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	<title>assistenza Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Caregivers: una testimonianza e una richiesta importanti</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Feb 2024 11:14:29 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Anna Mognaschi</p>



<p>Caregivers è una parola inglese che significa &#8220;Colui o colei che si prende cura; prendersi cura, quindi, di una persona che non è autosufficiente in un dato momento della sua vita. Io sono caregiver da più di trent&#8217;anni. Ho una figlia disabile in carrozzina che si chiama Martina. Essere caregiver è un lavoro perché di lavoro si tratta e per 24 ore al giorno per tutto l&#8217;anno.</p>



<p>Un caregiver deve essere molte cose tutte insieme indipendentemente dal ruolo che ha nella famiglia di moglie, madre, figlio, marito o padre: io sono maestra, infermiera, psicologa, amica, e madre. Alcuni pensano che essere caregiver sia un dovere divino o una punizione: io penso sia semplicemente un dato di fatto. Parlerò semplicemente della mia esperienza perché non voglio che nessuno si senta offeso o non si riconosca in quello che dico (noi portatori di cure siamo anche un po&#8217; permalosi).</p>



<p>Ho lasciato il lavoro perché nessuno poteva prendersi cura di mia figlia tranne me. La mia famiglia ha avuto una vita faticosa non infelice, ma molto faticosa. Abbiamo rinunciato a molto, soprattutto per il problema delle barriere architettoniche che riempiono le nostre città; abbiamo faticato molto per portare Martina a scuola e all&#8217;università per la questione della mobilità cittadina; abbiamo obbligato asili e scuole ad installare rampe, scivoli e montascale attraverso l&#8217;aiuto di associazioni di settore perché le istituzioni sono sempre state latitanti; abbiamo rincorso bonus, sovvenzioni, agevolazioni, regalucci vari sempre scoperti attraverso il solo passaparola; abbiamo cercato soluzioni impossibili per recarci al mare, in  montagna e in città d&#8217;arte perché abbiamo sempre voluto che nostra figlia facesse più esperienze possibili.  Inoltre, vivere tutto questo tempo insieme porta inevitabilmente a una specie di simbiosi per cui ad un certo punto non ci distinguevamo più l&#8217;una dall&#8217;altra. È forse questo il problema più importante secondo me di un caregiver: riuscire a dare l&#8217;autonomia dovuta alla persona di cui ci si prende cura, qualunque sia la gravità della sua disabilità. È stata una presa di coscienza lenta e dolorosa riuscire a creare una sorta di distacco fra di noi e l&#8217;abbiamo fatto con un gruppo di auto-mutuo aiuto composto da persone nella nostra stessa situazione.</p>



<p>Una cosa che ancora non riesco ad accettare è il mancato riconoscimento da parte delle istituzioni del mio ruolo di educatrice, infermiera, maestra, psicologa, operatrice socio sanitaria, operatrice socio assistenziale, educatrice domestica etc. etc. Molto più semplice sarebbe stato affidare mia figlia ad un istituto che sarebbe costato alla Regione o al Comune migliaia di euro ogni mese: ma chi appartiene al settore di competenza fa proprio affidamento sull&#8217;amore tra familiari per lasciare completamente in mano alle famiglie la cura delle persone non autosufficienti, elargendo ogni tanto un contentino che non è mai sicuro per gli anni a venire, in modo che si possa vivere in un totale senso di incertezza che fa molto bene alle nostre coronarie!</p>



<p>A 36 anni dalla nascita di Martina molte cose sono migliorate, soprattutto nella mobilità cittadina (abitiamo nel quartiere Comasina, a Milano) e nell&#8217;erogazione di alcune misure per poter accedere ad un assistenza personalizzata; erogazione annuale, concessa ovviamente secondo il budget a disposizione delle istituzioni, quindi ansia e tormento fino alle prossime graduatorie: come dicevo prima, questa è la mia esperienza e non posso parlare a nome di altri che non conosco, ma per quelli che conosco &#8211; e sono tanti &#8211;  la situazione è simile alla mia.</p>



<p>Ho settant&#8217; anni e quello che desidero di più ancora è il riconoscimento giuridico e formale della nostra posizione di caregivers, una possibile pensione e uno stipendio per chi di noi è in età lavorativa e che la passiamo ad accudire i nostri cari. </p>
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		<title>MSF: a Gaza non ci sono luoghi sicuri per l&#8217;assistenza sanitaria</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jan 2024 10:55:45 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p><strong>MSF a Gaza</strong>&nbsp;denuncia che negli ultimi tre mesi a causa degli incessanti attacchi delle forze israeliane nella Striscia di Gaza non ci sono più luoghi sicuri dove fornire assistenza sanitaria alle persone.</p>



<p>I continui ordini di evacuazione e gli attacchi alle strutture sanitarie hanno ripetutamente costretto organizzazioni come la nostra ad evacuare gli ospedali e a lasciare indietro i pazienti.</p>



<p>La quantità di&nbsp;<strong>spazi sicuri per le organizzazioni</strong>&nbsp;che forniscono supporto sanitario alle persone è ora&nbsp;<strong>fisicamente inesistente</strong>.</p>



<p>I continui ordini di evacuazione e gli attacchi alle strutture sanitarie hanno ripetutamente costretto organizzazioni come la nostra ad&nbsp;<strong>evacuare gli ospedali e a lasciare indietro i pazienti</strong>.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>Lasciare l’ospedale di Al-Aqsa e i nostri pazienti è stata una decisione devastante</strong>&nbsp;e l’ultima cosa che avremmo voluto fare. Gli attacchi dei droni, il fuoco dei cecchini e i bombardamenti nelle immediate vicinanze dell’ospedale hanno reso lo spazio troppo insicuro per lavorarci. Le condizioni di instabilità ci fanno sentire incapaci. Non c’è praticamente<strong>&nbsp;nessuno spazio sicuro</strong>&nbsp;per fornire alle persone un’assistenza medica anche minima”.<strong>Enrico Vallaperta</strong>Referente medico del progetto MSF a Gaza</p></blockquote>



<p>Il 6 gennaio, le&nbsp;<strong>nostre équipe sono state costrette ancora una volta ad evacuare un ospedale</strong>. I team hanno lasciato l’ospedale Al-Aqsa nell’Area di Mezzo di Gaza, dopo che le&nbsp;<strong>forze israeliane hanno emesso ordini di evacuazione</strong>&nbsp;per i quartieri circostanti l’ospedale. Questa evacuazione forzata ha limitato il nostro accesso alle scorte di farmaci, confermando la<strong>&nbsp;difficoltà per le attività mediche</strong>&nbsp;e il deteriorarsi continuo delle condizioni di sicurezza.</p>



