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	<title>asilopolitico Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Arrivi a Lampedusa: Solidarietà e resistenza di fronte alla crisi dell’accoglienza in Europa!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Sep 2023 12:15:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani sottoscrive e divulga il seguente appello: In seguito all’arrivo di un numero record di persone in movimento a Lampedusa, la società civile esprime la sua profonda preoccupazione per la&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/lampedusa-settembre-2023-1024x678-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="678" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/lampedusa-settembre-2023-1024x678-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17168" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/lampedusa-settembre-2023-1024x678-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/lampedusa-settembre-2023-1024x678-1-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/lampedusa-settembre-2023-1024x678-1-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Associazione Per i Diritti umani sottoscrive e divulga il seguente appello: </p>



<p></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>In seguito all’arrivo di un numero record di persone in movimento a Lampedusa, la società civile esprime la sua profonda preoccupazione per la risposta degli Stati europei in materia di sicurezza, per la crisi dell’accoglienza e ribadisce la sua solidarietà alle persone in movimento che arrivano in Europa.</em>&nbsp;</p></blockquote>



<p>Oltre 5.000 persone e 112 imbarcazioni: è questo il numero di arrivi registrati sull’isola italiana di Lampedusa martedì 12 settembre. Le imbarcazioni, la maggior parte delle quali arrivate autonomamente, provenivano dalla Tunisia o dalla Libia. In totale, dall’inizio dell’anno sono giunte sulle coste italiane oltre 118.500 persone, quasi il doppio rispetto alle 64.529 registrate nello stesso periodo del 2022<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-1-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>1</sup></a>. L’accumulo di numeri non ci deve far dimenticare che, dietro ogni numero, c’è un essere umano, una storia individuale e che le persone continuano a perdere la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa.</p>



<p>Sebbene Lampedusa sia da lungo tempo una destinazione per le imbarcazioni di centinaia di persone che cercano rifugio in Europa, le strutture di accoglienza dell’isola sono carenti. Martedì, il salvataggio caotico di un’imbarcazione ha causato la morte di un bambino di 5 mesi, caduto in acqua e immediatamente annegato, mentre decine di imbarcazioni continuavano ad attraccare nel porto commerciale. Per diverse ore, centinaia di persone sono rimaste bloccate sul molo, senza acqua né cibo, prima di essere trasferite nell’hotspot di Lampedusa.</p>



<p>L’hotspot, un centro di primo filtro dove le persone appena arrivate vengono tenute lontane e separate dalla popolazione locale e pre-identificate prima di essere trasferite sulla terraferma, con i suoi 389 posti, non ha alcuna capacità di accogliere dignitosamente le persone che arrivano quotidianamente sull’isola. Da martedì, il personale del centro è stato completamente sopraffatto dalla presenza di 6.000 persone. Alla Croce Rossa e al personale di altre organizzazioni è stato impedito di entrare nella struttura per “motivi di sicurezza”.</p>



<p>Giovedì mattina, molte persone hanno iniziato a fuggire dall’hotspot saltando le recinzioni a causa della situazione disumana che si stava vivendo. Nel frattempo, di fronte all’incapacità delle autorità italiane di fornire un’accoglienza dignitosa, la solidarietà locale ha preso il sopravvento. Molti abitanti si sono mobilitati per organizzare distribuzioni di cibo per coloro che si sono rifugiati in città<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-2-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>2</sup></a>[.</p>



<p>Inoltre, diverse organizzazioni stanno denunciando la crisi politica in Tunisia e l’emergenza umanitaria nella città di Sfax, da cui parte la maggior parte dei barconi per l’Italia. In questo momento circa 500 persone dormono in piazza Beb Jebli, senza quasi nessun accesso a cibo e assistenza medica<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-3-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>3</sup></a>. La maggior parte è stata costretta a fuggire da Sudan, Etiopia, Somalia, Ciad, Eritrea o Niger. Dopo le dichiarazioni razziste del presidente della Tunisia, Kais Saied, molti migranti sono stati espulsi dalle loro case e dai loro posti di lavoro<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-4-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>4</sup></a>. Altri sono stati deportati nel deserto, dove alcuni sono morti di sete.</p>



<p>Mentre queste deportazioni di massa sono in corso e la situazione a Sfax continua a deteriorarsi, l’UE ha concordato tre mesi fa un nuovo accordo sulla migrazione con il governo tunisino, al fine di cooperare “in modo più efficace sulla migrazione”, sulla gestione delle frontiere e sulle misure “anti-contrabbando”, con una dotazione di oltre 100 milioni di euro. L’UE ha accettato questo nuovo accordo con piena consapevolezza delle atrocità compiute dal governo tunisino, compresi gli attacchi perpetrati dalle guardie costiere tunisine alle imbarcazioni dei migranti<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-5-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>5</sup></a>.</p>



<p>Nel frattempo, osserviamo con preoccupazione come i diversi governi europei stiano chiudendo le porte e non rispettino le leggi sull’asilo e i più elementari diritti umani. Mentre il ministro degli Interni francese ha annunciato l’intenzione di rafforzare i controlli alla frontiera italiana, anche diversi altri Stati membri dell’UE hanno dichiarato di voler chiudere le porte. Ad agosto, le autorità tedesche hanno deciso di interrompere i processi di selezione dei richiedenti asilo che arrivano in Germania dall’Italia nell’ambito del “meccanismo di solidarietà volontaria”<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-6-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>6</sup></a>.</p>



<p>Invitata domenica a Lampedusa dalla primo ministro Meloni, la presidente della Commissione europea Von der Leyen ha annunciato un piano d’azione in 10 punti che conferma questa risposta securitaria<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-7-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>7</sup></a>. Rafforzare i controlli in mare a discapito dell’obbligo di soccorso, aumentare il ritmo delle espulsioni ed intensificare il processo di esternalizzazione delle frontiere… tutte vecchie ricette che l’Unione europea attua da decenni e che si sono rivelate fallimentari, oltre ad aggravare la crisi della solidarietà e la situazione delle persone in movimento.</p>



<p>Le organizzazioni sottoscritte chiedono un’Europa aperta e accogliente e sollecitano gli Stati membri dell’UE a fornire percorsi sicuri e legali e condizioni di accoglienza dignitose. Chiediamo che vengano presi provvedimenti urgenti a Lampedusa e che vengano rispettate le leggi internazionali che tutelano il diritto d’asilo. Siamo sconvolti dalle continue morti in mare causate dalle politiche di frontiera dell’UE e ribadiamo la nostra solidarietà alle persone in movimento!</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<h2>Firmatari</h2>



<p>Afrique-Europe-Interact</p>



<p>Alarme Phone Sahara (APS)</p>



<p>Alarme Phone Sahara – Mali</p>



<p>Alternative Espaces Citoyen – Niger</p>



<p>Anafé (association nationale d’assistance aux frontières pour les personnes étrangères)</p>



<p>Another Europe is Possible</p>



<p>ARCOM – association des réfugiés et communautés migrantes au Maroc</p>



<p>Are You Syrious?</p>



<p>Associazione studi giuridici sull’immigrazione (ASGI)&nbsp;</p>



<p>Association AFRIQUE INTELLIGENCE</p>



<p>Association Beity</p>



<p>Association d’aide des Migrants en Situation Vulnérable (AMSV) Oujda / Maroc</p>



<p>Association des Etudiants et Stagiaires Africains en Tunisie (AESAT)</p>



<p>Association Féministe Tanit</p>



<p>Association Lina Ben Mhenni</p>



<p>Association de solidarité avec les travailleurS/euses immigré.es (ASTI) des Ulis / France</p>



<p>Association pour la promotion du droit à la différence (ADD)</p>



<p>Association pour les Migrants-AMI, Nîmes, France</p>



<p>Association Sentiers-Massarib</p>



<p>Association Tunisienne de défense des libertés individuelles (ADLI)</p>



<p>Association Tunisienne pour les droits et les libertés (ADL)</p>



<p>Aswat Nissa</p>



<p>Avocats Sans Frontières (ASF)</p>



<p>Association Damj&nbsp;</p>



<p>BELREFUGEES, Plateforme Citoyenne / Belgium</p>



<p>borderline-europe- Menschenrechte ohne Grenzen</p>



<p>Boza Fii – Sénégal&nbsp;</p>



<p>CCFD-Terre Solidaire&nbsp;</p>



<p>CGTM Mauritanie</p>



<p>Chkoun Collective</p>



<p>Coalition des Associations Humanitaires de Médenine</p>



<p>Collectif Droit de Rester, Lausanne</p>



<p>Comité de Vigilance pour la Démocratie en Tunisie – Belgique</p>



<p>Comité pour le respect des libertés et des droits de l’homme en Tunisie (CRLDHT)</p>



<p>CompassCollective</p>



<p>Connexion</p>



<p>Damj l’association tunisienne de la justice et légalité</p>



<p>DZ Fraternité</p>



<p>Emmaüs Europe</p>



<p>European Alternatives&nbsp;</p>



<p>Fédération des tunIsiens citoyens des deux rives (FTCR)&nbsp;</p>



<p>Groupe de Recherche et d’Actions sur les Migrations (GRAM), Bamako / Mali</p>



<p>Groupe d’information et de soutien des immigré.e.s (Gisti)</p>



<p>iuventa-crew</p>



<p>Jeunesse Nigérienne au service du Développement Durable (JNSDD) – Agadez / Niger</p>



