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	<title>voto Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Due donne, due Paesi, due futuri incerti.</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jun 2024 13:36:38 +0000</pubDate>
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<p><br></p>



<p></p>



<p>di Tini Codazzi </p>



<p></p>



<p>Claudia Sheinbaum in Messico. María Corina Machado in Venezuela. Due donne diverse, due ideologie diverse ma un unico obiettivo: dare una svolta alla storia politica e sociale del proprio Paese.<br>Andiamo in Messico. Domenica 2 giugno si sono tenute le elezioni presidenziali in Messico. La candidata Sheinbaum ha stravinto con una percentuale di voti compresa tra il 58% e il 60%. Ha vinto contro i candidati conservatori di centro-destra e centristi. È la pupilla dell&#8217;attuale presidente López Obrador e promette di garantire tutti i programmi di welfare avviati dall’attuale presidente.<br>Queste sono alcune delle sue parole dopo i risultati: &#8220;Porteremo il Messico sulla strada della sicurezza, andremo avanti con attenzione alle cause, al rafforzamento della Guardia Nazionale&#8221;, ha detto in riferimento a una forza armata creata da López Obrador per sostituire una forza di polizia federale, un fatto ampiamente criticato dai detrattori per un pericolo reale a un abuso di potere<br>da parte dei militari. Un altro dei principali argomenti dell&#8217;attuale presidente è stato il suo punto di vista sulle politiche neoliberali, in particolare quelle degli Stati Uniti, unendo il suo pensiero a quello dei suoi alleati nella regione come Nicolás Maduro, Daniel Ortega ed Evo Morales. Durante la campagna elettorale, la candidata di sinistra ha appoggiato questi argomenti, ma ha promesso di incoraggiare gli investimenti. &#8220;Rispetteremo la libertà imprenditoriale e promuoveremo e faciliteremo con onestà gli investimenti privati nazionali e stranieri che promuovono il benessere sociale e lo sviluppo regionale, garantendo sempre il rispetto dell&#8217;ambiente&#8221;. &#8220;Garantiremo la<br>libertà di espressione, di stampa, di riunione, di concentrazione e di mobilitazione. Siamo democratici e per convinzione non faremo mai un governo autoritario o repressivo&#8221;, ha detto. La terremo d&#8217;occhio.<br>Andiamo in Venezuela. La strada non è così facile per María Corina Machado. La sua campagna e la sua lotta per diventare Presidente di un Paese completamente distrutto sono in costante salita, ma se c&#8217;è una cosa che questa donna possiede è il coraggio, l&#8217;audacia e la determinazione.<br>Sebbene Machado non si avvicini all&#8217;ideologia di Sheinbaum, le due donne hanno in comune la lotta per ottenere cambiamenti storici nella regione. Candidate e future “presidentesse” sono ciò di cui il continente ha bisogno e che chiede a gran voce. Machado è a capo di un movimento politico di centro-destra liberale e repubblicano (così si descrive Vente Venezuela, il suo partito). A differenza della realtà politica e sociale del Messico, questa è l&#8217;unica opzione possibile in un Paese come il Venezuela, distrutto da 25 anni di mal denominata e apparente sinistra, ma che in realtà si sono verificati regimi autoritari, populisti, radicali e oligarchici, sia nel caso di Hugo Chavez che nel<br>caso di Maduro. Solo una visione aperta e liberale come quella di Maria Corina Machado può salvare un Paese in rovina e rimetterlo in carreggiata dal punto di vista politico, economico e in settori importanti come la sanità e l&#8217;istruzione. Dopo molte battute d&#8217;arresto, la piattaforma unitaria MUD (i partiti che sostengono Machado) è riuscita a nominare il suo candidato Edmundo González Urrutia, pienamente sostenuto da lei, poiché come sappiamo Maria Corina Machado è stata inabilitata dal regime. Sostenere González Urrutia significa sostenere Machado.<br>Venezuela e Messico sono due realtà molto diverse, con situazioni attuali molto diverse, entrambe complesse. Claudia Sheinbaum è una donna e questo dovrebbe essere positivo. Sarà la prima “presidenta” nella storia del Paese azteco. È stata molto criticata nel suo lavoro di sindaco di Città del Messico e forse questo è il suo punto debole, insieme al fatto di essere la pupilla di López Obrador, che è stato anche lui, molto criticato per la sua vicinanza e simpatia con gli attuali regimi latinoamericani. Dall&#8217;altra parte c&#8217;è Maria Corina Machado. Sembra di vedere la luce alla fine del tunnel e riponiamo le nostre speranze nella MUD per le prossime elezioni del 28 luglio. Machado è criticata per la sua apertura liberale, ma molto ammirata all’estero e anche per essere una delle poche personalità politiche che hanno tenuto testa a Hugo Chávez e Nicolás Maduro.<br>Facciamo il tifo per queste due donne. Che facciano quello che gli uomini non hanno saputo fare per il benessere dei loro Paesi. Forse questa è una svolta sociale che doveva arrivare dopo tanta sofferenza. Sicuramente dovranno avere delle spalle larghe per sopportare il maschilismo imperante in America Latina. Queste due donne sono uscite dall’ombra domestica e adesso, prima di vedere il loro operato, è il valore più grande che c’è.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Elezioni insanguinate in Ecuador, l&#8217;appello della Rete NoBavaglio ai media: &#8220;Tenete accesi i riflettori sul voto, non abbandonate il popolo ecuadoriano&#8221;</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2023/08/18/america-latina-diritti-negati-elezioni-insanguinate-in-ecuador-lappello-della-rete-nobavaglio-ai-media-tenete-accesi-i-riflettori-sul-voto-non-abbandonate-il-popolo-ecuadoriano/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Aug 2023 14:00:47 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Associazione Per i Diritti umani, che fa parte della rete #NOBAVAGLIO, pubblica e condivide il seguente appello:</p>



<p><strong>di MARINO MURATORE</strong></p>



<p><strong>La RETE NOBAVAGLIO esprime solidarietà al popolo ecuadoriano nei giorni delle elezioni presidenziali. E lancia un appello ai media: “Tenete accesi i riflettori sul voto, non abbandonate il popolo ecuadoriano”</strong></p>



<p>Domenica 26 agosto 2023 si vota in Ecuador per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica dell’Ecuador, consultazione che è stata unita a un referendum sulle esplorazioni petrolifere in una importante regione dell’Amazzonia. Un periodo elettorale funestato il 10 agosto dalla uccisione del candidato presidente Fernando Villavicencio, durante un comizio pubblico. Villavicencio era un giornalista molto stimato dal popolo ecuadoriano per le sue denunce della corruzione pubblica, della criminalità legata al narcotraffico, in quanto grandi quantitativi di droga provenienti dalla Colombia transitano per il paese per essere imbarcati a Guayaquil, Esmeraldas, Manta e altri porti ecuadoriani. Una seconda pista del traffico della droga attraversa il paese, utilizzando la via fluviale dall’Amazzonia ai confini con il Perù e la Colombia.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://pressingweb.altervista.org/wp-content/uploads/2023/08/votoEC.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://pressingweb.altervista.org/wp-content/uploads/2023/08/votoEC.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-5251"/></a></figure>



<p><br>Villavicencio aveva più volte segnalato la complicità di molti politici, funzionari delle dogane, dirigenti di polizia con i diversi cartelli del narcotraffico, spesso in guerra tra loro. Il candidato presidente aveva denunciato la corruzione in una intervista televisiva anche lo stesso giorno nel quale è stato ucciso. Lui e il suo partito Construye, hanno portato all’attenzione internazionale la condizione terribile nelle quale sono confinati popoli amazzonici, come ad esempio gli Shuar e i Kofan che hanno la sfortuna di vivere in terre ricche di risorse petrolifere, controllate da un Governo che ha svenduto i giacimenti alle multinazionali e alla Cina.<br>In tale clima politico non deve stupire le moltitudini di omicidi quotidiani per regolamento di conti, gli assassini di sindaci e sindacalisti che lavorano per la giustizia,<br>La polizia nazionale ecuadoriana ha registrato 3.568 morti violente nei primi sei mesi di quest’anno, molto più delle 2.042 segnalate nello stesso periodo del 2022.<br>Lo scorso anno si è concluso con 4.600 morti violente, la cifra più alta nella storia del Paese e il doppio del totale nel 2021.<br>Solo in questi ultimi giorni è stato assassinato anche Pedro Briones, un altro candidato alla Presidenza della Repubblica dell’Ecuador. Inoltre la candidata all’Assemblea nazionale, Estefany Puente, ha subito un attacco armato, per fortuna è rimasta illesa.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://pressingweb.altervista.org/wp-content/uploads/2023/08/votoEC2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://pressingweb.altervista.org/wp-content/uploads/2023/08/votoEC2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-5255"/></a></figure>



