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	<title>udienza Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Zaki: ora la fuga è legittima, l&#8217;Italia lo aiuti</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2021 10:38:27 +0000</pubDate>
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<p><img width="300" src="https://www.antigone.it/images/articoli/Patrick_Zaki.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Patrick Zaki"></p>



<p>(di Patrizio Gonnella<strong> </strong>da antigone.it)</p>



<p>A Patrick Zaki hanno rubato, negato, indebitamente sottratto dalla sua giovane vita trecentottantamila minuti di libertà. Ora Patrick è libero, seppur provvisoriamente, fino alla prossima udienza del febbraio 2022. Dovrà essere impegno del nostro Paese e del nostro Governo trasformare quella libertà a tempo in libertà definitiva. Si tratta di consentire a Patrick di attendere l’esito del processo non in forma semi-reclusa nell’Egitto di Al Sisi, bensì dove lui preferisce, preservandone la libertà di movimento. Essendo il processo nei confronti di Zaki un processo politico, anche in questo delicato momento, conterà la pressione diplomatica che dovrà essere esercitata allo scopo di sottrarre Patrick ai rischi di un giudizio che nulla ha a che fare con le regole dello Stato di diritto.&nbsp;</p>



<p>Lo scorso 19 novembre 2020 il Consiglio dell’Unione Europea ha autorizzato l’avvio di negoziati per accordi tra la Ue e l’Egitto sulla cooperazione giudiziaria penale. Nel testo della decisione del Consiglio, con eccessivo realismo politico, si affermava che l’Egitto è un partner importante per la stabilità nella regione del vicinato meridionale. In quello stesso Atto si ribadiva anche quanto siano deficitarie in Egitto la libertà di espressione, di informazione, di riunione pacifica e di associazione e quanto sia necessario porre fine alla riduzione indebita dello spazio concesso alla società civile, perseguita anche attraverso il congelamento dei beni, divieti di viaggio e lunghi periodi di detenzione preventiva. Pertanto, di fronte alla consapevolezza internazionale del deficit di democrazia in Egitto, non ha nulla di immorale il sottrarsi, con decisione concordata, al processo. Non è giuridicamente, né eticamente, né politicamente fondata una detenzione che sia del tutto sganciata da accuse circostanziate.&nbsp;</p>



<p>Dopo ventidue mesi di custodia cautelare le accuse nei suoi confronti sono ancora oscure in quanto legate alla repressione del libero pensiero. Di fronte a una detenzione arbitraria e a un processo politico, Patrick manterrebbe alta la sua dignità anche da contumace. Troppo importante è la libertà perché possa essere ceduta nel nome di una giustizia truce, disumana, politica come quella che ha portato nelle carceri egiziane decine di esponenti di organizzazioni non governative impegnate sul fronte dei diritti umani. La carcerazione illegittimamente subita da Patrick Zaki è stata fin troppo lunga per giustificare ulteriori restrizioni alla sua libertà di studiare, muoversi, vivere. Spetta alle autorità italiane adesso tutelare Patrick, assicurarne l’incolumità, offrendogli protezione, se necessario.&nbsp;</p>



<p>Oggi è un giorno di felicità ma è anche un giorno nel quale programmare le azioni future dirette ad evitare che Patrick possa vivere anche un solo altro minuto di prigionia. Ben aiuterebbe in questa fase se gli fosse concessa la cittadinanza italiana. Tutto sarebbe più facile.&nbsp;</p>



<p>L’Italia ha un dovere in più in questo momento delicato. Deve proporsi quale buon esempio per quei Paesi dell’area mediterranea con i quali intende rafforzare legami politici ed economici. Non è pretestuoso sostenere che il nostro Paese ben sarebbe più forte e autorevole nei rapporti diplomatici, anche in materia di giustizia, qualora fosse inappuntabile nel proprio sistema penale e penitenziario. Non poche volte, di fronte alle proteste per le violazioni dei diritti umani nei tribunali e nelle prigioni di Paesi lontani, c’è stato detto che poco avevamo da lamentarci noi italiani alla luce delle condizioni materiali di vita presenti in alcune delle nostre carceri. Nella consapevolezza che ogni paragone è insostenibile, va sicuramente riconosciuto come più alte e qualificate sono le garanzie procedurali e penitenziarie nel nostro Paese, più autorevoli e incontestabili saranno le prese di posizione delle autorità pubbliche italiane nel dibattito internazionale.&nbsp;</p>



<p>Infine, la liberazione di Patrick Zaki è anche il risultato di una straordinaria campagna che ha visto protagonisti studenti, professori, attivisti, esponenti politici, giornalisti e tanti cittadini. Quando tornerà nella sua Bologna tutti insieme festeggeremo la riconquistata libertà.</p>
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		<title>La scarcerazione di Patrick Zaki</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Dec 2021 09:12:24 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="512" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/pa-1024x512.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15876" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/pa-1024x512.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/pa-300x150.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/pa-768x384.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/pa.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>



<p>E&#8217; giunta ieri, 7 dicembre 2021, la bellissima notizia della prossima scarcerazione di Patrick Zaki, lo studente dell&#8217;Università di Bologna arrestato in Egitto il 7 febbraio del 2020.</p>



<p>Abbiamo chiesto un commento alla bella news al nostro Direttore, Giuseppe Acconcia, giornalista, saggista e ricercatore presso l&#8217;Ateneo di Padova, esperto in cultura e politica del Medioriente.</p>



<p>&#8220;La notizia ci riempie di gioia, non aspettavamo altro; speriamo che possa tornare al più presto alla sua vita e ai suoi studi, che torni in italia e che ottenga la cittadinanza italiana. Si deve attendere il 1 febbraio per la nuova udienza, però potrebbe tornare prima.</p>



<p>Le accuse che gli sono state mosse sono prive di senso: anche il solo fatto di aver scritto un articolo sui copti &#8211; che riguarda un reato di opinione &#8211; anche in Egitto non prevede la carcerazione, per cui non c&#8217;era nessun motivo per tenerlo in prigione. la sua detenzione è stata estesa di 45 giorni in 45 giorni e questo dimostra ulteriormente che si sia trattato di un arresto e di una detenzione arbitraria. Zaki, inoltre, ha subito violenza nel momento in cui è stato arrestato all&#8217;aeroporto de Il Cairo.</p>



<p>E&#8217; molto importante che le autorità italiane continuino a fare pressione perchè possa fare ritorno in Italia; non bisogna dimenticare, però, che ancora ci sono 60.000 egiziani che continuano ad rimanere in prigione e anche per loro bisogna continuare a lottare; ricordiamo, ad esempio, Haitham Mohammadin attivista per i lavoratori, Ismail Iskandarani che si occupai di Sinai e non si sa nemmeno dove sia detenuto e Ahmed Samir Santawi un altro ricercatore per cui, ancora una volta, la libertà accademica viene messa sotto attacco. </p>



<p>Il processo che è stato avviato in Italia per chiedere verità e giustizia per Giulio Regeni e il caso di Zaki erano e sono legati a doppio filo: è probabile che il fermo che ha avuto il processo in Italia abbia fatto ragionare le autorità egiziane che non hanno più bisogno di una merce di scambio in quanto gli egiziani non volevano che venissero criticate le forze di sicurezza egiziane, che invece è accaduto con le accuse mosse ai quattro agenti che avrebbero torturato e ucciso Regeni. Le autorità egiziane non vogliono fornire i loro indirizzi, non vogliono che vengano trovati e hanno utilizzato l&#8217;arresto sommario di un cittadino egiziano che studiava in Italia per fare, a loro volta, pressioni. Si sono chiuse le indagini parlamentari sul caso Regeni e, quindi, ora non c&#8217;è bisogno di ricattare l&#8217;Italia con Zaki. Ma è importante continuare a dare battaglia per chiedere sempre e fino alla fine verità e giustizia per Giulio&#8221;.</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>&#8220;Luoghi idonei&#8221; a violare la dignità e deportazioni a mani legate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Nov 2021 08:12:38 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>(da nocpr.it)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="945" height="937" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/luo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15779" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/luo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 945w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/luo-300x297.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/luo-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/luo-768x761.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/luo-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w" sizes="(max-width: 945px) 100vw, 945px" /></figure>



