<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>villaggi Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<atom:link href="https://www.peridirittiumani.com/tag/villaggi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/villaggi/</link>
	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
	<lastBuildDate>Sat, 26 Sep 2020 06:53:23 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.8.13</generator>

<image>
	<url>https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/cropped-peridirittiumani_logodef-150x150.jpg</url>
	<title>villaggi Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/villaggi/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. L&#8217;Africa delle donne</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/09/26/stay-human-africa-lafrica-delle-donne/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2020/09/26/stay-human-africa-lafrica-delle-donne/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2020 06:53:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Proposte Associazione]]></category>
		<category><![CDATA[Stay Human Africa]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[africane]]></category>
		<category><![CDATA[africano]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[continente]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[ghana]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[impresa]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[ingiustizia]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[paritàdigenere]]></category>
		<category><![CDATA[rubrica]]></category>
		<category><![CDATA[senegal]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[uguaglianza]]></category>
		<category><![CDATA[villaggi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=14659</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Le donne insieme a me in questa foto sono donne forti, lavoratrici instancabili e portatrici di diritti e uguaglianza per coloro che, ancora, non credono nella parità dei sessi. In strada.&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/09/26/stay-human-africa-lafrica-delle-donne/">&#8220;Stay human. Africa&#8221;. L&#8217;Africa delle donne</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG_20180103_173453-1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14661" width="635" height="476" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG_20180103_173453-1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG_20180103_173453-1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG_20180103_173453-1-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG_20180103_173453-1-1536x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG_20180103_173453-1-2048x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 635px) 100vw, 635px" /><figcaption>sdr</figcaption></figure></div>



<p><em>Le donne insieme a me in questa foto sono donne forti, lavoratrici instancabili e portatrici di diritti e uguaglianza per coloro che, ancora, non credono nella parità dei sessi.</em></p>



<p><em>In strada.</em> Mia madre usava sempre questo lemma per chiedermi di andare a fare un po’ di spesa. Il centro del paese, l’unica strada asfaltata: l’unico punto del paese in cui si potevano trovare alcuni negozietti con beni di prima necessità, una bottega anni ‘90, un macellaio e una piccola cartoleria.</p>



<p>Anche se ad oggi questa accezione si è un po’ persa &#8211; le strade asfaltate sono praticamente tutte &#8211; viaggiando, torna il senso delle dolci parole di mia madre.</p>



<p>In Senegal, ma non solo, <em>in strada</em> (quindi, dove inizia l’asfalto) puoi trovare macellerie, botteghe, diversi <em>tailleur </em>e molte, moltissime donne che dietro al loro banchettino di legno vendono verdura, frutta, frittelle dolci e altre delizie fritte. Donne bellissime nei loro vestiti colorati che avvolgono frittelle in fogli di giornale, prendono 100 Cfa e proseguono con il cliente successivo.</p>



<p>Questa scena di tipica vita africana più di una volta ha fatto sorgere in me molteplici domande su cosa realmente si nascondesse dietro quel banchetto. Donne contente di lavorare fuori casa friggendo frittelle per tutta la vita o donne che vorrebbero fare di più ma che si sono abituate a questo stile di vita?</p>



<p>Essere donna in Africa può essere faticoso, può significare lottare giornalmente per ottenere gli stessi diritti di un uomo, può significare ingiustizia e sottomissione. Ma può anche significare amore, famiglia e rispetto.</p>



<p>Spostandosi dal Senegal verso altri Paesi africani, magari tra i più radicali, troviamo donne non incluse nella società, che ancora oggi, nel 2019, risulta prettamente maschilista e ostile al cambiamento.</p>



<p>La condizione femminile in Africa non è riassumibile per grandi settori, non si può affermare, come fanno molti, che in Africa subsahariana le donne siano più rispettate rispetto alle donne dell’Africa centrale. L’approccio al mondo femminile è vario e difforme in tutto il continente.</p>



<p>Come abbiamo visto, in Senegal le donne possono lavorare e guadagnare, seppur in maniera discreta, a differenza di altri Paesi in cui questo è vietato. Nella carta costituzionale ghanese, per esempio, si leggono pari diritti per donne e uomini ma, nella realtà, questi diritti si affievoliscono sempre di più uscendo dalle città e addentrandosi nei villaggi, dove possiamo trovare mamme con circa 5 figli a testa e con un’età media di 20 anni, costrette a rimanere a casa con i figli, senza possibilità di crescere e lavorare.</p>



<p>A dispetto della lentezza del cambiamento di mentalità che si sta avendo in quasi tutta l’Africa, non si deve essere pessimisti rispetto alla possibilità di avere in futuro un vero partenariato fra uomini e donne fondato non solo sull’uguaglianza dei diritti ma su quella nei fatti.</p>



<p>Le prime conquiste sono arrivate già nell’anno passato: a partire dalla stessa Dakar che ha visto il primo sindaco donna nella persona di Soham El Wardini.</p>



<p>Dopo Soham il nome di Sahle-Work Zewde imperversò su tutti i giornali internazionali, come la prima donna presidente dell’Etiopia e unico capo di stato donna in carica in tutto il continente Africano. L’elezione di Sahle arrivò in un momento storico molto importante, una settimana dopo che Abiy Ahmad, primo ministro riformista, nominò un gabinetto in cui metà dei posti furono attribuiti a delle donne.</p>



<p>Le donne africane sono, quindi, spesso costrette in un mondo maschilista e ostile, le donne africane sono mamme dolcissime che stanno a capo di tutta la famiglia.<br>Le donne africane sono colorate, aperte e fondamentali per il futuro dell’intero continente.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/09/26/stay-human-africa-lafrica-delle-donne/">&#8220;Stay human. Africa&#8221;. L&#8217;Africa delle donne</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2020/09/26/stay-human-africa-lafrica-delle-donne/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>28 persone uccise in attacchi di estremisti in Niger e Burkina Faso</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/08/13/28-persone-uccise-in-attacchi-di-estremisti-in-niger-e-burkina-faso/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2020/08/13/28-persone-uccise-in-attacchi-di-estremisti-in-niger-e-burkina-faso/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2020 07:31:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[armi]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attacco]]></category>
		<category><![CDATA[burkina faso]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[civili]]></category>
		<category><![CDATA[confini]]></category>
		<category><![CDATA[esercito]]></category>
		<category><![CDATA[estremisti]]></category>
		<category><![CDATA[finanziamenti]]></category>
		<category><![CDATA[francesi]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[lotta]]></category>
		<category><![CDATA[militari]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Niger]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[popolazione]]></category>
		<category><![CDATA[soldati]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[terrosristi]]></category>
		<category><![CDATA[umanitario]]></category>
		<category><![CDATA[villaggi]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=14499</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#160;Campo profughi a Diffa in Niger. Foto: Sam Phelps/Caritas. Dopo la morte violenta di 28 persone in attacchi da parte di presunti estremisti islamici in Africa occidentale da venerdì della scorsa settimana, l&#8217;Associazione per&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/08/13/28-persone-uccise-in-attacchi-di-estremisti-in-niger-e-burkina-faso/">28 persone uccise in attacchi di estremisti in Niger e Burkina Faso</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p><img loading="lazy" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/YWIPvuoial-zIQXeR8VM35nWITKvn8IoicTstGNtjIMNmBOXJOSFqLt9FEV_3qbTzXyRuvdaYh3ZWBt5mT3oy3VztOM=s0-d-e1-ft#http://www.gfbv.it/2c-stampa/2020/200810niger.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Campo profughi a Diffa in Niger. Foto: Sam Phelps/Caritas." width="425" height="296">&nbsp;Campo profughi a Diffa in Niger. Foto: Sam Phelps/Caritas.</p>



