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	<title>ambientali Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Crimine di Ecocidio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Dec 2020 08:26:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E se considerassimo la Natura come una persona giuridica? La connessione Natura-Cultura e cosa ci insegnano i Popoli Indigeni per vivere in armonia con l’elemento naturale di Sofia Cavalleri (da echoraffiche.com) Studiare in Thailandia&#46;&#46;&#46;</p>
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<h2><em>E se considerassimo la Natura come una persona giuridica? La connessione Natura-Cultura e cosa ci insegnano i Popoli Indigeni per vivere in armonia con l’elemento naturale</em></h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="900" height="600" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/amnesty-bra-povos.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14927" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/amnesty-bra-povos.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/amnesty-bra-povos-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/amnesty-bra-povos-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></figure>



<p>di Sofia Cavalleri (da echoraffiche.com)</p>



<p><strong>S</strong>tudiare in Thailandia è per me un continuo esercizio di flessibilità mentale e crescita personale. E non necessariamente in modo costruttivo, ma quasi sempre in modo “distruttivo”. Nel mio primo semestre di dottorato alla <em>Chulalongkorn University</em> a Bangkok, mi sono trovata a dover <strong>sradicare alcuni costrutti ideologici e socio-culturali scomodi </strong>che erano stati fissati in modo saldo nella mia mente nel corso degli anni, tramite un’educazione accademica eccessivamente eurocentrica e, devo ammettere, tendenzialmente neoliberale.</p>



<p>Al momento sto cercando di&nbsp;<strong>esplorare paradigmi alternativi</strong>, di acquisire nuove lenti per comprendere meglio questo mondo complesso e gli specifici fenomeni che mi circondano nel sud-est asiatico. Alcuni mesi fa, stavo sorseggiando un cappuccino decisamente troppo zuccherato per gli standard italiani e studiando con il mio amico indonesiano nel nostro caffè preferito, quando a un certo punto lui mi ha chiesto se avessi intenzione di considerare la Conoscenza Ecologica Tradizionale&nbsp;nel mio dottorato di ricerca, in relazione alle credenze culturali e spirituali delle comunità locali. Più mi parlava di questi concetti a me ignoti e distanti e più sentivo che dovevo fare uno sforzo e vincere la mia iniziale posizione scettica per andare più in profondità a livello ontologico ed epistemologico, mettendo in discussione la mia visione del mondo.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://echoraffiche.com/wp-content/uploads/2020/12/immagine-2-1-1-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/><figcaption>Splendida vegetazione nella regione di Suphan Buri, Thailandia (© Samuel Castan)</figcaption></figure>



<p>Il concetto di&nbsp;<strong>“Conoscenza Ecologica Tradizionale”</strong>&nbsp;o&nbsp;<em>Traditional Ecological Knowledge (TEK)&nbsp;</em>è emerso come campo di ricerca che ha trovato un forte riscontro in sud America e Canada, e recentemente anche nel sud-est asiatico e in Africa (in particolare con il concetto di&nbsp;<em>Ubuntu</em>). La TEK si focalizza sulla relazione degli esseri viventi (inclusi gli esseri umani) in determinati ecosistemi che comprendono l’elemento naturale.&nbsp;In generale, possiamo definire il sapere indigeno come tutta quella eredità culturale intuitiva basata sul&nbsp;<em>learning by doing</em>; una conoscenza frutto di milioni di esperimenti condotti nel passato e tramandata preziosamente di generazione in generazione,&nbsp; della quale non abbiamo più memoria, ma della quale possiamo godere i frutti.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://echoraffiche.com/wp-content/uploads/2020/12/immagine-3-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/><figcaption>Pearl attraversa un ruscello nella regione di Suphan Buri, Thailandia (© Samuel Castan)</figcaption></figure>



