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	<title>veneto Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>veneto Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<item>
		<title>Bambini stranieri senza pediatra: Regione Veneto condannata per discriminazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Oct 2020 09:04:57 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/10/door-349807_640-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-41896"/></figure>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>(da Asgi.it)</p><p>La Regione Veneto e l’ULSS3 devono riconoscere il diritto al servizio ambulatoriale pediatrico pubblico gratuito anche ai minori stranieri comunitari ed extracomunitari non regolarmente soggiornanti.</p></blockquote>



<p><br>E’ quanto ha stabilito il Tribunale di Venezia&nbsp;<a href="https://www.asgi.it/banca-dati/tribunale-di-venezia-ordinanza-19-ottobre-2020/?utm_source=rss&utm_medium=rss">con l’ordinanza del 19 ottobre 2020</a>, riconoscendo come&nbsp;<strong>discriminatoria la mancata possibilità di accesso</strong>&nbsp;da parte dei minori in questione&nbsp;<strong>ad un servizio pubblico di pediatria.</strong></p>



<p>Secondo le attuali direttive inserite anche nelle linee guida regionali, infatti,&nbsp;<strong>i minori stranieri non regolarmente soggiornanti possono accedere alle prestazioni sanitarie unicamente tramite il Pronto Soccorso, senza poter fruire della disponibilità di un pediatra.</strong>Questa previsione di fatto li esclude dall’accesso al &nbsp;servizio pediatrico a libera scelta,&nbsp;<strong>di cui usufruiscono, invece, i minori italiani e soggiornanti regolari&nbsp;</strong>e nega loro l’assistenza di base come cura ordinaria e di monitoraggio della crescita in ottica &nbsp;preventiva.</p>



<p>Il caso è stata portato all’attenzione del Tribunale dall’ASGI anche presentando&nbsp;<strong>un report di Emergency sulle attività del suo Ambulatorio Pediatrico</strong>&nbsp;in cui si conferma il deficit assistenziale quale circostanza storica.</p>



<p><strong>Inoltre,&nbsp;</strong>come si legge nella medesima Ordinanza,&nbsp;<strong>la stessa difesa della Regione Veneto ha riconosciuto</strong>&nbsp;“&nbsp;<em>che effettivamente all’interno del Consultorio della Ulss 3 non esiste un servizio stabile (ufficio apposito) di pediatria di base per i soggetti &nbsp;in questione</em>”.</p>



<p><br>Il Tribunale ha verificato che” <em>è certo che il possesso della tessera STP per gli  extracomunitari (stranieri temporaneamente presenti) e della tessera ENI per i comunitari (europei  non iscritti) non consente l’accesso all’intera gamma, e alle stesse condizioni, delle prestazioni  sanitarie previste per la generalità della popolazione minorile. In particolare tali tessere consentono sì l’accesso alle cure indifferibili e urgenti, ma non anche la possibilità di scelta di un medico di famiglia, ovvero, trattandosi di minori, di un pediatra di libera  scelta, abilitato a prescrivere il normale accesso alle prestazioni specialistiche, agli esami di  laboratorio, ai trattamenti di terapia, ai ricoveri c.d. “programmati”. Ciò nonostante la parità di trattamento di tutti i minori sotto il profilo sanitario, a prescindere da qualsiasi altra condizione, sia garantita dalla Convenzione di New York del 20 Novembre 1989 sui diritti del fanciullo ed ancora più puntualmente dall’art. 63 del DPCM 12.01.2017 sui livelli essenziali di assistenza sanitaria, ove testualmente si sancisce che “i minori stranieri presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all’ingresso ed al soggiorno sono iscritti al Servizio sanitario nazionale ed usufruiscono dell’assistenza sanitaria <strong>in condizioni di parità con i cittadini italiani</strong></em>”.<br><br>Il giudice ha così accertato<strong> il carattere discriminatorio del mancato riconoscimento a favore dei cittadini stranieri minori di età irregolarmente soggiornanti, sia comunitari che extracomunitari</strong>, di un servizio ambulatoriale pediatrico pubblico accessibile gratuitamente equiparabile al pediatra di libera scelta cui dà diritto l’iscrizione al SSN (rectius della DGR 753/2019) e ha condannato Regione Veneto e ULSS 3 a rimuovere la discriminazione riconoscendo tale servizio, quanto alla Regione Veneto nell’ambito delle linee guida in sede di programmazione dei servizi sanitari, e quanto all’ULSS 3 Serenissima in sede di approntamento dei medesimi servizi.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><a href="https://www.asgi.it/banca-dati/tribunale-di-venezia-ordinanza-19-ottobre-2020/?utm_source=rss&utm_medium=rss">L’ordinanza</a></p>