<p>Dopo la morte violenta di 28 persone in attacchi da parte di presunti estremisti islamici in Africa occidentale da venerdì della scorsa settimana, l&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM) ha messo in guardia sulle conseguenze di un&#8217;escalation di violenza per la popolazione civile. La popolazione civile soffre maggiormente per la crescente violenza degli islamisti e delle bande criminali in Africa occidentale. Gli omicidi di sei membri di un&#8217;organizzazione umanitaria francese dovrebbero essere un campanello d&#8217;allarme per l&#8217;Europa affinché faccia di più per arginare la violenza. I cittadini francesi sono stati assassinati domenica con il loro autista e la loro guida in un santuario degli animali in Niger. Venerdì scorso, 20 persone erano state uccise in modo simile da motociclisti armati in un mercato del bestiame nel villaggio di Namoungou in Burkina Faso. Della maggior parte di questi attacchi i responsabili sono estremisti islamici, ma anche i confini con la criminalità comune, fatta di bande armate, sono ormai molto labili. Anche le forze armate regolari e le milizie di autodifesa equipaggiate dagli eserciti nei villaggi hanno alimentato la spirale della violenza.<br><br>Il Burkina Faso, il Mali, il Niger, il Ciad e il nord della Nigeria sono ugualmente colpiti dalla crescente violenza. Solo la settimana scorsa la missione dell&#8217;ONU in Mali (MINUSMA) ha registrato un aumento significativo delle violenze contro la popolazione civile tra aprile e giugno 2020, soprattutto nel centro del Paese, rispetto al primo trimestre del 2020. La MINUSMA ha documentato 632 rapimenti, omicidi, esecuzioni sommarie, aggressioni e intimidazioni, in cui sono morte più di 320 persone tra il primo aprile e il 30 giugno 2020.<br><br>Molte delle iniziative militari per arginare la violenza islamista sono mal coordinate. Lo scarso equipaggiamento e la mancanza di motivazione di molti soldati sta ostacolando l&#8217;efficacia della lotta contro gli autori di violenze islamiste in Africa occidentale. Dotare gli abitanti dei villaggi di armi per costruire milizie per l&#8217;autodifesa si rivela spesso problematico, dato che usano le armi anche nei conflitti di quartiere, alimentando così ulteriormente la violenza.<br><br>Troppo poca attenzione viene prestata ai retroscena della violenza islamista. Per esempio, pochissimi combattenti di questi gruppi terroristici si sono uniti alle squadre del terrore per convinzione islamista, ma combattono come mercenari per le organizzazioni islamiste, soprattutto per motivi finanziari. Il retroterra sociale dei motociclisti armati, per lo più giovani, che diffondono il terrore, è ancora in gran parte ignorati. I mezzi militari da soli non vinceranno la lotta contro questi gruppi terroristici.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/08/13/28-persone-uccise-in-attacchi-di-estremisti-in-niger-e-burkina-faso/">28 persone uccise in attacchi di estremisti in Niger e Burkina Faso</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2020/08/13/28-persone-uccise-in-attacchi-di-estremisti-in-niger-e-burkina-faso/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221; Il calore della giungla</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/06/23/stay-human-africa-il-calore-della-giungla/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2020/06/23/stay-human-africa-il-calore-della-giungla/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2020 07:46:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Minori]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Stay Human Africa]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[africani]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[biblioteca]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[disabili]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giungla]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[minori]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[pregiudizi]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Sierra Leone]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[villaggi]]></category>
		<category><![CDATA[volontari]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=14280</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Ha appena smesso di piovere ma fa comunque molto caldo: il sole, in pochi minuti, ha subito ricaricato l’aria di un’umidità sfiancante. Con i suoi soliti jeans e le ciabatte di&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/06/23/stay-human-africa-il-calore-della-giungla/">&#8220;Stay human. Africa&#8221; Il calore della giungla</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Veronica Tedeschi</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/yyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy-1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14282" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/yyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy-1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/yyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy-1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/yyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy-1-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/yyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy-1-1536x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/yyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy-1-2048x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>dav</figcaption></figure></div>



<p>Ha appena smesso di piovere ma fa comunque molto caldo: il sole, in pochi minuti, ha subito ricaricato l’aria di un’umidità sfiancante. Con i suoi soliti jeans e le ciabatte di gomma, Alì oggi vuole farci fare un giro del villaggio. E così, dopo una breve preparazione inizia il nostro tour per le strade di Kabala, un luogo incantato immerso nella giungla nel nord della Sierra Leone: curiosi e sudati, zaino in spalla, partiamo immediatamente.</p>



<p>La visita inizia dalla biblioteca, un luogo estraneo rispetto a quanto visto fino ad ora: pulita, ordinata e con addirittura una stanza dedicata ai corsi di informatica, dotata di PC e accessori vari (penso subito che la biblioteca del mio paese in Italia non fornisca un servizio di questo tipo). Compare Tambay, il proprietario di casa nostra, che, serioso e agitato, ci dice che sta concludendo l’ultima lezione di un corso e che lo stesso giorno avrebbe dovuto sostenere l’esame di conoscenze informatiche. Gli facciamo un in bocca al lupo e proseguiamo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14284" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee-1-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee-1-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee-1-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee-1-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>dav</figcaption></figure></div>



<p>La struttura mi accoglie con una scritta “No matter the crime, every one has the right to fair trial”. Il diritto ad un equo processo, così importante e così spesso sottovalutato: quel cartello, posto proprio all’entrata della biblioteca, rappresenta a mio parere un monito per tutti gli abitanti di Kabala che, come un urlo, ricorda a tutti di avere dei diritti!</p>



<p>La calda camminata prosegue tra bambini e casette di fango, campi di calcio improvvisati e profumo di cibo.</p>



<p>Bambini e Africa sono due parole spesso associate e la realtà che si trova nel caldo continente è proprio questa: in ogni angolo e lungo tutte le strade si trovano bambini di ogni età. In Sierra Leone accade la stessa cosa anche se, in generale, percepisco la stanchezza di una popolazione che, dopo una sanguinosa guerra civile, ha dovuto affrontare ebola per vedere parenti e amici andarsene. Si percepisce nell’aria un’attenzione in più agli sguardi e alle parole, atipica degli africani. In generale, però, conosco persone cordiali e gentili, ritrovo l’accoglienza e il calore che da sempre accompagna i miei viaggi in Africa.</p>



