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	<title>umanitari Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Bambini soldato: il fenomeno e le conseguenze</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2021 07:44:32 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/strada-768x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15311" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/strada-768x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/strada-225x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/strada-1152x1536.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/strada.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Agosto 2018, percorrevo in auto la strada che da Freetown porta a Kabala, il campo base del mio viaggio. La strada, cementata da poco e orgoglio dei sierra leonesi, è completamente immersa nella foresta; nei lunghi viaggi in auto di quei giorni sovente perdevo gli occhi e i pensieri nella giungla, quando, un giorno, nella libidine dei paesaggi africani il mio sguardo fu rubato da due bambini che mi salutarono da bordo strada con in mano un machete.</p>



<p>Quell’anno conobbi V., un padre saveriano che agli inizi degli anni 2000 assistette in prima persona alla sanguinosa guerra civile del paese e che, a difesa dei bambini sfruttati nelle guerre, fu anche perseguitato dai ribelli. Quella in Sierra Leone fu una guerra ignobile che vide in prima linea bambini di otto, nove, dieci anni impugnare le armi e tagliare braccia e gambe dei nemici con macheti spesso più pesanti di loro. La guerra vide più di cinquemila bambini (su ottocentomila) obbligati a impugnare le armi. Rapiti dai ribelli del Fronte rivoluzionario unito (Ruf) per rafforzare l’esercito e per riuscire a prendere il potere e conservarlo, furono i protagonisti della guerra più sanguinosa del paese.&nbsp;</p>



<p>Padre V. fu uno dei tanti che si oppose a questa strumentalizzazione del bambino e che da subito si proclamò dalla parte dei più piccoli, vittime di questa sporca guerra.</p>



<p><em>Il male è male. Però questi sono solo bambini, bambini che hanno bisogno di essere accolti e abbracciati. Perché la salvezza è possibile per tutti. Questi bambini sono essi stessi delle vittime. Le prime vittime della guerra nella Sierra Leone.</em></p>



<p>Come la Sierra Leone anche il Sud Sudan e tanti altri stati fuori dal territorio africano sono alla prese con questa piaga che sta minacciando psicologicamente intere future generazioni.</p>



<p>Molti di questi bambini vengono ingaggiati come soldati senza averne la consapevolezza; in alcune rare situazioni, si pensa che alcuni di questi aderiscano come volontari per motivi legati alla sopravvivenza, alla fame o al bisogno di protezione. I bambini diventano i soldati migliori per diversi motivi: non concepiscono il livello di gravità della situazione, hanno dimensioni piccole, sono veloci e sono in grado di infilarsi in tombini, fori e quant’altro. Infine, non si schiereranno mai per la fazione concorrente, se gli prometti, o minacci, qualcosa faranno quello che gli dici a prescindere. Le bambine, sebbene impiegate in misura minore, spesso sono usate per scopi sessuali, ma anche per cucinare o piazzare esplosivi, non devono essere pagate e non si ribellano.</p>



<p>Il rapimento e lo sfruttamento di bambini nell’atto di conflitti è considerato una violazione del diritto umanitario internazionale, che è quella parte di diritto che definisce le norme da rispettare in tempo di conflitto armato e le regole che proteggono le persone che non prendono, o non prendono più, parte alle ostilità e pongono limiti all’impiego di armamenti, mezzi e metodi di guerra.</p>



<p>Non solo, anche lo Statuto della Corte Penale internazionale (il tribunale per i crimini internazionali), include, fra i&nbsp;crimini di guerra nei conflitti armati, l’arruolamento di ragazzi minori di 18 anni o il fatto di farli partecipare attivamente alle ostilità.</p>



<p>Le regole di diritto internazionale, sia umanitario che penale, come si è visto, puniscono duramente questi comportamenti ma, nonostante questo, tali pratiche continueranno fino a quando non saranno duramente imposte sanzioni contro gli Stati sostenitori di queste pratiche, come, per esempio, il Sud Sudan e la Sierra Leone.</p>



<p>Padre V. dice di non avere paura, è circondato da persone che lo rispettano e che gli vogliono bene. La sua missione continua ed è proprio grazie alla voce grossa di persone come lui che molti dei crimini umanitari come questo viene portato alla luce.</p>
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		<title>Venezuela. Sì, all&#8217;aiuto umanitario</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Feb 2019 17:29:46 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>