<p><br>La RETE NOBAVAGLIO manifesta quindi solidarietà verso il popolo ecuadoriano, un popolo amico da decenni dell’Italia. Un popolo che ha visto partire verso l’Europa, in seguito ad una grave crisi economica avvenuta negli ottanta nel paese sudamericano, molte donne e uomini emigrati in Spagna e Italia per cercare lavoro e nuove opportunità. Le mete preferite nel nostro paese sono state Genova (per il suo rapporto secolare con il porto di Guayaquil) e successivamente Roma e Milano. In questi decenni così tantissimi cittadini italiani hanno usufruito della competenza, professionalità delle badanti, baby-sitter, lavoratrici in imprese di pulizie, operatrici socio sanitarie, operai provenienti dall’Ecuador. Uomini e donne spesso sfruttati, sottopagati che hanno però contribuito senza nessun riconoscimento al nostro benessere. Solo recentemente si stanno costituendo per cooperative sociali gestite direttamente da lavoratori e lavoratrici ecuadoriani.<br>La RETE NOBAVAGLIO quindi auspica che le elezioni in Ecuador possano volgersi in maniera democratica e manifesta il suo appoggio al nuovo candidato Presidente della Repubblica per il partito Construye, il giornalista Christian Zurita, amico di Villavicencio e che ha dichiarato che continuerà nello stesso spirito la lotta per la giustizia e contro la corruzione.<br>LA RETE NOBAVAGLIO si rende disponibile a fornire informazioni a tutti ii cittadini ecuadoriani che vorranno esprimere il loro voto attraverso il voto telematico, segnalando i luoghi di assistenza al voto on line nelle città di Roma; Genova e Milano</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Tomás Hirsch: una Costituzione rivoluzionaria per il Cile e per l’intera umanità</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Aug 2022 09:04:35 +0000</pubDate>
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<p></p>



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<p></p>



<p>(da pressenza.com)</p>



<p><em>Il 4 settembre il Cile voterà per approvare il testo della nuova Costituzione. Questo evento storico è largamente ignorato o poco seguito dai media, soprattutto da quelli europei. Ne abbiamo parlato con Tomás Hirsch, deputato di Acción Humanista e soprattutto attivista politico che ha seguito fin dall’inizio l’intera questione costituzionale.</em></p>



<p><strong>Gli umanisti hanno sempre messo in cima alle loro priorità la necessità di una nuova Costituzione in Cile. Tomás, potresti fare un breve riassunto di come siamo arrivati a questo plebiscito?</strong></p>



<p>Questo plebiscito è il risultato di una lunga lotta del popolo cileno, di varie organizzazioni sociali e partiti politici. Molti credono che l’origine sia nelle proteste del 18 ottobre 2019, ma la cosa è iniziata molto prima. Già quando, nel 1980, la Costituzione della dittatura è stata proclamata a ferro e fuoco, abbiamo iniziato a organizzare e mobilitare i vari movimenti sociali e partiti politici per avere una Costituzione democratica. Inoltre, porre fine alla Costituzione del 1980 era uno degli impegni del primo governo dopo la dittatura, che però non è stato rispettato.</p>



<p>Per noi umanisti questa è sempre stata una delle richieste fondamentali per cui ci mobilitavamo; quando ero candidato alle elezioni presidenziali abbiamo fatto un gesto che è rimasto impresso nella memoria del Cile, ossia gettare nella spazzatura la Costituzione di Pinochet. Questo atto, che ha scandalizzato alcuni potenti e i membri dell’élite politica, economica e militare del nostro Paese, ha risuonato profondamente nel nostro popolo.</p>



<p>Questa mobilitazione è continuata per decenni, fino a quando, dopo la rivolta dell’ottobre 2019, per dare corso e incanalare le diversissime richieste sociali si è giunti alla convinzione che non si trattava di sistemare uno o due aspetti dell’attuale legislazione, ma di andare al cuore del modello. E questo significava partire dal presupposto che viviamo da decenni sotto una Costituzione profondamente antidemocratica sia nella sua origine che nel suo contenuto, che non garantisce alcun diritto, che stabilisce differenze brutali tra una piccola minoranza e le grandi maggioranze del Paese.</p>



<p>Fu allora che si raggiunse un accordo per procedere verso una nuova Costituzione generata in democrazia. È stata eletta un’Assemblea Costituente (nell’ottobre del 2020, N.d.A.), che ha elaborato una proposta per un anno ed è questa proposta che sarà votata il 4 settembre con due opzioni: approvo o rifiuto. In un primo plebiscito, l’80% degli elettori ha votato a favore di una nuova Costituzione e lo stesso 80% ha votato a favore del fatto che fosse redatta da membri dell’Assemblea Costituente eletti a tale scopo e non da parlamentari. Così sono iniziati i lavori di questa Assemblea, la prima al mondo completamente paritaria, con il 50% di uomini e il 50% di donne, con un’ampia partecipazione di rappresentanti degli 11 popoli nativi e con una significativa presenza di indipendenti.</p>



<p>Se il testo proposto viene approvato, inizia il processo di implementazione della nuova Costituzione e di generazione delle centinaia di leggi che devono essere promulgate per renderla realtà; se viene respinto, la Costituzione della dittatura viene formalmente mantenuta. Tuttavia c’è già un accordo sul fatto che il mandato popolare ha chiesto la stesura di una nuova Costituzione e quella attuale, sebbene ancora in vigore dal punto di vista legale, è già morta politicamente e nel cuore del popolo cileno. Pertanto, anche se il testo verrà respinto nel plebiscito, promuoveremo la creazione di una nuova Assemblea Costituente per presentare un nuovo progetto che possa essere approvato.</p>



<p>Ma naturalmente speriamo e siamo convinti che l’approvazione vincerà e che avremo una nuova Costituzione a partire dal 4 settembre.</p>



<p><strong>La nuova Costituzione cilena è stata definita d’avanguardia e rivoluzionaria. Quali sono, secondo te, i suoi punti più importanti?</strong></p>



<p>Non c’è dubbio che questa nuova Costituzione sia assolutamente all’avanguardia e rivoluzionaria, perché non solo pone fine a una Costituzione generata sotto una dittatura, che come abbiamo già detto è antidemocratica nella sua origine e nel suo contenuto, ma soprattutto perché ci permette di affrontare le sfide del XXI secolo in modo nuovo e migliore. In questa Costituzione sono presenti i diritti della natura – e credo che sia la prima volta al mondo – così come la protezione delle altre specie, riconoscendole come esseri senzienti. Viene data particolare enfasi alla cura dell’ambiente e al riconoscimento della crisi climatica attuale, che viene segnalata come una delle sfide da affrontare.</p>



<p>È una Costituzione che dal primo all’ultimo articolo garantisce, protegge, incoraggia e promuove l’uguaglianza di genere, i diritti della diversità e della dissidenza sessuale e include i diritti delle persone transgender, questioni che non erano mai state considerate prima.</p>



<p>La nuova Costituzione definisce il Cile come un Paese plurinazionale in cui sono riconosciuti gli 11 popoli indigeni originari del nostro Paese, una novità assoluta. L’acqua viene ripristinata come bene comune che non potrà mai essere privatizzato e lo stesso vale per il mare e per le risorse naturali. La nuova Costituzione promuove inoltre la democrazia partecipativa diretta con iniziative di legge popolari, revoca del mandato, revoca popolare delle leggi e referendum municipali. In altre parole, si struttura lo Stato in base alla partecipazione diretta dei cittadini alla politica.</p>



<p>È una Costituzione che garantisce i diritti sociali in modo molto importante; l’articolo 1 definisce il Cile come uno Stato sociale e democratico basato sullo Stato di diritto, plurinazionale, interculturale, regionale ed ecologico. Credo che l’articolo 1 sintetizzi in modo molto profondo un cambiamento culturale strutturale del nostro Paese e per questo ci dà tanta speranza di avanzare verso la costruzione di un Paese più giusto, più democratico, più partecipativo, più decentrato e con più diritti per tutti.</p>



<p><strong>Alcuni sondaggi danno un risultato incerto a favore dell’approvazione: qual è la tua impressione in base all’azione quotidiana in campagna elettorale?</strong><strong></strong></p>



<p>E’ vero, i sondaggi continuano a mostrare un risultato in cui il rifiuto è vincente. Tuttavia, nelle ultime settimane c’è stato un cambiamento di tendenza e l’approvazione sta aumentando di due o tre punti ogni settimana. Credo che nei sondaggi delle prossime due settimane assisteremo a una sua vittoria. Non ho dubbi che il 4 settembre vinceremo, perché c’è un’immensa maggioranza di cileni che vuole una nuova Costituzione che garantisca tutti questi diritti.</p>



