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	<title>umanità Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Polis Aperta, forze dell&#8217;ordine e omosessualità</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Dec 2024 10:57:50 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/Polis-Aperta.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="533" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/Polis-Aperta.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17849" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/Polis-Aperta.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/Polis-Aperta-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/Polis-Aperta-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure>



<p>Sono Emanuele Crociani, coordinatore del gruppo LGBT+ Varco, una realtà che opera nelle chiese protestanti milanesi: insomma, un gruppo di minoranza in una confessione di minoranza. Ma oggi vorrei parlarvi di tutt’altro. Ho intervistato due appartenenti ad una piccola realtà LGBTQ, l’associazione Polis Aperta, formata da appartenenti alle Forze dell’Ordine. E’ una realtà numericamente piccola ma non per questo poco importante, e perciò sento come un dovere dare voce a queste coraggiose persone. PER I DIRITTI UMANI ha acconsentito a pubblicare l&#8217;intervista di M.L., appartenente alla polizia penitenziaria. </p>



<p>Quando hai scoperto di essere parte della comunità LGBTQ?</p>



<p>Ho scoperto di essere gay molto presto, nell&#8217;età adolescenziale, età già difficile per ogni ragazzo ma ancor a più complicato <strong>se </strong>credi di essere &#8220;diverso&#8221; da tutte le altre persone che ti circondano. Nascondere la propria identità alla famiglia, agli amici alle persone che ti sono vicine è molto difficile se poi, parliamo dei primi anni &#8217;80 del secolo scorso, in un contesto sociale come quello di un paese molto piccolo della provincia di Viterbo era ancora più complicato. Per mia fortuna sia i miei amici che la mia famiglia sono stati molto &#8220;inclusivi&#8221;, come si usa dire oggi. Il Mio coming out è avvenuto all&#8217;età di 18 anni con i miei amici più cari e dopo circa 40 anni sono ancora i miei amici più cari. Anche alla mia famiglia ad un certo punto della mia vita ho dichiarato la mia omosessualità e anche con loro le cose sono andate bene. Quindi posso dire che grazie a questo ovvero, all&#8217;affetto delle persone a me più care e al loro sostegno sono riuscito a dichiarare apertamente la mia &#8220;diversità&#8221; anche sul lavoro.</p>



<p>Cosa ti appassiona di più nel tuo lavoro?</p>



<p>La scelta del lavoro che svolgo non è stata una scelta consapevole, non volevo certo diventare un agente di Polizia Penitenziaria, ma questo lavoro mi ha permesso di essere autonomo economicamente, emanciparmi dalla mia famiglia e vivere in una città come Milano. Ho sempre avuto l&#8217;idea che il lavoro sia una cosa &#8220;sacra&#8221; e che va sempre rispettato qualunque esso sia. All&#8217;inizio della mia carriera, avevo 24 anni, le cose non sono state semplici lavoro nuovo e colleghi di lavoro sconosciuti. Ma soprattutto lavorare in un istituto Penitenziario. Un luogo chiuso e quasi completamente impermeabile al mondo esterno. Quindi all&#8217;inizio è stata dura ma poi con il tempo ho acquisito una diversa consapevolezza del mio ruolo e del lavoro, sicuramente non facile, perché quando si ha a che fare con &#8220;materiale&#8221; umano è sempre molto complicato. Negli anni anni ho lavorato in diversi istituti, sempre a Milano, e questo mi ha permesso di avere una visione a 360 gradi del lavoro che svolgo. Credo che ci sia molto poco di affascinante nel lavorare in &#8220;galera&#8221; quello che è certo che anche in un ambito così fortemente negativo si riesce a trovare molta umanità.</p>



<p></p>



<p>Cosa significa essere una persona LGBTQ nell’ambito delle Forze Armate?</p>



<p>All&#8217;inizio della mia carriera lavorativa avevo paura che i miei superiori scoprissero la mia &#8220;diversità&#8221; e che per questo venissi allontanato o addirittura licenziato, per cui nascondevo a tutti i miei colleghi la mia vita privata. Poi con il tempo ho scoperto che, non ero certo l&#8217;unico poliziotto gay che lavorava in un istituto penitenziario: sul lavoro parlavo poco della mia vita privata ma vivendo a Milano ho iniziato a frequentare locali gay e a intrecciare conoscenze che poi sono diventate delle vere e proprie amicizie. Sono riuscito a separare la mia vita lavorativa da quella privata. Solo 20 anni fa ho fatto coming out con la mia Direttrice di allora, la quale non ha battuto ciglio, dicendo che per lei non era certo un problema. Da allora in tutte le sedi di servizio dove ho lavorato e dove tutt&#8217;ora lavoro non ho avuto più problemi a dichiararmi, se mi veniva chiesto per esempio se fossi o meno sposato alla mai risposta che ho un compagno nessuno ha mai apertamente detto o fatto cose discriminanti.&nbsp;</p>



<p>E cosa significa essere un appartenente alle Forze armate nell’ambito del mondo LGBTQ?</p>



<p>Fino a qualche anno fa non c&#8217;è mai stato nessun problema ovvero, essere gay e appartenere al mondo LGBT+ e lavorare come Agente di Polizia Penitenziaria non è stato mai un problema. Quando conoscevo nuove persone e dicevo quale era il mio lavoro nessuno si meravigliava o aveva atteggiamenti ostili. In questo momento storico invece alcune frange più estreme del movimento LGBT+ hanno manifestato apertamente una vera e propria avversione per gli appartenenti alle forze di polizia e militari LGBT+. Per questo, per quello che è il mio pensiero la maggior parte delle associazioni LGBT+ hanno un atteggiamento sereno e riconoscono che a prescindere dal&nbsp;lavoro che uno svolge se uno aderisce alle battaglie di riconoscimento dei diritti delle personale LGBT+ viene considerato &#8220;alleato&#8221;. Mentre, le frange più estreme e a mio parere meno rappresentative del mondo LGBT+ sono molto ostili alle persone LGBT+ appartenenti alle forze dell&#8217;ordine e questo naturalmente non aiuta perché le battaglie per il riconoscimento dei diritti LGBT+ sono di tutta la comunità e non solo di una parte discriminando così chi viene reputato &#8220;non conforme&#8221; e anzi visto come un nemico da combattere.</p>



<p>Qual è il momento più emozionante che hai vissuto con l’associazione Polis Aperta? </p>



<p>Ho conosciuto Polis Aperta nel 2015, per il tramite di un mio collega della Polizia di Stato che a sua volta aveva saputo dell&#8217;associazione in maniera del tutto casuale. La prima volta che ho incontrato altri colleghi iscritti all&#8217;associazione è stato durante un convengo organizzato a Torino. Ricordo che in quell&#8217;occasione ho pensato che finalmente avevo la possibilità ci confrontarmi con altri colleghi LGBT+ e scambiare opinioni ed esperienze durante l&#8217;attività lavorativa. Ho provato un forte sensi di appartenenza e di condivisione di obiettivi da raggiungere. Da allora sono passati 10 anni e continuo a provare gli stessi sentimenti e le stesse emozioni. </p>
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		<title>Una sentenza della Corte dei diritti dell&#8217;Uomo. Per restare umani</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Nov 2024 13:30:18 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>(di Damiano Aliprandi, www.news-forumsalutementale.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss </p>



<p></p>



<p><strong>Associazione Per i diritti umani, nel 2025, si occuperà del tema del benessere mentale e oggi pubblichiamo questa notizia importante.</strong></p>



<p>Per la prima volta, grazie all’impegno di L’Altro Diritto – Società della Ragione Onlus e Fondazione Franco Basaglia, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha stabilito che l’Italia ha violato i diritti umani di un paziente psichiatrico, immobilizzato con forza e trattato con farmaci pesanti in un ospedale. Questa pratica è stata condannata come inumana e degradante. La recente sentenza della CEDU nel caso Lavorgna c. Italia rappresenta un precedente di grande rilievo per il sistema giudiziario italiano, poiché è la prima volta che la Corte condanna l’Italia per violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo in un caso di contenzione meccanica e farmacologica all’interno di un reparto psichiatrico. La sentenza riconosce che il trattamento riservato al paziente durante la sua degenza presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) dell’Ospedale di Melzo è stato inumano e degradante, in violazione del divieto assoluto di trattamenti inumani e degradanti stabilito dall’articolo 3 della Convenzione.</p>



<p>Il caso coinvolge Matteo Lavorgna, diciannovenne all’epoca dei fatti, affetto da un disturbo psicotico non altrimenti specificato. Il giovane era stato ricoverato volontariamente il 30 settembre 2014 su consiglio del suo psichiatra, il quale aveva ritenuto necessario un intervento protetto per evitare che la situazione degenerasse. Tuttavia, in seguito a un episodio di aggressività verso i genitori durante una visita, lo SPDC aveva applicato misure di contenzione meccanica, immobilizzando Lavorgna al letto per quasi otto giorni consecutivi, nonostante fosse già sottoposto a pesanti sedazioni farmacologiche. Il ricorso, depositato presso la CEDU, si basava sulla denuncia del giovane per maltrattamenti e coercizione da parte del personale medico, con accuse riguardanti anche l’omissione di un’adeguata verifica sulla necessità di prolungare la contenzione meccanica, nonostante Lavorgna fosse in stato di calma apparente e sotto controllo medico. In Italia, la sua denuncia era stata archiviata dal tribunale, che aveva ritenuto legittimo l’uso della contenzione in quanto misura necessaria per evitare rischi futuri.</p>



