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	<title>venezuelani Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. González Urrutia: in esilio, ma vivo</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Sep 2024 07:54:47 +0000</pubDate>
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<p><br></p>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>Ci sono due correnti di pensiero sulla decisione del presidente eletto del Venezuela, Edmundo González Urrutia, di chiedere asilo e andare in esilio in Spagna.<br>La prima è quella delle persone deluse, che pensavano che non avrebbe mai lasciato il Paese o che non avrebbe dovuto lasciarlo, interpretando questa decisione come sinonimo di vigliaccheria, di ricerca della via d&#8217;uscita più facile, pensando che la lotta dall’estero non potrebbe continuare.<br>La seconda scuola di pensiero, che è quella che condivido, è che il presidente eletto ormai non era più protetto in Venezuela e quindi lasciare (attenzione, non abbandonare) il Paese e andare in esilio significa rimanere protetti e vivi. Mi sembra meglio, in queste particolari e gravi circostanze, avere un presidente eletto vivo ma in esilio, che un presidente eletto ingiustamente imprigionato e torturato. In esilio dove può svolgere un lavoro diplomatico in tutto il mondo democratico occidentale, dove può dimostrare realmente e fisicamente di aver vinto le elezioni. Edmundo González Urrutia è un diplomatico di lunga data, un uomo molto rispettato a livello internazionale. Ciò che può fare per il Venezuela in questo momento critico sembrerebbe essere più efficace dall&#8217;estero che non dal Venezuela, dove era nascosto da più di un mese.<br>La goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha portato a questa amara decisione è stato l&#8217;episodio all’ambasciata argentina a Caracas. È di dominio pubblico che nell&#8217;ambasciata argentina, attualmente presidiata dal Brasile, si sono rifugiati 6 membri dell&#8217;opposizione e della squadra di Maria Corina Machado lo scorso marzo. Venerdì scorso, il regime ha revocato il consenso al Brasile per sorvegliare l&#8217;ambasciata argentina, così le forze di sicurezza hanno circondato l’edificio, hanno tolto l&#8217;elettricità, hanno chiuso le strade adiacenti, isolandola completamente. La condanna e il rifiuto totale sono arrevati immediatamente da parte dei governi dei due Paesi coinvolti, Argentina e Brasile, stava per verificarsi un grave incidente diplomatico che avrebbe complicato ancora di più la situazione. Il regime ha inviato un chiaro messaggio all’opposizione e anche all&#8217;ambasciata olandese, luogo in cui si era rifugiato Urrutia insieme alla moglie: qualsiasi sede diplomatica è vulnerabile in Venezuela, dove vige una dittatura e non esiste uno Stato di diritto. Il Ministero degli Esteri venezuelano ha consegnato all&#8217;Incaricato d&#8217;Affari del Regno dei Paesi Bassi, Robert Schuddeboom, una nota di protesta per quello che Maduro definisce “un comportamento illegale e di ingerenza della rappresentanza diplomatica”, nonostante questo il Ministro degli Esteri olandese continua a dichiarare con orgoglio l&#8217;aiuto che il suo Paese ha dato a Urrutia per quasi due mesi. Fin dall&#8217;inizio i Paesi Bassi lo hanno considerato come il presidente eletto. Come già sappiamo, Edmundo González ha lasciato il Paese a bordo di un aereo militare spagnolo. In cambio, si dice che abbia chiesto il rilascio dei prigionieri politici. Tuttavia, dopo due giorni, tutto tace da parte del regime.<br>Machado ha assicurato in conferenza stampa questo scorso lunedì che Edmundo svolgerà le sue funzioni di presidente eletto dall&#8217;esilio, ma ammette che questa nuova fase intensifica il rischio per lei. Mentre lei parlava, il presidente eletto ha rilasciato una dichiarazione dopo essere arrivato a Madrid. Ha detto: “Ho preso questa decisione pensando al Venezuela e al fatto che il nostro destino come Paese non può, non deve, essere quello di un conflitto di dolore e sofferenza (…) Solo la politica del dialogo può riportarci insieme come compatrioti. Solo la democrazia e la realizzazione della volontà popolare possono essere la strada per il nostro futuro come Paese e io continuerò a impegnarmi per questo”.<br>Mentre scriviamo queste righe, la diaspora venezuelana che vive nella capitale spagnola è scesa in piazza per manifestare il proprio sostegno a González Urrutia, radunandosi nella Plaza de las Cortes di Madrid, sede del Parlamento spagnolo, dove si sta discutendo la proposta del Partito Popolare di riconoscere ufficialmente e legalmente González come vincitore delle elezioni. Sarebbe un grande passo a livello internazionale e un punto a favore che aprirebbe alcune porte democratiche dove, come dice Maria Corina, si è già avviata la transizione.</p>



<p>ULTIMA ORA! (delle 17.00, 11 settembre 2024) Una buona notizia: </p>



<p>Con 177 voti a favore e 164 contrari, il Congresso spagnolo riconosce EGU come presidente eletto del Venezuela. Il Partito Popolare ha ricevuto il sostegno del Partito Nazionalista Basco per ottenere la maggioranza. Tuttavia, Pedro Sánchez ha rinviato il riconoscimento di Edmundo González per &#8220;cercare una mediazione in Venezuela&#8221;. &#8220;Fino alla fine dell&#8217;anno dobbiamo mantenere un margine per trovare una via d&#8217;uscita al fine di trasmettere la volontà del popolo venezuelano alle urne&#8221;. Nei prossimi giorni e al suo ritorno dall&#8217;Asia, si troverà faccia a faccia con Edmundo. È lì che scopriremo le restrizioni o la libertà che il presidente eletto venezuelano avrà per continuare la lotta per la sua proclamazione, ora dall&#8217;esilio.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Frode o golpe de Estado?</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Aug 2024 10:58:12 +0000</pubDate>
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<p><br></p>



