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	<title>visto Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>visto Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Liberi di accogliere i rifugiati. Vogliamo creare passaggi sicuri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jun 2018 07:35:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Anche Associazione per i Diritti umani sostiene le campagne di Welcoming Europe, oggi più che mai. Per aderire: https://welcomingeurope.it/news/firma/ 20 giugno Giornata Internazionale dei Rifugiati. Dal 1990 a oggi sono morti più di 34&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/06/20/liberi-di-accogliere-i-rifugiati-vogliamo-creare-passaggi-sicuri/">Liberi di accogliere i rifugiati. Vogliamo creare passaggi sicuri</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche <em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong> </em>sostiene le campagne di Welcoming Europe, oggi più che mai.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Per aderire: https://welcomingeurope.it/news/firma/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></p>
<p>20 giugno Giornata Internazionale dei Rifugiati.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/LOGO-WE-2018-16.04.2018-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-10875 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/LOGO-WE-2018-16.04.2018-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="174" height="177" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/LOGO-WE-2018-16.04.2018-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 822w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/LOGO-WE-2018-16.04.2018-2-296x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 296w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/LOGO-WE-2018-16.04.2018-2-768x779.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 174px) 100vw, 174px" /></a>Dal 1990 a oggi <b>sono morti più di 34 mila migranti</b> nel tentativo di raggiungere via mare l’Europa. L’apertura di <b>vie d’accesso legali e sicure</b> verso paesi disposti ad accogliere. Vogliamo vie sicure di ingresso complementari e addizionali ai programmi nazionali di resettlement e, in questo senso, la società civile può offrire un contributo rilevante. Le sponsorship private, inoltre, hanno un ruolo importante nel facilitare l’integrazione dei rifugiati appena arrivati nei territori grazie al sostegno e alla mobilitazione delle comunità, di gruppi religiosi, di organizzazioni non governative, di aziende private e di famiglie di rifugiati reinsediati.</p>
<h3 class="profile-name"></h3>
<p>Chiediamo alla Commissione Europea di modificare il Regolamento Ue 516/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio e attivare un nuovo programma di finanziamento nell&#8217;ambito del Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI) per sostenere i programmi di sponsorship privata della società civile affinché sempre più cittadini e associazioni possano essere #liberidiaccogliere.</p>
<p>La <b>sponsorship</b> è un percorso sicuro e legale destinato a richiedenti asilo e rifugiati. I beneficiari, ai quali viene rilasciato un visto d&#8217;ingresso nazionale, sono sostenuti da sponsor privati (comunità, società civile, organizzazioni di volontariato) che si fanno carico dell&#8217;accoglienza e seguono il processo di inclusione nei territori. Questi programmi si aggiungono a quelli statali di reinsediamento, e cioè il trasferimento di rifugiati, già riconosciuti dall&#8217;Unhcr, verso un paese terzo che mette a disposizione un certo numero di posti.<b></p>
<p></b>In Canada l’istituto della sponsorship privata ha una tradizione lunga più di quaranta anni, che ha permesso alla società civile canadese di accogliere circa 300 mila rifugiati. In Europa questo strumento ha iniziato a diffondersi solo recentemente.</p>
<p><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/1563-3-profughi-il-29-maggio-nuovi-arrivi-con-i-corridoi-umanitari.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10876" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/1563-3-profughi-il-29-maggio-nuovi-arrivi-con-i-corridoi-umanitari.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="372" height="279" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/1563-3-profughi-il-29-maggio-nuovi-arrivi-con-i-corridoi-umanitari.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 372w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/1563-3-profughi-il-29-maggio-nuovi-arrivi-con-i-corridoi-umanitari-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 372px) 100vw, 372px" /></a></p>
<p></b>In Italia, a partire dal 2016, alcune organizzazioni religiose (Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, Chiese valdesi e metodiste, Caritas Italiana, Fondazione Migrantes e Conferenza Episcopale Italiana) hanno firmato degli accordi specifici con il governo italiano aprendo dei Corridoi Umanitari dal Libano e dall’Etiopia, interamente finanziati con fondi privati, permettendo più di 2 mila richiedenti asilo di raggiungere in sicurezza l’Italia e qui essere accolti e integrati all’interno delle comunità sul territorio. I risultati positivi di questi programmi pilota hanno incoraggiato l’adozione di questo modello anche in Francia e in Belgio, dove organizzazioni cristiane hanno aperto corridoi umanitari sul modello di quelli italiani.</p>
