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	<title>Trieste Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Trieste. La piazza del mondo</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Sep 2023 09:59:18 +0000</pubDate>
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<p>Pubblichiamo una parte dell&#8217;importante reportage di Luca Greco che ringraziamo molto per aver deciso di condividere con Associazione Per i Diritti umani alcune sue immagini e le sue riflessioni. Reportage che documenta le condizioni dei migranti che provengono dalla rotta balcanica e che vengono aiutati da Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi, fondatori dell&#8217;associazione &#8220;Linea d&#8217;ombra&#8221;; reportage che si fa denuncia e testimonianza diretta della violazione dei diritti umani per i migranti. Facciamo che diventi un appello per la politica e per ognuno di noi. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/p1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="681" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/p1-1024x681.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17137" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/p1-1024x681.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/p1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/p1-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/p1-1536x1021.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/p1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>La piazza del mondo ti accoglie appena esci dalla stazione ferroviaria di Trieste.<br>E subito ti colpisce.<br>Colpisce per gli sguardi di chi la abita e per l&#8217;indifferenza di chi ci passa accanto e non ci entra.<br>E come se tutt&#8217;attorno fosse circondata da un muro invisibile. E dentro ci sono loro: decine e decine di giovani uomini con il viso stravolto ed i piedi distrutti. Che in silenzio aspettano: ci sono infermiere che curano le loro ferite mentre altri volontari distribuiscono tagliandi per avere cibo, scarpe e coperte. Ben sapendo che cibo, scarpe e coperte non basteranno per tutti.<br>Alcuni ingannano l&#8217;attesa giocando con un pallone. Altri pregano o provano a chiamare casa. Altri ancora cuciono i nomi di chi non c&#8217;è più in quello che qui viene chiamato il &#8220;lenzuolo della memoria&#8221;.<br>E poi arriva Mohamed, un bimbo afgano di 9 anni che quasi riesce più a muoversi. Ha appena attraversato il confine camminando. Tanta parte della piazza si precipita e lo circonda, cercando di farlo ridere per distrarlo dal dolore delle piaghe ai piedi.<br>Ma come si possono curare le ferite dell&#8217;anima?<br>La Piazza del Mondo comincia a riempirsi nel tardo pomeriggio, quando il sole comincia a calare. Gli abitanti della piazza hanno ormai acquisito l&#8217;arte dell&#8217;attesa. Si aspetta che vengano distribuiti i biglietti per la cena e quelli per i vestiti, si aspetta l&#8217;arrivo delle infermiere a cui mostrare le piaghe e le ferite, si aspetta l&#8217;arrivo di qualcuno con cui scambiare due parole. Si aspetta che il tempo passi o si trasformi. Si aspetta l&#8217;arrivo di qualcosa di nuovo. Si aspettano, ad esempio, gli scout.<br>Che proprio oggi, con il loro carico di energie e curiosità, sono arrivati. A giocare, a distribuire il cibo, a ricamare i nomi di chi non c&#8217;è più, ad ascoltare le storie di chi ha attraversato i Balcani a piedi ed a raccontare di come, anche loro spesso a piedi, sono arrivati a Trieste. Ventenni che accolgono loro coetanei. E così gli scout hanno riempito la piazza. Di vita e di risate.<br>In tutto questo, affamate ed impaurite, le persone continuano ad arrivare. E la piazza continua ad accogliere.<br>La Piazza del Mondo è una piazza partigiana.<br>Gian Andrea Franchi – fondatore assieme alla moglie Lorena Fornasir di &#8220;Linea d&#8217;ombra” – in proposito ha le idee chiarissime: la loro azione, il prendersi cura dell&#8217;altro, è un atto politico, non semplice volontariato. Curare i migranti, nutrirli e vestirli per consentire loro di riprendere il cammino, ovunque vogliano andare, è una critica diretta e frontale alla politica migratoria italiana ed europea. Laddove gli Stati costruiscono muri, loro gettano ponti. Restituiscono dignità ed umanità a chi, per colpa delle politiche liberiste e neocoloniali, è stato privato di tutto. Al centro della loro azione c&#8217;è la persona che, in quanto tale, è portatrice di diritti inalienabili.