<p>di Tini Codazzi </p>



<p>Abbiamo un nuovo presidente eletto dal popolo venezuelano nelle elezioni presidenziali con il 67% dei voti a livello nazionale e internazionale, i seggi elettorali digitalizzati fino a questo momento 31/07/24, ore 13.19 rappresentano l&#8217;81,21%. Manca ancora quasi il 20% dei seggi elettorali da digitalizzare, ma questa percentuale potrebbe solo aumentare. Il nome del nostro presidente eletto è EDMUNDO GONZÁLEZ<br>URRUTIA. Non dimenticatelo.<br>Il dittatore Nicolás Maduro ha compiuto la sua ultima frode elettorale, c’è chi parla piuttosto di Golpe de Estado. Frodi elettorali erano era già successe in passato, abbiamo imparato in questi anni, abbiamo fatto tesoro delle esperienze passate e questa volta ci siamo preparati molto bene. La campagna elettorale e la macchina per preparare i volontari e le elezioni da parte della “Mesa de la Unidad Democratica” (MUD) è stata perfetta. Ognuno dei protagonisti di questa storia, dai famosi “comanditos” (gruppi di cittadini che<br>lavoravano insieme con un obiettivo comune), ai radar (cittadini che raccoglievano informazioni di prima mano, le verificavano e le inviavano al comando elettorale della MUD), ai rappresentanti nei seggi elettorali (grandi protagonisti di queste elezioni) hanno reso possibile la trasparenza dei voti e gli evidenti brogli commessi dal dittatore.<br>A dispetto di quello che dicono i giornali italiani e di come introducono l&#8217;argomento di queste elezioni e del regime di Maduro, le informazioni che vi diamo in peridirittiumani sono quelle che arrivano direttamente dal Venezuela, senza passare per agenzie di stampa, filtri o manipolazioni varie.<br>Il popolo è sceso in piazza immediatamente, già il 29 mattina si era svegliato per strada, subito dopo che il primo bollettino del CNE era stato trasmesso in televisione e con la massima impunità aveva annunciato quello che temevamo, ovvero che il dittatore aveva vinto con il 51% dei voti. FRODE. Chiaro e evidente.<br>La grande prova è il verbale firmato e sigillato che esce da ogni seggio elettorale. Come si dice, carta canta!<br>Non c&#8217;è altro da dire. Il CNE non pubblica i verbali di cui dice di essere in possesso. La MUD sta facendo del suo meglio per dimostrarlo attraverso canali legali e ufficiali, come ha sempre fatto. Un&#8217;altra informazione<br>importante è che la rappresentante nazionale davanti ai seggi del paese, incaricata dalla MUD per verificare, la deputata Delsa Solorzano, non è mai riuscita ad accedere alle strutture del CNE per verificare che quanto affermato dal regime nel primo bollettino fosse vero. La MUD non è mai riuscita a verificare quel famoso 51%. Perché non è riuscita a verificarlo? Perché non esiste.<br>Né Maria Corina Machado, né González Urritia, né la MUD hanno chiamato alla rivolta, ai disturbi. Il popolo è sceso dai “barrios” di sua spontanea volontà, perché queste persone, martoriate da 25 anni, non hanno nulla da perdere e ora difendono la democrazia e soprattutto difendono il LORO voto, come lo stiamo difendendo tutti noi in Venezuela e in tutto il mondo. Avremo il nostro rendiconto democratico, dobbiamo solo aspettare ancora un po&#8217;.<br>Il dittatore sta cercando in tutti i modi di legalizzare la frode, manipolando la legge a suo piacimento, falsificando i verbali, inventando cifre e presentando un ricorso alla Corte Suprema di Giustizia (sempre gestita da lui) per chiarire e certificare i risultati del 28 luglio. Dichiara di essere pronto a presentare il 100% dei verbali, come abbiamo appena detto, falsificati. In poche parole, se la canta e se la suona. Il CNE pubblica il falso, il dittatore rivendica il falso e fa ricorso a sé stesso, per difendere sé stesso. Mi spiego?<br>Impunemente.<br>Il mondo invia comunicati ufficiali, deputati e parlamentari intervengono nelle varie sedi governative del mondo, maree di tweet e messaggi Instagram vanno e vengono, da Biden a Elon Musk, ma la verità è che l&#8217;usurpatore è lì e non vuole andarsene, continuerà a commettere crimini per rimanere al suo posto e continuare a tenere in ostaggio il Paese. Non penso faccia una piega con tutti questi messaggi, tweet e documenti firmati che arrivano dal mondo. La situazione si evolve di ora in ora, nel bene e nel male. Le speranze non sono perse e la giustizia deve ancora arrivare. Si teme per la vita di Maria Corina Machado e di Edmundo Gonzalez Urrutia, si teme per la vita di tanti venezuelani che vogliono giustizia e far prevalere i loro diritti, si teme per la libertà del paese, di teme per la “Democrazia” che costantemente è messa alla prova. Continueremo a informare.</p>
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		<title>Lettera aperta al Consolato generale della Repubblica bolivariana del Venezuela a Milano</title>
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<p></p>



<p>Venezuela attraversa da 25 anni uno dei periodi più difficili e bui della sua storia. Le notizie non sono mai state abbastanza forti per capire in profondità la crisi politica, sociale, economica ed umanitaria che attraversa il paese. Ad ottobre dell&#8217;anno scorso si è aperto uno spiraglio di luce in occasione delle elezioni primarie dell&#8217;opposizione che si sono svolte in Venezuela e in tutto il mondo e dove ha vinto la candidata Maria Corina Machado. Le elezioni presidenziali avrebbero dovute essere, secondo il calendario del Consiglio Nazionale Elettorale venezuelano (CNE) ad ottobre di quest&#8217;anno. Vista la forza che stava prendendo la candidata dell&#8217;opposizione, il governo del presidente Nicolas Maduro arbitrariamente ha anticipato di tre mesi le elezioni, scavalcando tutti le leggi. Ha proibito l&#8217;iscrizione della candidata Machado al CNE, ostacolando tutte le sue azioni in pro della democrazia e sta rallentando il processo di iscrizione al registro elettorale di tutti i venezuelani dentro e fuori dal Venezuela. La lettera seguente è stata scritta dai cittadini venezuelani residenti nel Nord Italia e inviata al Consolato Generale di Venezuela con sede a Milano, con l&#8217;obiettivo di chiedere al Console Generale che faccia partire il processo elettorale nel suddetto Consolato.<br></p>



<p></p>



<p>Console Generale del Venezuela a Milano. Sig. Giancarlo Di Martino.<br>Console Generale Aggiunto. Sig. Christians Eduardo Sánchez Oloyola.</p>



<p><br>Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Milano<br>Corso Europa, 5, 20122<br>Milano MI, Italia</p>



<p><br>Egregio Console Generale<br>Egregio Console Generale Aggiunto,<br>Ci rivolgiamo a voi in qualità di cittadini venezuelani residenti nel centro-nord Italia.<br>Secondo quanto stabilito nel calendario elettorale presidenziale 2024, pubblicato tramite la<br>Gazzetta Elettorale numero 1048 in data 05 marzo 2024, è stato comunicato che lo scorso<br>18 marzo sarebbe iniziato il processo di registrazione e aggiornamento dei dati per i<br>venezuelani residenti all&#8217;estero. Tuttavia, fino ad oggi, tale processo non è stato avviato,<br>privando così migliaia di venezuelani residenti in Italia del diritto fondamentale di voto.<br>Dal 2013, i venezuelani residenti in Italia sono impossibilitati a registrarsi per votare nei<br>processi elettorali in Venezuela, poiché i consolati e l&#8217;ambasciata mantengono chiusa la<br>procedura relativa alla ricezione dei documenti e al loro invio all&#8217;Ufficio Nazionale di<br>Registrazione Elettorale del Consiglio Nazionale Elettorale in Venezuela, violando gli articoli<br>24, 26 e 27 del Regolamento Generale della Legge Organica sui Processi Elettorali.<br>In base a quanto esposto precedentemente, si stanno violando anche i diritti umani e<br>costituzionali di tutti i venezuelani residenti in Italia, e nello specifico: l&#8217;articolo 63 della<br>Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, l&#8217;articolo 25 del Patto<br>Internazionale sui Diritti Civili e Politici, l&#8217;articolo 21 della Dichiarazione Universale dei Diritti<br>Umani.<br>Il rifiuto di aprire il registro elettorale rappresenta una chiara violazione dei principi<br>democratici e un atto di esclusione politica nei confronti dei cittadini che risiedono al di fuori<br>dei confini del Venezuela.</p>



<p><br>Pertanto:</p>



<p><br>1) Esigiamo che il Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a<br>Milano adotti immediatamente misure per agevolare la registrazione e<br>l&#8217;aggiornamento dei dati per i venezuelani residenti nel centro-nord Italia, nelle<br>regioni di sua competenza territoriale, ossia Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia,<br>Liguria, Lombardia, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Valle d&#8217;Aosta, Veneto e Toscana.</p>



<p><br>2) Invitiamo a intraprendere tutte le azioni necessarie per garantire l’esercizio dei diritti<br>democratici da parte dei cittadini venezuelani all&#8217;estero. Le vostre posizioni come<br>Console Generale e Console Aggiunto vi obbligano a rispettare la Costituzione della<br>Repubblica Bolivariana del Venezuela al di là delle vostre preferenze personali e<br>politiche; pertanto, facciamo appello all’autorità che rappresentate.</p>



<p>3) Esigiamo il rispetto dei nostri diritti e suggeriamo che sia offerta l&#8217;opportunità a tutti i<br>cittadini venezuelani di partecipare al processo elettorale in modo libero ed equo,<br>indipendentemente dal luogo di residenza.</p>



<p><br>4) Chiediamo che formalmente siano recuperate le giornate perse finora per la<br>registrazione elettorale senza che venga alterato il periodo minimo di 1 mese,<br>stabilito originariamente dalle disposizioni del CNE.</p>



<p><br>5) Chiediamo che sia offerta l&#8217;opportunità a tutti i cittadini di recarsi al consolato durante<br>l&#8217;orario di lavoro del consolato e senza necessità di appuntamento. È impossibile<br>assistere migliaia di venezuelani residenti nel centro-nord Italia tramite appuntamenti,<br>quindi suggeriamo di organizzare il processo tramite code di cittadini e ordine di<br>arrivo.</p>



<p><br>6) Chiediamo la massima e necessaria celerità in tutto il processo senza ulteriori ritardi<br>rispetto a quelli già verificatisi. La contesa elettorale riguarda tutti i venezuelani senza<br>distinzioni politiche, religiose o di qualsiasi altra natura, come ben descritto dalla<br>nostra Costituzione.</p>



