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	<title>africano Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. L&#8217;Africa delle donne</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Sep 2020 06:53:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Le donne insieme a me in questa foto sono donne forti, lavoratrici instancabili e portatrici di diritti e uguaglianza per coloro che, ancora, non credono nella parità dei sessi. In strada.&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG_20180103_173453-1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14661" width="635" height="476" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG_20180103_173453-1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG_20180103_173453-1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG_20180103_173453-1-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG_20180103_173453-1-1536x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG_20180103_173453-1-2048x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 635px) 100vw, 635px" /><figcaption>sdr</figcaption></figure></div>



<p><em>Le donne insieme a me in questa foto sono donne forti, lavoratrici instancabili e portatrici di diritti e uguaglianza per coloro che, ancora, non credono nella parità dei sessi.</em></p>



<p><em>In strada.</em> Mia madre usava sempre questo lemma per chiedermi di andare a fare un po’ di spesa. Il centro del paese, l’unica strada asfaltata: l’unico punto del paese in cui si potevano trovare alcuni negozietti con beni di prima necessità, una bottega anni ‘90, un macellaio e una piccola cartoleria.</p>



<p>Anche se ad oggi questa accezione si è un po’ persa &#8211; le strade asfaltate sono praticamente tutte &#8211; viaggiando, torna il senso delle dolci parole di mia madre.</p>



<p>In Senegal, ma non solo, <em>in strada</em> (quindi, dove inizia l’asfalto) puoi trovare macellerie, botteghe, diversi <em>tailleur </em>e molte, moltissime donne che dietro al loro banchettino di legno vendono verdura, frutta, frittelle dolci e altre delizie fritte. Donne bellissime nei loro vestiti colorati che avvolgono frittelle in fogli di giornale, prendono 100 Cfa e proseguono con il cliente successivo.</p>



<p>Questa scena di tipica vita africana più di una volta ha fatto sorgere in me molteplici domande su cosa realmente si nascondesse dietro quel banchetto. Donne contente di lavorare fuori casa friggendo frittelle per tutta la vita o donne che vorrebbero fare di più ma che si sono abituate a questo stile di vita?</p>



<p>Essere donna in Africa può essere faticoso, può significare lottare giornalmente per ottenere gli stessi diritti di un uomo, può significare ingiustizia e sottomissione. Ma può anche significare amore, famiglia e rispetto.</p>



<p>Spostandosi dal Senegal verso altri Paesi africani, magari tra i più radicali, troviamo donne non incluse nella società, che ancora oggi, nel 2019, risulta prettamente maschilista e ostile al cambiamento.</p>



<p>La condizione femminile in Africa non è riassumibile per grandi settori, non si può affermare, come fanno molti, che in Africa subsahariana le donne siano più rispettate rispetto alle donne dell’Africa centrale. L’approccio al mondo femminile è vario e difforme in tutto il continente.</p>



<p>Come abbiamo visto, in Senegal le donne possono lavorare e guadagnare, seppur in maniera discreta, a differenza di altri Paesi in cui questo è vietato. Nella carta costituzionale ghanese, per esempio, si leggono pari diritti per donne e uomini ma, nella realtà, questi diritti si affievoliscono sempre di più uscendo dalle città e addentrandosi nei villaggi, dove possiamo trovare mamme con circa 5 figli a testa e con un’età media di 20 anni, costrette a rimanere a casa con i figli, senza possibilità di crescere e lavorare.</p>



<p>A dispetto della lentezza del cambiamento di mentalità che si sta avendo in quasi tutta l’Africa, non si deve essere pessimisti rispetto alla possibilità di avere in futuro un vero partenariato fra uomini e donne fondato non solo sull’uguaglianza dei diritti ma su quella nei fatti.</p>



<p>Le prime conquiste sono arrivate già nell’anno passato: a partire dalla stessa Dakar che ha visto il primo sindaco donna nella persona di Soham El Wardini.</p>



<p>Dopo Soham il nome di Sahle-Work Zewde imperversò su tutti i giornali internazionali, come la prima donna presidente dell’Etiopia e unico capo di stato donna in carica in tutto il continente Africano. L’elezione di Sahle arrivò in un momento storico molto importante, una settimana dopo che Abiy Ahmad, primo ministro riformista, nominò un gabinetto in cui metà dei posti furono attribuiti a delle donne.</p>



<p>Le donne africane sono, quindi, spesso costrette in un mondo maschilista e ostile, le donne africane sono mamme dolcissime che stanno a capo di tutta la famiglia.<br>Le donne africane sono colorate, aperte e fondamentali per il futuro dell’intero continente.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221; La profondità di uno sguardo</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Sep 2019 06:45:57 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="767" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/LRM_EXPORT_207371326378425_20190903_085946399-1-767x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12987" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/LRM_EXPORT_207371326378425_20190903_085946399-1-767x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 767w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/LRM_EXPORT_207371326378425_20190903_085946399-1-225x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/LRM_EXPORT_207371326378425_20190903_085946399-1-768x1025.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/LRM_EXPORT_207371326378425_20190903_085946399-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1751w" sizes="(max-width: 767px) 100vw, 767px" /></figure>