<h2>Il sistema sanitario di Gaza è collassato</h2>



<p><strong>Il sistema sanitario di Gaza è praticamente collassato</strong>. L’Organizzazione Mondiale della Sanità riferisce che&nbsp;<strong>solo 13 dei 36 ospedali di Gaza sono ancora parzialmente funzionanti</strong>: 9 nel sud e 4 nel nord. I due ospedali principali nel sud di Gaza stanno operando con una capacità di posti letto tre volte superiore alla loro e stanno esaurendo le forniture di base e il carburante.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Siamo gradualmente messi all’angolo in un perimetro molto restrittivo nel sud di Gaza, a Rafah, con possibilità sempre più limitate di offrire cure mediche, mentre i bisogni aumentano disperatamente. Con l’avanzare dell’assalto a Gaza, abbiamo dovuto evacuare diverse strutture sanitarie nel nord della Striscia e poi nell’Area di Mezzo. Oggi ci limitiamo a lavorare principalmente nel sud, perché non possiamo lavorare altrove.<strong>&nbsp;Stiamo esaurendo gli ospedali e siamo costretti a lasciare indietro i pazienti</strong>“.<strong>Thomas Lauvin</strong>Coordinatore dei progetti di MSF a Gaza</p></blockquote>



<p>Diversi ospedali in cui lavoravamo si sono trovati in questa situazione:&nbsp;<strong>l’Indonesian Hospital</strong>&nbsp;nel nord di Gaza è stato costretto ad essere<strong>&nbsp;evacuato a ottobre</strong>.&nbsp;<strong>L’ospedale Al-Shifa</strong>, il più grande di Gaza, è stato&nbsp;<strong>colpito</strong>&nbsp;e il personale è stato costretto a&nbsp;<strong>evacuare a novembre</strong>. Poi&nbsp;<strong>l’ospedale di Al Awda</strong>, ospedale in cui lavoriamo dal 2018,<strong>&nbsp;è stato colpito e tre medici</strong>, due dei quali facevano parte del nostro staff,&nbsp;<strong>sono stati uccisi</strong>.</p>



<p>Ora,&nbsp;<strong>questo schema si sta ripetendo nel Sud</strong>, che ospita un numero di persone cinque volte superiore a quello di prima della guerra, con meno posti per fornire assistenza sanitaria.</p>



<h2>Il sud di Gaza bombardato</h2>



<p>Il sud di Gaza è stato<strong>&nbsp;bersagliato da intensi bombardamenti</strong>&nbsp;dalla rottura della tregua di novembre e il bisogno di cure d’emergenza, chirurgiche e post-operatorie è enorme nell’area. La mancanza di capacità ospedaliera sta privando i<strong>&nbsp;pazienti di cure adeguate e di condizioni igieniche accettabili</strong>, con il risultato di un numero crescente di ferite infette e di procedure mediche eseguite in condizioni estreme. Molte&nbsp;<strong>donne sottoposte a taglio cesareo vengono dimesse appena sei ore dopo il parto</strong>&nbsp;per fare spazio ad altre donne incinte, mentre alcune vengono semplicemente allontanate e partoriscono nelle tende.</p>



<h2>MSF a Gaza</h2>



<p>Rimaniamo impegnati a<strong>&nbsp;fornire assistenza medica</strong>&nbsp;a Gaza e&nbsp;<strong>chiediamo la protezione degli ospedali</strong>, del personale medico e dei pazienti. Le nostre équipe stanno attualmente&nbsp;<strong>fornendo supporto pre e post parto</strong>&nbsp;presso l’Imarati Maternity Hospital, mentre presso l’Indonesian Hospital di Rafah MSF supporta la popolazione di Gaza con la fisioterapia e le cure post-operatorie. Sempre a Rafah, presso la clinica Al-Shaboura, offriamo&nbsp;<strong>consulenze sanitarie di base,</strong>&nbsp;<strong>medicazioni</strong>&nbsp;di ferite e&nbsp;<strong>consulenze per la salute mentale</strong>. Supportiamo l’European Hospital di Gaza con una&nbsp;<strong>piccola capacità chirurgica</strong>&nbsp;e il team di infermieri assiste i pazienti che necessitano di medicazioni. Ad Al Awda, nel nord di Gaza, e all’ospedale Nasser di Khan Younis, i nostri operatori umanitari lavorano in<strong>&nbsp;condizioni estremamente difficili, anche per la mancanza di cibo e forniture mediche a causa degli attacchi aerei e dei combattimenti</strong>&nbsp;nelle vicinanze.</p>



<p>Ribadiamo il nostro appello per un <strong>cessate il fuoco immediato</strong> che risparmi le vite dei civili, ripristini il flusso di assistenza umanitaria e ristabilisca il sistema sanitario da cui dipende la sopravvivenza della popolazione di Gaza.</p>
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		<title>Allarme urgente: aumentano le morti in mare, bloccate le navi delle ONG – Gli Stati Membri dell’Unione Europea devono interrompere immediatamente l’ostacolo agli sforzi di ricerca e soccorso della flotta civile nel Mediterraneo centrale</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Sep 2023 08:31:59 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/AlarmeUrgente_Web.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="553" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/AlarmeUrgente_Web-1024x553.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17145" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/AlarmeUrgente_Web-1024x553.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/AlarmeUrgente_Web-300x162.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/AlarmeUrgente_Web-768x415.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/AlarmeUrgente_Web-1536x829.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/AlarmeUrgente_Web.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Anche <strong>Associazione Per i Diritti umani</strong> forma e divulga il seguente appello: </p>



<p></p>



<p>Nel giugno 2023, circa 600 persone hanno perso la vita nell’ennesimo naufragio evitabile al largo delle coste greche. Come società civile siamo sconvolti dalle morti prevenibili che si verificano ogni anno nel Mediterraneo centrale.&nbsp;<strong>Mentre ogni singola nave è urgentemente necessaria per prevenire la crescente perdita di vite umane sulla rotta migratoria più mortale del mondo, gli Stati membri dell’UE – Italia in testa – ostacolano attivamente gli sforzi di ricerca e soccorso civili.</strong></p>



