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	<title>welfare Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Buone notizie&#8221;. &#8220;0gni cosa che accade, per scelta o casualità, porta sempre un arricchimento&#8221;</title>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-06-15-49-20.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="428" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-06-15-49-20-428x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18219" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-06-15-49-20-428x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 428w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-06-15-49-20-125x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 125w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-06-15-49-20.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 668w" sizes="(max-width: 428px) 100vw, 428px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>di Martina Foglia</p>



<p>Finalmente dopo tanto tempo ritorno a scrivere per questa rubrica Lo faccio raccontandovi la storia di Elisa, che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente. Una donna, una mamma, una caregiver, che ha scelto di cambiare la sua vita per amore di sua figlia. Questa è la storia di Elisa, che sceglie di affrontare un salto nel buio, non sapendo, non avendo appigli a cui aggrapparsi, eppure ogni giorno decide di lottare contro le paure i dubbi le incertezze di un futuro, che pur non sapendo cosa riserverà, crede possa essere migliore. </p>



<p>Potresti presentarti?</p>



<p>Sono Elisa, 45 anni, vivo da sempre a Desio dove vive anche la mia famiglia a cui sono molto legata. Sono sposata con Paolo dal 2011 e nel 2013 è arrivata Anna. </p>



<p>Sei mamma di Anna una bambina affetta da una malattia molto rara A che età hai scoperto questa malattia e come questa scoperta ha cambiato la tua vita ? Abbiamo scoperto della sua malattia quando Anna aveva 7 mesi e io 33 anni. Dal punto di vista personale è stata dura rendersi conto che la mia esperienza di mamma non sarebbe stata come l&#8217;avevo immaginata, i sogni anche semplici come cucinare qualcosa con mia figlia, non si sarebbero mai realizzati </p>



<p>Prima della nascita di Anna lavoravi? Se si, che lavoro svolgevi, ti piaceva? </p>



<p>Prima di Anna ero una restauratrice. Quando sono rimasta incinta stavo lavorando alla villa reale di Monza, sapevo che con la gravidanza avrei interrotto per un po&#8217; il lavoro ma pensavo giusto per i soliti mesi, un anno, come tutte le neo mamme. Ho dovuto presto ricredermi perché le visite,i ricoveri e le sedute di terapia hanno assorbito tempo e forze e non mi è più stato possibile tornare al lavoro. Sono stata per tanti anni restauratrice e mi piaceva tanto, mi dava soddisfazione nonostante fosse un lavoro fisicamente faticoso. </p>



<p>So che attualmente svolgi tutt&#8217;altro tipo di lavoro, in un ambito completamente diverso, sei educatrice in una scuola, quali sono le ragioni che ti hanno spinto al cambiamento? Col tempo sono arrivata alla decisione di abbandonare il restauro. Il mio corpo non era più in grado di reggere lo sforzo fisico del cantiere o del laboratorio( dove mi occupavo di mobili antichi) e in contemporanea la movimentazione di Anna in crescita che iniziava a pesare sempre più. Se già a causa del restauro ero cliente abituale del fisiatra, ora la situazione stava peggiorando. Non sono mai stata in grado di stare ferma, appena Anna si è inserita stabilmente in un centro diurno riabilitativo ho cercato di capire cosa fare da grande. È arrivato un suggerimento da un&#8217;amica e, non senza mille paranoie, ho provato. </p>



<p>Quali sono le gratificazioni più grandi del tuo nuovo lavoro? Ciò che accomuna il mio primo lavoro e quello di educatrice è la pazienza, sono da sempre una gran devota di santa pazienza! Io mi occupo sia di adolescenti che di bimbi e la cosa che mi piace di più è vedere la loro soddisfazione quando riescono in un compito difficile. Hanno un sorriso impagabile! </p>



<p>Quali sono i valori che pensi di aver trasmesso ai ragazzi che segui ed i valori che loro ti hanno trasmesso ? </p>



<p>Credo che il valore aggiunto sia il mio essere mamma/ caregiver perché ho modo di comprendere meglio i genitori con cui mi rapporto. Questo a volte può essere un limite&#8230; </p>



<p>Ultimamente ti sei nuovamente &#8220;rimessa in gioco&#8221;, iscrivendoti all&#8217;università per diventare educatrice Cosa ti ha spinto a prendere questa ulteriore decisione avendo tu già un lavoro come educatrice? Raccontaci&#8230; </p>



<p>Quando ho capito che mi trovavo bene in questo nuovo ruolo ho deciso di prendere la laurea in scienze dell&#8217;educazione per poter avere anche una maggiore preparazione. In contemporanea non perdo di vista anche i vari corsi che vengono proposti dalla Lega del Filo d&#8217;Oro, sono più incentrati su disabilità visive e uditive ma li trovo incredibilmente illuminanti per qualunque situazione. </p>



<p>Come riesci a conciliare il tuo lavoro di educatrice, quello di mamma e lo studio&#8230; Esiste qualche ente oltre ovviamente ai tuoi familiari, che ti aiuta nella cura di Anna? Conciliare tutto è piuttosto difficile, per fortuna lavoro part-time e cerco di gestire le ore libere per lo studio e tutto ciò che non posso fare quando Anna torna da scuola a metà pomeriggio. Al momento ho solo la famiglia di mio fratello con mia cognata e i miei nipoti che mi danno una mano e che,quando abbiamo bisogno di una pausa, ci permettono di uscire da soli. Mia mamma è una presenza fissa come supporto morale ma ad oggi non ho ancora trovato nessuno che ci possa offrire un servizio di babysitteraggio alternativo. Il comune tramite la misura b2 ci ha proposto un servizio OSS due volte a settimana. L&#8217;ho accettato di buon grado dato che ho una spalla in grave difficoltà e un po&#8217; di aiuto mi fa&#8217; comodo. Altri momenti di sollievo li abbiamo un sabato al mese perché portiamo Anna a Lesmo alla lega del filo d&#8217;oro e la recuperiamo a metà pomeriggio. Sono momenti preziosi! </p>



<p>Per esperienza personale so quanto sia importante che una persona con disabilità trovi il proprio spazio, ma è altrettanto importante che anche chi se ne prende cura possa trovarne uno proprio, riesci a ritagliarti del tempo per te stessa ? </p>



<p>Al momento è quasi tutto dedicato allo studio ma sto cercando di ritagliarmi qualche cena/serata con amiche per staccare un po&#8217;. </p>



<p>Afronte di tutto ciò sei pentita della scelta che hai fatto? No,come dicevo fatico a stare ferma e le sfide mi piacciono, quindi lo rifarei. In ogni caso non ritengo molto utile rimuginare sui se e sui ma, ogni cosa che ci accade,per scelta o casualità,porta sempre un arricchimento </p>



