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	<title>università Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>World Report 2026: crisi globale dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Feb 2026 08:38:21 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>(da: https://centridiricerca.unicatt.it/)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p></p>



<p>Il<em> </em><a href="https://www.hrw.org/world-report/2026?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>World Report 2026</em>, pubblicato da <em>Human Rights Watch</em></a> nel febbraio 2026, fotografa uno dei momenti più critici per i diritti umani dal dopoguerra a oggi. Il rapporto, giunto alla sua 36ª edizione e basato su ricerche in oltre cento paesi, non si limita a denunciare violazioni diffuse, ma interpreta tendenze globali che definiscono la traiettoria dei diritti fondamentali nel primo venticinquennio del XXI secolo.</p>



<p>Secondo il direttore esecutivo Philippe Bolopion — che apre il report con un saggio introduttivo — “porre freno all’onda autoritaria che travolge il mondo è la sfida di una generazione”, mettendo in guardia contro la regressione di istituzioni democratiche, libertà civili e stato di diritto.</p>



<p>Questa “recessione democratica”, come molti media internazionali hanno definito i contenuti principali del rapporto, è tanto sistemica quanto trasversale: coinvolge Stati Uniti, Unione Europea, Asia, Africa e Americhe, e riguarda tanto le democrazie consolidate quanto i regimi autoritari.&nbsp;</p>



<p>Un elemento centrale del&nbsp;<em>World Report 2026</em>&nbsp;è il tema dell’erosione delle garanzie democratiche e delle protezioni per i diritti umani. I governi, in diverse regioni del mondo, hanno risposto alle crisi politiche, economiche e sociali con misure restrittive che limitano la libertà di stampa, di associazione e di espressione, e indeboliscono i controlli istituzionali sui poteri esecutivi.&nbsp;</p>



<p>In particolare, il rapporto evidenzia come gli abusi commessi sotto l’amministrazione Trump negli Stati Uniti — tra intimidazioni di oppositori, erosione dell’indipendenza giudiziaria e degrado delle libertà civili — non siano fenomeni isolati, ma parte di una tendenza più ampia che alimenta l’autoritarismo globale.</p>



<p>Bolopion e i ricercatori di HRW sottolineano che senza una risposta concertata delle democrazie rispettose dei diritti umani — come l’Unione Europea, il Regno Unito e il Canada — il sistema internazionale basato sulle regole rischia di sgretolarsi.</p>



<p>Il rapporto analizza la situazione nei paesi dell’Africa meridionale, denunciando gravi abusi e la mancanza di giustizia per le vittime. In Angola e Mozambico le forze di sicurezza hanno risposto alle proteste con uso eccessivo della forza, provocando morti e feriti. In Eswatini non è stata assicurata nessuna responsabilità per la repressione dei movimenti pro-democrazia del 2021. Nel Sudan, la guerra civile continua a mietere vittime tra i civili e a distruggere infrastrutture essenziali. Il rapporto sottolinea che le forze del Rapid Support Forces (RSF) hanno eseguito uccisioni sommarie, detenzioni arbitrarie, saccheggi e violenze sessuali in Darfur, mentre entrambe le parti in conflitto hanno colpito infrastrutture critiche per la sopravvivenza delle comunità civili.</p>



<p>Nell’Unione Europea, malgrado progressi formali su alcuni diritti economici e sociali, persistono gravi rischi legati alla politica migratoria restrittiva, alle discriminazioni razziali e all’influenza di narrazioni di estrema destra nella politica mainstream. La UE affronta così la contraddizione tra un quadro normativo formale di tutela dei diritti e la concreta implementazione, che spesso resta frammentata o insufficiente.</p>



<p>In Nord Corea, le restrizioni legate alla pandemia e il controllo statale continuano a erodere il diritto alla sicurezza alimentare, alla salute e al benessere delle famiglie, con impatti particolarmente significativi sulle donne e sui gruppi più vulnerabili.</p>



<p>Il contesto globale del 2025 è stato segnato da una diffusa mobilitazione sociale, spesso accompagnata da repressioni brutali da parte degli Stati. Un caso emblematico è quello dell’Iran, dove la rivolta popolare iniziata alla fine del 2025 si è tradotta in repressioni di massa nel 2026. Secondo fonti indipendenti e organizzazioni di diritti umani, migliaia di manifestanti sono stati uccisi e arrestati, mentre le autorità hanno adottato misure sistematiche per eliminare il dissenso.</p>



<p>Questa dinamica emerge anche nella narrazione del World Report: i movimenti di protesta, pur segnati da aspirazioni di libertà e giustizia, sono spesso soffocati da forze statali che privilegiano il controllo politico alla protezione dei diritti umani.</p>



<p>Al di là dei singoli casi, il significato più profondo del&nbsp;<em>World Report 2026</em>&nbsp;è nella diagnosi di una crisi istituzionale globale dei diritti umani. Non si tratta solo di conflitti armati o di abusi specifici: è l’erosione delle garanzie democratiche di base e la legittimazione di politiche autoritarie che segnano una svolta preoccupante.&nbsp;</p>



<p>HRW osserva come i governi — anche in contesti democratici — usino strumenti giuridici e tecnologici per sorvegliare, controllare e talvolta criminalizzare l’opposizione e la società civile. Questi trend non sono isolati: sono parte di una narrativa che lega sicurezza, ordine pubblico e potere esecutivo a scapito delle libertà fondamentali.</p>



<p>Il&nbsp;<em>World Report 2026</em>&nbsp;non si limita a denunciare le violazioni, ma lancia un appello chiaro alla cooperazione internazionale e all’impegno delle società civili. Bolopion esorta le democrazie a cooperare più strettamente per difendere lo “ordine internazionale basato sulle regole” e per opporsi alla normalizzazione delle misure autoritarie.&nbsp;</p>



<p>In un mondo dove la maggioranza della popolazione vive sotto regimi autoritari o in transizione verso tali modelli, secondo HRW la difesa dei diritti umani deve essere una priorità non solo retorica, ma operativa. Ciò richiede investimenti nella protezione delle libertà fondamentali, nel sostegno ai difensori dei diritti umani, nella trasparenza istituzionale e nella solidarietà transnazionale delle comunità democratiche.</p>



<p>Il&nbsp;<em>World Report 2026</em>&nbsp;di&nbsp;<em>Human Rights Watch</em>&nbsp;ci consegna un quadro globale segnato da tensioni profonde tra aspirazioni di libertà e pratiche autoritarie, tra norme internazionali e politiche nazionali che ne minano l’efficacia. Pur nelle sue dimensioni geopolitiche diverse, la mappa delle violazioni dei diritti umani rivela un elemento comune: la fragilità delle garanzie democratiche quando questi diritti non sono sostenuti da istituzioni robuste e da una società civile vigile.</p>



<p>Per chi si occupa di politica, istituzioni e diritti umani — come la comunità di Polidemos — il rapporto non è solo una lettura, ma un richiamo all’azione: riflettere sui legami tra governance, libertà civili e giustizia sociale, e promuovere strumenti concreti per difendere i diritti fondamentali nell’arena globale come in quella locale.</p>
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		<title>PDF in INGLESE di Visioni periferiche. La narrazione dell&#8217;hinterland in Italia e nel mondo</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Oct 2021 09:29:58 +0000</pubDate>
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<p>Care e cari,</p>



<p>è ora disponibile la versione IN INGLESE del saggio &#8220;Visioni periferiche. La narrazione dell&#8217;hinterland in Italia e nel modo&#8221;, in formato PDF.</p>



<p>Se siete interessati ad acquistarla (a 10 euro), potete scriverci alla email: info@peridirittiumani.com </p>



<p>Utile, credo, soprattutto per gli STUDENTI di molte facoltà e per quelli delle scuole superiori.</p>
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		<title>Mattia Maestri: stereotipi sulla criminalità organizzata di stampo mafioso</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Aug 2021 07:29:15 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p><strong>Come ci immaginiamo il mafioso?</strong> Partendo dal look, ad esempio: oggi lo stereotipo è che la mafia si vesta in maniera molto elegante, con giacca e cravatta; che viva nei grattacieli, che non indossi più la coppola, che giri con la valigetta 24ore e che, quindi, sia diversa dalla mafia di fine &#8216;800 &#8211; inizio &#8216;900 dove i gabellotti, gestori dei feudi per conto dei padroni si servivano di guardie armate che difendevano i terreni dai briganti. La mafia NON nasce dal brigantaggio, ma dal rapporto di potere che si sviluppa tra borghesia agraria e contadini, attraverso le figure del gabellotto. I briganti facevano razzia di quelle terre e mettevano in pericolo il lavoro dei gabellotti e delle guardie armate, oltre che le proprietà dei borghesi.</p>



