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	<title>velo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Narges Mohammadi, Nobel per la Pace 2023. Un appello per la sua libertà e per quella delle donne iraniane</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Nov 2023 08:55:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Barbara Raccuglia Inutili i tentativi del regime teocratico di Ebrahim Raisi (presidente della Repubblica islamica d’Iran in carica dal 2021) e di Ali Khamenei (capo delle forze armate e guida suprema dell’Iran, dal&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/nar.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="291" height="290" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/nar.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17258" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/nar.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 291w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/nar-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/nar-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w" sizes="(max-width: 291px) 100vw, 291px" /></a></figure></div>



<p><br>di Barbara Raccuglia</p>



<p>Inutili i tentativi del regime teocratico di Ebrahim Raisi (presidente della Repubblica islamica d’Iran in carica dal 2021) e di Ali Khamenei (capo delle forze armate e guida suprema dell’Iran, dal 1989), di soffocare le rivolte e il diffondersi di notizie in tutto il mondo, sugli ultimi episodi di violenza emersi a danno del popolo iraniano.</p>



<p>A noi le notizie arrivano, e sono forti.</p>



<p>Forti, come lo sguardo fermo di <strong><em>Narges Mohammadi</em></strong>, che in questa foto appare in una cornice di semplicità e fierezza. Un’immagine che purtroppo, oggi, rischia di tramutarsi in ricordo, per le torture a cui è sottoposta Narges, da diversi anni di prigionia.</p>



<p>Ma la rivoluzione canta versi d’Amore per la Libertà,e non si ferma davanti a niente.</p>



<p>In carne e ossa, una donna che dentro di sé ha dovuto trovare la forza e il coraggio di perseverare nella lotta, nonostante le torture fisiche, i periodi di prigionia iniziati nel 1998, la separazione dai suoi adorati gemelli.</p>



<p><strong>Narges Mohammadi</strong> è una nota <strong>attivista per i diritti umani </strong>in Iran. È conosciuta per il suo impegno costante nella difesa dei diritti delle donne, dei prigionieri politici e dei detenuti.</p>



<p>E’ stata membro attivo del Centro per i Diritti Umani di Teheran insieme a Shirin Ebadi  e per questo è stata più volte al centro di persecuzioni da parte del regime.</p>



<p>E’ divenuta simbolo di resistenza e ha ricevuto numerosi premi internazionali, tra cui il Premio Sakharov per la libertà di pensiero nel 2018, e il&nbsp;<strong>PREMIO NOBEL PER LA PACE</strong>&nbsp;nel 2023.</p>



<p>E’ stata condannata ad un totale di<strong> 11 anni e 11 mesi di carcere, 154 frustate e altre sanzioni</strong> in due casi separati derivanti esclusivamente dal suo attivismo. Alla fine di aprile 2022 le autorità inquirenti hanno aperto un nuovo caso.</p>



<p>Secondo Amnesty International, Narges è sottoposta a torture e maltrattamenti.</p>



<p>Le sono state negate le cure sanitarie adeguate ai suoi problemi di cuore e per le sue ripetute difficoltà respiratorie.</p>



<p>In questi giorni scopriamo che la sua salute si è aggravata, a causa delle torture subite. Le viene negato il ricovero ospedaliero poiché, secondo le autorità iraniane, rifiuta di indossare il velo.</p>



<p>La sua storia continua ad essere d’ispirazione, nella lotta per i diritti umani e la giustizia, in tutto il mondo. Narges resiste, e resta al fianco delle ribelle e dei ribelli. Riesce a scrivere dei comunicati, di cui in seguito ne riportiamo alcuni, che per noi sono stati particolarmente toccanti.</p>



<p>Estate 2023</p>



<p><em>“Negli ultimi mesi, abbiamo visto arrivare in carcere donne e ragazze con il volto e il corpo segnati da percosse e ferite. Quando sono arrivate, ognuna di loro sembrava scossa e molto preoccupata. Ci siamo lamentati, ma la violenza fisica contro le donne è diventata così frequente che documentarla e protestare è diventato inutile.&nbsp;</em></p>



<p><em>Più di tre mesi fa, una giovane donna di vent’anni è venuta nella nostra sezione. Da tempo lamentava dolori alle costole. La notte in cui era stata arrestata, era stata picchiata dagli agenti di polizia per la strada. Il medico di Evin ha confermato che le sue costole erano rotte.</em></p>



<p><em>Un mese fa, una ragazza giovane è entrata in prigione. Le sue guance erano gonfie e rosse; le sue braccia e le sue mani erano coperte di lividi. Un giorno, mentre mangiava, ha iniziato a gemere per il dolore. Una guardia l’ha colpita in faccia, poi un’altra le ha afferrato la mascella e l’ha schiacciata tra le sue mani, tanto che l’abbiamo potuta sentire rompersi.</em></p>



<p><em>Qualche settimana fa, una giovane ragazza è entrata in carcere con lividi sulle gambe, sulle spalle e sulle mani. Le altre persone le stavano intorno, guardandola mentre mostrava i suoi lividi. Ha spiegato che era stata picchiata e che pensava di avere una gamba rotta.</em></p>



<p><em>Un’altra donna ci ha raggiunti. La mia prima domanda, come sempre, è chiederle se proveniva dall’esterno o da un altro carcere. Mi risponde: «Ero in un luogo dove la polizia mi ha colpito in faccia e mi ha dato un calcio nello stomaco, minacciandomi. In seguito, sono stata trasferita nella sezione 209 di Evin per essere interrogata».</em></p>



<p><em>Innumerevoli detenute non raccontano nulla delle violenze patite ai giornalisti, a causa delle minacce subite. Le loro famiglie non ne parlano perché temono rappresaglie da parte delle forze di sicurezza.&nbsp;</em></p>



<p><em>Come testimone dell’atroce violenza che il governo sta infliggendo alle donne in lotta, dichiaro che tale brutalità nei luoghi di detenzione illegali è un sistema diffuso di tortura volto a terrorizzare la popolazione, che può portare a disastri irreparabili, come abbiamo visto sempre più spesso negli ultimi mesi.</em></p>



<p><em>Invito i miei coraggiosi compatrioti, le organizzazioni internazionali, le femministe di tutto il mondo, i giornalisti e gli scrittori, e il Relatore Speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, a lottare contro l’escalation e la continuazione della violenza del Governo contro le donne iraniane in difficoltà.&nbsp;</em></p>



<p><em>Il governo sa che l’intensificarsi della violenza e della repressione non distrarrà il popolo dal suo desiderio di lasciarsi alle spalle un sistema autoritario e religioso. Al contrario, non lascerà loro altra scelta.</em></p>



<p>(da <a href="https://legrandcontinent.eu/it/2023/10/09/narges-mohammadi-premio-nobel-per-la-pace-2023-una-lettera-inedita-dalla-prigione-delle-donne/#:~:text=Narges%20Mohammadi%20ha%20appena%20ricevuto,e%20la%20libert%C3%A0%20per%20tutti%C2%BB?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://legrandcontinent.eu/it/2023/10/09/narges-mohammadi-premio-nobel-per-la-pace-2023-una-lettera-inedita-dalla-prigione-delle-donne/#:~:text=Narges%20Mohammadi%20ha%20appena%20ricevuto,e%20la%20libert%C3%A0%20per%20tutti%C2%BB?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>



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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="tpo74XLmev"><a href="https://legrandcontinent.eu/it/2023/10/09/narges-mohammadi-premio-nobel-per-la-pace-2023-una-lettera-inedita-dalla-prigione-delle-donne/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Narges Mohammadi, premio Nobel per la Pace 2023: una lettera inedita dalla prigione delle donne</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" title="&#8220;Narges Mohammadi, premio Nobel per la Pace 2023: una lettera inedita dalla prigione delle donne&#8221; &#8212; Il grand Continent - IT" src="https://legrandcontinent.eu/it/2023/10/09/narges-mohammadi-premio-nobel-per-la-pace-2023-una-lettera-inedita-dalla-prigione-delle-donne/embed/#?secret=XGoEJMUW16#?secret=tpo74XLmev&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-secret="tpo74XLmev" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<p>Dal carcere di Ervin &#8211; Teheran, giugno 2023</p>



<p><em>“ Lo scopo delle mie parole è dare un volto agli esseri umani che, ovunque nel mondo, subiscono una prigionia, tra le mura di un carcere o di un paese oppressivo, e che nonostante tutto aspirano a far cadere questi e altri muri: quelli dell’ignoranza, dello sfruttamento, della povertà, della privazione e dell’isolamento.</em></p>



<p><em>Sentite in Iran il rumore sordo del muro della paura che s’incrina? Presto lo sentiremo crollare grazie alla volontà implacabile, alla forza e alla determinazione incrollabile degli iraniani.</em></p>



<p><em>In quanto donna, e come milioni di altre donne iraniane, mi sono sempre dovuta confrontare con la prigionia imposta dalla cultura patriarcale, dal potere religioso e autoritario, dalle leggi discriminatorie e repressive, e da ogni tipo di restrizione in qualsiasi ambito della mia vita.</em></p>