<p>Ad oggi Aurora, Open Arms e Sea-Eye 4, tre navi civili completamente equipaggiate per la ricerca e il soccorso (SAR), non possono operare in mare. I tre provvedimenti di fermo, emessi dalle autorità italiane in meno di 48 ore, si aggiungono alla significativa casistica di ostruzione amministrativa che le ONG SAR hanno dovuto affrontare quest’anno.&nbsp;<strong>Dall’inizio del 2023, ci sono stati otto casi di fermo di navi ONG in Italia.</strong>&nbsp;Alle navi civili di ricerca e soccorso Aurora, Geo Barents, Louise Michel, Mare*Go, Open Arms e Sea-Eye 4 è stato impedito di uscire in mare per 20 giorni, sulla base di regolamenti illegittimi. Sia Aurora che Sea-Eye 4 sono state trattenute per la seconda volta quest’anno. Questi fermi hanno tenuto lontane le navi delle ONG SAR per un totale di 160 giorni, nei quali avrebbero potuto essere impiegate per salvare persone da imbarcazioni in difficoltà e per prevenire i naufragi che si verificano quotidianamente nel Mediterraneo centrale.</p>



<p><strong>L’accanimento amministrativo si basa su una recente legge [1] dello Stato membro dell’UE, l’Italia, che aumenta i requisiti per le navi delle ONG che svolgono attività di ricerca e soccorso</strong>&nbsp;e introduce sanzioni in caso di inosservanza. Le nuove misure fanno parte di una lunga storia di criminalizzazione e ostruzione delle attività di ricerca e soccorso civili in Italia. Applicando la legge, le autorità italiane ordinano alle navi SAR di dirigersi verso un porto assegnato immediatamente dopo un soccorso – anche in situazioni in cui vi siano casi aperti di imbarcazioni in difficoltà nelle vicinanze della nave ONG. Ciò significa che&nbsp;<strong>la nuova legge nazionale fa pressione sui capitani della flotta civile affinché disobbediscano al diritto marittimo internazionale e all’obbligo di soccorso.</strong>&nbsp;Le autorità italiane stanno quindi di fatto limitando le operazioni di soccorso, in contrasto con l’obbligo legale internazionale di soccorso.</p>



<p><strong>La legislazione è aggravata dalla prassi del Governo italiano di assegnare “porti lontani”</strong>, imponendo alle navi ONG di sbarcare le persone soccorse in porti distanti fino a 1.600 km e a 5 giorni di navigazione dal luogo del soccorso. Secondo il diritto internazionale, lo sbarco delle persone soccorse in un luogo sicuro dovrebbe avvenire “non appena ragionevolmente possibile”, con “la minima deviazione dal viaggio della nave” e il tempo che i soccorsi trascorrono a bordo dovrebbe essere ridotto al minimo [2]. Tuttavia&nbsp;<strong>dal dicembre 2022, in più di 60 casi le autorità italiane hanno assegnato alle navi ONG un porto eccessivamente e inutilmente distante.</strong>&nbsp;Inoltre, le autorità italiane hanno recentemente dato ripetutamente istruzioni alle navi delle ONG di richiedere un posto sicuro in Tunisia per le persone soccorse in mare. Con una grave mancanza di protezione per i richiedenti asilo e nel mezzo di un’ondata di violenza contro le popolazioni migranti,&nbsp;<strong>la Tunisia non può essere considerata un luogo sicuro</strong>. Sbarcare le persone soccorse sulle sue coste sarebbe una violazione del diritto internazionale.</p>



<p><strong>Le ONG che non si sono conformate alle richieste illegittime delle autorità italiane sono state multate fino a 10.000 euro e le loro imbarcazioni sono state trattenute per 20 giorni.</strong>&nbsp;Tutte le ONG che svolgono attività di ricerca e soccorso in mare rischiano ora ulteriori multe e fermi. Secondo la legge italiana, il ripetersi di inadempienze porterà al sequestro delle imbarcazioni, con la conseguente cessazione definitiva delle attività.</p>



<p><strong>La detenzione e il possibile sequestro delle navi delle ONG e l’assegnazione di porti lontani limitano le navi nelle loro operazioni di soccorso.</strong>&nbsp;Sappiamo dalle restrizioni imposte dal Governo greco alle ONG di ricerca e soccorso nel settembre 2021, che le ostruzioni striscianti che si verificano ora in Italia finiranno per ridurre il numero delle navi di soccorso civili attive e di conseguenza l’aumento di perdite di vite umane nel Mediterraneo.</p>



<p><strong>Come organizzazioni non governative</strong>, associazioni e iniziative che si battono per l’accesso alla protezione e al rispetto dei diritti fondamentali delle persone in movimento,&nbsp;<strong>siamo stati testimoni della micidiale politica di chiusura e deterrenza dell’UE.</strong>&nbsp;Questa politica non porta ad un minor numero di persone che cercano di attraversare, ma a maggior sofferenza e morte. Mentre l’Italia – sostenuta dalla maggioranza silenziosa degli Stati membri dell’UE – ha messo in atto queste misure restrittive, il numero di naufragi mortali è aumentato drammaticamente, rendendo l’anno 2023 già uno dei più letali degli ultimi anni.&nbsp;<strong>L’aumento dei naufragi rende ancora più evidente l’urgenza di ulteriori mezzi per la ricerca e soccorso.</strong></p>



<p>Pertanto lanciamo un appello urgente all’UE e ai suoi Stati membri:<strong>&nbsp;se l’ostruzione dell’assistenza umanitaria in mare continua, potremmo assistere entro la fine dell’anno ad una drastica riduzione o addirittura all’assenza di navi di soccorso civile in mare.</strong>&nbsp;Le conseguenze saranno ancora più letali, poiché la grave limitazione degli sforzi di soccorso civile non fermerà i tentativi di attraversamento delle persone.<strong>&nbsp;Chiediamo quindi all’UE e ai suoi Stati membri di agire con urgenza e di fermare il blocco illegittimo delle navi del soccorso civile in Italia. Tutte le navi SAR devono essere rilasciate immediatamente e le multe previste dalla legge devono essere annullate.</strong>&nbsp;<strong>La legge italiana che limita le attività di ricerca e soccorso delle ONG nel Mediterraneo centrale deve essere revocata immediatamente</strong>&nbsp;e al suo posto deve essere applicato il diritto marittimo internazionale e l’osservazione dei diritti umani come quadro di riferimento per tutti gli attori in mare. La Commissione europea deve contrastare la crescente violazione dei principi fondamentali dello Stato di diritto da parte dei suoi Stati membri alle frontiere esterne dell’UE. Inoltre,&nbsp;<strong>gli Stati dell’UE devono creare corridoi legali e sicuri per evitare che le persone siano costrette ad imbarcarsi su navi non idonee alla traversata.</strong></p>



