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	<title>accuse Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Riportare Ilaria Salis in Italia. Subito.</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Jan 2024 12:50:31 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Patrizio Gonnella (da antigone.it)</p>



<p></p>



<p>L’arretramento dello Stato di diritto ungherese è da ieri sotto gli occhi di tutti. E a tutti è sbattuto in faccia con quelle immagini di Ilaria Salis ammanettata mani e piedi tra due poliziotti incappucciati e in tuta mimetica. È la più esplicita rappresentazione di sé che potesse fare la giustizia penale ai tempi di Viktor Orbàn. È una iconografia poliziesca da regime. Una fotografia che le autorità ungheresi, per nulla preoccupate della presenza di osservatori esterni e di telecamere, hanno voluto ostentare al mondo per raccontare ciò che a loro dire dovrebbe incutere la giustizia penale: terrore, sfiducia, umiliazione, vergogna.&nbsp;</p>



<p>Ciò accade in un paese dove il potere politico ha cercato negli ultimi anni di minare l’indipendenza della magistratura e dove si è aperta la possibilità per il procuratore generale di interferire nell’autonomia decisionale dei procuratori territoriali. Il rapporto dell’Unione europea sullo stato di diritto in Ungheria del 2022 aveva evidenziato come fosse cambiata l’architettura della magistratura inquirente prevedendo tra magistrati vincoli di subordinazione che odorano di controllo, influenza, ingerenza. Nella vicenda giudiziaria di Ilaria Salis si percepisce qualcosa di così sproporzionato rispetto ai fatti realmente accaduti da evocare l’assenza di un giudizio equilibrato e indipendente.&nbsp;</p>



<p>La procura ha formalizzato una richiesta a undici anni di carcere di fronte a lesioni personali lievissime. Qualche graffio o poco più. Pene così alte il codice italiano Rocco di epoca fascista le ha previste nel caso di lesioni consistenti in malattie inguaribili, perdita di un senso o di un arto.&nbsp;</p>



<p>Ilaria Salis è da quasi un anno in custodia cautelare in una delle prigioni di Budapest. Ha finora dovuto sopportare condizioni detentive durissime, sia per la materialità delle stesse che per il regime a lei imposto. Un regime, di parziale isolamento, che a noi si riserva a persone di elevatissimo profilo criminale. In un recente documento presentato dall’Hungarian Helsinky Comittee al Comitato europeo per la prevenzione della tortura, in occasione della visita ispettiva del marzo 2023 nelle prigioni magiare di cui ancora non è pubblicato il relativo rapporto, si denuncia come le organizzazioni della società civile non abbiano più possibilità di accedere ai luoghi di detenzione.&nbsp;</p>



<p>L’amministrazione penitenziaria ungherese ha rescisso unilateralmente gli accordi di cooperazione con l’Hungarian Helsinky Committee. Così le prigioni di quel paese sono tornate all’opacità del regime precedente. Ugualmente sono stati indeboliti tutti i meccanismi istituzionali di controllo delle carceri e delle stazioni di polizia. Di fronte a un caso del genere è obbligo morale e giuridico delle autorità del nostro paese fare tutto il possibile per sottrarre Ilaria Salis a quelle condizioni. Vanno offerte tutte le rassicurazioni utili a riportare Ilaria in Italia in esecuzione di una misura cautelare non detentiva.&nbsp;</p>



<p>Ci dispiace che il ministro Nordio, durante il question time al senato sul caso Salis, abbia affermato che l’Italia non avrebbe una buona reputazione nel campo della cooperazione giudiziaria in quanto, dopo avere ottenuto l’estradizione di Silvia Baraldini (anno 1999), l’avrebbe poi addirittura bene accolta all’aeroporto e le avrebbe fatto scontare una pena solo parziale. Beh, di quella stagione e di quella storia ricordo i dettagli. Anche lì vi era una pena sproporzionata, assurda: quarantatré anni per un delitto senza spargimento di sangue. Una pena eseguita contro una persona che non stava bene.&nbsp;</p>



<p>Fortunatamente in Italia alcuni magistrati sensibili al diritto e ai diritti umani ridussero le afflizioni ingiustamente subite da Silvia Baraldini. Dunque, di quella storia e del comportamento delle autorità politiche e giudiziarie di allora il ministro della giustizia dovrebbe essere fiero, da garantista quale si definisce. Infine, qualche giorno fa il ministro ha negato l’estradizione in Argentina del sacerdote Franco Reverberi accusato di tortura e omicidio durante il regime fascista di Videla. Ha dichiarato che lo ha fatto in quanto attento alle condizioni di salute del presunto torturatore. Ora gli chiediamo di preoccuparsi delle condizioni di salute psico-fisiche di Ilaria Salis, pregiudicate da una carcerazione inumana e sproporzionata.</p>



<p>________________________________________________________________________________________________________________________________________________</p>



<p>Ricordiamo che Ilaria Salis è in carcere da un anno in Ungheria, accusata di aver aggredito alcuni manifestanti di estrema destra. Rischia 24 anni di galera per lesioni che sono passate in pochi giorni. Ieri è stata portata in aula con le mani e i piedi legati: immagini che hanno scosso non solo l&#8217;Italia ma l&#8217;Europa stessa di fronte all&#8217;Ungheria. Come può la democrazia coesistere con queste forme di violenza di Stato e di violazione dei diritti umani?</p>



<p></p>
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		<title>Zaki: ora la fuga è legittima, l&#8217;Italia lo aiuti</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2021 10:38:27 +0000</pubDate>
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<p><img width="300" src="https://www.antigone.it/images/articoli/Patrick_Zaki.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Patrick Zaki"></p>