<p>Komitee für Grundrechte und Demokratie e.V.</p>



<p>La Cimade&nbsp;</p>



<p>La coalition tunisienne contre la peine de la mort</p>



<p>LasciateCIEntrare&nbsp;</p>



<p>Ligue Algérienne pour la Défense des Droits de l’Homme (LADDH)</p>



<p>Ligue des droits de l’Homme (LDH) – France</p>



<p>Ligue tunisienne des droits de l’homme (LTDH)</p>



<p>Maldusa</p>



<p>medico international&nbsp;</p>



<p>MEDITERRANEA Saving Humans</p>



<p>Mem.med:mémoire Méditerranée&nbsp;</p>



<p>Migrants’ Rights Network</p>



<p>migration-control.info project</p>



<p>Migreurop</p>



<p>MV Louise Michel</p>



<p>Paris d’Exil</p>



<p>Pro-Asyl</p>



<p>Push-Back Alarm Austria</p>



<p>r42-SailAndRescue</p>



<p>Refugees in Libya&nbsp;</p>



<p>Refugees in Tunisia&nbsp;</p>



<p>ResQ – People Saving People&nbsp;</p>



<p>RESQSHIP</p>



<p>Salvamento Marítimo Humanitario (SMH)</p>



<p>Sea-Watch</p>



<p>Seebrücke – Schafft sichere Häfen&nbsp;</p>



<p>Solidarité sans frontières (Sosf)&nbsp;&nbsp;</p>



<p>SOS Balkanroute</p>



<p>SOS Humanity</p>



<p>Statewatch</p>



<p>Tunisian Forum for Social and Economic Rights (FTDES)&nbsp;</p>



<p>Union des travailleurs immigrés tunisiens (UTIT)</p>



<p>United4Rescue&nbsp;</p>



<p>Vivre Ensemble |&nbsp;<a href="https://asile.ch/?utm_source=rss&utm_medium=rss">asile.ch</a></p>



<p>Watch the Med Alarm Phone&nbsp;</p>



<p>Welcome to Europe network&nbsp;</p>



<p>Zusammenland gUG/ MARE*GO</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<h2>Note:</h2>



<ol><li>Reuters,&nbsp;<a href="https://www.reuters.com/world/europe/italys-lampedusa-island-hit-with-record-migrant-arrivals-2023-09-12/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“Italy’s Lampedusa island hit with record migrant arrivals”</a>, 12 septembre 2023.<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-1-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>Maldusa, “<a href="https://www.maldusa.org/l/lampedusas-hotspot-system-from-failure-to-nonexistence/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lampedusa’s Hotspot System: From Failure to Nonexistence</a>”, 14 septembre 2023<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-2-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>Déclaration “<a href="https://euromedrights.org/publication/urgence-humanitaire-au-gouvernorat-de-sfax-la-societe-civile-tire-la-sonnette-dalarme-face-a-une-situation-inacceptable/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Urgence humanitaire au Gouvernorat de Sfax : la société civile tire la sonnette d’alarme face à une situation inacceptable</a>”,&nbsp;14 septembre 2023.<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-3-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>Migration-control.info-project, “<a href="https://migration-control.info/en/blog/mass-deportations-and-eu-externalisation-in-tunisia-overview-press-review-and-critics/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mass deportations and EU externalisation in Tunisia: Press Review and Critics</a>“, 2 août 2023.<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-4-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>Alarm Phone, “<a href="https://alarmphone.org/en/2022/12/19/deadly-policies-in-the-mediterranean/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Deadly policies in the Mediterranean: Stop the shipwrecks caused off the coast of Tunisia</a>“, December 19, 2022.<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-5-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>La Repubblica, “<a href="https://www.repubblica.it/cronaca/2023/09/12/news/migranti_da_berlino_stop_ad_accoglienza_dei_richiedenti_asilo_dallitalia-414254801/?ref=RHLF-BG-I414254188-P2-S1-T1&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Migranti, da Berlino stop ad accoglienza dei richiedenti asilo dall’Italia</a>“, 12 septembre 2023.<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-6-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>Commissione europea, “<a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/statement_23_4502?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Press statement by President von der Leyen with Italian Prime Minister Meloni in Lampedusa</a>“, 17 settembre 2023<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-7-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li></ol>
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		<title>Protection4Olga: campagna per la difensora dei diritti umani, Olga Karatch</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Sep 2023 09:15:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani partecipa alla seguente campagna e la divulga. (da GiuristiDemocratici) E&#8217; stata da poco lanciata la Campagna internazionale #protection4olga per chiedere protezione e asilo per la direttrice dell’organizzazione “Our House”&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/Olga.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/Olga-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17155" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/Olga-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/Olga-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/Olga-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/Olga-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/Olga-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/Olga-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/Olga.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1440w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Associazione Per i Diritti umani partecipa alla seguente campagna e la divulga.</p>



<p>(da GiuristiDemocratici)</p>



<p>E&#8217; stata da poco lanciata la Campagna internazionale<strong> #protection4olga</strong> per chiedere protezione e asilo per la direttrice dell’organizzazione “Our House” che da anni si batte per i diritti umani in Bielorussia, compreso il diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare, e per questo è perseguitata e rischia la pena capitale nel proprio paese di origine dove è stata definita “terrorista”. Il 18 agosto scorso la Lituania ha negato l’asilo politico definendo Olga Karatch “persona che rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale della Repubblica di Lituania”. Le è stato invece concesso un permesso di residenza nel paese della durata di un anno. Aderiamo convintamente alla Campagna internazionale perché sia data immediata protezione alla difensora dei diritti umani Olga Karatch. </p>



<p>In seguito al rifiuto dell&#8217;asilo politico da parte delle autorità lituane alla costruttrice di pace bielorussa e difensore dei diritti umani Olga Karatch (Volha Karach), è appena stata lanciata la campagna internazionale #protection4olga&nbsp;<em>per</em>&nbsp;chiedere protezione e asilo per la direttrice dell&#8217;organizzazione&nbsp;<a href="https://news.house/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&#8216;Our House</a>&nbsp;&#8216; .&nbsp;Da anni si batte per i diritti umani in Bielorussia, compreso il diritto all&#8217;obiezione di coscienza al servizio militare, ed è per questo perseguitata e rischia la pena capitale nel suo Paese d&#8217;origine, dove è stata etichettata dal regime come &#8220;terrorista&#8221;.</p>



<p>Il 18 agosto 2023, la Lituania le ha negato l&#8217;asilo politico, definendo Olga Karatch una &#8220;persona che rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale della Repubblica di Lituania&#8221;. Le è stato tuttavia concesso un soggiorno temporaneo nel paese per un anno, probabilmente a causa delle lettere internazionali di preoccupazione che alcuni politici e capi di fondazioni avevano scritto alle autorità e agli ambasciatori lituani in diversi Paesi. Ma questo status non le dà alcuna sicurezza riguardo al suo status: le autorità potrebbero in qualsiasi momento rinnegare questa decisione e decidere di deportarla.</p>



<p>Per questo motivo abbiamo avviato una campagna internazionale per la protezione immediata della difensore dei diritti umani e costruttrice della pace Olga Karatch.</p>



<p>La&nbsp;<a href="https://www.ohchr.org/sites/default/files/Documents/Issues/Defenders/Declaration/declaration.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani</a>&nbsp;adottata nel 1998 riconosce &#8220;il prezioso lavoro di individui, gruppi e associazioni nel contribuire all&#8217;effettiva eliminazione di tutte le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali dei popoli e degli individui&#8221;.</p>



<p>Olga Karatch, attraverso l’organizzazione da lei guidata, “Our House”, ha al suo attivo numerose attività di monitoraggio e difesa dei diritti umani in Bielorussia e dei cittadini bielorussi fuggiti in altri Paesi – come la Lituania – e per questo motivo anche la sua organizzazione è stata scelto dall&#8217;Ufficio&nbsp;<a href="https://www.ipb.org/the-international-peace-bureauipb-has-announced-its-intention-to-nominate-three-remarkable-organizations-with-a-focus-on-the-right-to-conscientious-objection-for-the-2024-nobel-peace-prize/?utm_source=rss&utm_medium=rss">internazionale per la pace per essere nominato per il Premio Nobel per la pace 2024</a>&nbsp;, insieme al Movimento russo degli obiettori di coscienza e al Movimento pacifista ucraino.</p>



<p>Gli Stati hanno l&#8217;obbligo di proteggere tutti i diritti umani e le libertà fondamentali di tutti i cittadini e, soprattutto per i difensori dei diritti umani che &#8220;frequentemente affrontano minacce e molestie e soffrono di insicurezza&#8221; &#8220;di adottare tutte le misure necessarie per garantire la protezione dei difensori dei diritti umani, a sia a livello locale che nazionale, anche in tempi di conflitto armato e di costruzione della pace&#8221;, come affermato nella&nbsp;<a href="https://documents-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/N11/468/66/PDF/N1146866.pdf?OpenElement&utm_source=rss&utm_medium=rss">risoluzione 66/164 dell&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite</a>&nbsp;.</p>



<p>Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per il fatto che &#8220;in alcuni casi, la legislazione sulla sicurezza nazionale e l&#8217;antiterrorismo e altre misure, come le leggi che regolano le organizzazioni della società civile, sono state utilizzate in modo improprio per prendere di mira i difensori dei diritti umani o hanno ostacolato il loro lavoro e messo in pericolo la loro sicurezza in un modo contrario al diritto internazionale”, come affermato nella&nbsp;<a href="https://documents-dds-ny.un.org/doc/RESOLUTION/LTD/G13/120/26/PDF/G1312026.pdf?OpenElement&utm_source=rss&utm_medium=rss">Risoluzione 22/6 del 2013 del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite</a>&nbsp;sulla protezione dei difensori dei diritti umani, che impegna tutti gli Stati a proteggere e non criminalizzare coloro che lavorano per difendere i diritti umani.</p>



<ul><li>Pertanto, facciamo appello alle più alte autorità lituane, al Presidente della Repubblica di Lituania, al Primo Ministro e al Ministro degli Affari Esteri affinché rispettino gli standard internazionali e forniscano protezione e asilo alla difensore dei diritti umani bielorussa Olga Karatch, che si è rifugiata in Lituania.</li><li>La Lituania è anche membro dell&#8217;Unione Europea.&nbsp;Facciamo quindi appello anche alle istituzioni europee, alle missioni dell’UE (ambasciate e consolati degli Stati membri dell’UE e delegazioni della Commissione europea) che, come affermato nelle&nbsp;<a href="https://www.eeas.europa.eu/sites/default/files/eu_guidelines_hrd_en.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Linee guida dell’UE sui difensori dei diritti umani</a>&nbsp;, dovrebbero sostenere e proteggere i difensori dei diritti umani.</li><li>Chiediamo inoltre ai nostri governi nazionali di agire per garantire che la protezione dei difensori dei diritti umani sia garantita sempre e ovunque.</li><li>Chiediamo a tutta la società civile, dai singoli cittadini ai giornalisti e ai rappresentanti istituzionali di tutta Europa, di agire in difesa dei diritti umani e di coloro che li difendono.</li></ul>



