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	<title>assad Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>A dieci anni dalla rivolta in Siria (4 marzo) Un bilancio drammatico: minoranze etniche e religiose particolarmente colpite</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2021 08:10:46 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="275" height="183" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/download.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15127"/></figure></div>



<p>Nel decimo anniversario della rivolta contro il dittatore siriano Bashar al-Assad, l&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM) traccia un bilancio drammatico. Nei primi anni dopo l&#8217;inizio della rivolta, il<br>regime e i suoi alleati Russia e Iran sono stati responsabili delle peggiori violazioni dei diritti umani, dei crimini di guerra e dei crimini contro l&#8217;umanità. Nel frattempo, la Turchia, membro della NATO,<br>e le milizie islamiste sostenute dalla Turchia sono le principali responsabili dei crimini contro la popolazione non sunnita e non araba.<br>Tra queste minoranze ci sono i curdi, gli armeni, i caldei assiro-aramaici, i cristiani, i drusi, gli yezidi e altre minoranze del paese. Oltre al regime di Damasco, quasi tutti i gruppi armati hanno<br>commesso gravi violazioni dei diritti umani e crimini di guerra.</p>



<p>Non passa giorno senza uccisioni extragiudiziali, arresti, sparizioni, torture, reinsediamenti ed espulsioni forzati. La comunità internazionale e il Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU sembrano rassegnati a questa tragedia. Le richieste del popolo siriano per la democrazia e la libertà sono state completamente eclissate. Il popolo voleva solo una cosa: la fine dello spargimento di sangue.</p>



<p>Secondo i rapporti di varie organizzazioni per i diritti umani, circa 1.734 civili sono stati uccisi solo nel 2020, tra cui 326 bambini e 169 donne. Ci sono stati 1.882 arresti arbitrari e 157 persone sarebbero state torturate a morte. Sempre nel 2020, centinaia di migliaia di persone sono state sfollate o costrette a lasciare le loro case tradizionali. Il regime di Damasco e i suoi alleati rimangono responsabili della maggior parte di questi crimini. Tuttavia, molti crimini sono responsabilità della Turchia e delle milizie islamiste che sostiene. Queste milizie o i loro delegati politici ricevono anche il sostegno di altri membri della NATO come la Germania.</p>



<p>La Russia ha un obiettivo chiaramente definito: mantenere il regime a Damasco. La NATO, nel frattempo, sta agendo senza strategia e senza accordo. Lo sconforto dell&#8217;Europa e il vagare dell&#8217;amministrazione americana, specialmente sotto Trump, è diventato un disastro per il popolo, specialmente nel nord della Siria. Per anni, i curdi e altri gruppi etnici nel nord della Siria hanno difeso i valori occidentali come la diversità etnica e religiosa, i diritti delle donne e la coesistenza pacifica contro il cosiddetto &#8220;Stato Islamico&#8221; e hanno chiesto una Siria democratica dopo Assad. L&#8217;Occidente, specialmente Donald Trump e Angela Merkel, li hanno consegnati al coltello di Erdogan. Questa politica sbagliata ha rafforzato Putin, Erdogan, Assad e<br>gli islamisti siriani. Gli stati democratici non sembrano capaci di agire. E l&#8217;invocazione dei diritti umani universali non può che sembrare cinica nel nord della Siria. È giunto il momento di rivalutare la politica occidentale sulla Siria e prendere contromisure.</p>
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		<title>Idlib e l&#8217;equivoco dei media italiani</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2020 08:12:50 +0000</pubDate>
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<p>a cura di Alessandra Montesanto</p>



<p><em>Associazione Per i Diritti umani</em> ha parlato con il reporter Amedeo Ricucci che, sempre gentilmente e in maniera molto chiara, spiega la situazione a Idlib e l&#8217;equivoco veicolato dai media italiani. Ecco le sue parole. </p>



<p></p>



<p>La prima cosa da chiarire &#8211; che non viene chiarita dai media italiani &#8211; sulla situazione di Idlib è che si sta alimentando l&#8217;equivoco che i profughi siriani ammassati tra il confine terrestre tra Grecia e Turchia &#8211; così come i profughi che prendono i boat people e vanno dalla costa turca verso le isole di Lesbo o di Kyos – siano siriani di Idlib in fuga dai bombardamenti: NON E&#8217; ASSOLUTAMENTE VERO. A Idlib si continua bombardare, ci sono migliaia di siriani intrappolati nella terra addossata al confine turco perchè in realtà Erdogan sta solo minacciando l&#8217;Europa di aprire i confini, ma non li ha affatto aperti e ha lasciato passare solo qualche profugo per poterlo immortalare con le telecamere per alimentare la sua propaganda. Ad esempio, ha lasciato passare la famosa bambina a cui il papà raccontava che i bombardamenti erano soltanto un gioco, ma in realtà si contano sulle dita delle mani i profughi a cui Erdogan ha aperto la porta.</p>