<p><em>La nostra infanzia non è sfuggita a questa prigionia culturale. “Loro” non ci hanno permesso di vivere la nostra giovinezza, e in una parola, la nostra vita. La triste verità, in fondo, è il gopverno autoritario, misogino e religioso della Repubblica islamica ci ha rubato la vita. Da una parte e dall’altra delle mura del carcere di Evin, dove siamo state imprigionate, non siamo rimaste immobili. In quanto donne, a volte sole e senza sostegno, spesso travolte da accuse e umiliazioni, abbiamo spezzato a una a una le nostre catene fino a quando è nato il movimento rivoluzionario Donna, vita, libertà. Allora abbiamo mostrato la nostra forza al mondo.</em></p>



<p><em>Al liceo ho studiato matematica e fisica, poi ho proseguito all’università gli studi di fisica applicata. Sono diventata ingegnere. Tuttavia, a causa del mio impegno per i diritti umani, la mia formazione e la mia carriera si sono scontrate con “il muro dell’ostruzione”. Ho fatto la giornalista ma, per ordine della guida suprema della Repubblica islamica e dopo la chiusura dei mezzi di informazione indipendenti, i nostri giornali e le nostre riviste sono finite sotto “ il muro della censura” e la nostra libertà di espressione è stata imbavaglaita. Sono diventata portavoce del Centro per la difesa dei diritti umani, per partecipare alla formazione in Iran di un grande movimento associativo e tentare di dare corpo a una società civile organizzata, reale e forte.</em></p>



<p><em>Ahimè, queste organizzazioni si sono scontrate con la barriera innalzata dalle autorità, dopo attacchi ripetuti dalle forze di sicurezza, sostenute dai servizi segreti e dai guardiani delal rivoluzione. Ho protestato e lottato contro le politiche distruttive e repressive, al fianco di migliaia di manifestanti e oppositori che sono stati anch’essi accerchiati dalle mura della prigione, dell’isolamento e della tortura.</em></p>



<p><em>Infine, sono diventata “madre”, ma da molto tempo tra me e i miei figli si è levato il “muro dell’emigrazione e dell’esilio forzato”, coem per centinaia di migliaia di altre madri che soffrono l’allontanamento dei propri figli. Mi mancano le parole per descrivere questa maternità rimasta dietro “ il muro della crudeltà e della violenza”.</em></p>



<p><em>Nonostante questa prigione in cui ci troviamo non abbiamo mai smesso di batterci. Siamo diventate madri e padri universali, abbiamo conservato i nostri valori, il nostro entusiasmo, il nostro amore, la nostra forza e la nostra vitalità, abbiamo ricreato la vita vera. Anche se ostacolate da tutte queste serrature, siamo state capaci di far emergere il potere di chi si oppone e la forza della contestazione. Il nostro impeto ci ha portato più in alto dei muri che ci opprimono e ora siamo più forti e solide di loro. Se le nostre sbarre sono l’immobilità, il silenzio e la morte, noi siamo movimento, eco e vitalità, ed è qui che si disegna la promessa della nostra vittoria.</em></p>



<p><em>Il governo della Repubblica islamica nega i diritti fondamentali alla vita, alla libertà di opinione, d’espressione e di religione; il diritto a praticare la danza e la musica, e perfino il diritto all’amore. Se guardate con attenzione la società iraniana vedrete che ciascun individuo, in ogni momento della sua vita e in ogni luogo, è&nbsp;<strong>colpevole del desiderio di vivere.&nbsp;</strong>Rischia per questo reato le sanzioni peggiori, di essere puntio, umiliato, arrestato, tenuto in carcere e perfino di essere condannato a morte.</em></p>



<p><em>Ognuno di noi è diventato oppositore al regime. Il mondo è testimone delle proteste in Iran e della creatività del movimento, che ogni giorno inventa nuove forme di mobilitazione. Questo movimento conduce a una transizione che passo dopo passo allontana la Repubblica islamica e ci porta verso la democrazia, l’uguaglianza e la libertà. Il ruolo dei mezzi di informazione indipendenti, delal società civile, delel organizzazioni per i diritti umani, in tutto il mondo, è cruciale in questa lotta.</em></p>



<p><em>Care lettrici, cari lettori, la pubblicazione di questa lettera dimostra che la nostra voce è stata abbastanza potente da raggiungervi. Siate anche voi la nostra voce, trasmettete il nostro messaggio di speranza, site al mondo che noi non siamo dietro queste mura per nulla e che ora siamo più forti dei nostri aguzzini che usano tutti i mezzi possibili per mettere a tacere la nostra società. Questa voce risuonerà nel mondo. Questo orizzonte ci motiva e ci rallegra. Trionferemo insieme. Sperando di veder arrivare molto presto quel giorno</em>&#8220;.</p>



<p>(da Internazionale n. 1533 13/19 ottobre 2023)</p>



<p>Nel 2015, ha scritto questa lettera personale dal carcere per esprimere cosa significasse per lei la separazione dai suoi due figli:</p>



<p><em>“I miei gemelli sono nati il ​​28 novembre 2006. Non mi è stato permesso di tenere in braccio mio figlio Ali e mia figlia Kiana quando sono nati perché la mia salute non era buona. Potevo vederli semplicemente attraverso la porta dell&#8217;ospedale. Sembra che il loro destino sia quello di separarsi da me fin dalla nascita. Quando li ho presi tra le mani per la prima volta, ho dimenticato tutte le ferite del taglio cesareo, le difficoltà che avevo a respirare, la paura della morte e tutto il dolore. Sono diventata madre. Quando Kiana e Ali avevano tre anni e mezzo, Kiana era malata e io tornai a casa dall&#8217;ospedale con lei.</em></p>



<p><em>Proprio in quel momento i servizi vennero ad arrestarmi. Ali stava piangendo. L&#8217;ho messo sulle mie ginocchia e gli ho cantato una ninna nanna finché non si è addormentato. Kiana era sconvolta. L&#8217;ho tenuta. L&#8217;ho baciata. Le ho chiesto &#8220;Kiana, perché non dormi Gold?&#8221;. Lei rispose &#8220;Non ho voglia di dormire, voglio stare tra le tue braccia&#8221;.</em></p>



<p><em>I poliziotti mi hanno detto che dovevamo andare. Ho provato ad allontanare Kiana da me. Si teneva al mio collo con tutte le sue forze e piangeva a squarciagola. Scesi lentamente le scale. L&#8217;ho sentita dire &#8220;Madre Narges, vieni a baciarmi&#8221;. Sono tornato e l&#8217;ho baciata. Questo è successo tre volte. Ho ascoltato il grido del bambino che mi è più caro della vita. Mi ha spezzato il cuore separarmi da lei. Sono stato messo in isolamento nel reparto 209 della prigione di Evin a Teheran. Era la stanza delle torture di una madre separata dal figlio malato.</em></p>



<p><em>Una notte ho dormito in cella. Era prima dell&#8217;alba. La mia dolce figlia, mi ha baciato sulla guancia. Ho sentito il suo corpo caldo e le sue piccole labbra sulla mia guancia. Era Kiana. Allargo le braccia per abbracciarla. Ho aperto gli occhi. Non era Kiana. Ho pianto per molte, molte ore, finché non ho avuto più lacrime.</em></p>



<p><em>Quando Kiana e Ali avevano quattro anni e due mesi, le forze di sicurezza hanno sfondato la porta ed sono entrate in casa mia. Kiana era seduta sulle mie ginocchia con le sue braccine attorno al mio collo. Aveva paura e mi teneva stretto. Ali era molto turbato. Ha seguito la polizia e li ha avvertiti di &#8220;non toccare le mie cose&#8221;. Hanno portato mio marito Tagi giù per le scale. Chiusero la porta e lo sguardo di Kiana era fisso sul pavimento. Si sdraiò e continuò a piangere.</em></p>



<p><em>Quando Kiana e Ali avevano 5 anni e 5 mesi, le forze di sicurezza vennero a portarmi al Ministero dell&#8217;Intelligence. Ali correva in giro con la sua pistola giocattolo gialla urlando che voleva venire con me. La mia cara Kiana mi ha tenuto il vestito e ha detto: &#8220;Madre Narges, non andare!&#8221;. Con difficoltà mi sono separato dai bambini e sono uscito di casa mentre piangevano e sono salito in macchina con i poliziotti.</em></p>



<p><em>Quando Kiana e Ali avevano 8 anni e 6 mesi, il 5 maggio 2015, andarono a scuola alle 7 del mattino. Alle 8:30 i servizi di sicurezza mi aspettavano già alla porta. Hanno detto che dovevo venire con loro e mi hanno portato nella prigione di Evin.</em></p>



<p><em>Ali e Kiana hanno lasciato l&#8217;Iran il 17 luglio 2015. Durante l&#8217;ultima visita di Kiana in prigione mi ha detto:</em></p>



<p><em>Mamma, mentre non sarai qui, andremo a stare con papà, finché non ti unirai a noi. Ali mi ha chiesto se sarei stato triste e si è concentrato per vedere la mia reazione. Ho cercato di sembrare felice in modo che non si preoccupassero per me. Stavo annegando nei miei pensieri. La mia cara Kiana e Ali presto se ne andranno e si separeranno da me. Caro Dio, non vedevo l&#8217;ora che arrivassero le settimane e i giorni di visita. La domenica mattina correvo per la prigione mentre li aspettavo. Ero pieno di energia dopo averli ascoltati e sentito la loro presenza. Nella mia mente ho cominciato a parlare ai bambini:</em></p>



