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	<title>uranio Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Anbamed. Notizie dal sud est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Aug 2021 07:27:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Farid Adly I titoli Afghanistan:&#160;I taliban consolidano il loro potere a Kabul, annunciano un&#8217;amnistia e promettono moderazione. Siria:&#160;Bombardamento israeliano sul Golan. Iran:&#160;Secondo l&#8217;Aiea è stata ripresa la produzione di Uranio al&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>A cura di Farid Adly</p>



<p><strong>I titoli</strong></p>



<p><strong>Afghanistan:&nbsp;</strong>I taliban consolidano il loro potere a Kabul, annunciano un&#8217;amnistia e promettono moderazione.</p>



<p><strong>Siria:&nbsp;</strong>Bombardamento israeliano sul Golan.</p>



<p><strong>Iran:&nbsp;</strong>Secondo l&#8217;Aiea è stata ripresa la produzione di Uranio al 60%.</p>



<p><strong>Israele:&nbsp;</strong>Domato dopo 53 ore un gigantesco incendio nei boschi vicini a Gerusalemme.</p>



<p><strong>Libia: </strong>È pronta la macchina organizzativa per le elezioni del 24 dicembre.</p>



<p></p>



<p><strong>Le notizie</strong></p>



<p><strong>Afghanistan</strong></p>



<p>La prima conferenza stampa dei taliban da Kabul è, a parole, rassicurante. Il portavoce del movimento, Dhabihullah Mujahid, ha dichiarato: “Formeremo un governo inclusivo, non vogliamo vendette. Rispetteremo la libertà delle donne secondo la sharia e sarà ammessa la stampa libera, ma non dev&#8217;essere ostile a noi”. Il primo atto concreto del movimento è stata l&#8217;amnistia per tutti i funzionari governativi, che sono stati invitati a tornare al loro lavoro. La vita nella capitale afghana comincia a tornare verso la normalità. Panifici, distributori di carburante e negozi cominciano ad essere aperti. Il traffico nella città è ancora limitato probabilmente per paura del futuro incerto sotto le leggi dell&#8217;Emirato islamico. Dopo i primi rastrellamenti sono state bloccate le irruzioni nelle case.</p>



<p>All&#8217;aeroporto di Kabul è tornato il traffico sia militare che civile. Il comando delle forze armate USA ha autorizzato la pubblicazione di una foto di 600 civili afgani accalcati all&#8217;interno di un aereo militare di trasporto truppe, in viaggio verso il Qatar. A Doha una delegazione militare USA ha raggiunto un accordo con i taliban che prevede il lasciapassare per tutti i civili che vogliono raggiungere l&#8217;aeroporto e non saranno presi di mira automezzi statunitensi.</p>



<p>L&#8217;ex vice presidente, Amrullah Saleh, ha scritto sui social che è presente in Afghanistan: “Sono temporaneamente il legittimo presidente del paese, (dopo la fuga di Ashraf Ghani). Non tradirò la memoria di Ahmad Shah Massoud”, in riferimento al capo militare anti taliban, assassinato con una bomba nascosta nella videocamera da due jihadisti arabi, che si erano finti giornalisti, il 9 settembre 2001, due giorni prima dell&#8217;attacco contro le due Torri Gemelle.</p>



<p>Le reazioni nel mondo sono diversificate. Il Consiglio ONU per i diritti umani ha convocato una riunione per il 24 agosto con all&#8217;ordine del giorno la situazione in Afghanistan. Il Consiglio degli Ulema islamici, una struttura creata dal Qatar e dalla Turchia, ha emesso un comunicato di congratulazioni con il popolo afgano per la fine dell&#8217;occupazione straniera: “La vittoria contro gli invasori stranieri è una grande conquista dei musulmani, ma non si deve tornare agli errori del passato. Invitiamo il movimento di creare un governo di tutti e per tutti gli afgani e di rispettare i diritti delle donne secondo i precetti della fede islamica”. La maggior parte delle cancellerie arabe è rimasta in silenzio, tranne qualche comunicato generico nel quale si auspica al popolo afgano stabilità e benessere. La stampa araba più autorevole non manca di sottolineare che la condotta di Washington del ritiro affrettato è servita a creare situazioni difficili per gli antagonisti mondiali della politica USA, come Cina, Iran e Russia. “Il progetto cinese della “Via della Seta”, che passa per due città afghane, adesso è sotto la volontà dei taliban e non a caso la Cina si è affrettata ad esprimere di voler buone relazioni con il futuro governo di Kabul”, scrive Al-Mayadeen.</p>



