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	<title>Trump Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati. Venezuela&#8221;. Un bacio al cecchino</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jan 2025 12:30:46 +0000</pubDate>
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<p><br></p>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p></p>



<p>Il Venezuela si trova in un momento cruciale: più di due anni fa, la leader dell&#8217;opposizione Maria Corina Machado aveva dichiarato che questa lotta era lunga e che non sarebbe stato facile, nonostante questo, il popolo ha creduto in lei, si è fidato al cento per cento e in pochissimo tempo la Machado è diventata non<br>solo una leader politica, bensì una leader spirituale, capace di muovere migliaia di persone. La maggior parte dei venezuelani, dentro e fuori la nazione, ha ascoltato il suo appello per la libertà e la democrazia, ha creduto e ancora crede che il paese possa liberarsi da questo incubo. Il popolo venezuelano ha lottato molto per raggiungere un obbiettivo, senz’altro il più importante degli ultimi 30 anni, che nel 2025 si realizzerà.<br>Giovedì 9 gennaio, il popolo venezuelano è sceso in piazza per ribadire il proprio pensiero, per dire a Nicolás Maduro e alla sua cerchia tirannica e assassina che devono andarsene, che nessuno gli crede più e che nessuno li vuole più.<br>Il presidente eletto González Urrutia ha inaugurato il 2025 facendo un tour in alcuni Paesi dell&#8217;America Latina. Arrivato a Buenos Aires, è stato accolto dal presidente Milei e da una grande comunità di venezuelani che hanno riempito la Plaza de Mayo, dove si trova la Casa Rosada, sede del governo argentino. Immagini incredibili e commoventi. Successivamente, si è recato negli Stati Uniti per incontrare il<br>presidente Biden e una delegazione del presidente eletto Trump, poi ha fatto tappa anche in Uruguay e a Panama, dove i governi di questi Paesi hanno ribadito il loro sostegno. Nel frattempo, il presidente colombiano Petro ha dichiarato che non avrebbe partecipato in qualità di ospite all&#8217;inaugurazione del 10 gennaio, in quanto le elezioni dello scorso anno non si sono svolte democraticamente. Un colpo per Maduro che ha sempre considerato Petro un amico e alleato nella regione.<br>Il narco regime è in agonia e il suo unico strumento è la violenza: armi puntate contro il popolo, gli attivisti, i politici dell&#8217;opposizione e le loro famiglie, sequestri e torture. Tre giorni fa, uomini incappucciati non identificati hanno rapito il genero del presidente. Si tratta di un&#8217;esacerbazione della violenza che i venezuelani conoscono bene, l&#8217;abbiamo già vista più di una volta in questi 25 anni di dittatura, ma ciò che è cambiato è l&#8217;elemento di “nervosismo” di questa violenza. Il 9 gennaio Caracas era militarizzata. Tuttavia, in diverse città del Paese dove la gente è scesa in piazza, la polizia non ha aggredito la folla, non l&#8217;ha repressa o maltrattata, il che indica che il sistema poliziesco e militare non appartiene più al cento per cento al regime, ma si sta gradualmente spostando dalla parte della democrazia e di ciò che è giusto. Non abbiamo ancora vinto la guerra, ma abbiamo vinto battaglie molto importanti. Il 9 gennaio Maria Corina Machado è uscita dalla clandestinità, è scesa in piazza e ha parlato alla folla, che ha risposto con forza, coraggio e determinazione. Cecchini e polizia, agli ordini del regime, circondavano le strade e la piazza dove Maria Corina stava parlando. Con un gesto che passerà alla Storia, Maria Corina ha alzato gli occhi al cielo, ha visto uno dei cecchini sul tetto di un edificio vicino e lo ha salutato con un bacio. Un gesto intelligente, sincero e non di sfida. Subito dopo è stata intercettata dalla polizia del regime mentre lasciava la manifestazione, è stata sequestrata, maltrattata e il conducente della moto che la stava portando via è stato ferito ad una gamba. È stata rilasciata poche ore dopo. Il conducente della moto è stato sequestrato e in questo momento è scomparso. Più di 24 ore dopo, María Corina ha spiegato la dinamica del sequestro express. Per questa ragione, Machado ha suggerito al presidente eletto di non entrare nel Paese, in quanto non c’erano e non ci sono le condizioni di sicurezza perché González Urrutia possa insediarsi come presidente. Così è stato. González Urrutia si trova attualmente nella Repubblica Dominicana.<br>Il piccolo barlume di speranza che avevamo riposto nel 10 gennaio si è spento, ma non siamo affatto sconfitti, non abbiamo perso la fede, né smettiamo di lavorare per la libertà. Tutte le conquiste ottenute negli ultimi anni grazie alla leadership di María Cristina e dei suoi alleati sono enormi e molto importanti.<br>Nicolás Maduro si è insediato come illegittimo presidente in una piccola stanza blindata di Miraflores, il Palazzo del Governo, circondato dai suoi fedeli criminali e alla presenza di soli due “presidenti”, criminali quanto lui: Daniel Ortega, presidente del Nicaragua, e Miguel Díaz Canel, presidente di Cuba. Nel frattempo, Il mondo democratico lo rifiuta apertamente e dichiara che il nuovo presidente è González Urrutia. Da quasi tutta America e da tutta Europa piovono critiche feroci a Maduro. La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha pubblicato sui social: “Restituite il Venezuela al popolo. Maduro dovrebbe affrontare la giustizia, non prestare un giuramento illegittimo. La libertà deve prevalere. Il Venezuela è libero”. Anche le parole dell’Alto rappresentante Ue per Affari esteri e sicurezza Kaja Kallas sono state contundenti: “L’Unione Europea sostiene il popolo venezuelano nella difesa della democrazia: Maduro è privo di ogni legittimità democratica”. Il governo americano ha aumentato la taglia sulla testa di Maduro, adesso vale 25 milioni di dollari, quella di Diosdado Cabello, la mente diabolica di questo regime, vale anch&#8217;essa 25 milioni. È appena entrato in gioco anche il ministro della Difesa, Vladimir P. López, la cui testa ora vale 15 milioni. Tra circa 10 giorni Donald Trump si insedierà alla Casa Bianca e Marco Rubio, il nuovo Segretario di Stato, vecchio nemico di Maduro e conosciuto per le sue posture estreme verso regimi latinoamericani come appunto, quello del Venezuela. Rubio metterà tra le sue priorità la regione latinoamericana. Sono innumerevoli le sue dichiarazioni contro Maduro e le sue proposte di legge al Senato americano per mettere il bastone tra le ruote e togliere ossigeno al regime. Sue sono le seguenti dichiarazioni: “Nell&#8217;interesse della sicurezza nazionale statunitense e della stabilità regionale, Maduro deve essere consegnato alla giustizia per i suoi crimini contro il popolo venezuelano”. (Lettera al procuratore generale degli Stati Uniti Merrick Garland che chiede l&#8217;arresto di Maduro nel giugno 2022). “Diosdado Cabello non è semplicemente un leader politico, è il moderno Pablo Escobar del Venezuela, un trafficante di droga”. (Commento durante un&#8217;audizione al Senato nel luglio 2017) La differenza adesso qual è: Marco Rubio sarà Segretario di Stato degli Stati Uniti di America.<br>Miraflores trema. Miraflores agonizza. Maduro ha perpetrato un colpo di Stato e la comunità internazionale lo sa. Continuiamo a lavorare internamente ed esternamente per raggiungere l&#8217;obiettivo #HastaElFinal.</p>
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		<title>A dieci anni dalla rivolta in Siria (4 marzo) Un bilancio drammatico: minoranze etniche e religiose particolarmente colpite</title>
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<p>Nel decimo anniversario della rivolta contro il dittatore siriano Bashar al-Assad, l&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM) traccia un bilancio drammatico. Nei primi anni dopo l&#8217;inizio della rivolta, il<br>regime e i suoi alleati Russia e Iran sono stati responsabili delle peggiori violazioni dei diritti umani, dei crimini di guerra e dei crimini contro l&#8217;umanità. Nel frattempo, la Turchia, membro della NATO,<br>e le milizie islamiste sostenute dalla Turchia sono le principali responsabili dei crimini contro la popolazione non sunnita e non araba.<br>Tra queste minoranze ci sono i curdi, gli armeni, i caldei assiro-aramaici, i cristiani, i drusi, gli yezidi e altre minoranze del paese. Oltre al regime di Damasco, quasi tutti i gruppi armati hanno<br>commesso gravi violazioni dei diritti umani e crimini di guerra.</p>



<p>Non passa giorno senza uccisioni extragiudiziali, arresti, sparizioni, torture, reinsediamenti ed espulsioni forzati. La comunità internazionale e il Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU sembrano rassegnati a questa tragedia. Le richieste del popolo siriano per la democrazia e la libertà sono state completamente eclissate. Il popolo voleva solo una cosa: la fine dello spargimento di sangue.</p>



<p>Secondo i rapporti di varie organizzazioni per i diritti umani, circa 1.734 civili sono stati uccisi solo nel 2020, tra cui 326 bambini e 169 donne. Ci sono stati 1.882 arresti arbitrari e 157 persone sarebbero state torturate a morte. Sempre nel 2020, centinaia di migliaia di persone sono state sfollate o costrette a lasciare le loro case tradizionali. Il regime di Damasco e i suoi alleati rimangono responsabili della maggior parte di questi crimini. Tuttavia, molti crimini sono responsabilità della Turchia e delle milizie islamiste che sostiene. Queste milizie o i loro delegati politici ricevono anche il sostegno di altri membri della NATO come la Germania.</p>



<p>La Russia ha un obiettivo chiaramente definito: mantenere il regime a Damasco. La NATO, nel frattempo, sta agendo senza strategia e senza accordo. Lo sconforto dell&#8217;Europa e il vagare dell&#8217;amministrazione americana, specialmente sotto Trump, è diventato un disastro per il popolo, specialmente nel nord della Siria. Per anni, i curdi e altri gruppi etnici nel nord della Siria hanno difeso i valori occidentali come la diversità etnica e religiosa, i diritti delle donne e la coesistenza pacifica contro il cosiddetto &#8220;Stato Islamico&#8221; e hanno chiesto una Siria democratica dopo Assad. L&#8217;Occidente, specialmente Donald Trump e Angela Merkel, li hanno consegnati al coltello di Erdogan. Questa politica sbagliata ha rafforzato Putin, Erdogan, Assad e<br>gli islamisti siriani. Gli stati democratici non sembrano capaci di agire. E l&#8217;invocazione dei diritti umani universali non può che sembrare cinica nel nord della Siria. È giunto il momento di rivalutare la politica occidentale sulla Siria e prendere contromisure.</p>
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		<title>Anbamed. Notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2021 07:59:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Farid Adly Nell&#8217;approfondimento di oggi: Il sogno concreto di Agitu, un articolo di Rosy Battaglia I titoli Sudan:&#160;finanziamento Usa per un miliardo di dollari e relazioni diplomatiche con Israele Palestina:&#160;istituzioni israeliane hanno&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>A cura di Farid Adly</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="600" height="338" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/agitu-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14954" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/agitu-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/agitu-3-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p></p>