<p>Intervista a Liberty Shuro, artista zimbabwiano che mette su carta gli sguardi e i movimenti degli animali della sua vicina foresta. Disegnatore autodidatta, ha da poco varcato i confini dello Zimbabwe grazie a molte gallerie d’arte (compresa la galleria “Picta, grafica d’autore” di Torino) che lo reclamano. Un ragazzo determinato e intelligente che ama il suo paese e che ha come obiettivo quello di impressionare le persone attraverso gli sguardi degli animali che disegna.</p>



<p><em>Nella difficile situazione del tuo paese, un artista come te riesce a sopravvivere?</em></p>



<p>Per un artista è difficile sopravvivere e fare affari soprattutto in questo momento storico in cui l&#8217;economia è in crisi. E’ una sfida continua ma non io mi arrendo, se ti fai un nome e fai del buon marketing puoi sopravvivere. La sfida più grossa per gli artisti è, appunto, la pubblicità, perché essere un artista ed essere un uomo d&#8217;affari sono due cose diverse. La triste realtà è che il talento da solo non fa soldi né vendite, un artista nel 2019 deve conoscere almeno i concetti di base del business e capire come funziona per generare vendite e successo.</p>



<p>
<em>I
tuoi clienti, ammiratori dei tuoi disegni, sono tutti stranieri o
riesci a vendere anche a gente del posto?</em></p>



<p>La maggior parte delle richieste di acquisto dei miei quadri proviene sicuramente da stranieri, ma riesco a vendere anche a persone del posto, soprattutto in occasione di mostre e gallerie d&#8217;arte locali. La situazione economica in cui si trova oggi lo Zimbabwe rende più difficile l’acquisto di arte (in qualsiasi forma), ma, nonostante questo, continuo a fare marketing online per raggiungere più persone possibili, vicine o lontane che siano, con lo scopo di aumentare le vendite e, soprattutto farmi conoscere.</p>



<p>
<em>Le
tue opere sono state esposte in Europa, anche nella nostra Torino.</em></p>



<p> <em>L&#8217;europeo medio, che in molti casi non ha mai visto dal vivo molti degli animali che disegni, è stupito e incuriosito dalla profondità dello sguardo dei tuoi animali.</em></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="640" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/1-1024x640.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12988" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/1-1024x640.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/1-300x188.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/1-768x480.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1507w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>
<em>Percepisci
questa curiosità?</em></p>



<p>
Percepisco
tantissima curiosità dagli stranieri.</p>



<p>Spesso guardo i miei lavori e mi chiedo come possano provocare tanto stupore e come io riesca a creare tale illusione di profondità e realtà in 3D su un semplice pezzo di carta.</p>



<p>Ogni tanto mi fermo a pensare anche a cosa accadrebbe se chi rimane stupido dai miei disegni incontrasse dal vivo un elefante o una scimmia. Non per vantarmi ma la verità è che le sensazioni sarebbero molto simili, gli sguardi che disegno arrivano al cuore, quasi come ritrovarsi veramente davanti ad un animale della foresta.</p>



<p>
<em>Hai
mai pensato di lasciare lo Zimbabwe e trasferirti in Europa per
perseguire il tuo sogno e diventare un artista a 360 gradi?</em></p>



<p>
È
sempre stato il mio sogno esplorare il mondo, in particolare
l&#8217;Europa, con lo scopo di far conoscere la mia arte e la mia cultura.
Ho raggiunto alcuni obiettivi che mi ero prefissato e Sì, sarei
disposto anche a trasferirmi per lavoro, lasciando lo Zimbabwe e
portando con me solo i miei quadri e la mia cultura. Sto già
lavorando per far sì che questo avvenga ed essere riuscito ad
organizzare delle mostre in Europa fa crescere le mie speranze perché
la gente inizia a conoscermi e ad incuriosirsi.</p>



