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	<title>TTIP Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>TTIP Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Il futuro al rogo</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Sep 2019 08:27:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Stop TTIP Italia denuncia l&#8217;accordo UE-Mercosur che minaccia l&#8217;Amazzonia (da http://atlanteguerre.it) Si intitola “Il futuro al rogo” la prima analisi dettagliata degli impatti ambientali, sociali ed economici di un trattato di liberalizzazione che incendia l’Amazzonia&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p> Stop TTIP Italia denuncia l&#8217;accordo UE-Mercosur che minaccia l&#8217;Amazzonia </p>



<p>(da <a href="http://atlanteguerre.it?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://atlanteguerre.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="275" height="183" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/image-7.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13053"/></figure></div>



<p><strong>Si intitola “Il futuro al rogo” la prima analisi dettagliata degli impatti ambientali, sociali ed economici di un trattato di liberalizzazione che incendia l’Amazzonia e distrugge l’agricoltura di qualità</strong>,ed è frutto del lavoro di&nbsp;<strong>Stop TTIP Italia</strong>&nbsp; un gruppo di oltre 270 associazioni, sindacati, consumatori, produttori, docenti, movimenti, coordinamenti esperti e comitati locali che insieme informano, studiano, comunicano, si mobilitano in tutta Italia per fermare l’approvazione del Trattato di Partenariato Transatlantico su commercio e Investimenti (TTIP).</p>



<p><strong>“Nel giorno in cui milioni di giovani scendono in piazza in tutto il mondo con Fridays For Future per chiedere azioni concrete contro il cambiamento climatico”&nbsp; la Campagna Stop TTIP Italia lancia “Futuro al rogo”</strong>,&nbsp; rapporto di analisi su uno dei principali motivi della protesta internazionale: l’accordo UE-Mercosur, un trattato di liberalizzazione commerciale che mette a repentaglio l’ambiente, il clima, l’economia, l’agricoltura e i diritti di intere comunità dalle Americhe all’Europa. E’&nbsp;un esame dal quale emergono segnali preoccupanti, colti anche da organizzazioni di produttori e della società civile internazionale.</p>



<p><strong><em>Serve una bocciatura storica</em></strong></p>



<p>“Nonostante la Commissione Europea sia stata rinnovata e la neopresidente Ursula Von Der Leyen abbia posto tra gli obiettivi cardine del suo mandato un Green Deal per l’Europa – scrive&nbsp;la Campagna Stop TTIP – il suo Commissario al Commercio Phil Hogan ha difeso strenuamente la positività dell’accordo con i paesi del Mercosur. Il tutto, nonostante il governo del suo paese d’origine, l’Irlanda, abbia minacciato la bocciatura della ratifica per gli impatti ambientali e sull’agricoltura nazionale. L’Austria si è spinta oltre, votando un atto parlamentare di indirizzo vincolante per il governo, che lo obbliga a mettere il veto al tavolo del Consiglio dell’UE quando, nella seconda metà del 2020, dovrà dare un parere sulla ratifica”. Per quel che riguarda il Belpaese:&nbsp; «L’Italia dovrebbe agire nella stessa direzione – dichiara Monica Di Sisto, autrice del rapporto e portavoce della Campagna Stop TTIP Italia – Governo e Parlamento riempiano di contenuto i tanti annunci fatti sull’ambiente e il clima, bocciando subito l’accordo già concluso con il Canada (CETA) e mettendo un veto in Europa sul trattato con il Mercosur».</p>



<p><strong>Cosa dicono i numeri? Al negoziato con il Mercosur (il mercato unico sudamericano composto da Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay)</strong>&nbsp;l’Europa ha ottenuto l’azzeramento dei dazi su auto e parti di auto (che si attestavano in precedenza al 35% del valore), macchinari (che pesavano fra il 14 e il 20%), prodotti chimici (18%) e farmaceutici (14%). Felice anche il settore delle calzature, che vedrà ridursi le barriere (attualmente al 35%) e il tessile a maglia (26%).</p>