<p>Nell&#8217;approfondimento di oggi:  Il sogno concreto di Agitu, un articolo di <em>Rosy Battaglia</em></p>



<p>I titoli</p>



<p><strong>Sudan:</strong>&nbsp;finanziamento Usa per un miliardo di dollari e relazioni diplomatiche con Israele</p>



<p><strong>Palestina:</strong>&nbsp;istituzioni israeliane hanno falsificato le carte per colonizzare terre palestinesi a sud di Gerusalemme.</p>



<p><strong>Libia:</strong>&nbsp;scambio prigionieri di guerra</p>



<p><strong>Israele:</strong>&nbsp;l&#8217;Apartheid sanitaria colpisce le popolazioni palestinesi sotto occupazione</p>



<p><strong>Siria:</strong>&nbsp;Ankara saccheggia i monumenti archeologici siriani ad Afrin</p>



<p>Le notizie</p>



<p>Sudan:</p>



<p>Il segretario al tesoro USA,&nbsp;Steven Mnuchin, ha visitato il Sudan dove ha firmato importanti accordi bilaterali, dopo la cancellazione di Khartoum dalla lista statunitense dei paesi sostenitori del terrorismo. L&#8217;agenzia stampa sudanese informa che Washington fornirà le garanzie ad un prestito della Banca Mondiale per un miliardo di dollari. Durante i colloqui bilaterali, il Sudan si è impegnato a stabilire relazioni diplomatiche con Israele.</p>



<p>La situazione economica e finanziaria del Sudan è precaria, con un debito estero che ammonta a 60 miliardi di dollari, un fardello che blocca ogni riforma di sviluppo e mette a rischio la transizione verso un governo democratico senza le interferenze dei militari.</p>



<p>Preoccupa e non poco la situazione al confine con l&#8217;Etiopia. L&#8217;esercito di Khartoum ha denunciato che ieri ha subito due attacchi dai militari di Addis Abeba. Malgrado l&#8217;avvio di trattative politiche sui confini, ereditati dal colonialismo britannico, la tensione nella regione contesa di Al-Fashaga rimane alta.</p>



<p>Palestina occupata:</p>



<p>Una battaglia legale durata 12 anni ed alla fine è stata vinta. Famiglie palestinesi, sostenute legalmente dall&#8217;ANP e da associazioni giuridiche per la difesa dei terreni dalle confische, hanno salvaguardato circa 11 mila donum (1100 ettari) nella località di Nabi Mussa, a sud di Gerusalemme. Le autorità militari di occupazione avevano falsificato i documenti di proprietà, sostenendo che i terreni erano stati acquistati per la realizzazione di nuove colonie israeliane. Gli avvocati palestinesi sono riusciti con documenti e testimonianze a dimostrare le falsificazioni e far fallire i disegni di confisca israeliani.</p>



<p>Libia:</p>



<p>Si è svolto ieri il secondo scambio di prigionieri di guerra tra l&#8217;esercito guidato dal generale Haftar e le milizie del governo Sarraj. 67 prigionieri hanno potuto così raggiungere le proprie famiglie. È un segnale di distensione importante, dopo lo stallo delle trattative politiche. La tregua regge da 77 giorni e malgrado le interferenze straniere, che alimentano lo scontro tra le due fazioni libiche, la missione ONU intende proseguire il negoziato per un governo unitario, mantenendo fissa la data delle elezioni il 24 dicembre 2021, anniversario dell&#8217;indipendenza.</p>



<p>Israele:</p>



<p>Amnesty international chiede al governo israeliano di mettere fine all&#8217;Apartheid sanitaria per le cure del Covid19. Tel Aviv ha cominciato a somministrare il vaccino alla popolazione israeliana, compresi i coloni in Cisgiordania, mantenendo fuori dai programmi sanitari la popolazione palestinese sotto occupazione. Le vaccinazioni sono iniziate lo scorso mese di dicembre e finora ha ricevuto il vaccino circa un milione di persone. Il governo autonomo palestinese sta aspettando le dosi promesse dall&#8217;ONU con il programma Covax, ma non si conosce la data per l&#8217;avvio delle vaccinazioni. I palestinesi che vivono nella zona C della Cisgiordania, sotto il totale controllo israeliano amministrativo e militare, non potranno usufruire di nessuno dei due programmi a causa di questa Apartheid sanitaria.</p>



<p>Siria:</p>



<p>È in corso una rapina organizzata di reperti archeologici siriani nei pressi di Afrin. Miliziani di gruppi islamisti, sostenuti dalla Turchia, stanno portando via preziose testimonianze di civiltà antiche per poi venderle ai militari turchi che le stanno trasferendo nel loro paese. La città di Afrin è stata conquistata da Ankara nel marzo 2018, strappandola ai combattenti curdi, dopo il tradimento di Trump.</p>



<p>Approfondimento:</p>



<h2>I sogno concreto di Agitu</h2>



<p><em>di Rosy Battaglia</em></p>



<p>«<strong><a href="https://valori.us5.list-manage.com/track/click?u=13459f6dbebde92a38aefa2f9&amp;id=e83a628c0a&amp;e=699887098f&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u><strong>Il filo conduttore della mia vita, del mio lavoro, è l’amore</strong></u></a></strong>». Un&nbsp;<strong>amore profondo per il territorio</strong>, per gli animali, per il cibo sano e l’ambiente che non l’ha salvata da un brutto destino. Quello che aveva già evitato nella sua Etiopia.&nbsp;<a href="https://valori.us5.list-manage.com/track/click?u=13459f6dbebde92a38aefa2f9&amp;id=065cfa61a7&amp;e=699887098f&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Agitu Idea Gudeta</a>, dottoressa in sociologia,&nbsp;<a href="https://valori.us5.list-manage.com/track/click?u=13459f6dbebde92a38aefa2f9&amp;id=bb09a782fc&amp;e=699887098f&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fiera imprenditrice del biologico trentina</a>&nbsp;di origine etiope, formatasi nell&#8217;arte casearia in Francia e&nbsp;<a href="https://valori.us5.list-manage.com/track/click?u=13459f6dbebde92a38aefa2f9&amp;id=adda980171&amp;e=699887098f&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">allevatrice di capre felici</a>&nbsp;non c’è più. La sua morte, avvenuta il 29 dicembre 2020 per femminicidio, causata da uno dei suoi collaboratori di origine ghanese che lei stessa aveva accolto, ha colpito&nbsp;<a href="https://valori.us5.list-manage.com/track/click?u=13459f6dbebde92a38aefa2f9&amp;id=f69007b23d&amp;e=699887098f&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l’Italia intera</a>&nbsp;e ha fatto&nbsp;<a href="https://valori.us5.list-manage.com/track/click?u=13459f6dbebde92a38aefa2f9&amp;id=e95a1f741b&amp;e=699887098f&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il giro del mondo</a>.</p>



<p>Una ferita profonda e lacerante nella speranza di tutti coloro che hanno visto in lei un&nbsp;<strong>futuro possibile</strong>, all’insegna della sostenibilità e di un’<strong>economia di montagna</strong>&nbsp;rispettosa dell’ecosistema e degli habitat naturali.&nbsp;<a href="https://valori.us5.list-manage.com/track/click?u=13459f6dbebde92a38aefa2f9&amp;id=ee7db258fa&amp;e=699887098f&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Un lutto collettivo</a>&nbsp;che ha colpito per prima la stessa comunità trentina scesa in piazza in suo ricordo a Trento, proprio davanti al suo&nbsp;<strong>primo negozio aperto&nbsp;</strong>nel centro della cittadina, inaugurato lo scorso maggio. Ma anche a Rovereto e a Bolzano.</p>



<p>Nata ad Addis Abeba il primo gennaio 1978,&nbsp;<strong>Agi</strong>, così la chiamavano le&nbsp;<a href="https://valori.us5.list-manage.com/track/click?u=13459f6dbebde92a38aefa2f9&amp;id=66e3d8b6fb&amp;e=699887098f&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tante persone amiche che l’hanno amata</a>, era arrivata in Italia a 18 anni per motivi di studio, come ha raccontato più volte lei stessa. Dopo la prestigiosa&nbsp;<strong>laurea in sociologia a Trento&nbsp;</strong>era ritornata nel suo paese, ricca di progetti da sviluppare per una nuova agricoltura sostenibile. Combattendo strenuamente l’impoverimento di contadini e allevatori causato dal&nbsp;<strong>land grabbing</strong>, favorito invece dai governi etiopi. A causa di ciò, minacciata di morte, era rientrata in Italia con lo status di rifugiata nel 2010.</p>



<p>Proprio tra le valli delle&nbsp;<strong>Dolomiti trentine</strong>, prima in Val di Gresta e poi nell’incontaminata Valle dei Mocheni, dove aveva trovato casa, era diventato punto di riferimento del biodistretto, recuperando dei terreni abbandonati. Riscoprendo le radici del sapere africano e salvando le<strong>&nbsp;</strong><strong>capre di razza mòchena</strong>&nbsp;autoctona, prossime all’estinzione, allevandole allo stato brado e ottenendo dal loro latte formaggi squisiti e cosmetici naturali. Agitu non ha mai perso la sua determinazione per riscrivere un&nbsp;<strong>futuro diverso&nbsp;</strong>per sé e per il territorio che l’ha accolta, nonostante da qualche anno sia stata&nbsp;<strong>vittima di stalking&nbsp;</strong>e minacce di morte a stampo razzista.</p>