<p>(di Patrizio Gonnella<strong> </strong>da antigone.it)</p>



<p>A Patrick Zaki hanno rubato, negato, indebitamente sottratto dalla sua giovane vita trecentottantamila minuti di libertà. Ora Patrick è libero, seppur provvisoriamente, fino alla prossima udienza del febbraio 2022. Dovrà essere impegno del nostro Paese e del nostro Governo trasformare quella libertà a tempo in libertà definitiva. Si tratta di consentire a Patrick di attendere l’esito del processo non in forma semi-reclusa nell’Egitto di Al Sisi, bensì dove lui preferisce, preservandone la libertà di movimento. Essendo il processo nei confronti di Zaki un processo politico, anche in questo delicato momento, conterà la pressione diplomatica che dovrà essere esercitata allo scopo di sottrarre Patrick ai rischi di un giudizio che nulla ha a che fare con le regole dello Stato di diritto.&nbsp;</p>



<p>Lo scorso 19 novembre 2020 il Consiglio dell’Unione Europea ha autorizzato l’avvio di negoziati per accordi tra la Ue e l’Egitto sulla cooperazione giudiziaria penale. Nel testo della decisione del Consiglio, con eccessivo realismo politico, si affermava che l’Egitto è un partner importante per la stabilità nella regione del vicinato meridionale. In quello stesso Atto si ribadiva anche quanto siano deficitarie in Egitto la libertà di espressione, di informazione, di riunione pacifica e di associazione e quanto sia necessario porre fine alla riduzione indebita dello spazio concesso alla società civile, perseguita anche attraverso il congelamento dei beni, divieti di viaggio e lunghi periodi di detenzione preventiva. Pertanto, di fronte alla consapevolezza internazionale del deficit di democrazia in Egitto, non ha nulla di immorale il sottrarsi, con decisione concordata, al processo. Non è giuridicamente, né eticamente, né politicamente fondata una detenzione che sia del tutto sganciata da accuse circostanziate.&nbsp;</p>



<p>Dopo ventidue mesi di custodia cautelare le accuse nei suoi confronti sono ancora oscure in quanto legate alla repressione del libero pensiero. Di fronte a una detenzione arbitraria e a un processo politico, Patrick manterrebbe alta la sua dignità anche da contumace. Troppo importante è la libertà perché possa essere ceduta nel nome di una giustizia truce, disumana, politica come quella che ha portato nelle carceri egiziane decine di esponenti di organizzazioni non governative impegnate sul fronte dei diritti umani. La carcerazione illegittimamente subita da Patrick Zaki è stata fin troppo lunga per giustificare ulteriori restrizioni alla sua libertà di studiare, muoversi, vivere. Spetta alle autorità italiane adesso tutelare Patrick, assicurarne l’incolumità, offrendogli protezione, se necessario.&nbsp;</p>



<p>Oggi è un giorno di felicità ma è anche un giorno nel quale programmare le azioni future dirette ad evitare che Patrick possa vivere anche un solo altro minuto di prigionia. Ben aiuterebbe in questa fase se gli fosse concessa la cittadinanza italiana. Tutto sarebbe più facile.&nbsp;</p>



<p>L’Italia ha un dovere in più in questo momento delicato. Deve proporsi quale buon esempio per quei Paesi dell’area mediterranea con i quali intende rafforzare legami politici ed economici. Non è pretestuoso sostenere che il nostro Paese ben sarebbe più forte e autorevole nei rapporti diplomatici, anche in materia di giustizia, qualora fosse inappuntabile nel proprio sistema penale e penitenziario. Non poche volte, di fronte alle proteste per le violazioni dei diritti umani nei tribunali e nelle prigioni di Paesi lontani, c’è stato detto che poco avevamo da lamentarci noi italiani alla luce delle condizioni materiali di vita presenti in alcune delle nostre carceri. Nella consapevolezza che ogni paragone è insostenibile, va sicuramente riconosciuto come più alte e qualificate sono le garanzie procedurali e penitenziarie nel nostro Paese, più autorevoli e incontestabili saranno le prese di posizione delle autorità pubbliche italiane nel dibattito internazionale.&nbsp;</p>



<p>Infine, la liberazione di Patrick Zaki è anche il risultato di una straordinaria campagna che ha visto protagonisti studenti, professori, attivisti, esponenti politici, giornalisti e tanti cittadini. Quando tornerà nella sua Bologna tutti insieme festeggeremo la riconquistata libertà.</p>
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		<title>Perquisita la sede di Linea D&#8217;Ombra: la parola a Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2021 08:28:12 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="900" height="600" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/1614107338.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15121" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/1614107338.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/1614107338-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/1614107338-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></figure>



<p>Lo scorso 23 febbraio il Pm Massimo De Bortoli ha aperto una fascicolo per concorso in favoreggiamento all&#8217;immigrazione clandestina a carico di circa trenta persone, ma tra queste sono sotto osservazione anche i volontari di Linea D&#8217;Ombra, nota associazione che fornisce solidarietà ai migranti.</p>



<p>La Polizia ha fatto irruzione nell&#8217;abitazione di Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi – l&#8217;abitazione è anche sede dell&#8217;associazione – e ha perquisito cellulari e computer.</p>



<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani </strong></em>ha chiesto un commento a Lorena Fornasir e a Gian Andrea Franchi ai quali dà pieno sostegno, preoccupata di un ritorno al “reato di solidarietà” e si impegna a monitorare la situazione.</p>



<p>Ecco le parole di Lorena e di Gian Andrea:</p>



<p>Siamo stati trascinati in una macchina del fango perchè sono supposizioni infami che non hanno uno straccio di prove e spero che riusciremo a smontarle. Ad Andrea hanno sequestrato, chissà per quanto tempo, computer e cellulare per cui dobbbiamo rifarci a questo mio telefono (Lorena)</p>



