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	<title>Tripoli Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Anbamed. Notizie dal sud est del Mediterraneo</title>
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<p></p>



<p>A cura di Farid Adly</p>



<p><strong>I titoli</strong></p>



<p><strong>Afghanistan:&nbsp;</strong>I taliban consolidano il loro potere a Kabul, annunciano un&#8217;amnistia e promettono moderazione.</p>



<p><strong>Siria:&nbsp;</strong>Bombardamento israeliano sul Golan.</p>



<p><strong>Iran:&nbsp;</strong>Secondo l&#8217;Aiea è stata ripresa la produzione di Uranio al 60%.</p>



<p><strong>Israele:&nbsp;</strong>Domato dopo 53 ore un gigantesco incendio nei boschi vicini a Gerusalemme.</p>



<p><strong>Libia: </strong>È pronta la macchina organizzativa per le elezioni del 24 dicembre.</p>



<p></p>



<p><strong>Le notizie</strong></p>



<p><strong>Afghanistan</strong></p>



<p>La prima conferenza stampa dei taliban da Kabul è, a parole, rassicurante. Il portavoce del movimento, Dhabihullah Mujahid, ha dichiarato: “Formeremo un governo inclusivo, non vogliamo vendette. Rispetteremo la libertà delle donne secondo la sharia e sarà ammessa la stampa libera, ma non dev&#8217;essere ostile a noi”. Il primo atto concreto del movimento è stata l&#8217;amnistia per tutti i funzionari governativi, che sono stati invitati a tornare al loro lavoro. La vita nella capitale afghana comincia a tornare verso la normalità. Panifici, distributori di carburante e negozi cominciano ad essere aperti. Il traffico nella città è ancora limitato probabilmente per paura del futuro incerto sotto le leggi dell&#8217;Emirato islamico. Dopo i primi rastrellamenti sono state bloccate le irruzioni nelle case.</p>



<p>All&#8217;aeroporto di Kabul è tornato il traffico sia militare che civile. Il comando delle forze armate USA ha autorizzato la pubblicazione di una foto di 600 civili afgani accalcati all&#8217;interno di un aereo militare di trasporto truppe, in viaggio verso il Qatar. A Doha una delegazione militare USA ha raggiunto un accordo con i taliban che prevede il lasciapassare per tutti i civili che vogliono raggiungere l&#8217;aeroporto e non saranno presi di mira automezzi statunitensi.</p>



<p>L&#8217;ex vice presidente, Amrullah Saleh, ha scritto sui social che è presente in Afghanistan: “Sono temporaneamente il legittimo presidente del paese, (dopo la fuga di Ashraf Ghani). Non tradirò la memoria di Ahmad Shah Massoud”, in riferimento al capo militare anti taliban, assassinato con una bomba nascosta nella videocamera da due jihadisti arabi, che si erano finti giornalisti, il 9 settembre 2001, due giorni prima dell&#8217;attacco contro le due Torri Gemelle.</p>



<p>Le reazioni nel mondo sono diversificate. Il Consiglio ONU per i diritti umani ha convocato una riunione per il 24 agosto con all&#8217;ordine del giorno la situazione in Afghanistan. Il Consiglio degli Ulema islamici, una struttura creata dal Qatar e dalla Turchia, ha emesso un comunicato di congratulazioni con il popolo afgano per la fine dell&#8217;occupazione straniera: “La vittoria contro gli invasori stranieri è una grande conquista dei musulmani, ma non si deve tornare agli errori del passato. Invitiamo il movimento di creare un governo di tutti e per tutti gli afgani e di rispettare i diritti delle donne secondo i precetti della fede islamica”. La maggior parte delle cancellerie arabe è rimasta in silenzio, tranne qualche comunicato generico nel quale si auspica al popolo afgano stabilità e benessere. La stampa araba più autorevole non manca di sottolineare che la condotta di Washington del ritiro affrettato è servita a creare situazioni difficili per gli antagonisti mondiali della politica USA, come Cina, Iran e Russia. “Il progetto cinese della “Via della Seta”, che passa per due città afghane, adesso è sotto la volontà dei taliban e non a caso la Cina si è affrettata ad esprimere di voler buone relazioni con il futuro governo di Kabul”, scrive Al-Mayadeen.</p>



<p><strong>Siria</strong></p>



<p>Due missili lanciati da Israele sono caduti martedì nel Golan, vicino alla città di Quneitra. Lo affermano la stampa israeliana e testimoni oculari nella città siriana. La zona è stata sorvolata da aerei militari di Tel Aviv per tutta la giornata di ieri. Non ci sono dichiarazioni ufficiali dei due eserciti. Non è chiaro se i due missili sono stati lanciati da caccia oppure da postazioni terrestri, nel Golan occupato.</p>



<p><strong>Iran</strong></p>



<p>Secondo l&#8217;Agenzia Internazionale per l&#8217;Energia Atomica, “Teheran ha avviato le procedure per l&#8217;arricchimento dell&#8217;Uranio al 60%, con l&#8217;introduzione di nuove tecniche che mettono in funzione contemporaneamente due acceleratori invece che uno solo”. Il nuovo procedimento sarebbe stato testato in aprile scorso ed è diventato operativo a luglio. Le trattative per il ritorno all&#8217;accordo nucleare si sono concluse a giugno senza il raggiungimento di un&#8217;intesa e si prevede che si tornerà al tavolo del negoziato a Vienna in settembre. La fase di stallo coincide con il cambio al vertice dell&#8217;Iran, dalla presidenza Rouhani, riformista, a quella di Raissi, conservatore.</p>



<p><strong>Israele</strong></p>



<p>Sono stati domati gli incendi boschivi a Gerusalemme dopo 53 ore di inferno. Secondo i vigili del fuoco, le fiamme hanno minacciato circa 14 villaggi dai quali sono stati evacuati gli abitanti, ma non ci sono state vittime. I roghi hanno divorato 2500 ettari di boschi. La colonna di fumo ha coperto il cielo di Gerusalemme. Nelle operazioni di spegnimento hanno partecipato anche unità della protezione civile palestinese. Il ministro della difesa israeliano Gantz ha ringraziato in un messaggio il presidente Abbas.</p>



<p><strong>Libia</strong></p>



<p>L&#8217;Ente indipendente per le elezioni ha chiuso le iscrizioni per il censimento degli elettori. Si sono registrati 2 milioni e 830 mila cittadini, circa il 70% degli aventi diritto tra i 7 milioni di abitanti. Le iscrizioni per i residenti all&#8217;estero partiranno da mercoledì prossimo per un mese. La macchina organizzativa è pronta, ha detto il presidente dell&#8217;Ente. Il Parlamento sta preparando una legge elettorale e dovrebbe essere votata entro la fine di agosto, in linea con il piano dell&#8217;ONU per le elezioni del 24 dicembre 2021. Manca ancora la base costituzionale, cancellata nel 1969 dal colpo di Stato militare. Si dovrebbe tenere a giorni una riunione a Ginevra del Forum del Dialogo politico libico, dopo diversi tentativi fallimentari nei giorni scorsi. Un altro nodo irrisolto è la questione dei mercenari siriani (a Tripoli) e di quelli russi (a Sirte), oltre alla presenza militare turca (a Tripoli) e italiana (a Misurata).</p>
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		<title>Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2020 08:22:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>a cura di Farid Adly I titoli Tunisia: commemorato il decimo anniversario della rivolta dei gelsomini Libia: liberi dopo 107 giorni i marinai di Mazara del Vallo Libia 2: recuperati&#160;i corpi di 20 migranti&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>a cura di Farid Adly</p>



<p><br>I titoli</p>



<p>Tunisia: commemorato il decimo anniversario della rivolta dei gelsomini</p>



<p>Libia: liberi dopo 107 giorni i marinai di Mazara del Vallo</p>



<p>Libia 2: recuperati&nbsp;i corpi di 20 migranti al largo di Zawia</p>



<p>Iran: la moglie di Reza Jallali chiede a Teheran il suo rilascio</p>



<p>Algeria: adesione alla zona di libero scambio africana</p>



<p>Palestina: torna alla ribalta il tentativo di insabbiare la causa per la morte di Israa Ghareeb, assassinata dai parenti</p>



<p>Le notizie</p>



<p>Tunisia:</p>



<p>È stata commemorata a Sidi Bouzid in Tunisia la figura di Mohammed Bouazizi, il giovane venditore ambulante che si era suicidato come atto estremo di protesta contro le angherie del potere e con quel suo gesto ha innescato le rivolte popolari contro le dittature. Un monumento in piazza centrale di fronte al Municipio, raffigura un gigante caretto e una gigantografia del volto di Abouazizi. In diverse località si sono avuti scontri con la polizia. La gente a 10 anni dalle Primavere arabe, è ancora in difficoltà economiche, particolar modo nelle zone interne. L&#8217;esercito ha informato che 4 soldati sono rimasti feriti durante il tentativo di impedire l&#8217;occupazione della fabbrica Sergaz, per il riempimento delle bombole di gas. Le industrie di importanza strategica sono stati presidiati dall&#8217;esercito.</p>



<p>Libia:</p>



<p>dopo 107 giorni sono stati liberati i marinai di Mazara del Vallo, arrestati a Bengasi, accusati di aver violato le acque territoriali libiche. I componenti dell&#8217;equipaggio (Italiani, tunisini, pakistani e bengalesi) sono stati trattenuti&nbsp;in Libia in modo coercitivo e arbitrario. Ammesso che abbiano violato le acque territoriali, la questione sarebbe potuto risolverla&nbsp;con una multa. Una misura ingiusta ed aveva tutto il carattere politico. La loro liberazione è avvenuta dopo la visita lampo del premier Conte e del ministro degli esteri Di Maio che si sono incontrati con il generale Khalife Haftar. Argomento delle discussioni – secondo fonti libiche &#8211; è stato quello della presenza dei militari italiani a Misurata, che operano in addestramento delle milizie del governo di Tripoli.</p>