<p>I mafiosi di oggi si vestono <em>casual</em>, non sono affatto eleganti, non sono acculturati, non giocano in borsa: questo vorrebbe dire staccare la mafia dal territorio. Il controllo del territorio, invece, è totale.</p>



<p><strong>I mafiosi sono brave persone.</strong> Tommaso Buscetta, collaboratore di giustizia, denuncia la frangia corleonese (Totò Riina, Bagarella, etc.) che nella seconda faida di mafia prendono il potere in Sicilia; si passa dalla mafia palermitana a quella corleonese a capo di Cosa nostra. Buscetta dice che quando dominavano loro, la mafia palermitana, la mafia aveva dei valori, era solidale con le persone, quando arrivano i corleonesi scoppia l&#8217;uso della violenza (ricordiamo le stragi di Capaci e di Via d&#8217;Amelio, ovviamente). Altro stereotipo perchè questo è solo il personale parere di Tommaso Buscetta; infatti nel suo caso non si può parlare di “pentito”, ma di “collaboratore di giustizia” perchè lui non si è mai pentito delle azioni commesse. In realtà, la mafia aveva usato la ferocia anche prima del 1984. Quello di Buscetta è un modo di configurare un sistema valoriale mafioso per renderlo in qualche modo legittimo.</p>



<p>Se la violenza non è evidente, questo NON vuol dire che la mafia non c&#8217;è, anzi: vuol dire che il territorio è ben controllato dalle cosche e che la mafia sostituisce lo Stato su quel territorio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf2-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15567" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf2-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf2-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf2-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf2-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf2-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>Libero Grassi, 1991: è un imprenditore che viene ucciso in Sicilia, a Palermo. In quel momento era l&#8217;unico che quando gli chiedono di pagare il pizzo, si ribella. Lo lasciano da solo, viene isolato dai suoi stessi colleghi (Confindustria si scuserà tanti anni dopo), nonostante sia andato anche in tv a denunciare questa attività della criminalità organizzata. Al mafioso conviene toglierlo di mezzo perchè non ha opposizione da parte di qualcuno e il suo omicidio serve da monito per chi vorrebbe denunciare. Solo tredici anni dopo, sempre in Sicilia, nasce “Addio pizzo”, un&#8217;associazione antiracket: però Libero Grassi ha perso la vita e la violenza permane.</p>



<p><strong>Dal punto di vista culturale la mafia è cambiata?</strong> No. Qualche figlio di boss ha frequentato l&#8217;università, ma permane l&#8217;arretratezza culturale; le occupazioni, quando la mafia giunge al Nord, sono umili; oggi si tende a centralizzare l&#8217;uso di professionisti nella criminalità organizzata, ovvero si tende a pensare che oggi i mafiosi siano ai vertici della società: è vero ci sono delle figure a libro paga dell&#8217;organizzazione, ma NON SONO dell&#8217;organizzazione stessa. Sono figure intermedie, di supporto alle cosche. Fanno parte della “zona grigia” che è la forza mimetizzata della mafia. Il giudice Falcone, nel 1980, si reca da Franck Coppola e gli chiede: “Che cos&#8217;è la mafia” e il vecchio boss risponde: “Tre magistrati vorrebbero diventare Procuratore della Repubblica (magistrati): uno è intelligentissimo, il secondo gode dell&#8217;appoggio dei partiti di governo, il terzo è un cretino, ma proprio lui otterrà il posto. Questa è la mafia”. Se lo Stato si basa sulla corruzione e sul clientelismo, il posto lo prenderebbe il secondo; invece il cretino fa quello che vuole la mafia senza chiedere niente oppure senza nemmeno rendersene conto.</p>



<p><strong>La mafia dà lavoro: ennesimo stereotipo.</strong> Da quando decide di investire nel traffico di stupefacenti, in particolare, la mafia acquisisce un dirompente potere economico e sociale: se voglio comprare cocaina, vado in latinoamerica. In quei Paesi un chilo di coca costa 1.000 euro. Porto quel chilo di cocaina a Cisliano e lo rivendo a 40/50.000 euro. Quel chilo può diventare anche di più, se alla coca pura si aggiungono addittivi. Ci troviamo, quindi organizzazioni mafiose che fatturano miliardi in un mercato totalmente illegale. Dove mettono tutto questo contante? Non possono depositarlo in banca per cui comprano locali, ristoranti, casinò, etc. in modo da riciclare il denaro sporco. Nei locali battono gli scontrini di entrate che in realtà non ci sono. Questi locali (pizzerie, pub e altro) sono intestati ai prestanome. Ecco che la mafia “dà lavoro”, anche se non i prestanome non hanno contratti, non hanno contributi, non hanno un orario determinato e sono sfruttati dai mafiosi che li tengono sotto il loro giogo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf3-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15568" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf3-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf3-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf3-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf3-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf3-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>Altro esempio è il caporalato: nel caso di chi schiavizza le persone (soprattutto straniere) che lavorano nei campi agricoli. La mafia “dà lavoro”, ma in realtà quel lavoro è dipendenza, sfruttamento, schiavitù.</p>



<p>Per queste situazioni spesso si sente dire: “E ma io cosa posso farci? Non sono mica un magistrato”: questa è la deresponsabilizzazione del cittadino. In realtà, tutti possono denunciare, ribellarsi, etc. Bisogna fare una lotta sociale e culturale, partendo dalle piccole azioni quotidiane per iniziare a sconfiggere la mentalità mafiosa, anche con l&#8217;istruzione e l&#8217;educazione alla legalità perchè se il popolo è emancipato può decidere di non rivolgersi più alle mafie.</p>



<p><strong>La mafia non esiste, è un fenomeno marginale o è un fenomeno recente.</strong></p>



<p>La mafia, in Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, arriva negli anni &#8217;50 e come ci arriva? Per due motivi: una causa è una legge dello Stato che riguarda il <em>confino.</em></p>



<p>Durante la Seconda guerra mondiale, le persone che non erano d&#8217;accordo con il fascismo, venivano messe al confino (soggiorno obbligato), cioè mandate lontano per evitare che le loro idee si diffondessero e potessero diventare un problema per il regime. L&#8217;istituto del soggiorno obbligato per i mafiosi ha, più o meno, la stessa funzione: una legge del 1956, modificata nel &#8217;65, imponeva agli indiziati di far parte di un&#8217;organizzazione mafiosa di essere spediti in un Comune lontano da aree metropolitane in modo da impedire loro di mantenere i contatti con altri mafiosi, continui a compiere reati e a mantenere il controllo sul territorio di riferimento. Il problema, però, è che i mafiosi, con questo spostamento, costituiscono nuove cellule criminali (&#8216;ndrine) nel nuovo territorio. Facciamo l&#8217;esempio di Buccinasco (in provincia di Milano): è un paese che negli anni &#8217;50-&#8217;60 non esisteva. Era tutta campagna con poche case. Oggi ha 30.000 abitanti perchè è stato popolato da persone che dalla Calabria hanno ricreato lo stesso contesto da cui sono partiti.</p>



