<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>unesco Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<atom:link href="https://www.peridirittiumani.com/tag/unesco/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/unesco/</link>
	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
	<lastBuildDate>Fri, 02 Apr 2021 07:31:44 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.8.13</generator>

<image>
	<url>https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/cropped-peridirittiumani_logodef-150x150.jpg</url>
	<title>unesco Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/unesco/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Il Diritto dei conflitti: quando la vittima della guerra è la cultura</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2021/04/02/il-diritto-dei-conflitti-quando-la-vittima-della-guerra-e-la-cultura/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2021/04/02/il-diritto-dei-conflitti-quando-la-vittima-della-guerra-e-la-cultura/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Apr 2021 07:31:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[beni]]></category>
		<category><![CDATA[civili]]></category>
		<category><![CDATA[conflitti]]></category>
		<category><![CDATA[Crocerossa]]></category>
		<category><![CDATA[culto]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[dirittointernazionale]]></category>
		<category><![CDATA[distruzione]]></category>
		<category><![CDATA[etnia]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[popolo]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[scontri]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[tutela]]></category>
		<category><![CDATA[unesco]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=15202</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Maddalena Formica La finalità principale del Diritto internazionale umanitario nel contesto di un conflitto armato è ormai da decenni quella di proteggere i civili, ritenuti i soggetti più vulnerabili, vittime innocenti prive di&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/04/02/il-diritto-dei-conflitti-quando-la-vittima-della-guerra-e-la-cultura/">Il Diritto dei conflitti: quando la vittima della guerra è la cultura</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="727" height="600" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/IL-DIRITTO-DEI-CONFLITTI-QUANDO-LA-VITTIMA-È-LA-CULTURA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15203" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/IL-DIRITTO-DEI-CONFLITTI-QUANDO-LA-VITTIMA-È-LA-CULTURA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 727w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/IL-DIRITTO-DEI-CONFLITTI-QUANDO-LA-VITTIMA-È-LA-CULTURA-300x248.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 727px) 100vw, 727px" /></figure>



<p>di Maddalena Formica</p>



<p>La finalità principale del Diritto internazionale umanitario nel contesto di un conflitto armato è ormai da decenni quella di proteggere i civili, ritenuti i soggetti più vulnerabili, vittime innocenti prive di mezzi per difendersi.</p>



<p>Proprio per raggiungere tale obiettivo, le Convenzioni e il Comitato Internazionale della Croce Rossa hanno sottolineato in più occasioni che non solo le persone, ma anche tutti i beni di natura civile, dagli edifici alle strade, godono di una protezione generale nell’ambito di una guerra, purché non siano ovviamente in qualche modo utilizzati per partecipare agli scontri.</p>



<p>Oltre a questa previsione generale, gli autori del Diritto internazionale hanno sentito l’esigenza di riconoscere e disciplinare una protezione specifica per alcune tipologie di beni che subiscono in maniera particolare l’impatto della guerra, beni tra i quali spiccano i beni culturali e i luoghi di culto.</p>



<p>Se la distruzione infatti di chiese, moschee ma anche collezioni d’arte e musei è stata considerata per secoli un normale ed inevitabile danno collaterale dei conflitti, negli ultimi decenni, con la diffusione di scontri tra gruppi interni ad uno Stato per motivi religiosi o etnici, questi beni sono diventati purtroppo bersagli militari specifici e, anzi, privilegiati: distruggere il patrimonio culturale del gruppo opposto significa distruggerne l’identità e così facendo annientarlo lentamente, senza possibilità di rinascita. Questa è stata la sorte, ad esempio, in cui sono incorsi i Buddha giganti dell’Afghanistan, statue millenarie scolpite nella roccia e distrutte dai Talebani nel 2001, o il Ponte di Mostar del XVI secolo in Bosnia-Erzegovina, raso al suolo dalle forze croato-bosniache durante il conflitto in ex-Jugoslavia.</p>