<p>Nella sentenza del 7 novembre scorso, la Corte di Strasburgo ha stabilito che il trattamento subito da Lavorgna costituisce una violazione sostanziale e procedurale dell’articolo 3 della Convenzione. La Corte ha, infatti, evidenziato come la prolungata contenzione meccanica non fosse giustificabile, in quanto la condizione di pericolo che ne aveva determinato l’applicazione non persisteva più con tale intensità, mancando così di motivazioni oggettive e necessarie. Inoltre, la Corte ha censurato l’inefficacia dell’indagine condotta in Italia, non ritenendola conforme agli standard richiesti per un accertamento trasparente e indipendente. Gli interventi delle due associazioni sopracitate hanno contribuito in modo significativo alla decisione della Corte, sostenendo che, in assenza di norme chiare sui limiti della contenzione meccanica in ambito psichiatrico, tale pratica debba essere giustificata solo in casi di necessità assoluta e comprovata, come prevede l’articolo 54 del Codice penale. Le organizzazioni hanno evidenziato che la contenzione non può essere usata a scopo cautelare, ma esclusivamente per rispondere a un pericolo concreto e imminente, come confermato dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione italiana nel caso Mastrogiovanni.</p>



<p>La decisione della CEDU apre un’importante riflessione sulla necessità di stabilire regolamentazioni più precise e rigide in merito all’uso della contenzione in contesti psichiatrici. Il caso Lavorgna solleva interrogativi su un utilizzo della contenzione che appare non solo ingiustificato dal punto di vista della necessità medica, ma anche lesivo della dignità umana. Tale pratica si pone in contrasto con il principio di proporzionalità richiesto per le misure restrittive della libertà individuale. Inoltre, la sentenza sollecita una riforma dei protocolli sanitari italiani, poiché attualmente mancano norme specifiche che disciplinino la contenzione meccanica e farmacologica. La Corte Europea ha ribadito che la contenzione meccanica non deve essere considerata un intervento terapeutico, ma un mezzo di sicurezza, utilizzabile solo come ultima risorsa e per il minor tempo possibile. La condanna dell’Italia segna, quindi, un passo significativo verso una maggiore tutela dei diritti delle persone affette da disturbi psichiatrici e potrebbe stimolare il legislatore italiano a intervenire con normative specifiche, in linea con gli standard di diritti umani delineati dalla CEDU e dalle linee guida del Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura (CPT).Una sentenza della Corte dei diritti dell&#8217;Uomo. Per restare umani.</p>
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		<title>“Art(e)Attualità”. Luce e Forza, una spiritualità contemporanea dell&#8217;arte</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Oct 2023 08:05:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto “Luce e Forza. Arte e spiritualità nel nuovo millennio” è aperta al pubblico fino al 13 novembre al Museo d&#8217;Arte latinoamericana di Buenos Aires (MalBA); si tratta di una mostra dedicata&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>“Luce e Forza. Arte e spiritualità nel nuovo millennio” è aperta al pubblico fino al 13 novembre al Museo d&#8217;Arte latinoamericana di Buenos Aires (MalBA); si tratta di una mostra dedicata all&#8217;omonimo sindacato dei lavoratori dell&#8217;energia elettrica che riunisce opere degli ultimi vent&#8217;anni attraverso le quali gli artisti esplorano il terreno della spiritualità contemporanea, quando l&#8217;arte è ormai da tempo indipendente dalle istituzioni religiose.</p>



<p>Già nel 1911,&nbsp;Wassily Kandinky&nbsp;opponeva “il canto rude del materialismo” alla “notte spirituale”: Lara Marmor&nbsp;, curatrice della mostra, ha scelto però di affrontarla da una prospettiva più vicina nel tempo e nello spazio a partire da una domanda ambigua e complessa che il suo testo curatoriale pone: “In che modo la sovrapposizione di credenze, pratiche e conoscenze spesso ancestrali che compongono quella cosa così sfuggente che potremmo chiamare spiritualità contemporanea ci incide e ci costituisce?” Marmor&nbsp;ha riunito un gruppo di artisti nati tra gli anni &#8217;70 e la fine degli anni &#8217;80, una generazione entrata in scena negli anni 2000, la cui infanzia “si svolge nel passaggio dalla dittatura al fervore della primavera alfonsinista.&nbsp;Figli della libertà, canticchiano “Part of the Religion” e ascoltano&nbsp;Babasónico&nbsp;(il cui nome deriva dall&#8217;aver mescolato, per caso, The&nbsp;<em>Jetsons</em>&nbsp;con il guru indù&nbsp;Sai Baba&nbsp;).&nbsp;In&nbsp;<em>Luz y Fuerza</em>&nbsp;convivono elettricità e bioenergetica, medicina allopatica e medicine complementari o alternative, tra gli altri “sintomi di fenomeni più profondi o semplicemente parte di una costellazione che ci circonda…, il tofu guadagna terreno sulla bistecca di chorizo, e lo yoga compete con la ginnastica localizzata.&nbsp;Nelle liste&nbsp;<em>dei best-seller</em>&nbsp;, i libri di autoaiuto condividono lo spazio con le enciclopedie dei funghi e le guide astrologiche più sofisticate”, afferma la Marmor.&nbsp;Agli antipodi, i discorsi scientifici offrono un panorama di poche e fatali certezze.</p>



<p>In questo contesto, le opere in mostra si aprono alla sperimentazione, rompendo “i binomi uomo/natura, razionalità/spiritualità, mente/corpo e, basandosi sull’umorismo, sull’ironia o sulla più profonda ricerca spirituale, si rendono conto che energia e forza trasformativa sono fondamentali in questi momenti di cambiamento”, dice.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9570-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9570-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17245" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9570-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9570-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9570-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9570-1536x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9570-2048x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Ai piedi delle scale si eleva l&#8217;alto soffitto della prima sala interrata del museo, che funge da introduzione.&nbsp;Sono appese sei sculture della serie&nbsp;<em>Ave Miseria</em>&nbsp;(2016) che&nbsp;Carlos Herrera&nbsp;realizza con piume, fieno, vestiti e tessuti vari combinati con oggetti personali e trovati.&nbsp;Si tratta di pezzi che l&#8217;artista ricompone ad ogni performance, che a volte fungono da cornice per le sue performance che rivelano un problema tra fede, corpo e sessualità.</p>



<p>Qui si confrontano con altre e molto diverse idee sulla fede, come la serie&nbsp;<em>Towards the Land I Will Show You</em>&nbsp;(2018), di&nbsp;Ana Vogelfang&nbsp;, un gruppo di ritratti dipinti su paia di scarpe e abbinati alla pelle.&nbsp;L&#8217;artista dice che, secondo la tradizione ebraica, se qualcuno sogna che un morto viene a prendergli le scarpe, significa che la morte presto prenderà il dormiente.&nbsp;&#8220;Ecco perché le scarpe dei morti non dovrebbero essere usate&#8221;, dice Vogelfang e sostiene anche che questi lavori parlano di come certi oggetti abbiano un&#8217;anima o assumano una vita propria.&nbsp;</p>



<p>Sulla parete di fondo,&nbsp;Belén Romero Gunset&nbsp;presenta i dipinti da lei realizzati “come piattaforma visiva per diffondere il Metodo S1, costruito sulla base di alcune idee provenienti da Baruch Spinoza&nbsp;”.&nbsp;Il metodo punta a conquistare la gioia e le indicazioni sono organizzate in base alla geometria e al colore, accompagnate da emoticon che possono essere intese come simboli pagani.</p>



<p>Nella stessa stanza, una scatola di pelle nera lascia un lato aperto per entrare e sedersi a leggere all&#8217;interno, dove due scaffali offrono libri sulle cui copertine sono scritti i titoli famosi della filosofia francese del XX secolo, coprendo una collezione di volumi di auto-aiuto. L’opera, <em>Heavy Mental: Apocryphal Library (remastered)</em> (2005-2023), mescola due universi presentati come opposti: “L’heavy metal è una sottocultura marginale, ma allo stesso tempo massiccia e popolare. Anche la filosofia ha questa dualità: da un lato è pensiero elevato; d&#8217;altra parte, un filosofo è qualcuno marginale all&#8217;interno della cultura occidentale. In entrambi i casi possiamo trovare segni di identità e di appartenenza”, afferma l&#8217;artista Gastón Pérsico .</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9581-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9581-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17246" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9581-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9581-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9581-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9581-1536x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9581-2048x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>In uno spazio angusto delimitato da pareti nere, viene proiettato&nbsp;<em>Diario</em>&nbsp;(2010) di&nbsp;Nicolás Mastracchio&nbsp;, che incanala gli alti e bassi emotivi della sua crisi personale in un momento in cui “aveva iniziato a studiare formalmente l&#8217;astrologia”. Nel video cerca aiuto o condivide questa esperienza personale con molto umorismo e crudezza, cercando empatia nel pubblico.&nbsp;Poco prima di passare al resto delle sale ci si imbatte in&nbsp;<em>Creatures</em>&nbsp;(2023) del duo&nbsp;Bernardo Zabalaga&nbsp;e&nbsp;Lucía Reissig, opera che può essere portata al guinzaglio per accompagnare il tour.&nbsp;“Sono una via di mezzo tra un animale domestico e un oggetto di attaccamento”, definisce Marmor, “un luogo dove stare e riposare.&nbsp;Sculture viventi con anima, chiamata a sperimentare il senso della famiglia, della convivenza e della reciproca educazione;&nbsp;essere accuditi e prendersi cura di sé attraverso uno scambio che trascende le dicotomie soggetto/oggetto, sé/altro”.</p>



<p>La ricerca della curatrice l&#8217;ha portata a studiare il progetto della villa giapponese e come in quella tradizione ha organizzato l&#8217;esposizione come la sequenza delle stanze, il rapporto tra gli spazi interni ed esterni, il colore della parete, che è un tono neutro, &#8220;non un bianco.” stridente né un grigio.”Dopo l’introduzione o preludio, la mostra si svolge in quattro sale consecutive con alcune finestre rivolte verso l’esterno e dove le opere non sono organizzate secondo una gerarchia, ma piuttosto attorno “a una tensione tra il vuoto di una parete mentre quello sullo sfondo, c&#8217;è un altro lavoro più eterogeneo;&nbsp;una cadenza in cui circoli e incontri situazioni diverse.</p>