<p>Il confine turco ha sigillato il muro che è stato costruito negli anni scorsi e Erdogan sta semplicemente facendo della propaganda perchè vuole che l&#8217;Europa intervenga per risolvere la situazione che si è creata a Idlib, cioè il fatto che lui e Putin non sono d&#8217;accordo su come spartirsi quell&#8217;area: mentre il regime di Assad, appoggiato dai Russi, vorrebbe sgomberarlo completamente dalla popolazione siriana e spedire i profughi in Turchia perchè la gente che vive a Idlib è composta da siriani che sono stati evacuati da zone e città riconquistate dal regime, ad esempio Aleppo o Duma vicino a Damasco, e le famiglie dei combattenti non volevano stare sotto il regime di Assad per cui sono state deportate con i  camion verso Idlib;  Idlib è, quindi, un concentrato di popolazione di cui il regime non sa che farsene e quindi vorrebbe riconquistare tutta quell&#8217;area vicino al confine turco &#8211; d&#8217;altronde quella è terra siriana &#8211; mentre Erdogan, che presidia quella zona e che dà un appoggio alle forze siriane ribelli che  comandano a Idlib, vorrebbe che questi tre milioni di siriani venissero spalmati lungo una terra di confine in modo da creare una zona cuscinetto che Erdogan e la Turchia sfrutterebbero per i loro scopi politici, per evitare che  i curdi possano stare a ridosso della frontiera, quindi per evitare contatti tra i curdi siriani e i curdi turchi.  </p>



<p>L&#8217;equivoco che si sta alimentando
riguarda chi sono i profughi che si stanno ammassando alla frontiera
terrestre tra Turchia e Grecia. Sono profughi che stanno in Siria da
anni e li hanno portati alla frontiera con i pullman, non a caso
Erdogan dice che sono 90 mila quando invece le Nazioni Unite dicono
che sono al massimo 15 mila, cioè c&#8217;è un gioco della propaganda che
si sta facendo sulla pelle dei profughi siriani che stanno 
continuando ad essere bombardati, che stanno morendo o che stanno al
freddo, intrappolati tra il regime di Assad e i russi che bombardano
e la frontiera turca che resta chiusa. 
</p>
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		<title>Occupazione turca della Siria settentrionale</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Feb 2020 08:19:40 +0000</pubDate>
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<p> <br>Diversi luoghi della Siria settentrionale sotto occupazione tagliati fuori dalla fornitura d&#8217;acqua</p>



<p></p>



<p>La potenza occupante turca nella Siria settentrionale ha completamente tagliato la fornitura d&#8217;acqua alla città di Al Hasakeh e ad altri villaggi del nord-est della Siria. Lo riferiscono la radio locale indipendente <a rel="noreferrer noopener" href="http://arta.fm/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">arta.fm</a> e l&#8217;Osservatorio siriano per i diritti umani in Gran Bretagna, nonché i referenti locali dell&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM). Secondo i rapporti, i soldati turchi e le milizie siriano-islamiche alleate con loro sono entrati nell&#8217;impianto di depurazione dell&#8217;acqua nella regione di Ras Al Ain (in curdo Serê Kaniyê) e hanno cacciato il personale. Di conseguenza, la fornitura di acqua potabile alla popolazione delle regioni colpite è stata interrotta.</p>



<p>Nella sola città di Al Hasakeh vivono più di di 200.000 persone di origine curda, araba, assira/aramaica e armena e di fede musulmana, cristiana e yezida. Sono 200.000 persone che ora si trovano a dover sopravvivere senza acqua potabile e pulita, spiega Kamal Sido, esperto per il Medio Oriente dell&#8217;APM. &#8220;L&#8217;azione della Turchia dimostra ancora una volta che sta facendo tutto il possibile per consolidare il suo potere nel Nord della Siria e per combattere l&#8217;autogestione autonoma della popolazione civile che vi abita. Proteggere il popolo, come sostiene il governo di Ankara e come chiede la NATO, non è affatto lo scopo della potenza occupante turca. Uno Stato realmente interessato al destino della popolazione civile non taglierebbe l&#8217;acqua potabile a centinaia di migliaia di persone per far rispettare obiettivi politici o interessi geopolitici&#8221;, ha commentato Sido. &#8220;Con questa politica, la Turchia sta calpestando il diritto umanitario internazionale&#8221;.</p>



<p>Mentre la comunità internazionale condanna giustamente ogni attacco di Assad e di Putin alla provincia di Idlib, controllata dagli islamisti, dove la popolazione civile siriana soffre in modo inimmaginabile, non è altrettanto decisa nel condannare le massicce violazioni dei diritti umani e i crimini di guerra che la Turchia, Stato membro della NATO,<br>continua a commettere contro le minoranze nel nord della Siria. </p>
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		<title>Siria: impedire l&#8217;ennesima catastrofe umanitaria</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jul 2018 20:43:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>APM (Associazione Popoli Minacciati) si appella all&#8217;Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani delle Nazioni Unite affinché la Giordania accolga anche i profughi siriani di Daraa e Associazione per i Diritti umani&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>APM (Associazione Popoli Minacciati) si appella all&#8217;Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani delle Nazioni Unite affinché la Giordania accolga anche i profughi siriani di Daraa e <em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong> </em>sostiene questo appello.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1185-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10988" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1185-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="315" height="200" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1185-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 315w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1185-1-300x190.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 315px) 100vw, 315px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dopo gli attacchi dell&#8217;esercito siriano alla regione attorno a Daraa nel sud della Sira, attualmente controllata dall&#8217;opposizione islamica, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si è appellata all&#8217;Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani il giordano Seid al-Hussein affinché intervenga presso la famiglia reale giordana e gli altri governi dei paesi della regione per evitare un ulteriore aggravarsi della crisi umanitaria in Siria e vengano accolti e aiutati i profughi siriani ammassati alla frontiera tra Siria e Giordania. La Giordania ha già accolto diverse centinaia di migliaia di profughi siriani e ha attualmente chiuso le proprie frontiere.</p>
