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	<title>abitanti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Il bene confiscato diventa un progetto di housing sociale</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2022 06:55:04 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ma2-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ma2-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16680" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ma2-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ma2-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ma2-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ma2-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ma2-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Dal 20 al 23 ottobre scorso si è svolto, a Milano, il “Festival dei beni confiscati alla mafia”; una manifestazione importante per capire e far conoscere la diffusione dei beni confiscati alla criminalità organizzata. La possiamo vedere in due modi, questa diffusione: il bicchiere mezzo vuoto riguarda la presenza della mafia sul nostro territorio. Il bicchiere mezzo pieno riguarda il fatto che lo Stato vince spesso e proprio questi beni confiscati sono la dimostrazione di una vittoria.</p>



<p>La legge dei beni confiscati nasce nel 1982, dopo l&#8217;omicidio del Generale Dalla Chiesa e dopo la morte di Pio La Torre, nel mese di settembre; il Parlamento approva questa proposta di legge che prevedeva l&#8217;introduzione nel codice penale del reato di associazione mafiosa secondo cui la mafia viene affrontata non più come una serie di singoli reati (furto, estorsione, spaccio), ma come qualcosa con la propria identità, per cui l&#8217;associazione mafiosa in sé diventa un reato. Inoltre, viene proposto e poi introdotto il sequestro e la confisca dei beni perchè la mafia si combatte non solo con la repressione, con gli arresti, ma anche colpendola nel patrimonio. Come funziona questa legge? Una persona indiziata di associazione mafiosa, indiziata non condannata, che abbia un patrimonio di cui non può dimostrare la liceità di acquisizione rischia la confisca; la confisca non aspetta la conclusione del processo penale, ma può essere fatta qualora una persona sia indiziata e al tempo stesso abbia un patrimonio incompatibile col suo reddito, ovvero un nullatenente, uno che ha un reddito basso di fronte a un patrimonio ingiustificabile può perdere il patrimonio grazie a questo meccanismo. Una legge rivoluzionaria che adesso all&#8217;estero stanno osservando per cercare di riprodurla.</p>



<p>Dall&#8217; 82 al &#8217;96, in quei 14 anni sono stati sequestrati 1200 beni. Un magistrato del pool antimafia, insieme a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello, aggiunge alla legge di confisca anche la possibilità di riassegnare i beni per una finalità sociale. Contemporaneamente sul territorio italiano nasce <em>Libera </em>con Don Ciotti, grazie a una raccolta di firme straordinaria per sostenere questa legge firmata anche dall&#8217;allora deputato Piersanti Mattarella. Dal 1996, quindi, i beni confiscati possono anche essere riconsegnati alla società per finalità sociali e da allora ad oggi c&#8217;è stata un&#8217;impennata: i beni confiscati sono 36.000 in Italia di cui 135 i beni confiscati attualmente in carico direttamente al Comune di Milano; qualcuno è stato messo in affitto perché non c&#8217;erano le condizioni per assegnarli come housing sociale gratuito.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ma1-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ma1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16681" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ma1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ma1-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ma1-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ma1-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ma1-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Nella zona di Milano nord-est, in Via Mosso al numero civico 4, una traversa di Via Padova &#8211; una delle aree più multiculturali e vivaci della città &#8211; c&#8217;è un bene confiscato che da molto tempo si trova in condizioni di abbandono anche perché è un bene che richiedeva un certo investimento per sistemarlo. Il Municipio milanese ha colto al volo un&#8217;opportunità che è arrivata l&#8217;anno scorso grazie ai fondi europei del PNRR e lo ha candidato per una ristrutturazione che sarà terminata entro, se non prima, il 2026; diventerà un condominio con alloggi per 25 persone, in particolare famiglie con minori che vivono in una condizione di emergenza abitativa; piccole stanze, componibili e modulari realizzate in base alla composizione del nucleo e delle sue esigenze, per avere una risposta all&#8217;emergenza abitativa. Proprio di fronte all&#8217;edificio si erge un punto di comunità che è nato da alcuni mesi, un luogo di socializzazione, di promozione culturale, di inserimento lavorativo, di presa in carico, anche del bisogno e averlo così vicino può essere un punto di riferimento anche per chi andrà a vivere lì e viceversa.</p>



<p>La ristrutturazione dell&#8217;abitato di Via Mosso è un investimento abbastanza importante perché prevede oltre un milione di euro; la struttura è composta da tre corpi di fabbrica, cioè quello principale, che è a tre piani e poi i due corpi più piccoli che diventeranno locali di servizio. L&#8217;idea è quella di riqualificare tutto nell&#8217;insieme, ovviamente in modo attento anche riguardo alla parte estetica e ambientale (ad esempio con l&#8217;uso del fotovoltaico): si cercherà di offrire un luogo di accoglienza dignitoso per persone che vivono in una condizione difficile anche con con minori a carico così che quello che è stato il frutto di un crimine adesso diventa invece qualcosa che risponde a una missione sociale. Interessante anche ricordare che, sulla facciata dell&#8217;immobile che si vede da Via Padova è stato dipinto, anni fa, un murales realizzato con vernice che assorbe lo smog: ciò significa che, seppur in una condizione di abbandono, c&#8217;era già l&#8217;interesse da parte dei cittadini e degli abitanti del quartiere di dare un segnale di attenzione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ma3-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ma3-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16682" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ma3-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ma3-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ma3-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ma3-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ma3-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p>Sempre rimanendo in zona Via Padova, c&#8217;è un altro spazio derivante da un bene confiscato: il <em>Belnet</em> (“Bello pulito” in dialetto meneghino) dove prima c&#8217;era una lavanderia che nascondeva una storia di traffici e di usura e che è stato assegnato a una cooperativa; oggi viene utilizzato dal quartiere per tantissime attività di socializzazione e di inclusione. E&#8217; anche vero però che, ad esempio, nella zona di Lecco &#8211; alta Brianza, in Lombardia &#8211; i beni confiscati vengono raccontati come un monumento di una cosa che “c&#8217;era una volta”, ora non più; non è affatto così, purtroppo. La mafia c&#8217;è ancora, ha cambiato modalità, ma esiste. E si può sconfiggere, ma un dato certo è che durante i mesi della pandemia sono stati registrati ben 14.000 passaggi societari, acquisizioni di quote societarie, dato assolutamente anomalo per una fase di fermo assoluto di tutto: il dato rappresenta l&#8217;acquisizione a buon mercato di società da parte della mafia che usa tali acquisizioni per avere accesso a contributi statali.</p>



<p>Il festival serve proprio a raccontare la presenza e la forza delle mafie, anche se non mettono le bombe, anche se non fanno più le stragi, ma agiscono diversamente e in maniera più subdola. Ma, ripetiamo, si può e si deve sconfiggere. E la confisca è uno degli strumenti più importanti ed efficaci dello Stato.</p>
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		<title>#Iorestoacasa e loro restano nel campo. Appello per una città solidale</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2021 08:58:02 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> aderisce all&#8217;appello di Associazione 21 luglio e lo divulga.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15508" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/rom-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/rom-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>“<strong>Io resto a casa</strong>”, il decreto emanato lo scorso 9 marzo dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per fronteggiare l’emergenza da contagio Covid-19, ha giustamente imposto regole ferree all’intero Paese obbligando tutti, tra i vari provvedimenti, ad assumere atteggiamenti di responsabilità e ad uscire di casa solo per situazioni emergenziali o motivi di lavoro. A distanza di qualche giorno dall’entrata in vigore delle nuove norme,&nbsp;<strong>Associazione 21 luglio ha svolto un’indagine all’interno delle baraccopoli istituzionali della città di Roma</strong>&nbsp;riservate a famiglie di etnia rom, per capire come le norme contenute nel decreto possono impattare sulla vita di chi abita in emergenza abitativa. Nel rispetto delle restrizioni imposte dal Governo, i dati e le testimonianze sono state raccolte mediante interviste telefoniche svolte tra il 14 e il 17 marzo dai nostri operatori.</p>