<p>
L&#8217;arte è
sempre stata e sarà per sempre la mia passione, non posso vivere
senza di essa.</p>
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		<title>Al Fespaco vince il cinema africano</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Mar 2019 06:51:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Giuseppe Acconcia Direttamente da Ouagadougou «È come sempre un festival rivoluzionario», è stato il commento dell&#8217;attore Al Assane Sy in occasione della chiusura della 26esima edizione del Festival di cinema pan-africano (Fespaco) di&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12178" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="1786" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861-215x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 215w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861-768x1072.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861-734x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 734w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">di Giuseppe Acconcia</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Direttamente da Ouagadougou</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«È come sempre un festival rivoluzionario», è stato il commento dell&#8217;attore Al Assane Sy in occasione della chiusura della 26esima edizione del Festival di cinema pan-africano (Fespaco) di Ouagadougou. Se tutte le attese per i cinquant&#8217;anni (1969-2019) dall&#8217;avvio di una delle manifestazioni storiche e più significative di cinematografia africana facevano pensare ad una vittoria del film “Desrances” della regista burkinabé, Apolline Traore, accolto con grande calore dal pubblico del Cine Burkina e nella magnifica sala all&#8217;aperto dell&#8217;Istituto francese, a vincere l&#8217;Etalon d&#8217;oro di Yennenga</span><b> </b><span style="font-size: medium;">è stato il film “The mercy of the jungle” di Joel Karekezi. «Un film di guerra e non sulla guerra» ci ha spiegato il critico senegalese, Baba Diop. Nel pieno del conflitto in Rwanda tra tutsi e hutu, il sergente Xavier, eroe di guerra ruandese, e il giovane soldato semplice Faustin si trovano in territorio nemico nel pieno della giungla. Soli e senza risorse, attraversando l&#8217;immensa e ostile giungla congolese, sono costretti a sfuggire ad agguati, alla malaria e alla violenza dei loro stessi commilitoni. Uno sguardo lucido e disincantato su un conflitto le cui ferite sono ancora aperte, che è valso anche il premio come migliore attore al protagonista, Marc Zinga. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Se l&#8217;edizione del 2017 aveva visto la vittoria del cineasta senegalese, Alain Gomis con Felicité, poi accolto in patria come un «eroe», è stato il cinema nord-africano ad avere ampio spazio in questa edizione, ricca di pubblico e con misure di sicurezza alle stelle del Fespaco, con ben due film premiati tra i migliori tre: l&#8217;egiziano Karma di Khaled Youssef, e il tunisino Fatwa di Ben Mohmound. L&#8217;allievo di Youssef Chahine in Karma racconta la storia di due uomini, entrambi interpretati da Amr Saad, che vivono uno, ricco imprenditore, tra gli agi più sfrenati nei quartieri satellite del Cairo e l&#8217;altro, disoccupato nella povertà più assoluta. Le vite dei due si incrociano continuamente, così come i loro modi diversi di vivere, le loro religioni diverse (il più ricco è musulmano, il più povero è cristiano) prima nei sogni e poi nella realtà, al punto che uno arriva a vivere la vita dell&#8217;altro in un continuo meccanismo dialettico che smaschera i pregi e i difetti della ricchezza e della povertà e che si risolve nella fine delle persecuzioni per il ricco agiato, dopo l&#8217;ingresso in una tomba abbandonata nel cuore della Cairo antica che lo riporta alla realtà e lo scagiona da ogni sua colpa. In Fatwa, il regista tunisino Ben Mohmound racconta invece del percorso di radicalizzazione del figlio del protagonista, Ahmed Hafien. Dopo la sua morte, il padre cerca di capire cosa sia accaduto a suo figlio che da mesi aveva perso di vista dopo il suo trasferimento a Parigi. E così scopre che lentamente aveva abbracciato la fede salafita pur tentando in ogni modo di salvare la madre, parlamentare interpretata da Ghalia Benali, dalla condanna a morte, decisa da islamisti radicali suoi amici, a causa dei contenuti del suo ultimo libro sulla violazione dei diritti umani nel paese. Infine, secondo la giuria del festival, il migliore cortometraggio è stato Black Mamba del tunisino, Amel Guellaty: la storia di una giovane, Sarra Hannachi, che avrebbe voluto vivere la sua passione per la box nonostante i limiti imposti dalla società.</span></p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Scala 4 piani a mani nude per salvare un bambino</title>
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		<pubDate>Wed, 30 May 2018 08:09:41 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/balcne-300x188.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-10780 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/balcne-300x188.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="188" /></a></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-size: medium;">E’ accaduto a Parigi, un giovane proveniente dal Mali non ha avuto nessuna esitazione dopo aver visto un bambino appeso all’esterno del balcone di una palazzina al quarto piano. Rischiava di finire giù e si teneva a fatica.</span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-size: medium;">La scena è stata ripresa da uno dei cellulari delle tante persone rimaste con il naso all’insù nell’attesa di un miracolo.</span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-size: medium;">Il ragazzo arrampicandosi velocemente, piano dopo piano è riuscito a salvare il bambino di quattro anni che eludendo la sorveglianza della madre si trovava in grave pericolo di vita.