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	<title>Valdesi Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Dossier statistico Immigrazione 2024</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Nov 2024 09:13:50 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/dos.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="640" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/dos-1024x640.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17770" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/dos-1024x640.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/dos-300x188.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/dos-768x480.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/dos.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Confronti<em>. Si è tenuta ieri presso il Teatro Orione a Roma la presentazione del&nbsp;<strong>34° Dossier Statistico Immigrazione&nbsp;</strong>a cura di&nbsp;<strong>IDOS</strong>, in collaborazione con&nbsp;<strong>Confronti</strong>&nbsp;e l’Istituto di&nbsp;<strong>Studi Politici “S. Pio V”</strong>.</em></p>



<p>«Questo è un anno importante per noi perché festeggiamo i 20 anni di costituzione del Centro Studi e Ricerche Idos, e lo è ancora di più in tempi così difficili, nei quali le politiche migratorie in Italia e in Europa investono sempre meno nell’integrazione e sempre più in politiche vessatorie e repressive. Se vogliamo costituire una società più giusta e vivibile dobbiamo farlo insieme ai giovani, e il nostro compito è fornire loro quegli strumenti conoscitivi e culturali che possano permettergli di leggere nella maniera più corretta il loro tempo, in modo tale che siano protagonisti attivi e non passivi della loro vita. Il dossier è un’opera polifonica, raccoglie una pluralità di contributi e approcci scientifici, è scritto da più di cento autori, tra cui ci sono esperti e studiosi autorevoli a livello sia nazionale che internazionale, con un background e prospettive diverse, pertanto è un’opera molto pluralistica», ha introdotto<strong>&nbsp;Luca Di Sciullo</strong>, presidente del&nbsp;<a href="https://www.dossierimmigrazione.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Centro Studi e Ricerche IDOS</a>, che ha presentato il nuovo Rapporto, giunto alla 34esima edizione e realizzato, in collaborazione il&nbsp;<a href="https://confronti.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Centro Studi e rivista&nbsp;</a><a href="https://confronti.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Confronti</em></a>, e l’<a href="https://www.istitutospiov.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Istituto di Studi Politici “S. Pio V”</a>,&nbsp; grazie al sostegno dell’Otto per Mille della&nbsp;<a href="https://www.ottopermillevaldese.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Tavola Valdese</a>.</p>



<p>Il direttore di&nbsp;<em>Confronti</em>&nbsp;<strong>Claudio Paravati&nbsp;</strong>ha aggiunto: «Siamo tante e tanti oggi qui, ma siamo ancora di più in tutta Italia, perché questa presentazione sta avvenendo in contemporanea con decine di altre città. È una grande comunità che a livello nazionale, almeno una volta l’anno, si riunisce e discute insieme, e questa è una cosa molto preziosa, resa possibile da un’opera come il Dossier Statistico Immigrazione. Importante è anche la grande presenza di studenti di scuola superiore e universitari, perché ci permette di lavorare insieme a livello intergenerazionale».</p>



<p>«Questo lavoro rappresenta il nostro modo di vivere la fede cristiana, perché, secondo noi, la dimensione del credente è strettamente legata a quella del cittadino, e il Dossier racchiude in sé tutto quello che ci piacerebbe fosse un progetto finanziato dai fondi dell’Otto per Mille.  Noi non utilizziamo questi fondi per finalità di culto, ma abbiamo scelto di utilizzarli soltanto per finalità culturali, sociali e umanitarie, e un’iniziativa come quella del Dossier le incorpora tutte e tre. E&#8217; un’iniziativa culturale, perché fornisce dei dati sulla base di analisi scientificamente provate, fondamentali per fare delle scelte politiche illuminate ed eliminare molte false narrazioni. Poi c’è l’elemento sociale, sia perché viene trattato un tema che racconta i mutamenti che stanno avvenendo non solo nella società italiana, ma a livello globale; ma anche perché su questo tema si giocano le diverse visioni di società. La società può essere infatti aperta o chiusa, solidale o competitiva, plurale o illusoriamente uniforme, democratica e fondata sui diritti umani e le libertà fondamentali oppure autoritaria, in sostanza può essere più eguale o vedere una crescita delle diseguaglianze, quindi più o meno felice. Poi c’è il tema umanitario perché, sebbene il Dossier abbia un approccio scientifico e fornisca una serie di dati, è sempre presente l’idea che si sta parlando di esseri umani e di impegno umanitario», ha dichiarato la moderatora della Tavola Valdese <strong>Alessandra Trotta</strong>.</p>