<p>In alcune baraccopoli, dopo la pubblicazione del decreto del 9 marzo 2020 si sono intensificati i controlli della Polizia Locale già presente in maniera stabile all’ingresso degli insediamenti.&nbsp;<strong>In alcuni casi gli abitanti avvertono il peso di restrizioni</strong>&nbsp;che impongono l’uscita solo a piedi e dilazionata nel tempo o rispettosa della norma che impone il metro di distanza anche all’interno delle autovetture. In relazione al contagio sono in molti a sentirsi più protetti all’interno dell’insediamento che fuori, durante le uscite si equipaggiano di dispositivi autoprodotti poiché nulla è stato consegnato loro per contrastare il contagio. Non solo,&nbsp;<strong>in nessuna baraccopoli è stata segnalata la presenza di operatori sanitari</strong>&nbsp;disponibili per la distribuzione del materiale o fornire informazioni. Restano quindi le azioni raccomandate attraverso la tv e che sono praticabili, però, laddove le condizioni igieniche lo permettono o dove almeno c’è disponibilità di acqua corrente.</p>



<p>Le famiglie presenti nelle baraccopoli della Capitale non hanno più la possibilità di svolgere l’attività lavorativa e, con le risorse disponibili ad oggi, non potranno far fronte ai giorni che verranno: un aspetto se possibile ancora più tragico che ghettizza chi vive ai margini. Anche&nbsp;<strong>la solidarietà in tempi di contagio è relegata ad eccezioni sporadiche</strong>&nbsp;per paura del contatto fisico e bambini e anziani rischiano di non avere la sussistenza quotidiana. Ad aggravare un quadro già drammatico anche la sospensione dell’attività scolastica e l’impossibilità di utilizzare strumenti tecnologici indispensabili a seguire un’eventuale didattica a distanza pone i minori in età scolare in uno stato di grave isolamento in rapporto ai coetanei e agli insegnanti.</p>



<p>A dispetto di “Io resto a casa”, per chi vive in emergenza abitativa lo slogan giusto potrebbe essere&nbsp;<strong>“Io resto nel campo” ad indicare le conseguenze prodotte dal decreto di una maggiore emarginazione e segregazione</strong>&nbsp;rispetto a quella già vissuta quotidianamente. Ma cosa accadrebbe se in uno degli insediamenti venisse riscontrata anche una sola positività?</p>



<p><strong>Tutti gli abitanti sarebbero posti in quarantena?</strong> L’appello di Associazione 21 luglio alla sindaca di Roma Virginia Raggi e al prefetto di Roma Gerarda Pantalone affinchè: si individuino nelle baraccopoli romane situazioni di fragilità e si provveda a fornire beni di prima necessità <strong>garantendo condizioni igienico-sanitarie</strong> e accesso all’acqua potabile; si provveda a incrementare la rete di volontariato sociale all’interno delle baraccopoli; si disponga la presenza di personale sanitario che illustri strumentazioni e misure da adottare. Nell’appello viene infine chiesto di predisporre per tempo <strong>adeguati piani sanitari da adottare in caso di positività</strong> all’interno di una delle baraccopoli romane.</p>



<p><strong><em>Egregia Sindaca Virginia Raggi,</em></strong><br><strong><em>Egregio Prefetto Gerarda Pantalone,</em></strong></p>



<p><em>Vi scrivo per esprimervi profonda preoccupazione circa la condizione di salute di oltre 6000 persone che vivono in emergenza abitativa presso le&nbsp;baraccopoli monoetniche della Capitale in un momento di emergenza sanitaria che l’OMS ha dichiarato pandemia.</em></p>



<p><em>Vi chiedo di mappare all’interno degli insediamenti formali e informali le condizioni di maggiore fragilità con l’obiettivo di garantire, in particolare ai minori e agli anziani, la distribuzione beni di prima necessità; di garantire all’interno di ogni singolo insediamento condizioni igienico-sanitarie adeguate assicurando in primis l’accesso all’acqua potabile; di assicurare all’interno degli insediamenti la presenza di operatori sanitari e di mediatori culturali che possano provvedere ad illustrare le misure di prevenzione raccomandate dal decreto del 9 marzo 2020 e distribuire agli abitanti dispositivi di protezione individuali; di rinforzare e coordinare una rete di volontariato sociale al fine di monitorare in maniera capillare le condizioni igienico-sanitarie e la salute di quanti vivono nelle baraccopoli della Capitale; di predisporre per tempo, in caso di riscontro di una o più positività al Covid-19 all’interno degli insediamenti formali, un adeguato e tempestivo piano di intervento sanitario, al fine di evitare che la città arrivi impreparata a tale evento</em>.</p>



<p></p>



<p>Per firmare l&#8217;appello: <a href="https://www.21luglio.org/iorestoacasa-e-loro-restano-nel-campo/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.21luglio.org/iorestoacasa-e-loro-restano-nel-campo/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Crimine di Ecocidio</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2020 08:26:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E se considerassimo la Natura come una persona giuridica? La connessione Natura-Cultura e cosa ci insegnano i Popoli Indigeni per vivere in armonia con l’elemento naturale di Sofia Cavalleri (da echoraffiche.com) Studiare in Thailandia&#46;&#46;&#46;</p>
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<h2><em>E se considerassimo la Natura come una persona giuridica? La connessione Natura-Cultura e cosa ci insegnano i Popoli Indigeni per vivere in armonia con l’elemento naturale</em></h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="900" height="600" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/amnesty-bra-povos.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14927" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/amnesty-bra-povos.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/amnesty-bra-povos-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/amnesty-bra-povos-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></figure>



<p>di Sofia Cavalleri (da echoraffiche.com)</p>



<p><strong>S</strong>tudiare in Thailandia è per me un continuo esercizio di flessibilità mentale e crescita personale. E non necessariamente in modo costruttivo, ma quasi sempre in modo “distruttivo”. Nel mio primo semestre di dottorato alla <em>Chulalongkorn University</em> a Bangkok, mi sono trovata a dover <strong>sradicare alcuni costrutti ideologici e socio-culturali scomodi </strong>che erano stati fissati in modo saldo nella mia mente nel corso degli anni, tramite un’educazione accademica eccessivamente eurocentrica e, devo ammettere, tendenzialmente neoliberale.</p>



<p>Al momento sto cercando di&nbsp;<strong>esplorare paradigmi alternativi</strong>, di acquisire nuove lenti per comprendere meglio questo mondo complesso e gli specifici fenomeni che mi circondano nel sud-est asiatico. Alcuni mesi fa, stavo sorseggiando un cappuccino decisamente troppo zuccherato per gli standard italiani e studiando con il mio amico indonesiano nel nostro caffè preferito, quando a un certo punto lui mi ha chiesto se avessi intenzione di considerare la Conoscenza Ecologica Tradizionale&nbsp;nel mio dottorato di ricerca, in relazione alle credenze culturali e spirituali delle comunità locali. Più mi parlava di questi concetti a me ignoti e distanti e più sentivo che dovevo fare uno sforzo e vincere la mia iniziale posizione scettica per andare più in profondità a livello ontologico ed epistemologico, mettendo in discussione la mia visione del mondo.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://echoraffiche.com/wp-content/uploads/2020/12/immagine-2-1-1-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/><figcaption>Splendida vegetazione nella regione di Suphan Buri, Thailandia (© Samuel Castan)</figcaption></figure>



<p>Il concetto di&nbsp;<strong>“Conoscenza Ecologica Tradizionale”</strong>&nbsp;o&nbsp;<em>Traditional Ecological Knowledge (TEK)&nbsp;</em>è emerso come campo di ricerca che ha trovato un forte riscontro in sud America e Canada, e recentemente anche nel sud-est asiatico e in Africa (in particolare con il concetto di&nbsp;<em>Ubuntu</em>). La TEK si focalizza sulla relazione degli esseri viventi (inclusi gli esseri umani) in determinati ecosistemi che comprendono l’elemento naturale.&nbsp;In generale, possiamo definire il sapere indigeno come tutta quella eredità culturale intuitiva basata sul&nbsp;<em>learning by doing</em>; una conoscenza frutto di milioni di esperimenti condotti nel passato e tramandata preziosamente di generazione in generazione,&nbsp; della quale non abbiamo più memoria, ma della quale possiamo godere i frutti.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://echoraffiche.com/wp-content/uploads/2020/12/immagine-3-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/><figcaption>Pearl attraversa un ruscello nella regione di Suphan Buri, Thailandia (© Samuel Castan)</figcaption></figure>