<p>Dalla stampa:&nbsp;<a href="https://www.rainews.it/tgr/veneto/video/2020/10/ven-Pediatra-di-base-bambini-stranieri-irregolari-Emergency-Marghera-sentenza-tribunale-Venezia-0cbc38c0-348d-4c5a-82f4-e81209f882b0.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Minori stranieri, garantita l’assistenza. Lo dice il tribunale di Venezia</a>&nbsp;TGR Veneto, 29 ottobre 2020</p>
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			</item>
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		<title>Circolare scolastica dopo l&#8217;attentato a #CharlieEbdo</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jan 2015 06:57:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cari lettori, abbiamo deciso di pubblicare la seguente comunicazione fatta circolare in una scuola veneta a seguito degli atti terroristici in Francia. Possiamo capire lo sgomento, la reazione immediata, ma non possiamo accettare la&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Cari<br />
lettori,
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
abbiamo<br />
deciso di pubblicare la seguente comunicazione fatta circolare in una<br />
scuola veneta a seguito degli atti terroristici in Francia.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Possiamo<br />
capire lo sgomento, la reazione immediata, ma non possiamo accettare<br />
la generalizzazione e la stigmatizzazione di chi è di fede e di<br />
cultura islamica. Crediamo di dover combattere ogni forma di violenza<br />
e di terrorismo e crediamo, invece, nel dialogo e nella conoscenza<br />
reciproca. Un conto sono i terroristi fanatici e un altro sono le<br />
persone civili. Crediamo, infine, che soprattutto negli istituti<br />
scolastici, sia necessario avviare percorsi di studio rivolti<br />
all&#8217;approfondimento delle culture diverse dalla nostra, delle altre<br />
religioni.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Lasciamo,<br />
però a voi la riflessione su questa circolare. La potete anche<br />
leggere, in forma integrale, cliccando sul link:
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<u><a href="https://drive.google.com/file/d/0B2Ylkrvrcw2yTndwMWpJMnVDUjg/view?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://drive.google.com/file/d/0B2Ylkrvrcw2yTndwMWpJMnVDUjg/view?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/01/unnamed-59.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/01/unnamed-59.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="640" width="478" /></a></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Il carteggio tra il Patriarca e il governatore sul tema dell&#8217;accoglienza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jan 2014 04:53:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Il 22 gennaio scorso, il Patriarca di Venezia, Monsignor Francesco Moraglia, scrive una lettera aperta sul Corriere del Veneto in cui chiede alle&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/untitled-5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/untitled-5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/zaia-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/zaia-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il 22<br />
gennaio scorso, il Patriarca di Venezia, Monsignor Francesco<br />
Moraglia, scrive una lettera aperta sul  <i>Corriere<br />
del Veneto </i>in<br />
cui chiede alle istituzioni una risposta valida e concreta<br />
all&#8217;accoglienza dei profughi e dei richiedenti asilo politico.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Comprendo<br />
le difficoltà e<br />
anche le obiezioni sollevate da parecchi sindaci del nostro<br />
territorio. So bene che certe zone e popolazioni sono già da tempo<br />
sotto pressione o hanno vissuto esperienze non sempre positive, anche<br />
in un recente passato. Problemi o complicazioni di carattere<br />
finanziario e normativo non sono di poco conto e non vanno<br />
sottovalutati. Siamo, però, di fronte a persone in grave difficoltà<br />
che chiedono d&#8217;essere accolte e aiutate a risollevarsi. E sappiamo,<br />
d&#8217;altronde, che nessuno lascia il proprio Paese volentieri; me lo ha<br />
ricordato, con tutta la forza della sua testimonianza, una giovane<br />
donna incontrata all’inizio dell&#8217;anno nel carcere della Giudecca.</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione1">
