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	<title>virus Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>ASA: 40 anni di lotta contro l&#8217;HIV</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 09:07:44 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p><br>Oggi è la giornata mondiale contro l&#8217;Hiv e cosí ho di deciso di presentarvi ASA (Associazione Solidarietà Hiv). Sono venuto in contatto con questa realtà grazie al mio padre putativo Gianni e insieme abbiamo collaborato al mercatino dell&#8217;associazione per un po&#8217; di tempo. ASA opera sul territorio milanese da 1985 e alcune delle sue principali attività sono:</p>



<ul><li>Centralino informativo </li><li>Counseling telefonico e vis-à-vis</li><li>Assistenza psicologica specialistica e individuale </li><li>Hiv a quattrocchi: serate informative per persone con hiv, tenute da persone con hiv</li><li>Mercatino (BASAr) a cadenza mensile di raccolta fondi</li><li>Corsi di yoga</li><li>Omniateca: centro multimediale di documentazione (riviste italiane e straniere, opuscoli, manifesti e foto).<br>Tra le attività ci sono anche giornate di test rapidi hivy, sifilide, epatite C, in sede e all&#8217;esterno (locali, luoghi di aggregazione).<br>Intervisto ora, il presidente dell&#8217;associazione, ovvero l&#8217;infettivologo Massimo Cernuschi. <br>Puoi dirci qualcosa circa la diffusione del virus ad oggi?<br>L&#8217;amministrazione Trump col taglio dei finanziamenti al Welfare ha portato ad un blocco delle di  politiche di sostegno al trattamento e alla prevenzione del virus  soprattutto nell&#8217;Africa subsariana e nell&#8217;Europa dell&#8217;Est. <br>Il dato più preoccupante, per quanto riguarda l&#8217;Italia, riguarda il continuo aumento delle persone a cui viene diagnosticata tardivamente l’infezione da HIV (con bassi CD4 o in AIDS), nel caso specifico, si tratta soprattutto di maschi eterosessuali.<br>Parlaci della Prep…<br>In Italia la Prep è solo in compresse, esistono da poco ma non ancora registrate le soluzioni iniettabili da prendere ogni 2/6 mesi. La prep è più efficace del profilattico, l&#8217;unico rischio è rappresentato dal non seguire le incazioni dei medici per questo le iniezioni sarebbero una soluzione migliore. <br>Estiste anche la Doxy Pep per le infezioni batteriche a trasmissione sessuale che consiste in un  antibiotico da prendere entro 72 ore dal rapporto a rischio. <br>Come trattano i media il tema dell&#8217;Hiv?<br>Si scrive solamente dei casi eclatanti; per esempio di coloro che vengono denunciati per non aver informato della propria  positività, spesso dimenticandosi di specificare che si tratta di persone in cura, da anni, con farmaci antiretrovirali.<br>ASA ha seguito un progetto dell&#8217;oms per formazione dei giornalisti che si è rivelato un insuccesso in quanto a partecipazione. Generalmente in occasione della giornata contro l&#8217;Hiv i giornali cercano sempre storie strappalacrime, quindi non si vuole davvero informare le persone sul questo tema.<br>Aggiungo che purtroppo non si fa campagna sul tema U=U perciò lo stigma verso le persone sieropositive resta, così come la paura del contagio. Le istituzioni per prime, tramite gli organi di stampa, non fanno passare il messaggio che attualmente chi ha il virus dell&#8217;hiv prende semplicemente una pillola al giorno.<br>Che impatto emotivo ha oggi lo scoprire di aver contratto il viris?<br>Lo stigma è ancora fortemente presente soprattutto nelle piccole realtà di provincia e questa spaventa e condiziona ancora molto soprattutto i persone con hiv. Ringrazio Massimo della disponibilità e vi invito ad a dare un occhio al sito di ASA anche per avere risposta alle varie domande sull&#8217;argomento trattato e per conoscere di più sull&#8217;associazione. </li><li>ASA ONLUS MILANO &#8211; Home Asa</li></ul>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. HIV: dati incoraggianti</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Dec 2023 10:39:57 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p><br>Il primo dicembre è la giornata mondiale per la lotta contro l&#8217;HIV, ma questo è solo uno dei motivi che mi porta a parlare di questo virus.<br>E&#8217; ancora viva l&#8217;attenzione su questo tema? La situazione in Africa è immutata? L&#8217;Iss riferisce che quest&#8217;anno, in Italia, tra gli over 50, la quota delle diagnosi tardive (con una situazione immunitaria compromessa) arriva all&#8217;80%. Alla luce del dato appena fornito, non possiamo di certo affermare che colpisca solo ragazzi disattenti e disinformati.<br>L&#8217;Africa, però è ancora il Paese più colpito dalla pandemia di HIV.<br>L&#8217;origine del virus non è del tutto chiara. Ha compiuto un salto di specie dai primati all&#8217;uomo e secondo alcuni epidemiologi si è inizialmente diffusa, nei primi del &#8216;900, nelle metropoli coloniali africane come il Congo, a seguito dei processi di inurbamento e di concentrazione della popolazione.<br>La scarsa resistenza dell&#8217;HIV rende poco accreditata l&#8217;ipotesi secondo cui l&#8217;uso di siringhe non sterili abbia contribuito alla diffusione del virus.<br>E&#8217; decisamente più probabile che ci sia una correlazione tra i piani di aggiustamento strutturale imposti dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario internazionale e la pandemia. I piani di aggiustamento già citati, infatti, portarono al collasso dei sistemi sanitari, all&#8217;impoverimento della popolazione e conseguentemente al fatto che molte donne per sopravvivere si trovarono costrette a<br>mercificare il proprio corpo.<br>Che dire però della situazione attuale? Alcuni Paesi come Botswana, Ruanda, Eswatini, Tanzania, e Zimbabwe hanno attuato politiche efficaci nel contenere i contagi e curare i malati di Aids. Si è raggiunto il cosidetto “95-95-95”: il 95% delle persone che vivono con il virus è consapevole del proprio stato, il 95% di queste persone è in trattamento antiretrovirale e il 95% di coloro che sono in trattamento ha carica virale non rilevabile (e perciò non trasmissibile). Altri 16 Paesi , di cui otto in Africa sub-sahariana, regione in cui vive una buona parte delle persone HIV positive del mondo, sono sulla buona strada raggiungere questo obiettivo.<br>I programmi di sensibilizzazione dei Paesi africani “virtuosi” sono basati sulle comunità e non stigmatizzano le popolazioni più a rischio, come omosessuali, sex-worker o tossicodipendenti. I governi di questi Paesi hanno pensato a programmi che affrontano le disuguaglianze e forniscono finanziamenti adeguati.<br>Tornando nel nostro Paese, segnalo l&#8217;associazione con cui sono venuto in contatto per sapere di più sul virus, si tratta di ASA. L&#8217;associazione non fornisce solo informazioni, ma svolge una serie di attività di sensibilizzazione e supporto. Ecco il sito: asamilano30.org</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Come sta l&#8217;Africa?</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2021 09:48:26 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Sostanzialmente bene. Tra lotte interne e malattie, il continente africano sta bene.</p>



<p>Rispetto al Covid abbiamo letto ovunque che l’Africa ha saputo affrontare bene la problematica anche se gli esperti in materia riferiscono che la realtà non è mai quella rappresentata nei dati governativi. Le periferie delle grandi città e le zone più emarginate sfuggono ai conteggi centrali. Sicuramente l’impatto del Covid-19 in Africa è stato meno disastroso rispetto all’Europa, vuoi per questioni anagrafiche legate alla popolazione, vuoi per il clima favorevole.</p>



<p>In ogni caso, il virus più grande da sempre presente in Africa è quello economico. Le periferie di quasi tutte le capitali africane sono caratterizzate dalle così dette “economie giornaliere” che non consentono uno sviluppo dei paesi, né tanto meno un arricchimento delle famiglie. Un’economia basata sulla necessità e non sull’investimento che inevitabilmente porta la maggior parte dei paesi dell’Africa subsahariana e centrale in stato di continua povertà. Ad alimentare questa crisi vi sono anche i numerosi conflitti ad oggi attivi nel Continente. Per citare qualche guerra in atto partiamo dall’Etiopia in cui il governo è in continuo scontro con il Tigray che reclama indipendenza. Circa 50 mila sfollati civili scappano dal Tigray per muoversi verso il vicino Sudan.</p>



<p>Spostandoci in Repubblica democratica del Congo, troviamo una situazione di circa 8 morti al giorno a causa dei conflitti tra i ribelli che cercano di accaparrarsi il maggior numero di minerali. Molte altre ribellioni interne sono poi legale alla situazione dei così detti “presidenti dinosauri” attaccati alle poltrone dagli anni dell’indipendenza o poco dopo e che causano malumori tra i cittadini. Esemplificative sono la situazione attuale del Camerun o le vicende vissute dal Burkina Faso con 27 anni di presidenza di Blaise Campaorè.</p>



