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	<title>architettura Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Raccontarsi (a modo mio)&#8221;. Patrizia</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Aug 2022 10:00:26 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="960" height="959" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16517" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo-768x767.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></figure>



<p>a cura di Jorida Dervishi</p>



<p>Mi chiamo Patrizia Cannas, ho 28 anni, sono un architetto e attualmente svolgo un Dottorato di Ricerca in Composizione Architettonica e Urbana presso l’Università degli Studi di Trieste. Mi laureo nel 2019 con una tesi che indaga il tema dell’architettura in carcere, con un focus sulla progettazione a sostegno del benessere fisico e psicologico<br>dell’individuo che abita in un contesto di detenzione. In questa occasione sviluppo due progetti diversi &#8211; ma affini &#8211; per la Casa Circondariale di Trieste, un’esperienza che mi ha dato l’opportunità di lavorare con emergenze reali e di relazionarmi con istituzioni diverse dal mio campo lavorativo. Dopo aver conseguito la Laurea Magistrale e l’abilitazione professionale nel 2019, per un anno collaboro affianco ad altri professionisti in progetti che spaziano dall’interior design alla progettazione architettonica, dal progetto del paesaggio alla grafica e all’illustrazione. Dopo questa esperienza, decido di avvicinarmi al mondo della ricerca &#8211; anche per riprendere gli studi iniziati durante la tesi &#8211; e nel 2020 vinco il concorso per il dottorato a Trieste, entrando in graduatoria con borsa di studio MIUR. Da quel momento, l’attività di ricerca diventa la mia principale occupazione ed inizio ad interfacciarmi con la scrittura, la partecipazione come autrice/uditore ai convegni, le pubblicazioni e l’affiancamento alla didattica in Università. Durante il periodo di<br>pandemia, inizio a svolgere attività di volontariato sia nel sociale, a sostegno dei senza dimora, sia nel sanitario come soccorritore. L’attività di ricerca, assieme a quella del volontariato, mi hanno portata a voler sempre più utilizzare gli strumenti professionali &#8211; e<br>personali &#8211; acquisiti nel corso del tempo per cercare di portare un contributo costruttivo in quei campi che guardano alle disuguaglianze sociali, al diritto dell’abitare e ad un’architettura che sia “al servizio” di tutti e che metta al centro delle sue opere il benessere della persona.</p>



<p>Di cosa mi occupo</p>



<p><br>La mia ricerca si colloca nel tema delle istituzioni totali ed indaga i punti in comune tra gli studi sull’architettura dell’abitare nello spazio della detenzione e sulle ricerche, provenienti anche dall’ambito internazionale, che affrontano il tema dei luoghi di ospitalità e di controllo dei migranti. Il motivo per cui assumo il carcere come ulteriore nodo della ricerca è che esso rappresenta il luogo limite ed emblema delle contraddizioni di un’architettura che, mentre si fa esecutrice della pena, dovrebbe supportare il principio di reinserimento nella collettività, in linea con l’Art. 27 della Costituzione Italiana. In questo contesto, vorrei indagare i meccanismi spaziali che portano l’architettura a contribuire nel dare un carattere di esclusione anche a quei luoghi che, trasformati i modelli classici delle<br>istituzioni totali, presentano un carattere segregante pur non essendo detentivi. La volontà è di ripensare gli schemi e i modelli che rendono ostili tali luoghi, con l’intento di contribuire alla costituzione di una base d’indagine per sviluppare nuovi modelli teorici ed operativi per il miglioramento dei luoghi dell’abitare in questi contesti. La prima esperienza di ricerca nel carcere di Trieste ha portato alla riprogettazione di alcuni spazi, sia interni che esterni, che hanno dato prova, seppur modesta, di come l’architettura possa essere di supporto sia per i detenuti che per gli operatori. Questa occasione ha portato alla stipula di una convenzione di collaborazione scientifica tra la Casa Circondariale e l’Università di Trieste, facendo così rientrare il carcere tra i casi studio. Un altro campo d’indagine riguarda il caso studio goriziano che tratta il rapporto tra i C.A.R.A. e le jungle (insediamenti autocostruiti dai migranti in zone boschive) attraverso il metodo dell’osservazione partecipata, utile per comparare le forme architettoniche imposte e quelle spontanee. Cerco sempre di dialogare con diverse discipline, tra cui l’antropologia, sociologia, la geografia umana ma anche con i media studies (cinema, fotografia e comics) che raccontano questi temi. Avendo tra gli obiettivi l’elaborazione di strumenti critici ed operativi sui luoghi di esclusione e di rifugio, per far emergere quanto di carcerario ci sia nei centri di ospitalità e quanto di spontaneo, ed in qualche modo “libero”, si possa coltivare in carcere, i potenziali sviluppi di questa ricerca potrebbero collocarsi in due ambiti: da un lato, l’abitare gli spazi carcerari e la loro connessione con la città (orientando il progetto con la direzione che PNRR auspica per i luoghi di esclusione sociale), dall’altro, la questione abitativa rispetto alla cosiddetta “crisi dei migranti” guardando alla progettazione europea transfrontaliera . A prescindere dagli sviluppi futuri che questo lavoro potrà portare, spero di poter contribuire in maniera propositiva alla contemporaneità, anche attraverso progetti che non debbano per forza essere imponenti nella loro “misura” ma che possano, con la loro presenza, anche di modesta entità, cambiare alcune realtà. Quando mi viene chiesto perché ho deciso di occuparmi nello specifico di carceri o, in generale, di luoghi di esclusione, rispondo sempre provando a riportare un dato di realtà: se considerassimo il carcere in Italia per il suoi numeri, con una popolazione di circa 60 mila abitanti (tra detenuti ed operatori), potrebbe essere paragonato alla grandezza di una piccola città. Inoltre, tenendo conto di quanto l’architettura possa influenzare sia positivamente che negativamente un contesto, e tenendo presente l’obiettivo finale della reintegrazione (casi permettendo) e riabilitazione, occuparsi di detenzione ha lo stesso valore di qualsiasi altra istituzione presente sul territorio. La possibilità di lavorare su emergenze esistenti, tessere nuove relazioni e trovare punti in comune con altre realtà sono le motivazioni che mi portano a considerare la ricerca un’opportunità perché rappresenta l’occasione di lavorare su tematiche in cui credo.</p>



