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	<title>UNHCR Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. La Pista. La situazione nel confine tra Colombia e Venezuela</title>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Il-confine-tra-Colombia-e-Venezuela.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Il-confine-tra-Colombia-e-Venezuela-1024x683.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17028" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Il-confine-tra-Colombia-e-Venezuela-1024x683.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Il-confine-tra-Colombia-e-Venezuela-300x200.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Il-confine-tra-Colombia-e-Venezuela-768x512.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Il-confine-tra-Colombia-e-Venezuela.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>Cartone, latta, fango, oggetti riciclati, rifiuti, macerie; sono i materiali con cui cittadini colombiani e venezuelani hanno costruito le loro case in “La Pista”, una striscia di terra lunga due chilometri dove un tempo atterravano e decollavano gli aerei da e per la città di Maicao, al confine con il Venezuela. L’invasione è iniziata sette anni fa, quando diverse famiglie colombiano-venezuelane si sono stabilite in quest&#8217;area abbandonata, per necessità, perché non avevano un altro posto dove andare. Si stima che ora ci siano quasi 13.000 persone. Sopravvivono di commercio informale, riciclando e realizzando oggetti di artigianato che poi vendono come meglio possono, il tutto per comprarsi il pane quotidiano. Un uomo passa per le strade fangose con un asino che funge da cisterna, vendendo acqua in piccole bottiglie. Gli anni sono passati e “La Pista” è ora grande, occupa diversi isolati, circa 12.</p>



<p>Chi abita qui? Una consistente emigrazione venezuelana, la maggioranza forma parte della comunità Wayuu, un&#8217;etnia indigena che si trova in gran parte nello stato di Zulia (Venezuela) e La Guajira (Colombia).</p>



<p>È a tutti gli effetti un campo profughi. Il più grande dell&#8217;America Latina.</p>



<p>L&#8217;UNHCR ha un ufficio a Maicao e fa il possibile per aiutarli, facendo pressione al governo locale affinché possano avere per lo meno i due servizi di base: acqua ed elettricità.</p>



<p>Uno dei maggiori problemi è la popolazione infantile. I bambini non possono andare a scuola, passano le giornate come cani randagi in cerca di qualche gioco da fare, passeggiando e curiosando per il campo, sono costantemente minacciati dalla criminalità, dalla guerriglia e dalle bande che potrebbero reclutarli o avvicinarli al consumo di droga, nonché prede facili per le malattie infettive.</p>



<p>Come in tutti gli insediamenti abusivi, emergono dei leader, uomini e donne che prendono il comando e gestiscono le situazioni difficili per conto dei loro vicini. Uno di loro è Yusmelina Avila. In un articolo apparso su <a href="https://www.bbc.com/mundo/noticias-america-latina-65501349?utm_source=rss&utm_medium=rss">BBC Mundo</a> lo scorso giugno, si legge che Yusmelina gestisce un centro di formazione per bambini chiamato <em>Aldeas</em>. Infermiera in Venezuela, &#8220;Nessuno&#8221; in Colombia. Sopravvive facendo e vendendo dolci insieme al marito. Dice: &#8220;Le famiglie numerose sono una parte essenziale della cultura Wayuu. Qui a “La Pista” ci sono madri single di 23 anni che hanno fino a dieci figli. Si stima che un terzo della popolazione sia minorenne. Si presume che la gente sia venuta qui perché ci sono servizi di assistenza migliori, e sì, la Colombia ha fornito protezione, ci sono metodi contraccettivi, ma la gente non lo fa (…) E non ci sono abbastanza scuole per così tanti bambini, e quelle che ci sono non sono abbastanza buone.<br>La maggior parte di loro è costretta a frequentare le scuole nelle <em>rancherías</em>, un formato unico nella zona, dove gli insegnanti danno priorità al numero di bambini accolti piuttosto che alla qualità dell&#8217;istruzione. Vengono pagati per ogni alunno registrato”.</p>



<p>Agghiacciante pensare al futuro di questi bambini, tanti non sanno nemmeno leggere, pensare a quando piove in una zona fangosa come quella, alle malattie, alla denutrizione, agli anziani, alla rete fognaria che non esiste, all’insicurezza durante la notte buia, alle ragazze che non hanno una famiglia che le protegga…</p>



<p>I governi colombiani hanno fatto molte promesse per aiutare la popolazione di “La Pista”, ma non è stato fatto nulla di concreto. Nulla di nuovo. Guardiamo a nord, a sud, a est e a ovest del mondo, siamo circondati da campi profughi. Sono l&#8217;unica a porsi delle domande?<br><br></p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Il profilo del Mozambico sul versante dei diritti umani e della situazione umanitaria</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Sep 2022 07:17:19 +0000</pubDate>
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<p>di Nicole Fraccaroli </p>



<p></p>



<p>La situazione dei diritti umani in Mozambico è peggiorata nel 2021, in gran parte a causa delle continue violenze nella provincia settentrionale di Cabo Delgado.<br>Anche la crisi umanitaria della provincia è peggiorata a causa dell&#8217;insicurezza e della violenza, provocando lo sfollamento di oltre 800.000 persone. Il gruppo armato localmente noto come Al- Shabab o Al-Sunna wa Jama&#8217;a (ASWJ), che è legato allo Stato Islamico (ISIS), ha continuato ad attaccare villaggi, uccidere civili, rapire donne e bambini, nonché ad utilizzare ragazzi come soldati<br>nella loro lotta contro le forze governative del Mozambico. Le forze di sicurezza dello Stato sono state coinvolte in violazioni dei diritti umani, comprese intimidazioni, sfruttamento sessuale delle donne sfollate e uso illegale della forza contro i civili.<br>Nel marzo 2021 il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) ha avvertito che la crisi degli sfollati nel nord del Mozambico rischiava di trasformarsi in un&#8217;emergenza fame poiché sempre più famiglie continuavano a fuggire dalla violenza. Come l&#8217;anno precedente, i gruppi umanitari non sono riusciti a raggiungere le comunità più colpite dalle violenze. Il WFP ha sospeso<br>la distribuzione di cibo al distretto di Palma a causa di severi e concreti rischi per la sicurezza.<br>L&#8217;assistenza agli sfollati nelle aree isolate dei distretti di Palma, Macomia, Mocimboa da Praia, Muidumbe e Quissanga è ripresa solo a settembre 2021, quando l&#8217;accesso alla regione è migliorato.<br>Le forze di sicurezza dello Stato sono state anch’esse coinvolte in violazioni dei diritti umani durante operazioni antiterrorismo nella provincia settentrionale di Cabo Delgado, comprese intimidazioni, maltrattamenti di sfollati e uso illegale della forza contro i civili. I soldati del governo hanno proibito alle persone fuggite dall&#8217;attacco dell&#8217;ASWJ Palma a Quitunda di lasciare il villaggio e hanno aggredito fisicamente coloro che cercavano di lasciare la zona. Un certo numero di sfollati ha anche accusato le forze governative dispiegate a Palma di aver costretto i residenti in difficoltà a pagare tangenti per ottenere spazio sui voli di soccorso. A ottobre 2021, il governo non aveva adottato alcuna misura pubblicamente nota per indagare su tali abusi o punire le persone implicate.<br>Il gruppo islamico ASWJ ha continuato ad attaccare villaggi, uccidere civili, rapire donne e bambini<br>e addestrare ragazzi a combattere le forze governative. Il 24 marzo 2021, il gruppo ha fatto irruzione nella città di Palma, uccidendo e ferendo un numero imprecisato di civili, alcuni nelle loro case, e migliaia di sfollati. Il gruppo è stato anche implicato nel rapimento di ragazzi e successivamente nel loro utilizzo per combattere le forze governative, dunque in violazione del divieto internazionale sull&#8217;uso dei bambini soldato. Il 5 ottobre dello stesso anno, il Fondo delle Nazioni Unite per l&#8217;Infanzia, l&#8217;UNICEF, ha espresso preoccupazione per il fatto che gli insorti stessero addestrando e indottrinando i ragazzi a combattere a Cabo Delgado.<br>Human Rights Watch ha trovato prove che i combattenti dell&#8217;ASWJ stanno usando centinaia di donne e ragazze rapite, in matrimoni infantili e forzati e come schiave sessuali. Il gruppo ha rilasciato altri individui dopo che le loro famiglie hanno pagato ingenti somme di denaro a titolo di riscatto. A ottobre, la British Broadcasting Corporation ha riferito che le forze congiunte mozambicane e ruandesi avevano liberato un numero imprecisato di donne salvate dalla prigionia.<br>Il governo mozambicano ha annunciato che la Tanzania non avrebbe creato un campo profughi per accogliere i mozambicani in fuga dalle violenze a Cabo Delgado. Il portavoce del governo ha affermato che i due governi hanno concordato che i cittadini in fuga sarebbero stati rimpatriati in Mozambico. Queste persone hanno continuato a essere rimpatriate con la forza dalle autorità tanzaniane. A settembre 2021, secondo l&#8217;UNHCR, dall&#8217;inizio dell&#8217;anno oltre 10.300 richiedenti asilo erano stati rimandati in Mozambico. Le azioni della Tanzania hanno violato il principio di non respingimento, un principio cardine del diritto internazionale, che vieta il rimpatrio forzato di persone che vedono seriamente minacciate la loro vita o la loro libertà.</p>



<p>Il numero di casi irrisolti di rapimenti, inclusi uomini d&#8217;affari o loro parenti, ha continuato ad aumentare nel 2021 e gli agenti di polizia sono stati coinvolti in almeno un caso. A giugno, secondo i media, il National Criminal Investigation Service (SERNIC) ha annunciato la detenzione di cinque persone, tra cui un agente SERNIC e un poliziotto, in relazione al rapimento di un uomo d&#8217;affari,<br>Kapil Rajas.<br>Vari partner internazionali hanno risposto alla richiesta del governo mozambicano di supporto nelle sue operazioni militari contro l&#8217;ASWJ a Cabo Delgado. Per esempio, il Portogallo ha firmato un accordo quinquennale di cooperazione militare con il Mozambico che prevede una missione di addestramento di 60 soldati.<br>Il Consiglio Europeo ha adottato una decisione che istituisce una missione di addestramento militare dell&#8217;Unione Europea in Mozambico per sostenere le forze governative nella protezione dei civili e nel ripristino di stabilità nella provincia di Cabo Delgado.</p>



<p>Ad oggi la situazione non ha registrato particolari progressi e miglioramenti.<br>Uno dei paesi più poveri e sottosviluppati del mondo, il Mozambico ospita quasi 30 milioni di persone nel sud-est dell&#8217;Africa, di cui oltre il 70% vive in aree non rurali. Il paese detiene uno degli indici di sviluppo umano più bassi al mondo, classificandosi 180 su 189 paesi. Più del 62% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà internazionale e oltre l&#8217;83% dei posti di lavoro è vulnerabile.<br>Le Nazioni Unite raccomandano prudenza sul miglioramento della sicurezza a Cabo Delgado, nel nord del Mozambico, considerando che non è ancora chiaro cosa stia succedendo dalla parte dei ribelli.<br>Il documento del &#8216;cluster di protezione&#8217;, un gruppo di agenzie delle Nazioni Unite che operano nell&#8217;area di protezione della popolazione in Mozambico, definisce il quadro della situazione con l’obiettivo di stabilire i principi che considera fondamentali affinché gli sfollati dal conflitto possano tornare a casa. Tra questi principi c&#8217;è la natura volontaria e civile del rimpatrio, cioè la volontà di farlo volontariamente e senza essere integrati nei convogli militari, che possono fare della popolazione (e degli agenti umanitari) un bersaglio.<br>Al momento non è stato ancora definito il coinvolgimento dell&#8217;ONU in questi piani, tuttavia è probabile che sarà chiamata a sostenere il ripristino dei servizi e fornire assistenza per facilitare un graduale rientro degli sfollati interni.</p>



