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	<title>turismo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Cosa sta accadendo per le strade di Cuba</title>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Cuba-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15516" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Cuba-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Cuba-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Cuba-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Cuba.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Diverse persone sono state arrestate a Cuba dopo che migliaia di persone si sono unite “alle più grandi proteste degli ultimi decenni contro il governo comunista dell&#8217;isola”, affermano i media e le fonti dell&#8217;opposizione. Le riunioni pubbliche non autorizzate sono illegali a Cuba e le proteste sono rare.</p>



<p>Le immagini sui social media hanno mostrato quelle che sembravano essere le forze di sicurezza che detenevano, picchiavano e spruzzavano spray al peperoncino su alcuni manifestanti. Il presidente di Cuba ha definito &#8220;mercenari&#8221; coloro che protestavano. In un discorso televisivo di quattro ore, il presidente Miguel Díaz-Canel ha definito i manifestanti &#8220;controrivoluzionari&#8221; mentre il ministro degli esteri ha affermato che le manifestazioni erano state finanziate e supportate dagli Stati Uniti. Díaz-Canel non ha offerto ai manifestanti alcuna concessione nel suo discorso, ma ha invece esortato i suoi sostenitori ad affrontarli fisicamente. &#8220;L&#8217;ordine di combattere è stato dato&#8221;, ha detto alla fine della sua apparizione, &#8220;I rivoluzionari devono essere in strada&#8221;.</p>



<p>Coloro che sono scesi in piazza si sono detti profondamente frustrati per il crollo dell&#8217;economia, la carenza di cibo e medicine, l&#8217;aumento dei prezzi e la mala gestione della pandemia da Covid-19 da parte del governo.</p>



<p>La risposta del governo alle manifestazioni è stata rapida e non si è fatta attendere: i dati raccolti dal centro di assistenza legale Cubalex suggeriscono che circa cento persone sono state arrestate. Tra gli arrestati c&#8217;è la giornalista Camila Acosta, che seguiva le proteste per il quotidiano spagnolo ABC. Il ministro degli esteri spagnolo José Manuel Albares ha chiesto il suo rilascio immediato.</p>



<p>Ci sono state segnalazioni di blackout di internet in tutta l&#8217;isola. L&#8217;accesso a internet-mobile è stato implementato nel dicembre 2018 a Cuba, ma è controllato dalla società di telecomunicazioni di proprietà statale Etecsa. Il sito di monitoraggio di Internet Netblocks ha affermato che l&#8217;accesso a WhatsApp, Facebook, Instagram e Telegram è stato limitato dai server di Etecsa. Internet-mobile è il mezzo principale per i cubani per accedere alle notizie indipendenti e molti hanno affermato che i blackout hanno aumentato il senso di inquietante disagio in seguito alle proteste.</p>



<p>Molti di coloro che hanno partecipato alle proteste si sono lamentati della carenza di risorse. &#8220;Non c&#8217;è cibo, né medicine, non c&#8217;è libertà. Non ci lasciano vivere&#8221;, ha detto un uomo chiamato Alejandro. Il Presidente Miguel Díaz-Canel ha incolpato per le carenze le sanzioni statunitensi su Cuba, che sono in vigore in varie forme dal 1962, definendole una &#8220;politica di soffocamento economico&#8221;.</p>



<p>Gli Stati Uniti, che hanno una storia decennale di ostilità con Cuba, hanno affermato di stare dalla parte dei cubani e hanno invitato i governanti ad astenersi dalla violenza e ad ascoltare la loro gente. &#8220;Il popolo cubano sta affermando coraggiosamente i diritti fondamentali e universali&#8221;, ha affermato il presidente degli Stati Uniti Joe Biden. “Siamo con il popolo cubano e il suo forte appello alla libertà e al sollievo dalla tragica morsa della pandemia e dai decenni di repressione e sofferenza economica a cui è stato sottoposto dal regime autoritario di Cuba&#8221;, ha affermato Biden in una nota.</p>



<p>Anche il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Jake Sullivan, ha recentemente twittato: &#8220;Gli Stati Uniti sostengono la libertà di espressione e di riunione in tutta Cuba e condannerebbero fermamente qualsiasi violenza o presa di mira di manifestanti pacifici che esercitano i loro diritti universali&#8221;.</p>



<p>Le relazioni tra Stati Uniti e Cuba sono al punto più basso da anni. L&#8217;amministrazione Trump ha adottato alcune delle misure economiche più dure contro Cuba da decenni e finora l&#8217;amministrazione Biden sembra riluttante a revocarle. Anche il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador ha invitato gli Stati Uniti a sospendere il loro embargo commerciale a Cuba come gesto umanitario. &#8220;Nessun paese al mondo dovrebbe essere recintato e bloccato, questo è l&#8217;opposto dei diritti umani&#8221;, ha detto.</p>



<p>Le proteste antigovernative sono iniziate con una manifestazione nella città di San Antonio de los Baños, a sud-ovest dell&#8217;Avana, ma presto si sono diffuse in tutto il Paese. Molte proteste sono state trasmesse in diretta sui social network. I post sui social media hanno mostrato persone che rovesciavano auto della polizia e saccheggiavano alcuni negozi di proprietà statale che valutavano le loro merci in valuta estera. Per molti cubani, questi negozi sono l&#8217;unico modo per acquistare beni di prima necessità, ma i prezzi sono alti e difficilmente accessibili.</p>