<p>Questo può essere considerato un paradigma emergente e in linea con il concetto di “<strong>Ecocidio”</strong>&nbsp;in Occidente, in quanto con esso la Natura verrebbe considerata sullo stesso piano degli esseri umani dal punto di vista giuridico. Fu Polly Higgins, avvocatessa scozzese, autrice e lobbista ambientale, a presentare la seguente famosa definizione alla Commissione legislativa ONU:&nbsp;«ecocidio è perdita, danno o distruzione di un ecosistema in un dato territorio causato da un agente umano o da altro, per un’estensione tale da diminuire significativamente il godimento pacifico di quel territorio da parte dei suoi abitanti». Questa definizione non si concentra sugli esseri umani con un approccio antropocentrico, ma al contrario considera una prospettiva più ampia riferendosi agli “abitanti” di un territorio e alla necessità di mantenere il delicato equilibrio ecosistemico.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://echoraffiche.com/wp-content/uploads/2020/12/immagine-4-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/><figcaption>Ashram a Bangalore, India. La connessione tra spiritualità e Natura in India è presente anche negli antichi testi sacri dei Veda (© Sofia Cavalleri)</figcaption></figure>



<p>Alla luce di ciò, la concezione della Natura come “servizi ecosistemici” destinati ad essere usufruiti o preservati dall’essere umano&nbsp;«per le generazioni future» come viene spesso enfatizzato nei rapporti internazionali, incluso il famoso Rapporto Brundtland delle Nazioni Unite, emerge chiaramente come una visione antropocentrica. Forse, quello di cui avremmo bisogno al giorno d’oggi, è un approccio più rispettoso per l’ecosistema nel quale siamo inseriti, non necessariamente in linea con la narrativa&nbsp;<em>mainstream</em>&nbsp;dell’<strong>Antropocene</strong>.&nbsp;E qui è d’obbligo una breve ma feroce critica dell’Antropocene: questa “narrativa-panacea” che è divenuta sempre più popolare a partire dal 2002. Per quanto ci sia un crescente interesse per questo termine, esso presenta UNA narrativa che aiuta a comprendere i fenomeni di surriscaldamento globale e inquinamento dovuti al fattore umano ma che, allo stesso tempo, rischia di normalizzare una visione del mondo pericolosamente neoliberale in cui l’ambiente viene concepito in termini di risorsa che può essere monetizzata, preservata o sfruttata dagli esseri umani a loro piacimento, tramite politiche economiche sostanzialmente antropocentriche.&nbsp;Citando il buon Nanni Moretti, «le parole sono importanti». Ma soprattutto come scriveva Michel Foucault: «<em>knowledge is power</em>»; e la connessione tra potere e sapere è particolarmente visibile quando si considera il controllo delle risorse naturali e l’accesso alle stesse. Sempre più spesso a livello di ricerca ambientale si parla di&nbsp;<strong>de-colonizzare&nbsp;</strong>la narrativa contemporanea, neoliberale, che presenta un approccio al potere e alla conoscenza tendenzialmente volto a dare maggiore visibilità a determinate pratiche (prettamente sostenute da interessi economici) piuttosto che ad altre prevalentemente ecologiche e sociali.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://echoraffiche.com/wp-content/uploads/2020/12/immagine-5-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/><figcaption>P’Kwai, leader della comunità Huai Hin Dam nella regione di Suphan Buri, si riposa nella foresta (© Samuel Castan)</figcaption></figure>



<p><strong>Ma come possiamo integrare di fatto questa conoscenza indigena</strong>&nbsp;(anche nota in italiano come “sapere indigeno”)&nbsp;<strong>a livello strutturale, nei nostri sistemi politici democratici?</strong>&nbsp;La settimana scorsa, ho avuto il piacere di parlare in un webinar organizzato dall’associazione&nbsp;<a href="https://www.peridirittiumani.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Per I Diritti Umani</a>&nbsp;con due avvocati, Avv. Federico Peres e Avv. Luciano Butti, che hanno menzionato la bellezza dell’interpretazione dinamico-evolutiva della Costituzione italiana, il diritto vivente e le misure di cautela proporzionate al rischio relative alla protezione dell’ambiente. Durante il webinar, un collega che al momento studia Giurisprudenza all’Università di Trento, Emanuele Zoller, ha inoltre presentato un nuovo paradigma che considera la Natura come persona giuridica, soggetto di diritto. Nonostante questo paradigma abbia attirato numerose critiche dal mondo accademico, giuridico e politico, che vi hanno opposto&nbsp; ostacoli strutturali soprattutto in relazione alla comparabilità tra diversi soggetti di diritto, esso presenta un’opportunità innovativa per considerare l’ambiente in modo olistico e non semplicemente come una risorsa esterna da sfruttare o preservare. In conclusione, citando ancora una volta Michel Foucault,&nbsp;<strong>«forse oggi l’obiettivo principale non è di scoprire che cosa siamo, ma piuttosto di rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire ciò che potremmo diventare»</strong>. Per farlo, abbiamo bisogno di ampliare le categorie e i paradigmi con i quali attualmente consideriamo la Natura.</p>
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		<title>Io resto a casa, loro restano nel campo</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2020 09:03:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione 21 luglio lancia un appello per la condizione nei campi rom ai tempi del coronavirus (e non solo). Noi lo abbiamo firmato e vi chiediamo di fare altrettanto. In calce, trovate l&#8217;analisi approfondita&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Associazione 21 luglio lancia un appello per la condizione nei campi rom ai tempi del coronavirus (e non solo). Noi lo abbiamo firmato e vi chiediamo di fare altrettanto. In calce, trovate l&#8217;analisi approfondita della situazione. Grazie.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="670" height="444" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/campi-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13763" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/campi-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 670w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/campi-rom-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></figure></div>



<p></p>



<p>“<strong>Io resto a casa</strong>”, il decreto emanato lo scorso 9 marzo dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per fronteggiare l’emergenza da contagio Covid-19, ha giustamente imposto regole ferree all’intero Paese obbligando tutti, tra i vari provvedimenti, ad assumere atteggiamenti di responsabilità e ad uscire di casa solo per situazioni emergenziali o motivi di lavoro. A distanza di qualche giorno dall’entrata in vigore delle nuove norme, <strong>Associazione 21 luglio ha svolto un’indagine all’interno delle baraccopoli istituzionali della città di Roma</strong> riservate a famiglie di etnia rom, per capire come le norme contenute nel decreto possono impattare sulla vita di chi abita in emergenza abitativa. Nel rispetto delle restrizioni imposte dal Governo, i dati e le testimonianze sono state raccolte mediante interviste telefoniche svolte tra il 14 e il 17 marzo dai nostri operatori.</p>



<p>In alcune baraccopoli, dopo la pubblicazione del decreto del 9 marzo 2020 si sono intensificati i controlli della Polizia Locale già presente in maniera stabile all’ingresso degli insediamenti.&nbsp;<strong>In alcuni casi gli abitanti avvertono il peso di restrizioni</strong>&nbsp;che impongono l’uscita solo a piedi e dilazionata nel tempo o rispettosa della norma che impone il metro di distanza anche all’interno delle autovetture. In relazione al contagio sono in molti a sentirsi più protetti all’interno dell’insediamento che fuori, durante le uscite si equipaggiano di dispositivi autoprodotti poiché nulla è stato consegnato loro per contrastare il contagio. Non solo,&nbsp;<strong>in nessuna baraccopoli è stata segnalata la presenza di operatori sanitari</strong>&nbsp;disponibili per la distribuzione del materiale o fornire informazioni. Restano quindi le azioni raccomandate attraverso la tv e che sono praticabili, però, laddove le condizioni igieniche lo permettono o dove almeno c’è disponibilità di acqua corrente.</p>



<p>Le famiglie presenti nelle baraccopoli della Capitale non hanno più la possibilità di svolgere l’attività lavorativa e, con le risorse disponibili ad oggi, non potranno far fronte ai giorni che verranno: un aspetto se possibile ancora più tragico che ghettizza chi vive ai margini. Anche&nbsp;<strong>la solidarietà in tempi di contagio è relegata ad eccezioni sporadiche</strong>&nbsp;per paura del contatto fisico e bambini e anziani rischiano di non avere la sussistenza quotidiana. Ad aggravare un quadro già drammatico anche la sospensione dell’attività scolastica e l’impossibilità di utilizzare strumenti tecnologici indispensabili a seguire un’eventuale didattica a distanza pone i minori in età scolare in uno stato di grave isolamento in rapporto ai coetanei e agli insegnanti.</p>