<p>Tuttavia, quello che è successo in questi mesi è stata una campagna brutale da parte della destra, che ha diffuso fake news e manipolato l’informazione grazie al controllo che ha su tutti i media – canali televisivi, giornali, stazioni radio e anche attraverso le reti sociali – con campagne multimilionarie in cui hanno soprattutto squalificato la proposta basandosi su falsità, vere e proprie falsità: sostengono che le persone si vedranno portare via la casa, che i loro fondi pensione saranno espropriati, che i popoli nativi controlleranno il sistema giudiziario. Insomma, una serie di bugie incredibili, ma che in molti casi sono state credute dai cittadini e hanno generato paura, incertezza, dubbio, ed è questo che negli ultimi tempi si è riflesso in una possibile prevalenza del voto di rifiuto. E’ chiaro però che questa tendenza si sta invertendo, perché nell’ultimo mese le forze che sostengono l’approvazione sono scese in piazza in massa e sono andate nei quartieri a parlare con la gente. Stiamo portando avanti una campagna chiamata “due milioni di porte per l’approvazione”, che parla con le famiglie, cosa che il rifiuto non può fare perché non ha il sostegno popolare.</p>



<p>Quindi in quest’ultimo mese, come è successo nel ballottaggio presidenziale dello scorso anno, siamo fiduciosi che il risultato volgerà a favore dell’approvazione<a href="https://www.pressenza.com/it/2022/08/tomas-hirsch-una-costituzione-rivoluzionaria-per-il-cile-e-per-lintera-umanita/#_ftn1?utm_source=rss&utm_medium=rss">[1]</a>.</p>



<p><strong>Cosa possiamo fare noi, dal resto del mondo, per sostenere questo processo costituente?</strong></p>



<p>Penso che il sostegno che possiamo ricevere dal resto del mondo sia molto importante: in primo luogo, per motivare le comunità cilene che vivono in altri paesi a partecipare, a votare, a essere presenti: questa nuova Costituzione significa anche migliori condizioni per loro. In secondo luogo, per aiutare a diffondere il testo anche in altri paesi. In terzo luogo, per mostrare attraverso le reti il sostegno all’approvazione e a coloro che stanno lottando duramente per questo.</p>



<p>Penso che queste siano alcune azioni molto concrete che si possono realizzare in altri Paesi e che senza dubbio aiuterebbero molto nella campagna per l’approvazione di una nuova Costituzione in Cile.</p>



<p><a href="https://www.pressenza.com/it/2022/08/tomas-hirsch-una-costituzione-rivoluzionaria-per-il-cile-e-per-lintera-umanita/#_ftnref1?utm_source=rss&utm_medium=rss">[1]</a>&nbsp;<em>Si riferisce ai sondaggi che davano Boric perdente al secondo turno, in cui l’attuale Presidente del Cile ha poi vinto con ampio margine, N.d.T.</em></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/08/24/tomas-hirsch-una-costituzione-rivoluzionaria-per-il-cile-e-per-lintera-umanita/">Tomás Hirsch: una Costituzione rivoluzionaria per il Cile e per l’intera umanità</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Una campagna per la legge sulla cittadinanza</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2022 08:53:35 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/BLM-Roma-jpg-scaled-p8ga8tid1t9leh0za8duhk7xjz47f93vrpw8vyvxc8.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="500" height="500" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/BLM-Roma-jpg-scaled-p8ga8tid1t9leh0za8duhk7xjz47f93vrpw8vyvxc8.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16114" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/BLM-Roma-jpg-scaled-p8ga8tid1t9leh0za8duhk7xjz47f93vrpw8vyvxc8.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/BLM-Roma-jpg-scaled-p8ga8tid1t9leh0za8duhk7xjz47f93vrpw8vyvxc8-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/BLM-Roma-jpg-scaled-p8ga8tid1t9leh0za8duhk7xjz47f93vrpw8vyvxc8-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/BLM-Roma-jpg-scaled-p8ga8tid1t9leh0za8duhk7xjz47f93vrpw8vyvxc8-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/BLM-Roma-jpg-scaled-p8ga8tid1t9leh0za8duhk7xjz47f93vrpw8vyvxc8-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></figure>



<p>Dalla *Rete per la Cittadinanza*, formata da attivist* che vogliono cambiare l&#8217;attuale legge sulla cittadinanza.</p>



<p>Lo scorso luglio abbiamo lanciato la campagna *_Dalla parte giusta della storia_* e quest’anno proseguiamo le azioni per stimolare un pensiero critico e ottenere una riforma al più presto.</p>



<p>*Il prossimo 5 febbraio l’attuale legge compirà 30 anni* e ancora rimane intatta causando ingiustizie, discriminazioni e cittadini di serie B. Come Rete vorremmo coinvolgere cittadine e cittadini nella prossima azione online, che fa parte di una campagna di mobilitazione digitale più ampia. Vogliamo infatti spingere le Istituzioni a prendere un impegno serio (come se fosse una relazione amorosa non corrisposta) con tutte le persone che ad oggi non sono riconosciute cittadine italiane, sugellando infine un “matrimonio” simbolico.</p>



<p>La prima azione sarà online e abbiamo bisogno del vostro sostegno: per sensibilizzare i vostri followers sul tema, vi invitiamo a *condividere* sui vostri profili un post/storia con due foto che ritraggano voi o i vostri genitori 30 anni fa (nel 1992) e oggi (2022), sottolineando il cambiamento sociale avvenuto negli ultimi 30 anni, mentre nessun passo avanti è stato fatto sull’attuale legge.</p>



<p>Siamo profondamente convint* che un vostro supporto nella diffusione della campagna o una semplice condivisione dei contenuti porterebbe un contributo prezioso per dar voce ai tanti e tante Italian* senza cittadinanza.</p>



<p>Qui trovate il sito della nostra Rete, per conoscerci meglio:&nbsp;<a href="http://www.dallapartegiustadellastoria.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.dallapartegiustadellastoria.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Se volete schierarvi “dalla parte giusta della storia” e partecipare alla campagna, potete contattarci ai seguenti contatti. Vi daremo tutte le info nel dettaglio per agire insieme il 5 febbraio!</p>



<p>• <a href="mailto:mail%3Ariformacittadinanza@gmail.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mail:riformacittadinanza@gmail.com</a></p>



<h1>La campagna</h1>



<p>Ogni periodo storico è attraversato da forti dibattiti e contrapposizioni quando si tratta di allargare i beneficiari dei diritti percepiti come fondamentali con un forte peso ideologico. Non soltanto quando si tratta di ampliare a destinatari percepiti come esterni al territorio ma anche tra membri riconosciuti della collettività.</p>



<p>In Italia più di un milione di persone nate da genitori stranieri, cresciute e attive nel tessuto sociale italiano, vivono senza un riconoscimento formale della loro appartenenza allo stato italiano. L’attuale legge per la cittadinanza Legge nº 91 del 1992, regola l’acquisizione della cittadinanza italiana è quello dello ius sanguinis. In base ad esso, è italiano chi ha almeno un genitore italiano, a prescindere da dove sia nato. Questa legge non rispecchia più l’attuale società italiana, tiene in ostaggio vite e opportunità per il nostro paese.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://dallapartegiustadellastoria.it/wp-content/uploads/elementor/thumbs/gayatri-malhotra-WzfqobnrSVc-unsplash-scaled-p9dxdojnncqg6kbjv66cuyi53xbcwfcc4m1e9tw7ps.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="dallapartegiustadellastoria" title="dallapartegiustadellastoria"/></figure>



<h2>Perché scegliere di essere &#8220;Dalla Parte Giusta Della Storia:</h2>



<p>Per difendere i propri diritti in quanto donne, lavoratori/lavoratrici, giovani, comunità LGBTQA+ e così via, occorre innanzitutto essere riconosciute come cittadine e cittadini e esercitare il potere di tradurre il dissenso in voto. I cittadini di origine straniera, pur vivendo queste intersezioni, non incidono sull’agenda politica poiché possono scegliere la propria rappresentanza e far sì che la propria voce abbia un peso.</p>



<p>Scegliamo di mobilitarci ancora una volta per i diritti di tutte e di tutti. Scegliamo di essere dalla parte giusta della storia e sensibilizzare l’opinione pubblica all’urgenza che rappresenta questa riforma, vogliamo portare la politica a parlarne senza anteporre bisogni personali e dati non fattuali. </p>



<p>IUS ELIGENDI – DIRITTO DI SCEGLIERE</p>



<p>I quattro criteri intorno ai quali deve essere strutturata la riforma della cittadinanza</p>