<p>L&#8217;economia di Cuba è in difficoltà. Il turismo, uno dei settori più importanti, è stato devastato dalle restrizioni ai viaggi durante la pandemia da Covid. Lo zucchero, che viene principalmente esportato, è un altro fattore chiave per Cuba, ma il raccolto di quest&#8217;anno è stato peggiore del previsto. Di conseguenza, le riserve di valuta estera del governo sono esaurite, il che significa che non è in grado acquistare beni importati per integrare le carenze, come farebbe normalmente.</p>



<p>Secondo alcuni esperti in relazioni internazionali ed estere ciò che si sta verificando in questi giorni per le strade cubane sarebbe solo l’inizio di una turbolenta ed animata rivolta. Come questa si svilupperà dipende da molti fattori: il versante interno e domestico è come sempre rilevante e la risposta che al momento il Presidente cubano ha fomentato non promette niente di positivo, ma piuttosto indice di gravi violazioni dei diritti umani e di norme del diritto internazionale che possono precipitare severamente. Dall’altro lato, il fronte internazionale dove gli USA si riservano uno spazio particolarmente importante e influente. L’America non è però l’unico attore con il potere e possibilità di agire; ci sono bensì altri soggetti, come Stati e Organizzazioni Internazionali, dotati di voce nello scenario internazionale e capaci di ribaltare le carte.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Tris di Covid-19: Venezuela, Cuba e Nicaragua</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jul 2020 07:00:07 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="707" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/covid-y-nicaragua-1-1024x707.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14450" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/covid-y-nicaragua-1-1024x707.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/covid-y-nicaragua-1-300x207.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/covid-y-nicaragua-1-768x530.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/covid-y-nicaragua-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1484w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>A homeless man wears a face mask against the spread of the new coronavirus, COVID-19, as he walks past a mural depicting Nicaraguan President Daniel Ortega, in Managua on April 9, 2020. &#8211; More than 1.46 million cases have been officially recorded and at least 86,289 people have died in 192 countries since the virus emerged in China in December, according to an AFP tally at 1900 GMT Wednesday based on official sources. (Photo by INTI OCON / AFP) (Photo by INTI OCON/AFP via Getty Images)</figcaption></figure>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>Poche notizie arrivano sulla situazione del Covid-19 in alcuni paesi dell’America Latina. Si conoscono le amare realtà in Brasile, Messico e Peru, ma poco si sa di Nicaragua, Cuba o Venezuela. Si presume che la crisi è grave. I dati forniti dai governi di questi paesi sono stati fin dall’inizio molto lontani dalla realtà.</p>



<p><strong>Venezuela</strong>. Mercoledì 15 luglio la vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez dichiara in un comunicato stampa che nel paese ci sono 10.428 casi divisi così: 6.661 asintomatici, 577 con sintomi lievi, 16 con sintomi moderati e 24 in terapia intensiva. E i deceduti? Nemmeno una parola nella suddetta dichiarazione, comunque cifre ufficiali dicono che ci sono 96 decessi dall’inizio della pandemia. Cifra criticata dall’opposizione e da organizzazioni come Human Right Watch considerandole poco credibili. Il capo del regime Nicolás Maduro informò che istallerà un ospedale militare provvisorio nel parcheggio di un grande stadio alle porte di Caracas per ospitare i malati, il che significa che forse la cifra è maggiore e forse il governo non può continuare ad affermare che il Venezuela è forte e preparato per combattere il Covid. Anche del 15 luglio è la notizia che Caracas e tutta la zona metropolitana che comprende gran parte dello Stato Miranda è di nuovo in lockdown. Quali sono le ragioni? I casi stanno aumentando esponenzialmente perché la gente non segue i protocolli. Secondo le cifre ufficiali in quella zona del nord del paese si sono registrati fino al 15 luglio 889 casi. Quale è il commento generalizzato della popolazione rovesciata sulle strade soprattutto di mattina nonostante i pericoli? “Dobbiamo portare da mangiare a casa”, “Se non lavoro, non mangio”, “Come faccio a rimanere a casa? Chi mi aiuta, il governo? Devo uscire, altrimenti muoio di fame”. Questo dicono dalle zone più popolose e povere della capitale. La pandemia ha trovato pane per i suoi denti in un paese estremamente povero e in recessione da più di dieci anni. La malattia corre veloce nella cintura più povera della città, dove ci sono i famosi <em>barrios</em>, le baraccopoli dove in una cassetta piccola, fangosa e sporca senza elettricità, gas e acqua, mura di mattoni e tetto di zinco vivono tante persone che è impossibile censire. In un paese con un sistema sanitario precario e praticamente inesistente e una economia informale che fa sopravvivere all’incirca l’80% delle famiglie è impossibile rimanere a casa e rispettare il lockdown come si dovrebbe. Bisogna guadagnarsi il pane ogni giorno. È stato dimostrato che purtroppo il Covid non crea nessuna differenza per loro, perché non c’è alternativa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="496" height="386" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/cuba-y-covid.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14451" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/cuba-y-covid.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 496w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/cuba-y-covid-300x233.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 496px) 100vw, 496px" /></figure>