<p>Questo può essere considerato un paradigma emergente e in linea con il concetto di “<strong>Ecocidio”</strong>&nbsp;in Occidente, in quanto con esso la Natura verrebbe considerata sullo stesso piano degli esseri umani dal punto di vista giuridico. Fu Polly Higgins, avvocatessa scozzese, autrice e lobbista ambientale, a presentare la seguente famosa definizione alla Commissione legislativa ONU:&nbsp;«ecocidio è perdita, danno o distruzione di un ecosistema in un dato territorio causato da un agente umano o da altro, per un’estensione tale da diminuire significativamente il godimento pacifico di quel territorio da parte dei suoi abitanti». Questa definizione non si concentra sugli esseri umani con un approccio antropocentrico, ma al contrario considera una prospettiva più ampia riferendosi agli “abitanti” di un territorio e alla necessità di mantenere il delicato equilibrio ecosistemico.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://echoraffiche.com/wp-content/uploads/2020/12/immagine-4-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/><figcaption>Ashram a Bangalore, India. La connessione tra spiritualità e Natura in India è presente anche negli antichi testi sacri dei Veda (© Sofia Cavalleri)</figcaption></figure>



<p>Alla luce di ciò, la concezione della Natura come “servizi ecosistemici” destinati ad essere usufruiti o preservati dall’essere umano&nbsp;«per le generazioni future» come viene spesso enfatizzato nei rapporti internazionali, incluso il famoso Rapporto Brundtland delle Nazioni Unite, emerge chiaramente come una visione antropocentrica. Forse, quello di cui avremmo bisogno al giorno d’oggi, è un approccio più rispettoso per l’ecosistema nel quale siamo inseriti, non necessariamente in linea con la narrativa&nbsp;<em>mainstream</em>&nbsp;dell’<strong>Antropocene</strong>.&nbsp;E qui è d’obbligo una breve ma feroce critica dell’Antropocene: questa “narrativa-panacea” che è divenuta sempre più popolare a partire dal 2002. Per quanto ci sia un crescente interesse per questo termine, esso presenta UNA narrativa che aiuta a comprendere i fenomeni di surriscaldamento globale e inquinamento dovuti al fattore umano ma che, allo stesso tempo, rischia di normalizzare una visione del mondo pericolosamente neoliberale in cui l’ambiente viene concepito in termini di risorsa che può essere monetizzata, preservata o sfruttata dagli esseri umani a loro piacimento, tramite politiche economiche sostanzialmente antropocentriche.&nbsp;Citando il buon Nanni Moretti, «le parole sono importanti». Ma soprattutto come scriveva Michel Foucault: «<em>knowledge is power</em>»; e la connessione tra potere e sapere è particolarmente visibile quando si considera il controllo delle risorse naturali e l’accesso alle stesse. Sempre più spesso a livello di ricerca ambientale si parla di&nbsp;<strong>de-colonizzare&nbsp;</strong>la narrativa contemporanea, neoliberale, che presenta un approccio al potere e alla conoscenza tendenzialmente volto a dare maggiore visibilità a determinate pratiche (prettamente sostenute da interessi economici) piuttosto che ad altre prevalentemente ecologiche e sociali.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://echoraffiche.com/wp-content/uploads/2020/12/immagine-5-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/><figcaption>P’Kwai, leader della comunità Huai Hin Dam nella regione di Suphan Buri, si riposa nella foresta (© Samuel Castan)</figcaption></figure>



<p><strong>Ma come possiamo integrare di fatto questa conoscenza indigena</strong>&nbsp;(anche nota in italiano come “sapere indigeno”)&nbsp;<strong>a livello strutturale, nei nostri sistemi politici democratici?</strong>&nbsp;La settimana scorsa, ho avuto il piacere di parlare in un webinar organizzato dall’associazione&nbsp;<a href="https://www.peridirittiumani.