<p>Libia 2:</p>



<p>sono stati recuperati 20 corpi di migranti morti in mare di fronte alle coste di Zawia, ad ovest della capitale. Lo ha denunciato la Mezzaluna rossa libica che ha operato i soccorsi sulla spiaggia cittadina, dopo che i corpi sono stati riportati dai pescatori. A Zawia, il capo della Guardia Costiera è finito nella lista nera dell&#8217;ONU tra gli accusati di traffico di esseri umani. Di giorno guardie e di notte scafisti con il finanziamento pubblico del governo di Tripoli.</p>



<p>Iran:</p>



<p>La moglie di Reza Jallali, Vida Mehrannia, ha rivolto un appello alle autorità iraniane di salvare la vita del padre dei suoi figli, perché è innocente. Jallali è stato condannato a morte per spionaggio a favore di Stati Uniti e Israele, accuse che lui respinge assolutamente. Un medico di fama internazionale che è specializzato in cure di emergenza in caso di attacchi nucleari, le autorità di Teheran lo hanno tratto in trappola, nel 2017, con invito ufficiale dell&#8217;Università di Teheran per una serie di conferenze. La condanna è stata confermata in appello, ma all&#8217;inizio di questo mese, le autorità hanno sospeso l&#8217;esecuzione dopo le pressioni internazionali. Reza si trova tuttora in isolamento nel braccio della morte del carcere di Rajai Shahr.</p>



<p>Algeria:</p>



<p>L&#8217;Algeria entrerà dal primo gennaio 2021 nell&#8217;Area continentale africana di libero scambio (AfCFTA), istituita a Kigali, in Ruanda, nel 2018 e che raggruppa 49 dei 55 paesi africani. L&#8217;accordo rafforzerà lo scambio economico e commerciale tra i paesi africani. Gli sforzi dell&#8217;Algeria per far fronte a questa nuova sfida si sono concentrati in due opere del settore trasporti: il porto di Hmediania a 50 km a ovest della capitale e il completamento dell&#8217;autostrada inter sahariana. Attualmente l&#8217;interscambio algerino con il resto dell&#8217;Africa rappresenta soltanto il 3% del totale import-export algerino.</p>



<p>Palestina:</p>



<p>È in corso una mobilitazione contro l&#8217;insabbiamento del processo sul caso di assassinio di una ragazza ventenne, avvenuto in famiglia due anni fa. Israa Ghareeb aveva postato su Instagram la foto di lei con un ragazzo, annunciando che si sta preparando al matrimonio. Il giorno dopo è stata trovata morta nel suo letto. La famiglia sostiene che sia caduta dal balcone, ma il gruppo dei medici legali ha asserito che sarebbe morta in seguito a percosse. Sono stati arrestati 3 uomini della famiglia. Le preoccupazioni dei movimenti palestinesi di difesa delle donne dalla violenza domestica sono state accresciute dalle recenti dimissioni dell&#8217;equipe medica che ha espresso un parere che incastra i sospettati dell&#8217;assassinio. Ci sarebbero state delle pressioni perché cambiassero risultati dell&#8217;autopsia. Ci sarebbe in corso anche un tentativo di derubricare l&#8217;assassinio in “delitto d&#8217;onore”. Le autorità giudiziarie e la polizia dell&#8217;ANP hanno chiesto il silenzio stampa, “per rispetto della privacy della famiglia”. Le attiviste donne palestinesi non ci stanno.</p>



<p><strong>Il dilemma tra colonizzazione e pace</strong></p>



<p>di Eric Salerno</p>



<p>Itzhak Rabin era uno dei tanti generali passati alla politica in Israele. “Se i palestinesi riconosceranno Israele, io parlerò con i palestinesi”, mi disse negli anni Ottanta in uno dei nostri incontri nel suo ufficio al ministero della Difesa a Tel Aviv. E quando Arafat, a sorpresa, lo fece in un famoso discorso ad Algeri, i negoziati a distanza, cauti e segreti, cominciarono. Dietro le quinte, purtroppo, agivano due forze ineguali e contrapposte. Da una parte Hamas, (inizialmente finanziata dai servizi segreti di Tel Aviv) che lotta per eliminare Israele dalla carta geografica; dall’altra la parte maggioritaria della leadership israeliana, anche a sinistra, che mirava e mira ancora ad arrivare al vecchio progetto sionista di uno stato ebraico dal Mediterraneo al fiume Giordano. Quelle due visioni hanno un elemento, diciamo filosofico, in comune: “Sarà il tempo a decidere”. Me lo spiegò un anziano palestinese triste e rassegnato in un villaggio a ridosso di Gerusalemme. “Gli ebrei sono tornati dopo duemila anni. Anche noi possiamo aspettare”.</p>



<p>Aspettare? Oggi, a giudicare da come sta cambiando rapidamente la scena in Medio Oriente, il futuro del popolo palestinese è sempre più un grande punto interrogativo. Giustamente dal suo punto di vista, Gideon Levy, uno dei più severi critici (su Haaretz) della politica interna ed estera del suo paese, si dice felice quando vede alcuni paesi arabi, peraltro mai stati formalmente in guerra con Israele, avanzare verso relazioni normali. La monarchia del Morocco, l’ultimo a “normalizzare” le relazioni, è sempre stato un alleato silenzioso del “nemico sionista”. Tutti gli altri paesi arabi hanno mantenuto distanze formali da Israele ma soltanto i giovani possono non sapere che la causa palestinese è almeno da quaranta anni l’ultima delle loro preoccupazioni. E questo ci porta alla realtà. E a un’intervista in cui Rabin, nel 1976, criticando le scelte del suo compagno di partito (laburista) Shimon Peres, paragonò il movimento nascente dei coloni che si stavano istallando nei territori della Cisgiordania appena conquistati, a “un cancro”. Israele, disse allora, rischiava di diventare uno stato simile al Sudafrica dell’apartheid se avesse annesso e assorbito la popolazione araba caduta sotto il suo controllo.</p>



<p>L’annessione formale, che il premier Netanyahu minacciava, è stata accantonata in cambio delle aperture arabe ma la colonizzazione strisciante sta accelerando. Nuove case per i coloni, nuovi quartieri a Gerusalemme per staccare quelli arabi a Est da Betlemme, nuove autostrade nei territori occupati per consolidare la presenza ebraica israeliana e distanziarla strategicamente il più possibile dalla popolazione palestinese. Ormai molti israeliani, non soltanto a sinistra, capiscono che il loro futuro andando avanti di questo passo significa fare parte di uno stato che assomiglia sempre di più al Sudafrica razzista di una volta. Se la leadership palestinese è stanca e incapace di offrire un progetto di lotta pacifica, quella israeliana, anche a sinistra, è paralizzata.</p>



<p>E’ stato un amico ebreo italiano a cui mostravo un anno fa la realtà degli insediamenti &#8211; città non certo fattorie agricole come fa pensare la parola “coloni” &#8211; a spiegarmi il dilemma della sinistra sionista. “Molti di noi sarebbero teoricamente, forse anche ideologicamente, per uno stato bi-nazionale con pieni diritti per i suoi cittadini. Dall’altra parte, quella formula sarebbe la fine dello stato per gli ebrei che i nostri padri e nonni sognavano”. Cosa fare? Aspettare? Voglio credere che la nuova generazione di palestinesi nei territori occupati si sia resa conto, ormai, che attendere gioca soltanto a favore di Israele e dell’urgenza, attraverso una leadership nuova non ancorata negli slogan del passato, di quanto meno bloccare il processo di colonizzazione.</p>
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		<title>Libia, Somalia, Nigeria. Paesi al massacro</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Dec 2019 08:27:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa da parte di Foad Aodi, www.co-mai.org Libia,Amsi e Co-mai,In 8 mesi più di 3500 morti ,di cui 1500 civili tra donne e bambini e oltre 25 mila feriti . Foad Aodi;Urge fermare&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Comunicati stampa da parte di Foad Aodi, <a href="http://www.co-mai.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.co-mai.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>



<p>

Libia,Amsi e Co-mai,In 8 mesi più di 3500 morti ,di cui 1500 civili tra donne e bambini e oltre 25 mila feriti .</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b08a9ecf-6537-484e-8071-a181b41a1e29_large-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13391" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b08a9ecf-6537-484e-8071-a181b41a1e29_large-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b08a9ecf-6537-484e-8071-a181b41a1e29_large-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b08a9ecf-6537-484e-8071-a181b41a1e29_large-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b08a9ecf-6537-484e-8071-a181b41a1e29_large.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>Foad Aodi;Urge fermare il massacro in Libia e le guerre d&#8217;interessi economici e di leadership sulla pelle dei libici e migranti</p>