<p>Il governo, prima del lockdown di Caracas aveva annunciato il modello 7-7, cioè sette giorni di lavoro + sette giorni di quarantena, dove la quarantena dovrebbe essere rigorosa e disciplinata e sarebbe in atto in altre regioni del paese. Sembra che il regime si sia ispirato ad un simile modello messo in atto in Israele, ma Venezuela non ha le stesse condizioni tecnologiche, economiche, sanitarie e sociali di Israele e per di più ha una popolazione maggiore. In una intervista al giornale britannico BBC.com, il Dott. Jaime Torres esperto di epidemiologia all’Universidad Central de Venezuela assicura che: “l’esperienza in altri paesi indica che i risultati delle misure di confinamento iniziano a vedersi alle due settimane, per cui, l’alternanza settimanale che emerge in Venezuela potrebbe non essere sufficiente.” Secondo la ricerca della BBC non è stato comprovato il rapporto causa ed effetto. Da quando si è implementato questo modello, i contagi hanno aumentato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="410" height="230" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/Venezuela-y-Covid.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14452" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/Venezuela-y-Covid.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 410w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/Venezuela-y-Covid-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 410px) 100vw, 410px" /></figure>



<p>L’aumento lo si può percepire nello Stato di Miranda dove c’è una baraccopoli chiamata Petare. Anticamente era un bel paesino coloniale alle porte della Caracas del est. Adesso, con molto orgoglio, alcuni dei loro abitanti sostengono che sia la baraccopoli più grande del Venezuela e una delle più popolose di America Latina e io aggiungerei delle più pericolose. Secondo l’ultimo censimento del 2011 Petare avrebbe una densità di 600.000 abitanti. Non sappiamo quanto è cambiato questo numero negli anni per l’emigrazione o per l’emergenza sanitaria, fatto sta che da quando c’è la crisi, questa zona è una delle più calde della nazione. Qui convivono, a volte in guerra a volte in pace, lavoratori, disoccupati, delinquenti, gang di narcotrafficanti, sostenitori del regime e gente onesta. Per le strade di Petare si vedono interminabili file di persone in attesa di un autobus o del camion che porta le bombole del gas, scene di botte per avere un bidone di acqua potabile, file lunghissime davanti agli alimentari e piccoli commerci, situazioni di assembramento nei mercati pubblici. Tutto senza distanziamento sociale, con poche mascherine e nessuna misura sanitaria. Come possiamo pensare che il Covid possa essere sotto controllo in mezzo alla sporcizia e l’anarchia più totale? Petare è soltanto una piccola fotografia del paese.</p>



<p>In Venezuela, l’apparato produttivo già depresso è totalmente fermo da quattro mesi, soltanto il settore alimentare e del farmaco hanno un leggero movimento economico per ragioni ovvie. Gli emigrati venezuelani che lavorano e/o vivono in Colombia, molti di loro contagiati, stanno tornando definitivamente in Venezuela. Preferiscono stare nella loro patria insieme ai loro cari e non continuare a vivere oltre la frontiera vista la realtà colombiana, dove anche la economia informale tipica dei nostri paesi si è vista penalizzata. Questa situazione coinvolge milioni di persone. Vuol dire che milioni di contagiati stanno tornando nel proprio paese senza sistema sanitario, senza organizzazione, senza soldi, senza cibo, senza, senza, senza.</p>



<p><strong>Cuba</strong>. La situazione non è molto diversa dal Venezuela. Anche nell’isola l’informazione sui contagiati si potrebbe discutere. Secondo il Coronavirus Resourse Center dell’Università Johns Hopkins i numeri sono 2.438 di cui 87 decessi, cifra che coincide con quella diffusa dal Ministero della Salute Cubano. Il copione però a la Habana è quasi lo stesso: il governo annuncia che va tutto bene, i focolai sono sotto controllo, l’approvvigionamento di cibo e beni di prima necessità è a posto, ecc. La verità è che in molte zone del paese non c’è elettricità, nei supermercati mancano tanti prodotti, le medicine scarseggiano, le file davanti ai negozi si è duplicata, la povertà dilaga a macchia di leopardo per la chiusura delle frontiere e la mancanza di turismo, questo comporta lo stop di una economia molto importante per il paese. Quella gestita dai “cuentapropistas”, cioè i commercianti e piccoli imprenditori privati che avevano i loro affari collegati con il turismo (negozi di souvenir, di vestiti, servizi di taxi privati, imprenditori alberghieri, ristoratori, guide turistiche, ecc.) Queste persone si sono viste da un giorno all’altro il loro affare crollare e adesso non sanno come sopravvivere.</p>



<p>Tutti abbiamo visto la nostra vita cambiare radicalmente, la differenza è che in paesi come Cuba o Venezuela c’era già una forte crisi che teneva sotto torchio la popolazione, già si viveva male, già c’erano mancanze di ogni tipo, già c’era fame e già c’erano problemi collegati con le nuove tecnologie perché non in tutte le zone c’è internet e non in tutte le zone ci sono computer nelle case e non in tutte le zone c’è la possibilità e la conoscenza di fare shopping online… Adesso la pandemia ha accentuato la crisi ancora di più in tutti i settori. Per tornare a Cuba, la meravigliosa città di La Habana è sempre più in rovine ed è sempre più sporca, cosa che non aiuta a controllare il virus. Come si vede è tutto simile al Venezuela e quindi il Covid molto presente. A turni, i quartieri de La Habana vengono messi in quarantena per i focolai. Nonostante la crisi e per combattere il dilagare del virus, ci sono delle brigate di studenti di medicina e odontoiatri che girano l’isola con l’obbiettivo di trovare possibili focolai e/o contagiati, si chiamano “indagini casa per casa”. Questo modello sembra funzionare ed è stato considerato dall’Organizzazione Panamericana della Salute come una strategia aggressiva ma positiva che sembra avere dei buoni risultati. Sembrerebbe una buona notizia.</p>