<p>Secondo motivo di arrivo della mafie al Nord: le migrazioni interne. Dopo la guerra, milioni di meridionli si sono spostati dal Sud per cercare condizioni migliori di vita nelle regioni settentrionali perchè qui stavano nascendo le fabbriche. All&#8217;interno di questi gruppi si insinuano membri di associazioni mafiose: da Platì (in Calabria) arrivano a Buccinasco molte persone, che non vogliono cercare un lavoro onesto, ma vogliono controllare quel territorio. Paradossalmente, le prime vittime dei mafiosi al Nord, le prime persone a cui si chiedeva il pizzo erano proprio i meridionali stessi, i compaesani che avvevano aperto un&#8217;attività legale. In questo modo in Lombardia si insediano le grandi organizzazioni criminali: Camorra, &#8216;Ndrangheta, Sacra Corona Unita e Cosa nostra (poi dalla Lombardia è facile che si spostino nel resto d&#8217;Europa e del mondo). In particolare, <strong>oggi</strong> domina la &#8216;Ndrangheta dopo che Cosa nostra subisce un forte attacco da parte dello Stato a seguito delle stragi del &#8217;92-&#8217;93.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf4-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15569" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf4-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf4-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf4-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf4-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf4-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p><strong>La mafia si trova solo nelle grandi città: non è vero. </strong>Le mafie accerchiano le grandi città attraverso la conquista di territori piccoli, l&#8217;hinterland. I piccoli paesi vengono controllati più facilmente perchè se agisco in un territorio minore, il fatto non finisce sulla stampa nazionale né le indagini vengono fatte da una Procura importante. Nelle metropoli, invece, si fanno gli affari più grossi. Inoltre, nei territori più piccoli è meno facile dare il voto al candidato di preferenza quando vengono indette le elezioni: al Sud, votare una persona precisa al Consiglio comunale, per esempio, è quasi d&#8217;obbligo perchè ci si conosce tutti; al Nord accade molto meno, il voto di preferenza è solo al 25%, si vota soltanto la lista. In questo modo all&#8217;organizzazione mafiosa che vuole controllare un territorio specifico anche dal punto di vista dell&#8217;amministrazione locale bastano pochi voti per ottenere il risultato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf5-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15570" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf5-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf5-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf5-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf5-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf5-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>Negli anni &#8217;80 -&#8217;90 la mafia si inserisce nel movimento terra in Lombardia: Rocco Papalia ha creato, in quel periodo, un vero e proprio sistema. O che l&#8217;appalto lo vincesse lui (e le sue &#8216;ndrine) o che lo vincessero aziende pulite, queste ultime dovevano comunque pagargli la mazzetta. Le mafie si inseriscono, così, nel mondo dell&#8217;edilizia, in particolare, ma anche nella politica (con il voto di scambio soprattutto per riciclare denaro tramite attività di facciata) e nell&#8217;imprenditoria privata (quando le banche non posso più erogare soldi). Questa è una sorta di “colonizzazione al contrario” perchè abbiamo la regione più povera d&#8217;Italia (la Calabria) che va a colonizzare settori dell&#8217;economia più ricca d&#8217;Italia. Perchè la &#8216;Ndrangheta non va ad investire in Calabria?: per un processo di mimetizzazione, ma il motivo principale è che, per vivere in Calabria, dovrà sempre avere lì persone che hanno bisogno di lei, persone che chiedono favori.</p>



<p></p>



<p></p>



<p>Osservatorio sulla criminalità organizzata dell&#8217;Università degli Studi di Milano4, diretto dal Prof. Nando Dalla Chiesa</p>



<p>Libera Masseria, di Cisliano (bene confiscato alla mafia)</p>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;. Venezuela: la casa che sconfigge le ombre</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2021 07:13:57 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="300" height="168" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/UCV2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15537"/></figure></div>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p></p>



<p>È il moto dell’Universidad Central de Venezuela, chiamata UCV, la più importante università pubblica del paese. Nel 1721, anno della sua nascita, si chiamava “Universidad de Caracas”; in quei primi anni, l’università vide laurearsi brillanti studenti che formarono un gruppo di professionisti che fece parte del processo di indipendenza e di creazione di istituzioni della Repubblica del Venezuela: da Andrés Bello, uno degli umanisti più importanti del continente al politico ed ex presidente José María Vargas passando per il generale e patriota Francisco de Miranda, padre del indipendenza en Venezuela. Con il passare degli anni questo non si è mai fermato, gli avvocati, politici, architetti, medici, artisti, scrittori, psicologi, economisti… più importanti del paese sono passati dai corridoi, dalle biblioteche e dalle aule dell’UCV.</p>



<p>L’attuale sede chiamata città universitaria è posizionata nella zona est della capitale, circondata di verde e da corridoio quasi all’aria aperta che uniscono le facoltà tra di loro. E’ stata progettata dal rinomato architetto Carlos Raúl Villanueva ed è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco nel 2000 per la sua architettura innovativa. È stracolma di importanti opere d’arte in completa sintonia con il verde degli alberi, con il sole e la luce che illuminano le mura e i corridoi: murales di Oswaldo Vigas, di Matteo Manaure, di Fernand Léger, di Victor Vasarely. Sculture di Francisco Narváez, di Jean Arp, di Antoine Pevsner, di Ernst Maragall. Il soffitto e le pareti della grande e imponente Aula Magna sono coperti di opere straordinarie di Alexander Calder chiamate “Las Nubes”. Un luogo pieno di magia. Unico. La mia seconda casa: il luogo dove correvo e giocavo a nascondino da bambina mentre i miei genitori lavoravano, il luogo dove ho studiato e dove mi sono laureata.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="256" height="197" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/UCV-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15540"/></figure></div>



<p>Vi chiederete: cosa ha a che fare tutto questo con i Diritti Umani? Ebbene, l’UCV è stata considerata da sempre il bersaglio dei governi di turno del paese, o perché in passato era considerata di sinistra, comunista e radicale dai governi di destra o perché è sempre stata e lo è ancora la culla del sapere, dello studio, della ricerca, della pace e quindi pericolosa. Governi totalitari come quelli di Hugo Chávez e poi di Nicolás Maduro considerano i centri del sapere come pericolosi, luoghi da neutralizzare; più tieni il popolo ignorante e analfabeta più lo puoi controllare. Negli ultimi 20 anni i due Stati-regime si sono sistematicamente accaniti contro l’UCV attaccandolo attraverso minacce alle autorità universitarie, manipolazioni legislative, blocco dei sussidi, rendendo difficile il pagamento delle retribuzioni al personale accademico e amministrativo, bloccando gli investimenti per la manutenzione degli spazi e le infrastrutture e persino attraverso irruzioni in piena notte di vandali armati, incendi dolosi, furti, quest’ultimi presuntamente commessi da gang di criminali e delinquenti proliferati negli ultimi decenni di crisi economica e sociale e persino appoggiati dai regimi; anche perché il movimento studentesco si è sempre caratterizzato per la sua ferma opposizione ai regimi di Chavez e Maduro. L’Università compie 300 anni dalla sua fondazione, è annegata per i deficit di budget, i salari dei lavoratori accademici e amministrativi non sono mai aumentati e invece l’inflazione sì.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="792" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/actos-vandalicos1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15538" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/actos-vandalicos1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/actos-vandalicos1-300x232.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/actos-vandalicos1-768x594.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>L’ultimo incidente è stato un incendio nell’Istituto di Studi Politici ed Amministrativi, fiamme propagate per ore e che i vigili del fuoco hanno spento a fatica a causa della mancanza d’acqua che persiste in tutto il paese e che non lascia fuori la capitale. Dopo ore di grande preoccupazione, impotenza e sforzo, l’incendio è stato spento grazie all’invio di camion cisterne mandati dalle sedi dei governi locali. È stata aperta un’inchiesta per capire se la causa sia dolosa. L’anno scorso, il soffitto di cemento di un corridoio è crollato, per fortuna, senza lasciare feriti. È da anni che è partita la denuncia che la UCV cade a pezzi e che l’Aula Magna è spenta per mancanza di elettricità e di manutenzione. Dirigenti studenteschi denunciano che “l’università è un paziente in coma” e che questo ultimo incidente è il riflesso dello stato di abbandono in cui è la casa di studio. Abbondano immagini di strade rotte, di alberi caduti, di corridoi distrutti, di opere d’arte nell’oblio, di tetti caduti e soffitti con gravi infiltrazioni. Gli studenti e il personale si sono uniti per aiutare in modo volontario a sostenere e recuperare questo luogo così importante per il paese. (<a href="https://efectococuyo.com/la-humanidad/la-ucv-resiste-entre-filtraciones-de-agua-y-abandono/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://efectococuyo.com/la-humanidad/la-ucv-resiste-entre-filtraciones-de-agua-y-abandono/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>