<p>Già nel 2015, a soli 5 anni dal suo ritorno in Italia, con la sua azienda agricola biologica «<a href="https://valori.us5.list-manage.com/track/click?u=13459f6dbebde92a38aefa2f9&amp;id=4d2d5f3606&amp;e=699887098f&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La capra felice</a>» aveva ricevuto il&nbsp;<a href="https://valori.us5.list-manage.com/track/click?u=13459f6dbebde92a38aefa2f9&amp;id=cc870323bb&amp;e=699887098f&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Premio Resistenza Casearia</a>&nbsp;da&nbsp;<strong>Slow Food</strong>. Nel 2018 proprio&nbsp;<a href="https://valori.us5.list-manage.com/track/click?u=13459f6dbebde92a38aefa2f9&amp;id=5ccc98aa47&amp;e=699887098f&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Valori.it</a>&nbsp;l’aveva identificata come una delle 18 donne del pianeta da seguire come modello di un’idea di società civile inclusiva, paritaria e più sostenibile. Menzione speciale al&nbsp;<a href="https://valori.us5.list-manage.com/track/click?u=13459f6dbebde92a38aefa2f9&amp;id=a70cb525d4&amp;e=699887098f&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">premio Luisa Minazzi</a>&nbsp;Ambientalista dell’Anno a Casale Monferrato nel 2019, Agitu ha lasciato un&nbsp;<strong>allevamento di oltre 180 capre mochene</strong>, il caseificio e un’azienda agricola avviata, pronta ad ingrandirsi, che aveva anche iniziato a produrre cosmetici biologici. E nel cassetto diversi progetti come la trasformazione della sua azienda in&nbsp;<strong>agriturismo</strong>.</p>



<p>A tutti i sogni infranti, alle sue capre, molte delle quali gravide che necessitano di essere curate e assistite stanno rispondendo in tanti e la comunità che l’ha accolta. Dalle&nbsp;<strong><a href="https://valori.us5.list-manage.com/track/click?u=13459f6dbebde92a38aefa2f9&amp;id=8445a2c3ad&amp;e=699887098f&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">associazioni</a>&nbsp;</strong>e dagli&nbsp;<a href="https://valori.us5.list-manage.com/track/click?u=13459f6dbebde92a38aefa2f9&amp;id=ec013eb193&amp;e=699887098f&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u><strong>amici allevatori</strong></u></a>, dal&nbsp;<strong>sindaco di Frassilongo&nbsp;</strong>Luca Puecher, al sindaco di Trento fino a&nbsp;<strong><a href="https://valori.us5.list-manage.com/track/click?u=13459f6dbebde92a38aefa2f9&amp;id=2cbc91f6cb&amp;e=699887098f&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Emma Bonino</a>&nbsp;</strong>che l’aveva voluta con sé nel marzo 2017, proprio per dare testimonianza del suo&nbsp;<strong>status di rifugiata e imprenditrice di successo</strong>. In questi giorni è partita una&nbsp;<strong><a href="https://valori.us5.list-manage.com/track/click?u=13459f6dbebde92a38aefa2f9&amp;id=8e4d7c5f57&amp;e=699887098f&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u><strong>raccolta fondi</strong></u></a></strong><strong>,&nbsp;</strong>(mentre scriviamo ha superato i 60 mila euro) che sosterrà i suoi familiari per il trasferimento della salma in Etiopia. Rispettando la volontà della famiglia, chi l’ha conosciuta e amata&nbsp;<strong>chiede di salvare tutto ciò che Agitu ha costruito&nbsp;</strong>in questi anni. E proprio in queste ore la&nbsp;<strong><a href="https://valori.us5.list-manage.com/track/click?u=13459f6dbebde92a38aefa2f9&amp;id=4fcfb2d5d0&amp;e=699887098f&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pastora Beatrice</a>&nbsp;</strong>sta iniziando a prendersi cura delle capre felici. «<strong><u><strong><a href="https://valori.us5.list-manage.com/track/click?u=13459f6dbebde92a38aefa2f9&amp;id=3b30326982&amp;e=699887098f&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nonostante tutto</a>&nbsp;</strong></u></strong><strong>i sogni non si fermano mai</strong>» scriveva Agitu Idea Gudeta, solo questa primavera. «E con i nostri sogni cerchiamo di costruire il futuro migliore nonostante le difficoltà»<br></p>



<p>Per rimanere informati sul sogno di Agitu, il&nbsp;<strong><a href="https://valori.us5.list-manage.com/track/click?u=13459f6dbebde92a38aefa2f9&amp;id=45cf9c514c&amp;e=699887098f&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">link</a>&nbsp;</strong>alla raccolta fondi, il profilo dell’associazione&nbsp;<strong><a href="https://valori.us5.list-manage.com/track/click?u=13459f6dbebde92a38aefa2f9&amp;id=4f8a3b6330&amp;e=699887098f&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">STAR en Bersntol</a>&nbsp;</strong>e del sindaco di Frassilongo&nbsp;<a href="https://valori.us5.list-manage.com/track/click?u=13459f6dbebde92a38aefa2f9&amp;id=4aa934a1b4&amp;e=699887098f&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u><strong>Luca Puecher</strong></u></a>.</p>
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		<title>Le elezioni negli Stati Uniti e l&#8217;importanza del diritto di voto</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2020 08:01:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Alicia Brull Valle Sabato 07 novembre, dopo quattro giorni dall&#8217;inizio del conteggio dei voti, le elezioni americane sono finalmente arrivate a un risultato chiaro: Joe Biden aveva superato Donald Trump sui voti elettorali&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="780" height="519" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/PHOTO-2020-11-08-14-11-44.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14787" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/PHOTO-2020-11-08-14-11-44.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 780w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/PHOTO-2020-11-08-14-11-44-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/PHOTO-2020-11-08-14-11-44-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 780px) 100vw, 780px" /><figcaption>https://www.reuters.com/news/picture/biden-and-running-mate-harris-make-first-idUSRTX7P7SU?utm_source=rss&utm_medium=rss<br></figcaption></figure>



<p>Di Alicia Brull Valle</p>



<p>Sabato 07 novembre, dopo quattro giorni dall&#8217;inizio del conteggio dei voti, le elezioni americane sono finalmente arrivate a un risultato chiaro: Joe Biden aveva superato Donald Trump sui voti elettorali necessari per dichiararsi presidente eletto. Lo stato della Pennsylvania è diventato decisivo venerdì, quando Joe Biden e Donald Trump avevano rispettivamente 253 e 214 dei voti elettorali. La Pennsylvania avrebbe permesso al vincitore di prendere 20 voti, ciò significava che Biden sarebbe diventato ufficialmente presidente. Questo, precisamente, è diventato realtà sabato.</p>



<p>Tuttavia, i risultati di queste elezioni non sono stati gli unici al centro dell&#8217;attenzione in questi ultimi giorni. L’attenzione e stata puntata sull&#8217;affermazione di Donald Trump che brogli elettorali sono stati commessi, appena un giorno dopo l&#8217;inizio del conteggio dei voti. Anche se Trump aveva già affermato in passato che non avrebbe accettato la vittoria di Biden come legittima, il fatto che giovedì sera si sia rivolto ai giornalisti dalla sala briefing della Casa Bianca ha lasciato attonita l&#8217;opinione pubblica. Inoltre, non è stata prodotta una sola prova a sostegno delle sue forti affermazioni di frode nel sistema elettorale americano, anche dopo aver accusato il conteggio dei voti della Georgia di essere fraudolento a causa di una sosta di 4 ore nel conteggio.</p>



<p>La lotta negli Stati Uniti non finisce qui, poiché Donald Trump e il suo team hanno dichiarato che si recheranno alla Corte Suprema per contestare i risultati delle elezioni, ciò che significa che il processo di istituzione ufficiale di una nuova amministrazione per gli Stati Uniti d&#8217;America potrebbe richiedere più tempo del previsto.</p>



<p>La posizione del Partito Repubblicano e del suo presidente è paradossale, in quanto egli stesso aveva chiesto che tutti i repubblicani votassero di persona e non per corrispondenza, affermando già prima dell&#8217;inizio delle elezioni che ci sarebbero stati brogli nelle votazioni a distanza. Tuttavia, Trump aveva nominato Louis DeJoy, autodichiarato repubblicano e donatore dell&#8217;amministrazione del presidente, come capo del servizio postale, e quindi responsabile del flusso di posta attraverso gli Stati Uniti per il corretto svolgimento delle elezioni. Sembra quindi difficile trovare coerenza nell&#8217;atteggiamento dell&#8217;amministrazione nei confronti dello sviluppo e del riconteggio delle elezioni, che ha suscitato ogni tipo di opinione durante questa settimana, ad esempio, da parte di Thomas Friedman, opinionista del New York Times, che il 4 novembre ha detto che &#8220;non sappiamo ancora chi è il vincitore delle elezioni presidenziali. Ma sappiamo chi è il perdente: gli Stati Uniti d&#8217;America&#8221;.</p>



<p>Nonostante queste differenze in termini di legittimità di queste elezioni, vale la pena sottolineare anche alcuni aspetti positivi, a cominciare dall&#8217;enorme partecipazione della popolazione americana alle elezioni, con un&#8217;affluenza alle urne che è stata la più alta degli ultimi 120 anni. Ciò implica, da un lato, che il popolo americano ha dato più valore al diritto di voto in queste elezioni rispetto alle precedenti e, dall&#8217;altro, che la società americana è più che mai divisa e che i disordini e le tensioni continueranno probabilmente anche dopo la presentazione dei risultati ufficiali.</p>



<p>Infine, un altro importante passo avanti di questa elezione è che, per la prima volta nella storia americana, la posizione di vicepresidente sarà ricoperta da una donna, Kamala Harris, prima procuratrice generale dello stato della California. Non solo sarà la prima donna a ricoprire la seconda posizione più importante all&#8217;interno del governo americano, ma rappresenterà anche un passo avanti in termini di inclusione etnica, poiché la sua discendenza, giamaicano-indiana, sarà un grande esempio per persone di ogni estrazione etnica. Inoltre, è pienamente consapevole dell&#8217;importanza della sua posizione e dello storico passo in avanti che essa rappresenta, come ha prontamente dichiarato: &#8220;pur essendo la prima donna in questo ufficio, non sarò l&#8217;ultima, perché ogni bambina che guarda vede che questo è un Paese di possibilità&#8221;. Dovremo aspettare e vedere se anche lei farà storia il prossimo mandato vincendo di nuovo le elezioni, questa volta come Presidente degli Stati Uniti.</p>



<p>Referenze:</p>



<ul><li>Viser, Matt and Toluse Olorunnipa: “Biden renews call for patience as Trump assails vote-counting process”, <em>The Washington Post</em>, 08-11-2020 <a href="https://www.washingtonpost.com/politics/biden-trump-election/2020/11/05/1dd15c6c-1f82-11eb-ba21-f2f001f0554b_story.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.washingtonpost.com/politics/biden-trump-election/2020/11/05/1dd15c6c-1f82-11eb-ba21-f2f001f0554b_story.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></li></ul>



<ul><li>“Minuto a minuto: Joe Biden es el presidente electo de Estados Unidos”, <em>CNN</em>, 08-11-2020 <a href="https://cnnespanol.cnn.com/2020/11/08/minuto-a-minuto-joe-biden-es-el-presidente-electo-de-estados-unidos/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://cnnespanol.cnn.com/2020/11/08/minuto-a-minuto-joe-biden-es-el-presidente-electo-de-estados-unidos/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></li></ul>