<p></p>



<p>&#8220;LUOGHI IDONEI&#8221; A VIOLARE LA DIGNITA&#8217; E DEPORTAZIONI A MANI LEGATE</p>



<p>E&#8217; stato reso pubblico sul sito del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale il &#8220;Rapporto tematico sulle visite alle strutture diverse e idonee utilizzate dall&#8217;autorità di pubblica sicurezza per il trattenimento della persona straniera ai sensi dell&#8217;articolo 13, comma 5 bis TUI&#8221;.<br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f447;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t4f/1/16/1f447.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><br><a href="https://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/it/dettaglio_contenuto.page?contentId=CNG12254&amp;modelId=10019&amp;fbclid=IwAR1fBhIq6dYxeMpbM2rtbq_NIZtw_NQmHqOiPLvkUvr-JZSmMfOtV_-pHsU&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/&#8230;/dettagl&#8230;?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t40/1/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Perché sì, se esiste in Italia, per chi viene trovato privo del permesso di soggiorno, qualcosa di peggio che i CPR, allora sono i &#8220;luoghi idonei&#8221;: luoghi &#8220;dematerializzati&#8221;, in cui allo stato qualcuno decide discrezionalmente che essi possano essere rinchiusi, in alternativa al CPR. Luoghi in totale balia delle forze dell&#8217;ordine e senza controllo e possibilità di monitoraggio, perché neppure si sa dove siano.&nbsp;<img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t40/1/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Sono stati introdotti dal c.d. &#8220;decreto sicurezza Salvini&#8221; che anche su questo punto non è stato modificato dalla attuale ministra.</p>



<p>Il Garante ne ha visitati in tre questure diverse (Parma, Bologna e Trieste), ed il risultato è quel che si temeva, che in sintesi vi riportiamo di seguito.</p>



<p>A questo rapporto ha risposto il Ministero dell&#8217;Interno con una relazione che trovate alla stessa pagina, con rassicurazioni di circostanza, approfittando anche per rispondere a (meglio dire &#8220;cercare di giustificare senza riuscirci&#8221;, se non &#8220;ammettere&#8221;) i rilievi di altro rapporto del Garante relativo alle criticità emerse nel corso delle operazioni di rimpatrio, per l&#8217;abuso delle modalità coercitive (si ricorda che oltretutto si tratta di persone che non hanno commesso reati).</p>



<p>Anche di questa risposta riportiamo più avanti i punti salienti.</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f534;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t6e/1/16/1f534.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;I &#8220;non luoghi&#8221;, i porti franchi dal diritto, i posti dove si fa eccezione ai diritti fondamentali, sono molti più di quelli che si possa pensare (oltre ai &#8220;luoghi idonei&#8221;: hotspot, navi quarantena, zone sterili degli aeroporti) ed i CPR ne costituiscono solo &#8220;la punta dell&#8217;iceberg&#8221;, la parte più evidente, benché restino inaccessibili.<img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t40/1/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">E&#8217; una questione di inammissibili &#8220;deroghe&#8221; sui diritti umani che riguarda tutte e tutti e non solo le persone migranti!</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f536;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t70/1/16/1f536.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;IL RAPPORTO DEL GARANTE SUI &#8220;LUOGHI IDONEI&#8221;</p>



<p>&#8220;La possibilità di utilizzare «strutture diverse [dai Centri di cui all’articolo 14] e idonee nella<br>disponibilità dell&#8217;Autorità di pubblica sicurezza e locali idonei presso l’ufficio di frontiera interessato» per trattenere temporaneamente lo straniero espulso destinatario di un provvedimento di accompagnamento alla frontiera è stata introdotta con il decreto-legge 4 ottobre 2018 n. 1131.</p>



<p>Fin da subito il Garante nazionale, con il parere espresso nell’ambito dell’iter di conversione dell’atto governativo, ha rilevato che la fattispecie detentiva sollevava numerosi profili di criticità relativi, in particolare, all’assenza esplicita di una disciplina delle condizioni di trattenimento e alla formulazione eccessivamente generica della norma, che oltre a non individuare in maniera puntuale i nuovi luoghi di privazione della libertà, rinvia a una vaga nozione di ‘idoneità’ per la loro determinazione. (&#8230;)</p>



<p>Si fa diretto riferimento alle strutture diverse e idonee utilizzabili dall’Autorità di Pubblica<br>sicurezza per il trattenimento del cittadino straniero fino all’udienza di convalida, ma le considerazioni espresse sono<br>ugualmente riferibili, ove compatibili, ai locali idonei presso l&#8217;Ufficio di frontiera ove, sempre ai sensi dell’articolo 13, comma 5-bis T.U. Imm., la persona straniera può essere trattenuta sino all&#8217;esecuzione dell&#8217;effettivo allontanamento e<br>comunque non oltre le quarantotto ore successive all&#8217;udienza di convalida. (&#8230;)</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">I locali individuati dalle Questure di Parma e Bologna consistono in due ampie stanze situate al pianterreno simili tra loro e sotto molteplici aspetti non conformi alla normativa e agli standard di settore. (&#8230;)</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Gli ambienti sono completamente vuoti e come unico elemento di arredo hanno una panca in muratura (Parma) o metallo (Bologna) lungo una delle pareti, che funge sia da seduta che da giaciglio per il riposo notturno. Anche solo valutando tale aspetto, appare difficile considerare tali locali come rispondenti ad «adeguati requisiti igienico-sanitari e abitativi», anche in considerazione dello stato di ammaloramento e di<br>sporcizia delle pareti. Fatte salve le coperte, nessun ulteriore materiale, come effetti letterecci e materasso, viene fornito per il pernottamento. Tale parametro deve, peraltro, essere considerato anche a tutela delle persone fermate a fini identificativi nei casi in cui siano costrette a trascorrere la notte in Questura.</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Risultano, altresì, completamente assenti tavoli e sedute per la consumazione dei pasti; i bagni (privi di doccia) sono esterni, fruibili pertanto solo con l’intervento del personale di Polizia.</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Un ulteriore disallineamento dagli standard internazionali è rappresentato dall’assenza di un pulsante di chiamata azionabile dall’interno per eventuali necessità.</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">I locali sono, tuttavia, videosorvegliati sia attraverso telecamere interne ai locali, sia tramite una telecamera posta in corridoio. Nei locali della Questura di Bologna, inoltre, le persone sono sottoposte a una continua sorveglianza a vista<br>da parte del personale situato nel locale adiacente: le stanze hanno infatti una parete a vetro che consente una visione completa dell’ambiente da parte di chi si trovi nella sala di controllo contigua posta tra le due stanze. Nel caso di contestuale utilizzo dei due locali disponibili, una simile configurazione determina, pertanto, una violazione della privacy delle persone trattenute, particolarmente grave nel caso di permanenza di cittadini stranieri di sesso diverso, che possono vedersi attraverso le pareti divisorie in vetro.</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Secondo quanto riferito, la capienza massima per stanza è pari a due persone, ma dalla disamina dei registri è emersa in qualche caso la presenza complessiva contemporanea, tra i due locali, di cinque persone.</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Nello specifico, a Parma e Bologna particolarmente critica è apparsa la prassi di trattenere all’ingresso il telefono personale della persona interessata. All’interno dei locali di trattenimento il cittadino straniero non<br>ha pertanto alcuna possibilità di esercizio della libertà di corrispondenza telefonica con l’esterno prevista dalla legge. A Bologna è stato assicurato che, in caso di richiesta, il dispositivo personale viene riconsegnato per il temporaneo utilizzo, anche se, come è stato fatto notare nel corso della visita, la mancanza di una specifica informativa rispetto a tale possibilità ne vanifica di fatto l’esercizio. (&#8230;)</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Trattandosi di stanze multifunzionali, utilizzate sia in caso di fermo identificativo che di esecuzione di<br>espulsione, non tutte le collocazioni sono sottoposte a convalida dell’Autorità giudiziaria..<br>Anche nell’ipotesi di trattenimento a fini espulsivi il vaglio dell’Autorità giudiziaria nel corso delle visite è risultato, tuttavia, talvolta omesso (&#8230;) Quand’anche presente, comunque, il vaglio del Giudice della convalida negli atti consultati è apparso essenzialmente ristretto a un’attività meramente cartolare, priva di iniziativa istruttoria. (&#8230; )I casi esaminati rilevano come lo strumento sia utilizzato con estrema flessibilità dall’Autorità di Pubblica Sicurezza per rispondere a esigenze restrittive determinate da necessità di carattere organizzativo e come talvolta il coinvolgimento dell’Autorità giudiziaria sia particolarmente carente. (&#8230;)&#8221;<br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f447;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t4f/1/16/1f447.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><br><a href="https://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/resources/cms/documents/7bee01431139e97f902fe931e0fdb355.pdf?fbclid=IwAR3MRILplwfbMvj9Jmg6ib9uIMnEn2pSDrk-k8DRx_i1hFDlgiw9tkFlpCM&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/&#8230;/7bee014&#8230;?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Farid Adly / Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2020 07:34:28 +0000</pubDate>
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<p>Per ascoltare l&#8217;audio:</p>



