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	<title>articolo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Scrivere d&#8217;Africa</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Nov 2023 09:19:31 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p>E&#8217; da un po&#8217; di mesi che mi occupo di questa rubrica, che scrivo sulla situazione del continente africano. Non sono mai stato in Africa e sinceramente ho iniziato a scrivere senza troppa preparazione, ma spinto dalla voglia di fare.<br>Nel documentarmi, mi sono imbattuto nel libro “Parlare d&#8217;Africa – 50 parole chiave” di Luca Jourdan e Karin Pallaver pubblicato dalla Carocci. Il libro analizza proprio come i mass-media parlano di Africa. Leggendo questa pubblicazione, mi sono reso conto che forse sono stato un po&#8217; incosciente, diventare retorici è molto facile.<br>Il testo è una sorta di glossario, le 50 parole chiave appunto, necessarie per orientarsi nella storia e nell&#8217;attualità del continente africano. Adatto per chi, come il sottoscritto, si approccia per la prima volta o quasi, all&#8217;argomento. Un altro obiettivo del libro è di decostruire strereotipi. Gli autori si sono concentrati soprattutto sull&#8217;Africa subsahariana, ovvero l&#8217;area maggiormente interessata a luoghi comuni e rappresentazioni scorrette.<br>Non conosci l&#8217;Africa e vuoi saperne di più? Ti consiglio proprio questo libro. Ogni voce è volutamente breve e permette al lettore di acquisire le informazioni in modo chiaro e coinciso.</p>



<p><br>Concludo riportando passi di un saggio provocatorio di Binyavanga Wainaina (andate a vedere di chi si tratta) pubblicato su <em>Granta </em>nel 2005:<br>&#8220;Nel titolo, usate sempre le parole &#8216;Africa&#8217;, &#8216;nero&#8217;, “safari”. Nel sottotitolo, inserite termini come &#8216;Zanzibar&#8217;, &#8216;masai&#8217;, &#8216;zulu&#8217;, &#8216;zambesi&#8217;, &#8216;Congo&#8217;, &#8216;Nilo&#8217;, &#8216;grande&#8217;, &#8216;cielo&#8217;, &#8216;ombra&#8217;, &#8216;tamburi&#8217;, &#8216;sole&#8217; o &#8216;antico passato&#8217;. Altre parole utili sono &#8216;guerriglia&#8217;, &#8216;senza tempo&#8217;,<br>&#8216;primordiale&#8217; e &#8216;tribale&#8217;.<br>Mai mettere in copertina (ma neanche all’interno) la foto di un africano ben vestito e in salute, a meno che quell’africano non abbia vinto un Nobel. Usate, piuttosto, immagini di persone a torso nudo con costole in evidenza. Se proprio dovete ritrarre un africano, assicuratevi che indossi un abito tipico masai, zulu o dogon.<br>Nel testo, descrivete l’Africa come se fosse un paese caldo, polveroso con praterie ondulate, animali e piccoli, minuscoli esseri umani denutriti. Oppure caldo e umido, con popolazione di bassa statura che mangia scimmie. Non perdetevi in descrizioni accurate, l’Africa è grande: cinquantaquattro nazioni e novecento milioni di persone troppo impegnate a soffrire la fame, morire, combattere o emigrare per aver tempo di leggere il vostro libro.<br>Il continente è pieno di deserti, giungle, altipiani, savane e molti altri paesaggi, ma questo non interessa ai vostri lettori. Fate delle descrizioni romantiche, evocative, senza esagerare con i dettagli.<br>Ricordatevi di dire che gli africani hanno la musica e il ritmo nel sangue e che mangiano cose che nessun altro uomo è in grado di mangiare. Non citate mai riso, carne e grano: preferite, tra i piatti tipici del continente nero, cervello di scimmia, capra, serpente, vermi, larve e ogni sorta di selvaggina. E ricordatevi anche di aggiungere che voi siete riusciti a mangiare questi cibi e anzi che avete imparato a farveli piacere.</p>



<p>Soggetti vietati: scene di vita quotidiana, amore tra africani, riferimenti a scrittori o intellettuali, cenni a bambini scolarizzati che non soffrano di framboesia, Ebola o abbiano subìto mutilazioni genitali. Nel libro adottate un tono di voce sommesso e ammiccante con il lettore e un tono triste, alla “era esattamente quello che mi aspettavo”.<br>Chiarite subito che il vostro progressismo è senza macchia e dite quanto amate l’Africa e come vi sentite in armonia con quella terra e anzi, non potete viverne lontani. L’Africa è l’unico continente che si può amare: approfittatene! Se siete uomini, descrivete le torride foreste vergini. Se siete donne, parlate dell’Africa come di un uomo in giubbotto multitasche che sparisce nel tramonto.<br>L’Africa è da compatire, adorare o dominare. Ma qualsiasi punto di vista scegliate, assicuratevi di dare l’impressione che senza il vostro intervento l’Africa sarebbe spacciata…&#8221;.</p>



<p><br></p>
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		<title>La piaga del caporalato</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Jul 2023 13:37:31 +0000</pubDate>
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<p>di Martina Foglia</p>



<p>Scrivo questo articolo con molta amarezza nel cuore. Questo scritto vuole affrontare un fenomeno molto preoccupante che accade nel nostro Paese e che ciclicamente viene affrontato anche da noi e da altri media.<br>Una questione ancora oggi irrisolta che mi addolora, mi ferisce nel profondo, mi fa pensare quanto l&#8217;essere umano in determinate circostanze, possa essere crudele e spietato; vi voglio parlare di un fenomeno che contrariamente a quanto si pensi non è concentrato solo nel sud Italia, ma nell&#8217;intera penisola: il caporalato ovvero, un sistema di reclutamento e di sfruttamento della manodopera, in prevalenza extracomunitaria &#8211; senza utilizzare, quindi, quelli che sono i canali tradizionali messi a disposizione dallo Stato (come ad esempio l&#8217;ufficio di collocamento e strutture similari). </p>



