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	<title>valori Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Attivismo: un contributo al cambiamento</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Sep 2025 08:30:50 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/att-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="750" height="497" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/att-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18161" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/att-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/att--300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Martina Foglia</p>



<p></p>



<p>Diceva una canzone: &#8220;ho visto un posto che mi piace si chiama mondo&#8221;; beh posso dire con certezza che per quanto mi riguarda il mondo attuale non mi piace per nulla, lo stiamo portando alla deriva. L&#8217;essere umano con il suo comportamento folle, il suo atteggiamento di superiorità ed egoismo sta rendendo il globo terrestre un posto invivibile e inospitale&#8230; Viviamo in un mondo intriso di odio: guerre (non solo le due macro guerre raccontate dai mass-media, ma ce ne sono tantissime altre taciute volontariamente), discriminazioni e violenza di genere e di orientamento sessuale, discriminazioni razziali nonché contro le persone con disabilità come me&#8230;Da tempo assisto a tutto questo, ma è solo da qualche anno che mi sono posta e continuo a pormi un interrogativo: come posso agire nel mio piccolo per contrastare tutto ciò?  Voglio e devo fare qualcosa per provare a illuminare la mente anche solo di una persona per far sì che rifletta su ciò che sta accadendo e magari, dopo questa riflessione, desideri unirsi a me come parte attiva del lungo processo di cambiamento! Ma come si fa a cambiare il mondo&#8230;? Questo non ve lo so dire, non ho una risposta tanto complessa quanto lo è la domanda, quel che è certo è che so di aver trovato un modo per provare a renderlo migliore; da quando sono attivista dell&#8217;associazione Per i Diritti Umani mi sento parte attiva di qualcosa, una piccola goccia nel mare, un piccolo ingranaggio ma che insieme a tante altre persone può contribuire, attraverso la scrittura di articoli di denuncia e informazione sulla violazione dei diritti umani in Italia e nel mondo e attraverso la promozione di eventi che valorizzano l&#8217;inclusione e la diversità, a sviluppare una coscienza critica dentro di noi e in chi sceglie di seguirci nelle nostre iniziative! </p>



<p>Secondo la mia personale esperienza da attivista ancora principiante, non basta solo aderire ad un evento che sostiene una determinata causa e poi dire c&#8217;ero anch&#8217;io, essere attivistə non significa certo fare numero, significa bensì credere fino in fondo alla causa che si è scelto di sostenere. Altra cosa importante è sapere selezionare: essere attivistə non significa partecipare a tutti gli eventi indistintamente o a tutte le manifestazioni, significa partecipare a eventi o manifestazioni che corrispondono ai valori imprescindibili della singola persona. Per me sono: l&#8217;uguaglianza, la pace, la giustizia e l&#8217;accoglienza verso l&#8217;Altro. Per essere attivistə ci vuole un&#8217;altra condizione fondamentale: il tempo. Ognuno di noi ha i propri impegni lavorativi e familiari e non sempre è possibile partecipare personalmente ad eventi o manifestazioni, ma lo si può fare condividendo sui social idee e notizie che possano fare riflettere le persone. Ognuno di noi può essere attivistə con i suoi tempi e modi, è l&#8217;interesse e l&#8217;empatia verso tutti gli essere umani che spinge a farlo, se non c&#8217;è questo interesse ognuno rimane a coltivare il proprio orticello. Io non condanno assolutamente questa scelta, dico solo che alla lunga può essere rischiosa perché ci si può trovare in un mondo dove non ci si riconosce, in balia di ciò che qualcun altro ha costruito al posto nostro! Secondo la mia personale esperienza, un&#8217;altra cosa è molto importante nel mondo dell&#8217;attivismo: la collaborazione tra associazioni, fondazioni, enti, realtà con scopi simili.  Per me è importante perché, collaborando, si crea RETE, quella rete che è fondamentale per generare, infondere e diffondere informazioni e conoscenza su tematiche sociali. Molto spesso dall&#8217;informazione si può sviluppare in noi il seme della curiosità E da qui ci si interroga su come si può agire per porre l&#8217;accento su un problema di interesse sociale che ci riguarda tuttə. </p>



<p>Il compito del nostro periodico online <a href="http://www.peridirittiumani.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.peridirittiumani.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> e dei nostri eventi è quello di informare e denunciare la violazione dei diritti umani in Italia e nel mondo. Nel paragrafo precedente vi ho parlato di collaborazione associativa e di quanto sia importante: a tal proposito vi volevo ricordare che nel mese di settembre proporremo due eventi con tematiche sociali differenti che troverete sulla pagina social dell&#8217;associazione e sul nostro sito; entrambi gli eventi si avvalgono della collaborazione di altre associazioni. </p>



<p>Concludo questo articolo parlando di gratitudine, un sentimento meraviglioso che molto spesso sottovalutiamo. Volevo dire grazie a due persone che mi hanno fatto scoprire e amare il mondo dell&#8217;attivismo non farò nomi chi legge sa! Ormai l&#8217;attivismo è parte imprescindibile di me e lo sarà sempre!</p>
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		<title>&#8220;Raccontarsi (a modo mio)&#8221;. Laura</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Mar 2023 13:36:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Progetto a cura di Jorida Mbroçi Correva l’anno 1989 a Parma nasceva una bimba che si scoprirà poi essere una bimba straordinariamente NoLimits Ma cosa significa ? Ecco ve lo racconto…. Io sono Laura&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>Progetto a cura di Jorida Mbroçi</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/jo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="640" height="427" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/jo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16898" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/jo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/jo-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></figure>



<p>Correva l’anno 1989 a Parma nasceva una bimba che si scoprirà poi essere una bimba straordinariamente NoLimits</p>