<p>Qualche spiraglio di cambiamento e di pace però si intravede, nel 2020 abbiamo visto le prime donne presidenti di paesi, una su tutte&nbsp;Sahlework Zewde in Etiopia. Numerose anche le lotte dei giovani africani che vogliono ribellarsi a certe dinamiche e fanno credere in un futuro migliore (&nbsp;in Algeria, i giovani hanno fondato il movimento non violento Hirak che chiede un cambio strutturale al potere. Gli stessi lo scorso anno sono riusciti in una rivoluzione in Sudan che ha portato alla partenza del presidente al potere da oltre 30 anni).</p>



<p>Per concludere, il continente africano sta bene e non ha bisogno di una mano. Ha bisogno solo di alcune cose importanti come la pace, la fine della corruzione e maggiore democrazia. I giovani africani sono sicuramente in grado di costruire dei paesi magnifici ma bisogno dare loro lo spazio necessario, eliminando per sempre quei presidenti che modificano leggi e costituzioni pur di rimanere al potere, cancellando la corruzione dilagante tra le forze dell’ordine e supportando una lotta al terrorismo precisa ed efficace.</p>



<p>Solo così l’Africa potrà risollevarsi e guardare ad un futuro pacifico e prosperoso.</p>
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		<title>Rapporto RSF 2020: 50 giornalisti uccisi, più di due terzi assassinati in paesi pacifici</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2021 07:44:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>ORGANIZZAZIONE Reporter Senza Frontiere (RSF) pubblica la seconda parte del suo rapporto annuale sugli abusi commessi contro i giornalisti di tutto il mondo. Nel 2020 sono stati uccisi 50 giornalisti. Mentre il numero di giornalisti uccisi&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://rsf.org/sites/default/files/styles/rsf_full/public/cp_bilan_tues.png?itok=9hhrp8yp&amp;timestamp=1609160989&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" title=""/></figure>



<p>ORGANIZZAZIONE Reporter Senza Frontiere (RSF) pubblica la seconda parte del suo rapporto annuale sugli abusi commessi contro i giornalisti di tutto il mondo. Nel 2020 sono stati uccisi 50 giornalisti. Mentre il numero di giornalisti uccisi nei campi di guerra continua a diminuire, sempre di più vengono uccisi in paesi pacifici.<br><br><a rel="noreferrer noopener" href="https://rsf.org/sites/default/files/bilan_2020_fr-tues_1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">LEGGI IL REPORT</a></p>



<p>RSF ha identificato 50 giornalisti uccisi nel corso della loro professione &#8211; tra il 1 gennaio e il 15 dicembre 2020. Questo dato rimane stabile rispetto all&#8217;anno precedente (53 morti nel 2019) nonostante la riduzione delle segnalazioni a causa dell&#8217;epidemia di Covid-19.&nbsp;Inoltre, un numero crescente di giornalisti viene ucciso nei cosiddetti paesi &#8220;pacifici&#8221;.&nbsp;Nel 2016, il 58% è stato ucciso nelle zone di conflitto.&nbsp;Oggi, la percentuale di giornalisti uccisi in aree dilaniate dalla guerra (Siria, Yemen) o minate da conflitti di bassa o media intensità (Afghanistan, Iraq) è del 32%.&nbsp;In altre parole, il 68% (più di due terzi) dei giornalisti uccisi si trova in paesi pacifici, in particolare in Messico (8 uccisi), India (4), Pakistan (4), Filippine (3) e Honduras. (3).<br></p>



<p>Di tutti i giornalisti uccisi nel 2020, l&#8217;84% è stato consapevolmente preso di mira e deliberatamente eliminato, rispetto al 63% nel 2019. Alcuni sono stati uccisi in condizioni particolarmente barbare.</p>



<p>In Messico, il giornalista del quotidiano El Mundo Julio Valdivia Rodríguez, è stato trovato decapitato nello stato di Veracruz, il suo collega Víctor Fernando Álvarez Chávez, redattore capo del sito di notizie locale Punto x Punto Noticias, è stato tagliato in pezzi nella città di Acapulco.&nbsp;In India, il giornalista del quotidiano Rashtriya Swaroop, Rakesh Singh &#8220;Nirbhik&#8221; è stato bruciato vivo dopo essere stato spruzzato con gel idroalcolico altamente infiammabile, mentre il giornalista, Isravel Moses, corrispondente di una stazione televisiva del Tamil Nadu , è stato ucciso con i machete.</p>



<p>In Iran, è lo Stato che è stato il carnefice: l&#8217;amministratore del canale Telegram Amadnews, Rouhollah Zam, condannato a morte dopo un processo iniquo, è stato giustiziato per impiccagione.&nbsp;Anche in questo Paese che pratica ancora la pena capitale, nessun giornalista è stato vittima di questa punizione arcaica e barbara per 30 anni.</p>



<p><em>“La violenza del mondo continua a colpire i giornalisti,</em>&nbsp;deplora il segretario generale di RSF, Christophe Deloire.&nbsp;<em>Una parte dell&#8217;opinione pubblica ritiene che i giornalisti siano vittime dei rischi della professione, anche se sono sempre più attaccati quando indagano o riportano su argomenti sensibili.&nbsp;Ciò che viene indebolito è il diritto all&#8217;informazione, che è un diritto per tutti gli esseri umani &#8220;.</em></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://rsf.org/sites/default/files/Capture%20d%E2%80%99e%CC%81cran%202020-12-28%20a%CC%80%2019.54.46.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>I temi più pericolosi da coprire rimangono tradizionalmente le indagini sui casi di corruzione locale e appropriazione indebita di fondi pubblici (10 uccisi nel 2020) o su mafia e criminalità organizzata (4 uccisi).&nbsp;Novità nel 2020: 7 giornalisti sono stati uccisi mentre coprivano le proteste.&nbsp;In Iraq è sempre lo stesso modus operandi: 3 giornalisti sono stati colpiti alla testa da uomini armati non identificati durante i comizi, un quarto è morto in Kurdistan mentre cercava di sfuggire agli scontri tra le forze. ordine e manifestanti.&nbsp;In Nigeria, anche 2 giornalisti sono stati vittime del clima di violenza in cui si svolgono i movimenti di protesta, che denunciano in particolare la brutalità di un&#8217;unità di polizia incaricata della lotta alla criminalità.&nbsp;In Colombia,&nbsp;1 giornalista di un media comunitario è stato ucciso a colpi d&#8217;arma da fuoco mentre seguiva una manifestazione delle comunità indigene che protestavano contro la privatizzazione della terra nella loro regione.&nbsp;Anche in questo caso la manifestazione è stata violentemente dispersa dalla polizia, dall&#8217;esercito e dai controlli antisommossa.</p>