<p></p>



<p>I<strong>l progetto &#8220;Raccontarsi (a modo mio)&#8221; verrà presentato a Milano</strong>, <strong>presso la Casa dei Diritti, il 9 ottobre alle ore 16. Non mancate! </strong></p>
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		<title>Riscoprire il proprio territorio</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2021 07:34:52 +0000</pubDate>
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<p>Quando le ragazze e i ragazzi di un scuola superiore (4D dell&#8217;IIS di Lercara Friddi), partendo dalla lettura del libro &#8220;Visioni periferiche. la narrazione dell&#8217;hinterland in Italia e nel mondo&#8221;, Multimage e dal laboratorio legato ad esso, si interessano del proprio territorio e vanno a riscoprirlo, facendo ricerche, approfondimenti e dando risposte ai temi del welfare, dei diritti, della cittadinanza attiva&#8230;</p>



<p>Non finiremo mai di ringraziarli e di ringraziare la professoressa che li ha stimolati. </p>



<p>Ecco due lavori delle studentesse e degli studenti.</p>



<p>Institute Andrea Reres Mezzojuso</p>



<p>Andrea Reres in 1609 bound 4,000 ounces with the obligation to build a Basilian monastery in the church of Santa Maria di tutti le Grazie, administered by a Confraternity founded since 1529 by the Albanian faithful, in which, under penalty of transience, the monks had to always be Greek or Albanian, professing the oriental rite and discipline. Completed in 1648, the building welcomed the first monks who came from the famous Monastery of Aghìa Triàs in the Acrotiri area of the island of Candia. Soon the small community grew; the novitiate was opened and many young people came from the Albanian colonies of Sicily. In a short time the Monastery became so luxuriant, animated by learned and holy monks that it was able to support missions in Albania, for about a century and with such fruit that four of its sons deserved the high honor from the Holy Apostolic See of be awarded the archiepiscopal dignity. Over time, originating from the monks&#8217; personal collection of books, a substantial library was established there, which grew in a varied and eclectic way. The activity of the monks was aimed at the education and training of young people, and the Monastery became for about two centuries a center of radiance of culture, a true Athenaeum of the Albanian colonies. The monks, who arrived from Crete, as well as from the continental regions of Greece, remained scrupulous observers of the oriental monastic disciplines, not neglecting at the same time to sow the seed of Hellenic culture.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="512" height="341" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/Mezzojuso.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15366" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/Mezzojuso.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 512w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/Mezzojuso-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /><figcaption><br></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="971" height="769" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/B.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15367" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/B.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 971w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/B-300x238.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/B-768x608.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 971px) 100vw, 971px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/C-1024x682.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15368" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/C-1024x682.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/C-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/C-768x511.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/C.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>It is precisely this spirit of theirs, as well as their artistic talent, for the creation of what currently constitutes the most conspicuous and precious part of the iconographic heritage of the Eparchy of Piana degli Albanesi. In fact, the Cretan Jeromonk Joannikio worked in Mezzojuso, teacher of a school of iconography that has been defined as Sicilian-Cretan. The Monastery, however, after so much luster and decorum, had a period of decline, so much so that the laws of 1866-67, which suppressed the religious corporations, found it in a slow agony. After it was confiscated by the State Property, the Company of S. Maria of all the Graces, availing itself of its rights deriving from the testamentary disposition of Reres, obtained its restitution and provided for a partial restoration of the vast monastic building. This however, abandoned by the monastic community, remained practically deserted; during the First World War it was also used as a barracks where to keep the Austrian prisoners of war who used some precious books from the library as fuel to feed the fire needed to warm themselves. In 1920 the Confraternity approved the foundation in the Monastery of the &#8220;Andrea Reres Institute&#8221;, for the education and culture of young Albanians of the Greek rite, and entrusted it to the Basilian Fathers of Grottaferrata who provided for the recovery of the monastery premises and reconstitution of a new library, in which the works that had been saved from the dispersion of the old library have converged.</strong></p>



<p>We would like to use this building in a different way as it is equipped with both an external and internal environment and it would be ideal to use it to carry out multiple activities that mainly concern young people.</p>



<p>In the past it was used to welcome immigrants but was soon abandoned but the reasons have not yet emerged.</p>



<p>It would be an excellent opportunity to revive a space so useful for all the citizens of Mezzojuso.</p>



<p><strong>Created by: Bisulca Fabiana and</strong> <strong>Billone Natalia</strong></p>



<p></p>



<p>The wonders of vicari</p>



<p><strong>La cuba araba</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="511" height="344" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/cuma.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15369" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/cuma.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 511w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/cuma-300x202.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 511px) 100vw, 511px" /><figcaption>OLYMPUS DIGITAL CAMERA</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>Also known as Cyprine&#8217;s Cuba, it is an emblematic architectural presence that represents the imprint of Arab culture in Vicari territories. This structure was formerly built in the open countryside, in fact in ancient time it was practically immersed in greenery, but over time and with the subsequent expansion of the city core, it no longer remained an isolated territory, but became an integral element of the town, which gave the name to the neighborhood: &#8216;Cyprine neighborhood&#8217;. It consists of a domed roof, and four openings in the shape of arches which are precisely aimed at the four cardinal points, and it is precisely from this element that the construction has come to be considered Arabic. The term “Ciprina” or “ciprigna” has Greek origins; Ciprina in fact was the name that in the classical period was attributed to the goddess Venus. The most plausible hypothesis therefore would be that the “Cuba” was in ancient times dedicated to Venus, or that it was erected over the remains of some building from the classical period. The Arab Cuba of Vicari in addition has in itself some typical elements similar to the Arab buildings scattered in Sicily. However, it is thought that the construction was made for the use of a cistern, in fact during the Arab era, it was most likely part of the water network the Arab aqueduct.</td></tr></tbody></table></figure>