</span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-size: medium;">E’ diventato un eroe in sole 24 ore, come si evince nel video, diventato virale sul web, che permette di assistere alla determinazione di questo ragazzo.</span></span></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-size: medium;">Soprannominato lo Spiderman francese, Mamoudou Gassama, 22 anni, è arrivato dal Mali a Settembre 2017. E’ stato ricevuto all’Eliseo dal presidente francese Macron che ha voluto ringraziarlo e durante l’incontro, ha detto a Mamadou che gli sarà concessa la cittadinanza onoraria francese e che entrerà a far parte dei pompieri. «Tutti i documenti saranno regolarizzati», ha assicurato il capo dello Stato. Mentre il ragazzo visibilmente emozionato ha detto solo: «Non avrei mai pensato di poter incontrare un giorno il presidente della Repubblica».</span></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10781" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="593" height="443" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 593w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1-1-300x224.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 593px) 100vw, 593px" /></a></p>
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		<title>Secondo incontro della rassegna UN MONDO DI DIRITTI: COLONIALISMO DI IERI E DI OGGI: LE RESPONSABILITA ITALIANE</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Nov 2017 09:44:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo incontro della rassegna UN MONDO DI DIRITTI Giovedì 23 novembre, ore 19.00 Presso: TEMPORITROVATOLIBRI, Corso Garibaldi 17 (MM Lanza, MILANO) COLONIALISMO DI IERI E DI OGGI: LE RESPONSABILITA ITALIANE Titolo del libro: Morire&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/11/10/secondo-incontro-della-rassegna-un-mondo-di-diritti-colonialismo-di-ieri-e-di-oggi-le-responsabilita-italiane/">Secondo incontro della rassegna UN MONDO DI DIRITTI: COLONIALISMO DI IERI E DI OGGI: LE RESPONSABILITA ITALIANE</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><b>Secondo incontro della rassegna UN MONDO DI DIRITTI</b></p>
<p align="CENTER">
<p align="LEFT"><span style="color: #ff0000;"><span style="font-size: large;">Giovedì 23 novembre, ore 19.00</span></span></p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><span style="color: #ff0000;"><span style="font-size: large;">Presso: TEMPORITROVATOLIBRI, Corso Garibaldi 17 (MM Lanza, MILANO)</span></span></p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/9788815271273_0_0_300_75-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9752" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/9788815271273_0_0_300_75-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="188" height="300" /></a></p>
<p align="LEFT"><span style="color: #ff0000;"><b>COLONIALISMO DI IERI E DI OGGI: LE RESPONSABILITA ITALIANE</b></span></p>
<p>Titolo del libro: Morire di pace. L&#8217;eccidio dei Kindu nell&#8217;ex Congo belga</p>
<div id="Sezione1" dir="LTR">
<p>Nel novembre 1961 tredici militari italiani vennero trucidati a Kindu, in Congo, dove contribuivano alla prima missione di pace decisa dal consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per arginare la guerra civile scoppiata dopo la proclamazione dell&#8217;indipendenza dal Belgio. L&#8217;efferatezza del crimine, di una ferocia incontrollata e seguito da un lugubre accanimento sui corpi delle vittime, suscitò nella società italiana &#8211; immersa nel processo di trasformazione indotto dal boom economico &#8211; reazioni e sentimenti molto contrastanti, dando origine a interrogativi di vario genere. Alcuni riguardavano la natura stessa della missione di pace (espressione del tutto nuova all&#8217;epoca) e i motivi per cui l&#8217;Italia vi era stata coinvolta. Altri incrociavano dimensioni differenti: la rappresentazione dell&#8217;altro e gli stereotipi contrapposti relativi all&#8217;Africa; la definizione di vecchi e nuovi rituali collettivi di elaborazione del dolore e del lutto; lo sviluppo di un nuovo linguaggio politico e retorico nelle aule del parlamento e nelle piazze; infine, il ruolo della comunicazione mediatica e, in particolare, di quella televisiva. In questo libro Amoreno Martellini interpreta il massacro di Kindu e le reazioni che ne derivarono avvalendosi delle chiavi di lettura fornite dalla storiografia più recente e collocandolo su uno sfondo politico di ampia portata: la guerra fredda &#8211; il muro di Berlino era stato da poco eretto &#8211; e la transizione dell&#8217;Italia verso il governo del centro sinistra.</p>
</div>
<p align="LEFT"><span style="color: #ff0000;"><span style="font-size: large;">Ospiti: Denis Nunga Lodi (avvocato), Ilaria Rudisi (giurista), Paolo Giacobazzi (volontario con varie Ong), Veronica Tedeschi (giurista e moderatrice)</span></span></p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT">