<p>Cosi l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e le comunità del mondo arabo in italia (Co-mai) presentano il bilancio di morti e feriti in Libia dall&#8217;inizio del conflitto il 04.04.2019 che ci riferiscono i medici locali libici che lavorano nei vari ospedali e le città libiche compreso Tripoli .<br>Sono più di 3500 morti di cui 1500 civili e oltre 25 mila feriti dove sono stati trovati numerose fosse comuni e civili uccisi nelle loro case .<br>Inoltre i medici riferiscono una situazione molto grave negli ospedali dove manca tutto  quello che necessario per curare e salvare i feriti e bambini.<br>Lanciamo il nostro grido d&#8217;allarme al mondo politico affinché si fermi il massacro in atto in Libia,il maltrattamento dei migranti,le violenze contro le donne e i bambini e il mercato nero dei trapianti d&#8217;organi,denuncia Foad Aodi Fondatore Amsi e Co-mai e membro del Registro Esperti della Fnomceo ,che è in contatto continuo con i 6 medici libici in Libia che ci forniscono in continuo gli aggiornamenti. Stiamo perdendo la speranza di vedere la fine di questo conflitto per motivi di ingerenza e conflitti di leadership e interessi economici di paesi stranieri in Libia come lo dimostrano i fatti tutti i giorni e il silenzio mediatico riguardo il massacro dei civili e migranti oltre il nostro dispiacere che sia litalia che la comunità europea stanno prendendo terreno e potere decisionale in Libia rispetto conclude Aodi </p>



<figure class="wp-block-image"><img alt=""/></figure>



<p>

*Somalia e Nigeria ;Co-mai ;Solidarietà e sostegno al popolo somalo e Solidarietà ai cristiani in Nigeria.#BastaMassacri*</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="700" height="525" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Somalia-refugees-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13393" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Somalia-refugees-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Somalia-refugees-1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure></div>



<p>*Foad Aodi ;Grazie alla VM Del Re per il suo impegno e richiesta di sostegno internazionale alla Somalia*</p>



<p>Cosi le comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) e l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) insieme al movimento Uniti per Unire e associazioni ,comunità e diaspore aderenti esprimono condoglianze e solidarietà al popolo somalo per &nbsp;e piangono i 76 morti tra cui studenti e bambini in Somalia. È l&#8217;ennesimo attacco per mettere in ginocchio il paese soprattutto ora alla vigilia delle prime elezioni dal 1969.<br>&#8220;Ringraziamo la *Vice Ministra Affari Esteri e Cooperazione internazionale Emanuela Del Re* per la tempestività e il sostegno dell&#8217;Italia a fianco della Somalia con la richiesta di più sostegno internazionale per il paese. Inoltre le comunità del mondo arabo e musulmane in Italiana condannano l&#8217;attentato contro i cristiani in Nigeria e rinnovano il loro invito ad essere tutti uniti &nbsp;contro il terrorismo e valorizzare e proteggere la presenza dei cristiani in Medio Oriente e in Africa che per tutti noi è una ricchezza e fonte di dialogo e conoscenza culturale e religiosa&#8221;. *Cosi dichiara Il presidente delle Co-mai e Amsi e Membro del Gdl salute Globale Fnomceo &nbsp;Foad Aodi* che fa&#8217; il suo appello a tutti i cristiani in Medio Oriente e in Africa di rimanere nei nostri paesi per arricchirli di confronti costruttivi,di democrazia e libertà religiosa con il rispetto reciproco per non darla vinta agli estremisti,ai movimenti terroristi e alle persone chiuse mentalmente e piene di odio.

</p>



<p></p>
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		<title>﻿Libia ,Amsi ,più di 1200 morti ,6000 feriti ,110 mila sfollati dal 04.04 #BastaStrage nel mare</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jul 2019 07:08:58 +0000</pubDate>
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<p><strong><em>L</em></strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="498" height="351" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/migranti-mare.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12849" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/migranti-mare.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 498w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/migranti-mare-300x211.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 498px) 100vw, 498px" /></figure></div>



<p><em><strong>Foad Aodi;Grazie a Papa Francesco ,Aderiamo al suo appello umano ,#PoliticiSvegliatevi più di 1000 morti nel 2019&nbsp;</strong></em></p>