<p><strong>“Per il Mercosur – dice il rapporto – il vero vincitore è il settore agricolo: se infatti nel complesso la bilancia commerciale è leggermente a favore dell’Unione Europea, in ambito agricolo lo squilibrio è molto forte</strong>&nbsp;e aumenterà con il trattato. I paesi del Mercosur esportano nel mercato UE prodotti agroalimentari per circa 21 miliardi di euro annui, mentre importano da noi appena 2 miliardi all’anno. L’accordo agevole le importazioni di zucchero e pollame: entrambi i settori beneficeranno di una quota pari a 180 mila tonnellate a dazio zero. Altro comparto che subirà gli impatti del trattato è quello agrumicolo. Spagna e Italia vedranno inasprirsi la competizione con il Brasile, primo produttore mondiale di succo d’arancia, e con l’Argentina, principale produttore di limoni. Non solo: le recenti importazioni di riso da Myanmar e Cambogia hanno indebolito la produzione europea, che ora rischia un altro colpo dall’Uruguay, pronto a beneficiare di una quota di 60 mila tonnellate senza dazi offerta dal trattato. Ma la preoccupazione più grande sembra essere quella di una crescita delle importazioni di carne di manzo, con l’istituzione di una nuova quota di 99 mila tonnellate a tariffa agevolata del 7,5%. Pochi i prodotti a indicazione geografica italiani (55 su oltre 290) tutelati nell’accordo: saranno comunque obbligati a convivere con le loro&nbsp;<em>copie storiche</em>, libere di circolare anche nel mercato europeo sugli scaffali dei supermercati”.</p>



<p><em><strong>Tutti i pericoli del trattato</strong></em></p>



<p><strong>Secondo Monica Di Sisto, «a fronte di un’emergenza climatica dichiarata da sempre più paesi e città e dell’impegno solenne europeo di rispettare e far rispettare l’Accordo di Parigi, il trattato UE-Mercosur alimenta la deforestazione</strong>&nbsp;dell’Amazzonia e non pone alcun vincolo ambientale agli scambi tra Europa, Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, indebolendo anzi quelli esistenti. In cambio di un aumento dell’export di automobili – del quale beneficeranno i produttori tedeschi – l’Europa spalanca le porte ai grandi esportatori del Mercosur, forti competitori delle imprese europee e italiane, senza alcuna valutazione complessiva e vincolante dell’impatto di questa scelta sull’occupazione, l’ambiente, la produzione e il mercato interno».</p>



<p><strong>Il trattato con il Mercosur non promuove adeguatamente il rispetto del principio europeo di precauzione, ma indebolisce i controlli su prodotti provenienti da Paesi in cui sono legali centinaia di pesticidi da noi proibiti</strong>, circolano liberamente OGM e cibo putrefatto, come accertato dai recenti scandali che hanno coinvolto grandi gruppi dell’agrobusiness brasiliani. Resta inevasa la questione delle crescenti violazioni dei diritti umani in Brasile e in altri paesi del blocco, che non sembrano turbare le istituzioni europee.</p>



<p><strong>Se ratificato, l’accordo darà vita a una ventina di comitati tecnici che, con l’obiettivo di “facilitare” il commercio tra Mercosur e Unione Europea, passeranno al setaccio le normative considerate “irritanti”</strong>&nbsp;con l’obiettivo di ammorbidirle, anche se per ottenerle sono state necessarie importanti battaglie sociali o ambientali.</p>



<p><strong>Le organizzazioni ambientaliste e della società civile, compreso il movimento Fridays For Future, hanno protestato inoltre contro il rischio concreto che l’aumento dell’export di carne di manzo dal Brasile aumenti la deforestazione e gli incendi in Amazzonia,</strong>&nbsp;esponendo i piccoli produttori agricoli italiani ed europei a una insopportabile competizione con i colossi multinazionali che fanno grandi affari con le monocolture argentine e brasiliane. In cambio, l’industria latinoamericana a più alto contenuto tecnologico verrà schiacciata sotto un’ondata di esportazioni europee, dalle automobili alle macchine utensili.</p>