<p>Qual è il tuo motto se ne hai uno? </p>



<p>Non ho un vero e proprio motto ma un modo di affrontare le cose, il più possibile con positività e sorriso, le cose brutte accadono comunque ma in questo modo è più facile, almeno per me Ringrazio tantissimo Elisa per la sua disponibilità, concludo con una riflessione: secondo me Elisa può essere un esempio per tuttə noi! </p>



<p>A volte la vita ci impone di dover scegliere e a me personalmente soprattutto in quest&#8217;ultimo periodo capita di scegliere la strada più facile, quella dell&#8217;evitamento del problema, di non volerlo affrontare direttamente per paura insicurezza, invece la storia di Elisa ci insegna che si può scegliere di andare avanti percorrere una strada tortuosa dissestata piena di imprevisti, ma una volta arrivati in cima alla salita, ecco che si intravede una luce, quella della gioia: la gioia nel vedere che i piccoli o grandi traguardi sono stati raggiunti. E da qui credere che un futuro migliore possa esistere.</p>
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		<title>I diritti dei caregiver: il video della diretta con Mariella Meli, presidente dell&#8217;associazione Famiglie disabili lombarde</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Oct 2024 09:11:53 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Per chi ieri sera non avesse potuto seguire la diretta organizzata da Associazione Per i Diritti umani sul tema dei diritti dei caregiver, in collaborazione con Associazione Famiglie disabili lombarde, questo è il link:</p>



<p><a href="https://fb.watch/vr5ChLziqV/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://fb.watch/vr5ChLziqV/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>



<p>Ringraziamo moltissimo Mariella Meli, presidente della suddetta associazione e nostra ospite, per la chiarezza delle informazioni fornite e per il tempo che ci ha dedicato; ringraziamo Filippo Cinquemani per la conduzione di un incontro così utile e importante e ringraziamo anche coloro che si sono collegate/i ponendo domande di approfondimento ulteriore. </p>



<p>Sarà nostra intenzione organizzare altre proposte. Seguiteci perchè l&#8217;argomento che vedrà impegnata, quest&#8217;anno, Associazione Per i DIritti umani è il BENESSERE MENTALE e stiamo lavorando all&#8217;organizzazione di molte iniziative. </p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Medici stranieri in Italia, Foad Aodi (AMSI): “Dubitare delle competenze dei professionisti sanitari che arrivano qui aumenta i pregiudizi”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2024 08:57:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista della giornalista Francesca Mazzini al Prof. Foad Aodi. Le tematiche della nostra sanità a 360 gradi https://www.tag24.it/1080641-medici-stranieri-in-italia-intervista-foad-aodi-amsi/ In Italia per far fronte alla carenza di personale sanitario, chiamare medici e infermieri stranieri sembra essere l’ultima risorsa disponibile. La&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>Intervista della giornalista Francesca Mazzini al Prof. Foad Aodi. Le tematiche della nostra sanità a 360 gradi</strong></p>



<p><a href="https://www.tag24.it/1080641-medici-stranieri-in-italia-intervista-foad-aodi-amsi/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.tag24.it/1080641-medici-stranieri-in-italia-intervista-foad-aodi-amsi/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/ao.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="290" height="290" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/ao.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17596" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/ao.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 290w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/ao-150x150.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/ao-80x80.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w" sizes="(max-width: 290px) 100vw, 290px" /></a></figure></div>



<p class="has-text-align-left">In Italia per far fronte alla carenza di personale sanitario, chiamare medici e infermieri stranieri sembra essere l’ultima risorsa disponibile. La speranza è quella di trovare una soluzione alla situazione, giunta ad uno stadio emergenziale. Una strategia che si pensa di adottare in diverse regioni del bel Paese, tra cui la Lombardia, come annunciato nei giorni scorsi da Guido Bertolaso. L’assessore al Welfare della Lombardia vorrebbe portare in Italia oltre 3mila infermieri e 500 medici direttamente dal Sudamerica. <br>Questa soluzione non trova i consensi fra tutti gli addetti ai lavori del settore sanità, tra chi insiste sulla necessità di dare più spazio a medici e infermieri nostrani, chi ha timore dello scoglio delle difficoltà della lingua parlata o delle diverse competenze che potrebbero sussistere. Altri ancora, ravvisano in questi atteggiamenti delle perplessità legate a pregiudizi.<br>Campane diverse ma la voce che grida allo stop di soluzioni “tappabuchi” è univoca: il personale sanitario in Italia è ridotto ai minimi termini; bisogna trovare una soluzione per impedirne l’esodo all’estero. Modifiche all’intero sistema organizzativo della sanità sono urgenti oltre che necessarie.</p>



<p>Il&nbsp;Professor Foad Aodi, presidente dell’AMSI (Associazione Medici Di Origine Straniera In Italia) e dell’UMEM (Unione Medica Euromediterranea), ha approfondito la questione insieme a&nbsp;Tag24.<br>Medici stranieri in Italia, Foad Aodi: “Da anni denunciamo la carenza di personale. Ora questa soluzione è inevitabile”</p>