<p>Un modello di lettera da inviare alle autorità lituane&nbsp;<a href="https://www.miritalia.org/2023/08/23/protezione-e-asilo-per-olga-karatch-campagna-internazionale-protection4olga/modello-lettera-_protection4olga/?utm_source=rss&utm_medium=rss">può essere trovato qui</a>&nbsp;.&nbsp;Siete più che benvenuti ad usarlo e a difendere e sostenere adeguatamente i difensori dei diritti umani Olga Karatch.</p>
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		<title>Nel 2022 sono oltre 384mila i permessi di protezione concessi dai Paesi UE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jun 2023 08:27:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da ismu.org) Nel 2022 sono oltre 384mila i permessi di protezioneconcessi dai Paesi UE (+40% rispetto al 2021) A questi si aggiungono oltre 4 milioni di permessi di protezione temporanearilasciati a cittadini ucraini in&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/permesso12.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="620" height="432" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/permesso12.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17025" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/permesso12.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/permesso12-300x209.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></a></figure>



<p></p>



<h2></h2>



<p>(da ismu.org)</p>



<h2><strong>Nel 2022 sono oltre 384mila i permessi di protezione<br>concessi dai Paesi UE (+40% rispetto al 2021)</strong></h2>



<h3>A questi si aggiungono oltre 4 milioni di permessi di protezione temporanea<br>rilasciati a cittadini ucraini in fuga dalla guerra</h3>



<p><strong>Milano 19 giugno 2023.</strong>&nbsp;In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, che si celebra domani 20 giugno, Fondazione ISMU ETS fa presente che nel 2022, secondo i dati Eurostat,<strong>&nbsp;i Paesi dell’UE hanno concesso permessi di protezione a 384.245<a href="https://www.ismu.org/nel-2022-sono-oltre-384-mila-i-permessi-di-protezione-concessi-dai-paesi-ue-comunicato-stampa-19-6-2023/?utm_source=ISMU+Newsletter+2+%28+%2B+subscribed+lista+1%29&amp;utm_campaign=69727056c9-giornata+del+rifugiato_COPY_02&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_bba0cb118f-69727056c9-126455418&amp;ct=t(EMAIL_CAMPAIGN_giornatadelrifugiato_COPY_02)#_ftn1&utm_source=rss&utm_medium=rss">[1]</a>&nbsp;richiedenti asilo, con un aumento del 40% rispetto al 2021</strong>. Tra i richiedenti asilo a cui è stato concesso un permesso di protezione nell’UE nel 2022,&nbsp;<strong>il 44% ha ricevuto lo status di rifugiato</strong>, il 31% ha ottenuto la protezione sussidiaria e il 25% la protezione umanitaria (che include anche la protezione speciale<a href="https://www.ismu.org/nel-2022-sono-oltre-384-mila-i-permessi-di-protezione-concessi-dai-paesi-ue-comunicato-stampa-19-6-2023/?utm_source=ISMU+Newsletter+2+%28+%2B+subscribed+lista+1%29&amp;utm_campaign=69727056c9-giornata+del+rifugiato_COPY_02&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_bba0cb118f-69727056c9-126455418&amp;ct=t(EMAIL_CAMPAIGN_giornatadelrifugiato_COPY_02)#_ftn2&utm_source=rss&utm_medium=rss">[2]</a>). Rispetto al 2021, il numero di status di rifugiato concessi è aumentato del 22%, la protezione sussidiaria è cresciuta del 48% e la protezione umanitaria ha registrato l’incremento più alto con il 72%.</p>



<p>È la Germania il paese UE che ha rilasciato il maggior numero di permessi di protezione, pari a 160mila, il 41% del totale dell’UE;&nbsp;<strong>l’Italia è terza con 40mila esiti positivi (il 10% del totale UE),</strong>&nbsp;preceduta dalla Francia (50mila, 13%) e seguita dalla Spagna (36mila, 9%). Insieme, questi quattro Paesi hanno accolto il 73% delle richieste di protezione a livello europeo.</p>



<p>Ai 384.245 permessi di protezione concessi nella Ue, nel 2022, si aggiungono gli&nbsp;<strong>oltre 4 milioni di permessi per protezione temporanea rilasciati a cittadini ucraini in fuga dal conflitto</strong>. Tra i Paesi dell’UE è la vicina Polonia ad aver registrato il maggior numero di beneficiari ucraini di protezione temporanea, con un totale di 1.561.700, seguita dalla Germania (777mila beneficiari ucraini) e dalla Repubblica Ceca (458mila). L’Italia, al quinto posto in UE, nel 2022 ha concesso 150mila permessi di protezione temporanea a ucraini in fuga.</p>



<p><strong>La protezione in Italia e in UE nel decennio 2012-2022.&nbsp;</strong>Considerando i dati relativi al decennio 2012-2022, si rileva che gli esiti positivi in Italia hanno avuto un andamento altalenante, con periodi in cui la protezione ha raggiunto percentuali largamente maggioritarie dovute soprattutto alle crisi dei Paesi di origine dei richiedenti: 80% di decisioni positive nel 2012 (soprattutto protezione umanitaria a seguito degli arrivi di numerosi migranti dal Nord Africa in concomitanza delle “primavere arabe”); il 60% di esiti positivi negli anni 2013-2014 (a seguito soprattutto delle crisi in Siria e Eritrea). In questi anni le concessioni di protezione in Italia sono risultate maggiori in termini relativi rispetto alla media UE, i cui esiti positivi alle richieste di asilo costituivano invece il 30-40% degli esiti. Dal 2015 al 2020, al contrario, si sono riscontrate percentuali di decisioni positive maggiori in UE che in Italia, in particolare nel 2016 quando hanno rappresentato il 54% degli esiti (e in Italia erano il 40%) e dovuti soprattutto alle richieste di protezione da parte di siriani, afghani e iracheni, nazionalità che registrano i più alti tassi di riconoscimento. In Italia invece il prevalere di nazionalità africane e asiatiche con tassi di riconoscimento più bassi (Tunisia, Egitto, Bangladesh, Marocco) ha fatto registrare minori concessioni di protezione in termini relativi.</p>



<p>Il gruppo nazionale più numeroso che ha ottenuto una qualsiasi forma di protezione nell’UE nel 2022 è quello dei siriani seguiti da afghani, venezuelani e iracheni, mentre in Italia sono stati soprattutto nigeriani, pakistani, afghani e bangladesi i gruppi più numerosi ad avere ricevuto esiti positivi alle domande di protezione.</p>



<p><a href="https://www.ismu.org/nel-2022-sono-oltre-384-mila-i-permessi-di-protezione-concessi-dai-paesi-ue-comunicato-stampa-19-6-2023/?utm_source=ISMU+Newsletter+2+%28+%2B+subscribed+lista+1%29&amp;utm_campaign=69727056c9-giornata+del+rifugiato_COPY_02&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_bba0cb118f-69727056c9-126455418&amp;ct=t(EMAIL_CAMPAIGN_giornatadelrifugiato_COPY_02)#_ftnref1&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></p>



<p><strong>Grafico 1. Totale decisioni positive alle richieste di asilo in Italia e nell’UE. Anni 2012-2022. Valori percentuali</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.ismu.org/wp-content/uploads/2023/06/Graf-1_Asilo-UE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-35143"/></figure></div>



<p><em>Fonte: Elaborazioni ISMU su dati EUROSTAT 2023</em></p>



<p>Tra le tipologie di esito in Italia ha sempre prevalso la protezione umanitaria fino al 2018 – in alcuni anni i due terzi degli esiti positivi – e, dopo il calo del 2019 (dovuto a restrizioni introdotte a livello normativo poi in parte superate nel 2020), essa,&nbsp;<strong>sotto forma di protezione speciale</strong>, è tornata ad avere un peso assai rilevante rappresentando nel 2022 il 55% degli esiti positivi.</p>



<p><strong>Grafico 2. Totale decisioni<a href="https://www.ismu.org/nel-2022-sono-oltre-384-mila-i-permessi-di-protezione-concessi-dai-paesi-ue-comunicato-stampa-19-6-2023/?utm_source=ISMU+Newsletter+2+%28+%2B+subscribed+lista+1%29&amp;utm_campaign=69727056c9-giornata+del+rifugiato_COPY_02&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_bba0cb118f-69727056c9-126455418&amp;ct=t(EMAIL_CAMPAIGN_giornatadelrifugiato_COPY_02)#_ftn1&utm_source=rss&utm_medium=rss">[3]</a>&nbsp;positive alle richieste di asilo per tipo di decisione in ITALIA.<br>Anni 2012-2022. Valori percentuali</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.ismu.org/wp-content/uploads/2023/06/Graf.-2_Asilo-UE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-35147"/></figure></div>



<p><em>Fonte: Elaborazioni ISMU su dati EUROSTAT 2023</em></p>



<p>Sul totale delle decisioni positive, lo status di rifugiato – il più alto riconoscimento di protezione – nel nostro Paese invece ha sempre registrato incidenze minori, 20% in media nei 10 anni considerati (21% nel 2022), mentre in UE lo status di rifugiato è mediamente riconosciuto al 50% dei richiedenti a cui viene concessa una protezione (il 44% nel 2022). Ciò è dovuto in gran parte alla nazionalità dei richiedenti asilo che registrano tassi di riconoscimento molto differenti: bangladesi, pakistani, egiziani, tunisini e nigeriani, sebbene numericamente molto importanti nel nostro Paese tra i richiedenti asilo, ottengono esiti positivi alla domanda di protezione (qualsiasi tipo di protezione) inferiori rispetto a nazionalità numericamente più numerose in altri Paesi UE, come i siriani, gli afghani, colombiani e venezuelani. Considerando le due principali forme di protezione – rifugiato e sussidiaria – in Italia nel 2022 le nazionalità che hanno registrato la percentuale di status di rifugiato sul totale delle decisioni positive maggiore sono state quella afghana (75%), quella somala (42%), quella irachena (27%) e quella salvadoregna (24%). Sempre nel 2022, nel totale dei Paesi UE la percentuale maggiore con&nbsp;<strong>status di rifugiato</strong>&nbsp;si riscontra invece tra i turchi (91%), seguiti da eritrei (80%), cittadini della Repubblica Democratica del Congo (75%), guineani (70%) e ivoriani (67%).</p>