<p>A dispetto di “Io resto a casa”, per chi vive in emergenza abitativa lo slogan giusto potrebbe essere&nbsp;<strong>“Io resto nel campo” ad indicare le conseguenze prodotte dal decreto di una maggiore emarginazione e segregazione</strong>&nbsp;rispetto a quella già vissuta quotidianamente. Ma cosa accadrebbe se in uno degli insediamenti venisse riscontrata anche una sola positività?</p>



<p><strong>Tutti gli abitanti sarebbero posti in quarantena?</strong>&nbsp;L’appello di Associazione 21 luglio alla sindaca di Roma Virginia Raggi e al prefetto di Roma Gerarda Pantalone affinchè: si individuino nelle baraccopoli romane situazioni di fragilità e si provveda a fornire beni di prima necessità&nbsp;<strong>garantendo condizioni igienico-sanitarie</strong>&nbsp;e accesso all’acqua potabile; si provveda a incrementare la rete di volontariato sociale all’interno delle baraccopoli; si disponga la presenza di personale sanitario che illustri strumentazioni e misure da adottare. Nell’appello viene infine chiesto di predisporre per tempo&nbsp;<strong>adeguati piani sanitari da adottare in caso di positività</strong>&nbsp;all’interno di una delle baraccopoli romane.</p>



<h2><strong>FIRMA L’APPELLO</strong></h2>



<figure class="wp-block-embed-wordpress wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-associazione-21-luglio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="BSVpemFGgJ"><a href="https://www.21luglio.org/iorestoacasa-e-loro-restano-nel-campo/?utm_source=rss&utm_medium=rss">#iorestoacasa e loro restano nel campo</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" src="https://www.21luglio.org/iorestoacasa-e-loro-restano-nel-campo/embed/#?secret=BSVpemFGgJ&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-secret="BSVpemFGgJ" width="500" height="282" title="&#8220;#iorestoacasa e loro restano nel campo&#8221; &#8212; Associazione 21 Luglio" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<p>Autorizzo Associazione 21 luglio all&#8217;uso dei dati ai sensi degli att. 7 e 13, D.Lgs n.196/2003 e ss.mm. e per le finalità di trattamento come specificate nella Privacy Policy.Grazie per aver firmato l&#8217;appello. È stato inviato.</p>



<p><strong><em>Egregia Sindaca Virginia Raggi,</em></strong><br><strong><em>Egregio Prefetto Gerarda Pantalone,</em></strong></p>



<p><em>Vi scrivo per esprimervi profonda preoccupazione circa la condizione di salute di oltre 6000 persone che vivono in emergenza abitativa presso le&nbsp;baraccopoli monoetniche della Capitale in un momento di emergenza sanitaria che l’OMS ha dichiarato pandemia.</em></p>



<p><em>Vi chiedo di mappare all’interno degli insediamenti formali e informali le condizioni di maggiore fragilità con l’obiettivo di garantire, in particolare ai minori e agli anziani, la distribuzione beni di prima necessità; di garantire all’interno di ogni singolo insediamento condizioni igienico-sanitarie adeguate assicurando in primis l’accesso all’acqua potabile; di assicurare all’interno degli insediamenti la presenza di operatori sanitari e di mediatori culturali che possano provvedere ad illustrare le misure di prevenzione raccomandate dal decreto del 9 marzo 2020 e distribuire agli abitanti dispositivi di protezione individuali; di rinforzare e coordinare una rete di volontariato sociale al fine di monitorare in maniera capillare le condizioni igienico-sanitarie e la salute di quanti vivono nelle baraccopoli della Capitale; di predisporre per tempo, in caso di riscontro di una o più positività al Covid-19 all’interno degli insediamenti formali, un adeguato e tempestivo piano di intervento sanitario, al fine di evitare che la città arrivi impreparata a tale evento.</em></p>



<p><a href="https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2020/03/indagine-io-resto-nel-campo-1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">I<strong>NDAGINE:</strong> https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2020/03/indagine-io-resto-nel-campo-1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>
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		<title>Promozione teatrale. Nostra madre Terra</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Dec 2019 08:17:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>PROMO teatrale per i lettori di Peridirittiumani.com: se si partecipa in 2 persone (o a numeri pari), una paga il biglietto di 12 euro e l&#8217;altra persona entra gratuitamente (quindi, 6 euro a testa)&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>PROMO teatrale per i lettori di Peridirittiumani.com: se si partecipa in 2 persone (o a numeri pari), una paga il biglietto di 12 euro e l&#8217;altra persona entra gratuitamente (quindi, 6 euro a testa) . 6-7-8 dicembre 2019</strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-2_web-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13324" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-2_web-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-2_web-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-2_web-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-2_web.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1701w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>TEATRO
OFFICINA presenta </strong>
</p>



<p><strong>NOSTRA MADRE TERRA</strong></p>



<p><strong>Venerdì
6 e sabato 7 dicembre ore 21</strong></p>



<p><strong>Domenica
8 dicembre 2019 ore 16</strong></p>



<p>
<strong>NOSTRA
MADRE TERRA					           nuova produzione</strong></p>



<p><strong>Con
</strong>Daniela
Airoldi Bianchi, Eleonora Caracciolo, Roberto Cuda, Pierluigi Durin,
Antonello Garofalo, Martina Mozzillo, Lorena Salvini, Stefania
Strianese,  Armando Toscano e un gruppo di cittadini del quartiere.</p>



<p><strong>Collaborazione
alla drammaturgia</strong>
Roberto Cuda ed Elisa Gianni 
</p>



<p><strong>Ricerca
musicale </strong>Alessandro
Arbuzzi e Margherita Roverselli</p>



<p><strong>Assistente
alla regia</strong>
Martina Mozzillo</p>



<p><strong>Regia
di</strong>
Massimo de Vita</p>



<p><strong>Produzione</strong>
Teatro Officina</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-1_web-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13325" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-1_web-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-1_web-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-1_web-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-1_web.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1701w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>Il
TeatroOfficina
&#8211; che da quarantacinque anni opera a Milano con una vocazione al
lavoro sui quartieri &#8211; dopo lo spettacolo <em>E
sia pace nel mondo</em>
realizzato coinvolgendo alcuni giovanissimi abitanti del quartiere
intorno alla cultura spirituale della non- violenza, approda ora a
una nuova produzione sul tema della sensibilità ecologica.</p>



<p><em>Nostra Madre Terra</em>, così Francesco d’Assisi chiama il pianeta nel suo cantico  <em>Laudato sì,</em> cui si è ispirato Papa Francesco nell’omonima enciclica. <br>Il richiamo a <em>coltivare e custodire </em>la Terra chiede a tutti noi di vivere in modo equilibrato nella casa comune, e si pone di fatto come un impegno radicale per il futuro.  </p>



<p>Tutto
è in relazione: la cura della nostra vita è legata a quella delle
vite altrui, alla condizione dei poveri del mondo e di ogni creatura
esistente. Le parole di Alex Langer, di Papa Francesco, di Maria
Galindo e dei capi tribù dell’Amazzonia, attraversano e 
sostanziano lo spettacolo che si fa orazione civile, riflessione di
un gruppo di lavoro del quartiere che diviene ora “responsabilità
del dire” attraverso il teatro. 
</p>



<p>“<em>Cominciate
con il fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E
all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile</em>”
(Francesco d’Assisi)</p>



<p><strong>Ingresso
(con tessera associativa</strong><em><strong>
gratuita)  €</strong></em><strong>12,00</strong>
<br><strong>Prenotazione:
</strong>
necessaria e gratuita su <a href="http://www.teatroofficina.it?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.teatroofficina.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>
| 02.2553200<br><br>
</p>