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Per I Diritti Umani</a>&nbsp;con due avvocati, Avv. Federico Peres e Avv. Luciano Butti, che hanno menzionato la bellezza dell’interpretazione dinamico-evolutiva della Costituzione italiana, il diritto vivente e le misure di cautela proporzionate al rischio relative alla protezione dell’ambiente. Durante il webinar, un collega che al momento studia Giurisprudenza all’Università di Trento, Emanuele Zoller, ha inoltre presentato un nuovo paradigma che considera la Natura come persona giuridica, soggetto di diritto. Nonostante questo paradigma abbia attirato numerose critiche dal mondo accademico, giuridico e politico, che vi hanno opposto&nbsp; ostacoli strutturali soprattutto in relazione alla comparabilità tra diversi soggetti di diritto, esso presenta un’opportunità innovativa per considerare l’ambiente in modo olistico e non semplicemente come una risorsa esterna da sfruttare o preservare. In conclusione, citando ancora una volta Michel Foucault,&nbsp;<strong>«forse oggi l’obiettivo principale non è di scoprire che cosa siamo, ma piuttosto di rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire ciò che potremmo diventare»</strong>. Per farlo, abbiamo bisogno di ampliare le categorie e i paradigmi con i quali attualmente consideriamo la Natura.</p>
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		<title>Il secolo dei rifugiati ambientali – Report del convegno</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2016 08:21:07 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-549.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7001" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-7001" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-549-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (549)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-549-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-549-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-549-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-549.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>Sabato 24 settembre 2016 si è tenuto, presso la sala conferenze di Palazzo Reale a Milano, il convegno intitolato “Il secolo dei rifugiati ambientali”, organizzato dall&#8217;europarlamentare Barbara Spinelli con il gruppo GUE/NGL della Sinistra Europea e curato da Daniela Padoan.</p>
<p><i>L&#8217;Associazione per i Diritti umani </i>ha partecipato e riporta per voi stralci di alcuni interventi:</p>
<p><b>VITTORIO AGNOLETTO, Medico. Membro del Consiglio Internazionale del Forum Sociale Mondiale</b></p>
<p>Gli accordi comemrciali tra la Ue, l&#8217;Africa, Caraibi e Pacifico prevedono che nessun Paese africano possa mettere dazi doganali sui prodotti agricoli fondamentali con il risultato che gli accordi di paternariato economico con l&#8217;Africa rendano ancora più poveri i Paesi del continente e di quelle aree del mondo.</p>
<p>L&#8217;Unione europea sta cercando di ottenere spropositati vantaggi da una delle zone più povere del mondo: i lavoratori che raccoglievano pomodori in Africa hanno perso il lavoro a causa del landgrabing quindi partono, arrivano in Italia e si ritrovano a raccogliere pomodori al Sud come schiavi. (Ricorda la campagna intitolata: L&#8217;AFRICA NON E&#8217; IN VENDITA, <a href="http://www.timeforafrica.it/campagna-l-africa-non-e-in-vendita/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><b>http://www.timeforafrica.it/campagna-l-africa-non-e-in-vendita/?utm_source=rss&utm_medium=rss</b></a>).</p>
<p>Dalla fine del 2006, con la crisi del mercato azionario, si è verificata una crescita dei prezzi sui prodotti di base (cibo e derivati) e questo ha fatto aumentare anche il numero delle multinazionali presenti in Africa, ma anche in Ucraina , ad esempio, quindi sempre nei Paesi più poveri (dall&#8217;Etiopia, per fare un altro esempio, il grano viene esportato in Arabia Saudita).</p>
<p>Dal 2000 ad oggi le terre sono state acquistate per le esportazioni e sono oltre 44 milioni gli ettari di terre espropriate, per 1270 accordi commerciali e questi dati indicno solo una parte degli accordi conclusi. Tra le nazioni coinvolte c&#8217;è anche l&#8217;Italia con l&#8217;espropriazione di 1 milione di ettari in Africa; il landgrabbing è una delle cause principali di migrazioni interne e all&#8217;estero; chi rimane in patria, resta con un terreno a monocoltura per cui tutti gli altri prodotti agricoli di base devono essere acquistati dai paesi esteri a prezzi maggiorati. Ad esempio, la presenza italiana in Mozambico per la produzione di combustibili è massiccia, la Carta di Milano in occasione di Expo è stata un fallimento: tutto questo è una vergogna.</p>
<p><b>BARBARA SPINELLI, Europarlamentare</b></p>