<p>D: Qual è il suo punto di vista sulla situazione in cui si trova l’Italia? E’ d’accordo con la soluzione proposta da Guido Bertolaso? Si tratta di una strategia momentanea, “tappabuchi”, oppure potrebbe funzionare?<br>R: Per quanto riguarda la situazione della carenza dei medici, infermieri, fisiatri e farmacisti – queste sono attualmente le quattro figure che vengono richieste maggiormente – possiamo dire che ormai è una patologia cronica. Noi dell’AMSI (Associazione Medici Di Origine Straniera In Italia) abbiamo cominciato a denunciare 15 anni fa questa situazione, invitando tutti, politici, associazioni, sindacati, a cominciare insieme una programmazione, affinché non si arrivasse ad una situazione così grave.<br>Avevamo un quadro anche di ciò che accadeva a livello internazionale: avevamo capito che questa carenza sussisteva non solo in Italia. Siamo davanti ad una situazione desertica dal punto di vista sanitario. Un secondo elemento poi è da tenere in considerazione: negli ultimi cinque anni abbiamo ricevuto più di 8.000 richieste di medici, specialisti, infermieri, fisiatri e farmacisti da tutte le regioni, sia pubblico che dal privato. In entrambi i settori le richieste maggiori arrivano per il pronto soccorso, ortopedia, fisiatria, chirurgia generale, emergenza, anestesia, radiologia e ginecologia.<br>D: In quest’ultimo periodo si parla molto di test di ingresso alle facoltà di medicina…Pro o contro? Parte del problema o soluzione secondo lei?<br>R: Adesso stiamo affrontando la questione dell’esame di ammissione alla facoltà di Medicina, ma i problemi non si risolvono con l’abolizione dell’ingresso. Noi non abbiamo bisogno di medici generici ma di specialisti, che è diverso. Tutti quelli che entrano all’università si devono specializzare. Bisogna combattere l’abbandono della facoltà che affligge il 20% tra studenti italiani e il 15% di quelli stranieri. Per quello non servono soluzioni tamponi.<br>Medici stranieri e carenza di personale, Aodi spiega la situazione delle Regioni e il “decreto Cura Italia”<br>Il Professor Aodi ha spiegato nel dettaglio qual è la situazione attuale in alcune delle Regioni italiane. La carenza di personale sanitario viene arginata anche grazie all’applicazione del “decreto Cura Italia”, la cui applicabilità è stata estesa fino al 2025.<br>“Le Regioni hanno cominciato a manifestare interesse, tra cui Lazio, Sicilia, Sardegna e hanno attivato collaborazioni con l’AMSI. L’Associazione Medici di Origini Straniera in Italia, fondata nel 2000, ha già dato disponibilità a tutte le regioni, con conferenze online ed esperti. Dal 2020, con l’inizio della pandemia, è stato istituito il “decreto Cura Italia” (Decreto-Legge 17 marzo 2020, n. 18, ndr.) che grazie all’articolo 13, consente ai medici e infermieri di lavorare in Italia, senza passare per la strada ordinaria del riconoscimento del titolo presso il Ministero della Salute. Si procede tramite deroga delle regioni.<br>Il decreto aveva consentito ai medici ucraini e russi, e poi a tutti quelli venuti all’inizio della pandemia, di venire in Italia a lavorare, per dare una mano. Piano piano questo decreto – con scadenza nel 2022 – è stato rinnovato, fino al 31 dicembre 2025, ma non tutte le regioni l’hanno applicato. Alcune regioni hanno sofferto molto, come la Calabria con i medici cubani, la Sardegna, la Sicilia, Lombardia e altre regioni adesso stanno iniziando ad utilizzare il decreto. Noi volevamo coinvolgere i nostri professionisti della sanità prima di far arrivare qualcuno dall’estero. Vogliamo utilizzare i medici che stanno in Italia”.<br>Il Presidente di UMEM (Unione Medica Euromediterranea) poi continua ad illustrare le conseguenze della cattiva organizzazione del sistema sanitario pubblico:<br>“Purtroppo la risposta è stata molto negativa per quanto riguarda la decisione di chi sta in Italia. Il motivo qual è? Gli stranieri professionisti della sanità qui non accettano di lasciare un contratto a tempo indeterminato e sicuro per andare verso la struttura pubblica per un anno. Perché noi sappiamo che chi non ha la cittadinanza italiana non può accedere ai concorsi pubblici. Quindi potrebbero entrare per questo famoso periodo di un anno, ma poi non si sa come andrà a finire.<br>Tante Regioni si stanno rivolgendo ai professionisti della sanità all’estero e anche all’AMSI perché non ci sono risposte alle loro esigenze attualmente. Per tale motivo ora è una scelta obbligatoria. Avevamo avvertito tutti dieci anni fa. Se non cominciamo a programmare, a specializzare tutti e a puntare sulle specializzazioni più richieste e più carenti, è normale che poi arriviamo a rivolgerci all’estero come hanno fatto la Francia, la Germania e altri Paesi europei che hanno iniziato molto prima dell’Italia”.<br>La questione delle competenze dei medici stranieri in Italia per Foad Aodi è una discriminazione<br>D: Tra le perplessità più frequenti, per quanto riguarda la scelta di far arrivare medici e infermieri dal Sud America, c’è la questione competenze. Hanno le stesse qualifiche dei medici in Italia? La carenza di specializzazioni in settori particolari è un’esigenza a cui si può far fronte con questa decisione?<br>R: Per quanto riguarda le specializzazioni, qui ne mancano parecchie perché in Italia negli ultimi 15 anni non è stata fatta una programmazione. Tra chi non le sceglie, chi non le vuole fare, chi va nel privato e la fuga di massa all’estero, la situazione è grave. Abbiamo denunciato tutto questo con statistiche, dati reali. In più l’aumento delle aggressioni ai medici, i salari bassi e i turni massacranti, stanno aggravando questa carenza dei professionisti. Bisogna affrontare la realtà e risolvere concretamente i problemi ma purtroppo ci agitiamo molto e si agisce poco. Solo dichiarazioni, slogan, propositi, ma di concreto poco.<br>Dubitare delle competenze dei medici che arrivano qui dall’estero è una dichiarazione gravissima secondo me. La nostra associazione è una realtà presente in 120 Paesi e affrontiamo tutti i giorni le carenze dei professionisti della sanità. Non penso che tutti siano andati a scegliere professionisti non competenti. La selezione di chi viene qui deve essere fatta con criterio e in modo approfondito, questo è chiaro perché si tratta della salute. Vanno verificati i titoli, va insegnata la lingua italiana, ma non in nove mesi, al massimo in tre, come fanno in tutti gli altri Paesi.<br>In tre mesi già si comincia a lavorare, applicandosi, non come gli studenti sui libri. La risposta è semplice, bisogna selezionare l’università di provenienza, fare una verifica, ma non sparare nel mucchio in modo generale. Non si risolve così. Adesso tutti parlano di analisi di soluzione ma noi vogliamo vedere la concretezza.<br>La soluzione alla carenza di personale sanitario in Italia secondo Aodi<br>D: Per non cadere nella trappola tappabuchi quindi qual è secondo lei la soluzione?<br>R: Avrebbero dovuto ascoltare l’allarme dell’AMSI. La prima volta che ho chiesto ufficialmente censimento per quanto riguarda la mancanza dei professionisti della sanità e programmare il futuro in base a questa necessità è stata nel 2003. Purtroppo non ci si è reso conto della situazione che è molto grave. Si è continuato a girare intorno al problema, ma non è stato mai affrontato con una vera soluzione. Bisogna prima coinvolgere i professionisti della sanità che stanno qui in Italia, combattere la fuga all’estero.<br>Occorre programmare le specializzazioni, combattere la fuga dal pubblico e l’esodo all’estero e capire quali sono i motivi, far specializzare tutti quelli che si laureano in medicina, intensificare la collaborazione tra tutti gli albi professionali, non andare uno contro l’altro. Con queste dichiarazioni discordanti, purtroppo, rispetto al 2020, siamo andati incontro all’aumentato del 35% della discriminazione nei confronti dei professionisti della sanità, perché quando si dice che non sono competenti, non sanno la lingua italiana o altro, nell’opinione pubblica poi nascono alcuni pregiudizi.</p>
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		<title>Inuit: la magia della vita</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2024 09:15:46 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Barbara Raccuglia </p>



<p></p>



<p>Con <strong><em>Spiralkampagnen: Forced Contraception and Unintended Sterilisation of Greenlandic Women</em></strong> di Juliette Pavy, vincitrice del Sony World Photography Awards 2024, scopriamo che tra il 1966 e il 1975, quasi 4500 donne e ragazze indigene furono sottoposte a trattamenti di contraccezione forzata, senza consenso, attraverso l’impianto di spirali intrauterine. </p>