<p><strong>TEATRO
OFFICINA</strong>
via Sant’Elembardo, 2 Milano | MM1 Gorla | <a href="mailto:info@teatroofficina.it">info@teatroofficina.it</a>
| <a href="http://www.teatroofficina.it?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.teatroofficina.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>  |
02.2553200</p>
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		<title>Dopo Torre Maura si temono in Italia focolai di pogrom contro i rom</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Apr 2019 07:49:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Presentato in Senato il Rapporto annuale di Associazione 21 luglio: ancora 25.000 i rom nelle baraccopoli italiane. Per il loro superamento la congiuntura storica è favorevole ma permangono elementi di forte preoccupazione. Dopo Torre&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="m_3048885211897098599Standard"><strong><span lang="DE">Presentato in Senato il Rapporto annuale di Associazione 21 luglio: ancora 25.000 i rom nelle baraccopoli italiane. Per il loro superamento la congiuntura storica è favorevole ma permangono elementi di forte preoccupazione. Dopo Torre Maura si temono in Italia focolai di pogrom contro i rom.</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/rom_e_rumeni.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12299" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/rom_e_rumeni.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="700" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/rom_e_rumeni.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/rom_e_rumeni-300x185.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><a href="https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u=9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c&amp;id=00788e3eb5&amp;e=a18abbae43&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u%3D9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c%26id%3D00788e3eb5%26e%3Da18abbae43&amp;source=gmail&amp;ust=1554966980341000&amp;usg=AFQjCNFOpdPJRw8eetmhBj5mcckMZCsgXw&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong><span lang="DE">SCARICA IL RAPPORTO 2018</span></strong></a></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE">L’8 aprile si celebra nel mondo la <strong>Giornata Internazionale per i diritti dei rom</strong> e, come ogni anno, Associazione 21 luglio, alla presenza del sottosegretario di Stato Vincenzo Spadafora, ha presentato il suo Rapporto annuale intitolato “I margini del margine”, dedicato alle comunità rom nelle baraccopoli italiane.</span></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><strong><u><span lang="DE">Dati e numeri</span></u></strong></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE">Negli ultimi anni in Italia, soprattutto nelle aree urbane, sono aumentate le sacche di marginalità sociale e di povertà estrema popolate da stranieri di recente migrazione e da cittadini di origine rom. A fronte di una stima di circa <strong>10.000 migranti rifugiati</strong> in senso ampio presenti in una cinquantina di baraccopoli, è possibile quantificare circa <strong>25.000</strong> persone di etnia rom che vivono in baraccopoli istituzionali e in baraccopoli informali. Una realtà che rappresenta un <em>unicum</em> nel panorama italiano è quella degli insediamenti formali. In Italia se ne contano <strong>127</strong>, presenti in ben <strong>74 Comuni</strong>. Al loro interno vivono circa <strong>15.000 </strong>persone, delle quali più della metà sono rappresentati da minori, con una percentuale di cittadini con cittadinanza italiana vicina al 45%. Negli insediamenti informali – solo a Roma se ne contano quasi 300 – vivono invece circa <strong>10.000 </strong>cittadini rumeni e, in minima parte, bulgari. Si tratta di lavoratori stagionali, impegnati in un pendolarismo dalle città di origine al nostro Paese. Negli ultimi anni – si evince nel Rapporto – si osserva <strong>una graduale contrazione numerica</strong> non certo dovuta all’azione di azioni politiche inclusive, bensì all’allontanamento volontario di numerose famiglie verso l’inserimento abitativo autonomo o il trasferimento in altri Paesi. La condizione drammatica di numerosi insediamenti formali, la crisi economica unita a numerosi proclami politici stanno spingendo anche comunità di antico insediamento allo spostamento nei Paesi del Nord Europa o al ritorno nei Paesi di origine.</span></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard">
<p class="m_3048885211897098599Standard"><strong><u><span lang="DE">La strategia Nazionale per l’inclusione dei rom</span></u></strong></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE">In Italia dal 2012 esiste una <strong>Strategia Nazionale per l’Inclusione dei rom, ad oggi quasi totalmente inapplicata</strong>. </span><span lang="DE">La sua implementazione ha visto nel 2018 un ulteriore ostacolo determinato da intenti e propositi formulati da esponenti del nuovo Governo nazionale uscito dalle elezioni politiche organizzate in Italia il 4 marzo 2018. Due mesi dopo il voto, il 18 maggio 2018, gli esponenti delle due formazioni politiche chiamate a dare vita alla XVIII Legislatura repubblicana, hanno reso pubblico il “<strong>Contratto per il Governo del Cambiamento</strong>”, sottoscritto da entrambi. La dichiarazione di intenti espressa nel “Contratto per il Governo del cambiamento<em>” </em>in riferimento alle comunità rom evidenzia un linguaggio e una propensione politica volta ad una <strong>gestione emergenziale e securitaria</strong> della “questione”, preannunciando, nel  linguaggio e nella sostanza, una modalità di intervento assai simile a quella utilizzata nel 2008 dal Governo nazionale quando vennero create le premesse dell‘“Emergenza Nomadi“ e dal quale la stessa <em>Strategia</em>, nelle sue premesse, intende fortemente discostarsi. Nel 2018 non si sono registrate azioni volte ad implementare gli obiettivi fissati dalla <em>Strategia </em>ed i Tavoli regionali istituiti negli anni precedenti in diverse regioni sono risultati “dormienti”.</span>
</p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><strong><u><span lang="DE">La politica dei “campi” tra chiusure e superamenti</span></u></strong></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE">Il 2018 non ha visto particolari sviluppi riguardo l’attuazione di interventi sistematici volti sia a far cessare la segregazione abitativa dei rom che si trovano in emergenza abitativa nelle baraccopoli istituzionali gestite dalle Autorità pubbliche, sia al dirimerne le principali problematiche connesse.</span></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE">La costruzione di nuovi “campi” rimane, come nel caso del <strong>Comune di Afragola</strong>, una modalità utilizzata da alcune Amministrazioni locali per “gestire” la presenza di comunità rom radicate da molto tempo sul proprio territorio. A <strong>Cascina, Torino</strong> e <strong>Gallarate</strong> la chiusura di insediamenti istituzionali ha portato all’ospitalità solo temporanea delle famiglie rom allontanate dalle loro abitazioni. Il <strong>Comune di Merano</strong> e <strong>Rimini</strong> si sono distinti per aver chiuso gli insediamenti presenti nei loro territori ma ricollocando nuovamente gli abitanti in insediamenti monoetnici. Chiusura di insediamenti abitati da famiglie italiane rom di antico insediamento si sono registrati a <strong>Cosenza</strong> e, parzialmente, a <strong>Reggio Calabria</strong> con una presa in carico, non sempre adeguata, da parte dell’Amministrazione Comunale. Nella città di <strong>Roma, </strong>il fallimento delle azioni inclusive ha portato, nel luglio 2018, allo sgombero forzato delle 250 persone che abitavano nell’insediamento di Camping River. Tentativi di superamento dei “campi rom” in linea con la Strategia Nazionale si sono registrati nei <strong>Comuni di Moncalieri, Sesto Fiorentino, Lamezia Terme </strong>e <strong>Palermo</strong>. «<em>Per questi ultimi Comuni</em> – ha dichiarato il presidente di Associazione 21 luglio Carlo Stasolla nel corso della presentazione – <em>si tratta di risposte da osservare con attenzione e da sostenere, perché rappresentano una nota di discontinuità nel panorama nazionale</em>».</span></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE"> </span></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><strong><u>Sgomberi forzati</u></strong></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE">«<em>L’Italia continua a non disporre di un chiaro quadro normativo per quanto riguarda gli sgomberi degli insediamenti formali e informali</em> – si legge nel Rapporto &#8211; <em>con la conseguenza che tali operazioni continuano a essere condotte in modo discrezionale dalle autorità locali, spesso in deroga alle tutele procedurali previste dal diritto internazionale, concretizzandosi pertanto in evidenti violazioni dei diritti umani. Non va sottovalutato, inoltre, come gli sgomberi forzati, malgrado comportino un’elevata voce di spesa, non producano mai l’effetto di sanare l’inadeguatezza dell’alloggio, raggiungendo invece un esito opposto: quello di replicarla altrove, consolidando, per le comunità coinvolte, il circolo vizioso della povertà e dell&#8217;esclusione</em>».</span></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE">In numerose città italiane, per tutto il 2018, si sono registrate operazioni di sgombero forzato di comunità rom dalle baraccopoli formali e dai micro-insediamenti in cui vivevano. In riferimento a questi ultimi si è registrato il maggior numero di azioni promosse dalle autorità pubbliche.</span></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE">Oltre allo sgombero di un insediamento formale, quello di Camping River, a Roma, Associazione 21 luglio ha registrato per tutto il 2018 altre operazioni di sgombero forzato che hanno riguardato insediamenti informali così ripartiti nelle diverse aree geografiche: <strong>90 nel Nord Italia, 80 nel Centro e 25 nel Sud per un totale di 195 sgomberi forzati</strong><strong>.</strong></span>
