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		<title>&#8220;Chi getta semi al vento farà fiorire il cielo&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Dec 2023 14:36:39 +0000</pubDate>
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<p>di Barbara Raccuglia</p>



<p></p>



<p>Un tintinnio arrabbiato liberato al cielo e che avanza per le strade del mondo.&nbsp; Chi usa un mazzo di chiavi. Chi usa la voce. Pentole fischietti e tamburi. Qualsiasi cosa pur di fare rumore, pur di farsi sentire&#8230; Per dare voce a tutte quelle donne e bambine, che insieme a Giulia Cecchettin, sono state brutalmente uccise da una cultura patriarcale e maschilista, storicamente radicata in troppi uomini  e in alcune donne.&nbsp;Le donne vengono spesso descritte come vittime. Questo è vero, ma non dobbiamo dimenticare che siamo anche tra i principali agenti del cambiamento nelle società. Un nome a caso? Rosa Parks.&nbsp;Decise e determinate nel conquistare insieme agli uomini uno spazio neutro dove una nuova concezione di essere sociale possa nascere e svilupparsi. Come Vida Movahed,&nbsp;<em>&nbsp;la ragazza di via della rivoluzione,</em>&nbsp;che nel 2017, si è tolta il velo e lo ha sventolato come una bandiera bianca, in una strada centrale di Teheran, ma ad oggi ancora in carcere, con l&#8217;accusa di incoraggiamento alla prostituzione.<br>Eravamo in tante e in tanti alla manifestazione del 25 novembre a Milano, organizzata dal movimento &#8221; Non una di meno&#8221;. A commuovermi è quasi sempre la vivace partecipazione maschile; a seguito del tragico fatto di Giulia, diverse migliaia di persone in vesti viola sono scese in piazza anche in Francia per condannare la violenza contro le donne. Scarpe rosse e bandiere tricolori anche a&nbsp;New York dove due ragazze italiane, in collaborazione con Italian Women USA Community, si sono date appuntamento in Times Square per manifestare un segnale di forte vicinanza con la famiglia Cecchettin e l&#8217;Italia. A Roma, anche Fiorella Mannoia, Malika Ayane, Noemi, Luca Zingaretti, Ferzan Ozpetec&nbsp;insieme ai 500 000&nbsp;manifestanti. A Istanbul tentano un corteo, purtroppo bloccato dalla polizia in tenuta antisommossa; 2 mila in corteo a Madrid, con i ministri del partito socialista. Non mancano le polemiche a Genova, contro l&#8217;idea di attuare corsi di autodifesa, dove si urla la  necessità di educazione e prevenzione. A Roma partecipa anche il presidente Mattarella, con il suo discorso: &#8221; Dietro alle violenze verso le donne, il fallimento della società&#8221;; A Palermo un coro di 80 donne che cantano in dialetto siciliano la &#8220;ninna nanna di tutte le matri&#8221;; In Brasile una fila di scarpe con nomi di donne sulla spiaggia di Copacabana a Rio. Cortei in Bulgaria, Turchia, Cile e Guatemala.T ante le camminate arrabbiate, anche a Messina, Parma, Ravenna, Viareggio, Trieste, Udine. A Rimini sfilano in 5 mila con 106 palloncini rossi.15 mila a Torino. In 30 mila&nbsp;ci arrabbiamo da Largo Cairoli fino in Duomo, a Milano.<br>&#8221;&nbsp;<em>Quando esco voglio essere libera, e non coraggiosa</em>.&#8221; Recita uno dei tanti cartelli, che faccio anche mio.<br>Sono tante le donne che si sono rispecchiate nella storia di Giulia Cecchettin, e grazie alla diffusione dei suoi messaggi vocali, sempre più donne stanno prendendo consapevolezza di ritrovarsi in qualche modo vittime di atteggiamenti manipolatori e aggressivi. Lo affermano i centri antiviolenza che hanno visto in questi giorni l&#8217;intensificarsi di segnalazioni.</p>



<p>Perchè è stato scelto proprio il 25 novembre come giornata mondiale contro i femminicidi e la violenza sulle donne? Per la storia di tre sorelle, Minerva e Maria Teresa Mirabal, che in data 25 novembre 1960 sono state violentate, seviziate e barbaramente uccise su ordine del dittatore Rafael Leonida Trujillo, nella Repubblica Dominicana. Le coraggiose <em>LAS MARIPOSAS</em> (Le Farfalle), nome in codice da loro usato, per le loro battaglie in nome della libertà e in opposizione al regime sanguinario e maschilista. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/mari.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="660" height="370" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/mari.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17304" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/mari.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 660w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/mari-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /></a></figure>