<p>Il 23 febbraio è un giorno importante per il popolo venezuelano. E’ previsto che sabato prossimo abbia inizio l’entrata, attraverso il confine con la Colombia, di più di 250 tonnellate di alimenti, prodotti per l’igiene personale e integratori alimentari. Stati Uniti, Colombia, Brasile e Olanda sono i paesi che per ora hanno risposto con azioni pratiche, all’appello del Presidente incaricato Juan Guaidó. Un appello disperato ma senz’altro necessario quello di Guaidó per iniziare ad aiutare in modo deciso e concreto il popolo. In tante occasioni abbiamo parlato della grave crisi che attraversa la popolazione, senza alimenti e senza medicine di nessun genere, le stime in questo momento è che all’incirca 300.000 persone siano in serio pericolo di morte per denutrizione e malattie varie e la carenza di medicine sia arrivata al 90% in tutto il paese. Quindi una delle priorità di questo governo di transizione è quello dell’apertura del canale umanitario. Gli Stati Uniti hanno già inviato i generi di prima necessità che sono arrivati alla città colombiana di Cúcuta, nel confine con il Venezuela, così come sono già arrivate le 2,5 tonnellate provenienti da Puerto Rico. Il governo brasiliano ha messo a disposizione un altro punto di raccolta nel confine tra i due paesi e Olanda ha messo a disposizione un terzo punto per la raccolta di prodotti nell’isola di Curaçao, ubicata nel mare dei Caraibi. Venerdì scorso è apparsa la notizia che il Cile collaborerà con 7 tonnellate di beni di prima necessità. In questo momento, rappresentanti dell’Assemblea Nazionale e diverse associazioni e ONG che operano in Venezuela sono a Cúcuta per catalogare i prodotti e sistemarli e le forze armate colombiane stanno controllando la situazione.</p>
<p>Si è anche creata una rete di cittadini volontari chiamata “Voluntarios x Venezuela” con lo scopo di unire sforzi per appoggiare la Coalizione Aiuto e Libertà Venezuela, formata da un insieme di paesi e ONG nazionali e internazionali per assistere l’emergenza umanitaria nel paese e per essere pronti per sabato prossimo, 23 febbraio, ed aiutare nell’entrata degli alimenti e medicine.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/bloqueo_ayuda.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12107" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/bloqueo_ayuda.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="680" height="330" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/bloqueo_ayuda.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 680w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/bloqueo_ayuda-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 680px) 100vw, 680px" /></a></p>
<p>E’ sorprendente e anche schifosa la risposta che ha dato il governo dell’usurpatore Nicolás Maduro che nonostante tutto ancora nega che nel paese ci sia una crisi umanitaria. Quasi in contemporanea con l’arrivo del contingente umanitario, l’usurpatore ha dato ordine di bloccare con containers tutte le corsie del Ponte Internazionale “Las Tienditas”, che collega la città di Cúcuta con la provincia venezuelana di Ureña, per impedire il passaggio dei prodotti, anche le stremate forze armate venezuelane, in questo momento, stanno eseguendo ordini e vietano il passaggio di volontari che vivono nella Provincia di Ureña. Quello che forse non era previsto dall’usurpatore è il fatto che la richiesta di aiuto umanitario è stata fatta seguendo i protocolli di emergenza previsti dalla Convenzione di Ginevra, per cui, se lui intralcia l’entrata, allora subentrano grossi problemi a livello di diritto internazionale perché non si può vietare l’entrata di alimenti e medicine a popolazioni a rischio.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/militari-USA-con-aiuto-umanitario.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12108" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/militari-USA-con-aiuto-umanitario.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="598" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/militari-USA-con-aiuto-umanitario.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/militari-USA-con-aiuto-umanitario-300x175.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/militari-USA-con-aiuto-umanitario-768x449.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Parlando di aiuto umanitario, nelle settimane scorse, Maduro ha mandato a Cuba una nave con 100 tonnellate di materiale di costruzione e macchinari vari per mitigare i danni che il tornado dello scorso gennaio ha fatto nella capitale cubana. Ci dispiace enormemente per i cubani che continuano a soffrire da tanti anni, ma c’è da dire che un gesto simile l’usurpatore non l’ha mai fatto per il suo popolo, certo, lo fa per la vicina Cuba, che come sappiamo, gestisce completamente gli alti poteri del Venezuela, introdotta da anni come una piovra nelle più importanti istituzioni statali, militari e legislative del Venezuela.</p>