<p>The castle of vicari</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="587" height="440" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/ragazze.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15370" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/ragazze.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 587w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/ragazze-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 587px) 100vw, 587px" /></figure>



<p>One of Vicari&#8217;s most relevant and emerging architectural elements is represented by the Castle. Rising on a rock at a height of 700 meters, it overlooks the entire “Vicarese” town. Some historical sources state that this building was erected during the Roman period; while its restructuring dates back to the 1390s at the time of Manfredi di Chiaramonte. Currently the most visible parts of the castle are: the remains of the crenellated walls; the mill tower and the “fausa” gate, the remains of the cisterns, brought to light by the last archaeological excavations. But we can certainly say that this construction was used mainly as a real fortress. In fact, in 1077 Count Roger used it as a base for attacking the castle of Castronovo. In 1278, also the castle di Vicari was counted among the royal fortresses of Sicily. The most important episodes anyway they date back to the time of the battle of Vespers, when the minister took refuge there in 1282 by Carlo D&#8217;Angiò, Giovanni di S. Remigio. Originally, perhaps during the early Christian period, or at the latest in the Byzantine era, it was assumed that the castle had had an entrance a VESTIBULUS, later transformed into the church of Santa Maria del Boikos, and was surrounded by west by crenellated walls, of which we still find remains today.</p>



<p>Inside today we can admire the presence of two towers, one called the MULINO, which presents on the four sides of the ogival windows and the other open towards the inside the castle, towards the famous PORTA FAUSA or BUMMARA, (nomenclature that attests the ancient presence of Muslims in the Vicarese territories).</p>



<p>Today our wonders cannot be visited , but we really hope to make up for lost time and offer tourists occasions to meet friendly people and an old traditional culture!</p>



<p>We are not real tourist guides, but we know well everything about our little town, so we are looking forward to welcoming everyone who wants to meet something out of the traditional tourist tours!</p>



<p>Eleonora Mangiafridda</p>



<p>Martina Saccio</p>



<p>Alice Barbabbaccia</p>



<p>Noemi Manfrè Aurora Vicari</p>
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		<title>A town upgrating plan</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2021 12:06:10 +0000</pubDate>
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<p>Siamo molto felici di pubblicare, oggi, il PRIMO lavoro realizzato da studenti di scuola superiore (IIS) di una cittadina vicino a Palermo che hanno seguito il laboratorio su Cinema e Periferie a partire dal saggio intitolato &#8220;Visioni periferiche. La narrazione dell&#8217;hinterland in Italia e nel mondo&#8221;, Multimage editore. Il laboratorio verte sui temi del welfare, dei servizi, dei diritti fondamentali, dell&#8217;inclusione e molto altro e gli alunni hanno elaborato le informazioni, facendo ricerca e proposte realizzabili per un futuro migliore per tutte e per tutti. </p>



<p>Ne arriveranno altri e siamo fieri di aver coinvolto le ragazze e i ragazzi nella riflessione (prima) e nella ricerca (poi).</p>



<p>Ringraziamo di cuore la Prof.ssa Claudia Sferlazza e  le autrici e l&#8217;autore di questo lavoro finale: Alessia Campagna, Alessia Riili e Andrea Valvano 4D. </p>



