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	<title>war Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>“AFGANISTAN – IL GRANDE GIOCO”</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2017 11:40:40 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Loma;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/gruppo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8185" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/gruppo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="1026" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/gruppo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/gruppo-234x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 234w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/gruppo-768x985.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/gruppo-798x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 798w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Ivana Trevisani</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo spettacolo in cinque episodi, in scena al tealtro Elfo Puccini di Milano non ha restituito agli spettatori un gioco gioioso, come era possibile intuire, ma neppure giocato dal popolo afgano, semplice pedina, nonché purtroppo vittima passiva dall&#8217;attività delle diplomazie e dei servizi segreti stranieri, che hanno fatto del Paese la scacchiera delle loro partite di potere.</p>
<p>Guidato dalla notevole abilità di regia di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani il cast di attori e attrici (Claudia Coli, Michele Costabile, Enzo Curcurù, Emilia Scarpati Fanetti, Leonardo Lidi, Michele Radice, Massimo Somaglino, Hossein Taheri) ha magistralmente restituito la giostra storica di un Paese minuscolo in estensione ma enorme per importanza strategica, sia per governi occidental-colonialisti geograficamente lontani, che per quelli di Paesi tanto vicini da lambire i confini del tormentato angolo di terra.</p>
<p>L&#8217;insensatezza di confini e mappe che hanno tentato di costruire il mondo con “carta e inchiostro” e generato non uno stato ma un mostro dai tentatacoli inafferrabili e incontrollabili, offerta sulla scena teatrale, ha inevitabilmente suggerito al pubblico un rimando alla scena reale delle insensatezze contemporanee di medesima matrice d&#8217;intenti e di uguale esito distruttivo.</p>
<p>Il carosello storico-culturale ha preso l&#8217;avvio dal lontano 1842 con le “Trombe alle porte di Jalalabad” dell&#8217;esercito inglese d&#8217;occupazione e della tragica, per entrambe le parti in gioco, battaglia/carneficina. Spostandosi alla seconda metà del secolo, il secondo episodio, la “La linea di Durand” sognata e imposta dall&#8217;omonimo segretario degli esteri britannico alla fine del secolo, è stato un richiamo molto trasparente ai danni che quell&#8217;insensato e non isolato delirio di onnipotenza dell&#8217;arbitraria suddivisione del mondo, ha generato e continua a disseminare.</p>
<p>Con il passaggio agli inizi del &#8216;900 il terzo episodio ha ripreso la triste epopea politica e personale del modernizzatore re Amanullah Khan, ancora una volta vittima dei giochi sotterranei stranieri, impegnati con tragica riuscita ad alimentare e foraggiare lotte e rivalità interne e a difendere alleanze utili ai rispettivi governi.</p>
<p>Gli ultimi due episodi hanno portato il racconto ai tempi più moderni, fino alla contemporaneità in cui gli attori, non della scena teatrale, ma dello scenario politico internazionale sono cambiati, ma i giochi e le strategie di potere e manipolazione sono rimasti gli stessi.</p>
<p>“Legna per il fuoco” ha aperto la scena sul mai abbastanza noto e ribadito ruolo di foraggiamento bellico della CIA e del Pakistan di Zia ai Mujaheddin, utili, con la loro lotta di opposizione ai Russi occupanti, agli interessi politico-strategici dei due governi.</p>
<p>Infine, con “Minigonne di Kabul” la conclusione della vicenda politica e umana di Najibullah, ultimo presidente dell&#8217;Afganistan prima dell&#8217;insediamento del governo talebano, dai governi dell&#8217;occidente abbandonato a sé stesso, come il suo Paese.</p>
<p>Tre ore volate come un battito di ciglia a mostrare l&#8217;epopea di un Paese e di un popolo paradigmatica di tante altre tragedie che, in conseguenza dell&#8217;insensatezza miope dei potenti si sono avvicendate e ancora si stanno consumando nell&#8217;intero mondo e nella storia di troppe vite, troppo spesso vittime incolpevoli.</p>
<p>Con la forte emozione regalata dalla potente intensità dei primi cinque, non resta che attendere i restanti quattro dei nove episodi che costituiscono l&#8217;intera opera, commissionata e prodotta nell&#8217;aprile del 2009 dal Tricycle Theatre di Londra, previsti sempre all&#8217;Elfo Puccini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/image-5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8186" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/image-5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="558" height="425" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/image-5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 558w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/image-5-300x228.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 558px) 100vw, 558px" /></a></p>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221;: migrazioni Africa-Italia</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Feb 2017 07:12:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi La cartina sottostante è stata estrapolata dal sito www.unhcr.it che aggiorna e monitora, ora per ora, il numero di arrivi, le nazionalità degli immigrati e tutto ciò che concerne lo stato&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">di Veronica Tedeschi</span></span></p>
<p align="CENTER">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La cartina sottostante è stata estrapolata dal sito <a href="http://www.unhcr.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.unhcr.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> che aggiorna e monitora, ora per ora, il numero di arrivi, le nazionalità degli immigrati e tutto ciò che concerne lo stato attuale dell’immigrazione. La situazione è chiaramente molto grave, da gennaio 2017 gli arrivi sulle coste europee sono stati 10.991, un numero spaventoso considerando l’attuale situazione dell’accoglienza europea.</span></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/untitled-784.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8179" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/untitled-784.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1077" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/untitled-784.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1077w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/untitled-784-300x179.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/untitled-784-768x457.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/untitled-784-1024x609.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1077px) 100vw, 1077px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/untitled-783.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8180" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/untitled-783.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1038" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/untitled-783.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1038w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/untitled-783-300x185.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/untitled-783-768x474.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/untitled-783-1024x632.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1038px) 100vw, 1038px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Facendo un piccolo focus sull’Italia, gli arrivi sono ben 9.328.