<p>In una tale situazione ove il governo del Mozambico, con la responsabilità primaria di proteggere la propria popolazione e prevenire violazioni di diritti umani, non è in grado di adempiere al suo dovere, l’assistenza, la cooperazione e la solidarietà del mondo internazionale non sono mai stati così importanti.</p>
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		<title>Focus Ucraina</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2022 13:51:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>da (ismu.org) Se nel 2021 la crisi afghana ha determinato un flusso importante di richiedenti asilo anche nel nostro paese, nel 2022 si sta assistendo alla crisi dei profughi ucraini in fuga dalla guerra&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/Profughi-Ucraina1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="970" height="602" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/Profughi-Ucraina1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16393" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/Profughi-Ucraina1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 970w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/Profughi-Ucraina1-300x186.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/Profughi-Ucraina1-768x477.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 970px) 100vw, 970px" /></a></figure>



<p>da (ismu.org)</p>



<p>Se nel 2021 la crisi afghana ha determinato un flusso importante di richiedenti asilo anche nel nostro paese, nel 2022 si sta assistendo alla crisi dei profughi ucraini in fuga dalla guerra iniziata con l’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe russe. I dati relativi alle richieste di protezione di cittadini ucraini non sono ancora disponibili, ma soprattutto la grave crisi umanitaria sta determinando uno scenario in continua evoluzione con l’adozione di provvedimenti straordinari a livello europeo e nazionale per far fonte all’emergenza. Uno tra tutti il provvedimento che consente di concedere la protezione temporanea per la prima volta in Europa: il 4 marzo il Consiglio europeo ha adottato all’unanimità una decisione di esecuzione che permette una protezione temporanea a seguito dell’afflusso massiccio di persone in fuga dall’Ucraina a causa della guerra.&nbsp;<strong>La protezione temporanea</strong>&nbsp;<strong>è un meccanismo di emergenza</strong>&nbsp;applicabile in casi di afflussi massicci di persone e teso a&nbsp;<strong>fornire protezione immediata, senza che sia necessario esaminare la sussistenza dei presupposti per lo status di rifugiato o protezione sussidiaria&nbsp;</strong>(previo accertamento della sussistenza dei presupposti e l’assenza di condizioni ostative indicati nel DPCM 29 marzo 2022).&nbsp; In Italia sono aperte le richieste di permesso di soggiorno per protezione temporanea per gli sfollati provenienti dall’Ucraina (per informazioni dettagliate consultare il sito&nbsp;<em><a href="https://integrazionemigranti.gov.it/it-it/Ricerca-news/Dettaglio-news/id/2373/Protezione-temporanea-emergenza-Ucraina-domande-in-Questura?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://integrazionemigranti.gov.it/it-it/Ricerca-news/Dettaglio-news/id/2373/Protezione-temporanea-emergenza-Ucraina-domande-in-Questura?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</em></p>



<p><strong>Flussi dall’Ucraina nei primi mesi del 2022</strong>. Nei prossimi giorni e mesi si capirà quale sarà il flusso verso l’Italia alla luce anche dell’introduzione della protezione temporanea, tenendo conto comunque che la maggior parte dei profughi per il momento si è spostata nei paesi limitrofi, con la speranza di poter tornare presto nelle proprie case, ma la situazione potrebbe cambiare in funzione dell’andamento del conflitto e della sua durata.&nbsp;<strong>I dati UNHCR, infatti, mostrano come i profughi ucraini siano attualmente soprattutto: in Polonia (2,5 milioni), in Romania (645mila), nella Repubblica Moldova e in Ungheria (400mila in entrambi in paesi)</strong>. Maggiori informazioni su:&nbsp;<em>https://data2.unhcr.org/en/situations/ukraine?utm_source=rss&utm_medium=rss</em></p>



<p>Occorre, tuttavia, considerare che i cittadini ucraini sono esentati dall’obbligo di visto e possono circolare liberamente nell’area Schengen per 90 giorni. e, quindi, potrebbero spostarsi in altri Stati membri UE nelle prossime settimane.</p>



<p>Secondo gli ultimi dati del Ministero dell’Interno, nel 2022 le persone in fuga dal conflitto in Ucraina arrivate in Italia alla data di oggi&nbsp;<strong>13 aprile</strong>&nbsp;sono complessivamente&nbsp;<strong>91.137:&nbsp;</strong><strong>47.112&nbsp;</strong><strong>donne,&nbsp;</strong><strong>10.229&nbsp;</strong><strong>uomini e&nbsp;</strong><strong>33.796&nbsp;</strong><strong>minori&nbsp;&nbsp;</strong>(aggiornamenti&nbsp;disponibili su:&nbsp;<a href="https://www.interno.gov.it/it?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.interno.gov.it/it).?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>La casa dei rifugiati. Guida all&#8217;autonomia abitativa dei titolari di protezione internazionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 May 2021 09:24:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Da asgi.it) ASGI, UNHCR e SUNIA lanciano una guida all’autonomia abitativa per aiutare i titolari di protezione internazionale ad orientarsi fra affitti, contratti, diritti e doveri di proprietari e inquilini Le difficoltà di accesso&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(Da asgi.it)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="550" height="420" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/ALLOGGIO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15266" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/ALLOGGIO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 550w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/ALLOGGIO-300x229.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></figure>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>ASGI, UNHCR e SUNIA lanciano una guida all’autonomia abitativa per aiutare i titolari di protezione internazionale ad orientarsi fra affitti, contratti, diritti e doveri di proprietari e inquilini</p></blockquote>



<p>Le difficoltà di accesso all’alloggio rappresentano per i titolari di protezione internazionale uno degli ostacoli principali all’inclusione. Poter trovare casa, senza essere ostacolati da misure discriminatorie e ricevendo l’orientamento adeguato, rappresenta una passaggio chiave per la costruzione di un percorso di autonomia efficace.</p>



<p>Disponibile in italiano e in inglese, la guida si rivolge alle persone rifugiate e a tutte le organizzazioni che si occupano di sostegno all’inserimento abitativo. “<strong>La casa dei rifugiati</strong>” raccoglie informazioni puntuali sull’accesso alle “case popolari” e sull’affitto, con riferimento alle diverse forme contrattuali e ai diritti e doveri di proprietari e inquilini. Altre sezioni sono dedicate a specifici strumenti di tutela contro le discriminazioni e ad approfondimenti preziosi su iscrizione anagrafica e residenza.</p>



<p>“<em>Nel descrivere la propria esperienza in Italia le persone rifugiate evidenziano come molte difficoltà siano riconducibili alla mancanza di informazioni. Insieme all’inserimento lavorativo l’autonomia abitativa rappresenta un presupposto fondamentale per rafforzare l’inclusione sociale: questa pubblicazione è una ‘cassetta degli attrezzi</em>’,&nbsp;<em>utile ai rifugiati e ai molti operatori che sono impegnati nel sostenere il loro percorso di integrazione</em>”, dichiara Chiara Cardoletti, Rappresentante UNHCR per l’Italia, la Santa Sede e San Marino”.</p>



<p>“<em>Il diritto ad avere una casa è un diritto umano fondamentale, senza distinzioni di etnia o nazionalità</em>&nbsp;– aggiunge&nbsp;<strong>Lorenzo Trucco, Presidente dell’ASGI</strong>&nbsp;–&nbsp;<em>È dato di realtà che le persone rifugiate incontrano maggiori difficoltà ad accedere al mercato immobiliare privato e agli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Questa Guida offre una panoramica della legislazione di settore e costituisce un importante vademecum per orientarsi in una materia molto tecnica e di non immediata comprensione</em>”.</p>



<p>“<em>La Guida&nbsp;</em>– dice Stefano Chiappelli, Segretario generale del Sunia –&nbsp;<em>rappresenta un ulteriore contributo al riconoscimento del diritto alla casa per tutti e tutte. L’informazione è solo il primo passo, ma decisivo, che si aggiunge alle attività quotidiane della nostra organizzazione che contribuiscono a favorire la soluzione del bisogno alloggiativo e a promuovere la qualità dell’abitare</em>”.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>La versione in italiano della guida è disponibile&nbsp;<a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2021/04/guida-la-casa-dei-rifugiati-def-pagsingole.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>&nbsp;in formato pdf.</p>