<p><em>[1] Decreto legge n. 1/2023, modificato dalla legge n. 15 del 24 febbraio 2023.</em></p>



<p><em>[2] Emendamenti del 2004 alla Convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio in mare (1979), risoluzione MSC.155(78) dell’IMO, 3.1.9; risoluzione MSC.167(78) dell’IMO, 2004, 6.8.</em></p>



<p><strong>ONG FIRMATARIE DELL’APPELLO</strong></p>



<p><strong>Frist signatories:</strong></p>



<p>CompassCollective</p>



<p>EMERGENCY</p>



<p>iuventa-crew</p>



<p>Louise Michel</p>



<p>Maldusa</p>



<p>MARE*GO – Zusammenland gUG</p>



<p>Médecins Sans Frontières</p>



<p>MEDITERRANEA Saving Humans</p>



<p>Mission Lifeline</p>



<p>Open Arms</p>



<p>ResQ – People Saving People</p>



<p>RESQSHIP</p>



<p>r42-SailAndRescue</p>



<p>Sea-Eye e. V.</p>



<p>Sea-Punks</p>



<p>Sea-Watch e.V.</p>



<p>SMH –&nbsp;Salvamento Marítimo Humanitario</p>



<p>SOS Humanity</p>



<p>SOS Mediterranee</p>



<p><strong>Second signatories:</strong></p>



<p>United4Rescue</p>



<p>Alarm Phone</p>



<p>borderline-europe</p>



<p>PRO ASYL</p>



<p>Statewatch<br>Seebrücke&nbsp;</p>



<p>Human Rights at Sea&nbsp;</p>



<p>Lighthouse Relief</p>



<p>aditus foundation</p>



<p>I Have Rights.&nbsp;</p>



<p>La Cimade</p>



<p>Channel Info Project from l’Auberge des Migrants</p>



<p>Progetto Mem.Med</p>



<p>LasciateCIEntrare</p>



<p>Melitea</p>



<p>Convenzione per i diritti nel Mediterraneo</p>



<p>Abolish Frontex Roma</p>



<p>Stop Border Violence&nbsp;</p>



<p>Asmara’s World</p>



<p>Gisti (Groupe d’information et de soutien des immigré·e·s)</p>



<p>Seebrücke Frankfurt am Main</p>



<p>Pasaje Seguro Cantabria</p>



<p>Medici del Mondo</p>



<p>Alarme Phone Sahara</p>



<p>Are You Syrious?</p>



<p>migration-control.Info Projekt</p>



<p>Lungo la Rotta Balcanica&nbsp;</p>



<p>Migreurop</p>



<p>ASGI Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione</p>



<p>Ärzte der Welt e.V. / Médecins du Monde Germany</p>



<p>#LeaveNoOneBehind</p>



<p>Europasilo</p>



<p>Associazione Don Vincenzo Matrangolo E.T.S.&nbsp;</p>



<p>MoCi A.p.s.&nbsp;</p>



<p>Recosol (Rete delle comunità solidali)&nbsp;</p>



<p>Boza Fii ( Benn Kaddu – Benn Yoon )</p>



<p>Europe Must Act</p>
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		<title>Intervista ai ragazzi di Tecnologicamente InSuperabili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2023 07:51:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Martina Foglia Ciao in questo articolo-intervista vi presento un&#8217;iniziativa molto importante nata di recente. Questo progetto dal nome TecnologicaMente inSuperabili, nasce dall&#8217;idea di un gruppo di persone&#160; con varie disabilità appassionate d&#8217;informatica e&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="223" height="238" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16949"/></a></figure></div>



<p></p>



<p>di Martina Foglia </p>



<p></p>



<p>Ciao in questo articolo-intervista vi presento un&#8217;iniziativa molto importante nata di recente. Questo progetto dal nome TecnologicaMente inSuperabili, nasce dall&#8217;idea di un gruppo di persone&nbsp; con varie disabilità appassionate d&#8217;informatica e domotica, al fine di aiutare persone con disabilità e i loro care-givers nella risoluzione di problemi inerenti quest&#8217;ambito.</p>



<p>Presenteremo questa iniziativa a Diversytinsieme 2023 il giorno 14 maggio presso la biblioteca ChiesaRossa, dalle 11 alle 18</p>



<p>Vi volete presentare?</p>



<p><br>Siamo un gruppo di ragazzi con disabilità motorie (tetraparesi, tetraplegia e malattie degenerative) e con la passione per la tecnologia<br>Abbiamo deciso di lanciare l’iniziativa TecnologicaMente inSuperAbili per aiutare altre persone, con le nostre stesse disabilità o similari, a massimizzare i vantaggi offerti dalle tecnologie al fine di migliorare la propria indipendenza e autonomia.</p>



<p><br>Come e quando è nata l&#8217;idea di realizzare questa iniziativa?</p>



<p><br>L’idea è nata dal fatto che nel periodo Covid, ovvero durante il primo lockdown, molte persone con disabilità si sono trovate davanti al fatto che il computer o il tablet o lo smartphone erano l’unici mezzi per comunicare ma non sapevano come utilizzarli in base alla propria capacità residua.<br>Da lì è nata l’idea dell’iniziativa TecnologicaMente inSuperAbili mettendo, conseguentemente, a disposizione le nostre conoscenze a chiunque ne avesse bisogno.</p>



<p><br>In che ambito si inserisce?</p>



<p><br>L’iniziativa si inserisce nell’ambito tecnologico e nel creare una comunità.</p>



<p><br>Che tipo di servizi erogate? A pagamento o gratuitamente?</p>



<p><br>I servizi che eroghiamo sono attualmente:</p>



<p><br>• Help desk: Il servizio di Help Desk è il punto di ingresso per qualificare<br>la problematica o il quesito che viene posto e interviene<br>immediatamente se quanto richiesto è di rapida soluzione. Nel caso<br>contrario il problema o il quesito viene preso in carico dagli altri servizi<br>la cui risoluzione richiede un tempo e un impegno maggiore che<br>occorre pianificare in funzione dell’urgenza.</p>