<p>Ma cosa significa ? Ecco ve lo racconto….</p>



<p>Io sono Laura</p>



<p>La mia storia straordinariamante nolimits inizia quando alla mia nascita si scopre che ho malformazione genetica con conseguenti problemi motori, e per questo dall’ età di 3 anni conduco la mia vita assieme al mio fedele compagno PIPPO, in realtà è un tutore che indosso tutto il giorno tutti i giorni e che mi permette di svolgere ogni attività quotidiana. Detta cosi sembra semplice ma in realtà poi semplice non lo è !. Dopo la mia nascita è iniziato un cammino che come hanno definito i medici sarà lungo e difficile, fatto nei primi anni di vita di fisioterapia quotidiana, ospedali e ospedali, interventi su interventi e tanto impegno da parte della mia famiglia. Ma questo cammino non è stato solo questo ! è stato un cammino fatto di obbiettivi e tanta forza, forza che nasceva proprio dal primo obbiettivo che i miei genitori si erano prefissati per me: MIA FIGLIA DEVE ESSERE IL PIU’ POSSIBILE AUTONOMA!. Assieme a tutto questo nel mio percorso si sono susseguite tutte le tappe di ogni bambino e come tale nonostante le difficoltà all’ età di tre anni è arrivato il momento del mio inserimento nella scuola materna, qui l’incontro con la mia maestra Adriana: per me non una semplice maestra, ma molto di più ! direi il simbolo della mia infanzia, è stata infatti la prima persona dopo la mia famiglia che non si è soffermata all’ aspetto esterno ma ha visto attraverso i miei occhi piccoli e furbi tanta forza e potenzialità.</p>



<p>Negli anni questa forza veniva sempre più a galla e alimentava in me tanto coraggio, il coraggio che mi ha permesso di raggiungere ogni traguardo che mi si poneva di fronte, questo per dire che tutta la mia vita è stata sempre un susseguirsi di traguardi. Il primo traguardo ? proprio all’ asilo: Quando Adriana si era prefissata per me di riuscire a farmi svolgere qualunque attività con i miei piccoli compagni, dai giochi , alle scale, e persino il ponte mobile dello scivolo, questo si che fu un traguardo non solo perché inaspettatamente nonostante le difficoltà motorie ci riuscì, ma anche perché fu la prima attività condivisa con i miei coetanei.</p>



<p>Gli anni passano l’asilo finisce si chiude un capitolo meraviglioso e se ne apre uno un po’ meno ! LA SCUOLA !!</p>



<p>Qui cominciano i problemi, non tanto legati alla mie difficoltà fisiche quanto piuttosto ai pregiudizi che le persone hanno nei confronti della disabilità, è con questi che da qui in poi ho dovuto e devo ancora lottare !! ma nonostante questo la scuola mi ha lasciato anche qualcosa di bello! in particolare alle superiori, dove ho fatto la prima scelta e ho seguito la mia passione per gli animali, in particolare i cavalli e ho scelto agraria.</p>



<p>I cavalli una passione un po’ folle vista la mia disabilità, come del resto tante cose di me , ma è grazie a questa mia passione se per diverso tempo sono riuscita a fuggire alla realtà e ritrovarmi in momenti dove tutto sembrava possibile. I cavalli non sono stati e non sono la mia unica passione, l’altro sport del cuore è il nuoto.</p>



<p>A questo sport mi sono avvicinata per dovere nei riguardi della mia salute, la fisioterapia da piccola è il nuoto da grande, ma ben presto è diventato parte di me!. In merito ci sarebbe tanto da dire…. Se inizialmente era solo un dovere negli anni grazie all’ incontro con la mia istruttrice Katia, che come Adriana tanto aveva percepito dal mio sguardo, ho iniziato un percorso per imparare a nuotare, all’ inizio pareva impossibile, giorno dopo giorno vedendo i miei progressi ad un certo punto Katia, forse per gioco, mi propose di partecipare ad una gara studentesca e da li, come dico spesso, il germe dell’agonismo non mi ha più lasciato.</p>



<p>Le gare sono state e sono un tassello molto importante di me, il motivo ? Semplice ! in acqua riesco ad esprimere ciò che a parole non mi riesce bene, riesco ad esprimere la forza che mi contraddistingue ma che negli anni forse per le diverse difficoltà che ho dovuto affrontare si è nascosta dentro di me. Il nuoto mi ha regalato tanto, mi ha aiutato a crescere mi ha permesso di togliermi diverse soddisfazioni, TANTE DIREI !! l’ ultima due anni fa ! Quando sono stata inserita in una squadra di normodotati, dopo diversi anni in squadre di persone con disabilità.</p>



<p>Questa la mia grande vittoria!!</p>



<p>Il bello dello sport, è che ti permette nonostante le difficoltà di dimostrare che si hanno anche delle abilità, per questo credo che ad oggi lo sport è forse l’unico mezzo ancora capace di sconfiggere certe barriere. Come si può capire da questo racconto sono sempre stata e sono ancora oggi una sognatrice .. Il sogno di questa bimba cresciuta ?? Dopo le superiori ? Continuare a studiare e intraprendere la carriera universitaria.</p>



<p>Anche in questo caso ho scelto secondo le mie passioni tralasciando quello che il mondo intorno reputava più adatto a me, cosi mi iscrivo al corso di laurea triennale del dipartimento di Medicina Veterinaria di Parma data la mia passione per gli animali, di certo non una scelta convenzionale per una ragazza con disabilità. Se dovessi descrivere questo percorso direi semplicemente un percorso “a montagne russe”: se da un lato i diversi esami da sostenere e la consapevolezza di ciò che io volevo raggiungere, ossia la laurea e un lavoro diverso da quello che la società immagina persona con disabilità, mi facevano volare alto, dall’ altro ci sono state diverse persone che più e più volte hanno messo in dubbio la mia riuscita facendomi ritornare giù proprio come nelle montagne russe. Ma nonostante il percorso difficile ancora una volta non smesso di credere nei miei sogni e anche questa volta arrivo al mio obbiettivo, ed ecco arrivare il 18 FEBBRAIO 2016… anche io sono diventata dottoressa, una DOTTORESSA UN PO’ SPECIALE !. Descrivere a parole il valore di quel giorno è quasi impossibile, un misto di incredulità ed una gioia immensa, a volte ancora oggi se ci ripenso mi sembra ancora impossibile che si sia avverato. Posso affermare con assoluta certezza, che quel giorno rappresenta per me la prima volta in cui al di fuori di una piscina io sia riuscita a dimostrare le mie capacità al resto del mondo. La gioia provata quel giorno non posso dire sia la stesso sentimento che ricordo nei due anni successivi, decisamente NO!, infatti dopo la laurea inizia il calvario (come lo chiamo io) della ricerca del lavoro.</p>



