALLA NIGERIA</a></p>



<p><strong>Federica Borlizzi</strong> espone nel dettaglio il rischio di re-trafficking a cui sono esposte le donne che vengono ricondotte in Nigeria dalla Libia e dal Niger attraverso i programmi di rimpatrio dell’OIM. </p>



<p><a rel="noreferrer noopener" href="https://sciabacaoruka.asgi.it/retrafficking-nigeria-rimpatri-volontari/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">NIGERIA: RISCHIO DI RE-TRAFFICKING E (IN)VOLUNTARY RETURN DELLE VITTIME DI TRATTA</a></p>



<p>Infine, <strong>Giulia Crescini </strong>e <strong>Cristina Cecchini</strong> forniscono una panoramica delle politiche di esternalizzazione e di come queste contribuiscano a un progressivo svilimento del diritto alla protezione delle donne soggette a tratta: l’impossibilità di raggiungere fisicamente l’Italia e il rinvio nel paese di origine attraverso il rimpatrio assistito, costituiscono nei fatti una vera e propria esclusione dal diritto di asilo. </p>



<p><a rel="noreferrer noopener" href="https://sciabacaoruka.asgi.it/wp-content/uploads/2021/05/cecchini-crescini-limpatto-delle-politiche-di-esternalizzazione.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">L’IMPATTO DELLE POLITICHE DI ESTERNALIZZAZIONE SUL DIRITTO DI ASILO DELLE VITTIME DI TRATTA</a><a rel="noreferrer noopener" href="https://sciabacaoruka.asgi.it/#facebook?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Facebook</a><a rel="noreferrer noopener" href="https://sciabacaoruka.asgi.it/#twitter?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Twitter</a><a rel="noreferrer noopener" href="https://sciabacaoruka.asgi.it/#linkedin?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">LinkedIn</a><a rel="noreferrer noopener" href="https://sciabacaoruka.asgi.it/#pinterest?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Pinterest</a><a rel="noreferrer noopener" href="https://sciabacaoruka.asgi.it/#email?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Email</a><a href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fsciabacaoruka.asgi.it%2Ffocus-nigeria%2F&amp;title=FOCUS%20NIGERIA?utm_source=rss&utm_medium=rss">Condividi</a></p>
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		<title>Tunisia: via alle Carte diritti delle vittime tratta di persone</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2021 08:35:48 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="516" height="440" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/ca9a81f7013c69a405f4382ca9ee66c1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15065" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/ca9a81f7013c69a405f4382ca9ee66c1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 516w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/ca9a81f7013c69a405f4382ca9ee66c1-300x256.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 516px) 100vw, 516px" /></figure>



<p>In occasione della celebrazione della Giornata Nazionale per l&#8217;Abolizione della Schiavitù che ha avuto luogo il 23 gennaio scorso, l&#8217;Autorità tunisina per la Lotta alla Tratta delle Persone (Inltp), nell&#8217;ambito del Programma Congiunto PAII-T del Consiglio d&#8217;Europa e dell&#8217;Unione Europea, ha lanciato l&#8217;iniziativa delle &#8220;Carte dei diritti delle vittime della tratta di esseri umani&#8221;.</p>



<p>Insieme al &#8220;Passaporto dei diritti&#8221;, le &#8220;Carte&#8221;, sotto forma di portachiavi di plastica, costituiscono un breve documento informativo sui diritti delle vittime della tratta. La chiarezza così come il formato del documento garantiscono l&#8217;accessibilità del suo contenuto con l&#8217;obiettivo di sensibilizzare e raggiungere un vasto pubblico&#8221;, si legge in una nota del Consiglio d&#8217;Europa in Tunisia.</p>



<p>Le carte dei diritti hanno lo scopo di spiegare in modo conciso e chiaro i diritti delle vittime di tratta garantiti dalla legge organica tunisina n. 2016-61 del 3 agosto 2016 sulla prevenzione e la lotta alla tratta di persone.</p>