<p>Le autorità danesi decisero di attuare un programma di manipolazione eugenetica, al fine di portare la popolazione Inuit ad una drastica riduzione del tasso di natalità. Un caso ennesimo di razzismo, dove un gruppo di persone (come nella maggior parte dei casi europei), sceglie le sorti di un popolo altro,  considerato non civile, pena le loro usanze lontane, da abitudini bene adattate alle società del capitale.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://lh7-us.googleusercontent.com/EQajg4hclEpbQYW-Gdzker-E2Ovqxsl94JiEuno-tUBh8aSlBPDZcqRHED1OR3xBbq0v1SyaB_GhiKwCAa_J0nvN6pGsD_s2qBBMzJxlms4n8qeRBN82bd7ruklVOpa1pqOpa0KiVV_V36Mln8Qcxg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>La prima donna, ad aver raccontato la sua esperienza, è <strong>Naja Lyberth</strong>, oggi psicologa ed attivista. Quando aveva 13 anni, nei primi anni &#8217;70, un medico disse a Naja di recarsi all’ospedale locale per un piccolo intervento, in seguito a una visita medica scolastica di routine. “Non sapevo bene di cosa si trattasse perché non mi ha mai spiegato né chiesto il permesso”, racconta Naja, che all&#8217;epoca viveva a Maniitsoq, una piccola città sulla costa occidentale della Groenlandia. “Avevo paura. Non potevo dirlo ai miei genitori”, racconta alla BBC. “Ricordo i dottori in camice bianco, e forse c&#8217;era un&#8217;infermiera. Ho visto le cose metalliche, dove si dovevano aprire le gambe. Era molto spaventoso. L&#8217;attrezzatura usata dai medici era così grande per il mio corpo di bambina: era come avere dei coltelli dentro di me”.</p>



<p>Naja ed altre 66 donne inuit,&nbsp;hanno deciso di fare causa al governo danese, per la contraccezione forzata chiedendo un grosso risarcimento economico, al momento non quantificabile.</p>



<p>Il governo di Copenaghen, e quello autonomo della Groenlandia&nbsp;hanno aperto un’inchiesta, grazie a un podcast prodotto dalla tv danese nel 2022.</p>



<p>Quest’ultima è riuscita a trovare documenti relativi al programma del governo danese volto a limitare le nascite della popolazione inuit per risparmiare sul welfare.&nbsp;La campagna, definita&nbsp;<em>Danish Coil Campaign</em>, portò al dimezzamento del tasso di natalità in Groenlandia.&nbsp;In seguito al clamore suscitato dalla presa di coscienza di questi eventi, il governo danese ha istituito una commissione d’inchiesta per far luce sulle vicende che avvennero tra il 1960 e il 1991, anno in cui il sistema sanitario dell’isola divenne autonomo. La promessa di Copenaghen è quella di pubblicare l’esito delle indagini nel 2025. Molte vittime della campagna hanno però già espresso la loro contrarietà sui tempi di attesa.</p>



<p>Oggi al posto di eschimesi, termine dal significato dispregiativo in quanto significa “coloro che mangiano carne cruda”, viene utilizzato il termine inuit, nella lingua&nbsp;<strong>inuktitut “il popolo”</strong>. Gli inuit rappresentano oggi l’89% della popolazione totale della Groenlandia, che si aggira intorno alle 57mila persone. L’isola, la più grande, nonché l’area più a nord del mondo, è divenuta parte del regno danese tramite formula dell’unione personale nel 1953. Grazie a quest’ultima, Groenlandia e Danimarca condividono il capo di Stato mantenendo però autonomia di istituzioni e di governo. La lontananza ha sempre permesso a questo popolo di vivere in un isolamento quasi totale fino all’arrivo delle flotte baleniere nel secolo scorso.&nbsp;Da allora la Danimarca ha cercato di “<em>portare la civilizzazione</em>&nbsp;al popolo inuit, in modo che permettesse loro di sopravvivere come popolo”&nbsp;spiegava il Dipartimento per l’amministrazione della Groenlandia nel 1952.</p>



<p>&nbsp;I dispositivi impiantati, in molti casi, risultarono troppo grandi per i corpi delle ragazze, spesso bambine, andando a causare seri problemi di salute, da dolori acuti, a emorragie interne e infezioni addominali, e in alcuni casi, anche all’infertilità. Molte donne rimasero per decenni all’oscuro di aver subito questa pratica, finché i dispositivi non vennero trovati da altri ginecologi.</p>



<p>Il governo dovette inoltre, di recente, scusarsi e pagare un compenso a 6 inuit che erano stati portati via dalle loro famiglie negli anni 50 come parte di un piano per la costruzione di una élite di lingua danese in Groenlandia. Il progetto allora prevedeva la separazione di 22 bambini tra i sei e i dieci anni dalle loro famiglie inuit per essere educati in Europa. L’obiettivo finale era quello di poter facilitare da adulti una modernizzazione della società groenlandese. Dei 22 bambini, solo 16 fecero ritorno in Groenlandia l’anno successivo, gli altri vennero adottati da famiglie danesi. Al rientro, vennero obbligati a vivere in un orfanotrofio per preservare le abitudini e la lingua imparate in Danimarca. Questo portò a un forte allontanamento dei bambini non solo dalla loro cultura, ma dalle famiglie e dalla comunità.&nbsp;Anche in questo caso i bambini, parte dell’esperimento, rimasero spesso all’oscuro del reale motivo per cui da piccoli erano stati separati dalla famiglia. Fatti che emersero grazie a ricerche eseguite nell’archivio nazionale.</p>



<p>Similmente, l’anno scorso, il governo canadese è stato costretto a sborsare 2,8 miliardi di dollari di risarcimento a causa di un processo di assimilazione forzata avvenuto tra il 1884 e il 1998. Un processo in cui i&nbsp;bambini delle popolazioni Inuit e Métis venivano strappati alle loro famiglie&nbsp;per ricevere un’assimilazione culturale forzata all’interno di scuole residenziali governative. L’obiettivo del progetto era quello di compiere un vero e proprio genocidio culturale, sradicando definitivamente lo stile di vita degli aborigeni nel territorio canadese, e utilizzando anche metodi particolarmente violenti nel farlo. Dei 150mila bambini che fecero parte del progetto,&nbsp;buona parte morì a causa di malattie&nbsp;e malnutrizione, e chi sopravvisse raccontò storie di&nbsp;violenza fisica, sessuale e psicologica.<br></p>
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		<title>Caregivers: una testimonianza e una richiesta importanti</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Feb 2024 11:14:29 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Anna Mognaschi</p>



<p>Caregivers è una parola inglese che significa &#8220;Colui o colei che si prende cura; prendersi cura, quindi, di una persona che non è autosufficiente in un dato momento della sua vita. Io sono caregiver da più di trent&#8217;anni. Ho una figlia disabile in carrozzina che si chiama Martina. Essere caregiver è un lavoro perché di lavoro si tratta e per 24 ore al giorno per tutto l&#8217;anno.</p>