<p><strong>Nicaragua</strong>. La situazione nel paese del centroamerica pare più chiara e anche più complessa. Sembra evidente dalle notizie sui giornali e dalle denunce dei cittadini e politici dell’opposizione che Daniel Ortega abbia gestito molto male la pandemia. Insieme alla crisi economica già esistente, alle costanti denunce di violazioni dei diritti umani e alle sanzioni messe in atto dagli Stati Uniti, Nicaragua è gravemente colpita e la popolarità di Ortega e della moglie Rosario Murillo, sono a terra. Il 19 luglio si celebra il trionfo della Rivoluzione Sandinista e da quando è al potere Ortega lo celebra alla grande, con parate e concerti. Quest’anno il virus ha preso il sopravento e il presidente è addirittura scomparso, sono 38 giorni che non si fa vedere, così com’è successo all’inizio della crisi. Perché scompare ogni tanto? Gli oltraggi alla cittadinanza e al personale della salute da parte del regime si sommano a quelli storici: parecchio personale sanitario è stato licenziato a causa delle denunce per i problemi che incontravano nelle loro sedi di lavoro, problemi che vanno dal controllo dei test, al rifornimento dei sistemi di sicurezza per pazienti e personale, tutto gestito male dal governo per nascondere il numero reale di contagiati e la malasanità. Ci sono dubbi sulla quantità di tamponi fatti e i risultati. L’informazione proveniente dal laboratorio nazionale del Ministero della Salute è molto confusa secondo Human Right Wacht, CNN e altri mezzi di stampa che cercano chiarimenti. La Commissione di Giustizia e Pace dell’Arcidiocesi di Managua insieme all’Osservatorio Cittadino fanno l’ennesima denuncia: riportano a fine giugno la cifra di 6.775 casi e 1.878 decessi, in contrasto con le cifre del governo di Ortega: 2.519 casi e 83 decessi. Inoltre, l’Osservatorio Cittadino parla di 78 decessi per Covid-19 nel personale sanitario: 34 medici, 21 infermieri e 11 nel personale amministrativo. Il governo tace e non ha riconosciuto che tra i sanitari ci sia nemmeno una morte.</p>



<p>Sono iniziate a girare in Facebook e Twitter immagini di funerali clandestini molto sospetti e nel bel mezzo della notte. Più di una persona ha denunciato di aver ricevuto una chiamata dall’ospedale pubblico dov’era ricoverato un parente, informando della morte del proprio caro. Una volta arrivata all’obitorio per riconoscere e ritirare il corpo, la notizia allucinante da parte del personale che il corpo era già stato seppellito. Si chiama “procedimento di sepoltura express”, senza rispettare i protocolli che si dovrebbero seguire per seppellire un malato di virus e nella totale illegalità e mancanza di rispetto verso i famigliari, il personale del Ministero, o dei laboratori, o degli ospedali pubblici… non si sa bene chi siano queste persone, mettono i corpi in sacchetti di plastica e in bare sigillate improvvisate ed entro tre ore dalla morte, senza la presenza dei parenti, fanno sparire sotto terra i corpi. Perché fare tutto ciò se le dichiarazioni di morte emesse dagli ospedali dicono che le cause sono infarto, polmonite o pneumonia “normale”, diabete, ecc. e cioè cause naturali che non c’entrano con il Covid-19? Cosa c’è da nascondere? Dopo tante denunce hanno smesso di compiere questi funerali anomali.</p>