<p>Due anni in cui ancora una volta mi sono trovata divisa tra quello che erano i miei obbiettivi con la realtà: ero assolutamente determinata a voler trovare un posto di lavoro nell’ ambito della sicurezza alimentare, dati i miei studi universitari, cosi come ero altrettanto convinta che nonostante le difficoltà motorie sarei stata in grado di svolgere il lavoro, in fondo era solo questione di organizzazione, magari con qualche variabile pensavo io. La realtà che mi sono trovata di fronte in quei due anni purtroppo era ben diversa; una realtà in cui il personale di vari uffici di collocamento sia dedicati alle persone con disabilità che uffici di collocamento generici, (le ho provate tutte), appena leggevano il curriculum trovavano incompatibile la mia condizione con l’ambito lavorativo che cercavo, e senza mezzi termini a volte, mi dicevano <em>“ cara mia farai molta a fatica a trovare ciò che vuoi forse dovresti ripensare al tuo lavoro ideale”. </em>In quelle parole capì subito il grande problema che mi apprestavo a fronteggiare, tra l’altro presente ancora oggi nella nostra società ossia: considerare la disabilità come un ostacolo e fonte di problemi piuttosto che come potenziale risorsa, unitamente al grande luogo comune che vede la persona con disabilità solo in grado di lavorare soltanto dietro una scrivania e rispondere solo al telefono. Tutto questo scenario è stato assai difficile da sopportare e soprattutto mantenere la lucidità sul mio obbiettivo ma grazie alla mia grande voglia di riscatto e con il supporto dei miei genitori sono riuscita a non mollare, ed ecco finalmente che a Novembre 2017 vengo contatta dall’ ufficio di collocamento dedicato alle persone con disabilità del Comune di Parma per un colloquio di lavoro, ma non uno qualunque proprio quello desiderato da sempre e per un gioco del destino nell’azienda a cui da sempre aspiravo, quasi stentavo a crederci, invece era proprio cosi!.</p>



<p>So passati 5 anni da quel 8 Gennaio 2018 e nell’ incredulità del mondo del lavoro posso dire finalmente che dopo tante fatiche e difficoltà oggi sorrido ogni giorno pensando al mio passato e guardando al presente che mi vede membro di un team di controllo qualità alimentare.</p>



<p>Questa è un po’ in breve la mia storia, una semplice testimonianza che spero assieme ad altre serva alla società d’oggi per rendersi conto di quanto ancora c’è da fare per noi persone con disabilità per non farci sentire diversi ma diversamente unici come tutti.</p>
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		<title>Ogochukwu e tutte le lotte che abbiamo perso</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Aug 2022 09:34:08 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/alika.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="720" height="789" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/alika.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16507" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/alika.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/alika-274x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 274w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></figure>



<p>di Giorgia Zazzeroni (da ultimavoce.it)</p>



<p></p>



<h3>Alika Ogochukwu non è morto unicamente per mano dell’assassino Filippo Claudio Giuseppe Ferlazzo</h3>



<p><strong>Che un uomo abbia ucciso un altro uomo a Civitanova Marche, è una menzogna.&nbsp;</strong>Una verità del tutto distorta perché richiedente una condizione di parità iniziale, nei fatti inesistente.&nbsp;A uccidere&nbsp;Ogochukwu&nbsp;è stata la gerarchia illusoria sedimentatasi nella mente di un’intera società. La sua morte è il segnale evidente di un paese che fulmineo, ha dimenticato quanto indispensabile sia prendersi cura della costanza quando si tratta di diritti.</p>



<p><strong>Conquiste mai eterne, mai permanenti.&nbsp;</strong></p>



<p>Un venditore ambulante, invalido, nero e povero ucciso in pieno giorno sotto lo sguardo dei passanti, è una storia che parla di lotte.&nbsp;Lotte che, con il dilagare di una discriminatoria&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Populismo?utm_source=rss&utm_medium=rss">retorica populista</a>, abbiamo drasticamente perso.</p>



<h3><strong>Assassina è la trascuratezza destinata alla lotta di genere</strong></h3>



<p>La cristallizzazione in arma della cultura del possesso si è compiuta prima nell’iniziale tentativo di Ferlazzo di giustificare l’accaduto attraverso le presunte molestie verbali che Ogochukwu avrebbe rivolto alla compagna dello stesso. Poi, nella spaventosa reazione di una larga parte di cittadini italiani, pronti a giustificare l’atto come una legittima difesa. <strong>Ora sappiamo che, il diffuso stigma del dovere morale di proteggere “la propria donna”,  può uccidere in innumerevoli modi. </strong></p>



<p>Frammenti di pensieri altamente letali corrono, come mine, ad autorizzare la violenza, sorretti dal vento patriarcale, accelerati nel vagare dall’impulso di una convinzione: la superiorità di classe.</p>



<h3><strong>Omicida è il&nbsp;<a href="https://www.ultimavoce.it/guerra-e-ingiustizia-di-classe/?utm_source=rss&utm_medium=rss">classismo</a></strong></h3>



<p>La condizione sociale di Ogochukwu lo ha privato del respiro.&nbsp;<strong>Si espande la macchia dell’appartenenza nel quotidiano fomentare una ripartizione valoriale e la sua estensione annega inevitabilmente chi sta ai margini.</strong>&nbsp;Nella banalità di un interrogativo risiede la brutalità dello stereotipo: Ferlazzo avrebbe ucciso un uomo ben vestito e curato ?&nbsp;Di classe è la lotta, di classe è la morte.&nbsp;</p>