<p>La versione in inglese è disponibile&nbsp;<a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2021/04/guida-la-casa-dei-rifugiati-ENG-def-pagsingole.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>.</p>
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		<title>Moria. Appello per un&#8217;evacuazione urgente e un cambiamento radicale delle politiche europee</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2020 08:22:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(www.asgi.it) Associazione Per i Diritti umani ha firmato l&#8217;appello e invita a fare altrettanto. Moria, appello per un&#8217;evacuazione urgente e un cambiamento radicale delle politiche europee&#160;Durante la notte tra l’8 e il 9 settembre&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(www.asgi.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ha firmato l&#8217;appello e invita a fare altrettanto. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Instagram-Header-1024x1024-1-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14629" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Instagram-Header-1024x1024-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Instagram-Header-1024x1024-1-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Instagram-Header-1024x1024-1-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Instagram-Header-1024x1024-1-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Instagram-Header-1024x1024-1-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Instagram-Header-1024x1024-1-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/p03lhHKxeqLE_NdqPxvj9GYfZ5188CqswbqltjyZPxwG9O6dNxyJ7_IGLVVtXGF6QMUdgpjmzyKJJdi3GGMNOC4w11murdMdLUs2kVh92TYSCbcglU8ssxgyY-Fb9dQM3wuJrO9VCjHeZXS5imoQvobZInFi4xVBq0Kd7H7kN7diuUgULYXTuqxj9kHlLCQTs9ehsjMtZsDZvpuVN4bsW5Jzo_UyHJKjxRJouuj9Y8tYRusaJvUJl8FYyrXX3tSu1Nv6jyAU4-I5VIp2g5a0inSqrY-VNzG4XVP55LgSrw?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Moria, appello per un&#8217;evacuazione urgente e un cambiamento radicale delle politiche europee</strong></a>&nbsp;Durante la notte tra l’8 e il 9 settembre un incendio ha distrutto l&#8217;hotspot di Moria, sull’isola di Lesbo, in Grecia, lasciando circa 13 mila persone – tra cui oltre 4 mila bambini – senza acqua, cibo, protezione.&nbsp;Insieme ad oltre 200 associazioni e organizzazioni internazionali e a diversi europarlamentari chiediamo ai leader europei che vengano prese urgenti decisioni per porre fine agli abusi sistematici dei diritti umani ai confini e negli Stati membri dell’Unione europea.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</td></tr><tr><td>&nbsp;</td></tr><tr><td>&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/ib3KlaklGeoJ43UHT1ZEqzqa0-RRx57QR8z2VLi0qlKvsXV_Z4QBuN1h0bJBgaph-PstTbxawKHavAKbQyEvWiu7Uop3bq1-Z1T_RBdKpfMPN42x31JGST20teIaAVUJ8JXD9tjczMQk9GY1C9hFWUDZt7VFkHzmTUoijtMzHtvsxsOxzQ?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Firma la petizione</a>&nbsp;</td></tr><tr><td><img loading="lazy" width="20" height="38" alt="" src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/IlyS0NSgn10J8NvZbw8VLb1hQlSUEUklygsjOJjm3i1beEgu5NgbTXOI1RawXKp6dfSRJtHsGekNwKheGyc4xgdXrPxLgw_AiDhRjUBEOW8IMHIyGl4eAy7DjPPXA5phXYBfzeGjM6O4sThOXtl9ZR2mAMbiW8tJORjD_Tg-nbSqjScS2N2wlXcGc1meoyQ3jITbtX6GjJfcKjQHJ5tS4Tnr9klO7KkiurZFCmkNqwnjpuS6Ro7x-zk_xlod4-xWVPH5bHLIBldKsrQ5YHmLjdiR-eqGV9k1I4EhOefTokoarocn-GSMjePirT0qIYlekSVfvLAuUUKdngoOh92ojTd0WyEeLI6Jj9LOYC4zqC0muIndssLDvxnotFlZGL6vK-EE1oDAHVRgj65Sc3JOqcWrbgEW1i8nPt7e8LTDkes-BXM=s0-d-e1-ft#http://2iwat.img.a.d.sendibm1.com/im/1506285/15fd9f264001efa0668072cabf04073d203e1c628b776e87506daf3661b832d6.gif?e=IXsCx9pBKe5gJEWkwxrQti-AaWI3mEKeW9DAzAISGHvVncCOG09-nxtGpSOXLs5t-LVLilPb_VP-SCx8ezoMO3qUSgJcq4H1JVsM0dXF8A7lRTZHGDAT8gAzbr4q7swBmAgy9D5SixJ0XEP5zIoKvrslo8VDAZTU56FVOoqikasXA6k-Ptg7D32BSwc&utm_source=rss&utm_medium=rss"></td></tr><tr><td><strong>Moria, come siamo arrivati qui</strong></td></tr><tr><td>&nbsp;&#8220;<em>La stagione politica autunnale a Bruxelles è iniziata da dove si era interrotta: quando arriverà il Patto? In che modo&nbsp; il COVID influisce su tutto? Poi l&#8217;incendio di Moria ha colpito come una tonnellata di mattoni, per ricordare a tutti che l&#8217;attenzione deve essere rivolta anche alle crisi umanitarie di lunga durata che derivano dalle politiche europee</em>.&#8221;&nbsp;Catherine Woollard, Director of the European Council on Refugees and Exiles (ECRE)&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/UBQB1XjS8-Phaeq1tzhUXN0l_vZz88VxWA1cs6lwPFoyFq7KdHfG54XUsuS4cKkJfsw-cHTEhT4HUCIcYKDR_0bzHLR66QNyOkbTuGfCVyHpwyetoiUiv1cyaQy_B-vmEpSgufZw7UrDUTHbAYiPypInVWD6ijVjPF22E9Zm8GMxsEePBCsa3fSMRYHrLdmvCmAEZnzJU_v_a5vnLst-9J6GflY?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nell&#8217;editoriale dell&#8217; 11 settembre 2020</a>&nbsp;Non si è trattato di un evento inaspettato.&nbsp;&nbsp;Nel 2015, l’Unione europea ha introdotto l’approccio hotspot, che ha imposto all’Italia e alla Grecia la gestione di migranti e rifugiati arrivati sulle loro coste. A marzo 2016, l’Ue ha firmato un trattato con la Turchia, per &#8220;arginare nuovi arrivi&#8221;. Senza sorpresa però queste disposizioni hanno trasformato le isole greche in carceri a cielo aperto e hanno aggravato la catastrofe umanitaria ai confini greci.Lesbo e gli altri Hotspot dell’Ue sulle isole dell’Egeo hanno raggiunto il punto di rottura molto tempo fa.&nbsp;Questi campi gravemente sovraffollati&nbsp; sono caratterizzati da condizioni di vita stentate e da una grave mancanza di servizi igienico-sanitari adeguati o strutture igieniche, ancor più grave alla luce dell’incremento dei rischi per la salute dovuti al Covid-197.&nbsp;&nbsp;La situazione negli altri hotspot greci è altrettanto insostenibile e&nbsp;<strong>numerosi avvertimenti sono rimasti inascoltati per oltre quattro anni.</strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</td></tr><tr><td><a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/JiJByfOIDhK5uVmNa41JOVPiAnMsDLQ25Pp86cfb-kUnxlWbiGeT8BGwE813Cp0hdikg4GLrLPK2FCuMAm5roH5bagjtevf7CwQAC_4zCrjlUoKFvUPiNlixxJSG6zqKwReOV9MUwSyy1FRxhlg5Gkgg2RecrD9RMNtEeD_st5zBnK8fDxbV_C2C5UW-BOaPmKbsttoLrE5x_leuAVQoli0eptimaSeIfdlp8Lg?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></td></tr><tr><td>&nbsp;<em>“Quello che è stato fatto in Grecia è la messa a punto e la sperimentazione di un sistema normativo che ha come obiettivo quello di rivoluzionare il diritto d’asilo, permettendo una riduzione dei diritti storicamente riconosciuti ai richiedenti asilo.Alla Grecia si è chiesto di forzare alcune normative o di emanare alcuni istituti e renderli sistemici per sperimentarli”</em>&nbsp;<strong>Avevamo visitato il campo di Moria&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/2GZeN6wmx0PIkVeOSWyFe5JMhhFir54MMnvzYVB6cC2HldXdVKo36kKkmQSMMVG5Us4m3ck-9PSigB7CfLpsY19P_8fX9THvB9RufDAMhzfc_42cjNTYiSB7OE2x3VDfk6cMpfLmCu_9t6yj4Tf3EP_gSf2zTWjFP9E1W_DJM_ITLcuoouzMfAAkGswW8TXX6XWFaNihPeP1bF42PgR1mx6J8gsGpyKt_rf9Ru8Mtb_nLCIBscxE_g_qRgjY8HDYJpUsd1wBLbx5g4tw5ZnfVLucT7dl?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">una prima volta nel giugno 2016</a>, pochi mesi dopo la firma tra l&#8217;Europa e la Turchia e&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/BjBPMNW5_3UXYgS6r2cZ5A94YMD7E_TaIYdnwJoiRZ1GJKOJfPx1vM4B3RR7qRCPT6lxEeet7lXaiY0ey4n4STPnR3QezzifxGSlFUjAFlFEWUYKxww5VxhNVBFCgAJYe4HxWvzk5EqeGgkKI0W-szTHeiR0Kse_YaJWBncWiRSaqPaz2DZOYhQBGPb9kR8-v5glD9D_zE_UvK_D6C05pyFPEp8XZWLxBUtO_XTOWt_r43f2grskAOs-hEBXa_ZlZA?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">successivamente nel 2017</a>.</strong>&nbsp;Da Atene alle isole di Lesbo, passando per Chios e Samos,<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/xiEqRqf77G0kRl-XM7S5chm7KI8PLpVOviVanusTK6dtARFBxYcn00bqV0c6vV8aFGm9qzVpqUn3_KK9b8BC620tSc00kxwIaomAO4f3vF21oyTv4X84k7WIBS7ACPoAar7CyTu2TFucApz-7Etj80LB14QHT_omSpd0jdhNMgihHiGlaeDzgeIhrqF_BuhD9XYCtcN30F0Avg?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;i nostri sopralluoghi ai centri di registrazione e identificazione&nbsp;</a>presenti sul territorio greco avevano messo in luce&nbsp;<strong>la dimensione di laboratorio che aveva assunto la Grecia per la sperimentazione e il perfezionamento delle più recenti politiche europee</strong>&nbsp;in materia di gestione dei flussi migratori e il cui fine, col tempo sempre più esplicito, era quello di ridurre drasticamente gli arrivi nello spazio europeo.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</td></tr><tr><td><img width="590" alt="" src="https://ci3.googleusercontent.com/proxy/Hqb8AZcYgsEsmYS_Dfbrb1l0Sh6SROZFTWgodYhMDk7aCH3wjZAFmBd993vBpawzLcaBEUfFZzJzVSvr5xhlP9aeYrkduDZOhfJiHXoGOQbrxcZZ_g_WYjq18aLq6jZt6lLm5dT8XvJ3rTHPdhn-WbofW9rinDSJjWZYhULtlTuEDhUJ5PEcMQEAMAu_M3Bno_NQXKhTFfbt_UY6x7EAPyFHRtmawkuN3HO0yrJfvZ_wQgDLgdrvAGWAsfKj3yD41Zyu-z9VFslWr42qIPcLzMbR8mF2Y4JIXgzzIu34f_24rKniukiehk0uTW36uqjRiy2LVaj557GZU3Fue2RyBbKHlvcgIrm8YOvZpJEquEPX98wrHeW0OFoKGRr0hqgWEYgEHdbS0RKmM_gjVG9Gix4fhd_UGAH2ZV1UPE_hXpId2wDNgNLXsGas2iVFgU-68YMhvyZaIBFpPubCBH6PHeQCPjrRQoHt5ArQNuub=s0-d-e1-ft#http://2iwat.img.a.d.sendibm1.com/im/1506285/aab352752880c70208b91676a9fc0cc1fb87cae765cbeae26802df222c56abc8.png?e=msvVa89rAjCpkKdKm1tPZ2GP4TbvvkFi9UJzskaOpMjCcFwEMjYUHBsb_010e42ylz3UyHQxw9CFHtc3qpt9fvPyVmIJ_rAZ5_9tSj6p-t7M55sgQouv2eM3VG2jiagB-jlEloRA4um8TBxNpK4Z469FXWTA8kZaX1Ao4Scgqz4ag5_PyNs9r2b3hcwNBK0JiXE_p12s0VMQcXydHCZYWN4hO2oPQUeKlKyqbw&utm_source=rss&utm_medium=rss"></td></tr><tr><td>&nbsp;In Italia, con le associazioni che fanno parte del Tavolo Asilo&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/5pJY5X45WmdCieGbZPjfEGbH6MlNuvTtnljUxhq_VHIfKe48BEXCO5IE6DhxVU6V_d0znnZiHiidB-sbrSxuf2MTApcEzY6rUULPolTx1djRMsPcuyoT-JZtRJpVqR6QbKy8bCjOSWJmRKQqiIdsSCakhJgKLxPC_p-xxdaS6AoVfSBwrLp4307EpKuvBT1X4p0EIBhERrYVMgZFrkuW17idzIJVvMEEtpN22d6B_BfaMJkmX9XE?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">abbiamo denunciato l&#8217;illegalità dell&#8217;Accordo UE-Turchia&nbsp;</a>chiedendo all&#8217;UNHCR di non partecipare alle operazioni di valutazione di massa dell&#8217; inammissibilità delle domande di protezione internazionale avanzate in Grecia dai richiedenti giunti dalla Turchia e al&nbsp;Parlamento italiano di sottoporre a ratifica l&#8217;accordo UE-Turchia che riteniamo contrario al diritto europeo, alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, all’art. 10, 3° co., della Costituzione italiana e più in generale ai principi fondamentali della nostra civiltà giuridica e della nostra tradizione democratica.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</td></tr><tr><td><a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/xeYg4pda_AiUvID5EWJW5wJFu_LPwbmeX3EU5OWpYckIylTquSrgf-ZdqRijqAVsMHDMPzQvZGmucY7p6cowV6Xfpe8azpe82YMuEnFdpuVpqeF5xdngX5RfGTKAM3AEZ0vhOuJLoX7g3JoacBKi3RMqZ8kwJqrl3U3_20s_CFsh6vf7afofZz-fFFl9XsZSv7PLL03NVoh9udnzdR5I0mUz0pk-Xa1yI3LeWbB-ExxaGqHw_Q26INaOgVM?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></td></tr><tr><td>&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/LJ4FZ83g6Q4sw52vHZ1_W_1JRu6wa3erOCCi8pU0jWRkIH1_3VpXaekw0zBm0FZl8cOEsY5JOxg8Ih0B2kLmlBjFPHdCRBl8-tTClGYdznCDo22lvI0-_Hkbv4MgPlDcYXaiqeFksBR_uysi3mfXnFyH4vfuMicCavhDHSJ20hrrYXRJKd9XknZ-r_x2enxFFhegsYVOnLLJXBZ5R3h6WBDL_q6FrnunhfcQAIz3VrhYBWh7_uxhqTuh3kI?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Insieme ad altre organizzazioni in difesa dei diritti umani a marzo 2020</a>&nbsp; ci siamo uniti per presentare denuncia contro la Grecia e l’Unione europea alla luce dei numerosi fatti di violenza e per le violazioni dei diritti delle persone migranti e dei rifugiati in fuga dalla Turchia, in costante crescita.&#8221;Documenteremo le violazioni dei diritti dei migranti e dei rifugiati e denunceremo i responsabili. Supporteremo anche gli attivisti, sempre più criminalizzati per la loro solidarietà ai migranti.&#8221;&nbsp;&nbsp;</td></tr><tr><td><img loading="lazy" width="20" height="38" alt="" src="https://ci3.googleusercontent.com/proxy/sHsL3MueMo8dFIYDqSjBzYHl1kd-Sb1l3cRjYhoszLYN3UqupzG7acaflwNx5SR3EqkL-6zvQuk2s_gfDXpCArmv4FKxgmenwuGuQenfztUhdz6dXfF3XfnGrI4o7yiSs54o20vFvbAPjTdTNceAvKbKsRv0yEb8gHi5tcPesnXOjKI-cU-nfrjFxRM7iegRRxFdlPKVNcGwU5OS6IVhQU4rrtKjxD7opfJiKbrxoXiy59rz0sG_9IFyKV8nMFNBi2gwrZw9FuXnzwqVAfuFvXe4Bw7I-xo8zNDUa1eam2C3kTCExFACGZc8LbWe-47VznoCzM_2Ff7cxmLZD7VvXdAlwza8s8rsBqj2llthLH1jx0uh6dfliXNPXxaSbOjXkkb0JbGbxfLffzNJ9ZpHI_og0IaXt87S0TGgnwBsYmxAjHQ=s0-d-e1-ft#http://2iwat.img.a.d.sendibm1.com/im/1506285/15fd9f264001efa0668072cabf04073d203e1c628b776e87506daf3661b832d6.gif?e=odoUkdwLbczUW3O3_GXtul7oVdsgXXaFDHOTsprjKYgsGnCsA4eow-NQ3IvMdfXOqUfaHY9YVZg8-tJR_4nb51rGM1Dy3eiKDsbSBXPwjIzI7R02e1jHh-T1bNS-giclmDNVhTHAk2TwgJJTCVzsWVv4xKmLKg3wmZc3u7gz7ynX18gq15ZcXj7FwbY&utm_source=rss&utm_medium=rss"></td></tr><tr><td><img width="578" alt="" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/2Ps9BZrdCFNyUQxROtSYZLSl0o3XHEeL2oiM37c-SJCnrf7ZfoqnsZpgFOTZdmAd3tpPyvhMCQ7WlkKmnB71scJotxRRR6NXozzvzzjm3MjhZ5nq6XB40gW54i6hi3bToEbrnihWmczKbjWHidsUX0YHZg_qDT61oMtpfPzl7NpWS6Z0JRcK4DHPl7IfwaA8IpLE3_OWngl3CAbaXl90nw2emYqIYPDq3eL_0wfIjRFCc9kwlVcADWvv-52shO8tT8TJAzdOt44plqYhjJECiEYmmUBEb66IFBBxqtyHmrE_iaynsk2IAAXbT6K0k5MO1GPAtrhBVDGOQuwPXOfURn0bF_46EhtYZYtpFGkNfSHTeaTrlOK7_VYBuuNf38Khqv1YzS7tsJPPNA-LyQTFI6z0WoCEAHWUoYdJdzIDD5cjTLTOn3ZTrcVaAT_CoffuYKkAYmJpbw1Ap_jg1F_584twU6SNt8fAvblpFE2T=s0-d-e1-ft#http://2iwat.img.a.d.sendibm1.com/im/1506285/67c05942ff2004b8ef841e625316ed580c1f438ac7deede80752c9e786f8ad4b.jpg?e=Xg8fP6Ev26prFaDjKSpeipDGUqwjC9p_Sa88qVU5_Cu1cBml_VLt552KP_wIx3ykRz-Va-7V4VVSKoQnCnkloxVh6gBDH_ZGWDxJW1LfliCJVwYaSNaL42gGpGhyN0FgqPyvBh1F4oaiyZlyBddQ7xceXq8IJt9XP4CaALhEHcqFk24TOkTYws6CqSjb1D0lVVne2f33Den0--W0nzcoTuTTMc7wGGVm6oxjpw&utm_source=rss&utm_medium=rss"></td></tr><tr><td>&nbsp;<strong>Gli ultimi eventi dimostrano ancora una volta il fallimento degli hotspot come approccio predefinito alla gestione della migrazione.</strong>&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/mA_ke6cat6_mu2wsCUR4t7grNK6a3ciYdkWQCjRHe7Qvxzn2Hgy341_8zNPSVKbZBIAjdXLvGVSFnitOx5n1Dy7Us1HkZ3BYZST6cOPfJyQ0sjACDTafak_hpYlMfX4_c8_KGXMIWQRrNlUVW8UIr8YmjwTjTOl_DTmNwfBsBGlOUDEX9vO0ld_X-7aoyMHIYTEsoFcnyc-38qOB_xplsRbm0oKcvVnFPWAxLF1rtuTmTPr1asUJLjw1WzPgtYbf2USugZ9hJTY?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Assieme ad oltre 70 Organizzazioni di tutta Europa</a>&nbsp; l&#8217;11 settembre 2020 abbiamo promosso un appello alle autorità dell&#8217;Unione europea in cui:&nbsp;&nbsp;&#8211; &nbsp;<strong>chiediamo&nbsp;al Parlamento europeo</strong>&nbsp;di indagare sul ruolo che l’Ue e gli Stati membri hanno avuto nella fallimentare gestione di Moria;&nbsp;&#8211;&nbsp;<strong>esortiamo la Commissione europea, la Presidenza tedesca del Consiglio dell’UE e gli Stati membri</strong>&nbsp;a considerare le orribili immagini dell’incendio di Moria come una prova inequivocabile del tragico costo umano di un sistema di asilo e migrazione dell’Ue basato su politiche di contenimento e deterrenza;&nbsp;&#8211;&nbsp;<strong>raccomandiamo vivamente alla Commissione europea&nbsp;</strong>di tenere conto di questi eventi&nbsp;<strong>in vista del nuovo patto su migrazione e asilo</strong>&nbsp; per garantire che queste stesse politiche non siano alla base delle proposta estremamente preoccupante dei “centri di elaborazione” alle frontiere europee.&nbsp;&nbsp;</td></tr><tr><td><strong>&#8220;È fondamentale che il nuovo Patto europeo rappresenti un nuovo inizio e non una replica degli errori del passato.&#8221;</strong></td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA): le nostre proposte all&#8217;UNHCR</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Dec 2019 09:42:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha presentato, presso le sedi dell&#8217;UNHCR di Roma e di Ginevra, il seguente documento: 9 dicembre 2019 Purtroppo l’opinione pubblica in Italia si presenta ancora spaccata in relazione ai&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani </strong></em>ha presentato, presso le sedi dell&#8217;UNHCR di Roma e di Ginevra, il seguente documento:</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="410" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/UNHCR-visibility-horizontal-Blue-RGB-v2015-1024x410.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13352" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/UNHCR-visibility-horizontal-Blue-RGB-v2015-1024x410.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/UNHCR-visibility-horizontal-Blue-RGB-v2015-300x120.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/UNHCR-visibility-horizontal-Blue-RGB-v2015-768x307.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/UNHCR-visibility-horizontal-Blue-RGB-v2015.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1192w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p></p>