<p><br>È la giustizia che ci aspettiamo di ricevere a Milano, Italia, il secondo giorno del mese di<br>aprile dell&#8217;anno 2024.<br>Restiamo in attesa delle Vostre immediate azioni in merito.<br>Firmato:<br>Cittadini venezuelani residenti nel centro-nord Italia.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Non voltarti&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Aug 2023 10:29:22 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/Venezuela-768x488-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="488" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/Venezuela-768x488-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17125" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/Venezuela-768x488-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/Venezuela-768x488-1-300x191.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p>Vorrei condividere questa importante testimonianza scritta da un mio carissimo amico, un fratello. Una storia che ha avuto un finale felice per fortuna per HB e per tutti quelli che lo conoscono. Non è stato così per migliaia di persone che hanno subito delle persecuzioni, detenzioni illegali e torture in questi 20 anni di regime in Venezuela. Per motivi di sicurezza ho lasciato le iniziali dei nomi di tutti i protagonisti.</p>



<p><strong>Non voltarti&#8230;</strong></p>



<p>di HB<br><br>Dieci anni fa, il 6 agosto del 2013, atterravo a Miami su un volo della Santa Barbara Airlines, proveniente dal Venezuela, arrivavo con un bagaglio a mano e senza sapere cosa ne sarebbe stato della vita di mia madre e di mio figlio, tanto meno della mia. All&#8217;aeroporto mi aspettava O, che mi ha aperto le porte della sua casa e mi ha offerto una sistemazione in un momento così difficile e complicato. Ma questa è solo una parte della storia. Torniamo al giorno prima.<br><br>Il 5 agosto facevo una visita medica di routine di mio figlio JH, mentre il dottore lo visitava, ho ricevuto una telefonata dall&#8217;ufficio del governatore dello stato di Miranda (Caracas fa parte dello stato di Miranda) che mi diceva che il SEBIN (Servizio Bolivariano di Intelligence Nazionale) era arrivato nel mio ufficio, chiedendo di me. Questi agenti erano armati e i miei collaboratori gli dissero che non c&#8217;ero. Ho contattato immediatamente l&#8217;ispettore A e mi ha detto che ero indagato per riciclaggio di denaro e che avevano bisogno di sapere se appartenevo davvero a una banda internazionale che operava a Malta. Confesso di essere rimasto scioccato da questa notizia. Non avevo davvero idea di cosa stesse parlando. Gli dissi che ero con mio figlio in una visita medica.<br>In quel momento non sapevo cosa fare, chiamai subito OL, mi disse &#8220;ti richiamo io&#8221;; poi ricevei una telefonata da una persona che lavorava nel SEBIN e mi disse: &#8220;Devi andare a trovare J ora&#8221; e riattaccò il telefono. J è mio fratello, che a quel tempo viveva già a Porto Rico. In quel momento capii che dovevo lasciare il Paese e che si trattava di una caccia alle streghe e di una persecuzione politica, ma questo lo affronteremo un altro giorno.<br><br>O. mi richiamò immediatamente e mi disse &#8220;devi lasciare il Paese ORA, vai in quell&#8217;ufficio&#8221; e quando arrivai lì una persona aveva in mano un biglietto aereo per partire per gli Stati Uniti, nelle prime ore del mattino. Mi chiesero: &#8220;Rischia di uscire dall&#8217;aeroporto?&#8221; e io ho risposto &#8220;Sì&#8221;. Mi hanno dato alcune istruzioni su cosa dovevo fare per depistare il SEBIN. Ad esempio, appena tornato a casa dovevo spegnere il cellulare togliendo la batteria e la sim e così ho fatto, dovevano credere che stessi dormendo.<br><br>Quando sono tornato a casa, c&#8217;era mia madre con mio figlio e le ho spiegato tutto quello che stava accadendo e le ho chiesto: &#8220;Cosa devo fare? E mia madre, sempre con un carattere saggio e sagace mi dice: &#8220;esci dal Paese, perché non faccio nulla con un figlio in prigione, un bambino di 5 mesi e io con l&#8217;Alzheimer (diagnosticato di recente), ti prometto che se non puoi tornare, non appena avrò il visto di JH, il giorno dopo saremo insieme&#8221;.<br><br>In quel momento andai nella stanza dove mio figlio dormiva nella sua culla e mi inginocchiai per chiedergli perdono per abbandonarlo. Avere un figlio era ciò che desideravo di più e abbandonarlo all&#8217;improvviso mi faceva sentire la persona più vile e schifosa del pianeta. Non mi sono mosso dalla sua culla fino a quando non sono dovuto partire per l&#8217;aeroporto, grazie a due persone che saranno sempre nel mio cuore e che mi aspettavano alle due di notte all&#8217;ingresso del mio palazzo per portarmi all&#8217;aeroporto. Hanno messo a rischio la loro vita per me e per questo gliene sarò sempre grato.<br><br>Al momento di salutare mio figlio gli ho detto: &#8221; &#8220;Ti giuro che presto sarai con me, prenditi cura della nonna&#8221; (cosa che sembra essergli rimasta impressa nella mente, perché quando cresceva si occupava sempre di lei). Ho abbracciato mia madre e le ho detto &#8220;rimango e vediamo cosa succede&#8221; e lei mi ha detto &#8220;non si può negoziare con i delinquenti&#8221;. Ho iniziato a camminare verso l&#8217;ascensore e quando sono arrivato alla porta stavo per girarmi per vedere gli occhi di mia madre, e lei, che aveva visto tutto, mi ha detto &#8220;Non girarti, continua ad andare, arriveremo, te lo prometto&#8221;.<br><br>Una volta in aeroporto ricordo che sono stato il primo a fare il check-in e al desk di Santa Barbara, prende il mio passaporto e mi guarda, io sono spaventata a morte e lei mi dice &#8220;Solo un momento&#8221;, poi torna e mi dà la carta d&#8217;imbarco, da lì vado subito all&#8217;immigrazione e di nuovo consegno il passaporto e la carta d&#8217;imbarco e l&#8217;addetto all&#8217;immigrazione mi guarda e guarda di nuovo il computer e dice &#8220;Aspetti un attimo&#8221;, torna con un altro addetto all&#8217;immigrazione che segna qualcosa sulla tastiera e se ne va e lei dice &#8220;il sistema si era bloccato&#8221;, timbra il mio passaporto e decido di entrare nell&#8217;Admiral Club, per aspettare la partenza dell&#8217;aereo. In quel momento vedo un computer e decido di creare un account Gmail per avvisare le mie zie (le sorelle di mia madre) e racconto loro quello che sta succedendo, confidando che mia zia M., che era mattiniera, lo leggesse e accompagnasse mia madre (cosa che fece).<br><br>Mi imbarco sul volo piena di paura e di dolore per aver lasciato mio figlio, mia madre, la mia famiglia e il mio Paese. Mi siedo e decido di guardare dal finestrino, in modo che se ci fosse qualcuno che mi conosceva, non mi avrebbe salutato in un momento in cui dovevo cercare di essere il più invisibile possibile. Quando la porta si chiuse e l&#8217;aereo iniziò a prepararsi per il decollo, ho inserito la sim nel mio BlackBerry, la batteria e quando stavo per decollare ho mandato una manina con il pollice alzato come segno che tutto era andato bene a tutti quelli che aspettavano la mia partenza. Ho guardato fuori dal finestrino e le mie lacrime scorrevano incontrollate perché sapevo che non sapevo quando sarei tornato nel mio Paese.<br><br>Quando sono atterrato a Miami, ho iniziato a ricevere messaggi che mi informavano che il SEBIN era arrivato a casa mia 15 minuti dopo che l&#8217;aereo era decollato, hanno cercato di intimidire mia madre, che è sempre rimasta forte, almeno in loro presenza.<br><br>Già a Miami, con soli 500 dollari in mano, iniziai un periodo di sopravvivenza, di cui scriverò un altro giorno. Grazie a O, V, S, M, I, a mio fratello J, R, O, C, D, F, MA e naturalmente a mia madre LB, che senza il suo sostegno non avrei ottenuto nulla. Tutti loro sono stati presenti fin dall&#8217;inizio e grazie a loro sono riuscito a sfuggire in tempo a un futuro incerto.<br><br></p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Cosa sta succedendo a Ciudad Juarez?</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Mar 2023 08:15:32 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/el-paso.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="960" height="400" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/el-paso.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16895" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/el-paso.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/el-paso-300x125.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/el-paso-768x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></figure>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>Cosa sta succedendo a Ciudad Juarez in questi giorni? Centinaia di latinoamericani, tra cui moltissimi venezuelani, sono accampati nel confine tra Messico e Stati Uniti. Vogliono attraversare il confine tra Ciudad Juarez e la città americana de El Paso. Hanno attraversato con la forza e la violenza un ponte di confine a El Paso. La polizia di frontiera è riuscita a trattenerli e dopo cinque ore di proteste e manifestazioni, tutto è tornato all&#8217;apparente normalità.</p>