<h3><strong>Ancora, nel totale anacronismo, sicario è il razzismo</strong></h3>



<p>Esecutore di una malvagità figlia del limite cognitivo, la discriminazione si fa crimine nel sussurrare fuorviante di una politica che cavalca il timore popolare. La sterilità dei dibattiti circa la gestione dell’immigrazione in Italia ha impedito la risoluzione di un problema e ne ha fomentati di nuovi. Il gioco delle colpevolizzazioni sulla pelle dei fragili si è concluso nella sterilità del cuore italiano.</p>



<p>Intolleranza, odio e indifferenza con la loro portata distruttiva, sono la deriva di una nazione divenuta totalmente incapace d’agire. Anche di fronte al male più esplicito.</p>



<p>Con Ogochukwu ucciso perchè nero, muore parte della nostra umanità.</p>



<p>“Prima gli italiani”, a qualunque costo.</p>
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		<title>Effetto DOMINA: un&#8217;iniziativa per parlare del femminino</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Feb 2022 10:04:59 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/spaziomoderno.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="437" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/spaziomoderno-1024x437.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16132" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/spaziomoderno-1024x437.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/spaziomoderno-300x128.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/spaziomoderno-768x328.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/spaziomoderno.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1264w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Associazione Per i<strong><em> Diritti umani</em></strong> con Associazione Licenza poetica presenta e vi invita a: EFFETTO DOMINA.</p>



<p>Un&#8217;iniziativa che parla di donne nella società contemporanea attraverso varie forme della Cultura e dell&#8217;Arte.</p>



<p>Con il patrocinio del Comune di Arona e della Fondazione Fidapa Onlus. </p>



<p></p>



<p>Due giorni di Letteratura, Teatro, Pittura, Cinema e molto altro per esplorare la condizione femminile nel privato e nella società, proponendo buone pratiche per la parità di genere. </p>



<p></p>



<p>12-13 marzo 2022</p>



<p>Spazio Moderno</p>



<p>(Arona &#8211; NO) </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/1-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/1-1-724x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16131" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/1-1-724x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/1-1-212x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/1-1-768x1086.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/1-1-1086x1536.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1086w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/1-1-1448x2048.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1448w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/1-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1587w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/2-724x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16130" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/2-724x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/2-212x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/2-768x1086.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/2-1086x1536.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1086w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/2-1448x2048.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1448w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1587w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></a></figure>
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		<title>Violenza sulle donne nella notte di Capodanno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jan 2022 08:22:01 +0000</pubDate>
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<p><strong>Come è possibile che il premio di fine anno e gli auspici di uno nuovo nel nostro Paese contempli lo stupro di gruppo a danno di giovani donne? Si tratta, viene scritto, di devianza misogina, patriarcale e maschilista.</strong> (<em>Mietta Pellegrini</em>) </p>



<p></p>



<p>(da https://www.z3xmi.it/pagina.phtml?_id_articolo=14788&#8211;)&utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/violenza-donne-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="189" height="267" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/violenza-donne-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16076"/></a></figure></div>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><br>In questi ultimi giorni viene riportato sul quotidiano “Repubblica”, in parallelo agli articoli sui fatti di Milano, un articolo sulla violenza perpetrata su una ragazza un anno fa da un gruppo di ragazzi della Roma bene per festeggiare il nuovo anno e colpisce che questo fine anno a Milano sia la replica di quanto successo a Roma, ma in scala ben più terribile.<br><br>Viene da chiedersi &#8211; i due gruppi sono di diversa nazionalità ed estrazione sociale – quale sia la malattia di questo nostro mondo che tenta in ogni modo di svalutare e distruggere la figura femminile. Ma non hanno forse una madre questi giovani violentatori? Che ruolo hanno le madri nell&#8217;educazione dei figli? Che sia straniera o italiana, dove sta la differenza se la violenza maschile è sempre quella.<br><br>Qual è la gabbia mentale che costringe i maschi a ritenersi tali solo se esercitano la violenza e l’oppressione sulle donne? Questa riduzione di ruolo sociale è così limitante ed offensivo per qualsiasi essere umano, che sembra inverosimile che i maschi stessi non se ne rendano conto.<br><br>Come mai, ancora oggi, le donne subiscono la violenza maschile?<br>Il problema sta nella svalutazione dell’altro che colpisce le donne, ancora troppo spesso, nella quotidianità familiare, sociale e lavorativa, retaggio di una cultura paternalistica.<br>Si sente così spesso dire alle donne che se la sono cercata, perché vogliono l’indipendenza, perché vogliono dimostrare di valere, di avere un cervello, perché ottengono risultati migliori negli studi, perché sono vestite troppo poco, perché lavorano, perché sanno fare fronte a più necessità contemporaneamente, perché sono brave nello sport e vincono.<br><br>Il problema di fondo della violenza sta nella scarsa capacità di realizzarsi senza farlo a scapito di altri; il problema è accettare il valore degli altri, nell’assumersi le responsabilità del proprio agire, nel sapere di far parte indivisa della natura e non superiore ad essa. Il problema sta nel credere di essere al centro dell’universo e superiori ad esso, nel credersi pari a Dio e superiori a ogni donna.<br><br>Il percorso da compiere &#8211; siamo nel XXI secolo &#8211; è imprescindibile dall’educazione e questo richiama le responsabilità della famiglia, della scuola e dell&#8217;impegno di chi affronta questi territori culturali, che siano problemi di seconda generazione, di periferie, di mancanza di prospettive nel futuro, di violenza familiare, di bullismo, di violenza verso se stessi, di ruolo o della sua mancanza, di comunicazione in TV, on line, sui social con le fake news o altro.<br>Bisogna partire da qui: dalla scuola, dall’educazione dei più giovani, dalla valorizzazione dei talenti e non del potere, dalle azioni e dal linguaggio delle istituzioni e dei media, dal rispetto del lavoro delle persone, dall’ascolto e dalla forza della gentilezza nei rapporti quotidiani.<br><br>Passi sono stati fatti e se ne fanno, sono state create reti di associazioni che si adoperano in numerose iniziative sulla non-violenza, sull’aiuto ai/alle giovani, alle donne e alle famiglie.<br>Nel nostro territorio il “Tavolo per la nonviolenza” raccoglie, in questo grande esperimento di pace e democrazia, scuole e associazioni sia del territorio, che nazionali, nuovi italiani e stranieri, giovani e non più giovani, artisti e animatori e tante persone di buona volontà, che fanno dono del loro tempo e delle loro capacità per dar vita a una società più giusta, con la collaborazione e l&#8217;aiuto di tutti. È solo un inizio, ma promettente e speriamo contagioso. Perché di fronte a fatti come quello della notte di Capodanno, non basta scandalizzarsi: ognuno di noi, nel proprio quotidiano, nel proprio “intorno” può fare qualcosa di attivo, anche se non eclatante o vistoso, qualcosa che può costruire un’esperienza diversa, lasciare una traccia e forse cambiare le cose.</td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Giovanni Impastato: la nostra Costituzione è diventata carta straccia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Oct 2021 07:41:11 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa-2-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15741" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa-2-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa-2-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa-2-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa-2-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa-2-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>a cura di Alessandra Montesanto</p>