<p><em>Così l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) insieme al movimento Internazionale Uniti per Unire e le associazioni e Comunità aderenti ringraziano e apprezzano l&#8217;ennesimo appello umano e responsabile di Papa Francesco aderendo con convenzione  e sostenendolo dicendo <strong>#BastaStrage </strong>nel mare<strong> #PoliticiSvegliateVi </strong></em><em>basta strumentalizzazioni urgono risposte concrete che continuiamo a non vedere e nello stesso tempi i morti nel mare sono triplicati e si continua a morire nel  tragitto della speranza per tortura e violenza,più di <strong>1000 morti nel 2019 nei vari naufragi compreso quello di ieri dove sono morti 160 migranti.</strong></em><em>&#8220;Siamo indignati per questa situazione tragica nel Mediterraneo,In Libia ,Yemen ,Siria nessuno parla più tranne Papa Francesco che ringraziamo a nome di tutti gli stranieri musulmani,arabi in Italia per il suo impegno costante a favore di chi soffre e scappa dai nostri paesi non per divertimento ma per le guerre e la fame ,dichiara il Fondatore dell&#8217;Amsi e Co-mai <strong>Foad Aodi</strong></em><em> nonché membro della Commissione &#8220;Salute Globale&#8221; Fnomceo che sta in contatto con i nostri medici locali e in Libia dove oggi hanno comunicato il bilancio tragico dei morti dall&#8217;inizio del conflitto;<strong>1200 morti Di cui 220 donne ,135 bambini e 40 medici e professionisti della sanità (di cui 4 medici e un soccorritore sono morti  negli ultimi giorni dopo il bombardamento dell&#8217;Ospidale vicino a Tripoli).</strong></em><em>Gli ospedali da mesi sono al collasso e manca tutto ,continua<strong> Aodi a</strong></em><em>uspicando che arrivi una azione diplomatica forte da parte dell&#8217;Italia e l&#8217;Europa senza lasciare tutto nelle mani di generali corrotti che comandano l&#8217;immigrazione irregolare in Libia e porre fine alla guerra mediatica e civile a Tripoli come raccontano anche i numerosi pazienti libici che stanno visitando in questi giorni Roma e che sono venuti a visitare i loro famigliari e raccontano storie e situazioni molto più gravi  di quello che vogliono far credere.&#8221;</em></p>
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		<title>Libia,Amsi;A Tagiura 48 morti e 140 feriti ,e&#8217; gravissimo  anche il bilancio dal 04.04 ;780 morti,225 donne ,185 bambini 5300 feriti 100 mila sfollati</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jul 2019 08:25:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Foad Aodi; Condanna da Amsi e Co-mai ,i porti in Libia non sono sicuri per niente ,Urge salvare i libici ed i 3500 migranti nei centri di detenzione*. Con queste statistiche aggiornate ad ora&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong><em><br></em></strong><strong><em>Foad Aodi; Condanna da Amsi e Co-mai ,i porti in Libia non sono sicuri per niente ,Urge salvare i libici ed i 3500 migranti nei centri di detenzione*.</em></strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/libiamigr6_56910484-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12738" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/libiamigr6_56910484.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/libiamigr6_56910484-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/libiamigr6_56910484-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><em>Con queste statistiche aggiornate ad ora dai medici libici locali in contatto continuo con l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e il suo Presidente Foad Aodi comunicano la situazione tragica nel centro di detenzione a Tagiura colpito stanotte e il bilancio totale dall&#8217;inizio del conflitto il 04.04 a Tripoli e provincia <br><strong>A Tagiura 48 morti e 140 feriti migranti di cui tante donne e minorenni.</strong></em><em><strong> Invece dal 04.04 ad ora sono 780 i morti ,</strong></em><em><strong>225 donne ,185 bambini 5300, feriti ,100 mila sfollati. </strong></em><em>Sono numeri che ci preoccupano molto e confermano che i porti della Libia non sono affatto sicuri e urge una conferenza internazionale per la questione libica affrontando i 4 punti sospesi da tempo;<br>Cessate il Fuoco ,fermate la guerra civile , la situazione dei migranti nei centri di detenzione  ,stabilizzare la Libia con elezioni libere e democratiche combattendo il mercato degli esseri umani e i generali corrotti .<strong>così dichiara il Presidente e fondatore dell&#8217;Amsi e delle Comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai)Foad Aodi</strong> che ricorda ad oggi non è stato fatto niente di concreto per risolvere la questione dell&#8217;immigrazione irregolare ,accordi bilaterali,rimpatri, la tutela dei diritti umani dei migranti e rifugiati in Libia e promuovere politiche a favore dell&#8217;integrazione in Italia e non vogliamo continuare a dividerci in tifoseria pro e contro i migranti come la faccenda della nave Sea Watch per nascondere i problemi reali dell&#8217;Italia e dell&#8217;immigrazione stessa.</em></p>
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		<title>Dossier Msf: &#8220;Per la prima volta il governo italiano scrive che la Libia è un porto sicuro. Ma è esattamente il contrario&#8221;</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/03/25/dossier-msf-per-la-prima-volta-il-governo-italiano-scrive-che-la-libia-e-un-porto-sicuro-ma-e-esattamente-il-contrario/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2019 06:59:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Centro di detenzione di Sabaa, Tripoli, uno dei tanti in cui in Libia sono recluse più di 650.000 migranti arrivati per provare a raggiungere l&#8217;Europa. Uno sconvolgente rapporto degli operatori di Medici senza frontiere,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Centro di detenzione di Sabaa, Tripoli, uno dei tanti in cui in Libia sono recluse più di 650.000 migranti arrivati per provare a raggiungere l&#8217;Europa.</p>
<p>Uno sconvolgente rapporto degli operatori di Medici senza frontiere, entrati in questo centro, conferma come le condizioni dei migranti detenuti siano drammatiche con allarmanti livelli di malnutrizione delle persone in carcere, un terzo delle quali sono minori: preoccupano soprattutto le condizioni dei tanti bambini. Gli operatori di Msf hanno scoperto 31 persone chiuse a chiave in una cella di 4 metri per 5 senza spazio per sdraiarsi, senza latrine, costrette ad urinare in bottiglie e secchi di plastica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo grazie all&#8217;accordo vergognoso tra il governo italiano e la Libia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/013736589-9b0fbabc-c76f-4830-9e28-92749969aeeb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12243" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/013736589-9b0fbabc-c76f-4830-9e28-92749969aeeb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="560" height="315" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/013736589-9b0fbabc-c76f-4830-9e28-92749969aeeb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/013736589-9b0fbabc-c76f-4830-9e28-92749969aeeb-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’organizzazione medico-umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) chiede di porre fine alla detenzione arbitraria di rifugiati, richiedenti asilo e migranti in Libia, dopo il drammatico aumento del numero di persone intercettate nel Mediterraneo dalla Guardia Costiera libica, supportata dall’Unione Europea. Almeno 11.800 persone che tentavano di attraversare il Mediterraneo su precari barconi inadatti al mare sono state riportate in Libia solo quest’anno secondo le organizzazioni delle Nazioni Unite, con intercettazioni quasi quotidiane nelle acque internazionali tra Italia, Malta e Libia. Una volta sbarcate, le persone vengono trasferite in centri di detenzione non regolamentati lungo la costa.</p>
<p>Terribili livelli di violenza. “Persone appena scampate a situazioni di vita o di morte in mare non dovrebbero essere trasferite in un pericoloso sistema di detenzione arbitraria” &#8211; ha detto Karline Kleijer, responsabile delle emergenze per MSF &#8211; molti di loro hanno già sofferto terribili livelli di violenza e sfruttamento in Libia e durante gli estenuanti viaggi dai loro paesi d’origine. Ci sono vittime di violenza sessuale, di traffico, torture e maltrattamenti. Tra i vulnerabili ci sono bambini, a volta senza un genitore o un accompagnatore, donne incinte o in fase di allattamento, anziani, persone con disabilità mentali o in gravi condizioni mediche”.</p>
<p>Non si sa cosa accade nei centri di detenzione. Senza un sistema di registrazione formale e reportistica, una volta che una persona è all’interno di un centro di detenzione non c’è modo di tracciare cosa le accade. I detenuti non hanno la possibilità di questionare la legalità della loro detenzione o dei trattamenti che subiscono. I programmi di evacuazione gestiti dall’Agenzia delle Nazioni Unite per le Migrazioni (IOM) e dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) per aiutare rifugiati e migranti a uscire dalla detenzione arbitraria sono stati rafforzati l’anno scorso ma riescono ad aiutare solo una piccola parte della popolazione rifugiata e migrante in Libia. La misura principale, facilitata dall’IOM, consiste nel rafforzare i cosiddetti rimpatri “volontari” dei migranti dai centri di detenzione ai loro paesi di origine, con 15.000 persone già rimpatriate da novembre.</p>
<p>Non c&#8217;è rimpatrio volontario: le persone non hanno alternative. Si tratta di uno sviluppo positivo quando supporta persone bloccate in Libia che vogliono tornare a casa, ma la natura volontaria di questi rimpatri è contestabile perché le persone non hanno altra alternativa formale per uscire dai centri. L’UNHCR ha evacuato poco più di 1.000 dei rifugiati più vulnerabili, ma la maggior parte di loro è stata portata in Niger dove attende urgentemente di essere reinsediata in altri paesi. Come conseguenza dell’aumento delle intercettazioni in mare, le équipe di MSF a Misurata, Khoms e Tripoli riscontrano un netto aumento nel numero di rifugiati, migranti e richiedenti asilo bloccati nei centri di detenzione già sovraffollati.</p>
<p>Quelle persone rinchiuse a Khoms, con bambini piccoli. Recentemente, MSF ha fornito assistenza medica in un solo giorno a 319 persone intercettate in mare e portate in un centro di detenzione a Tripoli, la maggior parte delle quali era stata detenuta dai trafficanti per diversi mesi prima di tentare la traversata del Mediterraneo. Intorno a Misurata e Khoms, MSF fornisce cure a persone con ustioni di secondo grado, scabbia, infezioni respiratorie e disidratazione. In un’occasione, persone intercettate in mare sono state portate al centro di detenzione senza vestiti, perché avevano perso tutto in mare. “A Khoms ci sono oltre 300 persone, tra cui bambini molto piccoli, rinchiuse in un centro di detenzione sovraffollato. Il caldo è asfissiante, non c’è areazione e l’accesso ad acqua potabile pulita è scarso – è acqua salata mista a liquami” dice Anne Bury, vice coordinatore medico di MSF in Libia. “La situazione nei centri di detenzione è insostenibile, il clima è molto teso, le persone sono esposte ad abusi di ogni sorta. Le persone sono disperate, vediamo ferite e fratture. Alcune tentano di fuggire, altre fanno lo sciopero della fame.”</p>