<br>La piazza è la dimostrazione concreta che un altro mondo, non solo è possibile ma necessario. E per il solo fatto di esistere, diventa un atto di resistenza. Culturale, politica ed umana.<br>A Kanvala ci accompagna Sohail che da 2 mesi dorme lì. Ed ecco che quello che loro chiamano il &#8220;Grand hotel&#8221; si mostra in tutta la sua drammatica e brutale violenza: zanzare, ratti, tafani. Qua e là spuntano alcune tende o altri ripari di fortuna. Niente acqua, né luce, né servizi igienici.<br>Questo enorme silos &#8211; di proprietà di coop alleanza 3.0 che, alla faccia del tanto decantato spirito cooperativo, ha denunciato i migranti per violazione di proprietà privata &#8211; è oggi abitato da circa 300 persone che vivono in condizioni disumane. Con la connivenza dello Stato e delle forze dell&#8217;ordine.<br>Kanvala rappresenta l&#8217;abisso dell&#8217;umanità ed il fallimento della politica guardiamo Sohail e gli chiediamo come sia possibile tornare tutte le notti in questo posto. Lui ci sorride, mi chiede una sigaretta e, mentre aspira, candido risponde: «non è per sempre, è solo per un po&#8217;. Presto o tardi me ne andrò da qui».<br>E così, mentre torniamo nella piazza del mondo, la &#8220;politica della cura&#8221; di Lorena assume ancora più significato. È lei a restituire dignità ai corpi dei migranti. Ed allora ricomincia la vita.<br>Ma Kanvala resta. Negli occhi e nel cuore.<br>La Piazza del Mondo ti obbliga a scegliere.<br>E quella di decidere a chi dare cibo, vestiti e coperte è una delle scelte più difficili da compiere.<br>Mani che chiedono, corpi che ti circondano fino a soffocare, sguardi che implorano: tutti hanno bisogno<br>di tutto. Ma tutto per tutti non c&#8217;è.<br>Ed è in quel momento che arriva il peso della scelta. Perché una scelta va comunque fatta.</p>



<p>Allora cerchi di individuare quelli appena arrivati, li riconosci dai piedi e dagli sguardi. Poi provi a capire le età delle persone, perché sai che minori e anziani hanno la priorità. E Poi, quanto tutti chiedono, ti accorgi che in un angolo della piazza, in disparte, c&#8217;è qualcuno che non riesce a chiedere. Ed allora sei tu ad andare da lui portando con te viveri e calzature.<br>Poi ti guardi le mani e capisci che hai finito tutto. E cerchi le parole per spiegarlo a quelli che sono rimasti senza niente e che si accalcano attorno a te pur sapendo che non c&#8217;è più nulla.<br>Nel mentre, nelle panchine della piazza, le mani delle infermiere continuano a curare i corpi e la dignità dei migranti. Perché gli arrivi continuano. E la solidarietà pure.<br>Shahid ha 25 anni ed è a Trieste da un qualche mese. Manca dal Pakistan da 6 anni. Per arrivare qui ha attraversato mezza Asia e mezza Europa: Iran, Turchia, Grecia, Macedonia, Serbia, Bosnia, Croazia, Slovenia. A piedi. Chiama spesso la madre e le sorelle per tranquillizzarle, loro non sanno che anche lui è uno degli ospiti del &#8220;Grand hotel Kanvala&#8221;. Vorrebbe fare il sarto, lo stesso lavoro che faceva in Pakistan.<br>In un inglese stentato, racconta la sua odissea: «Il viaggio è molto difficile, attraversare le montagne è molto difficile. molti sono morti. E quando vedi morire un compagno di viaggio non puoi dimenticarlo».<br>Sohail ha 26 anni e viene dal Kashmir. È partito a marzo. È stato costretto a lasciare casa: militava in un partito che chiedeva autonomia politica ed economica dall&#8217;India. La prima tappa del viaggio è il Pakistan.<br>A casa lascia il padre, 5 fratelli e 2 sorelle. Quello che guadagna non è sufficiente a mantenere la famiglia e per questo riparte.<br>«I confini più difficili da attraversare sono stati quello iraniano e quello bulgaro. In Iran ci hanno preso,<br>spogliato e ci hanno sparato con proiettili di gomma, in Bulgaria i militari usano cani che sono addestrati ad azzannarci».<br>L&#8217;ultima tappa del suo viaggio è l&#8217;Ungheria. Qui decide di pagare un passeur. «Eravamo in 26 nascosti in un camion. Non so da dove siamo passati perché eravamo rinchiusi e non potevamo guardare fuori.<br>Abbiamo viaggiato per 13 ore ed alla fine siamo arrivati qui».</p>



<p></p>