<p>Secondo i dati diffusi dalle nazioni Unite, la situazione a Daraa sta precipitando. Il Programma Alimentare Mondiale (WFP) stima che vi siano circa 330.000 persone costrette alla fuga e ora bloccate alla frontiera. L&#8217;APM si è quindi appellata alla Giordania affinché non respinga ma accolga e aiuti anche queste persone. Inoltre, l&#8217;APM chiede che vengano inviati velocemente degli osservatori indipendenti in questa regione in cui si combatte fin dal 2012 per documentare le molte violazioni dei diritti umani e i crimini di guerra commessi.</p>
<p>A Daraa praticamente non funziona più niente. Sono crollate la distribuzione dell&#8217;acqua potabile e dei viveri, non c&#8217;è più elettricità e sono state distrutte le infrastrutture mediche. La regione è abitata principalmente da arabi sunniti ed è una delle ultime regioni ancora controllate dalle milizie ribelli islamiche combattute ora con una grande offensiva lanciata da Assad con il sostegno russo.</p>
<p>Mentre la Russia, l&#8217;Iran e gli Hezbollah libanesi continuano a sostenere Assad nel conflitto siriano, sembrerebbe proprio che la Turchia e altre potenze sunnite abbiano tolto il loro sostegno ai ribelli sunniti in Siria. La Turchia ormai sembra interessata solo a smantellare le regioni autonome kurde in Siria e molto sembra indicare l&#8217;esistenza di un tacito accordo tra la Russia, l&#8217;Iran, la Turchia e il regime siriano: lasciare Assad al potere e in cambio lasciar cadere i Kurdi.</p>
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		<title>“LibriLiberi”: Freedom Hospital – Una storia siriana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jun 2018 07:28:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Alessandra Montesanto Hamid Sulaiman nato a Damasco, classe 1986, è stato costretto a lasciare la Siria nel 2011; prima scappa in Egitto e poi si trasferisce a Parigi dove ora vive come&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/freedom-hospital-670x935.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-10892" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/freedom-hospital-670x935.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="337" height="470" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/freedom-hospital-670x935.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 670w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/freedom-hospital-670x935-215x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 215w" sizes="(max-width: 337px) 100vw, 337px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>Hamid Sulaiman nato a Damasco, classe 1986, è stato costretto a lasciare la Siria nel 2011; prima scappa in Egitto e poi si trasferisce a Parigi dove ora vive come rifugiato politico. E&#8217; l&#8217;autore di una potente graphic novel intitolata <i>Freedon Hospital – Una storia siriana</i>, edita da Add: la sua storia è unica, ma simile a quella di tante e tanti.</p>
<p>Partiamo dalla dedica: “Dedico questo libro a Hussam Khayat (1989-2013), l&#8217;amico con cui manifestavo a Damasco, l&#8217;amico che è stato torturato a morte in prigione dalla polizia segreta siriana”. Poi: un tratto grafico poetico e forte, in bianco e nero; una successione di immagini che forma un montaggio quasi cinematografico; volti disegnati con linee essenziali, ripresi anche di profilo o di spalle quando la narrazione si fa troppo brutale.</p>
<p>Le città “riprese” anche dall&#8217;alto, per dare il quadro di una situazione di caos, di distruzione, di abbandono: in questo scenario si mescolano politica, vita quotidiana, guerra, amore e amicizia.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Freedom-hospital-01-670x992.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10894" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Freedom-hospital-01-670x992.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="670" height="992" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Freedom-hospital-01-670x992.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 670w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Freedom-hospital-01-670x992-203x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 203w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></a></p>
