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	<title>trattato Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>La Turchia si ritira dalla Convenzione di Istanbul, un colpo di Stato ai diritti delle donne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2021 08:52:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da radiobullets.com) Migliaia di persone stanno protestando chiedendo al presidente Recep Tayyip Erdogan di revocare la sua&#160;decisione di ritirarsi dal primo trattato vincolante al mondo per prevenire e combattere la violenza contro le donne.&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>(da radiobullets.com)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img src="https://www.radiobullets.com/wp-content/uploads/2021/03/women-sit-in-681x349-1-300x154.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-30123"/></figure></div>



<p>Migliaia di persone stanno protestando chiedendo al presidente Recep Tayyip Erdogan di revocare la sua&nbsp;decisione di ritirarsi dal primo trattato vincolante al mondo per prevenire e combattere la violenza contro le donne.</p>



<p>Il decreto immediato di&nbsp;Erdogan, che annulla la ratifica da parte della Turchia della Convenzione di Istanbul, è un duro colpo per i sostenitori dei diritti delle donne, che affermano che l’accordo è fondamentale per combattere&nbsp;la violenza domestica.</p>



<p>La Segretaria generale del Consiglio d’Europa, Marija Pejčinović Burić, ha definito la decisione “devastante”. «Questa mossa è un enorme ostacolo a questi sforzi e tanto più deplorevole perché compromette la protezione delle donne in Turchia, in tutta Europa e oltre», ha detto la Burić.</p>



<p>La Convenzione di Istanbul afferma che uomini e donne hanno pari diritti e obbliga le autorità statali a prendere provvedimenti per prevenire la violenza di genere contro le donne, proteggere le vittime e perseguire i responsabili.&nbsp;Alcuni funzionari del partito conservatore di Erdogan avevano chiesto una revisione dell’accordo, sostenendo che non è coerente con&nbsp;i valori della&nbsp;Turchia&nbsp;incoraggiando il divorzio e minando il nucleo familiare tradizionale.</p>



<p>I critici affermano anche che il trattato promuove l’omosessualità attraverso l’uso di categorie come genere, orientamento sessuale e identità di genere.&nbsp;Lo vedono come una minaccia per le famiglie turche.&nbsp;L’incitamento all’odio è in aumento in Turchia, persino il ministro degli Interni in un tweet ha&nbsp;descritto&nbsp;le persone LGBT&nbsp;come “pervertiti”.&nbsp;Erdogan rifiuta del tutto la loro esistenza.</p>



<p>I gruppi di donne e i loro alleati protestano per mantenere intatta la convenzione, dicono che la loro lotta lunga anni non sarà cancellata in una notte.</p>



<p>Anche se per il ministero degli Interni è una bugia, almeno così ha detto sabato, 77 donne sono state uccise dall’inizio dell’anno in Turchia, secondo la We Will Stop Femicide Platform. Secondo il gruppo, circa 409 donne sono state uccise nel 2020 e dozzine sono state trovate morte in circostanze sospette.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="680" height="381" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/Ew515T8XAAA1xsj.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15182" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/Ew515T8XAAA1xsj.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 680w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/Ew515T8XAAA1xsj-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 680px) 100vw, 680px" /></figure>



<p>Erdogan ha più volte sottolineato la “santità” della famiglia e ha invitato le donne ad avere tre figli.&nbsp;Il suo direttore delle comunicazioni, Fahrettin Altun, ha dichiarato che il motto del governo è «Famiglie potenti, società potente».</p>



<p>Molte donne subiscono violenza fisica o sessuale per mano dei loro mariti o partner, ma le statistiche ufficiali aggiornate non sono disponibili.&nbsp;La Convenzione di Istanbul richiede agli Stati di raccogliere dati.</p>



<p>La Turchia è stato il primo paese a firmare la “Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza contro le donne e la violenza domestica” del Consiglio d’Europa in un comitato dei ministri riunito a Istanbul nel 2011. La legge è entrata in vigore nel 2014 e la costituzione della Turchia afferma che gli accordi internazionali hanno forza di legge.&nbsp;Alcuni avvocati hanno affermato che il trattato è ancora attivo, sostenendo che il presidente non può ritirarsi senza l’approvazione del parlamento che ha ratificato la Convenzione di Istanbul nel 2012.&nbsp;Ma Erdogan ha acquisito ampi poteri con la sua rielezione nel 2018, mettendo in moto il passaggio della Turchia da un sistema di governo parlamentare a una presidenza esecutiva.</p>



<p>Il ministro della giustizia ha scritto su Twitter che mentre il parlamento approva i trattati che il potere esecutivo mette in vigore, l’esecutivo ha anche l’autorità di ritirarsi da essi.&nbsp;Le donne parlamentari del principale partito di opposizione turco hanno affermato che non riconosceranno il decreto e lo hanno definito un altro “colpo di Stato” al parlamento, che aveva accettato all’unanimità il trattato, e un’usurpazione dei diritti di 42 milioni di donne.</p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Nazioni Unite, considerazioni sulla nuova bozza del trattato su diritti umani e imprese﻿</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Oct 2019 08:08:53 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/10/15/imprese-e-diritti-umani-nazioni-unite-considerazioni-sulla-nuova-bozza-del-trattato-su-diritti-umani-e-imprese%ef%bb%bf/">&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Nazioni Unite, considerazioni sulla nuova bozza del trattato su diritti umani e imprese﻿</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="710" height="232" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/43480157534_c3ce2fcd45_o-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13137" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/43480157534_c3ce2fcd45_o-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 710w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/43480157534_c3ce2fcd45_o-1-300x98.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 710px) 100vw, 710px" /></figure></div>



<p><strong>N</strong></p>



<p>di
Fabiana Brigante</p>



<p>Un
ulteriore passo in avanti si è registrato nel percorso verso la
conclusione di un trattato in materia di diritti umani e imprese. Il
gruppo di lavoro intergovernativo del&nbsp;Consiglio
per i diritti umani&nbsp;delle
Nazioni Unite ha infatti approvato una nuova bozza che verrà
discussa durante il <em>Business
and Human Rights Forum</em>
che si terrà a Ginevra dal 14 al 18 ottobre. 
</p>



<p>Sono
passati cinque anni da quando nel luglio 2014 il Consiglio dei
diritti umani delle Nazioni Unite ha votato per la prima volta
l’inizio delle negoziazioni allo scopo di creare uno strumento
giuridicamente vincolante che regoli le attività commerciali al fine
di assicurare che esse si svolgano nel pieno rispetto dei diritti
fondamentali. 
</p>



<p>Nella
presente rubrica già si era discusso della pubblicazione, nel luglio
2018, della prima bozza ufficiale del trattato. Il <em>Draft
Zero</em>
è stato oggetto di animati dibattiti tra società civile,
accademici, governi ed imprese. Tale bozza, rivisitata a seguito
delle numerose consultazioni e trattative tra i diversi attori in
gioco durante le precedenti sessioni sul tema in seno alle Nazioni
Unite, servirà da canovaccio per gli ulteriori negoziati che si
terranno a Ginevra nei prossimi giorni. 
</p>



<p>Scopo
dichiarato del trattato, così come enunciato nell’articolo 2, è
quello di “rafforzare il rispetto, la promozione e la protezione
dei diritti umani nel contesto delle attività commerciali”, nonché
di promuovere e rafforzare la cooperazione internazionale per
prevenire tali violazioni, garantendo in caso contrario un accesso
effettivo alla giustizia per le vittime.</p>



<p>Il
<em>revised
draft</em>
ha accolto alcune tra le proposte di modifica avanzate da membri
accademici ed esponenti di organizzazioni non governative al
concludersi della quarta sessione del gruppo di lavoro che si era
tenuta lo scorso anno. Si è deciso, in primo luogo, di inserire nel
preambolo un richiamo ai Principi Guida delle Nazioni Unite su
Imprese e Diritti Umani (UNGPs) che mancava nella precedente bozza,
sottolineando la complementarità del processo del trattato con gli
UNGPs. I due strumenti, infatti, possono e devono rafforzarsi a
vicenda.</p>



<p>Una
modifica importante riguarda l’ambito di applicazione del trattato,
riferito adesso a “tutte le attività commerciali, comprese ma non
limitate a quelle di carattere transnazionale” (articolo 3). La
iniziale esenzione, nella prima bozza del trattato, delle attività
di piccole e medie imprese aveva fatto molto discutere la comunità
internazionale; ciò avrebbe ridotto sensibilmente la portata del
trattato in quanto alcuni casi eclatanti di violazioni dei diritti
umani coinvolgono proprio le piccole imprese. Basti pensare, ad
esempio, al caso di avvelenamento da mercurio dei lavoratori
sudafricani che ha visto coinvolta <em>Thor
Chemicals</em>,
o alle violente repressioni ai danni degli attivisti ambientali in
Perù ad opera della compagnia mineraria <em>Rio
Blanco Copper</em>.

</p>



<p>Ulteriore
scopo del trattato è quello di garantire alle vittime di abusi un
accesso effettivo alla giustizia. La definizione di vittime fornita
dal trattato è quella di “qualsiasi persona o gruppo di persone
che individualmente o collettivamente hanno sofferto o hanno
affermato di aver subito violazioni dei diritti umani” (articolo
1).</p>



<p>L’articolo
4 inoltre ribadisce il diritto delle vittime di essere trattate con
umanità e nel rispetto della loro dignità e dei diritti
fondamentali: sono menzionati espressamente il diritto alla vita,
integrità personale, libertà di opinione e di espressione, riunione
e associazione pacifiche e libera circolazione. 
</p>



<p>Tuttavia,
alcuni esperti hanno sostenuto che una lacuna nell’attuale versione
del trattato sia quella di non menzionare espressamente le minoranze
quali soggetti che richiedono una particolare tutela; i sostenitori
di questa tesi hanno evidenziato che tale omissione sia incompatibile
tanto con il diritto internazionale dei diritti umani quanto con
l’approccio scelto dagli UNGPs.</p>



<p>Per
citare alcuni esempi, il Patto Internazionale relativo ai Diritti
Civili e Politici (ICCPR) e il Patto Internazionale relativo ai
Diritti Economici, Sociali e Culturali (ICESCR) prevedono il rispetto
dei diritti delle persone senza discriminazioni fondate su, tra gli
altri, razza, colore, lingua, religione e origine nazionale (articoli
2.1 e 2.2, rispettivamente). 
</p>



<p>Allo
stesso modo, i Principi Guida elencano le “minoranze nazionali o
etniche, religiose e linguistiche” come una categoria di individui
che richiede un’attenzione speciale. 
</p>



<p>Invero,
le violazioni dei diritti delle minoranze si verificano in tutte le
regioni del mondo ma non hanno ancora ricevuto considerazione
adeguata nel campo di imprese e diritti umani. Basti pensare alle
violazioni del cd. diritto alla terra delle popolazioni indigene, le
quali sono state in numerose occasioni private delle proprie terre da
parte dei governi che le hanno successivamente date in concessione ad
imprese private per permettere a queste ultime lo sfruttamento delle
risorse naturali. 
</p>



<p>Dunque,
poiché il progetto di trattato non solo riflette ma influenza anche
gli sviluppi nel settore delle imprese e dei diritti umani,
l’inclusione delle minoranze nello stesso darebbe un segnale
importante non solo agli Stati, che dovrebbero includere
esplicitamente le minoranze nei loro Piani d’Azione Nazionali, ma
anche alle imprese.</p>