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Le nazionalità degli immigrati,come possiamo vedere dalla seconda immagine, sono per lo più africane. In ordine troviamo Nigeria, Eritrea, Guinea, Costa d’avorio, Gambia, Senegal, Mali, Sudan e Somalia.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Perché si emigra?</i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Nigeria</b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">: Situazione precaria a causa della crisi economica in atto. Incremento delle attività criminali e dei sequestri di persona. </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Boko Haram, i cui attacchi terroristici sono oggi concentrati nel nord-est del Paese, starebbe pianificando di allargare le proprie azioni all’intero Paese, compresa la capitale e la città di Lagos. Sebbene i maggiori attacchi terroristici si siano verificati negli Stati di Borno, Yobe, Adamawa e Gombe States, recenti gravi attentati con attacchi-bomba sucidi si sono registrati anche nelle città di Jos (Plateau State), Kano (Kano State) e Zaria (Stato di Kaduna). In passato, attentati hanno colpito anche i luoghi di culto e luoghi pubblici affollati come mercati e stazioni degli autobus. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Instabilità politica e terrorismo.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Eritrea</b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">: Disagi e combattimenti nelle zone di confine con l’Etiopia, con la quale persiste una situazione di instabilità. Crescente povertà in tutto il Paese con conseguente aumento della criminalità. Ai cittadini sono state distribuite armi di difesa, vista la situazione del Paese e questo provoca tra i civili paura e non tranquillità.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Instabilità e povertà.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Guinea: </b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Conclusa l’emergenza ebola, non può ritenersi eliminato il rischio di trasmissione di malattie, anche mortali. Le condizioni della popolazione rimangono precarie alimentando tensioni sociali, che si manifestano anche con scontri.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Crescita della criminalità e della povertà.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Instabilità e povertà.</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Costa d’Avorio: </b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La sicurezza rimane precaria in tutto il paese, sia a livello di terrorismo che di povertà, a causa della presenza di bande armate jihadiste. Povertà persistente.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Terrorismo e povertà.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Gambia</b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">: Il Gambia sta vivendo un periodo, che sembra si stia concludendo, di vero cambiamento. Il presidente Jammeh, dopo 22 anni di potere, ha perso le elezioni e si è conquistato la nomina di leader spietato non curante del rispetto dei diritti umani dei suoi cittadini. Dopo diverse intimidazioni, anche da parte del presidente senegalese, Jammeh si è arreso e ha lasciato il posto al nuovo presidente eletto Barrow.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Instabilità politica e anni di repressione da parte del governo.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Senegal</b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">: Il Senegal è uno stato che personalmente adoro ma che è ricco di povertà. Lo stacco tra la città e la povertà è ben evidente in tutto il territorio. Inoltre, n</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">ella bellissima regione meridionale della Casamance, compresa fra Gambia e Guinea Bissau, si trascinano gli effetti di un trentennale conflitto di matrice indipendentista. Saltuariamente si verificano scontri armati tra forze di sicurezza senegalesi e ribelli.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Povertà e disagi.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Mali: </b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Presenza conclamata di gruppi terroristici in tutto il Paese che porta ad un quadro di sicurezza estremamente critico. Tutto lo stato è a rischio e la Farnesina consiglia anche alle imprese italiane operanti sul territorio una momentanea sospensione delle attività. Altamente sconsigliato anche il turismo, considerato il divieto a fotografare e filmare luoghi d’importanza militare o religiosa.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Terrorismo, disagi e instabilità.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Sudan: </b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Tensione in tutto il paese a causa del clima di austerità imposto dal governo. Stato di emergenza conclamato e permanenza della situazione di crisi a livello di sicurezza. Sono ancora possibili sequestri di persona o scontri in piazza, il tutto anche a danno di operatori umanitari.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Instabilità e disagi</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>.</b></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Somalia:</b></span></span> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Nonostante l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica Somala, Hassan Sheikh Mohamud nel 2012 e la liberazione, da parte delle truppe dell’African Union Mission to Somalia (AMISOM) e delle Forze di Sicurezza Somale delle principali città della Somalia centro-meridionale, tra cui Chisimaio, la situazione nel Paese resta instabile, specie nell’ambito della sicurezza. Si verificano attacchi terroristici sia nel paese che nei paesi confinanti come, per esempio, in Kenya. Il tutto porta ad una situazione di instabilità politica, aumento della criminalità e della povertà.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Terrorismo e disagi.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Questo articolo vuole elencare sinteticamente le cause dell’aumento dei flussi migratori provenienti dall’Africa.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Non vuole essere esaustivo ma vuole essere il punto di partenza per un ragionamento su noi stessi e sulla valutazione di quanto sta accadendo in questi ultimi anni.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/untitled-785.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8181" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/untitled-785.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="571" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/untitled-785.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 571w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/untitled-785-267x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 267w" sizes="(max-width: 571px) 100vw, 571px" /></a></p>
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		<title>&#8220;Un gennaio dedicato a preghiere e messaggi di dialogo e di pace contro il terrorismo: #Uniticontrolaguerraallereligioni&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2017 07:32:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>    La Confederazione #Cristianinmoschea, la Co-mai e il Movimento &#8220;Uniti per Unire&#8221; invitano i fedeli dei diversi credi e i laici a rivolgere un pensiero o una preghiera di pace per le vittime degli&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size: xx-large;">   </span><span style="font-size: large;"><br />
</span></div>
<div><b><span style="font-size: large;">La Confederazione #Cristianinmoschea, la Co-mai e il Movimento &#8220;Uniti per Unire&#8221; invitano i fedeli dei diversi credi e i laici a rivolgere un pensiero o una preghiera di pace per le vittime degli attentati terroristici tutti i venerdì, i sabati e le domeniche di gennaio.</span></b></div>
