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	<title>1maggio Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Primo Maggio, non dimentichiamoci del Gender Pay Gap</title>
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		<pubDate>Sun, 01 May 2022 08:55:34 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Ilaria Damiani</p>



<p></p>



<p>Oggi, primo maggio, ricorre la Festa dei Lavoratori.</p>



<p>Essa è una Festività internazionale che in Italia viene celebrata con il concerto di Roma in Piazza San Giovanni in Laterano.</p>



<p><strong>Origini</strong></p>



<p>La nascita della festività risale al 1889, quando a Parigi, durante la Seconda Internazionale (organizzazione internazionale fondata nella stessa Metropoli e nello stesso anno dai partiti socialisti e laburisti europei), nacque l’idea di indire una manifestazione per chiedere la riduzione della giornata lavorativa dalle 16 alle 8 ore.</p>



<p>Come data della manifestazione venne scelto simbolicamente il Primo Maggio, per ricordare gli scioperi di Chicago del 1° maggio 1886 che culminarono il successivo 4 maggio nella Rivolta di Haymarket.</p>



<p><strong>Gender Pay Gap</strong></p>



<p>Dalla fine dell’800 ad oggi la situazione per i lavoratori è sicuramente migliorata sotto molteplici aspetti; tuttavia, quando parliamo del lavoratore e delle sue battaglie ancora da combattere e vincere per il riconoscimento dei propri diritti, urge fare qualche riflessione sulle donne lavoratrici.</p>



<p>L’articolo 37 della nostra Costituzione dichiara che <em>“la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l&#8217;adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.”</em></p>



<p>Purtroppo, rispetto a quanto dichiarato dalla Costituzione, c’è ancora molta strada da fare perché si realizzi la parità retributiva tra uomo e donna.</p>



<p>In un rapporto del Censis del 2019 si parla del “<em>talento femminile mortificato</em>” in quanto, nonostante la donna “consegua risultati migliori in ambito scolastico (voto medio alla laurea di 103,7 per le donne e di 101,9 per gli uomini – fonte Censis)”, essa sul lavoro subisce una marcata disparità di trattamento rispetto all’uomo.</p>



<p>Sempre secondo il Censis, le donne in posizione apicale rappresentano solo il 27% del totale dei dirigenti, mentre il 32% delle donne lavoratrici è costretto a svolgere un lavoro a tempo parziale per potersi occupare anche della famiglia. Quest’ultimo aspetto si traduce in una minore possibilità di fare carriera, “un trattamento retributivo ridotto” e, ovviamente, in una pensione più bassa.</p>



<p>Il Gender Pay Gap complessivo (o<em> divario retributivo di genere</em>) è, secondo la definizione di Eurostat, “la differenza tra il salario annuale medio percepito dalle donne e quello conseguito dagli uomini. In Italia tale divario è del 44% rispetto al 40% nel resto dell’Unione Europea.</p>



<p>Lo stesso Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha sottolineato che il divario retributivo in Italia è uno dei più alti in Europa.</p>



<p>Il gap riflette innanzitutto le tante criticità che la donna affronta quando si affaccia sul mercato del lavoro. Esse danno luogo a un minor tasso di occupazione e di conseguenza a un numero ridotto di ore retribuite. Una delle principali difficoltà consiste senz’altro nel coniugare l’attività lavorativa con la famiglia, azione resa ancora più difficile dall’ insufficienza di efficaci soluzioni strutturali e da una inadeguata flessibilità oraria concessa dai datori di lavoro. Inoltre, la donna si ritrova sovente a interrompere la carriera per dedicarsi alla cura dei figli o alla funzione di caregiver familiare (spesso svolta dalle donne) per l’assistenza a un congiunto ammalato e/o disabile, o altro ancora.</p>