<p><a href="https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1601359486.htm&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1601359486.htm&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>I titoli:</p>



<p>Egitto: Patrick Zaki rimane ancora in carcere. La sua assenza dall&#8217;aula di Tribunale preoccupa i familiari</p>



<p>Iraq: razzo contro l&#8217;aeroporto uccide un&#8217;intera famiglia. Timori di un&#8217;imminente guerra USA-Iran</p>



<p>Libia: Conferenza ONU il 5 Ottobre a Ginevra. Concluse positivamente le trattative libiche a Hurghada, sul Mar Rosso</p>



<p>Marocco: una campagna per l&#8217;abolizione della pena capitale</p>



<p>Tunisia: rinviato il Festival del cinema di Cartagine per l&#8217;emergenza sanitaria</p>



<p>Algeria: al referendum sulla riforma costituzionale, gli islamisti votano no</p>



<p>Le notizie:</p>



<p>Egitto:</p>



<p>ancora un altro rinvio per l&#8217;udienza di Patrick Zaki. La prossima si terrà il 7 Ottobre. Il giovane studente egiziano dell&#8217;Università di Bologna è in carcere dal 7 Febbraio, quando è stato arrestato al suo arrivo in aeroporto, con l&#8217;accusa di diffusione di notizie false e sovversive su un social. Con il pretesto dell&#8217;emergenza sanitaria, le sedute di convalida dell&#8217;arresto sono state rinviate più volte e sono state respinte le richieste di libertà provvisoria avanzate dalla sua avvocata, Hoda Nasralla. Patrick non è stato portato in aula e non è stata spiegata da parte delle autorità giudiziarie e di sicurezza questa assenza. Familiari e avvocati sono preoccupati per la sua incolumità fisica. La stampa egiziana mantiene un silenzio assoluto sul suo caso. Dallo scorso Febbraio, non è stata pubblicata nessuna notizia riguardo il suo arresto. Se le accuse vengono confermate dai giudici, Zaki rischia fino a 20 anni di carcere.</p>



<p>Iraq:</p>



<p>un razzo lanciato contro l&#8217;aeroporto internazionale di Baghdad è caduto su una casa nelle vicinanze, uccidendo una famiglia intera: due donne e tre bambini. È l&#8217;ultimo grave episodio di un attacco con razzi Katiuscia su strutture dove ci sono militari USA. Non c&#8217;è stata nessuna rivendicazione, ma in passato attacchi simili sulla zona verde sono stati rivendicati da sigle ignote. La motivazione è “la cacciata degli occupanti statunitensi”. Dietro quegli attacchi ci sono le milizie sostenute da Teheran, annidate nel cartello Hashd Shaabi (Mobilitazione popolare) ingaggiato dal governo di Baghdad per far fronte al terrorismo dell&#8217;ISIS. Gli Stati Uniti hanno minacciato di chiudere l&#8217;ambasciata, ritirare le truppe e imporre sanzioni su politici e alti ufficiali delle forze armate irachene, in caso di mancata cessazione degli attacchi contro gli interessi USA in Iraq. Domenica a Baghdad è arrivato il capo di Stato maggiore iraniano, gen. Baqiri, ma non sembra sia stato raggiunto nessun risultato concreto per la fine dello scontro Teheran-Washington che si sta svolgendo sul territorio iracheno. Negli ambienti iracheni, sono forti i timori che Washington abbia dei piani di guerra contro l&#8217;Iran, prima delle elezioni presidenziali.</p>



<p>Libia:</p>



<p>La Conferenza ONU di Ginevra tra le parti libiche si terrà il 5 Ottobre. Ieri a Hurghada in Egitto è stato raggiunto un accordo sulla sicurezza tra le due commissioni militari dell&#8217;esercito nazionale di Haftar e del governo di Tripoli. La Commissione 5+5 ha deciso le misure di sicurezza per la città di Sirte: un cessate il fuoco permanente, ritiro delle truppe delle due parti, costituzione di una forza mista per il controllo della città e degli impianti petroliferi. Sirte sarà la sede del futuro governo e Consiglio presidenziale. Bisognerà attendere i fatti concreti, prima di dare un giudizio definitivo, perché in passato sono stati disattesi diversi importanti accordi.</p>



<p>Marocco:</p>



<p>è in corso in Marocco una forte iniziativa della società civile per l&#8217;abolizione della pena di morte. Attivisti per i diritti umani, avvocati, giornalisti, scrittori, artisti, parlamentari e professori universitari hanno sottoscritto un appello all&#8217;opinione pubblica “per mantenere alto il principio costituzionale al diritto alla vita”. In Marocco vige una moratoria delle esecuzione capitali da un quarto di secolo, ma il caso di un bambino di 11 anni violentato ed ucciso, avvenuto lo scorso Agosto, ha fatto resuscitare le richieste sui social di applicare la pena capitale.</p>



<p>Tunisia:</p>



<p>è stato rinviato il Festival cinematografico di Cartagine, a causa dell&#8217;emergenza sanitaria per Covid19. La direzione del festival ha emesso un comunicato nel quale si informa che “Il 31° Festival previsto dal 7 al 12 di Novembre sarà rinviato alla fine di Dicembre, dal 18 al 22”. La Tunisia sta vivendo una seconda ondata di contagi che sta mettendo in ginocchio l&#8217;economia del paese. La stagione turistica 2020 ha visto diminuire l&#8217;afflusso di turisti stranieri e la conseguente perdita di 300 mila posti di lavoro stagionali.</p>



<p>Algeria:</p>



<p>I partiti islamisti hanno espresso la loro opposizione alla proposta di riforma della Costituzione, avanzata dal presidente Tabboun e approvata dai due rami del Parlamento. Nel referendum del 1° Novembre, hanno dato l&#8217;indicazione di votare no. La maggior parte dei partiti dell&#8217;opposizione e il movimento di protesta Hirak hanno deciso invece di boicottare il voto al referendum, “perché il paese ha bisogno di una Costituzione nuova e non rattoppata”. Il testo approvato dal Parlamento mantiene ampi poteri discrezionali del presidente della Repubblica e di fatto mette la magistratura sotto la tutela del potere politico, malgrado la citazione a parole della sua autonomia.</p>
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		<title>Turchia. Appello per salvare Ebru Timttik e Aytac Unsal</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2020 08:19:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da labottegadelbrabieri.org) Appello promosso dagli avvocati turchi. IL NOSTRO APPELLO A TUTTE LE ORGANIZZAZIONI E FORZE PROGRESSISTE PER LA SOLIDARIETÀ CON LA RESISTENZA PER LA GIUSTIZIA E LA VITA IN TURCHIA! Il popolo rivoluzionario&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da labottegadelbrabieri.org)</p>