<p>9 dicembre 2019</p>



<p>Purtroppo l’opinione pubblica in Italia si presenta ancora spaccata in relazione ai rifugiati che giungono sul territorio italiano scappando da guerre, conflitti sanguinosi, persecuzioni, e gravi violazioni dei diritti umani.  </p>



<p>Se da un lato tolleranza,
solidarietà, dialogo e soccorsi umanitari caratterizzano un lato
della medaglia; l’altro lato non si presenta così incoraggiante.
All’incontrario, è sufficiente ascoltare alcune voci di cittadini,
leggere alcuni commenti sui network-network per capire la severa
mancanza di comprensione e solidarietà. 
</p>



<p>Un grave problema che sta
a monte, è proprio l’ignoranza. Ci sono periodi in cui ogni giorno
e ogni sera il tema unico e principale è quello relativo agli
sbarchi; ma tali momenti sono soprattutto accompagnati da dati e
discussioni tra le fazioni politiche. Nonostante tali informazioni
siano necessarie da condividere con la cittadinanza, quello che manca
maggiormente è la presenza di momenti che permettano di forgiare le
conoscenze dei cittadini, e di condividere con loro quali siano i
motivi che spingono donne, uomini e bambini ad attraversare acque e
terre. 
</p>



<p>All’interno di una
tematica così vasta e complessa, il dialogo, la discussione e il
confronto sono ingredienti essenziali per creare consapevolezza. Ecco
che allora, il ruolo dell’educazione ed informazione torna ad
essere preponderante. L’educazione che inizia dietro i banchi di
scuola, e che dovrebbe maturare un senso di responsabilità in ogni
cittadino. Di conseguenza, l’educazione in merito ai diritti umani
e in merito alle sue sfide, come le violazioni che subiscono coloro a
cui viene attribuito lo status di rifugiato, è fondamentale e la sua
importanza non deve essere sottovalutata. Per questo motivo,
associazioni del campo, come Per I Diritti Umani, svolgono un ruolo
di prima linea nel forgiare futuri adulti cittadini coscienti,
consapevoli, informati e attivi. 
</p>



<p>Venendo al tema dei
minori non accompagnati, nel 2018 sono state presentate in Italia 3,9
mila domande di protezione internazionale da parte di minori
stranieri non accompagnati. Le stesse osservazioni conclusive
consegnate all’Italia da parte dello UN Committee in merito allo
stato di implementazione e attuazione della Convenzione ONU sui
diritti dei minori sul territorio Italiano, ha ribadito quanto sia
importante per il governo e autorità italiane continuare ad
indirizzare i propri sforzi ed energie in modo tale da garantire a
tali minori il godimento dei diritti sanciti nella Convenzione
stessa. Di conseguenza, tale impegno deve essere condiviso anche da
attori che quotidianamente lavorano a stretto contatto con minori e
adulti per la promozione di una “cultura dei diritti umani”. Per
questo motivo, risulta significativo lo sviluppo di nuove idee ed
iniziative volte a garantire l’integrazione degli stranieri non
accompagnati in Italia, e con l’obiettivo di supportare la corretta
attuazione dei diritti che li spettano. 
</p>



<p>È dunque necessario
assicurare che i minori stranieri non accompagnati, non appena
arrivano sul territorio di accoglienza, vengano supportati da
esperti, volontari ed affiancati da personale in grado di assistere i
loro bisogni. 
</p>



