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	<title>arresti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Torna ad essere libero il regista iraniano Jafar Panahi</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2023 10:13:16 +0000</pubDate>
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<p>Dopo quasi sette mesi di detenzione arbitraria, il regista iraniano<strong> Jafar Panahi</strong> è stato rilasciato su cauzione due giorni dopo aver iniziato uno sciopero della fame per protestare contro la sua detenzione. (Sua moglie Tahereh Saeedi ha postato su Instagram una foto di Panahi che lasciava la prigione su un veicolo).  </p>



<p> &#8220;<strong>È straordinario, un sollievo, una gioia totale</strong>. Esprimiamo la nostra gratitudine a tutti coloro che si sono mobilitati ieri&#8221;, ha detto  il suo distributore francese, il <strong>produttore Michele Halberstadt</strong>. &#8220;La sua prossima battaglia è far riconoscere ufficialmente l&#8217;annullamento della sua condanna. È fuori, è libero, e questo è già fantastico&#8221;.</p>



<p>Jafar Panahi, 62 anni, <strong>era stato arrestato l&#8217;11 luglio</strong> e avrebbe dovuto scontare una condanna a sei anni comminatagli nel 2010 dopo la sua condanna per <strong>&#8220;propaganda contro il sistema</strong>&#8220;. Il 15 ottobre, la Corte Suprema ha annullato la condanna e ha ordinato un nuovo processo, alimentando le speranze del suo team legale che potesse essere rilasciato, ma è rimasto in prigione.  </p>



<p><br>L&#8217;arresto di Panahi a luglio è avvenuto dopo che aveva partecipato a un&#8217;udienza in tribunale dove era imputato il collega regista Mohammad Rasoulof, che era stato arrestato pochi giorni prima. Rasoulof è stato scarcerato il 7 gennaio dopo aver ottenuto una licenza di due settimane per motivi di salute e si ritiene che sia ancora fuori dal carcere. </p>



<p>Il regista era stato arrestato mesi prima che scoppiassero le attuali proteste contro il regime, ma la sua prigionia è diventata un simbolo della difficile situazione degli artisti che si sono opposti alle autorità. Panahi è stato rilasciato dalla prigione di Evin a Teheran &#8220;due giorni dopo aver iniziato il suo sciopero della fame per la libertà&#8221;, ha scritto su Twitter il Centro per i diritti umani in Iran (CHRI) con sede negli Stati Uniti, mentre il quotidiano riformista iraniano Shargh ha pubblicato un&#8217;immagine di Panahi che abbraccia giubilante un sostenitore.<br>  </p>



<p>&#8220;Jafar Panahi è stato temporaneamente rilasciato dalla prigione di Evin grazie agli sforzi della sua famiglia, di rispettati avvocati e rappresentanti del cinema&#8221;, si legge in una nota della Casa del cinema iraniana, che raggruppa professionisti del settore. L&#8217;annuncio che Panahi avrebbe intrapreso uno sciopero della fame secca ha suscitato un&#8217;ondata di preoccupazione in tutto il mondo per il regista, che ha vinto premi in tutti i tre festival cinematografici più importanti d&#8217;Europa.<br>  &#8220;Oggi, come molte persone intrappolate in Iran, non ho altra scelta che protestare contro questo comportamento disumano con il mio bene più caro: la mia vita&#8221;, aveva detto Panahi nella dichiarazione pubblicata dalla moglie. &#8220;Rimarrò in questo stato fino a quando forse il mio corpo senza vita non sarà liberato dalla prigione&#8221;, ha detto.</p>



<p>  <br>Personaggi del cinema sono stati tra le migliaia di persone arrestate dall&#8217;Iran nella sua repressione delle proteste scatenate dalla morte il 16 settembre in custodia di Mahsa Amini, 22 anni, che era stata arrestata per presunta violazione del suo rigoroso codice di abbigliamento per le donne.<br><br>L&#8217;attrice Taraneh Alidoosti, che aveva pubblicato proprie immagini di se stessa senza il velo islamico, era tra le persone arrestate, anche se è stata rilasciata all&#8217;inizio di gennaio dopo essere stata trattenuta per quasi tre settimane.  </p>



<p> <br>Panahi ha vinto il Leone d&#8217;Oro alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2000 per il suo film &#8220;The Circle&#8221;. Nel 2015 ha vinto l&#8217;Orso d&#8217;oro a Berlino per &#8220;Taxi Tehran&#8221;, e nel 2018 ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura a Cannes per &#8220;Tre facce&#8221;.<br>L&#8217;ultimo film di Panahi, &#8220;No Bears&#8221;, che come gran parte dei suoi lavori recenti ha come protagonista lo stesso regista, è stato proiettato alla Mostra del cinema di Venezia del 2022 quando il regista era già dietro le sbarre. Ha vinto il Premio Speciale della Giuria.<br>   </p>



<p><br><br> <br></p>



<p></p>
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		<title>Proteste in Ecuador: l&#8217;accordo raggiunto tra governo e popoli indigeni</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Aug 2022 10:26:39 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Ecuador-foto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="400" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Ecuador-foto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16532" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Ecuador-foto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Ecuador-foto-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Ecuador-foto-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption>Demonstrators march during anti-government protests called mainly by Indigenous organizations, in Quito, Ecuador, Thursday, June 16, 2022. (AP Photo/Dolores Ochoa)</figcaption></figure>



<p>di Maddalena Formica</p>



<p></p>



<p>Per più di due settimane l’Ecuador è stato teatro di imponenti manifestazioni contro il governo del Paese, ad oggi guidato dal conservatore Guillermo Lasso.</p>



<p>Protagonisti di questi eventi sono stati in particolare i popoli indigeni, raggruppati e coordinati dalla Confederación de Nacionalidades Indígenas del Ecuador (CONAIE), la prima organizzazione ad avere indetto uno sciopero il 13 giugno 2022.</p>



<p>Gli scioperi e le manifestazioni, che si sono conclusi il 30 giugno, avevano come obiettivo quello di sollecitare un intervento del governo su alcuni temi già portati all’attenzione dalla CONAIE negli ultimi anni.</p>



<p>Tra questi in particolare si domandava un intervento statale per bloccare il prezzo dei carburanti e dei beni di prima necessità, ma è stata avanzata anche la richiesta di nuove politiche in materia di sanità, istruzione e agricoltura e di misure più efficaci per lottare contro la povertà e la disoccupazione in un Paese già profondamente colpito da una crisi economica e di sicurezza.</p>



<p>Per cercare di arginare le manifestazioni, il Presidente Lasso ha imposto in diverse province lo stato di emergenza mentre una mozione per destituirlo è stata nel frattempo infruttuosamente presentata dall’opposizione. Ad oggi si calcola che negli scontri con la polizia almeno cinque persone hanno perso la vita, mentre numerosi manifestanti sono rimasti feriti o sono stati arrestati.</p>



<p>Queste vicende che hanno profondamente scosso il Paese, iniziate grazie alle azioni dei popoli indigeni e rapidamente divenute una mobilitazione a livello nazionale, si sono ufficialmente concluse il 1° luglio grazie al raggiungimento di un accordo tra CONAIE e governo, adottato con la mediazione della Chiesa. In forza di tale accordo, è stata prevista, tra le differenti misure, una riduzione di 15 centesimi a gallone di benzina mentre lo stato di emergenza è stato revocato. È stato inoltre fissato un termine di novanta giorni per proseguire il dialogo tra le parti protagoniste di queste settimane.</p>
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		<title>Land grabbing in Mauritania</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2021 11:58:29 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="681" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/esclavage-Mauritanie-1024x681-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15882" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/esclavage-Mauritanie-1024x681-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/esclavage-Mauritanie-1024x681-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/esclavage-Mauritanie-1024x681-1-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Diversi arresti dopo proteste pacifiche.</p>