<p>Per
quel che concerne le garanzie di accesso effettivo alla giustizia e
ai rimedi per le vittime di violazioni dei diritti umani e abusi nel
contesto delle attività commerciali, l’articolo 6 del nuovo
progetto di trattato stabilisce l’obbligo per gli stati parti di
“assicurare che la loro legislazione nazionale preveda un sistema
completo e adeguato di responsabilità legale”.</p>



<p>È
stato da più parti riconosciuto che l’adozione su base volontaria
di misure di protezione, sebbene importante, non sia sufficiente a
garantire il rispetto dei diritti umani da parte delle imprese. Il
fallimento di tale tipo di approccio ha alimentato il crescente
movimento che spinge verso l’imposizione di un obbligo di <em>due
diligence</em>
in materia di diritti umani a livello nazionale e regionale. 
</p>



<p>In
ambito europeo è stata la Francia a guidare il cambiamento in tal
senso con la sua <em>loi
relative au devoir de vigilance des sociétés mères et des
entreprises donneuses d’ordre</em>
del  2017, con la quale imponeva alle imprese multinazionali con sede
legale in Francia l’obbligo di vigilanza sulle attività svolte
dalle società controllate. 
</p>



<p>L’articolo
6 pone inoltre uno standard di responsabilità legale di una società
in relazione al danno causato da un’altra società, il quale viene
raggiunto tutte le volte in cui una società controlli o supervisioni
le attività svolte dal soggetto autore materiale della condotta
dannosa, indipendentemente dal luogo in cui quest’ultimo si trovi.
Tuttavia, la portata di questa disposizione è ridotta dal
riferimento al “rapporto contrattuale” tra le due società; tale
precisazione non tiene conto dei modi potenzialmente vasti in cui si
esplicano i rapporti tra soggetti che svolgono attività commerciali.

</p>



<p>Circa
la responsabilità legale ed il diritto al risarcimento per le
vittime si ritiene che, tra tutte, siano le disposizioni di cui
all’articolo 6, paragrafo 7 a distinguersi per portata ed impatto
potenziali. Quest’ultimo dispone che gli stati parti devono
impegnarsi ad assicurare che la loro legislazione nazionale preveda
la responsabilità penale, civile o amministrativa delle persone
giuridiche per i seguenti reati: 
</p>



<p>“crimini
di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio; tortura;
trattamenti crudeli, inumani o degradanti; sparizione forzata;
esecuzione stragiudiziale; lavoro forzato; sfratto forzato;
schiavitù; sgombero coatto di persone; tratta di esseri umani,
compreso lo sfruttamento sessuale; violenza sessuale e di genere”. 
</p>



<p>Tale
articolo fornisce, per la prima volta, un elenco definito di reati
che normalmente innescano sanzioni penali conformemente ai principi
del diritto internazionale. Per quanto riguarda le imprese, tale
responsabilità potrebbe essere civile, amministrativa o penale; la
scelta del tipo di responsabilità è rimessa agli stati, date le
pratiche divergenti tra i diversi sistemi giuridici. Sarà onere di
ciascuno stato adottare misure che risultino appropriate al fine di
stabilire la responsabilità delle imprese per i reati enunciati
nell’articolo 6. 
</p>



<p>Una
disposizione di questo tipo è stata accolta favorevolmente da alcuni
membri della comunità internazionale, in quanto rispettosa del
potere degli stati di scegliere che tipo di responsabilità far
derivare da una specifica condotta. Molti stati, infatti, non
ammettono nei propri sistemi giuridici la responsabilità penale
delle persone giuridiche. 
</p>



<p>È
probabile che l’articolo 6 genererà discussioni e contrasti in
relazione all’elenco dei reati inclusi e alle loro definizioni;
tuttavia, la sua inclusione nel progetto di trattato è un passo
avanti che supera il linguaggio utilizzato nel <em>draft
zero</em>.
Quest’ultimo si riferiva genericamente a “crimini riconosciuti
dal diritto internazionale”, in violazione del principio di
legalità, il quale richiede definizioni chiare dei reati per motivi
di certezza del diritto. 
</p>



<p>La
nuova bozza apporta anche alcuni cambiamenti circa il rapporto tra il
trattato con altri accordi internazionali, in particolare quelli
relativi al commercio e agli investimenti internazionali. La bozza
zero prendeva in esame tale relazione nel suo articolo 13, disponendo
che gli eventuali futuri accordi commerciali e di investimento,
negoziati sia tra gli stati parti che tra essi e terze parti, non
dovessero contenere alcuna disposizione in conflitto con il trattato.
Si prevedeva inoltre che tali eventuali futuri accordi dovessero
essere interpretati in modo tale da non inficiare la capacità degli
stati di rispettare i propri obblighi derivanti dal trattato.</p>



<p>Come
è facile intuire, questa disposizione ha subito numerose critiche da
parte degli stati durante la quarta sessione del gruppo di lavoro; in
molti si sono opposti alla affermazione di superiorità degli
obblighi derivanti dal trattato rispetto agli obblighi previsti dagli
accordi commerciali e di investimento. 
</p>



<p>Per
far fronte a tali preoccupazioni, il <em>revised
draft</em>
ha sostituito i paragrafi controversi con un singolo paragrafo
(inserito nell’articolo 12) di portata più limitata, ma che mira a
garantire che l’interpretazione e l’applicazione del trattato e
degli accordi commerciali e di investimento risultino tra loro
compatibili.</p>



<p>L’attuale
formulazione recita: 
</p>



<p>“Gli
Stati Parti convengono che qualsiasi accordo bilaterale o
multilaterale, inclusi accordi regionali o sub-regionali, su
questioni rilevanti ai fini del presente (strumento giuridicamente
vincolante) e dei suoi protocolli, deve essere compatibile e deve
essere interpretato in conformità con i loro obblighi ai sensi del
presente (strumento giuridicamente vincolante) e dei suoi
protocolli”.</p>



<p>Questo
approccio, sebbene sia meno ambizioso rispetto a quanto previsto
dalla precedente formulazione, renderebbe il nuovo progetto di
trattato più facilmente accettabile dagli stati, dunque impedendo il
rischio che vi siano numerose defezioni nella ratifica. 
</p>



<p>Ciò
non esclude che le future sessioni possano tentare di salvare alcuni
degli elementi dal progetto zero o aggiungerne degli altri per
rendere tale strumento più efficace. Alcuni autori, ad esempio,
hanno proposto di imporre agli Stati l’obbligo, tra gli altri, di
subordinare la conclusione di nuovi accordi commerciali e di
investimento successivi all’entrata in vigore del trattato a
specifiche procedure di verifica ed approvazione.</p>



<p>Da
quanto esposto emerge che il trattato offre una grande opportunità
per accelerare e rafforzare il movimento che mira a garantire il
rispetto dei diritti umani da parte delle imprese. Se da un lato tale
progetto rappresenta senz’altro un passo significativo nella giusta
direzione, ulteriori chiarimenti sono necessari circa il rapporto tra
prevenzione e riparazione delle violazioni dei diritti umani. 
</p>



<p>Alcune
preoccupazioni devono ancora essere affrontate e verranno affrontate
nella prossima, vicinissima sessione. Nonostante ciò, la società
civile sembra essere concorde nel considerare nuova bozza più forte
del <em>draft
zero</em>,
sia dal punto di vista politico che sostanziale. 
</p>
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		<title>Il futuro al rogo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Sep 2019 08:27:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Stop TTIP Italia denuncia l&#8217;accordo UE-Mercosur che minaccia l&#8217;Amazzonia (da http://atlanteguerre.it) Si intitola “Il futuro al rogo” la prima analisi dettagliata degli impatti ambientali, sociali ed economici di un trattato di liberalizzazione che incendia l’Amazzonia&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p> Stop TTIP Italia denuncia l&#8217;accordo UE-Mercosur che minaccia l&#8217;Amazzonia </p>



<p>(da <a href="http://atlanteguerre.it?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://atlanteguerre.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="275" height="183" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/image-7.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13053"/></figure></div>



<p><strong>Si intitola “Il futuro al rogo” la prima analisi dettagliata degli impatti ambientali, sociali ed economici di un trattato di liberalizzazione che incendia l’Amazzonia e distrugge l’agricoltura di qualità</strong>,ed è frutto del lavoro di&nbsp;<strong>Stop TTIP Italia</strong>&nbsp; un gruppo di oltre 270 associazioni, sindacati, consumatori, produttori, docenti, movimenti, coordinamenti esperti e comitati locali che insieme informano, studiano, comunicano, si mobilitano in tutta Italia per fermare l’approvazione del Trattato di Partenariato Transatlantico su commercio e Investimenti (TTIP).</p>



<p><strong>“Nel giorno in cui milioni di giovani scendono in piazza in tutto il mondo con Fridays For Future per chiedere azioni concrete contro il cambiamento climatico”&nbsp; la Campagna Stop TTIP Italia lancia “Futuro al rogo”</strong>,&nbsp; rapporto di analisi su uno dei principali motivi della protesta internazionale: l’accordo UE-Mercosur, un trattato di liberalizzazione commerciale che mette a repentaglio l’ambiente, il clima, l’economia, l’agricoltura e i diritti di intere comunità dalle Americhe all’Europa. E’&nbsp;un esame dal quale emergono segnali preoccupanti, colti anche da organizzazioni di produttori e della società civile internazionale.</p>



<p><strong><em>Serve una bocciatura storica</em></strong></p>



<p>“Nonostante la Commissione Europea sia stata rinnovata e la neopresidente Ursula Von Der Leyen abbia posto tra gli obiettivi cardine del suo mandato un Green Deal per l’Europa – scrive&nbsp;la Campagna Stop TTIP – il suo Commissario al Commercio Phil Hogan ha difeso strenuamente la positività dell’accordo con i paesi del Mercosur. Il tutto, nonostante il governo del suo paese d’origine, l’Irlanda, abbia minacciato la bocciatura della ratifica per gli impatti ambientali e sull’agricoltura nazionale. L’Austria si è spinta oltre, votando un atto parlamentare di indirizzo vincolante per il governo, che lo obbliga a mettere il veto al tavolo del Consiglio dell’UE quando, nella seconda metà del 2020, dovrà dare un parere sulla ratifica”. Per quel che riguarda il Belpaese:&nbsp; «L’Italia dovrebbe agire nella stessa direzione – dichiara Monica Di Sisto, autrice del rapporto e portavoce della Campagna Stop TTIP Italia – Governo e Parlamento riempiano di contenuto i tanti annunci fatti sull’ambiente e il clima, bocciando subito l’accordo già concluso con il Canada (CETA) e mettendo un veto in Europa sul trattato con il Mercosur».</p>



<p><strong>Cosa dicono i numeri? Al negoziato con il Mercosur (il mercato unico sudamericano composto da Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay)</strong>&nbsp;l’Europa ha ottenuto l’azzeramento dei dazi su auto e parti di auto (che si attestavano in precedenza al 35% del valore), macchinari (che pesavano fra il 14 e il 20%), prodotti chimici (18%) e farmaceutici (14%). Felice anche il settore delle calzature, che vedrà ridursi le barriere (attualmente al 35%) e il tessile a maglia (26%).</p>