<p>Le autorità messicane affermano che questi eventi continueranno a verificarsi perché gli immigrati si sono stancati del processo anti burocratico messo in atto dall&#8217;amministrazione Biden per procedere alle richieste di asilo. Attraverso una app messa a disposizione dello Stato, gli immigranti potevano riempire i moduli e fare domanda per richiedere asilo politico. Questa app, chiamata CBP One, doveva snellire il processo, ma in realtà sembra sia piena di difetti tecnici, le domande sono centinaia e non funziona. Non ci sono uffici in cui richiedere la domanda e nemmeno in cui si possa chiedere informazioni. Questi immigranti esigono asilo politico, dichiarano di voler iniziare una nuova vita nel paese americano. Vero o non vero, se non altro, dopo mesi e mesi di attesa potrebbero ricevere delle risposte. Hanno trovato le porte chiuse dopo che gli Stati Uniti avevano aperto una finestra di speranza. Nel bene o nel male, queste persone sono in balia a se stesse.</p>



<p>Nel frattempo, a Ciudad Juarez, nota per essere una città pericolosissima e violenta, molti immigrati si trovano in situazioni di grande vulnerabilità, dormono per strada, le malattie sono proliferate, le donne hanno subito violenze, uomini e donne sono stati derubati e maltrattati.</p>



<p>Quest’ultima manifestazione dovrebbe essere un campanellino d’allarme per gli Stati Uniti.</p>



<p>Il problema dell&#8217;immigrazione non è solo un problema europeo, è un problema mondiale. Tutti i giorni leggiamo e vediamo avvenimenti agghiaccianti tra Stati e problematiche di immigrati. Tra potere e persone.</p>



<p>Come diceva Franco Battiato: “Come è misera la vita negli abusi di potere”</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Dittatura nell’epoca del Covid19</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 07:51:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Come si può comportare un regime come quello del Venezuela davanti ad una pandemia come il Coronavirus? Aiutando e assistendo il popolo? Emanando dei decreti o creando delle manovre economiche-sociali-sanitarie per&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<p></p>



<p>Come si può comportare un regime come quello del Venezuela davanti ad una pandemia come il Coronavirus? Aiutando e assistendo il popolo? Emanando dei decreti o creando delle manovre economiche-sociali-sanitarie per proteggere la popolazione?  </p>



<p>La
Croce Rossa Venezuelana e la Associazione Venezuelana di Pediatria
affermano che il 70% degli ospedali in tutto il territorio nazionale
non ha acqua potabile, il 63% non ha luce, il 73% non ha gas. Le
Associazioni di medici affermano che il 92% non ha sapone di nessun
tipo, il 61% non ha mascherine, l’80% non ha guanti monouso. Senza
parlare di infrastrutture, forniture sanitarie e medicinali. Il caos
nel caos. 
</p>



<p>In
una situazione così complicata, in un paese dittatoriale, il
coronavirus, purtroppo, calza a pennello. A marzo, il regime ha
decretato la quarantena e il distanziamento sociale immediatamente,
in stile dittatoriale ha mandato sulle strade la polizia per
controllare la gente, per intimidirla, non è normale avere panico di
uscire per comprare il pane o le uova o avere paura di andare in un
ospedale perché si sospetta di aver contratto il virus. Se ti becca
un poliziotto bolivariano in vena di fare “il suo lavoro” ti fa
sparire. La repressione, adesso, è “legale”, la quarantena
dev’essere rispettata. L’isolamento si usa per continuare a
commettere delle arbitrarietà. Il Coronavirus è diventato un tema
di sicurezza nazionale e non un tema sanitario ed è una scusa
perfetta. 
</p>



<p>Rafael
Uzcátegui, direttore dell’ ONG Provea (Programa
Venezolano de Educación Acción en Derechos Humanos) ha
dichiarato in un intervista ne <em>El
País</em>: “Il
governo non ha voluto dire apertamente che sono sospese le garanzie
costituzionali e c’è una lacuna nel capire se è o non è legale
che ti fermino per strada… non ce stata nessuna risposta tecnica
davanti alla pandemia e piuttosto si è deciso di usare le forze
armate e le forze dell’ordine, al punto che c’è gente che non
parla dei propri sintomi per paura di essere presi dalle FAES (Forze
speciali della polizia su cui ci sono gravi accuse di violazione dei
diritti umani). Non esiste un protocollo di attuazione chiaro e
succedono molte arbitrarietà, tutto rimane alla discrezione delle
autorità locali, mettendo in difficoltà il lavoro umanitario di
molte organizzazioni e mettendo a rischio la popolazione che viene
seguita da queste ong.”  Provea ha ricevuto in questo ultimo mese
denunce per l’applicazione di torture fisiche alle persone che non
compiono da quarantena.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="750" height="422" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/mascherina4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13908" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/mascherina4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/mascherina4-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></figure></div>



<p>Alcune
cifre ufficiali dichiarate dalla propaganda di Maduro ci sono: 204
contagi e 9 morti. Insolito, improbabile, anzi, impossibile. 
</p>



<p>Chi ha il coraggio di denunciare numeri diversi, personale medico, giornalista o politico che sia, viene perseguitato, minacciato e perfino sequestrato. Non è un detenuto, è un sequestrato a tutti gli effetti perché la DGCIM (<em>Dirección General de Contrainteligencia Militar</em>) oppure la Polizia Nazionale Bolivariana insieme alle Forze Speciali (FAES), manco fosse un criminale di guerra-terrorista, irrompe improvvisamente a casa sua, senza mandato, controlla la proprietà e porta via senza spiegazione questa persona. Caso vuole che ultimamente sia successo a tre medici e a un infermiere, a due giornalisti, a un fotografo e a cinque membri dello staff del presidente interino Guaidó. Il giornalista Darvinson Rojas è stato sequestrato, insieme ai genitori il 21 marzo e rilasciato dopo 12 giorni. Il Dott. Julio Molino è agli arresti domiciliari e accusato di reato di incitazione all’odio e associazione per delinquere. Mauri Carrero e Demóstenes Quijada sono due membri dello staff di Guaidó sequestrati nel cuore della notte dalle rispettive case. La Carrero è ragioniere e Quijada è consulente. Non si conoscono le ragioni per la loro detenzione illegale e non si conosce il loro luogo di permanenza. Questi sono i nuovi <em>desaparecidos</em>, colpevoli di aver denunciato problemi negli ospedali, cifre diverse di contagi, notizie, colpevoli di aver informato e di fare il loro lavoro. Anche i giornalisti venezuelani all’estero, che hanno lasciato il paese perché perseguitati, vengono comunque perseguitati attraverso parenti e/o amici, di nuovo, grazie a questa nuova situazione.</p>



<p>La
risposta alle domande iniziali c’era già. Lo sapevamo appena si è
diffuso nel mondo il coronavirus… era solo questione di tempo,
sapevamo che poteva dare aria al regime. D’altro canto, sappiamo
anche che la pandemia, con i passo inclemente del tempo, potrebbe
essere un deterrente per smantellare definitivamente il regime.
Speriamo sia la seconda. 
</p>
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		<title>&#8220;America latina&#8221; Diritti negati&#8221;. Venezuela: il dolore come dovere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Dec 2019 07:31:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Scegliere tra la fame e il dolore in Venezuela è la decisione più difficile per i malati di tumore e/o AIDS, scegliere tra il mangiare o comprare le medicine per alleviare&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/12/19/america-latina-diritti-negati-venezuela-il-dolore-come-dovere/">&#8220;America latina&#8221; Diritti negati&#8221;. Venezuela: il dolore come dovere</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="950" height="632" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/hiv.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13371" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/hiv.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 950w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/hiv-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/hiv-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 950px) 100vw, 950px" /></figure>