<p>Un Diritto fondamentale è quello dell’istruzione e del profondo rispetto verso i luoghi dell’istruzione: dalla scuola fino all’università. Questi piccoli e grandi templi del sapere non si devono toccare.</p>



<p>Per chi volesse fare una donazione: <a href="https://eucvexterior.org/proyectos/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://eucvexterior.org/proyectos/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>@VivaLaUCV</p>



<p>@UCVene</p>
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		<title>L&#8217;università di Padova attiva un nuovo corso di laurea in Giurista del Terzo Settore</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2021 07:09:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Laboratori e lezioni serali tra le caratteristiche più innovative L’avvio nell’anno accademico 2021-22 Il Terzo Settore ha un ruolo strategico nella nostra società, poiché supporta il settore pubblico e quello privato. Secondo le più&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>Laboratori e lezioni serali tra le caratteristiche più innovative</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="538" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/panoramica_cortile-universita-di-padova-1024x538.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15415" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/panoramica_cortile-universita-di-padova-1024x538.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/panoramica_cortile-universita-di-padova-300x158.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/panoramica_cortile-universita-di-padova-768x403.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/panoramica_cortile-universita-di-padova.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>L’avvio nell’anno accademico 2021-22</strong></p>



<p>Il Terzo Settore ha un ruolo strategico nella nostra società, poiché supporta il settore pubblico e quello privato. Secondo le più recenti rilevazioni Istat, in Italia il Terzo Settore riguarda circa <strong>6 milioni di volontari e 700mila lavoratori </strong>ed è l’ambito economico che presenta la maggiore crescita sul piano dell’incremento occupazionale. Ne è prova il rilievo che il Recovery Plan assegna al Terzo Settore, dove volontariato e impresa sociale trovano la propria collocazione.</p>



<p>Il nuovo corso di laurea in Giurista del Terzo Settore attivato dall’Università di Padova a partire dall’anno accademico 2021-22, frutto anche della testimonianza fornita dalla cittadinanza in anno straordinario e difficile, il 2020, durante il quale Padova è stata Capitale Europea del Volontariato per divulgare e promuovere le migliori prassi in materia, investe in questo comparto. La <strong>formazione teorica ma anche sperimentale</strong>, in collaborazione con gli enti del Terzo settore, è il punto di forza del nuovo corso di laurea.</p>



<p>Nato da un’iniziativa del Dipartimento di Diritto privato e critica del diritto, la concretizzazione della quale è stata affidata ad <strong>Adriana Topo, professoressa ordinaria di Diritto del lavoro e Presidente del Comitato ordinatore del progetto, </strong>il corso di studi, accanto alle tradizionali lezioni frontali, prevede anche laboratori: momenti interattivi che daranno agli studenti l’opportunità di mettersi alla prova in prima persona confrontandosi con situazioni reali sotto la guida di accademici e operatori del settore; si tratta di stanze di sperimentazione dirette a rafforzare nello studente capacità di analisi e di problem solving.</p>



<p>Il nuovo percorso di studi rappresenta un <em>unicum </em>nel panorama dell’offerta universitaria italiana proprio in relazione alla modulazione specifica dei contenuti degli insegnamenti per la gran parte declinati con specifica attenzione alla realtà del Terzo Settore, composta da associazioni di volontariato e imprese anche di grandi dimensioni, tra le quali le cooperative sociali. Il piano di studi è stato pensato nel <strong>dialogo con i soggetti che operano nel Terzo Settore</strong>, che hanno fornito il proprio contributo per la costruzione del curriculum e che saranno coinvolti nei momenti laboratoriali. <strong>L’erogazione degli insegnamenti in remoto e in presenza, con una articolazione degli orari in fascia pomeridiana, </strong>si adatta, poi, alle esigenze di chi lavora o opera attivamente nel volontariato.</p>



<p>Un altro valore aggiunto del corso consiste nel coniugare il sapere giuridico con il sapere storico, economico, sociologico, psicologico e relazionale. L’insegnamento delle competenze giuridiche farà costante riferimento alle problematiche del Terzo Settore, mentre, per quanto riguarda le altre discipline “abbiamo assegnato – ha spiegato Adriana Topo – un <strong>ruolo significativo alle materie economiche applicate, come la redazione dei bilanci, </strong>e ai profili organizzativo-gestionali che sono basilari per far funzionare, sulla base di criteri di economicità, qualsiasi struttura produttiva di beni o servizi, anche se non guidata da fini di lucro”.</p>



<p>Il corso di laurea, strutturato in esami obbligatori e a libera scelta, propone, quindi, un programma solido e coerente con le sue finalità, che spazia dal <strong>Diritto alla Finanza Sostenibile, al Diritto delle Fondazioni di origine bancaria, passando per Psicologia dell’inclusione e Gestione dei conflitti,</strong> abilità indispensabili per affrontare situazioni diverse, sempre più spesso all’insegna della multiculturalità, con capacità relazionali volte all’accoglienza e all’integrazione.</p>



<p>Con gli esami a scelta, inoltre, gli studenti potranno specializzarsi in un settore specifico – sociale, sportivo, culturale – frequentando corsi creati <em>ad hoc</em>, tra i quali quello di <strong>“Marketing e Fundraising per enti del TerzoSettore”</strong>: “un insegnamento di vitale importanza – aggiunge la giuslavorista &#8211; per potere accedere a finanziamenti o promuove la raccolta di fondi, secondo un approccio adottato nei contesti anglosassoni che è opportuno insegnare anche a chi opera nella nostra realtà”.</p>



<p>Alla conclusione del terzo e ultimo anno, infine, <strong>è previsto un periodo di stage e/o tirocinio presso gli enti del territorio convenzionati con l’Università</strong>. Nelle intenzioni della Presidente del Comitato ordinatore quest’esperienza “rappresenta un formidabile trampolino di lancio per introdurre i neolaureati nel mondo del Terzo Settore dando loro subito la possibilità di collocarsi nel mondo del lavoro”.</p>



<p>E, come ha dichiarato il Rettore Rosario Rizzuto nella recente presentazione dell’innovativo percorso, il nuovo corso in Giurista del Terzo Settore è “un segno di vitalità che dimostra come, anche se prossimo agli 800 anni, l’ateneo padovano non abbia perso la capacità di innovare le sue discipline adattandole con coerenza e tempestività alle necessità del tessuto sociale”.</p>



<p><strong>Per informazioni:</strong></p>



<p>Instagram: #terzosettoreunipd https://<a href="http://www.facebook.com/terzosettoreunipd?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.facebook.com/terzosettoreunipd?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> <a href="mailto:terzosettoredpcd@unipd.it">terzosettoredpcd@unipd.it</a> <a href="mailto:adriana.topo@unipd.it">adriana.topo@unipd.it</a></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Laurea-in-Giurista-del-Terzo-settore-piano-degli-studi_page-0001-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15416" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Laurea-in-Giurista-del-Terzo-settore-piano-degli-studi_page-0001-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Laurea-in-Giurista-del-Terzo-settore-piano-degli-studi_page-0001-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Laurea-in-Giurista-del-Terzo-settore-piano-degli-studi_page-0001-768x1087.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Laurea-in-Giurista-del-Terzo-settore-piano-degli-studi_page-0001-1085x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1085w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Laurea-in-Giurista-del-Terzo-settore-piano-degli-studi_page-0001.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1240w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>
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		<title>Riscoprire il proprio territorio</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2021 07:34:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando le ragazze e i ragazzi di un scuola superiore (4D dell&#8217;IIS di Lercara Friddi), partendo dalla lettura del libro &#8220;Visioni periferiche. la narrazione dell&#8217;hinterland in Italia e nel mondo&#8221;, Multimage e dal laboratorio&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Quando le ragazze e i ragazzi di un scuola superiore (4D dell&#8217;IIS di Lercara Friddi), partendo dalla lettura del libro &#8220;Visioni periferiche. la narrazione dell&#8217;hinterland in Italia e nel mondo&#8221;, Multimage e dal laboratorio legato ad esso, si interessano del proprio territorio e vanno a riscoprirlo, facendo ricerche, approfondimenti e dando risposte ai temi del welfare, dei diritti, della cittadinanza attiva&#8230;</p>



<p>Non finiremo mai di ringraziarli e di ringraziare la professoressa che li ha stimolati. </p>