<p><strong>“Per il Mercosur – dice il rapporto – il vero vincitore è il settore agricolo: se infatti nel complesso la bilancia commerciale è leggermente a favore dell’Unione Europea, in ambito agricolo lo squilibrio è molto forte</strong>&nbsp;e aumenterà con il trattato. I paesi del Mercosur esportano nel mercato UE prodotti agroalimentari per circa 21 miliardi di euro annui, mentre importano da noi appena 2 miliardi all’anno. L’accordo agevole le importazioni di zucchero e pollame: entrambi i settori beneficeranno di una quota pari a 180 mila tonnellate a dazio zero. Altro comparto che subirà gli impatti del trattato è quello agrumicolo. Spagna e Italia vedranno inasprirsi la competizione con il Brasile, primo produttore mondiale di succo d’arancia, e con l’Argentina, principale produttore di limoni. Non solo: le recenti importazioni di riso da Myanmar e Cambogia hanno indebolito la produzione europea, che ora rischia un altro colpo dall’Uruguay, pronto a beneficiare di una quota di 60 mila tonnellate senza dazi offerta dal trattato. Ma la preoccupazione più grande sembra essere quella di una crescita delle importazioni di carne di manzo, con l’istituzione di una nuova quota di 99 mila tonnellate a tariffa agevolata del 7,5%. Pochi i prodotti a indicazione geografica italiani (55 su oltre 290) tutelati nell’accordo: saranno comunque obbligati a convivere con le loro&nbsp;<em>copie storiche</em>, libere di circolare anche nel mercato europeo sugli scaffali dei supermercati”.</p>



<p><em><strong>Tutti i pericoli del trattato</strong></em></p>



<p><strong>Secondo Monica Di Sisto, «a fronte di un’emergenza climatica dichiarata da sempre più paesi e città e dell’impegno solenne europeo di rispettare e far rispettare l’Accordo di Parigi, il trattato UE-Mercosur alimenta la deforestazione</strong>&nbsp;dell’Amazzonia e non pone alcun vincolo ambientale agli scambi tra Europa, Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, indebolendo anzi quelli esistenti. In cambio di un aumento dell’export di automobili – del quale beneficeranno i produttori tedeschi – l’Europa spalanca le porte ai grandi esportatori del Mercosur, forti competitori delle imprese europee e italiane, senza alcuna valutazione complessiva e vincolante dell’impatto di questa scelta sull’occupazione, l’ambiente, la produzione e il mercato interno».</p>



<p><strong>Il trattato con il Mercosur non promuove adeguatamente il rispetto del principio europeo di precauzione, ma indebolisce i controlli su prodotti provenienti da Paesi in cui sono legali centinaia di pesticidi da noi proibiti</strong>, circolano liberamente OGM e cibo putrefatto, come accertato dai recenti scandali che hanno coinvolto grandi gruppi dell’agrobusiness brasiliani. Resta inevasa la questione delle crescenti violazioni dei diritti umani in Brasile e in altri paesi del blocco, che non sembrano turbare le istituzioni europee.</p>



<p><strong>Se ratificato, l’accordo darà vita a una ventina di comitati tecnici che, con l’obiettivo di “facilitare” il commercio tra Mercosur e Unione Europea, passeranno al setaccio le normative considerate “irritanti”</strong>&nbsp;con l’obiettivo di ammorbidirle, anche se per ottenerle sono state necessarie importanti battaglie sociali o ambientali.</p>