<p>Dall’altro canto, la ex vicepresidente Delsy Rodriguez ha dichiarato in TV che questo aiuto è contaminato ed avvelenato e che gli Stati Uniti stanno complottando per contaminare il popolo venezuelano attraverso cibo cancerogeno.</p>
<p>Tutte e tre le risposte sembrano uscite da un film delirante di serie c, questo gruppetto di persone che rappresenta l’entourage dell’usurpatore e completamente impazzito, dalle sue azioni e dichiarazioni non sa né cosa dire né come agire per tenere in piedi questa farsa che ormai, dopo 20 anni, non si sostiene più.</p>
<p>Quindi, abbiamo due appuntamenti importanti da seguire questa settimana:</p>
<p>Venerdì 22 febbraio: “Venezuela Aid Live” Grande concerto con cantanti internazionali per raccogliere fondi, tutto orchestrato dal magnate e filantropo della Virgin, Richard Branson. Per maggiore informazione: <a href="https://venezuelaaidlive.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://venezuelaaidlive.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Sabato 23 febbraio: entrata della prima parte del contingente umanitario mandato dagli Stati Uniti.</p>
<p>Ci aggiorniamo presto con delle buone notizie!</p>
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		<title>La nave SAR del MOAS per una missione lanciata a seguito della crisi dei Rohingya</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2018 09:48:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La  nave SAR (Search and Rescue) del MOAS (Migrant Offshore Aid Station), MY Phoenix, prende il largo per una missione d’osservazione della durata di un mese nel Mare delle Andamane. Lanciamo questa missione in&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MW_MOAS_Phuket_4-5-16_stills_0139_edit.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10520" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MW_MOAS_Phuket_4-5-16_stills_0139_edit.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1800" height="1201" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MW_MOAS_Phuket_4-5-16_stills_0139_edit.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MW_MOAS_Phuket_4-5-16_stills_0139_edit-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MW_MOAS_Phuket_4-5-16_stills_0139_edit-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/MW_MOAS_Phuket_4-5-16_stills_0139_edit-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1800px) 100vw, 1800px" /></a></p>
<p>La  nave SAR (Search and Rescue) del MOAS (Migrant Offshore Aid Station), MY Phoenix, prende il largo per una missione d’osservazione della durata di un mese nel Mare delle Andamane. Lanciamo questa missione in seguito alle ultime notizie sull’attuale crisi dei rifugiati Rohingya che fuggono via mare dal Myanmar a bordo di imbarcazioni inadeguate e in condizioni metereologiche pericolose.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/moas-logo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10519" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/moas-logo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="185" height="60" /></a></p>
<p>La Phoenix dovrebbe arrivare nel Mare delle Andamane il 15 aprile per monitorare in modo indipendente gli ultimi preoccupanti sviluppi di questa crisi umanitaria. La missione contribuirà a far luce sulla situazione che si va delineando e a rafforzare trasparenza e responsabilità nell’ambito del soccorso marittimo. Avremo a bordo anche un equipaggio SAR, qualora fossero necessari interventi d’emergenza. La fase iniziale di questa missione durerà un mese fino al 15 maggio.</p>
<p>Da ottobre 2017 siamo attivi nella regione di Cox’s Bazar, in Bangladesh, dove forniamo assistenza medica d’emergenza e primaria ai rifugiati Rohingya. Il lavoro sul campo proseguirà parallelamente alla nuova missione, mentre il nostro staff e i centri medici si preparano in vista dell’ imminente arrivo di cicloni e monsoni.</p>
<p>Regina Catrambone, co-fondatrice e direttrice di MOAS, ha detto: <em>“Come possiamo restare a guardare mentre le persone rischiano la propria vita e quella dei propri cari per sfuggire a una situazione che le Nazioni Unite hanno definito di “pulizia etnica”?</em></p>
<p><em>Come sempre, MOAS agisce guidata dalla solidarietà per una delle comunità di rifugiati più vulnerabili del mondo. Dalla nostra prima missione nel 2014, siamo stati un faro di speranza per migliaia di persone in pericolo e lo stesso saremo in futuro.”</em></p>
<p>Già due volte MOAS ha utilizzato la Phoenix a sostegno dei rifugiati Rohingya in quest’area. Fra ottobre 2015 e aprile 2016 abbiamo portato a termine una prima missione d’osservazione, mentre nel 2017 abbiamo consegnato 40 tonnellate di aiuti umanitari al governo bengalese.</p>