<p><a></a> Ovviamente lavorando di meno si viene retribuiti di meno, ma essendo la donna uno dei fulcri della società per il ruolo fondamentale che svolge, è doveroso attivarsi perché essa raggiunga l’uguaglianza di genere, creando le condizioni affinché, come i suoi colleghi, possa godere di un reddito adeguato, fonte di dignità, indipendenza economica e riconoscimento sociale, potenziando tutte quelle azioni (presenza diffusa degli asili nido aziendali, l’utilizzo dell’orario flessibile su vasta scala, banca delle ore lavorate ecc.) che servono &#8211; in parte &#8211; a rimuovere gli ostacoli alla coesistenza della famiglia e della carriera e a favorire la conciliazione fra gli impegni professionali e quelli personali.</p>



<p>Tuttavia, ciò che impatta maggiormente sul divario retributivo di genere e che indigna di più è la remunerazione oraria minore a parità di mansione.</p>



<p>C’è da chiedersi: “ma qual è il vero motivo che spinge alcuni datori di lavoro a retribuire in misura inferiore le donne rispetto agli uomini, pur in presenza del dettato della Costituzione, di una legislazione vigente sulle pari opportunità e di una normativa appena entrata in vigore, come riportato più avanti?”.</p>



<p><a></a> A mio parere, senza voler rievocare antichi e superati stereotipi, che vedevano nella procreazione il principale dovere di una donna (ideologia fascista), siamo di fronte a un problema culturale che stenta ad essere debellato completamente, ancora agganciato all’idea recondita e ingiustificata che le performance delle donne siano inferiori rispetto a quelle prodotte dal “sesso forte” perché, in quanto donne, si è distratte dai tanti impegni familiari, il che motiverebbe una remunerazione inferiore, nonostante la parità di risultato, di mansioni e di ore lavorate.</p>



<p>Se il legislatore è intervenuto ancora una volta sulla necessità della pari retribuzione per le stesse mansioni ciò significa, evidentemente, che l’esempio di smisurata bravura fornitoci nei secoli e negli anni più recenti da stuoli di donne, brillanti protagoniste nei settori più disparati della scienza, della letteratura, della politica, solo per citarne alcuni, da Marie Curie a Rita Levi Montalcini, da Rosalind Franklin a Margherita Hack, non ha contribuito a sradicare quello che ormai è solo un pregiudizio.</p>



<p>Viene in mente un film americano, Funny Money, in cui la protagonista, Laurel Ayres (interpretata dall’immensa Whoopi Goldberg), brillante consulente finanziario di Wall Street, scopre che al suo posto è stato promosso il socio, palesemente meno bravo di lei. Messasi in proprio e accortasi che gli importanti imprenditori americani, con cui deve necessariamente entrare in contatto per lavorare, la boicottano perché donna, operante peraltro in un settore, quello dell’alta finanza, di esclusivo appannaggio degli uomini, decide di travestirsi da anziano uomo bianco. In breve tempo, così camuffata, diventa molto apprezzata e richiesta. Una volta raggiunto il pieno successo, rivela il suo genere, prendendosi un’ampia rivincita per il rifiuto e l’emarginazione subita da un ambiente di lavoro decisamente sessista.</p>



<p>Occorre dunque rimuovere i pregiudizi nei confronti delle donne lavoratrici, favorire la loro formazione, individuare tutti gli strumenti utili ad agevolarne l’ingresso nel mondo del lavoro, incoraggiando la prosecuzione delle carriere.</p>



<p>Negli ultimi anni, invece, a complicare la situazione delle donne lavoratrici è sopraggiunto il Covid. In un documentario della CBS “Women in the Workplace: The Unfinished Fight for Equality” è emerso che con la pandemia molte donne sono tornate a svolgere esclusivamente i tradizionali ruoli di genere: infatti la recessione dovuta al Covid ha visto soprattutto le donne perdere il lavoro.</p>



<p>Da tutto quello che emerge, la parità tra uomini e donne in ambito lavorativo sembrerebbe una chimera.</p>