 <a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="content-to-read"></a>&#8220;Migranti<br />
 e rifugiati non<br />
 sono pedine sullo scacchiere dell&#8217;umanità. Si tratta di bambini,<br />
 donne e uomini che abbandonano o sono costretti ad abbandonare le<br />
 loro case”, scrive Monsignor Moraglia e aggiunge: “ Ma<br />
 soprattutto la politica,<br />
 nelle sue diverse articolazioni, è chiamata a farsi carico dei<br />
 problemi, senza sfuggirli, soprattutto per quello che riguarda il<br />
 tempo del «dopo accoglienza» che richiede serie politiche europee<br />
 e nazionali per una vera integrazione e l’inserimento reale nel<br />
 tessuto sociale del nostro continente. L’immigrazione non deve più<br />
 essere considerata solamente un problema italiano. Come dicevo<br />
 proprio ai giornalisti qualche giorno fa, a Cavallino, sono<br />
 fiducioso che la cultura e la tradizione delle genti venete &#8211; le cui<br />
 radici, cristiane, sono intessute di accoglienza e di solidarietà<br />
 vere e concrete &#8211; saprà affrontare con animo grande, nel rispetto<br />
 di tutti, questa nuova emergenza che, sappiamo, non è facile da<br />
 fronteggiare. Auspico perciò che essa si trasformi in opportunità;<br />
 è una sfida da vincere insieme, nel rispetto della coesione<br />
 sociale. Come è vero che nessuno deve tirarsi indietro, è anche<br />
 vero che ognuno deve fare la sua parte e nessuno, alla fine, deve<br />
 essere lasciato solo; in questo, capisco le difficoltà e i timori<br />
 delle amministrazioni interpellate. Domenica a Mestre, nell’omelia,<br />
 ricordavo che «l’accoglienza è la risposta alla globalizzazione<br />
 dell’indifferenza. E proprio tale dimensione culturale-politica<br />
 diventa necessaria per costruire una società che sia realmente a<br />
 misura d’uomo».<br />
 </p>
<div style="font-weight: normal;">
Non<br />
 tarda ad arrivare la risposta &#8211; sempre informa di lettera aperta e<br />
 pubblicata il 24 gennaio sullo stesso quotidiano &#8211; del governatore<br />
 della Regione Veneto, Luca Zaia, di cui riportiamo di seguito alcuni<br />
 brani.
 </div>
<p>“&#8230;Questa regione ha ridato<br />
 prospettive di vita a 510 mila immigrati (il 10,2 per cento della<br />
 popolazione, di cui 255 mila occupati), di questi ben 39 mila hanno<br />
 avviato una attività imprenditoriale. Il peso dell&#8217;immigrazione sul<br />
 Pil, cioè sulla ricchezza prodotta è del 14,2 per cento. I figli<br />
 di questi immigrati vanno a scuola e giocano con i nostri figli, e<br />
 spesso parlano il dialetto meglio di noi. Il Veneto è la prima<br />
 regione d’Italia per immigrazione legale. Il Veneto non ha dunque<br />
 paura del diverso, dell’immigrato: smettiamola con questo luogo<br />
 comune, e sfatiamolo una volta per tutte.<br />
 </p>
<p> Quale<br />
 veneto resta indifferente di fronte a un bambino<br />
 sofferente e in evidente stato di denutrizione? Il sottoscritto,<br />
 quando era presidente della Provincia di Treviso, ha aperto in<br />
 Veneto il primo sportello per l’assistenza agli immigrati. Il<br />
 Veneto è e resta quindi uno dei modelli meglio riusciti di<br />
 integrazione. Integrazione con chi e per chi viene qui a lavorare, a<br />
 dare una prospettiva diversa alla propria famiglia e ai propri<br />
 figli, a cercare una via d&#8217;uscita a una vita che nelle terre<br />
 d’origine è spesso convivenza con guerre e quotidiane violenze.<br />
 Cos’è dunque accaduto da rendere la materia così incandescente<br />
 fino al punto da trasformarla in elemento di forte contrapposizione?<br />
 Cos’è accaduto da suscitare tanta paura e riluttanza nei<br />
 cittadini? È accaduto che, scambiando integrazione con buonismo,<br />
 diritto con pacca sulle spalle, si sono aperte le frontiere anche a<br />
 chi non aveva alcuna intenzione di integrarsi, a chi non voleva<br />
 fuggire da fame e stragi e povertà ma semplicemente da un pessimo<br />
 rapporto con la giustizia. Il buonismo ha fatto sì che si<br />
 confondesse il giusto diritto a integrarsi in una nuova società o a<br />
 fuggire da una realtà orrenda, con il diritto a venire in Italia e<br />
 ad arrangiarsi con condotte criminali. Col risultato che gli stessi<br />
 immigrati che altro non chiedono che di lavorare onestamente e<br />
 onestamente vivere, pagano oggi un conto salatissimo a questo<br />
 lassismo sconosciuto in tutti gli altri paesi europei che applicano<br />
 leggi assai severe contro chi trasgredisce o chiede ingresso senza<br />