<p>Quello che sta accadendo è un tentativo di colpire l&#8217;attività che Lorena, io e un altro gruppo di persone stiamo facendo ormai da diverso tempo. Usano, per questo scopo, una vicenda che risale al luglio del 2019, ovvero l&#8217;intervento che Lorena ed io abbiamo fatto nei confronti di una famiglia iraniana che abbiamo ospitato ed aiutato a prendere un treno. Siccome questa famiglia, secondo la Procura, è stata aiutata anche da una rete di passeur vogliono collegare in particolare il mio nome a questa rete di trafficanti, insinuando (perchè prove non ne hanno) che io possa averne tratto dei vantaggi sul piano economico. Ripeto: il tentativo è essenzialmente quello di colpire un&#8217;attività che, per me e Lorena, risale al 2015 e che per l&#8217;associazione Linea D&#8217;Ombra inizia nel settembre del 2019. Non capisco altrimenti perchè tirino fuori tutta questa macchina di fango pur conoscendo la linearità del nostro comportamento che conoscono benissimo perchè ci controllano, ci seguono, etc. E&#8217; in atto un attacco ad un intervento di solidarietà che è in atto da tempo a Trieste e che ha creato una rete solidale che va ben oltre la città e che quindi inizia a diventare in qualche modo disturbante nei confronti della politica istituzionale verso i migranti (Gian Andrea).</p>
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		<title>Processo Open Arms, la città di Barcellona si costituisce parte civile contro Salvini</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2021 08:21:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Pablo Ramiro  (Da Euronews.com) Il leader della Lega, Matteo Salvini, nel mirino della città di Barcelona   &#8211;   Mauro Scrobogna/LaPresse Il consiglio comunale di Barcellona si costituirà parte civile nell&#8217;ambito del processo Open Arms contro l&#8217;ex ministro dell&#8217;interno&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/02/09/processo-open-arms-la-citta-di-barcellona-si-costituisce-parte-civile-contro-salvini/">Processo Open Arms, la città di Barcellona si costituisce parte civile contro Salvini</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<h1></h1>



<p>Di <a rel="noreferrer noopener" target="_blank" href="https://twitter.com/euronews?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Pablo Ramiro</strong></a>  (Da Euronews.com)</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://static.euronews.com/articles/stories/05/32/36/20/320x180_cmsv2_067dd262-761e-5ba9-8c06-1e3fca3b1585-5323620.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Il leader della Lega, Matteo Salvini, nel mirino della città di Barcelona" title="Il leader della Lega, Matteo Salvini, nel mirino della città di Barcelona"/></figure>



<p><em>Il leader della Lega, Matteo Salvini, nel mirino della città di Barcelona </em>  &#8211;   <a href="https://it.euronews.com/2021/01/27/processo-open-arms-la-citta-di-barcellona-si-costituisce-parte-civile-contro-salvini#?utm_source=rss&utm_medium=rss">Mauro Scrobogna/LaPresse</a></p>



<p>Il consiglio comunale di Barcellona si costituirà parte civile nell&#8217;ambito del processo Open Arms contro l&#8217;ex ministro dell&#8217;interno italiano, Matteo Salvini.</p>



<p>La sindaca di Barcellona, Ada Colau, lo ha confermato mercoledì nel corso di una visita alla nave di salvataggio della Ong. Il Comune si presenterà dunque come parte accusante nell&#8217;ambito del procedimento in cui Salvini potrebbe dover rispondere di sequestro di persona e rifiuto di atti di ufficio.</p>







<p>Siamo ancora nelle fasi dell&#8217;udienza preliminare, al via lo scorso 9 gennaio nella città di Palermo.</p>



<p>Salvini potrebbe andare a processo qualora il Gup, Lorenzo Jannelli, dovesse ritenere che l&#8217;ex ministro abbia violato le leggi italiane nel negare l&#8217;ingresso nel porto di Lampedusa alla nave di salvataggio spagnola Open Arms, con 163 persone a bordo, nell&#8217;agosto 2019.</p>



<p>Il giudice ha ammesso al procedimento le accuse di 18 parti civili, tra cui 7 immigrati che viaggiavano sulla barca.</p>



<p>Il Comune di Barcellona, nel 2019, ha siglato un accordo con la ONG, donandole circa mezzo milione di euro (quasi il 35% del totale del progetto), e conferendo all&#8217;organizzazione la medaglia d&#8217;oro per il merito civico.</p>



<p>Per questo motivo, &#8220;il Comune può rivendicare contro Salvini un danno patrimoniale causato dal blocco della nave&#8221;; inoltre, indica l&#8217;ufficio del sindaco in un comunicato, sussisterebbe un danno d&#8217;immagine causato alla città di Barcellona.</p>



<p>&#8220;Sia il governo spagnolo che quello italiano volevano farci una multa di un milione di euro. Ora però possiamo vedere, anzi, tutti possono vedere che si è trattato di un&#8217;infamia, che siamo stati vittime di un abuso di potere. Le persone che avevano bisogno di aiuto immediato sono state private della loro libertà, come dicono le convenzioni internazionali&#8221;, spiega Oscar Camps, direttore della ONG, convinto che la sua organizzazione abbia agito nel rispetto dei trattati internazionali e del diritto del mare.</p>



<p>Nei 21 giorni in cui alla barca è stato negato l&#8217;attracco, 14 persone si sono buttate in mare cercando di raggiungere terra a nuoto. Fu alla fine il procuratore di Agrigento a consentire lo sbarco dei migranti.</p>



<p>Il procuratore ha parlato di una situazione &#8220;di grande disagio fisico e psicologico, di profonda angoscia psicologica, e di altissima tensione emotiva che avrebbe potuto provocare reazioni difficili da controllare, delle quali, inoltre, il tentativo di raggiungere l&#8217;isola a nuoto è stato solo un preludio&#8221;.</p>