<p>Nella sua&nbsp;<a href="https://rsf.org/fr/actualites/bilan-rsf-2020-une-augmentation-de-35-du-nombre-de-femmes-journalistes-en-detention-arbitraire?utm_source=rss&utm_medium=rss">Rivista annuale 2020 dei giornalisti detenuti, ostaggi e scomparsi,</a>&nbsp;pubblicata il 14 dicembre, RSF ha elencato 387 giornalisti incarcerati per aver esercitato la loro professione dell&#8217;informazione, un numero storicamente elevato di giornalisti detenuti.&nbsp;L&#8217;anno 2020 è stato anche caratterizzato da un aumento del 35% del numero di donne detenute arbitrariamente e da un aumento di quattro volte del numero di arresti all&#8217;inizio della diffusione del virus nel mondo.&nbsp;Allo stesso modo, 14 giornalisti, arrestati in relazione alla loro copertura dell&#8217;epidemia di Covid-19, sono ancora dietro le sbarre fino ad oggi.&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. In Messico vige l&#8217;irrazionalità</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2020 07:46:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Mischiata con un po’ di ignoranza e disinformazione è quello che succede in Messico a causa delle diverse aggressioni subite dal personale sanitario in questo periodo di Covid-19. Già a marzo&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/06/01/america-latina-diritti-negati-in-messico-vige-lirrazionalita/">&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. In Messico vige l&#8217;irrazionalità</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="688" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/mexico4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14156" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/mexico4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/mexico4-300x202.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/mexico4-768x516.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>Mischiata con un po’ di ignoranza e disinformazione è quello che succede in Messico a causa delle diverse aggressioni subite dal personale sanitario in questo periodo di Covid-19. Già a marzo c’erano stati i primi casi: un’infermiera era stata obbligata a scendere giù da un pullman perché pericolosa. Altri sono stati spruzzati con candeggina o altri detergenti e addirittura minacciati di morte. Non c’era mai stato un atteggiamento così pesante contro medici e infermieri in Messico, ricordano gli operatori sanitari. È una loro abitudine camminare per strada con la divisa di lavoro, per cui sono riconoscibili e allora, all’interno di questo vortice micidiale in cui siamo stati risucchiati, loro sono diventati mirino di minacce, battute di cattivo gusto, sassate, lanci di caffè bollente, botte, insulti… fino ad arrivare ad attacchi ancora più pesanti. Adesso indossano la divisa soltanto in ospedale, per paura di essere riconosciuti. Ci si chiede il perché? Irrazionalità, paura, disinformazione e io aggiungo un po’ di ignoranza. In sostanza, il popolo ha paura di essere contagiato, il semplice fatto di lavorare in un ospedale fa dei lavoratori della salute potenziali focolai di virus e la risposta è subito completamente irrazionale, come abbiamo raccontato. I medici e gli infermieri messicani, così come tutti gli altri in giro per il mondo, passano ore interminabili lavorando completamente coperti con i sistemi di sicurezza, in mezzo alla paura di essere contagiati, facendo turni estenuanti e in alcuni casi ricevendo poco appoggio logistico ed economico da parte dei governi e in Messico la tristezza e la paura di essere nel mirino della violenza, si aggiunge a tutto questo, è una profonda tristezza nel vedere e nel subire nella propria pelle questa sorta di segregazionismo. Le denunce di aggressione provengono da Città del Messico, Yucatán, San Luis Potosí, Sinaloa, Jalisco, Puebla, Morelos, Coahuila, Guerrero, Quintana Roo e Durango. In largo e in lungo. È incredibile, queste persone lavorano per salvarci la vita ed è sorprendente che le autorità dello Stato messicano, <em>l’IMSS-l’Instituto Mexicano de Seguridad Social</em>, il <em>Foro Consultivo Científico y Tecnológico</em> e la <em>Red Prociencia MX</em>, fra altri enti, abbiano ultimamente chiesto solidarietà e denunciato la situazione. Anche la Croce Rossa Internazionale ha dichiarato: “La vulnerabilità del personale medico in questa situazione di pandemia si incrementa quando devono fornire servizi in zone dove già esiste un altro tipo di violenza e dove ci sono già problemi di salute pubblica. Medici e infermieri, autisti di ambulanze, paramedici, ospedali e ambulatori, feriti e malati, tutti devono essere rispettati in tutte le circostanze.”</p>



<p>Il governo, che si era comportato all’inizio della pandemia in modo un po’ irresponsabile, ha dovuto tornare nei suoi passi e denunciare questo fenomeno. Durante marzo e aprile si sono riempiti di denunce i Social Network: dall’infermiera che faceva vedere la schiena piena di caffè, alla mano di un&#8217;altra infermiera con due dita rotte, alla divisa piena di candeggina che ha girato il mondo come prova dell’aggressione subita da Luis Gerardo Ramos, infermiere. I più colpiti sono stati i lavoratori dei diversi ospedali e centri di salute pubblici legati all’IMSS (l’INPS del Messico).</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="290" height="282" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/Mexico1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14157"/></figure></div>



<p>Il <em>Consejo Nacional para Prevenir la Discriminación</em> (Conapred) alla data del 30 marzo aveva ricevuto 140 denuncie per discriminazione inerenti all’emergenza sanitaria, una media di 5 denunce al giorno, delle quali il 25% sono state fatte da personale sanitario, cioè 35 casi. In una conferenza stampa realizzata ad aprile dalla responsabile del settore di Infermieristica dell’IMSS sono uscite queste parole tra le lacrime: “Fa male parlare di quello che succede, fa male parlare dei lavoratori della salute, che sono anche persone, che hanno anche delle famiglie”. Il giornale <em>El Economista,</em> il 28 aprile denunciava 47 casi di aggressione.</p>



<p>Un altro caso che ha dell’incredibile: giorni fa, il 14 maggio, un gruppo di 14 medici proveniente da Nuevo León è arrivato a Città del Messico con l’intenzione di aiutare nella lotta contro il virus. Alloggiavano in un hotel della capitale e sono stati vittime di un “sequestro virtuale” poche ore dopo il check in. Hanno ricevuto una telefonata minacciosa, gli hanno detto che erano monitorati da telecamere nascoste, hanno chiesto un riscatto ai familiari, alcuni familiari hanno pagato… di fatto sono stati sequestrati tutti insieme e chiusi in una camera, un incubo durato quasi 20 ore. Dall’indagine della Procura sembra che la telefonata sia partita da un centro penale e che il personale dell’albergo sia coinvolto.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="760" height="542" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/mexico2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14158" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/mexico2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 760w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/mexico2-300x214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 760px) 100vw, 760px" /></figure></div>



<p>Come risultato di tutto ciò la polizia ha dovuto presidiare l’entrata ai principali ospedali della capitale, una compagnia di assicurazione locale ha offerto trasporto gratuito al personale sanitario per poter arrivare al posto di lavoro sani e salvi.</p>



<p>Si moltiplicano i messaggi di solidarietà, non solo di semplici cittadini, ma anche di associazioni, dello Stato, di partiti politici, si chiede di mettere in atto misure per la protezione di tutti i cittadini coinvolti in qualche modo con il virus. Diversi stati del paese hanno approvato o fatto delle proposte per inasprire le sanzioni contro chi commette aggressioni: aumento dell’ammontare delle multe, degli anni di reclusione, risarcimento alle vittime, ecc. Le misure cercano di frenare le aggressioni.</p>



<p>Ieri, 30 maggio, in Messico i contagiati erano 87.512 e più di 9 mila decessi secondo la mappa interattiva del Governo del Messico, Segreteria di Salute e Direzione Generale di Epidemiologia e speriamo però che la violenza contro il personale si fermi.</p>



<p>Recentemente ho letto le parole di Eduardo Backhoff Escudero, Preside del Consiglio Direttivo di Metrica Educativa, in un pezzo pubblicato nel giornale <em>El Universal</em> e intitolato “Covid-19 e psicologia delle masse in Messico”, mi hanno fatto riflettere, chiudeva il suo articolo così: “L’obbligo del presidente davanti all’emergenza sanitaria attuale è cercare appoggio nell’informazione scientifica a disposizione e ascoltare l’opinione degli esperti. Si deve evitare l’invio di messaggi contradittori e superstizioni che favoriscano i malintesi e le voci in una comunità spaventata e suscettibile al fenomeno della psicologia delle masse, dove le voci e le indiscrezioni giocano un ruolo molto importante”.</p>



<p>La mancanza d’informazione è la base di questo fenomeno delle aggressioni in Messico. Un’informazione coerente, vera, obiettiva e imparziale, basata nella scienza e che combatta l’ignoranza riguardo a questo tema nuovo per tutti, potrebbe aiutare la popolazione a capire che i lavoratori sanitari sono l’amico e non il nemico.</p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Le interferenze con il diritto alla privacy durante l’emergenza COVID-19: un delicato bilanciamento tra diritti﻿</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2020 08:46:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L di Fabiana Brigante La profonda crisi sanitaria che stiamo vivendo non verrà di certo dimenticata. La rapidità di diffusione del Covid-19 in tutto il mondo ha condotto l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/04/21/imprese-e-diritti-umani-le-interferenze-con-il-diritto-alla-privacy-durante-lemergenza-covid-19-un-delicato-bilanciamento-tra-diritti%ef%bb%bf/">&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Le interferenze con il diritto alla privacy durante l’emergenza COVID-19: un delicato bilanciamento tra diritti﻿</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>L</strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="870" height="288" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/ddddddddddddddddddddddddddddddddddd.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13891" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/ddddddddddddddddddddddddddddddddddd.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 870w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/ddddddddddddddddddddddddddddddddddd-300x99.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/ddddddddddddddddddddddddddddddddddd-768x254.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 870px) 100vw, 870px" /></figure>



<p>di
Fabiana Brigante</p>



<p>La
profonda crisi sanitaria che stiamo vivendo non verrà di certo
dimenticata. La rapidità di diffusione del Covid-19 in tutto il
mondo ha condotto l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a
dichiarare, l’11 marzo, lo stato di pandemia; la preoccupazione per
i dati allarmanti circa la sua diffusione e gravità ha spinto i
governi ad adottare misure di contenimento per contrastare la
diffusione del virus.</p>



<p>Il
dato certo è che il Covid-19 ha e continuerà, purtroppo, ad avere
un forte impatto su individui e società. I sistemi sanitari sono
sottoposti a pressioni crescenti; l’aumento costante del numero dei
contagi solleva importanti sfide che gli stati si trovano ad
affrontare, e le decisioni vengono adottate in un contesto di
scarsità di risorse ed incertezza dei risultati. 
</p>