<p>Il 4 dicembre, nove persone che protestavano pacificamente per i diritti alla terra sono state arrestate a Ngawlé, in Mauritania. Sullo sfondo delle proteste c&#8217;è l&#8217;espropriazione illegale di terreni fertili agricoli nella regione dei Peul, come denunciato dall&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM). La terra rubata è stata venduta a investitori<br>stranieri attraverso un uomo d&#8217;affari. La popolazione locale resiste e protesta pacificamente da settimane.</p>



<p>&#8220;I fatti di Ngawlé ci danno il sentore che la giustizia in Mauritania non ha ancora valore. I vecchi problemi &#8211; il land grabbing, la schiavitù e l&#8217;arresto arbitrario degli attivisti &#8211; non sono mai stati risolti. Il futuro della Mauritania è minacciato dal conflitto e dall&#8217;instabilità&#8221;, dice Abidine Ould-Merzough, membro del Direttivo dell&#8217;APM.</p>



<p>Il consiglio locale dei comuni esige la restituzione pacifica e incondizionata della terra. L&#8217;APM e diverse organizzazioni mauritane chiedono il rilascio dei detenuti e la fine degli espropri. La terra deve restare al popolo di Ngawlé&#8221;. Le autorità nazionali devono intervenire per fermare il land grabbing messo in atto dalle autorità locali&#8221;, chiede Ould-Merzough.</p>



<p>Già il 3 novembre, 13 persone sono state arrestate e diverse ferite durante le proteste per lo stesso motivo. Gli arresti sono stati effettuati anche il 21 novembre. Gli ultimi arrestati, appartenenti alla popolazione Peul e Haratin, sono attualmente detenuti nella prigione di Rosso, capoluogo della regione di Trarza. Uno dei detenuti è in condizioni critiche e si trova in ospedale a Rosso.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Rivolte in Senegal, cosa sta succedendo</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2021 07:44:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Siamo qui per supportare Sonko, per uno Stato democratico, per l’uguaglianza e per il rispetto della legge, diciamo no alla violenza. – una giovane manifestante a Dakar &#8211; Guardo le immagini&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Veronica Tedeschi</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/158318799_2870029586600153_5630845746423705615_o-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15143" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/158318799_2870029586600153_5630845746423705615_o-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/158318799_2870029586600153_5630845746423705615_o-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/158318799_2870029586600153_5630845746423705615_o-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/158318799_2870029586600153_5630845746423705615_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1440w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><em>Siamo qui per supportare Sonko, per uno Stato democratico, per l’uguaglianza e per il rispetto della legge, diciamo no alla violenza. </em>– una giovane manifestante a Dakar &#8211;</p>



<p>Guardo le immagini delle rivolte a Dakar e la prima cosa che noto è l’impressionante numero di donne che, avvolte nelle loro gonne colorate, tiene in mano una specie di noce di cocco che solitamente trova il suo uso principale in cucina. Una rivolta per molti inaspettata, in uno dei Paesi “più democratici” del caldo continente del quale si sente parlare quasi sempre in accezione positiva.</p>



<p>In queste ultime ore in Senegal si stanno riversando in strada centinaia di persone per protestare contro l’incarcerazione di Sonkho, giovane leader dell’opposizione dell’attuale governo capitanato da Macky Sall. Violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine hanno portato ad almeno 4 morti, decide di feriti e altrettanti arresti. La repressione, a seguito dell’avvicinamento dei manifestanti ai palazzi del potere, è stata molto forte con lancio di lacrimogeni e guerriglie, le principali arterie sono state bloccate e i giovani fermati.</p>



<p>Da dove nasce questa rabbia?</p>



<p>Ousmane Sonkho, ora incarcerato, è stato chiamato in tribunale per rispondere del reato di stupro che si è in breve tempo trasformato in incitamento alla rivolta. A questa proclamazione la situazione per le strade è degenerata, al grido “Libérer Sokho” centinaia di senegalesi hanno iniziato anche a saccheggiare alcuni centri commerciali legati alla Francia (Auchan) in segno di protesta contro l’attuale Governo che, secondo i giovani del Paese, è ancora molto legato alle dinamiche coloniali francesi. Il caso Sonkho, in realtà, è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, già pieno di frustrazione e rabbia, e ha riportato in piazza gli animi di giovani delusi e impoveriti a causa della crisi economica da Covid19.</p>



<p>Sonkho, figura centrale delle rivolte, è considerato un outsider perché non nasce come politico e, soprattutto, perché da subito ha denunciato il potere – ha anche scritto un libro contro il governo Macky Sall &#8211; . Molti giovani si rivedono in lui perché ritengono che sia una persona esterna agli ingarbugli politici e molto lontana ai principi coloniali francesi che invece vengono per lo più associati all’attuale presidente in carica.</p>



<p>Una rivolta contro il Governo, mai rispettoso dei principi democratici, per una situazione senza via d’uscita: un Paese che si è sempre sostenuto grazie alle tantissime economie informali e al turismo e che si è dovuto scontrare ad una improvvisa diminuzione dell’economia causata della recente crisi.</p>



<p>Ma chi sono i ragazzi scesi in piazza?</p>



<p>Molti sono sicuramente sostenitori politici di Sonkho – in Senegal è da sempre molto presente l’attivismo politico tra i giovani &#8211; ma tantissimi sono anche ragazzi apolitici, scesi in piazza perchè frustrati e colpiti duramente dalla crisi. Le rivolte sono ormai in quasi tutto il paese, comprese le banlieue fuori Dakar che, essendo molto ampie, sono più difficili da tenere sotto controllo.</p>



<p>Nei prossimi giorni seguiremo con attenzione gli sviluppi giudiziari della vicenda, il comportamento di Macky Sall e l’andamento delle rivolte.</p>



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<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="Arrestation de l&#039;opposant Ousmane Sonko : l’affaire qui enflamme le Sénégal" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/NMavUWefY1Y?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>La protesta dei contadini indiani</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2021 07:36:17 +0000</pubDate>
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<p>(da Sikhi Sewa Society che ringraziamo)</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/04est2india-contadini-protesta-ap--1024x733.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15062" width="616" height="441" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/04est2india-contadini-protesta-ap--1024x733.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/04est2india-contadini-protesta-ap--300x215.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/04est2india-contadini-protesta-ap--768x549.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/04est2india-contadini-protesta-ap-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1170w" sizes="(max-width: 616px) 100vw, 616px" /></figure>