<p>Le conseguenze della politica europea. Questa situazione è il risultato del tentativo dei governi europei di impedire a qualunque costo a rifugiati, migranti e richiedenti asilo di raggiungere l’Europa. Elemento centrale di questa strategia è equipaggiare, formare e supportare la Guardia Costiera libica perché intercetti le persone in mare e le riporti in Libia. Navi non libiche non possono infatti riportare legalmente i migranti in Libia perché il paese non è riconosciuto un posto sicuro. Ma le persone soccorse in acque internazionali nel Mediterraneo non devono essere riportate in Libia: devono essere portate in un porto sicuro, come prescritto dal diritto internazionale e marittimo. “La Libia non può essere considerata una soluzione accettabile per prevenire gli arrivi in Europa” ha detto Kleijer di MSF. “Rifugiati, richiedenti asilo e migranti intercettati in mare non devono essere riportati in Libia e non devono essere detenuti nel paese su basi arbitrarie e in condizioni disumane”.</p>
<p>MSF in Libia. Da circa due anni, MSF fornisce cure mediche a rifugiati e migranti nei centri di detenzione in Libia che rientrano formalmente sotto l’autorità del Ministero dell’Interno del paese e del suo dipartimento per combattere l’immigrazione illegale (DCIM) a Tripoli, Khoms e Misurata. Ai detenuti non viene garantito accesso alle cure mediche – che vengono fornite da una manciata di organizzazioni umanitarie come MSF o da agenzie delle Nazioni Unite, che riescono ad avere una presenza limitata nel paese nonostante la violenza e l’insicurezza diffuse.</p>
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		<title>Abbandonati nelle prigioni libiche a morire?</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Mar 2019 07:29:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da progetto MeltingPot Europa, di Anettes Blog, Flugtens Ansigt  Link all’articolo originale (ENG) Traduzione a cura di: Giovanna Leuzzi Frammenti di vite Questo articolo è basato su quasi un intero anno di chiacchierate, telefonate, e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="artHeading">
<p><div id="attachment_12194" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/arton23894.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img aria-describedby="caption-attachment-12194" loading="lazy" class="size-full wp-image-12194" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/arton23894.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1000" height="667" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/arton23894.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/arton23894-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/arton23894-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a><p id="caption-attachment-12194" class="wp-caption-text">A shipwreck survivor in detention centre.<br />His testimony : “The sun was really strong and the boat started to deflate. All the babies died. How can we stay so many hours in the water without being rescued? People started to drink salty water. Why they left us die at sea?”</p></div></p>
</div>
<h2 dir="ltr"></h2>
<p>Da progetto MeltingPot Europa, di Anettes Blog, Flugtens Ansigt</p>
<div id="artHeading">
<div class="artAbstract" dir="ltr">
<p><img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/squelettes/puce.gif?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Link all’<a class="spip_out" href="https://anettesaw.com/2019/02/23/left-to-death-in-libyas-prison/?fbclid=IwAR2PLnCu_1ozhwokxEn-JaRfDBnHAeYPW_6uk5ZoLOcSkHfofGLD6bjU1VM&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="external noopener">articolo originale (ENG)</a></p>
</div>
<div class="artAutori" dir="ltr">Traduzione a cura di: <a href="https://www.meltingpot.org/+-Giovanna-Leuzzi-+.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Giovanna Leuzzi</a></div>
</div>
<div id="artText" dir="ltr">
<h3 class="spip">Frammenti di vite</h3>
<p>Questo articolo è basato su quasi un intero anno di chiacchierate, telefonate, e messaggi via WhatsApp e Messenger con rifugiati detenuti nelle prigioni libiche e nei centri di detenzione.</p>
<p>La scorsa estate ad Atene ho conosciuto David, originiario dell’Eritrea, grazie ad una amica e da allora abbiamo avuto contatti quasi ogni giorno. David ha trascorso gli ultimi due anni in diversi centri di detenzione <a href="https://www.meltingpot.org/+-Libia-+.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">in Libia</a>, non sapendo quando &#8211; o se mai &#8211; verrà liberato. Dallo scorso autunno è imprigionato nel carcere di Zintan che, a quanto pare, è il peggiore di tutti, situato nella piccola città di Zintan nelle montagne libiche, a 150 km da Tripoli. Oltre David, a Zintan ci sono altri 800 rifugiati e migranti provenienti dall’Eritrea e dalla Somalia.</p>
<p>Abbandonati e disperati, sempre rinchiusi dietro spesse mura senza accesso ad aria o sole e con pochissimo per sfamarsi. Negli ultimi quattro mesi tredici persone hanno perso la vita nella prigione di Zintan, nella maggior parte dei casi a cause della tubercolosi. I malati sono abbandonati a se stessi e non ricevo alcun supporto medico. Vengono lasciati morire con attorno coloro che sono ancora vivi. La tubercolosi si diffonde facilmente nelle sovraffollate carceri libiche, e nessuno è al corrente del numero effettivo degli individui infetti.</p>
<p>Per motivi di sicurezza i nomi e luoghi sono stati modificati.</p>
<p>Una mattina ricevo un messagio su Whatsapp. È David, un rifugiato proveniente dall’Eritrea &#8211; un paese dell’est Africa, forse meglio conosciuto come la Corea del Nord africana. Il messaggio giunge dalla prigione di Zintan, e dice:</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">Oggi siamo all’aperto sotto il sole. Siamo seduti fuori. Non ho visto il sole né respirato aria fresca dal 15 ottobre 2017.</p>
</blockquote>
<p>Quella data &#8211; 15 ottobre 2017 &#8211; che David mi ha nominato milioni di volte. È la data in cui il sogno di raggiungere l’Europa è per sempre svanito. Il giorno in cui i soldati lo hanno catturato e portato in uno dei tanti centri di detenzione libici.</p>
<p>Centri collocati in vecchie prigioni o grandi capannoni con rinchiusi centinaia di rifugiati e migranti, principalmente a causa della severa politica di confine dell’Unione Europea. Caratterizzati dalla ridottissima o del tutto inesistente possibilità di accedere all’aria aperta, dalla scarsità di cibo, da abusi perpetrati dalla polizia e dalle guardie libiche, e dalla flebile speranza di poterne mai uscire.</p>
<p>La polizia libica ha accusato David di essere entrato nel paese illegalmente. <br class="autobr" />In Eritrea lavorava in aeroporto fino a quando non è fuggito. Voleva raggiungere l’Europa, dove molti rifugiati eritrei vedono riconosciutosi il diritto all’asilo per via delle condizioni disumane del regime eritreo.</p>
<p>Sono entrata in contatto con David grazie ad una cara amica eritrea. Un giorno ricevo un messaggio disperato da Atene, dove lei e i suoi tre bambini hanno ottenuto asilo. Suo fratello era detenuto in un centro in Libia. Era malato e solo. Cosa posso fare, mi chiede lei.</p>
<p><img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Siamo tutti malati</i>, scrive David.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Non vediamo mai la luce del sole o prendiamo mai una boccata d’aria fresca o proteine. Mangiamo solo spaghetti cucinati nell’acqua salata. Sempre spaghetti. Abbiamo fame. Abbiamo freddo. Stiamo soffrendo. Aiutaci.</i></p>
<p>I messaggi arrivano spesso e sono numerosi, però oggi David e il suo compagno di cella sono stati autorizzati ad uscire all’aperto.</p>
<p>Gli chiedo se per caso questo significa che d’ora in poi sono autorizzati a stare fuori.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Non lo so, risponde. </i><br class="autobr" />Dopo qualche giorno gli chiedo di nuovo se hanno ancora la possibilità di uscire all’aperto per godersi un po’ della luce del sole.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Ah, ah, ah. No, è successo solo una volta. Ora siamo di nuovo imprigionati fra le mura, scrive, e aggiunge una faccina che piange.</i></p>
<dl class="spip_document_20946 spip_documents spip_documents_center">
<dt><img loading="lazy" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L440xH587/20190207_1030258-b34ca.jpg?1551351415&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="440" height="587" /></dt>
</dl>
<h3 class="spip">Uno stato fallito</h3>
<p>Essendo cittadino eritreo David è registrato con l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ed è ufficialmente sotto la sua protezione.</p>
<p>Secondo il diritto internazionale gode del diritto alla domanda di asilo in un paese sicuro, ma questa procedura non esiste in Libia. Il paese viene definito uno ‘<i>stato fallito</i>’, guidato da un governo debole e da diverse milizie, fra le quali si annovera l’ISIS. L’Unione Europea e l’Italia hanno stipulato accordi con il governo libico e la guardia costiera libica &#8211; versando ingenti somme di denaro &#8211; per mantenere i rifugiati e migranti lontani dai territori europei. I paesi europei hanno contribuito alla formazione professionale della guardia costiera libica e pagato per gli equipaggi per permettere loro di fermare le imbarcazioni che tentano di raggiungere l’Europa.</p>
<p>Come risultato di questa politica, David è al suo secondo anno in Libia. È uno dei pochi fortunati ad avere ancora un telefono cellulare e ad essere in grado di comunicare col mondo esterno. Al momento dell’arresto solitamente i libici sequestrano soldi e cellulari. Fino ad ora David è stato capace di nascondere il suo cellulare, ma è terrorizzato all’idea che le guardie possano scoprirlo:<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Se trovano il mio telefono, mi arrestano, mi picchiano e mi vendono per soldi, mi dice David</i>.</p>
<p>È davvero spaventato che possa essere venduto. La CNN ha documentato come in Libia rifugiati e migranti vengano venduti nei grandi mercati come schiavi. Human Rights Watch e Amnesty International hanno documentato nei loro reports violazioni dei diritti umani nei centri di detenzione libici. Centri gestiti dai libici ma finanziati dall’Unione Europea.</p>
<p>Il 10 luglio 2018, Elijah, 26 anni della Sierra Leone, riferisce all’associazione Human Rights Watch:<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Questo posto è l’inferno. Sembrano essere brave persone, ma ti bruciano con le scosse elettrice. Mi hanno picchiato tre volte quando mi hanno dato del cibo. Ci obbligano a rimanere seduti o in piedi a guardare dritto nel sole. Se protestiamo ci picchiano. Prendono i detenuti e li portano in una stanza specifica per picchiarli. Hanno preso e portato lì anche me, mi hanno legato e colpito sulla pianta dei piedi. Durante la raffica di colpi un mio amico è stato colpito in faccia. <br class="autobr" />Human Rights watch scrive ancora che i quattro centri di detenzione a cui possono accedere per visitarli sono sovraffollati, sporchi e dispongono di insufficiente assistenza medica. Il rapporto parla della presenza di scarsissimo accesso a sufficienti quantità di cibo, molto spesso avariato, e di acqua</i>.</p>
<h3 class="spip">Inferno sulla terra</h3>