<p>Questo documento include i diritti alla salute, i diritti sociali, i diritti di assistenza legale e legale, i diritti dei minori vittime di tratta, i diritti delle vittime straniere, nonché un elenco non esaustivo di servizi governativi e supporto non governativo alle vittime. Le carte dei diritti delle vittime sono uno degli strumenti pratici del meccanismo nazionale di riferimento per le vittime della tratta di persone che è attualmente in fase di finalizzazione da parte dell&#8217;Autorità nazionale per la lotta alla tratta di persone.</p>



<p>Questa iniziativa è sostenuta dal Consiglio d&#8217;Europa come parte di un progetto congiunto Consiglio d&#8217;Europa e Unione Europea, il Progetto di sostegno agli organismi indipendenti in Tunisia (PAII-T). Le carte, accompagnano il &#8220;Passaporto dei diritti delle vittime&#8221; lanciato lo scorso mese di luglio.</p>
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		<title>“Art(e)Attualità. Ri-scatti”. Per le strade mercenarie del sesso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2020 08:56:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto In questo tempo buio, siamo riusciti a visitare la mostra di RI-SCATTI, al PAC di Milano, in corso fino al 25 ottobre 2020. L&#8217;edizione di quest&#8217;anno ha visto la collaborazione tra&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>In questo tempo buio, siamo riusciti a visitare la mostra di RI-SCATTI, al PAC di Milano, in corso fino al 25 ottobre 2020. L&#8217;edizione di quest&#8217;anno ha visto la collaborazione tra l&#8217;associazione di volontariato che si occupa, da anni, di progetti ed eventi per promuovere l&#8217;integrazione sociale e Lule onlus, composta da un gruppo di volontari a favore delle vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale.</p>



<p>Il titolo dell&#8217;eposizione è “Per le strade mercenarie del sesso” e vede le sale del Padiglione d&#8217;Arte Contemporanea riempite da immagini che prostitute &#8211; anche transgender – si sono scattate con un cellulare durante il loro lavoro, per le strade, durante la loro quotidianità, in casa: ambienti poveri, squallidi, dove si evidenziano le tracce della loro solitudine, della loro fatica. E poi un video su cui scorrono, in bianco e nero, i frame ancora di ambienti urbani periferici, nascosti, abbandonati, fatiscenti e, in sottofondo, le voci delle stesse protagoniste del progetto che esprimono le proprie emozioni e i sentimenti di una Vita aspra.</p>



<p>Ecco, per voi, alcune immagini della mostra con informazioni utili per comprendere il fenomeno della tratta degli esseri umani e della prostituzione. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7137-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14737" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7137-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7137-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7137-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7137-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7137-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7139-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14738" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7139-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7139-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7139-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7139-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7139-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7151-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14742" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7151-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7151-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7151-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7151-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7151-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



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<p></p>
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		<title>Donne vittime di tratta e l&#8217;importanza dell&#8217;accoglienza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2020 07:36:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani propone una serie di streaming sul proprio canale Youtube con professionisti esperti e operatori sui temi dei diritti umani e di attualità. Ecco, per voi, l&#8217;incontro con Matteo Vairo,&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="740" height="530" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/Vittime-della-tratta-il-sistema-nazionale-di-protezione-e-a-rischio_articleimage.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13826" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/Vittime-della-tratta-il-sistema-nazionale-di-protezione-e-a-rischio_articleimage.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 740w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/Vittime-della-tratta-il-sistema-nazionale-di-protezione-e-a-rischio_articleimage-300x215.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 740px) 100vw, 740px" /></figure></div>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>propone una serie di streaming sul proprio canale Youtube con professionisti esperti e operatori sui temi dei diritti umani e di attualità.</p>



<p>Ecco, per voi, l&#8217;incontro con Matteo Vairo, responsabile di comunità di accoglienza. Della comunità di San Benedetto al Porto, che ci parla del lavoro con le donne vittime di tratta, di accoglienza, di psicopedagogia in un&#8217;ottica spirituale e interculturale. Ai tempi di una pandemia globale. </p>