<p>Lo scorso agosto abbiamo avuto la fortunata occasione di parlare con Giovanni Impastato, fratello di Gisueppe (detto Peppino), giovane uomo ucciso dalla mafia, a Cinisi in Sicilia il 9 maggio 1978. Una lezione, quella dei due fratelli, di coraggio, di ribellione alla criminalità, oggi come allora e della loro madre, Donna Felicia, fino al termine dei suoi giorni che ha lottato per ottenere Verità e Giustizia per l&#8217;assassinio del figlio, riuscendo dopo anni e anni di processi, ad ottenerla. Ma ora diamo la parola a Giovanni Impastato che ringraziamo per la sua disponbilità così come ringraziamo tanto anche i responsabili di Casa Memoria Impastato, a Cinisi.</p>



<p>Oggi quello che bisogna fare continuamente è lottare per i diritti umani perchè questa cultura manca. Manca ovunque: sul posto di lavoro, ad esempio e prima di tutto. Si parla di legalità, di tutele, ma la nostra Costituzione sta diventando carta straccia; nata dalla Resistenza antifascista, col sangue versato dai nostri nonni, ormai non viene più rispettata, così come in nessuno Stato al mondo sta rispettando la Dichiarazione universale sui Diritti umani.</p>



<p>Ogni giorno con il presidio di Casa Memoria Impastato con la presenza di tanti volontari che raccontano la storia di Peppino, tutto quello che lui ha fatto, il suo impegno in quegli anni difficili, cerchiamo di diffondere la cultura dei diritti fondamentali proprio perchè le battaglie di Peppino erano finalizzate su questo; battaglie di civiltà, di democrazia quando lui, per esempio, lottava per l&#8217;ecologia che lo hanno portato a scontrarsi con la mafia perchè difendeva la bellezza del territorio, difendeva qualcosa che apparteneva a tutti e quando tu difendi i beni comuni porti avanti la lotta per i diritti umani.</p>



<p>E&#8217; importante divulgare tra i giovani l&#8217;idea che si debba battersi anche per l&#8217;emanipazione di un popolo, di una società: Peppino, già negli anni &#8217;60, mise in atto una rottura nel contesto sociale dove viveva, ma anche nella propria famiglia perchè la nostra è stata una famiglia di origine mafiosa. La sua ideologia politica (gramsciano antifascista, con una profonda cultura marxista) lo ha portato a portare avanti battaglie sociali, dal basso che si legano ai diritti umani: ricordiamo quando insieme ai contadini di Punta Raisi lottava contro l&#8217;esproprio dei terreni per costruire la terza pista dell&#8217;aereoporto, è chiara che ha svolto una battaglia di civiltà e di democrazia. Battaglie sociali che oggi non esistono più perchè si prefericse parlare dei salotti televisivi, non si fa altro che ripetere promesse che non vengono mantenute.</p>



<p>L&#8217;impegno culturale è fondamentale perchè un popolo si possa emancipare e mio fratello organizzava laboratori teatrali, cineforum, dibattiti, concerti: anche la Comunicazione è importante per quanto riguarda i diritti umani: una Comunicazione alternativa, che io considero controinformazione, è molto utile per costruire un Paese migliore, così come è importante l&#8217;Arte in genere. Peppino fonda Radio Aut al cui interno canalizza queste esperienze oltre quell&#8217;arma micidiale che è l&#8217;ironia: ha avuto, infatti, la grande capacità di intuire che bisognasse usare l&#8217;ironia per mettere in difficoltà i mafiosi, demolendoli da tutti i punti di vista, con le prese in giro. Aveva anche individuato che il nemico è il nemico delle classi subalterne, è il nemico di quelle persone che lottano per i diritti umani.</p>