<p>Nella prima sala si può osservare una serie di disegni che&nbsp;Eduardo Navarro&nbsp;ha realizzato basandosi sul suono del proprio cuore mentre passeggiava per New York, (<em>Body</em>&nbsp;2023).&nbsp;Riguardo a quest&#8217;opera l&#8217;artista ritiene che “ogni suono contiene un&#8217;immagine, il corpo è come un disco su cui è registrata un&#8217;informazione sonora che, anche se non la si sente, è lì, in attesa di riverberare e di liberarsi come un&#8217;eco interiore”. .” .&nbsp;Nel suo lavoro, Navarro è solita “investigare le modalità di comunicazione con i fenomeni naturali, esplorando il limite incerto che ci definisce come esseri umani”, riassume la curatrice.</p>



<p>Martín Legón&nbsp;presenta due spot pubblicitari originali della serie&nbsp;<em>Deeply Artificial Trees</em>&nbsp;(2016), in cui si osserva un intreccio tra l&#8217;industria farmaceutica e un riferimento all&#8217;arte come garanzia di benessere emotivo: l&#8217;Arte è o no una medicina, un farmaco (in senso greco) per l&#8217;anima e quindi anche per il corpo?</p>



<p>Bruno Dubner espone una serie di fotografie che registrano cognomi che si riferiscono all&#8217;ebraismo, esposte su targhe, vetrate e manifesti nei quartieri di Balvanera, Barrio Norte e Once a Buenos Aires. “Nel suo interesse per la qualità astratta dell&#8217;immagine, il linguaggio fotografico è attraversato da questioni di ordine spirituale”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9588-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9588-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17247" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9588-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9588-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9588-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9588-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9588-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p>Al centro della stanza attigua, due gambe di manichino si aprono dall&#8217;inguine per unire le piante dei piedi, in una postura tipica delle lezioni di yoga, che dà il nome all&#8217;opera Vadaconasana (2010), di&nbsp;<em>Diego</em>&nbsp;Bianchi&nbsp;.&nbsp;.&nbsp;La parte superiore del “corpo” non è più riconosciuta come umana.&nbsp;L&#8217;artista “è solito gestire diverse variabili di tensione: controllo e non controllo alternativamente;&nbsp;l&#8217;esercizio spirituale e individuale&#8230;, la rigidità materiale del corpo del manichino e la plasticità corporea che lo yoga esige;&nbsp;attraversare il dolore per accedere al benessere”, afferma Marmor.</p>



<p>Alle pareti è appeso un ritratto di&nbsp;Marisa Rubio&nbsp;nel ruolo di&nbsp;Helena Líndelen&nbsp;, oltre a una selezione dei suoi mandala del 2012. Líndelen si è dedicata a insegnare la tecnica per realizzare questi disegni, che sono anche un supporto materiale per la meditazione.&nbsp;L&#8217;insegnante ha partecipato ad uno degli esercizi del metodo esposto nella&nbsp;<em>Teoria del lavoro recitativo quotidiano&nbsp;per un performer</em>&nbsp;che propone un tipo di performance davanti ad un pubblico che non ha consapevolezza di esserlo.&nbsp;</p>



<p>In un angolo tra due pareti adiacenti della stessa stanza, Paula Castro mostra <em>Everything is fine, ok</em>(2018), che avrebbe potuto anche intitolarsi “Benvenuta angoscia e ansia” –dice l’artista–. Il lavoro proviene dalla serie <em>Black Marker Color Wheel</em> , che utilizza diversi tipi di pennarelli per creare la propria tavolozza di neri. Nonostante “l’ottimismo alla fine abbia trionfato”, commenta il curatore, “anche se questo non significa che siamo meno vicini a comprendere questa emozione, molte volte come fenomeno disciplinare o come imperativo”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9595-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9595-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17248" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9595-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9595-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9595-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9595-1536x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9595-2048x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Nello spazio adiacente, è possibile ammirare un grande dipinto di&nbsp;Nicolás Domínguez Nacif&nbsp;, realizzato tra il 2007 e il 2014, che è anche un&#8217;invocazione al sole della sua provincia natale, San Juan.&nbsp;Le opere di&nbsp;Ana Won&nbsp;,&nbsp;<em>The Brides</em>&nbsp;(2022) e&nbsp;<em>Pronuncia su nombre a la noche</em>&nbsp;(2023), sulla parete opposta, sono realizzate in stato di trance e “mescolano, come in un vortice, diverse materialità, linguaggi e tradizioni che cercano di evocare l’ignoto”, afferma la Marmor.</p>



<p>Nell&#8217;ultima delle sale della sequenza,&nbsp;Mariana Tellería&nbsp;espone otto opere&nbsp;<em>Untitled</em>&nbsp;(2012) della serie&nbsp;<em>God Believes in Me</em>&nbsp;, che descrive come collane pendenti.&nbsp;Riguardo a loro dichiara: “Tendo a realizzare operazioni geometriche proiettate su qualsiasi cosa, è un esercizio costante, a volte intuitivo e a volte di un razionalismo cartesiano in cui mi interessano più le battute che le verità”.</p>



<p>L&#8217;ultima delle pareti, variegata di opere, riunisce dipinti a grafite di Roberta Di Paolo e dipinti a collage di Daniel Leber che combinano iconografia e simboli di diverse tradizioni e, su un supporto basso, una serie di sculture di Laura Códega con bottiglie di liquore bevande. Tra questi <em>la Fontana dei desideri</em> (2012), un oggetto rituale riempito di vino e dal quale vengono chiesti desideri con la speranza che si avverino.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9603-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9603-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17249" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9603-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9603-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9603-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9603-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/IMG-9603-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>
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		<title>E&#8217; vietata la tortura: nuovo report dell&#8217;associazione Antigone</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jun 2023 08:44:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi pubblichiamo un approfondimento tratto dal nuovo report di associazione Antigone dal titolo: &#8220;E&#8217; vietata la tortura&#8221;. In calce, potrete leggere molto altro del rapporto uscito nei giorni scorsi. La rigida separazione tra donne&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>Oggi pubblichiamo un approfondimento tratto dal nuovo report di associazione Antigone dal titolo: &#8220;E&#8217; vietata la tortura&#8221;.</p>



<p>In calce, potrete leggere molto altro del rapporto uscito nei giorni scorsi. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Antigone2023_TorturaB.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="538" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Antigone2023_TorturaB-1024x538.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17005" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Antigone2023_TorturaB-1024x538.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Antigone2023_TorturaB-300x158.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Antigone2023_TorturaB-768x404.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Antigone2023_TorturaB-1536x807.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Antigone2023_TorturaB.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<h4></h4>



<h4>La rigida separazione tra donne e uomini in carcere. “Cose di un altro mondo”</h4>



<p> di Valeria Polimeni </p>



<p></p>



<p>Che il carcere costituisca una sorta di “mondo a sé” non è certo una novità: in quanto istituzione totale, esso è infatti caratterizzato da precise e peculiari regole che scandiscono minuziosamente la vita dei detenuti, intente, almeno in teoria, ad assicurare l’ordine e la sicurezza interna. Ma se la particolare durezza di tali norme e pratiche può trovare giustificazione nelle specifiche caratteristiche che differenziano il contesto penitenziario dalla comunità libera, non sempre la diversa regolazione della vita delle persone ristrette rispetto a quelle libere appare a priori ragionevole.</p>



<p>Solo nel 10% degli istituti penitenziari a “composizione mista” si registrano attività in comune di tipo formativo, professionalizzante, culturale o sportivo</p>



<p>È il caso, per esempio, di quella prassi, riscontrata nella maggior parte degli istituti penitenziari lombardi ospitanti donne e uomini, di mantenere una rigida separazione tra detenuti di sesso opposto nella gestione della vita penitenziaria quotidiana. Guardando, infatti, ai dati relativi alle visite svolte durante l’attività dell’Osservatorio di Antigone effettuate su tutto il territorio nazionale nel corso dell’anno 2022 emerge come i momenti trattamentali intramurari comuni tra donne e uomini ristretti siano molto scarsi: solo nel 10% degli istituti penitenziari a “composizione mista” si registrano attività in comune di tipo formativo, professionalizzante, culturale o sportivo (seppure in miglioramento in confronto all’anno precedente, rispetto al quale il tasso di istituti visitati con sezioni femminili in cui erano previste attività “miste” si attestava al 4,3%).</p>



<p>Questi dati nazionali risultano confermati anche nella più circoscritta realtà lombarda: nelle case circondariali di Milano San Vittore e Como e nella casa di reclusione di Vigevano, ad esempio, non si rilevano momenti di “socialità mista” tra detenuti di sesso opposto. Circostanza che vale anche per gli istituti di Bergamo e Brescia-Verziano, fatta eccezione per le rare occasioni di incontro che riguardano solamente le attività teatrali nel primo caso e quelle scolastiche nel secondo. Anche se è interessante notare come nella casa di reclusione di Brescia sia prevista la possibilità per donne e uomini di prestare attività lavorativa presso una cooperativa per il confezionamento di cialde di caffè, ma su turni rigorosamente separati. Singolare risulta poi l’esperienza della casa di reclusione di Bollate, in cui, rispetto al passato, si riscontra oggi una maggiore chiusura all’integrazione tra donne e uomini nelle attività trattamentali miste. Le uniche opportunità che si muovono in tal senso sono attualmente costituite dal progetto “Commissione cultura”, formato da una persona detenuta per ogni reparto (compreso quello femminile) e deputato ad organizzare la realizzazione di progetti e attività culturali da svolgersi in istituto, nonché dal progetto “Redazione Carte Bollate”, che vede impegnati settimanalmente donne e uomini detenuti insieme. Dal punto di vista professionale e lavorativo poi solo nell’attività di call center è prevista una partecipazione mista di (tre) donne e uomini detenuti. Inoltre, nella seconda casa di reclusione di Milano la possibilità di svolgere colloqui privati tra detenuti di sesso opposto richiede, secondo una curiosa prassi ormai consolidata nel tempo, che tra i medesimi vi sia stato un precedente periodo di scambio epistolare di almeno quattro mesi (di cui due con bollo affrancato e due senza).</p>