<p>La protezione di tali beni è oggi prevista sia dal Diritto internazionale classico, grazie soprattutto all’incessante lavoro dell’UNESCO, sia dal Diritto internazionale umanitario, sebbene quest’ultimo sia stato criticato dalla dottrina per la sua legislazione troppo “morbida”.</p>



<p>L’UNESCO, in particolare, incentiva gli Stati a classificare, ancora in tempo di pace, i beni che, per importanza religiosa o culturale, sono ritenuti meritevoli di protezione e, allo scoppio del conflitto, a questi beni dovrà essere apposto il simbolo dello scudo bianco e blu dell’UNESCO stesso: da questo momento il museo, la collezione o il luogo di culto sarà intoccabile, l’edificio o il monumento non potrà essere distrutto e pezzi o elementi dello stesso non potranno essere esportati o venduti.</p>



<p>Il Diritto internazionale umanitario, invece, riconosce tale tutela solo ai beni che risultano essere particolarmente importanti per la religione o la cultura di un gruppo, con una definizione dunque più restrittiva rispetto a quella prevista dal diritto internazionale, e la necessità militare può giustificare comunque la distruzione del monumento.</p>



<p>Queste previsioni, quale che sia la portata, sono un indizio importante di come gli autori del Diritto internazionale, anche umanitario, si stiano occupando piano piano di aspetti del conflitto che fino a pochi decenni fa erano assolutamente ignorati, riconoscendo finalmente il giusto ruolo centrale del patrimonio religioso e culturale di un popolo, che può essere distrutto non solo fisicamente ma anche nella sua identità.</p>



<p>Nella pratica, però, purtroppo, le indicazioni e gli obblighi internazionali sono poco rispettati e pochissimi sono gli artefici della distruzione di opere d’arte o luoghi di preghiera ad essere giudicati dinanzi alle Corti internazionali. L’unica, speranzosa, eccezione è stata nel 2016 la condanna per crimini contro l’umanità da parte della Corte penale internazionale dello jihadista Al Mahdi, leader dell’organizzazione terroristica Ansar Dine, reo di aver distrutto sedici mausolei di Timbuctu in Mali nel 2012. Gli edifici del XIV secolo, simboli culturali maliani, sono purtroppo andati perduti ma, grazie anche al lavoro dell’UNESCO, il colpevole è stato condannato e una loro perfetta e completa ricostruzione è stata possibile in tempi record.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/04/02/il-diritto-dei-conflitti-quando-la-vittima-della-guerra-e-la-cultura/">Il Diritto dei conflitti: quando la vittima della guerra è la cultura</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2021/04/02/il-diritto-dei-conflitti-quando-la-vittima-della-guerra-e-la-cultura/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;: quello che dice la risoluzione Unesco</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2016/10/28/venerdislam-quello-che-dice-la-risoluzione-unesco/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2016/10/28/venerdislam-quello-che-dice-la-risoluzione-unesco/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Oct 2016 07:27:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[VeneredIslam]]></category>
		<category><![CDATA[abusi]]></category>
		<category><![CDATA[arabi]]></category>
		<category><![CDATA[arabo]]></category>
		<category><![CDATA[articolo]]></category>
		<category><![CDATA[assedio]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[blocco]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[culto]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[esportazione]]></category>
		<category><![CDATA[freedom]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[gerusalemme]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giornali]]></category>
		<category><![CDATA[giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Human rights]]></category>
		<category><![CDATA[illegalità]]></category>
		<category><![CDATA[importazione]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[islamico]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[journalism]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[Medioriente]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[moschea]]></category>
		<category><![CDATA[muri]]></category>
		<category><![CDATA[muro]]></category>