<p>Questa forma di sfruttamento di manodopera è presente un po&#8217; in tutti i settori dell&#8217;economia come nei trasporti o nel settore terziario ,ma soprattutto è ormai un fenomeno radicato nel settore agricolo che già di per sé è un settore problematico, stagionale con contratti brevi e a termine e vincolato alle variazioni climatiche e atmosferiche.  Il caporale, persona comune senza nessuna qualifica, fungendo da intermediario tra lavoratore e azienda agricola, sfrutta proprio l&#8217;elemento dei contratti precari di lavoro e della stagionalità del settore, approfitta del lavoratore per proporre una paga  al di sotto del minimo salariale e senza neanche le minime condizioni di sicurezza. Per non parlare delle condizioni abitative in cui vivono i lavoratori: baraccopoli fatiscenti in lamiera o costruite con materiali di scarto dove non esistono neanche le minime condizioni igieniche! Dall&#8217;altra parte il lavoratore ha un&#8217;unica alternativa se vuole dare sostentamento alla propria famiglia che spesso è anche numerosa: accettare questi impieghi con la speranza di poter dare un futuro migliore ai propri figli.<br>Lavorano ore e ore sotto il sole cocente o la pioggia incessante per una retribuzione da fame.<br>Molto spesso non sanno neanche quali siano le tutele a garanzia dei loro diritti, non conoscendo le leggi italiane in materia.<br>Dove va a finire la dignità di queste persone? Ogni giorno queste persone non hanno la sicurezza di poter tornare dalle loro famiglie! Molti, infatti, muoiono di sfinimento o per il troppo caldo; molti di questi lavoratori sfruttati hanno bambini piccoli costretti a rimanere a casa da soli 12/13 ore e devono occuparsi di tutto: farsi autonomamente da mangiare, occuparsi delle faccende domestiche, fare i compiti e andare a letto. Tutto questo perché i genitori non sono ancora tornati dal lavoro nei campi : anche questo è sfruttamento e violazione di un diritto: il diritto all&#8217;infanzia. </p>



<p>Quante storie del genere dovremmo ancora sentire prima che il governo, le regioni, le istituzioni pongano fine a queste forme di schiavitù? Siamo bravi solo a parlare, ma molto poco ad agire. Non voglio generalizzare perché so che esistono realtà associative che si impegnano ogni giorno nel denunciare questo fenomeno, ma so che non vengono adeguatamente supportate e e soprattutto ascoltate dagli enti preposti. </p>



<p>Quando si sente parlare di schiavitù la nostra mente è portata ancora a pensare a realtà come l&#8217;Africa o l&#8217;India, insomma i cosiddetti &#8220;Paesi  del terzo mondo&#8221;, ma la realtà è che la schiavitù esiste anche in Italia e nei paesi cosiddetti &#8220;civilizzati&#8221;.</p>
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		<title>La funzione didattica e sociale del museo tattile</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2022 08:03:52 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Martina Foglia</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/museo-omero-pasqua-w.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="500" height="375" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/museo-omero-pasqua-w.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16727" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/museo-omero-pasqua-w.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/museo-omero-pasqua-w-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></figure></div>



<p>Come tutti sappiamo, in particolare al giorno d&#8217;oggi, la nostra società si basa soprattutto sul concetto di bellezza come metro di misura per valutare i vari contesti in cui l&#8217;essere umano si trova ad agire. Questo è ancora più lampante quando si parla di arte: &#8220;sono stata a vedere una bellissima mostra oggi&#8221; oppure &#8220;che bello questo panorama&#8221;. Possiamo fare queste affermazioni perché in noi è  preponderante uno dei cinque sensi: quello della vista; fin dalla nascita abbiamo lentamente abituato il nostro occhio a osservare, a guardare tutto ciò che è intorno a noi e di conseguenza abbiamo poi creato il nostro senso critico di fronte a ciò che osserviamo  e giudichiamo l&#8217;oggetto in questione  bello o brutto secondo la nostra percezione soggettiva.</p>



<p>Ricordiamoci però che  questa concezione appena espressa non esiste  per le persone non vedenti. Se vi dicessi che anche queste persone possono godere della bellezza di opere d&#8217;arte odi paesaggi naturali in contesti protetti e adeguati? Ebbene sì all&#8217;inizio forse vi meravigliereste come è successo a me. Questi luoghi sono denominati musei tattili. il tatto per queste persone diventa strumento per creare un loro personalissimo concetto di bellezza . Attraverso questo senso percepiscono la forma di ciò che è esposto per poi costruire una loro idea dell&#8217; immagine globale attraverso la percezione di ciò che hanno &#8220;sentito&#8221;. Ecco che per definire ciò che viene considerato bello o meno entreranno in gioco allora altri criteri rispetto a quelli abituali legati alla vista. Ciò che sarà importante per queste persone non sarà solamente la forma, ma anche la consistenza di ciò che toccano: se una superficie è ruvida o liscia, se una forma è spigolosa o rotonda, se la superficie è morbida o dura. Per garantire alle persone non vedenti una fruizione totale dell&#8217;esperienza artistica secondo le loro esigenze esistono vari musei tattili specializzati, ognuno in una dimensione dell&#8217;arte.  </p>



<p>Ecco alcuni esempi : il più importante ed il primo è il museo tattile di Ancona specializzato nella riproduzione di sculture dall&#8217;arte greca fino alla contemporanea; il museo tattile di Varese specializzato in architettura, cioè nella riproduzione in scala dei più importanti edifici esistenti in Italia e all&#8217;estero; e poi ancora il museo Anteros a Bologna specializzato nell&#8217;arte pittorica e nella riproduzione dei dipinti più famosi come &#8220;La Gioconda&#8221;, ad esempio. </p>



<p>Quando si parla di bellezza però non si può prescindere dalla bellezza presente costantemente nella nostra vita quotidiana, quella dei paesaggi che ci circondano come un lago, una foresta, una catena montuosa: proprio per non escludere le persone non vedenti dalla contemplazione della Natura esiste un museo dedicato alla riproduzione in scala di paesaggi naturali: montano, lacustre, fluviale e marino con relativa fauna. Si tratta del museo tattile di Scienze Naturali di Trarego in provincia di Verbania. </p>



<p>Concludo dicendo che, secondo me, il &#8220;guardare&#8221; assume una connotazione relativa: si può &#8221; guardare &#8221; anche attraverso il tatto perché è fondamentale per contribuire alla formazione di un&#8217;immagine mentale che genera il concetto di bellezza e di conseguente senso critico. </p>
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		<title>Domotica: un grande passo verso l&#8217;autonomia</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2022 11:06:09 +0000</pubDate>
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<p>Di Martina Foglia </p>