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		<title>Le alternative al liberismo si discutono nella tana del lupo</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Aug 2016 15:59:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Riflessioni a 360° sul Forum Sociale Mondiale che si sta svolgendo a Montreal.  di Vittorio Agnoletto (www.vittorioagnoletto.it) “Queste sarebbero le nazioni che pretendono di darci lezioni di democrazia? In verità  l’occidente ha paura del&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/10552371_1472719622982886_6302677579982813361_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6616" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6616" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/10552371_1472719622982886_6302677579982813361_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="10552371_1472719622982886_6302677579982813361_n" width="500" height="500" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/10552371_1472719622982886_6302677579982813361_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/10552371_1472719622982886_6302677579982813361_n-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/10552371_1472719622982886_6302677579982813361_n-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/10552371_1472719622982886_6302677579982813361_n-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/10552371_1472719622982886_6302677579982813361_n-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p><span dir="LTR"><i>Riflessioni a 360° sul Forum Sociale Mondiale che si sta svolgendo a Montreal. </i></span></p>
<p><span dir="LTR">di Vittorio Agnoletto (www.vittorioagnoletto.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">“Queste sarebbero le nazioni che pretendono di darci lezioni di democrazia? In verità  l’occidente ha paura del confronto sulle idee e sulle nostre proposte. Noi siamo portatori di idee non di bombe” Questa la dura reazione di Aminata Traore’, attivista dei diritti umani, già  ministra della cultura del Mali</span><span dir="LTR">. Sono oltre 250 gli attivisti e i dirigenti sindacali e dei movimenti sociali ai quali è stato rifiutato il visto per entrare in Canada per partecipare a Montreal al 12° Forum Sociale Mondiale. Nonostante una dichiarazione di protesta firmata da centinaia di associazioni di tutto il mondo non è pervenuta alcuna reazione da parte del governo canadese che mostra assoluta indifferenza alle critiche ampiamente riprese dai media. </span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Il numero esiguo di rappresentanti del sud del mondo sta modificando sensibilmente l’andamento del Forum; non c’è  dubbio che il tentativo di costruire, attraverso il primo Forum realizzato nel nord del mondo, un ponte tra le emergenze sociali dei due emisferi abbia subito un arresto. Tuttavia questo non significa il fallimento del Forum che si sarebbe trasformato in una “scommessa persa” come viene sostenuto ad esempio da Sara Gandolfi sul Corriere, uno dei pochi media </span><span dir="LTR"><i>mainstream </i></span><span dir="LTR">di casa nostra che ha scritto sull’argomento. Anzi, paradossalmente questa obbligata e imposta pausa di riflessione, può aiutarci a riprendere il cammino con maggior forza.</span><span id="more-1596"></span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR"><b><i><u>Il Forum si  trasforma</u></i></b></span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Il Forum nato a Poro Allegre 15 anni fa, nel 2001, pur dentro un approccio globale, leggeva il mondo attraverso uno sguardo al cui centro c’era il rapporto nord/sud con i temi della solidarietà  e della cooperazione internazionale, la denuncia delle politiche del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale in Africa, tutto questo letto con una forte sensibilità terzomondista. Sullo sfondo la discussione e l’analisi si ampliava al crescente dominio della finanza e al ruolo delle nuove istituzioni internazionali quali il WTO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio.</span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Oggi la drammatica crisi sociale ed economica che investe tutto il mondo e in particolare modo l’emisfero nord-occidentale ci obbliga, se vogliamo essere realisti e credibili anche per i nostri concittadini, a puntare lo sguardo innanzitutto sui nostri territori, a sforzarci di trovare soluzioni idonee ad affrontare la pesante realtà del nostro quotidiano con proposte capaci di porre al centro anche nelle nostre nazioni i temi della redistribuzione della ricchezza, della giustizia sociale, della democrazia reale e quindi dell’accesso libero e generalizzato al sapere e alle nuove tecnologie. </span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Nel 2001 il 20% della popolazione possedeva l’80% della ricchezza, oggi l’8,7% possiede, secondo Credite Suisse l’85% della ricchezza globale. Questa concentrazione del potere economico sempre più  nelle mani di pochi testimonia certamente un ulteriore impoverimento dei Paesi del sud del mondo, ma anche i tanti &amp;sud&amp; che si sono sviluppati nel ricco nord del pianeta.</span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Questo non significa assolutamente ignorare la catastrofe economica, sociale ed umanitaria che travolge intere regioni del mondo, ed infatti i temi dell’emigrazione, dei rifugiati, dell’accaparramento delle risorse, delle terre e dell’acqua hanno grande spazio nelle discussioni che si sviluppano qui a Montreal. Significa avere uno sguardo globale ma partendo dalla consapevolezza della propria situazione.E questo oggi è l’unico modo serio per poter contribuire a modificare la situazione anche nel sud del mondo. Il Forum che si sta svolgendo a Montreal ci può,  seppure con i suoi limiti, aiutare a compiere questo percorso.</span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR"><b><i><u>Da “Occupy Wall Street” al Forum</u></i></b></span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">I soggetti che oggi hanno organizzato il Forum sono molto diversi da quelli che lo hanno fondato nel 2001: allora i protagonisti indiscussi erano la CUT, il grande sindacato brasiliano, i Sem Terra e via Campesina, le grandi organizzazioni contadine diffuse in America Latina, in Africa e in Asia; in collaborazione, ma in seconda fila, con Attac, l’organizzazione nata nel nord del mondo, in Francia, con l’obiettivo di tassare le speculazioni finanziarie. Era la fotografia di due attraversamenti, quello a cavallo dell’Equatore e quello tra i due millenni.</span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Questa complessità permane tutta ed infatti  qui nel Forum vi sono importanti incontri sugli accordi commerciali internazionali tra via Campesina, e le organizzazioni dei coltivatori del Quebec e perfino le associazioni dei nativi di queste terre; ma gli organizzatori di questo Forum hanno alle spalle un’altra storia: provengono da “Occupy Wall Street”, dalle lotte studentesche contro la privatizzazione del sapere e per un web libero, dalla lotta contro i grandi oleodotti, contro le pipeline, dall’impegno per un’energia pulita, contro un modello di sviluppo energivoro fondato sui combustibili fossili. </span></p>
<p class="normal" align="justify"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/FSM-2016.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6618" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-6618 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/FSM-2016.