<p>In India è in corso la più grande protesta pacifica della storia. Da mesi i contadini indiani portano avanti<br>enormi proteste contro l’approvazione di tre leggi sulla liberalizzazione del commercio agricolo:<br>nonostante i tentativi di mediazione con il governo, non si è ancora raggiunto un accordo.<br>Con queste leggi i contadini verrebbero svincolati dall’obbligo di vendere i loro prodotti solo nei mercati<br>regolamentati dal governo (i cosiddetti “mandi”) e potrebbero venderli a chiunque, quindi anche a<br>privati, senza vincoli di prezzo. Sembrerebbe una buona cosa, se non fosse che queste leggi potrebbero<br>finire per danneggiarli poiché, trattandosi di piccoli coltivatori che possiedono meno di 2 ettari di<br>terreno ciascuno, non sarebbero in grado di contrattare per prezzi convenienti con grandi società<br>private senza finire per diventarne schiavi, a quanto lamentano.<br>La sospensione dell’entrata in vigore delle leggi il 12 gennaio non ha placato le proteste, in quanto i<br>contadini pretendono che vengano revocate del tutto.<br>È stata così organizzata una nuova marcia sulla capitale Nuova Delhi il 26 gennaio, giorno in cui si<br>svolgeva anche la parata annuale per la Festa della Repubblica, che ha portato a violenti scontri con la<br>polizia e disordini cittadini. Vi sono stati altri scontri violenti tra i contadini e le forze della polizia in<br>diverse altre zone dell’India, tanto che è stata imposta una sospensione di Internet in molti distretti che<br>si trovano nei pressi della capitale.<br>La questione ha suscitato un&#8217;attenzione globale attenuata e la risposta dei media mondiali, dei politici e<br>delle principali organizzazioni per i diritti umani e stata pressochè inesistente. Ad oggi, oltre un<br>centinaio di persone hanno perso la vita, tra cui ci sono anche stati alcuni suicidi. L’abuso di forza da<br>parte della polizia contro anziani e innocenti manifestanti non ha alcuna giustificazione.<br>Giornalisti indipendenti sono stati arrestati. Dozzine di agricoltori sono scomparsi sospettosamente<br>senza lasciare traccia.<br>Giusto oggi l’Osservatorio dei Diritti Umani ha parlato della situazione e criticato il governo indiano: “per perseguire la propria agenda nazionalista indù, il governo del primo ministro indiano Narendra<br>Modi presiede a una pericolosa regressione dei diritti alla libertà di parola”.<br>Vorremmo come comunità chiedere l’intervento delle S.S.V.V. a condannare queste violazioni di diritti<br>umani che non solo ledono i principi di una sana democrazia ma anche quelli di qualsiasi essere umano.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Il Cile è stato ascoltato</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2020 09:38:11 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/costituzione-cile-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14772" width="880" height="494" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/costituzione-cile-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/costituzione-cile-1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/costituzione-cile-1-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 880px) 100vw, 880px" /></figure>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>Il 25 ottobre 2020 sarà ricordato per sempre nella storia del Cile. È stato il giorno in cui la Costituzione redatta durante il regime di Augusto Pinochet ha ricevuto una ferita di morte, ora è in agonia. Addirittura, sappiamo l’anno in cui morirà: 2021. L’anno prossimo, una convenzione costituzionale, ovvero una Assemblea costituente formata da 155 cittadini saranno eletti mediante voto popolare per creare la Nuova Costituzione. Quasi il 79% dei cileni vuole cambiarla, una percentuale impressionante e vuole che lo facciano i cittadini, non i partiti politici o il parlamento. Sarà la prima volta in cui una Costituzione dovrà essere redatta in modo paritario, tra uomini e donne, e anche la prima volta in quasi 50 anni in cui il marco giuridico di questo fantasma chiamato “Regime dittatoriale di Augusto Pinochet” scomparirà.</p>



<p>Il popolo cileno è arrivato a questo esito dopo essere stato protagonista del “estallido social” del 2019. Per l’ennesima volta, le proteste riguardavano gli aumenti delle tariffe del trasporto pubblico di Santiago. Gli studenti si organizzarono per manifestare nelle stazioni della metropolitana e soprattutto per non pagare il biglietto. Sono bastati alcuni giorni e l’aumento della popolazione in protesta che, come sempre capita, tutto degenerò e ci fu il confronto armato tra forze dell’ordine e popolo. L’aumento del biglietto era la ciliegina sulla torta; in verità, nel profondo, c’erano altre ragioni di malcontento per manifestare: il caro vita, pensioni basse, l’alto costo dei medicinali e della salute in generale, una disuguaglianza economica e sociale molto forte, e non meno importante, un rifiuto generalizzato per una Costituzione restrittiva che impediva il progredire e la modernizzazione della società. I politici rappresentavano “quella” Costituzione macchiata di sangue e arrugginita. Non era la prima volta che gli studenti prendevano la parola, era già successo nel 2007, 2008 e soprattutto nel 2011 quando studenti universitari e di secondaria si mobilitarono per rifiutare il sistema di istruzione nazionale che prevedeva un’ampia partecipazione del settore privato rispetto a quello statale. In sostanza, troppe scuole e università private rispetto a quelle pubbliche. Proteste che continuarono un anno dopo. All’epoca, la cantautrice franco cilena Ana Tijoux ascoltò le grida degli studenti e scrisse la canzone “Shock”: “Un’altra canzone che prende la sua profonda ispirazione di fronte ad un movimento studentesco che è stato come uno svegliarsi generale”, diceva la Tijoux in una intervista fatta da Mega Noticias nel 2012.</p>



<p>Tornando ai nostri giorni e dopo 34 morti confermati, più di 3.400 persone ferite e più di 8.800 arresti per gli scontri di un anno fa, questo processo nelle urne è un modo molto democratico per chiudere pacificamente i contrasti di allora con il governo e aprire una nuova porta per un Cile più moderno, che possa vivere più serenamente il futuro senza avere l’ombra della dittatura persino nella Costituzione. È già un popolo ferito nell’anima. Questo successo nel referendum è un cambio molto importante, anche a livello psicologico, nonché sociale e politico.</p>



<p>Chi paragona questa futura Costituente popolare cilena con la Assemblea costituente del 2017 in Venezuela si sbaglia di grosso perché la costituente incaricata di redigere una nuova Costituzione nel Venezuela ha assunto tutte le facoltà plenipotenziari al di sopra di tutti i poteri pubblici dello stato, comportamento dittatoriale, ed è stata promossa solo da Nicolas Maduro attraverso un decreto presidenziale. Non c’è stato un referendum popolare per chiedere se si voleva cambiare la Costituzione. Il 16 giugno del 2017 il regime venezuelano organizzò un simulacro di elezioni per l’Assemblea costituente che fu un fiasco, pochissima partecipazione e molti seggi vuoti mentre l’opposizione lo denunciava come un abuso di potere. Un giorno dopo, Maduro ordinò la cattura di oppositori come Leopoldo Lopez e Antonio Ledezma per non aver rispettato gli arresti domiciliari. Un fatto grave e arbitrario completamente fuori contesto e isolato dalle elezioni. Qualunque situazione era un motivo per far tacere le minoranze politiche che denunciavano le costanti irregolarità commesse da Maduro. Il 30 luglio si fecero le elezioni sotto l’ombra dell’evidente frode, perché secondo il governo avevano partecipato più di 8 milioni di venezuelani, ma secondo l’opposizione e i rappresentanti di Smartmatic, azienda a carico del sistema elettronico di votazione, c’era una incongruenza di più di 1 milioni di voti. Il regime decise tutto arbitrariamente e mise a tacere tutti quelli che denunciarono il fatto che la convocazione elettorale non seguisse le linee costituzionali e democratiche.</p>