<p>Le politiche commerciali sono affidate alla Commissione europea e questo ha reso tutto poco trasparente e staccato dagli studi che si stanno facendo in merito, per cui la Commissione ha perso credibilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7000" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-7000" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (551)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>FRANCESCA CASELLA, Survival, Movimento di tutela dei diritti dei Popoli indigeni</b></p>
<p>Quella dei rifugiati ambientali è una delle emergenze umanitarie più gravi e una delle più difficili da contrastare perchè esiste una morale plasmata da avidità e razzismo che ci induce a non impegnarci per evitare lo sradicamento, la privazione della libertà e la colonizzazione a danno dei popoli indigeni, attraverso il furto della terra e dei mezzi di sussistenza, ma anche della loro identitàOggi ci sono decine di leggi sui diritti umani che restano a livello di princìpi, ma non diventano pratiche attive.</p>
<p>Chi perde i mezzi di sostentamento in maniera diretta o indiretta? Dobbiamo parlare, infatti anche dei rifugiati della conservazione: sono coloro che restano nei propri Paesi d&#8217;origine. Sono sottoposti al maggior impatto del cambiamento climatico, ma l&#8217;impatto più significativo riguarda le nostre misure come, ad esempio, la produzione dei biocarburanti o la conservazione delle foreste, la creazione di aree protette. Molte zone, abitate da popoli indigeni e tribali, devono cambiare vita oppure trasferirsi altrove e, quando invece resistono, le conseguenze sono drammatiche: subiscono pestaggi, torture e persecuzioni. (In India si spara a vista contro gli indigeni per salvare dal bracconaggio tigri ed elefanti, ma gli indigeni stessi li hanno protetti per millenni perchè quelle sono le loro terre ancestrali).</p>
<p>Il consenso libero, previo e informato per un progetto di conservazione: questa potrebbe essere una soluzione, anche perchè è il diritto dei popoli indigeni che viene maggiormente disatteso, anche se sarebbe necessario e risulta essere obbligatorio secondo le direttive dell&#8217;ONU.</p>
<p>(Riporta il caso della Valle dell&#8217;OMO, in Etiopia, poi approfondito da Luca Manes. <a href="http://www.recommon.org/cosa-ce-da-nascondere-nella-valle-dellomo/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><b>http://www.recommon.org/cosa-ce-da-nascondere-nella-valle-dellomo/?utm_source=rss&utm_medium=rss</b></a>)</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6997" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6997" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (553)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MARICA DI PIERRI, Giornalista, Portavoce dell&#8217;Associazione A SUD e pres. CDCA, Centro Documentazione sui Conflitti Ambientali</b></p>
<p>L&#8217;etichetta “emergenza emigratoria” in senso figurato è appropriata, ma gli sfollati ambientali sono molti di più rispetto a coloro che fuggono a causa dei conflitti: 6 milioni di persone OGNI ANNO di persone e questo non si può chiamare “emergenza”, ma vero e proprio fenomeno storico.</p>
<p>I rifugiati ambientali appartengono a ceti poveri e spesso non possono migrare, restano nei propri Paesi d&#8217;origine subendo l&#8217;impatto gravissimo del cambiamento climatico e, comunque, le migrazioni sono per lo più interne, causate da calamità ambientali.</p>
<p>Bisogna distinguere il campo delle calamità dai progetti di sviluppo. Questi ultimi impattano maggiormente sulle popolazioni locali e sono l&#8217;insieme dei progetti e delle politiche voluti da noi europei/occidentali: le grandi dighe, le reti infrastrutturali, l&#8217;accaparramento delle terre, la gestione dei rifiuti e dei fossili.</p>
<p>La Banca Mondiale sostiene che, dalla metà del 2000 ad oggi, ci sono stati 15 milioni di profughi interni a causa di questi grandi progetti (in Cina e in India, ad esempio), invece secondo il Consorzio Internazionale del Giornalismo Investigativo, solo dal 2004 al 2014 i profughi sono stati più di 3 milioni. I grandi eventi – come le Olimpiadi, Miss Universo, il 500 anniversario della scoperta dell&#8217;America, per citarne alcuni – contribuiscono al traffico migratorio interno e questo fenomeno può essere un utile paradigma per una riflessione sull&#8217;ingiustizia economica e sociale.(E-book: <a href="http://sbilanciamoci.info/crisi-ambientali-migrazioni-forzate/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><b>http://sbilanciamoci.info/crisi-ambientali-migrazioni-forzate/?utm_source=rss&utm_medium=rss</b></a>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6998" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6998" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (550)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p><b>Padre MUSSIE ZERAI, Attivista della diaspora eritrea, Pres. dell&#8217;Agenzia Habeshia e candidato al Premio Nobel per la Pace</b></p>