<p><br>La cittadinanza è un istituto fondamentale dello Stato: circoscrive l’insieme dei membri della società che hanno pieni diritti e possono pienamente influire sulle scelte politiche che riguardano la propria vita, il proprio territorio, la società.<br>Dal 5 febbraio 1992 &#8211; giorno dell’approvazione della legge sulla cittadinanza attualmente in vigore &#8211; ci separano quasi ventinove anni. Da quel momento la nostra società è fortemente cambiata in numerosi aspetti, dovuti anche alla mobilità delle persone attraverso i confini. Il censimento del 1991 registrò la presenza di 356.159 cittadini stranieri residenti. Oggi, invece, i cittadini di origine straniera residenti in Italia sono 5 milioni e 382 mila. Le comunità che abitano i nostri territori sono arricchite da complessità culturali e biografiche che le rendono più varie, ricche e plurali. Alla luce di questa trasformazione strutturale, la legge n. 91 del 1992<br>appare radicalmente anacronistica.<br>Chi, figlio di genitori stranieri, nasce, cresce e vive stabilmente in Italia, è sottoposto a una normativa ea prassi amministrative inique, arbitrarie, escludenti. Il diritto di scelta è disatteso.<br>Il risultato è la sistematica e generalizzata difficoltà di accesso al riconoscimento della cittadinanza che determina la condizione di stranieri nel paese nel quale si è nati o cresciuti.<br>Il dibattito sulla possibile riforma della cittadinanza è un’occasione per mettere in evidenza tutti i limiti dell’attuale normativa. Alla luce della pluralità dei percorsi personali e della complessa condizione delle nuove generazioni, è indispensabile riformare la legge della<br>cittadinanza in modo che siano riconosciute pari opportunità per chi, a vario titolo, ha un background migratorio.<br>È indispensabile che la normativa prenda atto dell’evoluzione culturale, sociale e demografica della popolazione residente in Italia. L’iter parlamentare in corso, che potrebbe condurre a un disegno di legge che possa ridefinire la normativa sulla cittadinanza, è l’occasione giusta per mettere radicalmente in discussione la logica attuale dell’istituto e promuovere un’idea nuova di cittadinanza, finalmente inclusiva, aperta, accessibile. È quindi necessario approvare una nuova legge sulla cittadinanza.<br>Questa, però, non è una legge qualsiasi. Sono in gioco diritti essenziali e l’appartenenza stessa alla comunità politica e, con essi, le biografie di milioni di persone. Non è sufficiente immaginare di approvare una qualsiasi legge: la definizione dei possibili nuovi criteri per acquisire la cittadinanza è un passaggio delicatissimo, atteso da moltissime persone, e ha direttamente a che fare con la qualità della democrazia e con le condizioni materiali di vita.<br>Quella sulla cittadinanza, infatti, è una normativa peculiare: ridefinisce i confini dell’appartenenza all’ordinamento giuridico e la dialettica tra inclusione ed esclusione. È necessario che la nuova legge sia all’altezza delle aspettative delle donne, degli uomini, delle bambine e dei bambini formalmente esclusi dai criteri attuali. È indispensabile che sia adeguata alle caratteristiche dell’Italia di oggi, in vista dell’Italia di domani: interculturale, inclusiva, solidale.</p>



<p>È una riforma allo stesso tempo indispensabile e delicata: posizionarsi pro o contro la legge a prescindere dal suo contenuto specifico è un approccio ideologico da rifiutare. È urgente un’inversione di tendenza rispetto gli ultimi 30 anni. La cittadinanza non deve più essere la fabbrica della differenza ma può contribuire all’immaginazione e alla costruzione di una società più aperta ed eguale.<br>I quattro criteri fondamentali che verranno descritti in seguito costituiscono l’architrave per una buona legge sulla cittadinanza. Non si ha l’obiettivo di produrre un elenco onnicomprensivo di tutte le disposizioni che dovrebbero essere previste nella nuova normativa: sono numerose e richiedono un grado di approfondimento che non è possibile restituire in questa sede.<br>Viceversa, si fornisce, in maniera sintetica, qual è il contenuto minimo a partire dal quale può essere valutata la qualità della possibile nuova legge sulla cittadinanza.</p>



<p><br>I QUATTRO CRITERI FONDAMENTALI PER UN CAMBIAMENTO SIGNIFICATIVO</p>



<p>DIRITTO DI CITTADINANZA PER CHI NASCE IN ITALIA</p>



<p><br>È necessario prevedere che sia cittadino italiano chi, figlio di genitori stranieri, nasce nel territorio della Repubblica. Inoltre, è opportuno prevedere che lo sia anche chi nasce nel territorio della Repubblica da genitori stranieri di cui almeno uno sia nato in Italia, senza<br>ulteriori requisiti. Queste due previsioni consentono di ricondurre la cittadinanza in una dimensione territoriale. La prima ipotesi può rappresentare una forma di ius soli potenzialmente adeguato alle caratteristiche dell’Italia odierna, la seconda consentirebbe<br>l’emersione dalla marginalità per molti cittadini stranieri &#8211; ad esempio di origine rom &#8211; privi di cittadinanza (e a volte di titolo di soggiorno) nonostante siano nei fatti italiani anche da tre generazioni.<br>Appare opportuno, in relazione alla prima ipotesi descritta, evitare che ad esempio si preveda che ai fini del riconoscimento della cittadinanza italiana i genitori debbano avere la titolarità del permesso di soggiorno UE per lungo soggiornanti o il possesso del reddito<br>funzionale al suo rilascio. In particolare appare opportuno non introdurre requisiti che abbiano a che fare con le condizioni economiche dei genitori dei bambini che nascono in Italia. Sarebbe un’inaccettabile discriminazioni, ancor più ingiusta in un contesto di crisi<br>economica.<br>È necessario che il diritto alla cittadinanza per nascita sul suolo italiano non sia soggetto a scadenze ma che, al contrario, possa poter essere esercitato in qualsiasi momento</p>



<p>DIRITTO DI CITTADINANZA PER CHI CRESCE IN ITALIA</p>



<p><br>È necessario prevedere delle modalità specifiche di riconoscimento della cittadinanza per chi, non essendo nato in Italia, cresce nel nostro paese. Il cd. ius soli, infatti, non può essere l’unico canale di riconoscimento per i minori stranieri. Allo stato attuale, infatti, chi arriva in Italia da minore non ha alcuna possibilità di riconoscimento della cittadinanza al di là degli<br>angusti canali della cd. naturalizzazione.<br>Il riconoscimento della cittadinanza può essere ricollegato &#8211; trattandosi di minori soggetti all’obbligo scolastico &#8211; alla frequenza di un corso di istruzione primaria, secondaria di primo grado, secondaria superiore o di un percorso di istruzione e formazione professionale. </p>



<p>È indispensabile che sia certificata la frequenza e non il conseguimento di un titolo: sarebbe doppiamente ingiusto discriminare chi, a vario titolo, incontra ostacoli nel suo percorso di formazione e configurerebbe un complessivo travisamento del ruolo degli insegnanti che si troverebbero a decidere sul riconoscimento di un diritto così determinante. In aggiunta, è indispensabile tenere presente che gli studenti con background migratorio, alla luce dei dati forniti dal MIUR, sono maggiormente esposti a fenomeni come il ritardo e l’abbandono scolastico: sarebbe un’ingiusta punizione proprio nei confronti di chi avrebbe bisogno di<br>sostegno e inclusione.<br>È necessario che le previsioni di riconoscimento fondate sulla frequenza di un ciclo di studio non siano le uniche a disposizione di chi cresce in Italia. È opportuno prevedere forme di riconoscimento per chi arriva da minore in Italia, legate alla permanenza sul territorio<br>italiano&#8230;</p>



<p>DIRITTO DI CITTADINANZA PER CHI VIVE STABILMENTE IN ITALIA</p>



<p><br>È necessario ridisegnare l’istituto dell’acquisto della cittadinanza in ragione della stabile residenza in Italia &#8211; la cd. naturalizzazione. Attualmente la cd. naturalizzazione ha natura premiale: viene certificato, attraverso discutibili criteri, il buon esito del percorso di inclusione intrapreso dal cittadino straniero. È indispensabile ribaltare la logica: è necessario prevedere criteri significativamente più accessibili in quanto l’acquisizione  della cittadinanza più che un premio deve essere intesa come un incentivo per favorire l’inclusione socio-lavorativa e la partecipazione alla vita politica e sociale.</p>