<p>Questi sporadici progetti costituiscono però una vera e propria eccezione. Nelle strutture penitenziarie promiscue la regola di fondo rimane, infatti, quella della ferrea separazione tra donne e uomini.</p>



<p>Questi sporadici progetti costituiscono però una vera e propria eccezione. Nelle strutture penitenziarie promiscue la regola di fondo rimane, infatti, quella della ferrea separazione tra donne e uomini, a fronte di quanto previsto dall’art. 14, co. 6, ordin. penit., secondo cui, com’è noto, le donne devono essere ospitate in istituti separati da quelli maschili oppure in apposite sezioni di questi ultimi.</p>



<p>«Uomo in sezione!»</p>



<p>A conferma della permanenza di questa tradizionale prassi, fanno riflettere lo stupore e l’imbarazzo del personale penitenziario – spesso percepiti durante le suddette visite sul territorio lombardo – di fronte alla richiesta di informazioni circa le possibilità di socialità intramurarie tra donne e uomini detenuti nel medesimo istituto, quasi come se si trattasse di domande dal contenuto scandaloso. Non solo, in alcuni casi questa angoscia tra gli operatori penitenziari nel gestire la popolazione detenuta nel rapporto con l’altro sesso non sembra rivolta solo alla parte maschile della popolazione ristretta, ma anche nei confronti delle persone di sesso maschile provenienti dalla comunità esterna. Invero, in occasione di alcune visite condotte insieme ad altri volontari di Antigone di entrambi i sessi, si è avvertito un certo senso di ansia tra gli educatori e il personale di polizia penitenziaria che ci ha accompagnato durante l’attività di osservazione quando ad entrare in contatto con le detenute della sezione femminile dell’istituto fossero volontari uomini. Ciò si è reso evidente dal “grido di allarme” che in quella circostanza ha preceduto l’entrata in reparto della componente maschile del gruppo: «Uomo in sezione!».</p>



<p>Questa prassi, se può costituire ordinaria amministrazione per gli addetti al mestiere, appare però inconsueta a chi, da esterno, osserva i meccanismi propri delle istituzioni totali, soprattutto perché, in quelle occasioni, un medesimo segnale non è stato rilasciato quando lo stesso gruppo di volontari (donne e uomini) si è recato nelle sezioni maschili dell’istituto; né tale pratica è stata osservata in altri istituti lombardi con sezioni femminili quando a svolgere la visita era una delegazione di volontarie formata interamente da donne.</p>



<p>Ebbene, queste non rare reazioni dimostrano quanto nel mondo penitenziario sia ancora inimmaginabile garantire alcuni diritti e libertà, che sono invece pienamente affermati al di fuori delle mura del carcere. Ci si riferisce, ovviamente, a quella sfera di «diritti sommersi», tra cui, anzitutto, il diritto all’affettività e sessualità in carcere, il quale, dopo la nota sentenza costituzionale n. 301/2012, è oggi nuovamente tornato in auge a seguito della recente questione di legittimità costituzionale, sollevata dal magistrato di sorveglianza di Spoleto, dell’art. 18 ordin. penit. nella parte in cui non prevede che al detenuto sia consentito, quando non vi siano ragioni di sicurezza, lo svolgimento di colloqui intimi (anche a carattere sessuale) con la persona convivente non detenuta, stante il controllo a vista da parte del personale di custodia. Antigone è peraltro entrata nel giudizio presentando un proprio atto di intervento.</p>



<p>È chiaro che quella resistenza del nostro legislatore e dell’Amministrazione penitenziaria a riconoscere momenti e spazi di socialità tra donne e uomini ristretti nel medesimo istituto penitenziario è riscontrabile ancora di più nell’assenza di luoghi e istituti giuridici che garantiscano alla popolazione penitenziaria (maschile e femminile) il diritto all’affettività con i propri cari. Da questo punto di vista, peraltro, l’ordinamento penitenziario per adulti sembra discostarsi da quello minorile, per il quale è invece oggi prevista, grazie alla riforma Orlando, la possibilità di usufruire, ai sensi dell’art. 19 d.lgs. n. 121/2018, di «visite prolungate» all’interno di apposite unità abitative con i propri familiari o con altre persone con le quali sussista un legame affettivo. Eppure, nemmeno ciò varrebbe ad affermare che almeno per i detenuti minorenni sia avvenuto un superamento della logica di separazione sottesa al rapporto con l’altro sesso, considerato il caso del carcere di Pontremoli, unico istituto penale minorile italiano interamente costituito da popolazione femminile.</p>



<p>La forzata separazione tra i due sessi in carcere appare, quindi, espressione di quel perdurante e dannoso approccio infantilizzante alla popolazione detenuta, secondo cui quest’ultima viene concepita come oggetto del trattamento, piuttosto che come insieme di persone titolari di diritti</p>



<p>La forzata separazione tra i due sessi in carcere appare, quindi, espressione di quel perdurante e dannoso approccio infantilizzante alla popolazione detenuta, secondo cui quest’ultima viene concepita come oggetto del trattamento, piuttosto che come insieme di persone titolari di diritti. Tale prassi risulta poi pericolosa anche perché ha senza dubbio favorito il radicarsi nel tempo dell’idea del carcere come istituzione pensata anzitutto a forma d’uomo, alle cui regole le donne detenute devono, in via residuale, adeguarsi.</p>



<p>Guardando, infatti, alle disposizioni contenute nella legge o nel regolamento penitenziario ci si accorge di come, nonostante le Regole di Bangkok per il trattamento delle donne detenute<a><sup>1)</sup></a>, nel nostro ordinamento non vi sia alcuna attenzione alle specifiche condizioni e ai peculiari bisogni delle donne ristrette e ciò probabilmente anche a causa dell’esiguo numero che esse rappresentano rispetto al totale della popolazione detenuta (il solo 4,2 %). Una situazione, questa, che permane malgrado la citata riforma dell’ordinamento penitenziario del 2018, la quale è intervenuta sul menzionato art. 14, co. 6, ordin. penit., prevedendo che nelle sezioni femminili di istituti maschili vi sia una dimensione minima di donne detenute «in numero tale da non compromettere le attività trattamentali», e ha introdotto, all’art. 31, co. 2, ordin. penit., la possibilità anche per la popolazione femminile di far parte delle rappresentanze dei detenuti e degli internati.</p>



<p>Costituendo, le donne detenute una minoranza e non essendo consentito loro di partecipare alle attività pensate principalmente per gli uomini, si determinano evidenti disparità trattamentali tra i due sessi</p>



<p>Costituendo, quindi, le donne detenute una minoranza e non essendo consentito loro di partecipare alle attività pensate principalmente per gli uomini, si determinano evidenti disparità trattamentali tra i due sessi, come evidenziato, in particolare riferimento al carcere di San Vittore, anche nel rapporto del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti in occasione delle visite effettuate in alcuni istituti penitenziari italiani nel 2022. Differenziazioni in tal senso sono rinvenibili altresì nella casa circondariale di Como, in cui la maggior parte delle offerte di trattamento sono destinate ai detenuti di sesso maschile, non essendo prevista alcuna attività lavorativa, ricreativa, sportiva o culturale specifica per le sezioni femminili. Del resto, ciò è confermato dal&nbsp;<a href="https://www.rapportoantigone.it/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">primo rapporto di Antigone sulle donne detenute in Italia</a>, secondo cui risulta davvero difficile enucleare dai dati sulle offerte trattamentali intramurarie quelli specificamente destinati alla popolazione femminile, a riprova della scarsità di attività di questo tipo.</p>



<p>Importanti differenze di possibilità risocializzative si riscontrano poi soprattutto rispetto alle attività scolastiche, a cui generalmente le detenute possono accedere per i soli gradi inferiori di istruzione.</p>



<p>Nonostante la previsione di cui all’art. 19, co. 3, ordin. penit., che assicura la parità di accesso alla formazione culturale e professionale per le donne detenute e internate, importanti differenze di possibilità risocializzative si riscontrano poi soprattutto rispetto alle attività scolastiche, a cui generalmente le detenute possono accedere per i soli gradi inferiori di istruzione (come i corsi di alfabetizzazione), mancando nella maggior parte dei casi spazi e numeri sufficienti a consentire l’attivazione di corsi di istruzione di secondo livello o di corsi di studi universitari.</p>



<p>Per evitare allora che il carattere minoritario della popolazione detenuta femminile venga utilizzato come pretesto per giustificare la penalizzazione di fatto di un’intera categoria di persone che spesso si traduce in una carenza di risorse e attività risocializzative, sarebbe forse opportuno che, nel ripensare un diverso modello di amministrazione detentiva, ci si spogli di regole eccessivamente anacronistiche e afflittive, le quali, richiedendo una gestione separata della popolazione mista, implicano anche una differenziazione delle opportunità di reinserimento sociale, con il risultato di renderle poi nettamente sbilanciate a favore della componente maschile. Peraltro, una differente gestione della popolazione penitenziaria all’interno delle strutture promiscue consentirebbe anche il definitivo superamento di quelle logiche che spesso portano alla genderizzazione delle poche attività presenti nelle sezioni femminili, secondo cui alle detenute vengono generalmente offerte solo quelle attività ritenute più confacenti al genere femminile (quali, per esempio, attività di sartoria, ricamo, lavanderia, pasticceria, giardinaggio, estetista o parrucchiera).</p>