<p>L&#8217;Eritrea vive ancora sotto dittatura, è un Paese senza Costituzione per cui tutti i diritti dei cittadini sono sospesi; la scusa del governo è la guerra con l&#8217;Etiopia. I giovani eritrei sono sotto servizio militare permanente, sono stati chiusi i giornali indipendenti, c&#8217;è solo la tv di Stato, sono stati arrestati obiettori di coscienza, attivisti e intellettuali.</p>
<p>L&#8217;Europa – anche con iniziativa italiana e il processo di Khartoum – procede con il dialogo e i finanziamenti usati, in teoria, per lo sviluppo quando, in realtà, i giovani scappano per il conflitto iniziato nel &#8217;97 e per la crisi dei diritti fondamentali e non a causa della crisi economica. L&#8217;Ue deve competere sul mercato con la Cina, in Eritrea e in tutta l&#8217;Africa, pur sapendo che la situazione dei diritti umani è grave: l&#8217;Italia, in particolare, ha un passato storico recente nel Corno d&#8217;Africa e deve tenere aperta un finestra tra l&#8217;Occidente e questi Paesi africani per motivi e interessi geopolitici.</p>
<p>I dittatori (in Eritrea, Ciad, Sudan, etc.) fanno gli interessi delle multinazionali estere e italiane e la Ue smentisce se stessa proprio facendo accordi con questi Paesi e questi regimi. Anche la Cooperazione internazionale è uno strumento per accaparrarsi le risorse africane: tutto per il business.</p>
<p>Le conseguenze sono: tratta di esseri umani, traffico di organi, oltre a quello che già sappiamo.</p>
<p>Inoltre: in Europa, per ottenere la cittadinanza, bisogna pagare e questo aumenta la guerra verso i poveri; si parla di fare una selezione dei migranti, accogliendo solo quelli più istruiti (l&#8217;operaio morto a Piacenza era un professore nel suo Paese), ma l&#8217;Europa ha bisogno di questi nuovi schiavi perchè fanno bene al mercato europeo. Basta prenderci in giro!</p>
<p><b>M.C. VERGIAT, Europarlamentare </b></p>
<p>Io grido contro il cinismo assoluto delle politiche europee.</p>
<p>Bisogna vedere la migrazione nel suo complesso, nello spazio e nel tempo. Il mondo è sempre più mobile, circolano persone e merci, ma questo non ha nulla a che vedere con la mobilità forzata. Gli Stati membri dell&#8217;Ue chiudono le porte, ma noi abbiamo bisogno di queste persone. Infatti, dietro alle parole dei politici e dei trattati, ci sono molta confusione efalsità; l&#8217;opnione pubblica viene spaventata, si gioca sulla paura e questa è una responsabilità del Parlamento europeo.</p>
<p><b>BENOIT MAYER, Professore associato Facoltà di Legge Università Cinese di Hong Kong</b></p>
<p>Parto dalla parola “scetticismo”: non esiste un rifugiato solo per questioni ambientali perchè ci sono diversi fenomeni concorrenti che rimandano a fattori economici, sociali e politici. Le persone vivono spesso in situazioni disagiate e il fattore ambientale si va ad aggiungere agli altri problemi già esistenti.</p>
<p>I rifugiati non sono protetti del tutto a livello internazionale: ad esempio, India e Cina non fanno parte della Convenzione oppure in Australia non vengono rispettate le norme. Invece dovremmo proteggere, senza distinzioni, tutti coloro che hanno bisogno di protezione e sono costretti, per diversi motivi, a migrare. Tutti hanno diritti in quanto esseri umani, anche i cosiddetti “clandestini”. Gli allarmismi sono inutili perchè la migrazione è solo una parte del problema in quanto molti non si possono nemmeno permettere di migrare e restano bloccati in loco, in una situazione difficile e pericolosa.</p>