<p><strong>Nella UE, tra i paesi in cui ha prevalso il riconoscimento della protezione sussidiaria (concessa generalmente a chi proviene da paesi in guerra), si riscontrano l’Ucraina (94% sul totale di esiti positivi), la Siria (63%) e il Mali (79%).</strong>&nbsp;Nel caso dei venezuelani – che sono stati accolti soprattutto in Spagna- si è registrata un’alta percentuale di permessi per motivi umanitari che è presente solo in alcune legislazioni nazionali.</p>



<p>In Italia la protezione sussidiaria ha riguardato soprattutto ucraini, venezuelani, maliani e iracheni.</p>



<p><strong>Tabella 1. Numero totale delle decisioni positive alle richieste di asilo; percentuale esiti di status Rifugiato e di protezione Sussidiaria in Italia e nella UE per principali nazionalità dei richiedenti. Anno 2022</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.ismu.org/wp-content/uploads/2023/06/Tabella1_asilo-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-35215"/></figure></div>



<p><strong>I dinieghi in Italia e nella UE.&nbsp;</strong>Complessivamente nel 2022 nell’Unione europea sono state prese 632.360 decisioni in prima istanza sulle domande di asilo e altre 218.260 decisioni finali a seguito di un ricorso o di una revisione. Le decisioni prese in prima istanza hanno portato a 310.400 riconoscimenti di uno status di protezione, mentre altre 73.845 persone hanno ricevuto un permesso di protezione dopo un ricorso o una revisione. I dinieghi sono stati rispettivamente 322.110 e 144.480.&nbsp;<strong>In totale sono state quindi esaminate in UE oltre 850mila richieste di protezione, in maggioranza respinte dalle commissioni (54,8%) e accolte con esito positivo nel restante 45,2%.</strong></p>



<p>In Italia sono state esaminate in prima istanza 53mila richieste, e quasi 20mila decisioni a seguito di ricorso o revisione per un totale di 72.395 domande esaminate. Le domande respinte sono state complessivamente 32.745, il 45.2% del totale esaminate nell’anno.&nbsp;&nbsp;<strong>Nel 2022 si è rilevata dunque una maggiore incidenza di dinieghi nella UE rispetto a quanto avvenuto in Italia.</strong>&nbsp;&nbsp;In Italia le domande non accolte sono state maggioritarie tra il 2015 e il 2020, quando rappresentarono mediamente oltre il 60% degli esiti.</p>



<p><strong>Grafico 3. Totale decisioni positive alle domande di asilo e totale domande di asilo respinte in ITALIA.<br>Anni 2012-2022. Valori percentuali</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.ismu.org/wp-content/uploads/2023/06/Graf-3_Asilo-UE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-35145"/></figure></div>



<p><em>Fonte: Elaborazioni ISMU su dati EUROSTAT 2023</em></p>



<p>Le cittadinanze che hanno ricevuto il numero relativamente più elevato di esiti negativi alle domande di protezione in Italia sono stati i cittadini di Egitto (88% respinte sul totale esaminate), Tunisia (75%), Bangladesh (69%), Marocco (60%) e Pakistan (58%).</p>



<p><strong>Grafico 4. &nbsp;Totale decisioni positive alle richieste di asilo e totale domande respinte<br>per principali nazionalità in ITALIA. Anni 2012-2022</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.ismu.org/wp-content/uploads/2023/06/Grafico-4_Asilo-UE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-35149"/></figure></div>



<p><em>Fonte: Elaborazioni ISMU su dati EUROSTAT 2023</em></p>



<p><strong>&nbsp;</strong><strong>Richieste di asilo in Italia: nel primo trimestre 2023 sono aumentate del 72% rispetto ai primi tre mesi del 2022.&nbsp;</strong>I primi tre mesi del 2023 segnalano una crescita della domanda di protezione da parte di cittadini di paesi terzi:&nbsp;<strong>in Italia tra gennaio e marzo hanno presentato richiesta di asilo oltre 31mila persone, il 72% in più rispetto al primo trimestre del 2022.</strong>&nbsp;Le cittadinanze prevalenti tra i richiedenti asilo sono principalmente quelle del Bangladesh (18% del totale), del Pakistan (16%) e dell’Egitto (15%).</p>



<p>***</p>



<h6><a href="https://www.ismu.org/nel-2022-sono-oltre-384-mila-i-permessi-di-protezione-concessi-dai-paesi-ue-comunicato-stampa-19-6-2023/?utm_source=ISMU+Newsletter+2+%28+%2B+subscribed+lista+1%29&amp;utm_campaign=69727056c9-giornata+del+rifugiato_COPY_02&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_bba0cb118f-69727056c9-126455418&amp;ct=t(EMAIL_CAMPAIGN_giornatadelrifugiato_COPY_02)#_ftnref1&utm_source=rss&utm_medium=rss">[1]</a>&nbsp;Si segnala che il dato non comprende i permessi di protezione temporanea rilasciati ai cittadini ucraini in fuga dalla guerra, che, seguendo un iter diverso, si conteggiano a parte.</h6>



<h6><a href="https://www.ismu.org/nel-2022-sono-oltre-384-mila-i-permessi-di-protezione-concessi-dai-paesi-ue-comunicato-stampa-19-6-2023/?utm_source=ISMU+Newsletter+2+%28+%2B+subscribed+lista+1%29&amp;utm_campaign=69727056c9-giornata+del+rifugiato_COPY_02&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_bba0cb118f-69727056c9-126455418&amp;ct=t(EMAIL_CAMPAIGN_giornatadelrifugiato_COPY_02)#_ftnref2&utm_source=rss&utm_medium=rss">[2]</a>&nbsp;Si fa presente che le statistiche Eurostat sui permessi di protezione si basano su tre status: rifugiati, protezione sussidiaria e protezione umanitaria (nella quale rientrano anche i permessi speciali).</h6>



<h6><a href="https://www.ismu.org/nel-2022-sono-oltre-384-mila-i-permessi-di-protezione-concessi-dai-paesi-ue-comunicato-stampa-19-6-2023/?utm_source=ISMU+Newsletter+2+%28+%2B+subscribed+lista+1%29&amp;utm_campaign=69727056c9-giornata+del+rifugiato_COPY_02&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_bba0cb118f-69727056c9-126455418&amp;ct=t(EMAIL_CAMPAIGN_giornatadelrifugiato_COPY_02)#_ftnref1&utm_source=rss&utm_medium=rss">[3]</a>&nbsp;Vedi nota 2. ­</h6>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Cosa sta succedendo a Ciudad Juarez?</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Mar 2023 08:15:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Cosa sta succedendo a Ciudad Juarez in questi giorni? Centinaia di latinoamericani, tra cui moltissimi venezuelani, sono accampati nel confine tra Messico e Stati Uniti. Vogliono attraversare il confine tra Ciudad&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/el-paso.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="960" height="400" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/el-paso.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16895" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/el-paso.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/el-paso-300x125.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/el-paso-768x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></figure>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>Cosa sta succedendo a Ciudad Juarez in questi giorni? Centinaia di latinoamericani, tra cui moltissimi venezuelani, sono accampati nel confine tra Messico e Stati Uniti. Vogliono attraversare il confine tra Ciudad Juarez e la città americana de El Paso. Hanno attraversato con la forza e la violenza un ponte di confine a El Paso. La polizia di frontiera è riuscita a trattenerli e dopo cinque ore di proteste e manifestazioni, tutto è tornato all&#8217;apparente normalità.</p>



<p>Le autorità messicane affermano che questi eventi continueranno a verificarsi perché gli immigrati si sono stancati del processo anti burocratico messo in atto dall&#8217;amministrazione Biden per procedere alle richieste di asilo. Attraverso una app messa a disposizione dello Stato, gli immigranti potevano riempire i moduli e fare domanda per richiedere asilo politico. Questa app, chiamata CBP One, doveva snellire il processo, ma in realtà sembra sia piena di difetti tecnici, le domande sono centinaia e non funziona. Non ci sono uffici in cui richiedere la domanda e nemmeno in cui si possa chiedere informazioni. Questi immigranti esigono asilo politico, dichiarano di voler iniziare una nuova vita nel paese americano. Vero o non vero, se non altro, dopo mesi e mesi di attesa potrebbero ricevere delle risposte. Hanno trovato le porte chiuse dopo che gli Stati Uniti avevano aperto una finestra di speranza. Nel bene o nel male, queste persone sono in balia a se stesse.</p>



<p>Nel frattempo, a Ciudad Juarez, nota per essere una città pericolosissima e violenta, molti immigrati si trovano in situazioni di grande vulnerabilità, dormono per strada, le malattie sono proliferate, le donne hanno subito violenze, uomini e donne sono stati derubati e maltrattati.</p>



<p>Quest’ultima manifestazione dovrebbe essere un campanellino d’allarme per gli Stati Uniti.</p>



<p>Il problema dell&#8217;immigrazione non è solo un problema europeo, è un problema mondiale. Tutti i giorni leggiamo e vediamo avvenimenti agghiaccianti tra Stati e problematiche di immigrati. Tra potere e persone.</p>



<p>Come diceva Franco Battiato: “Come è misera la vita negli abusi di potere”</p>
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		<title>Appello alle forze politiche che si candidano alle elezioni parlamentari del 25 settembre 2022</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Aug 2022 08:59:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani sostiene e divulga l&#8217;appello di ASGI Con l&#8217;approssimarsi delle elezioni politiche previste per domenica 25 settembre l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione ha ritenuto opportuno e urgente elaborare un elenco&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/punti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="423" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/punti-1024x423.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16535" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/punti-1024x423.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/punti-300x124.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/punti-768x318.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/punti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br>Associazione Per i Diritti umani sostiene e divulga l&#8217;appello di ASGI </p>