<p>Attualmente il tempo ordinario di residenza legale per tale riconoscimento è, per gli stranieri non comunitari, di dieci anni, ai quali vanno aggiunti i tre anni dell’iter procedurale che, nei fatti, sono anche considerevolmente più lunghi. È una tempistica assolutamente incongrua: deve essere significativamente ridotta. Quanto al criterio del reddito, non si può fare a meno di notare che finisce per configurare un’ingiusta discriminazione nei confronti di chi non possiede un lavoro adeguato a conseguire le cifre richieste. Si tratta di una previsione che non favorisce l’emersione dalla ricattabilità di chi è esposto al costante rinnovo del permesso di soggiorno e, in ragione di ciò, è più vulnerabile nel mercato del lavoro.<br>Anche il requisito della residenza continuativa è escludente: punisce chi, spesso senza alcuna colpa, non ha continuità nell’iscrizione anagrafica. Appare opportuno che la presenza sul territorio italiano possa anche essere certificata con documentazione di altro tipo (a titolo di esempio: certificazioni scolastiche e formative, contratti di lavoro, documentazione sanitario, ecc).<br>Una revisione significativa dei criteri di riconoscimento della cittadinanza per chi vive stabilmente in Italia può configurare il diritto ad ottenere la cittadinanza del posto dove si abita stabilmente: si tratterebbe di un significativo cambio di paradigma. È una prospettiva<br>convincente, che sostanzia un’idea di cittadinanza che si congeda dai privilegi attuali e che consente (anche) a chi ha un background migratorio di esercitare il diritto al territorio e alla partecipazione civica</p>



<p></p>



<p>PROCEDURE PIÙ RAPIDE, CRITERI CERTI E DISPOSIZIONI TRANSITORIE</p>



<p>Il conseguimento della cittadinanza italiana può essere rappresentato, allo stato attuale, come una lunghissima e iniqua corsa ad ostacoli. I 36 mesi configurati dall’ultimo intervento del legislatore non rappresentano una mediazione accettabile. In aggiunta, la pubblica amministrazione ha allo stato attuale ampio potere discrezionale. La qualità delle procedure<br>è un fondamentale indicatore della qualità della democrazia: in quest’ottica la riforma della cittadinanza non può che definire procedure significativamente diverse da quelle attualmente in vigore.<br>Innanzitutto è necessario fare in modo che il percorso giuridico verso la cittadinanza sia concepito, per tutte le ipotesi, come un diritto soggettivo e non un interesse legittimo, con tutte le garanzie ad esso associate. È necessario arginare la discrezionalità della pubblica<br>amministrazione, disciplinando per legge i requisiti previsti.<br>Quanto ai tempi, è necessario ragionare su due linee di intervento. È necessario introdurre il criterio del silenzio-assenso per fare in modo che l’eventuale mancata risposta della pubblica amministrazione determini l’esito positivo della domanda. Tale disposizione può<br>indubbiamente prevenire l’inerzia della pubblica amministrazione. Con riferimento alla specifica durata del procedimento, è necessario ridurre &#8211; in maniera significativa e sostanziale &#8211; i 36 mesi attualmente configurati.<br>In ogni caso, appare indispensabile che ai fini del conseguimento della cittadinanza da parte del figlio di colui che ottiene la cittadinanza italiana sia rilevante la minore età al momento della presentazione della domanda, anche qualora tale figlio nel corso dell’iter di esame della domanda dovesse diventare maggiorenne.<br>Per quanto riguarda il costo dell’inoltro della domanda &#8211; innalzato a 250 euro dalla legge 132/18 -, anch’esso nei fatti determina una selezione in ragione delle disponibilità economiche del potenziale cittadino italiano. Bisogna considerevolmente abbassare tale<br>previsione.<br>Infine &#8211; ma è un aspetto determinante &#8211; è assolutamente indispensabile prevedere una disciplina transitoria: è necessario che venga riconosciuta la cittadinanza italiana a coloro che al momento dell’entrata in vigore della legge abbiano maturato i requisiti previsti nella<br>nuova disciplina.</p>



<p><br>Appunti finali: un’idea diversa di cittadinanza per un’idea diversa di società Quanto esposto non è un elenco onnicomprensivo delle previsioni che dovrebbero essere contenute nella nuova legge sulla cittadinanza. Ci sono disposizioni ugualmente importanti<br>che per necessità di sintesi non sono trattate in questa sede.<br>In ogni caso, i quattro criteri fondamentali, se posti al centro dell’auspicabile riforma, possono essere in grado di definire una nuova politica della cittadinanza: questo fondamentale istituto può essere ridisegnato e può assumere finalmente un volto non escludente e discriminante.<br>Se questo non dovesse avvenire in questa fase politica, il tema è destinato a riemergere costantemente, finché la legislazione non sia allineata con la composizione della società e i nuovi soggetti di diritto: le trasformazioni in corso richiedono un’inevitabile presa d’atto e un conseguente riconoscimento giuridico.<br>Questo istituto è stato storicamente modellato e rimodellato sulla base delle spinte che si muovono dal basso e nella mutata composizione della popolazione. In questa fondamentale fase storica e politica è opportuno affermare, in ogni sede utile, un’idea dinamica, non statica e in costante divenire della cittadinanza. Abbiamo bisogno di un istituto dalla natura espansiva, capace di tendere verso l’uguaglianza e l’universalizzazione dei diritti.<br>È necessario, in ultimo, tenere a mente che il diritto può avere un ruolo performativo: la disparità nei diritti genera la percezione dell’altro come diseguale, la parità dei diritti contribuisce a una percezione diffusa di uguaglianza tra pari.</p>



<p><br></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/02/04/una-campagna-per-la-legge-sulla-cittadinanza/">Una campagna per la legge sulla cittadinanza</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Sindaco, due TSO  in due settimane nel CPR. Va tutto bene?</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2021 07:10:12 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="940" height="788" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/tso.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15499" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/tso.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 940w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/tso-300x251.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/tso-768x644.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 940px) 100vw, 940px" /></figure>



<p>Finora dal sindaco di Milano, alle domande di presa di posizione sull&#8217;esistenza di un CPR nella città da lui governata, si sono avute in risposta solo &#8220;spallucce&#8221; o al massimo non contestazione della scelta governativa sulla quale in sostanza &#8211; questa è la tesi &#8211; un povero piccolo sindaco non potrebbe influire.</p>



<p>A noi nulla toglie dalla mente che&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/beppesalasindaco/?__cft__[0]=AZUP_3YBqMfaffv1Cd1RkjuJ6cEFVHLY097N7Spc_jNzelfswuZ4ERyz2-i3XV5q2cPzPUjxTPGOhrSccijMGJSTqxq4TOFdeWJ7bywhXTweq1kS8cRZbKIRa0NoPKPFFaUgdp9fOWD7S21uaBaGqzfTj688BMBj-RAXzrW9kRI70OdhPK4pztb5gyo2PK06DAg&amp;__tn__=kK*F&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Beppe Sala</a>&nbsp;sì, darebbe un bel segnale, se esprimesse la sua contrarietà a questo mostro, come altri sindaci già han fatto. Ma andiamo oltre.</p>



<p>Perchè si dà il caso che, al di là delle questioni di principio, mai come in questi ultimi mesi definire &#8220;lager&#8221; quello di via Corelli non sia affatto una provocazione: persone recluse anche da cinque mesi senza aver commesso alcun reato, e una progressiva degenerazione della loro condizione psicofisica sono ormai l&#8217;accertata situazione, di sbando totale.</p>



<p>&#8220;<em>La permanenza prolungata all’interno della struttura ha provocato ripercussioni pesanti sulla condizione psicologico-psichiatrica degli ospiti. Oltre metà degli ospiti è sottoposta a una terapia psichiatrica, ma una parte di loro ha mostrato un peggioramento importante delle proprie condizioni psicologiche-psichiatriche. (&#8230;)<br><br>Per le patologie psichiatriche più intense e pericolose (atti di autolesionismo, tentativi di suicidio, psicosi emergenti e frequenti) ci riferiamo al servizio di pronto soccorso dei presidi sanitari sul territorio, i quali però risultano restii a dimettere tali persone con diagnosi precisa che eventualmente determini l’incompatibilità con la vita in comunità ristretta. (&#8230;)<br><br>A metà febbraio abbiamo segnalato alla Prefettura di Milano l’aumento dei casi di natura psichiatrica all’interno della struttura, chiedendo che venisse attivato un protocollo o una convenzione con Sistema Sanitario Nazionale per la presa in carico di pazienti tossicodipendenti e psichiatrici. (&#8230;) , ma ad oggi ancora nulla è stato attivato.<br><br>In generale quindi, ciò che emerge è che la patologia psichiatrica, la sofferenza reale percepita e vissuta all’interno della struttura da parte degli ospiti aumenta costantemente con l’aumento dei tempi di permanenza: sono purtroppo ormai quasi all’ordine del giorno atti autolesionistici e talvolta tentativi suicidari. (&#8230;).<br><br>𝗖𝗶𝗼̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗺𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗺𝗲 𝘀𝗼𝘁𝘁𝗼𝗹𝗶𝗻𝗲𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗼𝗽𝗿𝗮 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗲̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗲𝗻𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗮𝗶 𝗳𝗶𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗿𝗶𝗺𝗽𝗮𝘁𝗿𝗶𝗼, 𝗻𝗲𝗹 𝗺𝗼𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝗰𝘂𝗶 𝗶𝗹 𝗿𝗶𝗺𝗽𝗮𝘁𝗿𝗶𝗼 𝗲̀ 𝗶𝗺𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲, 𝗰𝗶 𝗿𝗶𝘀𝘂𝗹𝘁𝗮 𝘂𝗻 𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗲𝗻𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗼, 𝗶𝗻 𝘃𝗶𝗼𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗯𝗮𝘀𝗶𝗹𝗮𝗿𝗶 𝗻𝗼𝗿𝗺𝗲 𝗖𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶 𝗶𝗻 𝗺𝗮𝘁𝗲𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝘁𝘂𝘁𝗲𝗹𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗮𝗹𝘂𝘁𝗲 𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗗𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝘂𝗼𝗺𝗼, 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗮 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗼𝗰𝗮𝗿𝗲 𝗿𝗶𝗽𝗲𝗿𝗰𝘂𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗶𝗻 𝘁𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝘀𝗮𝗹𝘂𝘁𝗲 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲.&#8221;</em></p>