<p>Uno spiraglio perché questa situazione cambi definitivamente lo si può trovare in ambito legislativo. Nel 2006 venne emanato il d.lgs. n. 198 (il famoso Codice delle pari opportunità) e dal 3 dicembre 2021 è entrata in vigore la legge sulla parità salariale (Legge 5 novembre 2021 n. 198) che ha apportato modifiche al d.lgs. del 2006. Questa nuova legge istituisce, a partire dal 1° gennaio 2022, la cosiddetta “certificazione della parità di genere” al fine di “<em>attestare le politiche e le misure concrete adottate dai datori di lavoro per ridurre il divario di genere in relazione alle opportunità di crescita in azienda, alla parità salariale a parità di mansioni, alle politiche di gestione delle differenze di genere e alla tutela della maternità</em> (art. 4 L.162/2021)”.</p>



<p>Chi sarà in possesso di questo certificato avrà diritto ad uno sgravio contributivo e verranno riconosciuti ulteriori benefici ai datori di lavoro.</p>



<p>Si spera che questa legge costituisca il caposaldo necessario per un’autentica svolta, affinché la donna possa godere anche di fatto degli stessi diritti dell’uomo e possa aspirare a raggiungere i livelli più alti in ambito lavorativo, senza per questo dover rinunciare ad un suo, eventuale, desiderio di maternità.</p>