<p>&#8220;Mi chiamo Luca Greco e scrivo dalla provincia di Ferrara. Dal 14 al 19 agosto sono stato a Trieste, in piazza della libertà, dove Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi, i fondatori di &#8220;Linea d&#8217;ombra&#8221;, accolgono i migranti che arrivano dalla rotta balcanica. Quel che ho visto è umanamente insostenibile e penso che andrebbe data una grande visibilità a quel che avviene quotidianamente in quella piazza. Ho scritto ed ho fotografato per l&#8217;intera settimana e quello che vi propongo è appunto il frutto di questo lavoro di documentazione&#8221;.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/p2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="681" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/p2-1024x681.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17138" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/p2-1024x681.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/p2-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/p2-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/p2-1536x1021.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/p2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/p5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="681" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/p5-1024x681.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17141" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/p5-1024x681.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/p5-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/p5-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/p5-1536x1021.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/p5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
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		<title>Perquisita la sede di Linea D&#8217;Ombra: la parola a Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2021 08:28:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 23 febbraio il Pm Massimo De Bortoli ha aperto una fascicolo per concorso in favoreggiamento all&#8217;immigrazione clandestina a carico di circa trenta persone, ma tra queste sono sotto osservazione anche i volontari&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="900" height="600" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/1614107338.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15121" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/1614107338.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/1614107338-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/1614107338-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></figure>



<p>Lo scorso 23 febbraio il Pm Massimo De Bortoli ha aperto una fascicolo per concorso in favoreggiamento all&#8217;immigrazione clandestina a carico di circa trenta persone, ma tra queste sono sotto osservazione anche i volontari di Linea D&#8217;Ombra, nota associazione che fornisce solidarietà ai migranti.</p>



<p>La Polizia ha fatto irruzione nell&#8217;abitazione di Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi – l&#8217;abitazione è anche sede dell&#8217;associazione – e ha perquisito cellulari e computer.</p>



<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani </strong></em>ha chiesto un commento a Lorena Fornasir e a Gian Andrea Franchi ai quali dà pieno sostegno, preoccupata di un ritorno al “reato di solidarietà” e si impegna a monitorare la situazione.</p>



<p>Ecco le parole di Lorena e di Gian Andrea:</p>



<p>Siamo stati trascinati in una macchina del fango perchè sono supposizioni infami che non hanno uno straccio di prove e spero che riusciremo a smontarle. Ad Andrea hanno sequestrato, chissà per quanto tempo, computer e cellulare per cui dobbbiamo rifarci a questo mio telefono (Lorena)</p>



<p>Quello che sta accadendo è un tentativo di colpire l&#8217;attività che Lorena, io e un altro gruppo di persone stiamo facendo ormai da diverso tempo. Usano, per questo scopo, una vicenda che risale al luglio del 2019, ovvero l&#8217;intervento che Lorena ed io abbiamo fatto nei confronti di una famiglia iraniana che abbiamo ospitato ed aiutato a prendere un treno. Siccome questa famiglia, secondo la Procura, è stata aiutata anche da una rete di passeur vogliono collegare in particolare il mio nome a questa rete di trafficanti, insinuando (perchè prove non ne hanno) che io possa averne tratto dei vantaggi sul piano economico. Ripeto: il tentativo è essenzialmente quello di colpire un&#8217;attività che, per me e Lorena, risale al 2015 e che per l&#8217;associazione Linea D&#8217;Ombra inizia nel settembre del 2019. Non capisco altrimenti perchè tirino fuori tutta questa macchina di fango pur conoscendo la linearità del nostro comportamento che conoscono benissimo perchè ci controllano, ci seguono, etc. E&#8217; in atto un attacco ad un intervento di solidarietà che è in atto da tempo a Trieste e che ha creato una rete solidale che va ben oltre la città e che quindi inizia a diventare in qualche modo disturbante nei confronti della politica istituzionale verso i migranti (Gian Andrea).</p>