<p>Pertanto, laddove le fondamentali esigenze di sicurezza lo consentano, sarebbe davvero utile, sotto diversi punti di vista, sostenere una normalizzazione delle attività c.d. “miste”, nonché della socialità tra donne e uomini del medesimo istituto, al pari di quanto accade, d’altronde, nel mondo libero: non potendo ravvisarsi nulla di scandaloso o immorale nel garantire alle persone private della libertà personale quei diritti la cui restrizione o negazione non trova alcuna giustificazione plausibile se non quella di un’ulteriore afflizione. Il principio di separazione espresso dal citato art. 14, co. 6, ordin. penit. non dovrebbe, dunque, intendersi in senso assoluto: per evitare che alcuni gruppi rimangano privi di opportunità risocializzative sarebbe comunque possibile (se non doveroso) ipotizzare attività che coinvolgano insieme categorie disomogenee tra loro. In questo senso, proprio per attenuare il forte divario che rende il carcere una sorta di universo a parte rispetto al resto della società, negli istituti a prevalenza maschile che ospitano sezioni femminili si potrebbe favorire l’organizzazione di attività diurne comuni, partendo, ad esempio, dal campo educativo e formativo attraverso l’istituzione generalizzata di classi miste, oppure nell’ambito delle manifestazioni religiose. Ciò implicherebbe certamente anche un ripensamento degli spazi – già insufficienti – da destinare alle attività trattamentali, nonché delle tipologie di queste ultime: affinché, nella regolamentazione della gestione della vita quotidiana detentiva così come nell’offerta di opportunità di reinserimento sociale, possa finalmente rivolgersi la dovuta attenzione anche alla componente femminile della popolazione penitenziaria ed evitarne così la sua progressiva marginalizzazione.</p>



<p>L’auspicio, allora, è che il tema del rapporto con l’altro sesso riceva una maggiore attenzione all’interno delle politiche di management penitenziario, non fosse altro che per le evidenti e concrete ripercussioni che esso ha sulle condizioni di vita intramuraria delle persone ristrette.</p>



<p>L’auspicio, allora, è che il tema del rapporto con l’altro sesso riceva una maggiore attenzione all’interno delle politiche di management penitenziario, non fosse altro che per le evidenti e concrete ripercussioni che esso ha sulle condizioni di vita intramuraria delle persone ristrette.</p>



<p><strong>Breve bibliografia</strong></p>



<p>Dalla parte di Antigone. Primo rapporto sulle donne detenute in Italia, pubblicato in&nbsp;<a href="https://www.rapportoantigone.it/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.rapportoantigone.it/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>F. Brioschi,&nbsp;<em>Donne ai margini di un carcere che parla al maschile</em>, 10 marzo 2023, in&nbsp;<a href="https://ristretti.org/donne-ai-margini-di-un-carcere-che-parla-al-maschile?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://ristretti.org/donne-ai-margini-di-un-carcere-che-parla-al-maschile?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>G. Masullo, V. Fidolini,&nbsp;<em>Sessualità negate? L’eros negli istituti penitenziari</em>, in Salute e Società, n. 1/2018, pp. 27 ss.</p>



<p>Report to the Italian Government on the periodic visit to Italy carried out by the European Committee for the Prevention of Torture and Inhuman or Degrading Treatment or Punishment (CPT) from 28 March to 8 April 2022, pubblicato in&nbsp;<a href="https://www.coe.int/it/web/portal/-/il-comitato-anti-tortura-pubblica-il-rapporto-sull-italia?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.coe.int/it/web/portal/-/il-comitato-anti-tortura-pubblica-il-rapporto-sull-italia?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>S. Ronconi, G. Zuffa,&nbsp;<em>La prigione delle donne. Idee e pratiche per i diritti</em>, Roma, 2020</p>



<p>S. Talini,&nbsp;<em>L’affettività ristretta</em>, in M. Rutolo, S. Talini (a cura di), I diritti dei detenuti nel sistema costituzionale, Napoli, 2017, pp. 198 ss.</p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><th scope="row"><a>↑1</a></th><td>La Regola 1 delle Regole delle Nazioni Unite per il trattamento delle donne detenute stabilisce che: «Affinché sia messo in pratica il principio di non discriminazione, sancito dalla regola 6 delle Regole Minime per il trattamento dei detenuti, bisogna tener conto delle esigenze peculiari delle donne detenute per l’attuazione delle presenti regole. Le misure adottate per soddisfare tali necessità nella prospettiva della parità di genere non devono essere considerate discriminatorie».</td></tr></tbody></table></figure>



<p>PER LEGGERE IL REPORT: https://www.rapportoantigone.it/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss<a href="https://www.rapportoantigone.it/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.rapportoantigone.it/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>EireneFest: al via la seconda edizione del festival del Libro per la Pace e per la Nonviolenza</title>
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		<pubDate>Thu, 25 May 2023 08:20:03 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/eirene23.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/eirene23.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16988" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/eirene23.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/eirene23-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/eirene23-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>EireneFest, il Festival del Libro per la Pace e la Nonviolenza, si svolgerà il 26, 27 e 28 maggio 2023, in diversi spazi del quartiere di San Lorenzo, a Roma.</p>



<p>Giunto quest’anno alla sua seconda edizione, EireneFest rappresenta il primo festival del libro, in Italia, interamente dedicato alla promozione della cultura della pace e della nonviolenza e costituisce un’opportunità preziosa, unica nel suo genere nel nostro Paese, per associazioni, istituzioni culturali, case editrici, per fare conoscere le proprie iniziative e novità editoriali e per condividere un luogo di scambio e di riflessione sulle tematiche della pace e della nonviolenza, dei diritti umani, della nondiscriminazione, della cura del Pianeta.</p>



<p>EireneFest è un luogo aperto e plurale, in cui si alternano presentazioni di libri e proiezioni di film e documentari, dialoghi tra autori e autrici, conferenze e laboratori per adulti e bambini, nel corso dei quali approfondire le grandi questioni che fanno da filo conduttore della rassegna, quest’anno organizzata intorno a quattro assi tematici: riconciliazione personale e sociale; libertà e diritti; conflitto e conflitti; conoscenza e futura umanità.</p>



<p>Sostenuto, nella sua edizione 2023, con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese, EireneFest è realizzato su base interamente volontaria e tutte le sue attività sono a ingresso libero e gratuito. Sono sette gli spazi che ospiteranno gli oltre settanta eventi della rassegna di quest’anno: i Giardini del Verano, la Biblioteca Tullio de Mauro, la Casa Umanista, l’Associazione ENGIM, l’Associazione AMKA, la Galleria delle Arti, e la Libreria Antigone.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>In un’epoca di conflitti, c’è sempre più bisogno dei libri per la pace e la nonviolenza che ci consiglino, che ci guidino, che ci ispirino verso un mondo con al centro l’essere umano, le sue idee, i suoi sentimenti, le sue azioni.</p>



<p>Il programma consiste in&nbsp;<strong>eventi gratuiti</strong>: dibattiti, tavole rotonde, proiezioni, laboratori spettacoli e un programma per le bambine e i bambini e le scuole che si svolgerà presso la Biblioteca Tullio de Mauro e i suoi giardini di Villa Mercede.</p>



<p>Il festival verrà inaugurato&nbsp;<strong>Venerdì 26 Maggio alle 9.00</strong>&nbsp;presso la&nbsp;<strong>Biblioteca Tullio de Mauro</strong>&nbsp;e si chiuderà&nbsp;<strong>Domenica 28 Maggio alle 18.00</strong>, ai Giardini del Verano con&nbsp;<em>L’obbedienza non è più una virtù: l’insegnamento di Don Lorenzo Milani a 100 anni dalla nascita</em>.&nbsp;</p>



<p>Il programma è frutto di un lavoro collettivo realizzato interamente da&nbsp;<strong>volontari&nbsp;</strong>che ha coinvolto il comitato promotore, le realtà editoriali e le associazioni aderenti ed anche singole persone in una costruzione nonviolenta, solidale e collaborativa, a dimostrazione che un altro mondo è possibile.</p>



<p>Gli&nbsp;<strong>stand</strong>&nbsp;delle realtà editoriali saranno ai&nbsp;<em>Giardini del Verano</em>; le&nbsp;<strong>tavole rotonde e presentazioni di libri&nbsp;</strong>si svolgeranno ai&nbsp;<em>Giardini del Verano, alla Biblioteca Tullio De Mauro, alla Casa Umanista, alla Libreria Antigone e presso l’Associazione AMKA</em>; le proiezioni presso la&nbsp;<em>sala ENGIM</em>; i laboratori alla&nbsp;<em>Galleria delle Arti</em>, le attività dedicate ai bambini ai<em>&nbsp;giardini di Villa Mercede</em>&nbsp;(esterno della Biblioteca Tullio de Mauro).</p>



<p>Ai&nbsp;<em>Giardini del Verano</em>, per tutto il periodo del festival sarà presente l’installazion<em>e Manifesti amo la Pace</em>, video-proiezione di manifesti con storie vissute di pace e nonviolenza, a cura del Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale (CDMPI); sarà possibile scambiarsi libri presso lo&nbsp;<em>Scaffale della Nonviolenza</em>&nbsp;installato a cura della Comunità per lo Sviluppo Umano e del Comitato promotore del festival.</p>