<p><strong>Le organizzazioni ambientaliste e della società civile, compreso il movimento Fridays For Future, hanno protestato inoltre contro il rischio concreto che l’aumento dell’export di carne di manzo dal Brasile aumenti la deforestazione e gli incendi in Amazzonia,</strong>&nbsp;esponendo i piccoli produttori agricoli italiani ed europei a una insopportabile competizione con i colossi multinazionali che fanno grandi affari con le monocolture argentine e brasiliane. In cambio, l’industria latinoamericana a più alto contenuto tecnologico verrà schiacciata sotto un’ondata di esportazioni europee, dalle automobili alle macchine utensili.</p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Trattato su diritti umani ed imprese: le novità della IV Sessione del Gruppo di Lavoro Intergovernativo delle Nazioni Unite</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Oct 2018 07:30:43 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/binding-treaty.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11581" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/binding-treaty.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="830" height="553" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/binding-treaty.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 830w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/binding-treaty-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/binding-treaty-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 830px) 100vw, 830px" /></a></p>
<p align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Fabiana Brigante</p>
<p align="JUSTIFY">Nel giugno 2014, il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha istituito, con l’adozione della risoluzione 26/9, un gruppo di lavoro intergovernativo aperto sulle società transnazionali e altre imprese commerciali (IGWG) con il compito di elaborare uno strumento internazionale giuridicamente vincolante (“The Treaty”) per regolare, nel diritto internazionale in materia di diritti umani, le attività di imprese transnazionali e di altre imprese commerciali.</p>
<p align="JUSTIFY">Il movimento – formato da accademici, esperti, esponenti di organizzazioni non governative – che ha sostenuto l’adozione di un trattato su imprese e diritti umani nasce dalla consapevolezza dell’esigenza di colmare il vuoto normativo nel quale operano gli enti del settore privato, il quale ha generato un clima diffuso di impunità per le violazioni dei diritti umani di cui le imprese siano – direttamente o indirettamente – responsabili.</p>
<p align="JUSTIFY">La notizia di un trattato vincolante per le imprese è stata accolta con favore dalla società civile, la quale ha visto nel trattato uno strumento atto a controbilanciare le conseguenze incontrollate della globalizzazione, in particolare le asimmetrie di potere fra Stati, collettività di individui ed imprese in termini di accesso alla giustizia e protezione dei diritti umani, specialmente nelle aree più depresse del mondo.</p>
<p align="JUSTIFY">La quarta sessione del gruppo di lavoro intergovernativo aperto si è svolta dal 15 al 19 ottobre nella sala XX del <em>Palais des Nations</em>, a Ginevra. L’obiettivo della sessione era quello di discutere la “Bozza Zero” (the Zero Draft) del trattato, nonché il progetto di protocollo opzionale ad esso allegato.</p>
<p align="JUSTIFY">In vista di questo importante appuntamento, il 1° ottobre più di 150 esperti del settore ed importanti accademici hanno pubblicato una lettera aperta di sostegno per il processo del trattato; ribadendo la necessità di ulteriori miglioramenti e revisioni della Bozza Zero per adempiere adeguatamente al mandato del gruppo di lavoro, la lettera riconosce che la <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Draft Zero</i></span></span> costituisce una base preziosa per ulteriori negoziati. Ed è proprio per questo che la lettera formula un invito agli Stati ad impegnarsi nel condurre tali negoziati in modo costruttivo ed in buona fede, al fine di addivenire ad un risultato che rifletta gli obiettivi comuni di tutte le parti interessate di promuovere il rispetto dei diritti umani da parte delle imprese e un migliore accesso a rimedi efficaci per le vittime di tali violazioni.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma vediamo nel concreto cosa è accaduto a Ginevra durante questo quarto round di negoziati:</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Giorno 1</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> &#8211; </span></span>All’apertura della sessione, Kate Gilmore – vice dell’Alto Commissario ONU per i diritti umani – ha manifestato il suo apprezzamento per l’ampia partecipazione di rappresentanti della società civile che si sono recati a Ginevra, tra cui 280 membri accreditati e 25 esperti che hanno partecipato come relatori. La Gilmore ha inoltre invitato i partecipanti ad impegnarsi in modo costruttivo in questo complesso processo, chiarendo che i Principi Guida dell’ONU su Imprese e Diritti Umani (UNGPs) e un trattato vincolante in materia dovrebbero essere complementari e non in concorrenza l’uno con l’altro. Il presidente relatore Luis Gallegos ha proceduto alla prima lettura, presentando in dettaglio la Bozza Zero, a partire dall’articolo 2, in cui si esplica lo scopo del trattato, e dell’articolo 8 circa i diritti delle vittime di abusi. Tra i vari commenti quello dell’eurodeputato Molly Scott Cato, che ha giudicato deplorevole la riluttanza dell’Unione Europea ad impegnarsi più attivamente nei negoziati. A tale riguardo, pare opportuno specificare che nel periodo precedente la sessione, l’UE aveva già confermato la propria presenza durante i negoziati, chiarendo tuttavia che non avrebbe fatto commenti sul contenuto della Bozza Zero. Anche gli Stati Membri dell’UE erano stati invitati a non rilasciare dichiarazioni orali sul contenuto della Bozza<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Giorno 2</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> – </span></span>Il secondo giorno è iniziato con un incontro tra membri della società civile e alcuni rappresentanti dell’Unione Europea. Infatti, Jerome Bellion, rappresentante dell’UE presso l’ONU a Ginevra, e Sophie Kammerer del Servizio Europeo per l’Azione Esterna (SEAE), hanno invitato i delegati della società civile a una riunione informale per uno scambio sull’impegno dell’UE nel processo dei negoziati. Come risultato della linea d’azione adottata dall’UE, numerosi rappresentanti degli Stati membri dell’UE sono stati partecipanti silenti della riunione, ad eccezione della Francia. Seppure la loro presenza possa essere interpretata come un segnale positivo in termini di coinvolgimento e interesse da parte dell’Unione Europea, molti partecipanti della società civile sono tuttavia rimasti delusi dallo scambio molto superficiale<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Tra gli argomenti prominenti di questa sessione, la discussione circa l’ambito di applicazione del trattato: molte le richieste di estenderne l’applicazione a tutti i tipi di imprese e non solo a quelle le cui attività abbiano una dimensione transnazionale.</p>
<p align="JUSTIFY">Paul de Clerck, membro di <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Friends of the Earth Europe</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> (FoEE) </span></span>ha chiesto, nel suo intervento, ai delegati di allineare le loro posizioni nei diversi processi internazionali in corso riguardanti la politiche commerciali, rivendicando il principio della supremazia dei diritti umani sugli interessi commerciali. Molti altri relatori hanno seguito questa linea, esortando gli Stati a fornire una protezione adeguata per i difensori dei diritti umani. Sia il preambolo che l’articolo 8 della Bozza Zero sono le parti appropriate del testo per riconoscere il ruolo importante che gli attivisti rivestono sul campo.</p>
<p align="JUSTIFY">In un clima di generale fermento, non sono mancate le esternazioni di perplessità sul contenuto della Bozza Zero:</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span>Makbule Sahan, della Confederazione sindacale internazionale (CIS), ha espresso una preoccupazione relativa agli accordi commerciali e di investimento. La<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> D</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>raft Zero</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span>sostiene Sahan, non è ancora in grado di garantire il primato dei diritti umani sul commercio e sugli investimenti. La CIS ha proposto una disposizione per integrare le clausole sui diritti umani negli accordi commerciali e di investimento. Altra perplessità riguardava le ampie disposizioni sulla sovranità nazionale, che potrebbero potenzialmente compromettere l’impatto del futuro trattato vincolante in tema di accesso alla giustizia.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span>Per quanto riguarda gli interventi statali, la Federazione Russa ha ribadito il proprio scetticismo nei confronti di un trattato vincolante in generale, esprimendo dubbi, tra le altre cose, circa la scelta della legge applicabile per il contenzioso (articolo 7). È stato da più parti sostenuto che i propri tribunali non sarebbero in grado di affrontare un processo applicando la legge di un paese terzo.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span>La Svizzera ha espresso preoccupazione circa l’affermazione del primato del trattato sugli accordi commerciali e di investimento. In particolare, il delegato ha chiesto cosa succederebbe nel caso in cui una delle parti dell’accordo (commerciale o di investimento) non fosse anche firmataria del trattato.</p>
<p align="JUSTIFY">L’ONG tedesca <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Bread for the World</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span>in collaborazione con <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>ECCJ, CIDSE, FoEE, Global Policy Forum </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">e</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i> SOMO</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span>aveva programmato un evento collaterale volto a mettere in relazione il processo del trattato con gli UNGPs e gli sviluppi a livello europeo. L’evento, tuttavia, è stato annullato perché nessun rappresentante degli stati membri dell’UE era disposto a unirsi al gruppo e ha parlato al di fuori della linea ufficiale imposta dall’UE.</p>
<p align="JUSTIFY">La chiusura dell’UE in questa fase dei negoziati non è passata inosservata ai partecipanti della sessione. Erica Mendez di Friends of the Earth Mozambico ha parlato dei disastri ambientali causati dalle fuoriuscite di petrolio dell’industria estrattiva o gli effetti negativi dell’agricoltura monoculturale in diversi paesi africani. Le comunità affette attualmente non hanno mezzi efficaci per fermare le corporazioni transnazionali da pratiche abusive. Pur senza menzionare esplicitamente l’UE, la Mendez ha criticato i paesi del nord che hanno ripetutamente tentato di bloccare il processo di adozione del trattato invece di sostenere la giustizia e la responsabilità. Ha sostenuto la necessità di un tribunale internazionale invece del solo coordinamento statale per facilitare un vero accesso alla giustizia. Ha anche sottolineato la necessità di prevedere la possibilità di azioni collettive dinanzi ad un simile tribunale.</p>
<p align="JUSTIFY">Durante la sessione pomeridiana, la Francia ha preso la parola per presentare le lezioni apprese dopo l’approvazione, nel 2017, della legge sull’obbligo di vigilanza, legge che impone alle imprese di una certa dimensione la pubblicazione annuale di un piano di vigilanza che misuri e corregga l’impatto dell’operato di imprese, controllate e subappaltatori sulle persone e sull’ambiente. Il rappresentante francese ha spiegato il campo di applicazione della legge francese (5.000 dipendenti in Francia e 10.000 se una società francese ha dipendenti all&#8217;estero) e ha sottolineato che la prevenzione dovrebbe essere al centro di tutte le altre disposizioni, essendo la principale garanzia per il rispetto dei diritti umani, a condizione che si renda possibile l’accesso ad un meccanismo di responsabilità. Facendo riferimento al “tema caldo” circa l’opportunità o meno di estendere l’ambito del trattato a tutte le imprese, il relatore Gallegos ha sottolineato che la legge francese ha evidenziato la necessità di una differenziazione tra le diverse dimensioni delle aziende, cosa che può essere più facilmente realizzata a livello nazionale.</p>
<p align="JUSTIFY">McCorquodale ha respinto le preoccupazioni sollevate dalla Cina in merito ad un quadro giuridico internazionale per la dovuta diligenza. A suo avviso, questo concetto ha già un potere e una comprensione internazionali molto forti, non ultimo in base a diversi casi di contenzioso internazionale. Nel suo intervento, aveva discusso di distinguere tra il concetto di <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>due diligence</i></span></span> dei diritti umani in termini di valutazione del rischio commerciale e dunque in termini convenienza di un determinato affare in contrapposizione alla <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>due diligence</i></span></span> dei diritti umani tesa ad un’efficace prevenzione e protezione. Ha chiarito che questo aspetto deve essere reso più preciso nell’articolo 9 della Bozza Zero.</p>
<p align="JUSTIFY">Anche l’OCSE ha fatto riferimento alla <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>due diligence</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span>in particolare alle sue linee guida sulla <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>due diligence</i></span></span> dei diritti umani, che potrebbero servire da base già concordata a livello internazionale per iniziare. La campagna <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Clean Clothes</i></span></span> ha supportato questo suggerimento e ha convenuto sulla necessità di un migliore allineamento con i quattro principi delineati negli UNGPs al fine di evitare confusione e per una efficace attuazione degli stessi.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Giorno 3</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> &#8211; </span></span>Il terzo giorno dei negoziati è stato dedicato agli articoli 10, 11 e 12 della Bozza Zero, rispettivamente dedicati alla responsabilità legale, all’assistenza giudiziaria e alla cooperazione internazionale. Tra gli esperti del panel Surya Deva, del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, David Bilchitz, dell’Università di Johannesburg, Richard Meeran, dello studio legale britannico Leigh Day e Maddalena Neglia, della Federazione Internazionale dei Diritti Umani.</p>
