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	<title>agricoltura Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>In netto aumento il numero dei lavoratori irregolari di origine straniera</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Aug 2024 09:21:06 +0000</pubDate>
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<p><strong>Indagine Amsi-Uniti per Unire: in netto aumento negli ultimi 5 anni i numeri dei lavoratori irregolari di origine straniera. Il 50,4% nel settore agricolo, il 49,5% nell’edilizia il 30,6% nell’industria, nel settore terziario il 29,3% e nella sanità il 28,2%. La metà di essi vive situazioni di sfruttamento e schiavitù.</strong></p>



<p><strong>Foad Aodi: l’85% dei cittadini di origine straniera, pur di sopravvivere e di non perdere un lavoro, anche se irregolare e clandestino, decidono loro malgrado di non denunciare. Basta ad una politica capace solo di dare vita a promesse vane, che finiscono con il trasformarsi in boomerang sulla pelle di centinaia e centinaia di esseri umani.</strong></p>



<p>Accanto alla delicata e sempre attuale questione della Salute e alla necessità, da parte delle politiche, di dare finalmente una svolta ai sistemi sanitari mondiali, incentrando prima di tutto la tanto attesa ricostruzione sulla valorizzazione dei professionisti, è da sempre, il tema dell’immigrazione, a caratterizzare le lotte e le battaglie di Amsi, Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, accanto a Umem, Unione Medica Euromediterranea e Co- mai, Comunità del Mondo Arabo in Italia, nell’ambito del Movimento Internazionale Trans Culturale Uniti per Unire.</p>



<p>Integrazione, discriminazione, lavoro nero, sfruttamento degli esseri umani: sono tante le questioni di cui queste associazioni, incentrate sulla delicata realtà degli uomini e donne di origine straniera, sui loro diritti, sulle loro necessità quotidiane, si occupano sin dalla loro nascita.</p>



<p>Portavoce e promotore di convegno, campagne stampa, denunce, indagini con statistiche costantemente aggiornate, è il Prof. Foad Aodi, la cui attività, dal lontano anno 2000, ha condotto ad una media di 25 interventi giornalieri tra interviste e citazioni, con la “buona comunicazione”, costruita sui fatti e sulle ricerche attendibili, che diventa lo strumento per informare i cittadini e per provare a scuotere la politica.</p>



<p>Ecco allora il nuovo reportage incentrato su immigrazione, sanità e lavoro, costruito da Amsi, che purtroppo, almeno per quanto riguarda l’Italia, ma sappiamo che la realtà in Europa non è assai diversa, apre la strada ad un quadro davvero desolante.</p>



<p>«Da 20 anni, ormai, assistiamo, esordisce Foad Aodi, a strumentalizzazioni intollerabili sulla pelle dei migranti, dove la causa dei soggetti più fragili diventa, ahimè, oggetto di interesse della politica solo durante le campagne elettorali, per poi finire di nuovo, sistematicamente, nel buio tunnel del dimenticatoio.</p>



<p>Lo dimostrano del resto le cifre delle discriminazioni, degli abusi, i numeri dei lavoratori irregolari, la povertà, la mancata integrazione e soprattutto l’elevata percentuale di incidenti sul lavoro e decessi.</p>



<p>La politica italiana ed europea non fanno abbastanza per l’integrazione, non si mostrano capaci di combattere fino in fondo quelle piaghe, i cui effetti sono davanti ai nostri occhi ogni giorno.</p>



<p>Si può ancora consentire ad un essere umano di essere sfruttato con viaggi della disperazione, che durano mesi, su imbarcazioni fatiscenti, dove il più delle volte uomini, donne e bambini perdono la vita?</p>



<p>Per raggiungere poi quale obiettivo? Rimanere a vivere in Italia come clandestini e essere sfruttati nell’agricoltura e nell’edilizia con paghe disumani, per poi non avere diritto nemmeno a un contratto di lavoro e a una morte drammatica in caso di incidente?</p>



<p>Certo nessun genitore italiano, nessun padre, nessuna madre, nessuna sorella o fratello, si augurerebbe mai che il proprio caro, in partenza per l’estero allo scopo di coltivare il proprio sogno di vita, finisse in un incubo del genere e dovesse subire questo trattamento disumano.</p>



<p>Dove sono le regole? Dove sono le risposte concrete che attendiamo da tempo?».</p>



<p>Ecco allora, fa notare Aodi, che la luce sulle tragedie nei luoghi di lavoro dove dominano irregolarità e abusi ai danni dei cittadini stranieri, come in un film già visto, si accendono solo per pochi giorni, flebili, fioche, per poi spegnersi dopo pochissimo tempo, lasciando che tutto si aggravi e peggiori.</p>



<p>Dichiarazioni di facciata, frasi commosse che dovrebbero colpire la nostra attenzione, accuse reciproche che non mancano mai: ecco cosa fa la nostra politica ogni volta!</p>



<p>Ma quell’uomo con gli arti tranciati, sanguinante, abbandonato morente davanti ad una baracca di 5 metri quadrati in cui viveva, non tornerà indietro, mentre chi siede nei posti di potere dal giorno successivo alla sua tragica fine si concentrerà su ben altri argomenti, mentre domani avverranno, nel silenzio assoluto, altri incidenti e altri decessi.</p>



<p>Sia chiaro che la piaga dei decessi sul luogo di lavoro coinvolge anche gli operai regolarizzati, i cittadini italiani, ma merita un discorso a parte chi è costretto a lavorare con paghe disumane, ore e ore, sotto il sole, minato nel fisico e nella serenità, per un tozzo di pane.</p>



<p>Per arrivare a cosa poi? A finire i suoi giorni in un tritaerba, che mette fine per sempre alla sua esistenza.</p>



<p>«A quanti, fa notare Aodi, piace una Italia così? A noi di certo no!</p>



<p>Da parte nostra, alla luce delle tragedie che ogni giorno sono davanti ai nostri occhi, abbiamo il dovere di continuare le nostre battaglie su due binari.</p>



<p>Da una parte continueremo a sostenere che occorre arginare l’esodo indiscriminato di esseri umani che giungono in Europa da irregolari, ad esempio da continenti Africa, senza un titolo di studio, senza un percorso regolare, incentivando invece l’economia, la sanità, l’istruzione, nel loro paese di origine, con la cooperazione internazionale.</p>



<p>Dall’altra parte abbiamo bisogno di nuove leve, di professionisti stranieri qualificati forti di un solido titolo di studio, dal momento che rappresentano sempre una risorsa da valorizzare, così come occorre combattere la discriminazione nei confronti dei professionisti che, vivendo già da anni in Italia, si sono integrati e rappresentano competenze e qualità umane, in particolar modo nel settore sanitario». &nbsp;</p>



<p>Ed eccole allora le allarmanti indagini di Amsi sui numeri dei lavoratori irregolari di origine straniera, sulla base degli ultimi 5 anni.</p>



<p>Il 50,4% nel settore agricolo, il 49,5% nell’edilizia il 30,6% nell’industria, nel settore terziario il 29,3%.</p>