<p>Perciò la situazione è ben diversa dal Cile. C’è solo da credere nella democrazia cilena e augurarsi che tutto questo processo che è appena iniziato sia trasparente, equilibrato e soprattutto ascolti veramente le necessità della gente. Il futuro ce lo dirà. Sicuramente è un paso in avanti per America Latina: macchiata di frodi elettorali, di risposte poco democratiche, di arbitrarietà del “caudillo” di turno. La maggior parte del popolo cileno ha sempre dimostrato di essere da parte del giusto, da parte dei diritti e della libera scelta. Speriamo che anche questa volta sia così.</p>
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		<title>Chiese cristiane perseguitate in Cina</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Feb 2020 10:26:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Sabrina Wu La Chiesa di Dio Onnipotente è una nuova chiesa cristiana in Cina, è stata fondata nel 1991, ed è sempre stata perseguitata dal PCC. Nel 2019, il governo del PCC continua&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Sabrina Wu</p>



<p>La Chiesa di Dio Onnipotente è una nuova chiesa cristiana in Cina, è stata fondata nel 1991, ed è sempre stata perseguitata dal PCC. Nel 2019, il governo del PCC continua a bandire tutte le religioni, la persecuzione contro la Chiesa di Dio Onnipotente è stata sempre più grave. La Chiesa redige questo rapporto annuale 2019 in base a più di 30.000 casi con documentazioni e testimonianze dei cristiani perseguitati dal PCC.</p>



<p></p>



<p>Secondo statistiche incomplete, almeno 32,815 cristiani di questa Chiesa sono stati perseguitati direttamente solo a causa delle attività legittime della fede, come credere in Dio, diffondere il vangelo ecc. Tra di loro, 6132 persone sono state arrestate, 3824 persone hanno subito torture o sono state costrette a fare il lavaggio del cervello, almeno 19  sono state torturate a morte. Poiché il PCC arresta e perseguita i cristiani in segreto , tante informazioni sono già state bloccate e questi sono solo una parte dei dati della vera persecuzione.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/cina-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13614" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/cina-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/cina-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/cina-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/cina-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/cina-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/cina-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/cina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Il rapporto ha anche enumerato sette caratteristiche principali della persecuzione della Chiesa da parte del PCC, tra cui metodi ad alta tecnologia per rintracciare e monitorare i cristiani della Chiesa di Dio Onnipotente, per poi eseguire l&#8217;arresto. Ad esempio provincia di Shandong:  nel 2019 dopo che le autorità di Shandong hanno utilizzato telecamere di videosorveglianza ad alta definizione per monitorare e pedinare i cristiani, hanno eseguito almeno quasi 100 arresti in tutta la provincia, almeno 924 cristiani trasferiti in prigione, rappresentando il 64,3% dei cristiani arrestati (1438) della Chiesa di Dio Onnipotente nella provincia.</p>



<p>Nel 2019 il numero dei condannati e incarcerati è aumentato drammaticamente. Fino ad oggi, 1355 cristiani sono stati condannati in prigione, più del doppio del numero nel 2018. Tra queste persone, sessantaquattro sono stati condannate a 7 anni o più, 3 sono condannati a 12 anni. Questi individui, inoltre, vengono sottoposti  ogni giorno a 12 &#8211; 20 ore di intenso lavoro di schiavitù non retribuita, causando sofferenza o invalidità a molti di loro. Almeno cinque persone sono morte a causa di abusi in prigione.</p>



<p>Nel 2019, il PCC continua a far pressione sui governi dei paesi democratici, approfitta di persone che sono in rapporto con il PCC a svolgere false manifestazioni, tentando di estradare i cristiani di CDO fuggiti all’estero.</p>



<p>Per tutte le persone e le organizzazioni che seguono la persecuzione religiosa e la situazione dei diritti umani in Cina, questo rapporto offre i dettagliati e reali dati e fatti delle persecuzioni, aiutandole a comprendere le persecuzioni inumane dei cristiani cinesi che stanno soffrendo e i crimini commessi dal governo cosiddetto “grande, glorioso, giusto”.</p>



<p>In Cina la situazione delle religioni e di quasi quattro milioni di cristiani della Chiesa continuano a peggiorare, sono in crisi; pubblichiamo apertamente i fatti per fare sì che tutti conoscano la situazione presente che la Chiesa di CDO sta subendo e la situazione dei diritti umani di tutti i cristiani. Per leggere il rapporto annuale 2019, fai clic sul seguente link: <a rel="noreferrer noopener" href="https://en.godfootsteps.org/news/annual-report-2019.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">https://en.godfootsteps.org/news/annual-report-2019.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a><br><br></p>
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		<title>Hong Kong al voto dopo le proteste</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Nov 2019 08:47:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Hong Kong protesta. La miccia è stato un emendamento sulle estradizioni, quella pratica per cui uno Stato consegna a un altro Stato un individuo che si trova nel suo territorio, ma&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di
Alessandra Montesanto 
</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/proteste-Hong-Kong-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13290" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/proteste-Hong-Kong-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/proteste-Hong-Kong-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/proteste-Hong-Kong-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/proteste-Hong-Kong.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>HONG KONG, HONG KONG &#8211; JUNE 12:  A protester makes a gesture during a protest on June 12, 2019 in Hong Kong China. Large crowds of protesters gathered in central Hong Kong as the city braced for another mass rally in a show of strength against the government over a divisive plan to allow extraditions to China. (Photo by Anthony Kwan/Getty Images)</figcaption></figure>



<p>Hong
Kong protesta. La miccia è stato un emendamento sulle estradizioni,
quella pratica per cui uno Stato consegna a un altro Stato un
individuo che si trova nel suo territorio, ma che è oggetto di
azione penale nell&#8217;altro e Hong Kong ha accordi on circa 20 Paesi, ma
non con la Cina e questo ha significato una serie di violazioni dei
diritti umani in quanto la regione avrebbe obbligato la consegna,
alla Cina appunto, di persone indagate da Pechino per alcuni reati.
Molti hanno visto in questo la volontà, da parte del governo cinese,
di colpire ancora una volta i dissidenti politici rifugiatisi a Hong
Kong. 
</p>



<p>I
manifestanti sono scesi in piazza lo scorso 9 giugno al grido dello
slogan “Cinque richieste, non una di meno” che sono:  il ritiro
della legge sulle estradizioni (avvenuto il 24 ottobre 2019);
l&#8217;istituzione di una Commissione indipendente di inchiesta sulle
violenze della Polizia; il suffragio universale; il rilascio e
l&#8217;amnistia per i manifestanti agli arresti e la cancellazione per
loro dell&#8217;appellativo di “rivoltosi”.</p>



<p> I
manifestanti, inoltre, accusano l&#8217;ex colonia britannica di aver
provocato l&#8217;ultima escalation di violenze per annullare la chiamata
al voto amministrativo del prossimo 24 novembre con cui si scelgono i
rappresentanti dei 18 consigli distrettuali della regione: tali
consiglieri hanno responsabilità a livello locale e costituiscono la
parte democraticamente eletta dal comitato che nomina il governatore,
l&#8217;altra metà è indicata da Pechino. Il Presidente cinese, Xi
Jinping, vorrebbe far dimettere anticipatamente la governatrice di
Hong Kong, Carrie Lam, mentre la stessa cercherà in extremis, di far
posticipare l&#8217;appuntamento elettorale. Le elezioni saranno, comunque,
un test per saggiare l&#8217;opinione pubblica di Hong Kong in tema di
autonomia.</p>