<p align="JUSTIFY">Surya Deva ha criticato il fatto che l’articolo 10 si basi solo su sanzioni reattive. A suo avviso, dovrebbero essere applicate sanzioni amministrative preventive in caso di violazione degli obblighi di dovuta diligenza.</p>
<p align="JUSTIFY">David Bilchitz ha illustrato l’attuale mancanza di applicazione da parte dei tribunali nazionali delle norme esistenti sui diritti umani. È necessario, secondo Bilchitz, un trattato vincolante internazionale per colmare queste lacune nel diritto interno, perché può andare oltre i limiti degli attuali Stati. Ha anche proposto di includere obblighi diretti per le imprese transnazionali, in quegli stati in cui la legislazione nazionale non sia efficacemente applicata.</p>
<p align="JUSTIFY">Olivier De Schutter, professore presso l’Università di Lovanio e Special Rapporteur dell’ONU sul diritto al cibo, ha spiegato che la Bozza Zero, in base alle attuali definizioni dell’articolo 3 sullo scopo del trattato, si applica effettivamente a tutte le società, mentre il limite è fissato alla natura transnazionale delle attività commerciali. De Schutter ha sostenuto che l’articolo 4.2 – dedicato alle definizioni – lascia qualche incertezza e nella sua forma attuale non copre automaticamente le attività di sussidiarie, affiliate o subappaltatori nelle catene di approvvigionamento, che, di per sé, non avrebbero attività transnazionali. Ha anche suggerito di includere le imprese di proprietà statale “a scopo di lucro” operanti ad esempio nei servizi pubblici e nei servizi di estrazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Infine, sulla definizione delle vittime<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Clean Clothes Campaign</i></span></span> e <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Sudwind</i></span></span> hanno proposto di sostituire il termine “vittime” con “detentori dei diritti” per assicurarsi che i difensori dei diritti umani e gli attivisti sindacali possano rientrare nella categoria. È stata inoltre sottolineata la necessità di una definizione dei concetti di società madre, società sussidiaria, fornitore, ecc. per una maggiore chiarezza circa il campo di applicazione del trattato.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Giorno 4</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> – </span></span>Il quarto giorno si è aperto con un’introduzione del presidente relatore sull’articolo 5 del trattato, e dunque sulla necessità di definire quale tribunale abbia giurisdizione in relazione a un determinato contenzioso.</p>
<p align="JUSTIFY">In particolare, interessante è stato l’intervento di Richard Meeran, avvocato di Leigh Day, il quale ha sottolineato che allo stato attuale l’articolo 5 non è in grado di rimuovere gli ostacoli pratici all’accesso alla giustizia. Ha menzionato la cd. dottrina del<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> “</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Forum non conveniens</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">” </span></span>come un’incertezza che rimane nella Bozza Zero: con tale dottrina un tribunale dello stato di origine dell’impresa può declinare la giurisdizione in favore dello “stato ospitante”, e cioè dello stato dove si svolgono le attività produttive e dove gli abusi sono stati perpetrati. Nel 2005 la Corte di Giustizia Europea aveva dichiarato che il la dottrina del <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>forum non conveniens</i></span></span> non può essere applicata alle società dell’UE. Dunque, una reintroduzione del <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>forum non conveniens </i></span></span>nel trattato sarebbe in conflitto con questa sentenza. Con riguardo invece alle procedure di azione collettiva, si è ritenuto che l’articolo 5.3 non fosse sufficientemente idoneo a facilitare l’accesso alla giustizia<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Al fine di incoraggiare uno spirito costruttivo, un gran numero di organizzazioni hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, esprimendo le proprie aspettative riguardo ad alcuni step futuri. La dichiarazione raccomanda di inserire nella relazione della sessione i seguenti elementi:</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span>Un impegno esplicito a proseguire con la quinta sessione del gruppo intergovernativo di lavoro e tutte le sessioni successive necessarie per elaborare uno strumento ambizioso legalmente vincolante;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span>Consultazioni informali nell’arco di tempo che separa le sessioni che garantiscano una partecipazione significativa della società civile;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span>Pubblicazione di una<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Draft One</i></span></span>rafforzato basato su input e commenti fatti sulla Bozza Zero e durante le sessioni precedenti, inclusi gli input critici fatti dalla società civile e dalle comunità interessate durante l&#8217;intero processo<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span>Una tempistica ragionevole per ulteriori comunicazioni scritte da parte degli stati e della società civile sulla Bozza Zero.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Giorno 5</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> &#8211; </span></span>La sessione del mattino è stata l&#8217;ultima sessione pubblica e si è concentrata sulla presentazione del Protocollo opzionale. Il pannello intitolato “Le voci delle vittime” mostrava casi selezionati di diversi settori e regioni. L’UE ha chiesto la parola per la prima volta dalla sua dichiarazione di apertura del primo giorno, sottolineando la grande preoccupazione per la protezione dei difensori dei diritti umani. “È importante continuare a sentire le opinioni delle vittime”, ha affermato Bellion, “e dovrebbero essere intese come un appello a tutti noi per rispondere in modo efficace”. Bellion ha sottolineato come sia le società transnazionali che quelle nazionali, così come la società civile e gli istituti nazionali per i diritti umani, svolgano ruoli importanti nel fornire accesso alla giustizia e rimedi, ritenendo inaccettabile che coloro che parlano per le vittime siano in pericolo. Ha fatto riferimento agli UNGPs e alle loro chiare disposizioni affinché gli Stati adottino misure per proteggere i difensori dei diritti umani. Ha affermato che ogni possibile strumento giuridicamente vincolante dovrebbe affermare che gli Stati hanno questo obbligo anche nei confronti di gruppi vulnerabili come i bambini, le persone con disabilità e le popolazioni indigene ed inserendo una prospettiva di genere. Ha indicato lo Strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) come strumento per sostenere attività in questo campo, oltre ad altre sovvenzioni a disposizione dei difensori dei diritti umani.</p>
<p align="JUSTIFY">È stata una sorpresa che alcuni stati membri dell’UE prendessero la parola. Il Belgio, la Francia e la Spagna sono intervenuti nel dibattito, per quanto pienamente allineati con la posizione ufficiale dell’UE, presentando solo i propri meccanismi a livello nazionale evidenziando i loro Piani d’Azione Nazionali (PAN). Membri di organizzazioni presenti hanno criticato questi PAN giudicandoli insufficienti in quanto non introducono norme vincolanti efficaci che garantiscano l’accesso ai rimedi.</p>
<p align="JUSTIFY">Alcuni hanno portato un altro aspetto importante al centro del dibattito, ossia la mancanza di una prospettiva di genere nella <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Draft Zero</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span>in particolare circa gli abusi delle imprese sofferti dalle donne specialmente nelle zone di conflitto. È stato spiegato come, ad esempio, nella Repubblica Democratica del Congo le donne siano a più alto rischio di violenza specialmente in prossimità di siti minerari<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;UE ha deciso di non essere presente durante la discussione informale sulle raccomandazioni, che dimostra ancora una volta la mancanza di impegno per un trattato vincolante. Nella propria dichiarazione finale, l’UE ha chiarito che non vuole bloccare il processo ma allo stesso tempo si dissocia dalle raccomandazioni e dalle conclusioni, quindi non è vincolato da esse, e ha chiesto che questa affermazione fosse inclusa nei verbali.</p>
<p align="JUSTIFY">Nelle sue parole di chiusura, il presidente relatore Luis Gallegos ha invitato tutti i partecipanti a rispettare la libertà di espressione, non solo per i presenti alla sessione, ma anche attraverso internet e i social media.</p>
<p align="JUSTIFY">Riassumendo, i risultati di questa quarta sessione sono le conclusioni verso una <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Draft One</i></span></span> ed una quinta sessione che si terrà nel 2019, il che rappresenta un ulteriore passo in avanti verso il raggiungimento dell’obiettivo di un Trattato ONU vincolante per le imprese circa la protezione dei diritti umani.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">N.B.= </span></span>per consultare il testo della<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Draft Zero</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span>si veda:</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ohchr.org/Documents/HRBodies/HRCouncil/WGTransCorp/Session3/DraftLBI.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ohchr.org/Documents/HRBodies/HRCouncil/WGTransCorp/Session3/DraftLBI.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </span></span></p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Trattato su diritti umani e imprese: una strada percorribile, forse</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Sep 2018 07:45:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Fabiana Brigante Durante la 26ª sessione del Consiglio dei Diritti Umani tenutasi a Ginevra nel giugno 2014, Ecuador e Sudafrica hanno presentato una risoluzione al Consiglio diretta ad istituire un gruppo di lavoro&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/download.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-11338" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/download.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="498" height="498" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/download.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 880w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/download-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/download-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/download-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/download-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/download-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 498px) 100vw, 498px" /></a></b></span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="RIGHT">di Fabiana Brigante</p>
<p align="JUSTIFY">Durante la 26ª sessione del Consiglio dei Diritti Umani tenutasi a Ginevra nel giugno 2014, Ecuador e Sudafrica hanno presentato una risoluzione al Consiglio diretta ad istituire un gruppo di lavoro intergovernativo con il mandato di elaborare uno strumento internazionale giuridicamente vincolante sulle imprese multinazionali ed altre imprese commerciali in relazione ai diritti umani.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;idea di un trattato che regolamenti il comportamento delle imprese è tutt&#8217;altro che nuova. Nel 1972, l&#8217;ONU creò il Centro delle Nazioni Unite sulle società transnazionali (UNCTC), con il compito di creare per le stesse un codice di condotta da seguire. I negoziati durarono 15 anni, terminando infruttuosamente nel 1992 a causa di disaccordi inconciliabili tra i paesi socialisti in via di sviluppo e le economie più avanzate. Il fallimento dell&#8217;iniziativa ha portato, negli anni successivi, all&#8217;adozione di strumenti meno ambiziosi e non giuridicamente vincolanti e di cui si è già parlato nella presente rubrica nelle scorse settimane. Si tratta essenzialmente di linee guida o principi il cui rispetto è affidato alla volontà delle società multinazionali e dei paesi beneficiari. Dunque, se da un lato la preoccupazione delle imprese di proiettare sui propri consumatori una buona immagine può spingere le stesse ad adottare comportamenti “socialmente responsabili”, dall’altro il carattere non vincolante di questi strumenti impedisce di assicurarne coattivamente il rispetto, e allo stesso tempo non offre alle vittime alcuno strumento effettivo di protezione.</p>
<p align="JUSTIFY">Per questo ed altri motivi il dibattito circa la stipulazione di un trattato vincolante per le imprese non è di poco momento; il suo maggior merito sarebbe appunto garantire la diretta responsabilità delle imprese nel caso in cui queste ultime perpetrino violazioni dei diritti umani. Attualmente, infatti, è solo in capo agli stati che vige tale dovere, poiché tradizionalmente essi sono considerati gli unici soggetti di diritto internazionale, causando un clima generale di impunità nel quale i soggetti del settore privato sono esenti da responsabilità giuridiche.</p>
<p align="JUSTIFY">Tuttavia, una delle obiezioni che sono state mosse dalla dottrina alla possibilità di un trattato giuridicamente vincolante per le imprese è rappresentata da uno studio condotto da Oona Hathaway, professoressa dell’Università di Yale, teso a monitorare lo stato dei diritti umani in 166 paesi. Esso ha rilevato che nessun trattato ha avuto un effetto positivo sui diritti umani; addirittura in alcuni casi le situazioni esistenti sono peggiorate. I risultati di questa ricerca sono stati ripresi da Eric Posner, professore di diritto internazionale all’Università di Chicago, il quale ha affermato che “ci sono poche prove che i trattati sui diritti umani abbiano migliorato il benessere delle persone”.</p>