<p><br>• Assistenza: consiste nell’affiancare la persona nella risoluzione<br>congiunta del problema/quesito sottoposto. Il processo di trasferimento<br>delle conoscenze avviene con una persona di TecnologicaMente<br>inSuperAbili che abbia una capacità residua il più possibile assimilabile<br>alla persona a cui si eroga il servizio poiché è in grado di meglio<br>comprendere e quindi “plasmare” la soluzione in base alle difficoltà che<br>il richiedente ha nell’utilizzo della tecnologia stessa.</p>



<p>• Formazione: consiste nel far sì che l’informatica diventi un’opportunità:<br>di integrazione, di comunicazione, di socializzazione e di lavoro. I corsi<br>sono personalizzati e ritagliati sulle capacità residue della persona e<br>prevedono un consistente coinvolgimento da parte della persona<br>richiedente e delle eventuali persone di sostegno.</p>



<p><br>• Riconoscimento vocale: utilizza una soluzione innovativa, sviluppata<br>da Davide Mulfari membro del gruppo TecnologicaMente inSuperAbili. Il<br>servizio è rivolto a persone con la disartria o con difficoltà nel parlare<br>rendendo difficoltoso il relazionarsi con gli assistenti vocali. La disartria<br>può essere generata da molteplici cause ed è spesso associata a<br>paralisi cerebrale, SLA, SMA, Parkinson ed altre ancora.</p>



<p>• Laboratorio: L’idea dei laboratori è quella di cercare delle nuove<br>soluzioni che permettano di facilitare l’utilizzo delle tecnologie.<br>L’erogazione di questi servizi prevede il coinvolgimento massivo di<br>terze parti quale le università per la ricerca e i fornitori di tecnologie per<br>trasferire le esigenze operative delle persone con le nostre stesse<br>disabilità o simili.</p>



<p><br>Al momento i servizi sono gratuiti ma in futuro potrebbero venire erogati su contributo volontario.</p>



<p><br>Quale è il vostro target di riferimento? Solo regionale o in tutta Italia?</p>



<p><br>Il nostro target di riferimento sono tutte le persone con disabilità motorie e che hanno difficoltà ad usare la tecnologia indipendentemente da dove si trovino poiché l’iterazione è fatta on-line via videoconferenza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec3-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16951" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec3-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec3-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec3-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br>Dove e come vi si può contattare?</p>



<p><br>Ci potete contattare attraverso il nostro sito www.tecnologicamenteinsuperabili.org?utm_source=rss&utm_medium=rss sulla pagina Contatti e compilando<br>l’apposito form.</p>



<p><br>Quale è il vostro metodo di lavoro? Un esempio pratico</p>



<p><br>Abbiamo un approccio semplice, pratico e concreto rivolto alla risoluzione di problemi.<br>Dopo averci contattato, il nostro team prenderà in carico la richiesta e organizzeremo una chiamata per comprendere il problema e trovare una soluzione. Lo scopo è di meglio comprendere il problema, le esigenze e le tecnologie a disposizione della persona contattata.<br>Dopo questa fase conoscitiva il quesito viene identificato il servizio che meglio soddisfa le esigenze del richiedente, viene costituito un team e viene predisposto un programma per la realizzazione di quanto proposto e condiviso con la persona che ci ha contattati.<br>È un approccio «one-to-one» perché siamo convinti che nessuno meglio di una persona con la stessa disabilità possa trasferire le proprie conoscenze ad altri nella stessa situazione al fine di meglio padroneggiare le tecnologie e quindi di migliorare la propria autonomia/indipendenza.</p>



<p>Parole chiave per definirvi?</p>



<p><br>• Disabilità<br>• Inclusione<br>• Nerd<br>• Tecnologia<br>• Sperimentare<br>• Autonomia<br>• Indipendenza<br>• Comunità</p>



<p><br>Obiettivi raggiunti? Il prossimo step?</p>



<p><br>Gli obiettivi raggiunti sono: la creazione del nostro sito web per la nostra iniziativa, aver partecipato a un progetto della regione Veneto per la domotizzazione di appartamenti per anziani e disabili cognitivi realizzando un<br>reporting settimanale sul funzionamento dei sensori. Inoltre, abbiamo partecipato all’ampliamento di un prototipo del Politecnico di Milano per la navigazione dei siti web a persone con la disartria utilizzando la app CapisciAMe di Davide.<br>I prossimi passi sono: farci conoscere ancora di più e se possibile entrare in contatto con aziende del settore informatico e ottenere sponsorizzazioni in modo da poter testare nuovi prodotti come smartphone, tablet, tecnologie assistive e così via per poi poterli consigliare ai nostri utenti e suggerire modifiche ai fornitori.</p>



<p><br>Avete un motto?</p>



<p>Il nostro motto è:</p>



<p><br>“Abbiamo visto cose che voi normodotati non potreste mai immaginarvi” riadattando una citazione del film Blade Runner.</p>



<p></p>



<p>Ecco il link di Tecnologicamente InSuperabili: https://www.tecnologicamenteinsuperabili.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss<a href="https://www.tecnologicamenteinsuperabili.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.tecnologicamenteinsuperabili.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>
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		<title>Restoring family link. Ricerca di un minore afghano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Feb 2023 07:43:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/af.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/af-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16834" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/af-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/af-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/af-768x1087.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/af-1085x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1085w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/af.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1240w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></a></figure>



<p>Chiediamo una vostra collaborazione per la ricerca di 1 persona. Aiutiamo la Croce Rossa internazionale nella ricerca di migranti scomparsi, a partire dalla richiesta di aiuto da parte ei loro familiari. </p>



<p>La persona da cercare è:</p>



<p><strong>Mr. Mohamed Rassoul ORYAKHEL</strong>, di circa 16 anni, afghano di origine Pachtoun, nato nella provincia di Laghman. Il fratello si trova ora in Francia e ha richiesto la nostra assistenza per localizzarlo.<br>Si trovavano insieme a Istanbul nell&#8217;inverno del 2019, dove sono stati separati. Il richiedente ha preso la rotta verso l&#8217;Europa passando per Grecia, Serbia e Italia prima di stabilirsi in Francia. Si aspetta che anche suo fratello abbia preso la stessa strada e possa trovarsi in uno dei paesi di passaggio.</p>



<p><strong>Pubblichiamo la foto del richiedente.</strong> Le somiglianze dei familiari possono essere utili per la ricerca e identificazione delle persone da cercare. </p>