<p><br>Ciao a todes,<br>Sono Martina, una donna con una grave disabilità motoria in carrozzina. Sono dipendente dai miei genitori in tutto e per tutto, nel vestirmi nel lavarmi nel mangiare e per quanto riguarda gli spostamenti. La mia è una disabilità senza possibilità di regressione questo significa che il peso della dipendenza dagli altri è un fardello che per tante cose dovrò portare a vita. Questo significa avere anche un rotolamento di zebedei non indifferente e a volte anche esplosioni di rabbia verso un mondo che, ad oggi in molti contesti, vede la disabilità come un disvalore e le persone disabili come un peso sociale.<br>Ritorniamo ora alla mia esperienza e alla mia dipendenza dagli altri: io sono una persona che cerca sempre di trovare delle soluzioni dei rimedi per poter essere il più possibile indipendente considerando le mie capacità.<br>Un giorno mi sono detta Che cosa posso fare io nel mio piccolo per rendermi più autonoma? Mi sono anche detta deve essere qualcosa che mi permetta di farlo senza utilizzare il movimento. Chissà se esisterà uno strumento informatico capace di essere gestito solo con la voce, solo con il parlato? A queste mie domande ho trovato risposta grazie a un gruppo di amici anche loro &#8220;rotellati&#8221;, che mi hanno fatto conoscere uno strumento che ad oggi ha aumentato la mia autonomia cosicché su alcune cose io non debba più chiedere aiuto.<br>È uno strumento che fa parte dei cosiddetti strumenti di domotica. La domotica è quell&#8217;insieme di strumenti tecnologici per la casa che permettono di comandare alcuni apparecchi presenti in casa (televisione , tapparelle elettriche , luci , condizionatore, etc.) attraverso il solo utilizzo della voce . Per me è stata la svolta, perché mi sono sentita in grado finalmente di fare qualcosa in completa autonomia e vi posso garantire che ho provato una sensazione di libertà mai provata prima. Che sollievo il non dover più chiedere &#8221; mamma mi accendi la televisione oppure mamma mi metti la musica&#8221; Che sollievo il potere pensare e dire &#8220;a questo ci posso pensare da sola &#8220;Che bello poter dire che per alcune cose sono indipendente adesso ed è bello poter vedere che anche chi mi sta vicino non è più &#8220;schiavo&#8221; di alcune mie esigenze. Certo su tanto altro avrò sempre bisogno di qualcuno che mi aiuti ma almeno adesso posso dire che ho raggiunto il mio grado di libertà di azione su alcune azioni che prima non potevo neanche pensare di fare . Tante volte si condanna la tecnologia perchè a seconda dell&#8217;uso che se ne fa, si possono perdere funzioni importanti dal punto di vista sociale come quella della relazione con l&#8217;altro <em>One to one</em>.<br>Beh su questo mi trovate completamente d&#8217;accordo, ma vi devo anche dire che io devo molto alla tecnologia E soprattutto alla domotica perché mi rende indipendente e più io mi rendo indipendente più la mia autostima e il mio apprezzamento verso me stessa aumenta. Ora forse dirò un&#8217;affermazione forte: ci sono momenti in cui accetto la mia disabilità con più &#8220;leggerezza&#8221; proprio perché ora so che esistono degli strumenti che si possono sostituire a me, nel compiere azioni che altrimenti non potrei svolgere. C&#8217;è però da considerare che questa tecnologia ha un costo rilevante e non tutto viene concesso dalle istituzioni, siamo nuovamente di fronte alla difficoltà di accesso da parte di tutti a questo tipo di tecnologia, c&#8217;è sempre quindi una disparità un&#8217;emarginazione di tutta una fascia di popolazione che per questioni di reddito non possono usufruirne. Ci vorrebbe un intervento statale che permetta a tutte le persone che ne hanno bisogno di accedere alla domotica. Per altro esiste un articolo della Costituzione italiana, l&#8217;articolo 3 che sancisce: &#8220;&#8230;È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libertà e l&#8217;uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana&#8230;&#8221;<br>Cerchiamo di fare applicare questo fondamentale articolo della Costituzione.<br>Essere il più possibile indipendente in una condizione di disabilità non solo è necessario ma oggi anche possibile: quindi viva la domotica e ogni strumento che abbia questa finalità.</p>



<figure class="wp-block-video"><video controls src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/VID-20220906-WA0025.mp4?utm_source=rss&utm_medium=rss"></video></figure>
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		<title>Quando l&#8217;essere umano diventa merce</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2022 09:23:44 +0000</pubDate>
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<p>Di Ilaria Damiani</p>



<p>Una miniera di diamanti in Africa – immagine tratta dal sito “Gem Rock Auctions”.</p>



<p>Nel film di Martin Scorsese “Blood Diamond”, protagonista l’attore Leonardo Di Caprio e ambientato nella Sierra Leone del 1999, il pescatore Solomon (Djimon Hounsou), durante la guerra civile, viene catturato da una fazione ribelle, separato dalla famiglia, deportato in un campo per prigionieri e costretto ai lavori forzati in una miniera di diamanti. Con crudezza il film ci fornisce, nel contesto della narrativa, uno spaccato dell’attività criminale della tratta dell’essere umano, perpetrata da uomini senza scrupoli per i loro loschi affari.</p>



<p>Quali gli elementi caratterizzanti di questo grave atto delittuoso? L’assenza totale del consenso della persona che subisce il crimine e il suo sfruttamento, a prescindere dal trasferimento o meno in un altro Paese.</p>



<p>L’articolo 3 del Protocollo 1 delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale stabilisce che <em>“la tratta di persone”</em> consiste nel “ <em>reclutamento, trasporto, trasferimento, alloggiamento o accoglienza di persone con la minaccia di ricorrere alla forza, o con l&#8217;uso effettivo della forza o di altre forme di coercizione, mediante il rapimento, la frode, l&#8217;inganno, l&#8217;abuso di autorità o una situazione di vulnerabilità, o con l&#8217;offerta o l&#8217;accettazione di pagamenti o di vantaggi al fine di ottenere il consenso di una persona avente autorità su di un&#8217;altra ai fini dello sfruttamento. Lo sfruttamento include, come minimo, lo sfruttamento della prostituzione di altre persone, o altre forme di sfruttamento sessuale, lavori o servizi forzati, schiavismo o prassi affini allo schiavismo, servitù o prelievo di organi</em>.”</p>



<p>La tratta e la conseguente riduzione in schiavitù delle persone hanno origini nell’antichità: chi vinceva una guerra riduceva in schiavitù il popolo che la perdeva.</p>



<p>Oggigiorno questo problema coinvolge oltre 40 milioni di persone, soprattutto in Africa: il Global Slavery Index, nel 2018, ha evidenziato che 9.2 milioni di individui vivono nel suddetto Paese in condizioni di schiavitù. Il 40% delle vittime del traffico umano è costretto ai lavori forzati (nel campo dell’agricoltura, della pesca, nelle miniere e nelle industrie). Queste persone lavorano in condizioni di lavoro pericolose, in ambienti abusivi e non ricevono alcuna paga.</p>



<p>Il 63 % delle vittime del traffico umano è costretto ad un matrimonio forzato. Molte di queste sono bambine: le giovani ragazze (secondo l’ILO) vengono cedute dalle stesse famiglie per poter ripagare i debiti, per avere del denaro in cambio o per risolvere le controversie tra le famiglie.</p>