<p>L’ultima fermata del tour è il luogo nel quale avremmo dovuto lavorare: la School for the blind, una casa, con annessa scuola, dedicata ai bambini ciechi del quartiere abbandonati nella foresta. La prima cosa che vorrei sottolineare è che per arrivare in questo luogo abbiamo dovuto riprendere l’auto poichè la struttura è sita immediatamente alle porte del villaggio, quasi come a significare “ci siete, ma non troppo vicino”.</p>



<p>La condizione dei disabili africani eredita un passato fatto di superstizioni e pregiudizi. Nel portatore di handicap gli africani vedevano, e tuttora, in larga parte, vedono, qualcosa di strano. Un’anomalia che, per forza, deve venire da un intervento esterno, più o meno spirituale. Un fenomeno che va interpretato. Se è nato un disabile è perché qualcuno ha fatto il malocchio, oppure i genitori si sono comportati male, oppure conoscenti o parenti hanno fatto riti speciali, ecc.</p>



<p>Questi bambini ne sono la rappresentazione, abbandonati nella foresta hanno dovuto lottare per vivere e per poi trovare accoglienza in una struttura che preserva la loro vita ed educazione ma che si trova ai margini del villaggio e dell’intera società.</p>



<p>«Il disabile – conferma Pierre Kouasi, religioso africano – era una sorta di maledizione. Non si capiva perché una famiglia potesse avere un figlio “non normale”. L’uccisione di un bambino disabile era una pratica comune. Venivano eliminati e poi, d’accordo con la famiglia, si diceva che il piccolo era morto durante il parto. Se sopravvivevano, venivano nascosti».</p>



<p>Scossa e con tanti pensieri per la testa accetto di voler tornare alla guesthouse, la casa dei bambini ciechi mi stava incantando e dando forza di lottare, sperare e amare. C’era tanto da fare, da pensare e io volevo iniziare subito, volevo rimanere con quei bambini.</p>



<p>Torniamo a casa dopo un pomeriggio di riflessioni che avevano completamente cancellato l’incontro in biblioteca con Tambay; alle porte dell’ostello il suo sorriso ci accoglie, l’esame era stato passato con successo!</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/06/23/stay-human-africa-il-calore-della-giungla/">&#8220;Stay human. Africa&#8221; Il calore della giungla</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2020/06/23/stay-human-africa-il-calore-della-giungla/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nigeria: islamisti uccidono più di 140 persone</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/06/17/nigeria-islamisti-uccidono-piu-di-140-persone/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2020/06/17/nigeria-islamisti-uccidono-piu-di-140-persone/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2020 08:11:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[BokoHaram]]></category>
		<category><![CDATA[Buhari]]></category>
		<category><![CDATA[campi]]></category>
		<category><![CDATA[civili]]></category>
		<category><![CDATA[cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[estremisti]]></category>
		<category><![CDATA[fede]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[governatori]]></category>
		<category><![CDATA[guerracivile]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[islamisti]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[nigeria]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[popolazione]]></category>
		<category><![CDATA[Presidente]]></category>
		<category><![CDATA[profughi]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[terroristi]]></category>
		<category><![CDATA[umanità]]></category>
		<category><![CDATA[villaggi]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=14255</guid>

					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM) ha accusato gli estremisti islamici in Nigeria di abusare della religione per compiere i loro crimini contro l&#8217;umanità contro la popolazione civile. Martedì scorso, i terroristi islamici hanno&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/06/17/nigeria-islamisti-uccidono-piu-di-140-persone/">Nigeria: islamisti uccidono più di 140 persone</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="709" height="398" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/091911-global-boko-haram1-copia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14256" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/091911-global-boko-haram1-copia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 709w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/091911-global-boko-haram1-copia-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 709px) 100vw, 709px" /></figure></div>



<p>L&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM) ha accusato gli estremisti islamici in Nigeria di abusare della religione per compiere i loro crimini contro l&#8217;umanità contro la popolazione civile. Martedì scorso, i terroristi islamici hanno chiamato alla preghiera la popolazione del villaggio nomade di Faduma Kolomdi nello Stato di Borno, nel nord-est della Nigeria, e poi li hanno uccisi. Almeno 81 persone sono morte nel fuoco delle mitragliatrici, tra cui molte donne e bambini. Tredici persone sono rimaste ferite nel massacro e sette abitanti del villaggio sono stati portati via dagli assalitori. Il fatto di chiamare la popolazione civile innocente a pregare insieme per poi massacrarla raggiunge una nuova dimensione. Le azioni degli islamisti stanno danneggiando la reputazione della loro propria religione.</p>



<p>In ulteriori attacchi nei distretti di Sabuwa e Faskari nello stato di Katsina, nel nord della Nigeria, altre 60 persone sono state uccise martedì e mercoledì. Nel solo villaggio di Kadisau, 32 persone sono morte quando uomini pesantemente armati in moto sono entrati nel villaggio, bruciando case, sparando alla gente a caso e violentando donne. Nel distretto di Sabuwa, uomini armati hanno attaccato sette villaggi e terrorizzato e ucciso la popolazione civile.</p>



<p>Il presidente Muhammadu Buhari e i governatori della regione hanno deplorato le violenze e promesso di perseguire e punire le squadre del terrore. La popolazione della Nigeria settentrionale è stanca della guerra civile e dei numerosi e altisonanti annunci dei politici. Non esiste una protezione efficace per la popolazione civile della Nigeria settentrionale contro la violenza estremista. Dal maggio 2020 gli attacchi degli autori di violenze islamiste contro cristiani e musulmani sono di nuovo aumentate in modo significativo. Circa 1,8 milioni di persone sono fuggite dalla violenza quotidiana e vivono da sfollate nella stessa regione. Circa 413.000 di loro hanno trovato rifugio in 51 campi profughi, che però sono già abbondantemente sovraffollati. Come se la tragedia non fosse già sufficiente, il sovraffollamento minaccia anche una rapida diffusione della pandemia di Covid-19.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/06/17/nigeria-islamisti-uccidono-piu-di-140-persone/">Nigeria: islamisti uccidono più di 140 persone</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2020/06/17/nigeria-islamisti-uccidono-piu-di-140-persone/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Nigeria: la missione di Suor Enza tra Coronavirus e terrorismo</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/05/26/stay-human-africa-nigeria-la-missione-di-suor-enza-tra-coronavirus-e-terrorismo/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2020/05/26/stay-human-africa-nigeria-la-missione-di-suor-enza-tra-coronavirus-e-terrorismo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2020 08:23:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Stay Human Africa]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[africani]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[contagi]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[epidemia]]></category>
		<category><![CDATA[fame]]></category>
		<category><![CDATA[famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[igiene]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Nigera]]></category>
		<category><![CDATA[Paese]]></category>
		<category><![CDATA[povertà Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[progetto]]></category>
		<category><![CDATA[rubrica]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[servizi]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[suora]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[villaggi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=14127</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Suor Enza, a capo della missione dell&#8217;Istituto Emmanuel Family, vive da anni a Igbedor, un villaggio fluviale della Nigeria, dove poverta&#8217;, analfabetizzazione e malattia rischiano di dimezzare la popolazione e favorire&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/05/26/stay-human-africa-nigeria-la-missione-di-suor-enza-tra-coronavirus-e-terrorismo/">&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Nigeria: la missione di Suor Enza tra Coronavirus e terrorismo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="743" height="939" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/rrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14129" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/rrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 743w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/rrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr-1-237x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 237w" sizes="(max-width: 743px) 100vw, 743px" /></figure></div>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p></p>