<ul><li>“US election 2020: Who is ahead in the states still counting?”, <em>BBC News</em>, 07-11-2020 <a href="https://www.bbc.com/news/election-us-2020-54831124?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.bbc.com/news/election-us-2020-54831124?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></li></ul>



<ul><li>Friedman, Thomas L.: “There was a loser last night. It was America”, <em>The New York Times</em>, 04-11-2020 <a href="https://www.nytimes.com/2020/11/04/opinion/trump-biden-election-2020.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.nytimes.com/2020/11/04/opinion/trump-biden-election-2020.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></li></ul>



<ul><li>“Joe Biden y Kamala Harris: quién es la senadora que hace historia al convertirse en la primera presidenta de Estados Unidos”, <em>BBC News</em>, 11-08-2020 <a href="https://www.bbc.com/mundo/noticias-internacional-53743693?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.bbc.com/mundo/noticias-internacional-53743693?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></li></ul>



<ul><li>Dawsey Josh, Lisa Rein and Jacob Bogage: “Top Republican fundraiser and Trump ally named postmaster general, giving president new influence over Postal Service”, <em>The Washington Post</em>, 07-05-2020 <a href="https://www.washingtonpost.com/politics/top-republican-fundraiser-and-trump-ally-to-be-named-postmaster-general-giving-president-new-influence-over-postal-service-officials-say/2020/05/06/25cde93c-8fd4-11ea-8df0-ee33c3f5b0d6_story.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.washingtonpost.com/politics/top-republican-fundraiser-and-trump-ally-to-be-named-postmaster-general-giving-president-new-influence-over-postal-service-officials-say/2020/05/06/25cde93c-8fd4-11ea-8df0-ee33c3f5b0d6_story.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></li></ul>
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		<title>Trump e il muro di confine in Arizona</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2020 07:28:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Azione di protesta indigena sciolta con l&#8217;uso della violenza  Nella riserva di Pine Ridge il 65% della popolazione è rifornito da pozzi privati. Foto: Christina Voormann. Costruire un muro di confine tra gli Stati&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1>Azione di protesta indigena sciolta con l&#8217;uso della violenza</h1>



<p></p>



<p><img loading="lazy" width="425" height="319" src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/FLXL1Zw1Bzu_PDFS0n3G_6nQpQM-SdtVPl87lkvRIaoZFW3IgrgpY9aU69A-ufqhFlEHfyqnIw0wQ0sg_A69yYqg=s0-d-e1-ft#http://www.gfbv.it/2c-stampa/2020/200514usa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Nella riserva di Pine Ridge il 65% della popolazione è rifornito da pozzi privati. Foto: Christina Voormann."> Nella riserva di Pine Ridge il 65% della popolazione è rifornito da pozzi privati. Foto: Christina Voormann.</p>



<p>Costruire un muro di confine tra gli Stati Uniti e il Messico cinque anni fa è stata una delle promesse elettorali centrali del presidente americano Donald Trump, ed è stata più volte un mezzo per fomentare l&#8217;odio contro gli immigrati. Lungo il suo percorso previsto nel sud degli Stati Uniti vivono diverse comunità indigene, i cui storici insediamenti sono ora tagliati a pezzi dal confine di stato. Nei loro territori gli indigeni attraversano regolarmente i confini per visitare cimiteri, parenti o muoversi verso terreni agricoli. L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha ripetutamente criticato il fatto che un muro renderebbe questo libero movimento molto difficile o impossibile. I lavori di costruzione hanno già violato i diritti territoriali indigeni e distrutto i loro santuari.<br><br>Per anni ci sono state aspre proteste indigene contro il muro, soprattutto da parte dei Tohono O&#8217;odham in Arizona. Il 12 ottobre, giorno della resistenza indigena, circa 30 O&#8217;odham hanno pregato la mattina presto in un valico di frontiera sul loro territorio per i luoghi sacri e i cimiteri che sarebbero stati distrutti dalla costruzione del Muro e dalla militarizzazione del confine. Questi luoghi sacri sono in realtà protetti dalla legge sulla libertà religiosa. Tuttavia questo non ha impedito alle truppe federali di frontiera e agli ufficiali di sicurezza dello stato dell&#8217;Arizona di interrompere violentemente la celebrazione religiosa pacifica. Per sciogliere la manifestazione sono stati utilizzati proiettili di gomma e gas lacrimogeni. Almeno otto indigeni sono stati arrestati e i giornalisti sono stati ostacolati nel loro lavoro.<br><br>Qualche giorno prima, una Corte d&#8217;appello federale aveva fermato la costruzione del muro in Arizona, Texas, New Mexico e California. Gruppi della società civile e alcuni stati avevano fatto causa perché il governo Trump voleva dirottare 3,6 miliardi di dollari dal bilancio della difesa. Questo è contro la Costituzione. Anche quest&#8217;anno lo Stato dell&#8217;Arizona svolge un ruolo speciale nella campagna elettorale: per la prima volta in 72 anni, c&#8217;è la possibilità che il Partito Democratico venga eletto a maggioranza in Arizona. Durante la loro visita durante la campagna elettorale nella capitale Phoenix, Joe Biden e Kamala Harris si sono presentati con cinque leader indigeni per discutere dei loro problemi e per chiedere il voto. A loro si sono uniti i leader della Nazione Navajo, della Comunità Indiana del fiume Gila, della Tribù Apache San Carlos e della Tribù Hopi, così come il presidente della Nazione Tohono O&#8217;odham Ned Norris Jr.<br><br>Inoltre, la coppia di candidati democratici Biden-Harris, ha pubblicato un documento programmatico di 15 pagine sulla loro politica indigena. Uno dei punti più importanti è la reintroduzione della Conferenza annuale delle Nazioni Tribali alla Casa Bianca. Questo incontro dei leader delle nazioni native ufficialmente riconosciute con i rappresentanti del governo degli Stati Uniti è stato organizzato da Barack Obama. Il documento si occupa anche della violenza contro le donne indigene negli Stati Uniti, dell&#8217;energia rinnovabile e di una task force per garantire il diritto di voto agli indigeni. Il Partito democratico dimostra di essere consapevole dei problemi delle popolazioni indigene del Paese e sembra disposto a lavorarci.</p>
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		<title>Notizie dal mondo. Nord Africa e Medioriente</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Sep 2020 07:43:47 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="512" height="341" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/unnamed-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14580" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/unnamed-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 512w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/unnamed-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure>



<p>(dall&#8217;agenzia stampa Anmabed a cura di Farid Adly)</p>



<p>Per ascoltare l&#8217;audio:<br><a href="http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1599370855.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1599370855.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>I titoli:<br>Yemen: Duri combattimenti a Maarib. Interviene l&#8217;aeronautica saudita<br>Iran: la tv di Stato trasmette la confessione di Afkari, estorta sotto<br>tortura<br>Libia: oggi in Marocco l&#8217;incontro tra delegazioni dei due parlamenti di<br>Tobruk e di Tripoli<br>Iraq: Le truppe USA che hanno lasciato le basi irachene si sono<br>trasferite in Siria<br>Siria: Daesh si riorganizza; 5 jihadisti catturati a Mayadeen, nel nord<br>est<br>Egitto: a processo ex primo ministro, Ahmed Shafiq, mancato candidato<br>alle presidenziali contro Al-Sisi</p>



<p>Le notizie:</p>



<p>Yemen:<br>infuria la battaglia per la conquista di Maarib, nel centro del Paese ad est della capitale Sanaa. Gli Houthi hanno sferrato una dura offensiva militare contro le periferie della città, ma sono stati respinti con l&#8217;intervento dell&#8217;aeronautica saudita. Una guerra senza prospettive di soluzione, secondo la maggior parte degli analisti, per le divisioni all&#8217;interno del fronte dei governativi, indebolito dalla fronda degli autonomisti dello Yemen del Sud. Le trattative per il cessate il fuoco languono, per l&#8217;impotenza dell&#8217;ONU, visto il sostegno delle potenze occidentali a Riad, in funzione anti iraniana. Secondo l&#8217;Istituto per gli studi strategici in Yemen, “gli orizzonti di una soluzione pacifica si allontanano, perché le due parti principali in conflitto hanno interesse a che la situazione di guerra continui”.</p>



<p>Iran:<br>La tv di Stato iraniana ha trasmesso un video nel quale il condannato a morte, Navid Afkari, ammette di aver colpito con un coltello l&#8217;agente di sicurezza di una società, durante i moti di protesta del 2018. Afkari è un campione di lotta e la sua causa ha mobilitato il presidente Trump che ha esortato due giorni fa il governo di Teheran a non eseguire la condanna. La pratica delle trasmissioni di confessioni estorte con la tortura è consueta nella tv iraniana. Le associazioni iraniane di difesa dei diritti umani hanno fatto circolare sui social un video nel quale Afkari denuncia che quelle frasi sono state estorte in seguito alle torture.</p>



<p>Libia:<br>si tengono oggi a Skheirat, in Marocco, gli incontri tra due delegazioni parlamentari libiche. Un incontro preliminare a quello di Ginevra, sotto l&#8217;egida dell&#8217;ONU, che si dovrebbe tenere nei prossimi giorni, il cosiddetto comitato 13+13 proposto alla Conferenza di Berlino lo scorso Gennaio. Un negoziato politico in salita, perché le interferenze internazionali e regionali sono così forti che le delegazioni non trovano legittimità per fare scelte decisive e mettere fine al conflitto.</p>



<p>Iraq:<br>Le truppe statunitensi lasciano sì gradualmente l&#8217;Iraq, ma per trasferirsi in Siria. Sono stati osservati ingenti movimenti di truppe e mezzi pesanti attraverso il confine, nell&#8217;ultima settimana. Le basi militari sono tutte nelle province orientali della Siria: Hasaka e Dei Azzour, sotto il controllo delle forze curde oppure al confine desertico con la Giordania. Il trasferimento in Siria viene spiegato dal Pentagono con la necessità di avere truppe nelle zone dove potrebbe riorganizzarsi Daesh (ISIS), ma guardando la cartina geografica delle basi militari si nota la loro vicinanza ai giacimenti petroliferi siriani. Malgrado le<br>ripetute dichiarazioni di Trump sul ritiro delle truppe Usa dalla Siria, i fatti dimostrano il contrario.</p>