<p><em>Cari Ali e Kiana, avete tutto il diritto di lasciare un Paese il cui leader non riconosce e riconosce il vostro diritto e il vostro mondo. Quante volte feriranno i vostri cuori piccoli e innocenti e vi guarderanno piangere mentre vi separate da me? I miei cari Kiana e Ali. Entrambi avete sopportato più sofferenze nella vostra vita di quanto non siate consapevoli e di quanto potreste mai immaginare. Non lo so, forse sarebbe più facile per te vivere in una società in cui l&#8217;amore e il legame tra una madre e i suoi figli sono apprezzati e compresi, anche se non sono accanto a te. So che questa separazione sarà dura, ma non posso sopportare di vedere le tue lacrime, le tue paure e le tue insicurezze. Farei tutto ciò che è in mio potere per proteggerti dal dolore. Mio caro, per favore perdonami. Le punizioni che le autorità mi hanno rivolto hanno colpito anche te. In soli 8 anni e mezzo hai sopportato più sofferenze di quanto potresti mai immaginare. Il mio petto sta bruciando. Guardo l&#8217;orologio e vedo Ali e Kiana prendere l&#8217;aereo. E io, madre sofferente e stanca di soffrire, sono rimasta in Iran. Il mio cuore si è spezzato in cento pezzi. Le mani, senza alcuno sforzo, si alzano al cielo. Caro Dio, prendi le mie mani e dammi la pazienza di cui ho bisogno. Non vedrò i loro volti innocenti per molto tempo. Non sentirò le loro voci. Non ne sentirò l&#8217;odore mentre li tengo tra le mani. Oh Dio, le mie mani sono così fredde e vuote senza i miei figli dentro. Il mio petto sta bruciando. Le mie guance bruciano per le lacrime che mi rigano il viso. La lava che esce dai miei occhi è come il fuoco che esce dal profondo del mio cuore.”</em></p>



<p>(<a href="https://www.slobodenpecat.mk/it/pismo-na-nobelovkata-narges-mohamadi-shto-go-kine-srceto-racete-mi-se-ladni-i-prazni-bez-moite-deca-vo-niv/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.slobodenpecat.mk/it/pismo-na-nobelovkata-narges-mohamadi-shto-go-kine-srceto-racete-mi-se-ladni-i-prazni-bez-moite-deca-vo-niv/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>



<p></p>



<p>Lettera aperta che scrisse al Presidente della Repubblica islamica Mahmud Ahmadinejad, gennaio 2010</p>



<p><em>“Egr. Dott. Ahmadinejad,</em></p>



<p><em>sono Narges Mohammadi, giornalista, laureata in fisica, moglie di Taghi Rahmani e madre di due gemelli di soli tre anni. Sono un’attivista del Centro dei Difensori dei Diritti Umani in Iran, che è stato recentemente chiuso illegalmente, nonché del Consiglio Nazionale della Pace. Da quando è stata messa al bando la stampa democratica iraniana, il 22 settembre 2001, fino a 19 novembre 2009, sono stata impiegata, con un contratto regolare, presso la Società per le Ispezioni Ingegneristiche facendo parte del gruppo specialistico per ispezione industriale e mineraria. Il 19 novembre 2009 sono stata licenziata. Questo è un breve curriculum di una donna 36 enne iraniana. E’ bene che lei sappia che il mio ordine di licenziamento, prima di essere notificato a me, ha seguito un iter attraverso le forze di sicurezza. Nel mese di khordad 1387 (maggio-giugno 2008), tornando da una riunione dei difensori dei diritti umani e degli esperti delle Nazioni Unite, tenutasi a Vienna, sono stata convocata e interrogata dagli agenti del Ministero dell’Intelligence del Suo Governo. L’8 maggio 2009, quando stavo per recarmi in Guatemala per partecipare ad un convegno internazionale delle donne, mi è stato illegalmente impedito di lasciare il Paese, e non ero stata accusata di alcun reato, e infatti non sono mai stata chiamata in giudizio come imputata. Il mio passaporto è stato sequestrato all’aeroporto e da allora non ho un passaporto. Per questo motivo ho dovuto un’altra volta presentarmi agli agenti dell’intelligence i quali mi hanno chiesto apertamente di abbandonare le mie attività nel Consiglio Nazionale della Pace e nel Centro dei Difensori dei Diritti Umani; in caso contrario la minaccia era di ricevere restrizioni ancora più severe.</em></p>



<p><em>Il 18 giugno scorso, cioè sei giorni dopo le recenti elezioni, sono stata nuovamente minacciata per telefono da un agente dell’intelligence: se avessi proseguito con la minima attività e non avessi lasciato Teheran, sarei stata arrestata insieme ai miei piccoli bambini. Più tardi, in un’altra convocazione gli</em>&nbsp;<em>agenti, come ultimo avvertimento, mi hanno riferito che se non avessi lasciato il Centro dei Difensori dei Diritti Umani e il Consiglio Nazionale della Pace e non avessi interrotto tutti i rapporti con il Premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi, sarei stata licenziata e arrestata.</em></p>



<p><em>In Settembre, dopo essere stata accettata per un corso di specializzazione, ho chiesto al Ministero dell’Intelligence di restituirmi il mio passaporto, mi è stato detto che il Ministero aveva un parere negativo su di me e che non avrei potuto partecipare al corso se non avessi cambiato idea sulle loro proposte.</em></p>



<p><em>E alla fine, in data del 19.11.2009, l’amministratore delegato dell’azienda dove lavoravo mi ha informata di aver avuto richiesta di licenziarmi; quando ho chiesto una lecita spiegazione, mi sono sentita dire che era una decisione dettata dall’alto. Mi consigliò di approfittare dell’ultima occasione e parlare con gli agenti per non farmi licenziare; anche lui a sua volta mi aveva chiesto di porre fine alle mie attività. Quando ho spiegato i miei punti di vista egli mi confermò che doveva licenziarmi.</em></p>



<p><em>Sono stata licenziata lo stesso giorno, in meno di un’ora.</em></p>



<p><em>Ora vorrei dirle quello che penso.</em></p>



<p><em>Mi ricordo quando, dopo una stagione di riforme, Lei è diventato il Presidente della Repubblica, ha fatto tante promesse di “amore” e di generosità e ha detto che portava al tavolo degli iraniani gli utili del petrolio. Mentre quello che testimoniano questi tempi amari è una espressione opposta, cioè la vendetta, la violenza nella sua forma più nuda e cruda.</em></p>



<p><em>Sicuramente non sono poche le persone alle quali da anni è stata negata la possibilità di studiare ed io sono una goccia in questo mare tempestato di ingiustizia e oppressione. Parlo di donne e di uomini che per le loro idee diverse da quelle del regime hanno subito privazioni pesanti e le loro famiglie sono state vittime di gravi e illimitate violenze. Allora, forse dovevo tacere e vergognarmi di parlare di cose che erano accadute a me.</em></p>



<p><em>Però, dobbiamo parlare e scrivere dei nostri diritti costituzionali e non tacere, fino al giorno in cui nel nostro paese il diritto allo studio e il diritto al lavoro vengano considerati come diritti di persone e non come uno strumento di minaccia nelle mani di un regime.</em></p>



<p><em>Quindi, mi sono permessa di chiedere: per quale colpa i miei piccoli bambini devono essere vittime delle vendette del regime.</em></p>



<p><em>Il padre di questi bambini è stato 15 anni nelle carceri di questo regime ma continua ad essere un attivista civile, politico e rispettoso delle leggi. Per essere stato incarcerato diverse volte dai primi anni della Repubblica Islamica, egli non ha potuto portare a termine i suoi studi di storia presso l’Università di Tabriz, e a causa dei lunghissimi periodi di detenzione non ha mai potuto avere un impiego. Forse è facile parlarne, ma vivere così ed essere privati di ogni diritto in questo dissestato paese è davvero difficile.</em></p>



<p><em>Ed io, che non sono stata riconosciuta colpevole da nessun tribunale e sono soltanto un’attivista di diritti umani e una pacifista, ora devo subire vari generi di privazioni volute dal Ministero dell’Intelligence, che invece dovrebbe salvaguardare la sicurezza dei cittadini.</em></p>



<p><em>Essere attivisti di diritti umani e dedicarsi alla pace può essere considerata una tale colpa imperdonabile da privarci del diritto di avere un pezzo di pane?</em></p>



<p><em>Se un regime aspira al governo di Imam Ali, sa che Imam Ali non ha mai privato un oppositore dei mezzi di sostentamento. Mentre le mie attività sono nell’ambito dei diritti umani, e il nostro scopo nel Centro per i Diritti Umani è di migliorare la situazione di diritti umani in Iran. E Lei ben sa che in tutte le società i pacifisti sono rispettati e ammirati e non oggetto di umiliazioni e minacce.</em></p>



<p><em>Sono le nostre attività per alleviare un po’ il dolore delle famiglie dei detenuti a provocare una tale ira del regime o le nostre attività pacifiche nell’ambito del Consiglio Nazionale della pace, contro ogni forma di violenza, pesano tanto ai signori del potere?</em></p>



<p><em>La vera domanda è: il suo “amore” promesso più di quattro anni fa riguarda solo la limitata cerchia di persone che La circondano?</em></p>