<p>Qualsiasi eventuale notizia sarebbe di grande aiuto. Grazie. </p>
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		<title>&#8220;Raccontarsi (a modo mio)&#8221;. Antonella</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2022 08:07:51 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/jori.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/jori-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16761" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/jori-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/jori-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/jori-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/jori.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1500w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Progetto a cura di Jorida Mboçi</p>



<p></p>



<p>Oggi vi presentiamo Antonella, una donna sognatrice che ha affrontato le difficoltà della vita sempre con il sorriso; una mamma dolcissima e forte allo stesso tempo&#8230;Mettiamoci in ascolto della sua storia. </p>



<p></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-video"><video controls src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/VID-20221025-WA0009-1.mp4?utm_source=rss&utm_medium=rss"></video></figure>
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		<title>Di lavoro domestico si muore</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2021 09:22:52 +0000</pubDate>
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<p>(da labottegadelbarbieri.org)</p>



<p></p>



<p>Di Gianluca Cicinelli</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="300" height="200" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/washing-dishes-1112077_1920-300x200-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15544"/></figure></div>



<p>Si chiamava Aizza Dunga, era filippina, aveva 34 anni ed è morta il 25 giugno scorso mentre puliva le finestre esterne dell’abitazione del suo datore di lavoro in Corso Concordia a Milano. Stessa sorte per Luisito Dimaano, 58 anni, filippino anch’egli, stava pulendo le finestre sempre a Milano ma in viale Monza, era l’8 aprile scorso. Si aggiungono a Marilou Reyes, 54 anni, filippina, stava pulendo le finestre a Milano in via Cesare Battisti nell’agosto di due anni fa. Erano tutti immigrati in regola con il permesso di soggiorno e assunti a norma di legge dai loro datori di lavoro. Per quanto ci è dato sapere si tratta di tragici incidenti, non risultano irregolarità commesse dai padroni di casa, per questo l’argomento da affrontare, la sicurezza sul lavoro, diventa un tema difficile da spostare dai principi generali a quanto avviene all’interno delle abitazioni. L’argomento è adesso in primo piano a causa di questa catena di morti sul lavoro, ma se nessuno può chiudere gli occhi dinanzi alla morte sono in troppi a chiudere gli occhi su incidenti non mortali ma gravi e spesso invalidanti per i collaboratori domestici che non vengono denunciati.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/07/foto2-300x261.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è foto2-300x261.png"/></figure></div>



<p></p>



<p>2 milioni di lavoratori e lavoratrici domestiche in Italia lavorano in totale assenza di regole. 6 colf su 10 lavorano in nero.&nbsp;<a href="https://www.osservatoriolavorodomestico.it/rapporto-annuale-lavoro-domestico-2020?utm_source=rss&utm_medium=rss">L’Osservatorio Domina sul lavoro domestico ci racconta una storia diversa da quelle edulcorate dei giornali</a></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/07/foto3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/07/foto3-300x222.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-114688"/></a></figure></div>



<p>Secondo i dati dell’Inps relativi al 2019, i lavoratori domestici regolari sono 849 mila, in lieve calo rispetto al 2018 (-1,8%). Negli ultimi anni sono costantemente aumentate le Badanti (+11,5% dal 2012) e diminuite le Colf (-32,1%). Sebbene gli stranieri siano ancora in maggioranza (70,3%) sono diminuiti, soprattutto tra le Colf e gli italiani sono aumentati, in prevalenza tra i e le Badanti. Gli 849 mila lavoratori domestici regolari portano oggi un gettito fiscale pari a 1,5 miliardi di euro. Manca però ancora molto per una piena espressione del potenziale: se tutti i lavoratori domestici, compresi gli irregolari, fossero in regola, il gettito fiscale arriverebbe a 3,6 miliardi annui. Nel 2019 le famiglie italiane hanno speso 15,1 miliardi di euro per i lavoratori domestici, tra retribuzione, contributi e Tfr, il che significa per lo Stato un risparmio in termini di welfare e assistenza, di oltre 10,9 miliardi.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/07/foto4.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/07/foto4-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-114689"/></a></figure></div>



<p>La regolarizzazione inserita nel Decreto Rilancio del 2020 ha visto 177 mila domande di emersione di lavoratori domestici (85% del totale). Ciò ha portato nelle casse dello Stato oltre 100 milioni di euro (30,3 al netto delle spese amministrative), a cui potrebbero poi aggiungersi oltre 300 milioni di euro l’anno, dati dal gettito fiscale e contributivo dei lavoratori regolarizzati. Il lockdown ha portato un boom di assunzioni di lavoratori domestici: oltre 50 mila nel mese di Marzo, +58,5% rispetto al 2019. Inoltre, sono state effettuate 1,3 milioni di richieste di bonus baby sitter (per un importo potenziale di 1,7 miliardi) e nel I semestre 2020 sono stati movimentati quasi 270 milioni di euro attraverso il Libretto Famiglia (quasi 20 volte in più rispetto al 2019).</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/07/foto5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/07/foto5-300x286.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-114690"/></a></figure></div>



<p>Le norme ci sono. Diciamo che ci sarebbero. La Conferenza Generale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro a Ginevra nel giugno 2011 varò una Convenzione sul Lavoro Dignitoso per i lavoratori e le lavoratrici domestiche, ratificata dall’Italia nel dicembre 2012, dove il punto che c’interessa approfondire è relativo alla sicurezza dell’ambiente lavorativo. I lavoratori domestici sono spesso considerati come cittadini di seconda classe. I casi di abusi dei lavoratori domestici sono quotidiani e colpiscono in particolare le donne immigrate. Un semplice taglio può risultare invalidante e portare al licenziamento del lavoratore non assistito dalla legge. Il problema, come sempre, è chi verifica che siano rispettate le norme economiche e quelle di sicurezza. E su questo punto è ancora lunga la strada da fare per garantire a chi lavora in questo settore i diritti per combattere contro basse remunerazioni, turni lunghissimi e assenza di tutele.</p>
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		<title>Riapertura delle RSA</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2021 09:24:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di ANCHISE &#8211; Comitato nazionale famiglie RSA &#8211; RSD &#8211; SANITA&#8217; All’indomani del provvedimento ministeriale che stabilisce la riapertura delle RSA (9 maggio 2021), il Comitato Nazionale Anchise esprime vivo rammarico per&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>A cura di ANCHISE &#8211; Comitato nazionale famiglie RSA &#8211; RSD &#8211; SANITA&#8217;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="298" height="169" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/RSA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15321"/></figure></div>