<p>Ecco due lavori delle studentesse e degli studenti.</p>



<p>Institute Andrea Reres Mezzojuso</p>



<p>Andrea Reres in 1609 bound 4,000 ounces with the obligation to build a Basilian monastery in the church of Santa Maria di tutti le Grazie, administered by a Confraternity founded since 1529 by the Albanian faithful, in which, under penalty of transience, the monks had to always be Greek or Albanian, professing the oriental rite and discipline. Completed in 1648, the building welcomed the first monks who came from the famous Monastery of Aghìa Triàs in the Acrotiri area of the island of Candia. Soon the small community grew; the novitiate was opened and many young people came from the Albanian colonies of Sicily. In a short time the Monastery became so luxuriant, animated by learned and holy monks that it was able to support missions in Albania, for about a century and with such fruit that four of its sons deserved the high honor from the Holy Apostolic See of be awarded the archiepiscopal dignity. Over time, originating from the monks&#8217; personal collection of books, a substantial library was established there, which grew in a varied and eclectic way. The activity of the monks was aimed at the education and training of young people, and the Monastery became for about two centuries a center of radiance of culture, a true Athenaeum of the Albanian colonies. The monks, who arrived from Crete, as well as from the continental regions of Greece, remained scrupulous observers of the oriental monastic disciplines, not neglecting at the same time to sow the seed of Hellenic culture.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="512" height="341" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/Mezzojuso.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15366" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/Mezzojuso.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 512w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/Mezzojuso-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /><figcaption><br></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="971" height="769" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/B.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15367" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/B.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 971w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/B-300x238.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/B-768x608.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 971px) 100vw, 971px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/C-1024x682.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15368" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/C-1024x682.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/C-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/C-768x511.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/C.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>It is precisely this spirit of theirs, as well as their artistic talent, for the creation of what currently constitutes the most conspicuous and precious part of the iconographic heritage of the Eparchy of Piana degli Albanesi. In fact, the Cretan Jeromonk Joannikio worked in Mezzojuso, teacher of a school of iconography that has been defined as Sicilian-Cretan. The Monastery, however, after so much luster and decorum, had a period of decline, so much so that the laws of 1866-67, which suppressed the religious corporations, found it in a slow agony. After it was confiscated by the State Property, the Company of S. Maria of all the Graces, availing itself of its rights deriving from the testamentary disposition of Reres, obtained its restitution and provided for a partial restoration of the vast monastic building. This however, abandoned by the monastic community, remained practically deserted; during the First World War it was also used as a barracks where to keep the Austrian prisoners of war who used some precious books from the library as fuel to feed the fire needed to warm themselves. In 1920 the Confraternity approved the foundation in the Monastery of the &#8220;Andrea Reres Institute&#8221;, for the education and culture of young Albanians of the Greek rite, and entrusted it to the Basilian Fathers of Grottaferrata who provided for the recovery of the monastery premises and reconstitution of a new library, in which the works that had been saved from the dispersion of the old library have converged.</strong></p>



<p>We would like to use this building in a different way as it is equipped with both an external and internal environment and it would be ideal to use it to carry out multiple activities that mainly concern young people.</p>



<p>In the past it was used to welcome immigrants but was soon abandoned but the reasons have not yet emerged.</p>



<p>It would be an excellent opportunity to revive a space so useful for all the citizens of Mezzojuso.</p>



<p><strong>Created by: Bisulca Fabiana and</strong> <strong>Billone Natalia</strong></p>



<p></p>



<p>The wonders of vicari</p>



<p><strong>La cuba araba</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="511" height="344" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/cuma.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15369" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/cuma.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 511w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/cuma-300x202.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 511px) 100vw, 511px" /><figcaption>OLYMPUS DIGITAL CAMERA</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>Also known as Cyprine&#8217;s Cuba, it is an emblematic architectural presence that represents the imprint of Arab culture in Vicari territories. This structure was formerly built in the open countryside, in fact in ancient time it was practically immersed in greenery, but over time and with the subsequent expansion of the city core, it no longer remained an isolated territory, but became an integral element of the town, which gave the name to the neighborhood: &#8216;Cyprine neighborhood&#8217;. It consists of a domed roof, and four openings in the shape of arches which are precisely aimed at the four cardinal points, and it is precisely from this element that the construction has come to be considered Arabic. The term “Ciprina” or “ciprigna” has Greek origins; Ciprina in fact was the name that in the classical period was attributed to the goddess Venus. The most plausible hypothesis therefore would be that the “Cuba” was in ancient times dedicated to Venus, or that it was erected over the remains of some building from the classical period. The Arab Cuba of Vicari in addition has in itself some typical elements similar to the Arab buildings scattered in Sicily. However, it is thought that the construction was made for the use of a cistern, in fact during the Arab era, it was most likely part of the water network the Arab aqueduct.</td></tr></tbody></table></figure>



<p>The castle of vicari</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="587" height="440" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/ragazze.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15370" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/ragazze.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 587w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/ragazze-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 587px) 100vw, 587px" /></figure>



<p>One of Vicari&#8217;s most relevant and emerging architectural elements is represented by the Castle. Rising on a rock at a height of 700 meters, it overlooks the entire “Vicarese” town. Some historical sources state that this building was erected during the Roman period; while its restructuring dates back to the 1390s at the time of Manfredi di Chiaramonte. Currently the most visible parts of the castle are: the remains of the crenellated walls; the mill tower and the “fausa” gate, the remains of the cisterns, brought to light by the last archaeological excavations. But we can certainly say that this construction was used mainly as a real fortress. In fact, in 1077 Count Roger used it as a base for attacking the castle of Castronovo. In 1278, also the castle di Vicari was counted among the royal fortresses of Sicily. The most important episodes anyway they date back to the time of the battle of Vespers, when the minister took refuge there in 1282 by Carlo D&#8217;Angiò, Giovanni di S. Remigio. Originally, perhaps during the early Christian period, or at the latest in the Byzantine era, it was assumed that the castle had had an entrance a VESTIBULUS, later transformed into the church of Santa Maria del Boikos, and was surrounded by west by crenellated walls, of which we still find remains today.</p>



<p>Inside today we can admire the presence of two towers, one called the MULINO, which presents on the four sides of the ogival windows and the other open towards the inside the castle, towards the famous PORTA FAUSA or BUMMARA, (nomenclature that attests the ancient presence of Muslims in the Vicarese territories).</p>



<p>Today our wonders cannot be visited , but we really hope to make up for lost time and offer tourists occasions to meet friendly people and an old traditional culture!</p>



<p>We are not real tourist guides, but we know well everything about our little town, so we are looking forward to welcoming everyone who wants to meet something out of the traditional tourist tours!</p>



<p>Eleonora Mangiafridda</p>



<p>Martina Saccio</p>



<p>Alice Barbabbaccia</p>



<p>Noemi Manfrè Aurora Vicari</p>
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		<title>Email bombing per i prigionieri politici in Bielorussia</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Mar 2021 09:15:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani sostiene l&#8217;iniziativa organizzata da Movements.for.freedom (un gruppo di studenti impegnati dell&#8217;università di Padova) per sostenere i prigionieri politici in Bielorussia. Ecco la lettera &#8211; in italiano e in inglese&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>sostiene l&#8217;iniziativa organizzata da Movements.for.freedom (un gruppo di studenti impegnati dell&#8217;università di Padova)  per sostenere i prigionieri politici in Bielorussia. Ecco la lettera &#8211; in italiano e in inglese &#8211; e le indicazioni per aiutarci a smuovere le istituzioni. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="640" height="360" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-Bielorussia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15185" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-Bielorussia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-Bielorussia-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<p>(English version below)</p>



<p>A 7 mesi dall&#8217;inizio delle proteste pacifiche che hanno coinvolto la Bielorussia dopo le elezioni presidenziali del 9 agosto 2020, della lotta del popolo bielorusso per la democrazia si è saputo in tutto il mondo. Alla luce dei cambiamenti radicali che si verificano nella società bielorussa e dell&#8217;ondata di solidarietà con il popolo bielorusso che ha coinvolto molti Paesi europei, la reazione dell’UE a questi eventi è sempre rimasta lenta, indecisa e poco specifica.</p>