<ul><li><a href="https://it.euronews.com/2021/01/09/salvini-in-tribunale-udienza-preliminare-rinviata-per-il-caso-open-arms?utm_source=rss&utm_medium=rss">Salvini in tribunale: udienza preliminare rinviata per il caso Open Arms</a></li><li><a href="https://it.euronews.com/2020/03/10/coronavirus-salvini-vs-salvini-venite-in-italia-anzi-no-chiudiamo-tutto?utm_source=rss&utm_medium=rss">Coronavirus, Salvini vs. Salvini: &#8220;Venite in Italia&#8221;. Anzi no: &#8220;Chiudiamo tutto&#8221;</a></li></ul>



<p>Salvini è già comparso in tribunale il 3 ottobre 2020, a Catania, nell&#8217;ambito dell&#8217;udienza preliminare sulla richiesta di rinvio a giudizio per il caso della nave Gregoretti e dei suoi 131 migranti a bordo. La ONG ritiene che il politico italiano abbia bloccato l&#8217;ingresso in porto alla Open Arms per un proprio tornaconto elettorale.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://static.euronews.com/articles/stories/05/32/33/56/808x454_cmsv2_aecba6c5-e2fd-57a9-9be1-1cd3f4759ed2-5323356.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="AP Photo"/><figcaption><em>La sindaca di Barcellona, ada Colau, con il direttore di Open Arms, il 27 gennaio 2020</em>AP Photo</figcaption></figure>



<p>L&#8217;avvocato di Salvini, Giulia Bongiorno, sostiene che la decisione sia stata presa in blocco da tutto il governo, e che non si sia trattata di un&#8217;iniziativa singola dell&#8217;allora ministro dell&#8217;Interno. Sottolinea inoltre che la Open Arms rifiutò altre alternative di porto di sbarco e che, avendo effettuato il salvataggio in acque libiche e maltesi, ed essendo imbarcazione battente bandiera spagnola, non avrebbe dovuto cercare un porto sicuro in Italia.</p>



<p>L&#8217;udienza preliminare del processo Open Arms si è già tenuta, anche se brevemente; tuttavia, il magistrato ha deciso di rinviare la seduta al prossimo 20 marzo 2021. Il luogo scelto è stato simbolico, ovvero il bunker del carcere Ucciardone di Palermo, dove si tenne il maxiprocesso contro la mafia negli anni &#8217;80.</p>



<h2>Cronologia dei fatti dell&#8217;agosto 2019</h2>



<p>Nell&#8217;agosto 2019, Salvini negò per 21 giorni lo sbarco ad Open Arms sull&#8217;isola di Lampedusa ai circa 160 migranti a bordo, salvati dalla Ong da un naufragio. Dopo una serie di evacuazioni parziali, per ragioni medico-sanitarie, rimasero alla fine a bordo 90 persone. Negli ultimi tre giorni, con la barca alla fonda a soli 800 metri dal porto, diversi migranti si buttarono in mare per raggiungere la terraferma.</p>



<p>La prima offerta del governo spagnolo di concedere un porto di sbarco per i migranti arrivò dopo 17 giorni di odissea, ma la Open Arms si rifiutò di fare rotta verso i porti di Algeciras e Mahon, considerati troppo lontani.</p>



<p>L&#8217;equipaggio giustificò la propria decisione per ragioni legate alla sicurezza di chi era a bordo e all&#8217;impossibilità per la barca di effettuare un viaggio così lungo. Open Arms denunciò anche lo stato di prostrazione fisica e psicologica sia dell&#8217;equipaggio sia dei migranti salvati a causa del lungo protrarsi del braccio di ferro politico e diplomatico.</p>



<p>Madrid si decise ad inviare la nave della Marina spagnola &#8220;Audaz&#8221; per prendere in carico i migranti e scortare la &#8220;Open Arms&#8221; fino al porto di Maiorca, ma alla fine, nella notte del 20 agosto, la procura di Agrigento diede il via libera agli 83 migranti rimasti a bordo di sbarcare a Lampedusa, mettendo fine all&#8217;odissea.</p>



<p>Il procuratore di Agrigento prese questa decisione dopo essere salito a bordo della nave spagnola, accompagnato da diversi medici, per verificare le condizioni dei migranti e la situazione a bordo.</p>
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		<title>Assange non verrà estradato</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jan 2021 08:47:12 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/154738140-9b7f2f21-68dd-46a8-a9f4-b3a9f78209d6.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14946" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/154738140-9b7f2f21-68dd-46a8-a9f4-b3a9f78209d6.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/154738140-9b7f2f21-68dd-46a8-a9f4-b3a9f78209d6-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></figure>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Partiamo da Chalsea Manning, la fonte che, nel 2010, ha passato a Julian Assange e a WikiLeaks molto materiale riservato grazie al ruolo di analista di intelligence durante le operazioni militari statunitensi in Iraq; è stata arrestata &#8211; in condizioni lesive dei diritti umani &#8211; con accuse riguardanti la sicurezza nazionale; è stata, poi, rilasciata, dopo sette anni e quattro mesi, nel 2017, per grazia di Barak Obama; ritorna in carcere nel 2019 per non aver testimoniato di fronte al Gran Giury a proposito di WikiLeaks, ritrovando la libertà nel marzo 2020.</p>



<p>Edward (Joseph) Snowden è un informatico e attivista americano, ex tecnico della CIA che, nel 2013, ha rivelato altri documenti secretati, in particolare riguardanti un programma di intercettazione telefonica tra USA e Europa e altri programmi di sorveglianza Internet. Il giorno del suo 30mo compleanno viene accusato di aver violato l&#8217;Espionage Act e di furto di proprietà del governo; ha ottenuto il diritto di asilo a Mosca, dove ora lavora e si è sposato, e ha costituito la Freedom of the Press Foundation, di cui è presidente, un&#8217;organizzazione, con sede a San Francisco, che ha lo scopo di proteggere i giornalisti dalla sorveglianza del governo.</p>



<p>E arriviamo a Julian Assange: personalità controversa, che ieri &#8211; 4 gennaio 2021 &#8211; ha visto concludersi il processo a suo carico con le accuse, da parte degli Stati Uniti, ancora una volta, della diffusione di files riservati. Accuse da parte degli Stati Uniti con l&#8217;avallo del Regno Unito. Gli USA hanno già fatto ricorso. </p>