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		<title>Buongiorno buona gente: il negozio del recupero umano e sociale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Aug 2018 08:06:16 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Buongiorno buona gente&#8221; è il saluto che San Francesco rivolse agli abitanti di Poggio Bustone. A Trieste nasce un negozio che prende il nome proprio da questo saluto, un posto speciale voluto da Valentina Baldacci dopo aver conosciuto una ragazza di Modica (in Sicilia) e Don Ciotti mentre presentava le attività di Libera&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> ha rivolto alcune domande a Valentina Baldacci che ringrazia molto per la sua gentilezza e disponibilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p lang="it-IT" align="LEFT">Parliamo dei prodotti e delle realtà a cui sono legati e della situazione carceraria&#8230;</p>
<p lang="it-IT">Ciò che ha innescato il processo “inventivo”, ciò che ha generato in me la forza propulsiva che mi ha portata ad aprire questo negozio è stato il volere dar seguito, uno sbocco alle varie iniziative già in corso in varie parti d’Italia, in diversi settori, volte a dare una “seconda possibilità” a delle persone che per ragioni a volte imprevedibili si sono ritrovate in situazioni che le hanno portate a fare delle scelte con conseguenze negative per se stesse e per gli altri. Concretamente, ad esempio: le cooperative che producono dolci grazie alla manodopera dei detenuti devono anche vendere questi prodotti, altrimenti che senso avrebbe impastare ed infornare quintali di biscotti, impacchettarli ed immagazzinarli? Ed oltre che di rivenditori, c’è bisogno anche di qualcuno che informi i potenziali clienti di questo circuito virtuoso. Ecco, ho pensato che di queste ultime due cose avrei potuto occuparmi io.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">I miei fornitori mi permettono di offrire prodotti alimentari:</p>
<ul>
<li>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">coltivati su terreni confiscati alla criminalità organizzata,</span></span></p>
</li>
<li>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">prodotti nei laboratori delle carceri italiane o da donne che vogliono ricostruire la propria vita dopo aver subito violenze o ingiustizie o da persone disabili,</span></span></p>
</li>
<li>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">frutto di innovazione e che utilizzano materie prime a basso impatto ambientale.</span></span></p>
</li>
</ul>
<p lang="it-IT">Alla prima categoria appartengono i prodotti forniti da Libera che è un coordinamento di oltre 1600 associazioni, scuole, gruppi,… impegnate per diffondere la cultura della legalità. La legge sull’uso sociale dei beni confiscati alla mafia, l’educazione alla legalità, l’impegno contro la corruzione, le attività antiusura sono alcuni dei concreti impegni di Libera. I prodotti coltivati su questi terreni sono distribuiti nei punti vendita da Libera Terra. A Trieste da decenni sono acquistabili anche nelle botteghe del commercio equo e solidale.</p>
<p lang="it-IT">I detenuti non sempre possono contare sul supporto della famiglia e di amici e quando vengono scarcerati, se non hanno una casa o un lavoro o non riescono ad inserirsi adeguatamente nella società, delinquere sembra essere l’unica scelta possibile.</p>
<p lang="it-IT">Grazie ad una legge del 1975, oggi in Italia 1000 detenuti su 60.000 impiegano il loro tempo lavorando per un’impresa e portano avanti ogni giorno progetti in ambiti diversi (artigianato, tessile, manifatturiero). Per capirne l’importanza capitale, basti pensare che le possibilità di tornare a commettere un reato per chi si inserisce in questo circuito, secondo le statistiche, passano dal 75 a meno del 10% con il conseguente risparmio per le casse dello Stato e quindi per ciascun cittadino sui costi che ha la recidiva, e considerare inoltre l’impatto positivo che questa riabilitazione ha anche dal punto di vista psicologico per il detenuto che quindi sarà meno portato ad atti di autolesionismo, avrà maggior fiducia in se stesso, ed una volta scarcerato cadrà più difficilmente in depressione o nelle maglie delle dipendenze da alcol o droga.</p>