<p>Appello promosso dagli avvocati turchi.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/?attachment_id=98706&utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/08/Turchia-FOTOok-300x176.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-98706"/></a></figure>



<p>IL NOSTRO APPELLO A TUTTE LE ORGANIZZAZIONI E FORZE PROGRESSISTE PER LA SOLIDARIETÀ CON LA RESISTENZA PER LA GIUSTIZIA E LA VITA IN TURCHIA!</p>



<p>Il popolo rivoluzionario e progressista in Turchia che lotta per la giustizia si trova ad affrontare un attacco dopo l’altro.&nbsp;</p>



<p>E così, ci sono resistenze anche una dopo l’altra, che costano un prezzo molto alto.</p>



<p>Da un anno artisti rivoluzionari, prigionieri politici e avvocati del popolo in Turchia continuano a resistere con i loro corpi per respingere il pesante attacco e i tentativi di annientamento dell’intero movimento progressista nel Paese.</p>



<p>Siamo ben consapevoli e cerchiamo di seguire e organizzare al meglio la solidarietà con i popoli dei diversi Paesi, che sono anche in condizioni molto repressive e affrontano un periodo speciale di attacchi.</p>



<p>Tuttavia, vorremmo chiedervi di alzare la voce o con una dichiarazione video o con un messaggio scritto a sostegno dei due avvocati del popolo Ebru Timtik e Aytac Ünsal,&nbsp;<strong>che sono in punto di morte in Turchia per difendere la giurisdizione indipendente e i processi equi</strong>. In stato di arresto insieme a 8 loro colleghi, sono in sciopero della fame da 227 giorni (Ebru Timtik) e 196 giorni (Aytac Ünsal) per ottenere giustizia per il loro caso e in generale per la loro professione e la giustizia nel Paese.</p>



<p>Sono in punto di morte e sono tenuti in due diversi ospedali di Istanbul contro la loro volontà. Questo dimostra che le autorità mirano ad effettuare un intervento medico forzato non appena perdono i sensi.&nbsp;</p>



<p>La polizia aveva arrestato 17 avvocati, tra cui Ebru e Aytac, nel 2017, quando hanno difeso un caso molto importante di resistenza dei lavoratori pubblici. Il governo voleva lasciare i resistenti senza avvocati, come tutte le altre persone che hanno bisogno di difesa contro l’ingiustizia del regime.</p>



<p>Un tribunale ha ordinato il loro rilascio nella prima udienza dopo un anno di reclusione e l’accusa è intervenuta immediatamente: la giuria è stata sostituita con un altro tribunale che è ancora in carica e continua a mettere a repentaglio la loro vita con le sue decisioni ingiuste. Quando la 37a Corte d’Assise ha ricevuto questo caso ha ordinato il riarresto di 12 di questi avvocati nel giro di 10 ore. Sono stati condannati con un totale di 159 anni di carcere per aver fatto il loro lavoro di avvocati! Uno di loro ha ricevuto una pena di più di 18 anni di carcere.</p>



<p>L’ingiustizia continua in questo momento. Un altro tribunale ha confermato la sentenza, gli avvocati hanno portato il caso alla Corte Suprema e hanno iniziato lo sciopero della fame.</p>



<p>Ebru e Aytaç hanno iniziato lo sciopero della fame rispettivamente a gennaio e febbraio,&nbsp;<strong>lo hanno trasformato in death fast (sciopero della fame fino alla morte)</strong>&nbsp;il 5 aprile (significa che moriranno di fame se la loro richiesta per un nuovo e giusto processo non sarà accettata).</p>



<p>Ma il governo della Turchia continua con la sua ingiustizia e vuole che muoiano. I suoi media di supporto hanno cercato di influenzare i tribunali fin dall’inizio con menzogne e notizie false su di loro.</p>



<p>Quando la situazione degli avvocati è diventata molto grave, un gran numero di giuristi, associazioni nazionali e globali degli avvocati hanno spinto la Corte Suprema a prendere una decisione verso un processo equo.</p>



<p>Ma la Corte Suprema non fa altro che perdere tempo per lasciare morire di fame gli avvocati.</p>



<p>A seguito di questo tergiversare, i loro avvocati hanno chiesto un esame medico che rilevasse che non possono rimanere in prigione a causa delle loro gravi condizioni di salute. Anche in questo caso è stata la 37a Corte d’Assise ad occuparsi di questa richiesta. Accettò l’esame e l’Istituto di Medicina Legale inviò persino un rapporto in cui si diceva che non erano idonei al carcere.</p>



<p>Ma il tribunale ha ignorato il rapporto. Ha continuato la detenzione e ha ordinato il loro immediato trasferimento in due diversi ospedali, dove sono già da un mese in una stanza di isolamento non ventilata di 12metri sotto la supervisione di decine di gendarmi e la minaccia di essere alimentati con la forza in qualsiasi momento.</p>



<p>I loro colleghi, le famiglie, i clienti, gli intellettuali, gli artisti, i giornalisti, i deputati chiedono il loro rilascio e che le loro richieste siano accettate immediatamente. In diverse città del Paese, le guardie sono tenute quotidianamente davanti ai tribunali e agli ospedali.</p>



<p>Con la loro resistenza gli avvocati del popolo hanno accettato la loro disponibilità a sacrificare la loro vita per il bene della giustizia per il popolo e per un futuro luminoso nel Paese.&nbsp;</p>



<p>Ma il governo agisce da sordo e vuole che muoiano.</p>



<p>Già tre combattenti sono stati uccisi nella loro resistenza in sciopero della fame di giustizia, 2 dei quali musicisti del collettivo musicale socialista Grup Yorum <strong>– Helin Bölek e Ibrahim Gökcek –</strong> che hanno lottato contro la repressione, gli arresti arbitrari e i divieti di concerti. <strong>Mustafa Kocak</strong>, prigioniero politico, è morto di fame dopo 296 giorni per la sola richiesta di un processo equo: era stato punito con l’ergastolo senza alcuna prova, sulla base di informatori della polizia e di dichiarazioni firmate sotto tortura. </p>



<p>In questo momento altri due prigionieri politici oltre ai due avvocati stanno portando avanti uno sciopero della fame sino alla morte (death fast) da 180 giorni per ottenere un processo equo e per protestare contro la condizione disumana del loro regime di isolamento in prigione.&nbsp;</p>



<p><strong>Sarebbe un grande sostegno, se si potesse inviare un breve messaggio di solidarietà e di difesa della vita dei quattro scioperanti della fame Ebru Timtik e Aytaç Ünsal (avvocati dell’Ufficio legale del Popolo) e Didem Akman e Özgür Karakaya (prigionieri politici che chiedono i loro diritti umani fondamentali).</strong></p>



<p>Vi ringraziamo molto e sappiamo che la situazione in molti Paesi è grave. Tuttavia in questo caso concreto potete contribuire a mantenere in vita i nostri avvocati e prigionieri che resistono e a difendere direttamente la giustizia per il popolo.</p>



<p>VIVA LA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE!</p>



<p>SE RESISTIAMO VINCEREMO!</p>



<p><em>Cari avvocati tutti, vi inviamo questo nuovo e urgente appello dei vostri colleghi in Turchia. La vostra firma è nuovamente richiesta con urgenza. Come sapete, la vita degli avvocati Ebru Timtik e Aytac Ünsal, che stanno facendo lo sciopero della fame per un processo equo e una giurisdizione indipendente, è appesa a un filo.&nbsp;</em></p>