</p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><strong><u><span lang="DE">Discorsi d’odio, discriminazione e attacchi violenti</span></u></strong></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE">La percezione sempre più diffusa delle comunità rom come ontologicamente e culturalmente differenti, ha contribuito a far sì che anche nel 2018 in Italia si sia registrato un elevato numero di episodi di discriminazione ed incitanti odio nei loro confronti. Va altresì considerato come “frasi d’odio”, stereotipi, pregiudizi &#8211; cosi come riscontrato dall’Osservatorio 21 luglio &#8211; hanno una forte correlazione con le politiche pubbliche che sono spesso origine e conseguenza degli stessi.</span></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE">In un effetto a “palla di neve”, politiche non inclusive sono generate e traggono la loro ragion d’essere dal pregiudizio presente nel sentire comune, che però esse stesse, nel loro implementarsi, finiscono per giustificare, rafforzare, amplificare. Nel 2018 l’Osservatorio 21 luglio ha registrato un totale di <strong>125 episodi di discorsi d’odio </strong><strong>nei confronti di rom e sinti</strong>, di cui <strong>38</strong> (il 30,4% del totale) sono stati classificati di una certa gravità. La media giornaliera che si ricava è di <strong>0,34 episodi al giorno</strong>, mentre se si isolano esclusivamente episodi ritenuti di una certa gravità (categoria: Incitamento all’odio e/o alla discriminazione) questa si attesta su <strong>0,10 episodi al giorno</strong>.</span></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE"> </span></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><strong><u><span lang="DE">Conclusioni</span></u></strong></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE">Secondo Associazione 21 luglio, in una fase in cui per la prima volta si assiste ad <strong>un decremento numerico delle famiglie di origine rom</strong> che abitano le baraccopoli formali e informali e contestualmente alla <strong>possibilità di utilizzare finanziamenti europei</strong> per la promozione di azioni inclusive, l’Italia sembra non cogliere la congiuntura favorevole, preferendo restare ancorata all’immagine stereotipata del “rom” visto come cittadino “altro”, irrimediabilmente incapace di percorrere itinerari virtuosi verso l’inclusione. Ci sono segnali che fanno intravvedere un ritorno al passato, ai tempi bui dell’Emergenza Nomadi” inaugurata dal decreto dell’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La <strong>militarizzazione di alcuni insediamenti</strong> – inaugurata dalla Giunta Raggi nella città di Roma – le <strong>gravissime conseguenze del c.d. “decreto Salvini”</strong> &#8211; che nella seconda metà del 2019 farà precipitare nell’irregolarità centinaia di famiglie originarie dell’ex Jugoslavia ed oggi in possesso di un permesso di soggiorno per motivi umanitari -, le <strong>azioni di sgombero forzato</strong>, che solo nella Capitale nel primo trimestre del 2019 hanno raggiunto numeri mai visti prima, sono tutti segnali che fanno guardare <strong>con profonda preoccupazione al futuro</strong> e che obbligano ad una riflessione profonda e ad un cambio di paradigma. Gli eventi di questi giorni, secondo Associazione 21 luglio, mostrano come ci troviamo di fronte a <strong>un&#8217;esclation pericolosa</strong>. I proclami antirom formulati in campagna elettorale dai leader della destra italiana, a cui è stato dato seguito, dopo le elezioni del 4 marzo, con le minacce verbali di censimento e di chiusura degli insediamenti come riportato nel Contatto per il Governo del Cambiamento, hanno irrimediabilemnte finito per riverberarsi nelle politiche locali. Lo sgombero di Camping River e la chiusura degli insediamenti di Cascina e Gallarate rappresentano dirette conseguenze di un mutato clima politico. Con gli eventi di Torre Maura, a Roma, si è compiuto un pericoloso, ulteriore passaggio. Le reiterate dichiarazioni di esponenti politici hanno di fatto legittimato le azioni di frange di estrema destra a cui  è stato consentito per tre giorni di organizzare un presidio permanente – senza autorizzazione prevista dalla Legge &#8211; al fine di allontanare, attraverso minacce, le famiglie rom presenti nel centro di raccolta rom di via Salaria. Potrebbe essere questa la scintilla che, in un&#8217;operazione di pericolosa emulazione, rischia di provocare nel nostro Paese <strong>focolai di pogdrom anti rom</strong> che andrebbero colpire quanti, nelle nostre periferie, sono riconosciuti come rom, come indigenti, come poveri urbani. L&#8217;allontanamento volontario di famiglie rom dall&#8217;Italia è già un fatto registrato nelle principali città nel 2018, che <strong>potrebbe intensificarsi in tempi molto brevi.</strong></span></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE"> </span></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE">«<strong><em>Il superamento dei campi rom</em></strong> – ha concluso Carlo Stasolla – <strong><em>rappresenta pertanto la sfida più grande che ci attende nei prossimi anni. Una sfida che oggi, alla luce di scelte coraggiose e lungimiranti di alcuni amministratori locali possiamo ritenere possibile e, soprattutto, l’unica percorribile. Importante è il senso di responsabilità che i nostri amministratori dovranno dimostrare. Urgente è mettere da parte proclami e minacce bellicose e dare spazio ad azioni di lungo respiro improntate ad un approccio inclusivo e rispettoso dei diritti fondamentali</em></strong>».</span></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE"> </span></p>
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		<title>&#8220;Dopo l’attacco alla Siria, resta aperta la crisi a Gaza&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Apr 2018 07:11:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Janiki Cingoli &#160; (Pubblicato sul quotidiano online &#8220;Riforma.it&#8221; e sul settimanale cartaceo delle Chiese Battiste, Metodiste e Valdesi in Italia, Riforma) Tanto tuonò che piovve. L’annunciato raid USA Francia Gran Bretagna sulla&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Janiki Cingoli</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(Pubblicato sul quotidiano online &#8220;Riforma.it&#8221; e sul settimanale cartaceo delle Chiese Battiste, Metodiste e Valdesi in Italia, Riforma)</em><br />
Tanto tuonò che piovve. L’annunciato raid USA Francia Gran Bretagna sulla Siria, per punire Assad per il rinnovato uso delle armi chimiche (senza esibire alcuna prova dell’accaduto) c’è stato. Ma si è trattato di un attacco circoscritto e delimitato, con preavviso a Putin, dichiarando che l’obbiettivo non era il rovesciamento di Assad (che per Trump resta un problema dei contendenti locali), ma solo quello di una ennesima lezione al Rais siriano. Anzi, le scorse settimane il Presidente degli Stati Uniti aveva annunciato la sua intenzione di ritirare al più presto le truppe USA dal Paese, prendendo di sorpresa lo stesso Pentagono.<br />
E’ tuttavia errato parlare prematuramente di ritiro degli USA dal Medio Oriente: piuttosto, di una rinnovata logica bipolare, in cui si riconosce che la Siria appartiene alla sfera di influenza russa, e si sceglie l’altro campo, consolidando l’asse con Israele, i sauditi, gli Emirati e gli altri grandi paesi arabi, non senza contraddizioni interne, a partire dal Qatar allo stesso Egitto, per non parlare della Turchia sunnita.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10539" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="474" height="290" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-214-300x184.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 474px) 100vw, 474px" /></a><br />
La Siria sembra quindi tornare al suo massacro quotidiano. Resta invece aperta l’altra crisi a Gaza, con le settimanali “Marce del Ritorno” indette da Hamas, destinate a durare fino al 15 maggio, data di fondazione dello Stato d&#8217;Israele e dell’inizio della Naqba palestinese. La reazione dell’esercito israeliano è stata particolarmente dura, con la scelta di utilizzare proiettili veri e non di gomma, provocando molti morti e feriti; e il ritardato uso dei normali metodi anti sommossa, in grado di evitare al massimo vittime tra i dimostranti: solo nell’ultima settimana l’adozione di questi metodi è stata più intensa, riducendo il numero dei colpiti.<br />
Va detto tuttavia che proprio l’obbiettivo della marcia proclamato da Hamas, il “ritorno” dei rifugiati del ’48 e del ’67 dentro Israele, significa in sostanza chiedere la fine di Israele come Stato a maggioranza ebraica, e contrasta sia con precedenti posizioni di Hamas, che proclamavano di accettare la proposta dei due Stati lungo i confini del ’67 (sia pure come tappa intermedia), sia lo stesso Piano Arabo di Pace, lanciato dalla Lega Araba nel 2002, che a proposito dei rifugiati parla di “soluzione giusta e concordata”, e quindi concordata anche con Israele.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-213.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10540" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-213.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="457" height="315" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-213.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 457w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-213-300x207.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></a><br />