 validi motivi.<br />
 </p>
</div>
<p>
Dobbiamo<br />
dunque avviare una serie riflessione sull’immigrazione.<br />
Possiamo e dobbiamo compiere scelte razionali, evitando demagogia,<br />
scorciatoie e fronteggiando una dei problemi più seri che le società<br />
occidentali si trovano a dover affrontare. Prima scelta. Dividere i<br />
richiedenti asilo dai migranti per motivi economici. Il somalo, il<br />
libico, il siriano, chiunque fugga da zone calde del mondo sa che<br />
difficilmente tornerà mai più nel suo Paese. Il marocchino, il<br />
tunisino, l’egiziano che vengono qui per lavorare e trasferire la<br />
famiglia e i parenti non appena hanno consolidato un minimo di<br />
benessere, tornano spesso e volentieri nella propria patria.<br />
Guardiamo le cose per quello che sono, senza far finta di nulla:<br />
forse non a caso è proprio in questa seconda fascia di migranti che<br />
si concentra il più elevato tasso di delinquenza e di popolazione<br />
ospitata nelle carceri. È sotto gli occhi di tutti l’immagine di<br />
barche da cui scendono non disperati, non rifugiati, non persone<br />
desiderose di lavorare ma giovani con pantaloni, magliette, occhiali<br />
alla moda e telefonino. Seconda scelta. Se è vero quanto affermato<br />
in precedenza, occorre tornare a pensare a flussi d’ingresso<br />
regolati sulla base delle richieste del mondo del lavoro. Non credo<br />
sia discriminazione affermare che di fronte a un Veneto con 170 mila<br />
disoccupati, aziende in crisi, riduzione del Pil e un giovane su<br />
quattro senza lavoro (di cui due precari), non si debba e non si<br />
possa prima pensare alla nostra gente, a risollevare prima una<br />
economia in cui non c’è più spazio lavorativo neppure per gli<br />
immigrati. </p>
<p>“&#8230; È un caso se il governo<br />
inglese sta facendo profonde riflessioni, spaventato dall’apertura<br />
delle frontiere romene e bulgare, e se ragionamento molto simile<br />
stanno facendo il Presidente Hollande, in Francia, e il Cancelliere<br />
Angela Merkel, in Germania? Lei, Patriarca, guarda alla politica, ma<br />
giustamente anche alla Ue. L’ho detto più volte e lo ripeto perché<br />
credo che questo sia il vero spartiacque su cui corre la questione:<br />
dobbiamo cambiare radicalmente prospettiva. Lampedusa, e tutte le<br />
località del nostro Mezzogiorno dove avvengono gli sbarchi, non<br />
possono più essere considerati soltanto il confine sud dell’Italia<br />
ma devono diventare &#8211; non soltanto geografica mente ma anche<br />
politicamente &#8211; il confine sud di tutta l’Unione Europea. </p>
<p>Il<br />
tema dell&#8217;accoglienza e delle frontiere<br />
è dunque una problematica che deve investire e riguardare tutta la<br />
Ue, quell’Europa che ha lasciato sempre sole Lampedusa e l’Italia<br />
a gestire il problema di flussi crescenti di immigrazione, quell’<br />
Europa di Schengen che ha visto nazioni leader (quelle sempre pronte<br />
a chiedere agli altri il rigoroso rispetto delle regole) chiudere dal<br />
giorno alla notte le frontiere senza alcuna condivisione con i<br />
partner, facendo strame del diritto e lasciando il nostro Paese &#8211; con<br />
i suoi 7 mila 456 chilometri di coste &#8211; a gestire la disperazione di<br />
chi arriva con ogni mezzo dal Sud del Mondo. La Chiesa fa tanto per<br />
gli immigrati, in alcune realtà spesso soltanto la Caritas e le<br />
organizzazione cattoliche riescono a garantire la sopravvivenza a<br />
masse di disperati. Giusto quindi il richiamo alla politica. Mala<br />
politica ha il dovere di decidere con razionalità ed equilibrio, e<br />
soprattutto con buon senso&#8230;”</p>
<p>Ancora<br />
acceso, quindi, il dibattito in Italia sul tema dell&#8217;accoglienza e<br />
sulle politiche riguardanti l&#8217;immigrazione. Ed è bene fare sempre il<br />
punto della situazione e capire in che direzione si sta andando.<br /></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/01/31/il-carteggio-tra-il-patriarca-e-i/">Il carteggio tra il Patriarca e il governatore sul tema dell&#8217;accoglienza</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Sei di origini tunisine ? Niente gara di nuoto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2013 04:56:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A novembre compirà dieci anni ed è un talento del nuoto sincronizzato, ma la protagonista di questa storia di discriminazione ha rischiato di non poter passare dalla categoria amatoriale a quella agonistica perchè figlia&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/NUOTO-foto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/NUOTO-foto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="204" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