<p>Il Global Slavery Index ha stimato che oltre 400.000 persone in Africa sono vittime di sfruttamento sessuale. Questa cifra rappresenta circa l’8 % di tutte le persone (bambini compresi) &#8211; a livello mondiale &#8211; vittime di sfruttamento sessuale.</p>



<p>Per alcuni paesi africani (ad esempio Nigeria e Sud Sudan), a causa dei conflitti, è difficile reperire dati certi, per cui è probabile che essi siano sottostimati. Nella Repubblica Democratica del Congo si rileva invece il più alto tasso di vittime del traffico umano: ben il 26,3% di esse è situato in questo Paese. Invero lo Stato ha ottenuto alcuni progressi nell’attività di contrasto della tratta delle persone, impegnandosi fra l’altro nella lotta contro l’uso dei bambini in guerra, promulgando leggi che criminalizzano tutte le forme di traffico sessuale e alcune forme di sfruttamento lavorativo. Tuttavia, questi interventi non si possono definire sufficienti ad arginare il fenomeno.</p>



<p>Il traffico umano viene considerato la versione moderna della schiavitù e l’attività criminale più sviluppata al mondo, dopo lo spaccio e il commercio della droga (Cfr; Wiki- note 36-37-Tratta Esseri Umani-Jeremy Haken, in Transnational Crime In The Developing World).</p>



<p>Le Nazioni Unite dividono la tratta degli esseri umani in tre categorie: traffico sessuale, traffico lavorativo e il traffico degli organi.</p>



<p><strong>Il traffico sessuale</strong>. Secondo le Nazioni Unite, il traffico sessuale è la forma più di diffusa di traffico umano. Riguarda gli uomini, le donne e i bambini. Lo sfruttamento può essere di diverso tipo: la mera prostituzione, la pornografia, la pedofilia. A queste vittime viene fatto credere che l’attività che svolgono sia una forma legittima di lavoro. Le violenze, le vessazioni e la manipolazione psicologica sono all’ordine del giorno. Chi viene sfruttato sessualmente rischia di contrarre malattie veneree che spesso hanno un esito fatale.</p>



<p><strong>Traffico lavorativo. </strong>Il lavoro forzato è sempre esistito, fin dalla notte dei tempi. Basti ricordare, ad esempio, la famosissima schiavitù degli ebrei da parte dei faraoni egizi, raccontata nell’Antico Testamento. Secondo il Global Slavery Index, la schiavitù per debiti in Africa costituisce da sola il 54% dello sfruttamento lavorativo. È questo il fenomeno del “peonaggio” che l’Enciclopedia Treccani definisce come una “<em>particolare forma di lavoro forzato, per secoli diffusa soprattutto nei paesi di dominazione spagnola e derivata dal costume, introdotto dai conquistatori, di anticipare denaro agli indigeni, esigendo in corrispettivo che lavorassero la terra per retribuzioni minime fino a estinzione del debito”,</em> rendendo in tal modo le obbligazioni assunte impossibili da estinguere e costringendo di fatto la vittima a rimanere schiava per sempre.</p>



<p><strong>Il traffico di organi. </strong>In un report del 2021 dell’Interpol è emerso che il traffico degli organiin Nord Africa è una questione preoccupante, in quanto <em>“i gruppi criminali si approfittano della disperazione dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati e li costringono a vendere i loro organi. I migranti minorenni non accompagnati sono soggetti ad un particolare rischio di essere soggetti al traffico di organi.”</em>L’Africa è un terreno fertile per questo tipo di crimine perché la legislazione non è forte e al contempo esiste una grave povertà. È un mercato fiorente, altamente lucrativo: un compratore può spendere in media 150 mila dollari per un organo vitale, mentre il donatore riceve invece una cifra esigua.</p>



<p><strong>Lo schema</strong></p>



<p>La tipica vittima del traffico umano vive in un paese caratterizzato da una forte instabilità politica, da persecuzioni (sia di tipo religioso che politico), da povertà diffusa e scarsità di lavoro. In questo contesto si inserisce il reclutatore: egli cerca specificatamente persone che vivono in condizioni critiche e che desiderano migliorare la propria condizione. La ricerca avviene attraverso i media, le agenzie del lavoro, i contatti locali. Spesso, lo stesso reclutatore condivide un passato simile a quello delle sue vittime.</p>



<p>Poiché l’instabilità politica, la corruzione e la povertà rendono difficile per i più deboli l’ottenimento di un passaporto, diventa invece molto facile per i reclutatori ingannarli, offrendo loro i documenti necessari per il viaggio e la prospettiva di una vita migliore. Una volta che la vittima cade nella trappola, rimane ingabbiata nei loschi traffici dell’organizzazione criminale.</p>



<p><strong>Si rilevano due tipi di traffici: esterno e interno.</strong></p>



<p><strong>Il traffico interno</strong> o domestico, avviene all’interno dello stesso paese. La gente è costretta ad abbandonare le aree rurali di origine per spostarsi in quelle urbane, dove viene sfruttata in diversi tipi di attività illecite.</p>



<p><strong>Il traffico internazionale</strong> consiste, invece, nel reclutare e spostare le persone da un paese ad un altro. Rispetto a quello domestico, questo tipo di traffico è di dimensioni maggiori e anche le richieste sono più numerose. Esso viene gestito da organizzazioni criminali internazionali.</p>



<p>Nell’ambito di entrambi i traffici le persone sfruttate subiscono ulteriori vessazioni quali: stupri, torture, intimidazioni verbali giornaliere. Il passaporto viene confiscato e la libertà di movimento viene ridotta.</p>



<p>Copiosa è la produzione dei provvedimenti legislativi per far fronte al grave problema del traffico di esseri umani, che tuttavia ad oggi non è stato ancora debellato, anche a causa della difficoltà ad individuare le proporzioni del fenomeno, non disponendo di dati precisi ed inequivocabili. Infatti, le stime fornite dalle Organizzazioni non governative e dall’ONU non esprimono valori conformi, né esistono in merito statistiche rappresentative. (Cfr; Wiki -Tratta Esseri Umani- note 3-4-5-6-7-).</p>
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		<title>Primo Maggio, non dimentichiamoci del Gender Pay Gap</title>
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		<pubDate>Sun, 01 May 2022 08:55:34 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Ilaria Damiani</p>



<p></p>



<p>Oggi, primo maggio, ricorre la Festa dei Lavoratori.</p>



<p>Essa è una Festività internazionale che in Italia viene celebrata con il concerto di Roma in Piazza San Giovanni in Laterano.</p>



<p><strong>Origini</strong></p>



<p>La nascita della festività risale al 1889, quando a Parigi, durante la Seconda Internazionale (organizzazione internazionale fondata nella stessa Metropoli e nello stesso anno dai partiti socialisti e laburisti europei), nacque l’idea di indire una manifestazione per chiedere la riduzione della giornata lavorativa dalle 16 alle 8 ore.</p>