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="FSM-2016" width="191" height="200" /></a></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR"><b><i><u>Cambiare il pianeta partendo dalla nostra condizione </u></i></b></span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Sono giovani tra i 20 e i trent’anni, frequentano assiduamente il mondo del web, non portano sulle loro spalle il ‘900 ma conoscono, hanno sperimentato da sempre, il dominio della finanza e dei mercati sulle loro vite e hanno piena consapevolezza dell’assenza di una qualunque tutela sul loro futuro. Conoscono forse meno la storia coloniale, ma sanno tutto del WTO, del TTIP, degli accordi TRIPs sulla proprietà intellettuale e sui medicinali, organizzano campagne per la chiusura dei paradisi fiscali e per la messa al bando nella finanza dei &amp;derivati&amp;. </span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Frequentano le università ed hanno trascinato centinaia di loro professori al Forum dove li troviamo impegnati in dibattiti complessi. Cresciuti in un mondo dominato dalle multinazionali, hanno chiuso rigidamente la porta a qualunque offerta di sponsorizzazione avanzata da compagnie telefoniche, da catene distributive ecc.; consapevoli dell’importanza del ruolo delle istituzioni – sia da un punto di vista democratico che nella redistribuzione della ricchezza e nella gestione del welfare, il sistema di sicurezza sociale – hanno fatto di tutto per coinvolgerle nella preparazione e nella partecipazione ai dibattiti</span>.</p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Ecco perché  pur con tutti i limiti, il Forum che si sta svolgendo a Montreal, rappresenta comunque un’opportunità per chi, anche nel nord del mondo, non rinuncia a cercare delle alternative al dominio del sistema liberista.</span></p>
<p class="normal" align="justify"><span dir="LTR">Una pausa di riflessione con un profondo lavoro su noi stessi, per riprendere, con maggior forza un percorso condiviso con tutti coloro ai quali, qui a Montreal, è  stata chiusa la porta in faccia.</span></p>
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		<title>TISA (Accordo sul commercio dei servizi)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Aug 2016 06:53:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alex Zanotelli &#160; &#160;                                                                           L’IDRA DALLE SETTE TESTE Il profeta dell’Apocalisse descrive la Roma Imperiale come la BESTIA dalle sette teste che rappresentano i sette imperatori. Anche il nostro Sistema economico-finanziario è una&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/08/12/tisa-accordo-sul-commercio-dei-servizi/">TISA (Accordo sul commercio dei servizi)</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Alex Zanotelli</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">                                                                          <strong>L’IDRA DALLE SETTE TESTE</strong></p>
<p>Il profeta dell’Apocalisse descrive la Roma Imperiale come la BESTIA dalle sette teste che rappresentano i sette imperatori. Anche il nostro Sistema economico-finanziario è una Bestia dalle sette teste che sono i sette importanti trattati internazionali (NAFTA, TPP,TTIP, CETA, TISA, CAFTA, ALCA), siglati per creare un mercato globale sempre più liberista sotto la spinta delle multinazionali e della finanza che vogliono entrare nei processi decisionali delle nazioni.</p>
<p>I trattati che ci interessano più direttamente ora sono il CETA(Accordo Commerciale tra Canada e Europa), il TTIP (Partenariato Transatlantico per il commercio e per gli investimenti) e il TISA (Accordo sul commercio dei servizi).Il CETA sta per essere ormai approvato , nonostante le tante contestazioni soprattutto per certe clausole pericolose che contiene. Abbiamo però ottenuto una vittoria: il Trattato dovrà passare al vaglio dei Parlamenti dei 28 paesi della UE, prima di entrare in funzione. E questo ci fa sperare che venga così sconfitto.</p>