<p><em>Non crede che questo suo modo di trattare i propri connazionali, appartenenti a qualsiasi gruppo o ideologia, sarà considerata dal popolo iraniano e dalla storia come una grande e imperdonabile ingiustizia? Togliere il pane dalla bocca dei nostri bambini innocenti è una dimostrazione di generosità (“amore”) di questo regime e un segno di governare secondo i principi di Imam Ali?</em></p>



<p><em>Io ho lavorato 8 anni in un campo di ispezioni ingegneristiche dell’industria in Iran, anche su progetti nazionali importanti; lettere elogiative conservate nella mia pratica lavorativa testimoniano un ottimo svolgimento del lavoro che mi è stato affidato. Nonostante i responsabili dei progetti per i quali ho lavorato fossero soddisfatti della mia attività lavorativa svolta, sono stata licenziata nel giro di un’ora solo perché non ho accettato le proposte del Ministero dell’Intelligence del Suo Governo.</em></p>



<p><em>Non crede che trattare così un connazionale non è soltanto illegale ma è anche vile, immorale e disumano, mentre gli iraniani sono famosi per essere magnanimi e gagliardi?</em></p>



<p><em>In conclusione, mentre posso pensare, scrivere ed esprimere il mio pensiero liberamente e lontano dalle torture, che è ciò che conta, sono convinta: che il Centro dei Difensori dei Diritti Umani e il Consiglio Nazionale della Pace sono associazioni sociali e legali in Iran, che hanno avuto l’approvazione del fiero popolo iraniano; che per me è un grande onore collaborarci e servirle; e anche che il Premio Nobel per la Pace Signora Ebadi è una donna molto coraggiosa che ha dedicato la propria vita alle attività per la pace e per i diritti umani; che collaborare con i pacifisti del mondo non è criticabile e condannabile ma, al contrario, è di grande pregio. La pace e la difesa dei diritti umani contro le guerre e le violenze fanno parte dei grandi obiettivi della storia dell’umanità, al raggiungimento dei quali io mi dedicherò sempre di più.”</em></p>



<p>(da azionenonviolenta.it)</p>
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		<title>Veil or not veil</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Oct 2023 09:41:44 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Barbara Raccuglia</p>



<p></p>



<p>Ho preso in mano questo foglio, per parlarvi di una manifestazione a cui io stessa ho partecipato, il 16 settembre ed estesa in varie piazze del mondo, per ricordare MAHSA JINA AMINI.</p>



<p>Neanche il tempo di raccogliermi per trovare le parole, che la storia si ripete.</p>



<p>Come una raffica.&nbsp;</p>



<p>Torna a fare parlare di sè la dittatura, (Repubblica?), iraniana per l’ennesimo episodio di violenza e di repressione che lo scorso 1 ottobre 2023, si accannisce contro <strong>ARMITA GERAVAND</strong>.</p>



<p>A 16 anni, pestata e ridotta in coma dalla cosidetta polizia “morale” di regime.</p>



<p>Accuse che non trovano spazio tra le mie capacità di comprensione e di osservazione della realtà:</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;un&nbsp;<em>velo</em>.</p>



<p>Ma il velo, contiene in sè, davvero, tutte le disgrazie del mondo femminile islamico?</p>



<p>Strumento politico?&nbsp; di protezione? di rettitudine morale o di oppressione?</p>



<p>Un velo che, secondo le interpretazioni di alcune studiose e studiosi  (vedi ad esempio Fatima Mernissi in <em>La Terrazza Proibita</em>), occorre a mantenere una storica e importante separazione tra la sfera pubblica e la sfera privata di una persona.</p>



<p>Per altri il velo viene vivamente consigliato dal profeta Maometto, per distinguere una donna musulmana da una qualsiasi schiava o da un impostore, meritevoli  entrambi di aggressioni, molestie e stupri. Un velo in questo caso, che assume un significato di &#8220;protezione&#8221;.</p>



<p>Succede ancora in Iran. Paese dove, per un velo indossato male è subito oltraggio&#8230;. E ci metti poco a diventare obiettivo di pene severe, giustificate dal fatto di non aver rispettato le norme e gli obblighi imposti sull&#8217;uso dell&#8217; <em>hijab.</em></p>



<p>E lasciandoci andare ad aperte fantasie (tratte in parte da ciò che accaduto realmente ad Armita) mi sovviene, ad esempio l’immagine, di un velo nero, in movimento, che si sposta un poco a destra e poi a sinistra, mentre una ragazza, si fa spazio correndo, per salire su un mezzo di trasporto pubblico: una ciocca si sposta, sfugge via alla costrizione, viene vista e, così, viene scoperta una zona intima che invece, deve restare segreta, nascosta e misteriosa, che da intima appunto diviene pubblica, e per un attimo di non curanza, si affaccia in quel luogo, dove finisce la libertà di essere e inizia il rischio di un fine vita.</p>



<p>Non è esattamente il caso di Armita, perchè lei si trovava a volto totalmente libero, ma l&#8217;esempio di cui sopra lascia intendere che qualsiasi donna o ragazza può diventare un bersaglio, e in qualsiasi momento della giornata.</p>



<p>E&#8217; anche grazie ad organizzazioni umanitarie come la HENGAW (dislocata in Norvegia per ovvi motivi), che veniamo a sapere anche dell&#8217;arresto anche di Shahin Ahmadi, madre di Armita Geravand.</p>



<p>L&#8217;accusa? Il desiderio materno di voler vedere la figlia, ora in coma presso l&#8217;ospedale di Fajr.</p>



<p>Come sappiamo, il regime non transige. Vi è il divieto assoluto ai familiari di avvicinarsi ai propri cari detenuti o colpiti, e/o di raccontare al mondo la verità. I familiari della ragazza, infatti, sono stati subito costretti ad affermare che Armita, abbia avuto un collasso improvviso, mentre si trovava all&#8217;interno del vagone,  per aver battuto &#8220;sempre accidentalmente&#8221; la testa contro una struttura del vagone. Tutt&#8217;ora non si hanno più notizie della signora Shanin Ahmadi. Pressioni e minacce anche sugli insegnanti, sugli amici e i compagni di scuola di Armita, diffidati dalla diffusione di qualsiasi notizia sulla giovane, comprese fotografie della stessa, che noi invece pubblichiamo:</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ospe.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="992" height="661" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ospe.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17194" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ospe.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 992w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ospe-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ospe-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 992px) 100vw, 992px" /></a></figure>



<p>Mi piacerebbe che ci fosse una maggiore attenzione dal punto di vista internazionale.<br>Il caso di Armita ci fa fare un sobbalzo indietro di un anno: il brutale pestaggio su Mahsa Amini, fino al coma e poi al decesso. Aveva soltanto 22 anni la giovane Mahsa, chiamata Jina nel suo luogo di origine curda. Di lì a poco avrebbe iniziato a intraprendere gli studi per diventare avvocato&#8230; Ma qualcun&#8217;altro ha scelto per lei un destino infausto: destino stabilito dalla polizia di regime, guidata dall&#8217;attuale guida suprema, l&#8217;ayatollah Ali Khamenei, che evidentemente deve avere una concezione molto misera della vita umana. </p>



<p>Ed è così che, nell’anniversario della morte di Mahsa Amini (16 settembre 2022), in tutto il mondo si è svolta una giornata di commemorazione e di riflessione, ma soprattutto un grido collettivo che, a volto scoperto, intende farsi sentire, urlando che NOI ESISTIAMO e che non abbiamo alcuna intenzione di smettere di farlo, in libertà. Lottiamo. Con ogni mezzo necessario e a nostra disposizione metteremo un punto alla parola &#8220;dittatura&#8221;. E voglio pensare che questa nuova rivoluzione stia aprendo le strade al cambiamento e al fallimento dell&#8217;intero sistema politico iraniano.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17201" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8-1536x864.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Associazione per i diritti umani, anche questa volta, si schiera a fianco delle donne e degli uomini, in lotta contro il regime sanguinario attualmente presente in Iran. Intendiamo esprimere un immenso senso di gratitudine per il coraggio di tutti gli attivisti e le attiviste iraniane, nella speranza che possano divenire un esempio per tanti altri.</p>



<p>In seguito, alcune immagini della manifestazione che si è svolta in piazza duomo a Milano, il 16 settembre 2023.</p>



<p>La pioggia era forte, ma noi siamo rimasti. Qualcuno ha pianto. Chi ha ballato. Chi ha cantato.</p>



<p>Commossa dalla vivace partecipazione degli uomini, concludo :</p>



<p><strong>DONNA&nbsp; VITA&nbsp; LIBERTA&#8217;</strong></p>



<p><em>Per ballare nei vicoli<br>Per il terrore quando ci si bacia<br>Per mia sorella, tua sorella, le nostre sorelle<br>Per cambiare le menti arrugginite<br>Per la vergogna della povertà<br>Per il rimpianto di vivere una vita ordinaria<br>Per i bambini che si tuffano nei cassonetti e i loro desideri<br>Per questa economia dittatoriale<br>Per l&#8217;aria inquinata<br>Per Valiasr e i suoi alberi consumati<br>Per Pirooz e la possibilità della sua estinzione<br>Per gli innocenti cani illegali<br>Per le lacrime inarrestabili<br>Per la scena di ripetere questo momento<br>Per i volti sorridenti<br>Per gli studenti e il loro futuro<br>Per questo paradiso forzato<br>Per gli studenti d&#8217;élite imprigionati<br>Per i ragazzi afghani<br>Per tutti questi &#8220;per&#8221; che non sono ripetibili<br>Per tutti questi slogan senza senso<br>Per il crollo di edifici finti<br>Per la sensazione di pace<br>Per il sole dopo queste lunghe notti<br>Per le pillole contro l&#8217;ansia e l&#8217;insonnia<br>Per gli uomini, la patria, la prosperità<br>Per la ragazza che avrebbe voluto essere un ragazzo<br>Per le donne, la vita, la libertà<br>Per la libertà<br>Per la libertà<br>Per la libertà</em></p>