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		<title>Il parlamento Ue e la situazione in Turchia</title>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2016 08:35:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Barbara Spinelli: «Chiedo alla Commissione e alle istituzioni UE di guardare in faccia quello che sta realmente accadendo in Turchia». &#160; Strasburgo, 12 maggio 2016 &#160; Il Servizio Giuridico del Parlamento europeo ha presentato&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Barbara Spinelli: </strong><strong>«</strong><strong>Chiedo </strong><strong>alla Commissione e alle istituzioni UE di guardare in faccia quello che sta realmente accadendo in Turchia». </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Strasburgo, 12 maggio 2016</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Servizio Giuridico del Parlamento europeo ha presentato alla Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE) – che si è riunita a Strasburgo il 9 maggio in sessione straordinaria – una relazione sugli <em>Aspetti giuridici della “dichiarazione” UE-Turchia del 18 marzo 2016</em>. In questa occasione, Barbara Spinelli ha chiesto al rappresentante del Servizio giuridico «se, nel redigere il proprio parere, siano state valutate e comparate le molteplici opinioni critiche riguardanti la legalità dell&#8217;accordo in questione e se, al contempo, quest’ultimo sia stato analizzato tenendo anche conto degli accordi di riammissione stipulati in precedenza tra Grecia e Turchia, che erano autentici trattati. Chiedo inoltre», ha continuato l’eurodeputata del GUE/NGL, «se siano state valutate le conseguenze legali della sua successiva implementazione».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Le parti dell&#8217;accordo che più sono contestate dagli esperti del settore &#8211; e mi riferisco a giuristi di prestigio e ad associazioni quali Amnesty International e l&#8217;UNHCR – vengono descritte dal vostro servizio legale solo come atti politici o semplici “dichiarazioni di carattere politico&#8221;. Mi riferisco in particolare al paragrafo 1 della “dichiarazione” UE-Turchia del 18 marzo scorso, nel quale si raccomanda, in sostanza, una deportazione di massa dei rifugiati verso Turchia, e lo si fa nei seguenti termini: &#8220;<em>Tutti i nuovi migranti irregolari</em> che, a partire dal 20 marzo 2016, giungeranno nelle isole greche attraversando la Turchia saranno rimpatriati in Turchia&#8221; (<em>All new irregular migrants crossing from Turkey into Greek islands as from 20 March 2016 will be returned to Turkey</em>). Il vostro servizio legale afferma che ciò non avrà effetto sul diritto europeo e sulle direttive precedenti della Commissione concernenti la protezione internazionale. Come potete dire una cosa del genere? A tutti gli effetti, l’inciso delinea chiaramente la possibilità di <em>refoulement </em>collettivo».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Barbara Spinelli si è poi soffermata sulla forma dell&#8217;accordo UE-Turchia: «Un accordo definito dapprima come <em>deal</em>, poi come <em>agreement</em> e infine come <em>statement</em>, quindi come mera dichiarazione, cioè come parola detta al vento. No, l’intesa che avete raggiunto non è uno <em>statement</em>. Quando si stipula un accordo che implica impegni reciproci, anche di natura finanziaria, siamo di fronte ad un vero e proprio trattato internazionale. Questo non sono io ad affermarlo, ma esperti di diritto europeo e diritto internazionale».</p>
<p>«Il fatto», ha concluso, «è che un trattato internazionale presuppone, per sua stessa natura e sulla base dei Trattati europei, l&#8217;esistenza di un controllo democratico sia a livello nazionale che europeo &#8211; un controllo parlamentare che, nel caso di specie e grazie al sotterfugio verbale dello “statement”, viene aggirato ed è totalmente assente. Anche gli Stati Membri infatti, attraverso i Parlamenti nazionali, dovrebbero essere posti nelle condizioni di esprimere il proprio parere».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/th-37.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5441" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-5441 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/th-37.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (37)" width="300" height="193" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo stesso giorno, intervenendo nella riunione straordinaria della Commissione LIBE a proposito della <em>Terza relazione sui progressi compiuti dalla Turchia per soddisfare i requisiti della tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti</em>, Barbara Spinelli si è rivolta alla rappresentante della Commissione Marta Cygan<strong>. </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>«</strong>Vorrei innanzitutto ricordare che venerdì scorso il Presidente Erdoğan ha detto che non ha alcuna intenzione di cambiare le leggi antiterrorismo – come richiesto dalla Commissione UE – in cambio di una liberalizzazione dei visti. I giornalisti dissidenti, i militanti curdi, gli accademici che criticano il governo continueranno perciò a essere considerati terroristi», ha affermato l’eurodeputata del GUE/NGL, che  ha poi chiesto alla rappresentante della Commissione di «indicare nello specifico cosa succederà se alcuni “benchmark” essenziali &#8211; cioè i requisiti più importanti della tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti &#8211; non verranno soddisfatti, visto che al momento non lo sono».