<p>Anche per il TTIP sia gli USA che la UE vorrebbero concluderlo entro la fine dell’anno. Infatti nell’ultimo <u>round</u>  di negoziati tenutosi a Bruxelles dall’11 al 13 luglio, i delegati erano concordi nel voler firmare il Trattato prima della fine del mandato di Obama. Ma l’opposizione al TTIP è forte negli USA sia da parte di Trump che di Hillary Clinton, ma anche in campo europeo, da parte di F. Hollande. La posizione del governo Renzi invece è sempre più schierata  a favore dell’accordo. Ma è in crescendo in tutta Europa la resistenza all’accordo, soprattutto in Germania. Ma anche in Italia si sta rafforzando l’opposizione popolare, come abbiamo visto a Roma nella bella manifestazione del 7 maggio scorso. Questa resistenza al TTIP trova una nuova forza nell’intervento dei vescovi cattolici degli USA (USCCB) e delle Conferenze Episcopali Europee (COMECE) che hanno invitato i cattolici a valutare l’accordo sulla base di una serie di principi etici. “E’ cruciale che tutte le persone abbiano voce in capitolo in decisioni che riguardano le loro vite- scrivono i vescovi. La partecipazione va in particolare applicata ai negoziati del TTIP e per altri accordi commerciali. Questi dovrebbero svolgersi in sedi pubbliche e attraverso processi che assicurino che le voci provenienti dai settori più colpiti della società, possano essere ascoltate e i loro interessi riflessi…. In qualsivoglia accordo devono venire fuori. “ E’ l’opposto di quanto avviene con il TTIP. Possiamo dunque sperare in una vittoria:è troppo presto per dirlo. Dobbiamo continuare a rimanere vigili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC01077.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6575" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6575" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC01077.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC01077" width="768" height="576" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC01077.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC01077-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></p>
<p>Mi fa invece ancora più paura l’altra testa dell’idra: il TISA, il Trattato sul <u>Commercio dei servizi ,</u> come scuola, acqua, sanità! Si vuole la privatizzazione di tutti i servizi. Purtroppo si conosce poco di questo trattato e se ne parla poco. I negoziati sono in corso a Ginevra in grande segretezza. Vi partecipano i delegati delle 28 nazioni della UE e di 22 altre nazioni tra cui USA,Canada, Australia e Giappone. Gli interessi e gli appetiti sono enormi perché solo negli USA i servizi rappresentano il 75% dell’economia. Mentre la UE è il più grande esportatore di servizi nel mondo con milioni di posti di lavoro.Ora sappiamo qualcosa di più delle trattative in atto tramite le rivelazioni di Wikileaks. Tra i documenti troviamo una lettera dell’ambasciatore USA M. Punke, vice presidente per il commercio degli USA che propone ai negoziatori delle regole per la gestione dei documenti TISA i quali dovrebbero rimanere segreti per cinque anni a partire dall’entrata in vigore dell’accordo.In base ai documenti rilasciati da Wikileaks le nazioni che aderiranno al TISA potranno darsi le loro regole per il ‘mercato dei servizi’, ma dovranno <u>pubblicare con dovuto anticipo</u> queste regole. Questo permetterebbe alle multinazionali di fare i loro giochi. Sulle aziende di Stato, il TISA prevede che queste non possono dare la preferenza ai fornitori locali. Per di più ogni Stato dovrà fornire agli altri una lista di tutte le sue aziende di Stato con tutta una serie di informazioni su di esse. Lo scopo fondamentale di tutto questo è quello di permettere alle multinazionali e alla finanza di mettere le mani sui servizi, dall’acqua alla scuola. “I negoziati stanno procedendo a passo veloce e le parti del negoziato sono impegnate a concludere le trattative entro quest’anno”, così afferma Viviane Reding, attuale relatore della UE ai negoziati TISA. Ho molta paura che con il TTIP in difficoltà per il momento ( e questo anche grazie alla forte resistenza popolare), la Bestia non alzi l’altra testa , il TISA, il più pericoloso e minaccioso dei trattati in discussione. Rischiamo che i servizi fondamentali come quelli idrici, sanitari, educativi… finiscano nelle mani dei poteri economico-finanziari mondiali. Sarebbe la più grande vittoria del mercato globale. Non lo possiamo accettare. Dobbiamo tutti, credenti e laici, metterci insieme per dire No a questa Bestia dalle sette teste che vuole imporre il mercato globale neoliberista.