<p>L&#8217;uccisione delle tre sorelle Mirabal, contrariamente alle previsioni del dittatore, scosse le coscienze e Las Mariposas divennero un simbolo di forza e di resistenza. Nel 1980 durante il primo Incontro Internazionale Femminista in Colombia, la Repubblica Domenicana propose come emblema della violenza contro le donne il triplice assassinio delle sorelle Mirabal. Nel 1999 l&#8217;assemblea generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione 54/134, ha designato il 25 novembre come Giornata Internazionale per l&#8217;eliminazione della violenza contro le donne, in onore de Las Mariposas.</p>



<p><br>Se domani non rispondo alle tue telefonate, mamma.<br>Se non ti dico che torno per cena.<br>Se domani, mami, vedi che il taxi non arriva.<br>Può darsi che io sia avvolta nelle lenzuola di un albergo,<br>su una strada, o in un sacco nero (Mara, Micaela, Majo, Mariana).<br>Può darsi che sia in una valigia o abbandonata su una spiaggia (Emily, Shirley).<br>Non spaventarti, mamma, se vedi che mi hanno pugnalata (Luz Marina).<br>Non urlare se vedi che mi hanno trascinata (Arlette).<br>Mammina, non piangere se ti dicono che mi hanno impalata (Lucía).<br>Ti diranno che sono stata io, che non ho urlato,<br>che erano i miei vestiti, che era l’alcol nel mio sangue.<br>Ti diranno che è stato per l’orario, perché ero da sola.<br>Che quello psicopatico del mio ex aveva dei motivi,<br>che lo avevo tradito, che ero una puttana.</p>



<p>Ti diranno che ho vissuto, mamma,<br>che mi ero permessa di volare troppo in alto in un mondo senz’aria.<br>Ti giuro, mamma, che sono morta combattendo.<br>Ti giuro, cara mamma, che ho urlato davvero forte mentre volavo.<br>Si ricorderà di me, ma’, saprà che sarò stata io a rovinarlo,<br>quando mi riconoscerà nel volto di tutte quelle che gli urleranno contro il mio nome.<br>Perché so, mamma, che tu non ti arrenderai.<br>Però, per quanto tu possa volerlo fare, non imbrigliare mia sorella.<br>Non rinchiudere le mie cugine, non vietare niente alle tue nipoti.<br>Non è colpa loro, mamma, così come non è stata nemmeno colpa mia.<br>Sono loro, saranno sempre loro, gli uomini.<br>Lotta per le loro ali, visto che le mie me le hanno tagliate.<br>Lotta perché siano libere e possano volare più in alto di me.<br>Combatti perché possano urlare più forte di me.<br>Perché possano vivere senza paura, mamma, proprio come ho fatto io.<br>Mammina, non piangere sulle mie ceneri.<br>Se domani sono io, mamma,<br>se domani non torno, distruggi tutto.<br>Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima.</p>



<p>{Cristina Torres-Cáceres — Se domani non torno}. <strong><em>A Giulia</em></strong>.<br>* Nel titolo una poesia di Ivan&nbsp;<a href="http://www.i-v-a-n.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.i-v-a-n.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Mi chiamo Donna e sono salva</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Nov 2023 09:18:54 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Antonella Cinquemani</p>