<p>I casi di vero e proprio sfruttamento sono all’ordine del giorno, com abusi, incidenti, paghe disumane: ecco allora il 20,2% nell’agricoltura, nell’edilizia il 19,8%, nell’industria il 16%, nel terziario il 19,7%.</p>



<p>Non viene risparmiato dalla piaga del lavoro irregolare il mondo della sanità, al quinto posto assoluto, con professionisti costretti a impieghi senza contratto soprattutto nella fase in cui arrivano nel nostro Paese, anche forti di un titolo di studio, ma sono in attesa del riconoscimento della loro qualifica. Le percentuali in questo caso sono 28,2% di irregolari e 17% di sfruttamento, in particolar modo per neolaureati e neospecializzati, sotto la minaccia di togliere loro il lavoro visto che non sono iscritti agli ordini.&nbsp;</p>



<p>Non dimentichiamo che l’85% dei cittadini di origine straniera, pur di sopravvivere e di non perdere un lavoro, anche se irregolare e clandestino, decidono loro malgrado di non denunciare.&nbsp;</p>



<p>Aodi, con queste percentuali allarmanti, mette davanti agli occhi della collettività l’inefficacia delle leggi e soprattutto l’inefficienza dei tanti Governi che si sono succeduti in questi anni, tutti rivelatesi fallimentari, al di là del colore politico, fallendo clamorosamente in termini di formazione, prevenzione e attività legislativa, con norme che alla fine si sono rivelate deboli o addirittura controproducenti. Abusi e discriminazioni, umani ed economici, sono all’ordine del giorno, senza dimenticare gli abusi sessuali ai danni delle donne.&nbsp;</p>



<p>Nel settore sanitario ai primi posti tra le professioniste più sfruttate ci sono i settori di fisioterapia e ortopedia.</p>



<p>«La Bossi Fini, fa notare Aodi, è ormai una norma superata. Si deve lavorare su un alveo di leggi costruite su diritti e doveri, senza però trascurare mai l’aspetto della solidarietà e della tutela degli esseri umani, in particolar modo dei soggetti più deboli come donne e bambini.</p>



<p>Dove è la Ius Soli ovvero diritto alla cittadinanza acquisita per chi nasce da noi, dove sono i pediatri per i bambini irregolari, dove è l’abolizione dell’obbligo della cittadinanza per i professionisti sanitari che vogliono prendere parte ai nostri concorsi?».</p>



<p>E allora Amsi e Uniti per Unire, attraverso la voce del Prof. Aodi, una volta per tutte dicono basta ad una politica capace solo di dare vita a promesse vane, che finiscono con il trasformarsi in boomerang sulla pelle di centinaia e centinaia di esseri umani.</p>



<p>Così il Prof. Foad Aodi è Esperto in Salute Globale, Presidente di Amsi, Co-Mai e del Movimento Uniti per Unire, nonché Docente di Tor Vergata, membro del Registro Esperti della Fnomceo dal 2002, già 4 volte Consigliere dell’Ordine dei medici di Roma, nonché Direttore Sanitario del Centro Medico Iris Italia e Membro del Comitato Direttivo AISI.</p>
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		<title>Oro Verde – il sapore amaro del kiwi</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jun 2024 09:16:00 +0000</pubDate>
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<p><br>La mostra fotografica sullo sfruttamento degli indiani sikh di Latina</p>



<p><br>L’ingiusta morte di Satnam Singh, rimasto coinvolto in un terribile incidente sul lavoro in un’azienda agricola di borgo Santa Maria, nella periferia di Latina, senza venire portato subito in ospedale, ci ricorda la situazione precaria e di sfruttamento vissuta da migliaia di braccianti migranti in tutta Italia.</p>



<p>La fotogiornalista Stefania Prandi denuncia, con una mostra fotografica, lo sfruttamento dei braccianti indiani nell’area dell’Agro Pontino e il traffico di esseri umani dall’India all’Italia. Le foto sono state realizzate tra la provincia di Latina e il Punjab, nelle province di Jalandhar e Amritsar con interviste ai lavoratori e alle loro famiglie.<br>Non solo paghe da fame, contratti irregolari e la costante minaccia della violenza. C’è anche il ricatto senza fine legato al permesso di soggiorno.<br>I salari non superano mai sette euro l’ora, e tendenzialmente sono più bassi, con una media tra i cinque e i sei euro. Ben al di sotto dei circa nove euro lordi all’ora stabiliti dal contratto provinciale come paga base di un operaio agricolo. Frequente lo stratagemma lavoro nero e «grigio».<br>Ricorrono i licenziamenti immotivati, l’assenza di servizi igienici adeguati, le pause troppo brevi e la mancanza di dispositivi di protezione obbligatori, come guanti e mascherine.<br>La mostra indaga lo sfruttamento dei lavoratori indiani che si nasconde dietro la filiera dei kiwi.<br>L’Italia è il principale produttore europeo di kiwi e il terzo al mondo dopo Cina e Nuova Zelanda.<br>Nei filari è presente una percentuale significativa di indiani di religione sikh, provenienti dal Punjab.<br>Secondo i dati Inps, i braccianti indiani in provincia di Latina sono quasi 9.500, con più di un milione di giornate registrate nei contratti a tempo determinato. Marco Omizzolo, docente di Sociopolitologia delle migrazioni all’Università La Sapienza di Roma, sotto protezione a causa delle minacce ricevute per il suo impegno di contrasto al caporalato nell’Agro Pontino, calcola che nell’area ci siano circa 30 mila persone appartenenti alla comunità sikh. Nella stima sono inclusi i senza permesso di soggiorno, i residenti in altre province e quanti, arrivati di recente, sfuggono ancora alle statistiche.<br>La mostra fotografica Oro Verde – il sapore amaro del kiwi è visitabile in anteprima nazionale a Rionero in Vulture, in provincia di Potenza, nella sede di Visioni Urbane, fino al 26 giugno. Sarà poi allestita a Potenza, alla Cappella dei Celestini, dal 29 luglio nell’ambito del Festival delle notti bianche del libro.<br>Da settembre la mostra girerà nelle scuole e in altri luoghi pubblici d’Italia con l’intento di sensibilizzare sui temi del razzismo, dello sfruttamento del lavoro migrante e sulle filiere alimentari.<br>Oro verde è una mostra che nasce da un’inchiesta internazionale realizzata in collaborazione<br>IrpiMedia, Danwatch e The Wire e pubblicata su testate come il Manifesto, Internazionale, El Pais, Al Jazeera, The Wire, Taz, con il supporto del Journalismfund Europe.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/Mostra-kiwi-24-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="805" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/Mostra-kiwi-24-1024x805.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17608" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/Mostra-kiwi-24-1024x805.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/Mostra-kiwi-24-300x236.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/Mostra-kiwi-24-768x603.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/Mostra-kiwi-24-1536x1207.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/Mostra-kiwi-24-2048x1609.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Info@cityofpeace.it &#8211; 3338363473<br>Stefania Prandi<br>Stefania Prandi è giornalista professionista, scrittrice di reportage e inchieste e fotografa.<br>Si occupa di diritti umani, sfruttamento sul lavoro, violenza di genere, questioni sociali, ambiente e<br>cultura.<br>Tra le sue collaborazioni, testate internazionali e internazionali come The Guardian, National<br>Geographic, Al Jazeera, El País, Correctiv, Azione, Radiotelevisione svizzera, Taz, Danwatch,<br>IrpiMedia, Internazionale, il manifesto.<br>Ha lavorato con associazioni e organizzazioni non governative come ActionAid, Dry-Art, Time for<br>Equality e Fondazione città della pace per i bambini Basilicata.<br>Ha scritto tre libri. L’ultimo, edito da People, si intitola Le madri lontane e racconta le vite delle donne<br>rumene e bulgare che lavorano nei campi italiani e lasciano i loro figli nei Paesi di origine con le<br>nonne. Gli altri due sono: Oro rosso. Fragole, pomodori, molestie e sfruttamento nel Mediterraneo,<br>sulle braccianti che subiscono molestie sessuali, ricatti e stupri nelle serre di Italia, Spagna e<br>Marocco; Le conseguenze. I femminicidi e lo sguardo di chi resta sulle vittime di femminicidio e i loro<br>familiari. Questi ultimi sono stati pubblicati dalla casa editrice Settenove.<br>Stefania Prandi ha vinto grant e premi in Italia, Svizzera, Germania, Belgio e Stati Uniti. Tra i più<br>importanti: Fetisov Awards; Premio nazionale Fnsi “Dov&#8217;è Tina Merlin oggi?”; Fund for Women<br>Journalists – IWMF; Modern Slavery Unveiled Grant del Journalism Fund; National Geographic<br>Emergency Journalism Fund Grant; Henri Nannen Prize; Otto Brenner Prize; Volkart Stiftung Grant.<br>Interviene a festival ed eventi nazionali e internazionali e fa incontri nelle scuole.<br>Organizza e conduce workshop di giornalismo e insegna al Laboratorio di giornalismo femminista<br>promosso dal collettivo Femminismi contemporanei dell’Università di Venezia.<br>Le sue fotografie sono state esposte in sale museali, scuole, università e biblioteche in Italia e in<br>Europa.<br>Il suo sito è www.stefaniaprandi.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
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		<title>La piaga del caporalato</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Jul 2023 13:37:31 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/caporalato.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="577" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/caporalato-1024x577.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17070" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/caporalato-1024x577.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/caporalato-300x169.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/caporalato-768x432.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/caporalato-1536x865.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/caporalato.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>di Martina Foglia</p>