<p>Gli orrori che si vedono a Petare, le difficoltà che vivono gli abitanti dell’Habana o la tragedia che vivono i parenti di malati deceduti a Managua sono soltanto degli esempi che dimostrano che in quei paesi regna il caos e la totale disinformazione, dimostrano anche che non c’è uno stato solido, un ente governativo che possa aiutare la popolazione a fronteggiare la pandemia. Non ci sono alcuni casi isolati, non ci sono alcuni problemi, non ci sono alcuni politici incapaci e corrotti. È un 100% di tutto: di casi critici, di problemi, di politici incapaci e corrotti, di mancanze, di arbitrarietà, di ingiustizie.</p>
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		<title>Tra le pieghe di Dubai</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Aug 2018 05:38:09 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/20180815_155232.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11160" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/20180815_155232.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4032" height="2268" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/20180815_155232.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4032w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/20180815_155232-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/20180815_155232-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/20180815_155232-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4032px) 100vw, 4032px" /></a></p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>Siamo stati a Dubai di passaggio. Grattacieli, superfici riflettenti, moschee di nuova costruzione, l&#8217;edificio più alto del pianeta, il mall più grande del mondo, piscine, alberghi favolosi. Sono ricchi, molto. Sono competitivi con l&#8217;Occidente, molto. Una metropoli all&#8217;avanguardia, immensa, in mezzo a quello che prima era tutto deserto e poi è arrivato il petrolio. E con il petrolio, il business.</p>
<p>In un paio di giorni, le persone che abbiamo incrociato sono state tutte gentili, è vero. Ma il nostro sguardo si è rivolto a quelle che hanno permesso, e permettono, che la città si espanda, diventi sempre più opulente, capitalistica, sfacciata.</p>
<p>Il nostro omaggio vuole andare a coloro che &#8211; silenziosi e educati &#8211; lavorano negli hotel (quasi &#8220;favoriti&#8221; perché svolgono le attività spesso in ambienti abbastanza puliti e con l&#8217;aria condizionata); a coloro che puliscono i giardini; alle cameriere e ai camerieri che ci servono nei ristoranti; agli addetti alla sicurezza; ai tecnici che fanno funzionare la metropolitana; agli operai che lavorano all&#8217;aperto (e vi possiamo assicurare che la temperatura, in agosto, raggiunge livelli altissimi e che l&#8217;afa toglie il respiro).</p>
<p>Gira l&#8217;Economia, si fa sviluppo, ma sulle spalle e la pelle dei meno fortunati. Così è. E, ovviamente, questo non riguarda soltanto Dubai.</p>
<p>Come si può notare dalle foto (riprese con il cellulare, purtroppo, ma speriamo che rendano l&#8217;idea), queste lavoratrici e questi lavoratori sono quasi sempre immigrati dagli altri Paesi dell&#8217;Asia, molti dall&#8217;Africa. E svolgono mestieri faticosi, il più delle volte. Ci chiediamo come e dove vivano, quanto vengano pagati; che Futuro si aspettano &#8211; per sé o per i propri figli &#8211;  e da quale Passato provengano&#8230;Ci sentiamo a disagio nel guardare il lusso che ci circonda &#8211; unico marchio dell&#8217;identità di Dubai &#8211;  mentre fotografiamo i loro volti, i loro gesti, i loro passi: faccio un sorriso per far capire &#8220;da che parte sto&#8221;, per non sentirmi troppo in colpa, ma fortunata.</p>
<p>Domani riprende il viaggio per la nostra destinazione: l&#8217;Oman. Sarà diverso, dicono. Sicuramente più interessante e intenso, ma a poca distanza, al confine, si trova lo Yemen e mi riprende il senso di frustrazione. E mi sento sempre più fortunata.</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/20180815_155544-e1534411951182.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11162" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/20180815_155544-e1534411951182.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2268" height="4032" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/20180815_155544-e1534411951182.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2268w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/20180815_155544-e1534411951182-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/20180815_155544-e1534411951182-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/20180815_155544-e1534411951182-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w" 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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;. Signor Presidente</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Aug 2018 06:05:05 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E’ stata ufficializzata la vittoria di Andres Manuel Lopez Obrador come prossimo Presidente del Messico.</p>
<p>Qui il suo discorso:</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><u><a href="https://youtu.be/4HmCdZUTRfg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0">https://youtu.be/4HmCdZUTRfg?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></span></p>
<p>Mi sembra di percepire, seppur a distanza, un clima di soddisfazione nella popolazione, di rassegnazione per chi non ha votato per lui e di molto fermento nel mondo della sinistra.</p>
<p>Alcuni mi hanno detto che la sinistra, “quella vera”, non vuole e non ha mai visto con buoni occhi la candidatura e tantomeno la odierna vittoria di Lopez Obrador.</p>
<p>Io non so quale sia la sinistra vera e quella finta. Ma capisco quando alcuni compagni usano questa terminologia.</p>
<p>Quella vera sarebbe l’EZLN, per esempio.</p>
<p>Fra il nuovo presidente e l’EZLN non corre buon sangue. E hanno ragione. Ci si sarebbe aspettato un appoggio determinato alla candidatura indipendente di Mary Chuy, supportata dal Concejo Indigena, invece è successo tutto il contrario. Da qui la famosa discordanza fra i due.</p>
<p>Era girata addirittura una fake news sulla riconciliazione dei zapatistas e il leader di Morena. Niente di più falso. Personalmente non credo che nessuno dei due sia interessato a parlare.</p>
<p>AMLO annuncia quasi tutti i giorni le cose che pensa di fare durante il suo mandato: turismo, cultura, etc. Ripete quello che ha detto in campagna elettorale, ma non più come un semplice candidato, ma da presidente eletto. Rafforza l’idea di salvare PEMEX e la CFE (Comisiòn Federal de electricidad). Io non potrei essere più d’accordo. Certo, bisogna capire come intende farlo.</p>
<p>Uno dei problemi più grandi che affronta il Paese è il progetto di costruzione di un nuovo aeroporto internazionale. E’ un vecchio ostacolo che ci perseguita dall&#8217; anno 2000. Ogni presidente ha fatto guadagnare millioni alle èlite imprenditoriali, in ogni mandato. Ma l’aeroporto non è ancora finito e adesso il nuovo Presidente lo vuole cancellare.</p>
<p>I suoi argomenti sono sempre gli stessi: se vogliono costruire l’aeroporto, lo faranno con i loro soldi e non con quelli pubblici. Si rivolge al settore privato che gira come un avvoltoio sopra il cielo di Texcoco (luogo dove è da quasi vent’anni iniziata la costruzione).</p>