<p align="JUSTIFY">Inoltre, gli oppositori sostengono che, se da un lato un trattato dovrebbe essere inclusivo delle voci più deboli, vale a dire i paesi in via di sviluppo, dall&#8217;altro lato l&#8217;idea di redigere un trattato in grado di soddisfare tutti gli interessi in competizione è considerata utopica. Su questo punto, John Ruggie, autore de Principi Guida delle Nazioni Unite sulle Imprese e i Diritti Umani di cui si è già parlato, curiosamente uno dei più veementi avversari del trattato, ha espresso la preoccupazione che non solo i negoziati impiegherebbero molti anni prima di arrivare a una bozza finale, ma ci sarebbe anche il rischio di inasprire la polarizzazione storica delle posizioni contrastanti degli stati e che i Principi Guida avevano faticosamente tentato di superare.</p>
<p align="JUSTIFY">La critica ha colpito molti altri punti di questa proposta. Alcuni hanno contestato la scelta di includere nell&#8217;ambito del trattato solo le società multinazionali, ritenendo che esse sarebbero penalizzate rispetto alle società locali, e che ciò ridurrebbe anche la portata dei Principi Guida. Inoltre, Ruggie ha sottolineato che, a causa della natura peculiare dell&#8217;area di business, sarebbe difficile stabilire una singola serie di obblighi. Interessante è la posizione di coloro che sostengono che il sistema creato dai Principi Guida incoraggia gli stati e le imprese a rispettare i diritti umani con la promessa di essere ricompensati per questo, mentre un trattato costringerebbe questi ultimi a rispettare certe regole sotto la minaccia della punizione, con il risultato che essi si limiteranno a rispettare lo standard minimo imposto.</p>
<p align="JUSTIFY">Nonostante le perplessità di parte della dottrina, nel luglio di quest’anno è stato adottato il “Draft Zero”, ossia la prima bozza ufficiale dello strumento giuridicamente vincolante per regolamentare, nel diritto internazionale dei diritti umani, le attività delle multinazionali e di altre imprese. Cerchiamo di far luce su quest’ultimo per comprenderne la portata. In primis, vi è da dire che lo scopo del trattato, come previsto all&#8217;articolo 2, è “rafforzare il rispetto, la promozione, la protezione e la realizzazione dei diritti umani” e “assicurare un accesso effettivo alla giustizia e porre rimedio alle violazioni dei diritti umani” nel contesto delle attività delle imprese transnazionali, promuovendo la cooperazione internazionale in questo senso. Il trattato si applica “alle violazioni dei diritti umani nel contesto di qualsiasi attività commerciale di carattere transnazionale” (articolo 3). La giurisdizione è del tribunale dello Stato in cui tali atti o omissioni si sono verificati o in cui il presunto autore è domiciliato. L&#8217;articolo 8 afferma il diritto delle vittime a un “accesso equo, efficace e rapido alla giustizia e ai rimedi” conformemente al diritto internazionale, tra cui: restitutio in integrum, risarcimento, riabilitazione, non ripetizione, risanamento ambientale e ripristino ecologico. Gli Stati parti dovranno: i) garantire il diritto delle vittime di presentare reclami al proprio tribunale; ii) indagare sulle violazioni dei diritti umani e agire contro i perpetratori delle stesse; iii) fornire assistenza legale alle vittime; iv) istituire un fondo internazionale per le vittime; v) fornire meccanismi efficaci per l&#8217;applicazione dei rimedi; e vi) proteggere le vittime, i loro rappresentanti, le famiglie e i testimoni da interferenze illecite con la loro privacy e da intimidazioni e ritorsioni.</p>
<p align="JUSTIFY">Agli Stati è richiesto di garantire, attraverso modifiche legislative, che tutte le persone con attività imprenditoriali di carattere transnazionale assumano obblighi di dovuta diligenza per tutta la loro attività, e di prevedere procedure nazionali efficaci per far rispettare la conformità a tale obbligo di diligenza. La due diligence include: 1) valutazione e monitoraggio dell&#8217;impatto dell’attività di impresa sui diritti umani; 2) individuazione e valutazione delle violazioni; 3) obblighi di prevenzione; 4) relazioni da presentare circa questioni non finanziarie, comprese le questioni ambientali e in materia di diritti umani; e 5) conduzione di consultazioni significative con le parti interessate.</p>
<p align="JUSTIFY">Per quanto riguarda l’implementazione delle norme contenute nel Trattato, si prevede che sarà istituito un comitato di esperti a cui venga affidato tale compito. Inoltre, gli Stati dovranno adottare misure legislative e amministrative per garantirne una attuazione che sia effettiva, prestando particolare attenzione alle attività commerciali svolte nelle aree colpite da conflitti nonché alle categorie di soggetti sottoposti a rischi elevati di violazione dei diritti umani nel contesto di attività commerciali, come ad esempio donne, bambini, persone con disabilità, popolazioni indigene, migranti, rifugiati.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;entrata in vigore del trattato proposto non rivoluzionerebbe immediatamente il mondo delle imprese e dei diritti umani, ma rappresenta uno step nella giusta direzione affinché gli stati agiscano in ottemperanza dei loro obblighi giuridici per proteggere i diritti umani dagli abusi commerciali, ed allo stesso tempo incoraggerebbe le imprese a rafforzare le loro procedure di due diligence. Se ampiamente ratificato, il trattato proposto dovrebbe stimolare una proliferazione delle leggi nazionali che impongano obblighi ragionevoli alle imprese per prevenire violazioni dei diritti umani e, in caso di violazioni, migliorare l&#8217;accesso alla giustizia da parte delle vittime.</p>
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		<title>La merce siamo noi</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Mar 2018 07:46:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; Vi consigliamo di scaricare e di vedere questo film. Lo potete trovare su openddb.it #Overthefortress è una campagna sociale e politica, un’azione collettiva di monitoraggio e d’inchiesta dentro e oltre l’Europa Fortezza.  E’&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>&nbsp;</p>
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<p align="justify"><a href="http://www.meltingpot.org/+-Campagna-overthefortress-+.html?utm_source=rss&utm_medium=rss"><u>#Overthefortress</u></a> è una campagna sociale e politica, un’azione collettiva di monitoraggio e d’inchiesta dentro e oltre l’Europa Fortezza.  E’ iniziata come staffetta nell’agosto del 2015 lungo la “rotta dei Balcani”, e seguendo le trasformazioni delle politiche europee di controllo e blocco delle migrazioni mantiene uno sguardo attento sulle principali rotte migratorie e sui confini interni ed esterni dello spazio europeo.</p>
<p align="justify">E’ con questo ricco percorso alle spalle che abbiamo deciso di spostarci più in là, dove arrivano gli accordi che implicitamente sottoscriviamo come europei, ma dei quali non abbiamo notizie chiare sugli effetti, troppo spesso disumani e inaccettabili. Gaziantep, Kilis, Antakya; lungo la strada spesso lo scorgi in lontananza.  Un muro che corre sul confine, a volte riesci anche a vedere delle enormi gru  che sollevano quei blocchi di cemento che compongono il muro.</p>
<p align="justify">È solo una delle conseguenze più visibili del trattato tra l’Unione Europea e la Turchia. Come lo sono anche le decine di ragazzini in pausa pranzo che affollano le strade del quartiere delle officine tessili, nei dintorni di Antep. Anche loro sono una conseguenza di quel trattato.</p>
<p align="justify">LA MERCE SIAMO NOI, prodotto da Melting Pot Europa, in collaborazione con Borders of Borders e Pettirouge.Prod è un progetto della campagna  #overthefortress.</p>
<p align="justify">Attraverso le storie di alcuni profughi siriani, bloccati da anni nei territori turchi a ridosso del confine, abbiamo indagato le conseguenze degli accordi tra Comunità Europea e Turchia. Il lavoro, l’educazione, la casa, i diritti, i doveri, le diseguaglianze, le speranze, le delusioni.</p>
<p align="justify"><img loading="lazy" class="attachment-single-scheda size-single-scheda wp-post-image aligncenter" src="https://www.openddb.it/files/La-merce-siamo-noi-1-295x406.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" sizes="(max-width: 295px) 100vw, 295px" srcset="https://www.openddb.it/files/La-merce-siamo-noi-1-295x406.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 295w, https://www.openddb.it/files/La-merce-siamo-noi-1-218x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 218w, https://www.openddb.it/files/La-merce-siamo-noi-1-241x332.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 241w, https://www.openddb.it/files/La-merce-siamo-noi-1-256x352.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 256w, https://www.openddb.it/files/La-merce-siamo-noi-1-142x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 142w, https://www.openddb.it/files/La-merce-siamo-noi-1-150x207.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.openddb.it/files/La-merce-siamo-noi-1-156x215.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 156w, https://www.openddb.it/files/La-merce-siamo-noi-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" alt="" width="295" height="406" /></p>
<p align="justify">“La Merce Siamo Noi” è un road movie che corre lungo le linee disegnate dai campi profughi nel sud est della Turchia, un labirinto di muri e misure restrittive, manipolazioni politiche ed esodi senza precedenti. Abbiamo incontrato alcune di quelle migliaia di bambini scappati dalla guerra in Siria, li abbiamo incontrati tra montagne di tessuti, in enormi capannoni decadenti, protagonisti inconsapevoli del boom economico del settore tessile turco. E giorno dopo giorno, chilometro dopo chilometro, volto dopo volto, storia dopo storia, quello che si delineava era un racconto dove nessuno  è colpevole, perché al di là delle guerre, delle religioni, delle rivoluzioni e delle ideologie, al di là di tutto questo, e prima di tutto questo la <i>merce siamo noi</i>.</p>
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		<title>Appello per la firma del Trattato di Interdizione delle Armi Nucleari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Sep 2017 07:22:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Camera e Senato, al Capo del Governo. Da: MOVIMENTO EUROPEO &#160; &#160; All’ONU il 7 luglio scorso è stato adottato uno storico Trattato che proibisce gli ordigni&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Camera e Senato, al Capo</strong></p>
<p><strong>del Governo.</strong></p>
<p>Da: MOVIMENTO EUROPEO</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1116.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9455" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1116.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="241" height="253" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>All’ONU il 7 luglio scorso è stato adottato uno storico Trattato che proibisce gli</p>
<p>ordigni &#8220;atomici&#8221; promosso dalle nazioni che non possiedono il nucleare, assenti le 9 nazioni che possiedono la bomba &#8220;atomica&#8221; e tutti i Paesi NATO (eccetto l&#8217;Olanda).</p>
<p>Un movimento mondiale disarmista, che ha sospinto il voto coraggioso di <b>122 stati <span style="font-family: Calibri; font-size: large;"><b>&#8220;battistrada&#8221;</b></span> <span style="font-family: Calibri; font-size: large;">&#8211; per lo più del &#8220;movimento dei non allineati&#8221;-, ha reso concreta la speranza che l&#8217;Umanità riesca finalmente a liberarsi dalla più terribile minaccia per la sua sopravvivenza, tenendo conto che una guerra nucleare può essere <span style="font-family: Calibri; font-size: large;">scatenata addirittura per caso, per incidente o per errore di calcolo.</span></span></b></p>
<p>Anche il Parlamento Europeo ha approvato, il 27 ottobre 2016, una risoluzione su questi temi (415 voti a favore, 124 contro, 74 astenuti), invitando tutti gli Stati membri dell&#8217;Unione Europea a &#8220;partecipare in modo costruttivo&#8221; ai negoziati ONU, quelli che successivamente hanno varato il Trattato del 7 luglio.</p>
<p>Ci ha sorpreso e indignato l’assenza del governo italiano alle sedute dei negoziati</p>
<p>in sede ONU.</p>
<p>Siamo coscienti, con tutte le alte autorità scientifiche, civili, morali e religiose, che in tal senso si sono espresse, che la <b>deterrenza nucleare e la minaccia della distruzione reciproca sono contrarie al bene dell&#8217;umanità e </b><strong>all&#8217;etica di ogni civile convivenza.</strong></p>
<p>Lo abbiamo già ricordato ma non lo si ripeterà mai abbastanza: indipendentemente dallo Stato di appartenenza, l&#8217;esistenza stessa delle armi nucleari è universalmente riconosciuta come una terribile minaccia per la vita dei popoli e dell&#8217;ecosistema terrestre. Una minaccia oltretutto assurda perché una guerra nucleare, persino con limitato scambio di missili, risulterebbe comunque catastrofica.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/th-164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9456" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/th-164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="311" height="198" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/th-164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 311w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/th-164-300x191.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 311px) 100vw, 311px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In ragione di ciò, CHIEDIAMO al nostro governo di lavorare perché questi ordigni siano ripudiati e di attivarsi perché vengano ovunque aboliti.</strong></p>
<p><strong>Per questo CHIEDIAMO che l&#8217;Italia ratifichi al più presto il Trattato di Interdizione delle Armi Nucleari del 7 luglio 2017, in coerenza con l&#8217;art. 11 della nostra Costituzione, anche per dare impulso </strong>all&#8217;alternativa di una economia di pace.</p>