<p><strong>Siria</strong></p>



<p>Due missili lanciati da Israele sono caduti martedì nel Golan, vicino alla città di Quneitra. Lo affermano la stampa israeliana e testimoni oculari nella città siriana. La zona è stata sorvolata da aerei militari di Tel Aviv per tutta la giornata di ieri. Non ci sono dichiarazioni ufficiali dei due eserciti. Non è chiaro se i due missili sono stati lanciati da caccia oppure da postazioni terrestri, nel Golan occupato.</p>



<p><strong>Iran</strong></p>



<p>Secondo l&#8217;Agenzia Internazionale per l&#8217;Energia Atomica, “Teheran ha avviato le procedure per l&#8217;arricchimento dell&#8217;Uranio al 60%, con l&#8217;introduzione di nuove tecniche che mettono in funzione contemporaneamente due acceleratori invece che uno solo”. Il nuovo procedimento sarebbe stato testato in aprile scorso ed è diventato operativo a luglio. Le trattative per il ritorno all&#8217;accordo nucleare si sono concluse a giugno senza il raggiungimento di un&#8217;intesa e si prevede che si tornerà al tavolo del negoziato a Vienna in settembre. La fase di stallo coincide con il cambio al vertice dell&#8217;Iran, dalla presidenza Rouhani, riformista, a quella di Raissi, conservatore.</p>



<p><strong>Israele</strong></p>



<p>Sono stati domati gli incendi boschivi a Gerusalemme dopo 53 ore di inferno. Secondo i vigili del fuoco, le fiamme hanno minacciato circa 14 villaggi dai quali sono stati evacuati gli abitanti, ma non ci sono state vittime. I roghi hanno divorato 2500 ettari di boschi. La colonna di fumo ha coperto il cielo di Gerusalemme. Nelle operazioni di spegnimento hanno partecipato anche unità della protezione civile palestinese. Il ministro della difesa israeliano Gantz ha ringraziato in un messaggio il presidente Abbas.</p>



<p><strong>Libia</strong></p>



<p>L&#8217;Ente indipendente per le elezioni ha chiuso le iscrizioni per il censimento degli elettori. Si sono registrati 2 milioni e 830 mila cittadini, circa il 70% degli aventi diritto tra i 7 milioni di abitanti. Le iscrizioni per i residenti all&#8217;estero partiranno da mercoledì prossimo per un mese. La macchina organizzativa è pronta, ha detto il presidente dell&#8217;Ente. Il Parlamento sta preparando una legge elettorale e dovrebbe essere votata entro la fine di agosto, in linea con il piano dell&#8217;ONU per le elezioni del 24 dicembre 2021. Manca ancora la base costituzionale, cancellata nel 1969 dal colpo di Stato militare. Si dovrebbe tenere a giorni una riunione a Ginevra del Forum del Dialogo politico libico, dopo diversi tentativi fallimentari nei giorni scorsi. Un altro nodo irrisolto è la questione dei mercenari siriani (a Tripoli) e di quelli russi (a Sirte), oltre alla presenza militare turca (a Tripoli) e italiana (a Misurata).</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Niger, migranti tra miniere di oro e uranio</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jan 2021 08:08:14 +0000</pubDate>
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<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Uno dei Paesi più poveri al mondo, nel quale il problema della migrazione vede i suoi massimi livelli di illegalità. Il Niger, negli ultimi anni, sta assistendo a delle piccole crescite economiche, instabili e non continue ma che hanno prodotto una piccola riapertura dell’economia locale.</p>