<div></div>
<div></div>
<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-720.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7897" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-720.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="537" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-720.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 537w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-720-251x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 251w" sizes="(max-width: 537px) 100vw, 537px" /></a></div>
<div></div>
<div>Mentre è ancora aperta la caccia all&#8217;attentatore di Istanbul, dove la notte del 31 dicembre 39 persone sono state uccise nel Reina club a causa di un attentato rivendicato dall&#8217;Isis, in Italia, la Confederazione #Cristianinmoschea, le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e il Movimento Internazionale &#8220;Uniti per Unire&#8221;,  rilanciano per il mese di gennaio un appello di speranza e di solidarietà nei confronti delle vittime degli attentati terroristici.  Foad Aodi, Presidente delle Co-mai, Uniti per Unire, fondatore e portavoce di #Cristianinmoschea, invita, infatti, i fedeli di ogni credo religioso e i laici a dedicare questo mese &#8211; come annunciato l&#8217;1.01.2017 &#8211; una preghiera e dei messaggi espressi contro il terrorismo, a favore della pace: il venerdì nelle moschee, il sabato nelle sinagoghe e la domenica nelle chiese e,  in estensione, nei luoghi di culto delle altre confessioni.</div>
<div>L&#8217;appello di Aodi non è isolato: già il 31 luglio, più di 23 mila  musulmani in Italia hanno risposto al precedente invito #Musulmaninchiesa e si sono recati a pregare nelle chiese italiane per i loro &#8220;fratelli cristiani&#8221; a seguito degli attentati in Francia; l&#8217;11 e il 12 di settembre con l&#8217;appello #Cristianinmoschea, alla ricorrenza della Festività musulmana dell&#8217;Eid Al Adha, milioni di cristiani, musulmani, ebrei, fedeli delle altre religioni e laici si sono scambiati un segno di pace portando così avanti l&#8217;obiettivo del dialogo &#8220;porta a porta&#8221; nelle moschee, nei centri culturali, nei luoghi di culto  musulmani e nelle loro case.</div>
<div>Queste iniziative godono inoltre del sostegno di oltre 2000 tra Federazioni, Istituti, Sindacati, Università, Comunità, Associazioni e Ong internazionali che compongono la Confederazione omonima #Cristianinmoschea.</div>
<div></div>
<div>&#8220;Dall&#8217;inizio dell&#8217;anno nuovo e per tutto il mese di gennaio, vogliamo intensificare il nostro impegno contrastando  chi porta avanti una guerra alle religioni che non e&#8217; guerra di religioni, con l&#8217;unione, con la forza del dialogo, con un messaggio o una preghiera di pace&#8221;, dichiara Aodi.</div>
<div></div>
<div>&#8220;Per questa ragione &#8211; aggiunge &#8211; portiamo avanti uniti e con coraggio la nostra missione internazionale, interreligiosa, interculturale  e laica. Siamo tutti figli di un unico Dio di amore e di pace. Per questo, il nostro lavoro coinvolge diversi attori della società civile che appartengono a tutte le religioni o sono laici, puntando ad abbattere il muro della paura e del pregiudizio per costruire una piramide di speranza contro la guerra alla democrazia e alla libertà&#8221;.</div>
<div></div>
<div>La ferma condanna al terrorismo è ribadita anche da diversi esponenti della Confederazione #Cristianinmoschea, della Co-mai e di &#8220;Uniti per Unire&#8221;.</div>
<div></div>
<div>Tra loro, Soufi Moustapha, Presidente del Congresso Islamico Europeo dell&#8217;Imam e predicatore in Italia e Imam della Moschea di Cesena afferma: &#8220;A nome del Congresso Islamico Europeo dell&#8217;Imam e predicatore, condanniamo tutti gli atti barbarici, tutte le violenze che sono dannosi sia alla società civile che all&#8217;umanità&#8221;.</div>
<div></div>
<div>Citando un versetto del Corano, l&#8217;Imam Salameh Ashour, Coordinatore del Dipartimento interreligioso delle Co-mai, afferma: &#8220;Oh gente, questa è la nostra &#8216;umma&#8217; (famiglia): è un&#8217;unica umma, io sono il Vostro Signore, adoratemi. Da questo versetto significativo &#8211; commenta &#8211; si rivela che la nostra umanità è unica; ancor prima di essere musulmani, ebrei, cristiani o atei siamo esseri umani. Questa consapevolezza deve essere alla base della nostra convivenza umana. Il nostro comportamento deve scaturire dai valori che sono impressi nella nostra stessa natura umana: quelli della giustizia, della pace e della fratellanza&#8221;.</div>
<div></div>
<div>Umberto Puato, Presidente di CulturAmbiente, dichiara: &#8220;Non potremo avere Pace nel Mondo senza Giustizia … e non potremo avere Futuro senza Memoria. Tutte le guerre, non hanno mai risolto alcuna pacifica convivenza, fin dai tempi più remoti, narrati nelle antiche scritture. Questa Pace per realizzarsi ha bisogno anche di concretezza: un lavoro, una famiglia, gli amici, la solidarietà, la nostra realizzazione personale, nel rispetto del Credo di ciascuno di noi e in un clima di serenità e Giustizia sociale. Il terrorismo, di qualunque genere, bellico, economico, psicologico, mina la costruzione del nostro Futuro e alla fine ci danneggia tutti, al di là di ogni realtà religiosa, etnica, politica, economica e sociale&#8221;.</div>
<div></div>
<div>Lucia Frustaci ed Ivon Ramzi, rispettivamente Presidente e Vice Presidente di Rise Onlus, rilasciano una dichiarazione congiunta: &#8220;L’inizio del nuovo anno era da tutti noi tanto atteso per cancellare dai nostri occhi il ricordo delle terribili immagini degli attentati terroristici che hanno sconvolto il cuore di tutti noi, nel corso del 2016. L’orribile ondata di sangue ci ha resi definitivamente tutti uguali, senza più distinzioni di religione, cultura o appartenenza etnica. Il dialogo fra culture &#8211; proseguono &#8211; è una strategia operativa, un metodo per superare le difficoltà, a volte il conflitto, dovuti ai diversi punti di vista possibili ed alle diverse forme espressive utilizzate. Per questo è di grande importanza il riconoscimento della uguale dignità di tutte le culture come prerequisito essenziale per la costruzione di una pacifica convivenza sociale&#8221;.</div>
<div></div>
<div>A questi messaggi si aggiunge anche quello di  Don. Denis Kibango, Parroco presso Villasia (Guidonia) originario del Congo: &#8220;Noi che crediamo al Dio di Abramo, nostro Padre nella fede, uniamoci in preghiera per le vittime e imploriamo il Padre celeste di aiutarci a sconfiggere la piaga del terrorismo e di darci la vera pace&#8221;.</div>
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		<title>&#8220;VeneredIslam&#8221;: Road to Istanbul</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2016 08:47:37 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Monica Macchi</p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/201611761_2_IMG_543x305.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7693" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/201611761_2_IMG_543x305.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="201611761_2_img_543x305" width="457" height="305" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/201611761_2_IMG_543x305.