<p>Come data della manifestazione venne scelto simbolicamente il Primo Maggio, per ricordare gli scioperi di Chicago del 1° maggio 1886 che culminarono il successivo 4 maggio nella Rivolta di Haymarket.</p>



<p><strong>Gender Pay Gap</strong></p>



<p>Dalla fine dell’800 ad oggi la situazione per i lavoratori è sicuramente migliorata sotto molteplici aspetti; tuttavia, quando parliamo del lavoratore e delle sue battaglie ancora da combattere e vincere per il riconoscimento dei propri diritti, urge fare qualche riflessione sulle donne lavoratrici.</p>



<p>L’articolo 37 della nostra Costituzione dichiara che <em>“la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l&#8217;adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.”</em></p>



<p>Purtroppo, rispetto a quanto dichiarato dalla Costituzione, c’è ancora molta strada da fare perché si realizzi la parità retributiva tra uomo e donna.</p>



<p>In un rapporto del Censis del 2019 si parla del “<em>talento femminile mortificato</em>” in quanto, nonostante la donna “consegua risultati migliori in ambito scolastico (voto medio alla laurea di 103,7 per le donne e di 101,9 per gli uomini – fonte Censis)”, essa sul lavoro subisce una marcata disparità di trattamento rispetto all’uomo.</p>



<p>Sempre secondo il Censis, le donne in posizione apicale rappresentano solo il 27% del totale dei dirigenti, mentre il 32% delle donne lavoratrici è costretto a svolgere un lavoro a tempo parziale per potersi occupare anche della famiglia. Quest’ultimo aspetto si traduce in una minore possibilità di fare carriera, “un trattamento retributivo ridotto” e, ovviamente, in una pensione più bassa.</p>



<p>Il Gender Pay Gap complessivo (o<em> divario retributivo di genere</em>) è, secondo la definizione di Eurostat, “la differenza tra il salario annuale medio percepito dalle donne e quello conseguito dagli uomini. In Italia tale divario è del 44% rispetto al 40% nel resto dell’Unione Europea.</p>



<p>Lo stesso Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha sottolineato che il divario retributivo in Italia è uno dei più alti in Europa.</p>



<p>Il gap riflette innanzitutto le tante criticità che la donna affronta quando si affaccia sul mercato del lavoro. Esse danno luogo a un minor tasso di occupazione e di conseguenza a un numero ridotto di ore retribuite. Una delle principali difficoltà consiste senz’altro nel coniugare l’attività lavorativa con la famiglia, azione resa ancora più difficile dall’ insufficienza di efficaci soluzioni strutturali e da una inadeguata flessibilità oraria concessa dai datori di lavoro. Inoltre, la donna si ritrova sovente a interrompere la carriera per dedicarsi alla cura dei figli o alla funzione di caregiver familiare (spesso svolta dalle donne) per l’assistenza a un congiunto ammalato e/o disabile, o altro ancora.</p>



<p><a></a> Ovviamente lavorando di meno si viene retribuiti di meno, ma essendo la donna uno dei fulcri della società per il ruolo fondamentale che svolge, è doveroso attivarsi perché essa raggiunga l’uguaglianza di genere, creando le condizioni affinché, come i suoi colleghi, possa godere di un reddito adeguato, fonte di dignità, indipendenza economica e riconoscimento sociale, potenziando tutte quelle azioni (presenza diffusa degli asili nido aziendali, l’utilizzo dell’orario flessibile su vasta scala, banca delle ore lavorate ecc.) che servono &#8211; in parte &#8211; a rimuovere gli ostacoli alla coesistenza della famiglia e della carriera e a favorire la conciliazione fra gli impegni professionali e quelli personali.</p>



<p>Tuttavia, ciò che impatta maggiormente sul divario retributivo di genere e che indigna di più è la remunerazione oraria minore a parità di mansione.</p>



<p>C’è da chiedersi: “ma qual è il vero motivo che spinge alcuni datori di lavoro a retribuire in misura inferiore le donne rispetto agli uomini, pur in presenza del dettato della Costituzione, di una legislazione vigente sulle pari opportunità e di una normativa appena entrata in vigore, come riportato più avanti?”.</p>



<p><a></a> A mio parere, senza voler rievocare antichi e superati stereotipi, che vedevano nella procreazione il principale dovere di una donna (ideologia fascista), siamo di fronte a un problema culturale che stenta ad essere debellato completamente, ancora agganciato all’idea recondita e ingiustificata che le performance delle donne siano inferiori rispetto a quelle prodotte dal “sesso forte” perché, in quanto donne, si è distratte dai tanti impegni familiari, il che motiverebbe una remunerazione inferiore, nonostante la parità di risultato, di mansioni e di ore lavorate.</p>



<p>Se il legislatore è intervenuto ancora una volta sulla necessità della pari retribuzione per le stesse mansioni ciò significa, evidentemente, che l’esempio di smisurata bravura fornitoci nei secoli e negli anni più recenti da stuoli di donne, brillanti protagoniste nei settori più disparati della scienza, della letteratura, della politica, solo per citarne alcuni, da Marie Curie a Rita Levi Montalcini, da Rosalind Franklin a Margherita Hack, non ha contribuito a sradicare quello che ormai è solo un pregiudizio.</p>



<p>Viene in mente un film americano, Funny Money, in cui la protagonista, Laurel Ayres (interpretata dall’immensa Whoopi Goldberg), brillante consulente finanziario di Wall Street, scopre che al suo posto è stato promosso il socio, palesemente meno bravo di lei. Messasi in proprio e accortasi che gli importanti imprenditori americani, con cui deve necessariamente entrare in contatto per lavorare, la boicottano perché donna, operante peraltro in un settore, quello dell’alta finanza, di esclusivo appannaggio degli uomini, decide di travestirsi da anziano uomo bianco. In breve tempo, così camuffata, diventa molto apprezzata e richiesta. Una volta raggiunto il pieno successo, rivela il suo genere, prendendosi un’ampia rivincita per il rifiuto e l’emarginazione subita da un ambiente di lavoro decisamente sessista.</p>



<p>Occorre dunque rimuovere i pregiudizi nei confronti delle donne lavoratrici, favorire la loro formazione, individuare tutti gli strumenti utili ad agevolarne l’ingresso nel mondo del lavoro, incoraggiando la prosecuzione delle carriere.</p>



<p>Negli ultimi anni, invece, a complicare la situazione delle donne lavoratrici è sopraggiunto il Covid. In un documentario della CBS “Women in the Workplace: The Unfinished Fight for Equality” è emerso che con la pandemia molte donne sono tornate a svolgere esclusivamente i tradizionali ruoli di genere: infatti la recessione dovuta al Covid ha visto soprattutto le donne perdere il lavoro.</p>