<p>Questa posizione dell’UE è particolarmente incerta quando si tratta di interessi economici comuni, che fino ad oggi uniscono molte aziende europee con il sanguinoso regime bielorusso. È noto che per decenni, molte aziende e organizzazioni europee che lavorano con la Bielorussia, sono state costrette ad adottare le &#8220;regole del gioco&#8221; imposte dal regime di Lukashenko. Così facendo, hanno sacrificato non solo i propri principi dichiarati di democrazia, legalità e moralità, ma anche le libertà dei cittadini bielorussi che fino ad oggi rimangono ostaggio di questa situazione.</p>



<p>Non abbiamo il diritto di lasciare soli i normali cittadini bielorussi di fronte alla violenza da parte del regime. Abbiamo così sviluppato l&#8217;idea di invitare i cittadini dei Paesi europei ad inviare lettere personali ai vertici dell&#8217;Unione Europea chiedendo passi specifici e concreti di carattere politico ed economico a sostegno della società bielorussa per rivedere il rapporto instaurato con la Bielorussia. Il rispetto dei diritti umani da parte delle autorità bielorusse dovrebbe essere condizione obbligatoria per la continuazione della cooperazione economica, scientifica o culturale.&nbsp;</p>



<p>Siamo sicuri che la comunità europea sia in grado di fare di più nella questione bielorussa. È arrivato il momento che i leader dell’UE ascoltino la voce non solo dei bielorussi, ma anche dei propri cittadini. Quei cittadini che, insieme a noi, con tutto il cuore si preoccupano per ciò che sta accadendo in Bielorussia. Pertanto invitiamo tutti coloro che si preoccupano del destino del popolo bielorusso a partecipare a questa iniziativa e parlarne ai loro parenti ed amici. Di seguito forniamo indirizzi postali ed E-mail ai quali è possibile inviare le lettere, in cui si può specificare il proprio nome e cognome, età e professione, e una richiesta ai leader dell&#8217;Unione Europea.</p>



<p>Solo insieme vinceremo!</p>



<p>Attenzione! Tutte le lettere devono essere di carattere esclusivamente pacifico e riportare la richiesta di aiuto al popolo bielorusso.</p>



<p>L’invio delle lettere è previsto in data <strong>24 marzo</strong> agli indirizzi vedi sotto</p>



<p>Agli indirizzi (fare copia e incolla di tutti):</p>



<p><a href="mailto:francesco.miatto@ec.europa.eu">francesco.miatto@ep.europa.eu</a>&nbsp;</p>



<p><a href="mailto:Maria-luisa.CABRAL@ec.europa.eu">Maria-luisa.CABRAL@ec.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:droi-secretariat@ep.europa.eu">droi-secretariat@ep.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:david.sassoli@europarl.europa.eu">david.sassoli@europarl.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:epitalia@europarl.europa.eu">epitalia@europarl.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:cab-borrell-fontelles-contact@ec.europa.eu">cab-borrell-fontelles-contact@ec.europa.eu</a></p>



<p><strong>Dopo aver inviato la lettera, vi invitiamo a postare una copia sui propri social con i seguenti tag:</strong></p>



<p><strong>#FreeBelarus #StandWithBelarus</strong></p>



<p>Twitter: @DavidSassoli @eucopresident @Mariearenaps @vonderleyen @PE_Italia @JosepBorrellF</p>



<p>Instagram: @charlesmichel&nbsp; @ursulavonderleyen&nbsp; @pe_italia</p>



<p>Facebook: @pagina.DavidSassoli&nbsp; @CharlesMichel @maria.arena @PEItalia</p>



<p>OGGETTO: Request for help Belarus</p>



<p>MODELLO LETTERA</p>



<p>Io, nome e cognome, ho età e sono(città)/professione.&nbsp;</p>



<p>In quanto cittadino/a nazionalità e quindi cittadino/a europeo sono profondamente preoccupato/a per episodi di violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali che si stanno protraendo dal 24 maggio 2020 in Bielorussia.</p>



<p>In qualità di cittadino dell’Unione Europea, voglio esprimere la mia solidarietà nei confronti del popolo bielorusso, al quale non vengono garantiti i diritti fondamentali della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, che dovrebbero essere tutelati e garantiti non soltanto dal proprio Stato, ma anche dell’Unione Europea, come previsto dall’art. 21 del Trattato di Lisbona, che ne prescrive l’obbligo di intervento. Ulteriore motivo di intervento è dato dal Patto internazionale sui diritti civili e politici, ratificato dalla Bielorussia il 12 novembre 1973 e che prevede, tra gli altri:</p>



<p>• La protezione dell’integrità fisica dell’individuo;</p>



<p>• L’imparzialità del giudizio;</p>



<p>• La libertà di pensiero, di religione, di coscienza, di parola, di associazione, di stampa e di riunione;</p>



<p>• Il diritto di partecipazione politica.</p>



<p>Diritti che vengono violati quotidianamente.</p>



<p>In seguito alle elezioni del 9 agosto 2020, non soltanto ai manifestanti è stato negato il loro diritto alla libertà d’espressione, ma sono stati anche arrestati con accuse infondate. La maggior parte di coloro che hanno protestato pacificamente, per chiedere elezioni trasparenti e piena garanzia dei diritti civili , sono studenti universitari. Quest’ultimi, di fronte alla repressione&nbsp; delle manifestazioni, sono stati privati del loro diritto all’istruzione, in quanto sono stati espulsi dalle varie università e sono stati costretti a fuggire all’estero per tutelare la propria libertà. Coloro che non ne hanno avuto la possibilità sono stati incarcerati e subiscono, tuttora, torture psico-fisiche.</p>



<p>Sollecito il Parlamento Europeo e la Commissione Europea ad intervenire con tutti i mezzi a disposizione, in particolare con l’inasprimento delle sanzioni, in modo che siano tempestive e efficaci. Gli interessi economici non possono prevalere sui diritti fondamentali.</p>



<p>Inoltre, chiedo il rilascio immediato dei prigionieri politici, le dimissioni di Lukashenko e l’avvio di indagini contro chi ha commesso queste gravi violazioni dei diritti umani, utilizzando tutti i mezzi di cui l’Unione Europea dispone.</p>



<p>Sono convinto/a che l’Europa possa e debba fare di più.</p>



<p>Distinti saluti</p>



<p>nome cognome.</p>



<p>Žyve Belarus!!&nbsp;</p>



<p>ENGLISH</p>



<p>In the 7 months since the beginning of the Belarusian protests related to the presidential elections of August 9, 2020, the Belarusian people&#8217;s struggle for democracy has become known worldwide. Notwithstanding the radical changes taking place in the Belarusian society together with a wave of solidarity with the people of Belarus evolving in many European countries, the EU&#8217;s response to these events has always been slow, hesitant and non-specific.</p>



<p>Such a hesitant EU position is particularly obvious when it comes to common economic interests that, until now, have united many European companies with the bloody Belarusian regime. It is well known that for decades many EU companies, as well as organisations dealing with Belarus, have been forced to accept the “rules of the game” imposed by the dictatorship of Lukashenko. In doing so, they have sacrificed not only their principles of democracy, legality and morality but also the freedom of Belarusian citizens who, until now, have remained hostage to this situation.</p>



<p>We have no right to leave Belarusians alone in the face of regime violence. That is why we invite citizens of the European countries to send personal letters to the leaders of the European Union asking for specific and concrete steps of political and economic nature in support of the Belarusian society, so as to reconsider the established relationships with Belarus. The observance of human rights by the Belarusian authorities should be a pre-condition for any type of economic, scientific or cultural cooperation.</p>



<p>We are confident that the European Community can do more in terms of dealing with Belarus. The time has come for the EU leaders to listen not only to the voice of Belarusians but also to that of their citizens. These citizens are deeply concerned about what is happening in Belarus. We, therefore, call on all those who care about the fate of the Belarusian people and invite them to join this initiative and spread the word about it. Below you may find postal and e-mail addresses to send letters. You may write your name, surname, age and occupation. Please call the EU leaders to action.</p>



<p>Only together we shall win!</p>



<p>Attention. All letters must be of peaceful nature and contain a request for help to the Belarusian people.</p>



<p>Letters are scheduled to be e-mailed on<strong> March 24 </strong>to the addresses below</p>