<p>Scegliere tra la
fame e il dolore in Venezuela è la decisione più difficile per i
malati di tumore e/o AIDS, scegliere tra il mangiare o comprare le
medicine per alleviare il dolore.  Tanti scelgono di mangiare per
avere le energie per affrontare il dolore. L’accesso alla morfina,
per esempio, è ormai un ricordo. Persino farla arrivare dall’estero
dove ci sono parenti e amici è diventato un problema perché la
maggior parte delle volte questa viene respinta in dogana e
restituita al mittente. Soltanto il 10% della popolazione ha acceso
alla morfina, ma non perché viene fornita dal servizio sanitario
nazionale, come in ogni paese civile, bensì perché i parenti dei
malati che si possono permettere di fare questa spesa, la comprano
nel mercato nero, in Colombia o in Brasile. L’Associazione
americana contro il Cancro afferma che in Venezuela muoiono più di
23.000 pazienti all’anno per mancanza di medicinali nell’arco di
tutta la malattia e soprattutto perché in fase terminale non hanno
la possibilità di alleviare il dolore, muoiono più velocemente e il
fatto più grave è che lo fanno in profonda sofferenza. Una fiala di
morfina può costare tra 600mila e 2milioni di bolivares (12 e 40
dollari rispettivamente) considerando che il salario minimo è di 26
dollari e che per alleviare il dolore servono circa tre o quattro
fiale… i conti non tornano.</p>



<p>Prima della crisi del sistema
sanitario, il paese offriva servizi di cure palliative abbastanza
efficienti, con un’ampia disponibilità di morfina. Tuttavia, la
Dott.ssa Bonilla, fondatrice della Società Venezuelana di Medicina
Palliativa afferma che la sua vita è diventata una ricerca costante
di medicine per far sì che i suoi pazienti non soffrano, deve
inventarsi forme creative per accedere alla morfina, per esempio,
raccoglie donazioni di parenti di pazienti deceduti, consiglia alle
famiglie recarsi nei paesi della regione per comprarla e addirittura,
a suo malgrado, consiglia di comprare la medicina nel mercato nero.
La paura più grande di famigliari e pazienti è quella di affrontare
la malattia grave senza avere la possibilità di calmare il dolore,
migliaia di famiglie venezuelane vivono questa situazione in questo
momento. Gli sforzi straordinari di medici come la Dott.ssa Bonilla
hanno contribuito a mitigare il dolore di alcuni pazienti, ma
tantissimi non hanno la stessa fortuna. Il governo usurpatore
dovrebbe intervenire in modo urgente e assicurare che la morfina
torni ad essere disponibile.</p>



<p>È una coltellata al cuore leggere l’ultimo sondaggio nazionale sugli ospedali in Venezuela nel 2018. Si è considerato un arco temporale di un mese, sono stati interpellati 104 ospedali pubblici e 33 cliniche private in 22 stati e 55 città. La mancanza di medicine è salita dal 55% nel 2014 al 88% nel 2018, i servizi di laboratori dal 89% al 100%, la mancanza di acqua potabile dal 29% al 79%, il cibo per i pazienti dal 84% al 96%, il servizio di pronto soccorso completamente operativo dal 11% al 7%, l’unità di terapia intensiva pediatrica dal 8% al 7%, per esempio, sempre nell’arco di questi ultimi 4 anni. Si dichiara nel sondaggio che da due anni il governo non fornisce dati ufficiali. Tutti gli indicatori sono peggiorati e stanno proprio finendo le opzioni, non si vede un miglioramento nell’orizzonte, la crisi è generale: forniture, farmaci e servizi come acqua, elettricità, spazzatura e crisi alimentare.  </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="700" height="350" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/desabastecimiento-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13372" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/desabastecimiento-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/desabastecimiento-venezuela-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure></div>



<p>Altrettanto, Il sistema sanitario
nazionale venezuelano dovrebbe garantire nel Programma Nazionale
dell’AIDS i test di laboratorio per rilevare l’infezione, la
fornitura dei reattivi per la diagnosi, il controllo e l’andamento
della malattia, quindi dovrebbe fornire i medicinali e le terapie
antiretrovirali.  Questo non succede da anni. Bambini, uomini e donne
non possono accedere agli antiretrovirali per avere una vita il più
normale possibile. La comunità LGBTI (lesbiche, gay, transessuali,
bisessuali e intersessuali) è ovviamente la più compromessa, ormai
la malattia è diventata una epidemia, non solo per la mancanza di
terapie, ma anche perché c’è un grosso problema di fondo, la
mancanza di informazione ed educazione sessuale nelle zone povere che
sono sempre le più a rischio nelle situazioni che riguardano la
salute e la sicurezza. Le ultime informazioni dicono che più del 70%
dei bambini affetti di AIDS non fanno le terapie. Gli omosessuali e i
trans sono condannati dal primo momento. Essere omosessuale, trans o
bisex e per di più malato di AIDS in un paese come il Venezuela è
un grave problema. Le ONG, fondazioni e associazioni private che si
occupano dei malati affermano che il regime gioca con la vita della
comunità LGBTI, indicano che più di 69mila venezuelani che
convivono con l’HIV non ricevono il trattamento antiretrovirale. 
La carenza di queste medicine era del 85% nel 2018, non ci sono dati
aggiornati nel 2019, ma certamente il numero non è diminuito. I dati
ufficiali che provengono dal Ministero della Salute, come succede
spesso in questi casi, contrastano enormemente con quelli provenienti
dai privati. Il fatto di nascondere la realtà che vive la sanità
nel paese è ormai un comportamento normale e una prassi per il
regime e contrastano appunto con innumerevoli denunce di medici e
personale sanitario come quello di un medico della Società
Venezuelana di Malattie Infettive che afferma: “Nel 2018 abbiamo
trascorso quasi tutto l’anno con la assenza assoluta di farmaci”
o quella dell’ONU che stima che all’incirca 120mila persone
vivono con l’HIV. In questo contesto, l’uscita dal paese è
l’unica alternativa che molti venezuelani malati hanno per
garantire o provare a garantire la propria sopravvivenza. Migliaia di
persone sieropositive hanno abbandonato il paese alla ricerca di
migliori condizioni sanitarie. In America Latina le principali
destinazioni sono Colombia, Peru, Cile e Argentina, ma c’è chi fa
tanti sacrifici per andare più lontano, in Spagna, per esempio, dove
esistono diverse realtà a livello regionale e nazionale che aiutano
i malati e che funzionano molto bene, per esempio l’ONG <em>Apoyo
Positivo</em> molto attivo nella comunità gay oppure l’Associazione
<em>Kifkif</em>, dedicata ad aiutare i migranti del collettivo LGBTI.
“Da tanto tempo abbiamo notato un notevole aumento di utenti di
nazionalità venezuelana che vengono nella nostra sede per chiedere
aiuto” dice una responsabile di <em>Apoyo Positivo</em>. Da <em>Kifkif</em>,
invece, proviene il seguente dato: “il 32,25% dei casi di persone
che arrivano chiedendo trattamenti antiretrovirali viene dal
Venezuela, è quattro volte superiore rispetto al 2018” racconta
uno dei responsabili di salute dell’Associazione.  Con tanti
sacrifici e un po’ di fortuna queste persone potrebbero salvarsi. 
</p>



<p>Nonostante la salute sia inserita nella
Costituzione del Venezuela come un “diritto fondamentale, un
obbligo dello stato che deve garantire il diritto alla vita”, la
mancanza di volontà politica del regime per riconoscere la gravità
della crisi umanitaria e accettare gli aiuti umanitari internazionali
sono ormai diventati i muri infrangibili per tutti i venezuelani che
hanno bisogno di vivere e morire senza dolore e degnamente. Un
diritto negato in Venezuela. 
</p>
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		<title>Venezuela. Nella morsa del veleno</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jul 2019 07:19:50 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