<p></p>



<p>Tutte le info al sito ufficiale di EireneFest:<a href="https://www.eirenefest.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;https://www.eirenefest.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Quelle telefonate che ti &#8220;riattacano&#8221; alla vita</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Apr 2023 08:06:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[affetti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani sottoscrive e divulga il seguente appello lanciato da Sbarre di zucchero Lettera aperta ai direttori penitenziari e, per conoscenza, al Capo DAP, dottor Giovanni Russo Al Direttore della Direzione&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>Associazione Per i Diritti umani sottoscrive e divulga il seguente appello lanciato da Sbarre di zucchero</p>



<p></p>



<p>Lettera aperta ai direttori penitenziari</p>



<p>e, per conoscenza, al Capo DAP, dottor Giovanni Russo</p>



<p>Al Direttore della Direzione Generale Detenuti e Trattamento, dottor Gianfranco De Gesu</p>



<p>Quelle telefonate che ti “riattaccano alla vita”</p>



<p>In un Paese in perenne emergenza, le uniche emergenze che quasi nessuno vuole vedere sono quelle che riguardano il carcere. Eppure è appena finito l’anno dei record, 84 suicidi, mai così tanti, e questa è una emergenza vera perché la gente sta morendo in carcere.</p>



<p>Sostiene uno dei massimi esperti di suicidi, lo psichiatra Diego De Leo, che certo prevenire i suicidi è molto difficile, ma almeno si può cercare di creare una forma di protezione: “Aumentare le opportunità di comunicazione e le connessioni con il mondo ‘di fuori’ non solo renderebbe più tollerabile la vita all’interno dell’istituto di detenzione, ma sicuramente aiuterebbe nel prevenire almeno alcuni dei troppi suicidi che avvengono ancora nelle carceri italiane”.</p>



<p>Quelle telefonate che sono un’accelerata agli affetti delle persone in carcere.</p>



<p>Scrive un detenuto: “Poter telefonare ogni giorno a casa aveva aiutato la mia famiglia a ritrovarsi. Ora ritornare da una telefonata al giorno a una telefonata a settimana di dieci minuti significa riperdersi. Questo periodo lo ricorderemo con i miei cari per esserci persi di nuovo”.<br>Secondo l’articolo 15 dell’Ordinamento penitenziario il trattamento del condannato e dell&#8217;internato è svolto anche “agevolando opportuni contatti con il mondo esterno e i rapporti con la famiglia”. Ma quei contatti sono invece una miseria: 10 minuti di telefonata a settimana e 6 ore di colloquio al mese, che vuol dire che un genitore detenuto può dedicare al figlio al massimo tre giorni all’anno.</p>



<p>Il Covid ha portato ulteriore isolamento e sofferenza, e anche le prime rivolte, i morti, la paura. Ma per fortuna qualcuno ha capito che non era la criminalità organizzata a far esplodere le carceri, ma l’angoscia e la rabbia delle persone detenute, spaventate di essere lasciate sole e di non sapere nulla del destino dei loro cari. E si è trovata l’unica soluzione accettabile, dare un’accelerata agli affetti delle persone in carcere introducendo “il miracolo” delle videochiamate e la forza che ti viene dalle telefonate quotidiane. E così le persone si sono ritrovate a chiamare casa molto più spesso, in alcune carceri anche ogni giorno, e a rivedere le loro case e le famiglie lontane con le videochiamate.</p>



<p>Gentili direttori, non è motivo “di particolare rilevanza” l’aver chiuso il 2022 con 84 suicidi?</p>



<p>“Radio carcere” dice che le telefonate a breve potrebbero non essere più quotidiane o comunque molto frequenti, ma noi non ci crediamo. Non vogliamo credere che i direttori, che hanno la possibilità di concedere più telefonate per motivi “di particolare rilevanza”, rinuncino a un potere, che per una volta è davvero un “potere buono”, di far star meglio le persone detenute, e soprattutto le loro famiglie. Certo, per chi ha figli minori dovrebbe restare in ogni caso la telefonata quotidiana, prevista dalla legge, ma tutti quei figli maggiorenni che per anni hanno avuto a disposizione solo dieci miserabili minuti settimanali per parlare con un genitore detenuto, perché devono essere di nuovo penalizzati dopo aver faticosamente ricostruito delle relazioni famigliari decenti con la chiamata quotidiana (o comunque molto frequente)?<br>Gentili direttori, non fateci tornare al peggio del passato, usate il vostro “potere” per prevenire i suicidi con quello straordinario strumento che può essere sentire una voce famigliare nel momento della sofferenza e della voglia di farla finita. Oltre alle videochiamate sostitutive dei colloqui e in numero non inferiore, lasciate le telefonate in più, in nome dell’emergenza suicidi, e anche per dare continuità a quella che la Corte Costituzionale nell’ordinanza N.162/2010 definisce la “progressività che ispira il percorso rieducativo del detenuto e che è tutelata e garantita dall’art. 27 della Costituzione, attraverso la previsione della finalità rieducativa della pena”.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1019" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det1-1019x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16940" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det1-1019x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1019w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det1-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det1-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det1-768x772.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det1-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 1019px) 100vw, 1019px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="666" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det2-666x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16941" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det2-666x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 666w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det2-195x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 195w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det2-768x1180.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det2-999x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 999w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/det2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1041w" sizes="(max-width: 666px) 100vw, 666px" /></a></figure>



<p>Ornella Favero<br>Ristretti Orizzonti<br>Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia<br>Sbarre di zucchero<br>Gustavo Imbellone<br>Associazione A Roma Insieme &#8211; Leda Colombini<br>Associazione Per I Diritti Umani<br>Associazione Recidiva Zero<br>Francesco Pulpito<br>Licia Rita Roselli<br>Micaela Tosato<br>Associazione Loscarcere<br>Grazia Grena<br>Franca Garreffa<br>Donatella Corleo<br>Massimiliano Menozzi<br>Avv. Carlotta Toschi<br>Marco Costantini<br>Claudio Leone<br>Maria Teresa Caccavale<br>Associazione Happy Bridge<br>Ivano Bianco<br>Stefano Petrella<br>Antonio Sauchella<br>Moreno Zoli<br>Carla Benfenati<br>Associazione Lacasadellalbero<br>Giampaolo Zampieri<br>Arrigo Cavallina<br>Associazione Il Carcere Possibile Onlus<br>Tonino Di Toro<br>Monica Oliviero<br>Associazione Areyoureading?<br>Associazione Un Filo Rosso<br>Associazione Station to Station<br>Stefania Ghezza<br>Stefania Putelli<br>Nicola Dettori<br>Avv. Franco Villa Osservatorio Carcere UCP<br>Franco Greco<br>Associazione Catena in Movimento Onlus<br>Cooperativa Catena in Movimento 2.0<br>Imam Monhsen<br>Mauro Bini<br>Mirko Zorzi<br>Giampaolo Manca<br>Associazione Insieme Per Ricominciare Odv<br>Eleonora Rodella<br>Antonella Guastini<br>Sonia Paolini<br>Michele Nardi<br>Giovanni Arcuri<br>Gioacchino Onorati<br>Luigi Fontana<br>Altea Vaccaro<br>Francesco Crema<br>Stefania Anarkikka Spanò<br>Anarkikka<br>Associazione Diritti D&#8217;autore<br>Riccardo Sindoca<br>Quintino Duma<br>Nadia Palombi<br>Gruppo Padre Pio volontari a Rebibbia Reclusione<br>Assunta Onorato<br>Angela Castellino<br>Luca Zambon<br>Federico Osman<br>Monica Bizaj<br>Maurizio Mazzi<br>CRVG del Veneto<br>Piera Marziali<br>Avv. Enrica Giordano<br>Carmela Cioffi<br>MariaPia Giuffrida<br>Anna Maria Repichini<br>Susanna Ronconi<br>Associazione Sapere Plurale Torino<br>Marco Mareschini<br>Cecilia Scolari<br>Ahmed Abdelrahman<br>Grazia Zuffa<br>Società della Ragione Onlus<br>Emanuela Amato<br>Cosp Coordinamento Sindacale Penitenziario Cosp Bari<br>Emanuela Belcuore Garante delle persone private della libertà personale Città di Caserta<br>Samuele Ciambriello Garante delle persone private della libertà personale Regione Campania<br>Carmelo Musumeci<br>Annarosa Lorenz<br>Dialdim Abdelrahman<br>Avv. Enrico Marignani<br>Cinzia Cerullo<br>Carla Cecchi<br>Angela Verde<br>Bianca Verde delegata di Sinistra Italiana alle politiche sociali e pari opportunità Napoli<br>Associazione Damm<br>Associazione Sgarruppato<br>Associazione Spartak San Gennaro<br>Ida Petricci<br>Marcella De Girolamo<br>Luisa Ravagnani Garante delle persone private della libertà personale Città di Brescia<br>Padre Vittorio Trani Cappellano Carcere di Regina Coeli Roma<br>Associazione&nbsp;<a href="http://vo.re.co/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Vo.Re.Co</a>&nbsp;Roma<br>Don David Maria Riboldi Cappellano Casa Circondariale di Busto Arsizio<br>La Valle di Ezechiele Cooperativa sociale<br>Fabrizio Maiello<br>Marie Verducci</p>



<p>Per sottoscrivere come singole persone o associazioni inviare adesione via mail a&nbsp;<a href="mailto:sbarredizucchero@gmail.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sbarredizucchero@gmail.com</a></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://fonts.gstatic.com/s/e/notoemoji/15.0/1f534/72.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="&#x1f534;"/></figure>



<p>La lettera verrà inviata via PEC a tutte le direzioni degli Istituti Penitenziari italiani<br>Al Presidente della Repubblica italiana Mattarella<br>Al Ministro della Giustizia Nordio</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Discorso integrale di Mattarella</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2023 11:33:08 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/matt.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="656" height="492" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/matt.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16793" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/matt.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 656w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/matt-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /></a></figure>