		<category><![CDATA[musulami]]></category>
		<category><![CDATA[notizia]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[patrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Potere]]></category>
		<category><![CDATA[preghiera]]></category>
		<category><![CDATA[preghiere]]></category>
		<category><![CDATA[press]]></category>
		<category><![CDATA[protocollo]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Striscia]]></category>
		<category><![CDATA[unesco]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=7265</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi “Dire che Israele non ha alcun collegamento con il Monte del Tempio e il Muro Occidentale è come dire che la Cina non ha alcun collegamento con la Grande Muraglia o&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/10/28/venerdislam-quello-che-dice-la-risoluzione-unesco/">&#8220;VenerdIslam&#8221;: quello che dice la risoluzione Unesco</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">di Monica Macchi</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Dire che Israele non ha alcun collegamento con il Monte del Tempio e il Muro Occidentale è come dire che la Cina non ha alcun collegamento con la Grande Muraglia o che Egitto che non ha alcun collegamento con le piramidi”.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Questa la reazione di Benjamin Netanyahu ma nessun articolo della risoluzione UNESCO la nega… perché non ne parla proprio visto che riguarda la condanna di Israele come potenza occupante ai danni di Al-Aqsa, di Hebron, di Betlemme e anche di Gaza!</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Ecco una parte del</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> testo della risoluzione “Palestina Occupata”, proposta da Algeria, Egitto, Libano, Marocco, Oman, Qatar e Sudan e approvata dalla commissione dell’Unesco con 24 voti favorevoli, 6 contrari e 26 astensioni </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">(qui si può leggere il testo originale completo: <a href="http://unesdoc.unesco.org/images/0024/002462/246215e.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://unesdoc.unesco.org/images/0024/002462/246215e.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Voti a favore</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">: Algeria, Bangladesh, Brasile, Chad, Cina, Repubblica Domenicana, Egitto, Iran, Libano, Malesia, Marocco, Mauritius, Messico, Mozambico, Nicaragua, Nigeria, Oman, Pakistan, Qatar, Russia, Senegal, Sud Africa, Sudan e Vietnam.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Voti contrari</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">: Estonia, Germania, Lituania, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Astenuti</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">: Albania, Argentina, Cameron, El Salvador, Francia, Ghana, Grecia, Guinea, Haiti, India, Italia, Costa d’Avorio, Giappone, Kenya, Nepal, Paraguay, Saint Vincent e Nevis, Slovenia, Korea del Sud, Spagna, Sri Lanka, Svezia, Togo, Trinidad e Tobago, Uganda e Ucraina.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Assenti</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">: Serbia e Turkmenistan.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">1. Avendo esaminato il documento 200EX/25,</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">2. Richiamandosi alle quattro disposizioni della convenzione di Ginevra (1949) ed ai relativi protocolli (1977), alle regolamentazioni del Tribunale dell’Aia in territori di guerra, alla convenzione dell’Aia per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato (1954) ed ai relativi protocolli, alla Convenzione sui mezzi per proibire ed impedire l’importazione, l’esportazione ed il trasferimento illegale di beni culturali (1970) e alla Convenzione per la protezione del Patrimonio Culturale e Naturale Mondiale (1972), all’inserimento della Città Vecchia di Gerusalemme e delle sue mura tra i siti Patrimonio Culturale dell’Umanità (1972) e tra i siti del Patrimonio a Rischio (1982), oltre che alle raccomandazioni, risoluzioni e decisioni dell’UNESCO sulla protezione del patrimonio culturale, così come alle risoluzioni e decisioni dell’UNESCO in riferimento a Gerusalemme, richiamandosi anche alle precedenti risoluzioni UNESCO in materia di ricostruzione e sviluppo di Gaza ed alle risoluzioni UNESCO relative ai siti palestinesi di Al-Kahlil/Hebron e