<p>Mi chiamo Antonella ho 43 anni e sono felice perché sono salva.<br>Le decisioni della mia vita hanno le caratteristiche di chi, fin da giovane, lotta per essere indipendente e non avere paura.<br>Tra lavori sottopagati, tentativi di manipolarmi e un esposto a chi aveva deciso che non potevo dire un no.<br>Sono un&#8217;insegnante, entrando in classe pensi sempre a prendere per mano i bambini e guidarli nella conoscenza del mondo,<br>nel migliore dei modi possibile affinchè siano pronti e sicuri.<br>Prepararli a godere delle cose belle, a mantenere viva la curiosità e a non arrendersi quando le cose si fanno difficili credendo in se stessi e affrontando le sfide.<br>Ma c&#8217;è una parte del mondo troppo difficile da spiegare,<br>Dove le principesse non girano serene nei boschi a raccogliere fiori, ma nemmeno prendono il treno ed escono la sera canticchiando tranquille.<br>Un giorno, sempre se non lo stanno già vedendo nella loro famiglia, dovranno affrontare la realtà non importa quanti sacrifici abbiano fatto: dottoresse, insegnanti, madri, con problemi economici o benestanti, in salute o con malattie e non<br>importa in quale posto del mondo siano, dovranno stare sempre attente in quanto donne e anche così putroppo potrebbe non bastare.<br>La mentalità, un&#8217;interpretazione errata della religione, un rifiuto, un problema psicologico o economico e l&#8217;incubo può avere inizio.<br>Sotto forma di discriminazione, di violenza, di persecuzione, coercizione un uomo inizierà a tenerle in pugno e si ritroveranno costrette a lottare per la loro vita.<br>Sempre se ne avranno e sempre qualcuno sentirà il loro grido.<br>Per non parlare poi del fatto che, se mai mostreranno le loro debolezze, se mai si fideranno di un uomo in intimità, li&#8217; avranno sbagliato di grosso: potranno infatti essere vittime di ricatti.<br>Invece se faranno le cose “per bene” e si sposeranno, allora saranno premiate ma questo non esclude che, un giorno, il il marito non decida che è il momento della loro fine.<br>Una vita di “se e ma”, quella di noi donne. E quanti nomi ci vengono in mente: Giulia Donato, Martina<br>Scialdone, Oriana Brunelli, Teresa Di Tondo, Alina Cristina Cozac,Yana Malayko, Melina Marino,<br>Santa Castorina,Iulia Astafieya, Sara Ruschi,Danjela Neza, Annalisa D&#8217;Auria&#8230;<br>Nomi che vediamo, come una carrellata di fronte ai nostri occhi, scorrere in ricordo di quanto sia brutale la violenza sulle donne.<br>Dolore e delusione è la sensazione che lasciano.<br>Dolore di non potere più vedere i loro sorrisi, dolore di chi avrebbe voluto tenerle tra le braccia proteggerle e non ha potuto.<br>E si sentono nell&#8217;aria i “perchè?” cosa l&#8217;ha spinto a fare tanto male.<br>Non esiste una risposta perchè nulla potrà mai giustificare.<br>Allora ci rendiamo conto di quanto siamo ancora lontane dall&#8217;essere libere.<br>Realizziamo che urliamo e non veniamo ascoltate e che l&#8217;urlo deve essere più forte.<br>La paura deve essere rimandata al mittente, a chi ogni giorno vuole farcela provare.  La paura: ferire<br>intimorire, rendere insicure noi donne.<br>La donna è debole solo fin quando crede di esserlo poi si rialza, inizia a combattere e vede la realtà: debolezza e insicurezza erano ciò che spingevano il suo carnefice a farle del male, a umiliarla  e<br>allora nasce sempre più il desiderio di mostrargli ,invece quanto può essere forte anche lei. A volte con successo, a volte con la triste tragedia come finale. Eppure vediamo vere eroine che lottano seppur consapevoli dei rischi, ma non più sono disposte a subire.<br>Per tutto questo è urgente urlare ..Sono Antonella, ho 43 anni e sono salva…Urlare anche per coloro che sono state uccise, perché vorrebbero tanto farlo ma purtroppo non possono più.<br>Sono Giulia ho scoperto bugie e tradimenti, ma sono salva,<br>Sono Annalisa avevo un compagno geloso ma sono salva&#8230;<br>Dire che non scendano le lacrime solo a scriverlo, è impossibile.<br>In questa giornata non smettiamo di ricordare, di parlare, di combattere affinchè un giorno, spiegando il mondo ad una bambina, potremmo dirle che è al sicuro.</p>



<p></p>



<p>NUMERO EMERGENZA VIOLENZA DONNE: 1522</p>



<p>GESTO PER CHIEDERE AIUTO:  </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/s.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="656" height="427" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/s.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17294" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/s.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 656w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/s-300x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /></a></figure>
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		<title>Non è amore, non è colpa tua</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Nov 2023 08:56:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i diritti umani aderisce e partecipa. Una piazza aperta per gridare tutt* insieme che dobbiamo fermare il patriarcato. Che le donne ammazzate dall&#8217;inizio dell&#8217;anno sono troppe e sono sulle coscienze di tutt*.Per&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/pat.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="379" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/pat-1024x379.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17286" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/pat-1024x379.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/pat-300x111.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/pat-768x284.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/pat.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1459w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><strong>Associazione Per i diritti umani</strong> aderisce e partecipa.</p>