<p>Suor Enza, a capo della missione dell&#8217;Istituto Emmanuel Family, vive da anni a Igbedor, un villaggio fluviale della Nigeria, dove poverta&#8217;, analfabetizzazione e malattia rischiano di dimezzare la popolazione e favorire la migrazione dei più giovani.</p>



<p>Attratta dai sorrisi dei bambini e animata dalle ingiustizie della povertà nella quale è costretta la popolazione di Igbedor, sister Enza decide di lasciare il convento nel quale vive per trasferirsi là, lontano da tutti, in un lembo di terra africana in cui nessun volontario bianco è mai sbarcato.</p>



<p><em>Come lo Stato nigeriano sta affrontando l’epidemia di Coronavirus? Quali sono i numeri attuali di contagi e decessi?</em></p>



<p>Il 29 marzo il Governo nigeriano ha imposto il lockdown in tutti gli Stati della Nigeria per prevenire il contagio e contenere l&#8217;epidemia. Fino ad oggi sono stati allestiti 15 centri epidemiologici sparsi in tutta la Nigeria.</p>



<p>Dalle informazioni emanate dal governo centrale si registrano 7016 contagi, 1907 guariti e 211 morti in un contesto di 200.000.000 di abitanti.</p>



<p><em>In Nigeria il problema sociale è forse più devastante del virus. In che modo problemi come terrorismo, fame e povertà si stanno interfacciando con un’epidemia mondiale?</em></p>



<p>La Nigeria è uno di quei paesi in cui il terrorismo di Boko Haram non ha mai cessato di agire. In questo periodo però, il lock down è più forte ed è la causa principale dell’aumento di povertà e morte. La fame comincia a colpire tutta la popolazione che, per la maggior parte, vive degli spiccioli quotidiani che ricava dalle vendite al mercato.</p>



<p>La protesta contro il prolungarsi del lockdown sta dilagando in molti stati della Nigeria, molte piazze si sono riempite di manifestanti ad opposizione delle chiusure che, purchè necessarie, stanno mettendo in ginocchio la maggior parte delle famiglie. Gli unici che non risentono di questa situazione sono coloro che economicamente possono permettersi di stare in casa, poiché hanno sufficienti riserve di cibo, diesel per i generatori ed un alloggio discreto per contenere le persone in sicurezza, in osservanza delle norme di igiene.</p>



<p>La situazione è sicuramente più critica per quelle famiglie che vedono sei o sette figli vivere in un’unica stanza, con servizi igienici comuni e una cucina condivisa con altre famiglie, senza corrente elettrica né soldi per potersi procurare la benzina necessaria per il generatore che serve per pompare acqua. L’igiene, vien da sé, si riduce al minimo e anche le forze psicologiche per reagire sono pochissime.</p>



<p><em>Come si stanno comportando le persone? Si percepisce senso di responsabilità?</em></p>



<p>Considerato quanto detto è difficile per la popolazione sviluppare senso di responsabilità perché costretta a dover lottare con problemi come mancanza di lavoro e cibo.</p>



<p>Per strada si cerca di mantenere la distanza di sicurezza, vengono utilizzate le mascherine e l’igienizzante. Anche i mezzi di trasporto pubblici hanno ridotto il numero dei passeggeri a bordo ma hanno aumentato il costo del trasporto. Anche il prezzo del cibo è aumentato del doppio; la popolazione ha meno soldi e il costo del cibo aumenta.</p>



<p><em>L’Associazione Emmanuel Family si trova ad Igbedor, un villaggio fluviale della Nigeria. Come si vive nelle periferie così remote? Il Coronavirus è arrivato anche lì?</em></p>



<p>La nostra missione si trova in una zona fluviale, lontano dalle grandi città. Per fortuna, ad oggi, non abbiamo nessun caso di contagio da Coronavirus e la gente, proprio perché lontana, vive serenamente. In linea di massima stiamo vivendo in modo del tutto normale questo periodo di pandemia globale.&nbsp;</p>



<p>A supporto della gente locale, abbiamo organizzato degli incontri formativi con la popolazione e parlato con il collegio degli anziani che qui costituisce l’autorità locale.</p>



<p>In Nigeria, come nel resto del mondo, le scuole e le altre attività di massa sono state sospese anche se qui la cosa che colpisce in modo più pesante è la chiusura dei mercati.</p>



<p>Le popolazioni che abitano zone rurali come Igbedor, dove mi trovo, vivono del mercato giornaliero che nel nostro caso, si trova sulle coste opposte del fiume che circonda il villaggio.&nbsp;Tutti i porti sono stati chiusi e le barche non hanno il permesso di attraccare. Per questo motivo la popolazione di Igbedor è stata colpita a fondo e si trova ora a dover combattere il problema della fame per impossibilità di recarsi al mercato.</p>



<p><em>Quali progetti ha in atto Emmanuel Family in questo momento? Volete lanciare un messaggio o suggerire una campagna?</em></p>



<p>La nostra comunità ha lanciato una raccolta fondi per l’acquisto di riso, pomodoro concentrato, dado e latte proteico (per neonati) da distribuire a circa 400 famiglie.</p>



<p>Siamo riusciti ad acquistare 100 sacchi di riso, 80 scatole di pomodoro concentrato e dado. Abbiamo iniziato la distribuzione e raggiunto circa 1500 persone. Vi è, però, ancora molto da fare perché cominciano ad arrivare anche le persone dai villaggi limitrofi e le richieste aumentano di giorno in giorno.</p>



<p>Se qualcuno avesse voglia di sostenerci ve ne saremmo grati.</p>



<p>Si può usare la Paypal :&nbsp;<a href="mailto:emmanuelfamily@yandex.com"><strong>emmanuelfamily@yandex.com</strong></a></p>



<p>Oppure bonifico bancario:<strong>IBAN : IT 24 Z 03268 04604 05217 8138350</strong></p>