<p>Sicuramente il processo di appalto è corrotto e il problema non è solo quello. Il vero problema è che quella è una zona dove la gente che ci abita non vuole andarsene perché quella è la loro terra. Una volta lì c’era un lago dove vogliono costruire l&#8217;aeroporto, il suolo richiederebbe una manutenzione costosissima, ci sono animali in pericolo di estinzione ed è luogo di ritrovo per alcuni uccelli migratori.</p>
<p>Signor Presidente, il problema non è far pagare ad altri l’aeroporto. Il problema è che in questo brevissimo periodo dalla sua vittoria, lei non sta ascoltando chi, molto probabilmente, l’ha votata.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Africa e America, un amore malato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jan 2018 09:00:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi La storia di molti paesi africani è segnata dal costante rapporto amore &#8211; odio con il continente americano. Un rapporto amoroso vero e proprio, con alti e bassi e periodi di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/monumento-di-rinascita-dell-africa-dakar-senegal-81368254.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10070" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/monumento-di-rinascita-dell-africa-dakar-senegal-81368254.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1300" height="788" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/monumento-di-rinascita-dell-africa-dakar-senegal-81368254.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/monumento-di-rinascita-dell-africa-dakar-senegal-81368254-300x182.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/monumento-di-rinascita-dell-africa-dakar-senegal-81368254-768x466.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/monumento-di-rinascita-dell-africa-dakar-senegal-81368254-1024x621.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1300px) 100vw, 1300px" /></a><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"></span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">di Veronica Tedeschi</span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La storia di molti paesi africani è segnata dal costante rapporto amore &#8211; odio con il continente americano. Un rapporto amoroso vero e proprio, con alti e bassi e periodi di collaborazione e altri di odio.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Le recentissime dichiarazione del Presidente americano Donald Trump contro i profughi africani (e non solo) sono solo le ultime di una serie di uscite pubbliche del neopresidente contro gli africani come “</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>La maggior parte di questi Paesi africani dovrebbero essere ricolonizzati per altri 100 anni</i></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">” o, ancora, “</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Gli africani sono pigri, il meglio che sanno fare è girare senza fare nulla</i></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">”. Tutto ciò ha sconvolto il mondo intero, anzi, non proprio tutto; alcuni paesi africani non si sono ribellati alle parole d’odio del leader americano e anzi, hanno proclamato una sorta di rispetto nei confronti di Trump. Un esempio su tutti è rappresentato da Museveni, leader ugandese, rieletto nel 2011 per la quarta volta, che ha pubblicamente espresso il suo amore per Trump perché “franco” con gli africani.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Amo Trump perché dice francamente agli africani che devono risolvere i loro problemi, devono essere forti,</i></span></span><i> </i><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>nel mondo non puoi sopravvivere se sei debole ed è colpa degli africani se sono deboli. Non di Trump.”</i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Questa citazione può servire per meglio comprendere la visione del leader africano di uno Stato, l’Uganda, che, per quanto sia lentamente cresciuta in campo di rispetto dei diritti umani, deve ancora molto lavorare su educazione, sanità e altri diritti fondamentali.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Ultima solo in ordine cronologico la reazione della Namibia alle parole di Trump. La risposta del paese si trova in un video che mette</span></span> <span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">in evidenza le cose che rendono uniche la Namibia, una meta turistica ambita, grazie alle straordinarie dune del deserto del Namib e la variegata fauna selvatica . Un video serio e allo stesso tempo umoristico che richiama anche la posizione del Presidente degli Stati Uniti sui cambiamenti climatici. </span></span></p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/0jOBtUh5Yow?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen></iframe></div>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La conclusione del video? Un invito agli americani a far visita al “cesso di paese” Africa.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Un amore malato, quindi, quello tra Africa e America, che vede forse la sua massima raffigurazione nel monumento della Rinascita africana, sito a Dakar, in Senegal.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Questa imponente statua rappresenta un uomo che tiene per mano una donna ed ha in braccio un bambino che con il dito indica verso il mare… verso l’America. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Il monumento, costruito nel 2010 e inaugurato davanti a 19 capi di Stato, rappresenta un po’ l’emblema della speranza che l’Africa ripone ancora oggi in ciò che si trova oltre il mare, proprio dove indica il bambino. Per la sua tenera età, infatti, quest’ultimo rappresenta il futuro e la speranza “malata” che indica nell’America una possibile salvezza.</span></span></p>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221; &#8211; Il turismo della miseria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Oct 2016 07:58:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi &#160; &#8220;Quando una città è inserita nella lista dell&#8217;Unesco non si dovrebbe cambiare nulla &#8211; spiega un abitante di Djenné, Mali &#8211; ma noi vogliamo più spazio, nuovi elettrodomestici, cose più&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">di Veronica Tedeschi</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-558.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7046" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7046" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-558.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (558)" width="961" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-558.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 961w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-558-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-558-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 961px) 100vw, 961px" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Quando una città è inserita nella lista dell&#8217;Unesco non si dovrebbe cambiare nulla &#8211; spiega un abitante di Djenné, Mali &#8211; ma noi vogliamo più spazio, nuovi elettrodomestici, cose più moderne. Siamo scontenti&#8221;. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Djenné</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, definito patrimonio dell’umanità, è una delle prime città oggetto del così detto “turismo della miseria”, che attrae viaggiatori da ogni parte del mondo, i quali, rimanendo a lato della povertà, osservano cittadini obbligati a congelarsi nel tempo a favore dei più curiosi.