<p>Scrivo questo articolo con molta amarezza nel cuore. Questo scritto vuole affrontare un fenomeno molto preoccupante che accade nel nostro Paese e che ciclicamente viene affrontato anche da noi e da altri media.<br>Una questione ancora oggi irrisolta che mi addolora, mi ferisce nel profondo, mi fa pensare quanto l&#8217;essere umano in determinate circostanze, possa essere crudele e spietato; vi voglio parlare di un fenomeno che contrariamente a quanto si pensi non è concentrato solo nel sud Italia, ma nell&#8217;intera penisola: il caporalato ovvero, un sistema di reclutamento e di sfruttamento della manodopera, in prevalenza extracomunitaria &#8211; senza utilizzare, quindi, quelli che sono i canali tradizionali messi a disposizione dallo Stato (come ad esempio l&#8217;ufficio di collocamento e strutture similari). </p>



<p>Questa forma di sfruttamento di manodopera è presente un po&#8217; in tutti i settori dell&#8217;economia come nei trasporti o nel settore terziario ,ma soprattutto è ormai un fenomeno radicato nel settore agricolo che già di per sé è un settore problematico, stagionale con contratti brevi e a termine e vincolato alle variazioni climatiche e atmosferiche.  Il caporale, persona comune senza nessuna qualifica, fungendo da intermediario tra lavoratore e azienda agricola, sfrutta proprio l&#8217;elemento dei contratti precari di lavoro e della stagionalità del settore, approfitta del lavoratore per proporre una paga  al di sotto del minimo salariale e senza neanche le minime condizioni di sicurezza. Per non parlare delle condizioni abitative in cui vivono i lavoratori: baraccopoli fatiscenti in lamiera o costruite con materiali di scarto dove non esistono neanche le minime condizioni igieniche! Dall&#8217;altra parte il lavoratore ha un&#8217;unica alternativa se vuole dare sostentamento alla propria famiglia che spesso è anche numerosa: accettare questi impieghi con la speranza di poter dare un futuro migliore ai propri figli.<br>Lavorano ore e ore sotto il sole cocente o la pioggia incessante per una retribuzione da fame.<br>Molto spesso non sanno neanche quali siano le tutele a garanzia dei loro diritti, non conoscendo le leggi italiane in materia.<br>Dove va a finire la dignità di queste persone? Ogni giorno queste persone non hanno la sicurezza di poter tornare dalle loro famiglie! Molti, infatti, muoiono di sfinimento o per il troppo caldo; molti di questi lavoratori sfruttati hanno bambini piccoli costretti a rimanere a casa da soli 12/13 ore e devono occuparsi di tutto: farsi autonomamente da mangiare, occuparsi delle faccende domestiche, fare i compiti e andare a letto. Tutto questo perché i genitori non sono ancora tornati dal lavoro nei campi : anche questo è sfruttamento e violazione di un diritto: il diritto all&#8217;infanzia. </p>



<p>Quante storie del genere dovremmo ancora sentire prima che il governo, le regioni, le istituzioni pongano fine a queste forme di schiavitù? Siamo bravi solo a parlare, ma molto poco ad agire. Non voglio generalizzare perché so che esistono realtà associative che si impegnano ogni giorno nel denunciare questo fenomeno, ma so che non vengono adeguatamente supportate e e soprattutto ascoltate dagli enti preposti. </p>



<p>Quando si sente parlare di schiavitù la nostra mente è portata ancora a pensare a realtà come l&#8217;Africa o l&#8217;India, insomma i cosiddetti &#8220;Paesi  del terzo mondo&#8221;, ma la realtà è che la schiavitù esiste anche in Italia e nei paesi cosiddetti &#8220;civilizzati&#8221;.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Senegal, sviluppo e migrazione: donne e giovani promotori dello sviluppo locale e della migrazione consapevole</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 07:07:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>ACRA sostiene 27 microimprese e promuove 1700 percorsi formativi in Senegal nell&#8217;ambito del progetto Ripartire dai giovani.Si conclude con numeri importanti Il progetto &#8220;Ripartire dai giovani: pro-motori dello sviluppo locale e della migrazione consapevole&#8220;, di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="958" height="538" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16431" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 958w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-2-300x168.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-2-768x431.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 958px) 100vw, 958px" /></a></figure>