<p>L&#8217;Italia, per essere coerente e credibile con quanto sopra richiesto, deve liberarsi</p>
<p>con decisione autonoma delle bombe nucleari USA ospitate a Ghedi ed Aviano, anche perché, nell’interpretazione che dobbiamo far valere, violano il Trattato di Non Proliferazione Nucleare. Si tratta delle bombe B61 indicate dalla Federation of Atomic Scientists (ma ufficialmente è &#8220;riservato&#8221; quante e dove siano), che ora verranno rimpiazzate dalle più micidiali B61-12. E dovremmo mettere in conto anche la possibilità, segnalata sempre dalla FAS, di Cruise con testata atomica a bordo della VI Flotta USA con comando a Napoli. La VI Flotta attracca nei numerosi porti italiani ufficialmente a rischio nucleare.</p>
<p><span style="color: #222222; font-family: Calibri; font-size: large;"><b>Ascoltiamo il monito ancora attuale dell&#8217;appello </b></span> <b><span style="color: #222222; font-family: Calibri; font-size: large;">Russell &#8211; Einstein, che invitava ad eliminare le armi nucleari prima che eliminassero loro l&#8217;intero genere <span style="color: #222222; font-family: Calibri; font-size: large;"><b>umano: &#8220;ricordiamo la comune umanità e mettiamo in secondo piano il resto</b></span> <b><span style="color: #222222; font-family: Calibri; font-size: large;">&#8220;. </span></b></span></b></p>
<p>Disarmisti Esigenti, WILPF Italia, No guerra No Nato, Pax</p>
<p>Christi, IPRI-CCP, Pressenza, LDU, Accademia Kronos,</p>
<p>Energia Felice, Fermiamo chi scherza col Fuoco atomico</p>
<p>(Campagna OSM-DPN), PeaceLink, La Fucina per la</p>
<p>Nonviolenza di Firenze, la Chiesa Valdese di Firenze,</p>
<p>Mondo senza guerre e senza violenza, Comitato per la</p>
<p>Convivenza e la Pace Danilo Dolci-Trieste.</p>
<p>La lista degli aderenti sarà sempre aperta: singoli e gruppi potranno</p>
<p>sottoscrivere anche on line alla URL:</p>
<p><a href="https://www.petizioni24.com/italiaripensacisulbandodellearminucleari?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #222222; font-family: Arial; font-size: large;">https://www.petizioni24.com/italiaripensacisulbandodellearminucleari?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></p>
<p>____________________</p>
<p><span style="color: #222222; font-family: Calibri; font-size: large;">Per </span><span style="color: #222222; font-family: Calibri;">CONTATTI</span><span style="color: #222222; font-family: Calibri; font-size: large;">: </span></p>
<p><span style="color: #222222; font-family: Calibri; font-size: large;">Segreteria organizzativa c/o WILPF ITALIA </span></p>
<p>Antonia Baraldi Sani (cell. 349-7865685)- Giovanna Pagani (cell. 320-1883333)</p>
<p><span style="color: #222222; font-family: Calibri; font-size: large;">email: </span><span style="font-family: Calibri; font-size: large;">antonia.sani.baraldi@gmail.com ; gioxblu24@alice.it</span></p>
<p>Commissione di coordinamento adesioni<b> </b></p>
<p>Giovanna Pagani cell. 320-1883333</p>
<p>Alfonso Navarra cell. 340-0736871</p>
<p>Giuseppe Padovano cell. 393-9983462</p>
<p>Olivier Turquet cell. 339-5635202</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Trump alla fine decide:  U.S.A.  fuori dall&#8217;Accordo di Parigi</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2017/06/05/trump-alla-fine-decide-u-s-a-fuori-dallaccordo-di-parigi/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jun 2017 13:15:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Alfonso Navarra &#8211; Osservatorio per l&#8217;attuazione dell&#8217;accordo globale di Parigi sul clima (www.ilsolediparigi.it) &#160; Non era un esito scontato. Dopo averci tenuto sulle spine dal G7 di Taormina, il presidente degli USA&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong>di Alfonso Navarra &#8211; Osservatorio per l&#8217;attuazione dell&#8217;accordo globale di Parigi sul clima</strong></p>
<p><strong>(www.ilsolediparigi.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non era un esito scontato. Dopo averci tenuto sulle spine dal G7 di Taormina, il presidente degli USA Donald Trump alla fine, all&#8217;insegna dell'&#8221;America first!&#8221;,  si è deciso ed ha deciso male. Ha ufficializzato, nonostante forti pareri contrari all&#8217;interno della sua stessa Amministrazione (la figlia Ivanka, Rex Tillerson&#8230;), scavalcando il Congresso, che recederà dall&#8217;Accordo di Parigi sul clima globale. (Teniamo presente che gli Stati Uniti non hanno ancora ratificato Kyoto 1992 di cui Parigi 2015 si presenta come uno sviluppo!). Ignora i moniti  sempre più allarmanti della comunità scientifica liquidati nei tweet e nei comizi come &#8220;bufale inventate dai cinesi&#8221; e mette a rischio le speranze dell&#8217;Umanità di uscire con (relativamente) poche ammaccature dalla gavissima crisi ambientale che  un effetto serra sempre più acuto porta con sé.</p>
<p>(Per dettagli sulla notizia: <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/oltreradio/2017/05/31/clima-trump-ritira-gli-stati-uniti-dallaccordo-di-parigi_02e97b4c-5212-43d8-8b0f-334fcc759970.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/oltreradio/2017/05/31/clima-trump-ritira-gli-stati-uniti-dallaccordo-di-parigi_02e97b4c-5212-43d8-8b0f-334fcc759970.html&amp;source=gmail&amp;ust=1496754377625000&amp;usg=AFQjCNEVpj-RjbPm-S7xbVbf-BYW2p-Z4A&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/oltreradio/2017/05/31/clima-trump-ritira-gli-stati-uniti-dallaccordo-di-parigi_02e97b4c-5212-43d8-8b0f-334fcc759970.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>
<p>La decisione, che colloca gli USA sulla stessa posizione recalcitrante di Siria e Nicaragua, va a terremotare un processo diplomatico pluriennale che alla COP 21 di Parigi aveva registrato l&#8217;unanimità sul documento finale,  ma ancora insufficiente a contenere l&#8217;aumento di temperatura entro i limiti indicati dalla comunità scientifica internazionale.  (Si stima la capacità di contenimento degli impegni volontari degli Stati a 3,5° C, mentre l&#8217;obiettivo sarebbe di 2° C, &#8220;preferibilmente&#8221; 1,5 per non fare finire sott&#8217;acqua interi Stati).</p>
<p>E&#8217; molto importante tenere presente che, ai sensi dell&#8217;art. 28 dell&#8217;accordo di Parigi (il testo lo si trova, sul sito del Ministero dell&#8217;ambuiente, al seguente link in traduzione italiana: <a href="http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/cop21/ACCORDO%20DI%20PARIGI%20Traduzione%20non%20ufficiale.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/cop21/ACCORDO%2520DI%2520PARIGI%2520Traduzione%2520non%2520ufficiale.pdf&amp;source=gmail&amp;ust=1496754377625000&amp;usg=AFQjCNFtcwRnjmNONbM8nz_syu9xWmvZ4g&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/cop21/ACCORDO%20DI%20PARIGI%20Traduzione%20non%20ufficiale.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> ), per il ritiro effettivo degli USA ci vorranno 4 anni di tempo, quindi &#8211; salvo ripensamenti &#8211; esso avverrà il 4 novembre 2020, nel pieno della campagna elettorale per la presidenza.</p>
<p>La UE e la Cina hanno subito protestato e proclamato di voler andare avanti comunque senza che il Patto sia toccato: ma resta da vedere quanto pesi la retorica che copre  la sostanziale mancanza di una volontà politica condivisa per agire collettivamente, in modo immediato e drastico.</p>
<p>Dal dispaccio ANSA citato possiamo leggere della nota congiunta di Merkel, Macron e Gentiloni:  &#8220;<em>L&#8217;Accordo di Parigi rimane una pietra angolare della cooperazione tra i nostri paesi per affrontare efficacemente e tempestivamente i cambiamenti climatici e per attuare gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell&#8217;Agenda del 2030. Crediamo fermamente che l&#8217;accordo di Parigi non possa essere rinegoziato, in quanto strumento vitale per il nostro pianeta, le società e le economie. Siamo convinti che l&#8217;attuazione dell&#8217;accordo di Parigi offra grandi opportunità economiche per la prosperità e la crescita nei nostri paesi e su scala globale</em>&#8220;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/th45B6LNVU.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8908" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/th45B6LNVU.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="212" height="210" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/th45B6LNVU.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/th45B6LNVU-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w" sizes="(max-width: 212px) 100vw, 212px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si è già accennato a Siria e Nicaragua, ma dopo gli USA possiamo temere che altri  dei 195 paesi firmatari si tirino indietro.  Tra le realtà importanti, dobbiamo puntare i riflettori in particolare sulla tentennante Russia, che potrebbe anche essa ripensarci insieme all&#8217;India. Attualmente l&#8217;accordo di Parigi è ratificato da 147 Stati tra i quali l&#8217;Italia, che ha sfornato di recente, con il governo Gentiloni, una Strategia energetica nazionale (SEN), che &#8211; praticamente lo ignora.</p>
<p>Sempre dal citato dispaccio ANSA riportiamo i seguenti dati sulle emissioni di CO2, parametro con cui si valuta l&#8217;effetto serra: &#8221; <em>Gli Stati Uniti sono il secondo produttore mondiale di gas serra, con il 15% delle emissioni globali (dati 2015). Il primo produttore è la Cina, con il 29%. Nel 2015 le emissioni cinesi sono calate dello 0,7% e nel 2016 di un altro 0,5%. Nei dieci anni precedenti, la produzione di gas climalteranti del Dragone aumentavano in media del 5% ogni anno. Il calo è dovuto alla chiusura di centrali a carbone e all&#8217;apertura di centrali nucleari, rinnovabili e a gas. La Cina, priva di petrolio e avvelenata dal carbone, ha convenienza a puntare su eolico e fotovoltaico e sta investendo in questi settori in modo massiccio. Gli Usa nel 2015 avevano tagliato le emissioni del 2,6% e nel 2016 dell&#8217;1,7%, grazie a notevoli investimenti sulle rinnovabili, favoriti dall&#8217;amministrazione Obama. Il terzo produttore mondiale di gas serra è l&#8217;Unione europea, con il 10%. Negli ultimi vent&#8217;anni le sue emissioni sono scese costantemente, grazie al ruolo delle rinnovabili, ma nel 2015 sono salite dell&#8217;1,4%. I problemi vengono dall&#8217;India, che contribuisce per il 6,3% alle emissioni globali e nel 2015 ha aumentato la sua produzione di gas serra del 5,2%</em>&#8220;.</p>
<p>Il problema, per il tycoon diventato presidente, è non comprendere che in gioco c&#8217;è molto di più dei lavoratori americani nel settore fossile e carbonifero, c&#8217;è la Madre Terra con tutti i suoi abitanti umani e non umani. L&#8217;unica strada efficace per rispondere alla sfida sarebbe quella di abbandonare immediatamente, cioé massimo entro 30 anni, i combustibili fossili, tagliare loro i sussidi pubblici, imporre una carbon tax, procedere alla conversione ecologica di produzione e consumi, come auspicato, tra gli altri, da Papa Bergoglio.</p>
<p>Un dato della situazione su cui riflettere è che la gran parte dell&#8217;industria americana, comprese le multinazionali energetiche, non intende seguire la logica di Trump. Lo si evince da un appello (evidentemente iascoltato) apparso per diversi giorni sui più importanti giornali americani. Ecco quanto hanno firmato non solo i giganti della Silicon Valley, ma tutti i top manager dell&#8217;economia statunitense, inclusi quelli della EXXON (da cui proviene il Segretario di Stato Rex Tillerson). &#8220;<em>Stiamo investendo nelle tecnologie innovative che possono aiutarci a conquistare una transizione verso l&#8217;energia pulita. E proprio in virtù di questo passaggio, il Governo deve supportarci</em>&#8220;.</p>
<p>(Sul Financial Times possiamo leggere &#8211; pagando &#8211; l&#8217;appello sotto il titolo di &#8220;Exxon urges Trump to keep US in Paris climate accord&#8221; : <a href="https://www.ft.com/content/acf309b0-13b3-11e7-80f4-13e067d5072c?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.ft.com/content/acf309b0-13b3-11e7-80f4-13e067d5072c&amp;source=gmail&amp;ust=1496754377625000&amp;usg=AFQjCNFdmXzTENyIH2BUHkNGiRsuJnEOQQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ft.com/content/acf309b0-13b3-11e7-80f4-13e067d5072c?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/thUOGG5MLW.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8909" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/thUOGG5MLW.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Da &#8220;Repubblica on line&#8221;, in un pezzo firmato da Raffaella Scudieri&#8221;, apprendiamo di defezioni importanti dallo staff di Trump per protesta. Si cita  Lloyd Blankfein, il CEO della Goldmnan Sachs, che per l&#8217;occasione ha twittato per la prima volta in vita sua: &#8220;<em>La decisione di oggi è un ostacolo per l&#8217;ambiente e per la posizione della leadership americana</em>&#8220;. E il suo dissenso non è poco, visto che in molti si sono sempre riferiti all&#8217;amministrazione Trump con l&#8217;appellativo &#8220;Government Sachs”, dato il  numero impressionante di personaggi sbarcati da quella banca alla Casa Bianca.</p>
<p>(Si vada su:<a href="http://www.repubblica.it/ambiente/2017/06/02/news/usa_l_industria_americana_fa_muro_contro_trump_e_nuove_alleanze_crescono-167033013/?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.repubblica.it/ambiente/2017/06/02/news/usa_l_industria_americana_fa_muro_contro_trump_e_nuove_alleanze_crescono-167033013/&amp;source=gmail&amp;ust=1496754377625000&amp;usg=AFQjCNHC0NCkoeixaDuGOxLxR0W9XlEIOA&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.repubblica.it/ambiente/2017/06/02/news/usa_l_industria_americana_fa_muro_contro_trump_e_nuove_alleanze_crescono-167033013/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>
<p>Fabrizio Tonello riflette su il Manifesto del 2 giugno 2017, nell&#8217;articolo intitolato: &#8220;Energia, la scelta del tycoon&#8221;, su quanto la decisione di Trump di recedere da Parigi possa riflettere una divisione strategica in corso nel &#8220;capitalismo USA&#8221;, che così prospetta: &#8220;<em>La coalizione del «vecchio» (finanza, petrolio, armamenti) o quella del «nuovo» (energie rinnovabili, sharing economy)?</em>&#8221;</p>