<p>Attualmente MOAS cerca partner e sostenitori che possano sostenere la nuova missione. Per contribuire a questa iniziativa, vai a <a href="http://www.moas.eu/it/donate/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.moas.eu/it/donate/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> e dona quello che puoi.</p>
<p>(da www.moas.eu)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
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		<title>Perché MSF non ha firmato il codice Ong &#8211; Direttamente dalla loro voce</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Aug 2017 08:11:31 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>MSF </strong>ha formalmente informato il Ministero dell’Interno che <strong>non può firmare il Codice di Condotta per le navi delle ONG</strong> impegnate in attività di soccorso nel Mediterraneo.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/msf199590high.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9217" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/msf199590high.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="760" height="380" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/msf199590high.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 760w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/msf199590high-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 760px) 100vw, 760px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“<em>Anche se non siamo nelle condizioni di poter firmare questo Codice di Condotta nella sua forma attuale, <strong>MSF rispetta già molte delle disposizioni che non rientrano tra le nostre preoccupazioni principali</strong>, tra cui la trasparenza finanziaria</em>”, dichiara <b>Gabriele Eminent</b>, <strong>Direttore Generale di MSF</strong>. “<em>MSF continuerà a condurre le operazioni di ricerca e soccorso sotto il coordinamento della guardia costiera italiana (MRCC) e in conformità con tutte le leggi internazionali e marittime pertinenti.</em>”</p>
<p>Per MSF, alcuni degli impegni presentati nel Codice di Condotta potrebbero <strong>ridurre l’efficienza e la capacità dell’attuale risposta di ricerca e soccorso</strong> (SAR) con gravi conseguenze umanitarie. Alcune proposte – in particolare quella secondo cui di regola le navi impegnate in un soccorso devono sbarcare i sopravvissuti in un posto sicuro invece di trasferirli su altre navi – rappresentano limitazioni non necessarie ai mezzi che sono oggi a disposizione. Sin dall’inizio delle proprie operazioni in mare, MSF ha accettato, e a volte direttamente effettuato, <strong>trasbordi da altre imbarcazioni sulle proprie navi</strong>, sempre su richiesta o sotto il coordinamento del Centro di Coordinamento del Soccorso Marittimo (MRCC) di Roma.</p>
<p>Un sistema di andata e ritorno di tutte le navi di soccorso verso i punti di sbarco comporterebbe una riduzione delle navi di soccorso presenti nella zona SAR, e questo indebolirebbe la già insufficiente capacità di ricerca e soccorso, con un <strong>conseguente aumento di morti in mare</strong>. Inoltre, elementi che introducono una non necessaria mancanza di chiarezza su chi contattare e quando, potrebbero rallentare le operazioni di soccorso, quando i minuti possono fare la differenza tra la vita e la morte.</p>
<p>La versione definitiva del Codice chiarifica che la polizia giudiziaria agirà “senza pregiudicare l’attività umanitaria in corso”, ma questa nozione resta soggetta a interpretazione e <strong>la richiesta che la polizia non sia armata non è stata adottata</strong>. La presenza di funzionari di polizia armati a bordo e l’impegno che gli operatori umanitari raccolgano prove utili alle attività di investigazione sarebbero una violazione dei principi umanitari fondamentali di indipendenza, neutralità e imparzialità. Questo sottometterebbe le organizzazioni umanitarie agli interessi politici e militari di uno Stato membro dell’Unione Europea e come MSF non possiamo accettarlo perché avrebbe un impatto sull’accesso alle popolazioni in pericolo, così come sulla sicurezza delle nostre équipe, ovunque nel mondo.</p>
<p>La responsabilità di condurre operazioni di ricerca e soccorso in mare risiede sugli Stati. Le attività di soccorso da parte di attori non governativi come MSF sono solo una misura temporanea finalizzata a riempire il “vuoto di responsabilità” lasciato dagli Stati. Gli Stati membri dell’UE devono avviare un meccanismo di ricerca e soccorso dedicato e proattivo per supportare l’Italia e riconoscere i suoi lodevoli sforzi nel salvare vite in mare, a dispetto di una risposta insufficiente da parte degli altri Stati Membri europei.</p>
<p>MSF ha inviato una<a href="https://www.medicisenzafrontiere.it/notizie/codice-di-condotta-la-lettera-di-msf-al-ministro-dellinterno?utm_source=rss&utm_medium=rss"> lettera formale in cui spiega con maggiori dettagli le ragioni della decisione</a> di non firmare.</p>