<p>Dagli amici su Facebook in Libia ricevo disperate richieste di aiuto.</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Aiutaci<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Stiamo morendo<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> La Libia è l’inferno sulla terra.</p>
</blockquote>
<p>Malattie molto diffuse nei sovraffollati e antigienici centri sono la scabbia e la tubercolosi.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Quando gli individui stanno per morire di tubercolosi, vengono spostati in un’altra stanza e non li vediamo mai più</i>, mi scrive David su WhatsApp, la sua app preferita con cui comunicare in quanto è criptata e dovrebbe essere sicura.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Sono molto preoccupato di potermi ammalare. La gente sputa sangue</i>.</p>
<dl class="spip_document_20947 spip_documents spip_documents_center">
<dt><img loading="lazy" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L440xH628/20190220_0903e73-6d933.jpg?1551351415&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="440" height="628" /></dt>
</dl>
<p>Noah è un veterinario proveniente dall’Eritrea. È stato detenuto per nove mesi in un centro a Tripoli. È un ragazzo molto tranquillo e con una determinata visione, e lui è quello, mi chiedo, da contattare se ho bisogno di conoscere certi fatti. Su Facebook lui posta molti articoli che parlano delle condizioni di vita sue e dei suoi compagni negli altri centri di detenzione libici. Spera solamente che un giorno il mondo, i suoi cittadini e i politici aprano i loro occhi e li liberino. Sei mesi fa mi scrisse su Messenger:</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Salve Signora, scrivo dalla Libia. Vivo in un centro di detenzione come rifugiato. Ciò che le chiediamo è di portare alla luce le segrete e dure condizioni di vita in cui ci ritroviamo, sempre rinchiusi, come in prigione.</p>
</blockquote>
<p>Preoccupata, gli chiedo se non sia pericoloso per lui passarmi informazioni sulla vita nei centri di detenzione.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Non si preoccupi. Invierò tutto in modo sicuro. L’unica cosa che potrebbero farmi è mettermi in prigione, e se la maggior parte delle persone che soffrono qui riesce a liberarsi con il mio sacrificio, mi riterrei fortunato</i>, mi risponde. <br class="autobr" />Noah mi racconta delle tante persone affette da tubercolosi.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>E viviamo tutti insieme. Quelli molto malati e quelli che non lo sanno, quelli infetti e quelli che non lo sono ancora</i>. <br class="autobr" />Secondo le mie fonti, solo una piccolissima parte riceve cure e medicine. E se ricevono medicine, il trattamento si interrompe se rimangono a corto di pastiglie.</p>
<h3 class="spip">Corro</h3>
<p>Hassan, proveniente dalla Somalia, è un altro detenuto della prigione di Zantan:<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Tutti sono malati qui. Voglio andarmene. Scapperò appena è possibile</i>, scrive Hassan una notte di gennaio.</p>
<p>La prima volta che sono entrata in contatto con Hassan lui si nascondeva da qualche parte a Tripoli. Ogni tanto lavorava come caricatore di merci su un camion. Il piccolo salario che riceveva lo spendeva per comprarsi qualcosa da mangiare. Per un po’ non ho ricevuto alcuna comunicazione da lui. Poi, un giorno, mi invia un messaggio dalla prigione di Zintan. È stato catturato dalla polizia ed ora anche lui è in quella prigione. Non sapevo fosse stato preso. Ci sono così tante storie terribili. Non riesco ad essere a conoscenza di tutte.</p>
<h3 class="spip">Catturati dall’ISIS</h3>
<p>Durante i due anni di permanenza in Libia, David è stato detenuto in diversi centri, però quello di Zintan è di sicuro il peggiore. Secondo Noah, l’UNHCR o altre ONG raramente hanno accesso al centro di Zintan, ubicato nelle montagne libiche a 150 km da Tripoli. La strada per raggiungerlo è troppo pericolosa. David è davvero arrabbiato con l’UNHCR. Tutti i rifugiati registrati in Libia si sentono delusi dall’UNHCR. <i>Dov’è l’UNHCR? Loro sono tenuti a proteggere i rifugiati</i>, continua a chiedermi su Messenger.</p>
<p>Il primo centro di detenzione che David ha visitato era nel deserto. Una notte degli uomini dell’ISIS sono arrivati su un furgone e hanno rapito sessante detenuti, fra cui David ed alcuni suoi amici. Hanno ordinato loro di salire sul furgone, e quando la milizia libica è arrivata, gli uomini dell’ISIS si sono immediatamente diretti verso il deserto con il loro carico di esseri umani. Durante la guida, 3 uomini sono caduti dal furgone e sono morti.</p>
<p>Dopo un susseguirsi di varie vicende tumultuose, i prigionieri sono riusciti a scappare. Dopo aver camminato per 150 km nel deserto hanno finalmente raggiunto Tripoli. A Tripoli sono stati arrestati dalla polizia e portati in un grande capannone dove erano già presenti altri 1.400 fra rifugiati e migranti provenienti dall’Eritrea, dalla Etiopia e dalla Somalia. Ho incontrato David per la prima volta quando era nel capannone di Tripoli. Il capannone si trovava vicino l’aeroporto e nell’autunno 2018 è scoppiato uno scontro fra diverse milizie libiche.</p>
<p>David mi racconta del rumore degli spari intorno al capannone:</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Qui è pericolosissimo. Sono molto spaventato. Siamo tutti spaventati. Potremmo morire.</p>
</blockquote>
<p>Mi invia fotografie dei fori dei proiettili nel soffitto del capannone. Finalmente vengono evacuati. Su grossi furgoni vengono trasportati per 150 km da Tripoli alla prigione Zintan, nella zona montuosa.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Ora siamo in una vera prigione</i>, David mi racconta su WhatsApp dopo numerosi giorni di silenzio.</p>
<h3 class="spip">Acqua tre volte al giorno</h3>
<p>Noah mi manda video dai bagni del centro di detenzione dove si trova. Mi viene da vomitare. Questi non sono bagni per esseri umani. Ce ne sono solo sei in totale per 500 persone.</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Beviamo acqua da una tubatura del bagno. Ce n’era un’altra ma ora è rotta, e nessuno viene a ripararla.</p>
</blockquote>
<p>L’acqua corrente è disponibile solo 3 ore al giorno, e da ciò desumo che i bagni vengano lavati solo durante queste 3 ore.</p>
<p>Secondo Noah, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ed altre ONG pagano i libici per riempire le taniche di acqua pulita.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Ma quelli che ricevono i soldi ci danno accesso all’acqua solo per 3 ore al giorno. Non possiamo fare nulla. Non andrebbe bene dire loro qualcosa. Così è la corruzione</i>, scrive scoraggiato.</p>
<p>Un giorno David mi dice che stanno morendo di freddo. Non hanno coperte e lui indossa ancora i suoi vestiti estivi. Chiedo a Noah se loro hanno delle coperte e dove si trova.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Abbiamo coperte…adesso…non ne avevamo, ma sapevamo che l’UNHCR era lì con alcune. Le guardie le hanno prese e chiuse a chiave in un deposito per poi portarsele a casa. Quando è scoppiata la guerra in agosto le nostre guardie sono scomparse, e siamo entrati in quella stanza per prenderci le coperte. Questo è quello che succede quando l’UNHCR non consegna direttamente a noi le cose, ma ai libici. Loro le rubano</i>, scrive.</p>
<h3 class="spip">Le famiglie che pagano il cibo</h3>
<p>Noah crea un altro video per mostrarmi come cucinano. Lo ricevo su WhatsApp. Un ragazzo sta preparando del pane su una padella usando un fornellino a gas. In alcuni centri di detenzione, i detenuti ricevono uno o due pasti spartani al giorno, un pezzo di pane al mattino e spaghetti alla sera. In altri centri di detenzione, come quello dove si trova Noah, i prigionieri devono acquistare loro stessi il cibo facendosi spedire i soldi dalle famiglie a casa.</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Abbiamo chiesto se possiamo avere del cibo, ma fino ad ora ci hanno detto che dobbiamo pagarcelo, mi dice.</p>
</blockquote>
<p>Il direttore del centro di detenzione gestisce un piccolo alimentari da cui possono comprare farina &#8211; ad un costo molto alto, ma il negozio fu chiuso immediatamente il giorno stesso in cui l’UNHCR si presentò per una delle sue rare visite.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Prima che arrivassero i nostri capi ci dissero che dovevamo solo dire cose positive. Ma non fummo autorizzati a dire nulla. Durante la visita il direttore camminava loro fianco a fianco, e chiuse subito il negozio al loro arrivo</i>, Noah scrive su Messenger.</p>
<p>Secondo il rapporto di Human Rights Watch, l’Unione Europea sta finanziando differenti ONG in Libia in modo tale da migliorare le condizioni di vita dei campi. Spesso, però, le organizzazioni sono inefficaci e ci sono molte divergenze, anche all’interno delle Nazioni Unite, dice il rapporto.</p>
<h3 class="spip">Abbondanza di soldi europei</h3>
<p>Pagando ingenti somme di euro alla Libia, l’Unione Europea e l’Italia sono riuscite a fermare gran parte del traffico di essere umani dalla Libia all’Europa. Tuttavia, molti ancora scappano da dittature, guerre, tortura, fame e mancanza di un futuro, così che il numero dei rifugiati e migranti nei centri di detenzione libici è aumentato secondo Human Rights Watch.</p>
<p>A <strong>luglio 2018</strong> erano detenute fra le 8 e le 10 mila persone. Ad <strong>aprile dello stesso anno</strong> ammontavano a 5.200. A tali somme si aggiungono le centinaia di migliaia di persone che vivono illegalmente in Libia, molti nelle mai delle milizie o dei trafficanti. La politica europea è di riportare tutti indietro nei loro paesi di origine.</p>
<p>Da gennaio 2017 a novembre 2018 l’IOM, l’agenzia delle Nazioni Unite per le migrazioni, ha aiutato più di 30 mila persone a ritornare a casa all’interno de ‘<i>The volunteering humanitarian program</i>’. Ma le persone che sono fuggite dal loro paese per motivi legati alla situazione politica, non vi possono fare ritorno perché rischiano la prigione e la tortura. Noah mi dice:</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Ho lasciato l’Eritrea nel 2014. Se mi rispedissero a casa mi metterebbero in prigione perché sono scappato. E poi mi invierebbero al servizio militare da cui non farei mai più ritorno.</p>
</blockquote>
<p>Nel 2014 aveva terminato gli studi come veterinario, ma il regime lo forzò a lavorare come insegnante di scuola.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Non potevo accettarlo. Il salario di un insegnante in Eritrea è molto basso. Non puoi vivere facendo affidamento su questi soldi. Un mese di salario è pari al costo di questi jeans. Quindi, decisi di abbandonare l’Eritrea, prima per l’Etiopia, poi Sudan e dunque Libia</i>. <br class="autobr" />Cosa speri per il tuo futuro?<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Spero di essere evacuato. Se non accade, dovrò ritornare in Etiopia</i>.</p>
<h3 class="spip">Stress e disperazione</h3>
<p>I messaggi che arrivano da Zintan diventano sempre più confusi e disperati. Posso sentire come i nervi di David siano sempre più tesi.</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Non stiamo bene, signora. Abbiamo fame. Cosa faremo? Possiamo andare verso l’Eritrea, ma non possiamo tornare di nuovo in Eritrea, scrive.</p>
</blockquote>