<p>Un caregiver deve essere molte cose tutte insieme indipendentemente dal ruolo che ha nella famiglia di moglie, madre, figlio, marito o padre: io sono maestra, infermiera, psicologa, amica, e madre. Alcuni pensano che essere caregiver sia un dovere divino o una punizione: io penso sia semplicemente un dato di fatto. Parlerò semplicemente della mia esperienza perché non voglio che nessuno si senta offeso o non si riconosca in quello che dico (noi portatori di cure siamo anche un po&#8217; permalosi).</p>



<p>Ho lasciato il lavoro perché nessuno poteva prendersi cura di mia figlia tranne me. La mia famiglia ha avuto una vita faticosa non infelice, ma molto faticosa. Abbiamo rinunciato a molto, soprattutto per il problema delle barriere architettoniche che riempiono le nostre città; abbiamo faticato molto per portare Martina a scuola e all&#8217;università per la questione della mobilità cittadina; abbiamo obbligato asili e scuole ad installare rampe, scivoli e montascale attraverso l&#8217;aiuto di associazioni di settore perché le istituzioni sono sempre state latitanti; abbiamo rincorso bonus, sovvenzioni, agevolazioni, regalucci vari sempre scoperti attraverso il solo passaparola; abbiamo cercato soluzioni impossibili per recarci al mare, in  montagna e in città d&#8217;arte perché abbiamo sempre voluto che nostra figlia facesse più esperienze possibili.  Inoltre, vivere tutto questo tempo insieme porta inevitabilmente a una specie di simbiosi per cui ad un certo punto non ci distinguevamo più l&#8217;una dall&#8217;altra. È forse questo il problema più importante secondo me di un caregiver: riuscire a dare l&#8217;autonomia dovuta alla persona di cui ci si prende cura, qualunque sia la gravità della sua disabilità. È stata una presa di coscienza lenta e dolorosa riuscire a creare una sorta di distacco fra di noi e l&#8217;abbiamo fatto con un gruppo di auto-mutuo aiuto composto da persone nella nostra stessa situazione.</p>



<p>Una cosa che ancora non riesco ad accettare è il mancato riconoscimento da parte delle istituzioni del mio ruolo di educatrice, infermiera, maestra, psicologa, operatrice socio sanitaria, operatrice socio assistenziale, educatrice domestica etc. etc. Molto più semplice sarebbe stato affidare mia figlia ad un istituto che sarebbe costato alla Regione o al Comune migliaia di euro ogni mese: ma chi appartiene al settore di competenza fa proprio affidamento sull&#8217;amore tra familiari per lasciare completamente in mano alle famiglie la cura delle persone non autosufficienti, elargendo ogni tanto un contentino che non è mai sicuro per gli anni a venire, in modo che si possa vivere in un totale senso di incertezza che fa molto bene alle nostre coronarie!</p>



<p>A 36 anni dalla nascita di Martina molte cose sono migliorate, soprattutto nella mobilità cittadina (abitiamo nel quartiere Comasina, a Milano) e nell&#8217;erogazione di alcune misure per poter accedere ad un assistenza personalizzata; erogazione annuale, concessa ovviamente secondo il budget a disposizione delle istituzioni, quindi ansia e tormento fino alle prossime graduatorie: come dicevo prima, questa è la mia esperienza e non posso parlare a nome di altri che non conosco, ma per quelli che conosco &#8211; e sono tanti &#8211;  la situazione è simile alla mia.</p>



<p>Ho settant&#8217; anni e quello che desidero di più ancora è il riconoscimento giuridico e formale della nostra posizione di caregivers, una possibile pensione e uno stipendio per chi di noi è in età lavorativa e che la passiamo ad accudire i nostri cari. </p>
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		<title>Le comunità migranti in Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2022 08:46:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Decima edizione dei Rapporti “Le comunità migranti in Italia”, curati annualmente da questa Direzione Generale con ANPAL servizi SPA: i rapporti sono dedicati alle sedici comunità straniere più numerose in Italia. Da quest’anno è&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/quad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="360" height="240" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/quad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16428" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/quad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 360w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/quad-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 360px) 100vw, 360px" /></a><figcaption>rapporti annuali comunità migranti 2021</figcaption></figure></div>



<p>Decima edizione dei Rapporti “Le comunità migranti in Italia”, curati annualmente da questa Direzione Generale con ANPAL servizi SPA: i rapporti sono dedicati alle sedici comunità straniere più numerose in Italia. Da quest’anno è disponibile anche un <a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3466&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Quaderno di confronto</a> fra le comunità.</p>



<p>Tra i temi trattati nei Rapporti ci sono: i dati relativi alla presenza dei cittadini stranieri, i minori e le nuove generazioni, il mondo della scuola, il mondo del lavoro, l’imprenditoria, il welfare, la cittadinanza, le rimesse.</p>



<p>Elaborando dati provenienti da diverse fonti istituzionali, i Rapporti illustrano le caratteristiche e i processi di integrazione di ciascuna delle 16 comunità più numerose:&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Albania-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">albanese</a>,&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Bangladesh-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">bangladese</a>,&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Cina-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">cinese</a>,&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Ecuador-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">ecuadoriana</a>,&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Egitto-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">egiziana</a>,&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Filippine-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">filippina</a>,<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/India-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;indiana</a>,&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Marocco-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">marocchina</a>,&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Moldova-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">moldava,</a>&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Nigeria-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">nigeriana</a>,&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Pakistan-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">pakistana,</a>&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Peru-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">peruviana</a>,&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Senegal-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">senegalese</a>,&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Sri-Lanka-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">srilankese</a>,&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Tunisia-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">tunisina</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Ucraina-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">ucraina</a>. Quest&#8217;anno la linea editoriale dei Rapporti Comunità è stata sottoposta a un generale ripensamento, privilegiando sintesi e restituzione grafica. Ai 16 rapporti si affianca un ampio rapporto di confronto e un&#8217;appendice statistica.</p>



<p><strong>I cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia al 1° gennaio 2021 sono 3.373.876</strong>,<strong>&nbsp;</strong>provenienti principalmente da<strong>&nbsp;Marocco, Albania, Cina e Ucraina&nbsp;</strong>(complessivamente il<strong>&nbsp;38% delle presenze</strong>)<strong>.&nbsp;</strong>Si registra un equilibrio di genere quasi perfetto<strong>&nbsp;</strong>(<strong>uomini 50,5%, donne 49,5%</strong>),<strong>&nbsp;</strong>con significative differenze tra le comunità.</p>