<p>Da tutto quello che emerge, la parità tra uomini e donne in ambito lavorativo sembrerebbe una chimera.</p>



<p>Uno spiraglio perché questa situazione cambi definitivamente lo si può trovare in ambito legislativo. Nel 2006 venne emanato il d.lgs. n. 198 (il famoso Codice delle pari opportunità) e dal 3 dicembre 2021 è entrata in vigore la legge sulla parità salariale (Legge 5 novembre 2021 n. 198) che ha apportato modifiche al d.lgs. del 2006. Questa nuova legge istituisce, a partire dal 1° gennaio 2022, la cosiddetta “certificazione della parità di genere” al fine di “<em>attestare le politiche e le misure concrete adottate dai datori di lavoro per ridurre il divario di genere in relazione alle opportunità di crescita in azienda, alla parità salariale a parità di mansioni, alle politiche di gestione delle differenze di genere e alla tutela della maternità</em> (art. 4 L.162/2021)”.</p>



<p>Chi sarà in possesso di questo certificato avrà diritto ad uno sgravio contributivo e verranno riconosciuti ulteriori benefici ai datori di lavoro.</p>



<p>Si spera che questa legge costituisca il caposaldo necessario per un’autentica svolta, affinché la donna possa godere anche di fatto degli stessi diritti dell’uomo e possa aspirare a raggiungere i livelli più alti in ambito lavorativo, senza per questo dover rinunciare ad un suo, eventuale, desiderio di maternità.</p>



<p>Che questo primo maggio possa essere un momento per riflettere anche sui diritti della donna lavoratrice e che il suo talento, impegno e sacrificio non venga più considerato sprecato.</p>
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		<title>In risposta all&#8217;intervista a Nataliia, studentessa ucraina</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Apr 2022 07:51:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Intervista a Nataliia, studentessa ucraina in Francia”: qualche settimana fa è stato pubblicato su questo giornale online una breve intervista in cui si è parlato di guerra con Nataliia, una ragazza originaria dell’Ucraina: https://www.peridirittiumani.com/2022/03/22/intervista-a-nataliia-studentessa-ucraina-in-francia/&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>“Intervista a Nataliia, studentessa ucraina in Francia”: qualche settimana fa è stato pubblicato su questo giornale online una breve intervista in cui si è parlato di guerra con Nataliia, una ragazza originaria dell’Ucraina:  <a href="https://www.peridirittiumani.com/2022/03/22/intervista-a-nataliia-studentessa-ucraina-in-francia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.peridirittiumani.com/2022/03/22/intervista-a-nataliia-studentessa-ucraina-in-francia/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </p>



<p>Le sue parole sono quelle di una persona che, lontana dal suo Paese, ci comunica le proprie paure e i pensieri in un discorso che non mi sono sentita di “censurare”, affinché questo risultasse il più fedele possibile all’originale, nonostante il necessario filtro della traduzione.</p>



<p><a></a>Ho ritenuto che ascoltare e condividere fedelmente le parole di una collega universitaria e coetanea che sta vivendo una situazione drammatica, e forse anche difficile da descrivere per chi non la vive in prima persona, fosse la maniera più efficace per creare un stimolo di riflessione sia per me sia per i lettori della nostra rivista, ascoltando un punto di vista liberamente espresso, senza necessariamente condividerlo.</p>



<p>Come l’incessante lavoro dell’Associazione Per i Diritti umani può dimostrare, siamo infatti assolutamente contrari ad ogni forma di guerra e di violenza e non possiamo che prendere le distanze da qualsiasi richiesta e/o invito che possa prolungare e peggiorare tutti i conflitti in corso nel mondo, a discapito, come purtroppo sempre avviene, della vita e dei diritti degli esseri umani.</p>



<p>Maddalena Formica</p>
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		<title>“Art(E)Attualità”. Antonio Ligabue a Monza</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Apr 2022 08:19:54 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2736-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2736-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16248" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2736-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2736-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2736-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2736-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2736-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Enigmatica la vita e l&#8217;Arte dell&#8217;artista Antonio Ligabue: nato in Svizzera, ma dato poi in adozione, muta il proprio cognome (materno, Laccabue) in Ligabue. Un&#8217;infanzia travagliata, quella dell&#8217;artista, a causa delle difficili condizioni economiche della coppia che lo aveva in affido e a causa delle malattie di cui era affetto, il gozzo e il rachitismo, condizioni che compromisero lo sviluppo fisico e psichico della persona. Dopo aver aggredito la madre adottiva, viene espulso dalla Svizzera e ospitato in Italia, a Gualtieri, dove conduce una vita da nomade, lavorando saltuariamente come bracciante o manovale. Solo nel 1928, grazie all&#8217;incontro con Renato Marino Mazzacurati che ne comprese il talento artistico, decise di dedicarsi totalmente alla pittura e alla scultura, le uniche sue possibilità di mitigare le ossessioni e la solitudine profonda.</p>



<p>Ripercorriamo una parte delle opere di Antonio Ligabue in una esposizione allestita presso:<strong> Villa reale di Monza: “Antonio Ligabue. L&#8217;uomo, l&#8217;artista” visitabile fino al 1 maggio 2022</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2738-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2738-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16249" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2738-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2738-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2738-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2738-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2738-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p>La sua ansia di libertà è nelle penne del volatile, la sua rabbia (e il suo dolore) nella lotta delle fiere. Se crediamo che l&#8217;Arte sia comunicazione, l&#8217;Arte di Ligabue è proprio questo: comunica le angosce, più o meno consapevoli, di ogni essere umano tramite uno stile “zavattiniano”, popolare, che può essere ricondotto al Primitivismo in pittura, al Realismo in Letteratura e al Neorealismo in Cinematografia.</p>



<p>La rappresentazione della realtà è filtrata dalle necessità interiori dell&#8217;artista, la gioia improvvisa come il tormento, così come i suoi numerosi autoritratti che vogliono indagare l&#8217;anima, ma l&#8217;anima di un estraneo, di chi non si riconosce nemmeno nel proprio volto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2765-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2765-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16250" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2765-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2765-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2765-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2765-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2765-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2745-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2745-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16252" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2745-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2745-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2745-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2745-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2745-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p>Sembra quasi di sentire gli odori di ciò che ritrae: dell&#8217;erba appena tagliata, della terra bagnata dalla pioggia, del sangue versato dagli animali, dei campi arati; oppure di sentirne i rumori: del fulmine che squarcia il cielo, della bestia che ruggisce, di quella che si lamenta prima di morire&#8230;Un uomo immerso, in maniera totalizzante, nella Natura che lo circonda, una sineddoche: una parte (Ligabue) per il tutto (il cosmo).</p>