<p>Nello
sforzo di contenere il numero dei contagi, gli stati colpiti hanno
fatto ricorso a misure straordinarie, dichiarando, in molti casi, lo
stato di emergenza. Le azioni intraprese hanno inevitabilmente
limitato numerose libertà dei cittadini, prima fra tutti la libertà
di circolazione. 
</p>



<p>Non
tutti i diritti e libertà che fanno parte della categoria
comunemente conosciuta come ‘diritti umani’ sono da considerarsi
assoluti ed inviolabili. Ad esempio, tra i diritti sanciti dalla
Convenzione Europea dei Diritti Umani, alcuni non consentono deroghe
– si pensi al divieto di tortura e di trattamenti inumani o
degradanti (Articolo 3) o al principio <em>nulla
poena sine lege</em>
(Articolo 7), mentre altri consentono, a determinate condizioni, una
interferenza degli stati nel loro godimento – si pensi agli
articoli 8-11 della Convenzione, che, oltre ad elencare diritti,
prevedono delle eccezioni qualificate agli stessi –. La
giustificazione per queste limitazioni si fonda sulla necessità di
bilanciare gli interessi della comunità con gli interessi dei
singoli individui; tra i primi figura, senz’altro, la tutela della
salute. Inoltre, l’Articolo 15 della Convenzione, rubricato “deroga
in stato di emergenza”, prevede in tali circostanze la possibilità
per gli stati contraenti di “adottare delle misure in deroga agli
obblighi previsti dalla presente Convenzione, nella stretta misura in
cui la situazione lo richieda e a condizione che tali misure non
siano in conflitto con gli altri obblighi derivanti dal diritto
internazionale”.</p>



<p>La possibilità di comprimere il godimento dei diritti umani oscilla tra un ampio ‘margine di apprezzamento’ lasciato agli stati e l’indicazione di criteri rigorosi da seguire per evitare illegittime interferenze. La scelta di riservare agli Stati <em>room for manoeuvre</em> deriva dalla circostanza che il contatto diretto e continuo con le esigenze urgenti del momento permette alle singole autorità nazionali di valutare la situazione di fatto e di decidere come intervenire meglio di quanto potrebbe fare un organismo internazionale. Tuttavia, qualsiasi deroga deve avere una chiara base nel diritto interno al fine di limitare la possibilità di scelte arbitrarie e deve essere strettamente necessaria e proporzionale rispetto al fine perseguito. In caso di stato di emergenza, i poteri straordinari conferiti ai governi devono senz’altro essere limitati nel tempo, in quanto lo scopo principale di tale regime è quello di contenere la crisi e ritornare, il più rapidamente possibile, alla normalità.</p>



<p>Dunque,
la principale sfida sociale, politica e legale che si pone è quella
di rispondere efficacemente alla crisi garantendo al contempo che non
siano minati i valori fondanti della democrazia, e garantendo la
tutela dello stato di diritto e dei diritti umani. 
</p>



<p>Operare
un bilanciamento tra diritti non è semplice, specialmente quando si
tratta di tutelare la salute degli individui. Numerosi sono gli
strumenti internazionali che proteggono il diritto alla vita:
L’Articolo 6 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici
dispone che “il diritto alla vita è inerente alla persona umana”
e che tale diritto “deve essere protetto dalla legge”. Ancora,
l’Articolo 2 della Convenzione Europea dei Diritti Umani è
dedicato alla tutela del diritto alla vita: non solo gli stati devono
astenersi dal compiere atti che possano causare intenzionalmente la
morte delle persone, ma hanno anche l’obbligo positivo di adottare
tutte le misure necessarie, volte a rendere concreti ed effettivi i
valori che l’art. 2 mira a tutelare. 
</p>



<p>La
preoccupazione è che questa crisi sanitaria possa diventare una
opportunità per i governi di celare, dietro l’adozione di
strumenti per proteggere la vita dei cittadini, meccanismi di
sorveglianza di massa che rimarranno in vigore anche dopo che
l’emergenza sarà finita. 
</p>



<p>In
Cina, primo paese gravemente colpito dal virus, le agenzie
governative del Consiglio di Stato della Repubblica popolare cinese,
in collaborazione con <em>China
Electronics Technology Group Corporation</em>,
si sono serviti di <em>AliPay
</em>-uno
dei servizi di <em>digital
payment</em>
più diffusi in Cina – per controllare gli spostamenti degli
utenti. Dopo aver compilato i vari campi indicando i viaggi recenti,
la temperatura corporea e la presenza o meno di alcuni sintomi, il
sistema produce un codice QR da esibire alle autorità, e che
consente a queste ultime di limitare l’accesso dei cittadini alle
metropolitane, ai centri commerciali e ai luoghi pubblici. 
</p>



<p>Inoltre,
video rilasciati dai <em>media</em>
cinesi riprendono droni gestiti dalla polizia che monitorano gli
spostamenti dei cittadini in pubblico; il&nbsp;<em>South
China Morning Post</em>&nbsp;riporta
che il colosso <em>Baidu</em>,
principale motore di ricerca in lingua cinese, ha pubblicato una
mappa epidemica che mostra la posizione dei casi confermati e
sospetti in tempo reale in modo che le persone possano evitare di
recarsi negli stessi luoghi. 
</p>



<p>In
Corea del Sud, le agenzie governative stanno sfruttando i filmati
delle telecamere di sorveglianza, i dati sulla posizione degli
<em>smartphone</em>
dei cittadini e i registri degli acquisti delle carte di credito per
rintracciare i recenti movimenti dei pazienti affetti da Covid-19 e
risalire alle catene di trasmissione.</p>



<p>A
Singapore, il Ministero della Salute ha pubblicato informazioni
particolareggiate relative a ciascuna persona contagiata, comprese le
relazioni con altri pazienti. Stando a quanto dichiarato dalle
autorità, scopo sotteso a tali azioni è quello di ‘avvertire’
le persone che potrebbero aver incrociato le persone affette dal
virus. È stata inoltre introdotta una <em>app</em>
per permettere l’individuazione delle persone che potrebbero essere
state esposte al virus: l’<em>app</em>,
chiamata <em>TraceTogether</em>,
si serve dei segnali <em>Bluetooth</em>
per rilevare i telefoni cellulari nelle vicinanze. Se uno degli
utenti che la utilizzano dovesse risultare positivo al virus, le
autorità sanitarie potranno accedere ai dati registrati da
<em>TraceTogether</em>
per individuare le persone che hanno frequentato i suoi stessi luoghi
nei giorni precedenti. 
</p>



<p>L’uso
che questi paesi hanno fatto della tecnologia di sorveglianza nella
lotta contro la diffusione del virus ha sollevato numerose polemiche.
 L’opinione pubblica si è divisa tra chi ha accolto con favore
l’utilizzo della tecnologia al servizio del diritto alla salute e
chi ha richiesto maggiore trasparenza sui metodi di raccolta,
utilizzo e conservazione dei dati. 
</p>



<p>L’Organizzazione
Mondiale della Sanità, in un rapporto pubblicato il 28 febbraio, ha
evidenziato la portata dell’efficacia delle misure attuate in Cina,
che avrebbe “cambiato il corso di una epidemia in rapida crescita”.
 L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani
Michelle Bachelet ha dichiarato lo scorso 6 marzo che il Covid-19 è
un test per le nostre società: “stiamo tutti imparando e ci stiamo
adattando mentre rispondiamo al virus. La dignità e i diritti umani
devono essere al centro in questo sforzo. Essere aperti e trasparenti
è la chiave per responsabilizzare e incoraggiare le persone a
partecipare a misure volte a proteggere la propria salute e quella
della popolazione più ampia, specialmente quando la fiducia nelle
autorità è stata erosa”. 
</p>



<p>Anche
tra i membri della comunità scientifica ci sono numerose voci
discordi. Liaoyuan Zeng, professore alla Università di Scienza e
Tecnologia Elettronica della Cina, ha raccontato in una intervista di
aver fornito alle autorità tutte le informazioni riguardanti i
propri spostamenti nonché la sua famiglia, ritenendo tale raccolta
di dati ragionevole visto lo stato di emergenza. Il direttore
politico per l’Asia di <em>Access
Now &#8211; </em>organizzazione
<em>no
profit</em>
sui diritti digitali &#8211; Raman Jit Singh Chima ha invece sottolineato
la potenziale pericolosità di questi strumenti, mettendo in luce che
queste misure potrebbero restare in vigore anche una volta che sarà
passata l’emergenza. D’altronde è ciò che è accaduto in
America dopo l’attentato alle <em>Twin
Towers</em>
nel settembre del 2001 che ha favorito l’approvazione del <em>Patriot
Acts</em>,
legge federale che ha rinforzato il potere dei corpi di polizia e di
spionaggio statunitensi con lo scopo, dichiarato, di ridurre il
rischio di attacchi&nbsp;terroristici&nbsp;negli Stati Uniti,
intaccando di conseguenza la&nbsp;<em>privacy</em>
dei cittadini.</p>