<p>Una piazza aperta per gridare tutt* insieme che dobbiamo fermare il patriarcato. Che le donne ammazzate dall&#8217;inizio dell&#8217;anno sono troppe e sono sulle coscienze di tutt*.Per cambiare la società maschilista in cui viviamo per un domani che sia di tutte.*Indossate qualcosa di rosso in ricordo di Giulia Cecchettin, di Rita Talamelli e di tutte le altre vittime di femminicidio.</p>



<p>*Se vuoi aderire con la tua associazione compila il form <a href="https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fforms.gle%2F1J7bXXztNbW2ELLu7%3Ffbclid%3DIwAR3V8vGWwO9cvM13-4cEefo5v_EfsIJNEXET2rV5rf8VggI3cs5ju69IIJ0&amp;h=AT3ARQil0R-OvGo6HE5_mytvT4Qq9xbz-nNd0wSbBegrNfOlrMNhdAd-BKZDEHZxNnYYhBRGhH8Iv1KeFexpdTsU2-E1azG3lNHpX2Hb0TmOehxGIE8c64VQYGq7w7LXArPf&amp;__tn__=q&amp;c[0]=AT0NeXZDPoZmv1qen4CbE0YyYmbinkNmM2iqgIR2R40p5YkIJaGP5H5wq3BrNoixRYrcy07h8fzXpZAJMLo68QVMH3PiepW_7nMN3WIdFsi57KerLzUuxQI-vOSmAXcqdq2d7sHYbudGcO50DjQvhhRkRlAX&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://forms.gle/1J7bXXztNbW2ELLu7?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/man.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="379" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/man-1024x379.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17287" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/man-1024x379.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/man-300x111.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/man-768x284.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/man.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>LISTA DELLE REALTA&#8217; ADERENTI 22/11 ore 12.30</p>



<p>Acli Milano<br>Anpi Milano<br>Arci Milano<br>Associazione da donna a donna sesto san Giovanni<br>Associazione Donne EVA Aps<br>Associazione Donne In<br>Associazione Enzo Tortora Radicali Milano<br>Associazione l&#8217;incontro Cesano Boscone<br>Associazione Lisolachenonc’è Peschiera Borromeo<br>Associazione Per i Diritti umani<br>Associazione Ventimila Leghe<br>Associazione Vite Intorno<br>Astronove<br>Auser Peschiera Borromeo<br>Azione Milano<br>Casa Comune<br>Casa delle donne di Treviglio<br>Centro Ambrosiano di Solidarietà<br>Centro antiviolenza Aiuto Donna Bergamo<br>CGIL Milano<br>Circolo donne Sibilla Aleramo<br>Comitato Cortili Solidali<br>Comitato La voce degli alberi Peschiera Borromeo<br>Consiglio Regionale Ordine Assistenti Sociali della Lombardia<br>CSA Silvia Baldina<br>DergaNOborders<br>Diapason Cooperativa sociale<br>Direfaredare aps<br>Donne Democratiche Milano Metropolitana<br>Donne in Rete<br>Equality &#8211; diritto di tutti i giorni<br>Europaverde -Verdi Milano<br>FARE X BENE<br>Fondazione Arché<br>Fondo Zanetti<br>Giovani Democratici Milano<br>I sentinelli di Milano�<br>Italia Viva Milano Metropołitana<br>Lato D<br>Libere di Abortire<br>Lista Beppe Sala Sindaco<br>Mama Chat associazione<br>Meraki &#8211; desideri culturali<br>Milano Prossima<br>MINIMA THEATRALIA<br>Molce Atelier &#8211; La sartoria che cura ETS<br>Movimento 5 Stelle Lombardia<br>Nuovo Armenia<br>Ordine psicologi Lombardia<br>Partito Democratico Milano Metropolitana<br>Partito Democratico Lombardia<br>Più Europa Milano<br>PROGETTO NANA&#8217;,LE DONNE PER LE DONNE<br>Promise APS<br>Radicali Milano<br>Radio Popolare<br>Scuola mamme<br>Sindacato SGB<br>Sinistra Italiana Milano<br>Soleterre &#8211; Strategie di Pace<br>SpazioCinema<br>Spazio Aperto Servizi<br>Volt Europa<br>UniSì &#8211; Uniti a Sinistra<br>WikiMafia</p>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;. Giustizia, di Eltjon Bida</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2023 08:18:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto Car*tutt*, oggi vi proponiamo la recensione dell&#8217;ultimo lavoro dello scrittore Eltjon Bida che ringraziamo anche per le risposte all&#8217;intervista a seguire. Maria è giovane e molto credente. Silvano è più grande&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/Giustizia-di-Eltjon-Bida.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="666" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/Giustizia-di-Eltjon-Bida-666x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16887" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/Giustizia-di-Eltjon-Bida-666x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 666w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/Giustizia-di-Eltjon-Bida-195x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 195w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/Giustizia-di-Eltjon-Bida-768x1181.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/Giustizia-di-Eltjon-Bida-999x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 999w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/Giustizia-di-Eltjon-Bida.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w" sizes="(max-width: 666px) 100vw, 666px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Di Alessandra Montesanto</p>



