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	<title>università scuola Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Hate speech e libertà di espressione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2015 04:44:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Hate Crimes in Europe!]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 9 ottobre 2015, presso l&#8217;Università Statale di Milano, Dipartimento di Giurisprudenza, si è svolto un convegno, organizzato dall&#8217;ASGI, dal titolo: Hate speech e libertà di espressione: tanti gli ospiti che hanno animato&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Lo<br />
scorso 9 ottobre 2015, presso l&#8217;Università Statale di Milano,<br />
Dipartimento di Giurisprudenza, si è svolto un convegno, organizzato<br />
dall&#8217;ASGI, dal titolo: <i>Hate<br />
speech e libertà di espressione</i>:<br />
tanti gli ospiti che hanno animato i dibattiti e che hanno<br />
approfondito gli argomenti relativi al tema.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<i>L&#8217;Associazione<br />
per i Diritti Umani</i> ha<br />
seguito il workshop che ha riguardato il “Linguaggio d&#8217;odio nella<br />
rete e nei media”.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il primo<br />
punto su cui si è discusso riguarda la precisazione secondo la quale<br />
l&#8217;odio non passa solo attraverso un FATTO, ma anche attraverso<br />
elementi extra giuridici come, ad esempio, gli strumenti tecnici che<br />
vengono utilizzati. Ecco perchè sono nati, negli ultimi tempi, molti<br />
progetti che monitorano proprio gli strumenti tecnologici a<br />
disposizione delle persone.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Gabriella<br />
Klein ha illustrato il progetto RADAR per dare ad avvocati, giudici,<br />
Polizia e associazioni strumenti adatti a regolare<br />
l&#8217;antidiscriminazione e l&#8217;antirazzismo. Il progetto fornisce delle<br />
guide con raccomandazioni che servono anche a livello europeo e che<br />
riguardano, spesso, anche i testi di legge. Per fare un esempio: in<br />
alcuni comunicati dell&#8217;Unione europea si usa il termine “razza”:<br />
viene specificato che il termine non è usato in senso genetico, ma<br />
non viene nemmeno specificato in che senso venga utilizzato e questo<br />
contribuisce a creare confusione. In Finlandia, invece, il concetto<br />
di “razza” non viene mai utilizzato, così come il suo derivato<br />
“razziale”.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nell&#8217;analisi<br />
delle sentenze si evidenziano e si analizzano le parole, ma anche la<br />
comunicazione non verbale (i gesti) e le immagini per verificare che<br />
non passino messaggi discriminatori, così come risulta importante la<br />
comunicazione paraverbale, ovvero il tono di voce con il quale<br />
possiamo veicolare i significati che corrispondono a ciò che<br />
pensiamo veramente, ma anche quelli sottesi. Nelle sentenze italiane<br />
non si considerano mai questi fattori comunicativi, ma al limite, ci<br />
si sofferma ad analizzare solo le parole. Questi fattori, invece,<br />
sono importanti perchè la comunicazione crea le pratiche sociali e<br />
vanno analizzati nella loro complessità e nella loro dinamica –<br />
attraverso l&#8217;analisi della conversazione, molto usata in<br />
sociolinguistica – perchè permettono di vedere la reazione<br />
dell&#8217;Altro, soprattutto quando sono state fatte delle videoriprese<br />
(ci riferiamo, quindi, all&#8217;analisi dei talk show, delle pubblicità,<br />
delle conversazioni in rete, scritte e visive).</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Un altro<br />
progetto interessante è stato esposto da Alessandra Giannoni del<br />
Cospe. Il progetto europeo si chiama BRICKS e si occupa di capire<br />
come le testate online gestiscono le interazioni degli utenti in tema<br />
di immigrazione e minoranze, puntando  sull&#8217;Educazione ai media per<br />
promuovere un approccio critico.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
collaborazione con l&#8217;Università di Firenze, sono state raccolte –<br />
tra gennaio e marzo 2015 – interviste a testate giornalistiche<br />
online ed ad esperti (dell&#8217;Unar e della Carta di Roma): le<br />
conclusioni, ad oggi, dimostrano che l&#8217;utente denominato “AGGRESSIVO”<br />
è colui il quale scrive: “Io li conosco, ho la soluzione perchè<br />
sono armato” oppure “Non sono razzista, ma&#8230;” oppure “ Non<br />
sono ipocrita, dico quello che penso&#8230;”: in questi casi siamo nel<br />
campo dell&#8217;opinione e chi scrive o pronuncia questa frasi, sa di<br />
poterlo fare perchè ormai sono accettate e non vengono sanzionate.<br />
Per contrastarle e monitorare i discorsi d&#8217;odio si potrebbe<br />
intervenire sui toni con cui vengono detti e scritti oppure<br />
rispondere alle persone in maniera privata, convincendole a non<br />
insistere.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;UNICRI,<br />
l&#8217;Unità di Prevenzione del Crimine e Giustizia penale ha realizzato<br />
un progetto, PRISM, di cui si è parlato sempre durante il convegno.<br />
La relatrice, Elena D&#8217; Angelo, ha esposto i risultati comparativi di<br />
un&#8217;indagine che si è verificata in 28 Paesi europei per la lotta<br />
contro i crimini e i discorsi d&#8217;odio online e sui nuovi media (i<br />
Paesi che hanno risposto all&#8217;indagine sono stati, però, 18).