<p>Ogni Paese ha la propria definizione di “rifugiato” e oggi parliamo dei rifugiati ambientali, ma forse alla fine del secolo arriveremo a capire tutti i migranti forzati vanno protetti.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6999" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6999" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (552)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>GIUSEPPE DE MARZO, Coordinatore nazionale delle campagne sociali Miseria Ladra, Reddito di Dignità e (im)Patto Sociale per Libera-Gruppo Abele</b></p>
<p>I Diritti umani e il Diritto della Natura sono due facce della stessa medaglia: viviamo in stretta relazione con la Natura, ma in nome della civiltà si sottende che la terra sia inerme. Il sistema economico neoliberista si è espanso in maniera mostruosa e, all&#8217;interno dei conflitti ecologici distributivi, molte persone sono sfollate e molte sono rimaste senza desistere, lottando per il diritto alla terra. Ecco la relazione tra giustizia e sviluppo/sostenibilità.</p>
<p>Oggi è in atto un attacco fortissimo ai diritti umani perchè non c&#8217;è né equità e né giustizia; non esiste neanche l&#8217;economia sostenibile, per cui alcune politiche sono sbagliate come, ad esempio, quello che si chiama “razzismo istituzionale” che prevede di spostare i rischi e i costi sui lavortori deboli, sui neri, sui popoli indigeni. Tra distruzione ambientale e povertà/disuguaglianza c&#8217;è una relazione netta: noi mangiamo più di quello che la terra produce e il prezzo è oagato dai più poveri.</p>
<p>Una soluzione potrebbe essere la sostenibilità ecologica, modificando lo sviluppo a livello istituzionale e giuridico per arrivare ad una giustizia distributiva. La Natura stessa deve diventare un soggetto di diritto che pretende giustizia: non sfruttare la terra, non rovinare gli ecosistemi. Questi sono i princìpi da tutelare giuridicamente – come è stato fatto in America latina – per garantire i diritti umani. Bisogna partire da un&#8217;etica nuova, inserendo la giustizia ecologica nella Costituzione per il Bene comune.</p>
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		<title>CONVEGNO INTERNAZIONALE: Il secolo dei rifugiati ambientali? Analisi, proposte, politiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Sep 2016 08:00:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Milano, 24 settembre 2016 &#124; Palazzo Reale Piazzetta Reale, 14 &#124; (MM Duomo) Organizzato da Barbara Spinelli – GUE/NGL Con il patrocinio e la partecipazione di: Università degli Studi, Centro europeo di eccellenza Jean&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/thO299P30Y.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6801" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6801" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/thO299P30Y.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="thO299P30Y" width="300" height="201" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Milano, 24 settembre 2016 | Palazzo Reale</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Piazzetta Reale, 14 | (MM Duomo)</strong></p>
<p>Organizzato da <strong>Barbara Spinelli </strong>– GUE/NGL</p>
<p><strong>Con il patrocinio e la partecipazione di</strong><strong>:</strong></p>
<p>Università degli Studi, Centro europeo di eccellenza Jean Monnet</p>
<p>Associazione CostituzioneBeniComuni</p>
<p>Associazione Diritti e Frontiere</p>
<p>Associazione Laudato si’</p>
<p>Gruppo consiliare Milano in Comune, Comune</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>9.00: Registrazione </strong></p>
<p>Coordinano i lavori Marie-Christine Vergiat</p>
<p>e Guido Viale</p>
<p><strong>9.30 – 10.00: Saluti istituzionali </strong></p>
<p>Basilio Rizzo</p>
<p><strong>Introduzione </strong></p>
<p>Barbara Spinelli</p>
<p>Perché è importante parlare di “rifugiati ambientali”?</p>
<p><strong>10.00 &#8211; 11.30: Primo Panel </strong></p>
<ol>
<li><strong> Attuali politiche europee sulla migrazione </strong></li>
</ol>
<p>Ana Maria Gomes</p>
<p>L’impossibile separazione tra profughi e migranti economici</p>
<p>Fulvio Vassallo Paleologo</p>
<p>Processo di Khartoum e Migration Compact nella prospettiva di esternalizzazione dei controlli di frontiera</p>
<ol start="2">
<li><strong> Crisi climatica e ambientale, spostamenti </strong></li>
</ol>
<p><strong>di popolazioni e diritti umani </strong></p>
<p>Roger Zetter</p>
<p>Mutamento ambientale e spostamento di popolazioni: i nuovi rifugiati?</p>