<p lang="it-IT">Un discorso delicato è anche quello che riguarda le situazioni delle donne che hanno subito violenze e ingiustizie, delle ragazze madri, dei loro figli piccoli e adolescenti. Spesso costoro si trovano sole ed indifese ad affrontare queste problematiche. Ci può essere bisogno di costruire dei percorsi di assistenza, supporto, ospitalità, inserimento lavorativo.</p>
<p lang="it-IT">L’associazione Casa don Puglisi, operante in Sicilia, a Modica in provincia di Ragusa, è una delle realtà che garantisce questi servizi. È grazie al lavoro di queste donne, affiancate da esperti del settore, che noi possiamo godere della squisita cioccolata modicana.</p>
<p lang="it-IT">Nel mondo che gira attorno a quanto costruito da don Oreste Benzi, troviamo anche l’associazione “La Madre Terra” che dà lavoro ed uno stile di vita dignitoso a persone disabili.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Tutte queste sono realtà importanti perché hanno in comune, tra l’altro, l’essere una seconda possibilità per le donne in difficoltà, per chi sta facendo un percorso di riabilitazione e rieducazione dopo aver commesso degli errori, per “Sora nostra madre terra” (per dirla con San Francesco d’Assisi) dopo essere stata, involontariamente ed inconsapevolmente, uno dei fattori di produzione e fonte di ricchezza per la criminalità organizzata.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/received_259518904649663.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11126" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/received_259518904649663.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="498" height="280" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/received_259518904649663.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/received_259518904649663-300x169.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/received_259518904649663-768x432.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/received_259518904649663-1024x576.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 498px) 100vw, 498px" /></a></p>
<p lang="it-IT">Quali sono i vostri fornitori e quali sono i vostri maggiori utenti?</p>
<p lang="it-IT" align="LEFT">I produttori da cui ci riforniamo sono, tra gli altri:</p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Al fresco di cantina – carcere di sant&#8217;Angelo dei Lombardi</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">ApuliaKundi – Bari</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Associazione Casa don Puglisi – Modica (RG)</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Buoni Dentro &#8211; IPM Beccaria &#8211; Milano</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Caffè Lazzarelle, Casa Circondariale di Pozzuoli, Napoli</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Campo dei Miracoli, Casa Circondariale di Trani</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Carta Manolibera, Casa Circondariale di Forlì</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Cooperativa Giovani in Vita – Sinopoli (RC)</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Cooperativa Placido Rizzotto &#8211; Libera Terra San Giuseppe Jato (PA)</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Cotti In Fragranza – IPM Palermo</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Dolci Evasioni, Casa Circondariale di Siracusa</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Galeorto – Carcere di Trento</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">I dolci di Giotto – Carcere di Padova</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La Madre Terra &#8211; Rimini</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Pasta 1908 Cooperativa Ippogrifo – Carcere di Sondrio</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Sprigioniamo Sapori, Casa Circondariale di Ragusa</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Vale la Pena – Rebibbia Roma</span></span></p>
<p lang="it-IT">La clientela non è omogenea: c’è chi viene perché lavora nel settore della giustizia o coi disabili, chi vuole acquistare cibi biologici, chi è alla ricerca di prodotti senza glutine o senza derivati animali, chi vuole ritrovare i gusti provati durante un viaggio in Sicilia o ha simpatia per don Benzi, chi vuole fare un regalo insolito e sicuramente utile e gradito.</p>