<p><br><em>ACRA sostiene 27 microimprese e promuove 1700 percorsi formativi in Senegal nell&#8217;ambito del progetto Ripartire dai giovani.</em><br><em>Si conclude con numeri importanti Il progetto &#8220;</em><strong><em>Ripartire dai giovani:</em></strong><em> pro-motori dello sviluppo locale e della migrazione consapevole</em>&#8220;, <em>di ACRA co-finanziato dall&#8217;AICS, che ha avuto l&#8217;obiettivo di creare e migliorare le opportunità lavorative nei territori rurali della Casamance, sud del Senegal, con particolare attenzione all&#8217;occupazione giovanile e al reinserimento dei migranti di ritorno. Le attività hanno permesso di formare, informare e supportare giovani e donne per dare vita a professioni concrete in loco.</em></p>



<p><br>1700 percorsi formativi attuati per altrettanti giovani e donne tra competenze lavorative artigianali e tecnologiche, dall&#8217;agroalimentare all&#8217;elettrico, dall&#8217;informatica al web-journalism, e <strong>avvio di 27 microimprese</strong> per <strong>giovani, donne e migranti di ritorno</strong>, supportati anche attraverso formazione su business plan, educazione finanziaria, pratiche di coltivazione o di gestione di impresa.<br>Sono solo alcuni dei risultati del progetto &#8220;Ripartire dai Giovani&#8221;, co-finanziato dall&#8217;Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, e parte del Programma Migrazioni di ACRA Senegal-Italia attivo dal 2016.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-_-coumbaaw.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="908" height="605" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-_-coumbaaw.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-_-coumbaaw.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 908w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-_-coumbaaw-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-_-coumbaaw-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 908px) 100vw, 908px" /></a></figure>



<p>Il progetto ha avuto l&#8217;obiettivo di creare e migliorare le opportunità formative e lavorative in un territorio transnazionale importante bacino di provenienza di flussi migratori: le regioni di Sédhiou e Kolda in Senegal, con implementazione delle attività da parte di ACRA, e di Gabu in Guinea Bissau, da Mani Tese; insieme a partner in loco ed in Italia, come: il Comune di Milano, l&#8217;Università di Milano-Bicocca, STMicroelectronics Foundation, l&#8217;Associazione Stretta di Mano e associazioni locali.</p>



<p><br>In dettaglio, il progetto si è distinto in tre macro-aree puntando su attività di formazione, e sviluppo attività d&#8217;impresa, con particolare attenzione ai giovani (15-35 anni), alle donne e i migranti di ritorno, ma anche di intrattenimento, sensibilizzazione e costruzione di relazioni per informare sui rischi delle migrazioni irregolari. La <strong>Formazione</strong> e rafforzamento delle competenze professionali dei giovani in diversi ambiti occupazionali in Senegal ha previsto <strong>la creazione di 2 hub informatici e ha coinvolto 250 persone formate in diversi settori produttivi</strong> (agroalimentare e settori complementari, agroecologia, gestione d&#8217;impresa, elettricista), <strong>80 giovani formati per tecniche di web-journalism, 1200 in informatica di base e 200 in informatica avanzata.</strong> Sempre in Senegal, sono state accompagnate 27 <strong>imprese </strong>di <strong>giovani, donne e migranti di ritorno</strong>: 12 a Sedhiou, 15 a Kolda; poi 40 persone formate in educazione finanziaria, 30 in business plan, 21 donne in trasformazione di prodotti locali e gestione d&#8217;impresa, con 37 <strong>stage</strong> avviati. La sensibilizzazione ha dato vita a oltre 100 eventi tra tornei sportivi, spettacoli teatrali, murales, la proiezione in un Cine-festival con 20 testimonianze e attività di comunicazione radio, social e whatsapp che hanno raggiunto oltre 500mila senegalesi. Attività destinate a proseguire nel tempo.<br>Cissao Drame e Sekho Sakho sono migranti di ritorno, grazie alle loro attività di allevamento e agricoltura formano e offrono opportunità di crescita ai ragazzi del luogo. &#8220;<em>Vedere i giovani migrare fa soffrire </em>&#8211; <a href="https://www.youtube.com/watch?v=grEfKCVSzcI&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dice Sakho nel video realizzato dall’associazione</a> &#8211; <em>e si può realizzare ciò che si fa in Italia anche qui in Africa&#8221;.</em></p>



<p><br>Coumba Aw è una studentessa della regione di Sédhiou, che ha partecipato ai corsi di web journalism organizzati da ACRA:<em> &#8220;Uso i social media anche per pubblicare informazioni e sensibilizzare sulla salute riproduttiva, sui matrimoni precoci, e sulla migrazione. Penso che la tecnologia digitale sia ormai indispensabile per lo sviluppo delle nostre comunità!&#8221;.</em><br>Le informazioni e i messaggi del progetto sono stati raccolti in numerose <strong>video testimonianze</strong> dei partecipanti alle attività in Senegal e dei membri della diaspora in Italia. Queste testimonianze sono visibili sulle <a href="https://www.facebook.com/ripartirerestando?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pagine Facebook</a> del progetto e di ACRA, e in un <a href="https://www.youtube.com/watch?v=grEfKCVSzcI&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">video finale </a>che raccoglie alcuni dei racconti e risultati del progetto. Il lavoro di <strong>ACRA in Senegal</strong>, iniziato nel 1984, riguarda anche energie rinnovabili, educazione e, soprattutto, l&#8217;accesso all&#8217;acqua sicura. ACRA infatti, dal 2006 ha avviato il programma &#8220;Un tetto, un rubinetto&#8221; per portare <strong>acqua potabile e servizi igienici di base in ogni casa</strong>, scuola e famiglia nei villaggi più remoti della Casamance. In 15 anni di lavoro sono state realizzate <strong>12 reti idriche</strong> per un totale di circa 400km e più di 4.500 allacciamenti famigliari; più di 51.000 persone hanno avuto <strong>accesso all&#8217;acqua potabile in 83 villaggi e circa 200.000 persone</strong> sono state raggiunte dalle campagne di sensibilizzazione sull&#8217;uso dell&#8217;acqua. Il Programma di ACRA è stato selezionato al <strong>9° Forum Mondiale dell&#8217;Acqua</strong> &#8211; Dakar 21-26 marzo 2022, tra le 126 iniziative più innovative al mondo e ad alto impatto nel settore WASH (Water, Sanitation and Hygiene).<br>Per saperne di più e sostenere i progetti <a href="http://www.acra.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.acra.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Conferenza sul clima COP26 a Glasgow I popoli indigeni chiedono giustizia climatica Bolzano</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Nov 2021 08:52:02 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="799" height="534" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/cop26.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15782" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/cop26.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 799w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/cop26-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/cop26-768x513.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 799px) 100vw, 799px" /></figure>



<p></p>



<p>Il punto di vista indigeno devono essere preso molto più in considerazione alla COP 26 a Glasgow, in Scozia. Questo è ciò che chiede l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) in vista della conferenza sul clima che inizia domenica prossima a Glascow. I popoli indigeni stanno già combattendo in prima linea contro il cambiamento climatico, per esempio resistendo al disboscamento illegale e all&#8217;agricoltura &#8220;taglia-e-brucia&#8221;. Allo stesso tempo, sono direttamente interessati<br>dalle conseguenze del cambiamento climatico a causa della loro connessione esistenziale con la natura e l&#8217;ambiente.</p>