<p></p>



<p>Sveleremo in seguito il nome della cittadina&#8230;:) </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0001-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15304" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0001-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0001-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0001-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0001.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0004-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15307" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0004-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0004-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0004-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0004.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0005-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15308" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0005-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0005-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0005-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/A-town-upgrating-plan_page-0005.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>Quando l&#8217;architettura è sociale e sostenibile</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jan 2019 08:26:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha intervistato l&#8217;architetto Bonaventura Visconti Di Modrone, dello studio ABMV che ha sede a Milano e Zurigo. Con il collega Leo Bettini Oberkalmsteiner, realizza progetti di architettura sociale e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani</strong></em> ha intervistato l&#8217;architetto Bonaventura Visconti Di Modrone, dello studio ABMV che ha sede a Milano e Zurigo. Con il collega Leo Bettini Oberkalmsteiner, realizza progetti di architettura sociale e sostenibile, in autonomia.</p>
<p>Ringraziamo molto Bonaventura Visconti Di Modrone per la sua disponibilità.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/c_383_52c16132-b035-43fd-b0ec-3de311f75993.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11965" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/c_383_52c16132-b035-43fd-b0ec-3de311f75993.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="472" height="315" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/c_383_52c16132-b035-43fd-b0ec-3de311f75993.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 472w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/c_383_52c16132-b035-43fd-b0ec-3de311f75993-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 472px) 100vw, 472px" /></a></p>
<p>Intervista a cura di Alessandra Montesanto</p>
<p><strong>Perchè avete pensato di occuparvi di Architettura sociale?</strong></p>
<p>Non ci definiamo architetti sociali, o meglio, non solo sociali.</p>
<p>Crediamo nell’importanza di sviluppare quanti più degli Obbiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite possibile.</p>
<p>Per noi questi obbiettivi rappresentano un manuale di buone pratiche utili come guida in ogni progetto.</p>
<p>In questo preciso momento storico e dato il contesto che ci circonda ci siamo avvicinati all’architettura sociale perché vediamo in essa uno strumento per migliorare la qualità della vita delle persone.</p>
<p>L’architettura non solo fornisce un riparo ma trasmette idee e soprattutto definisce il contesto fisico in cui viviamo.</p>
<p>Crediamo che vivere ed interagire in un contesto pensato e costruito a scala più umana possa stimolare nuovi comportamenti e cambiamenti positivi.</p>
<p><strong>Da quando è nato il vostro studio e quali sono i progetti già in essere?</strong></p>
<p>Lo studio è nato nel 2017.</p>
<p>Ad ora abbiamo realizzato due progetti e stiamo lavorando al terzo.</p>
<p>&#8211; Il primo è stato un orfanotrofio nel sud di Haiti per i 40 bambini della Ong Ayitimoun yo.</p>
<p>&#8211; Il secondo, autopromosso, è stato Maidan tent.</p>
<p>Una struttura mobile che funge da spazio comune e di aggregazione per campi profughi e per situazioni di emergenza post calamità naturali. Le tendopoli sono si efficaci e di rapida installazione ma spesso trascurano l’importanza della socialità e dell’interazione. Crediamo che questi siano aspetti fondamentali per superare traumi e per ritrovare una propria stabilità.</p>
<p>&#8211; Il terzo, in fase di prossima realizzazione, è lo sviluppo di un nuovo insediamento di 70 ettari nella regione di Diffa, Niger, con la Ong italiana CISP. Quest’ultimo è un progetto a tre livelli, il primo riguarda la definizione a scala urbanistica dell’insediamento, il secondo il rapporto tra le parcelle che compongono i quartieri e gli spazi comuni ed il terzo riguarda la suddivisione degli spazi interni delle singole unità abitative con le costruzioni che le compongono.</p>
<p>Questo progetto, molto più grande dei precedenti, indaga la possibilità di creare un contesto che possa dare stabilità.</p>
<p>Vorremo sviluppare un insediamento che abbia le caratteristiche basiche per la creazione di una comunità stabile in un ambiente sicuro e che generi sviluppo, anche economico.</p>
<p><strong>Su quali valori basate le idee dei vostri interventi?</strong></p>
<p>Ogni progetto ha le sue caratteristiche ma i valori costanti alla base di ognuno sono principalmente:</p>
<p>&#8211; Il rispetto, per la cultura e per i bisogni delle persone che ne beneficeranno.</p>
<p>Non vogliamo imporre idee o soluzioni, nel nostro caso architettoniche, che possano risultare aliene o non coerenti con le necessità o il contesto in cui si inseriscono.</p>
<p>&#8211; L’equità, crediamo infatti che ogni persona e ogni contesto meritino progetti di qualità, anche estetica.</p>
<p>&#8211; Il rispetto per le risorse naturali del luogo e globali, questa forse è la sfida più grande.</p>
<p><strong>Come vi siete preparati per mettere in campo il progetto nel campo profughi nel Nord di Atene e a Niamey, in Niger?</strong></p>
<p>Per realizzare la Maidan tent a Ritsona ci sono voluti mesi di sopralluoghi, interviste con gli abitanti del campo e con le Ong che vi operano, riunioni con IOM e un lungo periodo di test in Italia per monitorare il prototipo della tenda.</p>
<p>E’ stato fondamentale visitare il campo più e più volte per intercettare le reali necessità dei residenti e per svolgere riunioni con i rappresentanti eletti dalla comunità. Senza questo lavoro fondamentale dubito che saremmo riusciti a comprendere le reali dinamiche di vita del campo e quindi a porci le domande giuste per proporre un progetto solido ed efficace.</p>
<p>Per quanto riguarda il progetto in Niger, anche in questo caso c’è stato un grande lavoro di scambio e dibattito.</p>
<p>Data la scala molto maggiore dell’intervento ed il contesto di sicurezza più precario rispetto alla Grecia, in questo caso il dialogo è avvenuto per la gran parte con il team locale del CISP che, oltre a lavorare nel paese da un decennio, è formato dalla maggioranza da nigerini.</p>
<p>Ad Haiti – e negli altri Paesi – collaborate con le autorità locali?</p>