<p>Baraye di Shervin HajipourVee</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="658" height="674" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17204" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 658w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/2-293x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 293w" sizes="(max-width: 658px) 100vw, 658px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="720" height="471" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17205" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/3-300x196.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1125" height="2000" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17206" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4-864x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 864w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1125w" sizes="(max-width: 1125px) 100vw, 1125px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17207" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2-1536x864.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
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		<title>Torna ad essere libero il regista iraniano Jafar Panahi</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2023 10:13:16 +0000</pubDate>
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<p>Dopo quasi sette mesi di detenzione arbitraria, il regista iraniano<strong> Jafar Panahi</strong> è stato rilasciato su cauzione due giorni dopo aver iniziato uno sciopero della fame per protestare contro la sua detenzione. (Sua moglie Tahereh Saeedi ha postato su Instagram una foto di Panahi che lasciava la prigione su un veicolo).  </p>



<p> &#8220;<strong>È straordinario, un sollievo, una gioia totale</strong>. Esprimiamo la nostra gratitudine a tutti coloro che si sono mobilitati ieri&#8221;, ha detto  il suo distributore francese, il <strong>produttore Michele Halberstadt</strong>. &#8220;La sua prossima battaglia è far riconoscere ufficialmente l&#8217;annullamento della sua condanna. È fuori, è libero, e questo è già fantastico&#8221;.</p>



<p>Jafar Panahi, 62 anni, <strong>era stato arrestato l&#8217;11 luglio</strong> e avrebbe dovuto scontare una condanna a sei anni comminatagli nel 2010 dopo la sua condanna per <strong>&#8220;propaganda contro il sistema</strong>&#8220;. Il 15 ottobre, la Corte Suprema ha annullato la condanna e ha ordinato un nuovo processo, alimentando le speranze del suo team legale che potesse essere rilasciato, ma è rimasto in prigione.  </p>



<p><br>L&#8217;arresto di Panahi a luglio è avvenuto dopo che aveva partecipato a un&#8217;udienza in tribunale dove era imputato il collega regista Mohammad Rasoulof, che era stato arrestato pochi giorni prima. Rasoulof è stato scarcerato il 7 gennaio dopo aver ottenuto una licenza di due settimane per motivi di salute e si ritiene che sia ancora fuori dal carcere. </p>



<p>Il regista era stato arrestato mesi prima che scoppiassero le attuali proteste contro il regime, ma la sua prigionia è diventata un simbolo della difficile situazione degli artisti che si sono opposti alle autorità. Panahi è stato rilasciato dalla prigione di Evin a Teheran &#8220;due giorni dopo aver iniziato il suo sciopero della fame per la libertà&#8221;, ha scritto su Twitter il Centro per i diritti umani in Iran (CHRI) con sede negli Stati Uniti, mentre il quotidiano riformista iraniano Shargh ha pubblicato un&#8217;immagine di Panahi che abbraccia giubilante un sostenitore.<br>  </p>



<p>&#8220;Jafar Panahi è stato temporaneamente rilasciato dalla prigione di Evin grazie agli sforzi della sua famiglia, di rispettati avvocati e rappresentanti del cinema&#8221;, si legge in una nota della Casa del cinema iraniana, che raggruppa professionisti del settore. L&#8217;annuncio che Panahi avrebbe intrapreso uno sciopero della fame secca ha suscitato un&#8217;ondata di preoccupazione in tutto il mondo per il regista, che ha vinto premi in tutti i tre festival cinematografici più importanti d&#8217;Europa.<br>  &#8220;Oggi, come molte persone intrappolate in Iran, non ho altra scelta che protestare contro questo comportamento disumano con il mio bene più caro: la mia vita&#8221;, aveva detto Panahi nella dichiarazione pubblicata dalla moglie. &#8220;Rimarrò in questo stato fino a quando forse il mio corpo senza vita non sarà liberato dalla prigione&#8221;, ha detto.</p>



<p>  <br>Personaggi del cinema sono stati tra le migliaia di persone arrestate dall&#8217;Iran nella sua repressione delle proteste scatenate dalla morte il 16 settembre in custodia di Mahsa Amini, 22 anni, che era stata arrestata per presunta violazione del suo rigoroso codice di abbigliamento per le donne.<br><br>L&#8217;attrice Taraneh Alidoosti, che aveva pubblicato proprie immagini di se stessa senza il velo islamico, era tra le persone arrestate, anche se è stata rilasciata all&#8217;inizio di gennaio dopo essere stata trattenuta per quasi tre settimane.  </p>



<p> <br>Panahi ha vinto il Leone d&#8217;Oro alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2000 per il suo film &#8220;The Circle&#8221;. Nel 2015 ha vinto l&#8217;Orso d&#8217;oro a Berlino per &#8220;Taxi Tehran&#8221;, e nel 2018 ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura a Cannes per &#8220;Tre facce&#8221;.<br>L&#8217;ultimo film di Panahi, &#8220;No Bears&#8221;, che come gran parte dei suoi lavori recenti ha come protagonista lo stesso regista, è stato proiettato alla Mostra del cinema di Venezia del 2022 quando il regista era già dietro le sbarre. Ha vinto il Premio Speciale della Giuria.<br>   </p>



<p><br><br> <br></p>



<p></p>
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		<title>Proteste in Iran – Critiche ai servizi giornalistici</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2022 10:11:33 +0000</pubDate>
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<p>L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) critica un’importante omissione nel resoconto di molti media sulle proteste di massa nella<br>Repubblica Islamica dell’Iran (IRI): Nonostante tutta la giustificata indignazione per la morte di Mahsa Amini, la sua identità nazionale<br>viene nascosta. La signora Amini era curda. In Iran non le è stato permesso di usare il suo nome curdo Jina. Oltre al codice di abbigliamento ovviamente misogino, la giovane donna, come milioni di altre, è stata oppressa in quanto donna curda dalle autorità iraniane.</p>



<p>Già dopo la nascita, le autorità iraniane avrebbero respinto il desiderio dei genitori di Jina Mahsa Amini di dare alla figlia il nome<br>curdo “Jina”. La bambina è stata poi registrata con il nome “Mahsa”, ma è cresciuta con il nome curdo “Jina” (vita). Molti definiscono una<br>tragedia il fatto che la giovane donna venga chiamata “Masha” dai media anche dopo la sua morte violenta. Perché questo nome le è stato imposto dalle stesse autorità che ora sono responsabili della sua morte.</p>



<p>La morte della 22enne sotto la custodia della cosiddetta polizia morale ha scatenato proteste di massa nel Kurdistan iraniano (Kurdistan<br>orientale) e in tutto l’Iran. Subito dopo l’annuncio della sua morte, i partiti curdi in Iran hanno indetto proteste. Le forze di sicurezza del<br>regime hanno usato gas lacrimogeni, cannoni ad acqua, manganelli e munizioni a pallettoni. In alcune località, la polizia avrebbe anche<br>sparato munizioni vere. Le nostre fonti curde riferiscono di almeno quattro morti e 200 feriti nel solo Kurdistan orientale. Si sa poco del<br>numero di vittime in altre città iraniane. In tutto l’Iran, le donne in particolare stanno mostrando solidarietà a Jina Mahsa Amini e scendono in piazza. Continuano a gridare: “Marg bar Stamkar, tsche Schah bascha, tsche Rahbar!”. – “Morte al despota, sia esso Scià o Guida Suprema!”. Si riferiscono allo Scià, insediato dagli Stati Uniti e rovesciato nel 1979, e all’attuale leader religioso Ayatollah Ali Khamenei.</p>



<p>Su circa 85 milioni di persone in Iran, circa undici milioni sono curdi.<br>Essi costituiscono una maggioranza non solo nella provincia ufficiale del “Kurdistan”, ma anche in alcune altre province occidentali del Paese. A loro piace riferirsi alla loro patria come “Kurdistan orientale”. C’è grande diffidenza nei confronti del regime sciita dei<br>Mullah, che detiene il potere dalla caduta dello Scià. I mullah avevano promesso democrazia e autonomia ai curdi e ad altri gruppi etnici.<br>Tuttavia, questo non è mai stato realizzato. La democrazia e il federalismo rimangono le principali richieste dei curdi in Iran. In<br>questo Stato multietnico vivono anche persiani, azeri, baluci, ahwazi, turcomanni, armeni e assiri, oltre alle comunità religiose di bahai,<br>ebrei, zoroastriani e cristiani. La maggioranza della popolazione, tuttavia, appartiene all’Islam sciita.</p>