<p>Ambientata nella primavera del 2012 con 40.000 persone morte dall&#8217;inizio della rivoluzione, la vicenda narra di Yasmine, fotoreporter pacifista militante che ha costruito un ospedale clandestino, proprio in una delle città di provincia, controllate dal feroce regime di Assad. Nella struttura vivono medici e pazienti che rappresentano la complessità della società siriana: il Dott. Vanzan, viene da una famiglia sunnita vicina ai Fratelli Musulmani, Walid è più vicino agli jihadisti salafiti; il Dott. Al-Fawaz è un alauita, ma preferisce definirsi agnostico; il colonnello è autorizzato ad usare armi chimiche contro i civili durante le manifestazioni; Elias, assiro, è cristiano praticante; Haval, curdo.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Freedom-hospital-09-670x1013.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10893" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Freedom-hospital-09-670x1013.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="670" height="1013" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Freedom-hospital-09-670x1013.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 670w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Freedom-hospital-09-670x1013-198x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 198w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></a></p>
<p>Dai personaggi e dall&#8217;intreccio delle loro vicende, si evince quanto sia difficile trovare un equilibrio all&#8217;interno di un Paese così ricco di Storia e di appartenenze, Paese che è stato sacrificato dalla comunità internazionale per fini economico-geopolitici.</p>
<p>Seguendo il susseguirsi delle stagioni, il libro inizia con la Primavera, continua fino all&#8217;Inverno, per poi chiudere con un ritorno alla Primavera, in un andamento circolare come la Vita, Suleiman racconta i tradimenti, i tentativi di pace, le alleanze, i sacrifici, il conflitto che fà da sfondo al trascorrere dei giorni. Chissà se prevarrà il seme della speranza? Yasmine ha solo un&#8217;arma con sé: la videocamera. E l&#8217;importanza della documentazione e della denuncia viene confermata nella prefazione di Cecilia Strada che scrive: “&#8230;Vi sentiamo quando avete fame, e borbottate, e vi vergognate perchè mangereste qualsiasi cosa. Vi annusiamo, ogni giorno. La puzza di sangue, polvere e paura che è l&#8217;aroma della guerra. Vi ascoltiamo quando siete lacerati dai dubbi, e pensiamo &#8216;meno male&#8217; perchè la certezza ne ha ammazzati già troppi, forse il dubbio ne salverebbe qualcuno&#8230;Come fate anche solo a cominciare a capire la guerra, se non potete sentirne l&#8217;odore? Eppure ce la si può fare: leggete qui”.</p>
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		<title>Mentre Assad combatte contro tutti, la Siria non trova pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 May 2018 07:31:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Valentina Tatti Tonni All’indomani dell’attacco missilistico da parte di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia contro le basi chimiche siriane, analisti e politologi si sono affrettati a rilasciare interviste e dichiarazioni su&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b> </b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">di Valentina Tatti Tonni</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/siria-guerra-civile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10657" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/siria-guerra-civile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1140" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/siria-guerra-civile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1140w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/siria-guerra-civile-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/siria-guerra-civile-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/siria-guerra-civile-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1140px) 100vw, 1140px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">All’indomani dell’attacco missilistico da parte di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia contro le basi chimiche siriane, analisti e politologi si sono affrettati a rilasciare interviste e dichiarazioni su ciò che era successo e su ciò che probabilmente sarebbe accaduto in futuro. Mentre auspicano alla pace, viene predetta, spaventosa, una terza guerra mondiale. Nella notte del 14 aprile l’operazione militare di quei tre alleati, che non è stata approvata dalle Nazioni Unite, mirava a colpire gli arsenali di Bashar al-Assad che due giorni prima aveva lanciato un’offensiva contro i ribelli nella città di Duma intossicando con armi chimiche più di 500 persone.</p>
<p align="JUSTIFY">Una guerra siriana che non è più solo civile ma che sta coinvolgendo molte nazioni esterne e altrettanti interessi. La guerra siriana inizialmente era nata come un’opposizione di cittadini contro il governo, qualcosa che si vede accadere in tutti i Paesi ma che qui, a causa del fragile equilibrio socio-geo-politico si è trasformato in ben altro. Seguendo l’onda tunisina della primavera araba, nel marzo del 2011 Damasco e Aleppo si ribellano al regime.</p>
<p align="JUSTIFY">Prestato al disappunto internazionale, anche dopo la strage dei bambini uccisi nei bombardamenti, Israele (nonostante l’impegno con Gaza) ne ha approfittato per colpire le truppe iraniane presenti in Siria, dopo che queste in febbraio erano a loro volta penetrate nello spazio aereo di Netanyahu.</p>
<p align="JUSTIFY">L’Iran infatti, insieme alla Russia, ad alcune milizie sciite e ad Hezbollah fanno parte delle forze alleate al regime di Assad, quelle che fin da subito si sono schierate al suo fianco per combattere alleati occidentali, Israele e i ribelli. Aleppo in dicembre è stata appunto riconquistata totalmente.</p>