<p>Sia ad Haiti che in Niger sono state le Ong che si sono interfacciate con le autorità locali individuando le necessità ed intessendo rapporti di collaborazione. Per quanto riguarda il progetto Maidan tent in Grecia invece abbiamo dapprima contattato l’aeronautica greca, responsabile del campo di Ritsona e poi abbiamo stretto un forte legame di collaborazione con IOM che ha fatto da tramite con il Ministero delle Migrazioni greco.</p>
<p><strong>Quali sono i progetti per il prossimo Futuro?</strong></p>
<p>Per ora, oltre a portare avanti la Maidan tent ed il progetto in Niger, stiamo pensando di sviluppare un’idea collaterale ma complementare al progetto a Diffa.</p>
<p>Vedere con il CISP se sia possibile utilizzare la sabbia del deserto come materiale da costruzione e se si possano realizzare strutture solide con tecniche costruttive autoportanti che non richiedano né cemento né malta.</p>
<p>Se questo fosse possibile ridurrebbe di molto i costi di costruzione e permetterebbe cosi a molte più persone di costruirsi una casa in maniera autonoma.</p>
<p>Il progetto che ci piacerebbe? Qualcosa di relativo all’acqua o all’energia!</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/20.Foto_DelfinoSistoLegnani_e_MarcoCappelletti-657x360.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11966" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/20.Foto_DelfinoSistoLegnani_e_MarcoCappelletti-657x360.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="657" height="360" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/20.Foto_DelfinoSistoLegnani_e_MarcoCappelletti-657x360.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 657w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/20.Foto_DelfinoSistoLegnani_e_MarcoCappelletti-657x360-300x164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 657px) 100vw, 657px" /></a></p>
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		<title>Lo sradicamento delle tradizioni musulmane. Xinjiang e oltre</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Dec 2018 09:02:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Wilson Xu Elogiati dalle autorità come «bravi musulmani» o «minoranza modello», i cittadini cinesi di etnia hui (Hui (回族). Riconosciuti dal PCC (La sigla significa Partito Comunista Cinese, che dal 1949 controlla completamente&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Painful-heart-woman1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11824" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Painful-heart-woman1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Painful-heart-woman1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Painful-heart-woman1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Painful-heart-woman1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p>di Wilson Xu</p>
<p>Elogiati dalle autorità come «bravi musulmani» o «minoranza modello», i cittadini cinesi di etnia hui (<b>Hui </b>(回族). Riconosciuti dal PCC (La sigla significa Partito Comunista Cinese, che dal 1949 controlla completamente la vita sociale e politica della Cina. I membri del PCC dovrebbero in linea di principio dichiararsi atei. L’obiettivo finale del PCC è la soppressione della religione. Tuttavia, la strategia per raggiungere questo obiettivo è cambiata nel tempo e, dopo la morte del presidente Mao, il PCC ha dovuto riconoscere che, nonostante gli sforzi, probabilmente in Cina le religioni sopravviveranno a lungo.)e dal governo come una minoranza “etnica”, sono in realtà un <i>gruppo religioso</i> che comprende i musulmani cinesi di etnia Han e che parla varie forme della lingua cinese, a differenza degli uiguri e dei kazaki etnici, anch’essi cittadini cinesi musulmani, ma non etnicamente cinesi e parlanti lingue diverse dal cinese. Vi sono tra gli otto e i dieci milioni di Hui, distribuiti in tutta la Cina, anche se prevalentemente nella parte nord-occidentale del Paese. Salutati per decenni dal PCC come “buoni” musulmani cinesi, al contrario dei “cattivi” uiguri, sono stati anch’essi vittime del recente inasprimento contro la religione e per questo hanno iniziato a organizzare manifestazioni di protesta.)stanno subendo la repressione della propria cultura e delle proprie tradizioni nel quadro di una campagna anti-islamica scatenata nelle province e nelle regioni del Nordovest.</p>
<p>La regione autonoma(Regione autonoma (自治区). Una divisione amministrativa della Cina, appartenente al primo livello, ossia al Livello di provincia (省级 行政区). Sebbene siano “autonome” solo di nome, queste regioni sono state istituite per i territori abitati da minoranze etniche o religiose. Sono la Regione autonoma uigura dello Xinjiang (新疆维吾尔自治区), la Regione autonoma del Tibet (西藏自治区), la Regione autonoma della Mongolia Interna (内蒙古自治区), la Regione Autonoma del Guangxi Zhuang (广西壮族自治区) e la Regione Autonoma del Ningxia Hui (宁夏回族自治).) hui di Ningxia, conosciuta come “patria degli hui”, ha ereditato e trasmesso le tradizioni e la cultura di quel popolo, rendendo testimonianza della sua fede musulmana attraverso uno stile architettonico unico. Ma da quando le autorità cinesi hanno lanciato la cosiddetta campagna di “de-arabizzazione” all’inizio dell’anno, la rimozione di tutti i simboli islamici ne ha trasformato completamente gli edifici in stile arabo.</p>
<p>Un esempio è l’area residenziale della contea di Yongning, nell’area metropolitana di Yinchuan. Secondo alcuni abitanti del luogo, le autorità hanno smantellato le decorazioni in stile arabo dai muri esterni degli edifici della zona. Un muratore ha detto a <i>Bitter Winter</i> che il Dipartimento del lavoro del Fronte Unito ha impartito l’ordine di rimuovere le decorazioni all’inizio della primavera. Da un mese l’azienda per cui lavora prosegue nel lavoro di smantellamento. Agli imbianchini è stato ordinato anche di passare una mano di vernice sopra le scritte in arabo.</p>
<p>(see. <a href="https://www.youtube.com/watch?time_continue=3&amp;v=_O8Ki9TwjFU&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.youtube.com/watch?time_continue=3&amp;v=_O8Ki9TwjFU&utm_source=rss&utm_medium=rss</a> )</p>
<p>Nel villaggio di Najiahu, nella stessa contea, le lettere in alfabeto arabo della scritta “Prima strada Zhonghua Huizu” e le scritte sugli edifici in stile hui relative all’islam sono state tutte coperte con una mano di blu.</p>
<p>Le autorità hanno cambiato il nome del Centro espositivo cittadino sino-arabo di Yinchian in Resort per i viaggi e la cultura internazionale lungo la Via della Seta e il logo in arabo è stato cambiato in <i>pinyin</i>, cioè il cinese scritto con caratteri latini.</p>
<p>Abbiamo ricevuto notizie dalla vicina provincia del Gansu sulla soppressione delle tradizioni e dei costumi musulmani nelle istituzioni educative.</p>
<p>All’inizio di agosto la preside di un asilo di Lanzhou è stata redarguita dall’amministrazione locale per aver organizzato un corso di arabo per bambini. Secondo la preside, i funzionari le hanno detto che la politica nazionale sull’istruzione non comprende corsi di arabo e che insegnare l’arabo viola la politica del Partito Comunista Cinese (PCC) sull’istruzione; per questo le è stato proibito di insegnare l’arabo ai bambini.</p>