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		<title>Kikoko: l&#8217;arte, la vita, il viaggio</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2017 08:26:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Sabato 14 dicembre si è inaugurata, a Lodi, la mostra del pittore togolese Kikoko, dal titolo &#8220;Avanzamentofermo&#8221;. L&#8217;Associazione per i Diritti umani ha realizzato questo video in cui si spiega l&#8217;arte di un&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Sabato 14 dicembre si è inaugurata, a Lodi, la mostra del pittore togolese Kikoko, dal titolo &#8220;Avanzamentofermo&#8221;. <em><strong>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</strong></em> ha realizzato questo video in cui si spiega l&#8217;arte di un pittore affermato, un&#8217;arte simbolica che racchiude in sé un mondo fisico e spirituale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="375" src="https://www.youtube.com/embed/7pfzFTQ2ku0?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Sabato 14 dicembre si è inaugurata, a Lodi, la mostra del pittore togolese Kikoko, dal titolo &#8220;Avanzamentofermo&#8221;. <em><strong>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</strong></em> ha realizzato questo video in cui si spiega l&#8217;arte di un pittore affermato, un&#8217;arte simbolica che racchiude in sé un mondo fisico e spirituale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/01/16/kikoko-larte-la-vita-il-viaggio/">Kikoko: l&#8217;arte, la vita, il viaggio</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221;: rivoluzione gambiana?</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2016 08:13:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Veronica Tedeschi Quella del Gambia poteva essere la svolta che l’Africa aspetta da tempo e la realizzazione del sogno di molti africani. Durante tutta la campagna elettorale, il presidente gambiano Jammeh lasciò&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b> </b></span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Veronica Tedeschi</p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-699.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7653" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-699.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-699" width="674" height="449" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-699.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 674w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-699-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 674px) 100vw, 674px" /></a></p>
<p align="CENTER">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Quella del Gambia poteva essere la svolta che l’Africa aspetta da tempo e la realizzazione del sogno di molti africani. Durante tutta la campagna elettorale, il presidente gambiano Jammeh lasciò l’opposizione respirare libertà e dopo la sua sconfitta, decretata il 2 dicembre con il 36% dei voti, si congratulò addirittura con il nuovo Presidente Adama Barrow.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Durante i 22 anni di potere, Jammeh si è “conquistato” la reputazione di leader spietato e le organizzazioni a difesa dei diritti umani hanno spesso denunciato intimidazioni da parte del Presidente uscente. Sconcertò tutti con la sua “svolta islamista”, con la quale nella neonata “Repubblica Islamica” venne definita lingua ufficiale l’arabo, parlato da solo una piccola percentuale di popolazione, perlopiù anglofona. La motivazione di questa riforma fu esclusivamente mirata ad attirare capitali dall’Arabia Saudita e dai Paesi del Golfo, non di certo legata agli interessi dei gambiani.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Le carceri sono oggi piene di dissidenti politici, torture diffuse e sparizioni forzate sono le parole d’ordine del suo lungo mandato. Il bilancio del suo regime annovera sei tentativi di golpe soffocati nel sangue, violazioni sistematiche dei diritti umani e una legge tra le più omofobe del pianeta che ha costretto al carcere a vita molti gay e lesbiche.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-701.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class=" wp-image-7654 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-701.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-701" width="410" height="564" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-701.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 466w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-701-218x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 218w" sizes="(max-width: 410px) 100vw, 410px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Ad aggravare la situazione degli ultimi vent’anni gambiani è stata anche l’impunità delle forze di sicurezza e le minacce continue ai media. I civili sono ormai soffocati da questo regime, i gambiani vogliono sperare nel futuro e molti di loro avevano riposto sogni e certezze in Adama Barrow, neo presidente eletto. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Sembrava avercela fatta, la notizia è volata in tutta l’Africa, finalmente Jammeh si era fatto da parte, ma per la piccola enclave del Senegal le cose sono peggiorate negli ultimi giorni infatti, il 13 dicembre le forze di sicurezza hanno occupato la Commissione elettorale come protesta per la vittoria di Barrow. A questo atto si sono accodate delle dichiarazioni dell’ormai ex presidente Jammeh di rifiuto del risultato elettorale. Per il momento nelle strade principali del Gambia non ci sono stati incidenti rilevanti ma le proteste continuano ad aumentare e la situazione potrebbe peggiorare in pochissimo tempo.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Il Presidente del Senegal Sall non vuole trovarsi impreparato nel caso di disagi in Gambia. I cittadini senegalesi sono, infatti, costretti ad attraversare il Gambia per raggiungere le province meridionali della Casamance; in questi confini si lucra tantissimo, legalmente e illegalmente. I dazi doganali sono stati aumentati, paralizzando le forniture alimentari, fino al ripristino delle precedenti tariffe, avvenuto qualche mese dopo.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Qualche giorno fa presi in mano un portachiavi che ritraeva il Senegal: la forma di questo Stato non è di certo l’ideale per un oggetto di questo tipo, infatti sembrava mancasse un pezzo, come se si fosse rotto. Il Gambia si trova proprio lì, è il pezzo mancante di uno Stato civile e pacifico come il Senegal che vede i suoi cittadini, per quanto poveri e, spesso, in condizioni disagiate, contenti del loro Presidente che mai violerebbe i loro diritti fondamentali.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-700.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7652" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-700.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-700" width="733" height="377" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-700.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 733w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-700-300x154.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 733px) 100vw, 733px" /></a></p>