<p align="JUSTIFY">La Repubblica Araba siriana è attraversata poi da altri conflitti nati prima, come quello che iniziarono gli Stati Uniti nel 2014 contro lo Stato Islamico (Isis). Obama all’epoca aveva ad appoggiare il suo esercito i curdi, riuniti in una coalizione di forze siriane. Sembrava facile, come si vide con la battaglia di Kobane: la città fu devastata dall’Isis ma alla fine i miliziani curdi riuscirono a riconquistarla. Spinti dalla vittoria a Kobane, si sono spostati a Raqqa e sono riusciti a liberarla anche se è ormai una città fantasma e il pericolo per i civili rimane alto a causa delle granate inesplose.</p>
<p align="JUSTIFY">Altro protagonista nelle guerriglie in Siria, è la Turchia. Nel 2011 Erdogan aveva appoggiato i ribelli sunniti contro le forze del regime siriano. Schieratosi con i sunniti voleva colpire il maggior alleato dell’Iran, la “mezzaluna sciita” di cui faceva parte l’Iraq. Quando nel 2015 è entrato in gioco anche Putin, la reazione turca non si è fatta attendere abbattendo un caccia russo. Avendo però compreso che Assad non si sarebbe arresto, Erdogan ha fatto un passo indietro e si è alleato con Putin e con Teheran per contenere i curdi. L’unica coerenza strategica del suo piano è trovare ripugnante l’intesa con gli Stati Uniti, ma in questo non è solo.</p>
<p align="JUSTIFY">I curdi sono la quarta etnia più grande del Medio Oriente e la loro presenza si vede in Siria, Turchia, Iran, Armenia e Iran, nonostante il suo esercito YPG, Unità di Protezione Popolare, in Siria voglia abbattere l’Isis (hanno iniziato a difendersi nel 2013), non sono visti di buon occhio da alcune potenze tra cui la Turchia per via dei curdi emigrati che hanno formato un gruppo politico, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) considerato da Erdogan un gruppo terroristico.</p>
<p align="JUSTIFY">Lo Stato Islamico (Isis) era una costola di Al Qaeda che nel 2000 in Iraq si staccò creando un’entità a sé stante guidata da Abu Musab al Zarqawi. Hanno poi aspettato il momento propizio per entrare in scena, approfittando della guerra in Siria nel 2014 si sono spostati da Mosul. Il disprezzo condiviso per gli antichi imperi coloniali e per l’Occidente in genere hanno fanno iniziare una escalation di attentati anche in Europa: Germania, Francia, Belgio, Spagna, Inghilterra.</p>
<p align="JUSTIFY">A perdere queste sanguinose guerre sembrerebbero proprio i ribelli, anche se l’appoggio dell’Arabia Saudita potrebbe forse modificare gli esiti. Intanto Trump sembrerebbe dell’idea di formare un gruppo coeso di forze armate provenienti da Emirati, Qatar, Egitto e Arabia Saudita (che si è già detta disponibile), in modo che prendano il suo posto.</p>
<p align="JUSTIFY">Mentre dalla Gran Bretagna, subito dopo il raid notturno, la May si è affrettata a precisare che il loro intervento voleva soltanto fermare gli attacchi chimici e non mettere bocca nel regime, Assad il 20 aprile ha restituito alla Francia la Legion D’Onore che l’allora Presidente francese Chirac aveva consegnato nel 2001. Nella motivazione si legge: &#8220;Il presidente Assad non è onorato di portare un&#8217;onorificenza di un regime servo degli Stati Uniti che sostiene le organizzazioni terroristiche in Siria&#8221;. Dieci giorni dopo alcuni missili hanno colpito basi dell’esercito siriano che ospitavano militari iraniani, ad Aleppo e Hama. Segno questo di indelebile riluttanza verso una qualunque pacificazione, ma non sono d’accordo i cittadini, un gruppo coeso profugo in Libano, che il 3 maggio scorso hanno presentato al Parlamento Europeo una proposta di pace e presentata a Bruxelles dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, dove si richiede che la gente possa rientrare in Siria protetta dalla comunità internazionale in zone umanitarie e non campi fatiscenti dove manca sanità e istruzione.</p>
<p align="JUSTIFY">Intanto, i periti dell’Opac (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) il 4 maggio scorso hanno terminato la loro missione di accertamento a Douma sul presunto attacco chimico da parte di Damasco il 7 aprile scorso. Arrivati in Siria due settimane dopo il presunto attacco, hanno riferito che i campioni di analisi rilevati non siano sufficienti per la verifica e che in extremis sarebbe necessario riesumare i corpi di alcune delle vittime.</p>
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		<title>&#8220;Dopo l’attacco alla Siria, resta aperta la crisi a Gaza&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2018 07:11:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Janiki Cingoli &#160; (Pubblicato sul quotidiano online &#8220;Riforma.it&#8221; e sul settimanale cartaceo delle Chiese Battiste, Metodiste e Valdesi in Italia, Riforma) Tanto tuonò che piovve. L’annunciato raid USA Francia Gran Bretagna sulla&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-215.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10538" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-215.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="474" height="290" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-215.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-215-300x184.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 474px) 100vw, 474px" /></a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Janiki Cingoli</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(Pubblicato sul quotidiano online &#8220;Riforma.it&#8221; e sul settimanale cartaceo delle Chiese Battiste, Metodiste e Valdesi in Italia, Riforma)</em><br />