<p>Il 6 settembre, durante un incontro di insegnanti nella scuola superiore di Linxia, il preside ha vietato alle insegnanti sposate di indossare il velo che ne copre le orecchie e ha chiesto che al suo posto indossassero un cappello. Gli insegnanti maschi hanno invece ricevuto disposizione di non indossare i copricapi bianchi musulmani, gli abiti e gli accessori tradizionali hui quando sono a scuola. Le scritte in carattere arabo sono state rimosse dalle posate nella mensa scolastica. I membri del PCC sono quindi stati diffidati dall’aderire a qualsiasi religione, e tutti gli insegnanti e tutto il personale non docente hanno dovuto riempire i moduli dell’Autocertificazione sulle questioni religiose per dire di più sulla loro appartenenza religiosa.</p>
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		<title>Attacco all&#8217;arte. La bellezza negata</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jun 2017 07:24:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Il diritto alla bellezza. Il diritto all&#8217;Arte: dovrebbero essere diritti universali,appartenenti a tutti. Ecco perchè è da leggere il saggio della giornalista Simona Maggiorelli intitolato Attacco all&#8217;arte. La bellezza negata, Asino d&#8217;oro edizioni.&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/attacco-all-arte-la-belezza-negata.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8968" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/attacco-all-arte-la-belezza-negata.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="546" height="796" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/attacco-all-arte-la-belezza-negata.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 546w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/attacco-all-arte-la-belezza-negata-206x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 206w" sizes="(max-width: 546px) 100vw, 546px" /></a></p>
<p>Il diritto alla bellezza. Il diritto all&#8217;Arte: dovrebbero essere diritti universali,appartenenti a tutti.</p>
<p>Ecco perchè è da leggere il saggio della giornalista Simona Maggiorelli intitolato <i>Attacco all&#8217;arte. La bellezza negata</i>, Asino d&#8217;oro edizioni.</p>
<p>La ricerca prende l&#8217;avvio dai celebri affreschi rupestri delle grotte di Chauvet e Lascaux in Francia e di Altamira in Spagna a cui si sono rifatti artisti moderni quali: Picasso, Matisse, Modigliani, Moore, Pollok e altri. Con l&#8217;apporto dello psichiatra Massimo Fagioli l&#8217;autrice cerca il significato profondo di quei tratti e di quelle figure, il legame tra pensiero e linguaggio figurativo, il bisogno e il desiderio di esprimere la realtà. Il Prof. Fagioli, nell&#8217;ultimo capitolo, avanza l&#8217;ipotesi che le donne siano state le prime artiste della Storia, le donne del Paleolitico. Le donne incinte o che avevano appena partorito, mentre l&#8217;uomo era a caccia, restavano nelle caverne, imparando a cuocere la carne, utilizzando il fuoco e, oltre a questo, iniziando a raffigurare ciò che le circonda, forse per caso, semplicemente stando con i loro bambini. C&#8217;è un discorso, alla base di questa teoria, che riguarda la differenza di genere: gli uomini tutelano la sopravvivenza, le donne sono più portate a sviluppare la creatività.</p>
<p>Il secondo capitolo del saggio (dedicato alla memoria dell&#8217;archeologo siriano Khaled al-Assad) si occupa di iconoclastia e, ancora una volta, il punto di vista è molto originale: la Maggiorelli, infatti, sottolinea il fatto che accanirsi contro le opere d&#8217;arte sia un mezzo per procurare lesioni psichiche ad una popolazione, per colpire la società e per annientare la capacità di immaginazione che caratterizza l&#8217;umanità intera. Ma, dopo aver analizzato le motivazioni alla base dell&#8217;iconoclastia islamica (che non sempre fu tale) e dopo aver  spiegato  le motivazioni che inducono gli affiliati dell&#8217;Isis a compiere azioni di devastazione, viene preso in considerazione anche il nostro Passato, il “nostro” in quanto cristiani e occidentali: legittimati dalla conversione di Costantino, nel 313, una volta conquistato il Potere, i Cristiani da perseguitati diventarono feroci persecutori dei pagani. La crisi iconoclasta, poi, si conclude nell&#8217;843 quando viene stabilita l&#8217;ortodossia: icone fisse, immagini ieratiche disincarnate e astratte.</p>
<p>Il corpus del testo riguarda il nostro Paese: il saccheggio del patrimonio artistico in Italia e, secondo i dati e i riferimenti che vengono proposti al lettore, purtroppo, si evidenzia che tutti governi, dal dopoguerra in poi, non hanno tutelato il nostro Bene comune, anzi. Dalle ruberie durante il periodo nazifascista, all&#8217;impegno dei partigiani di recuparare alcune delle opere trafugate e vendute; dall&#8217;articolo 9 della Costituzione che recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione” fino alla messa sul mercato proprio del nostro paesaggio, dei nostri monumenti, dei nostri edifici da parte di Craxi, Franceschini, Berlusconi, Renzi&#8230;per un intreccio mefistofelico tra interessi politici ed economici. Da dove ripartire si chiedono gli autori? (Tommaso Montanari ha scritto la prefazione del libro). Dal coraggio civile come quello dei tre dipendenti della biblioteca dei Girolamini di Napoli che hanno denunciato il saccheggio sistematico di opere antichissime.</p>
<p>Il dovere da parte della società civile, quindi, è anche un diritto alla Cultura perchè solo la Cultura e la Bellezza portano all&#8217;evoluzione psichica, emotiva, interiore e, quindi, indirizzano le scelte e i comportamenti umani.</p>
<p>Di seguito il video della presentazione del saggio al Salone del Libro di Torino, edizione 2017</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/zcsm4i1Kdss?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>&#8220;VeneredIslam&#8221;: L’Islam rappresentato da Escher</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2016 08:31:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi Lo stupore è il sale della Terra Escher A Granada Maurits Cornelis Escher resta folgorato dall’Alhambra (termine che viene dall’arabo e significa “la fortezza rossa”), sublime esempio di arte moresca in&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: large;">di Monica Macchi</span></span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Lo stupore è il sale della Terra</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Escher</i></span></span></p>
<p align="RIGHT">
<p align="RIGHT">
<p align="JUSTIFY">A Granada Maurits Cornelis Escher resta folgorato dall’Alhambra (termine che viene dall’arabo e significa “la fortezza rossa”), sublime esempio di arte moresca in cui il simbolismo, l’astrattismo geometrico e l’arte calligrafica si integrano nella decorazione e nell’architettura creando una dinamicità tridimensionale.</p>