<p><em>Grazie per il vostro sostegno.&nbsp;&nbsp;</em></p>



<p>Vorremmo chiedere il vostro sostegno per una chiamata che è stata designata dai nostri colleghi in Turchia e che mira a riunire, un’altra volta, i colleghi internazionali e quelli turchi. Stiamo raccogliendo le firme per l’appello allegato. Si tratta di una brevissima dichiarazione che chiede alle autorità turche di rilasciare nuovamente Ebru e Aytaç in attesa di processo, e di far sapere a Ebru e Aytac che noi, come loro colleghi, abbiamo bisogno di loro nella nostra lotta per lo stato di diritto e la protezione dei diritti dei nostri clienti a un processo equo.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Questo invito è aperto alle firme dei singoli avvocati.</strong>&nbsp;Se volete firmare, seguite il link sottostante e scrivete il vostro nome e cognome, è molto rapido e semplice farlo.</p>



<p>Il link è il seguente:&nbsp;<a href="https://forms.gle/Dj9yxrdRQTExhvoy6?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://forms.gle/Dj9yxrdRQTExhvoy6?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<figure class="wp-block-image"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/?attachment_id=98707&utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/08/Turchia-immag-300x220.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-98707"/></a></figure>



<p>L’avvocato Ebru Timtik e l’avvocato Aytaç Ünsal hanno iniziato uno sciopero della fame il 5 febbraio e hanno trasformato il loro sciopero in death fast il 5 aprile. Siamo preoccupati per la loro salute. Come è noto 18 «avvocati del popolo» in Turchia sono in carcere dal 2017 e sono stati condannati a 159 anni di carcere con tutte le falle procedurali dei vari casi e violando il loro diritto alla difesa. I giudici che all’inizio avevano emesso il verdetto di scarcerazione furono rimossi dall’incarico e dopo poche ore sono arrivati nuovi ordini di arresto per tutti gli avvocati rilasciati. Con il loro sciopero della fame chiedono una giurisdizione indipendente dalla politica e rivendicano il diritto a un processo equo.<br><em>Una petizione è stata lanciata per supportare le loro richieste. Per firmarla, scrivere una mail – indicando nome, lavoro e località – a savunmayaozgurluk@gmail.com</em><br><strong>Per altre informazioni: comitatosolidalegrupyorum@gmail.com</strong></p>



<figure class="wp-block-image"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/?attachment_id=98708&utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/08/Turchia-immagDUE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-98708"/></a></figure>



<p>UNA NOTA DELLA BOTTEGA</p>



<p>Vale ricordare che l’alimentazione forzata è considerata da Amnesty International una forma di tortura e provoca danni irreparabili fisici e psichici.</p>



<p>(*) su questa tragica vicenda vedi il recente post&nbsp;<a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/il-lager-turchia-continua-a-uccidere/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Il lager Turchia continua a uccidere</a>&nbsp;e molti articoli su Yorum Grup; più in generale cfr&nbsp;<a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/turchia-dove-la-tortura-e-il-potere/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Turchia: dove la tortura è il Potere</a>&nbsp;(di Lanfranco Caminiti.)</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/08/20/turchia-appello-per-salvare-ebru-timttik-e-aytac-unsal/">Turchia. Appello per salvare Ebru Timttik e Aytac Unsal</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Aggiornamento su Patrick Zaki. Domani un&#8217;altra udienza</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Mar 2020 09:00:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ringrazia ancora il giornalista (corrispondente RAI) Amedeo Ricucci per il seguente aggiornamento su Patrick Zaki: Sabato (7 marzo 2020) ci sarà un&#8217;udienza che potrebbe prevedere il rilascio su cauzione&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="656" height="491" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pat-zaki-kZmF-U316022526705731WB-656x492@Corriere-Web-Sezioni.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13691" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pat-zaki-kZmF-U316022526705731WB-656x492@Corriere-Web-Sezioni.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 656w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pat-zaki-kZmF-U316022526705731WB-656x492@Corriere-Web-Sezioni-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /></figure></div>



<p></p>



<p><em>Associazione Per i Diritti umani
</em>ringrazia ancora il giornalista (corrispondente RAI) Amedeo
Ricucci per il seguente aggiornamento su Patrick Zaki:</p>



<p>Sabato <em>(7 marzo 2020) </em>ci sarà
un&#8217;udienza che potrebbe prevedere il rilascio su cauzione di Zaki
oppure potrebbe prorogare di altri quindici giorni la detenzione
preventiva. In questo secondo caso sarebbe la conferma che Zaki
potrebbe fare la fine delle migliaia di attivisti che sono stati
imprigionati in Egitto e che vengono trattenuti in carcere sulla base
della legislazione di emergenza con questo giochino della “detenzione
preventiva”: il giudice, ogni quindici giorni, dice: <em>ok, potete
fare indagini per altre due settimane, ma il detenuto resta in
carcere</em> e così si aggiungono giorni a giorni e si finisce per
restare anni in carcere.</p>



<p>Le impressioni al Cairo e che ho
raccolto sono che comunque Zaki rischia un anno di carcere al
massimo; è assai probabile che il regime lo voglia tenere in galera
come esempio per ancora qualche mese per poi liberarlo solo perchè
ha paura della mobilitazione internazionale che c&#8217;è stata sul caso
Zaki, mentre sulle altre migliaia di attivisti imprigionati non c&#8217;è
stata alcuna mobilitazione. La situazione, quindi, è positiva per un
aspetto, ma negativa per l&#8217;altro nel senso che il povero Patrick Zaki
resta in galera. Adesso si trova in una prigione un po&#8217; migliore
rispetto a quella dove stata prima perchè precedentemente stava in
una cella superaffollata con una trentina di criminali comuni; poi ha
iniziato a stare male, ha chiesto di essere trasferito e, con un
occhio di riguardo da parte del giudice, ha ottenuto il
trasferimento. 
</p>



<p>Sabato staremo a vedere cosa verrà
decretato. Il giudice potrebbe anche liberarlo su cauzione, il che
vuol dire che ci saranno lo stesso limitazioni alla sua libertà e
che sarà difficile che lo lascino tornare in Italia perchè in
questo modo potrebbe sfuggire alla Giustizia, come dicono loro. 
</p>
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		<title>Respinto il ricorso, Patrick Zaky resta in carcere. Udienza decisiva il 22 febbraio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Feb 2020 08:05:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Riccardo Noury (da pressenza.com) Avevamo tutti sperato che il ricorso presentato dalla difesa di Patrick Zaky al Tribunale del riesame – previsto dalla procedura penale egiziana ma mai attivato in questi anni –&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/02/16/respinto-il-ricorso-patrick-zaky-resta-in-carcere-udienza-decisiva-il-22-febbraio/">Respinto il ricorso, Patrick Zaky resta in carcere. Udienza decisiva il 22 febbraio</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Riccardo Noury (da <a href="http://pressenza.com?utm_source=rss&utm_medium=rss">pressenza.com</a>) </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2020/02/xzaky_cut-720x471.png.pagespeed.ic.bT05RNajfH.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Respinto il ricorso, Patrick Zaky resta in carcere. Udienza decisiva il 22 febbraio"/><figcaption>(Foto di Agenzia Dire)</figcaption></figure></div>



<p>Avevamo tutti sperato che il ricorso presentato dalla difesa di Patrick Zaky al Tribunale del riesame – previsto dalla procedura penale egiziana ma mai attivato in questi anni – avrebbe avuto un esito diverso.</p>



<p>Lo faceva sperare anche l’aula del tribunale di Mansoura, gremita di giornalisti egiziani e non, di diplomatici dell’Unione Europea, Italia inclusa.</p>



<p>Ci sono voluti 10 minuti per azzerare quelle speranze.</p>



<p>Patrick Zaky resterà in carcere almeno fino al 22 febbraio. Quel giorno si deciderà se prorogare o meno di altri 15 giorni la detenzione preventiva o se rimetterlo in libertà, quanto meno su cauzione.</p>



<p>La campagna per il rilascio dello studente egiziano dell’università di Bologna va dunque avanti. Proseguiranno le manifestazioni e l’attenzione dei mezzi d’informazione non calerà.</p>



<p>Ma la creatività delle piazze per Patrick e la sensibilità della stampa hanno bisogno di un terzo elemento di pressione: quello politico.</p>