<p>Con l&#8217;approssimarsi delle elezioni politiche previste per domenica 25 settembre l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione ha ritenuto opportuno e urgente <a href="https://2iwat.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/xQ91zXaQCixSgyVjRxUQYmDM7jdu1lJZbZFK3Q3-9gvDfMZvD95355aF6ExcyAonJW6KR6lkkYRpGoLjNGWp0wpUUPvlyPm6u56Iq3WcgUJnutSMy9IMOQKtwOf4CGstuj0-yYJqXXc1dJ7GvXu6ozO1EWeTUaZkDuA1Mu6SIK_PNGiv6y0_yyZc8iPBQVq7ee7ZuPzztwvwlAOZehVFFh0mYuydUEH_4ubScbFERwIXC4VusIxw7rYGDYeYs4rgNc_mJl7q4_S_R4zSn9rANtm1PdqfHwrOXcykilAV1DG0ztHEytOyYgAb0Nu_4jJRWlO16oHhtv1RLPMqSJl41tbyrv9EjxtNyRqUzglcB1pDjAb62SiAn_BbJ3WCeIMzCAC6zDSwmB-xZMg2WsNopjg?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>elaborare un elenco di priorità da sottoporre ai candidati e alle candidate</strong></a>, come già accaduto a partire dal 2013. Al tempo quando l&#8217;ASGI chiedeva l&#8217;impegno a sottoscrivere i contenuti di <a href="https://2iwat.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/yf80cveO_XfQg114syXDD_2cRwf2_AJ79oAUbUnD00lOCStfKSA48T4NSjECr16j-IFR60oey8LgV1brrRHnjRACa6OhQTuRmGuEu_woRoQV21iqngqw3LcvSNZsVjx5jnfKaO_oC9-bihFi5MUzSUqrwCx_fMfvdoSvCF5jSlHIo7O5t8yN86G1uCbSjubCQzhxTdjUZ3EXFDwic8uzojZEVuSMn1XJg_pqTH0WTZEHKC2TLbHYz11OfNEFX6oIBiaKTDY23OYs4_7MRdcvz0N7pDrUuTCgloi-vl8kn32dNKvRUPGkqAQVHMT1uC4glz_As-_NJisgoQyMRHbU5uPBurm8cg6MBBnBG889P7SFWFqjQuDOkLedkZ1V2V3fPbxgWlELSl-4GbCzXLOsBafk6cp_L8PTYUYA3w?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un manifesto in 10 punti</a>, i temi dell’immigrazione e dei diritti di cittadinanza risultavano troppo assenti nei programmi elettorali dei partiti. A quasi 10 anni da allora, ci troviamo in una situazione profondamente cambiata dove<strong> oggi si rischia, al contrario, la strumentalizzazione dei temi dell&#8217;immigrazione,</strong> la diminuzione della tutela dei diritti per chi chiede protezione o viene sfruttato e il perdurare del mancato riconoscimento dei diritti di cittadinanza e di uguaglianza a quanti vivono in Italia, e spesso vi sono nati, ma non sono riconosciuti cittadini italiani. <strong>Per ogni punto proponiamo alcune sintetiche misure, concrete e non demagogiche</strong>, volte a promuovere adeguate politiche di integrazione sociale dei cittadini stranieri nel rispetto dei diritti fondamentali previsti dalle normative italiane, europee e internazionali . <strong>A chi si candida a far parte del Parlamento italiano chiediamo di impegnarsi con coraggio </strong>nella nuova legislatura per una riforma che porti l&#8217;Italia ad adeguare le norme del diritto dell’immigrazione, dell’asilo e della cittadinanza alle attuali esigenze della società. Società che si è nel frattempo consolidata e va guidata ad affrontare nuove sfide derivanti dalle crisi internazionali e dal cambiamento climatico, <strong>rafforzandone i legami di uguaglianza e di comunità così come sanciti dai principi costituzionali e dai trattati internazionali</strong>, e non  creando divisioni sociali.</p>



<p></p>



<p>A questo link gli 10 punti:    </p>



<p><a href="https://2iwat.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/eH47-3IaAOED41rwJM_yoVWZVQcUT_MDPcMa-J63mMOgqMEVKaxrseGKHY7Z9UAg_B8y9Wo3M8Ueo36Ev2I6GcqgMSyHVFbpas0ImBsbGszHJM-Id_XH9KEEMz1HY7bgD4J_6xn_PVzDmQ1eIIyaO5-yKeIrF0WE-JBlarkK01iKBehuruGV3Mhlcng28waBZ1leGkOU44iHc50Fp2lt1RWg6d7xenhOxstsN3ieYnceW_z34O4YuP6H-sAJOzMFra5_6UxE5x73veBZaxRA_pCZLtTRiEkDLBPNZV8sYlNAZEKakBAMii_Kk3lFnlWfv04esfOCzxEkOIVWye_eHsmBR9mLHayyeIDnSPSCrJIV5gSYoSrsMyczuw4v_TmHJdMPXXoLRA13EAyfTO5-1K41J69gxHfB?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://2iwat.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/eH47-3IaAOED41rwJM_yoVWZVQcUT_MDPcMa-J63mMOgqMEVKaxrseGKHY7Z9UAg_B8y9Wo3M8Ueo36Ev2I6GcqgMSyHVFbpas0ImBsbGszHJM-Id_XH9KEEMz1HY7bgD4J_6xn_PVzDmQ1eIIyaO5-yKeIrF0WE-JBlarkK01iKBehuruGV3Mhlcng28waBZ1leGkOU44iHc50Fp2lt1RWg6d7xenhOxstsN3ieYnceW_z34O4YuP6H-sAJOzMFra5_6UxE5x73veBZaxRA_pCZLtTRiEkDLBPNZV8sYlNAZEKakBAMii_Kk3lFnlWfv04esfOCzxEkOIVWye_eHsmBR9mLHayyeIDnSPSCrJIV5gSYoSrsMyczuw4v_TmHJdMPXXoLRA13EAyfTO5-1K41J69gxHfB?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>
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		<title>Disoccupazione agricola: i richiedenti asilo ne hanno diritto anche se il loro permesso è di “breve durata”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2022 13:15:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’INPS ha rigettato, in numerosi casi, le domande di disoccupazione agricola per gli operai agricoli a tempo determinato cittadini extra Ue, sul presupposto dell’assenza di valido titolo di soggiorno a copertura del biennio assicurativo&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/04/04/disoccupazione-agricola-i-richiedenti-asilo-ne-hanno-diritto-anche-se-il-loro-permesso-e-di-breve-durata/">Disoccupazione agricola: i richiedenti asilo ne hanno diritto anche se il loro permesso è di “breve durata”</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2022/03/andrea-cairone-lzM3pbQim70-unsplash-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-47286"/></figure>



<blockquote class="wp-block-quote"><p></p><cite>L’INPS ha rigettato, in numerosi casi, le domande di disoccupazione agricola per gli operai agricoli a tempo determinato cittadini extra Ue, sul presupposto dell’assenza di valido titolo di soggiorno a copertura del biennio assicurativo di riferimento per accedere alla prestazione.</cite></blockquote>



<p>(da asgi.it)</p>



<p></p>



<p>Il Tribunale di Foggia – Sezione Lavoro ha affrontato la questione con alcune prime pronunce, offrendo ottimi spunti interpretativi volti a censurare la condotta dell’Ente Previdenziale.</p>



<p>Dalle sentenze in calce si evince che l’Inps&nbsp;<strong>non accoglie le domande di disoccupazione agricola presentate dai braccianti a tempo determinato che siano richiedenti protezione internazionale sostenendo che il relativo permesso di soggiorno sia equivalente ad un permesso di soggiorno per motivo di lavoro stagionale</strong>.</p>



<p>Tale assunto è stato tuttavia smentito dal Tribunale di Foggia che ha censurato l<strong>’erronea sovrapposizione operata dall’Inps tra permesso per lavoro stagionale e “permessi di durata inferiore ai nove mesi</strong>” (tra cui i permessi di soggiorno per richiesta asilo, considerati anch’essi “permessi brevi”). Si chiarisce che, al di là della durata e della supposta “brevità” dei titoli di soggiorno, solo i permessi di soggiorno per lavoro stagionale non sono coperti dalla disoccupazione e dai trattamenti di famiglia (<em>ex</em>&nbsp;art. 25, comma 1 e 2, d.lgs. 286/1998) e, pertanto,<strong>&nbsp;i permessi di soggiorno per richiesta asilo (previsti invece dal d.lgs. 142/2015) consentono l’accesso a tali forme di sostegno al reddito.</strong></p>



<p>Altro profilo di interesse attiene all’onere della prova incombente sulle parti: il Giudice del Lavoro statuisce il principio in virtù del quale, anche qualora il permesso di soggiorno in possesso del richiedente abbia una validità limitata solo ad un periodo del biennio di competenza della prestazione, è comunque onere dell’Ente Previdenziale eccepire e documentare in giudizio che le giornate lavorative effettuate si collocano al di fuori dell’arco di tempo in cui il cittadino straniero poteva legittimamente svolgere attività lavorativa.</p>



<p>E’ opportuno, quindi, ricordare che:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>– il richiedente asilo è tale in quanto ha manifestato la volontà di chiedere la protezione internazionale in qualsiasi forma e sino a quando non sia stata assunta dalla competente commissione territoriale o dal Tribunale una decisione definitiva su tale domanda (art. 2, d.lgs. 142/15);</p><p>– il suo regolare soggiorno è attestato anche solo dalla formalizzazione della richiesta di protezione (art. 4, co. 3, d.lgs. 142/15);</p><p>– decorsi 60 giorni dalla manifestazione di volontà di chiedere protezione il richiedente asilo può legittimamente svolgere attività lavorativa in Italia, indipendentemente dalla circostanza che le autorità competenti abbiano tempestivamente proceduto al rilascio del titolo di soggiorno o meno (art. 22, co. 1, d.lgs. 142/15);</p><p>– tale diritto si conserva anche nelle more del rinnovo del permesso di soggiorno da parte delle autorità competenti, posto che il soggiorno regolare deriva direttamente dalla manifestazione di volontà di chiedere asilo e che comunque il ritardo della P.A. non intacca in alcun modo i diritti del richiedente asilo.</p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote"><p></p><cite>Le due pronunce, pur nella loro sinteticità argomentativa, rappresentano un primo argine nei confronti di condotte palesemente discriminatorie poste in essere dall’Inps e (anche soltanto indirettamente) causa di una spirale perversa che coinvolge uno dei settori (quello agricolo ) in cui è maggiormente elevato il rischio di sfruttamento lavorativo: sfruttamento che, tra l’altro, ha tra le sue cause la condizione di debolezza sul mercato del lavoro dei braccianti agricoli immigrati che le misure di&nbsp;<em>welfare state</em>&nbsp;dovrebbero, invece, essere capaci di limitare, così aumentando il potere di contrattazione salariale dei lavoratori.</cite></blockquote>