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 457w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/201611761_2_IMG_543x305-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></a></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER">Presentato nella sezione Panorama della Berlinale, l’ultimo film di Rachid Bouchareb inizia con una sequenza potentissima in cui, senza parlare, un’adolescente mostra dei fogli alla webcam con cui annuncia la sua intenzione di andare in Siria per il jihad. Lei è Elodie, convertitasi di nascosto all’Islam che, dopo aver abbandonato la squadra di basket e poi il liceo, dice alla madre che va a dormire da un’amica per il fine-settimana…ed invece sparisce. E così la madre Elizabeth (una strepitosa Astrid Whettnall) scopre all’improvviso da una telefonata della polizia belga una figlia sconosciuta “aspirante foreign fighter euro-jihadista” che né il governo né la polizia vogliono o possono far tornare sulla base della strategia “go, fly and die”. Si ritrova a partecipare ad un seminario didattico per i genitori di figli fuggiti in Siria e a studiare il Corano: decide allora di partire per la Turchia per cercare di impedire a Elodie di entrare in Siria e sposarsi. Inizia una parte on the road tutta virata sui toni del grigio-blu che dal paesaggio rurale di Benoit Chamaillard, con laghetto, casa e gatto la catapulta fino ad Hatay, estrema propaggine della Turchia con la Siria appena oltre il confine. Suq affollati, lingua incomprensibile, sfiancanti (e inutili) tour negli internet point, tentativi di coinvolgere la polizia locale, tassisti che si rifiutano di accompagnarla, flussi di profughi, caos e violenza amplificano la presenza/assenza della figlia e il senso di impotenza della madre per non saper gestire una situazione che, del resto, sfugge quasi completamente al suo controllo. In particolare la scena in cui Elisabeth trattiene il respiro quasi paralizzata mentre aspetta un messaggio da Elodie esaspera il costante mix di frustrazione e rabbia fino al finale che sembra l’inizio di una nuova storia: colpita mentre stava entrando in Siria, Elodie è ricoverata in un ospedale di Istanbul e i suoi compagni sono tutti morti. Neppure il tempo di sollevare le lenzuola e scoprire le mutilazioni che la bomba ha lasciato sul corpo della figlia, che le arriva come una staffilata la richiesta estrema: Elodie la implora di aiutarla ad andare dalla sua nuova famiglia in Siria…e Elisabeth capisce di averla persa senza aver capito come e perché. E la forza del film sta proprio nel fatto che non indaga da un punto di vista socio-antropologico e/o politologico la conversione e la radicalizzazione ma indaga il fenomeno attualissimo dei foreign fighters dal punto di vista di una madre che vuole solo riavere la figlia come credeva di conoscere.</p>
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		<title>Unione Europea: vertice a Bruxelles su migrazione e fuga dall&#8217;Africa (15 dicembre)</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2016 08:13:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;UE ignora le cause della fuga e le violazioni dei diritti umani! &#160; In occasione del vertice dell&#8217;Unione Europea (UE) che si tiene oggi 15 dicembre a Bruxelles e in cui si discuterà anche&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;UE ignora le cause della fuga e le violazioni dei diritti umani!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/th-109.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7531" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/th-109.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th-109" width="300" height="199" /></a></p>
<p>In occasione del vertice dell&#8217;Unione Europea (UE) che si tiene oggi 15 dicembre a Bruxelles e in cui si discuterà anche di migrazioni, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati(APM) critica duramente gli accordi che l&#8217;UE intende fare con alcuni paesi africani territori d&#8217;origine e di transito dei migranti per il controllo delle migrazioni. Per l&#8217;APM si tratta di accordi scellerati che ignorano completamente le gravi violazioni dei diritti umani in corso nei paesi in questione e di conseguenza anche le cause che obbligano migliaia di persone a fuggire dalla propria terra.</p>
<p>Più in generale, l&#8217;APM critica l&#8217;intero pacchetto programmatico europeo. Impedire ai profughi di entrare in Europa e rimpatriare chi è già arrivato non può essere definito un aiuto alla cooperazione come l&#8217;UE tenta di far credere. I guadagni economici derivanti dalla costruzione di nuove barriere alle frontiere altamente tecnologiche e di massima sicurezza così come l&#8217;introduzione di passaporti biometrici vanno unicamente a vantaggio di aziende di armamenti e di alta tecnologia per la sicurezza europee ma certo non costituiscono indotti economici per i paesi africani e tanto meno producono uno sviluppo sostenibile e a lungo termine.</p>
<p>Il vertice di Bruxelles delibererà anche sulla seconda relazione della Commissione Europea riguardo agli accordi di partenariato con i paesi africani relativi alla migrazione africana. La relazione sottolinea in particolare la stretta e apparentemente ottima collaborazione con l&#8217;Etiopia, considerata un partner importante per le questioni riguardanti i profughi e la migrazione. La Commissione Europea ha compiuto più di 20 viaggi conoscitivi in Etiopia, Nigeria, Niger, Mali e Senegal. Ciò nonostante l&#8217;Europa non ha mai reagito in modo appropriato alle gravissime violazioni dei diritti umani e alla persecuzione degli Oromo e Amhara in Etiopia. Invece di porsi con decisione per il rispetto dei diritti umani e la democratizzazione dei meccanismi governativi, l&#8217;Europa ha deciso di sostenere il governo autoritario etiope il cui operato causa decine di migliaia di profughi e &#8211; tragica ironia &#8211; di firmare con questo governo accordi per il controllo dei flussi di profughi.</p>
<p>Finché l&#8217;Europa continuerà a far finta che le persecuzioni, le torture e gli arresti arbitrari non esistono nei paesi suoi partner non può poi meravigliarsi se sempre più persone disperate sono costrette a fuggire dal Corno d&#8217;Africa verso l&#8217;Europa. Secondo le stime delle associazioni per i diritti umani, tra gennaio e ottobre 2016 la persecuzione statale etiope ha causato almeno 2.808 morti e più di 50.000 persone appartenenti ai popoli degli Oromo e degli Amhara sono stati arbitrariamente arrestate. La repressione ha costretto decine di migliaia di persone alla fuga. Molti di loro hanno cercato rifugio in Europa.</p>
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		<title>Una firma per la Siria</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2016 16:47:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla Siria arrivano notizie di milizie che vanno casa per casa, giustiziando civili, donne e bambini, mentre un convoglio che doveva evacuare dei feriti è appena stato attaccato. Decine di migliaia di civili sono&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr">
<p>Dalla Siria arrivano notizie di milizie che vanno casa per casa, giustiziando civili, donne e bambini, mentre un convoglio che doveva evacuare dei feriti è appena stato attaccato. Decine di migliaia di civili sono ancora in città, e stanno chiedendo aiuto.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>I nostri governi hanno fallito nel fermare questa guerra. Pretendiamo che ora, uniti, facciano<span class="Apple-converted-space"> </span><b>la pressione necessaria affinché Russia, Iran e Siria permettano alle Nazioni Unite e alla Croce Rossa di evacuare in sicurezza i civili rimasti ad Aleppo</b>. La pressione internazionale su questi tre governi può avere effetto se arriverà urgentemente da tutto il mondo, inclusa l’Italia.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><a class="m_-6721835277758416276m_-9155004704397040979wordwrap" href="https://secure.avaaz.org/campaign/it/aleppo_stop_the_massacre_loc/?bAwRNab&amp;v=85414&amp;cl=11300984368&amp;_checksum=46ea3478fa32080f24ba82334a2fc2fad7deedac4d0f7ddcc0d9ab728cb5dbd3&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://secure.avaaz.org/campaign/it/aleppo_stop_the_massacre_loc/?bAwRNab%26v%3D85414%26cl%3D11300984368%26_checksum%3D46ea3478fa32080f24ba82334a2fc2fad7deedac4d0f7ddcc0d9ab728cb5dbd3&amp;source=gmail&amp;ust=1481992877723000&amp;usg=AFQjCNGQiDxzw1SR09NBf-rMw86S4y5ARQ&utm_source=rss&utm_medium=rss"><b><u>FIRMA ORA &#8211; Ogni secondo può salvare una vita</u></b></a></p>