<p>Da una prospettiva indigena, le precedenti conferenze sul clima sono state estremamente deludenti. Questo perché Stati come il Brasile o l&#8217;India, dove vivono molte popolazioni indigene, si concentrano più sulla loro crescita economica che sulla protezione del clima o delle parti più vulnerabili della loro popolazione. A causa della pandemia,<br>molti meno indigeni possono essere presenti a Glasgow rispetto alle conferenze precedenti. I paesi ricchi in particolare hanno quindi il dovere di cercare un dialogo diretto e di imparare dall&#8217;esperienza indigena.</p>



<p>In Brasile in particolare, il presidente Jair Bolsonaro sta portando avanti senza sosta la distruzione delle foreste e della natura.<br>Attraverso le sue politiche e la sua retorica, i criminali si sentono incoraggiati a invadere, sfruttare e bruciare i territori indigeni per l&#8217;agricoltura. Nel territorio degli Ashaninka, una compagnia di disboscamento sta attualmente costruendo una strada illegale attraverso la foresta pluviale e il relativo territorio indigeno &#8211; sia dal lato peruviano che da quello brasiliano. I diritti territoriali dei popoli indigeni sono la base per la protezione del loro ambiente. Gli Ashaninka hanno preso l&#8217;iniziativa per la foresta pluviale nello stato brasiliano di Acre anni fa e hanno ripiantato più di 2.000 giovani alberi sul loro territorio che erano stati distrutti dal disboscamento illegale. Tali iniziative possono essere un esempio internazionale. Oltre ai negoziati intergovernativi, sarebbe quindi un segnale forte se i politici europei avessero colloqui diretti con i popoli indigeni su questo argomento.</p>



<p>È tempo di agire &#8211; e i governi del mondo non devono solo decidere tra di loro cosa succederà al clima del mondo. La società civile, compresi i popoli indigeni, deve avere il diritto di discutere e decidere.<br>Sfortunatamente, la società civile per lo più non viene ascoltata. I popoli indigeni, che danno un grande contributo alla protezione dell&#8217;ambiente, sono lasciati fuori dalle decisioni. Questi veri ambientalisti devono essere finalmente ascoltati e presi in seria considerazione. Perché i governi che ricevono i finanziamenti contribuiscono più alla distruzione dell&#8217;ambiente che alla sua protezione.</p>



<p>Eliane Fernandes parteciperà alla conferenza sul clima a nome dell&#8217;APM e sarà sul posto dal 3 al 7 novembre. Il 6 novembre, l&#8217;APM organizza un evento nel padiglione tedesco insieme all&#8217;Alleanza Clima, la Fondazione per il clima, l&#8217;Alleanza per il clima (Klimabündnis) e Kindernothilfe.</p>



<p><br>Alle 15.00 inizierà il panel &#8220;Giustizia climatica &#8211; La prospettiva globale&#8221;. Voci da Madagascar, Perù, Brasile, Pakistan e Sudafrica presenteranno l&#8217;attivismo climatico globale. Il panel metterà in evidenza gli attuali impatti del cambiamento climatico e le strategie di successo contro di esso, e presenterà le visioni del futuro dei giovani attivisti. I due rappresentanti Ashaninka Francisco Piyãko (Brasile) e Berlin Diques Rios (Perù) parleranno a nome dell&#8217;APM. Uno streaming live<br>dell&#8217;evento sarà reso disponibile dal Ministero Federale dell&#8217;Ambiente tedesco su <a rel="noreferrer noopener" href="http://www.german-climatepavillion.de/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.german-climatepavillion.de?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</p>
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		<title>Brucia il ghetto di Campobello di Mazara. Omar è morto, basta ghetti, basta sfruttamento.</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2021 06:59:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani divulga l&#8217;appello per sostenere Campobello di Mazara e l&#8217;accesso alle case popolari. Il fatto accaduto si riferisce allo scorso 30 settembre 2021. Non ci sono parole che possono esprimere&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="770" height="578" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Incendio-nel-campo-dei-migranti-Omar-e-morto-basta-ghetti_articleimage.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15669" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Incendio-nel-campo-dei-migranti-Omar-e-morto-basta-ghetti_articleimage.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 770w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Incendio-nel-campo-dei-migranti-Omar-e-morto-basta-ghetti_articleimage-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Incendio-nel-campo-dei-migranti-Omar-e-morto-basta-ghetti_articleimage-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /></figure>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>divulga l&#8217;appello per sostenere Campobello di Mazara e l&#8217;accesso alle case popolari. Il fatto accaduto si riferisce allo scorso 30 settembre 2021.</p>



<p></p>



<p>Non ci sono parole che possono esprimere la rabbia e il dolore per quanto successo stanotte.</p>



<p>È morto bruciato vivo mentre dormiva nella sua baracca Omar, un ragazzo di circa trent’anni.</p>



<p>Questo è un morto ammazzato dall’incuria e dallo sfruttamento.</p>



<p>Domenica durante Magal abbiamo chiesto, ancora una volta come braccianti organizzati nella casa del mutuo soccorso, più acqua, la rimozione immediata dell’immondizia, lavoro giusto e accesso alle case!</p>



<p>A trattare le persone come tali, tutto questo non sarebbe successo ancora una volta.</p>



<p>Le fiamme iniziano prima della mezzanotte, i soccorsi tardano ad arrivare, non c’è acqua sufficiente per domare o arrestare il fuoco.</p>



<p>Tutti hanno perso i loro risparmi, i loro documenti, i loro vestiti in alcuni casi la pazienza.</p>



<p>Molti sono scappati, molti non andranno a lavorare, molti comunque sono già andati, in ogni caso il paese oggi si accorgerà di quanto siano fondamentali queste persone per l’economia locale.</p>



<p><strong>Lanciamo una raccolta immediata di beni di prima necessità, sacchi a pelo, vestiti a Fontane D’oro a Campobello di Mazara.</strong></p>



<p><strong>Chiediamo un sostegno economico per sostenere le spese di emergenza per chi ha perso tutto.</strong></p>



<p><strong>Chiediamo l’impegno immediato della prefettura per permettere l’accesso alle case!</strong></p>



<p>Mai più ghetti- Vogliamo le case</p>



<p>Mai più sfruttamento- Vogliamo un lavoro giusto</p>



<p>SOSTIENI I BRACCIANTI DI CAMPOBELLO DI MAZARA</p>



<p>&#8211; Gofundme:&nbsp;<a href="https://gofund.me/fd127a0b?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://gofund.me/fd127a0b?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>&#8211; Donazione diretta:</p>



<p>Fuorimercato</p>



<p>Iban: IT79D 0838633 910000000470387</p>



<p>Banca credito cooperativo di Binasco, filiale di Trezzano s/N</p>



<p>Causale: SOS BRACCIANTI DI CAMPOBELLO DI MAZARA</p>
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		<title>Il lavoro minorile in Messico</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2021 07:00:36 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Messico-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15389" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Messico-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Messico-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Messico-1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Messico-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p> </p>