<p>La popolazione extra UE in Italia è decisamente più giovane di quella italiana<strong>: i minori sono 744.302</strong>, ovvero<strong>&nbsp;il 22,1% della popolazione non comunitaria</strong>,<strong>&nbsp;</strong>a fronte del<strong>&nbsp;16,2% rilevato sulla popolazione di cittadinanza italiana</strong>. La quota di minori risulta massima per le comunità marocchina (28,8%), egiziana (34,1%) e tunisina (28,5%).</p>



<p>Le restrizioni alla mobilità delle persone, introdotte per contrastare il diffondersi del virus SARS-COV 2 a livello globale, hanno determinato un&nbsp;<strong>drastico calo degli ingressi</strong>, 106.503 nel 2020, ovvero 70.751 in meno dell&#8217;anno precedente, con una&nbsp;<strong>flessione pari al 40%</strong>. La riduzione è netta per tutte le principali comunità straniere.</p>



<p>Per la maggior parte delle nazionalità&nbsp;<strong>il principale motivo di ingresso nel Paese sono i motivi familiari</strong>, che raggiungono l&#8217;incidenza massima, superiore all&#8217;80%, per Sri Lanka (89%), Marocco (85,4%), Filippine (84,3%) ed Ecuador (80%).&nbsp;<strong>Fanno eccezione a tale dinamica la comunità cinese</strong>, con una quota pari al 50% di ingressi per studio&nbsp;<strong>e la pakistana</strong>, che vede prevalere come motivazione di ingresso la richiesta o detenzione di una forma di protezione. L&#8217;<strong>India&nbsp;</strong>è invece<strong>&nbsp;</strong>l&#8217;unica comunità a fare rilevare una<strong>&nbsp;</strong>quota di nuovi titoli di soggiorno rilasciati per motivi di lavoro superiori alla media complessiva: 16,5% a fronte di 5,3%.</p>



<p>Nel corso del 2020 sono stati&nbsp;<strong>118.513 i cittadini di origine non comunitaria divenuti italiani</strong>&nbsp;(il 4% in più rispetto all&#8217;anno precedente), originari prevalentemente di Albania e Marocco &#8211; che insieme coprono quasi due quinti delle acquisizioni.</p>



<p>Il significativo grado di integrazione della popolazione non comunitaria nel nostro Paese è rilevabile anche dal <strong>costante aumento della quota di titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo</strong> sul totale dei regolarmente soggiornanti: al 1° gennaio 2021 è pari al <strong>64,4%</strong> (era il 63,1% nel 2020). Le comunità che fanno rilevare una maggiore quota di lungo soggiornanti sono la moldava, l&#8217;ecuadoriana, l&#8217;ucraina, la tunisina, la marocchina, la filippina e la peruviana.</p>



<p><strong>Il 7,1% della forza lavoro è di cittadinanza non comunitaria</strong>. Il 2020 ha segnato un sostanziale mutamento nelle tendenze del mercato del lavoro consolidatesi nel corso dell&#8217;ultimo decennio, facendo rilevare per la popolazione non comunitaria nel suo complesso un&nbsp;<strong>calo dell&#8217;occupazione e un incremento dell&#8217;inattività</strong>.</p>



<p>Il&nbsp;<strong>tasso di occupazione femminile</strong>, pari al&nbsp;<strong>41,5%</strong>&nbsp;sul totale dei non comunitari, risulta più elevato nelle comunità filippina (72,5%), peruviana (63,2%), ucraina (61,9%), e cinese (59,6%), mentre risulta minimo nelle comunità pakistana (4,3%), bangladese (5,8%) e egiziana (7,8%). Grande attenzione merita infine il&nbsp;<strong>tema dell&#8217;inattività femminile</strong>&nbsp;che per molte comunità raggiunge valori allarmanti: una quota superiore all&#8217;80% delle donne egiziane, pakistane, bangladesi e indiane di età compresa tra 15 e i 64 anni risulta in condizione di inattività.</p>



<p>Rilevante anche il protagonismo della popolazione non comunitaria in ambito imprenditoriale, sono infatti&nbsp;<strong>498.349 le imprese guidate da cittadini extra UE nel 2020</strong>, in aumento del 2,5% rispetto all&#8217;anno precedente. Nel complesso, rappresentano&nbsp;<strong>l&#8217;8,2% delle imprese del Paese.</strong></p>



<p>Nel 2020, nonostante le ripercussioni generate dalla pandemia, sono&nbsp;<strong>in crescita le rimesse inviate dal nostro Paese verso Paesi Terzi</strong>, con una&nbsp;<strong>variazione positiva del 16%</strong>&nbsp;rispetto al 2019. Si tratta di circa 6 miliardi di euro diretti prevalentemente verso l&#8217;Asia (41,3% delle rimesse in uscita dall&#8217;Italia).</p>



<p></p>



<p>Potete leggere i Rapporti sulle comunità migranti, cliccando sul nome del Paese di origine:</p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3450&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Albania</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3451&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bangladesh</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3452&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cina</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3453&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ecuador</a></td></tr><tr><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3454&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Egitto</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3455&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Filippine</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3456&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">India</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3457&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Marocco</a></td></tr><tr><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3458&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Moldova</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3459&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nigeria</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3460&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pakistan</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3460&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Perù</a></td></tr><tr><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3462&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Senegal</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3463&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sri Lanka</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3464&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Tunisia</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3465&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ucraina</a></td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>PDF in INGLESE di Visioni periferiche. La narrazione dell&#8217;hinterland in Italia e nel mondo</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Oct 2021 09:29:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Care e cari, è ora disponibile la versione IN INGLESE del saggio &#8220;Visioni periferiche. La narrazione dell&#8217;hinterland in Italia e nel modo&#8221;, in formato PDF. Se siete interessati ad acquistarla (a 10 euro), potete&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Care e cari,</p>



<p>è ora disponibile la versione IN INGLESE del saggio &#8220;Visioni periferiche. La narrazione dell&#8217;hinterland in Italia e nel modo&#8221;, in formato PDF.</p>



<p>Se siete interessati ad acquistarla (a 10 euro), potete scriverci alla email: info@peridirittiumani.com </p>



<p>Utile, credo, soprattutto per gli STUDENTI di molte facoltà e per quelli delle scuole superiori.</p>
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		<title>Di lavoro domestico si muore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jul 2021 09:22:52 +0000</pubDate>
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<p>(da labottegadelbarbieri.org)</p>



<p></p>



<p>Di Gianluca Cicinelli</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="300" height="200" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/washing-dishes-1112077_1920-300x200-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15544"/></figure></div>