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La fantastica moschea presente a Djenné ha consentito a questa città di diventare patrimonio dell’umanità e, allo stesso tempo, porta tensioni in tutto il paese a causa di un dilagante pensiero di insoddisfazione; le persone vivono in situazioni di disagio evidente ma nulla viene modificato perché il turista viene attratto proprio da quello. Va di moda ormai questa abominevole pratica: visitare quartieri o città “al limite” con lo scopo semplicemente di dire – io ci sono stato, è spaventoso -.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Insieme a Djenné troviamo anche la città di </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Makoko</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, in Nigeria. Makoko è un quartiere di Lagos composto da sei villaggi distinti, quattro dei quali, detti galleggianti, nascono su esili palafitte direttamente sull’acqua puzzolente delle lagune. Le persone che vivono in questo grande quartiere sono tra le 100 e le 250.000, il numero non è chiaro neanche a loro. I giovani vivono raccogliendo terra; si immergono nelle acque delle lagune e trasportano in superficie secchi di sabbia che verrà poi venduta ai costruttori edili di Lagos. Piantano una scala sul fondo, scendono con il loro secchio e risalgono con un carico di sabbia che finirà diretto su altre imbarcazioni destinate alla città.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-560.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7047" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7047" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-560.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (560)" width="961" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-560.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 961w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-560-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-560-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 961px) 100vw, 961px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Makoko, pubblicizzata come “la Venezia dell’Africa” dal riprovevole turismo della miseria, è oltretutto poco accogliente per i bianchi a causa del clima particolarmente umido, delle condizioni di igiene e della malaria presente in tutto il Paese.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Lo stesso soprannome è stato dato anche alla città di </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Ganvié</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> in Benin dove, allo stesso modo, la popolazione vive su palafitte in condizioni disastrose. Gli abitanti continuano ad aumentare, allargando sempre più profondamente le precarie palafitte che li ospitano. Le condizioni igieniche sono deplorevoli e l’età media della popolazione è molto bassa.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">L’acqua del lago non è potabile perché salmastra e quindi l’unico rifornimento di acqua potabile avviene tramite due fontanelle dove gli abitanti vanno con le loro piroghe per riempire bidoni. Le acque reflue vengono sversate direttamente nel lago e l’unica disinfestazione efficace è assicurata dall’irraggiamento solare. Altro problema è l’assenza di energia elettrica che rende ancora meno vivibile tutto il quartiere.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Nonostante gli evidenti problemi, queste tre città africane, insieme a molte altre, attirano turisti europei in grande quantità che, rimanendo sulle loro piroghe affittate per due soldi, non osano avvicinarsi troppo sostando, anzi, distanti per poter osservare meglio. Restano immersi nel loro turismo della miseria, senza senso e senza rispetto per chi in quelle condizioni ci vive ogni giorno, non per il tempo di una vacanza.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-559.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7048" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7048" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-559.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (559)" width="594" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-559.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 594w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-559-278x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 278w" sizes="(max-width: 594px) 100vw, 594px" /></a></p>
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		<title>“Stay human, Africa!”: Terrorismo in Costa d’Avorio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Mar 2016 08:11:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Care amiche e cari amici, la rubrica “Stay human, Africa!”, a partire dal post odierno, sarà accompagnata dalle vignette di &#8220;La Carruski”: 26 anni,diplomata alla Scuola d&#8217;arte applicata del Castello sforzesco a Milano, guarda&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Care amiche e cari amici, </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">la rubrica “Stay human, Africa!”, a partire dal post odierno, sarà accompagnata dalle vignette di </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;La Carruski”: 26 anni,diplomata alla Scuola d&#8217;arte applicata del Castello sforzesco a Milano,<br />
guarda un sacco di film, legge molti fumetti (maddai?) e adora mangiare.<br />
Ah gia&#8217; dimenticavo che per avere qualche soldino da sperperare svolge un normalissimo lavoro da impiegata.<br />
Potete trovarla su facebook :</span></span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a href="http://wwww.facebook.com/lacarruski?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> wwww.facebook.com/lacarruski</span></span></a></u></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> e su instagram.:</span></span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a href="http://instagram.com/lacarruski?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> instagram.com/lacarruski</span></span></a></u></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><strong>“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Stay human, Africa!”: Terrorismo in Costa d’Avorio</span></span></strong></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di Veronica Tedeschi</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Uno di quegli Stati che non meritava tutto questo, che si stava rialzando dalle politiche xenofobe di un ex presidente pazzo. Uno Stato che merita la solidarietà mondiale, ma che non la avrà.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Queste parole riecheggiano nella mia testa da giorni ormai, esattamente dal 13 marzo quando un commando di uomini armati ha fatto incursione in tre resort turistici, sparando e urlando sulla spiaggia di Grand Bassam, cittadina costiera di 80mila abitanti a 40 km da Abidjan, capitale della Costa D’avorio.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’attentato porta con sè le stesse caratteristiche degli ultimi attentati che stanno interessando tutte le nostre terre: uomini armati, senza scrupolo, che puntualmente urlano “Allah Akbar” (Dio è grande).</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Con molta probabilità lo scopo dell’attentato era colpire occidentali e americani presenti nel resort e così è stato, ad oggi le vittime sono 18.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I primi coinvolti in questa triste faccenda sono, appunto, 18 esseri umani che, in maniera del tutto spensierata, si stavano godendo la loro vacanza, magari tanto sognata e sudata dopo un anno di sacrifici e che hanno trovato la morte improvvisamente, senza che fosse spiegato loro il perchè. La diciannovesima vittima è la Costa D’Avorio che sicuramente risentirà economicamente e politicamente di questo attentato.