<p>Siria:<br>5 miliziani di Daesh sono stati catturati a Mayadeen, ad est di Deir Azzour, nel nord-est della Siria. Erano vestiti con l&#8217;uniforme delle guardie rivoluzionarie iraniane e provenivano dalla zona desertica siriana al confine con l&#8217;Iraq e la Giordania, dove i rimasugli del cosiddetto Stato Islamico si sono riparati dopo la sconfitta militare nell&#8217;ultima battaglia di Baghuz, nel Marzo 2019, per mano delle forze democratiche siriane a guida curda.</p>



<p>Egitto:<br>l&#8217;ex primo ministro Ahmed Shafiq è sotto processo al Cairo per malversazione di denaro pubblico. I fatti risalgono ai tempi di Mubarak, quando Shafiq era ministro dell&#8217;aviazione civile. Shafiq era stato assolto dalle accuse nel 2013. Ambienti vicini all&#8217;ex primo ministro sostengono che l&#8217;accanimento giudiziario è figlio delle scelte politiche di Shafiq. Nel 2018 aveva tentato di candidarsi alle presidenziali, ma un provvedimento delle forze armate (Shafiq è un generale in congedo) gli ha impedito di procedere e costretto a ritirare la candidatura, per mancanza di un&#8217;autorizzazione dello Stato Maggiore dell&#8217;esercito. Nel<br>2012, si era candidato contro Morsi, ma ha perso.</p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. La crisi climatica e le minacce agli attivisti ambientali</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Aug 2020 06:55:36 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="300" height="168" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/environment.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14545"/></figure>



<p>di Fabiana Brigante</p>



<p>Gli attivisti ambientali hanno svolto negli ultimi anni un ruolo cruciale per far luce sui pericoli derivanti dal cambiamento climatico. Allo stesso tempo, però, sono stati oggetto di minacce, sparizioni forzate ed uccisioni. In un rapporto pubblicato pochi giorni fa, <em>Global Witness</em> ha reso noto uno studio che ha preso come orizzonte temporale il periodo tra il 1 gennaio ed il 31 dicembre 2019.</p>



<p>È il 2019 infatti l’anno in cui si è registrato il numero più elevato di omicidi; secondo quanto riportato dall<em>’</em>organizzazione, quattro assassinii si sono verificati in media ogni settimana da dicembre 2015, anno in cui veniva firmato l’Accordo di Parigi e si aprivano nuove speranze per il clima globale. Innumerevoli gli attivisti che sono stati messi a tacere da attacchi violenti, arresti, minacce di morte o cause legali: il rapporto fornisce con una mappa il quadro degli eventi riportati.</p>



<p>Oltre la metà degli omicidi segnalati lo scorso anno sono avvenuti in soli due paesi: Colombia e Filippine. In Colombia, il numero di omicidi degli attivisti è aumentato drammaticamente negli ultimi anni. I difensori dei diritti umani delle popolazioni indigene hanno subito attacchi sempre crescenti da quando un accordo di pace del 2016 tra governo e Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) ha lasciato le regioni precedentemente controllate dalle FARC aperte alla concorrenza tra criminali armati e gruppi paramilitari.</p>



<p>Nelle Filippine, un paese costantemente identificato come tra i più pericolosi in Asia per questo tipo di attacchi, il bilancio delle uccisioni è salito da 30 a 43 nello scorso anno. L’industria mineraria è quella più colpevole, presumibilmente collegata agli omicidi di 50 attivisti nel 2019. Le comunità che si sono opposte ai progetti ad alta intensità di carbonio, gas e carbone hanno dovuto affrontare continue minacce e ritorsioni.</p>



<p>Sebbene quella dovuta ai cambiamenti climatici sia certamente da considerarsi una crisi globale, è pur vero che alcune comunità sono particolarmente esposte alle sue conseguenze; tra queste si annoverano senz’altro le popolazioni indigene. Privati delle loro terre e costretti a spostarsi a causa della deforestazione, innalzamento dei mari, costruzione di infrastrutture e conflitti derivanti dalla scarsità di risorse, i popoli indigeni sono di certo i più vulnerabili al cambiamento climatico, senza tuttavia averne responsabilità, data la loro gestione equa e non eccessiva delle risorse. Si registra che le violenze sono particolarmente elevate contro gli esponenti di queste comunità; le popolazioni indigene rappresentano il 40% dei difensori della terra uccisi nel 2019. Le loro terre comprendono meno del 20% della Terra e l’80% della sua biodiversità, secondo il Forum permanente delle Nazioni Unite sulle questioni indigene, ma le comunità indigene possiedono legalmente solo un decimo delle terre che rivendicano. Anche laddove vengano loro riconosciuti diritti fondiari, le strade, le dighe, le condutture vengono spesso espropriate, con conseguente trasferimento forzato di tali comunità.</p>



<p>Tra gli altri,<em> Global Witness</em> conta circa 33 attivisti uccisi in Amazzonia. Una <em>escalation</em> di deforestazione da disboscamento, miniere, incendi (naturali e artificiali) e agricoltura &#8211; azioni sostenute e incoraggiate dal presidente del Brasile, Jair Bolsonaro &#8211; minacciano la foresta, le popolazioni indigene che la abitano ed il clima globale.</p>



<p>Anche la coltivazione industriale di prodotti come l’olio di palma, soia, zucchero, caffè e frutti tropicali costituisce una minaccia crescente. Le morti associate all’agricoltura sono infatti aumentate di oltre il 60% nell’ultimo anno. La maggior parte di questi omicidi sono avvenuti in Asia e concentrati principalmente nelle Filippine, dove sostenitori dei diritti umani sono identificati come terroristi dal governo.</p>



<p>Pare opportuno tuttavia sottolineare, a riprova del ruolo fondamentale che essi svolgono, che nel 2019 vi sono stati anche numerosi successi raggiunti dai difensori dei diritti ambientali, nonostante i potenziali contraccolpi, che testimoniano la loro capacità di resistenza, forza e determinazione nella lotta per la difesa della terra.</p>



<p>In Ecuador, il governo ha cercato di sfruttare la foresta pluviale amazzonica per l’estrazione di petrolio e gas; ad aprile, la tribù indigena Waorani presente al sud dell’Ecuador ha ottenuto una sentenza che impedisse al governo di affidare in concessione il proprio territorio alle imprese estrattive per la ricerca ed estrazione del petrolio. I giudici hanno stabilito che il processo di consultazione avviato nel 2012 non era sufficiente a garantire il consenso preventivo, libero ed informato della comunità.</p>



<p>Nel novembre 2019, in Indonesia, alla comunità indigena dei Dayak del Borneo centrale è assicurata la proprietà legale di 10.000 ettari di terra, a seguito di una lotta decennale.</p>



<p>Negli Stati Uniti, la riserva indiana di Standing Rock ha vinto una causa importante nella sua protesta in corso contro l’oleodotto Dakota Access. Dopo essere entrato in carica nel 2017, il presidente Donald Trump ha ordinato che il processo di approvazione fosse eseguito, ma la nuova sentenza afferma che il governo non ha valutato adeguatamente i rischi di fuoriuscite dalla conduttura. I giudici hanno ordinato all’organismo federale che ha supervisionato il processo di approvazione ambientale di condurre una revisione completa.</p>



<p>Anche in Cambogia si è registrata una memorabile vittoria in quanto il governatore di Ratanakiri si è impegnato a restituire alle comunità indigene le loro terre sacre, le quali erano state precedentemente assegnate alla società&nbsp;<em>Hoang Anh Gia Lai</em>&nbsp;(HAGL) per stabilirvi piantagioni di gomma naturale.</p>



<p>Il rapporto di <em>Global Witness</em> ha messo in luce il fallimento di governi e imprese nel rispettare e proteggere i diritti fondamentali degli attivisti. Eppure, oggi più che mai abbiamo gli strumenti per comprendere quanto il loro lavoro sia essenziale per la salvaguardia del nostro pianeta. È necessario uno sforzo congiunto di tutti gli attori in gioco per garantire la loro protezione e garantire meccanismi di responsabilità efficaci a tutti i livelli che producano risultati tangibili, in linea con le leggi e gli standard internazionali. Ciò non significa solo portare dinanzi alla giustizia i soggetti esecutori di qualsiasi minaccia o attacco, ma anche prevenire, indagare, punire e porre rimedio alla corruzione, alle violazioni dei diritti umani e ai danni ambientali attraverso politiche, leggi, regolamenti e riparazioni efficaci, comprese le società di partecipazione e gli investitori, per tenere conto dei propri obblighi durante la gestione di progetti sia in patria che all’estero.</p>



<p>È inoltre necessario garantire che nessun progetto commerciale prosegua senza il consenso libero, preventivo e informato delle comunità indigene potenzialmente e interessate in ogni sua fase; per fare ciò, occorre richiedere una valutazione preventiva completa dei possibili impatti ambientali e sociali delle operazioni e politiche aziendali proposte. I risultati di qualsiasi valutazione dovrebbero essere resi pubblici e usati per mitigare gli impatti negativi delle comunità.</p>



<p>Per consultare il testo completo del rapporto di <em>Global Witness </em>“<em>Defending Tomorrow: The climate crisis and threats against land and environmental defenders</em>” (luglio 2020) si veda: <a href="https://www.globalwitness.org/en/campaigns/environmental-activists/defending-tomorrow/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.globalwitness.org/en/campaigns/environmental-activists/defending-tomorrow/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>I palestinesi non si comprano in cambio della terra e del loro orgoglio</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jan 2020 08:14:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>ll comunicato di Co-mai e U.I Arabi 48 . No alla proposta unilaterale di Trump ,i palestinesi non si comprano in cambio della terra e il loro orgolio* *Foad Aodi. E&#8217; la giornata del&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="457" height="305" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/2dee59817c82c5c7bc5bfdff04c3c588.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13586" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/2dee59817c82c5c7bc5bfdff04c3c588.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 457w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/2dee59817c82c5c7bc5bfdff04c3c588-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /><figcaption>epa08173243 US President Donald J. Trump (R) shakes hands with  Prime Minister of Israel Benjamin Netanyahu while unveiling his Middle East peace plan in the East Room of the White House, in Washington, DC, USA, 28 January 2020. US President Donald J. Trump&#8217;s Middle East peace plan is expected to be rejected by Palestinian leaders, having withdrawn from engagement with the White House after Trump recognized Jerusalem as the capital of Israel. The proposal was announced while Netanyahu and his political rival, Benny Gantz, both visit Washington, DC.  EPA/MICHAEL REYNOLDS</figcaption></figure></div>



<p><strong>ll comunicato di Co-mai e U.I Arabi 48 . No alla proposta unilaterale di Trump ,i palestinesi non si comprano in cambio della terra e il loro orgolio* </strong></p>



<p>*Foad Aodi. E&#8217; la giornata del disastro per il mondo palestinese e arabo dopo quella del Nakba*</p>