<p><strong>Intestato a: Emmanuel Family Italia Onlus</strong></p>



<p><strong>Causale: Emergenza Covid-19</strong></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/05/26/stay-human-africa-nigeria-la-missione-di-suor-enza-tra-coronavirus-e-terrorismo/">&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Nigeria: la missione di Suor Enza tra Coronavirus e terrorismo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2020/05/26/stay-human-africa-nigeria-la-missione-di-suor-enza-tra-coronavirus-e-terrorismo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Stay Human. Africa&#8221;. ﻿Il sistema scolastico senegalese: criticità e punti di forza</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/01/25/stay-human-africa-%ef%bb%bfil-sistema-scolastico-senegalese-criticita-e-punti-di-forza/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2020/01/25/stay-human-africa-%ef%bb%bfil-sistema-scolastico-senegalese-criticita-e-punti-di-forza/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jan 2020 08:50:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Minori]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Stay Human Africa]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[asilo]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[Dakar]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[esclusione]]></category>
		<category><![CDATA[famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[minori]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[senegal]]></category>
		<category><![CDATA[Senegalese]]></category>
		<category><![CDATA[senegalesi]]></category>
		<category><![CDATA[sistema]]></category>
		<category><![CDATA[Stato]]></category>
		<category><![CDATA[strutture]]></category>
		<category><![CDATA[studio]]></category>
		<category><![CDATA[umanitario]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[villaggi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=13559</guid>

					<description><![CDATA[<p>I di Veronica Tedeschi Torno da uno dei miei viaggi nel paese della teranga &#8211; l’accoglienza &#8211; di cui tutti i senegalesi vanno fieri e che si racconta in grandi pranzi condivisi, feste colorate&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/01/25/stay-human-africa-%ef%bb%bfil-sistema-scolastico-senegalese-criticita-e-punti-di-forza/">&#8220;Stay Human. Africa&#8221;. ﻿Il sistema scolastico senegalese: criticità e punti di forza</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>I</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG_20200109_100329-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13560" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG_20200109_100329-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG_20200109_100329-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure></div>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Torno da uno dei miei viaggi nel paese della <em>teranga &#8211; </em> l’accoglienza &#8211;  di cui tutti i senegalesi vanno fieri e che si racconta in grandi pranzi condivisi, feste colorate e tanto calore.  Negli anni ho potuto apprezzare diverse realtà del Senegal e accrescere anche il mio senso critico su alcuni punti rilevanti. Come la scuola, quella struttura fondamentale per il cambiamento di un paese e strategica per la crescita di  villaggi e periferie. Partiamo con un’affermazione tanto vera quanto contestabile: in Senegal esistono scuole pubbliche gratuite che coprono il periodo scolastico dall’asilo alle scuole medie; esistono dunque, strutture pubbliche pronte ad accogliere i bambini di città, periferie e villaggi. A queste scuole, però, sono affiancate le così dette scuole private, a pagamento, ma senza le quali il bisogno effettivo di scolarizzazione non verrebbe garantito.</p>



<p>Perché?</p>



<p>Le
scuole pubbliche, come detto, esistono ma hanno due grandi problemi:
non sono abbastanza grandi per sopperire alla richiesta e,
soprattutto, non riescono a garantire un’educazione paritaria a
tutti in bambini poiché, vista la già citata spropositata
richiesta, presentano al loro interno classi con una media di 90/100
bambini che devono essere gestiti da una sola insegnante. Inutile
dire che con questi numeri non può essere garantita un’istruzione
di base a tutti e che, a questo livello, non concede nemmeno le basi
per costruire un futuro.  Per fortuna al fianco delle pubbliche negli
anni sono aumentate le private, costruite da persone del posto o
associazioni europee nelle quali vi è una retta mensile e annuale da
pagare ma che, come vantaggio, presentano classi con 30/35 bambini
(quasi come una classe europea) in cui vengono accolti tutti i
bambini che non sono riusciti ad entrare nelle scuole pubbliche.
Queste strutture nascono, da un lato, per far fronte all&#8217;imponente
bisogno di educazione e dall’altro per accogliere gli “esclusi”
delle scuole pubbliche che, altrimenti, non potrebbero studiare e
crescere.  Numericamente le scuole private sono circa la metà di
quelle pubbliche, e ragionando su questo dato si può ben comprendere
che, senza le scuole private, circa la metà dei bambini presenti in
Senegal non potrebbe studiare e, quindi, avere un futuro africano.</p>



<p>Continue
sfide devono essere affrontate dalle scuole private, a partire dalla
riscossione delle rette che le famiglie devono pagare (di solito le
più povere), per arrivare ai controlli degli ispettori del Ministero
dell’istruzione che, per concedere loro il riconoscimento
pretendono il rispetto di standard minimi di insegnamento.</p>



<p>Una
sopravvivenza molto faticosa quella delle scuole private, dove il
riconoscimento dello Stato è “a metà”: tali strutture, difatti,
sono riconosciute come organismi idonei all’insegnamento nei quali
viene valorizzato  l’aumento dei posti di lavoro nelle zone in cui
nascono (vengono impiegati insegnanti e amministrativi che altrimenti
non troverebbero posto nelle pubbliche). Dall’altro lato, però non
tutte le private hanno la concessione per eseguire gli Esami di stato
e questo porta ad uno spostamento dei bambini e ragazzi alla fine
degli anni scolastici in altre strutture per affrontare gli esami
finali.</p>



<p>Vengono
definite strutture di accompagnamento all’esame finale ma di per sé
sono scuole fatte e finite che, anzi, garantiscono un’educazione a
tutti, anche a coloro che sono rimasti esclusi dalla gratuità di una
scuola pubblica.</p>



<p>Lo
scopo di queste strutture è garantire un’educazione a tutti,
proprio a tutti, nessuno escluso e si spera che possano ricevere
l’autonomia e il pieno riconoscimento che meritano. Dall’altro
lato, si spera anche che lo Stato si renda consapevole dell’effettiva
richiesta e aumenti il numero di scuole pubbliche gratuite, perché
uno Stato senza scuole negli anni diventa uno Stato senza futuro.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/01/25/stay-human-africa-%ef%bb%bfil-sistema-scolastico-senegalese-criticita-e-punti-di-forza/">&#8220;Stay Human. Africa&#8221;. ﻿Il sistema scolastico senegalese: criticità e punti di forza</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2020/01/25/stay-human-africa-%ef%bb%bfil-sistema-scolastico-senegalese-criticita-e-punti-di-forza/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Un continente che esonda</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/07/20/stay-human-africa-un-continente-che-esonda/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2019/07/20/stay-human-africa-un-continente-che-esonda/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jul 2019 08:13:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Stay Human Africa]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[africani]]></category>
		<category><![CDATA[articolo]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[continente]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[demografia]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[governi]]></category>
		<category><![CDATA[internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[popolazioni]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
		<category><![CDATA[ricchezza]]></category>
		<category><![CDATA[risorse]]></category>
		<category><![CDATA[rubrica]]></category>
		<category><![CDATA[subsahariana]]></category>
		<category><![CDATA[villaggi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=12786</guid>

					<description><![CDATA[<p>U di Veronica Tedeschi Un lago in mezzo a valli in cui piove continuamente arriverà ad esondare e a coprire di acqua tutto il paesaggio circostante. Gli abitanti dei paesi intorno si adopereranno per&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/07/20/stay-human-africa-un-continente-che-esonda/">&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Un continente che esonda</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p> <strong>U</strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="640" height="480" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/mamma-e-figli-13-2.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12787" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/mamma-e-figli-13-2.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/mamma-e-figli-13-2-300x225.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<p> </p>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Un lago in mezzo a valli in cui piove continuamente arriverà ad esondare e a coprire di acqua tutto il paesaggio circostante. Gli abitanti dei paesi intorno si adopereranno per contenere l’acqua, faranno riunioni su riunioni per prevenire ulteriori esondazioni fino a che qualcuno, in maniera illuminata, proporrà una prevenzione del lago, attraverso la cura degli argini e la costruzione di un letto più solido.  </p>