Tanto tuonò che piovve. L’annunciato raid USA Francia Gran Bretagna sulla Siria, per punire Assad per il rinnovato uso delle armi chimiche (senza esibire alcuna prova dell’accaduto) c’è stato. Ma si è trattato di un attacco circoscritto e delimitato, con preavviso a Putin, dichiarando che l’obbiettivo non era il rovesciamento di Assad (che per Trump resta un problema dei contendenti locali), ma solo quello di una ennesima lezione al Rais siriano. Anzi, le scorse settimane il Presidente degli Stati Uniti aveva annunciato la sua intenzione di ritirare al più presto le truppe USA dal Paese, prendendo di sorpresa lo stesso Pentagono.<br />
E’ tuttavia errato parlare prematuramente di ritiro degli USA dal Medio Oriente: piuttosto, di una rinnovata logica bipolare, in cui si riconosce che la Siria appartiene alla sfera di influenza russa, e si sceglie l’altro campo, consolidando l’asse con Israele, i sauditi, gli Emirati e gli altri grandi paesi arabi, non senza contraddizioni interne, a partire dal Qatar allo stesso Egitto, per non parlare della Turchia sunnita.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10539" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="474" height="290" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-214-300x184.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 474px) 100vw, 474px" /></a><br />
La Siria sembra quindi tornare al suo massacro quotidiano. Resta invece aperta l’altra crisi a Gaza, con le settimanali “Marce del Ritorno” indette da Hamas, destinate a durare fino al 15 maggio, data di fondazione dello Stato d&#8217;Israele e dell’inizio della Naqba palestinese. La reazione dell’esercito israeliano è stata particolarmente dura, con la scelta di utilizzare proiettili veri e non di gomma, provocando molti morti e feriti; e il ritardato uso dei normali metodi anti sommossa, in grado di evitare al massimo vittime tra i dimostranti: solo nell’ultima settimana l’adozione di questi metodi è stata più intensa, riducendo il numero dei colpiti.<br />
Va detto tuttavia che proprio l’obbiettivo della marcia proclamato da Hamas, il “ritorno” dei rifugiati del ’48 e del ’67 dentro Israele, significa in sostanza chiedere la fine di Israele come Stato a maggioranza ebraica, e contrasta sia con precedenti posizioni di Hamas, che proclamavano di accettare la proposta dei due Stati lungo i confini del ’67 (sia pure come tappa intermedia), sia lo stesso Piano Arabo di Pace, lanciato dalla Lega Araba nel 2002, che a proposito dei rifugiati parla di “soluzione giusta e concordata”, e quindi concordata anche con Israele.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-213.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10540" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-213.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="457" height="315" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-213.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 457w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-213-300x207.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></a><br />
Non si può sottovalutare la svolta tattica compiuta da Hamas con la proclamazione di queste marce “non violente” (anche se in particolare in quest’ultima non sono mancate le bottiglie incendiarie e le granate). Ma proclamare come mezzo di lotta manifestazioni non violente e non il ricorso ad atti terroristici, alla Jihad armata, segna da parte di Hamas un salto di qualità, che si appropria delle tradizionali parole d’ordine lanciate dall’Autorità Nazionale Palestinese e da Al Fatah, che però non sono stati in grado di metterle in pratica se non sporadicamente. Hamas cioè tende a proporsi come rappresentante dell’intero popolo palestinese, e in prospettiva a sostituirsi alla stessa OLP come organizzazione cardine della resistenza palestinese.<br />
Israele ovviamente teme questa svolta, che lo isola internazionalmente e lo pone di fronte a scelte difficili, e che soprattutto riporta il conflitto israelo-palestinese al centro dell’attenzione e dei media internazionali.<br />
Ma la teme anche il Presidente Abbas, che in un primo tempo ha dovuto accodarsi, condannando la repressione israeliana, chiamando “martiri” i caduti, richiedendo la convocazione del Consigli di Sicurezza dell’ONU, ove una risoluzione di condanna non è passata solo grazie al veto USA.<br />
Ma il Presidente palestinese è presto passato al contrattacco, rilanciando la pressione su Hamas, rinviando proprio in questi giorni il pagamento degli stipendi ai funzionari pubblici di Gaza (mentre quelli della Cisgiordania sono stati pagati). La tensione tra i due movimenti è giunta all’apice dopo il fallito attentato al confine di Gaza contro il Premier del Governo palestinese Hamdallah. Abbas chiede che Hamas ceda il controllo della sua forza militare, mentre l’organizzazione islamica vuole passare all’ANP solo l’amministrazione civile e la responsabilità della vita quotidiana degli abitanti della Striscia.</p>
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		<title>Siria del Nord: appello contro l&#8217;invasione turca di Afrin</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Feb 2018 09:09:21 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Solidarietà con la popolazione del Rojava-Siria del Nord</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> si unisce al seguente appello:</p>