<p>Cosi le comunità del mondo arabo in Italia(Co-mai) e l&#8217;Unione Internazionale Arabi 48 commentano e non approvano la politica decisionale e unilaterale e offensiva di Trump contro i palestinesi. La delusione e&#8217; enorme viene proprio da una potenza mondiale che deve garantire i diritti umani e la pace nel mondo e fermare i conflitti e le guerre civili ,invece proclama una decisione unilaterale offendendo i palestinesi in cambio della terra e dei loro diritti, sovranità e indipendenza della Palestina  per la quale chiediamo due popoli e due stati con Gerusalemme capitale .Ormai con questa decisione è morto ogni tentativo a favore del dialogo e la pace in terra santa compreso il dialogo inter religioso a rischio così *Dichiara Foad Aodi Fondatore della Co-mai* che si appella a Papa Francesco per sostenere come sempre la pace, diritti umani e la giustizia nel mondo . </p>



<p></p>



<p><strong>La notizia (da ansa.it)</strong></p>



<p>La Lega araba ha condannato il piano illustrato da Donald Trump sul Medio Oriente sostenendo che si tratta di &#8220;una grande violazione dei diritti dei palestinesi&#8221;. In un comunicato il segretario generale della Lega Araba, Ahmed Aboul Gheit, ha sottolineato: &#8220;Studieremo minuziosamente la prospettiva americana e siamo aperti a tutti gli sforzi seri a favore della pace&#8221;. Ha tuttavia aggiunto che da &#8220;una lettura preliminare emerge una consistente violazione dei diritti legittimi dei palestinesi&#8221;.</p>



<p><strong>Botta e risposta sul piano anche nel Question Time alla Camera dei Comuni britannica</strong>. Il leader uscente dell&#8217;opposizione laburista lo ha attaccato apertamente come un inganno: &#8220;Non è un piano di pace&#8221;, ha detto, giudicandolo inaccettabile per qualunque leader palestinese e sfidando il premier conservatore Boris Johnson a dire agli Usa che &#8220;sbagliano&#8221; e che il Regno Unito resta schierato a favore di &#8220;un piano di pace vero, sostenuto a livello internazionale&#8221;.</p>



<p><strong>&#8216;Uno stato ai palestinesi, Gerusalemme capitale d&#8217;Israele&#8217;.&nbsp;</strong>Donald Trump svela il suo piano di pace per il Medio Oriente.&nbsp;<strong>Ma Hamas rifiuta.&nbsp;</strong><br>Il presidente americano propone la soluzione dei due Stati con Gerusalemme est capitale della Palestina. Lo affermano fonti della Casa Bianca riprese da alcuni media Usa mentre il tycoon si appresta a illustrare il piano insieme a Benyamin Netanyahu.&nbsp;<strong>&#8220;La gente in Medio Oriente, soprattutto i giovani, sono pronti per un futuro migliore&#8221;.</strong><br><strong>&#8220;Quello di oggi è un grande passo verso la pace&#8221;:</strong>&nbsp;lo ha affermato Donald Trump annunciando il piano per il Medio Oriente. &#8220;E&#8217; giunto il momento per una svolta storica&#8221;, ha aggiunto.</p>



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<p>Il piano di pace Usa per il Medio Oriente conta 80 pagine ed è &#8220;il più dettagliato&#8221; mai presentato finora: lo ha detto Trump in una conferenza stampa congiunta con il premier israeliano Benyamin Netanyahu.<strong>&nbsp;&#8220;Gerusalemme resta la capitale indivisa di Israele&#8221;.&nbsp;</strong>Trump ha dichiarato che il premier israeliano gli ha detto che il piano di pace Usa per il Medio Oriente è una base per negoziati diretti.<br><br>Il piano di pace Usa per il Medio Oriente prevede investimenti per 50 miliardi di dollari a favore dei palestinesi:&nbsp;<strong>&#8220;Ci sono molti stati pronti ad investire&#8221;</strong>, ha assicurato Trump.&nbsp;&#8220;<strong>Questa potrebbe essere l&#8217;ultima opportunità</strong>&nbsp;per arrivare a una pace in Medio Oriente&#8221;, ha sottolineato il presidente Usa.<br><br>Trump ha annunciato che, se ci sarà l&#8217;accordo tra le parti, gli Usa apriranno un&#8217;ambasciata a Gerusalemme Est, confermando che quest&#8217;ultima potrebbe essere<strong>&nbsp;la capitale del futuro Stato palestinese</strong>.<br>Trump ha affermato di aver inviato una lettera al presidente dell&#8217;Autorità nazionale palestinese Abu Mazen sul piano di pace Usa per il Medio Oriente e ha evocato un<strong>&nbsp;tempo di 4 anni per negoziare</strong>.<br><br><strong>&#8220;Gerusalemme non è in vendita, e i nostri diritti non si barattano&#8221;</strong>. Lo ha detto il presidente palestinese Abu Mazen respingendo il piano di pace annunciato oggi dal presidente Usa Donald Trump.<br><br><strong>Il Piano di Trump &#8220;è aggressivo e provocherà molta ira&#8221;.</strong>&nbsp;Lo ha detto alla Reuters, riferita dai media israeliani, il portavoce di Hamas Sami Abu Zuhri secondo cui la parte del Piano che riguarda Gerusalemme &#8220;non ha senso&#8221;. &#8220;Gerusalemme &#8211; ha proseguito &#8211; sarà sempre una terra per i palestinesi. I palestinesi fronteggeranno questo Piano e Gerusalemme resterà sempre terra palestinese&#8221;.<br><br><strong>Il piano di Trump è &#8220;destinato al fallimento&#8221;.</strong>&nbsp;Così l&#8217;Iran boccia senza appello la proposta del presidente americano per una pace in Medio Oriente tra israeliani e palestinesi. &#8220;Il vergognoso piano americano imposto ai palestinesi è il tradimento del secolo ed è destinato al fallimento&#8221;, afferma il ministero degli Esteri in un comunicato. Sulla stessa linea gli alleati sciiti libanesi di Teheran, Hezbollah, secondo cui il piano Trump è &#8220;un tentativo di eliminare i diritti del popolo palestinese&#8221;.<br><br><strong>Gli Stati Uniti riconosceranno le colonie israeliane nei territori come parte di Israele</strong>. Lo ha detto il premier Benyamin Netanyahu illustrando il piano di pace di Donald Trump in una conferenza stampa a Washington. Secondo il piano, ha aggiunto, i rifugiati palestinesi non avranno diritto al ritorno in Israele. Netanyahu si è detto pronto a negoziare con i palestinesi un &#8220;cammino verso un futuro Stato&#8221;, ma a condizione che questi riconoscano Israele come uno &#8220;Stato ebraico&#8221;.</p>
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		<title>È finito il mito del grande Iran?﻿</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jan 2020 08:09:27 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="690" height="362" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/iran-690x362.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13480" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/iran-690x362.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 690w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/iran-690x362-300x157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 690px) 100vw, 690px" /></figure></div>



<p> di Giuseppe Acconcia</p>



<p>Le autorità iraniane hanno ammesso l&#8217;abbattimento del volo Boeing 737 dell&#8217;Ukraine International Airlines per &#8220;errore umano&#8221;. Questo &#8220;imperdonabile&#8221; errore, come lo ha definito il presidente Hassan Rouhani, è avvenuto a poche ore dal raid alle basi degli Stati Uniti in Iraq, ordinato dall&#8217;esercito iraniano, in seguito all&#8217;uccisione nella notte tra il 2 e il 3 gennaio scorso del comandante delle milizie al-Quds, Qassem Soleimani, in un raid Usa nei pressi dell&#8217;aeroporto di Baghdad. Questa spiazzante ammissione di responsabilità (per certi versi rivoluzionaria se confrontata con i silenzi di altri Paesi in situazioni simili) è senza dubbio un segno di trasparenza, voluto dalla Guida suprema, Ali Khamenei. Non solo, le forze armate iraniane si sono dette pronte a &#8220;riforme essenziali nei processi operativi per evitare simili errori in futuro&#8221; e che chi ha commesso l&#8217;errore verrà punito. Eppure il ministro degli Esteri, Javad Zarif, ha giustificato l&#8217;errore iraniano dovuto a un &#8220;momento di crisi causato dall&#8217;avventurismo degli Usa&#8221;, rilanciando così le responsabilità in campo avversario. Purtroppo, l&#8217;abbattimento del Boeing e le 176 vittime che ha causato segneranno inevitabilmente un ridimensionamento sulla valutazione delle capacità militari iraniane.</p>



<p>
<strong>La
fine di un mito?</strong></p>



<p>
Se, da
una parte, la limitata risposta iraniana che ha colpito la base Usa
di Ain al-Asad in Iraq poteva essere giustificata da un calcolo
razionale per evitare un&#8217;escalation del conflitto, dall’altra,
l&#8217;errore del Boeing 737 non ha nessuna giustificazione. Non solo, ha
messo in luce una mancanza di accuratezza più generale del sistema
di difesa iraniano, senza precedenti. In altre parole, ha offuscato
il mito di un Paese che ha conquistato sul campo e suo malgrado un
ruolo essenziale per la gestione dei conflitti nella regione. Fino
alla morte di Soleimani, sebbene l&#8217;Iran non abbia davvero mai voluto
esportare il modello della Repubblica islamica, nata dopo la
rivoluzione del 1979, ha dovuto sopperire alle mancanze e alle
assenze degli Stati Uniti che non hanno saputo gestire le fasi
post-belliche in Iraq e in Afghanistan. Il riconoscimento di questa
azione di bilanciamento essenziale, negli interessi dei maggiori
attori regionali, inclusa la Russia di Vladimir Putin, è culminato
nell&#8217;approvazione dell&#8217;accordo sul nucleare, raggiunto a Vienna nel
luglio del 2015. Ora però si apre una nuova stagione, in cui la
vulnerabilità militare iraniana è stata smascherata dagli errori
nella risposta all&#8217;uccisione di Qassem Soleimani.&nbsp;</p>