<p>
Così
l’Africa, come un lago grande e caldo nel quale continuano a
nascere bambini che arriveranno ad “esondare”.  La popolazione
dell’Africa subsahariana continua a crescere costantemente, a un
ritmo 2,5 volte più rapido rispetto al resto del mondo, grazie
all’aumento dei livelli di fertilità e alle migrazioni
internazionali. 
</p>



<p>
Come
riportato dalla Rivista Africa, tale popolazione dovrebbe aumentare
da 1,06 miliardi nel 2019 a 1,4 miliardi nel 2030 e 2,12 miliardi nel
2050.</p>



<p>
Ed
entro il 2050, mentre la Tanzania sarà tra i nove paesi (inclusa la
Repubblica Democratica del Congo, l’Etiopia e l’Egitto) che si
prevede aggiungerà la maggior parte delle persone nel mondo, la
Nigeria sarà la nazione più popolosa dell’Africa sub-sahariana e
la seconda più popolosa al mondo dopo l’India.</p>



<p>
Come
sottolinea l’agenzia&nbsp;InfoAfrica, la grande regione dell’Africa
subsahariana è cresciuta in media del 2,3% ogni anno a partire dal
2015. La proiezione mostra che i Paesi in maniera combinata
aggiungeranno oltre un miliardo di persone alla popolazione mondiale
e “potrebbero rappresentare oltre la metà della crescita della
popolazione mondiale tra il 2019 e il 2050”. Si prevede che la
popolazione del continente continui a crescere fino alla fine del
secolo.</p>



<p>
Nel
2050 la Nigeria continuerà ad essere il paese più popoloso nel
continente, secondo solo all’India a livello mondiale. &nbsp;Alcuni
altri paesi, tra cui Tanzania, Etiopia, Egitto e Repubblica
democratica del Congo, avranno una crescita superiore alla media.</p>



<p>
Tutto
questo può portare a fare dei ragionamenti più o meno scontati, che
possono inquadrarsi nel conseguente aumento del numero di immigrati
verso l’Europa e nella crescita della povertà. Molti degli Stati
che ravvisano tale incremento sono gli stessi nei quali “presidenti
dinosauri” non consentono una parallela crescita economica e un
ricambio governativo, mantenendo il paese in stallo, sia sotto il
punto di vista economico che, talvolta, culturale. Questo significa
che stanno aumentando le persone ma non i posti di lavoro, la
ricchezza e lo scambio economico. Facile da prevedere uno
spopolamento di villaggi e un aumento dell’immigrazione, a partire
già dal provare a trovare rifugio negli Stati limitrofi (ricordiamo
che il 70% degli immigrati africani si trova proprio in Africa).<br>Per
“arginare il lago” bisognerà, dunque, guardare proprio dentro al
lago, guardare l’Africa per lavorare su quei governi che consentono
alla povertà, alla corruzione e alle ingiustizie di prendere il
sopravvento.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/07/20/stay-human-africa-un-continente-che-esonda/">&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Un continente che esonda</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2019/07/20/stay-human-africa-un-continente-che-esonda/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Il conflitto dell’Ituri in Congo﻿</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/07/02/stay-human-africa-il-conflitto-dellituri-in-congo%ef%bb%bf/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2019/07/02/stay-human-africa-il-conflitto-dellituri-in-congo%ef%bb%bf/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jul 2019 06:37:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Stay Human Africa]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[africani]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[colonialismo]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto]]></category>
		<category><![CDATA[Congo]]></category>
		<category><![CDATA[continente]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[etnie]]></category>
		<category><![CDATA[genocidio]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[guerracivile]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ospedali]]></category>
		<category><![CDATA[popolazioni]]></category>
		<category><![CDATA[rubrica]]></category>
		<category><![CDATA[scontri]]></category>
		<category><![CDATA[UNHCR]]></category>
		<category><![CDATA[villaggi]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<category><![CDATA[vittime]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=12730</guid>

					<description><![CDATA[<p>I di Veronica Tedeschi Racchiuso in una fetta di terra tra Sud Sudan e Uganda, l’Ituri è una delle regioni più martoriate del Congo che vede da anni duri scontri tra etnie di agricoltori&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/07/02/stay-human-africa-il-conflitto-dellituri-in-congo%ef%bb%bf/">&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Il conflitto dell’Ituri in Congo﻿</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>I</strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="860" height="280" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/conflitto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12731" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/conflitto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 860w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/conflitto-300x98.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/conflitto-768x250.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 860px) 100vw, 860px" /></figure>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Racchiuso in una fetta di terra tra Sud Sudan e Uganda, l’Ituri è una delle regioni più martoriate del Congo che vede da anni duri scontri tra etnie di agricoltori e pastori.</p>



<p>Gli
Hema e i Lendu, quasi a ricordarci i Tutsi e gli Hutu del genocidio
rwandese, sono due etnie congolesi tra le più povere che hanno
iniziato a scontrarsi a causa di una evidente disparità di
trattamento da parte dei coloni belgi (anche in questo caso, come
nella vicenda rwandese). Da questo fatto nacquero disparità di
educazione e benessere tra gli abitanti del posto che proseguirono
anche negli anni successivi, fino ad arrivare ai giorni nostri.</p>



<p>L’Ituri
è una regione del Congo che nacque nel 1999 al di fuori della
tradizionale zona est della Provincia Orientale quando James Kazini,
comandante delle forze dell’UPDF (Uganda People’s Defence Force),
affidò la carica di governatore della nuova provincia ad un Hema.</p>



<p>Questo
fatto, vien da sé, portò ad un violento scontro tra etnie.</p>



<p>20
anni dopo, il conflitto è ancora accesso e il numero di vittime
molto alto, si parla di 50.000 persone rimaste uccise dall’inizio
degli scontri.</p>



<p>La settimana scorsa un nuovo e violento scontro ha portato a quasi 200 vittime Hema (numero ancora da confermare). Le indagini sono ancora in corso e i Lendu si difendono mostrando i molteplici danni che anche la comunità Lendu ha dovuto affrontare.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/militari-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12732" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/militari.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/militari-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/militari-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La
miccia di queste ultime violenze è stata l’uccisione di 4
commercianti Lendu, caduti il 10 giugno scorso. I responsabili non
sono ancora evidenti ma in molti pensano che questo evento sia un
incidente voluto per giustificare il massacro che ne è seguito
(ipotesi ovviamente negata dall’etnia Lendu).</p>