<p>Letters are to be sent to (all of) the following addresses:</p>



<p><a href="mailto:francesco.miatto@ec.europa.eu">francesco.miatto@ep.europa.eu</a>&nbsp;</p>



<p><a href="mailto:Maria-luisa.CABRAL@ec.europa.eu">Maria-luisa.CABRAL@ec.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:droi-secretariat@ep.europa.eu">droi-secretariat@ep.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:david.sassoli@europarl.europa.eu">david.sassoli@europarl.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:cab-borrell-fontelles-contact@ec.europa.eu">cab-borrell-fontelles-contact@ec.europa.eu</a></p>



<p>After sending your letter, we invite you to post a picture of it on your social networks with the following tags:</p>



<p><strong>#FreeBelarus #StandWithBelarus</strong></p>



<p>Twitter: @DavidSassoli @eucopresident @Mariearenaps @vonderleyen @PE_Italia @JosepBorrellF</p>



<p>Instagram: @charlesmichel&nbsp; @ursulavonderleyen&nbsp; @pe_italia</p>



<p>Facebook: @pagina.DavidSassoli&nbsp; @CharlesMichel @maria.arena @PEItalia</p>



<p>SUBJECT: Request for help Belarus</p>



<p>I, name and surname, am XX years old and work as (profession). As a citizen of (country) and, therefore, as a European citizen, I am profoundly concerned by the gravity of the situation related to violation of human rights and fundamental freedoms that have been going on in Belarus since 24 May 2020.</p>



<p>As a citizen of a EU member state, I am willing to express my solidarity with the Belarusian people. The fundamental rights of human dignity, freedom, democracy and equality are not guaranteed in Belarus. All these rights should be defended not only by the National State but also by the European Union, as stipulated in Art. 21 of the Treaty of Lisbon, which ensures the duty of intervention of the European Union. Another reason for intervention is the International Covenant on Civil and Political Rights, ratified by Belarus on 12 November 1973, which specifically established:</p>



<p>• The right to the integrity of the person;</p>



<p>• The impartiality of judgement;</p>



<p>• The freedom of thought, religion, conscience, speech, association, press and assembly;</p>



<p>• The right to political participation.</p>



<p>In Belarus, these rights are violated on a daily basis.&nbsp;</p>



<p>Following the elections of 9 August 2020, Belarusian peaceful protesters have been denied the right to freedom of expression. Moreover, they have been arrested on unfounded charges. Most of those who protested peacefully, demanding transparent elections and full observance of democratic and human rights, were university students.&nbsp;</p>



<p>The regime has denied them the right to education, as the students were expelled from the universities on political grounds and were forced to flee abroad to protect their freedom. Those who did not have the opportunity to escape have been imprisoned and are subject to psychological and physical abuse and torture every day.</p>



<p>I urge the European Parliament and European Commission to intervene with all available means, to strengthen sanctions and make their application timely and efficacious. Economic interests cannot prevail over fundamental human rights.</p>



<p>Furthermore, I request immediate release of political prisoners, resignation of Lukashenko and initiation of investigations against those who committed the above-listed human rights violations, using all the means available to the European Union.</p>



<p>I am convinced that Europe CAN and MUST do more.</p>



<p>Yours sincerely, name surname</p>



<p>Žyve Belarus!!&nbsp;</p>
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		<title>Il Diritto internazionale umanitario e la popolazione civile nei territori sotto occupazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Mar 2021 08:22:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Maddalena Formica Territori palestinesi, Cipro Nord, Crimea, Haut Karabakh: queste parti del mondo, divenute ormai note negli anni, sono accomunate tra loro dal fatto di essere state qualificate dagli attori del diritto internazionale&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/IL-DIRITTO-INTERNAZIONALE-UMANITARIO-E-LA-POPOLAZIONE-CIVILE-NEI-TERRITORI-OCCUPATI-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15150" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/IL-DIRITTO-INTERNAZIONALE-UMANITARIO-E-LA-POPOLAZIONE-CIVILE-NEI-TERRITORI-OCCUPATI-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/IL-DIRITTO-INTERNAZIONALE-UMANITARIO-E-LA-POPOLAZIONE-CIVILE-NEI-TERRITORI-OCCUPATI-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/IL-DIRITTO-INTERNAZIONALE-UMANITARIO-E-LA-POPOLAZIONE-CIVILE-NEI-TERRITORI-OCCUPATI-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/IL-DIRITTO-INTERNAZIONALE-UMANITARIO-E-LA-POPOLAZIONE-CIVILE-NEI-TERRITORI-OCCUPATI-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/IL-DIRITTO-INTERNAZIONALE-UMANITARIO-E-LA-POPOLAZIONE-CIVILE-NEI-TERRITORI-OCCUPATI-2048x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>di Maddalena Formica</p>



<p>Territori palestinesi, Cipro Nord, Crimea, Haut Karabakh: queste parti del mondo, divenute ormai note negli anni, sono accomunate tra loro dal fatto di essere state qualificate dagli attori del diritto internazionale come territori dove vige <em>de facto</em> un regime di occupazione.</p>



<p>La definizione stessa di ciò che sia un “territorio occupato” risulta però difficile da individuare, soprattutto a causa delle espressioni vaghe e imprecise che sono state utilizzate nel diritto internazionale convenzionale, e per trovarla bisogna fare necessariamente riferimento alle indicazioni elaborate dalla dottrina.&nbsp;</p>



<p>Diversi sono criteri previsti dalla dottrina, in particolare quella prodotta dal Comitato Internazionale della Croce Rossa, perché un’area possa essere qualificata come occupata: è necessario, innanzitutto, che l’esercito regolare di uno Stato sia fisicamente presente sul territorio di un altro Stato, senza che questo abbia dato il proprio consenso. Quest’ultimo, inoltre, non deve essere più in grado di esercitare la propria autorità, che invece deve essere ormai esercitata di fatto dalla forza straniera: la semplice presenza dell’esercito straniero sul territorio, infatti, realizzerebbe unicamente l’ipotesi di invasione.</p>



<p>La qualificazione di un territorio come zona occupata da un esercito straniero è particolarmente importante per la corretta applicazione del diritto internazionale umanitario: solo qualora vi sia occupazione, infatti, lo Stato che la realizza è tenuto a rispettare una serie di obblighi a favore dei civili, ritenuti in tale contesto particolarmente vulnerabili, obblighi individuati da diverse disposizioni contenute nelle Convenzioni di Ginevra, nel relativo Protocollo I ma già anche nella Convenzione dell’Aja del 1907. Tali regole possono essere distinte in due grandi categorie: le regole finalizzate al mantenimento dello <em>status quo</em> e quelle relative al rispetto dei diritti legati alla persona.</p>



<p>Per quanto concerne il mantenimento della situazione precedente all’occupazione, questi è fondamentale poiché di regola si presume che la situazione di occupazione sia solo momentanea e che dunque i civili abbiano diritto a non subire le conseguenze di continui cambi di autorità. Con questo obiettivo, la forza occupante, ad esempio, non deve modificare lo statuto giudico del territorio (non ci deve essere dunque alcun trasferimento di sovranità), le leggi precedenti devono restare in vigore e le istituzioni, in particolare quelle giudiziarie, devono poter continuare a lavorare.</p>



<p>Con riferimento ai diritti della persona, invece, vige un generale obbligo di trattamento “umano” a favore dei civili: l’approvvigionamento di viveri e di prodotti medicinali deve essere garantito, gli edifici consacrati all’istruzione e al culto devono poter funzionare normalmente, così come devono essere garantiti i servizi medici e ospedalieri. Qualsiasi forma di trasferimento forzato e deportazione individuale o collettiva è invece vietata e vietata è inoltre qualsiasi forma di rappresaglia sulla popolazione civile.</p>



<p>Se il diritto internazionale umanitario prevede disposizioni specifiche e particolarmente protettrici a favore di quei civili che si trovano sotto l’occupazione di una forza straniera, nella realtà, purtroppo, queste previsioni sono spesso poco rispettate: la convivenza quotidiana di migliaia di uomini e donne con un esercito straniero risulta essere particolarmente complessa e questa difficoltà non può che accentuarsi nel momento in cui lo Stato occupante è restio a riconoscere le sue responsabilità e da una situazione provvisoria l’occupazione diviene permanente, con poche speranze per un cambiamento nel prossimo futuro.</p>
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		<title>La vita dei prigionieri di guerra e il Diritto internazionale umanitario</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Feb 2021 08:03:50 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="900" height="488" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15124" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/1-300x163.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/1-768x416.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></figure>