(Per informazioni: <a href="http://www.stop-ttip-italia.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.stop-ttip-italia.net&amp;source=gmail&amp;ust=1471070602785000&amp;usg=AFQjCNGyr0tPJf3_UrC1rDptJwqM2vQ1MQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">www.stop-ttip-italia.net?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>
<p>Insieme ce la possiamo fare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alex   Zanotelli</p>
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		<title>Te lo ricordi il TTIP?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2015 05:11:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde Me lo ricordo il TTIP messicano. Si chiamava TLC “Tratado de Libre Comercio” . Lo avevano scritto sui libri che usavamo alle elementari. Libri che lo Stato distribuiva gratuitamente a tutti&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
di Mayra<br />
Landaverde</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione1">
 Me lo ricordo il TTIP messicano.<br />
 Si chiamava TLC <em>“Tratado<br />
 de Libre Comercio” </em>.</p>
<p> Lo avevano scritto sui libri che<br />
 usavamo alle elementari. Libri che lo Stato distribuiva<br />
 gratuitamente a tutti i bambini e bambine del Paese. Il Messico ha<br />
 una popolazione attuale di 119.715.000 persone.</p>
<p> Nel 1994, quando è entrato in<br />
 vigore il TLCAN (<i>Tratado de<br />
 Libre Comercio con America del Norte</i>)<br />
 eravamo in 93.059.000, di cui un buon 28% era costituito da bambini.<br />
 Io avevo 9 anni e frequentavo la scuola pubblica dove si sono<br />
 incaricati di lavarci per bene i nostri piccoli cervelli. Ci<br />
 dicevano che il TLC avrebbe portato tantissimi vantaggi al nostro<br />
 Paese, avrebbe creato posti di lavoro, si sarebbero abbassati i<br />
 prezzi della merce, avremmo avuto un’ ampia scelta dei prodotti<br />
 più svariati che non immaginavamo neanche. Insomma questo TLC era<br />
 proprio una figata!</p>
<p> E così andavamo in giro tutti<br />
 quanti a parlare bene del TLC perché avrebbe portato un sacco di<br />
 cose belle in Messico, saremmo diventati moderni come i nostri<br />
 carissimi vicini statunitensi.</p>
<p> Si! Meno male che il Presidente<br />
 della Repubblica, Ernesto Zedillo, firmò questo trattato con gli<br />
 Stati Uniti e il Canada: ci voleva proprio, visto che ci leccavamo<br />
 ancora le ferite del cambio di moneta del 1992 grazie al Presidente<br />
 Carlos Salinas de Gortari. Ci voleva proprio una bella notizia. Col<br />
 cambio della moneta i miei genitori hanno perso la casa e non sono<br />
 più riusciti a pagare la macchina. Era una macchina bellissima,<br />
 moderna perché eravamo benestanti. Eravamo.</p>
<p> Il clima del Paese era di una<br />
 <em>depressione collettiva</em>,<br />
 tutti gli adulti erano tristi, avevano  perso le case, il lavoro, le<br />
 macchine. Tutto. Così lo Stato pensò bene di dire a tutti i bimbi<br />
 che questo TLC avrebbe fatto ritornare il sorriso sulla faccia dei<br />
 nostri genitori. Tornavamo a casa entusiasti a parlare di questo<br />
 trattato che il nostro lungimirante Presidente stava proprio per<br />
 firmare.</p>
<p> Non vedevamo l’ora di poter<br />
 comprare tutte le cose che qua non c’erano. Beh, la verità è che<br />
 qua le cose c’erano, eccome. Ma non è lo stesso: sapete il<br />
 fascino dei prodotti che vengono dagli Stati Uniti, sì sì proprio<br />
 loro&#8230;Gli Stati Uniti di America, quelli dei Mc Donald’s, dei<br />
 Burger King dei Kentucky Fried Chicken. Stavano arrivando! Loro,<br />
 quelli di Monsanto e il loro maiz transgenico.</p>
<p> Mi ricordo benissimo la prima<br />