<p>Tornino dunque a farsi sentire le voci dei rappresentanti dell’Unione Europea, si levi forte la voce del governo italiano.&nbsp; La settimana che condurrà al 22 febbraio sarà decisiva.</p>
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		<title>Che cosa succede al processo contro Mimmo Lucano? La verità di Lucano</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Nov 2019 08:43:45 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/11/22/che-cosa-succede-al-processo-contro-mimmo-lucano-la-verita-di-lucano/">Che cosa succede al processo contro Mimmo Lucano? La verità di Lucano</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Giovanna Procacci (da <a href="http://pressenza.com?utm_source=rss&utm_medium=rss ">pressenza.com</a>) </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="720" height="477" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/xIncontro-Caulonia-Mimmo-Lucano-0418web-720x477.jpg.pagespeed.ic_.NWuJJyZQWo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13283" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/xIncontro-Caulonia-Mimmo-Lucano-0418web-720x477.jpg.pagespeed.ic_.NWuJJyZQWo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/xIncontro-Caulonia-Mimmo-Lucano-0418web-720x477.jpg.pagespeed.ic_.NWuJJyZQWo-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure></div>



<p>L’udienza del 12 novembre a Locri ha avuto un carattere diverso dal solito: è stata un’udienza breve che ha visto solo le dichiarazioni spontanee di Mimmo Lucano. Rispetto a luglio, quando aveva tenuto altre dichiarazioni spontanee, il processo si è ormai addentrato nei temi del dibattimento; c’era dunque una certa attesa per capire come Lucano avrebbe impostato il suo “contributo alla ricostruzione della verità”, sono parole sue, a far luce cioè sulle imputazioni di reato che gli vengono mosse.</p>



<p>È fuor di dubbio che la verità di Lucano sia parte integrante del processo, ancor più in un processo politico dove, come abbiamo più volte avuto occasione di constatare, i fatti in sé sono spesso confusi e sfumati, si prestano a molte letture, tutte fragili: scorrettezze di tipo amministrativo, cortocircuito di regolamenti burocratici, spregiudicatezza nel perseguire soluzioni dei mille problemi che la politica di accoglienza e integrazione lascia irrisolti, oppure reati penali? E dietro questa fragilità abbiamo visto affiorare regolarmente quegli “ideali di umanità” di Lucano, cui spesso è ricorsa l’accusa stessa per descrivere il&nbsp;<em>movente</em>&nbsp;del presunto dolo, in mancanza di prove dei vantaggi che ne avrebbe tratto – con tutta l’ambiguità di ideali che vengono trattati come movente, appunto. Ai fini del monitoraggio di cittadinanza che stiamo portando avanti sul processo di Locri, queste dichiarazioni sono interessanti in quanto Lucano ha preso il toro per le corna, ha voluto spiegare proprio questi suoi ideali e come abbia in tutti questi anni orientato la sua azione a Riace per tradurli in pratiche concrete; per questo pensiamo che valga la pena di farle conoscere e di ragionarci su a caldo, senza aspettare le prossime udienze che riprenderanno la routine dell’esame dei documenti prodotti dall’accusa.</p>



<p>Le dichiarazioni di Lucano hanno toccato tre aspetti cruciali. Innanzitutto, il&nbsp;<strong>ruolo dello Stato in tutta la vicenda di Riace</strong>. Il Comune di Riace subiva continue pressioni da parte della Prefettura e del Ministero perché ospitasse richiedenti asilo in gran numero, per risolvere situazioni difficili soprattutto negli anni dell’emergenza. Già nel 2008, quando al Viminale c’era Maroni, il prefetto Morcone aveva spiegato a Lucano, alla presenza di Ilario Ammendolia sindaco di Caulonia, che il ministro voleva evitare l’arrivo di troppi richiedenti asilo al nord; di qui, l’insistenza a collocare i richiedenti asilo al sud e in particolare a Riace, che li accettava. E li accettava, dice Lucano, per coincidenza di interessi: perché la missione che il Comune si era dato era quella dell’accoglienza e dello sviluppo locale che le politiche d’accoglienza potevano mettere in moto.</p>



<p>Era già emerso nel dibattimento che in Prefettura godeva dell’appellativo di “San Lucano”. Naturalmente, questo comportava inevitabili scorciatoie: se la Prefettura chiedeva di accogliere 300 o 500 persone e un paio di giorni dopo sulla piazza di Riace già arrivavano i pullman carichi, come avrebbe potuto il Comune bandire gare pubbliche per l’assegnazione dei servizi? Per questo a Riace erano nate varie associazioni e cooperative, per riuscire a fare immediatamente fronte alla necessità di ampliare i servizi. Ora però, nel processo, queste assegnazioni dirette sono diventate per l’appunto imputazioni di reato, sebbene non ci fosse alternativa possibile. “Se invece di accettare i rifugiati che mi mandavano, avessi detto di no, oggi non sarei qui”, osserva Lucano. Riace veniva usata per risolvere l’emergenza, ma adesso viene accusata di averla risolta “in modo emergenziale”; insomma,&nbsp;<strong>l’emergenza vale per lo Stato, ma non per chi concretamente si impegna ad accogliere le persone che lo Stato gli affida perché non sa dove metterle</strong>.</p>



<p>Questo meccanismo, di uno Stato che chiede di accogliere e poi abbandona chi accoglie è, dice Lucano, un aspetto strutturale. Si chiede di fare non solo accoglienza, ma anche integrazione; però lo Stato non dà gli strumenti, si limita a darti dei fondi con cui devi costruire l’integrazione a tuo rischio e pericolo. Intanto però mantiene tendopoli come quella di S. Ferdinando, dove le persone sono costrette a vivere in condizioni disumane, e spesso purtroppo muoiono ; eppure nessuno chiede se c’è l’agibilità a S. Ferdinando e nessuno risponde di quei morti. “A Riace non è morto nessuno, anzi siamo sotto accusa per il motivo opposto, per aver fatto il possibile e l’impossibile per accogliere tutti”. A Riace con gli stessi fondi pubblici sono state accolte molte più persone; se però c’è qualcosa che non va, lo Stato taglia i fondi. “Prima mi chiamate e poi mi abbandonate, ma 100 bambini e 250 adulti non si possono abbandonare così”. É per questo che è stato chiuso il Cas; perché è il Comune, e non la Prefettura come sostiene l’accusa, che ha chiuso il Cas di Riace.</p>



<p>Secondo aspetto,&nbsp;<strong>le attività di integrazione messe in campo a Riace</strong>. Le persone, che fossero incluse nel Cas o nello Sprar, sono state trattate tutte nello stesso modo, hanno avuto gli stessi servizi; non era giusto differenziarle in funzione del progetto di cui facevano parte. Nelle riunioni dell’apposito Tavolo organizzato dall’ANCI, cui partecipava da anni, Lucano non aveva mai fatto mistero del fatto che in un paese come Riace vitto e alloggio costassero poco; ma i fondi pubblici sono dati per fare anche l’integrazione, che invece non è affatto facile in un contesto come quello di Riace, dove il lavoro manca per tutti. In quel Tavolo, Lucano parlava delle criticità del sistema Sprar, che è pur sempre un sistema perfettibile ed infatti è stato più volte modificato; va fatta accoglienza integrata, ma sei tu che devi capire come concretamente integrarli in relazione al contesto specifico in cui agisci.</p>