<p><strong>Luca Di Sciullo&nbsp;</strong>ha sottolineato: «Secondo l’antropologo e filosofo francese René Girard, autore di&nbsp;<em>La violenza e il sacro</em>, tutti abitiamo le città fondate da Caino perché, dopo aver assassinato il fratello Abele diventò, “costruttore di città”. Pertanto, ci sarebbe un fratricidio fondativo alla base della nostra convivenza, cosiddetta civile, e l’omicida che si è impadronito del potere, recidendo il vincolo di fratellanza con questo atto di violenza, è diventato il legislatore. La prima conseguenza è che queste leggi, da una parte giustificano il potente che le scrive e ne legittimano la violenza, dall’altra rendono questa violenza fondativa esemplare, innescando nella società una catena di ulteriori atti violenti compiuti a imitazione del potente. La seconda conseguenza è che questa&nbsp;<em>escalation</em>&nbsp;di violenza alimenta in maniera endemica tutta una serie di mali sociali, come la corruzione, la criminalità, la disoccupazione, la povertà e così via, e finisce per indebolire i legami tra i cittadini. Quando questo accade diventa necessario ricorrere a un metodo che permetta di incanalare altrove tutta la tensione e la rabbia sociale che si accumulano, così da salvaguardare la tenuta dell’ordine sociale e quindi anche il sistema di potere. In casi come questo, l’individuazione di un capro espiatorio diventa un rito catartico con cui periodicamente la società ripete in maniera collettiva la stessa violenza fondativa da cui ha tratto origine. Prendendo in esame le tre chiavi di lettura di Girard, ovvero la scrittura e riscrittura di leggi che rispecchiano la violenza fratricida del fondatore, il desiderio di imitazione del potente che a ogni passaggio di mano innalza sempre più il tasso di spietatezza del legislatore, e il ricorso al capo espiatorio come un oggetto sacrificale su cui scaricare la rabbia collettiva per rinsaldare l’identità della comunità, è evidente quanto ognuno di questi tre punti sia incredibilmente calzante per capire a fondo le dinamiche che hanno mosso le politiche migratorie e gli atteggiamenti dominanti verso i migranti negli ultimi decenni sia in Italia che in Europa. Gli immigrati sono diventati infatti, da almeno trent’anni, il capro espiatorio di tutti i mali endemici del Paese, e i governanti di turno hanno concorso, chi con azioni, chi con omissioni a spogliarli di ogni più elementare diritto e tutela, per poi a ridurli a una condizione di inferiorità che ne ha fatto dei perfetti oggetti sacrificali».</p>



<p><strong>Nawal Soufi</strong>, attivista per i diritti umani, impegnata sulla rotta balcanica, ha sottolineato nel video che inviato per l’evento: «Mi occupo di migranti in cammino lungo le varie rotte migratorie. Quello che cerco di fare, e che ho cercato di fare in questi anni, è di monitorare la violenza di frontiera, denunciare gli abusi che si consumano davanti ai miei occhi tutti i giorni, sia nelle zone di frontiera che nei vari campi e centri di accoglienza. Qui gli esseri umani vengono letteralmente parcheggiati, e la salute mentale dei migranti è molto a rischio, non solo a causa del largo uso di droghe e psicofarmaci, ma anche per il fatto che dopo uno o due anni nei centri di accoglienza i migranti perdono la loro voglia di vivere e di fare qualcosa in Europa. Le situazioni sono tante, diverse e il lavoro di denuncia deve essere accompagnato a quello di supporto ai migranti, sia per la fornitura di beni di prima necessità, che per il supporto legale e sanitario. Sulla rotta balcanica si vivono molteplici situazioni di violenza. Se prima la violenza riguardava solo le guardie di frontiera, ora bisogna affrontare anche i trafficanti che rapiscono anche donne, minori o famiglie intere, per poi richiedere un riscatto. Le forze dell’ordine lasciano che i trafficanti portino avanti queste attività illegali e spesso i migranti non denunciano queste situazioni per timore di ripercussioni sulle loro famiglie. Cerco di essere positiva e di dare speranza ai migranti ma so che la situazione è sempre più grave».</p>