<p><em>Nei primi 6 mesi del 2017, le ONG hanno effettuato il 35% del totale delle operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale. MSF da sola ha salvato e portato in sicurezza più di 16.000 persone. Da quando abbiamo iniziato le operazioni di ricerca e soccorso nel 2015, MSF ha strettamente rispettato tutte le leggi internazionali, nazionali e marittime applicabili nel Mar Mediterraneo, così come il proprio codice di condotta, la Carta dei Principi di MSF, che si basa sull’etica medica e i principi umanitari</em> (<a href="http://www.medicisenzafrontiere.it/chi-siamo/principi/la-carta-dei-principi?utm_source=rss&utm_medium=rss">disponibile qui</a>).</p>
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		<title>Reportage dalla SIRIA, luglio 2016</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2016 08:08:17 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-425.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6428" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6428" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-425.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (425)" width="906" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-425.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 906w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-425-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-425-768x431.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 906px) 100vw, 906px" /></a></p>
<p><i>L&#8217;Associazione per i Diritti umani </i>con il seguente importante reportage dalla Siria inizia un percorso di testimonianza e documentazione dal alcune aree del mondo.</p>
<p>Ringraziamo tantissimo il fotoreporter Salvatore Di Vinti per questo suo report.</p>
<p>Mi chiamo Salvatore Di Vinti e faccio parte da tre anni dell’associazione “Insieme si può fare” una onlus con la quale ho partecipato a sei viaggi umanitari in Siria (quando ancora era possibile ) e al confine turco siriano. Sono pronto a partire, anche questa volta riesco ad unirmi alla missione che ci attende, portare aiuti ai profughi siriani che stanziano a Reyhanli al confine tra la Turchia e la Siria dove, affacciandoti alla finestra, riesci a vedere la Siria, circondata da un muro che l’esercito turco ha alzato per non far passare i profughi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-420.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6434" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6434" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-420.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (420)" width="906" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-420.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 906w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-420-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-420-768x431.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 906px) 100vw, 906px" /></a></p>
<p>Sono le 14.00 dell&#8217; 11 Luglio attendiamo di imbarcarci con un volo per Istanbul, viene annunciato un ritardo di 2 ore, la preoccupazione di perdere la coincidenza per Hatay è alta, la fortuna ha voluto che tutti i voli da Istanbul subiscano ritardi; passano le ore e finalmente stanchi ed esausti atterriamo ad Hatay. Sono le 2 di notte , ma le sorprese non finiscono qui: i doganieri turchi ci sequestrano sei cartoni contenenti magliette per i bambini della scuola di Mudanboy, 200 peluche ed altro abbigliamento per bambini, creme per la protezione della pelle , ma grazie all’intervento del vicesindaco di Reyhanli, riusciamo a recuperare gran parte di quello che ci è stato sequestrato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-421.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6430" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6430" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-421.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (421)" width="286" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-421.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 286w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-421-169x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 286px) 100vw, 286px" /></a></p>
<p>Poche ore di sonno e si riparte con una riunione alle sede dell’organizzazione turco/siriana che si occupa di distribuire i container che inviamo durante l’anno in Siria e per programmare la distribuzione dei pacchi alimentari che in ogni missione riusciamo a donare alle famiglie più bisognose. Tutto ruota intorno alle donazioni che riceviamo in Italia: questa volta, visto le molte offerte, siamo riusciti a distribuirne una grande quantità in ben tre villaggi &#8211; Mudanboy, Tisaya, e Birilias &#8211; per il numero totale davvero straordinario di 280 pacchi.</p>