<p>Sul 7, l&#8217;allegato del Corriere della Sera del 22 novembre, l&#8217;artista, dissidente e attivista Ai WeiWei ha dichiarato che le proteste sono l&#8217;inizio di una rivoluzione: “&#8230;Questa rivoluzione chiede una nuova libertà. Una libertà dalla struttura globale della globalizzazione che ha reso il mondo così diviso e che risulta da così tante disgrazie che hanno colpito un grandissimo numero di persone a causa dell&#8217;avidità delle multinazionali mosse solo dal desiderio di fare profitto, connesse a regimi brutali e fuorilegge. La lotta a Hong Kong non finirà finché il desiderio di libertà della gente non sarà soddisfatto. Pechino, come sempre, sta sbagliando i calcoli. Con questo modo di pensare, la Cina &#8211; ma anche l&#8217;Occidente – dovranno fronteggiare ostacoli terribili nello sviluppo della società. La Storia ricorderà coloro che stanno combattendo per questa rivoluzione, e ricorderà anche coloro che hanno tradito i valori comuni e sacrificato la vita di questi giovani”.  </p>
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		<title>Abbandonati nelle prigioni libiche a morire?</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Mar 2019 07:29:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da progetto MeltingPot Europa, di Anettes Blog, Flugtens Ansigt  Link all’articolo originale (ENG) Traduzione a cura di: Giovanna Leuzzi Frammenti di vite Questo articolo è basato su quasi un intero anno di chiacchierate, telefonate, e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="artHeading">
<p><div id="attachment_12194" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/arton23894.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img aria-describedby="caption-attachment-12194" loading="lazy" class="size-full wp-image-12194" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/arton23894.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1000" height="667" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/arton23894.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/arton23894-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/arton23894-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a><p id="caption-attachment-12194" class="wp-caption-text">A shipwreck survivor in detention centre.<br />His testimony : “The sun was really strong and the boat started to deflate. All the babies died. How can we stay so many hours in the water without being rescued? People started to drink salty water. Why they left us die at sea?”</p></div></p>
</div>
<h2 dir="ltr"></h2>
<p>Da progetto MeltingPot Europa, di Anettes Blog, Flugtens Ansigt</p>
<div id="artHeading">
<div class="artAbstract" dir="ltr">
<p><img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/squelettes/puce.gif?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Link all’<a class="spip_out" href="https://anettesaw.com/2019/02/23/left-to-death-in-libyas-prison/?fbclid=IwAR2PLnCu_1ozhwokxEn-JaRfDBnHAeYPW_6uk5ZoLOcSkHfofGLD6bjU1VM&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="external noopener">articolo originale (ENG)</a></p>
</div>
<div class="artAutori" dir="ltr">Traduzione a cura di: <a href="https://www.meltingpot.org/+-Giovanna-Leuzzi-+.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Giovanna Leuzzi</a></div>
</div>
<div id="artText" dir="ltr">
<h3 class="spip">Frammenti di vite</h3>
<p>Questo articolo è basato su quasi un intero anno di chiacchierate, telefonate, e messaggi via WhatsApp e Messenger con rifugiati detenuti nelle prigioni libiche e nei centri di detenzione.</p>
<p>La scorsa estate ad Atene ho conosciuto David, originiario dell’Eritrea, grazie ad una amica e da allora abbiamo avuto contatti quasi ogni giorno. David ha trascorso gli ultimi due anni in diversi centri di detenzione <a href="https://www.meltingpot.org/+-Libia-+.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">in Libia</a>, non sapendo quando &#8211; o se mai &#8211; verrà liberato. Dallo scorso autunno è imprigionato nel carcere di Zintan che, a quanto pare, è il peggiore di tutti, situato nella piccola città di Zintan nelle montagne libiche, a 150 km da Tripoli. Oltre David, a Zintan ci sono altri 800 rifugiati e migranti provenienti dall’Eritrea e dalla Somalia.</p>
<p>Abbandonati e disperati, sempre rinchiusi dietro spesse mura senza accesso ad aria o sole e con pochissimo per sfamarsi. Negli ultimi quattro mesi tredici persone hanno perso la vita nella prigione di Zintan, nella maggior parte dei casi a cause della tubercolosi. I malati sono abbandonati a se stessi e non ricevo alcun supporto medico. Vengono lasciati morire con attorno coloro che sono ancora vivi. La tubercolosi si diffonde facilmente nelle sovraffollate carceri libiche, e nessuno è al corrente del numero effettivo degli individui infetti.</p>
<p>Per motivi di sicurezza i nomi e luoghi sono stati modificati.</p>
<p>Una mattina ricevo un messagio su Whatsapp. È David, un rifugiato proveniente dall’Eritrea &#8211; un paese dell’est Africa, forse meglio conosciuto come la Corea del Nord africana. Il messaggio giunge dalla prigione di Zintan, e dice:</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">Oggi siamo all’aperto sotto il sole. Siamo seduti fuori. Non ho visto il sole né respirato aria fresca dal 15 ottobre 2017.</p>
</blockquote>
<p>Quella data &#8211; 15 ottobre 2017 &#8211; che David mi ha nominato milioni di volte. È la data in cui il sogno di raggiungere l’Europa è per sempre svanito. Il giorno in cui i soldati lo hanno catturato e portato in uno dei tanti centri di detenzione libici.</p>
<p>Centri collocati in vecchie prigioni o grandi capannoni con rinchiusi centinaia di rifugiati e migranti, principalmente a causa della severa politica di confine dell’Unione Europea. Caratterizzati dalla ridottissima o del tutto inesistente possibilità di accedere all’aria aperta, dalla scarsità di cibo, da abusi perpetrati dalla polizia e dalle guardie libiche, e dalla flebile speranza di poterne mai uscire.</p>
<p>La polizia libica ha accusato David di essere entrato nel paese illegalmente. <br class="autobr" />In Eritrea lavorava in aeroporto fino a quando non è fuggito. Voleva raggiungere l’Europa, dove molti rifugiati eritrei vedono riconosciutosi il diritto all’asilo per via delle condizioni disumane del regime eritreo.</p>
<p>Sono entrata in contatto con David grazie ad una cara amica eritrea. Un giorno ricevo un messaggio disperato da Atene, dove lei e i suoi tre bambini hanno ottenuto asilo. Suo fratello era detenuto in un centro in Libia. Era malato e solo. Cosa posso fare, mi chiede lei.</p>
<p><img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Siamo tutti malati</i>, scrive David.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Non vediamo mai la luce del sole o prendiamo mai una boccata d’aria fresca o proteine. Mangiamo solo spaghetti cucinati nell’acqua salata. Sempre spaghetti. Abbiamo fame. Abbiamo freddo. Stiamo soffrendo. Aiutaci.</i></p>
<p>I messaggi arrivano spesso e sono numerosi, però oggi David e il suo compagno di cella sono stati autorizzati ad uscire all’aperto.</p>
<p>Gli chiedo se per caso questo significa che d’ora in poi sono autorizzati a stare fuori.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Non lo so, risponde. </i><br class="autobr" />Dopo qualche giorno gli chiedo di nuovo se hanno ancora la possibilità di uscire all’aperto per godersi un po’ della luce del sole.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Ah, ah, ah. No, è successo solo una volta. Ora siamo di nuovo imprigionati fra le mura, scrive, e aggiunge una faccina che piange.</i></p>