<p>Al fianco di questa situazione vediamo un paese che si trova tra i primi produttori ed esportatori di uranio e oro, due ricche materie prime che però viaggiano separatamente. Partendo dall’uranio, per il quale il Niger è il quarto produttore mondiale, possiamo affermare che la sua produzione si trova in un momento di crisi.</p>



<p>La Compagnia mineraria d’Akouta chiuderà la sua produzione nel marzo 2021 (i suoi costi di produzione sono insostenibili: si aggirano sui 76 euro al chilo, quando il prezzo dell’uranio è di soli 54 euro). Anche la Società delle miniere dell’Aïr è ormai a fine vita, e ha già fortemente ridotto la produzione.</p>



<p>In questo incerto scenario, ci sono però altre miniere che incrementano le loro produzioni, quelle del settore aurifero. A fianco dell’estrazione industriale, che assicura una produzione annua nell’ordine della tonnellata, dal 2010 si assiste a una vera e propria corsa all’oro nel Nord, nelle regioni di Tchibarakaten e dell’altopiano di Djado, alla frontiera con la Libia e l’Algeria. Tutto questo ovviamente sta portando a conseguenze violente, con finanziamenti a banditi e al traffico d’armi. L’International Crisis Group (Icg) solleva forti sospetti che dei gruppi armati, anche jihadisti, abbiano trovato un terreno di reclutamento nello sfruttamento aurifero artigianale. Non meno di 300.000, sempre secondo l’Igc, sarebbero i cercatori d’oro artigianali in Niger. La ricerca dell’oro è considerata un’attività&nbsp;permessa da Allah, e, secondo l’Igc, nei siti minerari del dipartimento di Torodi sono stati pronunciati sermoni jihadisti che esortavano al rispetto della sharia.</p>



<p>Ultima materia che sarebbe in grado di arricchire il Niger è il petrolio, la cui produzione è ad oggi modesta ma che potrebbe triplicare nell’arco di un anno. È, infatti, stato costruito un oleodotto di 2.000 km ad Agadem ed è stata sottoscritta una convenzione con la China National Oil and Gas Exploration and Development Corporation per lo sviluppo di questo settore.</p>



<p>Tutte queste evoluzioni economiche del paese non sortiscono in realtà l’effetto desiderato, dato che il Niger deve dedicare il 18% del suo bilancio alla sicurezza, minacciata dal terrorismo su tre fronti. Già nel 2013 un’autobomba danneggiò lo stabilimento della miniera d’uranio di Arlit, uccidendo un dipendente e ferendo quattordici lavoratori. La produzione rimase interrotta per quattro settimane. Il 25 ottobre, il governo ha vietato gli spostamenti senza scorta militare delle organizzazioni umanitarie nelle regioni di Tillabéry e di Tahoua, che ospitano 150.000 rifugiati e sfollati in seguito a violenze che hanno fatto centinaia di morti. Nel Sud-est, si moltiplicano gli attacchi di Boko Haram, insediato nel Nord della Nigeria e nelle isole del Lago Ciad. Secondo l’Onu, tra gennaio e agosto del 2019 sono state rapite 179 persone. L’insicurezza ha obbligato Medici senza frontiere a lasciare la città di Maine-Soroa.</p>



<p>Ad oggi, quindi, la situazione vede quasi 450.000 rifugiati e sfollati presi in trappola, spinti fuori dalle aree flagellate dalla violenza, come il Nord della Nigeria o il Mali, e sempre più in difficoltà per raggiungere la Libia e l’Europa. Una situazione di instabilità per tutta la popolazione che deve resistere alle violenze del terrorismo e alle usurpazioni di materie prime che, se gestite in maniera saggia, potrebbero rendere più stabile e ricco l’intero paese.</p>
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