<p>Si chiamava Aizza Dunga, era filippina, aveva 34 anni ed è morta il 25 giugno scorso mentre puliva le finestre esterne dell’abitazione del suo datore di lavoro in Corso Concordia a Milano. Stessa sorte per Luisito Dimaano, 58 anni, filippino anch’egli, stava pulendo le finestre sempre a Milano ma in viale Monza, era l’8 aprile scorso. Si aggiungono a Marilou Reyes, 54 anni, filippina, stava pulendo le finestre a Milano in via Cesare Battisti nell’agosto di due anni fa. Erano tutti immigrati in regola con il permesso di soggiorno e assunti a norma di legge dai loro datori di lavoro. Per quanto ci è dato sapere si tratta di tragici incidenti, non risultano irregolarità commesse dai padroni di casa, per questo l’argomento da affrontare, la sicurezza sul lavoro, diventa un tema difficile da spostare dai principi generali a quanto avviene all’interno delle abitazioni. L’argomento è adesso in primo piano a causa di questa catena di morti sul lavoro, ma se nessuno può chiudere gli occhi dinanzi alla morte sono in troppi a chiudere gli occhi su incidenti non mortali ma gravi e spesso invalidanti per i collaboratori domestici che non vengono denunciati.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/07/foto2-300x261.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è foto2-300x261.png"/></figure></div>



<p></p>



<p>2 milioni di lavoratori e lavoratrici domestiche in Italia lavorano in totale assenza di regole. 6 colf su 10 lavorano in nero.&nbsp;<a href="https://www.osservatoriolavorodomestico.it/rapporto-annuale-lavoro-domestico-2020?utm_source=rss&utm_medium=rss">L’Osservatorio Domina sul lavoro domestico ci racconta una storia diversa da quelle edulcorate dei giornali</a></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/07/foto3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/07/foto3-300x222.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-114688"/></a></figure></div>



<p>Secondo i dati dell’Inps relativi al 2019, i lavoratori domestici regolari sono 849 mila, in lieve calo rispetto al 2018 (-1,8%). Negli ultimi anni sono costantemente aumentate le Badanti (+11,5% dal 2012) e diminuite le Colf (-32,1%). Sebbene gli stranieri siano ancora in maggioranza (70,3%) sono diminuiti, soprattutto tra le Colf e gli italiani sono aumentati, in prevalenza tra i e le Badanti. Gli 849 mila lavoratori domestici regolari portano oggi un gettito fiscale pari a 1,5 miliardi di euro. Manca però ancora molto per una piena espressione del potenziale: se tutti i lavoratori domestici, compresi gli irregolari, fossero in regola, il gettito fiscale arriverebbe a 3,6 miliardi annui. Nel 2019 le famiglie italiane hanno speso 15,1 miliardi di euro per i lavoratori domestici, tra retribuzione, contributi e Tfr, il che significa per lo Stato un risparmio in termini di welfare e assistenza, di oltre 10,9 miliardi.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/07/foto4.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/07/foto4-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-114689"/></a></figure></div>



<p>La regolarizzazione inserita nel Decreto Rilancio del 2020 ha visto 177 mila domande di emersione di lavoratori domestici (85% del totale). Ciò ha portato nelle casse dello Stato oltre 100 milioni di euro (30,3 al netto delle spese amministrative), a cui potrebbero poi aggiungersi oltre 300 milioni di euro l’anno, dati dal gettito fiscale e contributivo dei lavoratori regolarizzati. Il lockdown ha portato un boom di assunzioni di lavoratori domestici: oltre 50 mila nel mese di Marzo, +58,5% rispetto al 2019. Inoltre, sono state effettuate 1,3 milioni di richieste di bonus baby sitter (per un importo potenziale di 1,7 miliardi) e nel I semestre 2020 sono stati movimentati quasi 270 milioni di euro attraverso il Libretto Famiglia (quasi 20 volte in più rispetto al 2019).</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/07/foto5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/07/foto5-300x286.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-114690"/></a></figure></div>



<p>Le norme ci sono. Diciamo che ci sarebbero. La Conferenza Generale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro a Ginevra nel giugno 2011 varò una Convenzione sul Lavoro Dignitoso per i lavoratori e le lavoratrici domestiche, ratificata dall’Italia nel dicembre 2012, dove il punto che c’interessa approfondire è relativo alla sicurezza dell’ambiente lavorativo. I lavoratori domestici sono spesso considerati come cittadini di seconda classe. I casi di abusi dei lavoratori domestici sono quotidiani e colpiscono in particolare le donne immigrate. Un semplice taglio può risultare invalidante e portare al licenziamento del lavoratore non assistito dalla legge. Il problema, come sempre, è chi verifica che siano rispettate le norme economiche e quelle di sicurezza. E su questo punto è ancora lunga la strada da fare per garantire a chi lavora in questo settore i diritti per combattere contro basse remunerazioni, turni lunghissimi e assenza di tutele.</p>
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		<title>Le comunità migranti in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jun 2021 07:09:09 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="360" height="240" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Rapporto-Comunita-Migranti-2020-360x240-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15379" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Rapporto-Comunita-Migranti-2020-360x240-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 360w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Rapporto-Comunita-Migranti-2020-360x240-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 360px) 100vw, 360px" /><figcaption>Rapporto Annuale Presenza dei Migranti 2020</figcaption></figure></div>



<p>Oggi segnaliamo  la pubblicazione della nona edizione dei Rapporti “Le comunità migranti in Italia”, curati annualmente da questa Direzione Generale con ANPAL servizi SPA. I rapporti sono dedicati alle sedici comunità straniere più numerose in Italia.</p>



<p>Tra i temi trattati nei Rapporti ci sono: i dati relativi alla presenza dei cittadini stranieri, i minori e le nuove generazioni, il mondo della scuola, il mondo del lavoro, l’imprenditoria, il welfare, la cittadinanza, le rimesse.</p>



<p>Potete leggere i Rapporti sulle comunità migranti cliccando sul nome del Paese di origine:</p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=1724&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Albania</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=1725&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bangladesh</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=1726&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cina</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=1727&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ecuador</a></td></tr><tr><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=1728&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Egitto</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=1729&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Filippine</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=1730&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">India</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=1731&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Marocco</a></td></tr><tr><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=1732&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Moldova</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=1733&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nigeria</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=1734&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pakistan</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=1735&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Perù</a></td></tr><tr><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=1736&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Senegal</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=1738&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sri Lanka</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=1739&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Tunisia</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=1740&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ucraina</a></td></tr></tbody></table></figure>



<p>curati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali &#8211; Direzione Generale dell&#8217;immigrazione e delle politiche di integrazione con la collaborazione di ANPAL Servizi SPA.</p>