A<br />
novembre compirà dieci anni ed è un talento del nuoto<br />
sincronizzato, ma la protagonista di questa storia di discriminazione<br />
ha rischiato di non poter passare dalla categoria amatoriale a quella<br />
agonistica perchè figlia di genitori tunisini.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
padre, Ishem, è un falegname e risiede a Campodarsego, in provincia<br />
di Padova, da 11 anni e possiede il permesso di soggiorno illimitato;<br />
a gennaio ha chiesto la cittadinanza italiana che potrà estendere<br />
anche a sua figlia, ma l&#8217;iter burocratico prevede un periodo di due<br />
anni di attesa. “Ci siamo comportati come dice la legge”, ha<br />
spiegato il padre della bambina, “ e abbiamo presentato la domanda<br />
dopo dieci anni di residenza. Abbiamo ottenuto dalla Prefettura un<br />
codice e ogni tanto controllo su un sito Internet la posizione della<br />
mia pratica. C&#8217;è scritto sempre che è in corso di verifica. Mi<br />
hanno detto che devo aspettare due anni prima di poter chiamare e<br />
chiedere, eventualmente, perchè non è stata concessa”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La madre<br />
della nuotatrice, dopo il ricongiungimento familiare grazie al quale<br />
è arrivata dal Nord Africa a Campodarsego, lavora come addetta alle<br />
pulizie presso la piscina della società sportiva “Il Gabbiano”<br />
dove si allena la figlia: la bimba, infatti, aveva cominciato ad<br />
accompagnare la mamma durante i turni e si era appassionata al nuoto<br />
sincronizzato. L&#8217;allenatore aveva visto in lei ottime capacità<br />
sportive e aveva chiesto alla società di concederle il tesseramento:<br />
in un primo momento, però, le era stato negato, in quanto non ancora<br />
maggiorenne e cittadina italiana.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Riguardo<br />
alla questione è intervenuto il Ministro per l&#8217;Integrazione, Cècile<br />
Kyenge, che ha dichiarato: “ Sarà mia preoccupazione<br />
sensibilizzare il più possibile il parlamento perchè giunga al più<br />
presto a una riforma in tema di cittadinanza. Il caso della bambina<br />
in Veneto non è isolato ed è, tra l&#8217;altro, uno spreco di talento.<br />
Il tema della cittadinanza va risolto perchè, come in questo caso,<br />
lo sport può rappresentare un modo per agevolare l&#8217;integrazione dei<br />
nostri figli&#8230;Bisogna far capire che la diversità è una ricchezza<br />
per tutti”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Anche il<br />
governatore del Veneto, Luca Zaia, contrario allo ius soli, ha però<br />
detto, riferendosi alla situazione della bambina di origini tunisine,<br />
che: “ Serve un segnale di civiltà e di attenzione nei confronti<br />
delle aspirazioni di questa giovane e dei tanti bambini che vivono da<br />
anni in Veneto, terra dove l&#8217;integrazione è concreta, funziona e<br />
rappresenta un modello a livello nazionale”. Zaia ha poi<br />
continuato: “ &#8230;L&#8217;unica colpa della bambina di Campodarsego è<br />
quella di non essere maggiorenne e non quella di non rispettare le<br />
regole, perchè è in Italia da oltre dieci anni, non ha nessun<br />
legame con la terra di origine dei genitori, essendo nata e vissuta<br />
qui. C&#8217;è un evidente cortocircuito burocratico che va risolto e su<br />
cui serve una meditazione seria e approfondita”.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Bisogna<br />
capire cosa accadrebbe qualora la bambina avesse qualche legame con<br />
la terra dei propri genitori, ad ogni modo un primo segnale positivo<br />
c&#8217;è. La Federnuoto, infatti, ha provveduto alla modifica dello<br />
statuto federale e il Coni dovrà varare il testo in autunno: sulla<br />
scorta delle leggi comunitarie per la tutela dei vivai giovanili,<br />
nella proposta, si legge: “ In tutti i settori è prevista e<br />
garantita la libera adesione di tutti gli atleti residenti in Italia<br />
alle attività giovanili, nonché la modalità di partecipazione alla<br />
successiva attività assoluta”. Intanto il caso della figlia di<br />
Ishem ha infiammato di nuovo il dibattito politico sul tema della<br />
cittadinanza.
</div>
</div>
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