<p>Car*tutt*, oggi vi proponiamo la recensione dell&#8217;ultimo lavoro dello scrittore Eltjon Bida che ringraziamo anche per le risposte all&#8217;intervista a seguire.</p>



<p></p>



<p>Maria è giovane e molto credente. Silvano è più grande di età ed è un uomo rabbioso. Lei la vittima, lui il carnefice e intorno a loro molti altri personaggi che si spostano, in particolare, tra Milano e Como, in quel nord spesso freddo e scostante, ma a volte anche capace di solidarietà (due avvocati, altri due uomini…). E poi una fabbrica in cui vengono effettuati alcuni furti.</p>



<p>Stiamo parlando dei personaggi del romanzo di Eltjon Bida, intitolato “Giustizia” e edito da Pubme. Eltjon Bida è autore di origini albanesi, meneghino di adozione che, in quest’ultimo lavoro, intreccia molte storie in un testo corale di genere noir.</p>



<p>Grazie a una scrittura molto naturale, il lettore è accompagnato tra le strade e le piazze del capoluogo lombardo, tra i palazzi più centrali e le periferie, per abbracciare le vicende di persone alla ricerca di un luogo fisico o di un luogo interiore. Alcuni sono disperati, altri tormentati, i più: in particolare operai o senzatetto (questi ultimi nascondono un segreto nel ricco intreccio narrativo), ladri e criminali. Perché sì, colui o coloro che usano la violenza, fisica o psicologica sulle donne, sono criminali.</p>



<p>Il filo conduttore del libro è proprio il tema della violenza di genere: non solo Maria &#8211; il nome, non a caso, della Madre di Gesù &#8211; ma anche la giornalista che segue il caso ne sono vittime. Si tratta di un fenomeno sociale, purtroppo, trasversale che non considera l’età, lo status, la provenienza delle donne colpite.</p>



<p>Non tutti gli esseri maschili, però, sono colpevoli: esistono per fortuna anche mariti che amano le proprie mogli, come Stefano; oppure uomini che tentano di tutelare i diritti umani con l’impegno professionale. E poi è importante la rete amicale, la condivisione dei problemi, delle paure: solo così il carico è sostenibile e superabile. Forse le istituzioni dovrebbero essere più presenti, forse non sono sufficienti le misure di sicurezza oggi in atto in Italia. Tutte considerazioni che si evincono dalla lettura del testo e che non vengono esposte come una denuncia diretta, ma grazie alla delicatezza e alla bravura dello scrittore nell&#8217;identificarsi con entrambi le persone, con chi ha mantenuto la propria umanità &#8211; nonostante il disagio e le difficoltà dell&#8217;esistenza &#8211; e, a volte, anche con chi l&#8217;ha perduta.</p>



<p>Il romanzo si intitola <em>Giustizia, </em>non <em>vendetta</em>, ed è un appello per una giustizia sociale, che parte dalle relazioni che devono tornare ad essere sane in un contesto politico e comunitario che si prenda cura di ogni cittadina e cittadino perchè questa sarebbe la forma maggiormente utile di prevenzione ad ogni forma di violenza.</p>