<p>La Corte ha deliberato che Assange non verrà estradato, rimarrà a Londra, a causa delle sue cagionevoli condizioni di salute, ma la vera questione, cruciale, riguarda il Diritto all&#8217;informazione da parte dei giornalisti e degli organi di stampa e il diritto dei cittadini ad essere informati correttamente.</p>



<p>Uno dei fondamenti deontologici del Giornalismo è quello di proteggere le fonti, se queste sono accertate e verificate; ricordiamoci che quarant&#8217; anni fa la pubblicazione dei Pentagon Papers sulla guerra in Vietnam ha strappato il velo di Maya sulla necessità degli interventi militari americani in tema di politica estera (e anche interna), per fare un esempio. Oggi, invece, si tace la censura, si tacciono gli arresti e le violazioni dei diritti fondamentali in quegli Stati che si dicono “democratici”. Nell&#8217;epoca della iper-tecnologi e del liberismo sfrenato non capiamo quando è utile porre confini alle parole e alle idee e quando, invece, è controproducente. Per la trasparenza e la Giustizia contro la mancanza di Etica di certi (troppi) governi.</p>
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		<title>Campagna di Amnesty International per annullare le accuse contro Assange e impedirne l’estradizione</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Feb 2020 09:03:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p> Amnesty International Alla vigilia dell’udienza sull’estradizione di&#160;Julian Assange&#160;abbiamo lanciato una&#160;campagna&#160;per&#160;chiedere alle autorità degli Usa&#160;di&#160;annullare tutte le accuse&#160;di spionaggio o relative a questo reato in modo che egli sia prontamente&#160;rilasciato. Se quelle accuse non venissero&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1></h1>



<p> <a href="https://www.pressenza.com/it/author/amnesty-international/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Amnesty International</a></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xUS-Anklage_gegen_Julian-Assange_Totalangriff_auf_Pressefreiheit-720x508.jpg.pagespeed.ic.aakp80QGEn.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Campagna di Amnesty International per annullare le accuse contro Assange e impedirne l’estradizione"/></figure>



<p>Alla vigilia dell’udienza sull’estradizione di&nbsp;<strong>Julian Assange</strong>&nbsp;abbiamo lanciato una&nbsp;<strong>campagna</strong>&nbsp;per&nbsp;<strong>chiedere alle autorità degli Usa</strong>&nbsp;di&nbsp;<strong>annullare tutte le accuse</strong>&nbsp;di spionaggio o relative a questo reato in modo che egli sia prontamente&nbsp;<strong>rilasciato</strong>.</p>



<p>Se quelle accuse non venissero annullate, le autorità del Regno Unito dovrebbero&nbsp;<strong>assicurare che Julian Assange non sia estradato negli Usa</strong>, dove rischia di subire gravi violazioni dei diritti umani.</p>



<p>“<em>Gli incessanti tentativi del governo Usa di processare Julian Assange per aver reso pubblici documenti riguardanti anche possibili crimini di guerra commessi dalle forze armate statunitensi non sono altro che un assalto su larga scala al diritto alla libertà d’espressione</em>“, ha dichiarato in una&nbsp;<a href="https://www.amnesty.it/amnesty-international-lancia-una-campagna-per-annullare-le-accuse-nei-confronti-di-julian-assange/?utm_source=rss&utm_medium=rss">nota stampa</a>&nbsp;<strong>Massimo Moratti</strong>, vicedirettore di Amnesty International per l’Europa.</p>



<p>“<em>Il potenziale effetto raggelante verso i giornalisti e altre persone che denunciano le malefatte dei governi rendendo note informazioni ricevute da fonti credibili potrebbe avere profonde conseguenze sul diritto delle opinioni pubbliche a conoscere cosa stanno facendo i loro governi. Tutte le accuse mosse nei confronti di Julian Assange a seguito di tali attività devono essere annullate</em>“, ha aggiunto Moratti.</p>



<p>Le&nbsp;<strong>accuse contro Julian Assange</strong>&nbsp;derivano direttamente dalla&nbsp;<strong>pubblicazione di documenti segreti</strong>&nbsp;nell’ambito del suo lavoro con&nbsp;<strong>Wikileaks</strong>, attività che in quanto tale e di per sé non dovrebbe essere punita e che il&nbsp;<strong>giornalismo investigativo</strong>&nbsp;porta regolarmente avanti nell’ambito professionale.</p>



<p>“<em>Tutte le accuse su cui si fonda la richiesta di estradizione degli Usa dovrebbero essere annullate per consentire il pronto rilascio di Julian Assange. In caso contrario, le autorità britanniche hanno l’obbligo chiaro e inequivocabile di non trasferire Julian Assange negli Usa, dove egli rischia di subire gravi violazioni dei diritti umani</em>“, ha precisato Moratti.</p>



<p>“<em>Negli Usa, Julian Assange potrebbe essere sottoposto a condizioni detentive equivalenti a maltrattamento e tortura, compreso l’isolamento prolungato. Anche il rischio di subire un processo iniquo è molto concreto, data la campagna ostile promossa nei confronti di Julian Assange da funzionari Usa fino ai più alti livelli, che ha fortemente compromesso il suo diritto alla presunzione d’innocenza</em>“, ha concluso Moratti.</p>



<p>Alla vigilia dell’udienza sull’estradizione, abbiamo pubblicato il nostro&nbsp;<a href="https://www.amnesty.it/appelli/annullare-le-accuse-contro-julian-assange/?utm_source=rss&utm_medium=rss">appello</a>&nbsp;per chiedere agli Usa di&nbsp;<strong>annullare tutte le accuse contro Julian Assange</strong>.</p>