<p>Si ringraziano gli avv.ti Stefano Campese e Dario Belluccio per la segnalazione</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><a href="https://www.asgi.it/?post_type=banca_dati&amp;p=47290&amp;preview=true&utm_source=rss&utm_medium=rss">Sentenza del Tribunale di Foggia del 23 febbraio 2022</a></p>



<p><a href="https://www.asgi.it/banca-dati/tribunale-di-foggia-sentenza-8-settembre-2021/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Sentenza del Tribunale di Foggia dell’8 settembre 2021</a></p>
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		<title>Feminist Asylum : per un effettivo riconoscimento dei motivi d&#8217;asilo propri alle donne, ragazze e persone LGBTIQA+</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Nov 2021 08:09:00 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Le violenze sessuali e sessiste (in particolare le violenze domestiche, lo sfruttamento sessuale, il matrimonio forzato, le mutilazioni genitali, la tratta di esseri umani, le legislazioni discriminatorie, il ripudio, la privazione dei figli) sono altrettanti motivi specifici alle donne, le ragazze e le persone LGBTIQA+ a fuggire dal loro paese e a chiedere asilo in Europa.</p>



<p>Fuggire, mettersi in cammino significa quasi sistematicamente essere esposte alla violenza e allo sfruttamento lungo tutto il loro percorso migratorio: violenza sessuale esercitata dai passatori o nei campi profughi, sfruttamento sessuale o lavoro forzato, reclusione nelle reti di tratta dei paesi di transito &#8211; incluso nei paesi europei &#8211; minacce, traumi e pericoli subiti dai loro figli-e. Arrivate in Europa, le attendono procedure di asilo inadeguate e un&#8217;accoglienza indegna!</p>



<p>Questo benché, dal 2008, la Convenzione sulla lotta contro la tratta di esseri umani abbia stabilito l&#8217;obbligo di accogliere in Europa le vittime della tratta e le condizioni necessarie per questo. Poi nel 2011, la Convenzione di Istanbul, firmata da tutti i Paesi europei, ha esteso i motivi d’asilo previsti dalla Convenzione di Ginevra del 1951 alla persecuzione e alla violenza contro le donne legata al genere: in questi casi la protezione internazionale è un diritto!</p>



<p>Dobbiamo però constatare che nella pratica i Paesi d&#8217;Europa raramente rispettano i loro impegni: le ragioni delle domande d’asilo legate alle violenze fondate sul genere non vengono prese in considerazione, sia perché le condizioni di ascolto e di analisi non sono favorevoli alla messa in luce di queste specifiche violenze, sia perché questi obblighi di accoglienza vengono ignorati dai rappresentanti delle autorità nazionali.</p>



<p>Noi militanti che viviamo in Europa vogliamo che le cose cambino. Ci rifiutiamo di accettare che le persone vittime di violenza di genere, invece di essere protette, continuino ad essere trattate come indesiderabili. Vogliamo far sentire la nostra voce ai leader europei affinché motivi specifici dell&#8217;asilo per donne, ragazze e persone LGBTIQA+ siano effettivamente riconosciuti. Oggi, 11 novembre 2021, invitiamo i popoli d&#8217;Europa a sostenere questo nostro approccio civico firmando la petizione europea, disponibile in diverse lingue sul sito <a href="http://www.feministasylum.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><u>www.feministasylum.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</u></a>.</p>



<p>Questa petizione è indirizzata alla Commissione Europea, al Parlamento Europeo, al Consiglio Europeo e a tutti i governi nazionali dell&#8217;area Schengen. Chiede che siano messe in atto misure concrete per garantire che tutte le convenzioni internazionali firmate in Europa e nell&#8217;area Schengen non rimangano lettera morta.</p>



<p>&nbsp;Noi richiediamo:</p>



<p>&nbsp;• il dispiegamento da parte della Commissione Europea e dei governi nazionali dei mezzi necessari per mettere in atto procedure e strutture adeguate all’effettivo riconoscimento dei motivi di asilo specifici per donne, ragazze e persone LGBTIQA+;</p>



<p>&nbsp;• l&#8217;effettiva applicazione della Convenzione di Istanbul e della Convenzione sulla lotta contro la tratta di esseri umani &#8211; garantita dall&#8217;istituzione di una struttura europea di monitoraggio &#8211; affinché le vittime di violenza di genere siano riconosciute, sostenute e beneficino di protezione internazionale;</p>



<p>&nbsp;• vie legali agevolate permettenti a donne, ragazze e persone LGBTIQA+ di deporre una domanda asilo in Europa.</p>



<p>Questa petizione è lanciata dalla coalizione <em>Feminist Asylum</em>, che riunisce già fin d’ora movimenti, collettivi, associazioni, partiti e sindacati impegnati nella difesa dei diritti delle e dei migranti e dei diritti delle donne e delle persone LGBTIQA+.</p>



<p>La campagna per la raccolta firme proseguirà per 6 mesi, consentendo ad altri collettivi civici, ma anche a qualsiasi persona di far sentire la propria voce e di manifestare il proprio sostegno per porre fine alle politiche di chiusura dei Paesi europei.</p>



<p>I paesi d&#8217;Europa hanno i mezzi per essere una terra di asilo degna di questo nome. Chiunque abbia subito violenze sessiste e sessuali nel proprio Paese o sulla via dell&#8217;esilio deve ottenere asilo e beneficiare di condizioni di accoglienza e di cura che consentano loro di ricostruire la propria vita in sicurezza. Ci rifiutiamo di essere complici delle politiche di esclusione e di morte che colpiscono delle persone che si trovano in situazioni delle più precarie al mondo. Non rinunceremo a questa lotta volta al rispetto del diritto fondamentale delle donne e delle persone LGBTIQA+ di ogni paese a vivere in dignità e sicurezza.</p>
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		<title>Afghanistan: la posta in gioco è anche il futuro del diritto d’asilo</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2021/09/23/afghanistan-la-posta-in-gioco-e-anche-il-futuro-del-diritto-dasilo/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Sep 2021 07:22:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Gianfranco Schiavone  L’Europa è chiamata a invertire rotta garantendo protezione ai cittadini afghani. I segnali non sono incoraggianti. La rubrica di Gianfranco Schiavone (da Altreconomia 240) Tutti si interrogano se il ritorno del governo&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1></h1>



<p>di <a href="https://altreconomia.it/author/gianfranco-schiavone/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Gianfranco Schiavone</a> </p>



<p>L’Europa è chiamata a invertire rotta garantendo protezione ai cittadini afghani. I segnali non sono incoraggianti. La rubrica di Gianfranco Schiavone</p>



<p>(<a href="https://altreconomia.it/prodotto/240/?utm_source=rss&utm_medium=rss">da Altreconomia 240</a>)</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://i2.wp.com/altreconomia.it/app/uploads/2021/08/schiavone_c.jpg?resize=770%2C500&amp;ssl=1&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/><figcaption>© European Union/ECHO/Pierre Prakash</figcaption></figure>



<p>Tutti si interrogano se il ritorno del governo dei talebani in Afghanistan produrrà o meno una grave crisi migratoria in Europa; per l’Afghanistan questo ritorno dei talebani avvenuto dopo 20 anni di conflitto interno è un cambiamento profondo e probabilmente di lunga durata. Se nell’ultimo decennio larga parte degli afgani che sono fuggiti dal Paese lo hanno fatto per sottrarsi a una situazione di conflitto e violenza generalizzata, d’ora in poi chi lascerà il Paese lo farà prevalentemente per il fondato timore di subire persecuzioni per ragioni politiche, etniche, religiose o di appartenenza a un dato gruppo sociale, rientrando a pieno titolo nella definizione di rifugiato della Convenzione di Ginevra del 1951.</p>



<p>I Paesi europei, salvo eccezioni positive tra cui l’Italia, dove il tasso di riconoscimento di una forma di protezione ai cittadini afghani ha sempre superato il 90%, nell’ultimo decennio hanno escogitato ogni stratagemma possibile per evitare di riconoscere protezione (anche quella sussidiaria) agli afghani fingendo che il Paese fosse pacificato o applicando in modo distorto il criterio dell’area interna sicura, dichiarando appunto sicure zone dell’Afghanistan che non lo erano affatto. Come ha ben evidenziato l’<a href="https://www.ispionline.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istituto di studi di politica internazionale</a>&nbsp;(Ispi), nei 12 anni compresi tra il 2008 e il 2020, in Europa sono state presentate solo 600mila domande di asilo da parte dei cittadini afghani; poco meno della metà sono state rigettate con circa 70mila persone rimpatriate, tra cui non meno di 15mila donne.</p>



<p>In alcuni Paesi europei della rotta balcanica, come Croazia e Bulgaria, il tasso medio di riconoscimento di uno status di protezione agli afghani è inferiore al 10% mentre è di poco più del 25% in Slovenia e del 55% in Grecia. Con l’arrivo al potere dei talebani un elevato numero di cittadini afghani, non vedendo alcuna prospettiva di vita, deciderà di lasciare il Paese in tutti i modi possibili. Nel farlo incontreranno però ostacoli insormontabili in quanto molti sono i Paesi che si frappongono sulla loro strada prima di arrivare in Europa, ragione per cui la previsione di una seria crisi di arrivi in Europa pare almeno al momento piuttosto azzardata.<ins><a href="https://revive.altreconomia.it/www/delivery/ck.php?oaparams=2__bannerid=699__zoneid=58__cb=25a985f679__oadest=https%3A%2F%2Feu.patagonia.com%2Fit%2Fit%2Fwethepower%2F&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></ins></p>