<p>Dal 20 gennaio 2018 l&#8217;esercito turco, insieme a gruppi islamisti, sta attaccando la regione di Afrin, un cantone del territorio autonomo del Rojava-Siria del Nord. La maggioranza della popolazione di Afrin sono curdi, yezidi e arabi aleviti, inoltre ci vivono minoranze di siriani arabi, armeni e cristiani-assiri. La città di Afrin, collocata nell&#8217;estremo Nordovest della Siria, nonostante i ripetuti attacchi dei gruppi islamisti (Al-Nusra e altri) e dell&#8217;esercito turco, finora ha saputo difendersi e mantenere pace e stabilità. Anzi, Afrin dal 2015 ha accolto centinaia di migliaia di profughi provenienti da Aleppo e altre zone riconquistate dalle truppe di Assad. Solo fino al 20 gennaio scorso, perché ora l&#8217;esercito turco e i suoi alleati islamisti raccolti sotto la sigla FSA (armata siriana libera) non solo attaccano i campi profughi, ma causano anche nuove ondate di profughi. Ci sono già centinaia di vittime sia civili sia fra le forze di autodifesa del cantone di Afrin, centinaia di feriti in ospedali bersagliati dalle forze aeree turche. La Turchia non solo bombarda quartieri abitati con l&#8217;aviazione e da terra, ma anche le infrastrutture civili, i sistemi idrici ed elettrici, fabbriche e strade. Sono provate da registrazioni video crimini di guerra, maltrattamenti e tortura di soldatesse e civili curdi.</p>
<p>L&#8217;esercito turco, affiancato dalle forze islamiste, ad Afrin sta portando avanti una guerra di aggressione contro un territorio all&#8217;interno dei confini della Siria. L&#8217;attacco turco punta all&#8217;occupazione di tutto il cantone di Afrin nell&#8217;intento dichiarato di compiere una pulizia etnica. Si tratta di una palese violazione del diritto internazionale che va condannato da ogni istituzione e comunità che si fonda sul diritto internazionale. È senza dubbi un&#8217;aggravante che lo Stato aggressore, la Turchia, sia membro della NATO e del Consiglio d&#8217;Europa e che compia questi attacchi con carri armati LEOPARD di produzione tedesca e con armamenti forniti dai partner della NATO. Si tratta di un attacco militare contro le forze di difesa del Rojava-Siria del Nord che non solo si sono eroicamente difese contro l&#8217;ISIS a Kobane e in tanti altri posti del territorio autonomo, ma sono state la forza decisiva per sconfiggere l&#8217;ISIS e liberare tutti i territori occupati dall&#8217;ISIS. Si trovano sotto attacco proprio quelle forze che hanno difeso anche la sicurezza dei paesi europei.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/siria-afrin3-1000x600.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10248" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/siria-afrin3-1000x600.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1000" height="600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/siria-afrin3-1000x600.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/siria-afrin3-1000x600-300x180.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/siria-afrin3-1000x600-768x461.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a><span class="credits">Credits: GEORGE OURFALIAN/AFP/Getty Images</span></p>
<p>Afrin è uno dei tre territori autogestiti della Federazione democratica della Siria del Nord. È dal 2012 che la popolazione locale sta costruendo il suo progetto di &#8220;confederalismo democratico&#8221; nonostante la guerra civile e l&#8217;embargo imposto da tutte le parti. Si tratta di un progetto politico assolutamente innovativo per tutta la regione, che coniuga l&#8217;autodeterminazione democratica con una società rispettosa dei diritti delle minoranze, con pari diritti delle etnie e religioni, di uomini e donne. Questo sistema potrà servire da modello per una Siria pacifica, democratica e federale, la grande speranza di milioni di siriani sfiniti da 7 anni di guerra civile.</p>
<p>Questo modello merita la nostra solidarietà. Gli attacchi turchi svuotano ogni prospettiva di soluzione pacifica e anzi destabilizzano anche tutto il Nord della Siria, esasperano la situazione umanitaria di milioni di persone finora risparmiate dagli orrori della guerra e causano nuove ondate di profughi, anche verso l&#8217;Europa. Inoltre, soprattutto le varie minoranze, curdi, cristiani, aleviti e yezidi sono seriamente confrontanti con la minaccia della deportazione e genocidio.</p>
<p>Nella stessa Turchia chiunque protesta contro questa guerra di aggressione viene tacciato di essere traditore della patria e terrorista. Finora più di 600 persone sono state arrestate perché si sono pronunciate pubblicamente e sui social media contro l&#8217;invasione in Afrin. Tutti i governi europei, tutti gli europei amanti della pace, della democrazia e dei diritti umani sono chiamati ad opporsi a questa guerra voluta dal regime di Erdogan. I governi europei, incluso quello italiano, devono impegnarsi all&#8217;intero dell&#8217;ONU, dell&#8217;Ue, della NATO e del Consiglio d&#8217;Europa affinché venga immediatamente fermato l&#8217;attacco dell&#8217;esercito turco contro Afrin. Tutti i governi europei e soprattutto quelli dei paesi membri della NATO devono cessare ogni rifornimento di armi alla Turchia. Per contro vanno ripresi gli sforzi per le trattative di pace fra lo Stato turco e le forze politiche curde, interrotte nel 2015, vanno riprese le trattative internazionali per una soluzione pacifica del conflitto all&#8217;interno della Siria. L&#8217;Italia e gli altri Stati europei devono riconoscere immediatamente la Federazione democratica della Siria del Nord e appoggiare l&#8217;autonomia, garantire aiuti umanitari per il Cantone di Afrin e la protezione dei profughi. La difesa di questa regione non solo è anche nel nostro interesse, ma è un atto moralmente dovuto nei confronti di una popolazione che chiede i propri diritti fondamentali. Anche se la gratitudine non è propriamente una categoria della politica internazionale, benché in Europa regni un&#8217;indifferenza desolante nei confronti delle popolazioni siriane, ci richiamiamo alla solidarietà umana con chi per anni e con enormi sacrifici ha difeso il resto del mondo contro la minaccia del terrorismo dell&#8217;ISIS.</p>