<p>Aggiungiamo che le norme e gli standard del&nbsp;<strong>diritto internazionale</strong>&nbsp;<strong>vietano il trasferimento di una persona verso un altro paese</strong>&nbsp;dove questa possa&nbsp;<strong>rischiare di subire gravi violazioni dei diritti umani</strong>. Se Julian Assange venisse estradato o trasferito in qualsiasi altro modo negli Usa, il Regno Unito violerebbe questo divieto.</p>
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		<title>In piazza per dire NO al decreto Pillon</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Nov 2018 07:25:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sabato scorso, 10 novembre, è stata indetta una manifestazione nazionale, a Roma, per contrastare il decreto Pillon, arrivato in commissione Giustizia del Senato lo scorso 10 settembre 2018. Il senatore leghista, già noto per&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato scorso, 10 novembre, è stata indetta una manifestazione nazionale, a Roma, per contrastare il decreto Pillon, arrivato in commissione Giustizia del Senato lo scorso 10 settembre 2018.</p>
<div id="Sezione1" dir="LTR">
<p>Il senatore leghista, già noto per le sue prese di posizione contro le unioni civili e l’aborto, ha difeso il disegno di legge perché, a suo parere, avrebbe l’obiettivo di diminuire la conflittualità tra i genitori.</p>
</div>
<div id="Sezione2" dir="LTR">
<p>“Indipendentemente dai rapporti intercorrenti tra i due genitori, il figlio minore, nel proprio esclusivo interesse morale e materiale, ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con il padre e con la madre, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambe le figure genitoriali, con paritetica assunzione di responsabilità e di impegni e con pari opportunità. Ha anche il diritto di trascorrere con ciascuno dei genitori tempi paritetici o equipollenti, salvi i casi di impossibilità materiale”, si legge all’articolo 11. Il giudice deve assicurare il diritto del minore di trascorrere “tempi paritetici in ragione della metà del proprio tempo, compresi i pernottamenti, con ciascuno dei genitori. Salvo diverso accordo tra le parti, deve in ogni caso essere garantita alla prole la permanenza di non meno di dodici giorni al mese, compresi i pernottamenti, presso il padre e presso la madre”, si legge ancora.</p>
<p>Il ddl Pillon si propone, inoltre, di contrastare il fenomeno dell’alienazione genitoriale: “Nelle situazioni di crisi familiare il diritto del minore ad avere entrambi i genitori finisce frequentemente violato con la concreta esclusione di uno dei genitori (il più delle volte il padre) dalla vita dei figli e con il contestuale eccessivo rafforzamento del ruolo dell’altro genitore”, si legge all’articolo 12.</p>
<p>Dal punto di vista economico, la cifra forfettaria stabilita automaticamente, verrebbe sostituita da un assegno calcolato ad hoc sui figli e sul progetto che i genitori hanno su di loro. La cifra stabilita sarà poi divisa equamente tra i genitori, in base a quanto guadagnano. Se una donna è priva di reddito, tutte le spese toccheranno al padre, che pagherà direttamente le spese vive o una cifra a fronte di fattura.</p>
</div>
<div id="Sezione3" dir="LTR">
<p>L&#8217;affermazione di Pillon, secondo noi piuttosto grave, è la seguente:</p>
</div>
<p>“In caso di violenza domestica non ci può essere affido condiviso. Ma le dico di più: vogliamo punire tanto la violenza quanto le false accuse di violenza”, dichiarazione rilasciata in un’intervista a Vanity Fair, riferendosi a quelle accuse che lui definisce strumentali, “usate come minaccia per ottenere la custodia del figlio e alienarlo dal partner”.</p>
<p><em>“Donne che, dopo aver lasciato e denunciato l’ex partner per violenza domestica, si vedono giudicate a loro volta per “false accuse” dagli stessi psicologi e assistenti sociali che nelle loro perizie indicano queste donne non vittime di violenza ma alienanti, ovvero donne che vogliono soltanto (non si sa perché) allontanare i figli dal padre. Qualche mese fa il tribunale di Lucca ha revocato l’allontanamento di un bambino che stava per essere spostato in una casa famiglia perché si rifiutava di vedere il padre, in quanto gli assistenti sociali non avevano minimamente calcolato la violenza subita dalla mamma di cui era stato testimone il piccolo, e anzi per loro era lei che alienava il minore impedendogli di vedere il padre”,</em> si legge sul sito de La27Ora in un articolo di Luisa Betti Dakli. Come risposta, diremmo, alla dichiarazione del senatore.</p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/20181020_113755-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11641" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/20181020_113755-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="640" height="360" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/20181020_113755-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/20181020_113755-1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></span></span></span></p>
<p>Su Change.org è comparsa una petizione online lanciata da Di.Re. Donne in rete contro la violenza che sottolinea proprio questo aspetto. &#8220;Il DDL fa pensare che chi ha redatto il testo sia completamente decontestualizzato e non tenga conto di cosa accade nei tribunali, nei territori e soprattutto tra le mura domestiche&#8221;, accusa l&#8217;associazione, e &#8220;se approvato&#8221; il dispositivo normativo &#8220;comporterebbe quindi per una gran parte delle donne, in particolare per quelle con minori opportunità e risorse economiche, l’impossibilità di fatto a chiedere la separazione e a mettere fine a relazioni violente determinando il permanere in situazioni di pregiudizio e di rischio in aperta contraddizione con l’attenzione alla sicurezza tanto centrale per questo governo&#8221;.</p>
<p>Il ddl rischia di ostacolare anche le separazioni consensuali. Cristina Obber, giornalista e scrittrice esperta di tematiche femminili, sempre su La 27esima Ora del Corriere della Sera ne ha evidenziato i limiti, dalle lungaggini burocratiche ad esempio per cambiamenti nel piano genitoriale nel caso di piccole variazioni quotidiane nella routine del minore, ai rischi per i bambini di finire a fare il pendolari tra una casa e l&#8217;altra dei due genitori per vedersi assicurati quei tempi &#8220;pariteteci&#8221; che magari prima della separazione non erano minimamente garantiti, fino all&#8217;aumento vertiginoso dei costi delle separazioni che metterebbero &#8220;in difficoltà uomini e donne con redditi limitati (soprattutto donne visto che nel nostro paese il gap occupazionale è ancora forte) acuendo le situazioni di povertà, con ricadute anche sui minori&#8221;.</p>