<p>I governi di Russia e Iran sono abituati a ignorare gli appelli dei governi occidentali. Ma Avaaz è un movimento cittadino e globale. Se questa richiesta arriverà da OGNI loro partner commerciale, alleato e amico, dal Brasile al Sudafrica all’India all’Italia e tanti altri, AVRÀ un forte impatto sulle loro decisioni.</p>
<p>Il tempo per i civili di Aleppo sta finendo. Spingiamo i nostri governi a chiamare ora Russia e Iran. Abbiamo fallito nell’aiutare il popolo siriano per troppo tempo, ma possiamo ancora salvare i cittadini di Aleppo dal massacro:<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><a class="m_-6721835277758416276m_-9155004704397040979wordwrap" href="https://secure.avaaz.org/campaign/it/aleppo_stop_the_massacre_loc/?bAwRNab&amp;v=85414&amp;cl=11300984368&amp;_checksum=46ea3478fa32080f24ba82334a2fc2fad7deedac4d0f7ddcc0d9ab728cb5dbd3&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://secure.avaaz.org/campaign/it/aleppo_stop_the_massacre_loc/?bAwRNab%26v%3D85414%26cl%3D11300984368%26_checksum%3D46ea3478fa32080f24ba82334a2fc2fad7deedac4d0f7ddcc0d9ab728cb5dbd3&amp;source=gmail&amp;ust=1481992877723000&amp;usg=AFQjCNGQiDxzw1SR09NBf-rMw86S4y5ARQ&utm_source=rss&utm_medium=rss"><b><u>FIRMA ORA &#8211; Ogni secondo può salvare una vita</u></b></a></p>
</div>
<div dir="ltr">
<p>Avaaz è stata dalla parte della popolazione siriana con decine di campagne. Ma forse questo è il momento più drammatico. Non possiamo abbandonarli.</p>
<p>Con speranza,<span class="Apple-converted-space"> </span><br />
Il team di Avaaz</p>
<p>PS: la situazione sul posto sta cambiando continuamente. Qui di seguito i link agli aggiornamenti che mostrano come l’evacuazione sia a rischio e che stia cominciando un massacro:</p>
<p>Siria, inizia sotto gli spari l’evacuazione dei feriti ad Aleppo est (Corriere della Sera)<br />
<a href="http://www.corriere.it/esteri/16_dicembre_15/siria-ad-aleppo-tutto-pronto-l-evacuazione-civili-5b7e0416-c298-11e6-a6a9-813fa40c3688.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.corriere.it/esteri/16_dicembre_15/siria-ad-aleppo-tutto-pronto-l-evacuazione-civili-5b7e0416-c298-11e6-a6a9-813fa40c3688.shtml&amp;source=gmail&amp;ust=1481992877723000&amp;usg=AFQjCNFo1ZJqt2pwGAB8PoabFNb2Xw49ow&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.corriere.it/esteri/16_dicembre_15/siria-ad-aleppo-tutto-pronto-l-evacuazione-civili-5b7e0416-c298-11e6-a6a9-813fa40c3688.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Siria: Spari su un convoglio ad Aleppo, uccisi quattro civili (ANSA)<br />
<a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2016/12/13/tregua-ad-aleppo-per-evacuazione_16c9d77f-5e55-4c7a-b892-d752b32b1c53.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2016/12/13/tregua-ad-aleppo-per-evacuazione_16c9d77f-5e55-4c7a-b892-d752b32b1c53.html&amp;source=gmail&amp;ust=1481992877723000&amp;usg=AFQjCNHPqtiS3HCiP9pk4jAUjqGoRlUNEw&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2016/12/13/tregua-ad-aleppo-per-evacuazione_16c9d77f-5e55-4c7a-b892-d752b32b1c53.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Aleppo pronta per l&#8217;evacuazione, Onu: &#8220;Atrocità contro i civili&#8221;  (ADNkronos)<br />
<a href="http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2016/12/13/trovato-accordo-evacuazione-aleppo-onu-atrocita-contro-civili_r65du6FVex3hpv1vByfyIO.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2016/12/13/trovato-accordo-evacuazione-aleppo-onu-atrocita-contro-civili_r65du6FVex3hpv1vByfyIO.html&amp;source=gmail&amp;ust=1481992877723000&amp;usg=AFQjCNFI6t0QRG5pEx-970qZokb_BLVPyw&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2016/12/13/trovato-accordo-evacuazione-aleppo-onu-atrocita-contro-civili_r65du6FVex3hpv1vByfyIO.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Aleppo, salta l’evacuazione dei civili (Sole 24 ore)<br />
<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-12-14/aleppo-salta-l-evacuazione-civili-205636.shtml?uuid=AD3cU9DC&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-12-14/aleppo-salta-l-evacuazione-civili-205636.shtml?uuid%3DAD3cU9DC&amp;source=gmail&amp;ust=1481992877723000&amp;usg=AFQjCNFIvNG39w7HHZznxDVXc5IXPTRkiA&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-12-14/aleppo-salta-l-evacuazione-civili-205636.s&#8230;?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="CToWUd" src="https://ci4.googleusercontent.com/proxy/0pFBCCafh28TJv3PVWmrJUnj6QHU3PVmQdje362MXKGDP7jKGmX4sikXVjrAX1Ptm_er3WCHrHdGXJtPqcyBE0_QuHSk=s0-d-e1-ft#https://open.avaaz.org/act/open/11300984368.gif?utm_source=rss&utm_medium=rss" border="0" /></p>
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		<title>Il report (Ben)Venuti del Naga sui richiedenti asilo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Nov 2016 09:38:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;accoglienza dei richiedenti asilo in Italia è caratterizzata da sistemi ordinari ed emergenziali. Con la circolare dell&#8217;8 gennaio 2014 il Ministero dell&#8217;Interno, per fronteggiare &#8220;l&#8217;afflusso di cittadini stranieri a seguito di ulteriori sbarchi sulle&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/11/27/il-report-benvenuti-del-naga-sui-richiedenti-asilo/">Il report (Ben)Venuti del Naga sui richiedenti asilo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;accoglienza dei richiedenti asilo in Italia è caratterizzata da sistemi ordinari ed emergenziali. Con la circolare dell&#8217;8 gennaio 2014 il Ministero dell&#8217;Interno, per fronteggiare &#8220;l&#8217;afflusso di cittadini stranieri a seguito di ulteriori sbarchi sulle coste italiane&#8221; e considerata &#8220;l&#8217;avvenuta saturazione di tutti i centri governativi e di quelli garantiti da alcuni enti locali nell&#8217;ambito del sistema SPRAR&#8221;, incaricava tutte le Prefetture di attivare Centri di Accoglienza Straordinari per soddisfare la sovrabbondanza di richieste di accoglienza, coinvolgendo tutto il territorio nazionale e inaugurando una nuova stagione emergenziale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/sottotetto_centro_via_fantoli-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7522" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/sottotetto_centro_via_fantoli-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="sottotetto_centro_via_fantoli-2" width="1200" height="1600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/sottotetto_centro_via_fantoli-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/sottotetto_centro_via_fantoli-2-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/sottotetto_centro_via_fantoli-2-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a><br />
Tra l&#8217;autunno 2014 e i primi mesi del 2015 abbiamo iniziato a ricevere presso il Centro Naga Har &#8211; il Centro per richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tortura del Naga &#8211; un numero sempre crescente di persone confuse e spaesate, arrivate in Italia da poco tempo, accolte in strutture di cui spesso ignoravamo l&#8217;esistenza. Abbiamo così deciso d&#8217;indagare la situazione. Abbiamo intervistato 62 dei nostri ospiti e chiesto alla Prefettura di Milano informazioni relative alle strutture coinvolte e l&#8217;autorizzazione ad accedervi. Dai racconti dei nostri ospiti, dalle visite alle strutture e dalle interviste ai gestori e operatori delle strutture è stato possibile fotografare lo stato attuale del sistema di accoglienza gestito dalla Prefettura di Milano e verificare il grado di adesione delle pratiche ai bandi della Prefettura (che definiscono le regole con cui tale accoglienza deve essere erogata).</p>