<p><strong>Noura Ghazoui</strong>, presidente del CoNNGI – Coordinamento Nazionale delle Nuove Generazioni Italiane, ha aggiunto: «È importante che nel dibattito pubblico vengano coinvolte le nuove generazioni. Il Dossier è una luce che va accolta, perché ci dà modo di riflettere e di mettere in risalto i dati concreti che servono per poter mettere in atto delle strategie e dei percorsi per migliorare la nostra società, che spesso preferisce continuare a brancolare nel buio.&nbsp; Quindi ringraziamo tantissimo tutti coloro che hanno contribuito a questo lavoro.&nbsp; Il CoNNGI vuole creare un filo diretto con le nuove generazioni e fare dell’inclusione un potente motore di cambiamento. Non avendo scelto di intraprendere un viaggio o un percorso di migrazione, ma essendo per lo più nati e cresciuti in Italia, ci definiamo nuove generazioni con background migratorio, facciamo dell’inclusione un potente motore di cambiamento, e crediamo fermamente che l’inclusione sociale non sia solo un obiettivo, ma una responsabilità collettiva. Il nostro impegno è verso un mondo in cui tutti possiamo camminare insieme senza lasciare nessuno indietro».</p>



<p>«Qui stiamo presentando un Dossier statistico ma quello che stiamo facendo non è semplicemente esporre dei numeri, ma costruire una narrazione. A questo tavolo dall’inizio non si è sentito parlare di “seconde generazioni migranti”, cosa di cui invece si parla ancora nei media e anche nella politica ma di “background migratorio” che è molto diverso, perché non riguarda persone che hanno un percorso migratorio ma che sono nate e cresciute in Italia. C’è un filo di continuità tra i nuovi italiani e i vecchi migranti, un filo che non si può spezzare ed è molto presente, ma quando parliamo di migrazione parliamo di un’identità che ha diversi volti. Anche i percorsi migratori possono essere diversi. Io mi occupo di un tipo di migrazione di cui nel mio ambito formativo non si parla abbastanza, ovvero della migrazione femminile, a cui il Dossier ha dato largo spazio. Quella femminile è una migrazione intersezionale ovvero genere, status sociale, orientamento sessuale, religioso e tipo di migrazione. Spesso la migrazione viene trattata in modo generico, ma ogni migrazione ha la sua specificità e il Dossier ha il pregio di approfondire tutti questi aspetti» – ha aggiunto&nbsp;<strong>Sonia Lima Morais</strong>, scrittrice e presidente dell’Associazione Donne Capoverdiane.</p>



<p><strong>Paolo De Nardis</strong>, presidente dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, ha concluso: «Quest’anno siamo stati costretti a un maggiore realismo e pessimismo, perché stiamo vivendo una situazione che non si trova sempre a gioire. Dobbiamo far riferimento al dramma della normativa italiana e europea in cui c’è tanta crudeltà crescente. Quando parliamo delle nostre iperdemocratiche società occidentali abbiamo in mente l’idea di un individuo staccato dagli altri detentore di una libertà assoluta. &nbsp;Ma l’individuo da solo non esiste, l’individuo è sempre un individuo sociale che esiste in una società, quindi è un individuo che si basa sulla libertà nel sociale e sulla coesistenza. Altrimenti non ci sarebbe società, ci sarebbe soltanto il sopruso e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo».</p>



<p>Ha coordinato i lavori <strong>Claudio Paravati</strong>, direttore del Centro Studi Confronti.</p>



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		<title>Daniela Di Carlo: inclusività nel messaggio dei valdesi</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Aug 2023 09:09:36 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/danieladicar.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="526" height="526" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/danieladicar.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17112" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/danieladicar.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 526w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/danieladicar-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/danieladicar-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/danieladicar-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/danieladicar-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 526px) 100vw, 526px" /></a><figcaption> </figcaption></figure>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Questo articolo nasce dal desiderio di proporre un ciclo di interviste agli esponenti di diverse religioni con uno sguardo curioso verso ciò che non si conosce: il mio sguardo, il vostro sguardo.</p>



<p>Inizio così questa scoperta: con l&#8217;intervista a Daniela Di Carlo, pastora della chiesa valdese. Quando la contatto inizia col complimentarsi con me per essermi dichiarato agnostico, ma aperto alla conoscenza&#8230;Entriamo, quindi, subito nel vivo della nostra chiacchierata.</p>