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<p> Giorni fa hanno chiamato la mia attenzione un paio di tweets postati da Susana Raffalli, nutrizionista, specialista in sicurezza alimentare, attivista per i diritti umani e consulente della Caritas e della Croce Rossa in Venezuela.  In questi tweet, la Raffalli denunciava che i prodotti alimentari distribuiti attraverso i comitati locali di fornitura e produzione, conosciuti come CLAP (Comités Locales de Abastecimiento y Producción) sono adulterati e di bassa qualità. Questa era una informazione che già si conosceva da un paio di anni, ma adesso stanno venendo tutti i nodi al pettine in modo chiaro e si cominciano a prendere provvedimenti anche a livello internazionale. Ma… cominciamo dall’inizio.  </p>



<p> I CLAP sono nati nel 2016 dalla mano di Nicolás Maduro. Nel bel mezzo della crisi economica, politica e sociale, il regime istallò nelle popolazioni e nelle regioni più povere del paese i comitati CLAP, che sono un sistema de distribuzione di alimenti della dieta basica a prezzi sussidiati. In poche parole, distribuzione di scatole con dentro prodotti come: latte, riso, farina, pasta, zucchero, tonno, cereali, legumi, ecc. Progetto teoricamente molto valido ma nella pratica, nelle mani di un regime corrotto e narcotrafficante, evidentemente non riuscito. Inutile dire che chi usufruisce di questi prodotti sono le persone senza risorse economiche per comprare i prodotti nei comuni supermercati, persone meno istruite, quelle più povere e che si possono manipolare molto facilmente. Nonostante ciò, molti mesi fa tante persone avevano iniziato a raccontare che i prodotti non erano buoni, alcuni avevano cattivi odori, altri erano scaduti e altri addirittura marci. Attraverso i Social Network abbiamo iniziato a trovare immagini di questi alimenti, abbiamo sentito commenti e abbiamo letto molte denunce, ma come si sa, in un regime come questo la denuncia e il diritto del cittadino vale meno di 0.   </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="225" height="225" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/caricatura-clap-di-Rayma.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12844" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/caricatura-clap-di-Rayma.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/caricatura-clap-di-Rayma-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/caricatura-clap-di-Rayma-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></figure></div>



<p> Cos’è cambiato adesso? Che le denunce sono state fatte da organismi come l’Istituto di Scienza e Tecnologia dell’Universidad Central de Venezuela, la piattaforma di inchiesta giornalistica Armando.info, la Procura Generale della Repubblica di Messico e l’Associazione Federale di protezione del Consumatore, anche del Messico. Dopo ricerche, analisi e investigazioni è venuto fuori che il latte in polvere distribuito nella scatola CLAP è una frode. Venezuela aveva un latte molto buono, ma adesso viene dal Messico. Le linee guida dell’Istituto Nazionale di Nutrizione (INN) dicono che il latte dovrebbe contenere 26 gr. di proteine, 38 gr. di carboidrati e 949 mg. di calcio per una porzione di 100 gr. di prodotto. L’Istituto di Scienza e Tecnologia ha analizzato 14 marche di latte messicano distribuito nelle scatole tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018 e tale analisi ha dimostrato, attraverso un campione, che il latte contiene soltanto 8,79 gr. di proteine, 80 gr. di carboidrati e 70 mg. di calcio e che il contenuto di sodio duplica lo standard dell’INN, è per questa ragione che le persone continuavano a dire che questo latte era cattivo di sapore, salato e addirittura che faceva male allo stomaco. Quindi, queste legende metropolitane apparse in Internet sono diventate reali. Le analisi confermano quanto detto dalla popolazione. Adesso possiamo capire come un altissimo numero di bambini nella prima e seconda infanzia negli ultimi due anni sono arrivati ai controlli pediatrici in uno stato di denutrizione, mancanza di calcio e debolezza inspiegabile, visto che le loro madri davano il latte messicano ai figli, ma erano inconsapevoli che stavano dandogli un latte adulterato.  </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="258" height="195" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/consegna-clap.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12845"/></figure></div>



<p>
Un
altro prodotto nell’occhio del ciclone è la scatoletta di tonno.
Questa volta è stata la Procura Federale del Consumatore di Messico
(Profeco) a fare uno studio analizzando il contenuto di 27 marche
messicane di tonno, 14 di queste evidenziarono una quantità
esagerata di soia al suo interno, fino al 60%, questo vuol dire che
la soia praticamente sostituiva il pesce, teoricamente vuol dire che
non fa male, ma il consumatore non sta mangiando le proteine che
pensa di mangiare. La soia è una proteina vegetale che il corpo
assorbe in modo più lento e contiene carboidrati, invece il tonno
non ne ha, anche se il giornale venezuelano <em>Diario
2001</em>, a maggio del 2017
pubblicava in prima pagina il seguente titolo: “Tonno avariato
causa la morte di due piccoli bambini”. Non solo sui giornali, la
popolazione ha anche postato sui social network, come per il latte,
immagini e commenti riguardo il sapore, la consistenza e l’aspetto
del tonno. 
</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="800" height="533" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/tonno-clap.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12846" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/tonno-clap.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/tonno-clap-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/tonno-clap-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p>
Questi
prodotti, insieme a tanti altri, sono arrivati alle case dei
venezuelani dal 2016 in poi. Cifre ufficiali indicano che tra il 2016
e il 2018 sono state consegnate 231 milioni di scatole CLAP con
prodotti di bassissima qualità e addirittura andati a male o
scaduti. Ci si può immaginare il danno fatto a questa popolazione
già stremata dalla fame e dalle malattie? E possiamo anche credere
che non solo il latte e il tonno sono adulterati, ma anche altri
prodotti del paniere messi dentro della scatola CLAP. 
</p>



<p>
L’anno
scorso, le autorità messicane hanno scoperto una enorme rete
fraudolenta tra gli intermediari del regime e le aziende messicane
dove si commercializzano prodotti di bassissima qualità con un
sovraprezzo di più del 100%. Sembra che il Messico sia un paese che
ha la consuetudine di produrre alimenti adulterati. 
</p>



<p>
Come
funzionava questa rete? Gli intermediari venezuelani andavano in
Messico per chiedere alle aziende i prodotti più economici senza
badare alla qualità. Per il latte avevano trovato l’escamotage di
diminuire di tre volte tanto la proteina e per il tonno che avrebbero
messo più quantità di soia che di pesce. Al governo venezuelano
interessava soltanto risparmiare tra 2 e 4 $ per confezione. È stato
già dimostrato che le aziende messicane hanno dichiarato nelle
etichette di questi prodotti informazione falsa. 
</p>



<p>
Un
imprenditore messicano ha dichiarato: “In Messico sono state fatte
fino a 2.000 scatole al giorno. Se si risparmiavano 2 $ per scatola,
il risultato era un complessivo di 4.000 $ al giorno, se invece il
risparmio era di 4 $, si raddoppiava il risultato complessivo”.
Quindi, il risultato di tutto questo affare sporco era pagare poco,
ottenere poca qualità, arricchire gli intermediari e ingannare il
popolo. 
</p>



<p>
Tutto
questo è diabolico, la mente di queste persone definitivamente è
diabolica. Anche se sono a conoscenza della crisi umanitaria che c’è
nel paese da diversi anni, anche se già nel 2016 si conoscevano gli
alti indici di denutrizione, di mancanza di alimenti, di povertà,
del bassissimo potere di acquisto, questo marciume di gente formato
dal regime di Maduro creò a sangue freddo la rete di intermediari e
aziende in tutto il mondo (Panama, Messico, Cina, Ecuador, Spagna,
Hong Kong, Emirati Arabi…) per fare prodotti di bassa qualità che
sarebbero stati dati alle popolazioni più povere del paese e che
avevano la speranza messa su questi prodotti promessi dal regime per
poter sopravvivere. 
</p>



<p>
La
professionista della salute e sostenitrice dei cibi crudi Anne
Wigmore diceva: “Il cibo che mangi può essere o la più sana e
potente forma di medicina o la più lenta forma di veleno”. Mi pare
che questa affermazione sia molto azzeccata nel caso dei criminali
del regime venezuelano. 
</p>



<p></p>
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		<item>
		<title>Venezuela: La rete del terrore (Parte I)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jun 2019 08:57:25 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="624" height="443" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/militari-esiliati.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12668" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/militari-esiliati.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 624w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/militari-esiliati-300x213.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 624px) 100vw, 624px" /></figure>