<p>Vedi anche<br>Iran: Leader Bahá&#8217;í ancora in carcere &#8211; APM chiede che si impegni per la<br>liberazione dei prigionieri di coscienza<br><a href="http://www.gfbv.it/2c-stampa/2017/170804it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">www.gfbv.it/2c-stampa/2017/170804it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Iran. Le nazionalità chiedono un federalismo su modello europeo<br><a href="http://www.gfbv.it/2c-stampa/2009/090616it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">www.gfbv.it/2c-stampa/2009/090616it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Ancora detenuta negli USA la giornalista iraniana Marzieh Hashemi</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Feb 2019 07:44:22 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/6407E108-82AB-4AF5-81BA-CCDE06408897.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12112" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/6407E108-82AB-4AF5-81BA-CCDE06408897.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="650" height="365" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/6407E108-82AB-4AF5-81BA-CCDE06408897.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 650w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/6407E108-82AB-4AF5-81BA-CCDE06408897-300x168.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></a></p>
<p>E&#8217; trascorso più di un mese da quando una giornalista nata negli Usa e che vive in Iran, dove da 25anni lavora per l’emittente di stato in lingua inglese Presstv, è stata arrestata,  13 gennaio all’aeroporto di St. Louis su mandato di un giudice federale non perché accusata di qualche reato, ma in quanto testimone di un importante crimine.</p>
<p>Marzieh Hashemi, 59 anni, afro-americana convertita all’Islam, è stata trasferita a Washington doveil 18 gennaio è comparsa di fronte al giudice. Il governo prevede il suo rilascio – ha scritto fra gli altri la Reuters – solo al termine della sua deposizione.<br />
Il caso ha trovato ampia eco in Iran  dove è intervenuto il ministro degli Esteri,Javad Zarif. &#8220;La signora Hashemi, sposata con un iraniano e dunque è una cittadina iraniana, e riteniamo nostro dovere difendere i diritti dei concittadini&#8221;. Il suo arresto, ha aggiunto, “è una inaccettabile azione politica e una violazione della libertà di espressione. Su tali basi, gli americani dovrebbero immediatamente porre fine a questo gioco politico”.<br />
Anche l’International Federation of Journalists ha diffuso su Twitter la notizia.</p>
<p>Da quanto riferito dai familiari della giornalista, sarebbe stata ammanettata e costretta a togliersi il velo – che in Iran copre solo i capelli – per essere fotografata. Della sua attività negli Usa si sa che aveva girato un documentario sul movimento antirazzista Black Lives Matter a St. Louis, riferisce l’Associated Press, dopo aver fatto visita ad alcuni familiari nella zona di New Orleans.<br />
L’iniziativa giudiziaria si spiega con la legislazione federale statunitense, che prevede appunto l’arresto anche di un testimone nel caso si ritenga che la sua testimonianza sia cruciale, che possa uscire dal Paese o che possa non rispondere ad una citazione, norma di cui, rileva in particolare Middle East Eye – le autorità Usa avrebbero fatto ampio uso dopo l’11 settembre 2001.<br />
Il New York Times, ricorda &#8211; in questa situazione complessa e pericolosa tra Iran e USA &#8211; l’arresto senza accuse formali in Iran di un cittadino americano che era andato a trovare la fidanzata iraniana, mentre almeno altri tre cittadini americani (due dei quali con doppia nazionalità) restano detenuti nel Paese, e un quarto risulta scomparso da dieci anni.<br />
Questo arresto potrebbe essere letto come un atto di ritorsione da parte statunitense, per la detenzione dei propri cittadini in Iran, ma uno Stato di diritto non viola i diritti di nessun cittadino per motivi politici.<br />
Stiamo attraversando, tra l&#8217;altro, un momento in cui, da parte della Casa Bianca si sta ulteriormente alzando la pressione contro Teheran dopo che gli Usa hanno violato un accordo internazionale come il Nuclear Deal, da cui Washington è unilateralmente uscita nonostante fosse chiaro a tutti che l’Iran lo stesse rispettando. In attesa di altre informazioni ufficiali sulla sorte di Marzieh Hashemi, monitoriamo la situazione.</p>
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		<title>Lo sradicamento delle tradizioni musulmane. Xinjiang e oltre</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/12/19/lo-sradicamento-delle-tradizioni-musulmane-xinjiang-e-oltre/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Dec 2018 09:02:24 +0000</pubDate>
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<p>di Wilson Xu</p>
<p>Elogiati dalle autorità come «bravi musulmani» o «minoranza modello», i cittadini cinesi di etnia hui (<b>Hui </b>(回族). Riconosciuti dal PCC (La sigla significa Partito Comunista Cinese, che dal 1949 controlla completamente la vita sociale e politica della Cina. I membri del PCC dovrebbero in linea di principio dichiararsi atei. L’obiettivo finale del PCC è la soppressione della religione. Tuttavia, la strategia per raggiungere questo obiettivo è cambiata nel tempo e, dopo la morte del presidente Mao, il PCC ha dovuto riconoscere che, nonostante gli sforzi, probabilmente in Cina le religioni sopravviveranno a lungo.)e dal governo come una minoranza “etnica”, sono in realtà un <i>gruppo religioso</i> che comprende i musulmani cinesi di etnia Han e che parla varie forme della lingua cinese, a differenza degli uiguri e dei kazaki etnici, anch’essi cittadini cinesi musulmani, ma non etnicamente cinesi e parlanti lingue diverse dal cinese. Vi sono tra gli otto e i dieci milioni di Hui, distribuiti in tutta la Cina, anche se prevalentemente nella parte nord-occidentale del Paese. Salutati per decenni dal PCC come “buoni” musulmani cinesi, al contrario dei “cattivi” uiguri, sono stati anch’essi vittime del recente inasprimento contro la religione e per questo hanno iniziato a organizzare manifestazioni di protesta.)stanno subendo la repressione della propria cultura e delle proprie tradizioni nel quadro di una campagna anti-islamica scatenata nelle province e nelle regioni del Nordovest.</p>
<p>La regione autonoma(Regione autonoma (自治区). Una divisione amministrativa della Cina, appartenente al primo livello, ossia al Livello di provincia (省级 行政区). Sebbene siano “autonome” solo di nome, queste regioni sono state istituite per i territori abitati da minoranze etniche o religiose. Sono la Regione autonoma uigura dello Xinjiang (新疆维吾尔自治区), la Regione autonoma del Tibet (西藏自治区), la Regione autonoma della Mongolia Interna (内蒙古自治区), la Regione Autonoma del Guangxi Zhuang (广西壮族自治区) e la Regione Autonoma del Ningxia Hui (宁夏回族自治).) hui di Ningxia, conosciuta come “patria degli hui”, ha ereditato e trasmesso le tradizioni e la cultura di quel popolo, rendendo testimonianza della sua fede musulmana attraverso uno stile architettonico unico. Ma da quando le autorità cinesi hanno lanciato la cosiddetta campagna di “de-arabizzazione” all’inizio dell’anno, la rimozione di tutti i simboli islamici ne ha trasformato completamente gli edifici in stile arabo.</p>
<p>Un esempio è l’area residenziale della contea di Yongning, nell’area metropolitana di Yinchuan. Secondo alcuni abitanti del luogo, le autorità hanno smantellato le decorazioni in stile arabo dai muri esterni degli edifici della zona. Un muratore ha detto a <i>Bitter Winter</i> che il Dipartimento del lavoro del Fronte Unito ha impartito l’ordine di rimuovere le decorazioni all’inizio della primavera. Da un mese l’azienda per cui lavora prosegue nel lavoro di smantellamento. Agli imbianchini è stato ordinato anche di passare una mano di vernice sopra le scritte in arabo.</p>
<p>(see. <a href="https://www.youtube.com/watch?time_continue=3&amp;v=_O8Ki9TwjFU&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.youtube.com/watch?time_continue=3&amp;v=_O8Ki9TwjFU&utm_source=rss&utm_medium=rss</a> )</p>
<p>Nel villaggio di Najiahu, nella stessa contea, le lettere in alfabeto arabo della scritta “Prima strada Zhonghua Huizu” e le scritte sugli edifici in stile hui relative all’islam sono state tutte coperte con una mano di blu.</p>
<p>Le autorità hanno cambiato il nome del Centro espositivo cittadino sino-arabo di Yinchian in Resort per i viaggi e la cultura internazionale lungo la Via della Seta e il logo in arabo è stato cambiato in <i>pinyin</i>, cioè il cinese scritto con caratteri latini.</p>
<p>Abbiamo ricevuto notizie dalla vicina provincia del Gansu sulla soppressione delle tradizioni e dei costumi musulmani nelle istituzioni educative.</p>
<p>All’inizio di agosto la preside di un asilo di Lanzhou è stata redarguita dall’amministrazione locale per aver organizzato un corso di arabo per bambini. Secondo la preside, i funzionari le hanno detto che la politica nazionale sull’istruzione non comprende corsi di arabo e che insegnare l’arabo viola la politica del Partito Comunista Cinese (PCC) sull’istruzione; per questo le è stato proibito di insegnare l’arabo ai bambini.</p>
<p>Il 6 settembre, durante un incontro di insegnanti nella scuola superiore di Linxia, il preside ha vietato alle insegnanti sposate di indossare il velo che ne copre le orecchie e ha chiesto che al suo posto indossassero un cappello. Gli insegnanti maschi hanno invece ricevuto disposizione di non indossare i copricapi bianchi musulmani, gli abiti e gli accessori tradizionali hui quando sono a scuola. Le scritte in carattere arabo sono state rimosse dalle posate nella mensa scolastica. I membri del PCC sono quindi stati diffidati dall’aderire a qualsiasi religione, e tutti gli insegnanti e tutto il personale non docente hanno dovuto riempire i moduli dell’Autocertificazione sulle questioni religiose per dire di più sulla loro appartenenza religiosa.</p>