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		<title>Nigeria: Amnesty International deve richiedere l&#8217;immediato rilascio di Nnamdi Kanu</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2016 08:14:14 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr">Nnamdi Kanu è un cittadino britannico, in carcere dal 14 ottobre 2015 in Abuja Nigeria, su richiesta del presidente della Nigeria Gen. Muhammadu Buhari, nonostante i numerosi ordini del tribunale che richiede  il suo rilascio immediato e incondizionato. Kanu è prigioniero politico per una campagna per il diritto all’autodeterminazione dei popoli indigeni del Biafra. La polizia segreta della Nigeria nota come DSS rapinò e arrestò Kanu al suo arrivo a Lagos il 14 ottobre 2015 da Londra. Egli fu falsamente accusato di tradimento e trattenuto per ordine del presidente Buhari il quale giurò di non liberarlo nonostante il fatto che tribunali competenti avessero sentenziato che lui dovesse essere liberato. Kanu è attivista dei diritti umani e leader dei popoli indigeni del Biafra (IPOB).</p>
<p dir="ltr"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-674.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7539" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-674.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-674" width="641" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-674.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 641w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-674-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-674-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-674-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-674-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 641px) 100vw, 641px" /></a></p>
<p dir="ltr">Nnamdi Kanu è un uomo molto saggio. La sua saggezza è seconda a nessuno. Le sue parole ed insegnamenti nella Radio Biafra sono stati scambiati per discorsi di odio da parte di persone che hanno poca o nessuna conoscenza di chi fosse, dove provenga e la sua missione. Nnamdi Kanu è stato un leader tranquillo ma schietto, un leader che con la bocca saggezza e verità ha portato l&#8217;attenzione tanto necessaria alla cruda situazione dei Biafrani. Ci furono mega proteste in tutte le città del Biafra in solidarietà con l&#8217;arresto del signor Kanu. Tanti Biafrani sono stati uccisi e continuano ad essere uccisi dal governo Nigeriano durante queste proteste nonostante I Biafrani protestavano e protestano sempre pacificamente e disarmati.</p>
<p dir="ltr">Di recente l&#8217;UE e Amnesty International nei loro rapporti hanno dichiarato che la Nigeria ha violato i diritti umani del prigioniero Nnamdi Kanu tenendolo in cella dove ha a disposizione meno di tre metri quadrati. La Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo di Strasburgo ha quindi condannato la Nigeria per il trattamento inumano e degradante che Nnamdi Kanu ha ricevuto da quando è stato arrestato dal DSS nigeriano, trattamenti che continua a ricevere ora nel carcere di Kuje (Abuja). Nnamdi Kanu, un emittente britannica e leader dei popoli indigeni del Biafra (IPOB) è stato moralmente, mentalmente e fisicamente danneggiato a seguito di una grave tortura disumana ricevuto dal DSS nigeriano sotto ordine del presidente nigeriano Buhari.</p>
<p dir="ltr">Secondo Amnesty International &#8220;centinaia di cittadini del Biafra vengono uccisi ogni anno da agenti di polizia nigeriani corrotti, gli eserciti e DSS, e tutto questo avviene nel totale silenzio delle autorità nigeriane e l&#8217;amministrazione di Muhammadu Buhari, il ignorano il problema. Una domanda che molti si chiedono è <b><i>perché Amnesty International non abbia ancora dichiarato Nnamdi Kanu Prigioniero di coscienza?</i></b> Amnesty International non ha mai inviato un osservatore al processo di Kanu. Il governo nigeriano cerca di punire Nnamdi Kanu per aver detto la verità e per il rilascio, in modo responsabile e per motivi di coscienza, di informazioni che ragionevolmente  lui crede di essere prove di violazioni dei diritti umani contro la sua gente gli indigeni del Biafra, il quale il governo nigeriano stava tentando di mantenere segreto. Questo sarebbe tipicamente motivi per Amnesty International di considerare la persona, in questo caso Kanu un prigioniero di coscienza.</p>