<p><strong>Da dove trae il suo interesse per le “vittime” di un sistema (che sia sociale, economico o politico)?</strong></p>



<p>L’interesse è nato dalla storia di una mia ex collega di lavoro. Lei si era separata dal marito, ma prima della separazione aveva dovuto subire di cotte e di crude. Lui la picchiava, la violentava, la maltrattava, e lei non aveva voce su niente. Ogniqualvolta che lei provava a farlo ragionare, finiva col subire un pugno o uno schiaffo in faccia. Lui l’aveva minacciata che se facesse parola con qualcuno, l’avrebbe ammazzata. Dunque questa povera donna era diventata una prigioniera tra le mura di casa sua, o meglio, una schiava di suo marito.La sua storia a me aveva scioccato, sconvolto e così ho deciso di scrivere di Maria, prendendo spunto proprio da quella della mia ex collega.</p>



<p><strong>Perché hai sentito l’urgenza di affrontare il tema della violenza di genere?</strong></p>



<p>In Italia i dati Istat mostrano che il 32 % delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. E le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner o ex partner. Violenze subite quasi sempre tra le mura domestiche. Dunque questi numeri parlano da soli. Sono notizie che riceviamo dai media, ma, prova ad immaginare quanto queste violenze succedono in realtà! Non possiamo accettare che nel 2023 si assista a questa strage senza fare qualcosa, quindi ho deciso di scrivere Giustizia nella speranza di sensibilizzare la gente a questo fenomeno. È ora di dire basta.</p>



<p><strong>Come si è sentito, da uomo e scrittore, nello scrivere di esperienze vissute da donne?</strong></p>



<p>Come uomo mi sono sentito un bugiardo nel descrivere Silvano, in quanto io sono simile al personaggio, Stefano:)Ho fatto delle ricerche e ho chiesto su come si sono sentite alcune donne nei panni di Maria…E spesso ero anche con il cuore a pezzi nel descrivere le donne che subiscono e non hanno la forza, il coraggio e l’appoggio di farsi avanti e denunciare. Come scrittore, come ho detto prima, ho fatto tante ricerche, e ahimè, lo scrittore deve far tesoro anche della sua immaginazione. Lo scrittore deve avere un’immaginazione a 360 gradi. Dunque, quando la storia c’è, bisogna metterla giù.</p>



<p></p>



<p><strong>116.016 è il numero per le donne vittime di violenza che, dal prossimo aprile, sarà attivo in tutta Europa. sarà possibile chiamare da questo stesso recapito da ogni Paese UE per consulenza e sostegno.</strong></p>
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		<title>Violenza di genere: solo il 27% delle donne ha intrapreso un percorso giudiziale, civile o penale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2022 10:29:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Da La27esimaora.corriere.it) di Francesca Visentin Denunce per abusi e violenza che si trasformano in processi contro le donne che hanno denunciato. Sentenze che penalizzano le donne, finiscono con allontanare i figli dalla madre o addirittura per&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(Da La27esimaora.corriere.it)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/donne.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="593" height="443" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/donne.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16753" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/donne.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 593w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/donne-300x224.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 593px) 100vw, 593px" /></a></figure></div>



<p></p>



<p>di Francesca Visentin</p>



<p></p>



<p>Denunce per abusi e violenza che si trasformano in processi contro le donne che hanno denunciato. Sentenze che penalizzano le donne, finiscono con <a href="https://27esimaora.corriere.it/22_maggio_18/vittimizzazione-secondaria-violenza-donne-ricade-figli-1ef99b3e-d6ad-11ec-a70e-c4b6ac55d57f.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss">allontanare i figli dalla madre</a> o addirittura per affidarli al padre violento. Ctu farlocche utilizzate dai violenti come strumento per vendicarsi e sottrarre i figli alle donne che li hanno denunciati.</p>