<p>Altra
problematicità strettamente connessa alle lotte in Ituri è la
diretta crescita di immigrati, persone che cercano di scappare dalla
morte per genocidio. Si stima che circa 350.000 persone siano fuggite
dalla violenza, e in molti casi coloro che sono finora tornati stanno
scoprendo che i loro villaggi e le loro case sono stati ridotti in
cenere. Il team UNHCR ha ascoltato numerosi racconti di violenze
barbariche, che includono attacchi di gruppi armati a civili con armi
da fuoco, frecce e machete, interi villaggi rasi al suolo e fattorie
e negozi saccheggiati e danneggiati in modo irreparabile. Le sfide
umanitarie sono enormi, in quanto ospedali, scuole e altre
infrastrutture chiave sono state completamente distrutte. 
</p>



<p>La
comunità Hema chiede indagini internazionali visto il susseguirsi di
massacri, il terzo in due anni: «<em>Perché
gli hema sono vittime di massacri dal 1999?</em>
– si chiede Victor Ngona, portavoce degli Hema -. <em>Perché
la comunità internazionale tace, come se non ci fosse nulla
nell’Ituri? Tutto ciò non è normale. Chiediamo un’indagine
internazionale affinché i responsabili siano assicurati alla
giustizia».</em></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/07/02/stay-human-africa-il-conflitto-dellituri-in-congo%ef%bb%bf/">&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Il conflitto dell’Ituri in Congo﻿</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2019/07/02/stay-human-africa-il-conflitto-dellituri-in-congo%ef%bb%bf/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Un fotografo in Africa, intervista a Fulvio Pettinato</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/12/21/stay-human-africa-un-fotografo-in-africa-intervista-a-fulvio-pettinato/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2018/12/21/stay-human-africa-un-fotografo-in-africa-intervista-a-fulvio-pettinato/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Dec 2018 08:40:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Stay Human Africa]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[bambine]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[foto]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[fotografo]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[immagini]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[ingiustizia]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Kenya]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
		<category><![CDATA[minori]]></category>
		<category><![CDATA[miseria]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[ospitalità]]></category>
		<category><![CDATA[peridirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[popolazione]]></category>
		<category><![CDATA[reportage]]></category>
		<category><![CDATA[rubrica]]></category>
		<category><![CDATA[senegal]]></category>
		<category><![CDATA[sguardo]]></category>
		<category><![CDATA[sorriso]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
		<category><![CDATA[storie]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[villaggi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=11836</guid>

					<description><![CDATA[<p>a cura di Veronica Tedeschi Reporter d’emozione, così si definisce Fulvio che da anni, parallelamente al suo lavoro di fotografo in Italia, ha iniziato a fare dei reportage in Africa, in Senegal e in&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/12/21/stay-human-africa-un-fotografo-in-africa-intervista-a-fulvio-pettinato/">&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Un fotografo in Africa, intervista a Fulvio Pettinato</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>a cura di Veronica Tedeschi</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Kenya-12.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Kenya-12.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="855" class="aligncenter size-full wp-image-11837" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Kenya-12.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Kenya-12-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Kenya-12-768x513.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Kenya-12-1024x684.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p>Reporter d’emozione, così si definisce Fulvio che da anni, parallelamente al suo lavoro di fotografo in Italia, ha iniziato a fare dei reportage in Africa, in Senegal e in Kenya in particolare.<br />
Ha collaborato con diverse associazioni umanitarie attive sui territori come Pro-Senegal, Likoni Yetu, A Step forward Onlus e ha svolto diverse mostre fotografiche dedicate alla vita dei popoli africani e indiani, godendo appieno la vera essenza della miseria e della malattia e provando a rivelare ciò che le nostre TV nazionali non mostrano.<br />
 “Non è facile avere uno stile quando si fanno fotografie che ritraggono un popolo che vive di un&#8217;evidente ingiustizia, in assenza del rispetto per i diritti umani, vittima di un&#8217;esistenza che si può chiamare in molti modi”<br />
Ho deciso di intervistare Fulvio per provare ad entrare nelle sue fotografie ed assaporare l’Africa da un obiettivo.</p>
<p>Da anni sei fotografo di spettacoli di danza e di matrimoni. Cosa ti ha spinto a “spostare l’obiettivo” sull’Africa?</p>
<p>Ho iniziato con gli spettacoli di danza perché ho da subito provato una forte attrazione per la fotografia in movimento, con lo scopo di cogliere il momento più intenso e vero dell&#8217;artista sul palco: tirar fuori le emozioni che trasmette al pubblico e congelarle in una fotografia. La danza mi ha fatto crescere tantissimo tecnicamente, cosi anche la fotografia di “reportage di matrimonio”. Ci tengo a definirla “reportage” perché le fotografie che immortalo raccontano una storia; gli sposi si affidano a me totalmente e questa fiducia mi emoziona e mi dà la forza e l&#8217;ispirazione per rendere ogni racconto diverso dagli altri. </p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-86.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-86.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="854" class="aligncenter size-full wp-image-11838" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-86.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-86-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-86-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-86-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p>Infine L&#8217;Africa&#8230; la scoperta di questo immenso continente nasce da una semplice curiosità. Ho sempre voluto vedere quello che in TV non mostrano; avevo bisogno di raccontare attraverso i miei occhi e la mia sensibilità la vita dei popoli meno fortunati; di vivere i giorni trascorsi in quei luoghi come se fossi uno di loro, dimenticando ogni forma di tecnologia e comodità.<br />
Senegal, il paese della Teranga (ospitalità) e dei mille colori. </p>
<p>Hai vissuto direttamente con i locali senegalesi, nelle loro case. Cosa hai provato?</p>
<p>Si, grazie all&#8217;Associazione Pro-Senegal, che mi ha gentilmente ospitato, alloggiavo in una zona limitrofa del villaggio di Mboro sur Mer, a 10 passi dal mare, dormendo all&#8217;interno di case di legno e paglia e cibandomi solo di quello che le donne senegalesi preparavano. </p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-134.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-134.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="854" class="aligncenter size-full wp-image-11840" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-134.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-134-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-134-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-134-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p>Ho aumentato quella consapevolezza che per tanti anni pensavo di avere in minima parte, scoprendo di averne, forse, troppa.</p>
<p>Qual è la foto più difficile che hai scattato in Kenya?<br />
Dal punto di vista tecnico, tutte le foto sono abbastanza difficili quando si tratta di persone di colore, perché quando si mette a fuoco sul viso, la reflex considera corretta l&#8217;esposizione ma di sfondo si può rischiare di bruciare i bianchi.<br />
Rimanendo lì per poco tempo non potevo aspettare le luci ambientali migliori del giorno; scattavo ogni volta che potevo e spesso mi trovavo di fronte a momenti bellissimi ma con una luminosità non adatta (ad esempio un controluce). Bisogna essere abili e lavorare in manuale. La post-produzione fortunatamente può aiutare al giorno d&#8217;oggi.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-123.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-123.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="855" class="aligncenter size-full wp-image-11839" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-123.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-123-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-123-768x513.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-123-1024x684.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p>C’è qualche foto che avresti voluto fare ma che hai deciso di non scattare per non creare problemi alla comunità o al singolo?</p>
<p>Le donne dei mercati in Africa spesso non si fanno fotografare, cosi anche alcuni uomini pescatori. C&#8217;è chi dice che alcune tribù pensano che la fotografia rubi l&#8217;anima della gente e per questo motivo non vogliono essere riprese, ma non c&#8217;è un nesso con i mercati o i pescatori, visto che al di fuori di queste situazioni non ho mai avuto particolari problemi. Quando percepisco che potrei trovarmi in difficoltà scatto da lontano con un teleobiettivo.</p>
<p>Scattare una foto significa congelare un momento, uno sguardo. Molte tue fotografie ritraggono sguardi e occhi di bambini che hai congelato nella loro felicità e innocenza… raccontaci le tue emozioni.</p>
<p>Le mie emozioni nascono nel momento in cui dal mio oculare mi preparo a congelare il soggetto, nella mia mente giungono domande riferite alla storia di quella persona: “Come ha vissuto fino a quel momento?”, “Dove trova quella forza e quel sorriso per andare avanti nonostante tutto?”. Ed è subito dopo lo scatto che mi rendo conto di aver ricevuto un dono dal soggetto immortalato: l&#8217;onore di essere lì a ricordarlo. I soggetti mi “regalano” l&#8217;attimo che io catturo perché si sono fidati di me, e sono io a doverli ringraziare.<br />
Amo l&#8217;Africa perché in quei luoghi non ho mai conosciuto una persona che prima o poi non mi abbia sorriso.</p>
<p>Per vedere altre fotografie di Fulvio, visita il sito www.fulviopettinato.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/12/21/stay-human-africa-un-fotografo-in-africa-intervista-a-fulvio-pettinato/">&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Un fotografo in Africa, intervista a Fulvio Pettinato</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2018/12/21/stay-human-africa-un-fotografo-in-africa-intervista-a-fulvio-pettinato/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nobel per la Pace a Nadia Murad</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/12/13/nobel-per-la-pace-a-nadia-murad/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2018/12/13/nobel-per-la-pace-a-nadia-murad/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Dec 2018 08:37:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[appello]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attivista]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[crimini]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[discorso]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[IS]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdi]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Medioriente]]></category>
		<category><![CDATA[minoranze]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[NadiaMurad]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite]]></category>
		<category><![CDATA[Nobel]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[peridirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[persecuzione]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[popoli]]></category>
		<category><![CDATA[rapimento]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
		<category><![CDATA[stupri]]></category>
		<category><![CDATA[sunniti]]></category>
		<category><![CDATA[tutela]]></category>
		<category><![CDATA[villaggi]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<category><![CDATA[Yezidi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=11797</guid>