<p>Allo stesso modo, è
importante lavorare nuovamente sul fronte educativo, impegno che si
traduce in educare i piccoli e grandi cittadini. A questo fine, è
necessario continuare a elaborare progetti ed attività, come per
esempio la possibilità di tenere nelle scuole incontri formativi con
l’obiettivo di sensibilizzare gli studenti in merito al significato
di “rifugiato” e in merito al ruolo che la Convenzione sui
Diritti del Fanciullo svolge tanto per loro stessi, quanto per loro
coetanei stranieri giunti in Italia senza un genitore. Questa
attività potrebbe prendere la forma di un vero e proprio programma,
per cui non si tratterebbe di un solo unico e sporadico incontro, ma
di un ciclo di incontri. All’aspetto teorico, si andrebbero ad
aggiungere attività di gruppo per mettere in pratica quanto
trasmesso e per sviluppare abilità come: team-working, condivisione
del proprio pensiero, ascolto critico, capacità di identificare
violazioni dei diritti dei minori e di prendere decisioni; insieme
alla crescita di attitudini, come empatia, solidarietà,
responsabilità e consapevolezza. Questo tipo di attività potrebbe
essere organizzata per studenti delle classi medie e superiori. 
</p>



<p>Mentre
nelle Università tali iniziative potrebbero rappresentare un vero e
proprio corso (corso a scelta-facoltativo) e che potrebbe risultare
di grande interesse soprattutto per svariati percorsi, tra cui
Giurisprudenza, Economia, Scienze Politiche, Medicina, Filosofia,
Lingue; le cui competenze, una volta sviluppate a conseguimento del
titolo di studio, possono risultare utili all’interno dell’Agenzia
ONU stessa. In questo contesto ovviamente i corsi sarebbero più
specifici e affrontati in profondità. Per esempio corsi su “il
diritto alla protezione internazionale”; “il caso dei minori non
accompagnati”; “Convenzione sui diritti del fanciullo e
convenzione di Dublino”. Il rapporto con le Università potrebbe
risultare una grande risorsa, grazie alla vastità di contatti e
risorse che dispongono. In questo modo, non solo l’educazione in
tale ambito è garantita, ma gli studenti hanno la possibilità di
entrare in contatto con un’Agenzia Specializzata di alto livello
ove in futuro potrebbero applicare le proprie competenze ed essere di
supporto. 
</p>



<p>Infine, un’ulteriore
proposta potrebbe essere considerata dall’UNHCR, anche se tale
suggerimento richiede maggiori sforzi e risorse. Per garantire una
corretta mobilitazione volta ad assicurare una efficace educazione in
merito all’argomento trattato, si potrebbero istituire sedi
regionali-locali di UNHCR in alcuni Paesi. Per esempio, in Italia
l’unica sede presente è a Roma; e potrebbe risultare utile
stabilire altre sedi nel nord e sud d’Italia. Tali sedi
supplementari farebbero poi riferimento a Roma, ma avrebbero la
possibilità di mobilitare le città limitrofe e organizzare proprie
iniziative e programmi. In questo modo, oltre a determinati
dipendenti, la sede può essere supportata da volontari, piccoli e
grandi, animati dalla volontà di contribuire. Così facendo,
l’organizzazione stessa di seminari ed eventi (come nelle scuole)
risulterebbe meno ostia grazie a rapporti più diretti con le
istituzioni. 
</p>



<p>Nicole Fraccaroli, per
Associazione Per i Diritti Umani</p>



<p>Paola Regina, Avvocato
internazionalista 
</p>
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		<title>Minori stranieri non accompagnati: il rapporto sulle visite ai centri di accoglienza di Agia e UNHCR</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jul 2019 09:00:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>da http://www.garanteinfanzia.org Permanenze troppo lunghe, scarsità di informazioni, difficoltà di socializzazione: perfino giocare a calcio è un problema. Dall’ascolto delle esigenze degli ospiti di minore età raccomandazioni a Governo e istituzioni È stata diffusa&#46;&#46;&#46;</p>
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<h5>da <a href="http://www.garanteinfanzia.org?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.garanteinfanzia.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></h5>



<p><em>Permanenze troppo lunghe, scarsità di informazioni, difficoltà di socializzazione: perfino giocare a calcio è un problema. Dall’ascolto delle esigenze degli ospiti di minore età raccomandazioni a Governo e istituzioni</em></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="620" height="264" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/1377063_10153299709372308_5262796274969081503_n-620x264.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12802" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/1377063_10153299709372308_5262796274969081503_n-620x264.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/1377063_10153299709372308_5262796274969081503_n-620x264-300x128.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></figure></div>



<p>È stata diffusa oggi l’anticipazione del rapporto “Minori stranieri non accompagnati: una valutazione partecipata dei bisogni”, relazione sulle visite nei centri emergenziali, di prima e seconda accoglienza in Italia realizzata congiuntamente dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia), Filomena Albano, e l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i Rifugiati (UNHCR). L’anticipazione è scaricabile sia dal sito dell’Agia (<a href="http://www.garanteinfanzia.org/sites/default/files/report-agia-unhcr-6-18.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.garanteinfanzia.org/sites/default/files/report-agia-unhcr-6-18.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>) che da quello dell’UNHCR (<a href="https://www.unhcr.it/cosa-facciamo/protezione/minori-non-accompagnati/ascolto-e-partecipazione?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.unhcr.it/cosa-facciamo/protezione/minori-non-accompagnati/ascolto-e-partecipazione?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>).</p>



<p><strong>I centri coinvolti.&nbsp;</strong>Il campione esaminato comprende strutture di Umbria, Marche, Toscana, Lazio, Puglia, Sicilia, Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Piemonte. Quindici i centri coinvolti, 134 i minori incontrati, 21 le nazionalità rappresentate nelle attività di ascolto e 17 anni l’età media dei ragazzi. Le visite – arricchite da attività laboratoriali su partecipazione e ascolto – proseguiranno fino a fine 2018, dopo di che sarà diffuso il rapporto conclusivo.</p>



<p><strong>I risultati.</strong>&nbsp;Nell’80% dei 15 centri visitati sono risultate carenti informazioni e orientamento, nel 53% di essi emerge la mancanza di attività di socializzazione, nel 47% delle 15 strutture coinvolte la permanenza in centri di prima accoglienza o emergenziali vanno ben oltre i 30 giorni previsti dalla legge. La problematica più segnalata dagli enti gestori è stata quella dei tempi gravosi per la nomina dei tutori. Ragazzi ed enti insieme hanno tra l’altro fatto rilevare l’impossibilità per i minori stranieri non accompagnati di tesserarsi con la Federazione gioco calcio.</p>



<p>Tra le proposte dei ‘minori’: sostegno all’integrazione personalizzato; incontro con le comunità locali per combattere episodi di razzismo, contatto con famiglie per conoscere la cultura italiana. “Potremmo passare le domeniche insieme” dicono. E ancora: corsi di italiano, possibilità di socializzare con i coetanei e tutori volontari in grado di attivare un rapporto di conoscenza, rispetto reciproco e fiducia. L’anticipazione segnala una serie di “protection gaps” specifici. Tra di essi la promiscuità con gli ospiti adulti, la permanenza dei minorenni fino ed oltre il compimento della maggiore età, le restrizioni della facoltà di movimento e la mancanza di condizioni di vita adeguate alla minore età.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.unhcr.it/wp-content/uploads/2018/06/msna-centri-di-accoglienza.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.unhcr.it/wp-content/uploads/2018/06/msna-centri-di-accoglienza-970x485.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12079"/></a></figure>



<p><strong>La nota alle istituzioni.</strong>&nbsp;“Mi preme richiamare l’attenzione sulle raccomandazioni contenute nel rapporto, che sono il risultato dei processi di consultazione delle persone di minore età ascoltate dall’Autorità nel corso delle visite” dice la Garante Filomena Albano. L’Autorità ha rivolto questo appello, con una nota, alla Presidenza del Consiglio dei ministri, ai ministeri dell’Interno, della Giustizia, della Sanità, del Lavoro e Politiche sociali, nonché al vicepresidente del Csm, ai tribunali per i minorenni, ai presidenti delle Regioni e ai garanti per l’infanzia regionali.</p>



<p>“L’Autorità garante deve essere il ponte tra la persona di minore età e le istituzioni nell’obiettivo di perseguire il diritto all’uguaglianza. Attraverso l’ascolto istituzionale, si intercettano le richieste e i bisogni, traducendoli in diritti e si individuano le modalità̀ per renderli esigibili, portando le istanze di bambini e ragazzi davanti alle istituzioni” afferma la Garante Filomena Albano.</p>



<p>“L’ascolto delle persone di minore età è indispensabile per far emergere i loro bisogni e le loro opinioni, e quindi, assicurare il rispetto dei loro diritti” aggiunge Felipe Camargo, Rappresentante dell’UNHCR per il Sud Europa. “Con questa importante iniziativa, vogliamo assicurare a questi bambini e adolescenti in condizioni di particolare vulnerabilità misure di protezione adeguate a soddisfare le loro specifiche esigenze di protezione e sviluppo. In particolare, dalle attività fin ora realizzate con i minori, è emerso con forza, il bisogno di essere supportati nel loro percorso di integrazione, in un contesto di accoglienza che deve essere dignitoso e rispettoso del loro superiore interesse” conclude Camargo.</p>



<p><strong>Le raccomandazioni.&nbsp;</strong>È stata ribadita dall’anticipazione del rapporto “Minori stranieri non accompagnati: una valutazione partecipata dei bisogni” la necessità di garantire e promuovere spazi protetti di ascolto per i minorenni che giungono in Italia da soli e che hanno dunque specifiche esigenze di protezione, tanto più se fuggono da conflitti o da persecuzioni.</p>



<p>Tra le richieste dei ragazzi, tradotte in raccomandazioni, quella frequentissima di “gentilezza e rispetto nelle comunicazioni”. A tribunali e garanti è stato raccomandato di assicurare informazioni esaustive sulla figura e i compiti dei tutori, dei quali è stata sollecitata ancora una volta la nomina. È stato altresì chiesto di chiarire e uniformare su tutto il territorio l’applicazione della procedura di ricongiungimento familiare dei minori non accompagnati ai sensi di Dublino III. Non risulta sia stato fatto circolare l’opuscolo informativo per dare ai richiedenti asilo informazioni corrette e omogenee sulla procedura.</p>



<p>L’anticipazione del rapporto Agia-UNHCR sollecita i responsabili a far in modo che “eventuali permanenze in centri di accoglienza straordinaria e strutture a non alta qualificazione siano contenute nei tempi strettamente necessari”. Altra raccomandazione quella di attivare le procedure di accertamento dell’età solo qualora ci siano fondati dubbi su di essa e sempre su disposizione della Procura presso il Tribunale per i minorenni. Ai servizi sociali, infine, è stato chiesto di vigilare su chi realizza, a livello locale, gli interventi sociali.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Il conflitto dell’Ituri in Congo﻿</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jul 2019 06:37:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I di Veronica Tedeschi Racchiuso in una fetta di terra tra Sud Sudan e Uganda, l’Ituri è una delle regioni più martoriate del Congo che vede da anni duri scontri tra etnie di agricoltori&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>I</strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="860" height="280" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/conflitto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12731" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/conflitto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 860w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/conflitto-300x98.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/conflitto-768x250.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 860px) 100vw, 860px" /></figure>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Racchiuso in una fetta di terra tra Sud Sudan e Uganda, l’Ituri è una delle regioni più martoriate del Congo che vede da anni duri scontri tra etnie di agricoltori e pastori.</p>



<p>Gli
Hema e i Lendu, quasi a ricordarci i Tutsi e gli Hutu del genocidio
rwandese, sono due etnie congolesi tra le più povere che hanno
iniziato a scontrarsi a causa di una evidente disparità di
trattamento da parte dei coloni belgi (anche in questo caso, come
nella vicenda rwandese). Da questo fatto nacquero disparità di
educazione e benessere tra gli abitanti del posto che proseguirono
anche negli anni successivi, fino ad arrivare ai giorni nostri.</p>