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Chiedo inoltre alla Commissione», ha aggiunto Barbara Spinelli, «come forma di rispetto nei confronti di questo Parlamento, di mettere nero su bianco e illustrarci in modo chiaro e nella massima trasparenza, come sono rispettati, o non sono rispettati, tutti i 72 benchmark posti al governo turco, considerando che sino ad ora le parole pronunciate dalla Commissione a proposito della Turchia hanno lasciato molto a desiderare. Vorrei ricordare che, appena pochi giorni fa, il Commissario Timmermans ha affermato – cito testualmente – che &#8220;i progressi fatti dalla Turchia sono impressionanti&#8221;. Quanto al trattamento dei rifugiati, vorrei richiamare qui una frase del Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, pronunciata il 23 aprile scorso. Cito: &#8220;La Turchia è al momento il migliore esempio, per il mondo intero, di come dovrebbero essere trattati i rifugiati&#8221; (<em>Today Turkey is the best example for the whole world on how we should treat refugees. No one has the right to lecture Turkey what you should do. I am very proud  that we are partners</em>). Sottolineo il passaggio cruciale: &#8220;Il migliore esempio per il mondo intero&#8221;. Chiedo quindi nuovamente alla Commissione e alle istituzioni UE di spiegarci i criteri con cui vengono valutati i 72 “benchmark”, e soprattutto di immergersi finalmente nella realtà, con le loro dichiarazioni e prese di posizione: cioè di guardare in faccia quello che sta realmente accadendo in Turchia».</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Terra di transito: l&#8217;odissea dei profughi dalla realtà allo schermo</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Aug 2014 04:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Molti sanno &#8211; ma tanti no &#8211; che il Regolamento di Dublino obbliga i richiedenti asilo a restare nel primo Paese in cui arrivano dopo essere scappati dal proprio. Nel documentario Terra di transito&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Molti<br />
sanno &#8211; ma tanti no &#8211; che il Regolamento di Dublino obbliga i<br />
richiedenti asilo a restare nel primo Paese in cui arrivano dopo<br />
essere scappati dal proprio. Nel documentario <i>Terra<br />
di transito</i> &#8211; del regista<br />
Paolo Martino, presentato con grande successo al Bif&amp;st, il<br />
Festival internazionale del Film di Bari &#8211; si racconta, in<br />
particolare, il viaggio di Rahell, fuggito dalla Siria, ma non solo:<br />
si parla anche di accoglienza, di legislatura, di speranze e<br />
disillusioni.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Abbiamo<br />
intervistato per voi Paolo Martino che ringraziamo molto per la sua<br />
disponibilità.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quali<br />
sono le direttive del Regolamento di Dublino?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nella<br />
sua struttura diabolica, in realtà, la Convenzione di Dublino è<br />
molto semplice perchè di fatto impone ai rifugiati (migranti<br />
forzati, persone che fuggono da guerre o persecuzioni) di fermarsi<br />
nel primo Paese d&#8217;ingresso all&#8217;interno dei confini dell&#8217; UE. Questo<br />
perchè il regolamento stabilisce che il Paese competente per<br />
valutare la domanda d&#8217;asilo è il primo Paese in cui il rifugiato<br />
mette piede e ciò comporta che Paesi come l&#8217;Italia, la Grecia o la<br />
Spagna, soggetti ai flussi migratori più di altri, siano quelli in<br />
cui vengono fatte più richieste d&#8217;asilo.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quali<br />
sono le aspettative dei profughi e dei rifugiati in Italia? E con quali<br />
difficoltà si scontrano?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
I<br />
rifugiati &#8211; anche provenienti da Paesi diversi – hanno una maggiore<br />
consapevolezza, ormai è abbastanza noto che in l&#8217;Italia non è un<br />
Paese in cui è facile costruirsi un futuro, mettere radici, cercare<br />
soluzioni ai problemi da cui si fugge. I rifugiati, spesso, arrivano<br />
già con l&#8217;idea di andare via dal nostro Paese. L&#8217; Italia ha problemi<br />
strutturali, dal punto di vista economico e sociale, che vanno<br />
peggiorando, quindi questo scoraggia i rifugiati a cercare qui una<br />
soluzione ai loro. Tuttavia, per il regolamento di Dublino, sono<br />
obbligati a restare da noi, almeno finchè non ottengono l&#8217;asilo e la<br />
possibilità di spostarsi, ma soltanto per periodo molto brevi.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quando<br />
si ottiene l&#8217;asilo, non si ha automaticamente un riconoscimento pari<br />
a quello della cittadinanza (anche se formalmente dovrebbe essere<br />
così); in realtà, attraverso un documento che si chiama “titolo<br />
di viaggio”, loro non possono cercare lavoro, avere assistenza<br />
sanitaria, etc. e quindi possono viaggiare, ma per brevi periodi,<br />
altrimenti dovrebbero restare a carico di qualcun altro.