<p>Il commentatore avanza la seguente ipotesi: &#8220;<em>I due modelli possono, in realtà, convivere benissimo: negli otto anni di amministrazione Obama le banche non si sono impoverite, i petrolieri hanno continuato a fare profitti, i mercanti di cannoni hanno esportato più di quanto non facessero con Bush e Clinton. Trump sembra però voler accelerare nel ripristinare il dominio di Wall Street e del Pentagono e difendere gli immensi investimenti dell’industria petrolifera e carbonifera, che rifiutano di essere svalutati da una transizione verso le energie rinnovabili</em>&#8220;.</p>
<p>Concludo questo articolo con un riferimento alla COP 23, la Conferenza ONU delle parti che si terrà a  Bonn il prossimo novembre (per la precisione, dal 6 al 17 novembre); la quale &#8211; riprendendo il filo del lavoro della COP 22 del Marocco, a sua volta proseguimento della COP 21 di Parigi (quella, appunto, dell&#8217;accordo) &#8211; è intervenuta con il suo presidente, il fijiano Frank Bainimarama, a biasimare Trump e a ricordare che oggi non si può scherzare col fuoco climatico . &#8220;<em>Quale presidente della imminente COP23, ribadisco che farò tutto il possibile per continuare a creare una grande coalizione che accelererà lo slancio che non si è interrotto dopo l&#8217;accordo di Parigi. La coalizione comprenderà in una sinergia ancor più collaborativa  i governi, la società civile, il settore privato e milioni di uomini e donne ordinari di questo mondo. Sono anche convinto che il governo degli Stati Uniti ritornerà alla nostra lotta perché la prova scientifica del cambiamento climatico creato dall&#8217;uomo è ben fondata e compresa. Il problema è squadernato e gli impatti sono evidenti: l&#8217;umanità non può ignorare questi fatti se non a suo rischio e  pericolo</em>&#8220;.</p>
<p>(La dichiarazione completa si può leggere in inglese alla URL: <a href="https://cop23.com.fj/statement-fijian-prime-minister-incoming-president-cop23/?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://cop23.com.fj/statement-fijian-prime-minister-incoming-president-cop23/&amp;source=gmail&amp;ust=1496754377625000&amp;usg=AFQjCNGgfLCULTOiVkhZkjstqHLceK2ymA&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://cop23.com.fj/statement-fijian-prime-minister-incoming-president-cop23/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>
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		<title>Fiscal Compact nei Trattati: un’Unione al riparo del suffragio universale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Feb 2017 08:56:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Voto del Parlamento europeo sulla Relazione “sulla possibile evoluzione e l’adeguamento dell’attuale struttura istituzionale dell’Unione europea” (Relatore Guy Verhofstadt &#8211; ALDE), sulla Relazione “sul miglioramento del funzionamento dell’Unione europea sfruttando le potenzialità del&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-21.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6901" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-21.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Voto del Parlamento europeo sulla Relazione “sulla possibile evoluzione e l’adeguamento dell’attuale struttura istituzionale dell’Unione europea” (Relatore Guy Verhofstadt &#8211; ALDE), sulla Relazione “sul miglioramento del funzionamento dell’Unione europea sfruttando le potenzialità del trattato di Lisbona” (Relatori Mercedes Bresso &#8211; S&amp;D, Elmar Brok &#8211; PPE) e sulla Relazione “sulla capacità di bilancio della zona euro” (Relatori Reimer Böge &#8211; PPE, Pervenche Berès &#8211; S&amp;D)</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Le relazioni sono state approvate con le seguenti maggioranze:</em></p>
<p><em>Relazione Verhofstadt: 283 favorevoli, 269 contrari, 83 astenuti</em></p>
<p><em>Relazione Bresso-Brok: 329 favorevoli, 223 contrari, 83 astenuti</em></p>
<p><em>Relazione Böge-Berès: 304 favorevoli, 255 contrari, 68 astenuti</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong><em>Dichiarazione di Barbara Spinelli, Relatore ombra per il Gruppo GUE/NGL delle Relazioni Verhofstadt e Bresso-Brok</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Oggi il Parlamento europeo ha approvato quello che viene comunemente soprannominato “Pacchetto sul futuro dell’Unione”. Si tratta di una triade di Relazioni – Relazione Bresso-Brok, Relazione Verhofstadt, Relazione Böge-Berès – tra loro strutturalmente e politicamente interconnesse. Come relatore ombra delle due relazioni istituzionali (Verhofstadt e Bresso-Brok) ho consigliato al mio gruppo un voto contrario. Ambedue le relazioni confermano in effetti che la maggioranza del Parlamento (anche se una maggioranza risicata, nel caso della relazione Verhofstadt) nulla ha imparato dalla crisi dell’Unione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’obiettivo di tutte e tre le relazioni è quello di dar vita a una struttura decisionale che sia il più possibile al riparo dagli azzardi del suffragio universale: nelle scelte economiche, migratorie, della politica estera e di difesa. Si spiega così la richiesta di inserire nei Trattati il Fiscal Compact: una politica socialmente rovinosa, che ha profondamente diviso e indebolito l’Unione. Alcuni nel gruppo socialista e liberale l&#8217;hanno fatta propria nell&#8217;illusione falsamente federalista di &#8220;comunitarizzare&#8221; un Patto di Stabilità che pure giudicano nefasto: è un compromesso con la loro coscienza che non ha rapporto alcuno con la realtà vissuta dai cittadini europei, e che è dunque puramente ideologico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il tentativo da me intrapreso di cancellare tale inserimento, attraverso specifici emendamenti, non ha trovato il consenso di un numero sufficiente di deputati socialisti, che si aggiungesse alle domande del Gruppo GUE-NGL e del Movimento 5 Stelle. Cosa stupefacente se si considera che personalità di spicco del PD (e in primis il sottosegretario Sandro Gozi) continuano a dire – almeno dal dicembre scorso – che il Fiscal Compact non deve essere iscritto nei Trattati».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Di seguito l&#8217;intervento fatto in plenaria in data 14 Febbraio 2017:</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Se avete letto le due relazioni Verhofstadt e Bresso-Brok, vedrete che mancano le chiavi per risolvere la crisi europea. Non c’è nemmeno il tentativo di capirla, dato che nessuno dei sostanziali errori compiuti è riconosciuto come tale. La soluzione è meramente tecnico-istituzionale, perché le crisi sono viste come eventi esterni o alieni, non come fallimenti dell’Unione e delle sue politiche: parlo delle politiche migratorie sempre più fondate su <em>refoulement</em>, del devastante dibattito sul Grexit, del Brexit che è figlio del Grexit. Parlo del disastro sociale che spinge tanti cittadini a disperare dell’Unione: la relazione Bresso-Brok si limita a promuovere “l’idea” – giusto l’<em>idea</em> – di un salario minimo, quando oggi urge un reddito di cittadinanza. La relazione Verhofstadt tace sulla questione sociale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I relatori assicurano di ispirarsi ai padri fondatori. Non credo l’abbiano fatto, perché i fondatori non avevano in mente <em>una determinata linea</em> politica. Contestavano la sovranità assoluta degli Stati per metter fine alle guerre e alla povertà che aveva distrutto l’Europa negli anni Trenta. Avevano in mente una Costituzione che permettesse l’alternarsi di scelte politiche diverse, senza pronunciarsi su di esse. Le due relazioni propongono tecniche istituzionali più efficienti e rapide per perpetuare le stesse politiche che ci hanno portato alla crisi. Il destino del <em>Fiscal Compact</em> è esemplare: una politica rovinosa, che divide l’Europa ed estrania milioni di cittadini, viene iscritta nel marmo dei Trattati, messa al riparo dal suffragio universale, confermando spettacolarmente che l’Unione è un mercato al servizio dei più forti, non ha nulla di federale, ed è profondamente ideologica, dunque indifferente al principio di realtà».</p>
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		<title>Lettera pubblica: di fronte alle stragi e ai crimini di indifferenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Oct 2016 10:00:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i Diritti umani aderisce alla seguente Lettera Pubblica 1 Ottobre 2016 LETTERA PUBBLICA DI FRONTE ALLE STRAGI E AI CRIMINI  DI INDIFFERENZA CHE SI RIPETONO NEL MEDITERRANEO   Il 21 settembre si è compiuta&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><em>Associazione per i Diritti umani</em> aderisce alla seguente Lettera Pubblica</p>
<p align="CENTER">
<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/profughi-800x445.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7082" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7082" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/profughi-800x445.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="profughi-800x445" width="800" height="445" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/profughi-800x445.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/profughi-800x445-300x167.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/profughi-800x445-768x427.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #555555;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><b>1 Ottobre 2016 </b></span></span></span></p>
<p align="CENTER"><a name="_GoBack"></a></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #555555;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><u><b>LETTERA PUBBLICA</b></u></span></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #555555;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><b>DI FRONTE ALLE STRAGI E AI CRIMINI  DI INDIFFERENZA </b></span></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #555555;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><b>CHE SI RIPETONO NEL MEDITERRANEO</b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #555555;"> </span></p>
<p align="JUSTIFY">Il 21 settembre si è compiuta un’ennesima prevedibile strage con il naufragio sulle coste egiziane di una nave con a bordo circa 450 persone e circa 300 vittime tra morti e dispersi. Colpisce oltre all’assuefazione dell’opinione pubblica, il sostanziale silenzio della stampa e la risposta frammentaria e disunita della società civile.</p>
<p align="JUSTIFY">L’ennesima strage alle porte d’Europa non può essere considerata un incidente fatale, ma un crimine nei confronti di un’umanità colpevole unicamente di non poter vivere liberamente e dignitosamente a casa propria, in paesi martoriati da guerre, persecuzioni, terrorismo, catastrofi ambientali e povertà causata da una colpevole, ingiusta distribuzione delle ricchezze.</p>
<p align="JUSTIFY">Di fronte alle stragi e ai crimini di indifferenza che si ripetono nel Mediterraneo e alle frontiere, ci dissociamo dalle politiche migratorie implementate dal governo italiano e dalle istituzioni europee, a cui chiediamo di assumersi le loro responsabilità di fronte all’eccidio di migranti in corso.</p>
<p align="JUSTIFY">Le recenti scelte dell’Unione Europea e dei singoli Stati membri di politiche migratorie di deterrenza, gli accordi generali (Rabat, Khartoum, ecc.) e quelli bilaterali firmati con paesi terzi, in particolare con regimi e dittature africane, stanno infatti intensificando la strage di migranti nel Mediterraneo e nei paesi di transito. Oltre ad ignorare nel modo più assoluto il diritto internazionale e la tutela dei diritti umani, queste politiche sono in realtà direttamente responsabili di migliaia di vittime, di abusi, stupri, detenzioni illegali, torture, sparizioni, configurando quello che potrebbe considerarsi un crimine di lesa umanità.</p>
<p align="JUSTIFY">Ogni ora che passa diventa un crimine di indifferenza e anche una forma di evidente complicità con questa strage ripetuta. Ci appelliamo ad una reazione dell’opinione pubblica, della cittadinanza e ogni forma di resistenza, che sia all’altezza della gravità storica del momento. Alle nostre istituzioni chiediamo di prendere posizione e decidere da che parte stare.</p>
<p>Comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos</p>
<p>Primi Firmatari</p>
<p>Medici Senza Frontiere, Adif &#8211; Associazione Diritti e Frontiere, Asgi, Arci, Antonio Marchesi – Pres. Amnesty International Italia, Carovane Migranti, Centro Astalli, Campagna LasciateCIEntrare, Casa Internazionale delle Donne, Clinica Legale Immigrazione &#8211; Università Roma3.</p>
<p>Adesioni aperte</p>
<p>(che continuano a pervenire da tutta Italia e che pubblicheremo sul nostro <a href="http://nuovidesaparecidos.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss">sito</a> man mano che arrivono al nostro indirizzo nuovidesaparecidos@gmail.com)</p>
<p>Adesioni che continuano a pervenire da tutta Italia</p>
<p>Archivio delle Memorie Migranti, Consiglio Italiano per i Rifugiati CIR, Milano Senza Frontiere, Lunaria, Rete Femminista “No muri no recinti”, Progetto Diritti, Associazione Per i Diritti umani, IFE Italia, WILPF Italia, Intersos, Cultura e Libertà…..</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/cropped-DSC03188-e14611570865724.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7083" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-7083" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/cropped-DSC03188-e14611570865724-1024x318.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="cropped-DSC03188-e14611570865724" width="720" height="224" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/cropped-DSC03188-e14611570865724-1024x318.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/cropped-DSC03188-e14611570865724-300x93.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/cropped-DSC03188-e14611570865724-768x239.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/cropped-DSC03188-e14611570865724.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1500w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
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