<p dir="ltr">Noi ci chiediamo perché questo &#8220;predicare odio&#8221; che molti stanno parlando ora non è stato invocato in alcuni casi di alto profilo al di fuori della Nigeria? Per esempio dopo che il gruppo Pussy Riot aveva inscenato una protesta a Mosca, la Cattedrale di Cristo Salvatore lo scorso anno, Amnesty International ha sollecitato le autorità russe a liberare tre donne arrestate in connessione con l&#8217;incidente prima del loro processo. Queste donne erano violenti e in effetti hanno predicato l&#8217;odio a differenza di Kanu, però lo stesso Amnesty International ha dichiarato chiaramente che i membri del Pussy Riot sono stati presi di mira a causa della loro &#8220;opinioni politiche&#8221; Dando a queste persone lo status di POC. Kanu è un vocale attivista dei diritti umani e possiamo categoricamente affermare che lui non predicava odio. Stava semplicemente esercitando il suo diritto alla libertà di parola e di espressione. Tutte le cose che ha detto ha aiutato milioni di indigeni del Biafra a conoscere la loro vera identità e la loro storia. Kanu ha liberato il popolo del Biafra dalla schiavitù mentale. Le motivazioni che hanno portato Nnamdi Kanu a lottare per la sua gente fu perché lui era inorridito dalla &#8220;sete di sangue&#8221; del governo nigeriano, esercito, DSS e polizia catturato in vari  video di &#8220;Omicidio di massa&#8221; &#8211; che mostra chiaramente molti attacchi contro pacifiche e disarmati civili del Biafra in Nigeria e in Biafra- e sperava che la comunità internazionale e pubblico sarebbe allo stesso modo indignato. Amnesty sta diventando sempre più ossequioso ai potenti politici, dando un cattivo esempio a Human Rights Watch e a tutte le persone che credono nella loro organizzazione. Il governo nigeriano sottopone Kanu ad un estremamente punitivo e trattamento degradante e nessuno è lì per lui, nessuno sta parlando in sua difesa e questo è molto ingiusto nei sui confronti.</p>
<p dir="ltr">La libertà di informazione e parola è stata riconosciuta come un diritto umano fondamentale alla sessione inaugurale dell&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite. Nnamdi Kanu ha preso un rischio enorme a sostenere tale diritto. È davvero un peccato che Amnesty International non sta chiedendo il suo rilascio e riconosciuto lo status di POC. Amnesty International non deve privare Kanu lo status di POC. È il loro dovere chiedere al governo nigeriano di rilasciarlo immediatamente ed incondizionatamente sennò perde di credibilità agli occhi dei loro sostenitori.</p>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221;: la piaga del bracconaggio</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2016 09:52:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Veronica Tedeschi Il Continente nero presenta una varietà di specie animali invidiabile da tutti i continenti. La maggior parte degli esemplari in via di estinzione si trovano qui ma, nonostante questo, la&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b> </b></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-667.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7516" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-667.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-667" width="810" height="540" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-667.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 810w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-667-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-667-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">di Veronica Tedeschi</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Il Continente nero presenta una varietà di specie animali invidiabile da tutti i continenti. La maggior parte degli esemplari in via di estinzione si trovano qui ma, nonostante questo, la vile corsa al denaro non si ferma.</p>
<p align="JUSTIFY">Il bracconaggio, infatti, rappresenta una piaga che affligge l’Africa da tempo e che, negli ultimi anni si sta addirittura intensificando. Ci sono regioni più colpite da questo fenomeno, per la presenza, appunto, di un numero maggiore di animali rari o in via di estinzione; tra questi paesi troviamo Kenya, Sudafrica e Zimbabwe. Nel 1989 si concretizzò il divieto di commerciare avorio, imposto dalla Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie minacciate dall’estinzione (CITES). Molte attività vennero allora dismesse causando una picchiata nella domanda e di conseguenza anche dei prezzi delle zanne. La situazione proseguì migliorando, fino all’arrivo degli anni 2000 quando la crescita asiatica si fece risentire creando attività che si pensavano estinte.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-668.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-7517 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-668.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-668" width="556" height="404" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-668.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 882w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-668-300x218.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-668-768x558.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 556px) 100vw, 556px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Il tutto degenerò, nacquero gruppi di criminalità organizzata con lo scopo di creare nuovi canali di comunicazione per un sempre più crescente mercato nero. Fino ad arrivare ad oggi, dove i numeri sono diventati altissimi: da ogni parte dell’Africa australe giungono settimanalmente segnalazioni che evidenziano un aumento degli attacchi di cacciatori di frodo. A rimetterci sono, soprattutto, i rinoceronti, perseguitati per via del loro corno, molto ricercato in Cina e Vietnam per curare malattie come l’impotenza.</p>
<p align="JUSTIFY">Seimila animali massacrati a colpi di fucili, solo nel 2015 sono stati 1338 gli esemplari uccisi. Lo Stato forse più colpito da questa situazione è il Kenya che, ad oggi, conserva gli ultimi tre esemplari di rinoceronti bianchi. Sudan, l’ultimo maschio, insieme a Nankjin e Fatu, le due femmine, che si contendono senza successo l’ultimo maschio rimasto. Infatti Sudan ha già 40 anni, ed è quindi molto anziano considerando l’età media di questi rinoceronti, 50 anni.</p>
<p align="JUSTIFY">Negli ultimi anni gli scienziati hanno raccolto e congelato lo sperma dei maschi ancora in vita, compreso quello di Sudan ma purtroppo i tentativi di fecondazione artificiale non hanno, ad oggi, dato esito positivo. “Stiamo progettando di incrociare naturalmente le due femmine di rinoceronte bianco del nord con un maschio del sud, questo non porterebbe ad una progenie pura al 100% ma permetterebbe di conservare una parte del patrimonio genetico di questa specie” fa sapere Richard Vigne, amministratore delegato di Ol Pejeta, la riserva dove vivono questi esemplari.</p>