<p>I Rapporti illustrano le caratteristiche e i processi di integrazione di ciascuna delle <strong>16 comunità  più numerose</strong>: <a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202019/Albania-rapporto-2019.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>albanese</strong></a><strong>, </strong><a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202019/Bangladesh-rapporto-2019.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>bangladese</strong></a><strong>, </strong><a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202019/Cina-rapporto-2019.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>cinese</strong></a><strong>, </strong><a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202019/Ecuador-rapporto-2019.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>ecuadoriana</strong></a><strong>, </strong><a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202019/Egitto-rapporto-2019.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>egiziana</strong></a><strong>, </strong><a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202019/Filippine-rapporto-2019.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>filippina</strong></a><strong>,</strong><a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202019/India-rapporto-2019.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong> indiana</strong></a><strong>, </strong><a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202019/Marocco-rapporto-2019.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>marocchina</strong></a><strong>, </strong><a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202019/Moldova-rapporto-2019.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>moldava</strong></a><strong>, </strong><a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202019/Nigeria-rapporto-2019.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>nigeriana,</strong></a><a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202019/Pakistan-rapporto-2019.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>pakistana</strong></a><strong>, </strong><a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202019/Per%C3%B9-rapporto-2019.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>peruviana</strong></a><strong>, </strong><a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202019/Senegal-rapporto-2019.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>senegalese</strong></a><strong>, </strong><a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202019/Sri%20Lanka-rapporto-2019.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>srilankese</strong></a><strong>, </strong><a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202019/Tunisia-rapporto-2019.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>tunisina</strong></a><strong> e </strong><a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202019/Ucraina-rapporto-2019.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>ucraina</strong></a>. All&#8217;analisi degli aspetti socio-demografici e delle modalità di soggiorno, con particolare attenzione a nuove generazioni e acquisizioni di cittadinanza, si affiancano approfondimenti relativi alla partecipazione al mercato del lavoro, all&#8217;imprenditoria, e all&#8217;accesso al welfare nonché un focus sull&#8217; inclusione finanziaria e sulle rimesse verso i Paesi di origine.</p>



<p><strong>Al 1° gennaio 2019 i</strong>&nbsp;<strong>cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti</strong>&nbsp;in Italia<strong>&nbsp;sono 3.717.406</strong>&nbsp;(+2.472 unità rispetto all&#8217;anno precedente), provenienti principalmente da Marocco, Albania, Cina e Ucraina, che coprono il 38% delle presenze.&nbsp;<strong>L&#8217;incidenza dei minori è pari al 21,7%</strong>.</p>



<p>I&nbsp;<strong>permessi rilasciati per motivi di lavoro</strong>&nbsp;rappresentano il&nbsp;<strong>6%</strong>&nbsp;dei nuovi titoli. Cresce ancora la quota di&nbsp;<strong>titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo</strong>&nbsp;sul totale dei regolarmente soggiornanti (<strong>62,3%</strong>). Sono 103.478 i&nbsp;<strong>cittadini di origine non comunitaria diventati</strong><strong>&nbsp;italiani</strong>&nbsp;nel corso del 2018, provenienti principalmente da&nbsp;<strong>Albania</strong>&nbsp;(21.841),&nbsp;<strong>Marocco</strong>&nbsp;(15.496),&nbsp;<strong>Brasile</strong>&nbsp;(10.660) e&nbsp;<strong>India</strong>&nbsp;(5.425).</p>



<p><strong>Il 7,4% della forza lavoro è di cittadinanza non comunitaria</strong>. Nel 2018 il&nbsp;<strong>tasso di occupazione</strong>&nbsp;della popolazione proveniente da Paesi Terzi in Italia è pari al&nbsp;<strong>60,1%</strong>, a fronte del 58,2% registrato tra gli italiani.</p>



<p>Relativamente&nbsp;<strong>alla partecipazione al mondo del lavoro della componente femminile</strong>&nbsp;della popolazione si registrano differenze macroscopiche tra le comunità: a fronte di un&nbsp;<strong>tasso di disoccupazione medio</strong>&nbsp;femminile per i cittadini non comunitari pari al&nbsp;<strong>17,1%</strong>, l&#8217;indicatore tocca il valore più basso nelle comunità&nbsp;<strong>filippina e cinese</strong>&nbsp;(rispettivamente&nbsp;<strong>3,1%</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>4,7%</strong>), mentre risulta elevatissimo per&nbsp;<strong>le donne tunisine</strong>&nbsp;(<strong>51,4%</strong>) e&nbsp;<strong>senegalesi</strong>&nbsp;(<strong>40,2%</strong>).</p>



<p>Il&nbsp;<strong>79% delle imprese a conduzione straniera</strong>&nbsp;è guidato da cittadini non comunitari. Crescono in particolare le&nbsp;<strong>imprese individuali</strong>&nbsp;guidate da cittadini non comunitari in Italia che al 31/12/2018 sono&nbsp;<strong>379.160</strong>, un numero in crescita dell&#8217;1,4% rispetto all&#8217;anno precedente. Le comunità più rappresentate tra gli imprenditori individuali extra UE sono la&nbsp;<strong>marocchina</strong>&nbsp;(<strong>17,7%</strong>), la cinese (<strong>14%</strong>), l&#8217;<strong>albanese</strong>&nbsp;(<strong>8,5%</strong>) e la&nbsp;<strong>bangladese&nbsp;</strong>(<strong>8,2%</strong>).</p>



<p>Complessivamente, fra il 2017 e il 2018 le <strong>rimesse</strong> dall&#8217;Italia verso il resto del mondo sono cresciute del 14%, raggiungendo i <strong>5,8 miliardi di Euro</strong>. Nei primi cinque paesi di destinazione delle rimesse in uscita dall&#8217;Italia ci sono quattro paesi asiatici: il <strong>Bangladesh</strong>, primo paese di destinazione (<strong>12,1%</strong>), le <strong>Filippine</strong>, al terzo posto, con il <strong>7,6% dei volumi</strong>, il <strong>Pakistan</strong> (<strong>6,1%</strong>) e l&#8217;<strong>India</strong> (<strong>5,6%</strong>).</p>



<p>I Rapporti integrali sulle comunità migranti in Italia e le relative sintesi sono pubblicati, in versione integrale e in sintesi, anche sul <a href="http://www.integrazionemigranti.gov.it/Pagine/default.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss">Portale integrazione migranti </a>e sul <a href="https://www.anpalservizi.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">sito di ANPAL Servizi SPA</a>.</p>
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		<title>A proposito di periferie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 May 2021 07:30:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un altro bel lavoro che arriva dalla 4D dell&#8217;IIS Lercara Friddi (PA), a cura di Miriam Zimmardi e Teresa Piazza. E questa volta è un video! Una grande soddisfazione, per noi, vedere i lavori&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Un altro bel lavoro che arriva dalla 4D dell&#8217;IIS Lercara Friddi (PA), a cura di Miriam Zimmardi e Teresa Piazza.</p>



<p>E questa volta è un video!</p>



<p>Una grande soddisfazione, per noi, vedere i lavori realizzati dalle ragazze e dai ragazzi ! A partire dal libro &#8220;Visioni periferiche. La narrazione dell&#8217;hinterland in Italia e nel mondo&#8221;, Multimage e dal laboratorio che lo accompagna.</p>



<p>Ringraziamo ancora la gentile Prof.ssa Claudia Sferlazza per aver accolto la nostra proposta con grande entusiasmo. </p>



<p></p>



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