<p>Negli ultimi 40 anni, dalla morte di mio fratello, qualcosa è cambiato: molte altre personehanno pagato, per questo, un grosso tributo di sangue e ce ne sono molte altre che continuano a lottare la mafia, ottenendo risultati importanti. Se facciamo riferimento alla nostra realtà, nel vivere quotidiano possiamo dire che è cambiato poco, però qualche passo avanti si è fatto. Questi, però, sono processi molto lunghi, anche a livello nazionale; il problema non è dare la colpa alla gente comune, ma è che in questo Paese, se noi non riusciamo ad avere i cittadini dalla nostra parte, è perchè quesi soggetti che dovrebbro assumere un ruolo decisivo nella lotta alla criminalità non lo assumono, ma remano contro. Faccio un esempio: la scuola. Nel 1982 è stata approvata una legge regionale in Sicilia che prevedeva dei seminari formativi dopo l&#8217;uccisione del Presidente della Regione, Piersanti Mattarella, un figura istituzionale, quindi. Siamo andati nelle suole per cercare di iniziare un percorso legato a quella legge. Gli studenti e i dirigenti ci hanno mandato via perchè gli studenti dovevano studiare e non potevano parlare di mafia! Solo nel &#8217;94 siamo potuti entrare nelle scuole per sensibilizzare sul tema, dopo le stragi di Capaci e di Via D&#8217;Amelio. Abbiamo, quindi, avuto un ritardo di quindici anni dove abbiamo perso un&#8217;intera generazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15742" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa1-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa1-1536x864.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Parliamo della classe politica, delle amministrazioni: Peppino Impastato era un consigliere comunale e dal primo anno dalla sua morte si doveva riunire il Consiglio per commemorarlo. Non lo hanno fatto mai, anzi. Lo hanno considerato come un terrorista.</p>



<p>Ci troviamo, quindi, di fronte a persone che non hanno ricevuto una vera educazione alla legalità, democratica e antifascista. Abbiamo generazioni intere che non credono più nell&#8217;impegno perchè i mafiosi e i collusi (anche di mentalità), hanno distrutto il nostro tessuto sociale che dobbiamo andare a ricomporre. Ancora oggi abbiamo gente che propone di togliere l&#8217;intitolazione a Falcone e Borsellino per sostituirla con quella di un gerarca fascista, fratello di Mussolini&#8230;Nella bergamasca, i leghisti hanno tolto l&#8217;intitolazione di una biblioteca comunale a Peppino per assegnarla a un sacerdote carmelitano. Dopo la domanda di un giornalista televisivo, il leghista intervistato rispose: “Peppino Impastato non fa parte della cultura del nord”. Ma c&#8217;è una cultura del nord e una del sud di fronte alla mafia? Ma a cosa è servita, allora, la spedizione dei Mille (partita da Bergamo?). E noi dobbiamo rispettare queste persone che fanno parte delle istituzioni? Io rispetto le istituzioni, ma non queste persone.</p>



<p>Il 1 luglio del 1960, in Italia c&#8217;è stato il tentativo di formare un governo con i fascisti: il famoso governo Tambroni. In quel caso la gente è scesa in piazza, in tutto il Paese; è successo il finimondo. A genova il porto era sottosopra, a Reggio Emilia ci furono sei morti, a Palermo ci furono scontri continui: i cittadini erano consapevoli di rischiare la vita per un diritto umano. Oggi abbiamo avuto governi di fascisti, di leghisti, di ladri, truffatori etc. e nessuno è sceso in piazza. Dobbiamo tornare a indignarci, mai essere indifferenti. Stiamo superando, in realtà, la soglia dell&#8217;indifferenza, entrando nella fase della rassegnazione. Le persone rassegnate mi fanno una grande paura perchè sono quelle che non hanno bisogno della verità e impediscono la nostra crescita e impediscono di portare avanti la battaglia per il Bene comune.</p>



<p>L&#8217;ultima riforma della Giustizia non è una riforma che dà una svolta seria e costruttiva. Alcune cose mi lasciano perplesso: credo che la prescrizione dovrebbe funzionare in maniera diversa così come la questione dei processi brevi andrebbe rivista. Si tratta di riforme, queste, che cercano di accontantare un po&#8217; tutti, approvate solo sull&#8217;onda dell&#8217;emergenza e non su quella della prevenzione. A livello istituzionale, l&#8217;impegno della lotta contro le mafie viene portato avanti con leggi approvate con 100 anni di ritardo: ricordiamoci che prima del 1982 non esisteva la legge di Associazione a delinquere di stampo mafioso dopo l&#8217;uccisione del Generale Dalla Chiesa. Così come la legge anti racket, approvata subito dopo l&#8217;uccisione di Libero Grassi. Con una riforma carceraria seria, toglierei il 41bis: il mafioso deve essere messo in condizioni di non nuocere da alcun punto di vista. Con il 41bis, invece, il mafioso è ancora in grado di agire. E&#8217; stato vergognoso che, durante la pandemia, 400 mafiosi siano stati fatti uscire dal carcere ed è stata, però, anche vergognoso quel decreto legge che li riportava tutti di nuovo dentro: non è così che si affronta la lotta alla mafia. In quel decreto si è mostrata tutta la debolezza dello Stato. Non c&#8217;è bisogno di un dl, c&#8217;è bisogno di una riforma carceraria seria e non spezzettata.</p>



<p>I decreti sicurezza sono stati approvati dal governo leghista per poi apportare una lieve modifica per quanto riguarda la questione degli immigrati: quesi decreti dovevano essere presi tutti e buttati via perchè trrasudano razzismo, fascismo, negazione della dignità umana. Per non parlare poi dei diritti dei lavoratori&#8230;</p>



<p>Se facciamo riferimento, invece, al percorso culturale e politico di Peppino, se noi raccogliamo le sue idee e il suo coraggio possiamo portare fino in fondo il suo impegno affinché le cose possano cambiare nel migliore dei modi.</p>
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		<title>23 maggio. Lotta alle mafie. Parla: Nicola Gratteri</title>
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		<pubDate>Sun, 23 May 2021 08:57:40 +0000</pubDate>
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<p>Nel mese di aprile si è tenuta l&#8217;edizione 2021 del festival <em>Indipendenze </em>di Vigarano ideato da Agnese De Michele e Angela Iantosca in collaborazione col comune. In edizione on-line, ha coinvolto gli studenti delle scuole medie di Vigarano, delle superiori  ’Taddia’ di Cento e le ginnaste della Asd Vigarano ginnastica ritmica e Pgf Ferrara: 400 studenti in totale e un migliaio di collegamenti da tutta Italia. I  ragazzi hanno affrontato il tema della lotta alla mafia. </p>