<p>Nel frattempo Hassan riesce a fuggire dalla prigione di Zintan.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Quando ho scavalcato il muro, le guardie mi hanno scoperto. Ho corso. Loro non erano in grado di raggiungermi. Quindi mi hanno lanciato dietro i loro cani. Nemmeno i cani mi hanno raggiunto. Sono davvero un veloce corridore. Se mi avessero preso…se tu avessi visto, come picchiano la gente. È meglio morire. Ho raggiunto una vicina foresta. Poi ho camminato per sei ore finché non sono giunto ad un villaggio vicino dove ho trovato un taxi. E ora sono a Tripoli. Sono davvero stanco adesso e voglio riposarmi</i>.</p>
<p>Una notte di gennaio, un messaggio arriva sul mio telefono da una ragazza della Somalia, troppo giovane per essere in un posto come la Libia. La conosco un po’. Abbiamo già chattato in passato, e lei è molto timida. Vorrebbe andare in Europa. Il suo sogno è di andare scuola, imparare, essere educata, magari un giorno diventare una giornalista. Ma questa notte il suo messaggio non parla di dolci sogni per il futuro.</p>
<dl class="spip_document_20948 spip_documents spip_documents_center">
<dt><img loading="lazy" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L440xH665/20190214_10171f2-e4218.jpg?1551351415&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="440" height="665" /></dt>
</dl>
<h3 class="spip">Suicidio</h3>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Tre ragazzi del Sudan si sono dati alle fiamme. Qui nel centro di detenzione dove mi trovo. Hai visto il video che ho postato oggi su Facebook? Nessuno li ha aiutati. Che Gesù li aiuti, sorella. Hanno davvero bisogno d’aiuto.</p>
</blockquote>
<p>In un video postato su Facebook e registrato dopo un tentato suicidio un uomo &#8211; gravemente ferito e in terribili sofferenze dice:<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Voglio suicidarmi. Non esistono i diritti umani in Libia. Voglio solo trasferirmi in un paese libero e lavorare, ma i libici hanno preso il mio telefono e i miei soldi</i>.</p>
<p>Il giorno dopo chiedo se i tre uomini hanno ricevuto delle cure mediche:<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Non lo so. Sono scomparsi. La polizia ha arrestato un sacco di persone</i>, risponde.</p>
<p>Oggi di prima mattina, alle 7 un messaggio sul mio WhatsAp. Da parte di David, scritto in stampatello: <i>DOV’E’ L’UNHCR? DOVE SONO LE NAZIONI UNITE? DOVE I DIRITTI UMANI? I RIFUGIATI STANNO MORENDO. TUTTI VOI APRITE GLI OCCHI. GRAZIE PER IL TUO SONNO.</i></p>
<p>E un altro post nello stesso giorno da parte di un attivista per i diritti umani eritreo, che ha ottenuto asilo in Italia:</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> 800 rifugiati provenienti dall’Eritrea e dalla Somalia sono stati abbandonati a Zintan. Muoiono per diverse malattie, soprattutto tubercolosi. In questo stesso momento ci sono 9 corpi senza vita in una stanza con lo stesso numero di persone vive. Chiedono che l’UNHCR visiti immediatamente ed evacui il centro.</p>
</blockquote>
<p>David conferma che i nove morti sono ancora là. Negli ultimi quattro mesi 13 persone sono morte.</p>
<p>Noah mi dice che è usuale che i libici lascino lì i cadaveri.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Uno dei miei compagni di scuola è appena deceduto nella prigione di Zintan. Di tubercolosi. È stato malato per un lungo tempo e non ha ricevuto nessuna cura medica. Sono davvero arrabbiato</i>.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Qui a Tripoli abbiamo ambulanze. Tuttavia, se non vai in ospedale ti lasciano morire. Ai libici non importa</i>.</p>
<p>Nel 2018 il numero dei migranti che hanno raggiunto l’Europa è sceso a 113.482 contro i 171.301 del 2017.</p>
<dl class="spip_document_20949 spip_documents spip_documents_center">
<dt><img loading="lazy" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L440xH248/20190214_16118c2-bdfbb.jpg?1551351416&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="440" height="248" /></dt>
</dl>
</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/03/12/abbandonati-nelle-prigioni-libiche-a-morire/">Abbandonati nelle prigioni libiche a morire?</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Fermare la detenzione arbitraria di rifugiati e migranti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Aug 2018 12:55:44 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="intro-text">
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2017-04-04-alle-08.51.50.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11185" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2017-04-04-alle-08.51.50.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="550" height="350" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2017-04-04-alle-08.51.50.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 550w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2017-04-04-alle-08.51.50-300x191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></a></p>
<p>Oggi vogliamo rilanciare l&#8217;appello di Medici Senza Frontiere &#8211; Italia per continuare a fare pressione su un tema che ci sta molto a cuore.</p>
<p><strong>Fermare la detenzione arbitraria di rifugiati e migranti</strong></p>
<p>Chiediamo di porre fine alla detenzione arbitraria di rifugiati, richiedenti asilo e migranti in Libia dopo il drammatico aumento del numero di persone intercettate nel Mediterraneo dalla Guardia Costiera libica, supportata dall’Unione Europea.</p>
</div>
<p>Almeno <strong>11.800 persone</strong> che tentavano di attraversare il Mediterraneo su precari barconi inadatti al mare sono state <strong>riportate in Libia</strong> solo quest’anno secondo le organizzazioni delle Nazioni Unite, con intercettazioni quasi quotidiane nelle acque internazionali tra Italia, Malta e Libia.</p>
<p>Una volta sbarcate, le persone vengono trasferite in <strong>centri di detenzione non regolamentati</strong> lungo la costa.</p>
<blockquote><p>Persone appena scampate a situazioni di vita o di morte in mare non dovrebbero essere trasferite in un pericoloso sistema di detenzione arbitraria. Molti di loro hanno già sofferto terribili livelli di violenza e sfruttamento in Libia e durante gli estenuanti viaggi dai loro paesi d’origine. Ci sono vittime di violenza sessuale, di traffico, torture e maltrattamenti. Tra i vulnerabili ci sono bambini, a volta senza un genitore o un accompagnatore, donne incinte o in fase di allattamento, anziani, persone con disabilità mentali o in gravi condizioni mediche. <cite><b>Karline Kleijer</b> <span class="citation-role">Responsabile delle emergenze MSF</span></cite></p></blockquote>
<p><strong>Senza</strong> un <strong>sistema di registrazione formale e reportistica</strong>, una volta che una persona è all’interno di un centro di detenzione non c’è modo di tracciare cosa le accade. I detenuti non hanno la possibilità di questionare la legalità della loro detenzione o dei trattamenti che subiscono.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/Misurata4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11186" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/Misurata4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="720" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/Misurata4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/Misurata4-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/Misurata4-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p>I programmi di evacuazione gestiti dall’Agenzia delle Nazioni Unite per le Migrazioni e dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) per aiutare rifugiati e migranti a uscire dalla detenzione arbitraria sono stati rafforzati l’anno scorso ma riescono ad aiutare <strong>solo una piccola parte</strong> della popolazione rifugiata e migrante in Libia.</p>
<p>La misura principale, facilitata dall’IOM, consiste nel rafforzare i cosiddetti <strong>rimpatri “volontari”</strong> dei migranti dai centri di detenzione ai loro paesi di origine, con <strong>15.000 persone già rimpatriate da novembre</strong>. Si tratta di uno sviluppo positivo quando supporta persone bloccate in Libia che vogliono tornare a casa, ma la natura volontaria di questi rimpatri è contestabile perché le persone non hanno altra alternativa formale per uscire dai centri.</p>
<p>L’UNHCR ha evacuato poco <strong>più di 1.000 dei rifugiati più vulnerabili</strong>, ma la maggior parte di loro è stata portata in Niger dove attende urgentemente di essere reinsediata in altri paesi.</p>
<p>Come conseguenza dell’aumento delle intercettazioni in mare, le <strong>nostre équipe a </strong><strong>Misurata, Khoms e Tripoli</strong> riscontrano un netto aumento nel numero di rifugiati, migranti e richiedenti asilo bloccati nei centri di detenzione già sovraffollati.</p>
<p>Recentemente, abbiamo fornito assistenza medica in un solo giorno a 319 persone intercettate in mare e portate in un centro di detenzione a Tripoli, la maggior parte delle quali era stata detenuta dai trafficanti per diversi mesi prima di tentare la traversata del Mediterraneo.</p>
<p>Intorno a Misurata e Khoms, <strong>forniamo cure a persone con ustioni di secondo grado, scabbia, infezioni respiratorie e disidratazione</strong>. In un’occasione, persone intercettate in mare sono state portate al centro di detenzione senza vestiti, perché avevano perso tutto in mare.</p>
<blockquote><p>A Khoms ci sono oltre 300 persone, tra cui bambini molto piccoli, rinchiuse in un centro di detenzione sovraffollato. Il caldo è asfissiante, non c’è areazione e l’accesso ad acqua potabile pulita è scarso – è acqua salata mista a liquami. La situazione nei centri di detenzione è insostenibile, il clima è molto teso, le persone sono esposte ad abusi di ogni sorta. Le persone sono disperate, vediamo ferite e fratture. Alcune tentano di fuggire, altre fanno lo sciopero della fame. <cite><b>Anne Bury</b> <span class="citation-role">Vice coordinatore medico in Libia</span></cite></p></blockquote>
<p>Questa situazione è il <strong>risultato del tentativo dei governi europei di impedire</strong> a qualunque costo a rifugiati, migranti e richiedenti asilo di raggiungere l’Europa. Elemento centrale di questa strategia è equipaggiare, formare e supportare la <strong>Guardia Costiera libica</strong> perché intercetti le persone in mare e le riporti in Libia.</p>
<p>Navi non libiche non possono infatti riportare legalmente i migranti in Libia perché il paese <strong>non è riconosciuto un posto sicuro</strong>. Ma le persone soccorse in acque internazionali nel Mediterraneo non devono essere riportate in Libia: devono essere portate in un porto sicuro, come prescritto dal <strong>diritto internazionale e marittimo</strong>.</p>
<p>“<em>La Libia non può essere considerata una soluzione accettabile per prevenire gli arrivi in Europa</em>” ha detto <strong>Kleijer di MSF</strong>. “<em>Rifugiati, richiedenti asilo e migranti intercettati in mare non devono essere riportati in Libia e non devono essere detenuti nel paese su basi arbitrarie e in condizioni disumane</em>”.</p>
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		<title>ANALISI. Macron, La Libia, l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jun 2018 08:17:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Michela Mercuri (cipmo.org) Nel 1881 il Governo della Terza Repubblica francese, con un’azione di forza, stabilì il protettorato sulla Tunisia, obiettivo dei propositi coloniali del Regno d’Italia. Fu un attacco durissimo, tanto che la stampa parlò di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: left; color: #555555; line-height: 26px; font-family: Arial,'Helvetica Neue',Helvetica,sans-serif; font-size: 13px;">