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’attuale presidente della Costa d’Avorio, Ouattara, ha condannato l’accaduto e si è subito reso disponibile per supportare le famiglie delle vittime. Ouattara, eletto faticosamente nel 2010, ha avuto la conferma del suo mandato anche nelle elezioni dell’ottobre 2015 con l’approvazione dell’84% della popolazione.   <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-231.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5482" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class=" wp-image-5482 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-231.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (231)" width="406" height="402" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-231.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 506w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-231-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-231-300x298.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 406px) 100vw, 406px" /></a></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il suo predecessore, Gbagbo, non accettò di essere sconfitto e organizzò una serie di violenze post elettorali che portarono alla morte di 3 mila persone. La popolazione non aveva nessuna intenzione di riconfermare Gbagbo visto il suo disinteresse per il benessere dei cittadini e viste le politiche xenofobe che caratterizzarono il suo governo e portarono l’intero Paese ad affrontare continui disagi e violenze.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La presenza di Ouattara in quel momento rappresentava per tutti una boccata di aria fresca, il Paese finalmente si stava rialzando e anche la giustizia stava facendo il suo corso.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Simone Ehivet Gbabo, moglie dell’ex presidente, fu condannata a 20 anni di carcere per il suo ruolo durante le violenze post elettorali del 2010, con l’accusa di attentato alla sicurezza dello Stato per la formazione di milizie armate e xenofobia.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Laurent Gbabo, rimase in attesa di giudizio fino al 28 gennaio 2016, giorno in cui è iniziato il processo contro di lui davanti alla Corte Penale Internazionale con l’accusa di aver commesso crimini contro l’umanità.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ouattara, eletto tramite voto regolare e trasparente, è stato invece l’artefice del processo di pace e del boom economico del Paese, avvenuto pochi mesi dopo la sua elezione. Gli investitori di cacao, maggior risorsa economica del territorio, furono rassicurati e l’economica ricominciò a girare.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gli attacchi terroristici di pochi giorni fa, con molta probabilità, influiranno negativamente sull’apparato turistico del Paese; la popolazione ne è consapevole ma crede ancora nel suo Presidente che in passato l&#8217; ha già salvata una volta e che, si spera, lo faccia una seconda.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-232.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5483" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5483" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-232.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (232)" width="466" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-232.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 466w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-232-278x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 278w" sizes="(max-width: 466px) 100vw, 466px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>La ricostruzione dei mausolei in Mali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2015 07:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Il 19 luglio è stata completata la ricostruzione di otto mausolei di Timbuctù (in Mali) andati distrutti nel 2012. Il progetto di restauro è stato coordinato dall’Unesco (l’Agenzia Onu per l’educazione,&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
di<br />
Veronica Tedeschi
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
19 luglio è stata completata la ricostruzione di otto mausolei di<br />
<b>Timbuctù</b><br />
(in Mali) andati distrutti nel 2012. Il progetto di restauro è stato<br />
coordinato dall’<b>Unesco</b><br />
(l’Agenzia Onu per l’educazione, la scienza e la cultura) e nella<br />
sua totalità costerà 11 milioni di dollari, donati in parte<br />
dall’Unione Europea e in parte dalla Svizzera; seguirà a questi<br />
primi otto, la ristrutturazione di altri 6 mausolei che sarà<br />
completata entro fine anno.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" class="separator" style="clear: both; margin-bottom: 0cm; text-align: center;">
<a href="http://2.bp.blogspot.com/-bokmJTaXSiY/Vdg-1-gGdXI/AAAAAAAADCQ/AjZGU8s4c18/s1600/unnamed%2B%2528162%2529.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="189" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/08/unnamed-%28162%29.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Soprannominata<br />
«La città dei 33 santi», Timbuctu fiorì tra il XV e il XVI secolo<br />
come centro carovaniero e di propagazione dell’Islam in Africa.<br />
Tipici sono i suoi monumenti come le tre <b>moschee<br />
storiche</b><br />
Djingareiber, Sidi Yahiya e Sankoré, gli <b>antichi<br />
portali,</b><br />
le case dei primi esploratori, il pozzo costruito nel punto in cui,<br />
mille anni fa, una donna tuareg – narra la leggenda – trovò<br />
l’acqua che ha dato ricchezza e potenza alla città del deserto. Ma<br />
è anche l’atmosfera che si respira. «Sembra deserta – osserva<br />
una guida turistica in un’intervista all’agenzia Ansa -, poi ogni<br />
tanto qualcuno fa “capolino” e, piano piano, cominci ad avvertire<br />
uno sguardo da dietro le tipiche finestrelle antiche a grata che<br />
impediscono di vedere l’interno, ma dalle quali si può osservare<br />
perfettamente l’esterno.” Durante il periodo di occupazione della<br />
città i combattenti jihadisti hanno vandalizzato e distrutto moschee<br />
e mausolei considerati non rispondenti all’ortodossia islamica e<br />
hanno bruciato alcuni manoscritti.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Grazie<br />
all’ intervento francese che ha respinto a Nord gli Jihadisti, oggi<br />
in città si respira un’aria diversa e, molto lentamente, anche il<br />
turismo sta riprendendo. La ricostruzione dei mausolei rappresenta<br />
chiaramente la volontà della popolazione di non voler perdere la<br />
propria cultura e di non arrendersi alla volontà dell’Islam<br />
estremista.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
“<b>Il<br />
vostro lavoro è una lezione di tolleranza, dialogo e pace.</b><br />
<b>Si<br />
tratta di una risposta agli estremisti e la sua eco può essere udita<br />
ben oltre i confini del Mali</b>”,<br />
ha affermato Irina Bokova, direttrice generale dell’Unesco,<br />
annunciando che l’Unesco ha fatto ricorso alla Corte Penale<br />
Internazionale contro i distruttori dei mausolei.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://2.bp.blogspot.com/-TB36IElb7gs/Vdg-x_U2h_I/AAAAAAAADCI/ejppRYbCr9k/s1600/unnamed%2B%25285%2529.gif?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="320" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/08/unnamed-%285%29.gif?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="296" /></a></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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