<p></p>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>Premessa</p>



<p>In America Latina il potere militare è
sempre stato messo in discussione. Il sud del continente è stato
attraversato da molti regimi militari che hanno cambiato
completamente la storia di alcuni paesi, come per esempio Argentina,
Uruguay, Cile, Paraguay, Brasile, Cuba… e adesso Venezuela. Al
contrario di come dovrebbe essere, l’approccio con le forze armate,
per molti di noi, era ed è tutt’ora difficile, c’è una
diffidenza di base, sono persone che sempre hanno abusato della loro
posizione di potere e forza, che hanno massacrato popolazioni, che
non hanno rispettato i diritti basilari dell’individuo. Quando si
conoscono persone che hanno subito torture e abusi da parte di
militari, si capisce il modus operandi che sempre li ha
caratterizzati, cioè: infrangere paura approfittando della loro
forza e della loro posizione di potere, questa è la caratteristica
più evidente, sono i possessori delle armi e con queste si fa quello
che si vuole, sottomettendo in modo assoluto la popolazione civile.
Ci sono eccezioni, come sempre, ne conosco una, ma di solito, fidarsi
di un militare in America Latina è una impresa molto difficile. In
particolare, in Venezuela, i militari hanno sempre complottato contro
il governo di turno, sta di fatto che uno dei più grandi di tutti è
stato il golpista Hugo Chavez, ex parà delle Forze Armate e
responsabile di molte morti durante il colpo di stato del 1992. 
</p>



<p>Vorrei però dedicare queste linee ai
prigionieri politici militari in Venezuela, a prescindere dalla mia
diffidenza storica verso di loro. Si parla poco di questo tema perché
è molto scottante e pericoloso, perché è meglio non fare nomi per
proteggere i militari ribelli che sono nascosti o che stanno tentando
di scappare ,e le loro famiglie. Anche per proteggere tanti ufficiali
di polizia del SEBIN y del DGCIM che ancora sono dentro e devono fare
il lavoro sporco anche se ormai non lo vogliono più fare. Oppure
perché ancora dentro le file delle forze armate c’è un numero
molto ampio di ufficiali e soldati che stanno dalla parte della
democrazia, ma che ancora sono lì per fini strategici. Tutti i
militari che sono prigionieri del regime si sono pronunciati,
ribellati, hanno partecipato in tentativi di “golpe” contro il
regime. Hanno tradito la patria e questo, per il regime è grave, si
paga con il sangue e addirittura con la morte. Le torture e le
vessazioni che soffrono da parte degli ufficiali degli organismi di
repressione sono spaventose perché l’accanimento e la voglia di
vendetta per aver tradito la patria è molto grande. 
</p>



<p>In Venezuela, in 20 anni di regime,
prima con Hugo Chávez e adesso con Nicolás Maduro, civile ma che
conta con l’appoggio della cupola delle Forze Armate, si è creata
una grande rete di istituzioni militari al servizio del narco regime,
che ha come obiettivo sottomettere e minacciare la popolazione che
osa parlare o manifestare contro la dittatura; la principale è la
<em>Fuerza Armada Nacional Bolivariana</em> (FANB) con 5 componenti,
tra cui la <em>Guardia Nacional Bolivariana</em> (GNB), creata nel
lontano 1937 come organo di difesa civile, ma adesso sotto accusa per
le innumerevoli violazioni dei diritti umani e per traffico
internazionale di droga. E’ già stato dimostrato che la GNB
coopera con i paramilitari o “colectivos” presenti nel paese. La
<em>Dirección General de Contrainteligencia Militar</em> (DGCIM) fa
parte di questa “rete del terrore” voluta dal regime Bolivariano,
un’organizzazione di controspionaggio creata per impedire lo
spionaggio interno ed esterno, ma che oggi si occupa di intimidire la
popolazione civile e militare e quindi è responsabile di sequestri,
torture e omicidi. Il cerchio si chiude con il <em>Servicio
Bolivariano de Inteligencia Nacional</em> (SEBIN), organismo
subalterno alla Vicepresidenza della Repubblica, creato nel 2010 da
Hugo Chávez con l’obbiettivo di creare paura, una polizia
mercenaria che sequestra, tortura e ammazza. La sua sede è il famoso
carcere sotterraneo chiamato “La Tumba”, di cui abbiamo parlato
diverse volte in queste pagine. 
</p>



<p>Il tema della repressione verso i militari è venuto a galla perché pochi mesi fa l’Istituto Casla ha presentato davanti all’Organizzazione degli Stati Americani, un report sulla situazione della repressione in Venezuela e un video registrato clandestinamente tra dicembre 2018 e gennaio 2019 dal tenente dell’aviazione ed ex funzionario della DGCIM Ronald Dugarte, che testimonia tutte le atrocità contro i prigionieri politici, soprattutto militari, nella sede della DGCIM a Caracas. Il tenente Dugarte ha rischiato la sua vita mettendo il cellulare nella tasca della divisa e aprendo un buco per registrare il video. Ha raccontato quello che succede ne “El Calabozo”, il carcere dove sono rinchiusi parecchi militari. Ha raccontato che pochi ufficiali possono entrare nelle celle adibite ai torturati e ha consegnato una lista con nomi e cognomi di torturatori, ha intravisto molte atrocità, ha sentito le urla disperate e i lamenti di dolore e ha deciso di aiutare queste persone e passare dall’altra parte. Dugarte ha affermato che li trattano come animali, che hanno diverse tecniche di tortura sia fisica che psicologica, non si forniscono cure mediche, è vietato uscire dalla cella, hanno frequentemente le mani legati alla schiena e gli occhi coperti da una sorta di maschera fatta con cartone e nastro adesivo. Nelle celle non c’è niente, soltanto un materasso per terra e tanta sporcizia e paura. Tutte queste prove adesso sono nelle mani della Corte Penale Internazionale.   </p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="696" height="391" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/militares-e-Maduro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12669" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/militares-e-Maduro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 696w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/militares-e-Maduro-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></figure>



<p>In una di quelle celle si trova l’ex
capitano della GNB Juan Carlos Caguaripano, che nel video si sente e
si vede che parla con i custodi e si rifiuta di fare colazione perché
ha dolori allo stomaco e ha urinato sangue. Sono due anni che si
trova rinchiuso in cella e secondo i suoi avvocati e parenti viene
sistematicamente torturato. Nessuno gli offre la possibilità di cure
mediche. Quest’uomo ha un curriculum di tutto rispetto per quello
che riguarda la ribellione. Già nel lontano 2008 era stato accusato
di cospirazione e nel 2014 era stato sospeso definitivamente dalle
forze armate, era scappato a Panama per poi tornare nel 2017 e
dirigere l’assalto alla Fortezza Militare Pamaracay, situata nello
Stato di Carabobo nel centro del paese. Caguaripano, insieme a una
ventina di militari dissidenti, pubblicò un video chiedendo
l’insurrezione civico- militare e fece irruzione nella Fortezza.
Nel confronto armato morirono alcuni militari ed altri, tra cui
Caguaripano, che sono stati catturati e torturati fino ad oggi. 
</p>



<p>Il Generale Raúl Baduel è un altro
ufficiale di alto rango torturato dal regime. Fece parte per molti
anni del circolo di fiducia di Hugo Chávez, essendo Ministro della
Difesa tra il 2006 e il 2007, ma proprio quell’anno cominciò a
esprimere pubblicamente le sue critiche alle decisioni arbitrarie a
livello politico che prendeva il governo di allora e manifestando
dissenso sulla riforma costituzionale. Nel 2009, il generale venne
arrestato dagli agenti del DGCIM per corruzione e fu condannato a 8
anni di carcere per appropriazione indebita durante la sua gestione
come ministro. Lui invece si dichiarò innocente di quel fatto e
invece disse di essere un prigioniero di Hugo Chávez. Nel 2015 è
stato messo in libertà condizionale per poi entrare di nuovo l’anno
scorso nel seminterrato del Sebin, nella Tumba, ed essere vittima
della tortura bianca tanto famigerata in questo posto infernale.</p>