<p>Iniziamo la distribuzione con i primi 130 pacchi, il caldo è torrido, qui si sfiorano i 40°, ogni volta è una ferita al cuore, bambini scalzi o con ciabattine dal numero più grande, visi bruciati dal sole pieni di punture (qui gli insetti la fanno da padrone) e purtroppo senza igiene; ogni famiglia una storia, cerchiamo di ricevere informazioni per poterli aiutare; vita da profughi, sfruttati nel lavoro miseramente pagato; ci impegnamo a memorizzare tutto questo, per poterlo raccontare a casa, attraverso le immagini, scatto foto con difficoltà, in diverse situazioni è molto difficile, non voglio ferire la loro dignità, ma e’ necessario perché il mondo conosca la realtà dei fatti, fatti di cui nessuno parla . Ci siamo quasi rassegnati a entrare nelle case e trovare i bambini soli, quasi abbandonati , perché i genitori sono nei campi a lavorare o a volte non ci sono più, e’ davvero doloroso, non ci si abitua mai.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-423.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6429" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6429" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-423.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (423)" width="286" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-423.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 286w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-423-169x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 286px) 100vw, 286px" /></a></p>
<p>In questi giorni sono avvenuti fatti drammatici, in Europa si susseguono attentati, i discorsi che sentiamo sono carichi di razzismo, aumenta sempre di più l’intolleranza e la diffidenza verso chi è diverso da noi, per questo motivo , il nostro compito è quello di documentare tutto attraverso le immagini, volti e storie per far capire alle persone a casa che chi fugge lo fa per necessità, vite stravolte da una guerra, costrette a ricominciare un&#8217;esistenza lontano dalla loro terra, senza una casa per ripararsi dal sole e dal freddo inverno, senza cibo, senza igiene e senza acqua; non avere più una vita “normale”, questo è essere profughi. Nelle nostre visite alle famiglie, ritroviamo Kadija, giovane mamma di 33 anni, paralizzata perché un cecchino le ha sparato nella schiena, mentre era incinta al quinto mese del suo bambino, che nascerà poi con gravi problemi di salute, ferita nell’anima e negli affetti, perché lo stesso giorno veniva ucciso suo marito e uno dei sui bambini, altri due figli sono in Siria con il nonno, mi dice che non passa istante della sua giornata che non pensi a loro, mi si spezza il cuore nel vederla così, queste sono le brutte storie che ascoltiamo ad ogni viaggio ormai da anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-424.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6431" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6431" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-424.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (424)" width="286" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-424.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 286w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-424-169x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 286px) 100vw, 286px" /></a></p>
<p>Il giorno dopo decidiamo di andare a Mersin, al porto, dove arrivano i nostri container, abbiamo appuntamento con Nial la ragazza siriana che si occupa dello sdoganamento dei container, una tappa importante. Lì le notizie sono buone, ci comunica che il nostro trentunesimo container è entrato in Siria, un container prezioso perché carico di cibo e di pannolini per bambini. Ci auguriamo vengano al più presto distribuite le merci per alleviare, con una piccola goccia, chi vive ormai da anni di stenti. Nel pomeriggio ci rechiamo negli uffici dell’associazione Salam, nostra partner locale,(è lei che si occupa delle nostre distribuzioni nel territorio tra idlib e Aleppo), per fare un punto della situazione, dove ho il piacere di conoscere un medico siriano che opera, almeno tre volte la settimana, in Siria e che ci racconta le atrocità che quotidianamente è costretto a vedere e soccorrere, in postazioni da campo perché la maggior parte degli ospedali sono stati bombardati e tutto ciò che serviva è stato distrutto; per questo motivo chiede il nostro aiuto, la possibilità di inviargli strumentazioni che possano aiutarlo a fronteggiare le continue emergenze e soprattutto i farmaci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-422.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6432" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6432" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-422.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (422)" width="286" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-422.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 286w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-422-169x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 286px) 100vw, 286px" /></a></p>