<p>Figure, colori, movimento: è proprio l&#8217;incanto del Tutto che vuole raffigurare, quella meraviglia che lui stesso ha provato, esaltato dalla follia che accompagna i suoi giorni e il suo sguardo; quella follia che lo induce a farsi animale, nella postura e nei versi emessi dalla bocca, e ritorna il senso di una comunicazione non verbale, non necessariamente razionale, ma istintuale, priva delle sovrastrutture della cultura e della civiltà. Un “Ragazzo selvaggio”, per recuperare di nuovo un riferimento filmico, un “Candide” per citare Voltaire: questo è stato Ligabue, un folle che ha amato, più di chiunque altro, gli esseri fragili come lui e gli esseri potenti come avrebbe forse voluto essere, cogliendo con grande lucidità lo squilibrio ontologico nel vivente, tra deboli e forti, nell&#8217;eterna lotta per la sopravvivenza, e cogliendo in maniera espressiva grazie all&#8217;impasto cromatico che rende sulle tele, quanto il Potere sia il motore di ogni azione, ragionata e non.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2741-1-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2741-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16253" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2741-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2741-1-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2741-1-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2741-1-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2741-1-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2758-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2758-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16255" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2758-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2758-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2758-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2758-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2758-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2755-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="861" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2755-861x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16256" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2755-861x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 861w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2755-252x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 252w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2755-768x914.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2755-1291x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1291w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2755-1721x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1721w" sizes="(max-width: 861px) 100vw, 861px" /></a></figure>



<p>La scultura è parte integrante della sua produzione artistica: il 16 maggio del 1941 Ligabue può uscire dall&#8217;ospedale psichiatrico in cui era stato internato e sono gli anni della seconda Guerra mondiale: i due eventi sono tra loro correlati in quanto la violenza del conflitto e quella nel manicomio riportano alla sua mente il ricordo del patrigno bavarese, spesso ubriaco che lo picchiava con la cinghia. Il ricordo viene utilizzato dall&#8217;artista in maniera eidetica, ovvero l&#8217;immagine prende vita PRIMA nella mente dell&#8217;autore dell&#8217;opera e successivamente nell&#8217;opera stessa. Ecco, così nascono i dipinti e le sculture di Ligabue: in particolare in queste ultime Ligabue dalla pittura passa a dare forma plastica ai suoi soggetti, realizzati in terracotta con dovizia di particolare e precisione maniacale (oggetti che successivamente furono fatti cuocere in fornace per fermarli nelle forme di bronzo e conferire loro eternità); le sculture sono prova ulteriore del genio artistico di un uomo profondamente malato ed emarginato che, nonostante questo, ha saputo sprigionare una grande creatività, una enorme energia grafica e manuale e una sapienza rara nello stare <strong>nel </strong>e <strong>per</strong> il mondo naturale. Un invito, quello di Ligabue, che dovremmo rifare nostro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2763-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2763-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16257" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2763-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2763-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2763-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2763-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2763-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2762-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-8" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2762-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16258" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2762-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2762-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2762-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2762-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2762-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p>Per chi non lo avesse già visto, consigliamo la visione del film intitolato “ Volevo nascondermi” di Giorgio Diritti, proprio sulla figura dell&#8217;artista.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2771-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-9" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2771-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16259" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2771-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2771-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2771-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2771-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2771-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2752-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-10" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2752-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16260" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2752-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2752-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2752-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2752-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2752-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>
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		<title>Barriere architettoniche a Milano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jul 2021 07:22:13 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="536" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/dis1-1024x536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15522" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/dis1-1024x536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/dis1-300x157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/dis1-768x402.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/dis1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1440w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani (attivista, che ringraziamo molto per la sua collaborazione)</p>



<p></p>



<p>Domenica 27 giugno ho avuto modo di partecipare ad un&#8217;interessante iniziativa voluta da “I Disabili Pirata”, un collettivo di persone carrozzate e non che si occupa di sensibilizzare riguardo il problema delle barrire architettoniche.</p>



<p>L&#8217;esperimento sociale era volto a saggiare l&#8217;accessibilità di una città cosmopolita come Milano. I partecipanti sono stati persone con disabilità varie, caregiver e genitori con figli piccoli. Ci siamo portati dietro anche un paio di giornalisti, per documentare il tutto.</p>



<p>Non sono un carrozzato, ma ho vari amici che si muovono in carrozzina e ho avuto modo di vedere che girare per le strade delle nostre città, rappresenta una vera sfida, non solo per loro ma anche per chi è loro vicino. Così è stato anche questa volta.</p>



<p>Partendo da Piazza Duomo, come prima cosa, siamo andati alla ricerca di un bagno accessibile. Le ruote delle carrozzine s&#8217;incastravano regolarmente sulle lastre del pavè. Gli scivoli dei marciapiedi rischiavano di far ribaltare gli amici carrozzati. Il bagno l&#8217;abbiamo pure trovato, ma è stata dura.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="536" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/dis2-1024x536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15523" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/dis2-1024x536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/dis2-300x157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/dis2-768x402.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/dis2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1440w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Successivamente abbiamo deciso di andare a vedere un film tutti insieme. Al Multisala Odeon, però, il personale di sala ci ha proposto di vedere film differenti visto che le sale possono ospitare solo un disabile alla volta o pochi di più. Si sa che quando si va al cinema in compagnia ognuno guarda un diverso film. E&#8217; stato interessante, però, vedere come il personale nei diversi posti in cui siamo stati faceva fronte ad una situazione inedita, o forse, troppo spesso ignorata. Al Libraccio di Via Santa Tecla, una commessa, a onor del vero molto gentile, non ha potuto farci entrare e ha esibito il diniego del Comune a collocare una pedana per l&#8217;ingresso delle persone disabili. A queste disavventure, dobbiamo aggiungere che è stato praticamente impossibile prendere i mezzi pubblici assieme.</p>



<p>Sì, la vita su quattro ruote non è certo facile, vista la difficoltà a compiere azioni banali, ad accedere a servizi tranquillamente disponibili per altri. Sono ancora troppi i problemi sia pratici sia culturali che rendono la nostra società abilista, da come sono pensate e realizzate le nostre città al modo in cui viene considerata la persona disabile.</p>