<p>di Maddalena Formica</p>



<p></p>



<p>Nel contesto di un conflitto armato, i combattenti di una fazione vengono spesso catturati dalle forze nemiche e da queste vengono privati di libertà e posti, per mesi o anni, in campi di prigionia, dove le condizioni di vita possono essere particolarmente difficili.</p>



<p>Il diritto internazionale umanitario si è dunque interessato alla loro sorte, compiendo una distinzione tra coloro che sono stati privati di libertà nell’ambito di un conflitto armato internazionale, un conflitto che vede dunque opporsi due o più Stati, e quelli che invece sono stati catturati nell’ambito di uno conflitto non internazionale, dove ad opporsi sono invece uno Stato e un gruppo armato o due o più gruppi armati. Nel primo caso, il termine utilizzato dalla dottrina è in genere quello di vero e proprio “prigioniero di guerra”, nel secondo caso si tenderà a favorire invece l’espressione di semplice “detenuto”. La distinzione tra i due non è solo puramente terminologica ma, anzi, risulta nella pratica particolarmente importante poiché, se quasi nulla dice il diritto umanitario circa i diritti dei detenuti, una disciplina particolarmente protettrice è riconosciuta ai prigionieri di guerra.</p>



<p>LA FORTE TUTELA DEI PRIGIONIERI DI GUERRA NEI CONFLITTI ARMATI INTERNAZIONALI</p>



<p>Nel quadro di un conflitto armato internazionale, tale statuto, innanzitutto, non può essere oggetto di rinuncia o essere perso dal soggetto che ne è beneficiario, anche qualora egli stesso abbia violato in precedenza disposizioni di diritto internazionale umanitario, ed è uno statuo che gli è automaticamente riconosciuto dal momento della cattura fino al momento del rimpatrio; in caso di dubbio circa il diritto ad ottenere tale statuto, inoltre, gioca una presunzione a lui favorevole, una presunzione che potrà essere superata solo nell’ambito di un procedimento giurisdizionale dinanzi ad un Tribunale.</p>



<p>La disciplina in materia di tutela dei prigionieri di guerra risulta essere inoltre particolarmente estesa nel momento in cui si affronta la gestione dello stesso campo di prigionia: tutti gli aspetti della vita dei prigionieri sono regolati in maniera precisa e tutte le disposizioni nel merito derivano da un generale obbligo di uguale ed umano trattamento a favore dei combattenti privati di libertà, a cui è quindi garantita una protezione massima.</p>



<p>Puntuali sono già le disposizioni circa la struttura stessa del campo: questi deve essere ad esempio posizionato in un luogo sicuro rispetto ai combattimenti, le evacuazioni in caso di emergenza devono essere possibili e il campo deve essere identificabile come tale (in genere sul tetto viene aggiunta la scritta “POW”” o “Prisoners of war” leggibile dall’alto) per evitare che venga colpito dalle forze nemiche. Standard minimi igienico-sanitari devono essere inoltre rispettati, così come garantite devono essere le cure mediche, le accortezze in materia di alimentazione, la possibilità di professare la propria religione e di ricevere lettere e pacchi dalla propria famiglia. Altre regole specifiche sono previste per proteggere bambini e donne (che ad esempio devono essere posti in locali diversi da quelli degli uomini) e in materia di lavoro: i prigionieri possono infatti svolgere attività ma non possono essere obbligati a lavorare se sono malati o feriti così come non possono essere obbligati ad arruolarsi o a partecipare in altro modo al conflitto.</p>



<p>Queste regole derivano dall’idea generale che essere della fazione opposta non costituisce un reato e che dunque l’essere prigioniero non deve inteso come una sanzione: condurre una vita “normale”, nei limiti del contesto del conflitto, deve essere dunque possibile.</p>



<p>Oltre a certe condizioni di vita, il diritto internazionale umanitario prevede e disciplina anche dei veri e propri meccanismi di garanzia dei diritti dei prigionieri di guerra, attivabili dal Comitato Internazionale della Croce Rossa e dagli stessi prigionieri. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa, innanzitutto, ha la possibilità di ispezionare i campi e di chiedere colloqui anonimi ai prigionieri per valutare le condizioni di vita ed eventualmente discuterne con coloro che ne sono responsabili; i prigionieri, invece, con piena immunità, possono allertare autonomamente la Croce Rossa, nominare un “uomo di fiducia” che li rappresenti e faccia valere i loro diritti e denunciare ai responsabili del campo eventuali situazioni contrarie alle disposizioni circa i già menzionati standard di vita individuati dalla Convenzione di Ginevra e dal relativo Protocollo I.</p>



<p>In genere, si può rilevare come, almeno nel contesto dei conflitti armati internazionali, le Parti tendano a rispettare nella pratica queste regole: oltre alle conseguenze di eventuali violazioni del diritto internazionale umanitario, infatti, gli Stati temono che condizioni di vita eccessivamente dure nei campi portino alla radicalizzazione dei nemici imprigionati così come a delle ritorsioni dell’avversario durante il conflitto.</p>



<p>LA SCARSA PROTEZIONE DEI DETENUTI NEI CONFLITTI ARMATI NON INTERNAZIONALI E LE PAURE DEL COMITATO INTERNAZIONALE DELLA CROCE ROSSA</p>



<p>Situazione molto diversa e, soprattutto, oggi sempre più preoccupante è quella invece dei detenuti, ovvero dei soggetti che hanno partecipato ai combattimenti nel contesto di un conflitto armato non internazionale e che hanno in seguito perso la propria libertà.</p>



<p>Pochissime sono infatti le disposizioni specifiche in materia previste dal Protocollo II della Convenzione di Ginevra e ai detenuti, come agli eventuali civili internati, si applicheranno in genere unicamente le regole consuetudinarie e le eventuali norme di diritto interno e di diritto internazionale in materia di diritti umani.</p>



<p>Il Comitato Internazionale della Croce Rossa tenta nella pratica spesso di dialogare con i diversi gruppi armati ed esso stesso ha più volte denunciato le pessime condizioni di vita nei campi di detenzione, ma quelli che sono i desideri degli attori del diritto internazionale umanitario si scontrano con la peculiare natura di questi conflitti.</p>



<p>I conflitti armati non internazionali, infatti, nascono in genere da scontri ideologici tra diversi gruppi, gruppi che, a differenza degli Stati, non hanno risorse economiche tali da finanziare i campi e gestirli nel rispetto del diritto umanitario e che, sulla base di una forte ideologia politica o religiosa o di una differenza etnica, sono poco propensi nella pratica a “perdonare” al nemico il fatto di essere della fazione opposta.</p>



<p>Questo problema è stato più volte sottolineato dal Comitato della Croce Rossa e da ONG che lavorano sul campo ed è un problema che risulta essere sempre più preoccupante poiché il modello del conflitto armato non internazionale è ormai quello più diffuso, mentre la classica guerra interstatale è stata quasi del tutto abbandonata: nuove misure sono state spesso auspicate ma, come spesso avviene nel contesto dei conflitti armati non internazionali, gli Stati sono oggi più che mai reticenti a creare disposizioni che possano intervenire direttamente sul proprio territorio, limitando la propria sovranità in una questione puramente interna.</p>
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		<title>Il riscatto sociale della donna</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2021 07:45:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Siete tutte/i invitati all&#8217; evento organizzato da Associazione Per i Diritti umani: IL RISCATTO SOCIALE DELLA DONNA SABATO 6 marzo, alle ore 11 sulla pagina FB di Associazione Per i Diritti umani</p>
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<p>Siete tutte/i invitati all&#8217; evento organizzato da <strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong>: <strong>IL RISCATTO SOCIALE DELLA DONNA</strong></p>



<p><strong><br>SABATO 6 marzo, alle ore 11</strong></p>



<p><br><strong>sulla pagina FB di Associazione Per i Diritti umani</strong></p>



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