<p>Che questo primo maggio possa essere un momento per riflettere anche sui diritti della donna lavoratrice e che il suo talento, impegno e sacrificio non venga più considerato sprecato.</p>
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		<title>Venezuela. La Festa dei Lavoratori</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2019 08:53:07 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>
<p>foto di Ramzi Souki</p>
<p><a name="_GoBack"></a>Mentre il mondo festeggiava la Festa dei Lavoratori, in Venezuela il regime festeggiava l’ennesima carneficina contro la popolazione civile. Tra il 30 e il 1° maggio ci sono stati 5 morti ammazzati (di cui 3 minorenni tra i 14 e i 16 anni), 273 detenuti e più di 300 feriti. Tutto questo perché i “comandos” o “paramilitari” del regime hanno risposto alla chiamata di Nicolás Maduro dopo le azioni intraprese dal governo ad interim di Juan Guaidó, all’alba del 30 aprile. Il paese si svegliò con il video messaggio del presidente Guaidó che annunciava l’inizio de “La Operacion Libertad”, affiancato da un gruppo di militari e da Leopoldo López, dirigente politico in prigione da 5 anni, simbolo di questa lotta contro la dittatura. Incredibile vedere Lopez in libertà! E allora qualcosa di importante stava succedendo veramente! Ma cosa? questo fatto rappresentava un cambiamento sostanziale, un passo in avanti importante per raggiungere la libertà, perché: 1) Il direttore del Sebin, cioè, la polizia del regime, aveva avuto il coraggio di liberare López e 2) un gruppo di militari erano passati dalla parte giusta della storia. Non era un golpe di stato, come hanno iniziato a dire alcune testate giornalistiche poco informate, era una ribellione pacifica di civili, autorità del governo e militari.</p>
<p>Purtroppo, le cose non sono mai né bianche né nere, in questa storia così complicata e grave, le sfumature di grigio sono infinite, i fatti poco chiari sono all’ordine del giorno, per cui la mattina che sembrava aver iniziato con la parola speranza, con il passare delle ore si è evidenziata più scura e quelle parole si sono sfumate un po’. Era tutto troppo strano, non si capiva cosa stesse succedendo: dov’è Nicolás Maduro? Non appare in TV, dov’è adesso Leopoldo López? Sembra che sia nella casa dell’ambasciatore di Chile, no, di Spagna. Dove sono tutti questi militari alleati? Guaidó è in pericolo di vita, dov’è? Tutto confuso.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0002.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12473" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0002.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1080" height="1128" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0002.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0002-287x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 287w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0002-768x802.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0002-980x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 980w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></a></p>
<p>Quel giorno in tanti abbiamo pensato: arriverà il giorno della manifestazione del 1° Maggio e il regime si vendicherà… ebbene sì, così è stato ovviamente. Appena sono iniziati i cortei, si sono aperte le danze della repressione con i lacrimogeni, gli spari, i blindati, le gang di comandos impazziti sparando contro persone e cose… il solito copione, e nelle notizie sono venute a gala piano piano i rifiuti sommersi di questa gravissima crisi: la presenza di militari russi, le trattative in quei giorni tra il regime e gli Stati Uniti, le paure del G2 Cubano (immerso nei meandri del potere venezuelano come una piovra) e allora la crisi del 1 maggio venezuelano è diventata una vicenda tra Russia e Stati Uniti, paesi che devono fare i conti con gli orrori del narcotraffico e del terrorismo che hanno superato le frontiere venezuelane. La cosa meno cruciale per il regime è la sua gente, questo è il pezzo della storia meno importante e più sacrificabile per l’asse Venezuela-Cuba-Russia, evidentemente. Più di 32 milioni di persone in crisi, chi a causa della crisi dentro la nazione, chi perché fa parte della massa di emigranti forzati sparsa per il mondo, chi perché era andato via prima della grande crisi ma che adesso lotta, soffre e aiuta da lontano i propri connazionali. Più di 32 milioni di persone sacrificabili che stanno pagando il prezzo più alto.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0003.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12474" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0003.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1080" height="1114" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0003.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0003-291x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 291w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0003-768x792.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0003-993x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 993w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></a></p>
<p>Dunque, la situazione è che siamo in mano a trattative e accordi internazionali a livello politico e diplomatico, perché questa dittatura ormai è un problema geo-politico di livello internazionale. Gli equilibri della regione sono in forte bilico. La situazione non si risolve velocemente ma un passo alla volta e molto lentamente. Nel frattempo, devo ripetere quello che dico sempre: i bambini continuano a morire, anche gli anziani e i malati, la gente sprofonda ancora di più nel buco della disperazione, della fame, dall’impotenza, della tristezza e ultima ma non meno importante, della disoccupazione, per finire alla grande il nostro misero e tragico 1° Maggio.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0005.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12475" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0005.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1080" height="1098" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0005.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0005-295x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 295w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0005-768x781.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/IMG-20190505-WA0005-1007x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1007w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></a></p>