 volta che sono entrata a Wal Mart. Mi sono trovata con una scelta<br />
 ampissima di prodotti che guardavamo solo nei film:  pizze<br />
 surgelate,  hamburger surgelati, involtini primavera surgelati. Un<br />
 mondo del surgelato in questi corridoi lunghissimi illuminati in un<br />
 modo strano, un po’ come i casinò con delle luci che ti fanno<br />
 perdere la percezione del tempo. Quando stai lì, vuoi solo comprare<br />
 cibo. Mi ricordo ancora quanto ero rimasta stupita di queste angurie<br />
 luccicanti e perfette, tutte ma proprio tutte erano della stessa<br />
 uguale misura e stavano benissimo sugli scaffali. I pomodori erano<br />
 rossi rossi e luccicanti, le carote le uve, le mele. Era tutto<br />
 luccicante e perfetto. C’erano anche gli avocadi, sì, avocadi<br />
 israeliani. Ma, aspetta la parola <em>avocado<br />
 </em>viene dal nahuatl<br />
 <em>ahuacatl</em><br />
 lingua degli aztechi. Perché l’avocado è messicano,è nostro.<br />
 Invece gli avocadi di Wal mart venivano da Israele. Niente di<br />
 sorprendente per una città come la mia dove c’è un grande parco<br />
 di nome Ben Gurion.</p>
<p> Dal 1994 in poi il Messico si è<br />
 riempito di questi grandi supermercati e si è anche riempito di<br />
 obesità e diabete.</p>
<p> Tutto è cominciato negli anni &#8217;90<br />
 quando Wal Mart acquisì il 50% dei supermercati diciamo <em>messicani<br />
 </em>Bodegas Aurrera che<br />
 comunque sono stati fondati da uno spagnolo. Con l’entrata in<br />
 vigore del TLC, Wal Mart è riuscito a comprare tutto: Aurrera,<br />
 Superama, Sam’s, Suburbia e Vip’s e ha gradualmente aperto i Wal<br />
 mart Supercenter e i Sam’s Club. Tutti supermercati all’ingrosso<br />
 di cibo spazzatura.</p>
<p> Nel mondo ci sono 670 millioni di<br />
 obesi. Messico al primo posto. Anche in obesità infantile.</p>
<p> Prendiamo un esempio. Una delle<br />
 bibite più famose in Messico, escludendo ovviamente la Coca Cola è<br />
 questa: Manzana Lift. Fra gli ingredienti ci sono in ordine: acqua,<br />
 zucchero e succo di mela, lo dice il nome stesso della bibita<br />
 <em>manzana </em>che<br />
 vuol dire mela. Peccato che il succo di mela sia solo l’1%. La<br />
 bibita ha 144 kcal. Considerando che a pranzo ne bevi al meno 2 se<br />
 non 3 bicchieri… ecco che arriva il diabete. Il 99% della<br />
 popolazione messicana (sì avete letto bene!) consuma Coca cola<br />
 quotidianamente. Cioè, ogni messicano ne beve almeno 775 bottiglie<br />
 all’anno, ½ litro al dì. Quando abitavo ancora in Messico bevevo<br />
 almeno 2 lt di Coca cola al giorno. Mi costava di meno dell’acqua.<br />
 Perché noi compravamo a Wal mart i pacchi giganteschi di Coca cola.<br />
 Mio nonno è diabetico ed io ho avuto dei seri problemi<br />
 gastrointestinali da giovanissima.</p>
<p> La principale causa di morte nel<br />
 mio Paese è il diabete, segue l’obesità.</p>
<p> Il Messico è maiz. Noi siamo il<br />
 popolo del maiz. Io non riesco proprio a concepire la mia vita<br />
 senza. E’ sempre stato il sostento e la base dell’alimentazione<br />
 dei popoli azteca, maya, zoque, zapoteca, purhèpecha, totonaca ecc.</p>
<p> E voi penserete che mai e poi mai<br />
 potremmo importare il maiz.</p>
<p> Il TLCAN ha permesso, per fare<br />
 soltanto un esempio, a Monsanto di venderci il loro maiz<br />
 transgenico. A partire dal 1994 l’importo di maiz statunitense è<br />
 aumentato fino ad arrivare a 6 milioni di tonnellate.</p>
<p> Nel 1995 il bilancio destinato<br />
 all’agricoltura era del 6.4%. Nel 2000 del 2.9%. Lo Stato ha<br />
 lasciato morire di fame ai 25 milioni di contadini che vivevano<br />
 grazie alla coltivazione di maiz. Ora tutte queste persone sono<br />
 diventate consumatrici di maiz contaminato e più del 75% vive sotto<br />
 la soglia di povertà.</p>
<p> Si, me lo ricordo bene il TTIP.</p>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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