<p>(Per seguire lo streaming è sufficiente cliccare sui quadranti che vi interessano).</p>



<p>Vi aspettiamo per la diretta di lunedì alle 15.30 !</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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		<title>Collaborazione con C.I.D.U. e iniziative in streaming: &#8220;Perchè occuparsi di diritti umani. Oggi più che mai&#8221;.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2020 07:35:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Milano, 26 marzo 2020 Associazione Per i Diritti umani è lieta di annunciare la collaborazione con C.I.D.U. (Comitato Interministeriale per i Diritti Umani) Il CIDU è stato istituito nel 1978 come organo che le&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="638" height="359" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/dichiarazione-universale-dei-diritti-delluomo-1-638.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13785" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/dichiarazione-universale-dei-diritti-delluomo-1-638.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 638w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/dichiarazione-universale-dei-diritti-delluomo-1-638-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 638px) 100vw, 638px" /></figure></div>



<p>Milano, 26 marzo 2020</p>



<p></p>



<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani
</strong></em>è lieta di annunciare la collaborazione con C.I.D.U.
(Comitato Interministeriale per i Diritti Umani) 
</p>



<p>Il CIDU è stato istituito nel 1978
come organo che le Nazioni Unite definiscono ‘National Mechanism
for Reporting and Follow-up’ ed è oggi considerato una ‘best
practice’ a livello internazionale.</p>



<p>In questo momento storico è più che
mai importante monitorare la tutela dei diritti umani e civili. Molte
le categorie di persone e le popolazioni che già soffrivano prima
del divulgarsi della pandemia per guerre, fame, discriminazioni
politiche e religiose, cambiamenti climatici, ingiustizia economica.
Oggi la loro situazione è ancora più grave, sono ancora più in
pericolo. Ma anche chi vive e viveva in una condizione privilegiata
si trova a fare i conti con la paura e la perdita. 
</p>



<p>Ecco, quindi, che <em><strong>Associazione
Per i Diritti umani </strong></em>ritiene importante continuare
nell&#8217;impegno per la sensibilizzazione e per una corretta informazione
per porre ulteriori basi di buone pratiche e per rendere più attiva
la cittadinanza nel creare un Futuro migliore per tutte e per tutti. 
</p>



<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani </strong></em>e CIDU propongono un programma di videoconferenze, in diretta sul canale YOUTUBE dell&#8217;associazione stessa <a href="https://www.youtube.com/c/AssociazioneperiDirittiUmani?utm_source=rss&utm_medium=rss">(https://www.youtube.com/c/AssociazioneperiDirittiUmani)?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> alla presenza di vari professionisti (giornalisti, avvocati, attivisti, scrittori, medici) che parleranno di un diritto umano e civile, legati all&#8217;attualità.</p>



<p>Comunichiamo, quindi, il calendario
delle prime tre conferenze:</p>



<p><strong>Lunedì 30 marzo, ore 15 GIUSEPPE
ACCONCIA, giornalista. Coronavirus in Africa e in Medioriente</strong></p>



<p><strong>Venerdì 3 aprile, ore 15 MATTEO
VAIRO, responsabile di comunità di accoglienza. Donne vittime di
tratta, paura e accoglienza. </strong>
</p>



<p><strong>Lunedì 6 aprile, ore 15.30
VALENTINA DI PRISCO, attivista. La tutela della salute in Venezuela e
in America latina.</strong></p>



<p><strong>A breve sul nostro sito
</strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>www.peridirittiumani.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</strong></a><strong>
e sui nostri canali social potrete trovare il programma delle nuove
conferenze che si terranno da metà aprile e nei mesi sucessivi.</strong></p>



<p><strong>Per ulteriori informazioni:
</strong><a href="mailto:info@peridirittiumani.com"><strong>info@peridirittiumani.com</strong></a><strong>
/recapito telefonico: +39 333.56.17.914</strong></p>
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