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		<title>70 medici stranieri segnalano sottopaga, 7 euro all&#8217;ora</title>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2019 09:10:02 +0000</pubDate>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/foad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class=" wp-image-12421 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/foad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="366" height="269" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/foad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 541w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/foad-300x221.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 366px) 100vw, 366px" /></a></p>
<p><b>Sanità,Foad Aodi(OMCEO Roma e Amsi);70 medici stranieri segnalano sottopaga,7 euro all&#8217;ora</b></p>
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<p><b>Amsi ;6 mila professionisti della sanità di origine straniera in Italia richiesti dal pubblico e dal privato(3000 medici,2600 infermieri e 400 fisioterapisti)</b></p>
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<div dir="auto"><i>Medici e infermieri stranieri residenti in Italia cercasi, per fronteggiare le carenze di professionisti sanitari a causa dei pensionamenti: sono 6 mila le richieste di camici bianchi, infermieri e fisioterapisti giunte in un anno all’Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) da parte di strutture sanitarie pubbliche e private.Le richieste per i soli medici sono state 3 mila. Lo spiega il Fondatore e presidente Amsi e Consigliere Omceo di Roma </i><b><i>Foad Aodi,</i></b><i> precisando che il maggior numero di richieste di medici è arrivata dal Veneto (400), seguito da Piemonte e Lombardia (350).I medici stranieri residenti in Italia ai quali è offerto un “impiego di collaborazione in strutture sanitarie private, sono in molti casi sottopagati rispetto al contratto vigente o pagati in ritardo“. Il presidente dell’Associazione rende noto che “circa 70 medici si sono rivolti all’Amsi dal gennaio 2019 segnalando situazioni di lavoro sottopagato“. La paga oraria “arriva pure a 7 euro – afferma – contro un minimo di 18 da contratto“.</i></div>
<div dir="auto"><i>Dal primo gennaio 2018, spiega Aodi, “sono giunte all’Amsi 1000 richieste da strutture sanitarie pubbliche e private e da studi medici e poliambulatori. Ogni richiesta avanzata comprende offerte di impiego per 1 fino a 35 professionisti della sanità di origine straniera in Italia, tra medici, infermieri e fisioterapisti. In totale sono stati quindi richiesti all’Amsi i contatti per 6000 professionisti della sanità: in particolare, 3000 medici, 2.600 infermieri e 400 fisioterapisti”. Per quanto riguarda i medici, la Regione che ha avanzato la richiesta maggiore è il Veneto (400), seguita da Piemonte (350), Lombardia (350), Puglia (300), Lazio (250), Toscana (250), Campagna (200), Emilia Romagna (150), Sicilia (100), Molise (100), Abruzzo (75), Liguria (75), Trentino Alto Adige (50), Umbria (50), Marche (50), Calabria (50), Basilicata (50), Valle d’Aosta (50), Friuli Venezia Giulia (50) e Sardegna (50). Le specializzazioni più richieste, afferma Aodi, “sono: Anestesia ,Ortopedia, Medicina d’urgenza, Radiologia, Chirurgia, Neonatologia, Ginecologia, Pediatria, Cardiologia, Neurochirurgia, Geriatria e Medici di famiglia“.</i></div>
<div dir="auto"><i>Quanto alla tipologia dell’offerta di lavoro, “nella maggioranza dei casi si tratta di contratti per Libero professionista e contratti a tempo determinato sia nel privato sia nel pubblico, con retribuzione da stipendio sindacale, ma in vari casi inferiore nel settore privato“.</i></div>
<div dir="auto"><i>“Oltre alla settantina di medici che hanno denunciato tale situazione di stipendi inferiori alla norma – afferma Aodi – un’analoga denuncia ci è giunta anche da oltre 50 infermieri di origine straniera in Italia“.</i></div>
<div dir="auto"><i>“Tra le motivazioni addotte dalle strutture private – spiega Aodi – c’è la situazione di crisi per cui le strutture affermano di non poter corrispondere una paga come da contratto sindacale. Addirittura, alcuni medici vengono pagati 7 euro l’ora e gli infermiera 5 euro l’ora. In altri casi – rileva – nel caso di cambiamento di proprietà, la nuova proprietà scarica su quella precedente la questione, oppure si lega il pagamento al versamento delle assicurazioni“.</i></div>
<div dir="auto"><i>Ma “tante volte – denuncia – si adducono anche giustificazioni assurde chiamando in causa il tema delle ‘guerre tra poveri’ tra colleghi italiani e di origine</i><span style="color: #000120;"><u><i> straniera&#8221;</i></u></span><i> .In base al contratto Cimop per il settore della Sanità privata, invece, la paga oraria per i medici dipendenti varia da un minimo di 18,36 euro lordi ad un massimo di 30,81 euro.</i></div>
<div dir="auto"><i>Per tutte queste ragioni, sottolinea il presidente Amsi, “rispetto al totale di 3mila richieste in un anno di medici stranieri giunte all’Amsi da parte delle Regioni italiane, solo il 20-25% è andato in porto con un’assunzioni. Una percentuale bassa dovuta appunto all’offerta di stipendi più bassi o ruoli sottopagati, ma anche al fatto che molti medici stranieri in Italia non accettano la proposta di lavoro perchè i contratti sono nella maggioranza dei casi a tempo determinato per brevi periodi e diventa difficile cambiare città e residenza per un impiego magari di 6 o 8 mesi“.</i></div>
<div dir="auto"><i>“Il fenomeno del lavoro medico sottopagato – conclude Aodi, anche consigliere dell’Ordine dei medici di Roma – è un fenomeno che va combattuto, perché offende la dignità della persona e dei lavoratori“.</i></div>
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