<p>Di Michela Mercuri</p>
<p>(cipmo.org)</p>
</div>
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<div style="text-align: left; color: #555555; line-height: 18px; font-family: Arial,'Helvetica Neue',Helvetica,sans-serif; font-size: 12px;">
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/th-227.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-10827 aligncenter" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/th-227.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="475" height="301" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/th-227.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 475w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/th-227-300x190.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 475px) 100vw, 475px" /></a></p>
<p>Nel 1881 il Governo della Terza Repubblica francese, con un’azione di forza, stabilì il protettorato sulla Tunisia, obiettivo dei propositi coloniali del Regno d’Italia. Fu un attacco durissimo, tanto che la stampa parlò di “schiaffo di Tunisi” per sottolineare l’umiliazione subita dinanzi all’atto d’oltralpe.<br />
Potrebbe sembrare un evento oramai consegnato al passato ma, a ben guardare, è ancora una valida lente interpretativa per delineare i rapporti tra Roma e Parigi.<br />
La storia degli ultimi anni, specie dal 2011 in poi, è costellata di episodi che lasciano poco spazio a interpretazioni buoniste. L’azione internazionale in Libia è stata voluta dall’allora Presidente francese Nicolas Sarkozy anche per mettere le mani sulle risorse del Paese e porre fine al “fastidioso” trattato di amicizia e cooperazione tra Roma e Tripoli. Seguono anni difficili in cui l’Eliseo continua a perseguire una propria agenda nell’ex Jamahiriya, spesso a danno dell’Italia.<br />
Il vertice di Parigi per la Libia del 29 maggio è l’ultimo atto di questo percorso accidentato.<br />
L’ambizioso Emmanuel Macron, dopo il fallimentare tentativo di pacificazione dello scorso luglio tra il Premier onusiano Fayez al-Serraj e il Generale Khalifa Haftar, uomo forte dell’est libico &#8211; che si è rivelato poco più di una photo opportunity &#8211; ha deciso di ritentare un nuovo summit. Se del primo incontro non aveva neppure avvertito il Presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, questa volta, invece, pare aver approfittato della crisi politico-istituzionale del nostro Paese per cercare di segnare un gol praticamente a porta vuota.<br />
Al di là delle congetture, però, quel che conta sono i fatti e, a ben guardare, anche questo tentativo si è risolto con un sostanziale nulla di fatto. Vediamo perché.<br />
Da un punto di vista formale e diplomatico l’incontro di Parigi potrebbe apparire un successo, o comunque un importante passo avanti. Oltre a Serraj e ad Haftar erano presenti il Presidente dell’Alto Consiglio di Stato Khaled al-Mishri e il Presidente del Parlamento, con sede a Tobruk, Agila Saleh. Il vertice ha visto, poi, la partecipazione dell’inviato dell’Onu per la Libia, Ghassan Salamè, e dei rappresentanti di molti Paesi, tra cui quelli di Egitto ed Emirati Arabi Uniti, storici sostenitori del Generale e di Turchia e Qatar, da sempre vicini a Tripoli.<br />
Tuttavia, non basta mettere quanti più attori possibili intorno a un tavolo per risolvere i problemi del Paese. Il “piano Macron” non ha condotto alla firma di nessuna dichiarazione di intenti tra i rappresentanti libici. Questa reticenza è sintomatica della persistente sfiducia tra le parti, del mancato riconoscimento reciproco tra gli attori presenti e, probabilmente, cosa ancor più grave, della loro dipendenza dalle milizie non presenti al vertice. Una criticità che potrebbe pregiudicare l’obiettivo più ambizioso proposto (o imposto) dal Presidente francese: elezioni a dicembre del 2018. L’opzione più probabile, infatti, è che una volta tornati a casa i vari leader continueranno a lavorare in ordine sparso, cercando di rafforzare la propria compagine. Prova ne sia che, a neppure 48 ore dall’incontro parigino, al-Mishri, importante rappresentante della Fratellanza Musulmana, avrebbe ribadito di non riconoscere la legittimità di Khalifa Haftar come comandante in capo dell’esercito libico, cosa che invece starebbe molto a cuore all’Eliseo. C’è poi un errore di fondo nell’approccio francese alla questione libica: le elezioni politiche in un contesto così frammentato e instabile non sono la soluzione per il consolidamento di un nuovo status quo. Sarebbe necessario invertire la prospettiva: non elezioni per stabilizzare la Libia, ma tentare di stabilizzare la Libia prima di indire elezioni. Viceversa, il vincitore dalla tornata elettorale potrebbe essere defenestrato, magari in maniera violenta, in poco tempo. Si tratta di un ragionamento che trova conferma anche nel fatto che molte delle milizie che controllano i Consigli politici e militari di alcune città libiche – tra cui gli Zintan e le potenti milizie di Misurata e Sabratha- hanno boicottato il vertice. Immaginare un percorso politico senza questi attori vorrebbe dire fare i conti senza l’oste e compromettere fin dall’inizio il processo di stabilizzazione del Paese.<br />
E’ evidente, dunque, che per fare in modo che gli impegni presi non restino lettera morta sarà necessario uno sforzo costante della comunità internazionale che fin qui è sembrato mancare e soprattutto una visione comune, scevra da pericolose iniziative unilaterali come quella francese. Anche in questo caso sarebbe necessario invertire la prospettiva: non dovrebbe essere Macron a convocare le Nazioni Unite, proponendo un piano per la Libia, ma dovrebbero essere le Nazioni Unite a tracciare un percorso di pacificazione nazionale rispettato da tutti gli Stati membri.<br />
Detto ciò, non dobbiamo restare a guardare sperando che la proposta francese fallisca per avere una “rivincita”, perché un fallimento non gioverebbe a nessuno e in primo luogo ai libici. Abbiamo ancora le carte per tentare di avere un ruolo in questo negoziato. Siamo presenti nel territorio con l’ambasciata a Tripoli e il consolato a Bengasi e negoziamo da tempo con gli attori locali che conosciamo meglio di chiunque altro, Macron compreso.<br />
Del grande lavoro svolto in Libia negli ultimi anni dall’Italia e dei rischi di iniziative diplomatiche “personali” si è fatto portavoce anche il nostro Ambasciatore a Tripoli, Giuseppe Perrone, che, in una dichiarazione rilasciata all’agenzia “Agi”, ha definito il vertice di Parigi “un’occasione altamente mediatica per ricordare ai libici la necessità di attuare gli impegni richiesti dal piano d’azione delle Nazioni Unite per superare la crisi libica”, ricordando, inoltre, che “divisioni e iniziative caotiche potrebbero contribuire al ritorno delle barche della morte”.<br />
Non resta che augurarci che il neonato governo italiano tenga bene a mente queste parole e restituisca all&#8217;agenda libica la priorità che merita, agendo di conseguenza.</p>
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		<title>Alarm Phone Press Release: The EU kills Refugees, Ferries not Frontex!</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Apr 2015 14:08:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; Last night at least 650 people drowned about 73 nautical miles north of the Libyan coast when seeking to reach Italy. They were on board of a 30 meter long boat that capsized&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Last night at least 650 people drowned about 73 nautical miles      north of the Libyan coast when seeking to reach Italy. They were      on board of a 30 meter long boat that capsized when the container      vessel King Jacob approached them for assistance. There were only      28 survivors. </p>
<p>      This is the biggest refugee boat catastrophe in the recent history      of the Mediterranean Sea. With its decision from the 27th of      August 2014 to scale down rescue operations at sea, the EU is      responsible for this mass dying. The EU has the means and      possibilities to rescue refugees in the Mediterranean Sea. But      instead, they let people drown.</p>
<p>      Over the last weeks, we, as the Watch The Med Alarm Phone, became      direct witnesses of struggles over life and death on these boats      and of the relatives’ worries. We also witnessed how the      coastguards of Italy and Malta as well as the crews of commercial      vessels made great efforts but could often not prevent the dying      as they were not sufficiently equipped to conduct rescue      operations. And this is due to political decisions made on the      level of the European Union.</p>
<p>      Fortress Europe has caused ten thousands of deaths in the      Mediterranean Sea in the last 25 years. </p>
<p><b>Those responsible are:</b></p>
<p>      Politicians and police forces that have created, through the      Schengen Regime, the general visa-duty and the organised manhunt      of refugees and migrants without visas;</p>
<p>      The politicians, police and military forces that have established      Frontex in the past 10 years and have turned the Mediterranean Sea      between Libya and Italy since the Arab Spring into a maritime high      security zone; </p>
<p>      The EU politicians who decided on the 27th of August 2014 in      Brussels to scale down the Italian rescue operation Mare Nostrum      in the Mediterranean Sea and enforced a politics of deterrence      through Frontex’s Triton operation along the Italian coast!</p>
<p>      They carry responsibility for the thousands of deaths that have      occurred in the last months in the maritime zone between Libya and      Italy. </p>
<p><b>The dying needs to end:</b></p>
<p>      We demand an immediately created direct ferry line for refugees      from Tripoli and other places in Northern Africa to Europe.</p>
<p>      We demand safe and legal corridors for refugees to reach a place      of refuge without the need to risk their lives. </p>
<p>      We call out, beyond all confessions and political sides, to take      immediate direct action against these murderous EU policies and      politics. </p>
<p><b>Watch the Med Alarm Phone</b><br /><a href="http://www.watchthemed.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://www.watchthemed.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a><br /><i>This PM online: <a href="http://watchthemed.net/reports/view/110?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://watchthemed.net/reports/view/110?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></i><br /><a href="mailto:info@watchthemed.net" target="_blank">info@watchthemed.net</a></p>
<p><b><br /></b><b>Media contact persons:</b></p>
<div class="MsoNormal">
Hagen Kopp, <a href="mailto:hagen@kein.org" target="_blank">hagen@kein.org</a>,         00491724008990<u></u><u></u></div>
<div class="MsoNormal">
Helmut Dietrich, <a href="mailto:info@ffm-online.org" target="_blank">info@ffm-online.org</a>,         0176-35877605</div>
</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/04/19/alarm-phone-press-release-eu-kills/">Alarm Phone Press Release: The EU kills Refugees, Ferries not Frontex!</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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