Non si può sottovalutare la svolta tattica compiuta da Hamas con la proclamazione di queste marce “non violente” (anche se in particolare in quest’ultima non sono mancate le bottiglie incendiarie e le granate). Ma proclamare come mezzo di lotta manifestazioni non violente e non il ricorso ad atti terroristici, alla Jihad armata, segna da parte di Hamas un salto di qualità, che si appropria delle tradizionali parole d’ordine lanciate dall’Autorità Nazionale Palestinese e da Al Fatah, che però non sono stati in grado di metterle in pratica se non sporadicamente. Hamas cioè tende a proporsi come rappresentante dell’intero popolo palestinese, e in prospettiva a sostituirsi alla stessa OLP come organizzazione cardine della resistenza palestinese.<br />
Israele ovviamente teme questa svolta, che lo isola internazionalmente e lo pone di fronte a scelte difficili, e che soprattutto riporta il conflitto israelo-palestinese al centro dell’attenzione e dei media internazionali.<br />
Ma la teme anche il Presidente Abbas, che in un primo tempo ha dovuto accodarsi, condannando la repressione israeliana, chiamando “martiri” i caduti, richiedendo la convocazione del Consigli di Sicurezza dell’ONU, ove una risoluzione di condanna non è passata solo grazie al veto USA.<br />
Ma il Presidente palestinese è presto passato al contrattacco, rilanciando la pressione su Hamas, rinviando proprio in questi giorni il pagamento degli stipendi ai funzionari pubblici di Gaza (mentre quelli della Cisgiordania sono stati pagati). La tensione tra i due movimenti è giunta all’apice dopo il fallito attentato al confine di Gaza contro il Premier del Governo palestinese Hamdallah. Abbas chiede che Hamas ceda il controllo della sua forza militare, mentre l’organizzazione islamica vuole passare all’ANP solo l’amministrazione civile e la responsabilità della vita quotidiana degli abitanti della Striscia.</p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;: le casette per i terremotati e l&#8217;estrazione a sorte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Feb 2017 06:21:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi TERREMOTO:  Il sindaco di una città umbra annuncia che le prime venti casette in legno verranno assegnate ai cittadini con un sorteggio: ci sono troppe domande. SOCIALE:.. il Servizio Politiche per&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/onna_ok11.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8206" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/onna_ok11.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1920" height="1080" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/onna_ok11.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/onna_ok11-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/onna_ok11-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/onna_ok11-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></a></h2>
<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<h2>TERREMOTO:  Il sindaco di una città umbra annuncia che le prime venti casette in legno verranno assegnate ai cittadini con un sorteggio: ci sono troppe domande.</h2>
<div dir="auto" style="font-family: arial,'dejavu sans','liberation sans',freesans,sans-serif; font-size: 13px;"></div>
<div dir="auto">SOCIALE:.. il Servizio Politiche per la Casa effettuerà il sorteggio per l’abbinamento di 101 alloggi di edilizia residenziale pubblica.</div>
<div dir="auto">Troppe richieste</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Trovarsi in uno stato di calamità per una strana sorte e restare vivi perché la &#8220;stessa&#8221; ce lo permette , ha il sapore di una roulotte russa, accade cosi che mentre una vita continua un&#8217;altra che non resiste.. ci lascia.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Fin dall&#8217;antica Grecia il sorteggio era una modalità che vantava il titolo di &#8220;nobiltà &#8221; inteso come strumento di democrazia.</div>
<div dir="auto">Quello stesso che oggi viene usato a &#8220;random&#8221; senza troppa equità.  Bisogni,urgenze, necessità assegnate nel labirinto delle soluzioni al caso.</div>
<div dir="auto">Nel mentre le persone annaspano, vivono a singhiozzo, superano voragini nel tentativo di sopravvivere.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Eppure vogliamo vivere ed insegnare a vivere, credere di poter aspettare &#8220;domani&#8221; senza che un annuncio al Tg passi velocemente da una tragedia con toni irrisori alla cronaca rosa proponendoci modelli di cartapesta.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Non ci resta che piangere, era il titolo di un bellissimo film di Troisi&#8230;nessuno vuole morire &#8220;per caso&#8221;, in questa attualità svantaggiata troppe persone stanno aspettando di essere riconosciute senza gossip o clamore</div>
<div dir="auto">Basterebbe la giusta attenzione.</div>
<div dir="auto" style="font-family: arial,'dejavu sans','liberation sans',freesans,sans-serif; font-size: 13px;"></div>
<div dir="auto" style="font-family: arial,'dejavu sans','liberation sans',freesans,sans-serif; font-size: 13px;"></div>
<div dir="auto" style="font-family: arial,'dejavu sans','liberation sans',freesans,sans-serif; font-size: 13px;">
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"></div>
</div>
<div dir="auto" style="font-family: arial,'dejavu sans','liberation sans',freesans,sans-serif; font-size: 13px;"></div>
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		<title>Piccolo manifesto della “buona accoglienza”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Dec 2016 08:45:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; Associazione per i Diritti umani sostiene e partecipa a questa manifestazione. Piccolo manifesto della “buona accoglienza” Verso il corteo del 17 dicembre Siamo cittadine e cittadini convinti che una buona accoglienza possa&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/91444630-b232-11e6-b816-d363c3de2004.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7631" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/91444630-b232-11e6-b816-d363c3de2004.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="91444630-b232-11e6-b816-d363c3de2004" width="656" height="492" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/91444630-b232-11e6-b816-d363c3de2004.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 656w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/91444630-b232-11e6-b816-d363c3de2004-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /></a></strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> sostiene e partecipa a questa manifestazione.</p>
<p><span style="font-size: large;"><b id="m_7198343574069518948yMail_cursorElementTracker_1481637241723">Piccolo manifesto della “buona accoglienza”<br />
</b><i>Verso il corteo del 17 dicembre</i></span></p>
<p>Siamo cittadine e cittadini convinti che una buona accoglienza possa essere un’importante occasione d’incontro e arricchimento reciproco, e che tutti abbiamo da guadagnarci. I migranti che oggi raggiungono il nostro paese non sono né pericolosi criminali né disperati bisognosi di tutto: sono donne e uomini coraggiosi con i quali la vita non è stata generosa, costringendoli a una scelta difficile; hanno saputo affrontare un lungo viaggio pericoloso per arrivare qui, portando con sé le proprie conoscenze, competenze, esperienze: per questo noi siamo convinti che i migranti non siano nostri nemici, ma al contrario possano diventare preziosi alleati nella costruzione di una società più ospitale per tutte e tutti.</p>
<p>Noi vorremmo che a tutti i cittadini del pianeta fosse garantita la stessa libertà di movimento di cui godiamo noi, e che potessero viaggiare non spinti dal bisogno, ma dalle proprie aspirazioni, mentre oggi emigrare è una scelta estrema e dolorosa; nessuno dovrebbe essere costretto a lasciare tutto per avere la speranza di una vita migliore per sé e per i propri figli, e per questo denunciamo le politiche di potenza messe in atto purtroppo anche dal nostro paese, lo sfruttamento delle risorse naturali dei loro paesi d’origine, il sostegno offerto a dittatori sanguinari, lo scandalo della vendita di armi a paesi che di tutto avrebbero bisogno tranne che di nuove guerre.</p>
<p>Le stesse scelte irrispettose del futuro del pianeta e delle generazioni che verranno producono impoverimento e disoccupazione in Europa, sfruttamento dei lavoratori e assenza di diritti civili nei paesi cosiddetti emergenti soprattutto nell’Asia orientale e nell’America Latina, guerre, devastazioni dell’ambiente e povertà in Africa e nel Medio Oriente: un circolo vizioso che solo la miopia interessata di certi politici vorrebbe far pagare a coloro che spinti dalla necessità decidono di emigrare; noi pensiamo invece che con queste persone occorra stringere un’alleanza per ribaltare quelle scelte sciagurate.</p>
<p>Di queste politiche inique le persone migranti sono vittime, non colpevoli, e finché esse non cesseranno, loro continueranno a partire; noi pensiamo perciò che negare loro ospitalità sia non solo ingiusto, ma soprattutto inutile: una politica saggia e realistica dovrebbe cercare di favorire il naturale desiderio di chi arriva di farsi una vita serena, e non porre ostacoli alla sua stabilizzazione, mantenendo decine di migliaia di persone in una perenne incertezza che li spinge verso una condizione di marginalità e di extra-legalità.</p>