<p>François Gemenne</p>
<p>L’Antropocene e le sue vittime: un buon motivo per parlare di rifugiati ambientali</p>
<p>Stephane Jaquemet</p>
<p>Dati, scenari e previsioni</p>
<p><strong>11.30 &#8211; 11.45: Coffee Break </strong></p>
<p><strong>11.45 &#8211; 13.30: Secondo Panel </strong></p>
<ol start="3">
<li><strong> Politiche di espropriazione ambientale </strong></li>
</ol>
<p>Emilio Molinari</p>
<p>Diritto all’acqua e profughi idrici</p>
<p>Jens Holm</p>
<p>Dalla forchetta all’urna: politiche per la riduzione del consumo di carne e per mitigare il cambiamento climatico</p>
<p>Vittorio Agnoletto</p>
<p>Dagli Accordi di Partenariato Economico (EPA) al Land Grabbing: l’impatto sui processi migratori</p>
<ol start="4">
<li><strong> Il caso della bassa Valle dell’Omo </strong></li>
</ol>
<p>Francesca Casella</p>
<p>Quando governi, aziende e progetti di sviluppo violano il diritto dei popoli indigeni al consenso libero, previo e informato</p>
<p>Luca Manes</p>
<p>Cosa c’è da nascondere nella Valle dell’Omo? L’irrealizzabile reportage sulla cooperazione italiana in Etiopia</p>
<p><strong>13.30 – 14.30 lunch break </strong></p>
<p><strong>14.30 – 16.30: Terzo Panel </strong></p>
<ol start="5">
<li><strong> I nuovi rifugiati: responsabilità dell’Occidente </strong></li>
</ol>
<p>Marica Di Pierri</p>
<p>Crisi ambientale e migrazioni forzate</p>
<p>Mussie Zerai</p>
<p>Cosa significa aiutare l’Eritrea</p>
<p>Aminata Traoré</p>
<p>La crisi del Mali alla luce dell’agenda neoliberale europea</p>
<ol start="6">
<li><strong> Status giuridico del rifugiato ambientale nel diritto internazionale </strong></li>
</ol>
<p>Benoît Mayer</p>
<p>Cambiamento climatico e progetto umanitario internazionale: proteggere chi, come e perché?</p>
<p>Alejandra Torres Camprubì</p>
<p>Affrontare le migrazioni ambientali: il ruolo chiave delle norme che disciplinano la personalità internazionale dello Stato</p>
<p>Giuseppe De Marzo</p>
<p>La relazione fra diritti umani e diritti della natura</p>
<p><strong>16.45 – 18.30: Quarto Panel </strong></p>
<ol start="7">
<li><strong> Sfide per l’Europa </strong></li>
</ol>
<p>Grammenos Mastrojeni</p>
<p>Per una cooperazione allo sviluppo ecosostenibile e rispettosa dei diritti umani: tutela dell’ambiente, coesione umana, pace e sicurezza</p>
<p>Virginio Colmegna</p>
<p>Praticare l’accoglienza come cittadinanza</p>
<p>Elly Schlein</p>
<p>Un bilancio delle politiche europee di migrazione e accoglienza, dalla nave Vlora agli hotspot</p>
<p>Alessandra Lang</p>
<p>Quale protezione per i profughi ambientali nel sistema comune europeo di asilo?</p>
<ol start="8">
<li><strong> Conclusioni </strong></li>
</ol>
<p>Marie-Christine Vergiat</p>
<p>Barbara Spinelli</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>PER  PARTECIPARE, scrivere il proprio nominativo alla mail: rifugiatiambietali@gmail.com</strong></p>
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		<title>Profughi ambientali, saranno almeno 250 milioni nel 2050</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Sep 2016 06:37:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Marco Omizzolo 1 settembre 2016 Fonte: Leurispes Il dibattito nazionale sulle migrazioni sembra ostinatamente concentrato sull’analisi delle causa tradizionali delle medesime. I migranti economici, categoria in realtà sempre meno credibile per i limiti&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/09/07/profughi-ambientali-saranno-almeno-250-milioni-nel-2050/">Profughi ambientali, saranno almeno 250 milioni nel 2050</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 class="entry-title"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-78.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6768" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6768" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-78.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (78)" width="300" height="225" /></a></h1>
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<div class="inner-info-sx"><span class="date-after-content"> di Marco Omizzolo </span></p>
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<p><span class="author-after-content">1 settembre 2016 </span></div>
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<div class="clear">Fonte: Leurispes</div>