<p>Per
quel che concerne l’attività di raccolta, utilizzo e conservazione
dei dati, i governi si servono di società telefoniche, <em>Internet
Service Providers</em>
(ISPs), sviluppatori di app. Il processo non è di certo nuovo, e
coinvolge ovviamente anche gli stati europei: in effetti, l’archetipo
delle <em>app</em>
sopra menzionate può essere ravvisato in <em>FluPhone</em>,
programma ideato nel 2011 da due ricercatori della Università di
Cambridge quale metodo per misurare e tracciare la diffusione
dell’influenza stagionale. L’applicazione si serviva della
tecnologia <em>Bluetooth</em>
per rilevare quando un utilizzatore fosse entrato in contatto con una
persona che si era ammalata; tuttavia, solo l’1% della popolazione
l’aveva utilizzata. Subentra dunque un ulteriore aspetto che desta
qualche timore: molti esperti ritengono che le <em>app</em>
di tracciamento dei contatti siano efficaci solo se adottate dal 60%
della popolazione, rischiando, altrimenti, di raccogliere dati che
non saranno efficaci nell’arginare i contagi. 
</p>



<p>Insomma,
la sorveglianza non è la soluzione. Rachel Coldicutt, esperta
britannica di tecnologia ed ex amministratore delegato di <em>Doteveryone</em>
&#8211;  <em>think
tank</em>
di tecnologia responsabile nel Regno Unito – ha insistito sulla
necessità di porre dei limiti alla raccolta di dati. In alcune
dichiarazioni rilasciate in una intervista a <em>World
Politics Review</em>,
ha sottolineato l’importanza della trasparenza: secondo l’esperta,
i programmi di tracciamento dei contatti non possono essere
utilizzate come scorciatoie per ridurre i tassi di infezione. Al
contrario, possono essere efficaci solo se integrati nella più ampia
strategia di contrasto al Covid-19 dell’OMS ‘trova, isola, testa
e tratta’. Coldicutt ha spiegato che in paesi come la Corea del
Sud, dove i funzionari sanitari tracciano i movimenti dei residenti
utilizzando i dati GPS del cellulare, i filmati delle telecamere di
sicurezza e le attività delle carte di credito, il rilevamento della
posizione è solo una parte del sistema di risposta al controllo dei
contagi. “Il tracciamento viene messo in relazione con i risultati
dei test: tutti vengono testati. C’è la reale certezza di chi sia
o meno un portatore del virus”.</p>



<p>Dunque,l’utilizzo
dei dati degli utenti pone non poche sfide pratiche, prima fra tutti
la possibilità di renderli anonimi. Sebbene molte aziende
rassicurino gli utenti sul punto, alcuni esperti hanno sottolineato
che il procedimento è tutt’altro che semplice. Alexandrine Pirlot
de Corbion, membro di <em>Privacy
International, </em>ha
spiegato che rendere anonimi i dati richiede molto di più che
rimuovere semplicemente gli identificatori ovvi &#8211; ad esempio un nome
o un numero di telefono -, perché le tracce della posizione sono
altamente uniche e possono essere ricollegate a una persona. Secondo
Pirlot de Corbion, chiunque abbia accesso ai dati anonimizzati,
potrebbe, ad esempio, individuare un determinato telefono che
registra i dati sulla posizione ogni notte a un indirizzo specifico,
potendo dunque collegare i dati anonimi della posizione ad una
specifica identità.</p>



<p>Numerose
sono le aziende che si stanno mobilitando, concludendo accordi con
governi e terze parti per la condivisione dei  dati raccolti
nell’espletamento delle loro attività commerciali. 
</p>



<p>Il
10 aprile, <em>Apple</em>
e <em>Google</em>
hanno annunciato il lancio di interfacce di programmazione di
applicazioni (API) per favorire l’attivazione del tracciamento dei
contatti. In una prima fase, prevista per maggio, le due aziende
rilasceranno API per consentire l’interoperabilità fra i
dispositivi <em>Android</em>
e <em>iOS</em>
delle <em>app</em>
sviluppate dalle autorità sanitarie, che potranno essere scaricate
dagli utenti. Nella seconda fase, le due aziende lavoreranno per
rendere disponibile una più ampia piattaforma di tracciamento dei
contatti basata su <em>Bluetooth</em>,
integrando questa funzionalità nei sistemi operativi.&nbsp;</p>



<p>Ogni
<em>smartphone</em>
invierà costantemente tramite <em>Bluetooth</em>
il proprio codice identificativo agli altri dispositivi con cui è
entrato in contatto nel corso della giornata, entro il raggio di
alcuni metri. Tale  codice verrebbe modificato ogni 15 minuti, e
deriverebbe da un ulteriore codice giornaliero il quale a sua volta
deriverebbe da una chiave privata registrata nel dispositivo
cellulare. Tale catena crittografica è stata pensata per proteggere
la <em>privacy</em>
degli utenti, consentendo di risalire ai singoli codici temporanei,
ma impedendo il processo inverso.</p>



<p>Nel
caso in cui una persona risultasse positiva al Covid-19, il suo
<em>smartphone</em>
potrà inviare ad un registro centralizzato la lista dei suoi codici
quotidiani, così da formare un elenco pubblico – ma anonimo &#8211; dei
contagiati. Gli utilizzatori del programma potrebbero così
confrontare i codici degli utenti contagiati con i codici che i
propri dispositivi hanno registrato, per sapere se siano entrati o
meno in contatto con persone positive al virus. 
</p>



<p>Seppure
in molti abbiano giudicato tale sistema sicuro, non mancano gli
interrogativi: fino a che punto la <em>privacy</em>
è assicurata? Come spiegato dal noto crittografo Moxie Marlinspike,
un sistema così pensato garantisce la riservatezza fino al momento
in cui si diventa positivi. Da quel momento in poi, i codici prodotti
dall’utente contagiato diventerebbero collegabili tra loro, e
confrontati con ulteriori dati potrebbero condurre alla identità del
singolo individuo. Inoltre, vi sono alcuni dubbi circa l’affidabilità
dei segnali <em>Bluetooth</em>,
la cui intensità può variare da un dispositivo ad un altro, e che
potrebbero dunque fornire dati asimmetrici. 
</p>



<p>La
preoccupazione riguarda anche imprese non coinvolte nella produzione
di <em>software</em>:
ad esempio, <em>Kisna
Inc.</em>,
azienda di tecnologia sanitaria e che produce termometri <em>smart</em>,
colleziona dati sui sintomi e sulle temperature dei consumatori ed ha
creato una mappa dei contagi negli Stati Uniti. Il <em>New
York Times</em>
ha riferito che i termometri <em>Kisna</em>
caricano le letture della temperatura del singolo utente su un
<em>database</em>
centralizzato. 
</p>



<p>Come
è stato osservato in precedenza, la
raccolta dei datirappresenta
di certo una risorsa strategica nella lotta al Covid-19, ma non
bisogna sottovalutare i rischi che possono derivare per i diritti e
le libertà degli individui. 
</p>



<p>È
necessario tracciare una linea di confine tra le iniziative che si
rivelino efficaci come misure di contenimento della diffusione del
virus e quelle che invece esulano da questo obiettivo, e che sono
finalizzate ad un accumulo di dati per scopi di promozione
commerciale o di sorveglianza. 
</p>



<p>Le
misure che saranno adottate dovranno trovare una giustificazione
chiara nella legge, rispettando i diritti umani e le normative sulla
protezione dei dati. Ciò include senz’altro la considerazione
della necessità e della proporzionalità di qualsiasi misura; tra le
possibili alternative fruibili, deve essere scelta quella che meno
interferisca con i diritti degli individui, in accordo con il
principio di proporzionalità. Le aziende e le amministrazioni sono
chiamate alla trasparenza: deve essere chiaro a tutti quali sono i
dati raccolti e come, con chi saranno condivisi e su quali basi, come
verranno utilizzati e per quali scopi precisi. È importante la
minimizzazione dei dati – devono cioè essere raccolti solo i dati
necessari al raggiungimento degli scopi perseguiti – nonché
garantire che siano protetti ed il loro accesso limitato, e che terze
parti con le quali i dati sono condivisi adottino misure equivalenti.
Qualsiasi iniziativa deve necessariamente includere garanzie contro
gli abusi, e non dovrà prescindere dalla libera scelta dei cittadini
di aderirvi o meno, includendo mezzi per la partecipazione libera,
attiva e significativa delle parti interessate.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Voci dall&#8217;emergenza coronavirus</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2020 07:07:41 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/04/11/stay-human-africa-voci-dallemergenza-coronavirus/">&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Voci dall&#8217;emergenza coronavirus</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>V</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="720" height="540" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/rrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13854" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/rrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/rrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /><figcaption>Africa Rivista</figcaption></figure></div>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Una videoconferenza organizzata da <em>Africa Rivista</em> e <em>Africa e Affari</em> per raccontare, attraverso la voce di chi vive sul posto, in che modo alcuni degli Stati africani stanno reagendo all’emergenza Coronavirus.</p>