<p>Una storia che si ripete. Al punto che le donne sopravvissute alla violenza dichiarano di <strong>non avere fiducia </strong>nei tribunali, nelle forze dell’ordine e nei servizi sociali. Il quadro è chiaro, emerge dall’indagine presentata a Verona nell’evento La parola delle donne da 37 centri antiviolenza del circuito nazionale D.i.Re, Donne in Rete contro la violenza (82 organizzazioni in Italia tra Centri e Case rifugio, che sostengono ogni anno 20mila donne). L’indagine ha analizzato i casi di 5.740 donne, <strong>solo il 27% di loro</strong>, proprio per la sfiducia nei tribunali, <strong>ha intrapreso un percorso giudiziale, civile o penale</strong>. E tra le istituzioni segnalate come più vittimizzanti e meno tutelanti nelle varie fasi del percorso di uscita delle donne dalla violenza, ci sono i servizi socio-sanitari, i consulenti tecnici d’ufficio, le forze dell’ordine e i tribunali.  </p>



<p>Per questo Donne in Rete avvierà un&nbsp;<strong>Osservatorio sulla vittimizzazione secondaria&nbsp;</strong>e sta portando avanti una ricerca statistica proprio sul tema, che sarà ultimata nel 2024. Intanto, un gruppo di lavoro controllerà e evidenzierà le buone pratiche che aiutano a contrastare la vittimizzazione istituzionale e secondaria. E agirà in modo tempestivo per un cambiamento culturale concreto sia del linguaggio, che dell’approccio delle istituzioni alla violenza maschile sulle donne.</p>



<p>A Verona D.i.Re &nbsp;Donne in Rete contro la violenza, &nbsp;ha approfondito il tema della vittimizzazione istituzionale e secondaria partendo proprio dalla sfiducia delle donne nelle istituzioni.&nbsp; La città non è stata scelta a caso, &nbsp;Verona è diventata simbolo dell’immensa manifestazione (tre anni fa) che i movimenti delle donne avevano fortemente voluto per&nbsp;<strong>rispondere al patriarcato del Family Day</strong>. &nbsp;</p>



<p>«Il quadro che emerge dalla nostra indagine, non è per nulla rassicurante: siamo ancora molto&nbsp;<strong>lontane dal considerare le istituzioni come alleate&nbsp;</strong>nel contrasto alla violenza maschile sulle donne – sottolinea Antonella Veltri, presidente D.i.Re Donne in Rete contro la violenza &#8211; .&nbsp; Sono pochi i casi affrontati con la correttezza adeguata e con la giusta consapevolezza, approfondendo la conoscenza di un fenomeno su cui ormai esiste moltissima letteratura e per il quale l’ignoranza e la superficialità non sono più consentite». &nbsp;</p>



<p>Raffaele Sdino, presidente della sezione famiglia del Tribunale di Napoli ha fatto notare: «Perché una donna che subisce violenza&nbsp;<strong>non deve essere libera&nbsp;</strong><strong>di esprimere la sua rabbia?</strong>&nbsp;Perché dovrebbe essere collaborativa con le istituzioni che non la ascoltano? Dobbiamo imparare a conoscere la violenza e le sue conseguenze». &nbsp;</p>



<p>La responsabilità di stereotipi nei tribunali, ignoranza e impreparazione di giudici, avvocati e magistrati è stata più volte denunciata dalla giudice Paola Di Nicola Travaglini, consigliera di Cassazione, che continua a chiedere a gran voce «<strong>formazione obbligatoria per&nbsp;</strong>magistratura, forze di polizia e corsi continuativi dall’asilo per bambine e bambine, in modo da sradicare gli stereotipi culturali che sono alla base della violenza».</p>



<p>Anche recentemente a Bookcity a Milano la giudice Di Nicola Travaglini ha messo in guardia: «Attenzione&nbsp;<strong>alle narrazioni stereotipate e deformanti&nbsp;</strong>che tirano in ballo i sentimenti. Un uomo&nbsp;<a href="https://27esimaora.corriere.it/22_novembre_23/Violenza%20di%20genere:solo%20il%2027%%20delle%20donne%20ha%20intrapreso%20un%20percorso%20giudiziale,%20civile%20o%20penale?utm_source=rss&utm_medium=rss">che uccide una donna</a>&nbsp;non la uccide perché è innamorato, ma perché non tollera la libertà di quella donna, l’espressione dei suoi talenti e del suo potere decisionale. Una libertà che&nbsp;<strong>mette in crisi un sistema patriarcale globale millenario</strong>. I femminicidi sono paragonabili ai delitti per mafia e vanno letti con le lenti di genere: solo riconoscendo il&nbsp;<strong>carattere sistemico</strong>&nbsp;della violenza contro le donne possiamo comprendere e giudicare correttamente questo tragico fenomeno».</p>
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