<p>All’indomani del provvedimento ministeriale che stabilisce la riapertura delle RSA (9 maggio 2021), il Comitato Nazionale Anchise esprime vivo rammarico per il colpevole ritardo con cui il Ministero della Sanità interviene e serie perplessità sulle modalità concrete della riapertura.<br>Mentre i mezzi stampa gridano al miracolo, veniamo raggiunti dalla protesta di centinaia di privati<br>cittadini &#8211; i familiari di chi è di fatto sotto sequestro da 15 mesi all’interno delle RSA &#8211; che hanno<br>subito colto i punti salienti dell’ordinanza.</p>



<p><br>1) Ad un’attenta lettura non sfugge che, ancora una volta, viene attribuita assoluta<br>discrezionalità ai Direttori Sanitari delle strutture in merito al come, quando e se<br>consentire le visite nelle strutture.</p>



<p><br>2) Poiché molti dei parenti non sono ancora stati vaccinati, ci si dovrà sobbarcare il<br>costo del tampone molecolare ogni volta che sarà consentito visitare il proprio<br>congiunto (o del test anticorpale, se in passato positivi al Covid19), venendosi con<br>ciò a creare un’ odiosa discriminazione in relazione alle disponibilità economiche<br>individuali. E’ vergognoso che non si sia pensato a questo, dotando le ASL o le stesse<br>strutture di quantitativi di tamponi e test necessari e sufficienti a garantire l’espletamento di<br>una necessità primaria, vitale e chiaramente non più procrastinabile, quale il<br>ricongiungimento parentale.</p>



<p><br>3) Dovendo le visite – il che appare scontato – svolgersi in spazi dedicati e adeguati, con<br>impiego di personale ad hoc con funzione di vigilanza, poiché il dicastero della Sanità e il<br>governo non hanno previsto aiuti di nessun tipo alle strutture, le visite, dopo un lasso<br>di tempo interminabile di allontanamento coatto trai più stretti congiunti, saranno ancora<br>una volta crudelmente centellinate per mere esigenze organizzative. In altri termini,<br>saranno consentite di rado e per poco tempo, con grave nocumento in particolare di quanti,<br>affetti da demenza o Alzheimer, non potranno di fatto apprezzare la presenza dei loro cari.</p>



<p><br>4) L&#8217;ordinanza nulla dice quanto alle numerosissime strutture private non convenzionate<br>diffuse sul territorio, che restano terra di nessuno anche in costanza di pandemia.</p>



<p><br>Una cosa è certa, il Ministro si è preoccupato di specificare bene che le strutture possono<br>adesso aprire le porte ai nuovi ospiti, reintegrando i posti vacanti a beneficio delle casse. Forse<br>ignora che questo sta avvenendo già da molto tempo, stante il beneplacito delle ASL.<br>E&#8217; dal novembre 2020 che con svariate iniziative ci siamo adoperati per favorire la riapertura<br>delle RSA, da quando cioè lo stesso Speranza ha emanato una circolare che la prevedeva a<br>partire da quel momento. Una circolare che è al dunque rimasta lettera morta, senza che<br>alcuno dal dicastero della Sanità abbia doverosamente vigilato, verificando lo stato dell&#8217;arte ed<br>intervenendo presso Regioni e ASL (cosa che a noi cittadini appare assai ipocrita, molto più<br>che inspiegabile).<br>Ci rendiamo conto in queste ore che la guardia va tenuta ancora molto alta, perché non ci pare<br>di avere raggiunto gli obiettivi sperati e siamo consapevoli che ne fanno le spese ancora e<br>sempre i più deboli.</p>
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		<title>Povertà: appello OMS ai governi</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2021 08:23:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da labottegadelbarbieri.org) di Gianluca Cicinelli Welfare e sanità gratuita per tutti, rimozione delle barriere economiche che impediscono l’accesso ai servizi per le fasce economicamente deboli della popolazione, combattere le disparità di genere, costruzione di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da labottegadelbarbieri.org)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="750" height="422" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/povertà.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15226" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/povertà.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/povertà-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></figure>



<p></p>



<p>di Gianluca Cicinelli</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft"><a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/bread-2542308_960_720.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/bread-2542308_960_720-300x158.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-109109"/></a></figure></div>



<p>Welfare e sanità gratuita per tutti, rimozione delle barriere economiche che impediscono l’accesso ai servizi per le fasce economicamente deboli della popolazione, combattere le disparità di genere, costruzione di quartieri sicuri, sani e inclusivi. Quelle che ormai, visti i tempi, sembrerebbero le conclusioni del comitato centrale degli ultimi bolscevichi superstiti, sono in realtà le proposte della moderatissima Organizzazione Mondiale della Sanità per fronteggiare l’aggravamento della povertà mondiale causato dalla pandemia da Covid.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/poverty-1148934_960_720.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/poverty-1148934_960_720-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-109110"/></a></figure></div>



<p>Abbiamo visto nei giorni scorsi come in Italia le persone che vivono al disotto della soglia di povertà sono diventate 5 milioni e 600 mila ma la stima nel mondo – dal momento in cui è cominciata l’ultima crisi sanitaria – è che ai poveri esistenti si siano aggiunte fra 119 e 124 milioni di persone.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/begging-1683496_960_720.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/begging-1683496_960_720-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-109111"/></a></figure></div>



<p>Il numero di persone che vivono sotto la soglia di povertà estrema era passato da 1 miliardo 895 milioni nel 1990 a 736 milioni nel 2015 grazie alle campagne lanciate negli scorsi anni dalle organizzazioni non governative di contrasto al fenomeno in accordo con l’azione delle Nazioni Unite; ma il covid ha riaperto drammaticamente la partita portando a un incremento esponenziale dei nuovi poveri. Secondo l’indicatore adottato dalla Banca Mondiale, contestato da molte Ong, la soglia della povertà è fissata sulla soglia di chi vive con 1,90 dollari al giorno, ma in realtà non si basa su una valutazione diretta del costo dei beni essenziali. Alzando l’asticella alle esigenze fondamentali – una dieta di almeno 2.100 calorie al giorno e uno spazio in cui vivere di almeno tre metri quadrati – la soglia sotto cui possiamo parlare di povertà assoluta è di 2,63 dollari nei Paesi in via di sviluppo e di 3,96 dollari in quelli ad alto reddito.&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/2020/07/21/lotta-alla-poverta-nel-mondo/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Questi dati erano contenuti nell’ultimo rapporto delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e i diritti umani del 7 luglio scorso</a>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/children-of-war-1172016_960_720.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/children-of-war-1172016_960_720-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-109112"/></a></figure></div>