<p><strong>Quali sono i princìpi fondanti della vostra religione?</strong></p>



<p>Una delle cose fondamentali è la Bibbia, da non leggere, però, in maniera letterale. L&#8217;approccio ai testi sacri deve essere critico, considerando che i costumi cambiano. Ad esempio, in Levitico è scritto che la donna non deve avvicinarsi al sacro, ma oggi ciò sarebbe anacronistico.</p>



<p>Il messaggio di accoglienza e amore nel nuovo testamento è ciò che veramente conta. La Chiesa non deve discriminare, ma essere inclusiva.</p>



<p>Il rapporto con Dio, per noi valdesi, è diretto e non ha alcun mediatore.&nbsp;</p>



<p>Ognuno decide per se stesso anche se la fede è rappresentata come qualcosa di plurale. Un esempio di questo sono la lettura collettiva e le decisioni. L&#8217;organo decisionale è il Sinodo (80 laici e 80 pastori), diviso a sua volta in Distretto e Assemblee Locali. Esiste anche un organo di controllo su chi decide chiamato &#8220;Commissione d&#8217;Esame&#8221;.</p>



<p><strong>Ci puoi parlare brevemente della storia della Chiesa Valdese?</strong></p>



<p>Come movimento nasce nel 1070 per  volontà di Valdo, un mercante di Lione che si fece tradurre alcune parti del Vangelo. L&#8217;intenzione era quella di leggere i testi sacri e di contribuire al rinnovamento della Chiesa. </p>



<p>Nel 1184 la predicazione porta alla scomunica e a persecuzioni fino al 1848. L&#8217;inquisizione fa vittime anche tra i valdesi; vengono, per esempio, ricattolicizzati bambini già alfabetizzati.  Nel 1532, i valdesi aderirono alla riforma protestante diventando una Chiesa riformata. Proprio in epoca medioevale, le valli valdesi (Val Pellice, Val Chisone e Val Germanasca) furono un  rifugio per i fedeli perseguitati. Solo nel 1848, la Chiesa vede riconosciuti pieni diritti civili e politici.</p>



<p><strong>L&#8217;8&#215;1000 alla vostra Chiesa non viene destinato al</strong> <strong>culto, perchè questa scelta?</strong></p>



<p>Crediamo alla separazione tra Stato e Chiesa. Lo Stato si deve occupare del Bene comune, per questo destiniamo l&#8217;8&#215;1000 a progetti sociali, quali: la ricerca scientifica oppure progetti di sostegno alle persone con disabilità ed LGBTQ+. </p>



<p><strong>I Valdesi celebrano anche le unioni omosessuali. Come mai questa scelta in controtendenza con altre confessioni?</strong></p>



<p>Alcune persone vengono allontanate dalla Chiesa di appartenenza con frasi tipo “non fai parte dei progetti di Dio”. Dal 1980, ad Agape, centro ecumenico valdese, esistono i campi che si chiamano &#8220;Fede e omosessualità&#8221;. Questi campi sono stati costituiti proprio pensando al messaggio d&#8217;inclusività della nostra Chiesa. Il pastore e il direttore di Agape, Eugenio  Rivoir e Ferruccio Castellano, hanno portato la Chiese protestanti e Cattoliche ad interrogarsi sulle questioni di genere. </p>



<p>Dal 2010 i valdesi benedicono le unioni omosessuali e recentemente c&#8217;è stato il battesimo di un bambino di due papà.</p>



<p>Ringrazio Daniela per la disponibilità e alla prossima intervista!</p>
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		<title>Dossier statistico immigrazione 2019: l&#8217;annus horribilis per i migranti</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Oct 2019 08:25:11 +0000</pubDate>
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<p>Presentata  a Roma e in tutta Italia la nuova edizione della pubblicazione curata dal Centro Studi e Ricerche Idos col Centro Studi Confronti e il contributo dell&#8217;Otto per mille Valdese Roma, 24 ottobre 2019 &#8211; Le nuove generazioni protagoniste del nuovo Dossier Statistico Immigrazione 2019 realizzato dal Centro Studi e Ricerche Idos in partenariato con il Centro Studi Confronti. Giovani protagonisti tanti sono stati gli studenti degli istituti scolastici, licei e istituti tecnici, presenti all&#8217;evento di lancio del Dossier, che si è svolto questa mattina, lunedì 24 ottobre, al Nuovo Teatro Orione a Roma. Ma attenzione sui giovani anche perchè il tema della cittadinanza per le &#8220;seconde generazioni&#8221; di immigrati, la discussione sullo ius soli e lo ius culturae, è uno dei punti al centro del dossier. </p>