<p>In
generale, nel Continente africano, la diffusione del virus è ancora
abbastanza limitata e molti governi sono stati da subito molto
reattivi nel mettere in campo le misure di prevenzione necessarie. 
</p>



<p>Il
Coronavirus in Africa rimane, comunque, un’emergenza, attuale e
futura. Molti esperti prevedono una recessione a seguito del
Covid-19, soprattutto per il territorio subsahariano, che potrebbe
essere la prima negli ultimi 25 anni. Ciò che sarà in futuro lo si
potrà osservare e, soprattutto, prevedere anche in base ai
comportamenti che gli Stati stanno adottando in questi mesi.</p>



<p>Iniziamo,
dunque, il viaggio tra alcuni dei paesi colpiti dal Covid-19.</p>



<p><em>NIGERIA</em>

</p>



<p>Ad
oggi 230 contagiati e 7 decessi.</p>



<p>Qui
da diversi anni il problema sociale ha assunto dimensioni maggiori
rispetto al problema sanitario ed è sicuramente più devastante del
Covid-19. Nonostante questo, il Governo federale e i vari Stati hanno
da subito adottato misure precauzionali per arginare il virus, vista
anche la presenza prolungata di un’altra epidemia che da circa due
anni sta mettendo in ginocchio tutta la Nigeria: la febbre di Lassa.</p>



<p>Lo
Stato di Lagos è sicuramente il più colpito e ha da subito chiuso
le frontiere, sia in entrata che in uscita. In generale si può
osservare un alto senso di responsabilità da parte dei cittadini. 
</p>



<p><em>ZIMBABWE</em>

</p>



<p>Ad oggi 8
contagiati e 3 decessi.</p>



<p>Gli
aeroporti, in questo Stato dell’Africa meridionale, sono stati da
subito equipaggiati con presidi medici di controllo. Harare, la
capitale, è ormai deserta da settimane e anche qui si riscontra un
alto senso civico da parte della popolazione.</p>



<p>Il
Governo, dal lato suo, sta facendo un importante lavoro di
sensibilizzazione proprio sulla popolazione che ha risposto
positivamente agli sforzi. Le bellissime cascate di Victoria Falls,
come tutti i parchi e le riserve naturali del paese, resteranno
chiusi fino a data da definirsi.</p>



<p><em>EGITTO</em>

</p>



<p>Ad oggi 1.233
contagiati e 118 decessi.</p>



<p>Fermare Il
Cairo? Impossibile dare uno stop ad una delle città più vive e
attive di tutto il continente, famosa per i suoi alti livelli di
traffico, lavoratori e inquinamento. 
</p>



<p>Attualmente
in tutto l’Egitto vige un coprifuoco dalle ore 19.00 alle 7.00 di
mattina ma non vi è un lock down definitivo nonostante i numeri
siano molto alti rispetto al resto del Continente. In tutto il paese
vige, inoltre, il divieto di diffondere numeri sul contagio da
Coronavirus: una giornalista americana è stata espatriata per aver
pubblicato un articolo con dei numeri sui contagi diversi di quelli
diffusi dal Governo.</p>



<p>La
percezione sulla gravità del virus non è molto alta e la situazione
sanitaria presenta ospedali preparati alla diffusione del Covid-19 ma
che non possono effettuare tamponi ai malati, a causa della sanità
privata. Le scuole sono chiuse ma quasi tutto il settore privato
continua a lavorare.</p>



<p><em>KENYA</em>

</p>



<p>Ad oggi 165
contagiati e 7 decessi.</p>



<p>In Kenya le
persone non si sono ancora rese conto della gravità di questa
epidemia. Nel paese vi è una continua crescita dei contagi e si
prevedono ulteriori aggravi.</p>



<p>A
Nairobi, come accade in altre capitali africane, vi sono due
economie: una parte di popolazione (circa il 25%) può stare a casa e
acquistare beni di prima necessità per settimane, un’altra parte
di cittadinanza (circa il 75%), invece, deve per forza uscire
giornalmente per recuperare cibo o per lavoro. Anche qui non vi è un
lock down totale poiché il governo ha paura di sommosse e
ribellioni; bloccare le persone a casa significherebbe farle rimanere
senza lavoro e, di conseguenza, cibo. Vi è una piccola preparazione
del sistema sanitario ma ancora limitata per affrontare un eventuale
aumento dei contagi come avvenuto in tutta l’Europa.</p>



<p><em>BURKINA
FASO</em></p>



<p>Ad oggi 273
contagiati e 24 decessi.</p>



<p>Il Burkina
Faso detiene uno dei primati africani: il primo deceduto per
Coronavirus.</p>



<p>In
un primo momento la popolazione ha definito il Covid-19 la “malattia
dei ricchi”, solo chi poteva viaggiare rischiava di ammalarsi e i
primi ad essere stati contagiati sono stati proprio ministri e
imprenditori. Visto, però, l’aumentare dei casi, indistintamente
tra ricchi e poveri, il Governo ha deciso di emanare un programma per
contrastare l’epidemia. Anche qui si segnata un alto senso civico
della popolazione che si sta impegnando, con la sua caratteristica
dinamicità, a comprendere come osteggiare il virus.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/04/11/stay-human-africa-voci-dallemergenza-coronavirus/">&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Voci dall&#8217;emergenza coronavirus</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Piana di Gioia Tauro, proposte concrete dalla società civile: trasferite i migranti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2020 08:52:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da Mediterraneanhope.com) Il 21 marzo le organizzazioni della società civile impegnate nella tutela dei diritti e della salute dei braccianti stranieri della Piana di Gioia Tauro hanno inviato alla Regione Calabria una lettera con&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/03/25/piana-di-gioia-tauro-proposte-concrete-dalla-societa-civile-trasferite-i-migranti/">Piana di Gioia Tauro, proposte concrete dalla società civile: trasferite i migranti</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="816" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/Piana_di_Gioia_Tauro_-_Agrumeti_vicino_Rosarno-1024x816-1024x816.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13773" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/Piana_di_Gioia_Tauro_-_Agrumeti_vicino_Rosarno-1024x816.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/Piana_di_Gioia_Tauro_-_Agrumeti_vicino_Rosarno-1024x816-300x239.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/Piana_di_Gioia_Tauro_-_Agrumeti_vicino_Rosarno-1024x816-768x612.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>(da Mediterraneanhope.com)</p>



<p>Il 21 marzo le organizzazioni della società civile impegnate nella tutela dei diritti e della salute dei braccianti stranieri della Piana di Gioia Tauro hanno inviato alla Regione Calabria una lettera con alcune proposte concrete per la prevenzione e il contenimento del Coronavirus all’interno degli insediamenti precari. I firmatari – Mediterranean Hope, programma migranti e rifugiati della FCEI, MEDU – Medici per i diritti umani, Sanità di Frontiera, Csc Nuvola rossa, Comitato solidarietà migranti e SOS Rosarno – hanno chiesto in particolare di predisporre soluzioni abitative idonee al contrasto alla diffusione del Covid19.<br>Dove? Negli alberghi, negli immobili confiscati alle mafie (in condizione di immediata abitabilità) e nelle case sfitte, presenti in tutto il territorio calabrese, nei CAS (centri di accoglienza straordinaria) che sia possibile adibire a questo scopo.<br>Tutte le operazioni, secondo i promotori della richiesta alla Regione Calabria, andrebbero svolte in osservanza di quanto stabilito dal Governo per limitare al massimo la diffusione del virus e in conformità con quanto stabilito sia dai decreti, che dai provvedimenti locali.</p>



<p><a href="https://mediciperidirittiumani.org/medu/wp-content/uploads/2020/03/COVID-19_PianaGioiaTauro_Proposte-operative-per-insediamenti-braccianti-2.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Qui e di seguito il testo integrale della lettera inviata alle autorità regionali calabresi, con le proposte operative a tutela della salute dei braccianti e dell’intera collettività.</a></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Testo completo della lettera e del comunicato:</p>



<p>Sabato 21 marzo Medici per i Diritti Umani, Mediterranean Hope – programma &nbsp;migranti e rifugiati della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), Sanità di Frontiera, Csc Nuvola Rossa e Co.S.Mi. (comitato solidarietà migranti) e SOS Rosarno hanno redatto delle&nbsp;<strong>PROPOSTE OPERATIVE PER LA GESTIONE DELL’EMERGENZA COVID-19 RELATIVA ALLE CONDIZIONI ABITATIVE DEI BRACCIANTI NELLA PIANA DI GIOIA TAURO.</strong></p>