<p>Fervono i preparativi per una festa che abbiamo organizzato per i 120 bambini della scuola di Mudanboy, per loro ci saranno giochi e divertimento , condivideremo con loro il pranzo , un momento che rimarrà impresso nella mia mente, vedere questi bambini mangiare con gusto e stupore, per tutti loro purtroppo e’ impossibile avere un pasto come questo tutti i giorni: pollo ,patatine, hairan, pane ,frutta. E’stato disarmante vedere alcuni bambini arrotolare il pane e conservarlo nelle tasche dei pantaloni, una pugnalata al cuore per chi come noi è abituato ad avere tutto e sprecare spesso ciò che avanza sulle tavole, tutto questo fa riflettere tantissimo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-419.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6433" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6433" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-419.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (419)" width="906" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-419.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 906w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-419-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-419-768x431.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 906px) 100vw, 906px" /></a></p>
<p>Il giorno dopo si continua con la distribuzione dei pacchi famiglia, oltre alle famiglie con bambini vengono consegnati anche pannolini e assorbenti per le signore, utilissimi in una situazione di scarsa igiene come quella in cui sono costretti a vivere e, mentre stiamo concludendo le consegne, si avvicina a noi un bambino dallo sguardo perso e triste: gli domandiamo cosa accade, ci racconta che è fuggito da Aleppo con la sua famiglia e che ha subito i bombardamenti al fosforo, alzando la maglietta ci mostra il suo corpo martoriato dalle bruciature subite, dramma nel dramma, non è possibile ,non è umano tutto questo!</p>
<p>Ormai siamo giunti alla fine della nostra missione, abbiamo fatto moltissimo per la piccola associazione che siamo, ma grazie alla gente ogni volta e’ possibile , molti i progetti che cercheremo di portare avanti nel corso dei prossimi mesi.</p>
<p>E’ venerdì 15 luglio sono le 23.30 in Turchia: stiamo mangiando tranquillamente qualcosa in un punto ristoro, quando mi raggiunge la telefonata di mia moglie che mi informa del colpo di stato. Il silenzio e lo smarrimento ci raggiungono. Non sappiamo cosa fare, da lì a poco ci giungerà un messaggio della unità di crisi della Farnesina con il quale veniamo invitati a rimanere in albergo e a non andare per le strade. La mattina dopo sarebbe prevista la nostra partenza, ma gli aeroporti turchi sono tutti chiusi e non c’è possibilità di muoversi per nessuna destinazione; la notte sembra non finire mai , la televisione turca non trasmette più nulla, solo qualche emittente privata mostra quello che accade, internet funziona poco e male, per le strade si sentono persone che gridano, clacson che suonano non si capisce se a favore di Erdogan o contro, per fortuna il contatto telefonico con casa e’ ancora possibile. Finalmente è giunto il mattino,intanto anche dall&#8217;Italia cercano di contattare la Farnesina per capire il da farsi , dalle pagine Fb , chi ci segue si interessa a noi chiedendo informazioni, le notizie cambiano in continuazione, uno dei nostri contatti, Luay un ragazzo siriano che ci aiuta quando siamo a Reyhanli, viene a prenderci, ci invita a stare a casa sua con la sua bellissima famiglia, un gesto di grande valore, per non lasciarci soli, (infatti ci siamo sentiti in famiglia), quasi protetti, non finirò mai di ringraziarlo per la sua grande umanità e per il suo gesto di fratellanza. Domenica 17 luglio dopo l’ok dell’unita’ di crisi, siamo riusciti a ritornare a casa, la situazione in Turchia era piuttosto nervosa, molta agitazione per le strade, i siriani sono felici che il golpe sia fallito, una situazione con l’esercito al potere sarebbe stato un disastro. Le notizie danno conto degli arresti e delle vittime, ancora una volta è stato versato del sangue.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/07/29/reportage-dalla-siria-luglio-2016/">Reportage dalla SIRIA, luglio 2016</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Emergenza Gaza &#8211; Gaza Emergency</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jul 2014 04:58:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Vi preghiamo di far girare anche questo comunicato, grazie! (anche su www.igiveonline.com) English follows Italian Il sistema sanitario di Gaza e’ al collasso. Negli ospedali e nelle farmacie manca circa la meta’ dei farmaci&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div align="LEFT">