<p align="JUSTIFY">A questi esemplari è stato tagliato il corno, per renderli meno “appetibili” agli occhi dei bracconieri ma anche questo non è servito; un semplice monchino vale molto denaro. I sorveglianti della riserva non possono permettersi la minima distrazione, i rinoceronti sono custoditi 24 ore su 24 e i ranger dormono a turno a pochi metri dagli animali. Inevitabile la nascita di un legame forte tra questi uomini e i rinoceronti che, si spera, proseguirà per ancora molti anni.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-666.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7518" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-666.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-666" width="594" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-666.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 594w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-666-278x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 278w" sizes="(max-width: 594px) 100vw, 594px" /></a></p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;: una panoramica sull’Africa del 2016</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Oct 2016 08:16:08 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">di Veronica Tedeschi  (con la vignetta de la Carruski)</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-598.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-7206" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-598.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-598" width="551" height="595" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-598.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 594w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-598-278x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 278w" sizes="(max-width: 551px) 100vw, 551px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">L’Unione Africana ha dichiarato il 2016 anno dei diritti umani in Africa.</p>
<p align="JUSTIFY">Art. 1 Dichiarazione universale dei Diritti umani: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”</p>
<p align="JUSTIFY">Art. 3 Dichiarazione universale dei Diritti umani: “Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona”</p>
<p align="JUSTIFY">Art. 6 Dichiarazione universale dei Diritti Umani: “Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica”</p>
<p align="JUSTIFY">Ho voluto riportare 3 Articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti umani, adottata nel 1948, perchè, a distanza di 68 anni, non vede ancora la sua più piena attuazione, specialmente in Africa. Questa dichiarazione nasce con l’intento di internazionalizzare i diritti per far sì che queste parole potessero arrivare anche nel paese più sperduto dell’Africa Centrale. Il rispetto va garantito a tutti, senza se e senza ma. Questo non è ancora accaduto, ad oggi in molti Stati del continente resistono conflitti e povertà. La presenza di Boko Haram in Nigeria, unitamente alle torture in Camerun e al tasso di persone sempre maggiore che scappa dal Sud Sudan sono aspetti che non possono non essere tenuti in considerazione quando si parla di Africa. Il 2016 potrebbe essere anno dei diritti umani, se quella decina di presidenti troppo attaccati alla poltrona che continuano a governare da generazioni non esistessero più. Come in Burundi, dove la terza rielezione di Nkurunziza ha portato a instabilità e violenze nel paese. Inoltre, in quest’ultimo stato, come in molti altri come Ruanda o Gambia, i difensori dei diritti umani, i giornalisti e gli oppositori al governo non hanno, da sempre, vita facile; questo porta ad una non trasparenza di ciò che accade nel paese e ad una sempre maggiore instabilità in cui i più deboli sono costretti a subire il peso delle violenze.</p>
<p align="JUSTIFY">Primi su tutte bambini e donne che, oltre alle tradizioni culturali discriminatorie, non hanno facoltà di ribellione né peso sociale per essere presi in considerazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Fatta questa generale e non esaustiva panoramica, bisogna parallelamente tener conto dei tentativi di pace, delle fazioni di popolazione che continuano a ribellarsi, dei civili che in ogni Stato continuano ad opporsi alle violenze, o di chi non vuole abbandonare la propria casa e, dopo essere scappato, torna nel suo paese per combattere. Non dimentichiamo i giornalisti che rischiano la vita ogni giorno per fare chiarezza e portare alla luce ciò che i media non dicono. Non per ultime le associazioni che fanno cooperazione internazionale o che danno aiuti umanitari ogni giorno per sostenere i civili.</p>
<p align="JUSTIFY">Conflitti ancora aperti in Africa oggi: Algeria, Ciad, Costa d’Avorio, Liberia, Libia, Mali, Niger, Nigeria, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Sahara Occidentale, Somalia, Sudan, Sud Sudan.</p>
<p align="JUSTIFY">Per chi lotta contro le violenze, in qualsiasi parte del mondo si trovi.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-597.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7207" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-597.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-597" width="350" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-597.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 350w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-597-164x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 164w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a></p>
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