Betlemme,</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">3. Affermando l’importanza che Gerusalemme e le sue mura rappresentano per le tre religioni monoteiste, affermando anche che in nessun modo la presente risoluzione, che intende salvaguardare il patrimonio culturale della Palestina e di Gerusalemme Est, riguarderà le risoluzioni prese in considerazione dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e le risoluzioni relative allo status legale di Palestina e Gerusalemme,</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">4. Condanna fermamente il rifiuto di Israele di implementare le precedenti decisioni UNESCO riguardanti Gerusalemme, in particolare il punto 185 EX/Ris. 14, sottolineando come non sia stata rispettata la propria richiesta al Direttore Generale di nominare, il prima possibile, un rappresentate permanente di stanza a Gerusalemme Est per riferire regolarmente quanto riguarda ogni aspetto di competenza UNESCO, né lo siano state le reiterate richieste successive in tal senso;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">5. Condanna fortemente il mancato rispetto da parte di Israele, potenza occupante, della cessazione dei continui scavi e lavori a Gerusalemme Est ed in particolare all’interno e nei dintorni della Città Vecchia, e rinnova la richiesta ad Israele, la potenza occupante, di proibire tutti questi lavori in base ai propri obblighi disposti da precedenti convenzioni e risoluzioni UNESCO;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">7. Chiede ad Israele, la potenza occupante, di ripristinare lo status quo precedente al settembre 2000, in base al quale il dipartimento giordano “Awqaf ” (Fondazione religiosa) esercitava senza impedimenti autorità esclusiva sulla moschea Al-Aqsa/Al-Haram Al-Sharif ed il cui mandato si estendeva a tutte le questioni riguardanti l’amministrazione della moschea Al- Aqsa/Al-Haram Al-Sharif, inclusi il mantenimento, il restauro e la regolamentazione degli accessi;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">8. Condanna fortemente le sempre maggiori aggresioni israeliane e le misure illegali nei confronti dell’ Awqaf e del suo personale, e nei confronti della libertà di culto e dell’accesso dei musulmani alla loro moschea santa Al-Aqsa/Al-Haram Al-Sharif, e chiede ad Israele, la potenza occupante, di rispettare lo status quo storico e di porre fine immediatamente a dette misure;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">9. Deplora fermamente le continue irruzioni di estremisti israeliani di destra e delle forze armate alla moschea Al-Aqsa/Al-Haram Al-Sharif, e sollecita Israele, la potenza occupante, a mettere in atto le misure necessarie a prevenire violazioni provocatorie che non rispettino la santità e l’integrità della Moschea Al-Aqsa/Al-Haram Al-Sharif;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">10. Denuncia fermamente le continue aggressioni israeliane nei confronti dei civili, tra cui figure religiose e sacerdoti islamici, denuncia l’ingresso con la forza nelle varie moschee ed edifici storici del complesso Al-Aqsa/Al-Haram Al-Sharif da parte di funzionari israeliani, compresi quelli delle cosiddette “Antichità Israeliane” [IAA, l’autorità israeliana delle antichità, che dipende dal ministero della Cultura. Ndtr], l’arresto ed il ferimento di musulmani in preghiera e di guardie dell’Awqaf, e chiede ad Israele, la potenza occupante, di porre fine a queste aggressioni ed agli abusi che alimentano le tensioni sul terreno e tra le religioni;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">11. Disapprova le limitazioni imposte da Israele all’accesso alla Moschea Al-Aqsa/Al-Ḥaram Al-Sharif durante l’Eid Al-Adha del 2015 e le conseguenti violenze, e chiede ad Israele, la potenza occupante, di cessare ogni sorta di abusi contro la Moschea Al-Aqsa/Al-Ḥaram Al-Sharif;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">12. Condanna fermamente il rifiuto di Israele di concedere visti agli esperti UNESCO incaricati del progetto UNESCO presso il “Centro per i Manoscritti Islamici” di Al-Aqsa /Al-Ḥaram Al-Sharif, e chiede ad Israele di concedere il visto agli esperti UNESCO senza alcuna restrizione;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">25. Sottolinea con forte preoccupazione che Israele, la potenza occupante, non ha rispettato nessuna delle 12 risoluzioni del comitato esecutivo né le 6 del “Comitato per il Patrimonio Mondiale” , che richiedono la realizzazione della missione di monitoraggio nella Città Vecchia di Gerusalemme e delle sue mura.