<p>
<strong>Iran
più forte o più debole?</strong></p>



<p>
Che il
ruolo regionale iraniano fosse ormai in crisi lo hanno dimostrato
altri due eventi che hanno preceduto l&#8217;escalation degli ultimi
giorni. Prima di tutto le proteste in Iraq dello scorso autunno. A
essere attaccati dai manifestanti non sono stati solo gli interessi
statunitensi nel Paese ma anche il ruolo iraniano nel periodo
seguente alla disastrosa guerra del 2003 che ha segnato la fine del
regime di Saddam Hussein. Per ben tre volte è stato attaccato il
consolato iraniano a Najaf così come le proteste contro nepotismo,
corruzione e disoccupazione giovanile hanno preso di mira sia gli
Stati Uniti sia l&#8217;Iran. E così Teheran è stata smascherata. Nel
perseguire questo ruolo di stabilizzatore regionale ha curato fin qui
principalmente i suoi interessi economici, bypassando le sanzioni Usa
in Iraq, riempiendo il mercato locale di prodotti iraniani a partire
dalle automobili, beneficiando dello status quo, e non ha fatto gli
interessi di tutti gli iracheni. Questo è successo non solo in Iraq
ma anche in Siria (pensiamo al sostegno incondizionato di Teheran per
Bashar al-Assad), in Yemen, in Afghanistan e negli altri Paesi dove
movimenti locali come, Hezbollah in Libano, fanno riferimento
continuamente nella loro ideologia politica alla Rivoluzione iraniana
del 1979. Se il parlamento iracheno ha chiesto la fine della presenza
militare statunitense dopo il raid non concordato contro Soleimani,
la piazza ha chiesto anche la fine delle interferenze iraniane nel
Paese e del sistema settario che incancrenisce le divisioni e
continua ad arricchire solo le élite curde, sunnite e sciite. Questo
dimostra anche un&#8217;altra cosa e una volta di più che la strategia di
esportazione della democrazia e di &#8220;Grande Medio Oriente&#8221;,
inaugurata da George Bush con la guerra in Iraq, è completamente
fallimentare.&nbsp;</p>



<p>
<strong>Soleimani:
un simbolo che muove le masse?</strong></p>



<p>
Eppure
la possibile fine del mito del grande Iran non sarebbe mai arrivata
senza l&#8217;assassinio del carismatico generale Soleimani. La sua morte,
oltre a favorire chiaramente gli interessi israeliani nella regione,
ha suscitato il risveglio dei sostenitori della rivoluzione iraniana
della prima ora che sono scesi a milioni in strada (con decine di
morti nella calca) per partecipare ai suoi funerali e ricordarlo, in
un moto di unità nazionale che mancava in Iran dalla guerra
Iran-Iraq (1980-1988). Non sono mancati i giovani iraniani, della
diaspora nel mondo e anche nel Paese, che hanno gioito su Instagram e
altri social network per questa uccisione, augurandosi un attacco
statunitense che finalmente mettesse fine al regime degli ayatollah e
alle restrizioni che opprimono tanti giovani iraniani. Dopo la morte
di Soleimani, i conservatori iraniani sono più deboli all&#8217;interno
del sistema politico iraniano e nella regione. Lo dimostrano le
lacrime della guida suprema Ali Khamenei ai suoi funerali e
l&#8217;impossibilità di una risposta militare dura contro gli Stati Uniti
per evitare un conflitto che distruggerebbe la Repubblica islamica
per come la conosciamo.&nbsp;</p>



<p>
<strong>La
natura anti-sistema delle nuove proteste</strong></p>



<p>
L&#8217;uccisione
di Soleimani ha avuto l&#8217;effetto immediato di archiviare la stagione
delle proteste anti-governative per il caro vita, la disoccupazione e
il ritardo nel pagamento dei salari del 2018 e del 2019 per aprire
forse una nuova stagione di contestazioni. I giovani iraniani che si
sono riuniti alle porte dell’Università di Teheran e a Isfahan
dopo l’ammissione di responsabilità nell’abbattimento del Boeing
ucraino da parte dei pasdaran iraniani lo scorso sabato hanno una
natura anti-sistemica (tra gli slogan si sente “Via il bugiardo”,
“Morte a Khamenei”) in continuità con le ondate di proteste, nel
1999, 2003, 2009 e 2011 che chiedevano una radicale riforma del
khomeinismo, delle istituzioni e delle consuetudini su cui si fonda
la Repubblica islamica. L’uccisione di Soleimani e le seguenti
rappresaglie hanno riaperto quindi una spaccatura che non si è mai
davvero sopita tra le correnti politiche iraniane, divise tra
sostegno incondizionato alle istituzioni post-rivoluzionarie e la
necessità di modernità e riforma che parte dai giovani iraniani.</p>



<p> Tutto questo non vuol dire che da domani il &#8220;grande Iran&#8221; sparirà dalla regione o non sarà più lo &#8220;stato canaglia&#8221; odiato dai Repubblicani che è stato fino ad ora. Non vuol dire neppure che gli Stati Uniti d’ora in avanti avranno vita facile in Medio Oriente con gli annunci strampalati di Trump che avrebbe voluto colpire i siti culturali iraniani, subito smentito dal Pentagono, mentre saranno proprio i jihadisti dello Stato islamico (Isis), fortemente osteggiati da Teheran, ad avere vita più facile del previsto per qualche tempo. L&#8217;Iran continuerà invece a essere un attore regionale essenziale e questo lo dimostra la nomina del successore di Qassem Soleimani, l&#8217;altrettanto conservatore, Ismail Qani. Non solo, la straordinaria superiorità che hanno dimostrato sul campo le milizie controllate dai pasdaran dalla Siria all&#8217;Iraq fino all&#8217;Afghanistan proseguirà, soprattutto per le strutturali mancanze degli Stati Uniti. Non è detto poi che questa debacle dei conservatori non apra una strada nuova ai moderati di Zarif e Rouhani per rinegoziare l&#8217;accordo sul nucleare, reso carta straccia dall&#8217;uscita unilaterale voluta da Trump nel 2018, dalla ripresa dell&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio, dalle debolezze europee e dalle nuove sanzioni annunciate dagli Usa. Questa componente politica potrebbe aprire la strada a una nuova pagina nei rapporti bilaterali con Washington, come auspicato dallo stesso Trump che vorrebbe un Iran &#8220;prospero&#8221; e utile per fare &#8220;business&#8221;, come ha chiaramente detto annunciando di non voler rispondere militarmente al raid iraniano alla base di Ain al-Asad. I moderati iraniani potrebbero sfruttare questa fase per avvantaggiarsi in vista del voto per le presidenziali del 2021 che sembravano sicuro appannaggio delle componenti conservatrici di Raisi e Qalibaf, approfittando delle nuove mobilitazioni e della dura sconfitta che l&#8217;uccisione di Soleimani chiaramente ha avuto per i conservatori iraniani.&nbsp;Eppure con il 2020, il mito del grande Iran potrebbe essere archiviato. Il suo mito di invulnerabilità, di capacità militare, di difensore anti-imperialista in Iraq, Siria e Afghanistan risulta incontrovertibilmente offuscato. Gli iraniani fanno errori di calcolo, come tutti gli altri attori regionali, e l&#8217;abbattimento del Boeing ucraino lo dimostra, anche gli iraniani sono malvisti, come gli Stati Uniti, da parte delle popolazioni di questi Paesi, e le proteste in Iraq lo dimostrano, l&#8217;Iran non può fare passi falsi sul piano militare, pena l&#8217;annientamento, e la reazione ai raid Usa lo dimostra.&nbsp;&nbsp;</p>



<p></p>
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		<title>Il ruolo dell’Italia in caso di guerra</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jan 2020 08:03:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Luca Cellini (da www.pressenza.com ) Ho sempre creduto che la&#160;Costituzione italiana&#160;fosse fra le più belle del mondo, riguardo la sua applicazione invece credo si sia davvero lontanissimi.Ciò viene dimostrato stando almeno agli&#160;ultimi avvenimenti&#160;legati&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Luca Cellini (da <a href="http://pressenza.com?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.pressenza.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> )</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2020/01/xNato-per-uccidere-720x480.jpg.pagespeed.ic.Iuxb7lQuex.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Il ruolo dell’Italia in caso di guerra"/><figcaption>&#8220;Nato per uccidere&#8221; (Foto di da Full Metal Jacket)</figcaption></figure></div>



<p>Ho sempre creduto che la&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2015/04/70-anni-di-costituzione-nonviolenta/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Costituzione italiana</strong></a>&nbsp;fosse fra le più belle del mondo, riguardo la sua applicazione invece credo si sia davvero lontanissimi.<br>Ciò viene dimostrato stando almeno agli&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2020/01/qual-e-la-vera-minaccia-nucleare-in-medio-oriente/?utm_source=rss&utm_medium=rss">ultimi avvenimenti</a>&nbsp;legati al&nbsp;<strong>Medio Oriente</strong>.</p>



<p>Mi spiego meglio: si può essere concordi oppure no che la Costituzione italiana sia fra le più belle del mondo, però, leggendola, tutti potranno concordare fin dalle prime battute che, la&nbsp;<strong>Carta costituzionale italiana sia decisamente antibellicista e fermamente contro la guerra</strong>. Così come del popolo italiano volendo si possa dir tutto, ma certo non se ne possa mettere in dubbio, il&nbsp;<strong>fortissimo</strong>&nbsp;<strong>e più che motivato&nbsp;rifiuto di fondo sia alla guerra che al nucleare</strong>. Gli italiani infatti, vi hanno rinunziato più volte con tanto di referendum sull’energia nucleare, perfino quella a scopi civili.</p>



<p>Eppure, nonostante tutto ciò, l’Italia specie in questi ultimi anni è divenuto il&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2020/01/antonio-mazzeo-litalia-e-uno-snodo-chiave-per-le-operazioni-militari-usa/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>“gabinetto di guerra”</strong>&nbsp;operativo degli Stati Uniti e della NATO</a>.<br>La&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/04/liberiamoci-da-camp-darby/?utm_source=rss&utm_medium=rss">base militare di Camp Darby</a>&nbsp;a Livorno è divenuta il principale arsenale militare statunitense in Europa, il più grande degli Stati Uniti al di fuori del proprio territorio. A&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/05/le-navi-della-morte-passano-da-livorno/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Camp Darby transitano via mare le rotte della guerra.</a>&nbsp;A Camp Darby ci sono armi strategiche e tattiche di ogni tipo, 125 bunker, dove si stima sia stoccato circa un milione di proiettili di artiglieria, ma anche bombe aeree, e missili. Secondo alcuni esperti militari ci sarebbero anche dotazioni nucleari, oltre a carri armati e diversi veicoli militari aerei e terrestri.<br>Si tratta di una sorta di grandissimo hub delle armi. Il più grande di tutto il patto atlantico. Queste arrivano via mare, a bordo di imponenti navi della USS Navy, fino al porto di Livorno. Da qui sono stoccate a&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2017/04/che-gran-passione-la-liberta-di-giocare-alla-guerra/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Camp Darby, per poi essere smistate e destinate in Giordania, Arabia Saudita</a>&nbsp;e altri paesi mediorientali per rifornire le forze di Washington impegnate nei vari teatri di guerra principalmente dell’area mediorientale, dalla<a href="https://www.pressenza.com/it/2017/05/la-ministra-della-guerra-chiama-alle-armi/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>&nbsp;Siria</strong>&nbsp;allo&nbsp;<strong>Yemen</strong>,</a>&nbsp;ma anche alla&nbsp;<strong>Libia</strong>, senza dimenticare ovviamente&nbsp;<strong>l’Iraq.</strong></p>