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		<title>Siria del Nord: esecuzioni arbitrarie e utilizzo di gas tossici da parte dell&#8217;esercito turco?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Feb 2018 10:03:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;APM chiede commissione di indagine per presunti crimini di guerra della Turchia. E Associazione per i Diritti umani sostiene questa richiesta. In seguito alle gravi accuse di presunti crimini di guerra commessi dall&#8217;esercito turco in&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/141846924-1802f017-fbe7-4ed4-b9f0-0635a3fd7739.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10222" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/141846924-1802f017-fbe7-4ed4-b9f0-0635a3fd7739.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="558" height="335" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/141846924-1802f017-fbe7-4ed4-b9f0-0635a3fd7739.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 558w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/141846924-1802f017-fbe7-4ed4-b9f0-0635a3fd7739-300x180.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 558px) 100vw, 558px" /></a></p>
<p>L&#8217;APM chiede commissione di indagine per presunti crimini di guerra della Turchia.</p>
<p>E <em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> sostiene questa richiesta.</p>
<p>In seguito alle gravi accuse di presunti crimini di guerra commessi dall&#8217;esercito turco in Siria del Nord, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha chiesto la veloce composizione di una commissione di indagine. La comunità internazionale, commenta l&#8217;APM, non può ignorare le allarmanti testimonianze di medici e testimoni oculari che riportano l&#8217;uso di gas tossici da parte dell&#8217;esercito turco nella regione di Afrin nel nord della Siria. Si susseguono inoltre le accuse di esecuzioni di Kurdi catturati da parte dell&#8217;esercito turco e da parte delle milizie islamiche alleate della Turchia. La comunità internazionale deve verificare la fondatezza delle accuse di crimini di guerra commessi da un partner della NATO per i quali non ci si può accontentare delle generiche smentite fornite dalla Turchia.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/310x0_1519199107225.LP_4165358.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-10223 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/310x0_1519199107225.LP_4165358.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="310" height="203" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/310x0_1519199107225.LP_4165358.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 310w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/310x0_1519199107225.LP_4165358-300x196.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></a></p>
<p>Secondo l&#8217;APM, ci sono preoccupanti indizi secondo cui le accuse di esecuzione dei prigionieri di guerra kurdi siano reali. Così ad esempio, la Turchia non pubblica più il numero dei Kurdi fatti prigionieri ma parla ormai solo di membri kurdi delle unità di auto-difesa YPG &#8220;neutralizzati&#8221;, &#8220;distrutti&#8221; o &#8220;eliminati&#8221;. Le unità di auto-difesa YPG proteggono la popolazione della Siria del Nord dalle milizie dell&#8217;IS e di altri gruppi radical-islamici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Molte delle affermazioni ufficiali turche sono semplicemente false come la ripetuta assicurazione che non vi sono attacchi a obiettivi civili in Afrin. Secondo quanto raccontato telefonicamente da testimoni oculari direttamente al referente per il Medio Oriente dell&#8217;APM Kamal Sido, solamente lo scorso 18 febbraio l&#8217;esercito turco avrebbe bombardato dieci villaggi nelle regione. Tra gli obiettivi risulterebbe anche il campo profughi di Robar che dista solo 18 km dalla frontiera turco-siriana. Il campo ospita decine di migliaia di profughi provenienti da tutta la Siria. Nel sud della regione dei razzi turchi sarebbero caduti sul villaggio di Basuta uccidendo la tredicenne Haifa Kallahu e ferendo gravemente altri otto membri della famiglia Kallahu. A Basuta vivono molti appartenenti alla comunità religiosa degli Yezidi. Dall&#8217;inizio della guerra di aggressione turca contro Afrin sono stati uccisi almeno 183 civili, altri 431 sono stati feriti e circa 70.000 persone sono state costrette a fuggire dagli attacchi.</p>
<p>Kamal Sido, anch&#8217;egli nativo di Afrin, è quotidianamente in contatto telefonico con chi vive nella regione. Molti testimoni affermano di continui bombardamenti indistinti anche nella città di Afrin. Visto che gli USA e altri paesi membri della NATO hanno ripetutamente accusato la Russia e l&#8217;Iran di aver coperto le atrocità commesse dal regime di Assad in Siria, non possono ora fare lo stesso e tacere sulle molte accuse di crimini di guerra commesse dall&#8217;esercito di un paese membro della NATO.</p>
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		<pubDate>Wed, 05 Apr 2017 08:18:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il nostro incontro sulla Siria con il giornalista Shady Hamadi. Con rabbia e dolore, oggi</p>
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<p><span class="_5yl5">Il nostro incontro sulla Siria con il giornalista Shady Hamadi. Con rabbia e dolore, oggi</span></div>
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