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	<title>vilenza Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Afghanistan: la posta in gioco è anche il futuro del diritto d’asilo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Sep 2021 07:22:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Gianfranco Schiavone  L’Europa è chiamata a invertire rotta garantendo protezione ai cittadini afghani. I segnali non sono incoraggianti. La rubrica di Gianfranco Schiavone (da Altreconomia 240) Tutti si interrogano se il ritorno del governo&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1></h1>



<p>di <a href="https://altreconomia.it/author/gianfranco-schiavone/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Gianfranco Schiavone</a> </p>



<p>L’Europa è chiamata a invertire rotta garantendo protezione ai cittadini afghani. I segnali non sono incoraggianti. La rubrica di Gianfranco Schiavone</p>



<p>(<a href="https://altreconomia.it/prodotto/240/?utm_source=rss&utm_medium=rss">da Altreconomia 240</a>)</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://i2.wp.com/altreconomia.it/app/uploads/2021/08/schiavone_c.jpg?resize=770%2C500&amp;ssl=1&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/><figcaption>© European Union/ECHO/Pierre Prakash</figcaption></figure>



<p>Tutti si interrogano se il ritorno del governo dei talebani in Afghanistan produrrà o meno una grave crisi migratoria in Europa; per l’Afghanistan questo ritorno dei talebani avvenuto dopo 20 anni di conflitto interno è un cambiamento profondo e probabilmente di lunga durata. Se nell’ultimo decennio larga parte degli afgani che sono fuggiti dal Paese lo hanno fatto per sottrarsi a una situazione di conflitto e violenza generalizzata, d’ora in poi chi lascerà il Paese lo farà prevalentemente per il fondato timore di subire persecuzioni per ragioni politiche, etniche, religiose o di appartenenza a un dato gruppo sociale, rientrando a pieno titolo nella definizione di rifugiato della Convenzione di Ginevra del 1951.</p>



<p>I Paesi europei, salvo eccezioni positive tra cui l’Italia, dove il tasso di riconoscimento di una forma di protezione ai cittadini afghani ha sempre superato il 90%, nell’ultimo decennio hanno escogitato ogni stratagemma possibile per evitare di riconoscere protezione (anche quella sussidiaria) agli afghani fingendo che il Paese fosse pacificato o applicando in modo distorto il criterio dell’area interna sicura, dichiarando appunto sicure zone dell’Afghanistan che non lo erano affatto. Come ha ben evidenziato l’<a href="https://www.ispionline.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istituto di studi di politica internazionale</a>&nbsp;(Ispi), nei 12 anni compresi tra il 2008 e il 2020, in Europa sono state presentate solo 600mila domande di asilo da parte dei cittadini afghani; poco meno della metà sono state rigettate con circa 70mila persone rimpatriate, tra cui non meno di 15mila donne.</p>



<p>In alcuni Paesi europei della rotta balcanica, come Croazia e Bulgaria, il tasso medio di riconoscimento di uno status di protezione agli afghani è inferiore al 10% mentre è di poco più del 25% in Slovenia e del 55% in Grecia. Con l’arrivo al potere dei talebani un elevato numero di cittadini afghani, non vedendo alcuna prospettiva di vita, deciderà di lasciare il Paese in tutti i modi possibili. Nel farlo incontreranno però ostacoli insormontabili in quanto molti sono i Paesi che si frappongono sulla loro strada prima di arrivare in Europa, ragione per cui la previsione di una seria crisi di arrivi in Europa pare almeno al momento piuttosto azzardata.<ins><a href="https://revive.altreconomia.it/www/delivery/ck.php?oaparams=2__bannerid=699__zoneid=58__cb=25a985f679__oadest=https%3A%2F%2Feu.patagonia.com%2Fit%2Fit%2Fwethepower%2F&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></ins></p>