<p>Associazione Per i Diritti umani ringrazia di cuore il Presidente Sergio Mattarella. </p>



<p>&#8220;Un anno addietro, rivolgendomi a voi in questa occasione, definivo i sette anni precedenti come impegnativi e complessi. Lo è stato anche l’anno trascorso, così denso di eventi politici e istituzionali di rilievo. L’elezione del Presidente della Repubblica, con la scelta del Parlamento e dei delegati delle Regioni che, in modo per me inatteso, mi impegna per un secondo mandato. Lo scioglimento anticipato delle Camere e le elezioni politiche, tenutesi, per la prima volta, in autunno. Il chiaro risultato elettorale ha consentito la veloce nascita del nuovo governo, guidato, per la prima volta, da una donna. È questa una novità di grande significato sociale e culturale, che era da tempo matura nel nostro Paese, oggi divenuta realtà.</p>



<p>Nell’arco di pochi anni si sono alternate al governo pressoché tutte le forze politiche presenti in Parlamento, in diverse coalizioni parlamentari. Quanto avvenuto le ha poste, tutte, in tempi diversi, di fronte alla necessità di misurarsi con le difficoltà del governare. Riconoscere la complessità, esercitare la responsabilità delle scelte, confrontarsi con i limiti imposti da una realtà sempre più caratterizzata da fenomeni globali: dalla pandemia alla guerra, dalla crisi energetica a quella alimentare, dai cambiamenti climatici ai fenomeni migratori.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://images2.gazzettaobjects.it/methode_image/2023/01/01/Altri_Mondi/Foto_Altri_Mondi/0f9ea0a24fe36261c8deafabfcc2e6d3-0009_528x329.jpg?v=202301010826&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>La concretezza della realtà ha così convocato ciascuno alla responsabilità. Sollecita tutti ad applicarsi all’urgenza di problemi che attendono risposte. La nostra democrazia si è dimostrata dunque, ancora una volta, una democrazia matura, compiuta, anche per questa esperienza, da tutti acquisita, di rappresentare e governare un grande Paese. È questa consapevolezza, nel rispetto della dialettica tra maggioranza e opposizione, che induce a una comune visione del nostro sistema democratico, al rispetto di regole che non possono essere disattese, del ruolo di ciascuno nella vita politica della Repubblica. Questo corrisponde allo spirito della Costituzione. Domani, primo gennaio, sarà il settantacinquesimo anniversario della sua entrata in vigore. La Costituzione resta la nostra bussola, il suo rispetto il nostro primario dovere; anche il mio.</p>



<p>Siamo in attesa di accogliere il nuovo anno ma anche in queste ore il pensiero non riesce a distogliersi dalla guerra che sta insanguinando il nostro Continente. Il 2022 è stato l’anno della folle guerra scatenata dalla Federazione russa. La risposta dell’Italia, dell’Europa e dell’Occidente è stata un pieno sostegno al Paese aggredito e al popolo ucraino, il quale con coraggio sta difendendo la propria libertà e i propri diritti. Se questo è stato l’anno della guerra, dobbiamo concentrare gli sforzi affinché il 2023 sia l’anno della fine delle ostilità, del silenzio delle armi, del fermarsi di questa disumana scia di sangue, di morti, di sofferenze.</p>



<p>La pace è parte fondativa dell’identità europea e, fin dall’inizio del conflitto, l’Europa cerca spiragli per raggiungerla nella giustizia e nella libertà. Alla pace esorta costantemente Papa Francesco, cui rivolgo, con grande affetto, un saluto riconoscente, esprimendogli il sentito cordoglio dell’Italia per la morte del Papa emerito Benedetto XVI. Si prova profonda tristezza per le tante vite umane perdute e perché, ogni giorno, vengono distrutte case, ospedali, scuole, teatri, trasformando città e paesi in un cumulo di rovine. Vengono bruciate, per armamenti, immani quantità di risorse finanziarie che, se destinate alla fame nel mondo, alla lotta alle malattie o alla povertà, sarebbero di sollievo per l’umanità. Di questi ulteriori gravi danni, la responsabilità ricade interamente su chi ha aggredito e non su chi si difende o su chi lo aiuta a difendersi. Pensiamoci: se l’aggressione avesse successo, altre la seguirebbero, con altre guerre, dai confini imprevedibili.</p>



<p>Non ci rassegniamo a questo presente. Il futuro non può essere questo. La speranza di pace è fondata anche sul rifiuto di una visione che fa tornare indietro la storia, di un oscurantismo fuori dal tempo e dalla ragione. Si basa soprattutto sulla forza della libertà. Sulla volontà di affermare la civiltà dei diritti. Qualcosa che è radicato nel cuore delle donne e degli uomini. Ancor più forte nelle nuove generazioni. Lo testimoniano le giovani dell’Iran, con il loro coraggio. Le donne afghane che lottano per la loro libertà. Quei ragazzi russi, che sfidano la repressione per dire il loro no alla guerra.</p>



<p>Gli ultimi anni sono stati duri. Ciò che abbiamo vissuto ha provocato o ha aggravato tensioni sociali, fratture, povertà. Dal Covid &#8211; purtroppo non ancora sconfitto definitivamente – abbiamo tratto insegnamenti da non dimenticare. Abbiamo compreso che la scienza, le istituzioni civili, la solidarietà concreta sono risorse preziose di una comunità, e tanto più sono efficaci quanto più sono capaci di integrarsi, di sostenersi a vicenda. Quanto più producono fiducia e responsabilità nelle persone. Occorre operare affinché quel presidio insostituibile di unità del Paese rappresentato dal Servizio sanitario nazionale si rafforzi, ponendo sempre più al centro la persona e i suoi bisogni concreti, nel territorio in cui vive.</p>



<p>So bene quanti italiani affrontano questi mesi con grandi preoccupazioni. L’inflazione, i costi dell’energia, le difficoltà di tante famiglie e imprese, l’aumento della povertà e del bisogno. La carenza di lavoro sottrae diritti e dignità: ancora troppo alto è il prezzo che paghiamo alla disoccupazione e alla precarietà. Allarma soprattutto la condizione di tanti ragazzi in difficoltà. La povertà minorile, dall’inizio della crisi globale del 2008 a oggi, è quadruplicata. Le differenze legate a fattori sociali, economici, organizzativi, sanitari tra i diversi territori del nostro Paese – tra Nord e Meridione, per le isole minori, per le zone interne &#8211; creano ingiustizie, feriscono il diritto all’uguaglianza.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://images2.gazzettaobjects.it/methode_image/2023/01/01/Altri_Mondi/Foto_Altri_Mondi/d2e7dc2abbf72fa7ddcd1d8728cf3ab5-0010_528x329.jpg?v=202301010826&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>Ci guida ancora la Costituzione, laddove prescrive che la Repubblica deve rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che ledono i diritti delle persone, la loro piena realizzazione. Senza distinzioni. La Repubblica siamo tutti noi. Insieme. Lo Stato nelle sue articolazioni, le Regioni, i Comuni, le Province. Le istituzioni, il Governo, il Parlamento. Le donne e gli uomini che lavorano nella pubblica amministrazione. I corpi intermedi, le associazioni. La vitalità del terzo settore, la generosità del volontariato. La Repubblica – la nostra Patria – è costituita dalle donne e dagli uomini che si impegnano per le loro famiglie. La Repubblica è nel senso civico di chi paga le imposte perché questo serve a far funzionare l’Italia e quindi al bene comune.</p>



<p>La Repubblica è nel sacrificio di chi, indossando una divisa, rischia per garantire la sicurezza di tutti. In Italia come in tante missioni internazionali. La Repubblica è nella fatica di chi lavora e nell’ansia di chi cerca il lavoro. Nell’impegno di chi studia. Nello spirito di solidarietà di chi si cura del prossimo. Nell’iniziativa di chi fa impresa e crea occupazione. Rimuovere gli ostacoli è un impegno da condividere, che richiede unità di intenti, coesione, forza morale. È grazie a tutto questo che l’Italia ha resistito e ha ottenuto risultati che inducono alla fiducia.</p>



<p>La nostra capacità di reagire alla crisi generata dalla pandemia è dimostrata dall’importante crescita economica che si è avuta nel 2021 e nel 2022. Le nostre imprese, a ogni livello, sono state in grado, appena possibile, di ripartire con slancio: hanno avuto la forza di reagire e, spesso, di rinnovarsi. Le esportazioni dei nostri prodotti hanno tenuto e sono anzi aumentate. L’Italia è tornata in brevissimo tempo a essere meta di migliaia di persone da ogni parte del mondo. La bellezza dei nostri luoghi e della nostra natura ha ripreso a esercitare una formidabile capacità attrattiva.</p>



<p>Dunque ci sono ragioni concrete che nutrono la nostra speranza ma è necessario uno sguardo d’orizzonte, una visione del futuro. Pensiamo alle nuove tecnologie, ai risultati straordinari della ricerca scientifica, della medicina, alle nuove frontiere dello spazio, alle esplorazioni sottomarine. Scenari impensabili fino a pochi anni fa e ora davanti a noi. Sfide globali, sempre. Perché è la modernità, con il suo continuo cambiamento, a essere globale. Ed è in questo scenario, per larghi verso inedito, che misuriamo il valore e l’attualità delle nostre scelte strategiche: l’Europa, la scelta occidentale, le nostre alleanze. La nostra primaria responsabilità nell’area che definiamo Mediterraneo allargato. Il nostro rapporto privilegiato con l’Africa. Dobbiamo stare dentro il nostro tempo, non in quello passato, con intelligenza e passione. Per farlo dobbiamo cambiare lo sguardo con cui interpretiamo la realtà.</p>