<p id="m_7198343574069518948yMail_cursorElementTracker_1481637260155">Non ci piace come viene realizzata oggi la cosiddetta “accoglienza”. Non ci piace che le persone siano tenute per un tempo lunghissimo in attesa della risposta alla propria domanda d’asilo, di fatto oggi il solo strumento attraverso il quale i migranti che arrivano possono sperare di vivere finalmente in pace, perché le nostre leggi non prevedono nessun altro strumento per regolarizzarsi. Non ci piace che tante persone siano rinchiuse a sprecare le proprie energie in grandi centri dove si è sottoposti a regole e orari scelti da altri, senza reali possibilità di entrare in contatto con la società che li ospita e troppo spesso in assenza di condizioni dignitose.</p>
<p>Noi pensiamo invece che a tutti coloro che arrivano vada garantita la possibilità di apprendere la lingua e le abilità richieste per orientarsi nella nostra società e l’opportunità di cercarsi un lavoro e crearsi una vita indipendente; molti pensano che siano i migranti a voler essere mantenuti gratis in questi centri, mentre chiunque abbia parlato con qualcuno di loro sa che l’unica cosa che vorrebbero è avere i documenti e potersi sistemare per conto proprio.</p>
<p>Pur essendo consapevoli che questo non è il modo di fare una “buona accoglienza”, siamo convinti che anche in queste condizioni sia possibile fare qualcosa di buono per loro e per noi stessi combattendo la segregazione: bisogna aprire le porte dei centri e fare in modo che i loro abitanti possano partecipare alla vita della società che hanno intorno, e che le cittadine e i cittadini dei quartieri che li ospitano possano entrare; bisogna far sì che questi centri diventino luoghi d’incontro dove si svolgono attività che coinvolgono tutti.</p>
<p>Il comitato Zona 8 Solidale è nato per cercare di creare questa opportunità. Abbiamo incominciato subito a dialogare con i cittadini del quartiere, cercando di rispondere alle loro legittime richieste di chiarezza e rassicurazioni, incontrando le istituzioni , divulgando i contenuti degli incontri avuti; abbiamo organizzato la grande festa del 1° novembre, la cui notizia ha fatto letteralmente il giro del mondo; alcuni degli abitanti della ex caserma vengono ogni settimana alle nostre riunioni a discutere insieme le iniziative da portare avanti; un gruppo di donne del nostro quartiere si incontra regolarmente con quelle che vivono nella Montello per fare conoscenza e parlare dei problemi comuni.</p>
<p>Attualmente siamo al lavoro per inventarci nuovi luoghi e occasioni d’incontro proponendo progetti che mettano all’opera in favore di tutte le cittadine e i cittadini le numerose strutture (campi sportivi, pizzeria ecc.) che la ex caserma Montello mette a disposizione, incominciando dalle attività sportive; contemporaneamente, non intendiamo venire meno all&#8217;impegno di controllare che da parte dell&#8217;ente gestore sia sempre applicata la massima trasparenza. Questa è la nostra idea di accoglienza.</p>
<p>Il 17 dicembre, vigilia della giornata mondiale dei diritti dei migranti, faremo una grande manifestazione colorata e festosa, che partirà da piazza Gramsci alle 14.30 per concludersi davanti alla ex caserma con musica, spettacoli e una merenda per tutti; sarà un appuntamento per tutta la città, al quale parteciperanno anche i migranti che abitano in altri centri di Milano e provincia, per chiedere tutti insieme due cose fondamentali: aprire le porte dei centri, concedere a tutti i documenti per vivere da cittadini liberi e responsabili. Venite anche voi!</p>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221; &#8211; Il turismo della miseria</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Oct 2016 07:58:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi &#160; &#8220;Quando una città è inserita nella lista dell&#8217;Unesco non si dovrebbe cambiare nulla &#8211; spiega un abitante di Djenné, Mali &#8211; ma noi vogliamo più spazio, nuovi elettrodomestici, cose più&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">di Veronica Tedeschi</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-558.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7046" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7046" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-558.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (558)" width="961" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-558.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 961w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-558-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-558-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 961px) 100vw, 961px" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Quando una città è inserita nella lista dell&#8217;Unesco non si dovrebbe cambiare nulla &#8211; spiega un abitante di Djenné, Mali &#8211; ma noi vogliamo più spazio, nuovi elettrodomestici, cose più moderne. Siamo scontenti&#8221;. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Djenné</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, definito patrimonio dell’umanità, è una delle prime città oggetto del così detto “turismo della miseria”, che attrae viaggiatori da ogni parte del mondo, i quali, rimanendo a lato della povertà, osservano cittadini obbligati a congelarsi nel tempo a favore dei più curiosi.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La fantastica moschea presente a Djenné ha consentito a questa città di diventare patrimonio dell’umanità e, allo stesso tempo, porta tensioni in tutto il paese a causa di un dilagante pensiero di insoddisfazione; le persone vivono in situazioni di disagio evidente ma nulla viene modificato perché il turista viene attratto proprio da quello. Va di moda ormai questa abominevole pratica: visitare quartieri o città “al limite” con lo scopo semplicemente di dire – io ci sono stato, è spaventoso -.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Insieme a Djenné troviamo anche la città di </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Makoko</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, in Nigeria. Makoko è un quartiere di Lagos composto da sei villaggi distinti, quattro dei quali, detti galleggianti, nascono su esili palafitte direttamente sull’acqua puzzolente delle lagune. Le persone che vivono in questo grande quartiere sono tra le 100 e le 250.000, il numero non è chiaro neanche a loro. I giovani vivono raccogliendo terra; si immergono nelle acque delle lagune e trasportano in superficie secchi di sabbia che verrà poi venduta ai costruttori edili di Lagos. Piantano una scala sul fondo, scendono con il loro secchio e risalgono con un carico di sabbia che finirà diretto su altre imbarcazioni destinate alla città.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-560.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7047" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7047" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-560.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (560)" width="961" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-560.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 961w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-560-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-560-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 961px) 100vw, 961px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Makoko, pubblicizzata come “la Venezia dell’Africa” dal riprovevole turismo della miseria, è oltretutto poco accogliente per i bianchi a causa del clima particolarmente umido, delle condizioni di igiene e della malaria presente in tutto il Paese.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Lo stesso soprannome è stato dato anche alla città di </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Ganvié</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> in Benin dove, allo stesso modo, la popolazione vive su palafitte in condizioni disastrose. Gli abitanti continuano ad aumentare, allargando sempre più profondamente le precarie palafitte che li ospitano. Le condizioni igieniche sono deplorevoli e l’età media della popolazione è molto bassa.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">L’acqua del lago non è potabile perché salmastra e quindi l’unico rifornimento di acqua potabile avviene tramite due fontanelle dove gli abitanti vanno con le loro piroghe per riempire bidoni. Le acque reflue vengono sversate direttamente nel lago e l’unica disinfestazione efficace è assicurata dall’irraggiamento solare. Altro problema è l’assenza di energia elettrica che rende ancora meno vivibile tutto il quartiere.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Nonostante gli evidenti problemi, queste tre città africane, insieme a molte altre, attirano turisti europei in grande quantità che, rimanendo sulle loro piroghe affittate per due soldi, non osano avvicinarsi troppo sostando, anzi, distanti per poter osservare meglio. Restano immersi nel loro turismo della miseria, senza senso e senza rispetto per chi in quelle condizioni ci vive ogni giorno, non per il tempo di una vacanza.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-559.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7048" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7048" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-559.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (559)" width="594" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-559.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 594w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-559-278x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 278w" sizes="(max-width: 594px) 100vw, 594px" /></a></p>
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