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		<title>Iran, Nasrin Sotoudeh arrestata: il Parlamento UE ne chiede immediato rilascio</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jun 2018 16:40:21 +0000</pubDate>
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<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">di Valentina Tatti Tonni</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">E’ del 14 giugno la notizia di un nuovo arresto per l’avvocato Nasrin Sotoudeh a Teheran, in Iran. A darne annuncio il marito che ha precisato di non sapere ancora quali siano le accuse nei suoi confronti. Immediata la risposta del presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani che su twitter avrebbe cavalcato l’onda della nuova diplomazia: &#8220;Il Parlamento europeo sta dalla parte di tutti i difensori dei diritti umani. Invito l&#8217;Iran a rilasciare immediatamente il premio Sakharov, Nasrin Sotoudeh&#8221;.</p>
<p align="JUSTIFY">Sotoudeh è il simbolo della lotta per i diritti umani in Iran e vincitrice del premio Sakharov per la libertà di pensiero. Nella sua carriera, valorizzata ancor di più dal fatto di essere Donna, ha difeso numerosi prigionieri politici, giornalisti e donne, comprese quelle della recente campagna “Le ragazze di Enghelab Street” arrestate per essersi tolte il velo, l’hijab, in luoghi pubblici e averlo sventolato in segno di protesta e libertà. Una richiesta legittima che però il Presidente Rouhani non sembra voler tutelare fino in fondo, nonostante le sue aperture al popolo, lasciando di fatto carta bianca alla Guida Suprema Khamenei che, nell’ordinamento dello Stato rappresenta il vertice della Repubblica e che aveva condannato il gesto ritenendo l’hijab “uno strumento di immunità e non restrizione” che impedirebbe alle donne di intraprendere “uno stile di vita deviato”.</p>
<p align="JUSTIFY">Questo sistema duale di poteri era stato introdotto dopo la rivoluzione del 1979 quando la monarchia dell’imperatore Pahlavi venne rovesciata da Khomeini con una linea anti-occidentale e anti-americana, portando in auge una visione il più possibile teocratica all’interno di cui l’attuazione dei diritti umani spesso vacilla sotto l’influenza di un’interpretazione restrittiva del Corano.</p>
<p align="JUSTIFY">Nasrin Sotoudeh, come all’epoca aveva riportato Amnesty International, era già stata arrestata nel settembre del 2010 con l’accusa di svolgere attività contro la sicurezza nazionale e per questo era stata condannata a 11 anni di carcere. La sentenza fu ridotto in appello a 6 anni con il divieto di svolgere la professione forense per dieci anni.</p>
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		<title>ANI l&#8217;Imamah</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Oct 2017 07:01:13 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Ivana Trevisani</p>
<p>Che le donne musulmane, con o senza velo, non sono mute, potrebbe essere quasi un&#8217;ovvietà, purtroppo il dilagare dei luoghi comuni intorno ai soggetti rende l&#8217;affermazione necessaria. Il vero problema infatti non è la mancanza di voce delle donne musulmane, quanto piuttosto il silenzio del sistema informativo in merito alla loro parola, al loro pensiero, al loro agire.</p>
<p>I veli in realtà sembrano stesi più sulle nostre ignoranze che sulle loro teste.</p>
<p>L&#8217;incontro alla Casa delle Donne di Milano con la Imamah di origine malese, ma residente a Los Angeles, Ani Zonneveld, è stato l&#8217;occasione per uno squarcio nella spessa cappa di ignoranza che avvolge le molteplici realtà delle donne musulmane.</p>
<p>La Imamah, già&#8230; una donna Imam che invita alla preghiera e la guida in moschea per donne e uomini che pregano insieme.</p>
<p>Comunque Ani ha voluto chiarire il valore e il senso che dà al suo ruolo di guida spirituale: non confinato nello stupore dell&#8217;eccezionalità della sua attribuzione a una donna, ma iscritto in un orizzonte molto più ampio “ Sono Imamah mio malgrado, quello che a me interessa veramente è l&#8217;aspetto teologico che dice le donne e gli uomini uguali, perchè questo può rendere migliore la vita di tutti e soprattutto per le donne musulmane.</p>
<p>A volte io invito alla preghiera e un maschio la conduce, altre volte viceversa un maschio invita e io conduco.” Una realtà che forse stupisce più una comunità cattolica credente o non credente che ancora non ha avuto la possibilità di vedere attribuire a una donna il ruolo di guida spirituale, ma di cui, nell&#8217;ambito musulmano della diaspora migratoria, Ani non è un caso isolato. Infatti nello stesso Nord Europa Sherin Khankan è Imam a Cophenaghen e Rabeya Muller lo è a Colonia e sono una decina nel solo mondo occidentale le donne imam.</p>
<p>In merito al movimento “Musulmani per i diritti umani” (“Muslim for Progressive Values”) che ha contribuito a fondare, con sedi oltre che negli Stati Uniti anche in Canada, Australia, Cile e in Europa in Francia, Belgio, Paesi Bassi Ani, l&#8217;imamah musicista e attivista, ci tiene a precisare “Non abbiamo inventato un nuovo Islam, ma ripreso il Corano; nel Corano uomini e donne sono spiriti uguali, e non esiste interdizione per la donna di invitare e condurre la preghiera. Del resto il Corano accetta anche i non credenti, basta che l&#8217;individuo sia una brava persona.</p>
<p>Nella prima moschea del Profeta (Maometto) la preghiera era aperta a donne e uomini insieme, lo stesso Profeta invitò Um Baraka a condurre la preghiera quando lui era assente: per 14 secoli ci hanno mentito!”</p>
<p>Già, ecco ricomparire l&#8217;inganno del patriarcato che piega al proprio volere di dominio e lo giustifica con un uso distorto e strumentale dei dogmi di fede e che purtroppo da sempre attraversa tutte le religioni.</p>
<p>Ce lo ha ricordato dal pubblico il professor Branca, islamologo dell&#8217;Università Cattolica di Milano, con l&#8217;abituale autocritica lucida e intelligente, dimostrando con due lancinanti esempi quanto la Bibbia sia misogina nel linguaggio“Troviamo la suocera di Pietro guarita da Gesù, suocera semplicemente, senza un nome e che presuppone quindi una moglie per Pietro, mai citata; o la madre dei figli di Zebedeo, anche lei senza un proprio nome.</p>
<p>Sono suocere di madri di mogli di, ma sono donne che non hanno un nome”</p>
<p>L&#8217;asserzione implicitamente rimanda al presupposto per cui il linguaggio riflette e rende menifesta la cifra di un pensiero e un atteggiamento della comunità, nella fattispecie segnata dal desiderio di dominio dei maschi nei confronti delle donne e il tentativo di cancellarne le identità non nominandole.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Ani-Zonneveld.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9606" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Ani-Zonneveld.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="843" height="474" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Ani-Zonneveld.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 843w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Ani-Zonneveld-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Ani-Zonneveld-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 843px) 100vw, 843px" /></a></p>
<p>Continuando nello svelamento di sbrigativi luoghi comuni in meritò alla libertà femminile “Coprire le donne è senz&#8217;altro sessualizzarle, ma anche svestirle come in Occidente è usare sessualmente il corpo delle donne”, afferma con pacatezza ma decisione, questa donna minuta ma forte, senza velo in testa ma neppure nella conoscenza profonda e puntuale dei fondamenti religiosi della sua spiritualità, che la stessa Comunità le ha evidentemente riconosciuta accettandola come guida spirituale “L&#8217;Imam deve conoscere a fondo il Corano ed essere accettato dalla Umma (la Comunità), non è eletto/ordinato, come un prete.”</p>
<p>E uno snodo fondamentale tra religione e convivenza sociale è la famiglia fondata sul matrimonio, istituzione su cui ampiamente si gioca la strumentalizzazione delle indicazioni religiose</p>
<p>“Alle Nazioni Unite, in un mio intervento ho precisato che il Corano non sancisce il matrimonio a priori, è un contratto che si stipula tra due soggetti e dagòi stessi deve essere approvato, dall&#8217;uomo e dalla donna adulta . L&#8217;organizzaaione che ho fondato “Imam for she” ha una rete capillare di imam maschi che vanno nei villaggi a predicare il principio fondamentale del Corano per cui &#8216;le donne nel contratto matrimoniale possono dettare delle condizioni che il coniuge sarà tenuto a rispettare&#8217;. ” .</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-9607 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="325" height="325" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 325px) 100vw, 325px" /></a></p>
<p>Ani ha riferito che in Burundi ci sono 26 Imam che vanno nei villaggi per organizzare Campi di formazione allo sport ma al contempo insegnano come leggere correttamente il Corano, “E&#8217; un&#8217;attività molto importante, le ragazze hanno solo queste voci per conoscere i lori diritti. Inoltre è importante sapere che nel Corano è detto che una credente deve sposare un credente, credente, ma non necessariamente musulmano”</p>
<p>“Del resto anche quando le coppie vengono da me per essere sposate non lo faccio così, con leggerezza, ma faccio loro alcune domande mirate per sondarne la consapevolezza”</p>