<dl class="spip_document_20946 spip_documents spip_documents_center">
<dt><img loading="lazy" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L440xH587/20190207_1030258-b34ca.jpg?1551351415&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="440" height="587" /></dt>
</dl>
<h3 class="spip">Uno stato fallito</h3>
<p>Essendo cittadino eritreo David è registrato con l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ed è ufficialmente sotto la sua protezione.</p>
<p>Secondo il diritto internazionale gode del diritto alla domanda di asilo in un paese sicuro, ma questa procedura non esiste in Libia. Il paese viene definito uno ‘<i>stato fallito</i>’, guidato da un governo debole e da diverse milizie, fra le quali si annovera l’ISIS. L’Unione Europea e l’Italia hanno stipulato accordi con il governo libico e la guardia costiera libica &#8211; versando ingenti somme di denaro &#8211; per mantenere i rifugiati e migranti lontani dai territori europei. I paesi europei hanno contribuito alla formazione professionale della guardia costiera libica e pagato per gli equipaggi per permettere loro di fermare le imbarcazioni che tentano di raggiungere l’Europa.</p>
<p>Come risultato di questa politica, David è al suo secondo anno in Libia. È uno dei pochi fortunati ad avere ancora un telefono cellulare e ad essere in grado di comunicare col mondo esterno. Al momento dell’arresto solitamente i libici sequestrano soldi e cellulari. Fino ad ora David è stato capace di nascondere il suo cellulare, ma è terrorizzato all’idea che le guardie possano scoprirlo:<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Se trovano il mio telefono, mi arrestano, mi picchiano e mi vendono per soldi, mi dice David</i>.</p>
<p>È davvero spaventato che possa essere venduto. La CNN ha documentato come in Libia rifugiati e migranti vengano venduti nei grandi mercati come schiavi. Human Rights Watch e Amnesty International hanno documentato nei loro reports violazioni dei diritti umani nei centri di detenzione libici. Centri gestiti dai libici ma finanziati dall’Unione Europea.</p>
<p>Il 10 luglio 2018, Elijah, 26 anni della Sierra Leone, riferisce all’associazione Human Rights Watch:<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Questo posto è l’inferno. Sembrano essere brave persone, ma ti bruciano con le scosse elettrice. Mi hanno picchiato tre volte quando mi hanno dato del cibo. Ci obbligano a rimanere seduti o in piedi a guardare dritto nel sole. Se protestiamo ci picchiano. Prendono i detenuti e li portano in una stanza specifica per picchiarli. Hanno preso e portato lì anche me, mi hanno legato e colpito sulla pianta dei piedi. Durante la raffica di colpi un mio amico è stato colpito in faccia. <br class="autobr" />Human Rights watch scrive ancora che i quattro centri di detenzione a cui possono accedere per visitarli sono sovraffollati, sporchi e dispongono di insufficiente assistenza medica. Il rapporto parla della presenza di scarsissimo accesso a sufficienti quantità di cibo, molto spesso avariato, e di acqua</i>.</p>
<h3 class="spip">Inferno sulla terra</h3>
<p>Dagli amici su Facebook in Libia ricevo disperate richieste di aiuto.</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Aiutaci<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Stiamo morendo<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> La Libia è l’inferno sulla terra.</p>
</blockquote>
<p>Malattie molto diffuse nei sovraffollati e antigienici centri sono la scabbia e la tubercolosi.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Quando gli individui stanno per morire di tubercolosi, vengono spostati in un’altra stanza e non li vediamo mai più</i>, mi scrive David su WhatsApp, la sua app preferita con cui comunicare in quanto è criptata e dovrebbe essere sicura.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Sono molto preoccupato di potermi ammalare. La gente sputa sangue</i>.</p>
<dl class="spip_document_20947 spip_documents spip_documents_center">
<dt><img loading="lazy" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L440xH628/20190220_0903e73-6d933.jpg?1551351415&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="440" height="628" /></dt>
</dl>
<p>Noah è un veterinario proveniente dall’Eritrea. È stato detenuto per nove mesi in un centro a Tripoli. È un ragazzo molto tranquillo e con una determinata visione, e lui è quello, mi chiedo, da contattare se ho bisogno di conoscere certi fatti. Su Facebook lui posta molti articoli che parlano delle condizioni di vita sue e dei suoi compagni negli altri centri di detenzione libici. Spera solamente che un giorno il mondo, i suoi cittadini e i politici aprano i loro occhi e li liberino. Sei mesi fa mi scrisse su Messenger:</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Salve Signora, scrivo dalla Libia. Vivo in un centro di detenzione come rifugiato. Ciò che le chiediamo è di portare alla luce le segrete e dure condizioni di vita in cui ci ritroviamo, sempre rinchiusi, come in prigione.</p>
</blockquote>
<p>Preoccupata, gli chiedo se non sia pericoloso per lui passarmi informazioni sulla vita nei centri di detenzione.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Non si preoccupi. Invierò tutto in modo sicuro. L’unica cosa che potrebbero farmi è mettermi in prigione, e se la maggior parte delle persone che soffrono qui riesce a liberarsi con il mio sacrificio, mi riterrei fortunato</i>, mi risponde. <br class="autobr" />Noah mi racconta delle tante persone affette da tubercolosi.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>E viviamo tutti insieme. Quelli molto malati e quelli che non lo sanno, quelli infetti e quelli che non lo sono ancora</i>. <br class="autobr" />Secondo le mie fonti, solo una piccolissima parte riceve cure e medicine. E se ricevono medicine, il trattamento si interrompe se rimangono a corto di pastiglie.</p>
<h3 class="spip">Corro</h3>
<p>Hassan, proveniente dalla Somalia, è un altro detenuto della prigione di Zantan:<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Tutti sono malati qui. Voglio andarmene. Scapperò appena è possibile</i>, scrive Hassan una notte di gennaio.</p>
<p>La prima volta che sono entrata in contatto con Hassan lui si nascondeva da qualche parte a Tripoli. Ogni tanto lavorava come caricatore di merci su un camion. Il piccolo salario che riceveva lo spendeva per comprarsi qualcosa da mangiare. Per un po’ non ho ricevuto alcuna comunicazione da lui. Poi, un giorno, mi invia un messaggio dalla prigione di Zintan. È stato catturato dalla polizia ed ora anche lui è in quella prigione. Non sapevo fosse stato preso. Ci sono così tante storie terribili. Non riesco ad essere a conoscenza di tutte.</p>
<h3 class="spip">Catturati dall’ISIS</h3>
<p>Durante i due anni di permanenza in Libia, David è stato detenuto in diversi centri, però quello di Zintan è di sicuro il peggiore. Secondo Noah, l’UNHCR o altre ONG raramente hanno accesso al centro di Zintan, ubicato nelle montagne libiche a 150 km da Tripoli. La strada per raggiungerlo è troppo pericolosa. David è davvero arrabbiato con l’UNHCR. Tutti i rifugiati registrati in Libia si sentono delusi dall’UNHCR. <i>Dov’è l’UNHCR? Loro sono tenuti a proteggere i rifugiati</i>, continua a chiedermi su Messenger.</p>