<p>I&nbsp;confinanti Pakistan e Iran, che già complessivamente ospitano più di 2,5 milioni di rifugiati afghani, ostacoleranno altri ingressi e comprimeranno ulteriormente il livello, già minimo, di protezione concesso. La Turchia, a sua volta, aumenterà il ricatto verso l’Ue mentre in parallelo completerà la costruzione del muro con l’Iran (oggi di 160 chilometri) ed è probabile un’<em>escalation</em>&nbsp;della tensione con la Grecia che ha appena completato il suo muro lungo il confine turco. Non si intravedono per ora segnali che l’Europa voglia tornare a rispettare il diritto di chiedere asilo alle proprie frontiere o attuare un programma pluriennale di reinsediamento dei rifugiati afghani di ampie dimensioni, fermando la propria folle corsa alla delega/esternalizzazione a Stati terzi dei propri obblighi di protezione solennemente proclamati ma pervicacemente violati.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>70mila. Cittadini afghani rimpatriati tra il 2008 e il 2020 dai Paesi dell’Unione europea. Tra questi almeno 15mila erano donne.</p></blockquote>



<p>Molto più probabilmente, i cittadini afghani (il gruppo più numeroso di rifugiati al mondo insieme ai siriani) rimarranno senza protezione ancor più di quest’ultimi, intrappolati nel loro Paese ed esposti ad ogni genere di persecuzione da parte di un regime atroce o verranno chiusi nei Paesi confinanti, privi di una reale protezione giuridica e senza prospettive per il futuro. Se così dovesse accadere, poco rimarrà di quel diritto, sancito dalla Convenzione di Ginevra, che nacque 70 anni fa sulle macerie della seconda guerra mondiale, insieme alle attuali democrazie, tra cui la nostra. La posta in gioco non è solo il futuro dell’Afghanistan.</p>