<p>Tali&nbsp;<a href="https://mediciperidirittiumani.org/medu/wp-content/uploads/2020/03/COVID-19_PianaGioiaTauro_Proposte-operative-per-insediamenti-braccianti-2.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">proposte</a>&nbsp;sono state inviate all’attenzione del Dirigente Generale del Dipartimento Salute, politiche sanitarie Antonio Belcastro, alla Presidente della Regione Calabria Jole Santelli e al Vice Presidente della Regione Calabria Nino Spirlì, tramite l’indirizzo PEC del Dipartimento Salute, politiche sanitarie poiché i rappresentanti regionali non hanno ancora indirizzi mail istituzionali attivi.</p>



<p>Le proposte elaborate riguardano&nbsp;gli spostamenti dei braccianti in abitazioni idonee, al fine di prevenire il contagio.</p>



<h2><strong>&gt;&gt;&nbsp;<a href="https://mediciperidirittiumani.org/medu/wp-content/uploads/2020/03/COVID-19_PianaGioiaTauro_Proposte-operative-per-insediamenti-braccianti-2.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">LEGGI LETTERA</a>&nbsp;&lt;&lt;</strong></h2>



<p>Nell’attesa di organizzare e predisporre le soluzioni abitative&nbsp; &nbsp;le realtà firmatarie chiedono:</p>



<p>1- L’immediato ripristino dell’accesso all’acqua del casolare situato in Contrada Russo, presso il Comune di Taurianova</p>



<p>2- Predisporre la presenza di personale sanitario all’esterno della tensostruttura messa a disposizione dal giorno 20/03/20, in modo da individuare casi sospetti e isolarli repentinamente. Si sottolinea che tali compiti non possono in alcun modo essere affidati al personale deputato alla gestione della Tendopoli, in quanto non competente in materia sanitaria</p>



<p>3- Predisporre l’accesso agli insediamenti informali da parte di personale sanitario, in modo da individuare casi sospetti ed isolarli repentinamente</p>



<p>4- Garantire l’accesso ai vari insediamenti da parte delle realtà del territorio per organizzare un approvvigionamento del vitto.</p>



<p>L’associazione&nbsp;<em>Medici per i Diritti Umani</em>&nbsp;è disponibile ad effettuare un triage telefonico, nonché presso i luoghi interessati allo scopo di supportare il lavoro del SSN. Per operare negli insediamenti dei braccianti, l’associazione necessita altresì di DPI adatti allo scopo e di un supporto da parte delle Istituzioni per il loro corretto smaltimento. Nell’attesa di poter reperire con fondi propri i suddetti DPI,&nbsp;<em>Medici per i Diritti Umani</em>&nbsp;richiede, qualora possibile, la disponibilità di una fornitura da parte degli Organi Istituzionali preposti, anche alla luce dell’allestimento della tensostruttura presso il piazzale della Tendopoli.</p>
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		<title>Nessun protocollo contro il virus nei CPR</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2020 07:50:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Nonostante la maggior parte dei voli di rimpatrio sia stata sospesa a causa dell’epidemia di coronavirus, i centri di detenzione per il rimpatrio italiani continuano a funzionare a pieno regime, senza che sia previsto&#46;&#46;&#46;</p>
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<p> </p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="566" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/89959712_668960490342127_8927453888286556160_o-1024x566.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13767" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/89959712_668960490342127_8927453888286556160_o-1024x566.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/89959712_668960490342127_8927453888286556160_o-300x166.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/89959712_668960490342127_8927453888286556160_o-768x424.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/89959712_668960490342127_8927453888286556160_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1120w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>&#8220;Nonostante la maggior parte dei voli di rimpatrio sia stata sospesa a causa dell’epidemia di coronavirus, i centri di detenzione per il rimpatrio italiani continuano a funzionare a pieno regime, senza che sia previsto nessun protocollo di sicurezza, né per gli ospiti né per gli operatori e i poliziotti che ci lavorano.</p>



<p>Sono circa quattrocento le persone rinchiuse nei Cpr italiani in un regime di detenzione amministrativa e se qualcuno dovesse risultare positivo al test del coronavirus, non ci sarebbe una procedura stabilita per affrontare la situazione.&#8221;</p>



<p>“Nessuno rispetta la distanza di sicurezza di un metro, non ci sono né mascherine, né guanti, né disinfettanti”, racconta la donna. “Chiediamo che ci facciano stare recluse in casa o che ci tengano nelle comunità, nei centri di accoglienza, ma non qui dentro, dove la sicurezza è impossibile”.</p>



<p>&#8220;(&#8230;) nessun documento ufficiale, né tantomeno il decreto governativo Cura Italia menziona le misure necessarie da adottare per garantire sicurezza in questo tipo di realtà&#8221;</p>



<p>&#8220;Il ministero dell’interno non ha mai risposto alle lettere del garante nazionale. “Il presupposto stesso dell’esistenza dei Cpr, cioè la possibilità del rimpatrio, è venuta meno. Quindi ci si chiede quale sia la legittimità dell’apertura di questi centri”&#8221;<br><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f447.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="👇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br><a href="https://www.internazionale.it/notizie/annalisa-camilli/2020/03/20/cpr-coronavirus-covid-19-rimpatri?fbclid=IwAR3n2PwwYcMsbmu4VDyuBnIfZwF677R9yJ_jSHdR49Qn31V4fgIGlJnMAak&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://www.internazionale.it/notizie/annalisa-camilli/2020/03/20/cpr-coronavirus-covid-19-rimpatri?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Nelle succinte disposizioni del Ministero dell&#8217;interno, nelle quali per lo più sono superficialmente assommate tutte le casistiche (hotspot, centri di accoglienza e CPR), lo spazio dedicato a questi ultimi é sempre minimo, e si riduce alla raccomandazione di trovare locali adeguati all&#8217;osservazione della quarantena.</p>



<p>Che sia impossibile osservare le misure minime di sicurezza, e già quelle sulla distanza, in celle da 7, si finge di ignorarlo.<br>La paura nei centri é tanta, e aumenta ad ogni nuovo ingresso.</p>



<p>Sta di fatto che</p>



<p>&#8220;Resta aperto il problema della coerenza di un trattenimento finalizzato al rimpatrio nel momento in cui sono bloccate tutte le possibilità di arrivare nei Paesi di destinazione: problema che è ancor più rilevante per coloro che sono prossimi alla scadenza del numero massimo di giorni previsti per tale forma di trattenimento&#8221;,</p>



<p>come ha osservato lo stesso Garante Nazionale<br><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f447.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="👇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br><a href="http://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/it/dettaglio_contenuto.page?contentId=CNG7716&amp;modelId=10021&amp;fbclid=IwAR0piepTasVGFt_k5Uwp7sHY0wA0GpC5GSpPEn8Us6XW7GkZOPujyOqS06I&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">http://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/it/dettaglio_contenuto.page?contentId=CNG7716&amp;modelId=10021&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/26a0.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="⚠" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />&nbsp;Su tale presupposto, alcune associazioni di giuristi specializzati invitano i legali a richiedere il riesame del provvedimento di trattenimento dei loro assistiti. E qualche Giudice comincia ad accoglierlo! (v. commento)</p>



<p>Il CIE di Barcellona é stato chiuso giorni fa per tale motivo e forti nelle ultime ore sono le pressioni da più parti sul Governo spagnolo perché vi sia un provvedimento generale in tal senso<br><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f447.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="👇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br><a href="https://www.niusdiario.es/sociedad/Liberan-internos-repatriados-cie-barceloa-coronavirus_18_2917170369.html?fbclid=IwAR2VeiAvY0LeVbtYK8xT8G48fs_j6QYMB4Usq3ly_SBbSOFk3LssJ0PqrHc&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://www.niusdiario.es/sociedad/Liberan-internos-repatriados-cie-barceloa-coronavirus_18_2917170369.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a><br><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f447.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="👇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br><a href="https://elpais.com/espana/2020-03-19/las-restricciones-por-el-coronavirus-paralizan-las-expulsiones-de-inmigrantes.html?fbclid=IwAR1Fal3Uo4LzBkn7MuRxUFblmzNsV_pm5jwJDhCIR06cQi6BmZ01vTcmNF4&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://elpais.com/espana/2020-03-19/las-restricciones-por-el-coronavirus-paralizan-las-expulsiones-de-inmigrantes.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f534.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="🔴" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />&nbsp;Rinnoviamo l&#8217;appello alla chiusura immediata dei CPR per l&#8217;emergenza in corso<br>(<a href="https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fbit.ly%2F2QwrzSC%3Ffbclid%3DIwAR1nX5aa1_wMMlSJV4YXbH2tss7ZsZw69JivziGFqaX6iccvl23vxYUo3-k&amp;h=AT1dVCHRibH92os91Q4t7xc_VY4bgfN3_Sfr58cMZZMnuG8eqDlYDYcT_6tLJLDsZI_77INKdo6ARLidnUSTrvmKVu6lj93L13_4yLeRmw0I-_vLcM2mJ84RvuE8-dRyTA-Sptg9Aw&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://bit.ly/2QwrzSC?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>).<br>Per adesioni: appellocoronacpr@gmail.com</p>



<p>Non vogliamo credere invece che si pensi ancora di aprirne di nuovi, in questo contesto.