<p>Già prima della crisi derivata dal covid, si leggeva nel rapporto, abbiamo sprecato un decennio nella lotta contro la povertà, con un trionfalismo fuori luogo che ha bloccato proprio le riforme che avrebbero potuto prevenire gli effetti peggiori della pandemia. Le stime rese note ieri dall’Oms sono di gran lunga peggiori delle previsioni fatte nel luglio scorso dall’Onu, ferme a 70 milioni di nuovi poveri, che in realtà sono tra i 119 e i 124 milioni. Le malattie e le morti per covid, secondo l’Oms, sono state più elevate fra i gruppi che affrontano discriminazioni, povertà, esclusione sociale in condizioni di vita e di lavoro quotidiane avverse, comprese le crisi umanitarie. I tassi di mortalità sotto i 5 anni fra i bambini delle famiglie più povere sono il doppio di quelli dei bambini delle famiglie più ricche. L’aspettativa di vita per le persone nei Paesi a basso reddito è di 16 anni inferiore a quella per le persone che vivono nei Paesi ad alto reddito.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/man-1550501_960_720.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/man-1550501_960_720-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-109113"/></a></figure></div>



<p>Per questi motivi l’Oms ha lanciato <strong>cinque azioni urgenti</strong> per un mondo più sano e più giusto. La più urgente è quella di rendere disponibili e a tutti coloro che ne hanno bisogno vaccini sicuri ed efficaci, ma anche risorse basilari come l’ossigeno medico, le mascherine, i test diagnostici e i medicinali. La seconda azione urgente è quella di investire nell’assistenza sanitaria di base, un obiettivo che i governi possono raggiungere semplicemente spendendo l’1% in più del Pil. Dare priorità alla salute e alla protezione sociale con appositi programmi nazionali è la terza azione proposta dall’Oms. C’è poi la necessità di costruire quartieri sicuri, sani e inclusivi, visto che l’80% della popolazione mondiale che vive in condizioni di estrema povertà vive nelle zone rurali. La quinta azione richiesta consiste nel rafforzare i dati e i sistemi di informazione sanitaria per capire dove esistono le disuguaglianze e affrontarle, visto che il covid ha prosperato fra le disuguaglianze nelle nostre società e le lacune nei nostri sistemi sanitari.</p>



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		<title>Tribunale di Roma: discriminatorio il rifiuto all’apertura di un conto corrente ai richiedenti asilo</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2021 08:09:44 +0000</pubDate>
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<p>(Da Asgi.it)</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/12/jude-beck-41uCnC2RDck-unsplash-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-42536"/></figure>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>I richiedenti asilo hanno diritto all’apertura di un conto corrente di base in attesa del rilascio del permesso di soggiorno</strong>.</p><p><strong>Il Tribunale di Roma ha confermato, con ordinanza del 26 gennaio 2021, il decreto emesso inaudita altera parte il 21 dicembre 2020.</strong></p></blockquote>



<p>La vicenda riguardava un richiedente asilo regolarmente soggiornante che aveva formalizzato domanda di protezione internazionale ma che era in possesso della sola ricevuta attestante la formalizzazione della domanda di asilo poiché, a causa della pandemia, gli erano stati più volte rinviati gli appuntamenti in Questura per poter ritirare il c.d. “permesso giallo”.</p>



<p>La decisione è particolarmente rilevante perché costituisce una conferma di un importante principio già stabilito dalle&nbsp;<a href="https://www.asgi.it/notizie/diritto-ad-aprire-un-conto-corrente-di-base-in-assenza-di-carta-didentita-pubblichiamo-la-circolare-di-abi/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Comunicazioni interne dell’ABI&nbsp;</a>e delle stesse&nbsp;<a href="https://www.asgi.it/discriminazioni/poste-italiane-s-p-a-comunica-a-tutte-le-filiali-lobbligo-di-aprire-conti-correnti-di-base-ai-richiedenti-asilo/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Poste Italiane</a>&nbsp;ma che è rimasto purtroppo inapplicato: il rifiuto opposto dalle Poste e dalle Banche all’apertura del conto corrente di base ai richiedenti asilo (anche quando muniti della sola ricevuta di permesso) è&nbsp;<strong>illegittimo e costituisce discriminazione</strong>.</p>



<p>Il conto corrente rappresenta infatti un diritto fondamentale poiché, in assenza, non è possibile essere regolarmente assunti e retribuiti da un datore di lavoro, nonché accedere alle prestazioni sociali e assistenziali introdotte dallo Stato italiano per la situazione di emergenza sanitaria.</p>



<p>Secondo il Tribunale infatti “e<em>merge con chiarezza sia dall’esposizione del ricorso che dagli atti allegati, che parte ricorrente contesta il comportamento discriminatorio di Poste Italiane che impedisce ai richiedenti asilo ancora non in possesso del permesso di soggiorno cartaceo per richiesta di asilo, ma solo della ricevuta comunque munita di fotografia, di aprire un conto corrente di base; richiamando peraltro una norma, l<strong>’art. 126-noviesdecies del Testo Unico Bancario, introdotta proprio in funzione antidiscriminatoria, così come la circolare ABI e la comunicazione interna di Poste Italiane</strong>, anch’essere richiamate.&nbsp;</em><strong><em>Non vi è dubbio, pertanto, che il rifiuto di Poste di aprire il conto corrente di base per la mancanza del permesso di soggiorno definitivo, tenuto conto dei tempi lunghissimi per ottenerlo anche a causa delle chiusure dovute all’emergenza pandemica, costituisca una condotta discriminatoria</em>.<em>“</em></strong><em>.</em></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Il Tribunale ha dunque ordinato a Poste Italiane spa di cessare la condotta discriminatoria che impedisce ai richiedenti asilo in possesso di ricevuta attestante la presentazione di domanda di protezione internazionale (in corso di validità munita di fotografia del titolare rilasciata da un’amministrazione dello Stato e con indicazione del nome e della data di nascita del richiedente) di aprire un conto corrente di base presso i propri sportelli.</p></blockquote>
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