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il punto<br />
di partenza: quanto il Diritto può essere utile? E&#8217; in parte<br />
necessario, le misure giuridiche sono utili, ma non sono sufficienti.<br />
Innanzitutto manca una definizione precisa di “discorso d&#8217;odio” e<br />
poi mancano le tecniche di indagine COMUNI a livello europeo: in<br />
alcuni Paesi le legislazioni sono ancora vaghe, mentre in altri sono<br />
talmente nuove che non riescono ad essere efficaci, come ad es. in<br />
Grecia o in Spagna.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
segnalazioni sono fondamentali perchè aiutano anche a dare un quadro<br />
completo del fenomeno: non solo le denunce alla Polizia, dunque, ma<br />
sarebbe necessario implementare anche applicazioni sui cellulari<br />
oppure una nuova e precisa modulistica online.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Chiara<br />
Minicucci, di CITTALIA, ha presentato un&#8217;altra ricerca, sempre<br />
nell&#8217;ambito del progetto  PRISM, sui gruppi che più si<br />
caratterizzano per i discorsi di odio e come si rapportano i giovani<br />
riguardo al tema. Emerge, in Italia, una presenza massiccia di gruppi<br />
di destra e di destra radicale che non ripudiano il fascismo e il<br />
colonialismo e nemmeno il razzismo e la violenza. Una domanda<br />
interessante, emersa dall&#8217;indagine, è: “Chi scrive sui social,<br />
potrebbe passare dalla scrittura ai fatti?” (Vedi il caso di<br />
Stormfont Italia)&#8230;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Infine<br />
si è parlato anche di antisemitismo e islamofobia, con Giulia Dessì<br />
di MEDIA DIVERSITY. In Italia, oggi, non si parla di antisemitismo,<br />
invece in altri Paesi europei la situazione è molto grave: si<br />
leggono ancora, infatti, frasi che riguardano l&#8217;uso del sangue dei<br />
bambini per riti religiosi, di complotto giudaico e di negazionismo<br />
della Shoà anche se nei media mainstream l&#8217;antisemitismo è meno<br />
frequente, in Europa, rispetto ad altre forme di razzismo o di<br />
islamofobia. A questo proposito, si tende a dipingere l&#8217;Islam come un<br />
blocco monolitico, come portatore di valori inconciliabili con quelli<br />
europei ed occidentali tramite la visione di uomini violenti e dediti<br />
al terrorismo. Le fonti di ricerca hanno visto le analisi dei servizi<br />
de “Il Giornale” o di “Fox news” dove, spesso, le immagini<br />
non corrispondono al testo.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
azioni di contrasto suggerite da questo progetto sono: presentare<br />
esposti e denunce ai giornalisti, all&#8217;Ordine dei giornalisti e alle<br />
associazioni e agli organismi regolatori indipendenti (ad es. IPSO<br />
per l&#8217;Inghilterra).</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Al<br />
termine dell&#8217;incontro è stato ribadito che il RAZZISMO è solo un<br />
fenomeno CULTURALE: tutte le teorie sul razzismo  biologico hanno<br />
clamorosamente fallito.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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