<p align="JUSTIFY">Questo influenzerà tutta la sua produzione in particolare la divisione regolare del piano e la simmetria attraverso un’ambiguità percettiva fatta di elementi cromatici e geometrici tra negativo e positivo, pieno e vuoto, concavo e convesso, primo piano e sfondo.</p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-689.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7594" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-689.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-689" width="300" height="300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-689.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-689-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-689-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-689-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></b></span></span></p>
<p align="CENTER">
<p align="JUSTIFY">A partire da una griglia triangolare o quadrata e utilizzando il cerchio, la forma geometrica più perfetta che simboleggia l&#8217;infinito si crea una metafora eterna di tawid (unità) e mizan (equilibrio) in modelli ripetuti e ripetitivi di conoscenza ed ordine.</p>
<p align="CENTER"><span style="color: #111111;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b> </b></span></span></span></p>
<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-688.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7595" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-688.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-688" width="445" height="489" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-688.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 445w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-688-273x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 273w" sizes="(max-width: 445px) 100vw, 445px" /></a></p>
<p align="CENTER">
<p align="JUSTIFY">Per questo segnalo molto volentieri la mostra di Escher a Palazzo Reale di Milano fino al 22 gennaio 2017 che prevede anche una sezione dedicata al suo rapporto con le avanguardie storiche europee e all’art nouveau con puntate nella cultura pop come l’incrocio di scale di Relatività del 1953, ripreso sulla copertina dell’album On the run dei Pink Floyd.</p>
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		<title>Architettura a Sarajevo: la destinazione dei beni comuni</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Aug 2016 06:57:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Care e cari, continuiamo a viaggiare attraverso i Balcani e oggi vi portiamo a Sarajevo! Questo è un primo breve video in compagnia di una ragazza che ci guiderà all&#8217;interno della città per scoprire&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Care e cari,</p>
<p>continuiamo a viaggiare attraverso i Balcani e oggi vi portiamo a Sarajevo!</p>
<p>Questo è un primo breve video in compagnia di una ragazza che ci guiderà all&#8217;interno della città per scoprire alcuni edifici e spiegarci quale destinazione hanno avuto. Interessante anche per un confronto con le nostre città, le nostre attività politiche, il nostro attivismo come società civile&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/2lX3vM2TOQI?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>JASENOVAC: la seconda guerra mondiale e la Memoria</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Aug 2016 06:22:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Al confine tra Croazia e Bosnia si trova il villaggio di JASENOVAC. Tra il 1941 e il 1945 fu lo scenario di un&#8217;enorme deportazione e di sterminio di serbi, ebrei, Rom per mano degli ustascia&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0283-e1470602594554.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6533" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6533" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0283-e1470602594554-685x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC_0283" width="685" height="1024" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0283-e1470602594554-685x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 685w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0283-e1470602594554-201x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 201w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0283-e1470602594554-768x1147.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 685px) 100vw, 685px" /></a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0292.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6521" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6521" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0292-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC_0292" width="720" height="482" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0292-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0292-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0292-768x514.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>Al confine tra Croazia e Bosnia si trova il villaggio di JASENOVAC. Tra il 1941 e il 1945 fu lo scenario di un&#8217;enorme deportazione e di sterminio di serbi, ebrei, Rom per mano degli ustascia sotto il regime di Ante Pavelic, filonazista.</p>
<p>Il memoriale ha forma di un fiore, con radici ben piantate nel terreno su cui si ergeva il campo e con i petali che si innalzano verso il cielo. Tutto intorno tanto verde, un piccolo lago e molto silenzio. Il memoriale è stato realizzato dall&#8217;architetto Bogdan Bogdanovic.</p>
<p>Un silenzio che accompagna anche la visita nel museo realizzato per far provare agli spettatori diverse emozioni: compassione, tristezza, indignazione. Le vittime furono circa 90.000 e non furono risparmiati nemmeno donne e bambini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0302.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6522" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6522" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0302-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC_0302" width="720" height="482" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0302-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0302-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0302-768x514.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0291.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6520" 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		<title>Belle da morire: le antiche città sfregiate dalla guerra</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2016 15:56:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Giulia Carlini Cosa lega la distruzione di un bene culturale ai diritti umani? E quali riflessioni possiamo fare di fronte alle desolanti immagini di una Palmira rasa al suolo? Sono queste le domande&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="LEFT">di Giulia Carlini</p>
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-307.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5911" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5911" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-307.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (307)" width="837" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-307.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 837w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-307-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-307-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 837px) 100vw, 837px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Cosa lega la distruzione di un bene culturale ai diritti umani? E quali riflessioni possiamo fare di fronte alle desolanti immagini di una Palmira rasa al suolo? Sono queste le domande a cui stamattina il Festival dei diritti umani ha cercato di rispondere.</p>