<p>L’Ituri
è una regione del Congo che nacque nel 1999 al di fuori della
tradizionale zona est della Provincia Orientale quando James Kazini,
comandante delle forze dell’UPDF (Uganda People’s Defence Force),
affidò la carica di governatore della nuova provincia ad un Hema.</p>



<p>Questo
fatto, vien da sé, portò ad un violento scontro tra etnie.</p>



<p>20
anni dopo, il conflitto è ancora accesso e il numero di vittime
molto alto, si parla di 50.000 persone rimaste uccise dall’inizio
degli scontri.</p>



<p>La settimana scorsa un nuovo e violento scontro ha portato a quasi 200 vittime Hema (numero ancora da confermare). Le indagini sono ancora in corso e i Lendu si difendono mostrando i molteplici danni che anche la comunità Lendu ha dovuto affrontare.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/militari-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12732" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/militari.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/militari-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/militari-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La
miccia di queste ultime violenze è stata l’uccisione di 4
commercianti Lendu, caduti il 10 giugno scorso. I responsabili non
sono ancora evidenti ma in molti pensano che questo evento sia un
incidente voluto per giustificare il massacro che ne è seguito
(ipotesi ovviamente negata dall’etnia Lendu).</p>



<p>Altra
problematicità strettamente connessa alle lotte in Ituri è la
diretta crescita di immigrati, persone che cercano di scappare dalla
morte per genocidio. Si stima che circa 350.000 persone siano fuggite
dalla violenza, e in molti casi coloro che sono finora tornati stanno
scoprendo che i loro villaggi e le loro case sono stati ridotti in
cenere. Il team UNHCR ha ascoltato numerosi racconti di violenze
barbariche, che includono attacchi di gruppi armati a civili con armi
da fuoco, frecce e machete, interi villaggi rasi al suolo e fattorie
e negozi saccheggiati e danneggiati in modo irreparabile. Le sfide
umanitarie sono enormi, in quanto ospedali, scuole e altre
infrastrutture chiave sono state completamente distrutte. 
</p>