<p>di Nicole Fraccaroli </p>



<p>I bambini in Messico sono coinvolti nelle peggiori forme di lavoro minorile, compreso lo sfruttamento sessuale commerciale, a volte come risultato della tratta di esseri umani, e in attività illecite come la produzione e il traffico di droga. I bambini svolgono anche compiti pericolosi in agricoltura, compresa la produzione di peperoncini, caffè, canna da zucchero e pomodori.</p>



<p>Sebbene quasi il 60% dell&#8217;occupazione avvenga nel settore informale, gli ispettori del lavoro federali e alcuni statali sono autorizzati a svolgere ispezioni nel settore informale solo in risposta a reclami. Inoltre, la mancanza di risorse umane e finanziarie ha limitato la capacità del governo di far rispettare adeguatamente il diritto del lavoro e penale, e il governo non ha pubblicato informazioni complete sui suoi sforzi in relazione a tale materia. Inoltre, i programmi sociali per combattere il lavoro minorile non riguardano tutti i settori rilevanti del lavoro minorile in Messico.</p>



<p>La povertà, che colpisce gran parte della popolazione, è responsabile dell&#8217;alto tasso di lavoro minorile. Circa 3,5 milioni di bambini messicani lavorano trasportando legno o cemento oppure come domestici.</p>



<p>Questi bambini, sfruttati perché spesso sottopagati rispetto ad un adulto che fa lo stesso lavoro, lavorano in condizioni difficili e mettono quotidianamente in pericolo la loro salute. Lavorano tutto l&#8217;anno o solo durante il periodo del raccolto e solo pochi ricevono istruzione. Infatti, guadagnare uno stipendio per aiutare i propri genitori è più importante che ricevere un&#8217;istruzione.</p>



<p>Il costo del lavoro dei bambini che lavorano nelle piantagioni è di appena 1,6 MXN $ l&#8217;ora e rappresenta il 5,7% di ciò che fa un adulto. Gli adulti sono invece pagati MXN $ 350 al giorno. Gli agricoltori non hanno problemi a dare lavoro ai bambini perché non mangiano molto, non si lamentano e non hanno bisogno di sussidi lavorativi. L&#8217;incuria dei loro genitori si aggiunge anche alla mancanza di attenzione da parte delle autorità statali e federali.</p>



<p>I genitori danno la priorità al lavoro rispetto all&#8217;istruzione nella vita dei loro figli. Su quasi 400 bambini lavoratori che si trovano nelle piantagioni di Coahuayana, solo la metà va a scuola tre ore al giorno, con insegnanti molto giovani e che di solito non parlano la loro lingua.</p>



<p>La direttrice del Centro per i Lavoratori Migranti di Coahuayana, Baudelia Gabino Arceo, ha affermato che mentre i bambini hanno dai sei ai sette anni e possono tagliare qualsiasi tipo di frutta, i loro genitori li portano a lavorare nei campi. “I lavoratori giornalieri si preoccupano solo del denaro. A loro non importa se i loro figli hanno mangiato o sono andati a scuola. Tutto ciò di cui si preoccupano sono i soldi”, ha affermato. Erick Emanuel Saavedra Maldonado, un insegnante di scuola elementare, ha confermato che sebbene l&#8217;istruzione sia gratuita, i genitori spesso si rifiutano di far andare i propri figli a scuola.</p>



<p>Secondo l&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), nel mondo lavorano 218 milioni di bambini tra i 5 ei 17 anni. Di questi, 152 milioni sono vittime del lavoro minorile e quasi la metà di loro, 73 milioni, lavora in condizioni pericolose. Michoacán è classificato tra gli stati con la maggior parte del lavoro minorile nel paese. Questi bambini sopravvivono a malapena in condizioni di miseria; e molti di loro lavorano per più di 12 ore al giorno e non hanno nemmeno la possibilità di andare a scuola.</p>



<p>I bambini vengono sistematicamente privati dei loro diritti individuali, in particolare il diritto a vivere dignitosamente, il diritto al cibo, alla salute, all&#8217;istruzione, al gioco e il diritto alla propria identità. &#8220;La situazione deve cambiare e affinché ciò accada, questo gruppo vulnerabile dovrebbe smettere di essere costretto a lavorare&#8221;, ha dichiarato la direttrice del Centro. Di fatto, le statistiche mostrano che sette lavoratori su dieci di età compresa tra i 5 e i 17 anni vivono nelle zone rurali del Messico.</p>



<p>Secondo l&#8217;UNICEF c&#8217;è stato un aumento del 5,5% del lavoro minorile in Messico dall&#8217;inizio della pandemia. Le ONG locali che si prendono cura delle famiglie indigene nella capitale del Messico hanno dichiarato che negli ultimi due anni il lavoro minorile è raddoppiato. Secondo gli esperti questa tendenza potrebbe continuare: dal 10 al 15% dei bambini non andrà a scuola. Come è stato poi comprovato dal Servizio Statale per la Protezione dell’Infanzia, il lavoro minorile resta dunque un problema serio e diffuso soprattutto nelle zone rurali del Messico.</p>



<p>Nel 2019, il Messico ha ospitato oltre 115.000 bambini migranti, per lo più provenienti dai paesi di El Salvador, Guatemala e Honduras, che fuggono dalla violenza e dalla povertà. Circa 40.500 di questi minori erano minori non accompagnati. I bambini migranti, in particolare quelli che viaggiano da soli, sono più vulnerabili alla tratta di esseri umani, al reclutamento forzato da parte di gruppi criminali organizzati e ad altre peggiori forme di lavoro minorile. L&#8217;Istituto Nazionale per le Migrazioni (INM) è responsabile dell&#8217;applicazione dei diritti dei bambini migranti e la Commissione Messicana per l&#8217;Assistenza ai Rifugiati (COMAR) è incaricata dell&#8217;assistenza ai rifugiati. Tuttavia, a causa di un aumento del numero di migranti, compresi i minori non accompagnati, sia INM che COMAR potrebbero aver ridotto i finanziamenti per svolgere i loro mandati.</p>



<p>Il Senato messicano ha ratificato l&#8217;accordo Stati Uniti-Messico-Canada (USMCA) il 19 giugno 2019 e il successivo Protocollo di emendamento il 12 dicembre. L&#8217;USMCA include un capitolo sul lavoro che inserisce gli obblighi lavorativi al centro dell&#8217;accordo e li rende pienamente applicabili. In questo capitolo, il Messico si impegna a adottare e mantenere nei suoi statuti, determinati regolamenti e pratiche per abolire efficacemente il lavoro minorile e proibire le peggiori forme di lavoro minorile.</p>



<p>Nel 2019, il governo ha rivisto la legge generale sull&#8217;istruzione per rafforzare l&#8217;accesso all&#8217;istruzione per i bambini indigeni, afro-discendenti e migranti, nonché i figli dei lavoratori agricoli migranti.</p>



<p>Il governo ha stabilito politiche relative al lavoro minorile. Tuttavia, esistono lacune politiche che ostacolano gli sforzi per affrontare il lavoro minorile, compresa la considerazione di tutte le peggiori forme di lavoro minorile.</p>