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<p></p>
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Ci può<br />
raccontare una storia emblematica?</div>
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Nel film<br />
partiamo da un discorso corale e poi scremiamo fino ad arrivare a<br />
Rahell. La sua storia spicca, ma è una storia molto comune.
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La sua<br />
famiglia fugge dall&#8217;Iraq negli anni &#8217;90 e si radica bene in Svezia,<br />
nel lavoro e nella società. Più tardi anche lui scappa prima<br />
dall&#8217;Iraq per ragioni politiche e poi anche dalla Siria (a causa<br />
della guerra di oggi) ; è un musicista, una persona molto esposta e<br />
questo, in un Paese governato da un regime, può diventare un<br />
pericolo. Nel momento in cui arriva in Europa, in Grecia, non gli<br />
vengono prese le impronte digitali, però impiega lo stesso un anno<br />
per arrivare in Italia: un viaggio difficilissimo nell&#8217;Adriatico.<br />
Sbarca in Puglia e qui gli prendono le impronte e rimane bloccato.<br />
Siamo riusciti ad arrivare in Svezia, ma solo per pochissimi giorni e<br />
per girare il documentario, ma adesso Rahell vive in Italia.</div>
<p></p>
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<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quali<br />
sono le differenze tra l&#8217;Italia e i paesi del Nord Europa in termini<br />
di “accoglienza” ai rifugiati?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quando<br />
parliamo di rifugiati facciamo spesso confusione rispetto al loro<br />
status economico, politico e culturale.
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<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
I<br />
rifugiati non sono persone che fuggono dalla povertà. Spesso si<br />
portano dietro un bagaglio anche molto ricco di conoscenze e, quindi,<br />
sono persone facilmente inseribili nella società e nel mondo del<br />
lavoro. Sarebbe importante &#8211; prima di parlare di accoglienza &#8211;<br />
comprendere la situazione di queste persone perchè potrebbero<br />
arricchire, con la loro esperienza, il Paese in cui arrivano.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;Italia<br />
ha perso clamorosamente questa occasione, non ha compreso il fenomeno<br />
e lo ha amministrato solo con numeri e statistiche. Gli altri Paesi,<br />
quelli del Nord Europa come la Germania ad esempio (che accoglie<br />
quasi 1 milione di rifugiati, mentre l&#8217;Italia 50-60.000), hanno<br />
captato questa possibilità e hanno unito la loro storica tradizione<br />
di socialdemocrazie all&#8217;apertura verso lo straniero. Questo in<br />
Scandinavia, Olanda, Belgio, Francia.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
Svezia i rifugiati vengono immediatamente inseriti in programmi di<br />
formazione linguistica e professionale, partendo dalla persona, per<br />
capire le sue attitudini e così queste persone, in pochissimi mesi,<br />
riescono a restituire quello che lo Stato investe su di loro. La<br />
seconda parte di <i>Terra di<br />
transito </i>testimonia<br />
proprio questo: intervistiamo tre ragazzi palestinesi che fuggono da<br />
Damasco, i quali si sono inseriti in questi programmi e, a distanza<br />
di un anno, lavorano&#8230;e pagano le tasse. Intervistiamo anche una<br />
ragazza curda che è diventata un&#8217; esponente di spicco del Partito<br />
socialista svedese&#8230;</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Cosa<br />
avete voluto raccontare e denunciare, quindi, con questo lavoro?</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Denunciamo<br />
il paradosso evidente di un&#8217;Italia che, da una parte, continua a<br />
livello propagandistico a proclamarsi “terra di invasione” da<br />
parte degli stranieri e, dall&#8217;altra, accetta l&#8217;arrivo degli coatto<br />
dei rifugiati.</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Io<br />
e Rahell stiamo continuando a seguire storie ancora in evoluzione<br />
perchè vogliamo fare proprio una campagna su questo argomento.
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<p></p>
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</div>
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