<p>La
comunità Hema chiede indagini internazionali visto il susseguirsi di
massacri, il terzo in due anni: «<em>Perché
gli hema sono vittime di massacri dal 1999?</em>
– si chiede Victor Ngona, portavoce degli Hema -. <em>Perché
la comunità internazionale tace, come se non ci fosse nulla
nell’Ituri? Tutto ciò non è normale. Chiediamo un’indagine
internazionale affinché i responsabili siano assicurati alla
giustizia».</em></p>
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		<title>Abbandonati nelle prigioni libiche a morire?</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Mar 2019 07:29:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da progetto MeltingPot Europa, di Anettes Blog, Flugtens Ansigt  Link all’articolo originale (ENG) Traduzione a cura di: Giovanna Leuzzi Frammenti di vite Questo articolo è basato su quasi un intero anno di chiacchierate, telefonate, e&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="artHeading">
<p><div id="attachment_12194" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/arton23894.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img aria-describedby="caption-attachment-12194" loading="lazy" class="size-full wp-image-12194" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/arton23894.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1000" height="667" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/arton23894.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/arton23894-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/arton23894-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a><p id="caption-attachment-12194" class="wp-caption-text">A shipwreck survivor in detention centre.<br />His testimony : “The sun was really strong and the boat started to deflate. All the babies died. How can we stay so many hours in the water without being rescued? People started to drink salty water. Why they left us die at sea?”</p></div></p>
</div>
<h2 dir="ltr"></h2>
<p>Da progetto MeltingPot Europa, di Anettes Blog, Flugtens Ansigt</p>
<div id="artHeading">
<div class="artAbstract" dir="ltr">
<p><img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/squelettes/puce.gif?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Link all’<a class="spip_out" href="https://anettesaw.com/2019/02/23/left-to-death-in-libyas-prison/?fbclid=IwAR2PLnCu_1ozhwokxEn-JaRfDBnHAeYPW_6uk5ZoLOcSkHfofGLD6bjU1VM&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="external noopener">articolo originale (ENG)</a></p>
</div>
<div class="artAutori" dir="ltr">Traduzione a cura di: <a href="https://www.meltingpot.org/+-Giovanna-Leuzzi-+.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Giovanna Leuzzi</a></div>
</div>
<div id="artText" dir="ltr">
<h3 class="spip">Frammenti di vite</h3>
<p>Questo articolo è basato su quasi un intero anno di chiacchierate, telefonate, e messaggi via WhatsApp e Messenger con rifugiati detenuti nelle prigioni libiche e nei centri di detenzione.</p>
<p>La scorsa estate ad Atene ho conosciuto David, originiario dell’Eritrea, grazie ad una amica e da allora abbiamo avuto contatti quasi ogni giorno. David ha trascorso gli ultimi due anni in diversi centri di detenzione <a href="https://www.meltingpot.org/+-Libia-+.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">in Libia</a>, non sapendo quando &#8211; o se mai &#8211; verrà liberato. Dallo scorso autunno è imprigionato nel carcere di Zintan che, a quanto pare, è il peggiore di tutti, situato nella piccola città di Zintan nelle montagne libiche, a 150 km da Tripoli. Oltre David, a Zintan ci sono altri 800 rifugiati e migranti provenienti dall’Eritrea e dalla Somalia.</p>
<p>Abbandonati e disperati, sempre rinchiusi dietro spesse mura senza accesso ad aria o sole e con pochissimo per sfamarsi. Negli ultimi quattro mesi tredici persone hanno perso la vita nella prigione di Zintan, nella maggior parte dei casi a cause della tubercolosi. I malati sono abbandonati a se stessi e non ricevo alcun supporto medico. Vengono lasciati morire con attorno coloro che sono ancora vivi. La tubercolosi si diffonde facilmente nelle sovraffollate carceri libiche, e nessuno è al corrente del numero effettivo degli individui infetti.</p>
<p>Per motivi di sicurezza i nomi e luoghi sono stati modificati.</p>
<p>Una mattina ricevo un messagio su Whatsapp. È David, un rifugiato proveniente dall’Eritrea &#8211; un paese dell’est Africa, forse meglio conosciuto come la Corea del Nord africana. Il messaggio giunge dalla prigione di Zintan, e dice:</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">Oggi siamo all’aperto sotto il sole. Siamo seduti fuori. Non ho visto il sole né respirato aria fresca dal 15 ottobre 2017.</p>
</blockquote>
<p>Quella data &#8211; 15 ottobre 2017 &#8211; che David mi ha nominato milioni di volte. È la data in cui il sogno di raggiungere l’Europa è per sempre svanito. Il giorno in cui i soldati lo hanno catturato e portato in uno dei tanti centri di detenzione libici.</p>
<p>Centri collocati in vecchie prigioni o grandi capannoni con rinchiusi centinaia di rifugiati e migranti, principalmente a causa della severa politica di confine dell’Unione Europea. Caratterizzati dalla ridottissima o del tutto inesistente possibilità di accedere all’aria aperta, dalla scarsità di cibo, da abusi perpetrati dalla polizia e dalle guardie libiche, e dalla flebile speranza di poterne mai uscire.</p>
<p>La polizia libica ha accusato David di essere entrato nel paese illegalmente. <br class="autobr" />In Eritrea lavorava in aeroporto fino a quando non è fuggito. Voleva raggiungere l’Europa, dove molti rifugiati eritrei vedono riconosciutosi il diritto all’asilo per via delle condizioni disumane del regime eritreo.</p>
<p>Sono entrata in contatto con David grazie ad una cara amica eritrea. Un giorno ricevo un messaggio disperato da Atene, dove lei e i suoi tre bambini hanno ottenuto asilo. Suo fratello era detenuto in un centro in Libia. Era malato e solo. Cosa posso fare, mi chiede lei.</p>
<p><img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Siamo tutti malati</i>, scrive David.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Non vediamo mai la luce del sole o prendiamo mai una boccata d’aria fresca o proteine. Mangiamo solo spaghetti cucinati nell’acqua salata. Sempre spaghetti. Abbiamo fame. Abbiamo freddo. Stiamo soffrendo. Aiutaci.</i></p>
<p>I messaggi arrivano spesso e sono numerosi, però oggi David e il suo compagno di cella sono stati autorizzati ad uscire all’aperto.</p>
<p>Gli chiedo se per caso questo significa che d’ora in poi sono autorizzati a stare fuori.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Non lo so, risponde. </i><br class="autobr" />Dopo qualche giorno gli chiedo di nuovo se hanno ancora la possibilità di uscire all’aperto per godersi un po’ della luce del sole.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Ah, ah, ah. No, è successo solo una volta. Ora siamo di nuovo imprigionati fra le mura, scrive, e aggiunge una faccina che piange.</i></p>
<dl class="spip_document_20946 spip_documents spip_documents_center">
<dt><img loading="lazy" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L440xH587/20190207_1030258-b34ca.jpg?1551351415&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="440" height="587" /></dt>
</dl>
<h3 class="spip">Uno stato fallito</h3>
<p>Essendo cittadino eritreo David è registrato con l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ed è ufficialmente sotto la sua protezione.</p>
<p>Secondo il diritto internazionale gode del diritto alla domanda di asilo in un paese sicuro, ma questa procedura non esiste in Libia. Il paese viene definito uno ‘<i>stato fallito</i>’, guidato da un governo debole e da diverse milizie, fra le quali si annovera l’ISIS. L’Unione Europea e l’Italia hanno stipulato accordi con il governo libico e la guardia costiera libica &#8211; versando ingenti somme di denaro &#8211; per mantenere i rifugiati e migranti lontani dai territori europei. I paesi europei hanno contribuito alla formazione professionale della guardia costiera libica e pagato per gli equipaggi per permettere loro di fermare le imbarcazioni che tentano di raggiungere l’Europa.</p>
<p>Come risultato di questa politica, David è al suo secondo anno in Libia. È uno dei pochi fortunati ad avere ancora un telefono cellulare e ad essere in grado di comunicare col mondo esterno. Al momento dell’arresto solitamente i libici sequestrano soldi e cellulari. Fino ad ora David è stato capace di nascondere il suo cellulare, ma è terrorizzato all’idea che le guardie possano scoprirlo:<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Se trovano il mio telefono, mi arrestano, mi picchiano e mi vendono per soldi, mi dice David</i>.</p>
<p>È davvero spaventato che possa essere venduto. La CNN ha documentato come in Libia rifugiati e migranti vengano venduti nei grandi mercati come schiavi. Human Rights Watch e Amnesty International hanno documentato nei loro reports violazioni dei diritti umani nei centri di detenzione libici. Centri gestiti dai libici ma finanziati dall’Unione Europea.</p>
<p>Il 10 luglio 2018, Elijah, 26 anni della Sierra Leone, riferisce all’associazione Human Rights Watch:<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Questo posto è l’inferno. Sembrano essere brave persone, ma ti bruciano con le scosse elettrice. Mi hanno picchiato tre volte quando mi hanno dato del cibo. Ci obbligano a rimanere seduti o in piedi a guardare dritto nel sole. Se protestiamo ci picchiano. Prendono i detenuti e li portano in una stanza specifica per picchiarli. Hanno preso e portato lì anche me, mi hanno legato e colpito sulla pianta dei piedi. Durante la raffica di colpi un mio amico è stato colpito in faccia. <br class="autobr" />Human Rights watch scrive ancora che i quattro centri di detenzione a cui possono accedere per visitarli sono sovraffollati, sporchi e dispongono di insufficiente assistenza medica. Il rapporto parla della presenza di scarsissimo accesso a sufficienti quantità di cibo, molto spesso avariato, e di acqua</i>.</p>
<h3 class="spip">Inferno sulla terra</h3>
<p>Dagli amici su Facebook in Libia ricevo disperate richieste di aiuto.</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Aiutaci<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Stiamo morendo<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> La Libia è l’inferno sulla terra.</p>
</blockquote>
<p>Malattie molto diffuse nei sovraffollati e antigienici centri sono la scabbia e la tubercolosi.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Quando gli individui stanno per morire di tubercolosi, vengono spostati in un’altra stanza e non li vediamo mai più</i>, mi scrive David su WhatsApp, la sua app preferita con cui comunicare in quanto è criptata e dovrebbe essere sicura.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Sono molto preoccupato di potermi ammalare. La gente sputa sangue</i>.</p>
<dl class="spip_document_20947 spip_documents spip_documents_center">
<dt><img loading="lazy" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L440xH628/20190220_0903e73-6d933.jpg?1551351415&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="440" height="628" /></dt>
</dl>
<p>Noah è un veterinario proveniente dall’Eritrea. È stato detenuto per nove mesi in un centro a Tripoli. È un ragazzo molto tranquillo e con una determinata visione, e lui è quello, mi chiedo, da contattare se ho bisogno di conoscere certi fatti. Su Facebook lui posta molti articoli che parlano delle condizioni di vita sue e dei suoi compagni negli altri centri di detenzione libici. Spera solamente che un giorno il mondo, i suoi cittadini e i politici aprano i loro occhi e li liberino. Sei mesi fa mi scrisse su Messenger:</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Salve Signora, scrivo dalla Libia. Vivo in un centro di detenzione come rifugiato. Ciò che le chiediamo è di portare alla luce le segrete e dure condizioni di vita in cui ci ritroviamo, sempre rinchiusi, come in prigione.</p>
</blockquote>
<p>Preoccupata, gli chiedo se non sia pericoloso per lui passarmi informazioni sulla vita nei centri di detenzione.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Non si preoccupi. Invierò tutto in modo sicuro. L’unica cosa che potrebbero farmi è mettermi in prigione, e se la maggior parte delle persone che soffrono qui riesce a liberarsi con il mio sacrificio, mi riterrei fortunato</i>, mi risponde. <br class="autobr" />Noah mi racconta delle tante persone affette da tubercolosi.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>E viviamo tutti insieme. Quelli molto malati e quelli che non lo sanno, quelli infetti e quelli che non lo sono ancora</i>. <br class="autobr" />Secondo le mie fonti, solo una piccolissima parte riceve cure e medicine. E se ricevono medicine, il trattamento si interrompe se rimangono a corto di pastiglie.</p>
<h3 class="spip">Corro</h3>
<p>Hassan, proveniente dalla Somalia, è un altro detenuto della prigione di Zantan:<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Tutti sono malati qui. Voglio andarmene. Scapperò appena è possibile</i>, scrive Hassan una notte di gennaio.</p>
<p>La prima volta che sono entrata in contatto con Hassan lui si nascondeva da qualche parte a Tripoli. Ogni tanto lavorava come caricatore di merci su un camion. Il piccolo salario che riceveva lo spendeva per comprarsi qualcosa da mangiare. Per un po’ non ho ricevuto alcuna comunicazione da lui. Poi, un giorno, mi invia un messaggio dalla prigione di Zintan. È stato catturato dalla polizia ed ora anche lui è in quella prigione. Non sapevo fosse stato preso. Ci sono così tante storie terribili. Non riesco ad essere a conoscenza di tutte.</p>
<h3 class="spip">Catturati dall’ISIS</h3>
<p>Durante i due anni di permanenza in Libia, David è stato detenuto in diversi centri, però quello di Zintan è di sicuro il peggiore. Secondo Noah, l’UNHCR o altre ONG raramente hanno accesso al centro di Zintan, ubicato nelle montagne libiche a 150 km da Tripoli. La strada per raggiungerlo è troppo pericolosa. David è davvero arrabbiato con l’UNHCR. Tutti i rifugiati registrati in Libia si sentono delusi dall’UNHCR. <i>Dov’è l’UNHCR? Loro sono tenuti a proteggere i rifugiati</i>, continua a chiedermi su Messenger.</p>
<p>Il primo centro di detenzione che David ha visitato era nel deserto. Una notte degli uomini dell’ISIS sono arrivati su un furgone e hanno rapito sessante detenuti, fra cui David ed alcuni suoi amici. Hanno ordinato loro di salire sul furgone, e quando la milizia libica è arrivata, gli uomini dell’ISIS si sono immediatamente diretti verso il deserto con il loro carico di esseri umani. Durante la guida, 3 uomini sono caduti dal furgone e sono morti.</p>
<p>Dopo un susseguirsi di varie vicende tumultuose, i prigionieri sono riusciti a scappare. Dopo aver camminato per 150 km nel deserto hanno finalmente raggiunto Tripoli. A Tripoli sono stati arrestati dalla polizia e portati in un grande capannone dove erano già presenti altri 1.400 fra rifugiati e migranti provenienti dall’Eritrea, dalla Etiopia e dalla Somalia. Ho incontrato David per la prima volta quando era nel capannone di Tripoli. Il capannone si trovava vicino l’aeroporto e nell’autunno 2018 è scoppiato uno scontro fra diverse milizie libiche.</p>
<p>David mi racconta del rumore degli spari intorno al capannone:</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Qui è pericolosissimo. Sono molto spaventato. Siamo tutti spaventati. Potremmo morire.</p>
</blockquote>
<p>Mi invia fotografie dei fori dei proiettili nel soffitto del capannone. Finalmente vengono evacuati. Su grossi furgoni vengono trasportati per 150 km da Tripoli alla prigione Zintan, nella zona montuosa.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Ora siamo in una vera prigione</i>, David mi racconta su WhatsApp dopo numerosi giorni di silenzio.</p>
<h3 class="spip">Acqua tre volte al giorno</h3>
<p>Noah mi manda video dai bagni del centro di detenzione dove si trova. Mi viene da vomitare. Questi non sono bagni per esseri umani. Ce ne sono solo sei in totale per 500 persone.</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Beviamo acqua da una tubatura del bagno. Ce n’era un’altra ma ora è rotta, e nessuno viene a ripararla.</p>
</blockquote>
<p>L’acqua corrente è disponibile solo 3 ore al giorno, e da ciò desumo che i bagni vengano lavati solo durante queste 3 ore.</p>
<p>Secondo Noah, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ed altre ONG pagano i libici per riempire le taniche di acqua pulita.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Ma quelli che ricevono i soldi ci danno accesso all’acqua solo per 3 ore al giorno. Non possiamo fare nulla. Non andrebbe bene dire loro qualcosa. Così è la corruzione</i>, scrive scoraggiato.</p>