<p>Inoltre, sebbene il governo abbia stabilito un piano di sviluppo nazionale, molti ministeri del governo non hanno sviluppato, pubblicato o implementato piani specifici per i ministri come richiesto dalla legge sulla pianificazione nazionale, compresi i piani con componenti per prevenire ed eliminare il lavoro minorile.</p>



<p>Secondo Save the Children Mexico, il fallimento dei governi locali e federali nell&#8217;attuazione dei programmi sociali nazionali contribuisce fortemente alla povertà.</p>



<p>È importante sottolineare che, in considerazione della volontà del governo messicano di includere le raccomandazioni del Comitato delle Nazioni Unite sui Diritti dell&#8217;Infanzia nei piani settoriali del governo federale; il sottosegretario agli Affari Multilaterali e Diritti Umani del Ministero degli Esteri messicano (Martha Delgado) ha riconosciuto che uno degli obiettivi della nuova diplomazia multilaterale del Messico è portare gli standard internazionali sui diritti umani in Messico, rendendoli parte degli sforzi del paese per rafforzare le sue istituzioni e sviluppare le sue capacità. Il suo invito all&#8217;azione è significativo in quanto ciò fornirebbe vantaggi tangibili al popolo messicano, e quindi anche ai bambini, in termini di protezione, effettivo godimento dei loro diritti, prevenzione delle violazioni dei loro diritti e libertà fondamentali e garanzia di una migliore qualità della vita.</p>



<p>Diverse sono le proposte che potrebbero essere portate all’attenzione del governo messicano per garantire l’implementazione dei diritti dei minori e prevenirne violazioni, così come previsto dagli obblighi internazionali vincolanti per il Messico. Alcuni esempi possono includere:</p>



<p>Alzare l&#8217;età minima per lavorare all&#8217;età fino alla quale l&#8217;istruzione è obbligatoria e adottare una politica che affronti tutte le peggiori forme di lavoro minorile;</p>



<p>Formare gli ispettori del lavoro federali e statali sul Protocollo di Ispezione del Lavoro per Sradicare il Lavoro Minorile e Proteggere i Lavoratori Adolescenti, e garantire che le sue linee-guida relative all&#8217;identificazione e alla sanzione delle violazioni del lavoro minorile siano seguite; e infine</p>



<p>Garantire che le forze dell&#8217;ordine penali indaghino e perseguano le violazioni relative alle peggiori forme di lavoro minorile, compresi i casi di tratta di persone.</p>



<p>Il governo del Messico ha compiuto fino ad ora sforzi significativi in ​​tutte le aree pertinenti per combattere le peggiori forme di lavoro minorile, ed è necessario che persegua nel suo impegno con costanza e determinazione.</p>
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		<title>La protesta dei contadini indiani</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2021 07:36:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da Sikhi Sewa Society che ringraziamo) In India è in corso la più grande protesta pacifica della storia. Da mesi i contadini indiani portano avantienormi proteste contro l’approvazione di tre leggi sulla liberalizzazione del&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>(da Sikhi Sewa Society che ringraziamo)</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/04est2india-contadini-protesta-ap--1024x733.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15062" width="616" height="441" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/04est2india-contadini-protesta-ap--1024x733.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/04est2india-contadini-protesta-ap--300x215.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/04est2india-contadini-protesta-ap--768x549.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/04est2india-contadini-protesta-ap-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1170w" sizes="(max-width: 616px) 100vw, 616px" /></figure>



<p>In India è in corso la più grande protesta pacifica della storia. Da mesi i contadini indiani portano avanti<br>enormi proteste contro l’approvazione di tre leggi sulla liberalizzazione del commercio agricolo:<br>nonostante i tentativi di mediazione con il governo, non si è ancora raggiunto un accordo.<br>Con queste leggi i contadini verrebbero svincolati dall’obbligo di vendere i loro prodotti solo nei mercati<br>regolamentati dal governo (i cosiddetti “mandi”) e potrebbero venderli a chiunque, quindi anche a<br>privati, senza vincoli di prezzo. Sembrerebbe una buona cosa, se non fosse che queste leggi potrebbero<br>finire per danneggiarli poiché, trattandosi di piccoli coltivatori che possiedono meno di 2 ettari di<br>terreno ciascuno, non sarebbero in grado di contrattare per prezzi convenienti con grandi società<br>private senza finire per diventarne schiavi, a quanto lamentano.<br>La sospensione dell’entrata in vigore delle leggi il 12 gennaio non ha placato le proteste, in quanto i<br>contadini pretendono che vengano revocate del tutto.<br>È stata così organizzata una nuova marcia sulla capitale Nuova Delhi il 26 gennaio, giorno in cui si<br>svolgeva anche la parata annuale per la Festa della Repubblica, che ha portato a violenti scontri con la<br>polizia e disordini cittadini. Vi sono stati altri scontri violenti tra i contadini e le forze della polizia in<br>diverse altre zone dell’India, tanto che è stata imposta una sospensione di Internet in molti distretti che<br>si trovano nei pressi della capitale.<br>La questione ha suscitato un&#8217;attenzione globale attenuata e la risposta dei media mondiali, dei politici e<br>delle principali organizzazioni per i diritti umani e stata pressochè inesistente. Ad oggi, oltre un<br>centinaio di persone hanno perso la vita, tra cui ci sono anche stati alcuni suicidi. L’abuso di forza da<br>parte della polizia contro anziani e innocenti manifestanti non ha alcuna giustificazione.<br>Giornalisti indipendenti sono stati arrestati. Dozzine di agricoltori sono scomparsi sospettosamente<br>senza lasciare traccia.<br>Giusto oggi l’Osservatorio dei Diritti Umani ha parlato della situazione e criticato il governo indiano: “per perseguire la propria agenda nazionalista indù, il governo del primo ministro indiano Narendra<br>Modi presiede a una pericolosa regressione dei diritti alla libertà di parola”.<br>Vorremmo come comunità chiedere l’intervento delle S.S.V.V. a condannare queste violazioni di diritti<br>umani che non solo ledono i principi di una sana democrazia ma anche quelli di qualsiasi essere umano.</p>
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		<title>Imperfectus: un&#8217;organizzazione che evita lo spreco di cibo</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2021 14:33:08 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="687" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-5-1024x687.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15052" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-5-1024x687.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-5-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-5-768x515.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-5-1536x1030.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>



<p>di Alicia Brull Valle</p>



<p>Oggi e più che mai, partecipare attivamente al miglioramento del mondo è diventato una necessità, poiché alcune certezze precedenti sono state scosse dal contesto attuale. Per questo è anche importante dare voce a chi si impegna in azioni positive, promuovendo la conoscenza delle opportunità che si possono trovare per rendere il mondo un posto migliore. Oggi ci concentreremo su un&#8217;organizzazione che promuove lo spreco zero di cibo. Aiuta a salvare tonnellate di frutta e verdura che vengono scartate dai supermercati e dai grandi magazzini solo per il loro aspetto, in quanto non rientrano nel nostro standard di come dovrebbero essere.</p>