<p>I&nbsp;confinanti Pakistan e Iran, che già complessivamente ospitano più di 2,5 milioni di rifugiati afghani, ostacoleranno altri ingressi e comprimeranno ulteriormente il livello, già minimo, di protezione concesso. La Turchia, a sua volta, aumenterà il ricatto verso l’Ue mentre in parallelo completerà la costruzione del muro con l’Iran (oggi di 160 chilometri) ed è probabile un’<em>escalation</em>&nbsp;della tensione con la Grecia che ha appena completato il suo muro lungo il confine turco. Non si intravedono per ora segnali che l’Europa voglia tornare a rispettare il diritto di chiedere asilo alle proprie frontiere o attuare un programma pluriennale di reinsediamento dei rifugiati afghani di ampie dimensioni, fermando la propria folle corsa alla delega/esternalizzazione a Stati terzi dei propri obblighi di protezione solennemente proclamati ma pervicacemente violati.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>70mila. Cittadini afghani rimpatriati tra il 2008 e il 2020 dai Paesi dell’Unione europea. Tra questi almeno 15mila erano donne.</p></blockquote>



<p>Molto più probabilmente, i cittadini afghani (il gruppo più numeroso di rifugiati al mondo insieme ai siriani) rimarranno senza protezione ancor più di quest’ultimi, intrappolati nel loro Paese ed esposti ad ogni genere di persecuzione da parte di un regime atroce o verranno chiusi nei Paesi confinanti, privi di una reale protezione giuridica e senza prospettive per il futuro. Se così dovesse accadere, poco rimarrà di quel diritto, sancito dalla Convenzione di Ginevra, che nacque 70 anni fa sulle macerie della seconda guerra mondiale, insieme alle attuali democrazie, tra cui la nostra. La posta in gioco non è solo il futuro dell’Afghanistan.</p>



<p><em>Gianfranco Schiavone è studioso di migrazioni nonché componente del direttivo dell’Asgi e presidente del Consorzio italiano di solidarietà-Ufficio rifugiati onlus di Trieste</em></p>
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		<title>#IOACCOLGO. Il Parlamento europeo fermi le violenze e la violazione dei diritti alla frontiera UE-TURCHIA</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/03/11/ioaccolgo-il-parlamento-europeo-fermi-le-violenze-e-la-violazione-dei-diritti-alla-frontiera-ue-turchia/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2020 08:28:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha firmato e invita tutte e tutti a farlo! Grazie. I  FIRMA L&#8217;APPELLO   http://chng.it/CmCgCGyCHZ AIUTATECI A DIFFONDERE QUESTO APPELLO!&#160;Facciamo appello al Parlamento Europeo e ai gruppi politici che rappresentano&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="162" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ioaccolgo-1024x162.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13701" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ioaccolgo-1024x162.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ioaccolgo-300x47.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ioaccolgo-768x121.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="800" height="400" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/qqqqqqq.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13702" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/qqqqqqq.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/qqqqqqq-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/qqqqqqq-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure></div>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td> <strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ha firmato e invita tutte e tutti a farlo! Grazie. </td></tr><tr><td><strong>I</strong></td></tr><tr><td> <a rel="noreferrer noopener" href="http://490kt.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/TCMkiyOpA_N3DN84NN0vXYkQrGocX5GXzDxUZNycAlxN3hqwsntZXusqu5JZDM94vM5joI57y9x4ScWYk4OO7bTvEoc98JOG5OKMZ6Jm_fBcGVi-pl_FzbagIIye5iYWa8xZOTedxq5JUziolYu-znUAYdkuEJ2Dc6yIygHQp4SMtApWIxRxuAgBZw5WsjdA6yKt50ejFOINi2TPX5ox00XFh9bHVN0GeLY3ub8WQ6WMOVmEm-DIlCV9UVfvS7dlOum0-g?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">FIRMA L&#8217;APPELLO</a>  <br> <a rel="noreferrer noopener" href="http://chng.it/CmCgCGyCHZ?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://chng.it/CmCgCGyCHZ?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </td></tr><tr><td> <strong>AIUTATECI A DIFFONDERE QUESTO APPELLO!</strong>&nbsp;Facciamo appello al Parlamento Europeo e ai gruppi politici che <br>rappresentano i cittadini e le cittadine dell’UE affinché venga fermata la violenza e l’uso della forza contro persone <br>inermi al confine tra UE e Turchia e venga ristabilita la legalità e il rispetto dei diritti umani, in primo luogo il diritto d’asilo.&nbsp;Quanto sta succedendo, è frutto di scelte sbagliate fatte con l’obiettivo di esternalizzare le frontiere e impedire alle persone in fuga da guerre e persecuzioni di arrivare in Europa per chiedere protezione.&nbsp;L’accordo siglato nel <br>marzo 2016 tra UE e Turchia oltre che sbagliato è anche controproducente. I Governi e le istituzioni europee hanno <br>fornito alla Turchia un’arma di ricatto che consente di usare le persone come fossero merce, cancellando la nostra <br>storia, i principi delle costituzioni europee e la civiltà del diritto. Il governo greco, con il sostegno dei governi europei e della Commissione, ha messo in atto una vera e propria guerra, con l’uso di armi e violenza indiscriminata, contro uomini, donne e minorenni indifesi. L’uso delle armi, di esercito e polizia, contro civili inermi è vietato dalle leggi e dalle <br>convenzioni internazionali e non c’è alcuna circostanza che possa giustificare una tale barbarie.&nbsp;Il Parlamento Europeo intervenga per riaffermare il principio di non refoulement che in queste ore viene cancellato alla frontiera greco turca, il diritto d’asilo e il diritto all’accoglienza delle persone che arrivano alle nostre frontiere a chiedere protezione.<br>Si intervenga per riaffermare la necessità di un piano europeo di redistribuzione dei richiedenti asilo, con quote <br>adeguate e con priorità per i minori stranieri non accompagnati e situazioni vulnerabili.&nbsp;È urgente fermare la violenza e l’uso della forza contro i profughi e per ribadire quei principi di solidarietà e umanità che sono parte fondante <br>dell’Unione Europea e ai quali non possiamo rinunciare se non vogliamo cancellare la nostra storia e alimentare i <br>sentimenti anti europei e anti democratici che mettono a rischio l’esistenza stessa dell’UE.&nbsp;</td></tr><tr><td> <a rel="noreferrer noopener" href="http://490kt.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/nYdfB5rMBd57XidrsVxLH5Di3RQnDwtExgnXqwtBEpllLdaRJgcyMNU_X8ziwkbAB4RAY0kN8hJI-05sYARdyppfTGn4MBanwuSWSLOOFOseVl2BNbjN3kgw-TeLuFTuCZpwkcrwx6QYuyZg263tRSwBM0akAt7O33rVnp8y5foFo-3SdzU9imw17wr3-umC34bOr0bCuu5BzmZAJPT4d0SPrlF3Axi3y0UnAlBs2dppYq0Lb-1_Ku02rObCMxHGeoAIaQ?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">FIRMA L&#8217;APPELLO</a>  <br> <a rel="noreferrer noopener" href="http://chng.it/CmCgCGyCHZ?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://chng.it/CmCgCGyCHZ?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </td></tr><tr><td>&nbsp;<strong>FIRMATARI</strong>&nbsp;Casa della carità &#8220;A. Abriani&#8221;CedetimCEFACentro AstalliCGILCIAICIRCollectif de soutien de l&#8217;EHESS aux sans-papiers et aux migrant-esComunità Papa Giovanni XXIIICNCADimensioni DiverseDutch league for human rightsEmergencyEro StranieroEuroMed Droits / EuroMed RightsEuropasiloEuropean Democratic LawyersEurope External Programme (EEPA) with Africa,FCEIFocsivFocus-Casa dei Diritti SocialiFondation Frantz FanonFondazione ArchéFondazione MigrantesGreen Italia, Intersos<br>Legambiente<br>Ligue des droits humains<br>Lunaria<br>MCE&nbsp;Médecins du Monde missione Italia<br>Medico international (Allemagne)<br>Migrations Libres (Belgique)<br>MRAP (Mouvement contre le racisme et pour l&#8217;Amitié entre les Peuples)<br>NAIM<br>Non-lieux de l&#8217;exil<br>Open Arms<br>Osiris<br>Paris d’Exil<br>Rainbow4Africa Italia<br>Rainbow4Africa UK<br>Republicain Lawyers Association, Germany<br>Refugees Welcome Italia<br>Réseau Immigration Développement Démocratie<br>Rete degli Studenti Medi<br>Saltamuri<br>Save the Children<br>Save The Children Italia<br>SIMM<br>Solidar<br>The day of the Endangered lawyer foundation<br>Todo Cambia<br>Vivre Ensemble |&nbsp;<a href="http://asile.ch/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">asile.ch</a><br>UIL<br>Unione degli Universitari<br>Welcoming Europe-Per un’Europa che accoglie&nbsp;</td></tr><tr><td> <a rel="noreferrer noopener" href="http://490kt.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/lO44U01oQ4ehjnVVMENRx2lcBK9jX7RKAmj8p1uh9uh-7eCtZwr35OntRBFE6NT2C7c6XbXwQb6VYHaDEogORzob5JVIkTgfxcssL7yQQudGvObFGoJ--xQt7Fedx1edp6Oct7DZ3-hW4PD6H4KGPRxqELmZ5g1z-90PMPP-I6gkRSrAQc6U_BYutdgv1J1zs_peu7XIDHRaQIiqX2DQpOPvFqQ-NQS5bXUHGFjZdkxZCYsYwFaxR-PnC_X4PKZQPzIBiA?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">FIRMA L&#8217;APPELLO</a>  <br> <a rel="noreferrer noopener" href="http://chng.it/CmCgCGyCHZ?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://chng.it/CmCgCGyCHZ?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </td></tr><tr><td></td></tr><tr><td><strong>The European Parliament must intervene to stop violence, the use of force and human rights violations at the EU-Turkey border.</strong></td></tr><tr><td>&nbsp;We call on the European Parliament and the political groups representing the EU citizens to stop violence and the use of force against defenseless people at the EU-Turkey border and to restore legality and respect for human rights, firstly the right of asylum.&nbsp;What is happening is the result of wrong choices made with the aim of externalizing borders and preventing people fleeing from wars and persecutions from arriving in Europe to seek protection.&nbsp;The agreement signed in March between the EU and Turkey is not only wrong but also counterproductive.&nbsp;Governments and European institutions have provided Turkey with an instrument of blackmail that allows people to be used as goods, erasing our history, the principles of European constitutions and the civilization of law.The Greek government, with the support of European governments and the Commission, has waged a real war, with the use of weapons and indiscriminate violence, against defenseless men, women and children.&nbsp;The use of weapons, by army and police, against unarmed civilians is prohibited by international laws and conventions and there is no circumstance that can justify such barbarism.The European Parliament must intervene to reaffirm the principle of non-refoulement which in these hours is being canceled at the EU-Turkish border, the right of asylum and acceptance of the people who come to our borders to seek protection.Actions must be taken to reaffirm the need for a European redistribution plan for asylum seekers, with adequate quotas and with priorities for unaccompanied and separated minors and people in vulnerable conditions.There is an urgent need to stop violence and the use of force against refugees and to reiterate the principles of solidarity and humanity that are a fundamental part of the European Union and which we cannot renounce if we do not want to erase our history and feed anti-European and anti-democratic feelings, who put the very existence of the EU at risk.&nbsp;</td></tr><tr><td> <a rel="noreferrer noopener" href="http://490kt.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/Ft1xotisKaUslU6QiJHgpFjMUCJdfBf8n_XtrXfpU2M6JB5KWxnmYAxnA18bDRji3aWRrBfWZKo_bLWbYJrbiRMvTlEx4EX7KQjxWnDHnvKzfKOW8CZVwCZEx_vFur0ZdujqozVf3NqZqHmzLiFmb7P5UxEeh1bAYUwlLKzUkPLPGQTsMozLcwER6AbwNrfuMbYqf_M_YnBvfWrDTSQysHgYtbqQXXlgVxRzhDS4yQwR_nnVqpGEMhj0mB-04pePj8KuWg?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">FIRMA L&#8217;APPELLO</a>  <br> <a rel="noreferrer noopener" href="http://chng.it/CmCgCGyCHZ?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://chng.it/CmCgCGyCHZ?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </td></tr><tr><td>&nbsp;<a href="http://www.ioaccolgo.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">WWW.IOACCOLGO.IT?utm_source=rss&utm_medium=rss</a><a href="mailto:SEGRETERIA@IOACCOLGO.IT" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SEGRETERIA@IOACCOLGO.IT</a></td></tr></tbody></table>
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		<title>Sea-watch: come la miopia politica del Governo italiano lede i diritti fondamentali</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jul 2019 09:56:01 +0000</pubDate>
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<h1></h1>