<p>Queste alcune delle parole di Gratteri: &#8220;Ho la consapevolezza di rischiare ma anche che ne vale la pena. Ho addomesticato la paura – ha detto – non bisogna essere codardi, non dovete raccogliere il consenso da tutti, ma convincervi di essere nel giusto, elemento che fa superare paure e difficoltà. Bisogna sempre fare i conti con la propria coscienza e non tradire i valori per i quali si combatte. Non bisogna vivere di convenienze; io ho scelto una vita senza compromessi perché la libertà è la possibilità di poter dire ai potenti ciò che si pensa. Anche nella mia gabbia mi sento libero&#8221;.</p>



<p></p>



<p>Ed ecco il video dell&#8217;intervento. Prima e seconda parte.</p>



<p></p>



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<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="Festival InDipendenze - 24 aprile - incontro con NICOLA GRATTERI e ANTONIO NICASO (prima parte)" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/c1cBd434bD0?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="Festival InDipendenze - 24 aprile - incontro con NICOLA GRATTERI e ANTONIO NICASO (seconda parte)" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/NRO7ms0LxQc?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>&#8220;Dialogo con gli studenti&#8221;. Alessio e Marco</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2020 08:55:03 +0000</pubDate>
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<p>Ecco per voi un altro video per conoscere i giovani di oggi: le loro aspettative, i loro interessi, come si affacciano alla vita e al futuro. Abbiamo ALESSIO e MARCO, due gemelli. Vi consigliamo di ascoltarli perchè vi fare anche due risate!</p>



<p>Il progetto è a cura di Jorida Dervishi</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;. Intervista ad Adrian N. Bravi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2020 07:59:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto Da poco uscito per Quodlibet l&#8217;ultimo romanzo dello scrittore Adrian N. Bravi, argentino di nascita, ma che vive e lavora in Italia da tempo: IL LEVITATORE. Si raccontano in questo romanzo&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Di Alessandra Montesanto</p>



<p>Da poco uscito per Quodlibet l&#8217;ultimo romanzo dello scrittore Adrian N. Bravi, argentino di nascita, ma che vive e lavora in Italia da tempo: IL LEVITATORE.</p>



<p>Si raccontano in questo romanzo le avventure tragicomiche di Anteo Aldobrandi e le sue levitazioni, iniziate un bel giorno senza preavviso all&#8217;età di quattordici anni. Sono passati trent&#8217;anni: da allora non ha mai smesso di levitare e di sperimentare quella forza cosmica che lo tira su. Un giorno, però, sempre senza preavviso, un postino gli consegna una busta verde pastello contenente una denuncia della sua ex moglie. Da quel giorno Anteo si trova a dover fare i conti con una realtà sempre più schiacciante. Tenta di tutto per tornare a levitare, ma fallisce ogni volta, mentre le buste verde pastello, che continuano ad arrivargli una dietro l&#8217;altra, lo tengono sempre più ancorato alla terra, invischiato in un processo penale di cui non capirà mai fino in fondo le accuse. Tuttavia, come dice il suo amico orologiaio, l&#8217;arte della levitazione non si perde mai: «ti sembra che scompaia, ma alla fine, quando meno te l&#8217;aspetti, te la ritrovi sotto i piedi».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="545" height="863" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/9788822904218_0_0_863_75.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14613" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/9788822904218_0_0_863_75.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 545w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/9788822904218_0_0_863_75-189x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 189w" sizes="(max-width: 545px) 100vw, 545px" /></figure>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>ha intervistato ADRIAN BRAVI e lo ringrazia molto per la disponibilità</p>



<p>Il suo primo romanzo, <em>L’inondazione</em>, narra di un villaggio allagato e di un vecchio che vuole resistere a tutti i costi: da dove nasce questa storia?</p>



<p>Fino ai quattro anni ho vissuto in una casa che si trovava vicino a un fiume, il Luján, nella città di San Fernando e casa nostra (abitavo con i miei e una nonna) si allegava sempre quando straripava il fiume. A me, che ero piccolo, mettevano sopra un tavolo e si aspettava il rientro delle acque. Sono cose che mi raccontavano, perché di quegli anni non ho ricordi (qualche immagine sfuocata che mi è rimasta in testa, nient’altro). In questo libro, <em>L’inondazione</em>, uscito nel 2015, ho cercato di ricostruire attraverso la finzione una storia radicata nella mia prima infanzia. E poi, aggiungo, l’idea di Morales, un anziano che nonostante l’acqua e lo svuotamento del paese, decide di restare, mi piaceva molto. Mi piacciono le persone che sanno restare nel proprio posto nonostante le avversità, il contrario di quello che ho fatto io.</p>



<p>Descrive, nei suoi libri, una realtà spesso al limite del surreale: questo stile deriva dal suo carattere o dalla cultura di nascita?</p>



<p>Non lo so, forse da entrambi. Ho sempre osservato con molto interesse le ossessioni delle persone, quei chiodi fissi che li portano a diventare monomaniaci, come, d’altronde, lo sono io. Credo che in questi tic ci sia un grande espediente narrativo. E se uno li guarda con una lente d’ingrandimento non possono che diventare surreali e grotteschi. Il mio mondo narrativo è fatto di quotidianità, ma un po’ distorta.</p>



<p>Nelle sue pagine ricorre il tema della Giustizia, ma quali sono gli altri argomenti a lei cari?</p>



<p>È vero, la giustizia, o meglio, l’ingiustizia, nelle sue varie declinazioni, credo ricorra spesso nei miei libri. A volte l’ingiustizia ha a che fare con gesti minimi (come chi spettina senza ragione chi ha finito di acconciarsi un riporto in testa), altre volte è l’ingiustizia di una guerra assurda come quella tra l’Argentina e l’Inghilterra che ho provato a raccontare in <em>Sud 1982</em>, un libro del 2008.</p>