					<description><![CDATA[<p>Consegna del Premio Nobel per la Pace a Nadia Murad (10 dicembre) APM chiede garanzie di sicurezza per Yezidi: comunità di credo non musulmane hanno bisogno di una prospettiva per il futuro in Medio&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/12/13/nobel-per-la-pace-a-nadia-murad/">Nobel per la Pace a Nadia Murad</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Consegna del Premio Nobel per la Pace a Nadia Murad (10 dicembre)<br />
APM chiede garanzie di sicurezza per Yezidi: comunità di credo non<br />
musulmane hanno bisogno di una prospettiva per il futuro in Medio Oriente</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/1544530375236_1544530392.jpg-non_basta_un_nobel_per_la_pace.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11798" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/1544530375236_1544530392.jpg-non_basta_un_nobel_per_la_pace.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="940" height="315" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/1544530375236_1544530392.jpg-non_basta_un_nobel_per_la_pace.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 940w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/1544530375236_1544530392.jpg-non_basta_un_nobel_per_la_pace-300x101.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/1544530375236_1544530392.jpg-non_basta_un_nobel_per_la_pace-768x257.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 940px) 100vw, 940px" /></a></p>
<p>Con davanti agli occhi la tragedia di oltre 3.000 donne e ragazze yezide<br />
rapite nel Nord dell&#8217;Iraq e ancora in mano alla violenza dello Stato<br />
Islamico (IS), l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si è<br />
appellata alle forze politiche dell&#8217;Iraq e della Siria per chiedere<br />
garanzie di sicurezza per gli Yezidi. Il Premio Nobel per la Pace alla<br />
yezida Nadia Murad deve essere inteso come una richiesta d&#8217;azione per i<br />
governi e le opposizioni di questi due paesi affinché le comunità<br />
religiose non musulmane vengano tutelate in modo efficace da ulteriori<br />
aggressioni. Parte integrante della tutela è anche la persecuzione<br />
legale dei responsabili dei crimini contro l&#8217;umanità commessi contro gli<br />
Yezidi nella regione del Sinjar nel nord dell&#8217;Iraq.</p>
<p>Finché i sunniti radicali e i simpatizzanti dell&#8217;IS nell&#8217;Iraq del Nord e<br />
nella vicina Siria possono continuare ad agire in modo indisturbato, gli<br />
Yezidi della regione non vedono alcuna prospettiva per un futuro in<br />
Medio Oriente. Secondo l&#8217;APM, si tratta di impedire che l&#8217;Islam venga<br />
strumentalizzato per motivi politici e per perseguire e cacciare con<br />
violenza chi ha un credo diverso.</p>
<p>Dopo i gravi crimini contro l&#8217;umanità commessi nel Sinjar molti Yezidi<br />
hanno completamente perso la fiducia nelle forze di sicurezza sia del<br />
governo centrale iracheno sia del governo autonomo del Kurdistan e per<br />
questo motivo non vogliono tornare nei loro villaggi. Almeno 280.000 dei<br />
430.000 Yezidi che sono dovuti fuggire dagli attacchi dell&#8217;IS vivono<br />
tuttora in campi provvisori nel Kurdistan iracheno. Affinché essi<br />
restino in Iraq, il governo dovrebbe concedere loro l&#8217;autonomia nella<br />
principale regione di insediamento degli Yezidi in modo che possano,<br />
sotto la tutela del governo centrale e del governo kurdo, programmare da<br />
sé la ricostruzione e il proprio futuro.</p>
<p>Nell&#8217;estate del 2014 l&#8217;IS aveva attaccato i villaggi yezidi nel Sinjar.<br />
Secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite, durante gli attacchi sono<br />
state uccise circa 5.000 persone e molte più sono state rapite. Tra le<br />
persone rapite ci sono più di 5.000 donne e ragazze che sono state<br />
stuprate, sposate con la forza a militanti dell&#8217;IS o vendute in veri e<br />
propri mercati degli schiavi. Finora solamente 40.000 Yezidi sono<br />
tornati nel Sinjar. Dopo i combattimenti contro l&#8217;IS, la regione è<br />
completamente distrutta.</p>
<p><a href="https://www.vanityfair.it/news/diritti/2018/12/10/nobel-pace-nadia-murad-yazidi-isis-guerra?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.vanityfair.it/news/diritti/2018/12/10/nobel-pace-nadia-murad-yazidi-isis-guerra?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/12/13/nobel-per-la-pace-a-nadia-murad/">Nobel per la Pace a Nadia Murad</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2018/12/13/nobel-per-la-pace-a-nadia-murad/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