<p>Oltre Camp Darby, sul suolo italico in prima linea nella politica della guerra, c’è la<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/04/da-sigonella-in-poi-le-nuove-guerre/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;base militare di Sigonella</a>&nbsp;in Sicilia, da cui decollano i caccia da guerra impiegati nei vari conflitti, e<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/12/droni-ags-a-sigonella-il-regalo-di-natale-della-nato-ai-siciliani/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;i droni controllati a distanza</a>, uguali a quello usato ad esempio per il blitz nei giorni scorsi per uccidere il generale iraniano Soleimani.<br>Ancora In Sicilia, a Niscemi, dal 2014 è sorto uno dei centri di trasmissione del&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/05/la-sicilia-capitale-mondiale-delle-telecomunicazioni-militari-usa/?utm_source=rss&utm_medium=rss">MUOS</a>&nbsp;(Mobile User Objective System): un sistema di comunicazione satellitare militare ad alta frequenza (UHF) e a banda stretta (fino a 64 kbit/s), utilizzato direttamente dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Il MUOS è un sistema composto da quattro satelliti (più uno di riserva) e quattro stazioni di terra, una delle quali è quella di Niscemi. Il MUOS integra le comunicazioni di guerra delle forze navali, aeree e terrestri in movimento in qualsiasi parte del mondo, e per questo, proprio in questi giorni è impegnato direttamente nella trasmissione e nel controllo operativo di varie operazioni di guerra in Medio Oriente.</p>



<p>Sempre in Italia abbiamo già adesso circa 90 testate nucleari, diverse delle quali stanziate presso la base militare di Aviano nel Veneto. Un potenziale nucleare già adesso capace di oltrepassare la&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2015/12/le-300-hiroshima-della-nato/?utm_source=rss&utm_medium=rss">potenza distruttiva di 300 Hiroshima</a>. E così, giusto perché eravamo in aria natalizia, proprio nei giorni di Natale si è saputo di un altro bel regalino, che sta per esserci recapitato dai nostri amici alleati a stelle e strisce.<a href="https://www.fanpage.it/attualita/cinquanta-testate-nucleari-dalla-turchia-ad-aviano-e-polemica-in-italia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;50 Bombe Nucleari USA dalla Turchia dirette in Italia.</a><br>Cinquanta testate nucleari strategiche pronte per essere portate dalla base turca di Incirlik, in Anatolia, alla base Usaf di Aviano, in Friuli Venezia Giulia. Gli Usa diffidano sempre di più della fedeltà alla Nato del presidente turco Erdogan, e così ripiegano sulla sempre più fedele Italia. Questa notizia ci è stata riportata da Fanpage e poi ripresa dall’Ansa, il 30 dicembre, 4 giorni prima del&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2020/01/generale-iraniano-ucciso-da-un-drone-usa/?utm_source=rss&utm_medium=rss">blitz americano che ha visto l’uccisione in Iraq del generale iraniano Soleimani</a>. La fonte è il generale a riposo Chuck Wald della US Air Force in una intervista rilasciata in esclusiva all’agenzia Bloomberg.</p>



<p>Tutto questo sarebbe quanto meno “degno” di una<strong>&nbsp;interrogazione parlamentare urgente</strong>, per chiedere sia al&nbsp;<strong>Governo</strong>&nbsp;ma anche al&nbsp;<strong>Presidente della Repubblica Sergio Mattarella</strong>, perché, sebbene la nostra&nbsp;<strong>Costituzione</strong>&nbsp;parli in modo chiaro e inequivocabile di&nbsp;<strong>ripudio della guerra</strong>, e il&nbsp;<strong>popolo italiano</strong>&nbsp;si sia espresso più volte per via referendaria nell’essere fermamente&nbsp;<strong>contrario all’uso del nucleare</strong>, persino in campo civile, perché&nbsp;<strong>Stati Uniti d’America e la NATO, continuino a riempire il “patrio suolo” di ordigni nucleari militari</strong>, e di armi di ogni specie e tipo, usate nel conflitto mediorientale. Sì, sono questioni serie queste che dovrebbero spiegarci sia la Presidenza della Repubblica che il Governo, aprire quantomeno una discussione in&nbsp;<strong>Parlamento</strong>; un organo creato apposta per trattare e parlamentare almeno degli aspetti più importanti che riguardano da vicino il nostro paese, le nostre vite, il nostro futuro. Ciò a maggior ragione in una ipotesi di possibile&nbsp;<strong>conflitto armato di tipo diretto tra Stati Uniti e Iran</strong>. Non è forse questa una flagrante violazione del dettato costituzionale? E l’ultima azione condotta per ordine diretto di&nbsp;<strong>Trump</strong>&nbsp;non è forse in&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2020/01/per-il-diritto-internazionale-lazione-di-trump-configurabile-come-atto-criminale-e-terrorista/?utm_source=rss&utm_medium=rss">totale violazione del Diritto Internazionale</a>, che è stato stracciato con un semplice click remoto via Web. Un raid quest’ultimo, che è stato giudicato&nbsp;<strong>un crimine</strong>&nbsp;anche dall’<strong>Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite</strong>.</p>



<p>Con l’ultima mossa operata dalle forze armate statunitensi, (il raid che ha visto l’uccisione di Soleimani) le istituzioni internazionali, a salvaguardia della pace, della cooperazione mondiale e del rispetto delle&nbsp;<strong>Carte universali e del Diritto</strong>, sono state&nbsp;<strong>sbeffeggiate e calpestate</strong>.<br>La parola stessa, e&nbsp;<strong>le rassicurazioni</strong>&nbsp;che proprio&nbsp;<strong>Trump</strong>&nbsp;pochi giorni prima, a fine anno, pubblicamente aveva dato, sono state cancellate, rimangiate una ad una. Persino quei paesi europei che da oltre 75 anni vengono chiamati “alleati” sono stati oltraggiati, di fatto resi ridicoli, rendendo evidente che in termini decisionali è come se nemmeno esistessero. Di questo, a partire da oggi e nei prossimi giorni a seguire si dovrebbe discutere in Parlamento in modo urgente, perché questa è la funzione per cui è stato creato l’organo parlamentare.<br>Oppure tutto è stato già deciso dal signor Trump, magari con un bel&nbsp;<strong>tweet</strong>, come va tanto di moda oggi nel “club” esclusivo dei “grandi statisti”, quelli che con un sol&nbsp;<strong>click sullo smartphone</strong>&nbsp;decidono sulle&nbsp;<strong>vite di migliaia, forse milioni di persone</strong>. Ivi compreso anche le nostre sorti, quelle di un Paese che nonostante sia fondato sul ripudio assoluto della guerra, ci deve vedere costretti come nazione, a essere proni in prima linea all’interno di un conflitto che va crescendo.</p>



<p>Tutto ciò, a quanto pare sta accadendo finora,&nbsp;<strong>senza avere nemmeno la possibilità di esprimersi all’interno dell’istituzione del nostro Parlamento</strong>, che, vista l’aria pesantissima che tira, avrebbe quantomeno la funzione di&nbsp;<strong>discutere della drammatica condizione in cui come paese Italia ci veniamo a trovare</strong>; delle pesantissime implicazioni che comporta in questo momento l’essere più che alleati, di fatto&nbsp;<strong>complici di una nazione terza che sta operando al di fuori di ogni criterio del Diritto Internazionale</strong>, e anche al di fuori di ogni mandato delle Nazioni Unite. In seno a questo, c’è anche&nbsp;<strong>assoluto bisogno di discutere</strong>&nbsp;di come in questo momento il nostro suolo si trovi ad essere&nbsp;<strong>sede operativa di vere e proprie operazioni di guerra, senza che il nostro Stato riesca più esercitare una qualche forma decisionale su ciò che viene operato sul nostro stesso territorio</strong>.&nbsp; Discutere evidenziando che in questo momento, il nostro ruolo, più che alleati ci vede<strong>&nbsp;in parte complici, in parte militarmente occupati</strong>&nbsp;da una nazione terza che sembra prepararsi a scendere in guerra, non più per procura, bensì all’interno di un conflitto armato diretto contro altri Stati.<br>È di tutto questo che c’è assoluta urgenza di discutere all’interno del Parlamento, e quanto meno venire informati sui fatti gravissimi, e su questioni di vitale importanza che mettono a serio rischio il nostro Stato e le nostre vite di 60 milioni di cittadini.</p>



<p>Ciò assume ancor di più carattere di urgenza alla luce degli&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2020/01/antonio-mazzeo-litalia-e-uno-snodo-chiave-per-le-operazioni-militari-usa/?utm_source=rss&utm_medium=rss">intensi movimenti bellici e militari</a>&nbsp;che proprio in questi giorni stanno interessando il nostro territorio. E’ per questo che, restiamo in attesa che uno dei nostri massimi organi istituzionali, riferendoci al<strong>&nbsp;Presidente della Repubblica, Capo delle Forze Armate,</strong>&nbsp;e al&nbsp;<strong>Governo</strong>, primo e più importante organo decisionale chiamato a deliberare e decidere su questioni di vitale importanza per il Paese, abbiano la bontà di informarci su cosa stia avvenendo, e quali siano le nostre intenzioni come nazione che ripudia la guerra, all’interno invece di uno scenario che ci vede fortemente&nbsp;<strong>coinvolti in uno stato di pre-guerra.</strong>&nbsp;Nel frattempo, ci perdonino infine&nbsp;<strong>gli onorevoli deputati</strong>, se fra le lecite richieste avanzate, si possa almeno sperare che, fra una querelle televisiva sugli ospiti del prossimo Festival di Sanremo, e un gossip su quale sia la prossima fiamma di Salvini, ci possa essere in questo nostro Paese almeno una qualche componente parlamentare che prenda la briga&nbsp; e l’impegno di poter muovere una&nbsp;<strong>interrogazione parlamentare della massima urgenza</strong>&nbsp;sui pericolosi&nbsp;<strong>scenari di guerra</strong>&nbsp;che vanno addensandosi all’orizzonte sul&nbsp;<strong>nostro Paese</strong>, e che, non ce ne vogliano se glie lo ricordiamo,<strong>&nbsp;riguardano tutti noi e le nostre vite</strong>&nbsp;veramente da molto vicino.</p>
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