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">31. Condanna fortemente il continuo blocco israeliano della Striscia di Gaza, che condiziona pesantemente il libero flusso di personale e degli aiuti umanitari, così come l’intollerabile numero di vittime tra i bambini palestinesi, gli attacchi alle scuole e ad altri edifici educativi e culturali, e la negazione del diritto all’istruzione, e chiede ad Israele, la potenza occupante, di porre immediatamente fine al blocco;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">32. Rinnova la richiesta al direttore generale di ripristinare, il prima possibile, la presenza dell’UNESCO a Gaza per poter assicurare la rapida ricostruzione di scuole, università, siti culturali, istituzioni, centri di comunicazione e luoghi di culto che sono stati distrutti o danneggiati nelle successive guerre contro Gaza;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-620.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7266" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-620.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-620" width="960" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-620.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-620-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-620-768x513.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">III I DUE SITI PALESTINESI DI AL-ḤARAM AL IBRĀHĪMĪ/TOMBA DEI PATRIARCHI AD AL-KHALĪL/HEBRON E DELLA MOSCHEA BILĀL IBN RABĀḤ /TOMBA DI RACHELE A BETLEMME</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">35. Riafferma che i due siti in oggetto, situati ad Al-Khalil/Hebron ed a Betlemme sono parte integrante della Palestina;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">36. Condivide la convinzione affermata dalla comunità internazionale secondo cui i due siti sono importanti dal punto di vista religioso per ebraismo, cristianesimo e islam;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">37. Disapprova fortemente l’attuale prosecuzione di scavi, lavori e costruzione di strade private per i coloni da parte di Israele e di un muro di separazione all’interno della città vecchia di Al-Khalil/Hebron, che danneggia l’integrità del sito, e condanna il conseguente impedimento alla liberta di movimento e di accesso a luoghi di preghiera. Chiede ad Israele, la potenza occupante, di porre fine a tali violazioni in base alle disposizioni delle importanti convenzioni, decisioni e risoluzioni dell’UNESCO.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">38. Deplora profondamente il nuovo ciclo di violenza, iniziato nell’ottobre 2015, nel contesto di una costante aggressione da parte dei coloni israeliani e di altri gruppi estremisti verso i residenti palestinesi, inclusi studenti, e chiede ad Israele di impedire tali aggressioni;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">39. Denuncia l’impatto visivo del muro di separazione nel sito della Moschea Bilal Ibn Rabaḥ Mosque/Tomba di Rachele a Betlemme, così come l’assoluto divieto di accesso per i fedeli cristiani e musulmani palestinesi al sito, e chiede alle autorità israeliane di riportare il paesaggio all’aspetto originale e rimuovere il divieto di accesso.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Perché nessun titolo di giornale sulle violazioni della potenza occupante e le restrizioni alla libertà di culto dei fedeli musulmani? E a quando reazioni indignate sulle continue provocazione di ministri che vorrebbero issare la bandiera israeliana sul Monte del Tempio e di rabbini che sostengono la demolizione di Al Aqsa per far riemergere il Tempio di Salomone?!?</span></span></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/10/28/venerdislam-quello-che-dice-la-risoluzione-unesco/">&#8220;VenerdIslam&#8221;: quello che dice la risoluzione Unesco</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2016/10/28/venerdislam-quello-che-dice-la-risoluzione-unesco/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La ricostruzione dei mausolei in Mali</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2015/08/22/la-ricostruzione-dei-mausolei-in-mali/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2015/08/22/la-ricostruzione-dei-mausolei-in-mali/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2015 07:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Stay Human Africa]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[corte penale]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[estremismo]]></category>