<p>Il ddl è sicuramente un caso politico che vede coinvolti Lega, M5S e le altre parti, ma a noi come sempre, interessano le ripercussioni sulle persone: il disegno di legge non tutela le donne e i minori ed è anche un testo che cancella anni e anni di lotte e di conquiste per la parità di genere oltre – checchè se ne dica – per la tutela della famiglia, di qualsiasi tipologia di nucleo familiare si voglia parlare.</p>
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		<title>Le Ong rispondono a testa alta alle accuse, continuando a salvare vite umane.</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Apr 2017 08:37:19 +0000</pubDate>
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<tbody>
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<td>
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<tbody>
<tr>
<td>
<div style="color: #555555; line-height: 120%; font-family: Arial,'Helvetica Neue',Helvetica,sans-serif;">
<div style="text-align: left; color: #555555; line-height: 14px; font-family: Arial,'Helvetica Neue',Helvetica,sans-serif; font-size: 12px;">
<p>L&#8217;Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale “AOI”, il Coordinamento italiano delle Ong internazionali <strong>“CINI”</strong>, <strong>“LINK 2007</strong> Cooperazione in rete”, in rappresentanza delle Ong e Osc impegnate in cooperazione internazionale, aiuto umanitario e accoglienza di rifugiati e migranti, <strong>esprimono indignazione e condanna in merito alle gravi dichiarazioni e accuse di alcuni parlamentari e personaggi politici</strong> nei confronti delle Ong umanitarie che con navi private soccorrono in mare i naufraghi provenienti dalle coste libiche, vittime dei trafficanti.</p>
<p><strong>In particolare ci riferiamo alle dichiarazioni dell’on. Luigi di Maio, del M5S, Vice Presidente della Camera.</strong> Sue le parole: <em>&#8220;le organizzazioni non governative sono accusate di un fatto gravissimo, sia dai rapporti Frontex che dalla magistratura, di essere in combutta con i trafficanti di uomini, con gli scafisti, e addirittura, in un caso e in un rapporto, di aver trasportato criminali&#8221;</em>. Egli definisce ‘ipocrita’ chi intende difenderle, dimostrando il grado di superficialità, ignoranza della realtà e strumentalizzazione che sta diffondendosi anche ai più alti livelli istituzionali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Esprimiamo pubblicamente e con forza il nostro pieno sostegno alle Ong impegnate nei soccorsi in mare</strong>, che da qualche mese stanno subendo attacchi gravissimi e non giustificati per il solo fatto di salvare vite umane. Il presunto “ruolo oscuro” che viene genericamente loro addebitato dimostra la volontà di denigrare il mondo dell’umanitarismo, che per definizione agisce secondo i principi di umanità, imparzialità, non discriminazione, indipendenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’aumento drammatico delle morti in mare e le migliaia di salvataggi a seguito dei naufragi dei barconi dei trafficanti &#8211; dovuti anche alla <strong>mancanza di canali regolari di ingresso in Europa</strong> &#8211; sono da alcuni ormai considerati una normalità e si rischia l’assuefazione a queste tragedie evitabili e alle sofferenze che esse comportano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma c’è chi, nella società, nella politica e nei media non accetta questo tipo di “normalità” e non tollera il rumore sguaiato e grossolano di chi, senza avere alcuna visione, strategia politica e capacità propositiva, si rifiuta di guardare la realtà e di affrontarla salvaguardando i valori di umanità e solidarietà, che sono alla base della nostra convivenza. A loro facciamo appello, a livello governativo, politico, sociale, mediatico, perché si uniscano a noi nel <strong>reagire a questa deriva che colpevolizza ingiustamente e strumentalizza le Ong, invece di interrogarsi sulle responsabilità delle politiche europee in relazione alle morti in mare.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>E’ di fronte al ritiro delle istituzioni, a politiche migratorie fallimentari e alle scelte prevalentemente securitarie e di corto respiro dell’Unione europea e degli Stati membri, che <strong>alcune Ong italiane ed europee si sono sentite in dovere di avviare nel Mediterraneo centrale attività di ricerca e soccorso di bambini, donne e uomini in balia delle onde</strong> e in grave pericolo di vita. Dando così fastidio a chi, pur di limitare gli arrivi, è disposto a chiudere gli occhi di fronte all’enorme tragedia umanitaria che, in definitiva, rappresenta il declino della nostra civiltà e dei suoi valori.<br />
<strong>L’operato delle Ong, coordinato con i centri istituzionali operativi, non è purtroppo sufficiente per affrontare la tragedia del traffico di vite umane</strong> nel Mediterraneo occidentale, ma certamente ha contribuito e contribuisce in modo significativo a far sì che il numero di persone inermi in fuga da violenza, guerra e povertà non sia spaventosamente più ampio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nonostante le “notizie” di reati che vengono fatte circolare, <strong>finora nessuna Ong risulta essere stata accusata dalla magistratura.</strong> Qualora la magistratura stessa dovesse rilevare elementi a suo parere tali da procedere contro alcune,<strong> la nostra ferma richiesta è che venga fatta chiarezza al più presto.</strong> Ma con la medesima enfasi oggi chiediamo che <strong>cessi immediatamente ogni forma di generica denigrazione e diffamazione a mezzo stampa per pura strumentalizzazione politica.</strong> Le audizioni parlamentari in corso presso la Commissione Difesa del Senato stanno contribuendo a verificare l’operato delle singole Ong e chiarire eventuali equivoci ed escludere compromissioni delle organizzazioni umanitarie nei traffici di vite umane.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Certamente l’Agenzia europea Frontex non ha mai definito ‘taxi del mare’ le imbarcazioni delle Ong, come invece l’on. Di Maio ha scritto e detto in questi giorni.</strong><br />