<p lang="it-IT">Questo negozio è utile per l&#8217;inserimento di categorie fragili nella società: qual è, per lei, il significato del concetto di ETICA, oggi?</p>
<p lang="it-IT">Le persone a volte hanno le idee un pochino confuse sull’etica. Le si attribuiscono vari sinonimi, la si scambia con la morale, con la giustizia, con la deontologia. C’è la bioetica, i fondi etici e così via.</p>
<p lang="it-IT">Senza perdermi in disquisizioni filosofiche (settore in cui sono totalmente a digiuno), mi limito a considerare che l’etica ci aiuta a capire, secondo il nostro modello morale, se una cosa è buona, giusta, lecita o no. A volte lo usiamo come aggettivo, quindi ritenere un comportamento, un’azione “etica” vuol dire che ci sembra “giusta”, “appropriata”. Secondo me oggi l’etica manca in tantissimi settori. Mi piace immaginarla come un setaccio: in base alla larghezza dei fori (decisa a priori da qualcuno con cognizione di causa) si determina chi passa e chi no, chi risponde ai criteri prefissati e chi invece non è conforme. Nel 2005 l’allora cardinal Ratzinger affermò che eravamo schiavi della dittatura del relativismo. Ecco, mi sembra che la mancanza di etica si possa far rientrare in questa diagnosi.</p>
<p lang="it-IT">Per me è etico chiedere alla società (civile e religiosa) di conoscere e farsi carico di chi è fragile (momentaneamente o definitivamente), in sussidiarietà con lo Stato che deve promuovere il benessere e il progresso di tutti i cittadini. Considero etico che ogni lavoratore percepisca la giusta retribuzione (per cui anche le persone disabili o recluse) e che i soldi dei risparmiatori vengano impiegati in maniera “trasparente”. Bene comune, giustizia sociale, etica: concetti – e realtà – da approfondire e perseguire, se vogliamo vivere meglio.</p>
<p lang="it-IT">Lei appartiene all&#8217;Ordine francescano secolare: ce ne può parlare?</p>
<p lang="it-IT">San Francesco d’Assisi visse in un periodo e in una zona di grande fermento civile, economico, religioso (Assisi 1182-1226). Le persone sentivano la necessità di vivere più conformemente al Vangelo, c’era anche molto disappunto nei confronti di sacerdoti e della gerarchia che avevano deviato un po’ dalla fedeltà alla propria vocazione. In questa ricerca di riscoperta delle proprie radici, nacquero però anche alcuni movimenti ereticali, molti si staccarono dalla Chiesa in aperta contestazione. San Francesco invece rimase obbediente alla Chiesa, al Papa, ai vescovi ed ai sacerdoti. Cercando di vivere il vangelo e di amare tutti, attirò molte altre persone: uomini e donne di ogni età, ceto e stato civile, tutti affascinati ed attratti dalla suo modo di porsi. Egli cercò di dare a tutti una regola di vita, sì da poter rendere concreto il vangelo nel loro stato. Così, insieme ad altri ragazzi e uomini diede vita ai “frati minori”; con Santa Chiara ed altre donne fondò l’Ordine delle Sorelle Povere di San Damiano (oggi chiamate “clarisse”); per tutti coloro che avevano già una famiglia o comunque non avevano la vocazione per vivere in povertà, castità e obbedienza, facendo voto davanti a Dio, istituì quello che oggi si chiama Ordine Francescano Secolare (OFS). Quindi i francescani secolari, una volta chiamati “terziari”, vivono il Vangelo sull’esempio di San Francesco ed annunciano Cristo con la propria esistenza e con la parola in famiglia, nelle proprie case, nel lavoro, in parrocchia, nell’impegno sociale, nel volontariato, nelle proprie occupazioni e passatempi. L’eucaristia, i sacramenti, la preghiera alimentano la loro vita. Cercano la persona vivente ed operante di Cristo negli altri fratelli, nella Chiesa, nella Parola di Dio.</p>
<p><span lang="it-IT">Hanno una “seconda famiglia”: la Fraternità, dove, con gli altri fratelli e sorelle, pregano, si formano, si confrontano, crescono umanamente, cristianamente, francescanamente, condividendo la vita, le gioie, le difficoltà, mettendo a disposizione degli altri i doni ricevuti da Dio. I francescani secolari si impegnano anche nelle attività apostoliche, caritative, missionarie in armonia con le indicazioni della Chiesa. L’OFS è ormai diffuso in tutto il mondo e ne fa parte quasi mezzo milione di persone, fra cui anche la sottoscritta.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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