<p>L&#8217;incontro, moderato da Maria Paola Nanni di Idos e Stefania Sarallo di Confronti si è aperto con il video che riassume i contenuti del Dossier, realizzato da Vibes-Radio Beckwith. Numeri che descrivono appunto un &#8220;annus horribilis&#8221; per l&#8217;immigrazione: 68.845 arrivi in Europa attraverso il Mediterraneo, dal 1° gennaio al 1° ottobre 2019, 1.314 morti e dispersi nella rotta centrale: una drastica riduzione degli arrivi via mare alla quale si aggiunge la sostanziale chiusura, come si legge nella scheda di sintesi del Dossier, dei canali regolari di ingresso. Intanto, i residenti stranieri in Europa sono 39,9 milioni, in Italia 5.255.503, l&#8217;8,7 per cento della popolazione residente (2018). 2.445.000 sono gli occupati stranieri in Italia, il 10,6 per cento del totale lavoratori e 602.180 le imprese condotte da stranieri in Italia, il 9,9 per cento delle aziende complessive. &#8220;Nell&#8217;anno trascorso – ha dichiarato Luca Di Sciullo, presidente Idos – c&#8217;è stato il tentativo di portare la nostra società a fasi storiche passate, abbiamo visto realizzarsi un&#8217;eclissi del senso dell&#8217;umano, dinanzi a quella che è stata chiamata la crisi dei migranti, che a essere onesti, dovremmo chiamare crisi dell&#8217;Europa&#8221;. Serve allora &#8220;riabilitare il principio della fratellanza umana, di là della retorica, perchè abbiamo, immigrati e italiani, comuni bisogni e fragilità. </p>



<p>Allo scontro tradizionale tra poveri e ricchi abbiamo sostituito una guerra tra poveri e impoveriti: non facciamo quest&#8217;errore, sarebbe il più grande favore a un potere inetto che vuole conservare il proprio status&#8221;. Luciano Manicardi, priore della Comunità di Bose, ha focalizzato l&#8217;attenzione su &#8220;la parola, il volto dell&#8217;altro e la memoria&#8221; come &#8220;tre elementi per ricostruire un&#8217;umanità degna di questo nome&#8221;, di fronte a quella che Ernst Bloch negli anni Trenta, a proposito del consenso di massa al nazismo, chiamava &#8220;la metamorfosi in demoni di gente comune&#8221;. E contro questo odio &#8220;dobbiamo riconoscere in noi l&#8217;alterità, lo straniero ci aiuta a restituirci a noi stessi, è una rivelazione che dice qualcosa di &#8220;noi&#8221;. Una metamorfosi che è basata spesso su luoghi comuni, quei &#8220;luoghi comuni spesso slegati dalla realtà dei fatti, contro i quali&#8221;, come ha dichiarato Elly Schlein, già parlamentare europea, &#8220;il Dossier è come una bibbia laica, una fonte essenziale per costruire politiche migliori, mentre spesso le politiche sono state frutto della propaganda&#8221;. Politiche come la legge Bossi-Fini, &#8220;una legge criminogena, che va cambiata&#8221; perchè ha costruito &#8220;irregolarità e caos&#8221; e i decreti sicurezza, che &#8220;vanno cancellati&#8221;, e infine occorre riformare la legge per ottenere la cittadinanza italiana. Takoua Ben Mohamed, graphic journalist, &#8220;tunisina di Roma&#8221;, usa il fumetto per raccontare le sue &#8220;battaglie quotidiane e l&#8217;immaginario sulle donne musulmane, costruito dall&#8217;informazione mainstream, che non mi rappresenta per niente&#8221;. </p>