Ricordiamo che anche l’operazione militare italiana di salvataggio “Mare Nostrum” è stata accusata nel settembre 2014 da Frontex di produrre un effetto di <em>pull factor</em>, inducendo indirettamente i trafficanti a portare sui gommoni un numero maggiore di persone nella certezza della loro ‘salvezza’ da parte delle navi militari italiane vicine alle acque libiche. Ma con la chiusura di “Mare Nostrum”, nel novembre dello stesso anno, le partenze sono continuate e perfino aumentate, contraddicendo oggettivamente la valutazione di Frontex. <strong>E’ la vicinanza dell’Europa il vero <em>pull factor</em> e le istituzioni politiche europee e italiane dovrebbero ben saperlo.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le Ong impegnate nel soccorso in mare hanno più volte ribadito che non vi è, né potrebbe esserci, alcun interesse economico lucrativo nelle loro attività, rendendosi inoltre disponibili a qualsiasi controllo istituzionale in merito. Sono in mare per sopperire alla decisione di Frontex di <em>“vigilare, non salvare”</em>, operano in stretto raccordo con la nostra Guardia Costiera e le Capitanerie di porto, come confermato dal comando di Eunavfor Med.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le loro attività di salvataggio sono realizzate con fondi privati, con il sostegno di fondazioni e attraverso libere donazioni di cittadini, senza finanziamenti pubblici.</strong> I vertici della Guardia di Finanza, ascoltati dalla Commissione Difesa del Senato, hanno poi <strong>negato l’esistenza all’oggi di prove di collegamenti fra Ong e organizzazioni che gestiscono il traffico di migranti</strong>, come invece si continua subdolamente ad affermare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel nostro ruolo di rappresentanti di importanti reti di Ong e Organizzazioni della Società Civile, nel condannare la superficialità e la gravità delle citate affermazioni denigratorie delle attività umanitarie di ricerca e salvataggio delle Ong &#8211; oggi anche a livello di alte responsabilità istituzionali &#8211; <strong>ribadiamo l’esigenza che esse siano valutate dal Parlamento italiano: per la gratuità delle accuse che contengono e per la conseguente distorta informazione mediatica.</strong> Quest’ultima rischia di minare la fiducia dei cittadini e dei nostri stessi sostenitori in merito all’onestà, la trasparenza, l’efficacia degli interventi umanitari e di cooperazione internazionale, <strong>allontanando l’opinione pubblica dal ‘farsi protagonista’ della solidarietà attiva e della cooperazione per lo sviluppo dei Paesi più poveri</strong>, vero argine alle migrazioni della disperazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Silvia Stilli – Portavoce AOI<br />
Antonio Raimondi – Portavoce CINI<br />
Paolo Dieci – Presidente Link 2007</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
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</td>
</tr>
</tbody>
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</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>#FreeGabriele</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Apr 2017 15:26:42 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> chiede pubblicamente che la Farnesina dia notizie certe sul giornalista Gabriele Del Grande, fermato già da nove giorni in Turchia. E chiede che lo faccia tornare presto in Italia dalla sua famiglia.</p>
<p>#FreeGabriele</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/04/18/freegabriele/">#FreeGabriele</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Altri giornalisti arrestati e torturati in Egitto</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2016/10/04/altri-giornalisti-arrestati-e-torturati-in-egitto/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2016 06:38:10 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/20160425_EST_TN01_0009.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7065" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-7065" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/20160425_EST_TN01_0009.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="(141128) -- ALEXANDRIA, Nov. 28, 2014 (Xinhua) -- Egyptian security forces guard on streets in Alexandria, the second largest city of Egypt, on Nov. 28, 2014. Egypt's army and police have taken high security measures and deployed across the country's main squares and government buildings due to the calls for holding massive anti-government protests on Friday by the ultraconservative Islamist group Salafist Front. (Xinhua/Asmaa Abdelatif)" width="600" height="338" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/20160425_EST_TN01_0009.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/20160425_EST_TN01_0009-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
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<p align="CENTER">
<p align="RIGHT">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>L&#8217;illusione che incarcerare i giornalisti cambierà la realtà </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>è una falsa speranza</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">”</span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Joel Simon, direttore esecutivo Commette Protect Jounalist</span></span></p>
<p align="RIGHT">
<p style="text-align: left;" align="RIGHT">di Monica Macchi</p>
<p align="RIGHT">
<p align="JUSTIFY">Il ​​26 settembre durante le riprese nei pressi del Sindacato dei giornalisti nel centro del Cairo sono stati arrestati i fotogiornalisti Hamdy Mokhtar, Mohamed Hassan e Osama al-Bishbishi e il giorno dopo il corrispondente Noura Nasser: tutti con l’accusa di “pubblicazione di notizie false”: in realtà stavano intervistando i passanti sulle ultime iniziative del Presidente Abdel Fattah el-Sisi. Per il momento sono in detenzione preventiva per 15 giorni rinnovabili e si sono aggiunte le accuse di appartenenza ad un’organizzazione vietata, incitamento alla violenza e terrorismo on-line. L’avvocata Fatima Hassan (sorella di Mohamed) ha detto che tutti giornalisti sono stati picchiati, presi a calci e sottoposti a scariche elettriche ma in particolare si sono accaniti contro Hamdy Mokhtar, fotografo freelance per il quotidiano el-Shaab el-Jadeed, già arrestato nel luglio 2015, mentre aspettava all&#8217;obitorio l&#8217;arrivo di corpi di presunti membri dei Fratelli Musulmani uccisi dalle forze di sicurezza e nel gennaio 2016 sempre per pubblicazione di notizie false.</p>
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