<p>&#8220;<em>E&#8217; emersa l&#8217;enorme eterogeneità tra le tipologie delle strutture di accoglienza e tra i servizi da queste erogati, la numerosità degli ospiti, la mancata definizione delle competenze necessarie per rispondere adeguatamente ai bisogni delle persone accolte. Appartamenti, centri di medie e grandi dimensioni, tendopoli allestite con criteri emergenziali e temporanei, diventate anch&#8217;esse luoghi in cui gli ospiti svernano senza assistenza legale chiara e senza alcuna progettualità. Un pocket money definito dai bandi, ma erogato in maniera quanto mai irregolare da alcuni enti gestori, una scuola di italiano anch&#8217;essa prevista, ma in molti casi disattesa. Molti sono gli esempi che emergono dal report che testimoniano che diritti fondamentali vengono trasformati in &#8216;opportunità&#8217; che alcuni ricevono e altri no. La delega strutturale al terzo settore abbassa gli standard minimi di accoglienza e rende la casualità il vero unico elemento comune. La vita e il futuro di chi arriva è in mano a un sistema aleatorio</em>&#8221; affermano i volontari che hanno svolto l&#8217;indagine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/bagno_centro_via_fantoli-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7523" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/bagno_centro_via_fantoli-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="bagno_centro_via_fantoli-2" width="1200" height="1600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/bagno_centro_via_fantoli-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/bagno_centro_via_fantoli-2-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/bagno_centro_via_fantoli-2-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></p>
<p>&#8220;<em>La nostra indagine restituisce uno spaccato del sistema di accoglienza &#8217;emergenziale&#8217; che sembra essere diventato il modello di riferimento per le persone in cerca di accoglienza e protezione</em>&#8220;, afferma Pietro Massarotto, presidente del Naga. &#8220;<em>Abbiamo messo in luce le difficoltà, le scelte e i paradossi del sistema di accoglienza purtroppo pienamente coerente con la posizione dell&#8217;Unione Europea e dei governi dei paesi membri nei confronti del fenomeno migratorio: improvvisazione, casualità e chiusura. Il fenomeno migratorio andrebbe affrontato con coraggio, lungimiranza e senso della storia. In questo momento, l&#8217;unico coraggio che vediamo è quello nei passi di chi lascia il proprio Paese</em>&#8220;.</p>
<p>Nell&#8217;attesa di un ripensamento strutturale del sistema di accoglienza auspicato con decisione e estrema urgenza, il Naga, con questo report, avanza anche delle richieste per tentare di migliorare almeno in parte la situazione: nessun rinnovo di convenzioni a enti che non erogano i servizi previsti dalle stesse; non rinnovo della convenzione agli enti coinvolti in inchieste giudiziarie; standard di assegnazione degli appalti legati alla qualità del servizio e non alla logica del massimo ribasso; meccanismi di monitoraggio e revisione delle convenzioni; superamento del &#8220;doppio sistema&#8221;- accoglienza prefettizia e SPRAR- in un unico sistema rispettoso degli standard SPRAR; per tutti i comuni italiani quote, proporzionate alla popolazione, di richiedenti asilo e rifugiati, puntando a un modello di accoglienza diffuso su tutto il territorio nazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Link ulteriori e importanti:</p>
<p><a href="http://www.naga.it/tl_files/naga/(Ben)venuti_Naga.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.naga.it/tl_files/naga/(Ben)venuti_Naga.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a href="http://www.naga.it/tl_files/naga/Malaccoglienza_(Ben)venuti_Naga.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.naga.it/tl_files/naga/Malaccoglienza_(Ben)venuti_Naga.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a href="http://www.naga.it/tl_files/naga/Conclusioni_(Ben)venuti_Naga.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.naga.it/tl_files/naga/Conclusioni_(Ben)venuti_Naga.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/11/27/il-report-benvenuti-del-naga-sui-richiedenti-asilo/">Il report (Ben)Venuti del Naga sui richiedenti asilo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Barbara Spinelli e 55 deputati del Parlamento europeo denunciano l’incapacità della Turchia di offrire protezione ai rifugiati</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2016/11/17/barbara-spinelli-e-55-deputati-del-parlamento-europeo-denunciano-lincapacita-della-turchia-di-offrire-protezione-ai-rifugiati/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Nov 2016 07:50:50 +0000</pubDate>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-21.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6901" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-21.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (21)" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Barbara Spinelli, insieme a 54 deputati del Parlamento europeo, ha inviato in data odierna una lettera al Vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans, all’Alto rappresentante dell&#8217;Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini, al Commissario responsabile per il Mercato interno, l&#8217;industria, l&#8217;imprenditoria e le PMI Elżbieta Bieńkowska, e al  Commissario per la Politica di vicinato e i negoziati per l&#8217;allargamento dell&#8217;Ue Johannes Hahn, in cui si denuncia lo sfruttamento del lavoro minorile in Turchia dei bambini rifugiati siriani.</p>
<p>La lettera è nata da un reportage effettuato dai giornalisti Valentina Petrini e Gabriele Zagni (“La7”) dal quale emerge lo sfruttamento del lavoro minorile nella produzione di scarpe e di abbigliamento in Turchia, tramite l’impiego di bambini rifugiati dalla Siria.</p>
<p>L’obiettivo è denunciare non solo il dilagante fenomeno dello sfruttamento del lavoro minorile in Turchia ma anche lo stato di abbandono e degrado cui sono consegnati i rifugiati siriani che vivono fuori dai campi adibiti a trattenerli, senza alcun sostegno socio-economico.</p>
<p>Solo il 15% dei bambini siriani frequenta la scuola, il restante essendo impiegato come manodopera sottopagata e sfruttata nelle fabbriche del distretto tessile turco. Considerando che, in media, un lavoratore adulto guadagna 30 lire turche al giorno, i proprietari delle fabbriche preferiscono impiegare i bambini. Questi ultimi lavorano in condizioni dolorose, in stretto contatto con una vasta gamma di prodotti chimici tossici e altre sostanze pericolose, come l’acido cloridrico. I loro corpi mostrano segni di sfruttamento e gravi maltrattamenti fisici: le mani sono danneggiate da queste sostanze e la pelle assume il colore degli abiti che producono a causa dei coloranti tossici che maneggiano ogni giorno.</p>
<p>Alla luce di quanto è emerso, la Turchia non è stata in grado di offrire accesso all’istruzione ai bambini e di garantire standard di vita dignitosi alle famiglie rifugiate. Per questo motivo Barbara Spinelli e i cofirmatari della lettera ritengono che il governo turco non sia in grado di proteggere i diritti e gli interessi dei rifugiati – in particolare delle categorie più vulnerabili – e chiedono che siano interrotti i rimpatri dei migranti verso la Turchia, Paese evidentemente non “sicuro”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ecco il testo della lettera:</p>