<p>Ebbene,&nbsp;<strong>in un contesto come quello di Riace, impoverito, destinato all’abbandono, sotto il peso della criminalità organizzata, fare solo l’accoglienza, utilizzare cioè i fondi pubblici solo a vantaggio dei richiedenti asilo, avrebbe significato innescare una guerra fra poveri;</strong>&nbsp;<strong>era indispensabile unire i destini dei riacesi e dei rifugiati</strong>, immaginare uno sviluppo della comunità che coinvolgesse entrambi, e a questo potevano contribuire le attività e i servizi per l’integrazione. L’integrazione a Riace è diventata così importante proprio perché è stata vista come la chiave di volta per costruire un’economia collettiva che si opponesse all’abbandono, alle ingerenze mafiose e tenesse insieme tutta la comunità. Le botteghe, la fattoria didattica, il frantoio di comunità, il turismo solidale, gli eventi culturali, le borse lavoro sono stati tutti strumenti di integrazione dei rifugiati, certo, ma anche di costruzione di una comunità coesa. La scuola, l’acqua del Comune, la raccolta differenziata, l’ambulatorio medico gratuito, sono stati tutti servizi di cui hanno beneficiato in primis gli abitanti di Riace, che così hanno potuto toccare con mano quanto l’arrivo dei nuovi abitanti poteva essere un vantaggio per tutti.</p>



<p>Prendiamo l’esempio del frantoio, che proprio in questo periodo sta producendo l’olio di Riace. Oggi il frantoio dà lavoro a 15 operai immigrati e non, tutti con contratti regolari, paghe e orari sindacali; è un esempio di opportunità lavorative costruite per tutti, in un contesto il cui il lavoro non c’è. È un&nbsp;<strong>frantoio di comunità</strong>, non è proprietà di nessuno proprio perché è stato costruito coi fondi pubblici dell’integrazione.</p>



<p>Ma in questo processo le attività di integrazione sono diventate imputazioni di reato: distrazione di fondi, peculato, truffa ecc. Lo Stato, che non ti dà gli strumenti per l’integrazione,&nbsp;<strong>quando costruisci le condizioni per integrare ti contesta reati penali</strong>. Anche i lungo permanenti, di cui tanto si è discusso nel processo, sono rimasti a Riace per ragioni umanitarie; si potevano abbandonare a se stessi anche se l’integrazione non era stata raggiunta? Il termine massimo di 6 mesi è stato introdotto a un certo punto nelle linee guida dello Sprar, non è una legge dello Stato. Mettere in discussione quelle linee guida non significa trasgredire la legge, ma evidenziare delle criticità, che peraltro lo Sprar riconosce se prevede che si possa richiedere una deroga. A Riace il Comune si è fatto carico anche di loro. Ma come mai a Riace si sono fatte tante cose con quei 35 euro? Oggi, nel processo, si dice che tutto quello che restava dopo vitto e alloggio avrebbe dovuto essere restituito; ma senza quelle risorse, come si sarebbe potuta realizzare l’integrazione? &nbsp;<strong>“Aver a che fare con 500 persone in più e restare fedele a umanità e accoglienza: questo è stato il messaggio di Riace”</strong>. &nbsp;E la sfida che Riace ha lanciato, sennò perché, con tante realtà di accoglienza e integrazione in Italia, in tanti sarebbero venuti a vedere proprio Riace? Ma quelle pratiche virtuose di sviluppo locale, che sono state considerate delle eccellenze, adesso qui sono trattate come reati penali.</p>



<p>Infine, terzo aspetto,&nbsp;<strong>l’interesse politico</strong>. Lucano ha voluto contestualizzare la storia del “modello Riace” dal punto di vista della sua storia politica, degli ideali di giustizia e di solidarietà da cui si è sempre sentito mobilitato, della voglia di contribuire al riscatto della sua terra dall’abbandono e dallo strapotere della criminalità organizzata.&nbsp;<strong>Ideali politici</strong>, certo, ma capaci di parlare molte lingue, come per esempio quella di un cattolicesimo evangelico che si sente vicino agli ultimi. Nel processo, come abbiamo visto finora,&nbsp;<strong>questi ideali rappresentano proprio il cuore dell’attacco giudiziario</strong>; nel discutere di ogni capo d’imputazione, l’accusa stessa ripete come un mantra che il movente non è economico, non essendo emerso alcun elemento di prova di un vantaggio economico che Lucano avrebbe mai tratto dalla sua azione a Riace, ma appunto politico.</p>



<p>Per questo è interessante sentire Lucano che rivendica la sua ispirazione politica in termini di ideali e valori. La procura in realtà declina il cosiddetto “movente politico” in termini di caccia al consenso elettorale: Lucano avrebbe cercato di assicurarsi i voti garantiti dalle varie associazioni. Fuori da ogni contesto, però, perché ormai Lucano non avrebbe più potuto ricandidarsi a sindaco, essendo nel pieno del suo terzo ed ultimo mandato, né si è mai candidato a nessun’altra competizione elettorale. Racconta le pressioni subite da tanti fronti per candidarsi alle elezioni europee, ma ha tenuto duro e non si è candidato, per evitare che una sua candidatura gettasse una luce diversa sul suo impegno di vent’anni a Riace, che si potesse dire insomma: ecco, ha fatto tutto questo solo per arrivare lì. Ma anche perché, ha detto, non è interessato alla politica istituzionale, si sentirebbe a disagio in un contesto come quello del Parlamento Europeo. Ha citato il suo amico Pietro Bartòlo, il medico di Lampedusa che dopo trent’anni di lavoro al fronte è stato eletto parlamentare europeo, per dire che la sua idea di politica è un’altra:<strong>&nbsp;quello che lo interessa e lo avvince è la politica dal basso, la costruzione di una comunità, la democrazia diretta, cui ha voluto dare un contributo con la sua attività da sindaco</strong>. Da sindaco si è speso per lo sviluppo del suo paese, per affrancarlo dall’oppressione delle famiglie di ‘ndrangheta, e al tempo stesso per l’accoglienza solidale verso chi arrivava da storie di povertà, guerra e disumanità, in nome di un’ospitalità che considera uno dei valori pregnanti della cultura calabrese. Quindi sì, ha agito mosso da un interesse politico, quello di realizzare i suoi ideali; per questo si è sempre preoccupato che tutti i fondi pubblici fossero destinati a quest’opera di integrazione.</p>



<p>Per oltre 15 anni la storia di Riace è cresciuta, il paese è rinato, ha risolto problemi perfino nazionali, è diventato un esempio che ha ispirato altre strutture, nella regione e altrove in Italia. Poi qualcosa si è spezzato, in coincidenza con un cambiamento di paradigma nelle politiche italiane di accoglienza e integrazione, sono nate le inchieste e infine il processo. Riace, ha concluso Lucano, ha dato fastidio perché ha dimostrato che anche semplicemente da sindaco si potevano organizzare accoglienza e integrazione in un modo diverso. Ormai su questo tema si vincono o si perdono le elezioni, per questo ideali di giustizia, di rispetto dei diritti umani, vengono relegati in una sorta di pre-politica astratta che la politica “vera” non sente più il bisogno di attuare. A Riace si è voluto costruire una realtà differente, ribaltando concretamente quest’idea che gli ideali non c’entrino con la politica dei diritti.</p>



<p>Se riprendiamo le domande da cittadini che abbiamo sollevato seguendo le udienze precedenti, le sue dichiarazioni s’incrociano in vari passaggi ed i vari modi con quelle domande, e questo ci pare dia ancora più forza al percorso di monitoraggio che abbiamo intrapreso. Perché finalmente il processo ha trovato il suo centro: la verità di Lucano mette a nudo gli ideali trattati come reati, il rifiuto di una visione dell’integrazione tesa a risolvere i problemi senza conflitti, la criminalizzazione di un pensiero che mette al centro i diritti delle persone. In altre parole, mette a nudo il carattere politico del processo che si sta svolgendo a Locri.</p>
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		<title>Morsi muore in tribunale: Egitto in fiamme</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2019 06:38:00 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/06/xMohamed-Morsi-dire-720x499.jpg.pagespeed.ic.5aX18CG_yB.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Morsi muore in tribunale: Egitto in fiamme"/><figcaption>(Foto di Agenzia Dire)</figcaption></figure>



<p>di Patrizia Cecconi (pressenza.it)</p>



<p>Violenti scontri in Egitto per la morte improvvisa dell’ex presidente Morsi durante un’udienza in tribunale. Il generale Al Sisi, che lo destituì e arrestò con un colpo di Stato nel luglio 2013 sta rafforzando le misure di sicurezza, ma l’Egitto è in fiamme.</p>