<p>Ebbene, queste parole non sono di un* attivista, ma del direttore (ex?) del centro, che le ha consegnate con gran disinvoltura ad un post su facebook. (<a href="https://www.facebook.com/versoproboscs/posts/1654617184748987?__cft__[0]=AZUP_3YBqMfaffv1Cd1RkjuJ6cEFVHLY097N7Spc_jNzelfswuZ4ERyz2-i3XV5q2cPzPUjxTPGOhrSccijMGJSTqxq4TOFdeWJ7bywhXTweq1kS8cRZbKIRa0NoPKPFFaUgdp9fOWD7S21uaBaGqzfTj688BMBj-RAXzrW9kRI70OdhPK4pztb5gyo2PK06DAg&amp;__tn__=-UK*F&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.facebook.com/versoproboscs/posts/1654617184748987?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>).</p>



<p>Ma veniamo al dunque.</p>



<p>Perchè il &#8220;nostro&#8221; primo cittadino, assai affaccendato in questi giorni tra inaugurazioni, promozione dei diritti di uguaglianza e antidiscriminazione, o chi per lui, ha evidentemente trovato il tempo di autorizzare&nbsp;<strong>(*)</strong>&nbsp;due TSO &#8211; ovvero due trattamenti sanitari obbligatori &#8211; nel giro di due settimane, a due persone trattenute nel CPR di Milano che hanno iniziato a dare segni di squilibrio e a provocarsi gravi ferite tentando più volte il suicidio.</p>



<p>Neppure ora gli è sorto il dubbio che qualcosa stia andando per il verso storto, in via Corelli?</p>



<p>Perchè forse finge di non saperlo, ma nel CPR di Milano non solo non possono entrare attivist* e giornalist* e a stento avvocat* (solo se un trattenuto riesce a rientrare in possesso del suo telefono per qualche minuto, nella quotidiana lotteria delle telefonate), ma soprattutto non entra il servizio sanitario nazionale: non vi è nessun presidio sanitario pubblico, e neppure un controllo esterno quale quello imposto per legge, tramite il protocollo di cui sopra, che la Prefettura non ha ancora attivato dopo 8 mesi di attività: tutto in mano ad un presidio medico interno privato a carico del gestore (che continuerebbe a proclamarsi in rosso e taglia sui servizi).</p>



<p>Non esiste poi neppure un magistrato di sorveglianza, come invece nel carcere, cui il recluso può rivolgersi per reclamare i propri diritti di detenuto: niente, nessun controllo, nessun limite all&#8217;arbitrio totale in una materia senza legge.</p>



<p>E in questa situazione, di un lazzaretto lasciato andare alla deriva, dove nessuno dei trattenuti è ormai in buona salute, vedendo che si sta passando ora agli estremi rimedi (la sedazione con la forza), perchè evidentemente non è più sufficiente il fiume di sedativi somministrati già quotidianamente, non è forse il caso di farsi due domande e anzi darci due risposte, signor Sindaco?</p>



<p>Come si concilia una zona franca del diritto alla libertà, alla salute, alla difesa, alla comunicazione, al diritto di asilo, con il Suo modello avanzato di città all&#8217;avanguardia sui diritti, signor Sindaco?</p>



<p>Sono quasi tre anni che Le poniamo questa domanda, senza fortuna. Ora non è più tempo di dire &#8220;non lo so&#8221;, &#8220;non è mia competenza&#8221;: ora è Lei a firmare questi provvedimenti che incidono sulla vita e sulla carne di giovani ragazzi senza colpa (se non quella di non avere un permesso che la legge non gli consente di avere) e ci aspettiamo una spiegazione. Specie ora che si accinge ancora una volta a chiedere il nostro voto, come se non ci avvedessimo che tutto ciò che Milano ha fatto dal punto di vista del sociale e dei diritti umani l&#8217;ha fatto grazie al solo lavoro volontario di tante e tanti milanesi.</p>



<p>Non è più tempo di dare ambrogini: vogliamo risposte e provvedimenti. E subito.</p>



<p>Prenda posizione per la chiusura del CPR di Milano. Con URGENZA: con l&#8217;urgenza del rischio alla salute che stanno subendo quelle persone lì dentro.</p>



<p>O di diritti, per favore, non parli più, men che mai a nostro nome.</p>



<p>(*)&nbsp;<a href="https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fwww.comune.milano.it%2Fservizi%2Ftrattamento-sanitario-obbligatorio-tso-%3Ffbclid%3DIwAR08wn4KbbvNNsHU-qiGxHoosbfvxHhR5wZFQX3vtw5_xOVhtVVrWKqVIH8&amp;h=AT3MG_Fvh1r9B201wB1-JINsR9bZJyunMid2i1CEB2VHBIIKgx5UhpDnKSkHcQLBy7K_G0GjSc4B8QfBcg36TmgnUzJD2Z8KS6gdjN5lBYhOTLoJvN0sBVFzQWDO1BIv0g&amp;__tn__=-UK*F&amp;c[0]=AT08GKQ4JLRzH3BxIVh_RJHWFfbPF1nUJH4cIV1pFMuiXd5vqPZ_PdplNPbfwiPkP9nhpYX6JMMAWM4xlMq7vhV91A3YCUvt1Bomp-bZfHMi4P-vbbXCBUqb3oFdbgHHGRt9YiV7zllyx5AE88RBxUmWPP_lx70NMNEntzjHEHdGkP4Rve1HMYoj5HE9Pd4lvAhnVrc&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.comune.milano.it/&#8230;/trattamento-sanitario&#8230;?utm_source=rss&utm_medium=rss</a><br>&#8220;Come richiederlo:<br>&#8211; La documentazione medica deve essere recapitata entro 48 ore dal rilascio alla Centrale Operativa della Polizia Locale insieme al modulo di richiesta (vedi sez. modulistica)<br>&nbsp;&#8211; L’Ufficiale di turno esegue il controllo di conformità, predispone la documentazione amministrativa necessaria&nbsp;<strong>che dovrà essere siglata dal Sindaco.</strong><br>&#8211; Dopo la visita di convalida, l’Ufficiale provvede all&#8217;accompagnamento del paziente presso la struttura sanitaria indicata per il ricovero.&#8221;&nbsp;</p>
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		<title>Minoranze europee: una risposta disastrosa da parte UE</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2021 08:10:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Commissione europea respinge con parole prive di contenuto unainiziativa popolare di successo L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si rammarica profondamente della decisione della Commissione UE di affondare l&#8217;iniziativa popolare &#8220;Minority Safepack (MSPI)&#8221;&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="496" height="330" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/dialogo-interculturale.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15176" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/dialogo-interculturale.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 496w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/dialogo-interculturale-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 496px) 100vw, 496px" /></figure>



<p><br>La Commissione europea respinge con parole prive di contenuto una<br>iniziativa popolare di successo</p>



<p></p>



<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si rammarica profondamente della decisione della Commissione UE di affondare l&#8217;iniziativa popolare &#8220;Minority Safepack (MSPI)&#8221; per un pacchetto minoranze a livello UE. Il messaggio inequivocabile è uno schiaffo in faccia alle minoranze culturali, religiose, linguistiche e nazionali. Con il rinvio, l&#8217;UE si è dichiarata non competente per l&#8217;attuazione dei diritti delle minoranze.<br>Questo contraddice le decisioni della Corte di giustizia europea, i trattati dell&#8217;Unione che prevedono la regolamentazione delle questioni delle minoranze e la Carta dei diritti fondamentali dell&#8217;UE. Il rifiuto di questa iniziativa popolare di successo con più di un milione di firme in sette Stati membri è anche una decisione contro la partecipazione dei cittadini dell&#8217;Unione.</p>



<p>Il Segretariato generale della Commissione, a nome della presidente von der Leyen, risponde alla dichiarazione della GfbV-international in modo ironico fino al cinismo. Da un lato, la Commissione sottolinea il suo impegno a rispettare i diritti delle persone appartenenti a minoranze e la diversità culturale e linguistica. Dall&#8217;altra parte, la Commissione afferma di aver già preso delle misure. Pertanto, la Commissione ha sufficientemente adempiuto ai suoi obblighi.</p>