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<p>Il dibattito nazionale sulle migrazioni sembra ostinatamente concentrato sull’analisi delle causa tradizionali delle medesime. I migranti economici, categoria in realtà sempre meno credibile per i limiti che ha dimostrato, sembrano essere spinti da sole ragioni di povertà o dall’ansia, legittima, di migliorare la propria condizione economico-sociale insieme a quella della propria famiglia. I richiedenti asilo invece da situazioni di grave instabilità politica, guerre, dittature e discriminazioni di varia natura. Si tratta di ragioni condivisibili ma non sufficienti per comprendere l’intrigata matassa di motivi che spingono milioni di persone a fuggire dal proprio paese. Tra le ragioni spesso sottovalutate sia dal dibattito politico sia da quello scientifico ci sono anche quelle ambientali.</p>
<p>Il Consiglio di sicurezza dell’Onu considera il cambiamento climatico una delle minacce più radicali e urgenti alla pace e alla sicurezza internazionale. Le conseguenze dei mutamenti climatici e gli effetti nefasti di un modello economico di sviluppo sempre più globale e climalterante obbliga milioni di persone a lasciare la propria città o Paese alla ricerca di condizioni ambientali e socio-economiche migliori. Le Nazioni Unite ritegno che i cosiddetti <em>profughi ambientali </em>potrebbero raggiungere la cifra record di 250 milioni entro il 2050. Uomini, donne e bambini che lasciano aree dove avanza la desertificazione, dove il pascolo o l’agricoltura è sempre più difficile, le alluvioni e devastazioni conseguenti ormai annuali, la desertizzazione una costante che azzera ogni possibilità di vita nel proprio territorio. Non è questione di poco conto ma al contrario centrale per il futuro del pianeta. Il numero dei disastri naturali nel mondo potrebbe raddoppiare nei prossimi 10-15 anni. Negli ultimi 10 anni, 3.852 disastri hanno ucciso più di 780.000 persone, ne hanno colpite 2 miliardi e sono costate circa 960 miliardi dollari. Le maggiori vulnerabilità indotte dai principali rischi climatici includono le migrazioni umane, la carenza di acqua potabile, la riduzione della produttività agricola e l’insicurezza alimentare, la perdita dei mezzi di sussistenza, i rischi per la salute, la crisi energetica e la sicurezza dai disastri.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-77.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6769" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-6769 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-77.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (77)" width="198" height="142" /></a></p>
<p>L’ultimo episodio è allarmante per la sua violenza e gli effetti che ha prodotto, il luogo in cui si è manifestato e la relativa recidività. Si tratta dello Stato americano della Louisiana messa in grave difficoltà per via dell’alluvione iniziata giovedì 11 agosto scorso. Si tratta del peggior disastro nella regione del sud degli Stati Uniti dopo l’uragano Katrina, che nel 2005 devastò New Orleans. Il bilanci è di 10 morti, 20 mila sfollati, 30 mila persone tratte in salvo dai soccorritori e 40 mila case inagibili.</p>
<p>Tutto questo determina ripercussioni anche sulla sicurezza nazionale ed internazionale. La radicalizzazione ideologica e il terrorismo possono aumentare in molti Paesi, soprattutto in Asia meridionale e nord Africa, a causa della deprivazione sociale ed economica indotta dal mutamento climatico. La scarsità di risorse naturali potrebbe essere un fattore che contribuisce a generare o ampliare conflitti e instabilità. Per questa ragione, l’analisi del rapporto tra global warming, migrazioni e sicurezza mondiale, con particolare riferimento ai profughi ambientali, è indispensabile per comprendere le dinamiche di un sistema mondo in continua trasformazione.</p>
<p>Diventa importante riconoscere che il cambiamento climatico è pervasivo e ha implicazioni per la sicurezza più di ogni altra minaccia. Non è un problema marginale. Al contrario rappresenta una delle problematiche di maggiore rilievo e urgenza a livello globale che chiama in causa il modello economico di sviluppo, ancora gravemente climalterante, e i relativi equilibri di potere.</p>
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