<p>Il suo ultimo lavoro &#8211; <em>Il levitatore</em>, edito da Quodlibet Compagnia Extra &#8211; racconta di un uomo, Anteo, che vive con la sua cagnolina&#8230; Cos&#8217;è, per lei, la solitudine?</p>



<p>In questo libro, per concludere la domanda di sopra, l’ingiustizia di un’accusa infondata diventa quasi il punto centrale intorno al quale ruota tutta la storia.</p>



<p>La solitudine. Non so bene cosa sia. È difficile da definire senza fare riferimento alla propria vita e io, nella mia intimità, mi sento abbastanza solo. Come chi dice di sentirsi felicemente infelice, io direi di sentirmi allegramente solo. Tutti i miei personaggi, se posso fare un autoriferimento, sono personaggi solitari, che vivono da soli o, nei peggiori dei casi, soli ma in compagnia. Costruiscono il loro mondo in solitudine, attraverso la levitazione o la pulizia di casa, ecc.</p>



<p>E poi Anteo inizia a levitare: spesso parla di quella dimensione “a metà”, tra terra e cielo, tra sopra e sotto&#8230; Perché questa scelta?</p>



<p>La levitazione, anche quando uno si stacca da poco da terra, presuppone un’ascesa verso l’alto. Ho scelto di parlare di un levitatore perché ormai, da quando i santi e psicocinesi sono andati in pensione, nessuno pratica più la levitazione. È un arte in disuso, relegata ingiustamente al soprannaturale, senza sapere che può diventare una pratica naturale, come l’arte del trapezio, per esempio. Sono secoli che la gente non riesce più a sgravitarsi e viviamo inchiodati in una realtà che ci schiaccia sempre di più.</p>
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		<pubDate>Sat, 01 Aug 2020 06:46:22 +0000</pubDate>
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<p>di Veronica Tedeschi </p>



<p>L’articolo di questa settimana, che chiama a gran voce un reinizio post-Coronavirus, lo vorrei dedicare ad un grande giornalista che proprio a causa di questa pandemia ci ha lasciati prematuramente: Raffaele Masto.</p>



<p>Il giorno in cui fu annunciata la sua morte piansi, come ad aver perso una persona cara, nonostante io Raffaele non lo conoscessi di persona. Conoscevo però le sue storie, i suoi viaggi e, soprattutto, i suoi articoli che l’hanno per me reso maestro e mentore in campo giornalistico. Certamente le sue doti di scrittore e giornalista erano evidenti a tutti, era un grande professionista ma per chi amava l’Africa c’era di più: la capacità di Raffaele di raccontare il caldo continente era incisiva, precisa e senza sbavature. Da subito i suoi scritti si distinsero dalla folla di blogger amanti dei viaggi, l’Africa raccontata da Masto non era, finalmente, quella delle guerre e del Biafra.</p>



<p>In questi ultimi vent’anni i racconti sull’Africa hanno visto un netto cambiamento: fino agli anni 2000 l’Africa era unicamente quella del Biafra, del bambino malnutrito e delle guerre. Nei primi anni 2000, invece, l’Africa diventò, in pochissimo tempo, Musulmana, la mamma chioccia dei più malvagi terroristi. Solo da qualche anno il continente è anche “altro”, l’Africa Post Biafra è l’Africa dei viaggiatori e dei giornalisti progressisti che hanno avuto il coraggio di dire che l’Africa è accoglienza, cultura, storia e altruismo. Raffaele per raccontare l’Africa partiva proprio dagli africani che da subito poneva in una posizione di parità dando loro la possibilità di poter raccontare sì gli aspetti negativi ma anche i numerosissimi aspetti positivi del paese.</p>



<p>Raccontare l’Africa, questo era quello che Raffaele amava fare.</p>



<p>Di seguito un suo pezzo, riportato nell’ultimo numero della Rivista Africa con il quale voglio fare a lui elogio e ringraziamento:</p>



<p>“L’Africa non è più il continente che si presentava agli esploratori ottocenteschi, non è nemmeno quella romantica di Karen Blixen o quella delle grandi speranze dei padri della patria del post-colonialismo che Ryszard Kapuscinski ha così ben raccontato. L’Africa del terzo millennio è un continente che non sa dove andare, abbagliato dal mito dell’Occidente e contemporaneamente deluso, rassegnato, roso dal cancro della corruzione e dilaniato dalle guerre. Questa paralisi è il risultato della Storia, è un effetto ritardato dell’incontro con l’Occidente. Noi non sappiamo dove sarebbe andata l’Africa se il suo percorso non si fosse intersecato con il nostro. Probabilmente il suo processo di sviluppo non avrebbe avuto bisogno dello Stato-nazione, dei confini, dell’accumulazione del capitale. È stato l’Occidente – con il suo bisogno di espansione, di forza lavoro, di materie prime – che ha spinto le civiltà africane su binari che non erano i loro.</p>



<p>L’Africa ha resistito, e ancora oggi ce ne sono i segni. Il colonialismo, dopo aver vinto e sottomesso l’Africa che procedeva per la sua strada, a un certo punto, mutate le necessità di espansione e di controllo di mercati e materie prime, l’ha lasciata a sé stessa con il risultato che gli africani non potevano più tornare indietro e riprendere la vecchia strada, né erano più in grado di andare avanti autonomamente. Una paralisi, appunto, che si esprime in diverse forme, anche con la guerra che in Africa è spesso conflitto tra etnie. Etnie che, se nella storia autoctona del continente avevano un senso, inserite nel contesto della nostra storia occidentale appaiono invece assurde e incomprensibili.”</p>



<p>“In Africa le religioni tradizionali sono fortemente radicate nella popolazione di ogni ceto e non sono solo una questione di riti, ma qualcosa di più. Sono un’interpretazione del mondo e della vita che la civiltà vincente non è riuscita ad estirpare. L’africano può essere cattolico, protestante o islamico, ma per lui il culto degli antenati è qualcosa che va oltre la religione che dice di professare. La stessa cosa vale per il rapporto con la natura, o per la sacralità dei legami della famiglia.”</p>
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