<p>Dobbiamo imparare a leggere il presente con gli occhi di domani. Pensare di rigettare il cambiamento, di rinunciare alla modernità non è soltanto un errore: è anche un’illusione. Il cambiamento va guidato, l’innovazione va interpretata per migliorare la nostra condizione di vita, ma non può essere rimossa. La sfida, piuttosto, è progettare il domani con coraggio. Mettere al sicuro il pianeta, e quindi il nostro futuro, il futuro dell’umanità, significa affrontare anzitutto con concretezza la questione della transizione energetica. L’energia è ciò che permette alle nostre società di vivere e progredire. Il complesso lavoro che occorre per passare dalle fonti tradizionali, inquinanti e dannose per salute e ambiente, alle energie rinnovabili, rappresenta la nuova frontiera dei nostri sistemi economici. Non è un caso se su questi temi, e in particolare per l’affermazione di una nuova cultura ecologista, registriamo la mobilitazione e la partecipazione da parte di tanti giovani.</p>



<p>L’altro cambiamento che stiamo vivendo, e di cui probabilmente fatichiamo tuttora a comprendere la portata, riguarda la trasformazione digitale. L’uso delle tecnologie digitali ha già modificato le nostre vite, le nostre abitudini e probabilmente i modi di pensare e vivere le relazioni interpersonali. Le nuove generazioni vivono già pienamente questa nuova dimensione. La quantità e la qualità dei dati, la loro velocità possono essere elementi posti al servizio della crescita delle persone e delle comunità. Possono consentire di superare arretratezze e divari, semplificare la vita dei cittadini e modernizzare la nostra società. Occorre compiere scelte adeguate, promuovendo una cultura digitale che garantisca le libertà dei cittadini.</p>



<p>Il terzo grande investimento sul futuro è quello sulla scuola, l’università, la ricerca scientifica. È lì che prepariamo i protagonisti del mondo di domani. Lì che formiamo le ragazze e i ragazzi che dovranno misurarsi con la complessità di quei fenomeni globali che richiederanno competenze adeguate, che oggi non sempre riusciamo a garantire. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza spinge l’Italia verso questi traguardi. Non possiamo permetterci di perdere questa occasione. Lo dobbiamo ai nostri giovani e al loro futuro.</p>



<p>Parlando dei giovani vorrei – per un momento — rivolgermi direttamente a loro: siamo tutti colpiti dalla tragedia dei tanti morti sulle strade. Troppi ragazzi perdono la vita di notte per incidenti d’auto, a causa della velocità, della leggerezza, del consumo di alcol o di stupefacenti. Quando guidate avete nelle vostre mani la vostra vita e quella degli altri. Non distruggetela per un momento di imprudenza. Non cancellate il vostro futuro. Care concittadine e cari concittadini, guardiamo al domani con uno sguardo nuovo. Guardiamo al domani con gli occhi dei giovani. Guardiamo i loro volti, raccogliamo le loro speranza. Facciamole nostre. Facciamo sì che il futuro delle giovani generazioni non sia soltanto quel che resta del presente ma sia il frutto di un esercizio di coscienza da parte nostra. Sfuggendo la pretesa di scegliere per loro, di condizionarne il percorso. La Repubblica vive della partecipazione di tutti. È questo il senso della libertà garantita dalla nostra democrazia. È anzitutto questa la ragione per cui abbiamo fiducia. Auguri!&#8221;</p>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;. Il volto dell&#8217;altro. Quando la gioia diventa una scelta di libertà</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2022 08:07:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto E&#8217; tornato in libreria, Davide Bettera con il suo ultimo libro intitolato Il volto dell&#8217;altro. Quando la gioia diventa una scelta di libertà, Meltemi editrice. Bettera è scrittore, filosofo, giornalista e&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p>E&#8217; tornato in libreria, Davide Bettera con il suo ultimo libro intitolato <em>Il volto dell&#8217;altro. Quando la gioia diventa una scelta di libertà</em>, Meltemi editrice.</p>



<p>Bettera è scrittore, filosofo, giornalista e vicepresidente dell&#8217;Unione Buddhista Europea che, rifacendosi all&#8217; “idiota pensatore” di Deleuze indica una via di cambiamento individuale e collettiva che affonda le radici nella relazione.</p>



<p>Ricco di riferimenti al pensiero occidentale (Epicuro, Cartesio, Nietszche), orientale (taosimo, sufismo, buddhismo), all&#8217;ebraismo e con riferimenti a filosofofi moderni e contemporanei (Buber, Onfray, Lèvinas), con il racconto di storie personali che riguardano, ad esempio, il nonno e un prozio, Bettera accompagna per mano il lettore in un viaggio spirituale, non necessariamente religioso, anzi: i culti – e i luoghi della loro rappresentazione – hanno chiuso l&#8217;individuo in un sistema di dogmi che si sono fatti, nel tempo, barriere e prigioni dove ognuno si illude di trovare la salvezza. Salvezza da chi? E da cosa? Principalmente dalla paura universale: quella della finitudine. Tale paura inquina ogni aspetto dell&#8217;esistenza, ogni azione quotidiana con il timore dell&#8217;annullamento che diventa ossessione per la salute o la bellezza del corp oppure con il desiderio di vivere tanto intensamente quanto in maniera superficiale; è competizione, è prepotenza, è solipsismo. Si annullano, così, i valori della solidarietà, della comprensione, dell&#8217;empatia.</p>



<p>La soluzione proposta &#8211; annunciata come una nuova luce sulla nebbia che permea oggi l&#8217;umanità decadente e malinconica, per non dire rabbiosa o rassegnata &#8211; è un ritorno alla purezza ontologica, quella con cui nasciamo, quella di un bambino che si affaccia al Nuovo, sì anche con paura, ma con altrettanta curiosità, privo di sovrastrutture, capace di sentire istintivamente di non poter sopravvivere senza l&#8217;Altro, all&#8217;inizio senza il corpo e lo Spirito vitale della madre.</p>



<p>Madre-mamma, Madre-terra, Madre-relazione: l&#8217;Io da solo non può sopravvivere, l&#8217;io-tu sì perchè il mio sangue è lo stesso dell&#8217;Altro, le mie emozioni sono le stesse dell&#8217;Altro, la mia paura è la stessa dell&#8217;Altro, il mio destino finale è lo stesso dell&#8217;Altro. Ecco perchè, oggi, sarebbe importante tornare a mettere in atto la Filosofia della cura (come suggeriva anche nei suoi preziosi saggi Elena Pulcini): vivere filosoficamente è una scelta salvifica per se stessi, per la comunità di appartenenza, per la società di riferimento, per l&#8217;umanità tutta. Vivere filosoficamente non vuol dire estraniarsi, come gli asceti, dal mondo reale – sarebbe troppo facile! -, ma come insegnano i sufi vuol dire imparare a cercare la gioia in ogni attimo della quotidianità, anche in quello più difficile e faticoso: convertire e convertirsi ad uno sguardo più ampio, com-prendere, elaborare interiormente ogni esperienza per tramutarla in insegnamento in una direzione costruttiva di una “cittadella” (come si legge nel testo) inespugnabile di sicurezza, di pace, di pienezza da donare anche a chi ci sta di fronte, dono di serenità e di scoperta. Il Mistero è dentro di noi. E il <em>noi</em> è l&#8217;ubuntu, come si dice nelle tribù africane: quel senso di collaborazione e di saggezza tramandata che è necessario, oggi più che mai, recuperare per non perderci nella desolante e sterile solitudine dell&#8217; horror vacui.</p>



<p></p>
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		<title>&#8220;Raccontarsi (a modo mio)&#8221;. Antonella</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2022 08:07:51 +0000</pubDate>
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<p></p>



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<p></p>



<p>Progetto a cura di Jorida Mboçi</p>



<p></p>



<p>Oggi vi presentiamo Antonella, una donna sognatrice che ha affrontato le difficoltà della vita sempre con il sorriso; una mamma dolcissima e forte allo stesso tempo&#8230;Mettiamoci in ascolto della sua storia. </p>



<p></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-video"><video controls src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/VID-20221025-WA0009-1.mp4?utm_source=rss&utm_medium=rss"></video></figure>
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		<title>Europe for Peace, a Roma il “No alla guerra” di un fiume umano</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2022 08:06:39 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/Schermata-2022-11-05-alle-19.42.30-820x612-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="612" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/Schermata-2022-11-05-alle-19.42.30-820x612-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16715" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/Schermata-2022-11-05-alle-19.42.30-820x612-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/Schermata-2022-11-05-alle-19.42.30-820x612-1-300x224.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/Schermata-2022-11-05-alle-19.42.30-820x612-1-768x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<p>(da pressenza.com)</p>



<p></p>



<p>Roma, 5 novembre 2022. “Siamo più di 100mila”. Così gli organizzatori della manifestazione per la pace dal palco di piazza San Giovanni. Di certo è stata una delle mobilitazioni per la pace più partecipate degli ultimi anni.</p>



<p>Un fiume umano composto da tantissimi giovani, da famiglie, da anziani, dal mondo dell’associazionismo, quello del terzo settore e dell’attivismo sociale e dalla società civile. Migliaia e migliaia di persone che attraversando le vie capitoline hanno urlato a gran voce e instancabilmente il proprio “No alla guerra”.</p>



<p>La manifestazione pacifista, convocata dalla coalizione “Europe for Peace”<strong>, </strong>ha animato e dato vita a un pomeriggio memorabile che ha riscaldato i cuori e rafforzato il messaggio della nonviolenza e lo spirito di umanità che è proprio dei popoli.</p>



<p>C’è ancora tanta speranza nell’essere umano!</p>



<p><em>Qui di seguito il fotoreportage del corteo curato da Dario Lo Scalzo</em></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="612" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16699" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p1-300x224.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p1-768x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="611" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16700" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p2-300x224.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p2-768x572.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



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