<p>Una dichiarazione distaccata dalla realtà delle minoranze. La Fedaral Union of European Nationalities (FUEN) ha lanciato la sua iniziativa dei cittadini &#8220;Minority Safepack (MSPI)&#8221; per un bisogno politico di fermare la morte delle lingue e delle culture minoritarie. Secondo lo studio &#8220;euromosaic&#8221; della Commissione europea del 1996, delle 48 lingue minoritarie nell&#8217;area dell&#8217;UE, 23 hanno solo una vitalità &#8220;limitata&#8221; o &#8220;nulla&#8221;. Altre dodici lingue minoritarie sono classificate come &#8220;in<br>pericolo&#8221;. Dalla pubblicazione dello studio, poco è stato fatto per combattere l&#8217;estinzione delle lingue maggiormente in pericolo.</p>



<p>La decisione della Commissione europea ha scavalcato l&#8217;istituzione dell&#8217;UE che ha la più alta legittimità democratica, cioè il Parlamento europeo, che è eletto direttamente dai cittadini. Una grande maggioranza di deputati ha votato a favore dell&#8217;iniziativa a favore delle minoranze dopo un&#8217;audizione parlamentare sull&#8217;iniziativa dei cittadini.<br>Ciononostante, la Commissione ha deciso di non farlo.</p>



<p>Il rifiuto dell&#8217;iniziativa dei cittadini da parte della Commissione europea contribuirà anche a rafforzare i movimenti di autodeterminazione in Catalogna, nei Paesi Baschi, in Corsica o tra gli ungheresi della Transilvania rumena. La risposta della Commissione finisce per incoraggiare i disordini nelle regioni delle minoranze linguistiche e nazionali. Con il suo atteggiamento, la Commissione UE si è fatta custode degli interessi dello stato nazionale. L&#8217;impegno per la diversità culturale e linguistica si rivela essere una mera accozzaglia di belle parole. Un&#8217;occasione persa su tutta la linea.</p>
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		<title>Argentina, un passo avanti verso la legalizzazione dell&#8217;aborto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Dec 2020 07:54:46 +0000</pubDate>
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<p>La Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge questo venerdì e ora passerà al Senato, che avrà l&#8217;ultima parola.</p>



<p>di Julia Martín Arévalo</p>



<p></p>



<p>131 voti a favore, 117 contrari e 6 astensioni: La marea verde è esplosa di gioia nel momento in cui si è saputo l&#8217;esito del voto della Camera dei Deputati dopo un’attesa di 20 ore dovuta al lungo dibattito svoltosi al Congresso; ora sarà la volta del Senato, che avrà l&#8217;ultima parola nell&#8217;approvazione finale del testo per la legalizzazione dell&#8217;aborto.</p>



<p>Due anni fa, la Camera dei rappresentanti aveva già approvato un testo simile, ma era stato poi respinto dal Senato. Infatti, si prevedono difficoltà anche questa volta all’interno della Camera Alta, anche se l&#8217;iniziativa in questo caso è guidata dal Governo ed ha il sostegno del Presidente Alberto Fernández.</p>



<p>La novità legislativa rappresenta un cambiamento importante rispetto a quella attuale che permette l&#8217;aborto solo in caso di stupro o di pericolo per la vita della madre ed inoltre permette l&#8217;obiezione di coscienza ai medici. Questo nuovo testo permetterà l&#8217;aborto fino alla 14a settimana di gestazione. Dalla quattordicesima settimana di gestazione in poi non sarà più possibile abortire, eccezion fatta per i casi già concepiti dalla precedente normativa (pericolo di vita per la madre e per casi di stupro).</p>



<p>Secondo le statistiche del governo, si stima che ogni anno circa 40.000 donne in Argentina sono ricoverate in ospedale per complicazioni dovuti ad aborti clandestini, e più di 3.000 di esse sono decedute dal 1983 (data in cui l’Argentina è tornata alla democrazia) ad oggi. La nuova legge mira a porre fine a tutto questo, consentendo l&#8217;aborto legale, sicuro e gratuito.</p>



<p>Non c&#8217;è ancora una data per il voto al Senato, ma si ritiene che possa avvenire prima della fine dell&#8217;anno. Se la legge venisse accettata, l&#8217;Argentina si aggiungerebbe alla breve lista dei Paesi che oggi consentono l&#8217;aborto legale in America Latina (Uruguay, Cuba, Guyana e Guyana francese) e costituirebbe un importante precedente nella lotta per il diritto di scelta delle donne latinoamericane.</p>
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		<title>Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2020 08:37:52 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>A cura di Farid Adly</p>



<p></p>



<p>Agli iscritti Newsletter, per ascoltare l&#8217;audio:</p>



<p><a href="https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1604992621.htm&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1604992621.htm&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>I titoli</p>



<p><strong>Iraq:</strong>&nbsp;11 uccisi in un attacco di miliziani jihadisti a ovest di Baghdad</p>



<p><strong>Iraq 2:&nbsp;</strong>Iniziano le operazioni di scavo di una gigantesca fossa comune che conterrebbe oltre 2000 cadaveri</p>



<p><strong>Etiopia:</strong>&nbsp;centinaia di morti nella guerra del Tigray. Arrivano i primi profughi in Sudan</p>



<p><strong>Egitto:</strong>&nbsp;concluse le operazioni di voto nella seconda fase delle elezioni dal risultato scontato</p>



<p><strong>Turchia:</strong>&nbsp;si dimette il ministro delle finanze, genero del presidente Erdogan</p>



<p>Le notizie</p>



<p>Iraq:</p>



<p>un attacco di miliziani armati contro un posto di blocco delle forze governative ad ovest di Baghdad. Il gruppo armato è arrivato su 4 auto e ha lanciato bombe a mano e ingaggiato una sparatoria con i soldati. 11 morti tra civili e militari. L&#8217;attacco è stato rivendicato da Daesh (ISIS).</p>



<p>Iraq 2:</p>



<p>Le autorità irachene della provincia di Ninive si preparano alle operazioni di scavo della fossa comune, nota nella zona come la cava di “Khasfa”, che si trova a 20 km a sud di Mosul. Secondo le testimonianze, raccolte alla caduta del falso califfato, vi sarebbero sepolti almeno 2000 cadaveri di persone uccise a sangue freddo dai jihadisti. I testimoni hanno raccontato che i miliziani hanno coperto di terra la cava prima della loro sconfitta e la zona attorno alla bocca di apertura è stata minata. Dal 2017, le autorità irachene, con il supporto delle agenzie dell&#8217;ONU, hanno scoperto in diverse località del paese precedentemente controllate da Daesh, 202 fosse comuni, ma un rapporto redatto da diverse organizzazioni non governative locali parla di un numero molto più alto: 346, comprendendo anche fosse comuni risalenti al periodo della dittatura di Saddam Hossein e a più recenti episodi di pulizia etnica nelle regioni controllate dalle milizie Hashd Shaabi.</p>



<p>Etiopia:</p>



<p>Fonti militari di Addis Abeba hanno rivelato che ci sarebbero centinaia di vittime nella guerra in corso nella regione settentrionale del Tigray. Dallo scoppio delle ostilità il Fronte di liberazione del popolo Tigray avrebbe perso 500 miliziani e nell&#8217;attacco alla base dell&#8217;esercito sarebbero stati uccisi almeno 300 soldati. L&#8217;esercito per riprendere il controllo sulla regione ribelle ha compiuto bombardamenti aerei. L&#8217;ONU ha espresso la sua preoccupazione, invitando le parti a sedersi al tavolo del negoziato, ma il premier Abyi Ahmed ha rassicurato che la situazione è sotto controllo e non ci sono pericoli di una guerra civile. Parole che sono in contraddizione con quel che succede al confine con il Sudan. Il governo di Khartoum ha comunicato che ha accolto i primi profughi e fuggiaschi dall&#8217;Etiopia. Ci sono 30 soldati e centinaia di civili, che sono stati sistemati in campi con tende nelle province di confine.</p>



<p>Egitto:</p>



<p>Si sono concluse le operazioni di voto nella seconda fase delle elezioni politiche per la Camera. Non ci sono ancora i risultati, ma le previsioni parlano di una vittoria schiacciante della coalizione dei sostenitori del presidente Al-Sissi. Un sistema elettorale prevalentemente maggioritario, per candidature individuali e di lista. In assenza dei principali partiti di opposizione, sono state presentate liste aggregate non sui programmi e progetti politici, ma mettendo insieme personalità dell&#8217;imprenditoria e della sfera sociale pubblica (cultura, giornalismo e calcio). Nel clima di divieti di assembramenti per l&#8217;emergenza sanitaria, le voci non gradite al potere non hanno goduto di spazi pubblici di campagna elettorale. Lo scorso Agosto si sono svolte le elezioni per i 200 seggi del Senato. Gli altri 100 sono di nomina presidenziale.&nbsp;</p>