<p><em>Gianfranco Schiavone è studioso di migrazioni nonché componente del direttivo dell’Asgi e presidente del Consorzio italiano di solidarietà-Ufficio rifugiati onlus di Trieste</em></p>
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		<title>“ Hate crimes in Europe!”: Una storia dal Nord/A story from the North</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Sep 2016 07:03:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Cinzia D&#8217;Ambrosi &#160; “Seduti in un caffè tra le persone locali e turisti, noi tre sembriamo piuttosto in contrasto con il resto delle persone che ci circondano”. L. e sua madre hanno&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p><span style="font-size: large;">di Cinzia D&#8217;Ambrosi</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-size: large;">Seduti in un caffè tra le persone locali e turisti, noi tre sembriamo piuttosto in contrasto con il resto delle persone che ci circondano”. L. e sua madre hanno accettato di incontrarmi. Questa volta per condividere la loro storia. Sono in Islanda da 40 giorni.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">&#8220;Lasciare il proprio Paese, i legami e la casa è una decisione difficile. Diventa veramente dolorosa se la scelta di lasciare la propria casa e il proprio Paese e&#8217; per sopravvivenza. Quando siamo stati scoperti di essere praticanti cristiani, nel nostro Pese d&#8217;origine, in Iran, siamo dovute scappare. “ Avevamo una casa. Stavo studiando all&#8217;università. Un giorno, il governo ha scoperto che siamo cristiani. Non abbiamo avuto altra scelta che quella di fuggire. &#8220;L. racconta.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La loro partenza improvvisa le ha portate in Grecia. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Spinte dal desiderio di essere aiutate, si sono rivolte alla polizia. Invece questa le separa immediatamente e le mette in prigione.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><a name="tw-target-text"></a><span style="font-size: large;">La sorella di L., che è minorenne, viene messa nella stessa cella degli adulti. La loro esperienza e&#8217; orribile: la polizia si rifiuta di dare alcuna spiegazione. l&#8217;unica cosa detta è che, non essendo siriane, non hanno diritto ad alcun aiuto. La salute della madre di L. continua a peggiorare in quanto le sue medicine le vengono portate via. Intanto, L. prosegue: “nella stessa cella c&#8217;erano anche donne con dipendenze. Mia sorella minorenne ha visto cose che non avrebbe dovuto vedere. Oggi lei sta avendo difficoltà psicologiche. &#8216;</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La cella è in un piano sotterraneo “Il peggio era non potere vedere la luce del sole. Per un mese intero non abbiamo visto la luce del giorno. Anche il cibo era scarso.”</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Poi, un giorno, vengono portate fuori a firmare alcune carte e anche se non capiscono il contenuto, vengono costrette a firmare. Dopodiche&#8217; vengono lasciate andare. Si rendono conto della necessita&#8217; di lasciare il Paese e vengono messe in contatto con un uomo che ha organizzato la loro fuga. Vengono nascoste in un camion che trasporta angurie. Per due giorni si nascondono, senza cibo e né alcuna idea di dove il camion le sta portando. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Infine, si trovano fuori da un aeroporto. Lì vengono dati loro dei vestiti per cambiarsi e i passaporti. Solo quando l&#8217;areo atterra e scendono scoprono di essere in Islanda.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Oggi sono in attesa di sentire dal governo islandese la decisione sul loro caso mentre L. spiega che e&#8217; grata di essere viva, ma vorrebbe tanto poter studiare o lavorare. Purtroppo non ha il permesso. Purtroppo, &#8220;la gente pensa di te che sei diversa soltanto perché sei un richiedente asilo&#8221;.</span></p>
<p align="JUSTIFY">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-555.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7028" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7028" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-555.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (555)" width="854" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-555.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 854w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-555-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-555-768x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 854px) 100vw, 854px" /></a></p>
<p>August 2016. L. has been in the coutry for 4 weeks.</p>
<p>Agosto 2016. L. e&#8217; in Islanda da 4 settimane</p>
<p><span style="color: #000000;">Image c</span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><a href="http://www.cinziadambrosi.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #000000;"><span lang="zxx">opyright © Cinzia D’Ambrosi</span></span></a></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span lang="zxx">Le iniziali del nome sono state cambiate per rispettare la richiesta di anonimato. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p><span style="font-size: large;"><b>A story from the North</b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Early morning, sitting in a coffee shop among locals and holiday goers, the three of us seemed rather at odds with the rest of the people surrounding us. L. and her mother had agreed to meet me. This time to share their story. They had arrived in Iceland 40 days earlier. </span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-size: large;">Leaving one&#8217;s country, connections and home is a difficult decision. It becomes really painful if you have not choice but to leave your home and country for survival. When you have been discovered to be a practising Christian in Iran, you have no choice but to leave. We had a home, I was studying at University. One day, the government finds out that we are Christians. We had no choose but to leave” L. recounts.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Their sudden departure took them to Greece. It did not occur to them that they would not be believed or that they would have faced detention and harsh treatment. Their genuine need for help led them to immediately report to the police and plead for their help. However, they were immediately separated and put in jail. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">L.&#8217;s sister, who is a minor was put in the same cell as everybody else. They had an horrible time. No one would tell them why they were detained. They were only told that they were not Syrians and so they did not need any help. They were kept in detention without any information. L.&#8217;s mother&#8217;s health deteriorated as her medicines were taken away from her.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">L&#8217;s continues: &#8216;In the same cell, they were women with addictions. My sister witnessed things she should have been spared of. Today she is having psychological difficulties.&#8217; </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">The cell was on a basement &#8216;The worst was not being able to see sunlight. For an entire month we did not see daylight. We hardly had any food.&#8217;</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Then, one day they were taken out and told to sign some papers. Even if they had no idea of the content, they were forced to. They were left to go after that. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">They realised that they had to leave the country to be able to have any future. A man arranged for them to hide in a truck carrying watermelons. For two days they hid, without any food or any idea of where they were heading to they stayed on this truck. Finally, they were outside an airport. they were given some clothes to change into and passports and told that once they would arrive to destination, they would need to head to the police and explain what has happened to them. They passed the control and boarded a plane. Only when they landed, they found out that they were in Iceland. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Today, they are waiting to hear from the Icelandic government its decision on their case. In the meantime, L. explains that she is sad that she spends days just waiting, when she could be studying or working. She has been told she is not allowed to. Sadly she says “people thinks of you as being different because you are an Asylum seeker”.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><span lang="zxx"> </span></span></p>
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