<p>Il trattamento di Morsi in prigione non era certo dei più teneri – ammesso per assurdo che le prigioni egiziane siano mai state luoghi di espiazione delle colpe secondo i canoni del diritto umanitario – e già un comitato di avvocati aveva denunciato le condizioni di salute dell’ex presidente aggravate dal trattamento penitenziario.</p>



<p>Tutto questo fa del primo presidente egiziano eletto democraticamente un martire dei Fratelli Musulmani e il suo seguito, anche grazie alla durezza repressiva di Al Sisi, ha continuatato a considerarlo un eroe e a rimpiangerlo. La sua morte, quindi, in un’aula di tribunale in cui era chiamato più che a difendersi a sopportare le numerose accuse tra cui quelle, ben gradite a Israele, di cospirazione con Hamas in Palestina ed Hesbollah in Libano, farà nuovamente scoppiare l’Egitto dove, né Morsi né tanto meno Al Sisi hanno mai rappresentato modelli di tolleranza e di democrazia impostata sulla tutela dei diritti umani.</p>



<p>Un altro campione dei diritti umani, il presidente turco Erdogan, ha pubblicamente dichiarato Mohammad Morsi&nbsp; un martire oltre che un fratello e questo equivale ad assestare un duro colpo ad Al Sisi che, a torto o a ragione, viene considerato il suo carnefice.</p>



<p>Ricordiamo che Morsi era stato presidente del partito Giustizia e Libertà fondato sull’onda della “rivoluzione” di piazza Tahrir e precedentemente era stato deputato al parlamento egiziano come esponente del movimento dei Fratelli Musulmani.Dopo aver ottenuto la vittoria elettorale ed aver assunto democraticamente il mandato presidenziale, Morsi aveva iniziato a lavorare sul suo progetto di “rinascita dell’Egitto” basato sull’applicazione dei principi basilari della “sharia”, la legge islamica.</p>



<p>Forse fu questo orientamento fondamentalista, contrastato dalla parte laica e comunque dalla parte meno integralista, che lo considerò un traditore per le modifiche alla Costituzione e per la durezza che accompagnava il suo integralismo religioso, ad aprire le porte al generale Al Sisi. Ma non va sottovalutato neanche il manifesto e profondo “non gradimento” di Morsi da parte di Israele, visti i suoi rapporti con Hamas e Hesbollah, nel segnare la sua fine.</p>



<p>Il generale Al Sisi, a sua volta, non brillò né tuttora brilla per metodi democratici e, dopo aver fatto arrestare tutti gli esponenti della Fratellanza musulmana, schiacciò brutalmente nel sangue ogni manifestazione di sostegno all’ex presidente, tanto che in pochi giorni si contarono migliaia di morti.</p>



<p>Ora sono in corso scontri violenti e si teme un altro bagno di sangue perché la morte di Morsi è considerata prossima ad un omicidio per le condizioni in cui era mantenuto come prigioniero.</p>



<p>La Fratellanza musulmana ha invitato a manifestare in tutto il mondo davanti alle ambasciate egiziane e ha chiesto agli egiziani di partecipare in massa ai suoi funerali. Le misure di sicurezza, lo sappiamo per esperienza, hanno puramente funzione repressiva e i metodi di Al Sisi non sono certo meno duri di quelli all’epoca contestati a Morsi.</p>



<p>Forse, incredibilmente e sperabilmente, il bagno di sangue che tutti gli osservatori si aspettano verrà mitigato da una scelta della Confederazione calcistica africana la quale, avendo tolto al Camerun la sede per il torneo della Coppa d’Africa ed avendola spostata in Egitto – perché considerato fino a ieri più sicuro – farà partire venerdì prossimo la prima sfida. Sarà un evento calcistico il momentaneo pacificatore di una situazione incandescente? Forse.</p>



<p>In altre regioni del mondo è già successo. Ma in altre regioni del mondo l’influenza israeliana e gli intrecci di alleanze e “disalleanze” tra paesi più o meno fratelli non erano confrontabili con l’Egitto, troppo vicino al Medio Oriente e ai suoi signori, locali e d’oltre oceano.</p>
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		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;: Stone cold justice</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2016 08:21:04 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/06/17/venerdislam-stone-cold-justice/">&#8220;VenerdIslam&#8221;: Stone cold justice</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Monica Macchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-364.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6155" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6155" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-364.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (364)" width="256" height="192" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #444444;">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Mio nonno è un sopravvissuto all&#8217;Olocausto </span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">E io non capisco. </span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Non capisco come siamo diventati persone </span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">che fanno soffrire altre persone”</span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #444444;"> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Guy Pavia (civile israeliano che scorta i bimbi palestinesi a scuola)</span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #444444;">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Una politica per creare paura? Non vi è nulla di simile. </span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;unica politica è quella di mantenere la legge e l&#8217;ordine, questo è tutto. </span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Se non ci fosse violenza, non sarebbe necessario applicare la legge”</span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #444444;"> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Portavoce del ministro degli esteri israeliano</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Questo film, prodotto da un gruppo di giornalisti australiani, denuncia l’uso sistematico della tortura da parte di Israele contro i bambini palestinesi e ruota attorno alle storie di alcuni ragazzi presi dalle loro case nel bel mezzo della notte ed interrogati da membri dell’esercito con metodi illegali, sottoposti ad abusi fisici, torture, costretti a false confessioni e spinti a raccogliere informazioni su attivisti palestinesi, per conto dei servizi segreti israeliani. Addirittura c’è il video dell’arresto di Wadi&#8217;a Mawadeh, un bimbo di soli 5 anni; l’intervista a Gaby Lasky, un avvocato israeliano che denuncia l’esistenza di due diversi sistemi giuridici e a Yehuda Shaul, il fondatore di Breaking the Silence (protagonista anche del documentario “This is my land Hebron” di cui potete trovare qui una recensione:www.formacinema.it/criticainternazionale/medio-oriente/187-my-land-is-hebron),?utm_source=rss&utm_medium=rss un’organizzazione di soldati ed ex-soldati israeliani che prendono coscienza e testimoniano le loro precedenti violazioni dei diritti umani.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-365.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6154" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6154" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-365.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (365)" width="600" height="217" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-365.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-365-300x109.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">La tesi di questo lavoro è dunque che questi abusi non sono le azioni insensibili di alcuni “soldati canaglia”, ma una strategia organizzata e sistematica delle forze governative e di sicurezza israeliane per tenere la popolazione palestinese, in particolare i giovani, in uno stato permanente di terrore sopprimendo le diverse forme di resistenza all’occupazione israeliana. Accuse confermate da un rapporto dell’UNICEF del 2013 secondo cui i palestinesi dopo le incursioni notturne nelle loro case, vengono minacciati di morte e sottoposti a violenza fisica, isolamento e violenza sessuale: negli ultimi dieci anni, circa 700 ragazzi tra i 12 e i 17 anni sono stati arrestati, interrogati e detenuti a una media di due al giorno. Dopo confessioni estorte (in questo documentario il quattordicenne Qusai Zamara racconta di essere stato costretto a firmare una confessione scritta in ebraico, che non capisce) sono trascinati davanti ai tribunali militari le cui udienze durano in media 62 secondi a hanno un tasso di condanna del 99.74%: un&#8217;intera generazione di giovani traumatizzata.</p>
<p align="JUSTIFY">In Australia questo documentario ha destato molto scalpore e ha costretto Julie Bishop (Ministro degli esteri) a condannare l’uso della tortura da parte di Israele affermando di essere “profondamente preoccupata per le accuse di maltrattamento dei bambini palestinesi” ma nello stesso tempo sottolineando che il “governo australiano accoglie gli sforzi che Israele sta facendo per affrontare questi problemi”… ad esempio ha smesso di (de)tenere i bambini di notte in gabbie all&#8217;aperto quando nevica!</p>
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