<p>Caguaripano e Baduel sono due
prigionieri conosciuti, alte cariche, ma in Venezuela c’è un
esercito di militari torturati tra le sbarre, di cui pochi ne
parlano. I parenti hanno iniziato una battaglia per denunciare le
torture subite dai loro mariti, compagni, figli, padri… davanti
all’Assemblea Nazionale e davanti alla stampa. I racconti dei
parenti e degli avvocati sono agghiaccianti: polsi maltrattati, mani
gonfie, costole fratturate, polvere di lacrimogeni versata nelle
narici e negli occhi per poi mettere un passamontagna intorno al
viso, rotule spaccate, botte nelle gambe fino a creare grandi
ematomi, polsi legati a una corda che pende dal soffitto, pestaggi di
varie entità, privazione di acqua-cibo-sonno, isolamento, posizioni
forzate per lunghi periodi, abusi sessuali, scariche elettrice
(soprattutto nei testicoli), asfissia. Tutto ciò in mezzo ad una
assoluta mancanza di diritto penale. Prigionieri mai processati,
udienze preliminari sempre rimandate e mai svolte. Molti degli
avvocati che hanno avuto il coraggio di difendere i loro casi sono
stati a loro volta intimiditi, minacciati, le loro famiglie
arrestate. Quindi, cosa si può fare? Come si esce da questo buco
nero? E’ un circolo vizioso che non ha uscita. 
</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/parenti-di-militari-arrestati-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12670" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/parenti-di-militari-arrestati-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/parenti-di-militari-arrestati-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/parenti-di-militari-arrestati-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/parenti-di-militari-arrestati.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Come si sa, negli anni sono venute a galla tutte le violazioni di diritti umani orchestrate e fatte tutt’ora da questi organismi e piano piano, non solo i civili, ma anche tanti militari di diversi gradi e diverse componenti si sono ribellati al regime. Di fatto, il punto di forza per indebolire una dittatura militare è che la stessa forza armata si spacchi, si separi, perda fiducia in sé stessa e quindi salga il malcontento, il timore e la disperazione. Questo succede da diversi anni in Venezuela, sempre più spesso e sempre più forte. Lo scorso aprile, il Foro Penal ha pubblicato l’ultimo report sulla repressione in Venezuela. Due mesi fa c’erano 775 prigionieri politici di cui 99 militari. Il 3 giugno hanno aggiornato questa cifra a 793 persone. Invece la Coalizione per i Diritti Umani e la Democrazia ha dichiarato che il 2018 è stato l’anno record di arresti di militari in Venezuela: dei 163 militari prigionieri, 116 sono stati arrestati l’anno scorso. Istigazione alla ribellione, tradimento alla patria e reati contro il decoro militare sono i presunti delitti per cui si accusano queste persone. La maggior parte sono componenti dell’esercito e della GNB. Questa cifra supera enormemente il numero di militari arrestati da Hugo Chávez. In 14 anni di regime chavista, sono stati arrestati soltanto 13 militari, secondo la Fondazione per un Giusto Processo (Fundepro).   </p>



<p>In ambito militare, essere in
disaccordo su qualunque cosa e manifestarlo vuol dire correre un
rischio ed essere perseguitato. Persino parlare di temi politici in
riunioni potrebbe essere la scusa perfetta per accusare un soldato di
atti di ribellione o tradimento alla patria. Parenti di militari
denunciano che nelle caserme gli ufficiali controllano
sistematicamente i cellulari. Il malcontento si castiga con la
persecuzione e il risultato è isolamento, tortura e ritardi nei
processi penali, per cui è da supporre che tra i soldati e i
militari di basso rango imperi la paura per se stessi e per le loro
famiglie e anche questa è una forma di tortura psicologica. La
violazione sistematica di un giusto processo penale e dei diritti
umani dei militari arrestati è stata sempre una costante in tutti e
due i governi bolivariani. 
</p>



<p>Un altro punto importante che ha creato
tanta ribellione è che i militari non stanno facendo il loro compito
di salvaguardare le frontiere e/o mantenere l’ordine perché queste
due cose sono nelle mani dei paramilitari. Non esiste più la
meritocrazia in ambito militare, adesso tutte le promozioni dipendono
dalla volontà del presidente usurpatore e dal G2 cubano. Ormai, il
sistema è così corrotto e marcio che gran parte dei militari si
vergogna di esserlo. A causa di tutto ciò e delle numerose richieste
di sospensione e di disertori, questo è uno dei momenti più critici
per il corpo delle forze armate venezuelane.</p>



<p>Un altro punto importante è quello
delle diserzioni. L’attuale Ministro della Difesa Wladimir Padrino
Lopez, fedelissimo di Maduro, dice che ci sono un centinaio di
militari disertori. Questa cifra è stata subito smentita dal governo
di Colombia, perché secondo il loro censimento sono più di 500 i
militari che hanno abbandonato la divisa, attraversato la frontiera e
chiesto asilo politico. Questo numero è decisamente minore in
Brasile, perché si contano soltanto una ventina di militari, ma si
stima che nei prossimi mesi questa cifra possa aumentare. 
</p>



<p>Quindi, le violazioni dei diritti di
questi militari che sono anche cittadini venezuelani sono
innumerevoli, vivono in uno stato di assoluta paura e frustrazione.
Proprio come i cittadini civili, non hanno accesso a medicine e cibo,
sono pagati male, non esiste più la meritocrazia, lavorano in uno
stato di terrore costante, sono minacciati e anche le loro famiglie,
non possono parlare e rischiano la prigione tutti i giorni, sapendo
che la prigione per gente come loro ha un significato ancora più
scuro. Abbiamo il dovere di parlare, di denunciare quello che questa
fetta di venezuelani sta soffrendo. 
</p>



<p>Il Generale Simón
Bolívar diceva: “<em>Siempre es noble
conspirar contra la tiranía, contra la usurpación y contra una
guerra desoladora e inocua</em>”.  Parole
che dopo quasi due secoli sembrano molto in vigore e forse lo sanno i
militari e i funzionari della polizia che si trovano sequestrati da
questo regime che non risparmia nessuno. Qualche parola in loro
difesa bisogna farla, perché militari o civili, sono sempre persone.
</p>
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		<title>Solidarietà per il Venezuela</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 May 2019 11:19:58 +0000</pubDate>
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<ul class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" width="854" height="427" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/logo-Insieme-per-il-Venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" data-id="12509" data-link="http://www.peridirittiumani.com/?attachment_id=12509&utm_source=rss&utm_medium=rss" class="wp-image-12509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/logo-Insieme-per-il-Venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 854w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/logo-Insieme-per-il-Venezuela-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/logo-Insieme-per-il-Venezuela-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 854px) 100vw, 854px" /></figure></li></ul>



<p style="text-align:left">L’Associazione Insieme per il Venezuela di Milano, sta facendo una raccolta di aiuti umanitari da  inviare  ai bambini venezuelani che si trovano in diverse città del Venezuela, ma questa raccolta specificamente andrà a due comunità  molto vulnerabili nelle zone di Caracas: El Cementerio e Ciudad Tablita, sono due baraccopoli della capitale.   </p>



<p>Come sapete il Venezuela sta
attraversando da anni una crisi umanitaria senza precedenti, questo
impedisce la reperibilità  di alimenti, medicinali, beni di prima
necessità, vestiti, alimenti per neonati ecc.<br><br>
</p>



<p>Contare sul vostro aiuto è estremamente importante non solo per noi, ma soprattutto per i bambini. Con la vostra donazione potete aiutare a riparare la pelle dei bambini dal sole, a proteggerli dal freddo, ad assumere un antibiotico e, cosa più importante, regalare loro un sorriso!</p>



<p>Sicuri della Vostra sensibilità, basta
un piccolo gesto, per fare felice  un bambino.</p>



<p> <br>Cogliamo l’occasione per
salutarvi e ringraziarvi,</p>



<p>Cordialmente,</p>



<p>Mercedes Vasquez</p>



<p><br><strong>Mercedes
Vasquez						Insieme per il Venezuela <br>Presidente &#8211;  Associazione
Insieme per il Venezuela                Codice Fiscale: 93552100153</strong></p>



<p><a href="mailto:insiemeperilvenezuela@gmail.com"><strong>insiemeperilvenezuela@gmail.com</strong></a><strong>
   	Insieme per il Venezuela</strong></p>



<p><strong>@pervenezuela				Insieme
per il Venezuela</strong></p>



<p>                                  
<strong>Unicredit Iban: IT 68 E 02008 33861 000105434828</strong></p>
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