<p>L&#8217;autrice ha raccontato anche la storia della sua famiglia, una storia che ha disegnato anche nei suoi libri &#8220;La rivoluzione dei gelsomini&#8221; e &#8220;Sotto il velo&#8221; (editi da Becco Giallo), della sua vita in Italia, della costruzione dell&#8217;identità, da &#8220;musulmana che porta il velo&#8221; e che ha incontrato anche un'&#8221;umanità che viene prima dell&#8217;ideologia&#8221;. &#8220;Fugare le percezioni sbagliate &#8211; ha concluso Alessandra Trotta, moderatora della Tavola valdese – è un obiettivo che il Dossier persegue e realizza. Percezione errata di cui anche noi, evangelici, siamo stati vittima: ci &#8220;accusano&#8221; di occuparci solo di migranti. Una percezione alla quale noi resistiamo fortemente: non dobbiamo mai mettere in competizione i diritti, perchè devono essere tutti tutelati. E fra le pieghe di questo Dossier c&#8217;è un fenomeno che mi preoccupa molto, a fronte del taglio dei progetti di accoglienza ed integrazione, ovvero la mutata percezione da parte dei migranti della possibilità di vivere nel nostro Paese, una perdita di fiducia che comincia a realizzarsi. Ma c&#8217;è anche un&#8217;altra Italia, che crede nell&#8217;inclusione e nel pluralismo, che vorremmo diventasse più visibile, attraverso il dialogo paziente con chi la pensa diversamente&#8221;. </p>