<p>Il primo centro di detenzione che David ha visitato era nel deserto. Una notte degli uomini dell’ISIS sono arrivati su un furgone e hanno rapito sessante detenuti, fra cui David ed alcuni suoi amici. Hanno ordinato loro di salire sul furgone, e quando la milizia libica è arrivata, gli uomini dell’ISIS si sono immediatamente diretti verso il deserto con il loro carico di esseri umani. Durante la guida, 3 uomini sono caduti dal furgone e sono morti.</p>
<p>Dopo un susseguirsi di varie vicende tumultuose, i prigionieri sono riusciti a scappare. Dopo aver camminato per 150 km nel deserto hanno finalmente raggiunto Tripoli. A Tripoli sono stati arrestati dalla polizia e portati in un grande capannone dove erano già presenti altri 1.400 fra rifugiati e migranti provenienti dall’Eritrea, dalla Etiopia e dalla Somalia. Ho incontrato David per la prima volta quando era nel capannone di Tripoli. Il capannone si trovava vicino l’aeroporto e nell’autunno 2018 è scoppiato uno scontro fra diverse milizie libiche.</p>
<p>David mi racconta del rumore degli spari intorno al capannone:</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Qui è pericolosissimo. Sono molto spaventato. Siamo tutti spaventati. Potremmo morire.</p>
</blockquote>
<p>Mi invia fotografie dei fori dei proiettili nel soffitto del capannone. Finalmente vengono evacuati. Su grossi furgoni vengono trasportati per 150 km da Tripoli alla prigione Zintan, nella zona montuosa.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Ora siamo in una vera prigione</i>, David mi racconta su WhatsApp dopo numerosi giorni di silenzio.</p>
<h3 class="spip">Acqua tre volte al giorno</h3>
<p>Noah mi manda video dai bagni del centro di detenzione dove si trova. Mi viene da vomitare. Questi non sono bagni per esseri umani. Ce ne sono solo sei in totale per 500 persone.</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Beviamo acqua da una tubatura del bagno. Ce n’era un’altra ma ora è rotta, e nessuno viene a ripararla.</p>
</blockquote>
<p>L’acqua corrente è disponibile solo 3 ore al giorno, e da ciò desumo che i bagni vengano lavati solo durante queste 3 ore.</p>
<p>Secondo Noah, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ed altre ONG pagano i libici per riempire le taniche di acqua pulita.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Ma quelli che ricevono i soldi ci danno accesso all’acqua solo per 3 ore al giorno. Non possiamo fare nulla. Non andrebbe bene dire loro qualcosa. Così è la corruzione</i>, scrive scoraggiato.</p>
<p>Un giorno David mi dice che stanno morendo di freddo. Non hanno coperte e lui indossa ancora i suoi vestiti estivi. Chiedo a Noah se loro hanno delle coperte e dove si trova.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Abbiamo coperte…adesso…non ne avevamo, ma sapevamo che l’UNHCR era lì con alcune. Le guardie le hanno prese e chiuse a chiave in un deposito per poi portarsele a casa. Quando è scoppiata la guerra in agosto le nostre guardie sono scomparse, e siamo entrati in quella stanza per prenderci le coperte. Questo è quello che succede quando l’UNHCR non consegna direttamente a noi le cose, ma ai libici. Loro le rubano</i>, scrive.</p>
<h3 class="spip">Le famiglie che pagano il cibo</h3>
<p>Noah crea un altro video per mostrarmi come cucinano. Lo ricevo su WhatsApp. Un ragazzo sta preparando del pane su una padella usando un fornellino a gas. In alcuni centri di detenzione, i detenuti ricevono uno o due pasti spartani al giorno, un pezzo di pane al mattino e spaghetti alla sera. In altri centri di detenzione, come quello dove si trova Noah, i prigionieri devono acquistare loro stessi il cibo facendosi spedire i soldi dalle famiglie a casa.</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Abbiamo chiesto se possiamo avere del cibo, ma fino ad ora ci hanno detto che dobbiamo pagarcelo, mi dice.</p>
</blockquote>
<p>Il direttore del centro di detenzione gestisce un piccolo alimentari da cui possono comprare farina &#8211; ad un costo molto alto, ma il negozio fu chiuso immediatamente il giorno stesso in cui l’UNHCR si presentò per una delle sue rare visite.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Prima che arrivassero i nostri capi ci dissero che dovevamo solo dire cose positive. Ma non fummo autorizzati a dire nulla. Durante la visita il direttore camminava loro fianco a fianco, e chiuse subito il negozio al loro arrivo</i>, Noah scrive su Messenger.</p>
<p>Secondo il rapporto di Human Rights Watch, l’Unione Europea sta finanziando differenti ONG in Libia in modo tale da migliorare le condizioni di vita dei campi. Spesso, però, le organizzazioni sono inefficaci e ci sono molte divergenze, anche all’interno delle Nazioni Unite, dice il rapporto.</p>
<h3 class="spip">Abbondanza di soldi europei</h3>
<p>Pagando ingenti somme di euro alla Libia, l’Unione Europea e l’Italia sono riuscite a fermare gran parte del traffico di essere umani dalla Libia all’Europa. Tuttavia, molti ancora scappano da dittature, guerre, tortura, fame e mancanza di un futuro, così che il numero dei rifugiati e migranti nei centri di detenzione libici è aumentato secondo Human Rights Watch.</p>
<p>A <strong>luglio 2018</strong> erano detenute fra le 8 e le 10 mila persone. Ad <strong>aprile dello stesso anno</strong> ammontavano a 5.200. A tali somme si aggiungono le centinaia di migliaia di persone che vivono illegalmente in Libia, molti nelle mai delle milizie o dei trafficanti. La politica europea è di riportare tutti indietro nei loro paesi di origine.</p>
<p>Da gennaio 2017 a novembre 2018 l’IOM, l’agenzia delle Nazioni Unite per le migrazioni, ha aiutato più di 30 mila persone a ritornare a casa all’interno de ‘<i>The volunteering humanitarian program</i>’. Ma le persone che sono fuggite dal loro paese per motivi legati alla situazione politica, non vi possono fare ritorno perché rischiano la prigione e la tortura. Noah mi dice:</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Ho lasciato l’Eritrea nel 2014. Se mi rispedissero a casa mi metterebbero in prigione perché sono scappato. E poi mi invierebbero al servizio militare da cui non farei mai più ritorno.</p>
</blockquote>
<p>Nel 2014 aveva terminato gli studi come veterinario, ma il regime lo forzò a lavorare come insegnante di scuola.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Non potevo accettarlo. Il salario di un insegnante in Eritrea è molto basso. Non puoi vivere facendo affidamento su questi soldi. Un mese di salario è pari al costo di questi jeans. Quindi, decisi di abbandonare l’Eritrea, prima per l’Etiopia, poi Sudan e dunque Libia</i>. <br class="autobr" />Cosa speri per il tuo futuro?<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Spero di essere evacuato. Se non accade, dovrò ritornare in Etiopia</i>.</p>
<h3 class="spip">Stress e disperazione</h3>
<p>I messaggi che arrivano da Zintan diventano sempre più confusi e disperati. Posso sentire come i nervi di David siano sempre più tesi.</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Non stiamo bene, signora. Abbiamo fame. Cosa faremo? Possiamo andare verso l’Eritrea, ma non possiamo tornare di nuovo in Eritrea, scrive.</p>
</blockquote>
<p>Nel frattempo Hassan riesce a fuggire dalla prigione di Zintan.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Quando ho scavalcato il muro, le guardie mi hanno scoperto. Ho corso. Loro non erano in grado di raggiungermi. Quindi mi hanno lanciato dietro i loro cani. Nemmeno i cani mi hanno raggiunto. Sono davvero un veloce corridore. Se mi avessero preso…se tu avessi visto, come picchiano la gente. È meglio morire. Ho raggiunto una vicina foresta. Poi ho camminato per sei ore finché non sono giunto ad un villaggio vicino dove ho trovato un taxi. E ora sono a Tripoli. Sono davvero stanco adesso e voglio riposarmi</i>.</p>