<p>da www.asgi.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="633" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/grazie-Carola-633x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12727" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/grazie-Carola.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 633w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/grazie-Carola-185x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 185w" sizes="(max-width: 633px) 100vw, 633px" /><figcaption>Disegno di Francesco Piobbichi</figcaption></figure>



<p>ASGI esprime soddisfazione per lo sbarco delle persone a bordo della Sea Watch 3 e gratitudine a tutti coloro che, ponendo in primo piano la salvaguardia della vita delle persone, hanno consentito tale risultato.</p>



<p>Allo stesso tempo ASGI ritiene necessario ribadire l’erroneità e la miopia della politica del governo italiano, di&nbsp;<strong>ottusa ostilità</strong>&nbsp;nei confronti delle imbarcazioni delle ONG che conducono attività di ricerca e soccorso nel mare Mediterraneo centrale e di&nbsp;<strong>criminalizzazione</strong>&nbsp;di coloro che supportano il diritto alla vita ed alla libertà di circolazione delle persone (politica che, iniziata con gli accordi con la Libia ed il cd. “codice di condotta del precedente Governo italiano ha, da ultimo, visto acutizzarsi gli effetti repressivi con l’incostituzionale d.l. 53/2019 approvato dall’attuale Consiglio dei Ministri – che auspichiamo non venga convertito in legge).</p>



<p><strong>Sbagliata</strong>&nbsp;in quanto non considera che l’attività di ricerca e salvataggio in mare da parte di organizzazioni umanitarie e di privati cittadini è la conseguenza della&nbsp;<strong>dismissione delle politiche pubbliche italiane ed europee in materia</strong>. Infatti, come è evidente, a partire dalla conclusione dell’operazione Mare Nostrum, non esiste oggi alcun efficace programma di ricerca e salvataggio delle persone in nel mare Mediterraneo centrale nonostante l’acuirsi dei motivi delle migrazioni di gran parte delle persone e, in particolare, quanto avviene in Libia.</p>



<p><strong>Sbagliata,</strong>&nbsp;in quanto omette costantemente di affermare che, salvo ipotesi da considerarsi marginali, non&nbsp;<strong>esiste alcun concreto meccanismo di ingresso legale in Italia,</strong>&nbsp;sia per i richiedenti asilo politico che per i cittadini stranieri in generale. Dunque i viaggi attraverso il mar Mediterraneo in condizioni di estrema precarietà e rischio sono una necessità determinata dalla politica di chiusura delle frontiere.</p>



<p><strong>Miope</strong>, in quanto il luogo unico per affrontare le vicende connesse agli ingressi di cittadini di Paesi terzi in Europa è&nbsp;<strong>l’Unione europea</strong>&nbsp;stessa e le sue istituzioni. Se il problema lamentato dal Governo italiano è l’ingente numero di richiedenti asilo che graverebbe sull’Italia (numero che, invero, non è mai stato eccezionale nella storia della Repubblica italiana, tanto meno negli ultimi anni, tanto è vero che da quando è drasticamente diminuito i problemi demografici italiani si sono ulteriormente acuiti) è evidente&nbsp;<strong>che l’unico modo per affrontarlo è la riforma del Regolamento UE n.&nbsp; 604/2013, cd. Regolamento Dublino</strong>, ovvero la normativa che regola i criteri di competenza degli Stati membri della Unione nel decidere sulle domande di asilo presentate da cittadini stranieri.</p>



<p>La riforma è necessaria per cambiare la norma in base alla quale le persone sono costrette (salvo casi eccezionali) a chiedere l’asilo nel primo Paese in cui arrivano e devono di fatto restare in tale Paese.</p>



<p><strong>Il Governo non dice</strong>&nbsp;che il Parlamento europeo ha approvato un testo di compromesso di riforma del Regolamento Dublino che, per quanto migliorabile, individuava criteri innovativi di determinazione dello Stato competente secondo un principio di redistribuzione delle persone tra i diversi Stati dell’Unione (tenendo conto anche dei legami significativi delle persone) e che il Movimento 5 Stelle ha votato contro tale proposta ed i deputati della Lega si sono astenuti.</p>



<p>Evidente che sia il voto contrario che l’astensione rappresentano la non volontà di questi due partiti, oggi al governo, di riformare il sistema Dublino per una più equa distribuzione in tutta l’Unione europea dei richiedenti asilo.</p>



<p><strong>Non è quindi credibile</strong>&nbsp;che, oggi, l’Italia ponga reiteratamente la questione preliminare della redistribuzione nell’Unione europea quale condizione dello sbarco delle persone salvate in fuga dalla Libia e potenzialmente richiedenti asilo, giacché&nbsp;<strong>la permanenza della rigidità dell’attuale Regolamento Dublino è responsabilità anche di questi partiti di governo</strong>.</p>



<p><strong>L’ipocrisia&nbsp;</strong>che caratterizza la propaganda governativa costringe le persone salvate in mare ed in fuga dalle atrocità subite in Libia (“certificate” anche dalla giustizia italiana) a diventare&nbsp;<strong>merce politica</strong>&nbsp;e a subire ulteriori umiliazioni e mortificazioni della loro dignità.</p>



<p><strong>Miope,</strong>&nbsp;in quanto l’attuale politica del governo manifesta di non avere alcuna prospettiva credibile per affrontare la questione sul lungo periodo, perché si basa su accordi con Stati fantoccio o in preda alla guerra civile (la Libia, ma non solo), ai quali ha delegato il compito di respingere i migranti in cerca di fuga dai propri Paesi, così garantendo la&nbsp;<strong>permanenza della filiera criminale</strong>&nbsp;che conduce le persone (come merci) nei centri di detenzione ove sono vendute, torturate, stuprate ed uccise.</p>



<p>Nello specifico degli accordi con la Libia, questi seguono criteri di convenienza ed espongono l’Italia e l’Europa al continuo ricatto da parte di miliziani e dittatori, esaltati ad interlocutori istituzionali. &nbsp;</p>



<p>A chiusura di questa ennesima vicenda,&nbsp;<strong>ASGI invita a monitorare</strong>&nbsp;sulle condizioni di accoglienza dei migranti sbarcati a Lampedusa all’interno del locale hotspot, considerato che troppo spesso, anche negli ultimi mesi, si sono accertate palesi violazioni dei diritti delle persone&nbsp;<strong>trattenute illegalmente e senza adeguata assistenza.</strong></p>



<p><strong>ASGI esprime solidarietà e vicinanza alla Comandante della nave Sea Watch 3, Carola Rackete</strong>, sbeffeggiata senza pudore da chi dovrebbe rappresentare le più alte istituzioni italiane, con un accanimento che trova spiegazione nella bassa cultura della violenza, anche solo verbale, rivolta ad una donna, svilendo il ruolo pubblico che ella riveste.</p>



<p>ASGI auspica che la magistratura italiana voglia correttamente inquadrare la posizione giuridica della Comandante della Sea Watch3 e sappia adeguatamente considerare la responsabilità che la stessa, per 17 giorni, ha dovuto accollarsi per fare fronte alle carenze degli Stati dell’Unione europea: Carola Rackete ha salvato delle persone destinate ad affogare e dunque ha rispettato un obbligo giuridico universale.</p>



<p>ASGI, nel contempo, sollecita l’avvio di una rigorosa inchiesta sulle eventuali responsabilità, anche in sede penale, della condotta tenuta, a diversi livelli, dalle autorità italiane in relazione al rispetto delle norme internazionali in materia di soccorso in mare e per avere rallentato ed ostacolato in ogni modo le operazioni di soccorso dei naufraghi una volta che la Sea Watch3 ha fatto ingresso nelle acque territoriali.</p>



<p>Non vanno confusi il diritto alla vita ed i principi di solidarietà umana e sociale, compresi in precise norme giuridiche, con i desideri e le ipocrisie del potere esecutivo di turno.</p>



<p><strong>I diritti delle persone vanno rispettati sempre ed ovunque</strong>, “<em>senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali</em>.” (art. 3 della Costituzione).</p>
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