<p>Un giorno David mi dice che stanno morendo di freddo. Non hanno coperte e lui indossa ancora i suoi vestiti estivi. Chiedo a Noah se loro hanno delle coperte e dove si trova.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Abbiamo coperte…adesso…non ne avevamo, ma sapevamo che l’UNHCR era lì con alcune. Le guardie le hanno prese e chiuse a chiave in un deposito per poi portarsele a casa. Quando è scoppiata la guerra in agosto le nostre guardie sono scomparse, e siamo entrati in quella stanza per prenderci le coperte. Questo è quello che succede quando l’UNHCR non consegna direttamente a noi le cose, ma ai libici. Loro le rubano</i>, scrive.</p>
<h3 class="spip">Le famiglie che pagano il cibo</h3>
<p>Noah crea un altro video per mostrarmi come cucinano. Lo ricevo su WhatsApp. Un ragazzo sta preparando del pane su una padella usando un fornellino a gas. In alcuni centri di detenzione, i detenuti ricevono uno o due pasti spartani al giorno, un pezzo di pane al mattino e spaghetti alla sera. In altri centri di detenzione, come quello dove si trova Noah, i prigionieri devono acquistare loro stessi il cibo facendosi spedire i soldi dalle famiglie a casa.</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Abbiamo chiesto se possiamo avere del cibo, ma fino ad ora ci hanno detto che dobbiamo pagarcelo, mi dice.</p>
</blockquote>
<p>Il direttore del centro di detenzione gestisce un piccolo alimentari da cui possono comprare farina &#8211; ad un costo molto alto, ma il negozio fu chiuso immediatamente il giorno stesso in cui l’UNHCR si presentò per una delle sue rare visite.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Prima che arrivassero i nostri capi ci dissero che dovevamo solo dire cose positive. Ma non fummo autorizzati a dire nulla. Durante la visita il direttore camminava loro fianco a fianco, e chiuse subito il negozio al loro arrivo</i>, Noah scrive su Messenger.</p>
<p>Secondo il rapporto di Human Rights Watch, l’Unione Europea sta finanziando differenti ONG in Libia in modo tale da migliorare le condizioni di vita dei campi. Spesso, però, le organizzazioni sono inefficaci e ci sono molte divergenze, anche all’interno delle Nazioni Unite, dice il rapporto.</p>
<h3 class="spip">Abbondanza di soldi europei</h3>
<p>Pagando ingenti somme di euro alla Libia, l’Unione Europea e l’Italia sono riuscite a fermare gran parte del traffico di essere umani dalla Libia all’Europa. Tuttavia, molti ancora scappano da dittature, guerre, tortura, fame e mancanza di un futuro, così che il numero dei rifugiati e migranti nei centri di detenzione libici è aumentato secondo Human Rights Watch.</p>
<p>A <strong>luglio 2018</strong> erano detenute fra le 8 e le 10 mila persone. Ad <strong>aprile dello stesso anno</strong> ammontavano a 5.200. A tali somme si aggiungono le centinaia di migliaia di persone che vivono illegalmente in Libia, molti nelle mai delle milizie o dei trafficanti. La politica europea è di riportare tutti indietro nei loro paesi di origine.</p>
<p>Da gennaio 2017 a novembre 2018 l’IOM, l’agenzia delle Nazioni Unite per le migrazioni, ha aiutato più di 30 mila persone a ritornare a casa all’interno de ‘<i>The volunteering humanitarian program</i>’. Ma le persone che sono fuggite dal loro paese per motivi legati alla situazione politica, non vi possono fare ritorno perché rischiano la prigione e la tortura. Noah mi dice:</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Ho lasciato l’Eritrea nel 2014. Se mi rispedissero a casa mi metterebbero in prigione perché sono scappato. E poi mi invierebbero al servizio militare da cui non farei mai più ritorno.</p>
</blockquote>
<p>Nel 2014 aveva terminato gli studi come veterinario, ma il regime lo forzò a lavorare come insegnante di scuola.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Non potevo accettarlo. Il salario di un insegnante in Eritrea è molto basso. Non puoi vivere facendo affidamento su questi soldi. Un mese di salario è pari al costo di questi jeans. Quindi, decisi di abbandonare l’Eritrea, prima per l’Etiopia, poi Sudan e dunque Libia</i>. <br class="autobr" />Cosa speri per il tuo futuro?<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Spero di essere evacuato. Se non accade, dovrò ritornare in Etiopia</i>.</p>
<h3 class="spip">Stress e disperazione</h3>
<p>I messaggi che arrivano da Zintan diventano sempre più confusi e disperati. Posso sentire come i nervi di David siano sempre più tesi.</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Non stiamo bene, signora. Abbiamo fame. Cosa faremo? Possiamo andare verso l’Eritrea, ma non possiamo tornare di nuovo in Eritrea, scrive.</p>
</blockquote>
<p>Nel frattempo Hassan riesce a fuggire dalla prigione di Zintan.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Quando ho scavalcato il muro, le guardie mi hanno scoperto. Ho corso. Loro non erano in grado di raggiungermi. Quindi mi hanno lanciato dietro i loro cani. Nemmeno i cani mi hanno raggiunto. Sono davvero un veloce corridore. Se mi avessero preso…se tu avessi visto, come picchiano la gente. È meglio morire. Ho raggiunto una vicina foresta. Poi ho camminato per sei ore finché non sono giunto ad un villaggio vicino dove ho trovato un taxi. E ora sono a Tripoli. Sono davvero stanco adesso e voglio riposarmi</i>.</p>
<p>Una notte di gennaio, un messaggio arriva sul mio telefono da una ragazza della Somalia, troppo giovane per essere in un posto come la Libia. La conosco un po’. Abbiamo già chattato in passato, e lei è molto timida. Vorrebbe andare in Europa. Il suo sogno è di andare scuola, imparare, essere educata, magari un giorno diventare una giornalista. Ma questa notte il suo messaggio non parla di dolci sogni per il futuro.</p>
<dl class="spip_document_20948 spip_documents spip_documents_center">
<dt><img loading="lazy" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L440xH665/20190214_10171f2-e4218.jpg?1551351415&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="440" height="665" /></dt>
</dl>
<h3 class="spip">Suicidio</h3>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Tre ragazzi del Sudan si sono dati alle fiamme. Qui nel centro di detenzione dove mi trovo. Hai visto il video che ho postato oggi su Facebook? Nessuno li ha aiutati. Che Gesù li aiuti, sorella. Hanno davvero bisogno d’aiuto.</p>
</blockquote>
<p>In un video postato su Facebook e registrato dopo un tentato suicidio un uomo &#8211; gravemente ferito e in terribili sofferenze dice:<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Voglio suicidarmi. Non esistono i diritti umani in Libia. Voglio solo trasferirmi in un paese libero e lavorare, ma i libici hanno preso il mio telefono e i miei soldi</i>.</p>
<p>Il giorno dopo chiedo se i tre uomini hanno ricevuto delle cure mediche:<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Non lo so. Sono scomparsi. La polizia ha arrestato un sacco di persone</i>, risponde.</p>
<p>Oggi di prima mattina, alle 7 un messaggio sul mio WhatsAp. Da parte di David, scritto in stampatello: <i>DOV’E’ L’UNHCR? DOVE SONO LE NAZIONI UNITE? DOVE I DIRITTI UMANI? I RIFUGIATI STANNO MORENDO. TUTTI VOI APRITE GLI OCCHI. GRAZIE PER IL TUO SONNO.</i></p>
<p>E un altro post nello stesso giorno da parte di un attivista per i diritti umani eritreo, che ha ottenuto asilo in Italia:</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> 800 rifugiati provenienti dall’Eritrea e dalla Somalia sono stati abbandonati a Zintan. Muoiono per diverse malattie, soprattutto tubercolosi. In questo stesso momento ci sono 9 corpi senza vita in una stanza con lo stesso numero di persone vive. Chiedono che l’UNHCR visiti immediatamente ed evacui il centro.</p>
</blockquote>
<p>David conferma che i nove morti sono ancora là. Negli ultimi quattro mesi 13 persone sono morte.</p>
<p>Noah mi dice che è usuale che i libici lascino lì i cadaveri.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Uno dei miei compagni di scuola è appena deceduto nella prigione di Zintan. Di tubercolosi. È stato malato per un lungo tempo e non ha ricevuto nessuna cura medica. Sono davvero arrabbiato</i>.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Qui a Tripoli abbiamo ambulanze. Tuttavia, se non vai in ospedale ti lasciano morire. Ai libici non importa</i>.</p>
<p>Nel 2018 il numero dei migranti che hanno raggiunto l’Europa è sceso a 113.482 contro i 171.301 del 2017.</p>
<dl class="spip_document_20949 spip_documents spip_documents_center">
<dt><img loading="lazy" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L440xH248/20190214_16118c2-bdfbb.jpg?1551351416&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="440" height="248" /></dt>
</dl>
</div>
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		<title>Meno sbarchi e più albanesi: cambia la geografia dei minori stranieri non accompagnati in Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Nov 2018 10:43:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che si celebra martedì 20 novembre, Fondazione ISMU ricorda come la presenza dei minori stranieri in Italia si sia consolidata nel tempo e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione della Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che si celebra martedì 20 novembre, Fondazione ISMU ricorda come la presenza dei minori stranieri in Italia si sia consolidata nel tempo e che al 1° gennaio 2018 sono un milione e 41mila i minorenni stranieri iscritti nelle anagrafi comunali del nostro Paese (a fronte di circa 8,8 milioni di italiani con meno di 18 anni di età), cioè più di un quinto della popolazione straniera complessivamente residente in Italia. Nell’anno scolastico 2016/2017 i giovani stranieri che hanno frequentato le scuole italiane sono stati oltre 826mila: si è, dunque, registrato un nuovo record storico. Ogni anno in Italia nascono mediamente circa 70mila bambini e bambine con genitori entrambi stranieri, pari a circa il 15% di tutte le nascite. Inoltre, ogni anno aumentano significativamente i minorenni di origine straniera che ottengono la cittadinanza italiana: secondo gli ultimi dati disponibili, durante il 2016 le acquisizioni di cittadinanza “per trasmissione o elezione” dei minori di 20 anni di età sono state più di 80mila e hanno rappresentato il 40% del totale (202mila). Tra gli “sbarcati” crescono, ma solo in termini relativi, i minori non accompagnati. Sebbene la presenza di minori stranieri nel nostro Paese appaia complessivamente consolidata e ben avviata nei processi di integrazione, merita ancora una speciale attenzione il segmento di coloro i quali non sono accompagnati da figure familiari e a cui va data speciale considerazione, vista la particolare condizione di vulnerabilità in cui si trovano. In questo contesto, ISMU segnala che nel 2016 sono “sbarcati” in Italia quasi 26mila minorenni stranieri non accompagnati (pari al 14,2% del totale degli sbarcati di quell’anno), durante il 2017 quasi 16mila (pari al 13,2% del totale degli arrivati via mare nel corso dell&#8217;anno) e durante il 2018, fino al 5 novembre, solamente 3.368 (pari al 15,1% del totale degli sbarcati da inizio anno). Anche se in termini assoluti si è registrata una netta diminuzione dei minori stranieri non accompagnati (Msna) arrivati via mare nel nostro Paese, nel 2018 rimane però in aumento la loro incidenza sul totale degli sbarcati. Quest’ultima è superiore rispetto al biennio passato e, soprattutto, rispetto al 2014 e 2015, quando 2 l’incidenza dei minori stranieri non accompagnati era stata poco più della metà dell’attuale, pari allora all’8% circa. Inoltre, sempre più spesso i minori stranieri non accompagnati giungono in Italia anche tramite altre rotte di tipo terrestre. Arrivi Msna via mare. Anni 2014-2018 Anno MSNA arrivati via mare Totale arrivi % MSNA su totale arrivi Anno 2014 13.026 170.100 7,7 Anno 2015 12.360 153.842 8,0 Anno 2016 25.846 181.436 14,2 Anno 2017 15.779 119.369 13,2 Anno 2018 (gennaio-ottobre) 3.330 22.031 15,1 Fonte: Elaborazione ISMU su dati Ministero dell&#8217;Interno e UNHCR Per la prima volta diminuiscono i minori non accompagnati nelle strutture di accoglienza e cambia parzialmente la geografia delle provenienze.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Minori-strabnieri-non-accompagnati-immagine.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11688" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Minori-strabnieri-non-accompagnati-immagine.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="550" height="397" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Minori-strabnieri-non-accompagnati-immagine.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 550w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Minori-strabnieri-non-accompagnati-immagine-300x217.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></a></p>
<p>Al 30 settembre 2018, la prima cittadinanza presente e censita nelle strutture dedicate ai minori stranieri non accompagnati in Italia è quella albanese (con 1.220 unità, pari al 12,8% del totale), che non partecipa all’attuale flusso migratorio via mare. Subito dopo troviamo gambiani (1.174), egiziani (1.056), guineani (960) e ivoriani (958). Solo otto mesi prima, al 31 dicembre 2017, gambiani (2.202), egiziani (1.807) e guineani (1.753) erano ai primi tre posti nei centri per Msna. Gli egiziani, in particolare, erano sempre stati per numerosità il primo collettivo nazionale di minori stranieri non accompagnati ospitati in Italia alla fine di tutti gli anni precedenti, ma nel corso degli ultimi otto mesi tutti e tre i gruppi sono stati sopravanzati dagli albanesi. Inoltre, è diminuito il numero complessivo di Msna censiti nei centri di accoglienza italiani. Tale presenza negli anni precedenti era salita progressivamente: al 31 dicembre 2013 erano state registrate 6.319 unità, alla stessa data del 2014 i minori stranieri non accompagnati nei centri di accoglienza italiani erano 10.536, poi 11.921 nel 2015, 17.373 nel 2016 e 18.303 alla fine del 2017. Al 30 settembre 2018 sono scesi a 12.112. Tra questi, la percentuale di maschi è in leggero calo: si è passati dal 93,3% di fine 2016 al 93,2% di fine 2017, fino al 92,6% del 30 ottobre 2018 (contro il 95% del 31 dicembre 2015 e della stessa data del 2014). Anche quest&#8217;anno la Sicilia è la regione dove si registra la massima collocazione di minori stranieri non accompagnati: è pari al 40% d’incidenza sul totale delle regioni che li ospitano. Per la prima volta, invece, diminuisce l’incidenza dei diciassettenni sul totale dei Msna per fasce d’età: dopo essere aumentata dal 50% del 31 dicembre 2014 al 54%, 57% e 60% alla fine degli anni successivi, ora è al 57%. I minori irreperibili sono ancora più di 5mila. L’Italia, come noto, non è sempre la meta ultima dei minori stranieri non accompagnati, o meglio non lo è per tutti. A tale proposito, è significativo il numero di coloro che si allontanano volontariamente dalle strutture di accoglienza dove sono ospitati. Al 30 settembre 2018 sono 5.178 i minori risultati irreperibili nelle strutture di accoglienza censite dal Ministero del Lavoro, la 3 maggior parte eritrei (nel 14,9% dei casi) o tunisini (nel 12,0%), e dunque meno albanesi. Rispetto al 31 dicembre 2017, il numero di minori allontanatisi dalle strutture di accoglienza è però leggermente diminuito (-11,2%). In diminuzione i minori non accompagnati che fanno richiesta di asilo. Nel 2017, le richieste di asilo presentate da minori non accompagnati in Italia erano risultate in progressivo aumento nel tempo fino a raggiungere il record di 9.782. Nel primo semestre del 2018, tuttavia, esse sono state solamente 2.857: coloro che hanno presentato maggiormente domanda di asilo sono stati, nell’ordine, gambiani (531), nigeriani (307), maliani (284), guineani (282) e senegalesi (250), tutti cioè provenienti da una ben definita area geografica dell’Africa centro-occidentale, e non dunque albanesi o egiziani. Per tre quarti delle richieste d’asilo esaminate durante il primo semestre del 2018 si è ottenuto un esito di protezione umanitaria, per il 4% un riconoscimento dello status di rifugiati e per il 2% quello di protezione sussidiaria. I casi di irreperibilità hanno riguardato il 3% dei minori stranieri non accompagnati richiedenti asilo e i dinieghi il 16%.</p>
<p>Per approfondimenti: <a href="http://www.ismu.org/minori-stranieri-non-accompagnati?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.ismu.org/minori-stranieri-non-accompagnati?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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