<p align="JUSTIFY">Ospiti d&#8217;eccezione Andrea Carandini (archeologo e Presidente del FAI), Tullio Scovazzi (professore di diritto internazionale all&#8217;Università Bicocca) e Gabriele Nissim (Presidente della Gariwo onlus) che, diretti dal giornalista Giancarlo Bosetti, hanno esposto i loro punti di vista sulla questione.</p>
<p align="JUSTIFY">Mentre per Carandini la custodia della memoria ha a che fare con la morale e i diritti “poiché distruggendola si distrugge il futuro”, per Scovazzi non solo la distruzione di una cultura è già di per sé una violazione dei diritti umani, ma spesso è anche il primo passo verso crimini orribili come il genocidio.</p>
<p align="JUSTIFY">Il simbolo della perdita di cultura e conoscenza non può che essere Palmira, un luogo che ci interroga su noi stessi. Carandini afferma che il Tempio di Bel poteva non essere perduto dal punto di vista conoscitivo, se solo si fossero utilizzate tecniche ormai note quali il rilievo a nuvola di punti tramite laser scanner, che riesce a cogliere e riproporre un oggetto tridimensionale in tutte le sue dimensioni. Rimangono invece solo le piante e le planimetrie, approssimazioni della realtà che non permettono una costruzione pienamente fedele all&#8217;originale. “Tutti parlano di memoria, ma non dei metodi per salvaguardarla” commenta con amarezza l&#8217;archeologo, il quale aggiunge che l&#8217;unico modo per salvarci dalla perdita della memoria culturale, insieme al laser scanner, è valorizzare la pluralità delle culture e delle società, anche di quelle di cui non condividiamo i valori.</p>
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<p align="JUSTIFY">Scovazzi ricorda i progressi fatti dal diritto internazionale nella protezione del patrimonio culturale, ma sottolinea la persistente mancanza di efficacia nel punire le violazioni, soprattutto perché molti tra i paesi più potenti del mondo e maggiormente coinvolti in conflitti armati (ad esempio Stati Uniti, Cina, Russia, Israele e Siria) non hanno ratificato lo statuto della Corte Penale Internazionale. In questi casi, è necessaria una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU per estendere la giurisdizione della Corte, evento molto remoto nel caso della Siria.</p>
<p align="JUSTIFY">A Palmira non ci sono quindi tribunali a punire efficacemente le brutalità e non c&#8217;è alcun laser scanner. C&#8217;è stata però una piccola luce rappresentata da Khaled Asaad, l&#8217;uomo che per più di 40 anni ha diretto il sito archeologico della città.</p>
<p align="JUSTIFY">Asaad è stato inserito da Nissim nel Giardino dei Giusti, dopo che il 18 agosto 2015 i jihadisti dello Stato Islamico l&#8217;hanno decapitato per poi appendere il suo corpo senza testa a un palo della luce. L&#8217;archeologo è rimasto a Palmira mentre tutti scappavano dalla furia dell&#8217;ISIS e, torturato per settimane in una cella, si è rifiutato di indicare il luogo in cui alcuni beni culturali mobili del museo erano stati nascosti.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-305.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5913" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5913" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-305.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (305)" width="655" height="368" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-305.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 655w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-305-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 655px) 100vw, 655px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Per Nissim, Khaled ha trasmesso un messaggio morale importante: l&#8217;uomo giusto è quello che difende il patrimonio culturale dell&#8217;umanità. Sembra banale, ma questo concetto era ignorato da troppi prima del suo sacrificio. Ora già si parla di istituire un tribunale internazionale per punire la distruzione dei beni culturali, e dell&#8217;invio di caschi blu in funzione protettiva.</p>
<p align="JUSTIFY">Nissim sottolinea comunque l&#8217;umanità di quest&#8217;uomo mite e studioso che, pur avendo appoggiato il regime di Assad e ignorato le torture inflitte ai prigionieri nel carcere vicino al sito archeologico, è diventato con il suo sacrificio il martire simbolo della resistenza agli orrori della guerra. Un modo per ricordarci che gli eroi sono solo degli esseri umani come noi, che hanno preso la decisione più giusta nel mezzo delle avversità.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel documentario “Palmira, la meraviglia del deserto: viaggio nei siti UNESCO”, proiettato durante l&#8217;evento del Festival, Khaled Asaad, ha accompagnato gli autori Elisa Greco e Federico Fazzuoli (presenti in sala) tra gli stupefacenti resti della città, andati in gran parte distrutti circa dieci anni dopo per mano dell&#8217;ISIS.</p>
<p align="JUSTIFY">Per Fazzuoli, Asaad era l&#8217;uomo di Palmira, in cui è nato e cresciuto lavorando al sito archeologico per tutta la sua vita. Non era solo la sua casa, per lui era come una figlia. E, come un padre non può abbandonare la propria figlia, lui non ha abbandonato Palmira.</p>
<p align="JUSTIFY">“Nell&#8217;incontrarlo, gli chiesi di poter vedere Palmira come la vedevano i carovanieri che un tempo percorrevano la Via della Seta” racconta Fazzuoli, “lui era entusiasta, amava quel luogo. Nonostante lo conoscesse così bene e l&#8217;avesse avuto sotto gli occhi da tutta la vita, guardava e toccava i monumenti estasiato, con ammirazione. Lui e Palmira erano la stessa cosa”.</p>
<p align="LEFT">“Il dialogo tra la cultura occidentale e quella mediorientale è ciò che crea la pace permanente e non quella superficiale, che è fatta di oggi e non di domani”. Queste le parole pronunciate da Asaad nel documentario. Parole condivise dal presidente di Gariwo, secondo il quale per combattere l&#8217;ISIS e il fondamentalismo religioso serve una battaglia culturale. Bisogna capire il pensiero che muove e seduce così tante persone, andando oltre la semplicistica etichetta di terrorismo, altrimenti rimarremo sempre deboli di fronte a questa ideologia.</p>
<p align="LEFT">È altrettanto importante non lasciarsi abbagliare dalle manipolazioni di dittatori come Bashar al Assad che, dopo aver seminato morte e distruzione nel proprio paese, usa ferite come Palmira per apparire dalla parte dei giusti. Riferendosi all&#8217;evento tenutosi pochi giorni fa tra le rovine del sito archeologico, Nissim esorta il pubblico a “non credere a questo concerto”.</p>
<p align="LEFT">Intanto, l&#8217;unico modo per rendere giustizia a Palmira è tentare di ricostruirla al meglio con i mezzi disponibili, continuando con accresciuta passione il lavoro di ricerca archeologica: i monumenti distrutti facevano parte solo del 30% della città. Il restante 70% è ancora sotto terra, in attesa di essere esplorato e di riportare luce nel cuore di un paese annientato dalla violenza.</p>
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