<p>La conclusione di Ani non ha certo bisogno di commenti o analisi, semplicemente ci lascia ammirazione per la sua semplice lucidità e speranza che l&#8217; enunciato possa diffondersi maggiormente, farsi pensiero e guidare l&#8217;agire anche di chi non legge il Corano</p>
<p>“Nel Corano è detto che nulla può cambiare se per primo non cambi te stesso”</p>
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		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;: Hijarbie</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jul 2016 07:18:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi Voglio una Barbie con la quale si possano relazionare le ragazze musulmane: si può essere alla moda senza perdere la propria identità. Hanifa Adam Stesse opportunità, stessi diritti e stesse libertà&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Monica Macchi</p>
<p align="CENTER">
<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/Hijarbie-Die-erste-Barbie-die-ein-Kopftuch-traegt-1-696x392.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6227" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6227" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/Hijarbie-Die-erste-Barbie-die-ein-Kopftuch-traegt-1-696x392.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Hijarbie-Die-erste-Barbie-die-ein-Kopftuch-traegt-1-696x392" width="696" height="392" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/Hijarbie-Die-erste-Barbie-die-ein-Kopftuch-traegt-1-696x392.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 696w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/Hijarbie-Die-erste-Barbie-die-ein-Kopftuch-traegt-1-696x392-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></a></p>
<p align="CENTER">
<p align="CENTER">
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Voglio una Barbie con la quale si possano relazionare le ragazze musulmane: </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>si può essere alla moda senza perdere la propria identità.</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Hanifa Adam</span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Stesse opportunità, stessi diritti e stesse libertà per tutti:</i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>non vogliamo tornare indietro</i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Alice Schwarzer</span></span></span></p>
<p align="RIGHT">
<p align="RIGHT">
<p align="JUSTIFY">Pochi mesi fa al Mudec di Milano è stata inaugurata la mostra curata da Massimiliano Capella “Barbie, the icon” definita come “icona globale che abbatte ogni frontiera linguistica, culturale, antropologica e religiosa…un’identità di specchio dell’immaginario globale”. Ebbene, si è arricchita di un nuovo tassello: l’“Hijarbie” cioè Barbie con l’hijab, creazione di una studentessa nigeriana Hanifa Adam che ha tratto ispirazione dal look proprio e delle sue amiche: un successo immediato su Instagram con più di 60.000 followers e boom di vendite. Sulla scia delle ultime novità introdotte sul mercato come la Barbie curvy, Hanifa ha proposto la sua idea alla Mattel e da qualche mese “Hijarbie” è una delle versioni più vendute. Si riapre così da una prospettiva insolita la diatriba sul velo dopo che recentemente la Corte Costituzionale tedesca ha emesso una sentenza che consente alle insegnanti musulmane di indossare il velo “a meno che non rappresenti un rischio concreto di turbativa delle attività scolastiche”, sentenza che ha scatenato le proteste delle femministe che lo definiscono non un simbolo religioso ma politico in quanto “bandiera degli islamisti”.</p>
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		<title>&#8220;Conoscenza nel rispetto delle differenze, il mondo arabo soffre sotto il velo del pregiudizio&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 May 2016 09:43:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  Presentato il 17 maggio a  Roma il  libro &#8220;Quel Velo Sul Tuo Volto&#8221; di Nicola Lofoco, alla presenza dell&#8217;Ambasciatrice di Palestina e del Delegato d&#8217;Affari della Lega Araba in Italia. &#160;  Lo scrittore&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: large;"> </span></strong></p>
<p><span style="font-size: large;"><b><span style="font-family: 'Trebuchet MS';">Presentato il 17 maggio a  Roma il  libro &#8220;Quel Velo Sul Tuo Volto&#8221; di Nicola Lofoco, alla presenza dell&#8217;Ambasciatrice di Palestina e del Delegato d&#8217;Affari della Lega Araba in Italia.</span></b></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-319.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5967" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5967" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-319.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (319)" width="892" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-319.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 892w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-319-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-319-768x432.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 892px) 100vw, 892px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;"> <span style="font-family: 'Trebuchet MS';">Lo scrittore e giornalista  </span><b style="font-family: 'Trebuchet MS';">Nicola Lofoco,</b><span style="font-family: 'Trebuchet MS';"> in collaborazione con le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai</span><b style="font-family: 'Trebuchet MS';">), </b><span style="font-family: 'Trebuchet MS';">ha presentato ieri, 17 maggio, presso la Federazione Unitaria Italiana Scrittori (FUIS) il  suo libro &#8220;Quel velo sul tuo volto&#8221;. Lo &#8220;accompagnano&#8221; con grande partecipazione Rappresentanti delle Istituzioni, delle Ambasciate straniere, esperti internazionali dei diversi settori, che hanno risposto con la forza della conoscenza, del dialogo e del confronto a quelle che restano delle questioni ancor &#8220;spinose&#8221; per l&#8217;Occidente:  le Primavere Arabe, la crescita del terrorismo  e l&#8217;uso del velo nella tradizione islamica.  </span></span></p>
<p><span style="font-size: large;">     <span style="font-family: 'Trebuchet MS';">&#8220;Una cosa è  parlare dell&#8217;identità, un&#8217;altra è parlare della libertà della donna. Ci sono donne arabe che portano il velo per ribadire la loro identità in maniera libera; ma non possiamo escludere che ve ne sono altre che possono essere sottomesse&#8221;: Lo ha sostenuto <b>Foad Aodi,</b> Presidente di Co-mai e  Focal Point per l&#8217;integrazione in Italia per Alleanza delle Civiltà (UNAoC). La sola via per impedire qualsiasi interpretazione individuale dell&#8217;Islam &#8211; ha proseguito lanciando un appello &#8211;   che lede alla libertà,  e allo stesso tempo acuisce le strumentalizzazioni del mondo arabo  e islamico, è quella di arrivare ad un accordo sulla libertà religiosa tra le Comunità Arabe e Musulmane Italiane e il Governo, favorendo così la convivenza pacifica, la sicurezza e la trasparenza economica&#8221;. </span></span></p>
<p><span style="font-size: large;"><span style="font-family: 'Trebuchet MS';">    A seguito dei ringraziamenti rivolti a tutti i presenti del  Delegato D&#8217;Affari della Lega Araba in Italia <b>Zouheir Zouairi</b>, l&#8217;Ambasciatrice di Palestina in Italia, Sua Eccellenza <b>Mai Al Kaila,</b> ha approfondito la questione-velo: &#8220;In Terra Santa  il velo è largamente diffuso, non solo tra le donne arabe, ma anche tra le donne cristiane ed ebree, per rispetto, tradizione e cultura. Nessuno deve subire una sottomissione. Il velo è una libertà personale, non un atto religioso. Deve essere portato in modo libero e non deve essere associato al terrorismo che non ne ha niente a che vedere. Il mondo arabo soffre per questi pregiudizi&#8221;.</span></span></p>
<p><span style="font-size: large;"><span style="font-family: 'Trebuchet MS';">      Da parte Sua, <b>Maria Amata Garito</b>, Rettore dell&#8217;Università Telematica internazionale UNINETTUNO, ha dichiarato citando la scrittrice Fatema Mernissi: &#8220;La liberazione della donna è globale, vive nella forza della conoscenza, nella luce di un rinnovamento culturale laico che si riflette in una società globalizzata e interconnessa. Le donne arabe e musulmane &#8211; ha aggiunto  &#8211; possono avventurarsi nella modernità con orgoglio. L&#8217;aspirazione alla democrazia, ai diritti umani, alla partecipazione alla vita sociale e politica di un Paese, non è una prerogativa dell&#8217;Occidente, ma parte integrante dello sviluppo di ogni società civile&#8221;.</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Trebuchet MS';"><span style="font-size: large;">   A conclusione, le testimonianze dei numerosi ospiti di prestigio, tra i quali: <b>Enrico Granara</b>, Ministro plenipotenziario e Coordinatore per gli Affari Multilaterali del Mediterraneo e del Medio Oriente &#8211; Ministero per gli Affari Esteri;  L&#8217;<b>On. Fabio Lavagno </b>(PD);<b> Maurizio Peggio</b>, Moderatore dell&#8217;evento e  Giornalista Rai; <b>Natale Antonio Rossi</b>, Presidente FUIS;  Ing.<b>Giuseppe Papaleo</b>, Presidente dello IASEM &#8211; Istituto Alti Studi Euro-Mediterranei; <b>Dr. Ahmed Iraqui</b>, Delegato in Terra Santa (AMSI) e Direttore di Al Rahma Medical Centre di Tira (Israele);  <b>Habiba Manaa</b>, Coordinatrice Dipartimento Giovani e Seconde Generazioni (Co-mai);<b> Fadi Mansour</b>, Direttore del Giornale Online Altiira.com e<b> Intisar Masri</b>, Segretario Generale di Al Sadakah.</span></span></p>
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