</p>
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		<title>I servizi di accoglienza per le persone senza dimora e l’emergenza Covid-19: #vorreirestareacasa</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/03/12/i-servizi-di-accoglienza-per-le-persone-senza-dimora-e-lemergenza-covid-19-vorreirestareacasa/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2020 08:25:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scritture al sociale]]></category>
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<p>(da binario95.it)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="767" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pppppppppppppppppppppppppppp-1024x767.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13707" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pppppppppppppppppppppppppppp-1024x767.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pppppppppppppppppppppppppppp-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pppppppppppppppppppppppppppp-768x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<h2>Una riflessione necessaria, in questi giorni di emergenza, sulla condizione che le persone senza dimora e i servizi di accoglienza sono chiamati a fronteggiare. Come riusciranno, queste persone, che non hanno un’abitazione, ad affrontare un potenziale isolamento? In tanti, al Binario 95, il centro di accoglienza alla Stazione Termini di Roma, ci dicono:&nbsp;<strong>#vorreirestareacasa</strong>, ma qual è la mia casa?</h2>



<h2><strong>Persone senza casa</strong></h2>



<h2>Una persona senza dimora è una persona che non ha un’abitazione e, in molti casi, non ha una residenza. Secondo la&nbsp;<a href="https://www.feantsa.org/download/it___8942556517175588858.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">classificazione ETHOS di FEANTSA</a>&nbsp;(Federazione Europea delle organizzazioni che lavorano con persone senza dimora), esistono quattro categorie per individuare la grave esclusione abitativa:</h2>



<h2>–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; le persone senza tetto;</h2>



<h2>–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; le persone prive di una casa;</h2>



<h2>–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; le persone che vivono in condizioni di insicurezza abitativa;</h2>



<h2>–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; le persone che vivono in condizioni abitative inadeguate.</h2>



<h2>Tutte queste categorie stanno comunque ad indicare l’assenza di una (vera) casa. Dalle persone che vivono in strada o in ricoveri di fortuna a quelle accolte in centri di accoglienza e dormitori, passando da chi è ospite in strutture per rifugiati e richiedenti asilo, fino a tutti coloro utilizzano mense sociali, servizi a bassa soglia e di orientamento per rispondere alle proprie necessità in assenza di una dimora.</h2>



<h2>Oltre a non avere una casa nella quale isolarsi, le persone senza dimora sono comunque costrette ad utilizzare le mense per nutrirsi e i centri di accoglienza per dormire, entrambi luoghi in genere affollati e promiscui, nei quali la distanza minima non può essere, in molti casi, rispettata.</h2>



<h2>Chi non ha un’abitazione, inoltre, pur avendo compreso la gravità della situazione e sforzandosi con buona volontà di rispettare le regole, ha molta difficoltà ad adeguarsi alle norme igieniche di base previste dal DPCM, per non parlare della complessità nel reperire i dispositivi di protezione, perché non ne ha le possibilità economiche.</h2>



<h2><strong>Rischi per i servizi di accoglienza</strong></h2>



<h2>I servizi attuali, quali centri di accoglienza e dormitori, non sarebbero in grado di garantire assistenza agli ospiti positivi al virus. Nel caso in cui un solo ospite si ammalasse, tutta la struttura potrebbe essere preclusa e, se messa in quarantena, verrebbe meno il servizio per altre decine di utenti.</h2>



<h2>Se il problema si estendesse a livello nazionale tra i servizi di accoglienza, dormitori, ma anche tra mense, sportelli di orientamento e servizi di bassa soglia, il rischio, da scongiurare assolutamente, sarebbe la tentazione di voler chiudere tutto il sistema di supporto alle persone senza dimora riportando in strada almeno 50.000 uomini e donne (stima Istat 2014) che peraltro, avendo scarse risorse per fronteggiare il virus, sarebbero potenziali veicoli di contagio.</h2>



<h2>Per superare queste difficoltà occorre uno sforzo congiunto tra pubbliche amministrazioni ed enti del terzo settore che si occupano di persone senza dimora. Uno sforzo che sia orientato al mantenimento dei servizi in sicurezza e alla predisposizione di luoghi di potenziale autoisolamento per le persone senza dimora che dovessero essere malate; che faciliti la distribuzione presso i centri di presidi come maschere, guanti e gel; che sia orientato ad accettare che la vita dei centri di accoglienza possa cambiare in termini di orari e procedure, in modo da fare fronte a questo momento di crisi con la necessaria flessibilità anche amministrativa.</h2>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="640" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ooooooooooooooooooooooooooooo-1024x640.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13708" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ooooooooooooooooooooooooooooo-1024x640.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ooooooooooooooooooooooooooooo-300x188.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ooooooooooooooooooooooooooooo-768x480.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ooooooooooooooooooooooooooooo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



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<h2><strong>Cosa stiamo facendo nelle nostre strutture?</strong></h2>



<h2>Nel frattempo a Roma, al Binario 95, all’Help Center al magazzino Nextop MSC e al Rifugio Sant’Anna per donne fragili, così come anche negli altri centri partner della nostra rete nazionale, gli operatori continuano a fornire l’assistenza necessaria a chi ha più bisogno, con una giusta informazione sulle procedure da adottare in caso di rischio, attraverso una cartellonistica multilingue semplificata e ben visibile. Sono stati, inoltre, predisposti i dispositivi di sicurezza, quali gel, mascherine e fazzoletti, e sono state intensificate le pulizie delle superfici e degli ambienti, con una sanificazione ad hoc delle docce, dopo ogni utilizzo. Ci si attiene al rispetto della distanza minima di sicurezza e al contingentamento dell’afflusso delle persone negli ambienti unici, ma soprattutto si cerca anche di ridare conforto e vicinanza a chi, senza casa e senza famiglia, sta in questi giorni vivendo momenti di particolare tensione e di paura sentendosi ancora più isolato.</h2>



<h2>“Informare, proteggere, organizzare, queste le parole d’ordine nelle nostre strutture di accoglienza – afferma&nbsp;<strong><em>Alessandro Radicchi, &nbsp;fondatore del&nbsp;<a href="https://www.binario95.it/i-servizi-di-accoglienza-per-le-persone-senza-dimora-e-lemergenza-covid-19/www.binario95.it?utm_source=rss&utm_medium=rss">Binario 95</a></em></strong>&nbsp;<strong>e direttore dell’<a href="https://www.binario95.it/i-servizi-di-accoglienza-per-le-persone-senza-dimora-e-lemergenza-covid-19/www.onds.it?utm_source=rss&utm_medium=rss">Osservatorio nazionale della solidarietà nelle stazioni italiane&nbsp;</a></strong>-, dobbiamo proteggere le persone senza dimora che ospitiamo e tutelare il lavoro dei nostri operatori. Chiediamo alle istituzioni, comunali in particolare, di non lasciarci soli&nbsp;<strong>ed iniziare a pensare da subito alla possibilità di predisporre dei luoghi dedicati alla quarantena di chi una casa non la ha</strong>. Guardando al futuro, penso che questa emergenza debba spingerci a rivedere il sistema di accoglienza, ripensando il ruolo dei centri e dando il giusto valore all’estrema responsabilità di cui si fanno carico nel sostenere persone che non hanno altre forme di supporto, come la famiglia. Bisognerà ripensare agli investimenti sull’housing, all’importanza di centri più piccoli, meno legati ai grandi numeri, al dialogo con il servizio sanitario nazionale, che in molti luoghi è già estremamente proficuo. L’emergenza sta cambiando la nostra vita. Speriamo che questo cambio porti ad una nuova visione che non escluda ancora di più chi vive ai margini”.</h2>



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<h2><strong>Tutti i nostri ospiti vorrebbero stare a casa, ma qual è la loro casa?</strong></h2>



<p><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.binario95.it/wp-content/uploads/2020/03/PSD-COVID-19-MAP_v4.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Scarica la scheda con l&#8217;analisi dello scenario</a></p>



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<p>Per sostenere le attività di Binario 95:  <br><a href="https://www.binario95.it/emergenza-coronavirus-aiutaci-ad-aiutare-chi-non-ha-una-casa/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.binario95.it/emergenza-coronavirus-aiutaci-ad-aiutare-chi-non-ha-una-casa/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </p>
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