<p>Una notte di gennaio, un messaggio arriva sul mio telefono da una ragazza della Somalia, troppo giovane per essere in un posto come la Libia. La conosco un po’. Abbiamo già chattato in passato, e lei è molto timida. Vorrebbe andare in Europa. Il suo sogno è di andare scuola, imparare, essere educata, magari un giorno diventare una giornalista. Ma questa notte il suo messaggio non parla di dolci sogni per il futuro.</p>
<dl class="spip_document_20948 spip_documents spip_documents_center">
<dt><img loading="lazy" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L440xH665/20190214_10171f2-e4218.jpg?1551351415&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="440" height="665" /></dt>
</dl>
<h3 class="spip">Suicidio</h3>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> Tre ragazzi del Sudan si sono dati alle fiamme. Qui nel centro di detenzione dove mi trovo. Hai visto il video che ho postato oggi su Facebook? Nessuno li ha aiutati. Che Gesù li aiuti, sorella. Hanno davvero bisogno d’aiuto.</p>
</blockquote>
<p>In un video postato su Facebook e registrato dopo un tentato suicidio un uomo &#8211; gravemente ferito e in terribili sofferenze dice:<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Voglio suicidarmi. Non esistono i diritti umani in Libia. Voglio solo trasferirmi in un paese libero e lavorare, ma i libici hanno preso il mio telefono e i miei soldi</i>.</p>
<p>Il giorno dopo chiedo se i tre uomini hanno ricevuto delle cure mediche:<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Non lo so. Sono scomparsi. La polizia ha arrestato un sacco di persone</i>, risponde.</p>
<p>Oggi di prima mattina, alle 7 un messaggio sul mio WhatsAp. Da parte di David, scritto in stampatello: <i>DOV’E’ L’UNHCR? DOVE SONO LE NAZIONI UNITE? DOVE I DIRITTI UMANI? I RIFUGIATI STANNO MORENDO. TUTTI VOI APRITE GLI OCCHI. GRAZIE PER IL TUO SONNO.</i></p>
<p>E un altro post nello stesso giorno da parte di un attivista per i diritti umani eritreo, che ha ottenuto asilo in Italia:</p>
<blockquote class="spip" style="background: url('../images/quoteLeft.png') no-repeat 15px 15px #f7f7f7; margin: 20px 18px 10px; padding: 0px 15px 15px 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #808080; line-height: 1.8em; font-size: 12px; vertical-align: baseline; quotes: none;">
<p style="background: url('../images/quoteRight.png') no-repeat right bottom; font: italic 18px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin: 0px 0px 10px; padding: 40px 25px 15px 60px !important; outline: 0px; border: 0px currentColor; vertical-align: baseline; display: block; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> 800 rifugiati provenienti dall’Eritrea e dalla Somalia sono stati abbandonati a Zintan. Muoiono per diverse malattie, soprattutto tubercolosi. In questo stesso momento ci sono 9 corpi senza vita in una stanza con lo stesso numero di persone vive. Chiedono che l’UNHCR visiti immediatamente ed evacui il centro.</p>
</blockquote>
<p>David conferma che i nove morti sono ancora là. Negli ultimi quattro mesi 13 persone sono morte.</p>
<p>Noah mi dice che è usuale che i libici lascino lì i cadaveri.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Uno dei miei compagni di scuola è appena deceduto nella prigione di Zintan. Di tubercolosi. È stato malato per un lungo tempo e non ha ricevuto nessuna cura medica. Sono davvero arrabbiato</i>.<br />
<img loading="lazy" class="puce" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-" width="5" height="8" /> <i>Qui a Tripoli abbiamo ambulanze. Tuttavia, se non vai in ospedale ti lasciano morire. Ai libici non importa</i>.</p>
<p>Nel 2018 il numero dei migranti che hanno raggiunto l’Europa è sceso a 113.482 contro i 171.301 del 2017.</p>
<dl class="spip_document_20949 spip_documents spip_documents_center">
<dt><img loading="lazy" src="https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L440xH248/20190214_16118c2-bdfbb.jpg?1551351416&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="440" height="248" /></dt>
</dl>
</div>
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		<title>Camerun: assalto ad ospedale, pazienti bruciati vivi</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Feb 2019 07:10:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La guerra civile si inasprisce &#8211; Garantire maggiore protezione alla popolazione civile Dopo la morte violenta di quattro pazienti bruciati vivi durante un attacco a un ospedale in Camerun, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La guerra civile si inasprisce &#8211; Garantire maggiore protezione alla<br />
popolazione civile</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/camerun-guerra-cibile-702x459.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12097" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/camerun-guerra-cibile-702x459.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="702" height="459" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/camerun-guerra-cibile-702x459.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 702w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/camerun-guerra-cibile-702x459-300x196.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 702px) 100vw, 702px" /></a></p>
<p>Dopo la morte violenta di quattro pazienti bruciati vivi durante un attacco a un ospedale in Camerun, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha chiesto un&#8217;indagine indipendente e la persecuzione legale dei responsabili. Nella notte dal 10 al 11 febbraio uomini armati hanno attaccato e dato fuoco all&#8217;ospedale di Kumba causando così la morte di quattro persone. Non è chiaro chi siano i responsabili dell&#8217;attacco<br />
armato, del quale si accusano a vicenda l&#8217;esercito regolare e le milizie indipendentiste delle regioni anglofone del Camerun. L&#8217;APM si è anche appellata alle parti in conflitto perché rispettino il diritto umanitario e garantiscano la tutela della popolazione civile.</p>
<p>Gli attacchi a scuole ed ospedali hanno conseguenze terribili per la vita della popolazione civile poiché causano la fuga del personale medico ed infermieristico e degli insegnanti con il conseguente crollo dell&#8217;intero sistema sanitario e scolastico. Attualmente in Camerun circa 460.000 persone sono in fuga dalla crescente violenza: di queste 437.000<br />
hanno trovato rifugio nelle regioni francofone del paese mentre alcune decine di migliaia sono state accolte nella vicina Nigeria.</p>
<p>L&#8217;APM si appella anche alla comunità internazionale affinché si impegni maggiormente a mediare tra le parti in causa per raggiungere una soluzione politica e pacifica alla guerra civile che rischia di devastare le regioni anglofone del paese africano. Lo scorso 7 febbraio undici persone sono rimaste ferite durante un attacco al convoglio del<br />
governatore Bernard Okalia Bilai. Nell&#8217;attacco sono stati feriti diversi soldati che scortavano il convoglio e una giornalista. Finora in febbraio sono morte sei persone, di cui due sono state uccise a Bamenda e altre quattro a Buéa. Continuano anche gli attacchi alle scuole.</p>
<p>Da novembre 2016 si susseguono gli scontri armati nelle regioni nordoccidentali e sudoccidentali dove delle milizie armate si battono per uno stato anglofono indipendente. Le autorità finora hanno reagito con misure di massiccia repressione, tra cui la recente ondata di arresti di massa di giovani.</p>
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