<p>Turchia:</p>



<p>il ministro delle finanze turco,&nbsp;Berat Albayraq, si è dimesso dall&#8217;incarico “per ragioni di salute”. Albayrak è il genero del presidente Erdogan. Le dimissioni in realtà hanno origine in divergenze sulla cacciata del governatore della banca centrale e la nomina al suo posto di un consulente della presidenza. La girandola di dimissioni è provocata dalla svalutazione della lira turca, che dall&#8217;inizio di quest&#8217;anno ha perso il 30% del suo valore di cambio. La crescita dell&#8217;inflazione a due cifre ha creato molto malcontento e il presidente è alla ricerca di un capro espiatorio.</p>
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		<title>Trump e il muro di confine in Arizona</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2020 07:28:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Azione di protesta indigena sciolta con l&#8217;uso della violenza  Nella riserva di Pine Ridge il 65% della popolazione è rifornito da pozzi privati. Foto: Christina Voormann. Costruire un muro di confine tra gli Stati&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1>Azione di protesta indigena sciolta con l&#8217;uso della violenza</h1>



<p></p>



<p><img loading="lazy" width="425" height="319" src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/FLXL1Zw1Bzu_PDFS0n3G_6nQpQM-SdtVPl87lkvRIaoZFW3IgrgpY9aU69A-ufqhFlEHfyqnIw0wQ0sg_A69yYqg=s0-d-e1-ft#http://www.gfbv.it/2c-stampa/2020/200514usa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Nella riserva di Pine Ridge il 65% della popolazione è rifornito da pozzi privati. Foto: Christina Voormann."> Nella riserva di Pine Ridge il 65% della popolazione è rifornito da pozzi privati. Foto: Christina Voormann.</p>



<p>Costruire un muro di confine tra gli Stati Uniti e il Messico cinque anni fa è stata una delle promesse elettorali centrali del presidente americano Donald Trump, ed è stata più volte un mezzo per fomentare l&#8217;odio contro gli immigrati. Lungo il suo percorso previsto nel sud degli Stati Uniti vivono diverse comunità indigene, i cui storici insediamenti sono ora tagliati a pezzi dal confine di stato. Nei loro territori gli indigeni attraversano regolarmente i confini per visitare cimiteri, parenti o muoversi verso terreni agricoli. L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha ripetutamente criticato il fatto che un muro renderebbe questo libero movimento molto difficile o impossibile. I lavori di costruzione hanno già violato i diritti territoriali indigeni e distrutto i loro santuari.<br><br>Per anni ci sono state aspre proteste indigene contro il muro, soprattutto da parte dei Tohono O&#8217;odham in Arizona. Il 12 ottobre, giorno della resistenza indigena, circa 30 O&#8217;odham hanno pregato la mattina presto in un valico di frontiera sul loro territorio per i luoghi sacri e i cimiteri che sarebbero stati distrutti dalla costruzione del Muro e dalla militarizzazione del confine. Questi luoghi sacri sono in realtà protetti dalla legge sulla libertà religiosa. Tuttavia questo non ha impedito alle truppe federali di frontiera e agli ufficiali di sicurezza dello stato dell&#8217;Arizona di interrompere violentemente la celebrazione religiosa pacifica. Per sciogliere la manifestazione sono stati utilizzati proiettili di gomma e gas lacrimogeni. Almeno otto indigeni sono stati arrestati e i giornalisti sono stati ostacolati nel loro lavoro.<br><br>Qualche giorno prima, una Corte d&#8217;appello federale aveva fermato la costruzione del muro in Arizona, Texas, New Mexico e California. Gruppi della società civile e alcuni stati avevano fatto causa perché il governo Trump voleva dirottare 3,6 miliardi di dollari dal bilancio della difesa. Questo è contro la Costituzione. Anche quest&#8217;anno lo Stato dell&#8217;Arizona svolge un ruolo speciale nella campagna elettorale: per la prima volta in 72 anni, c&#8217;è la possibilità che il Partito Democratico venga eletto a maggioranza in Arizona. Durante la loro visita durante la campagna elettorale nella capitale Phoenix, Joe Biden e Kamala Harris si sono presentati con cinque leader indigeni per discutere dei loro problemi e per chiedere il voto. A loro si sono uniti i leader della Nazione Navajo, della Comunità Indiana del fiume Gila, della Tribù Apache San Carlos e della Tribù Hopi, così come il presidente della Nazione Tohono O&#8217;odham Ned Norris Jr.<br><br>Inoltre, la coppia di candidati democratici Biden-Harris, ha pubblicato un documento programmatico di 15 pagine sulla loro politica indigena. Uno dei punti più importanti è la reintroduzione della Conferenza annuale delle Nazioni Tribali alla Casa Bianca. Questo incontro dei leader delle nazioni native ufficialmente riconosciute con i rappresentanti del governo degli Stati Uniti è stato organizzato da Barack Obama. Il documento si occupa anche della violenza contro le donne indigene negli Stati Uniti, dell&#8217;energia rinnovabile e di una task force per garantire il diritto di voto agli indigeni. Il Partito democratico dimostra di essere consapevole dei problemi delle popolazioni indigene del Paese e sembra disposto a lavorarci.</p>
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		<title>Elezioni presidenziali USA 2020. I tanti ostacoli per gli elettori indigeni</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/09/21/elezioni-presidenziali-usa-2020-i-tanti-ostacoli-per-gli-elettori-indigeni/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2020 07:50:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  Nella riserva di Pine Ridge il 65% della popolazione è rifornito da pozzi privati. Foto: Christina Voormann. Per quanto riguarda le imminenti elezioni presidenziali negli Stati Uniti del 3 novembre 2020, l&#8217;Associazione per&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><img loading="lazy" width="425" height="319" src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/FLXL1Zw1Bzu_PDFS0n3G_6nQpQM-SdtVPl87lkvRIaoZFW3IgrgpY9aU69A-ufqhFlEHfyqnIw0wQ0sg_A69yYqg=s0-d-e1-ft#http://www.gfbv.it/2c-stampa/2020/200514usa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Nella riserva di Pine Ridge il 65% della popolazione è rifornito da pozzi privati. Foto: Christina Voormann."> </p>



<p>Nella riserva di Pine Ridge il 65% della popolazione è rifornito da pozzi privati. Foto: Christina Voormann.</p>



<p></p>



<p></p>



<p>Per quanto riguarda le imminenti elezioni presidenziali negli Stati Uniti del 3 novembre 2020, l&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM) critica gli enormi ostacoli che ancora oggi affliggono gli elettori indigeni nel Paese. Senza riforme rapide, molti dei quasi cinque milioni di nativi americani e dei nativi dell&#8217;Alaska che hanno diritto al voto non potranno partecipare alle elezioni. Riuscire a votare a volte diventa impossibile anche a causa di un banale indirizzo postale mancante. Senza un indirizzo postale, non si ottiene un documento d&#8217;identità ufficiale e quindi non si può essere registrati per il voto. Le riserve in cui vivono molti indigeni spesso non sono organizzate per avere strade asfaltate con relativi indirizzi. La posta, se e quando viene consegnata, arriva sulla base di indicazioni generiche.<br><br>Chi vuole votare negli USA deve essere prima iscritto in un registro elettorale e per questo deve dimostrare la propria identità. I documenti di identità dei consigli tribali non vengono accettati. Nel dicembre 2019, la legge sul diritto di voto dei Nativi americani è stata presentata al Congresso, una legge che intendeva porre rimedio proprio a questo problema. A questo punto la legge dovrebbe essere approvata molto rapidamente, in modo che tutti gli interessati possano ancora registrarsi e ricevere i documenti elettorali prima delle elezioni di novembre.<br><br>Ma anche quando la registrazione ha successo, molti problemi restano: &#8220;quasi il 27% dei Nativi vive in povertà. Molti di loro preferiscono impiegare il loro tempo a lavorare piuttosto che fare un viaggio di ore per raggiungere il seggio elettorale più vicino. Il voto per lettera è comunque complicato negli Stati Uniti, e quasi impossibile a causa della scarsa presenza di uffici postali. Inoltre, ci sono barriere linguistiche, mancanza di informazioni e una sfiducia di fondo di molti indigeni nei confronti delle istituzioni statali.<br><br>Si stima che dei 250 milioni di persone che hanno diritto di voto negli USA, circa 50 milioni non sono registrate. La maggior parte di loro sono indigeni, poveri e giovani, oltre che elettori di origine afroamericana, latinoamericana e dell&#8217;area pacifico-asiatica.</p>
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