<p>Alcuni dati importanti per considerare quanto è grande il problema dello spreco di cibo è che, nell&#8217;Unione Europea, circa 88 milioni di tonnellate di cibo vengono scartate ogni anno, il che corrisponde a circa 173 kg di cibo per persona. Questi dati hanno fatto sì che il problema dello spreco alimentare sia molto importante, poiché implica non solo uno spreco di cibo che potrebbe essere utilizzato, ma anche uno spreco di risorse nel suo trattamento, ore di lavoro, di suolo e di acqua.</p>



<p>Imperfectus è un&#8217;organizzazione spagnola che offre frutta e verdura di alta qualità più economica di quella che si può trovare nei negozi e che viene consegnata a domicilio. Così, la loro missione è quella di:</p>



<ul><li>eliminare lo spreco di cibo, promuovendo il principio che tutti hanno il diritto di avere accesso a cibo naturale e sano;</li><li>provvedere frutta e verdura di stagione, che favorisce la nostra salute;</li><li>portarci prodotti locali, poichè come la Spagna hanno una grande produzione di frutta e verdura, promuovendo la sovranità alimentare;</li><li>eliminare il consumo eccessivo di plastica inutile che si può trovare nei supermercati, dato che evitano l&#8217;uso della plastica nelle loro consegne;</li><li>raggiungere il maggior numero di persone possibile, in quanto mantengono i prezzi bassi nella loro frutta e verdura, avvantaggiando gli agricoltori locali ed evitando gli intermediari.</li></ul>



<p>Inoltre, il loro modo di consegnare prodotti freschi non è veramente interessante, dato che il contenuto delle scatole che si possono ordinare è tenuto segreto fino a quando non arrivano a destinazione (tranne in certi casi di allergie, naturalmente). In questo modo, coinvolgono il cliente in un&#8217;esperienza dal momento in cui ordina la sua scatola al momento in cui arriva alla sua porta. Inoltre, aggiungono ricette alla scatola, che cambiano anche attraverso le stagioni e quindi possono essere messe in pratica con gli ingredienti inviati da Imperfectus.</p>



<p>Per il momento, l&#8217;organizzazione ha sede in Spagna, e quindi la consegna non è possibile in altri paesi. Tuttavia, il loro sito web include anche alcune ricette e post interessanti, da cui si possono estrarre molte informazioni. Vale la pena tenere a mente questa organizzazione, poiché il loro modo di lavorare e i valori che promuovono potrebbero potenzialmente essere replicati in tutto il mondo, garantendo l&#8217;accesso a prodotti freschi a persone che altrimenti non li avrebbero.</p>
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		<title>Covid-19 e l&#8217;aggravarsi della fame nel mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2021 07:55:17 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="984" height="608" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14950" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 984w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2-300x185.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2-768x475.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 984px) 100vw, 984px" /><figcaption>@Casimiro Moreno</figcaption></figure>



<p>di Alicia Brull Valle<br></p>



<p>Anche se l&#8217;anno segnato dal rapido sviluppo della pandemia di Covid in tutto il mondo si è concluso, le sue conseguenze sono ancora molto sentite in tanti Paesi del mondo. Non è sicuro, infatti, che il 2021 sarà l&#8217;anno in cui la malattia sarà definitivamente debellata.<br>Tuttavia, ci sono molte altre circostanze dannose per i diritti umani in tutto il mondo, che non possono essere relegate in secondo piano rispetto alla copertura focalizzata sulla pandemia, in quanto continuano ad essere il numero uno in molte nazioni del mondo. Così, i paesi precedentemente a rischio stanno soffrendo ancora più gravemente di circostanze come la mancanza di cibo, che sono state fortemente aggravate dall&#8217;incidenza della pandemia in tali Paesi. In particolare, la carenza di manodopera a causa dei blocchi e delle restrizioni alla mobilità, le interruzioni della catena di approvvigionamento dovute ad elementi come il coprifuoco, nonché una sostanziale riduzione del commercio internazionale hanno ridotto notevolmente la produzione e la distribuzione di prodotti agricoli in tutto il mondo. Di conseguenza, le associazioni che si occupano di diritti umani come l&#8217;UNICEF hanno portato l&#8217;attenzione sul fatto che più di 10,4 milioni di bambini soffriranno la fame acuta il prossimo anno. In particolare, i Paesi più a rischio sono la Repubblica Democratica del Congo, la Nigeria, il Sud Sudan e lo Yemen.</p>



<p><br>Oxfam International ha anche sottolineato il nesso causale tra la Covid-19 e l&#8217;aumento della fame nel mondo, affermando che la malattia non ha fatto altro che aumentare le disuguaglianze e le situazioni precarie precedentemente esistenti, soprattutto in termini di fame. Inoltre, l&#8217;organizzazione ha sottolineato che il settore agricolo è stato fortemente colpito dalle restrizioni di mobilità, provocando così una mancanza di forniture agricole locali. Per quanto riguarda i paesi più colpiti secondo Oxfam, ne sono stati segnalati 10, ovvero: Afghanistan, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Haiti, l&#8217;area del Sahel, Sudan e Sud Sudan, Siria, Venezuela e Yemen. In termini di cifre, Oxfam ha segnalato un aumento dell&#8217;82% delle persone in situazioni di fame estrema rispetto al 2019.<br>Ma cosa si può fare per evitare una maggiore interruzione della produzione e della distribuzione di cibo in tutto il mondo? Secondo Rob Vos, dell&#8217;International Food Policy Research Institute, occorre innanzitutto promuovere i sistemi alimentari e i sistemi della catena di approvvigionamento, soprattutto per quanto riguarda i Paesi citati. In secondo luogo, e più ovviamente, si dovrebbe promuovere un aumento del reddito disponibile per le persone, affinché possano permettersi i generi alimentari più scarsi e costosi disponibili sul Mercato. In definitiva, è responsabilità delle istituzioni governative proteggere attivamente il settore agricolo, ad esempio eliminando i coprifuoco applicati alla mobilità tra determinati orari. I programmi di protezione sociale avrebbero anche un impatto in termini di prevenzione dell&#8217;aumento della povertà e della fame.</p>



<ul><li>&#8220;El mundo al borde de una ‘pandemia de hambre’: el coronavirus amenaza con sumir a millones de personas en la hambruna´´, Oxfam International 03-01-2021 https://www.oxfam.org/es/el-mundo-al-borde-de-una-pandemia-de-hambre-el-coronavirus-amenaza-con-sumir-millones-de-personas?utm_source=rss&utm_medium=rss</li><li>&#8220;Más de 10 millones de niños en África sufrirán malnutrición aguda en 2021´´, noticias<br>ONU, 30-12-2020 https://news.un.org/es/story/2020/12/1486112?utm_source=rss&utm_medium=rss</li><li>&#8220;New report shows hunger is due to soar as coronavirus obliterates lives and<br>livelihoods´´, The United Nations World Food Programme, 17-07-2020<br>https://www.wfp.org/news/new-report-shows-hunger-due-soar-coronavirusobliterates-?utm_source=rss&utm_medium=rss<br>lives-and-livelihoods</li><li>&#8220;Covid-19 Special: Could coronavirus provoke the next hunger crisis?´´, DW News<br>https://www.dw.com/en/covid-?utm_source=rss&utm_medium=rss</li></ul>
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