		<category><![CDATA[finanziamenti]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[jihad]]></category>
		<category><![CDATA[Mali]]></category>
		<category><![CDATA[monumenti]]></category>
		<category><![CDATA[moschee]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[unesco]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/2015/08/22/la-ricostruzione-dei-mausolei-in-mali/</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Il 19 luglio è stata completata la ricostruzione di otto mausolei di Timbuctù (in Mali) andati distrutti nel 2012. Il progetto di restauro è stato coordinato dall’Unesco (l’Agenzia Onu per l’educazione,&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/08/22/la-ricostruzione-dei-mausolei-in-mali/">La ricostruzione dei mausolei in Mali</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
di<br />
Veronica Tedeschi
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
19 luglio è stata completata la ricostruzione di otto mausolei di<br />
<b>Timbuctù</b><br />
(in Mali) andati distrutti nel 2012. Il progetto di restauro è stato<br />
coordinato dall’<b>Unesco</b><br />
(l’Agenzia Onu per l’educazione, la scienza e la cultura) e nella<br />
sua totalità costerà 11 milioni di dollari, donati in parte<br />
dall’Unione Europea e in parte dalla Svizzera; seguirà a questi<br />
primi otto, la ristrutturazione di altri 6 mausolei che sarà<br />
completata entro fine anno.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" class="separator" style="clear: both; margin-bottom: 0cm; text-align: center;">
<a href="http://2.bp.blogspot.com/-bokmJTaXSiY/Vdg-1-gGdXI/AAAAAAAADCQ/AjZGU8s4c18/s1600/unnamed%2B%2528162%2529.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="189" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/08/unnamed-%28162%29.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Soprannominata<br />
«La città dei 33 santi», Timbuctu fiorì tra il XV e il XVI secolo<br />
come centro carovaniero e di propagazione dell’Islam in Africa.<br />
Tipici sono i suoi monumenti come le tre <b>moschee<br />
storiche</b><br />
Djingareiber, Sidi Yahiya e Sankoré, gli <b>antichi<br />
portali,</b><br />
le case dei primi esploratori, il pozzo costruito nel punto in cui,<br />
mille anni fa, una donna tuareg – narra la leggenda – trovò<br />
l’acqua che ha dato ricchezza e potenza alla città del deserto. Ma<br />
è anche l’atmosfera che si respira. «Sembra deserta – osserva<br />
una guida turistica in un’intervista all’agenzia Ansa -, poi ogni<br />
tanto qualcuno fa “capolino” e, piano piano, cominci ad avvertire<br />
uno sguardo da dietro le tipiche finestrelle antiche a grata che<br />
impediscono di vedere l’interno, ma dalle quali si può osservare<br />
perfettamente l’esterno.” Durante il periodo di occupazione della<br />
città i combattenti jihadisti hanno vandalizzato e distrutto moschee<br />
e mausolei considerati non rispondenti all’ortodossia islamica e<br />
hanno bruciato alcuni manoscritti.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Grazie<br />
all’ intervento francese che ha respinto a Nord gli Jihadisti, oggi<br />
in città si respira un’aria diversa e, molto lentamente, anche il<br />
turismo sta riprendendo. La ricostruzione dei mausolei rappresenta<br />
chiaramente la volontà della popolazione di non voler perdere la<br />
propria cultura e di non arrendersi alla volontà dell’Islam<br />
estremista.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
“<b>Il<br />
vostro lavoro è una lezione di tolleranza, dialogo e pace.</b><br />
<b>Si<br />
tratta di una risposta agli estremisti e la sua eco può essere udita<br />
ben oltre i confini del Mali</b>”,<br />
ha affermato Irina Bokova, direttrice generale dell’Unesco,<br />
annunciando che l’Unesco ha fatto ricorso alla Corte Penale<br />