<p>La scheda di sintesi e il video sono scaricabili dal sito <a href="http:// www.dossierimmigrazione.it?utm_source=rss&utm_medium=rss ">http:// www.dossierimmigrazione.it?utm_source=rss&utm_medium=rss </a></p>
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		<title>Conferenza delle Ong che operano nel Mediterraneo. NON SIAMO PESCI</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jan 2019 07:35:06 +0000</pubDate>
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<p>Se la situazione non cambia, in estate in mare non ci sarà nessuno a salvare vite. È questa la denuncia fatta lo scorso 16 gennaio presso l’associazione Stampa estera a Roma nel corso di una conferenza stampa dal titolo “Sea Watch, Open Arms e la politica europea nel Mediterraneo”, alla quale hanno partecipato <strong>Christiane Groeben</strong>, vice presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI),<strong> Marco Fornerone</strong>, pastore della Chiesa valdese di Roma,<strong> Giorgia Linardi</strong>, portavoce di Sea Watch Italia, <strong>Riccardo Gatti</strong>, capo missione di Open Arms, <strong>Lucia Gennari</strong> dell’Associazione Mediterranea e <strong>Luigi Manconi</strong>, presidente di “A Buon Diritto”.<br />
Proprio a una imbarcazione della ONG spagnola Open Arms la Capitaneria di porto di Barcellona ha impedito di lasciare il porto per andare nel Mediterraneo centrale. Dunque si fa concreto il rischio che nessuna ONG possa più salvare vite in mare.<br />
Nel frattempo, c’è chi continua a occuparsi di accogliere le persone già arrivate, come i migranti sbarcati dalla Sea Watch e dalla Sea Eye pochi giorni fa.<br />
Christiane Groeben, vicepresidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, ha spiegato che <a href="http://www.nev.it/nev/2019/01/04/fcei-e-diaconia-valdese-pronti-allaccompagnamento-e-allaccoglienza-dei-49-profughi-della-sea-watch-e-della-sea-eye/?utm_source=rss&utm_medium=rss">la FCEI e la Diaconia valdese sono pronte</a> “a contribuire, come abbiamo già fatto, nel nostro piccolo. Grazie al progetto dei corridoi umanitari – che ha fatto scuola in tutta Europa – ci sono infatti 1.500 persone che vivono in Italia in posti di ospitalità diffusa”.<br />
“Il nostro dovere è accogliere ed essere tra le voci che denunciano le violazioni della dignità umana. Siamo in prima linea – ha concluso Marco Fornerone, pastore della Chiesa Valdese di Roma – insieme alle Ong per salvare e accogliere le persone e riportare la questione su un piano di verità. Proprio 90 anni fa nasceva il Pastore <a href="http://www.nev.it/nev/2017/01/30/scheda-martin-luther-king-movimento-diritti-civili/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Martin Luther King</a> che diceva: ‘Nessuna menzogna può vivere per sempre’”.</p>
<p>“Ringraziamo chi, finalmente, ha contribuito a chiudere una pagina vergognosa e disumana della politica europea – ha dichiarato il moderatore della Tavola valdese Eugenio Bernardini a commento della soluzione al caso Sea-Watch concretizzatasi nella notte fra i vertici del governo -. Siamo felici di dare il nostro contributo e ci occuperemo di queste persone riconoscendo la loro dignità, come abbiamo sempre continuato a fare con tutti, anche con tanti italiani, di cui noi ci occupiamo quotidianamente, come in generale le chiese cristiane in Europa fanno per tutti. La nostra priorità è aiutare chi è nel bisogno e nella sofferenza, tutto il resto viene dopo”.</p>
<p>Molti governi dell’Unione Europea si comportano da “fuorilegge” con i migranti, sottraendosi al dovere dell’accoglienza con l’intento di “sgomberare” il Mediterraneo dai presidi umanitari. È questa l’opinione emersa alla conferenza stampa “Non siamo pesci” tenuta da alcune Ong e rappresentanti della Chiesa evangelica nella sede della Stampa Estera a Roma. Tra i relatori intervenuti, Riccardo Gatti capo missione di Proactiva Open Arms, a cui lunedì 14 gennaio la capitaneria di Barcellona ha impedito di prendere il largo per andare a soccorrere i migranti.</p>
<p>“Il fatto di fermarci è come fermare un’ambulanza perché gli ospedali non vogliono ricevere persone da soccorrere. Allora cosa facciamo? Fermiamo pure le ambulanze? Perché è questo quello che si rappresenta”, ha affermato. “Quello che noi vediamo è la stessa dinamica che ha come obiettivo, da una parte cercare di non appoggiare quello che viene presentato come uno dei peggiori mali di questi anni, la migrazione qualcosa che viene presentata in maniera sempre molto tendenziosa ed evidentemente, ormai lo sappiamo, il fatto di far sparire evidenti testimoni scomodi”, ha aggiunto.</p>
<p>Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) che nei giorni scorsi è più volte intervenuto sul tema, ha detto: “Questa è una chiesa che accoglie. Lo abbiamo scritto nel nostro <a href="https://www.fcei.it/wp-content/uploads/2018/08/Manifesto-una-chiesa-che-accoglie.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Manifesto per l’accoglienza</a> e lo abbiamo messo in opera. Siamo tutti stranieri di qualcun altro. Gesù stesso, il Signore dei cristiani, è stato respinto quando era ancora nel grembo materno e poi perseguitato e ucciso da chi pensava di avere il potere di vita o di morte. Come cristiani italiani, amiamo il nostro prossimo e invitiamo alla fratellanza e alla sorellanza universali. L’importante è che si arrivi a una strategia europea dell’accoglienza, che non ceda di un millimetro sul rispetto dei diritti umani. È evidente la necessità di una proposta politica strutturata, collettiva, che abbia come parole d’ordine cooperazione, pace e giustizia. Il nostro apprezzamento a chi nel governo italiano ha lavorato a questa soluzione e auspichiamo vivamente che possa presto costituirsi una cabina di regia europea che operi stabilmente secondo le procedure attivate in questa occasione”.</p>
<p>L’ospitalità è totalmente a carico delle chiese protestanti grazie al finanziamento della Tavola valdese e a donatori, come per tutti i programmi rifugiati e migranti, primo fra tutti i <a href="https://www.nev.it/nev/category/mediterranean-hope/corridoi-umanitari/?utm_source=rss&utm_medium=rss">corridoi umanitari</a> promossi ecumenicamente dal 2015 insieme alla Comunità di Sant’Egidio.</p>
<p>“Siamo felici che questa situazione si sia sbloccata – ha affermato il presidente della Diaconia valdese Giovanni Comba -. Abbiamo dato la disponibilità ad accogliere queste persone così come ne abbiamo accolte centinaia tramite i corridoi umanitari. Siamo in attesa di conoscere i dettagli per predisporre un’accoglienza diffusa adeguata ai bisogni delle persone e delle famiglie. Grati agli italiani che ci hanno sostenuto e che continuano a farlo, anche economicamente, continueremo ad utilizzare le risorse che abbiamo a ‘disposizione a favore degli ultimi, italiani e stranieri. Nello spirito biblico ‘tratterete lo straniero come chi è nato tra voi’ (Levitico 19,34) ci auguriamo che l’Italia e l’Europa tornino ad avere una politica di accoglienza.”</p>
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