<p><a href="https://drive.google.com/file/d/0B5OywtprZA1vODJUVnozSVdDZXR3cjlHMmxZdnVvWk1laEdV/view?usp=sharing&utm_source=rss&utm_medium=rss">Letter concening the situation of syrian refugee children in Turkey</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Portami via: un documentario sull&#8217;importanza dei corridoi umanitari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Nov 2016 08:11:00 +0000</pubDate>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</strong></em> ha intervistato la giornalista MARTA SANTAMATO COSENTINO (che ringrazia molto per la disponibilità), autrice del documentario intitolato &#8220;Portami via&#8221;.I<strong> Corridoi Umanitari</strong> sono un progetto pilota, il primo nel suo genere in Europa, che ha aperto vie di accesso legali e sicure per i richiedenti asilo. Protocollo sottoscritto da istituzioni: Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie e Ministero dell’Interno – Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, ed espressioni della società civile: Tavola Valdese, Comunità di Sant’Egidio e Federazione Italiana delle Chiese Evangeliche. I Corridoi Umanitari promuovono, senza oneri per lo Stato, una campagna di pressione per l’approvazione a livello nazionale ed europeo, di una legislazione che protegga i diritti e la sicurezza dei richiedenti asilo affinché non si vedano costretti ad affrontare illegalmente il mare o la rotta balcanica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/OGajQsy7y2I?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come e quando ha conosciuto la famiglia di cui racconta nel documentario?</p>
<p>Sono inciampata nella famiglia Maccawi e nella sua storia un pò per caso, come spesso avviene con le persone e le situazioni che, nell’arco di una vita, finiscono per segnare un passaggio, lasciando un segno.</p>
<p>Era l’autunno del 2015 quando, lavorando insieme a Gad Lerner, ho sentito parlare per la prima volta dei corridoi umanitari che, nel giro di pochi mesi, avrebbero portato in sicurezza dei profughi in Italia a bordo di un aereo in partenza da Beirut.</p>
<p>“Se le persone muoiono in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa, invece di piangere altre vittime mettiamo a disposizione dei vivi degli aerei”.</p>
<p>Nulla di più elementare, nulla di più rivoluzionario.</p>
<p>Abitavo a Beirut già da tempo e, una volta tornata lí dove sentivo di essere a casa, ho avuto l’istinto, la curiosità e la giusta dose di presunzione di diventare il diario di viaggio di coloro cui, finalmente, venivano offerte le condizioni per esercitare in sicurezza il diritto a mettersi in salvo. Volevo che i miei occhi, il mio tempo e il mio lavoro diventassero le pagine su cui scrivere una poesia della salvezza di cui desideravo essere testimone. Solo col tempo mi sono accorta che quella storia, quelle storie, fossero diventate anche la mia e per la prima volta mi è sembrato di capire cosa volesse dire Wislawa Szymborska quando scriveva “Ascolta come mi batte forte il tuo cuore”.</p>
<p>Ho conosciuto Jamal e la sua famiglia in un pomeriggio di marzo quando erano già settimane che andavo in giro per il Libano a conoscere le famiglie che sarebbero partite con il secondo corridoio umanitario ai primi di Maggio. Quando sono uscita da quell’appartamento nella parte alta di Tripoli, ho capito che avevo qualcosa di prezioso tra le mani. Quando sono tornata a trovarli a distanza di pochi giorni ho capito che saremmo diventati colleghi di lavoro, compagni di viaggio, compaesani, amici. Ho frugato nelle loro vite, ho cercato di capire che cosa si potesse mai provare nel lasciarsi alle spalle una vita “tra i gelsomini del Levante” per andare verso l’ignoto. Un ignoto più sicuro, certo, ma in cui doversi costruire una nuova identità. Ho cercato di capire che cosa significasse non potersi permettere il lusso della nostalgia, tenendo testa all’abbraccio dell’oblio.</p>
<p>Abbiamo viaggiato da Tripoli a Torino tenendoci per mano perché bisogna migrare, non c’è altro modo, se si vuole avere il privilegio di raccontare come, quando e perchè le persone mettono in pericolo la propria vita per iniziarne una nuova.</p>
<p>Il film è anche una denuncia delle violenze da parte del regime siriano: può anticipare ai nostri lettori quali siano stati i motivi della carcerazione dei membri della famiglia e quali le condizioni in carcere?</p>
<p>Nel suo libro “La conchiglia”, Mustafa Khalifa racconta di aver imparato a scrivere con la memoria, con quella che lui chiama “la scrittura mentale”, una composizione senza carta né penna.</p>
<p>I suoi anni nelle prigioni di Hafez Assad vengono ricostruiti grazie ad un duro allenamento che ha permesso all’autore di “trasformare i pensieri in una sorta di nastro nel quale registravo tutto quello che vedevo e una parte di quello che sentivo”. Ed è dallo scorrimento di quel nastro che emergono l’annientamento, la negazione del dissenso, delle più elementari forme di libertà, della persona che finisce per perdere coscienza anche dei connotati del suo volto. Nelle celle dei regimi infatti non c’è spazio neanche per uno specchio perchè l’estraneità al mondo inizia proprio con l’estraneità nei confronti di se stessi.</p>
<p>“La prigione era il loro laboratorio. Facevamo da cavie e ci sbattevano fuori”. Anche Jamal ha sperimentato che cosa significhi non sapere se arrivederci qualunque si sarebbe trasformato in un addio inconsapevole.</p>
<p>Originario di Waer, uno dei quartieri culla della rivoluzione, racconta della curiosità verso quelle piazze e verso le rivendicazioni che le riempivano e racconta di aver iniziato, insieme ad un gruppo di amici, a portare cibo e medicinali ai civili stretti nella morsa del conflitto.</p>
<p>“Se avessero avuto anche solo la minima prova contro di me o se in qualche modo fossi stato coinvolto nel jihad o se casualmente fossi stato contro il regime, non avresti potuto vedermi qui”.</p>
<p>Le parole con cui conclude la sua testimonianza del carcere e delle torture dimostra come in Siria cosí come in tutto il mondo arabo, per finire in carcere – senza accusa né processo- non serva abbracciare armi o mostrare dissenso.</p>
<p>Talvolta può essere solo il prezzo della solidarietà.</p>
<p>Qual è la situazione dei profughi siriani in Libano?</p>
<p>In Libano, in quel purgatorio tra la Siria e l’Europa, in quel Paese esasperato nelle risorse prima ancora che nello spirito, essere profughi significa esistere senza avere il diritto di farlo. Significa pagare per una tenda, uno scantinato, una baracca sul tetto, significa pagare anche “per l’aria che respiri”. Significa sentirsi stranieri anche quando si parla la stessa lingua. Significa vivere in un campo profughi senza poterlo chiamare cosi perché, per farlo, bisognerebbe quantomeno che la condizione di profugo venisse riconosciuta. Il Paese dei cedri, infatti, non avendo firmato la convenzione di Ginevra, non riconosce lo status di rifugiato e non permette non solo la costruzione di campi profughi strutturati ma nemmeno l’accesso al lavoro. Beirut, cosí come tutto il Libano, è da secoli un crocevia di civiltà e migrazioni. Stratificazioni e cambi di pelle che, respingendosi, hanno frammentato e, allo stesso tempo, costruito il mosaico del tessuto sociale.</p>
<p>Macchie d’olio che, nei secoli, hanno inciso sulla fisionomia, anche urbanistica, del Paese, declinandolo in enclaves. Per ogni enclave, una provenienza e un’identità. Dagli armeni nel 1915 fino ai siriani di oggi, passando per i palestinesi. I siriani di oggi sono, per i libanesi, i palestinesi di ieri quando le tende sono diventate una casa e poi un quartiere che, ancora adesso, continua a crescere verso l’alto.</p>
<p>Alla luce del fragile equilibrio confessionale che struttura non solo la politica ma anche la pace armata, la paura di ritrovarsi davanti ad un nuovo ’48 e quindi davanti ad un nuovo ’75 non giustifica ma è utile a spiegare lo sforzo per mantenere tale una condizione di precarietà non legittimando la presenza di rifugitati sul territorio.</p>
<p>Può spiegare l&#8217;importanza dei corridoi umanitari e spiegare perchè, a suo parere, la politica occidentale fa fatica ad istituirli?</p>