Internazionale contro i distruttori dei mausolei.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://2.bp.blogspot.com/-TB36IElb7gs/Vdg-x_U2h_I/AAAAAAAADCI/ejppRYbCr9k/s1600/unnamed%2B%25285%2529.gif?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="320" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/08/unnamed-%285%29.gif?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="296" /></a></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/08/22/la-ricostruzione-dei-mausolei-in-mali/">La ricostruzione dei mausolei in Mali</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2015/08/22/la-ricostruzione-dei-mausolei-in-mali/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>21-27 aprile 2013: una settimana all&#8217;insegna dell&#8217; “Educazione per tutti&#8221;</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/04/27/21-27-aprile-2013-una-settimana/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2013/04/27/21-27-aprile-2013-una-settimana/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Apr 2013 05:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[bambino]]></category>
		<category><![CDATA[didattica]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[diversità]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[minori]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[seminari]]></category>
		<category><![CDATA[sensibilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[settimana]]></category>
		<category><![CDATA[slogan]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[unesco]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/2013/04/27/21-27-aprile-2013-una-settimana/</guid>

					<description><![CDATA[<p>In tutte le sedi mondiali dell&#8217; UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l&#8217; Educazione, la Scienza e la Cultura), dal 21 al 27 aprile 2013, vengono organizzati eventi &#8211; seminari, conferenze, mostre, dibattiti &#8211;&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/04/27/21-27-aprile-2013-una-settimana/">21-27 aprile 2013: una settimana all&#8217;insegna dell&#8217; “Educazione per tutti&#8221;</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/UNESCO-e-diritti-umani.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/UNESCO-e-diritti-umani.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In tutte<br />
le sedi mondiali dell&#8217; UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per<br />
l&#8217; Educazione, la Scienza e la Cultura), dal 21 al 27 aprile 2013,<br />
vengono organizzati eventi &#8211; seminari, conferenze, mostre, dibattiti<br />
&#8211; per sensibilizzare tutte le società civili e i governi sul tema<br />
dell&#8217;educazione e dell&#8217;istruzione: la settimana è promossa dalla<br />
Campagna globale per l&#8217;educazione (GCE) e lo slogan, scelto per<br />
questa edizione, è: “Ogni bambino ha bisogno di un insegnante”. </p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La GCE è<br />
un network di organizzazioni non-governative, associazioni di<br />
attivisti e di insegnanti, nata nel 1999 che, già in occasione del<br />
Forum Mondiale sull&#8217;Educazione &#8211; tenutosi a Dakar, in Senegal, nel<br />
2000 &#8211; aveva proposto i sei obiettivi che vanno a formare la campagna<br />
intitolata “Education for all”, campagna prevista fino al 2015 e<br />
che si pone l&#8217;obiettivo di garantire il diritto all&#8217;istruzione e la<br />
qualità didattica a tutti i bambini della terra.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le sfide<br />
a lungo termine sono: la garanzia dell&#8217;istruzione primaria e la<br />
riduzione massiccia dell&#8217;analfabetismo.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
All&#8217;interno<br />
della manifestazione, si segnala, in particolare, la giornata del  23<br />
aprile,   chiamata “ La più grande lezione del mondo” durante la<br />
quale le scuole hanno avuto l&#8217;occasione di invitare un esponente<br />
della politica e inviare, anche tramite gli organi di stampa,<br />
messaggi sul tema dell&#8217;istruzione ai membri delle istituzioni.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Gli<br />
organizzatori della settimana dedicata all&#8217;educazione si rivolgono,<br />
soprattutto, alle persone più povere e svantaggiate: ai bambini e ai<br />
giovani che vivono in zone rurali o che appartengono a minoranze<br />
etniche e linguistiche; e si vogliono occupare, ovviamente, anche di<br />
tutti coloro che sono colpiti da disastri naturali, da conflitti e da<br />
malattie psico-fisiche nella difesa di una cultura di pace, della<br />
diversità e dei diritti umani.
</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/04/27/21-27-aprile-2013-una-settimana/">21-27 aprile 2013: una settimana all&#8217;insegna dell&#8217; “Educazione per tutti&#8221;</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2013/04/27/21-27-aprile-2013-una-settimana/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