<p>Sono importanti realtà come <em>Disabili Pirata</em> perchè le persone e le istituzioni soprattutto non siano più indifferenti rispetto ai problemi di chi per troppo tempo ha taciuto. E&#8217; ora di mostrarsi e fare rete, cercando di superare i protagonismi, per una causa piu&#8217; nobile. Forse, oggi, saremo in grado di vedere solo qualche piccolo progresso rispetto a come viviamo la quotidianità, ma che tipo di società vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi?</p>
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		<title>Il Diritto internazionale umanitario e i conflitti: quali sono le armi vietate</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2021 06:57:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Maddalena Formica Nella sua costante ricerca nel portare un briciolo di umanità nei conflitti, il diritto internazionale umanitario ha negli anni tentato di vietare l’utilizzo di alcune tipologie di armi. Sia il Protocollo&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="761" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/IL-DIRITTO-INTERNAZIONALE-UMANITARIO-E-I-CONFLITTI-QUALI-ARMI-SONO-VIETATE-1024x761.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15484" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/IL-DIRITTO-INTERNAZIONALE-UMANITARIO-E-I-CONFLITTI-QUALI-ARMI-SONO-VIETATE-1024x761.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/IL-DIRITTO-INTERNAZIONALE-UMANITARIO-E-I-CONFLITTI-QUALI-ARMI-SONO-VIETATE-300x223.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/IL-DIRITTO-INTERNAZIONALE-UMANITARIO-E-I-CONFLITTI-QUALI-ARMI-SONO-VIETATE-768x571.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/IL-DIRITTO-INTERNAZIONALE-UMANITARIO-E-I-CONFLITTI-QUALI-ARMI-SONO-VIETATE-1536x1142.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/IL-DIRITTO-INTERNAZIONALE-UMANITARIO-E-I-CONFLITTI-QUALI-ARMI-SONO-VIETATE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>A child collects bullets from the ground in Rounyn, a village located about 15 km north of Shangil Tobaya, North Darfur, 27 March 2011. 
Most of the population in Rounyn recently fled to camps for displaced people due to the clashes between the Government and the armed movements.</figcaption></figure>



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<p>di Maddalena Formica</p>



<p>Nella sua costante ricerca nel portare un briciolo di umanità nei conflitti, il diritto internazionale umanitario ha negli anni tentato di vietare l’utilizzo di alcune tipologie di armi.</p>



<p>Sia il Protocollo I alle Convezioni di Ginevra del 1977 sia il Comitato Internazionale della Croce Rossa, infatti, hanno inizialmente individuato tre categorie generali di armamenti il cui utilizzo viene considerato una grave violazione del diritto internazionale umanitario e, di conseguenza, un crimine contro l’umanità.</p>



<p>Tra tali tipologie vi sono innanzitutto le armi che portano inevitabilmente alla morte, cioè armi caratterizzate da una forza tale da rendere inevitabile la morte dell’avversario: è il caso, ad esempio, di alcuni gas asfissianti, irrimediabilmente letali per coloro che ad essi sono esposti. Una seconda categoria generale sono le armi che provocano ferite o sofferenze inutili: se per parte della dottrina l’inutilità dell’“effetto traumatico” può essere però individuato tenendo conto dell’utilità militare ricercata (giustificando così molti episodi di violenza con l’obiettivo militare da raggiungere), la dottrina maggioritaria considera oggi che l’eccessività del dolore causato debba essere rintracciata sulla base del male effettivamente subito dalla vittima, sebbene critiche siano state sollevate per il carattere eccessivamente soggettivo di questo criterio. Terza tipologia generale di armi vietate dal diritto umanitario sono quelle armi ad effetto indiscriminato, ovvero che non possono essere dirette contro un obiettivo militare determinato o il cui effetto non può essere limitato; in quest’ultima categoria è possibile poi individuare due sottogruppi: le armi ad effetto indiscriminato per natura, come la maggior parte delle armi chimiche, che non possono essere “indirizzate” verso un obiettivo specifico, e quelle che lo sono a causa dell’utilizzo che di esse ne viene fatto, come le bombe nei bombardamenti a tappeto che radono sistematicamente al suolo aree intere, senza fare alcun tipo di distinzione tra obiettivi militari, legittimi, e obiettivi civili, contrari al diritto internazionale umanitario.</p>



<p>Oltre a queste categorie generali, che hanno il pregio di poter limitare l’uso di certe armi, soprattutto quelle più moderne che non sono ancora state inquadrate dal diritto internazionale, alcune tipologie specifiche di armi sono state espressamente messe al bando.</p>



<p>Se ancora turba il silenzio, chiaramente politico, del diritto internazionale umanitario circa la possibilità di vietare le armi nucleari, oggi diverse convenzioni vietano però l’utilizzo, tra le altre, di armi chimiche, mine antiuomo e le cosiddette bombe a grappolo. Per quanto riguarda le prime, queste sono state utilizzate per la prima volta in maniera massiccia durante la Prima Guerra Mondiale, grazie agli sviluppi negli studi chimici e biologici del XIX secolo, e sono oggi ritornate nel dibattito pubblico dopo gli avvenimenti in Siria nel 2013. Definite come quei prodotti chimici tossici concepiti per provocare la morte o alti danni seri agli esseri viventi, attualmente il loro utilizzo è vietato da una convenzione internazionale del 1993 alla quale molti Stati hanno aderito, complice la scoperta delle atrocità statunitensi in Vietnam e dell’utilizzo dell’ormai tristemente celebre napalm.</p>



<p>La seconda categoria, quella delle mine antiuomo, cioè di dispositivi posti sopra o sotto il suolo che esplodono quando entrano in contatto con una persona, è stata purtroppo utilizzata frequentemente negli ultimi decenni in molte parti del mondo, a causa del prezzo bassissimo necessario per produrle, ed ancora oggi moltissime sono le vittime di questi dispositivi: una volta terminato il conflitto, infatti, gli Stati non investono tempo e risorse nel rimuoverli dal terreno e anche per anni questi possono esplodere, uccidendo o danneggiando. Una convenzione del 1997 ha tentato di vietarne l’utilizzo, grazie anche a lavoro incessante di ONG e associazioni, e oggi per gli Stati firmatari sussiste, oltre il divieto di usarle, anche l’obbligo di rimuoverle dal terreno e distruggerle.</p>



<p>Terza categoria di armi specifiche che, tra le varie, sono state vietate dal diritto internazionale umanitario, è quella delle armi a grappolo, utilizzate più volte in Siria ma anche in Afghanistan e Cecenia. In genere, quando si parla di armi a grappolo, si fa riferimento ad una “bomba – madre” che, al momento dell’impatto o durante il volo, esplode in diverse “bombe – figlie” che si disperdono nell’area circostante. Seppur poco utilizzate rispetto ad altri dispositivi a causa del loro costo abbastanza elevato, gli Stati hanno deciso di intervenire nel 2008, concludendo una convenzione che ricalca il trattato in materia di mine antiuomo, ma con un’importante novità che forse può essere un precedente per accordi futuri: gli Stati dovranno garantire l’assistenza alle vittime e alle loro famiglie e riconoscere una riparazione dei danni, fisici e morali, che l’utilizzo di tali armi ha causato.</p>
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