<p>I corridoi umanitari non possono, a mio avviso, rappresentare l’unica soluzione alla gestione dei flussi migratori ma servono a smascherare un’ipocrisia perché ci obbligano a domandarci se non sia davvero possibile fare di piú.</p>
<p>Parlare e praticare vie di accesso legali e sicure per i richiedenti asilo non è più solo un’utopia ma una pratica possibile. E le 400 persone che, dallo scorso febbraio, sono atterrate a Fiumicino, sono la prova in carne ed ossa che tutto questo si può fare. Cosí come le migliaia di persone tratte in salvo dalle navi di Medici Senza Frontiere sono la prova vitale che ci siano altri modi di attraversare il Mediterraneo, in sicurezza, senza alimentare i flussi di denaro dei trafficanti di uomini.</p>
<p>Sono al contempo la dimostrazione della forza e dello stimolo della società civile, talvolta, un passo avanti ai nostri governi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il progetto di Rimpatrio Volontario Assistito e Reintegrazione “Back to the Future”</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2016/10/26/il-progetto-di-rimpatrio-volontario-assistito-e-reintegrazione-back-to-the-future/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Oct 2016 07:21:29 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-612.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""> </a></p>
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<p>Il rimpatrio come diritto di avere un’altra opportunità, come inizio di un percorso nuovo, come fine di una fase difficile, forse di una guerra che volge al termine.</p>
<p>La presentazione del progetto “Back to the Future” sul RVA&amp;R, ossia il Rimpatrio Volontario Assistito e Reintegrazione, finanziato dal “Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020 &#8211; Obiettivo specifico 3 Rimpatrio &#8211; Obiettivo nazionale 2 Misure di rimpatrio &#8211; PROG. 237”, venerdì scorso all’Istituto della Enciclopedia Italiana, è stata l’occasione per discutere di una procedura ancora troppo poco utilizzata.</p>
<p>Secondo Giovanni Lattanzi, Coordinatore nazionale del Gus (Gruppo Umana Solidarietà) ente capofila del progetto, “il rimpatrio arriva al culmine di un ragionamento di lungo respiro che abbiamo fatto insieme ad altre Ong e che va a completare l’accoglienza. Perché nell’accoglienza deve essere prevista anche l’opzione del rimpatrio”.</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-611.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-7246" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-611-1024x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-611" width="1024" height="576" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-611-1024x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-611-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-611-768x432.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-611.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1139w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Il Gus si occupa da anni di Cooperazione e sviluppo, ma anche di accoglienza di migranti e richiedenti protezione internazionale. “Ci chiediamo spesso come far convivere queste due esperienze”, aggiunge Lattanzi, secondo il quale “il progetto del Rimpatrio ci dà proprio l’occasione per integrare le due azioni: cooperazione e accoglienza. Anche perché nel tempo ci siamo accorti di un cambiamento del flusso migratorio, che vede l’Italia come un paese di passaggio veloce, che accoglie e che deve dare quindi l’opportunità di ritornare nel Paese di origine”.</p>
<p>“Back to the Future” vuole dare uno strumento in più a chi ha terminato il progetto migratorio, o ha concluso quello dell’accoglienza. “Una conclusione che non deve essere vista come un fallimento”, secondo il Project coordinator Salvatore Ippolito. “Un ritorno nel Paese di origine vuol dire che si è risolto il problema. Il ritorno può essere visto come la fase più importante del processo”.</p>
<p>Nella nostra società il fenomeno migratorio è spontaneo, non organizzato in flussi ordinati. Semplicemente accade: “perché siamo circondati da instabilità economica e crisi di diverso tipo. Tutto questo lascia un saldo di non integrabilità, o di rinuncia al progetto migratorio”, aggiunge Ippolito, “quindi il migrante può anche decidere di ritentare in modo volontario”.</p>
<p>Il Gus supportato dai partner del progetto: Ricerca e Cooperazione, Movimento per l’Autosviluppo l’Interscambio e la Solidarietà (Maìs), COCIS e Re.Te. lavoreranno insieme a Comuni e associazioni migranti, con l’obiettivo di far diventare una consuetudine il Rimpatrio, e per far diventare i migranti volano di sviluppo nel loro paese d’origine. In questo modo la migrazione diventa elemento di sviluppo.</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-612.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-7247" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-612-1024x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-612" width="1024" height="576" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-612-1024x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-612-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-612-768x432.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-612.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1139w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Massima collaborazione offre immediatamente Emiliano Monteverde, Assessore alle politiche sociali e servizi alla persona, Promozione della salute, Sicurezza e salute sui luoghi di lavoro, Politiche per lo sport del Municipio Roma 1 Centro, secondo il quale progetti come questi “ci permettono di far uscire il ‘sociale’ dalla routine, coinvolgendo il tessuto sociale del territorio. Per questo vogliamo dare massimo risalto a questo progetto di grande innovazione”.</p>
<p>Ha accettato la sfida la Project manager Cristina Montefusco, che ha presentato nel dettaglio tecnico “Back to the Future” a partire dalle quattro fasi, ovvero lo Scambio di informazioni, il Colloquio e la Valutazione del caso da parte dell’operatore, l’elaborazione di un Piano personalizzato di reintegrazione che tiene conto delle capacità e delle aspettative del migrante, e l’accompagnamento nella realizzazione del Piano nel Paese di origine.</p>
<p>Durante la presentazione del progetto all’Istituto della Enciclopedia Italia è intervenuto anche il Prefetto Riccardo Compagnucci, il quale ha insistito sull’importanza del Rimpatrio, anche se al momento sono esigui i migranti che ritornano volontariamente al proprio Paese di origine. “Dobbiamo cambiare l’idea delle migrazioni: ancora oggi facciamo delle distinzioni sulle motivazioni alla base della mobilità, ma non ci possono essere distinzioni, perché le persone si stanno muovendo sempre di più e il rimpatrio volontario deve essere visto come una fiammella di intelligenza e lungimiranza rispetto alla mobilità reale. Concentriamoci sul perché il migrante è qui, piuttosto che sul perché è venuto qui”.</p>
<p>Punto di riferimento online del progetto è il sito <a href="http://rimpatri.gus-italia.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://rimpatri.gus-italia.org&amp;source=gmail&amp;ust=1477551847889000&amp;usg=AFQjCNGxDUPW9cW8UAY75uNYDU6pKopPWw&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://rimpatri.gus-italia.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> attivato durante la presentazione, attraverso il quale il Gus Gruppo Umana Solidarietà vuole dare rilievo a tutte le attività connesse al Rimpatrio Volontario.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/10/26/il-progetto-di-rimpatrio-volontario-assistito-e-reintegrazione-back-to-the-future/">Il progetto di Rimpatrio Volontario Assistito e Reintegrazione “Back to the Future”</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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