<strong>Vi<br />
preghiamo di far girare anche questo comunicato, grazie! (anche su<br />
<a href="http://www.igiveonline.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.igiveonline.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</strong></div>
<p><em>English follows<br />
Italian</em></p>
<p>Il sistema sanitario<br />
di Gaza e’ al collasso.</p>
<p>Negli ospedali e nelle<br />
farmacie <strong>manca<br />
circa la meta’ dei farmaci</strong><br />
inclusi nella lista dei farmaci essenziali stilata dalla<br />
Organizzazione Mondiale della Salute<br />
(<u><a href="http://www.who.int/medicines/publications/essentialmedicines/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.who.int/medicines/publications/essentialmedicines/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u>);<br />
mancano 470 tipi di <strong>materiali<br />
sterili e monouso</strong>,<br />
tra cui aghi, siringhe, cotone, disinfettanti, guanti e molto altro.<br />
Manca il <strong>carburante<br />
</strong>per<br />
alimentare ambulanze e generatori che permettono di far funzionare i<br />
macchinari salvavita e le sale operatorie durante le almeno 12 ore al<br />
giorno in cui l’unica centrale elettrica non riesce a fornire<br />
elettricita’. Mancano le <strong>sacche<br />
di sangue</strong><br />
necessarie a soccorrere le centinatia e centinaia di feriti.</p>
<p><strong>La Striscia di<br />
Gaza e’ isolata dal mondo</strong>.<br />
Le frontiere con Egitto e Israele sono chiuse, ospedali, ambulanze e<br />
centri di pronto soccorso sono costantemente sotto la minaccia dei<br />
bombardamenti. Nonostante questo, il personale sanitario cotinua a<br />
prestare soccorso incessantemente.</p>
<p><strong>Ad oggi, i<br />
feriti sono almeno 1.400. Per aiutare la popolazione inerme, abbiamo<br />
bisogno del vostro aiuto</strong>.<br />
Ora. Subito. Stiamo raccogliendo donazioni per far entrare medicine,<br />
materiali sanitari, e altri beni di primissima necessità. Qualsiasi<br />
donazione e’ indispensabile per salvare la vita di vittime<br />
innocenti.</p>
<p><strong>Alla<br />
iniziativa partecipano TUTTE le ONG Italiane presenti in Palestina.<br />
Tuttavia, per motivi logistici, useremo il conto di Terre des Hommes<br />
Italia come canale per la raccolta.</strong></p>
<p>The health care system<br />
in Gaza is dangerously failing.</p>
<p>Hospitals and<br />
pharmacies lack nearly half of the essential medicines included in<br />
the World Health Organization list<br />
(<u><a href="http://www.who.int/medicines/publications/essentialmedicines/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.who.int/medicines/publications/essentialmedicines/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u>);</p>
<p>There is also a<br />
dramatic lack of the following items:</p>
<ul>
<li>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
470<br />
 types of sterile disposable materials (such as syringes, cottons,<br />
 rubber gloves, disinfectant and many others)</div>
<li>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Fuel<br />
 to run generators and ambulances, needed to sustain surgeries’<br />
 rooms and life-saving machineries, as the only Power Plant available<br />
 in the Strip is able to provide electricity for not more than 12<br />
 hours per day</div>
<li>Blood bags, which<br />
 are important to assist the hundreds of injured</p>
</li>
</li>
</li>
</ul>
<p>
The Gaza Strip is cut<br />
off from the outer world. Both the Egyptian and Israeli borders are<br />
closed. Hospitals, ambulances and health care facilities are under<br />
the constant threat of being bombed. Despite this situation, medical<br />
and paramedical staff is working non-stop.</p>
<p>As of today, injured<br />
are more than 1,400. We urgently need your help in order to save<br />
defenceless people’s life. Now, immediately. We are seeking and<br />
asking for donations to be able to buy and bring medicines,<br />
disposables and first necessary needs into Gaza. Any donation is more<br />
than welcome and it is essential to safe lives of innocents victims.</p>
<p>This initiative is<br />
promoted by all Italian NGOs working in Palestine. However, for<br />
logistic reasons, donations shall can be funnelled towards “Terres<br />
des Hommes Italy” Bank Account (main found-rising channel).</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>
Una vignetta di Adenov uno dei più famosi cartoonist tunisino in solidarietà con Gaza (ringraziamo Monica Macchi):</p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/07/unnamed-15.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/07/unnamed-15.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="265" width="400" /></a></div>
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